lunedì 18 novembre 2019

Infinità provvisorie nel canzoniere di Franco Arminio: "L'infinito senza farci caso"

L’infinito senza farci caso. 
Poesie d’amore
di Franco Arminio
Bompiani, 2019

pp. 127
€ 14,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Ho conosciuto Franco Arminio per Cedi la strada agli alberi e Resteranno i canti, per l'incisività di parole che levavano un potente inno alla vita, che celebravano la forza della poesia e ci richiamavano alla responsabilità del nostro stare al mondo. La nuova raccolta, recentemente edita da Bompiani, riprende in parte queste tematiche, ma le declina in termini differenti. L'obiettivo è quello di farci riflettere su un aspetto suggerito già dal titolo: la nostra esperienza dell'infinito, che però sempre presenta un limite, nella nostra incertezza, nella distrazione, nella volatilità dei nostri sentimenti. I nostri sono infiniti sfiorati "senza farci caso", sempre provvisori, come provvisorie sono le intimità rappresentate nei testi. Non c'è infatti un unico amore, un unico modo per rapportarsi con l'alterità: "l'amore è una dimensione [...] locale, si svolge sempre in un luogo ed è sempre inedito ogni suo gesto" (p. 122). Ecco perché la raccolta ne mostra le sfaccettature, che sono tante quante sono gli incontri, le notti, i corpi toccati, gli sguardi con cui si è affrontato l'altro. Le mostra in una poesia i cui frammenti vengono ricomposti in un mosaico coerente, in un gioco di riflessi di un ideale comune. L'invito mosso al lettore è quello di aspirare all'eccesso – di vita, di cuore – perché in amore non è data mediocrità, perché solo un atteggiamento che ambisce al superamento degli ostacoli, che ricerca l'infinità, garantisce l'accesso alla pienezza. 
La poesia, cioè l'arte di cantare la bellezza e il terrore di essere al mondo, parteggia per la ricerca di nuovi modi di percepire noi stessi e gli altri. L'amore per essere nuovamente vivo deve portare dentro l'infimo e l'immenso, non può stazionare nelle righe dell'uomo intermedio. (p. 121)

La violenza degli agiati: l'esordio di Patrizio Bati con «Noi felici pochi»

Noi felici pochi
di Patrizio Bati
Mondadori, 2019

pp. 168
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Non lo capiva quel coglione che sarei stato un incosciente a far nascere un bambino prima di potergli garantire tutto quello che avevamo avuto noi? (p. 97)
Noi felici pochi è un romanzo strano, se diamo credito alle recensioni che si trovano online (fra tutte spiccano quella di D’Orricosul Corriere e quella di Insolia su L’Indiependente). Ciò che colpisce è il fatto che Patrizio Bati è uno pseudonimo volto a ricalcare il nome del protagonista di American Psycho che consacrò a suo tempo la penna di Bret Easton Ellis, così come che, come si legge a p. 6, «tutte le persone di cui si parla sono state realmente aggredite e malmenate». In effetti le due cose – anonimato e veridicità degli eventi – sembrano connesse: il fatto che i pestaggi e le aggressioni narrate nelle 170 pagine siano realmente accadute sembra giustificare in qualche modo la necessità dell’anonimato. Ma se ciò fosse vero, sorge spontaneo chiedersi, sarebbe il caso di pubblicare un libro del genere? Perché così messa la cosa risulta una specie di confessione, senza tuttavia la necessità della riservatezza dovuta al segreto professionale di uno psicologo o di un prete.
Diamo dunque per scontato che ciò che stiamo leggendo sia un artificio narrativo, un espediente volto a creare un alone di mistero intorno al fantomatico Bati (il quale ha anche un profilo Facebook a dir poco inquietante), e non un romanzo-verità, ché altrimenti sarebbe forse il caso di agire in ben altra direzione.

domenica 17 novembre 2019

La guida di viaggio perfetta per chi sogna di immergersi nella natura e nella cultura giapponesi

Onsen - Sorgenti e località termali del Giappone
di Steve Wide e Michelle Mackintosh
L'ippocampo, 2019

Traduzione e revisione di Stefania Piotti e Luca Vanni

pp. 192
€ 15,00


Ci sono mille modi per pianificare un viaggio. C’è chi organizza le tappe in ogni minimo dettaglio mesi prima della partenza, oppure chi compra la guida turistica solo una volta arrivato a destinazione. C’è chi non ama le mete turistiche o chi vuole scattarsi un selfie di fronte al monumento più famoso del luogo, pur di far sapere al mondo intero di essere un globe trotter nato. C’è chi poi, come Steve Wide e Michelle Mackintosh, scrive di viaggi prediligendo itinerari poco battuti dalla massa, concentrandosi su un aspetto del luogo che molti sconoscono e arrivando a un tale livello di familiarità con esso da potersi spacciare per uno del posto senza destare il benché minimo sospetto. Onsen - Sorgenti e località termali del Giappone è proprio il frutto dell’amore per uno degli aspetti della cultura nipponica, le terme appunto, diventato così profondo da riuscire a essere il protagonista unico di una guida di viaggio monotematica. Mono in questo caso non riduce la portata della trattazione, ma la amplifica, generando un testo sui generis nel senso letterale del termine, dedicato cioè al genere di racconto di chi ama viaggiare scoprendo ogni singolo aspetto di un paese per farlo proprio e riportarlo a casa con sé.

#SpecialeMERIDIANI - Le passioni di Stendhal



L’incontro con Henri Beyle è avvenuta, in maniera più attenta, nel periodo in cui ho lavorato alla mia tesi di dottorato su Sciascia, soprattutto in rapporto al legame che unisce  Stendhal a Leonardo Sciascia attraverso Paul-Louis Courier, un polemista francese di epoca napoleonica.  Nei «pamphlet» sciasciani, quei libelli in cui la storia si confronta con il romanzo, in cui la Francia delle letture giovanili e degli ardori illuministi riaffiora prepotentemente, si respirano infatti Stendhal e Courier.
Inoltre,  nel 1811, lo stesso anno in cui Stendhal viaggiava in Italia, ma non spingendosi oltre Napoli, Courier era già giunto in Italia da tempo: a Milano ed a Roma, durante la seconda campagna d’Italia, nel 1799, poi  nel 1804, partecipando a varie campagne militari e ancora  dopo le sue dimissioni, dal 1809, vi era rimasto, sognando un viaggio in Grecia che non riuscirà mai a fare. La Sicilia, il luogo agognato, il mito tanto ricercato gli sarà però negata; analogo destino di Stendhal. 

sabato 16 novembre 2019

L'amore, la guerra e tanti intrighi: "Il segreto di Botticelli" ci porta nel Cinquecento di Giovanni dalle Bande Nere

Il segreto di Botticelli
di Lisa Laffi
tre60, 2019

pp. 352
€ 15 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


Una passione proibita che porta all'amore, ferite mortali, intrighi di corte: L'ultimo segreto di Botticelli affonda negli anni dell'inizio del Cinquecento, quando l'Italia è una realtà frammentaria in cui i giochi di potere possono provocare rivolgimenti continui. E i tanti punti oscuri della storia non fanno che alimentare la fantasia di tanti narratori. 
La sua protagonista, Luce, è una guaritrice, che ha ereditato dalla madre le conoscenze erboristiche per salvare vite in serio pericolo. Così viene chiamata al cospetto di Bianca Riario Sforza, figlia della celebre Caterina Sforza: quella donna, che conosceva bene la madre di Luce, promette alla ragazza una via d'uscita dalla povertà e la porta a corte. Quel che la nobildonna di San Secondo non sarebbe mai aspettata è che suo fratello, il celebre Giovanni dalle Bande Nere, si sarebbe innamorato della ragazza. Lui, soprannominato il Grande Diavolo per la spregiudicatezza in battaglia e per il gran numero di donne che ha portato nel suo letto, sembra provare qualcosa di nuovo per Luce: mentre lei cura le sue ferite di guerra, lui affonda nei suoi strani occhi ambrati e pensa a come quella passione possa avere un esito diverso dal solito addio frettoloso. 

