giovedì 9 aprile 2020

Il perturbante assoluto: «Racconti di follia» di Patrick McGrath

Racconti di follia
di Patrick McGrath
introduzione di Joye Carol Oates
traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri
La Nave di Teseo, 2020

pp. 518
€ 22,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Puttane e psichiatri: chi meglio di loro sa vedere le forme e le ombre degli uomini? (p. 499)
La Nave di Teseo (ri)porta in Italia le short stories di McGrath: Racconti di follia infatti ripropone sia racconti già apparsi sotto l’ala di Bompiani, vale a dire Acqua e sangue (titolo originale Blood and Water and Other