#CritiCOMICS - il doloroso viaggio tra le ombre del passato giapponese. "Le malerbe", le comfort women in Corea.

Le malerbe
di Keum Suk Gendry-Kim
Bao Publishing, 2019

Traduzione di Mary Lou Emberti Gialloreti

pp. 488
€ 25,00 (carteceo)
€ 9,46 (ebook)


«Per quanto modesto, questo libro è dedicato a nonna Yi Okseon, figlia gentile, donna forte, madre devota ai suoi figli, accogliente e calorosa con i propri vicini. A tutte le nonne vittime della schiavitù sessuale dell’esercito giapponese che ci hanno già lasciato, e a tutte le magnifiche persone che resistono e sono ancora qui. Grazie». Estate del 2017 – Keum Suk Gendry-Kim (p. 484)
Corea, Pusan 1934. Yi Okseon è una bambina povera che ha un solo sogno: andare a scuola come i suoi fratelli per scoprire le cose belle del mondo. Ma Okseon sa che questo è impossibile: la sua numerosa famiglia è povera, affamata e riesce a sopravvivere a stento. La situazione è così disperata da costringere i genitori a vendere la bambina, con la maschera dell’adozione, a una famiglia senza figli che gestisce un ristorante di udon. “Almeno il cibo non le mancherà”, pensa la mamma. “Così potrò andare a scuola!”, pensa Okseon. Quello è invece il momento in cui il calvario di sventura e dolore ha inizio, raggiungendo l’apice nel 1942, quando una Yi Okseon ora adolescente viene venduta ai proprietari di una taverna di Ulsan e poi deportata insieme ad altre giovani ragazze e bambine nella Cina nord-orientale occupata dall’esercito giapponese. In questo luogo a lei sconosciuto, Yi Okseon sarà costretta a vivere come comfort woman, carne offerta in pasto ai soldati anche 30-40 volte al giorno, per permettere loro di sfogare i più biechi istinti ed evitare l’insubordinazione. Non c’è alcun dito accusatorio contro un Paese. Quello che viene raccontato da Keum Suk Gendry-Kim è l’orrore della guerra che genere sempre i soliti mostri: lo stupro, la mercificazione del corpo, la morte dell’anima.

#SpecialeMERIDIANI – La parola sorprendente di Jorge Luis Borges

La mia passione per Jorge Luis Borges è iniziata per caso, a partire da una suggestione trasversale: l'insegnante di storia e filosofia delle superiori, per introdurci allo studio del capitolo nuovo, ci dettò "Baruch Spinoza", di questo autore sudamericano che nessuno di noi aveva mai sentito. Ricordo, mentre scrivevo diligentemente sul quaderno, la fascinazione per quella parola evocativa, echeggiante, densa di significati che ancora mi sfuggivano. Il mio amore per Borges fu quindi innanzitutto per il Borges poeta. Comprai alcune raccolte, spinta più dalla suggestione dei titoli che da una vera selezione critica. Alcuni testi li lessi talmente spesso che ancora adesso li conosco a memoria: già allora sentivo chiaramente che quelli erano versi da far risuonare; quindi li declamavo a me stessa, nel silenzio della mia cameretta da adolescente, e chissà cosa avrà pensato chi passava da fuori. 
In seguito sono arrivata alla prosa, ai racconti misteriosi, immaginifici, de L'Aleph o di Finzioni –   ripenso in particolare al senso di angoscia ineluttabile trasmessomi all'inizio dell'università da "La morte e la bussola", dalla freddezza solo apparente, dalla geometria implacabile e crudele, con cui il cappio si stringeva intorno al protagonista inconsapevole.

venerdì 15 novembre 2019

#CriticARTe - La pittura come un abbandono totale al ciclo della vita: la biografia di Gustav Klimt illustrata da Otto Gabos

Gustav Klimt. La bellezza assoluta
di Otto Gabos
Centauria, 2019

pp. 111
€ 19,90 (cartaceo)



È tra gli artisti più amati, citati, omaggiati, riprodotti: chiunque, anche l’individuo meno esperto in materia d’arte, ha visto almeno una volta un’opera di Gustav Klimt (Vienna, 1862-1918). E bisogna ammetterlo: il merchandising che ne promuove i lavori su occorrente di cancelleria, poster, t-shirt, foulard, tazze da tè e da caffè e oggettistica assortita non va mai in crisi di vendita. Per ragioni di alto gradimento, certo, ma anche per un malinteso duro a morire, ovvero la sua assimilazione a un discorso estetico essenzialmente decorativo che lo fa declinare tanto spesso in chiave kitsch. Prezioso, sinuoso, malizioso, con le sue fanciulle discinte, ambigue e fatali e con la sua esuberanza di riflessi luminosi, cangianti e policromi, Klimt rappresenta per il vasto pubblico un’oasi di bellezza da ammirare e contemplare, abbagliante come uno scrigno di gemme sfaccettate e metalli cesellati. Eppure quanta inquietudine alla base della sua pittura, e quanta incomprensione già tra i contemporanei: l’arte che gli avrebbe dato fama imperitura, dopotutto, aveva preso le mosse da una cesura violenta rispetto a quella accademica e tradizionale, e quando anche i fasti della Secessione e della relativa maniera andarono incontro al tramonto il destino volle che ciò coincidesse non solo con la morte del pittore, ma anche con la fine dell’Impero austroungarico e di un’intera epoca. Bisognerebbe tenere conto di queste poche coordinate concettuali e temporali prima di sfogliare la graphic biography dedicata all’artista illustrata da Otto Gabos e appena pubblicata da Centauria. Così facendo, anche il suo sottotitolo – La bellezza assoluta – non rischierebbe di suggerire un’interpretazione banale, e del resto basta fare caso allo sguardo pensoso dell’artista ritratto in copertina per percepire l’obliquità dell’atmosfera culturale in cui si trovò immerso, caratterizzata da progresso scientifico e psicanalisi, fede nella ragione e scoperta dell’inconscio.

I poliedrici e acrobatici gatti di "Sesso, amore e croccantini" di Flavia Borelli

Sesso, amore e croccantini
di Flavia Borelli
Fazi Editore, 2016

pp. 192
€ 15,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook) - gratuito su Kindle Unlimited



La giornata, dati i presupposti pornografico-gatteschi e conseguenti attività dei mici, avrebbe potuto essere all'insegna della comicità, e anche se in effetti non potrei negare inconfutabili spunti comici, ho invece dovuto fronteggiare situazioni, pur se non propriamente drammatiche, difficili, polivalenti e inedite. (p. 119)
Che il gatto abbia proprietà magiche non è mai stato messo in dubbio da nessuno. Dall'adorazione degli antichi Egizi, alla demonizzazione del Medioevo fino alle superstizioni odierne, al gatto vengono riconosciute capacità che vanno oltre la nostra sfera di comprensione. In Sesso amore e croccantini di Flavia Borelli il potere dei gatti è assoluto e tirannico. Mascherato dietro un comico, esagerato e lunghissimo amplesso tra Micioara, gattina nera dal pelo elasticizzato di città, e Giuda, gattone selvatico dalla netta somiglianza con una lince, si annida una forza e un potere in grado di spezzare la solitudine e il sotteso dolore con cui convive la protagonista: quello della perdita del grande amore.

giovedì 14 novembre 2019

#CriticARTe - Pollock "al guinzaglio", quello lungo della CIA: una graphic biography di Onofrio Catacchio racconta il maestro dell'action painting da una prospettiva politica molto "riservata"

Pollock CONFIDENTIAL
di Onofrio Catacchio
Centauria, 2019

pp. 112
€ 19,90 (cartaceo)


Si guarda una qualsiasi opera dell’Espressionismo astratto americano e a tutto si pensa fuorché a un’arte sotto stretto controllo politico. A chi, osservando un lavoro di Mark Rothko o Willem De Kooning, verrebbe in mente un’estetica tutt’altro che libera, bensì incoraggiata e foraggiata dal governo centrale? E chi penserebbe queste stesse cose a proposito del più “arrabbiato” tra gli “arrabbiati”, ovvero Jackson Pollock? Invece, dati alla mano e al netto di ogni rimozione, le cose andarono proprio così: quei dipinti che dalla fine del secondo dopoguerra cominciarono a spopolare negli U.S.A. e nel mondo, promossi quali esempi di arte libera nella più libera delle terre, erano in realtà il risultato di un preciso piano ordito dalla CIA per dare vita a una visione culturale tipicamente statunitense, che fosse contrapposta alle ideologie socialiste del blocco sovietico e fungesse da richiamo per gli intellettuali e i creativi occidentali. Consapevoli o meno dei giochi strategici gravanti su tele, pennelli e colori, tenuti a un guinzaglio lungo quanto basta perché non ne avvertissero la tensione, questi pittori vennero promossi con vigore dagli stessi organi di potere che in altre circostanze li avrebbero probabilmente boicottati. Tra di loro, un ruolo di portabandiera fu affidato proprio all’inventore del dripping, un cowboy duro e puro che appariva perfetto per incarnare l’etica e l’estetica a stelle e strisce. Sono queste le premesse di Pollock CONFIDENTIAL, la graphic biography di Onofrio Catacchio appena pubblicata da Centauria e dedicata a uno degli artisti più rappresentativi del secondo dopoguerra.

"Bisogna vivere come le stelle, e splendere": il cuore dell'uomo secondo Stefánsson

Il cuore dell’uomo
di Jón Kalman Stefánsson
Iperborea, 2018

pp. 441  
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,49 (ebook)



Titolo originale: Hjarta mannsins
Traduzione di Silvia Cosimini



Credevo che la vita fosse finita, dice Snorri, 
e invece forse non è mai cominciata.
Il ragazzo: Non so molto della vita.
Snorri: Probabilmente non c'è bisogno di sapere 
molto della vita, basta entrarci dentro. 
E saperla accogliere quando arriva.

C'è qualcosa di epico e grandioso, in ogni romanzo di Jón Kalman Stefánsson. Così è anche per la trilogia che si apre con Paradiso e inferno (Debora ce ne ha parlato qui), prosegue con La tristezza degli angeli e si conclude con Il cuore dell'uomo. Il protagonista è il Ragazzo, senza famiglia e senza nome, che si avventura nella vita, avanzando a tentoni, in balia di domande troppo grandi per lui, e che pure chiedono risposte. Lo abbiamo visto, nel primo volume, anche in balia del mare, quel mare che – insieme alla letteratura, a un verso troppo amato – gli ha strappato il suo più caro amico; in balia della neve, del gelo d'Islanda, nel secondo – quando insieme al postino Jens ha intrapreso un viaggio che era prima di tutto un percorso di crescita. Lo troviamo infine cresciuto – in balia di un cuore capriccioso e difficile da domare – un cuore che palpita per una testa di capelli rossi e due occhi così verdi che non si sanno dire. Il tempo si dilata all'infinito in una prosa che fluisce in continue onde e mareggiate, tornando più volte su se stessa: è passata solo una settimana, ma anche centododici anni, da quando il Ragazzo e Jens sono partiti; poco più di un mese da quando Bárđur è morto inseguendo un verso di Milton. È del resto trasversale e onnipresente, non solo nella trilogia ma nell'intera opera di Stefannson, la riflessione metatestuale sul peso delle parole, la responsabilità di chi le pronuncia, o le scrive
Che diritto aveva di scriverle quelle cose, che diritto aveva di comporre parole che potevano cambiare un'esistenza, che responsabilità ha, lui; chi preme un grilletto è responsabile del proiettile, del dolore che probabilmente andrà a causare, e allora non vale lo stesso per le parole? (p. 131)

mercoledì 13 novembre 2019

#CritiCINEMA: "The Irishman", l'ultima pellicola del Maestro Scorsese firmata Netflix

I heard you paint houses. 
Yes, I do, sir.

Frank “l’irlandese” Sheeran (Robert De Niro) dipinge case. Ovvero, nel gergo mafioso, imbratta di sangue le pareti dove uccide le sue vittime. Lo fa senza scalpore, con il suo fare taciturno, un incedere dinoccolato fatto di grugniti e cenni di assenso. Frank non fa troppe domande. Reduce della campagna d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, trasporta merci su un camion quando incontra Russell Bufalino (Joe Pesci), esponente di spicco di Cosa Nostra a Filadelfia, che lo prende sotto la sua ala protettrice. Ma Frank non deve tutto solo a Bufalino; c’è un altro padrino molto più famoso a cui l’irlandese deve tutto: Jimmy Hoffa (Al Pacino), il potentissimo boss del sindacato degli autotrasportatori. Questo triangolo riuscirà a durare nel tempo o nei decenni in cui si dispiega la narrazione una forza prevarrà sull’altra per riequilibrare i piatti di una bilancia viziata dai soldi e dal potere? La versione cinematografica di Martin Scorsese, con sceneggiatura di Steven Zaillian (Shindler’s list, Gangs of New York), è tratta dal libro di Charles Brandt pubblicato il 24 ottobre per Fazi Editore, che in lingua originale lascia pochi dubbi: The Irishman. I’ve killed Jimmy Hoffa. L’esito appare quindi scontato, quasi banale, ma la pellicola di Scorsese possiede un paio di punti di interesse che controbilanciano l’insieme di un film difficile da digerire e, a mio parere, nient’affatto assimilabile al C’era una volta in America di Scorsese di cui tanto si è parlato all'indomani delle prime proiezioni. Per poter dire la vostra, potete cercare qualche sala in Italia che proietta ancora il film o aspettare il 27 novembre, data in cui The Irishman sarà disponibile su Netflix.

«Mi sento brutta, di cattivo carattere, e tuttavia vorrei essere amata»: "La vita bugiarda degli adulti", il nuovo attesissimo romanzo di Elena Ferrante

La vita bugiarda degli adulti
di Elena Ferrante
Edizioni e/o, 7 novembre 2019

pp. 336
€ 19 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)


Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell'appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto - gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole - è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare via anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione. (p. 9)
C'è proprio tutta Elena Ferrante in questo inizio folgorante: un trauma, un enorme e cogente svelamento che segna una linea di demarcazione netta e irreparabile; Napoli, con i suoi quartieri cristallizzati in qualcosa che non passa; l'iconicità di una scena che non è destinata all'oblio, ma che resta - indelebile - nel cuore più ancora che nella mente; un io narrante che si confessa scrittore e scrivente, in cerca di fare chiarezza e "sciogliere il groviglio". Eppure, se qualcosa sembra richiamare le atmosfere dell'Amica geniale, va detto che La vita bugiarda degli adulti è molto altro. 
Andiamo per gradi. La protagonista, Giovanna, è la classica adolescente che cerca di compiacere i genitori, almeno finché non sente il discorso del padre, che trova in lei una somiglianza sempre più spiccata con zia Vittoria, la sorella con cui lui ha rotto i rapporti anni prima.

martedì 12 novembre 2019

Una magica estate... prima del buio: "L'estate dell'incanto" di Francesco Carofiglio

L'estate dell'incanto
di Francesco Carofiglio
Piemme, 2019

pp. 272
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



"È successo d’estate, molti anni fa.
Tra le nebbie che affollano, adesso, i miei pensieri di vecchia, una luce rischiara una piccola porzione di mondo. Chiudo gli occhi e rivedo, intatta, la bellezza radiosa della campagna. Riesco a distinguere ogni dettaglio, nel fremito delle ciglia, colpite dai raggi obliqui del mattino.
Avevo dieci anni, e il mondo stava per affondare nell’abisso. Ma per me era solo estate e campagna.
La più bella estate della mia vita”. (p. 7)

Non so voi, ma per me questo inizio è già poesia. Una voce che irrompe all’improvviso e, in prima persona, cattura il lettore, portandolo con sé, all’interno dei suoi ricordi. La voce è quella di Miranda, splendida novantenne, che vive sola, come verremo a sapere nel corso della lettura, nella sua casa di Firenze. Sola, perché così ha sempre voluto stare. La sua è stata una vita felice, densa di esistenze, ricca di esperienze. I suoi ricordi di donna adulta fuggono via veloci come immagini che sfumano nella nebbia del tempo, da cui affiorano fotogrammi di case, valigie, letti, abbracci, finestre, paesaggi. Tutto però sembra immerso in una coltre nebbiosa, tutto scorre velocemente, senza lasciare traccia. Mentre le uniche immagini che mantengono inalterate nel tempo la loro concretezza e la loro luminosità sono quelle di una stagione, una sola, l’estate del 1939, quei tre mesi che, pur brevi, hanno avuto la capacità di definire e guidare un’intera esistenza e che ancora hanno la potenza della messa a fuoco. L’unica stagione della vita che Miranda vuole ricordare e che si staglia ancora nitida ai suoi sensi, con i suoi colori, i profumi, i suoni.
Giugno 1939, Miranda, per mano alla mamma, arriva a Villa Ada, una sontuosa villa immersa nelle campagne toscane. E’ la dimora del nonno paterno, discendente di una famiglia di marchesi e pittore, che vive solo in questa magione, affidandosi alle cure della governante Elda, una donna asciutta e di poche parole. Miranda e la mamma hanno lasciato la città, ufficialmente per un periodo di vacanza, almeno questo è quanto hanno detto alla bimba.
“Ma nell’estate del 1939 mi sembrava che tutto fosse in armonia, mentre preparavamo i bagagli per la villeggiatura. Partivamo per la campagna. E invece era la fuga. Lo avrei scoperto solo più tardi” (p. 8).

"Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni": il nuovo romanzo biografico di Angelo Longoni su Amedeo Modigliani

Modigliani il principe
di Angelo Longoni
Giunti Editore, 2019

pp. 600
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Amedeo per l’anagrafe, Dedo per i familiari e specialmente per la madre, Modigliani per i critici e i collezionisti; e ancora Modì per i sodali della bohéme parigina, che con pari esattezza e per omaggiarne l’origine e l’aura lo definirono nondimeno “l’italiano” e “il principe”. Stiamo parlando evidentemente del bel pittore delle belle donne dai bei colli lunghi, che voleva essere scultore e che per tutta la vita dovette fare i conti con le frustrazioni date da una salute cagionevole (era affetto da tubercolosi, il “mal sottile” simbolo di un’epoca e che gli fu, alla lunga, fatale) e da una vocazione plastica mai del tutto risolta. Unico e riconoscibile già tra i suoi colleghi e amici nella temperie creativa del primo Novecento, l’artista nato a Livorno nel 1884 e morto nella capitale d’oltralpe nel 1920 a soli trentasei anni è passato alla storia anche per il presunto maledettismo, forse profeticamente presente nel cognome – che privato delle ultime due sillabe suona proprio come la parola francese maudit – ma anche esasperato da narrazioni non poco stereotipate, che spesso hanno indugiato nel binomio "genio e sregolatezza" senza troppo badare all’aderenza storica di certi collage biografici. Quasi bastassero un po’ di libertinaggio, eccessi e indigenza a restituire l’identikit trito e ritrito del perfetto artista debosciato, buono per ogni occasione. Come quella di tanti personaggi destinati al successo non appena passati a miglior vita, anche la bibliografia su Modigliani conta innumerevoli pubblicazioni, tra cataloghi di mostre, saggi critici e biografie; per non parlare dell’influenza esercitata dal suo stile nelle arti visive e delle suggestioni della sua esistenza nel campo della musica, del cinema e addirittura della moda. Per questo, nell’apprendere che Angelo Longoni ha appena pubblicato per Giunti un romanzo biografico sul pittore, in molti potrebbero pensare che non si sentisse il bisogno di un ennesimo contributo in volume a lui dedicato. Ma sarebbero in errore: perché Modigliani il principe non è il virtuosismo di un solista alla ricerca di un po’ di gloria facile e riflessa, ma il tentativo originale di restituire in prosa la polifonia di voci che accompagnò l’artista nel suo percorso esistenziale e artistico, in patria come all’estero.

lunedì 11 novembre 2019

"Cercami": un termometro per misurare la temperatura della nostra concezione d'amore

Cercami
di André Aciman
Guanda, 2019

Traduzione di V. Bastia

pp. 278
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Il colpo di fulmine, l'amore perfetto, la sensazione che la vita sia cambiata per sempre con l'arrivo di un'altra persona: esistono davvero tutte queste cose? E quali parole parla l'amore? Quale dolcezza può insinuarsi nei dialoghi senza che questi diventino stucchevoli? Sono domande che ci si pone di pagina in pagina, leggendo Cercami, il nuovo romanzo di André Aciman. L'amore di Aciman è disarmante, è totalizzante e totale, chiede tutto per dare in cambio tutto, senza mai offrire garanzie
Chi ha pensato che il suo Chiamami col tuo nome sia una delle più belle storie d'amore mai raccontate, certamente si troverà a suo agio in questa doppia storia: il padre di Elio, Samuel, perde letteralmente la testa per una ragazza conosciuta sul treno. Poco conta la differenza d'età: basta il viaggio da Firenze a Roma perché i due sentano di conoscersi profondamente e accettino di donarsi senza limiti. Il loro modo di spogliarsi nelle intenzioni, nella pratica, nel confessarsi i sogni è spontaneo e inevitabile. Anche per Elio, protagonista di Chiamami col tuo nome, è tempo di nuovi incontri: pur ricordando sempre Oliver, un uomo piuttosto avanti negli anni, l'elegantissimo Michel, lo porta a provare nuovamente l'amore. Michel ha fatto outing tardi, dopo il matrimonio, e in seguito non ha mai avuto storie serie, non è mai riuscito ad abbandonarsi totalmente, ma l'arrivo di Elio è spiazzante. Spiazzante per entrambi.

La perfezione dell'esistenza nell'ultimo romanzo di Sandro Veronesi


Il colibrì
di Sandro Veronesi
La Nave di Teseo, 2019

pp. 368
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità. Ma questo è perché il nostro tempo ha conferito via via sempre più valore al cambiamento, anche a quello fine a se stesso, e il cambiamento è quello che vogliono tutti. Così, non c’è niente da fare, alla fine chi si muove è coraggioso e chi resta fermo è pavido, chi cambia è illuminato e chi non cambia è un ottuso. È ciò che ha deciso il nostro tempo. (p. 312)
È vero, si pensa leggendo queste parole mentre siamo già in dirittura d’arrivo di un romanzo che vede al centro la vita del dottor Marco Carrera – e dunque, essendo in dirittura d’arrivo, siamo nella fase in cui il protagonista sta facendo i conti con la propria esistenza, accettando che tutto ciò che è accaduto ha contribuito a renderlo quello che è, nel bene e nel male –, è vero, si pensa: il nostro è un tempo che considera fondamentale apprendere la delicata arte del cambiamento, anche di un cambiamento a tutti i costi, sempre e comunque, persino al punto di rinunciare alla propria identità e di manipolare la narrazione che si fa del nostro passato e della nostra memoria.
Eppure ci vuole coraggio anche a restare mentre tutti se ne vanno, a mantenersi saldi nelle convinzioni – su se stessi, sugli altri, sull’idea che ci è fatti di ciò che è giusto e sbagliato – mentre il mondo che abbiamo conosciuto muta davanti ai nostri occhi. Marco Carrera, classe 1959 come Veronesi, è l’esempio di una generazione che ha visto stravolgerlo questo nostro mondo: sono cambiati i costumi, è cambiata la musica, sono cambiati i rapporti umani, ma soprattutto è esplosa la tecnologia che pur coprendo in pochi istanti distanze ritenute incolmabili spesso rende più distanti.

domenica 10 novembre 2019

#CritiMusica - Bruce Springsteen & Atlantic City: un viaggio rock nel cuore degli U.S.A.

Bruce Springsteen & Atlantic City
di James Pettifer 
Traduzione di Valentina Misgur
Odoya, 2019 (collana Odoya cult music)

pp. 267
€ 20 (cartaceo)

Tutto muore, piccola, è un dato di fatto, ma forse tutto ciò che muore un giorno farà ritorno. truccati, sistemati i capelli e incontriamoci stasera ad Atlantic City. (Atlantic City - Bruce Springsteen)
Sul rocker Bruce "The Boss" Springsteen sono stati versati letteralmente fiumi di inchiostro, ma se dovessi riassumere tutta la venerazione che nutro per questo neo settantenne (e come me milioni di altri fans in tutto il mondo), non potrei fare a meno di citare la frase pronunciata dall'ex Presidente degli Usa, Barack Obama, mentre consegnava un premio al cantante:
Ho scelto di fare il presidente degli Stati Uniti solo perché non potevo essere Bruce Springsteen.

#SpecialeMeridiani - Le tragedie di Shakespeare, fra nostalgia e riletture appassionate

Come tanti bibliofili, ho anch’io una piccola, modesta, collezione di Meridiani Mondadori. Volumi dalla veste grafica bellissima, con apparato critico e bibliografico davvero ben curato e che fanno bella mostra di sé nella mia libreria. Ce n’è uno, però, a cui sono particolarmente affezionata ed è anche quello che, più degli altri, appare maggiormente vissuto, sfogliato, letto e riletto nel tempo. È il Meridiano dedicato alle Tragedie di William Shakespeare.
Sono un’anglista e ricordo perfettamente quando mi è stato regalato quel volume: avevo appena sostenuto il mio primo esame di Letteratura Inglese all’università, un piccolo traguardo che arrivava dopo anni di incertezze sulla direzione da far prendere ai miei studi, di lavoro, di dubbi e tentativi, finché non ero approdata con soddisfazione al corso di Letterature e civiltà moderne dell’università di Genova. Avevo già studiato l’opera del drammaturgo inglese in diverse occasioni, ovviamente, ma credo sia stato in quell’aula, con una docente che sarebbe poi diventata anche il mio relatore per la tesi magistrale e una persona che negli anni mi ha saputa sempre stimolare e spronarmi a dare il massimo, anche quando le cose della vita si sono fatte un bel po’ complicate fuori dalle aule, ecco, credo proprio sia stato lì che ho scoperto davvero Shakespeare, la letteratura inglese, fino ad approdare a quella angloamericana, fino a quel momento letta quasi solo per passione personale. Ho superato quell’esame e i miei genitori, che più di me hanno creduto sarei stata in grado prima o poi di trovare la mia strada, mi hanno fatto trovare a casa, in un bel pacchetto, quel volume dei Meridiani. Ci sono sempre i libri legati ai miei ricordi personali più belli.

sabato 9 novembre 2019

«La musica è l'unica cosa che ti dà molto e non ti toglie nulla»: la vita di Amy Winehouse illustrata da Liuba Gabriele

Amy
illustrazioni di Liuba Gabriele
testi di Lorenza Tonani
Hop! Edizioni, 2019

pp. 88
€ 18,00 (cartaceo)

«Cristallo puro./ Lo squarcio./ Ciò che era integro si è rotto./ Spade di luce pazza, preziosissima, brillano./ Entra la notte, tra punte di lama./ Spillata una stella a ogni guglia». C’è questa piccola poesia a fare da epigrafe ad Amy, l’ultimo volume della collana Per Aspera Ad Astra appena pubblicato da Hop! Edizioni. Sua autrice è Liuba Gabriele, che la firma con il solo nome di battesimo e la accompagna con il disegno quasi in trompe l’oeil di una ragnatela di vetro in frantumi. Quanti indizi e quanti simboli già in questa prima pagina: perché non solo l’illustratrice chiamata a restituire in immagini la vita della Winehouse è anche una scrittrice indipendente (di racconti, versi e carnet di viaggio), ma quella che si andrà a leggere è proprio la storia di una perfezione miracolosa, troppo sottile e troppo fragile per non infrangersi contro gli urti di un disagio esistenziale altrettanto acuto. Assistere a questo show – un flashback lungo ventisette anni, come l’età dell’artista al momento del decesso il 23 luglio 2011 (era nata il 14 settembre 1983) – sarà come rivolgere lo sguardo attraverso una superficie trasparente epperò incrinata, a tratti deformante, non priva di lati aguzzi e taglienti; come capita quando si guarda dentro le finestre di certe case diroccate, così simili a bocche rimaste aperte dopo un ultimo grido o un’ultima preghiera.

#SpecialeMERIDIANI - Leggendo i romanzi di Pirandello, un formidabile palcoscenico narrativo

Mi ricordo che ho comprato il Meridiano dei romanzi di Luigi Pirandello perché stavo preparando un esame monografico sull'autore all'università.
Il fu Mattia Pascal, nello specifico, era oggetto di un'analisi particolarmente approfondita: ricordo lezioni e appunti mirati a imprimere gli elementi chiave di un testo così grande.

A una prima lettura non riesci a cogliere tutti i piani che lo compongono.

Quel narratore dubbioso che con la sua voce frammentava la realtà regalandoci una narrazione estraniante era la prova che il Novecento letterario era iniziato con Pirandello e che lui ne era una delle voci più importanti, non solo in Italia ma a livello mondiale.




L'opera in due volumi, con introduzione a cura di Giovanni Macchia e cronologia a cura di Mario Costanzo, testimonia la natura composita della letteratura pirandelliana come grande cantiere aperto. Nel suo essere cangiante e plurale - romanzi, novelle, teatro, poesie, cinema - l'opera di Pirandello ha un'unità d'intenti sorprendente.

A cavallo tra i due secoli l'autore si è interrogato sull'uomo e sulla sua coscienza di vivere, ha creato una narrativa filosofica nella misura in cui è scossa da domande e attraversata dall'urgenza di risposte. Ha inaugurato una visione umoristica della vita, poi formulata come dichiarazione di poetica nel saggio L'umorismo del 1908, solo quattro anni dopo la prima pubblicazione di Il fu Mattia Pascal.
Il passaggio dall'avvertimento del contrario al sentimento del contrario è cruciale: i personaggi di Pirandello generano la riflessione sulle ragioni dell'esistere, sono persone vestite da personaggi o personaggi nei panni di persone. Sono maschere nude che soffrono della propria condizione innaturale di esseri vulnerabili.


venerdì 8 novembre 2019

Con Pasanisi alla scoperta di Joyce e Dublino

A Dublino con James Joyce
di Fabrizio Pasanisi
Giulio Perrone Editore, 24 ottobre 2019

pp. 204
€ 15,00 (cartaceo)


Edito da Giulio Perrone, A Dublino con James Joyce di Fabrizio Pasanisi è un'opera che rivela sin dal titolo le intenzioni narrative: raccontare, attraverso un percorso immersivo nella vita dell'artista e dell'uomo James Joyce, la Dublino a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Fabrizio Pasanisi, giornalista e scrittore, vincitore del Premio Bagutta e grande studioso di Joyce e Yeats, realizza una narrazione suddivisa in due macrosezioni: la biografia di James Joyce, i momenti salienti come gli anni al collegio gesuita e l'incontro con Nora; lo studio delle opere e di come esse raccontano la città natale (e i concittadini) del celebre artista.
Sebbene dal titolo sembrerebbe predominante il secondo filone, in realtà quello che A Dublino con James Joyce regala al lettore è un piccolo saggio di scoperta non solo dei luoghi delle opere dello scrittore, ma anche della sua vita, del suo carattere, della vitalità artistica che lo rese grande.

#CriticaNera - Attica Locke, "Texas Blues": un crime imprevedibile sulla piaga insanabile dei bianchi poveri, senza cultura, istruzione e futuro


Texas Blues
(Bluebird, Bluebird, 2017)
di Attica Locke
Bompiani, giugno 2019

Traduzione di Alessandra Padoan

pp. 356
€ 15,30 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Un romanzo che tratta vicende sullo sfondo della remota provincia americana, quello strano mondo popolato da gente iraconda, disperata e semianalfabeta, non è certo una novità; è logico quindi chiedersi come sia possibile narrare storie interessanti e avvincenti pur con un’ambientazione utilizzata così di frequente.
La risposta sta probabilmente nell’ambientazione stessa, che – per l’appunto – è un mondo, ossia un setting complesso e multiforme, sempre diverso a seconda della prospettiva di analisi, nonostante sia fondamentalmente sempre uguale.
Questo per dire che, nonostante le innumerevoli pagine dedicate all’America profonda, ci sono ancora scrittori – o scrittrici, come in questo caso – che riescono a produrre lavori di indubbio interesse, sia grazie alla capacità narrativa sia perché la rappresentazione di quel mondo risulta convincente e reale.

giovedì 7 novembre 2019

"Educazione americana" di Fabrizio Gatti: una storia vera, di quelle che non si trovano nei documenti o nei libri di scuola


Educazione americana
di Fabrizio Gatti
La Nave di Teseo, 2019

pp. 486

€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Quella che Fabrizio Gatti racconta dentro il suo Educazione americana è una storia vera, o meglio è il romanzo di una storia vera. 
È bene dirlo subito per anticipare il senso di sorpreso turbamento che facilmente il lettore proverà addentrandosi nel libro, quando sarà messo a confronto con una storia che in certi punti è incredibile a credersi. 
Tecnicamente questo racconto parla di un agente operativo della CIA, ma in realtà parla di tutti noi. Ma andiamo per ordine.
Fabrizio Gatti è un giornalista abituato alle inchieste scomode: già autore di Bilal, racconto-diario di quattro anni passati da infiltrato lungo le rotte del Sahara tra migranti e trafficanti in viaggio verso l'Europa, e di Gli anni della peste, storia del primo 
pentito di mafia tradito dallo Stato, lavora dal 2004 come inviato per L'Espresso e nel passato ha collaborato con diverse testate che hanno pubblicato le sue audaci inchieste. 


Con questo nuovo romanzo, edito da La nave di Teseo, l'autore ci porta alla scoperta di quella macchina incredibile che è la CIA, l'agenzia di spionaggio civile del governo federale degli Stati Uniti, e del modo con cui le sue squadre clandestine operano in Italia e in Europa rispondendo agli ordini e ai disegni del quartier generale di Langley. 
Per farlo si butta a capofitto dentro al loro mondo, a dialogo con un interlocutore privilegiato: un agente operativo della CIA, dal (finto) nome Simone Pace, che decide di raccontargli la propria vita e le operazioni in cui è stato coinvolto.
Gli agenti operativi sono i membri delle squadre clandestine che operano sul campo, la mano concreta delle operazioni dell'agenzia, "sbirri in borghese, fanatici del crimine o semplici mercenari in cerca di emozioni".
Non appartengono propriamente alla CIA ma vi collaborano. La loro identità è conosciuta solo dai loro cosiddetti "controllori" che appartengono realmente all'intelligence e che li istruiscono prima di ogni operazione. 

L'arte che va contro la vita, e per questo la amiamo: il secondo romanzo di Francesca Marzia Esposito


Corpi di ballo
di Francesca Marzia Esposito
Mondadori, 1 ottobre 2019

pp. 216
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

I patti con Satana sono allegri, non fanno avvertire la mancanza, io stessa, oggi che ne parlo, rimango accesa nella solitudine di un corpo che non si è duplicato ma che ha tentato il raddoppio nella magrezza. Del resto i malefici sono sempre ottime occasioni per vivere. (p. 7)
Ci sono testi che sono come ossessioni: battono sempre sullo stesso punto fino a frantumare la superficie e, una volta penetrata, scavano ancora e ancora, si inoltrano in profondità e vanno al cuore della questione. Lì si assestano e sedimentano, si sviluppano e crescono, dilagando poi nel corpo estraneo come una piaga.
Il romanzo di Francesca Marzia Esposito – al suo secondo libro dopo l’esordio con Baldini & Castoldi nel 2015 con La forma minima della felicità – è esattamente così: un’ossessione. Anche se non sembra, e il paragone del romanzo con la piaga non aiuta di certo, questo vuole essere un complimento. L’idea di base, che torna e ritorna nelle pagine senza mai abbandonarle una sola volta, ma anzi ripresentandosi con più vigore proprio là dove la trama senza prendere le distanze dalle premesse delle prime pagine, è proprio l’ossessione.

mercoledì 6 novembre 2019

Proposte per il buon governo del patrimonio culturale


Diritto e gestione del patrimonio culturale 
di Antonio Leo Tarasco 
Laterza, 2019

pp. 304
€ 24 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)




Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (del 2004) definisce come patrimonio culturale l’insieme dei beni culturali e dei beni paesaggistici. I primi sono le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico; i secondi, gli immobili e le aree costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio (Art. 2). 
È opinione comune che l’Italia – con i suoi 55 beni dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, prima della lista insieme alla Cina – sia un Paese che potrebbe vivere di sola cultura, opinione di chi spesso sottintende che così non è perché la cultura è male amministrata. A fare il punto sulla amministrazione del patrimonio culturale italiano e a proporre nuove prassi di buon governo è arrivato da poco il volume Diritto e gestione del patrimonio culturale, di Antonio Leo Tarasco, già autore di svariati saggi sul tema e profondo conoscitore della materia, dato il suo ruolo di dirigente al Ministero per i Beni, le Attività Culturali e – da poco, di nuovo – per il Turismo. 
Scopo del volume è di “descrivere un’idea del patrimonio culturale e della sua ottimale gestione”, attraverso un’analisi degli aspetti amministrativi e contabili di tale gestione. La premessa alla base del libro è la necessità dell’attribuzione di un valore misurabile e monetizzabile ai beni culturali.

Tu chiamale se vuoi: emozioni, o semplicemente "rinascere padre"

L'anno in cui imparai a leggere
di Marco Marsullo
Einaudi, 2019

pp. 282
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Nessuno è mai nato papà, questo è certo, ma immaginatevi di trovarvi di punto in bianco a fare da padre al figlio della vostra fidanzata: come reagireste? Niccolò ha un curriculum tutt'altro che adatto: ha venticinque anni, è l'autore di un romanzo d'esordio di successo a cui è seguito un bel blocco dello scrittore, non ha avuto relazioni stabili e le sue responsabilità sono sempre state pari a zero, o quasi. Poi, all'improvviso, la rivoluzione: l'incontro con Simona in libreria, la sensazione che qualcosa in lei è diverso e unico, la scoperta di suo figlio Lorenzo di quattro anni, la prima stretta di mano, il guardarsi di sottecchi per scoprire cosa pensa l'altro... 
Certo, durante quel primo incontro Niccolò non avrebbe mai pensato che il suo modo di pensare sarebbe cambiato per sempre e che Lorenzo sarebbe diventato una delle persone più importanti della sua vita: ce lo anticipa subito il narratore, ed ecco che noi lettori siamo proprio curiosi di scoprire come accadrà questo "addomesticamento" reciproco. Infatti, all'inizio Lorenzo è restio a fidarsi di Niccolò, che d'altra parte non ha mai avuto esperienza di bambini e spesso resta rigido e incapace di abbracciare il piccolo, anche per via di un'infanzia piuttosto fredda. 

martedì 5 novembre 2019

#PagineCritiche - Il parricidio divino secondo Olivier Roy, ossia come l'Europa si sta liberando di Cristo


L’Europa è ancora cristiana?
di Oliver Roy
traduzione di Michele Zurlo
Feltrinelli, 2019

pp. 160
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Benché sia interessata a difendere il diritto dei musulmani a praticare la propria fede, per la Chiesa non può esservi uguaglianza di religione in Europa; in questo come in altri casi, essa rifiuta il relativismo religioso. (p. 107)
Diamo abbastanza per scontato, camminando in una qualunque città europea, di imbatterci prima o poi in una chiesa: in effetti a oggi sono presenti, solo sul suolo italiano, 65.486 chiese pubbliche, mentre molto più raro è trovare una sinagoga (ve ne sono circa 130) o una moschea (sono 10 costruite ad hoc, di cui 5 complete di minareto, anche se i luoghi di culto riservati all’Islam sono oltre mille).
Non ci stupiamo: diamo per assodato che il cristianesimo è inscritto nel nostro DNA di europei, almeno quanto lo sono Impero romano, Illuminismo e Rivoluzione francese.
Ricordo tuttavia come anni fa un’amica islandese in visita a Roma mi chiese, con sincera curiosità, cosa fossero quegli edifici decorati, nascosti fra i palazzi o più spesso anticipati da una grande piazza, che recavano ovunque immagini e scritte strane. Questa mia amica che veniva dalle estreme propaggini dell’Europa – un’europea dall’istruzione superiore – pur percependo una sostanziale alterità fra quegli strani edifici e gli altri palazzi, non era in grado di riconoscere una chiesa. Com'era possibile?

"Questione di Costanza" di Alessia Gazzola: una nuova protagonista alle prese con pannolini e... ossa medievali!

Questione di Costanza
di Alessia Gazzola
Longanesi, 21 ottobre 2019

pp. 343
€ 18,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Dove sono andati a finire i sogni di Costanza, da quando è diventata mamma di Flora? A ventinove anni e con una figlia di tre, lei, giovane medico di Messina, deve lasciare la sua città e gli affetti - il padre e il fratello Michele, tanto grande di corporatura quanto ancora bambino mentalmente - per raggiungere la fredda e piovosa Verona. Ad aspettare Costanza c'è sua sorella Antonietta, che ha preparato per lei e la nipotina Flora un appartamentino in affitto; e poi c'è il tanto fantomatico motivo per cui la protagonista è partita: un lavoro! Infatti, dopo aver sperato che la sua specializzazione le portasse qualche proposta in Sicilia, Costanza è stata costretta a guardarsi attorno e, tanto per provare, ha partecipato al bando della sezione di Paleopatologia dell'Università di Verona. E... a sorpresa, a vinto! Certo, era la seconda classificata (su due partecipanti al bando), ma la prima candidata ha rifiutato, e dunque ecco Costanza a passeggiare per Piazza San Zeno e a familiarizzare con gli spifferi della città veneta. 

lunedì 4 novembre 2019

"Tutto risuona nella produzione artistica pasoliniana": un bello studio di Claudia Calabrese esplora la dimensione sonora dell'artista e intellettuale

Pasolini e la musica, la musica e Pasolini. Correspondances
di Claudia Calabrese
Diastema Editrice, 2019

pp. 366
€ 23,00

Chissà quante tesi di laurea triennale, magistrale o dottorale su Pier Paolo Pasolini vengono discusse ogni anno negli atenei italiani ed esteri. Data la caratura e il carisma del personaggio è probabile che non siano affatto poche, anche se forse non tutte dotate di quel brio capace di emanciparle dalla serie degli omaggi compilativi o dei contributi estremamente specialistici e dunque un po’ (o un po’ troppo) autoreferenziali. Per non parlare della disciplina da prediligere: letteratura, storia o cinema? E dunque: poesia o prosa? Storia politica o storia sociale? Teoria o prassi dell’audiovisivo? Nel prevedibile imbarazzo della scelta, esiste, forse e tuttavia, un modo per riuscire a raccontare nel contempo lo scrittore, l’intellettuale e il cineasta: la prospettiva sonora. Proprio questa, difatti, è stata l’idea di Claudia Calabrese, la cui tesi di dottorato in Storia e analisi delle culture musicali discussa nel 2018 presso l’Università La Sapienza di Roma è stata appena pubblicata da Diastema Editrice.

#ScrittoriInAscolto - Geovani Martins, l'autore che ci racconta le favelas senza stereotipi

Mentre leggevo Il sole in testa, la raccolta di racconti in questo momento più famosa del Brasile, la curiosità di incontrare Geovani Martins, il suo giovane autore, cresceva sempre di più. 
Non tanto per il fascino "esotico" di un mondo lontano dal nostro, del quale poco o nulla inevitabilmente sappiamo, ma più per l'interesse verso l'umanità di Geovani Martins e dei suoi personaggi, che riempiono pagine piene di orgoglio, desiderio, festa, ma anche di dolore e saudade
L'incontro con lo scrittore, che è venuto in Italia a conclusione del suo tour europeo, è stata così l'occasione per capire meglio da dove nasce la sua esigenza di raccontare le favelas con quella cruda poesia che fa dei suoi testi degli esempi perfetti di prosa letteraria intessuta di realtà, con una scrittura che autenticamente attinge al parlato, si modula del tutto su di esso. 
Abbiamo parlato di temi che vanno dal superamento degli stereotipi al mercato della droga, piaga simbolo delle favelas. Ogni sua risposta ci ha dato una piccola porta di accesso a un mondo complesso che forse solo chi vive può capire.
Ecco alcune delle domande emerse dai partecipanti dell'incontro (con noi c'erano anche altri blogger desiderosi di conoscere Geovani).

Una partita di calcio come autobiografia della nazione

La partita
di Piero Trellini
Mondadori, 2019

pp. 607
€ 20 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Sottotitolo: “il romanzo di Italia-Brasile”. E credo che potremmo chiuderla qui. Perché Italia-Brasile del 5 luglio 1982, giocata allo stadio Sarrià di Barcellona, è l’unica partita che può competere, in mito ed evocazione, con l’altra non a caso definita del secolo: Italia-Germania 4-3. Ancora un mondiale, quella volta in Messico, 1970. Due vittorie della nostra nazionale accomunate da una premessa: sull’Italia nessuno avrebbe scommesso un soldo di cacio.

E invece Italia-Brasile è l’emblema di ciò che un popolo di scarse virtù riesce a tirare fuori quando è dato per spacciato, quando è sull’orlo del baratro, quando sembra finita per davvero. Italia-Brasile è il Piave e Vittorio Veneto, il boom economico e la ricostruzione, se vogliamo farla meno enfatica è la fantasia che ci ha permesso di tirare fuori dal cilindro i governi “balneari”, quelli della “non sfiducia”, roba che gli stranieri ci guardavano allibiti. E ammirati. Ma come: sembrava che in Italia non rimanesse altro che sciogliere le Camere e invece… Siamo così: con noi, veramente, mai dire mai. Soprattutto quando le difficoltà paiono insormontabili.
In Italia-Brasile c’è una storia nella storia. Quella di Paolo Rossi che da fantasma in campo rinasce come un principe da un rospo. E da quel giorno sarà per sempre Pablito. Tre gol al Brasile stra-favorito, uno squadrone di fuoriclasse quando noi, solo 10 giorni prima, faticavamo a stare in piedi con il Camerun.

domenica 3 novembre 2019

#CritiCOMICS - Se Jane Eyre arriva a New York

Jane
di Aline Brosh McKenna e Ramón K. Pérez
BAO Publishing, 19 ottobre 2019

pp. 224
€ 21,00 (cartaceo)
€ 8,73 (ebook)



Una ragazza su un autobus, che va verso un’avventura che ancora non conosce. Fuori dal finestrino, le ombre di un passato vuoto e triste, lo sciabordare delle acque che le hanno strappato entrambi i genitori, maree di ricordi che vengono fissati sulla carta per non essere dimenticati. 
L'infanzia di Jane è rappresentata attraverso tratti sottili, un grigio uniforme e pervasivo: la vita solitaria, in una casa che non è la sua; il sentimento di spaesamento, di inadeguatezza; la totale invisibilità. Con New York arrivano l'intensità del disegno, i contrasti chiaroscurali, e fa irruzione il colore – prima soltanto nel cielo, in un paio di stivali rossi, negli occhi obliqui di Hector, vivace e coinvolgente coinquilino. 
Nel labirinto reale e metaforico che è la grande città, la giovane provinciale deve trovare la sua strada – realizzare i suoi sogni: l’iscrizione alla scuola d’arte ha però un prezzo alto, così Jane, abituata a lavorare sui pescherecci del Massachusetts, deve reinventarsi nella veste di tata (“la sola cosa di cui avevo mai avuto cura prima erano pesci in un secchio, ma quanto poteva essere difficile?”). E, in effetti, nel trovarsi di fronte alla piccola Adele, la sintonia scatta, reciproca e immediata: “mi sentivo simile a lei. Le bambine sole si riconoscono”.
La casa dei Rochester appare tuttavia cupa e inquietante come una trappola. Le pareti sono tappezzate dai ritratti di una donna bellissima e misteriosa, il cui volto è disgregato in molteplici frammenti, osservato da diverse prospettive, totalmente pervasivo, e l'austera Magda non sembra disposta a fornire informazioni in merito. Solo Adele, con il suo cinguettio ingenuo, rivela qualche cosa, ma anche le notizie da lei fornite sono lacunose, difficili da ricomporre in un quadro unitario. E nell'attico lussuoso, come nella casa di Barbablù, si annida una porta chiusa dietro cui è proibito avventurarsi.

#SpecialeMERIDIANI - Rileggendo Giorgio Caproni

Una cosa che incuriosisce subito del Meridiano caproniano è la foto selezionata per la custodia in cartone. Un maturo ometto emaciato che, con uno sguardo concentrato su un vicino altrove, sembra che stia cercando di origliare conversazioni, voci o segnali che però sono così tenui e sfuggenti da avvicinarsi alla soglia dell’inesistenza. In un'immagine c’è come racchiusa molta della poetica di un poeta che più passa il tempo, più assume maggior importanza nella storia letteraria del Novecento.
D’altronde per chi è appassionato di Caproni, il Meridiano delle sue poesie è un volume che non può mancare nella propria libreria. I motivi sono vari: l’introduzione di Pier Vincenzo Mengaldo, la presenza di un apparato critico che mostra l’evoluzione creativa di molte poesie, l’attenzione alla volontà dell’autore portata avanti dal curatore Luca Zuliani, ma soprattutto la presenza di centonovantaquattro poesie disperse o inedite. Credo anche che, per le stesse ragioni, l’opera sia molto apprezzabile anche a chi si stia appassionando al poeta: in un unico libro si trova un intero itinerario letterario. Un percorso che si mostra nel suo percorso edito e nascosto, esplorabile a salti e in maniera cronologica ma sempre ricco di piacevoli sorprese.
Ecco dunque una selezione delle poesie imprescindibili, da correre a (ri)leggere. 

sabato 2 novembre 2019

#CritiCOMICS: Melvina e gli acquerelli di Rachele Aragno, un'iniezione di autostima e un freno alla voglia di crescere

Melvina
di Rachele Aragno
Bao Publishing, 2019

pp. 208

€ 20,00 (cartonato)
€ 10,99 (ebook)


Melvina, piena dei turbamenti tipici dell’età adolescenziale, incompresa e con una terribile voglia di diventare grande, non sa più che pesci pigliare per far sì che finalmente la sua opinione venga ascoltata dai genitori. E proprio dopo averli sentiti discutere del suo futuro senza essere stata coinvolta, precipiterà nella casa del signor Otto dal tetto sul quale era solita andare col suo gatto, iniziando un’avventura che la vedrà entrare in un mondo magico e parallelo, l’Aldiqua, dove un corvo, una regina senza testa, i bambini del cimitero sono tutti accumunati da un’unica, grande tragedia: essere stati colpiti dalle malefatte del malvagio Malcape, che prima gli ha promesso la realizzazione dei loro desideri e poi li ha traditi per un proprio tornaconto personale. Sarà grazie a questi incontri che la ragazzina dai capelli rossi vivrà un vero e proprio rito di passaggio, non verso la tanto agognata età adulta, ma nel mondo della consapevolezza e del valore de tempo e di ciò che è importante nella vita.

#SpecialeMERIDIANI - Festeggiamo i 50 anni dei Meridiani sfogliando il volume di Eugenio Montale

Si prova un grande piacere nel poter sfogliare tutta l'opera del proprio poeta preferito in un solo volume, prezioso già alla vista e poi al tatto, ma soprattutto prezioso per il contenuto. Ecco la sensazione che molti di noi provano nel collezionare i Meridiani, volumi da sfogliare con una sorta di ammirazione rituale per ciò che è riportato nelle pagine, per il lavoro dei curatori e, quando si parla di letteratura straniera, dei traduttori. 
Abbiamo deciso di celebrare i 50 anni di questa famosa collana mondadoriana portandovi a leggere le nostre pagine preferite dei Meridiani che abbiamo a casa: nelle prossime settimane, durante il weekend sfoglieremo insieme i volumi che i nostri redattori hanno scelto dalla loro libreria. 

Ognuno di noi ha il suo volume preferito, e io mi ritrovo spesso a sfogliare quello delle poesie di Montale; ho pensato molto a quali poesie proporvi quest'oggi: sarebbe stato facile scegliere qualcosa dagli Ossi di seppia o dalle Occasioni, magari qualche mottetto, ma ho preferito portarvi in territori meno esplorati. Ecco allora  che ho trascritto qualche componimento dal Diario del '72, per scoprire nell'ultimo Montale gli echi di chi è stato, ma anche la trasformazione a cui l'ha portato l'età matura. Per dirla col grande poeta, «nell'anno settantacinquesimo e più della mia vita / sono disceso nei miei ipogei e il deposito / era là intatto. Vorrei spargerlo a piene mani / in questi sanguinosi giorni di carnevale» (da Il terrore di esistere). E dunque buona lettura, che spero sarà piacevole e anche sorprendente, quando scoprirete il ritorno di una delle figure femminili più note del giovane Montale... 

venerdì 1 novembre 2019

#RileggiamoConVoi - Novembre 2019

Buongiorno lettori!
eccoci all'arrivo di novembre, e come ogni mese iniziamo con i nostri consigli di lettura. In questo autunno ballerino, che ha cominciato a diventare grigio in molte parti d'Italia e a riversare fiumi di pioggia sulle nostre città e compagne, ecco che è arrivato il momento di ritrovare un po' di colore. Come? Con un libro in grado di portarci in altri mondi e/o in altri tempi! 
Le foto di questo mese (tutte di © Elena Ghioni, che ringraziamo per la disponibilità) ci portano a contatto con la natura, in uno spazio che si fa indefinito per la prima nebbia e che si tinge dei classici colori autunnali. 

Buona lettura! 
La Redazione

***


Alessandra consiglia: 
"Emmaus" di Alessandro Baricco (Feltrinelli)
Perché: sebbene "Emmaus" in lingua ebraica significhi "primavera temperata", nel romanzo di formazione di Baricco si possono scorgere tutte le stagioni in chiave emotiva. Si parte con i giovani protagonisti ibernati da anni in un noioso e abitudinario autunno senza fine, iniziato anni prima tra la messa della domenica e l'oratorio. Si passa per il freddo inverno di un gruppo di amici che vuole cambiare qualcosa, ma non sa cosa per arrivare a una colorata primavera (con tutte le sue floreali novità di vita), che immancabilmente abbraccia una vivace estate ricca di avventure di ogni sorta. Incalzante giunge nuovamente l'autunno che spegne gli attimi illusori e felici dell'estate. L'emotivo inverno spegnerà l'adolescenziale gioia dei protagonisti, i quali si risveglieranno, dopo un breve letargo, adulti. Tristemente adulti. Perché è stato il primo libro (per secondo "Smith&Wesson") che ha diviso i fan di Baricco: "Emmaus" si ama o si odia. E perché è bene conoscere uno scrittore tanto famoso anche nei suoi esperimenti letterari, leggerlo nelle sue varie sfaccettature e approfondirlo nelle novità narrative e di stile. Infine, perché a ricordare questa lettura, si avverte un malinconico autunno dall'inizio del libro alla fine. 
A chi: voglia leggere un primo Baricco diverso. A chi incuriosiscono le storie di provincia romanzate. A chi ha conosciuto una Andre - la cattiva ragazza della compagnia -, e a chi voglia comprendere le dinamiche di gruppo che sovente portano scompiglio tra amici.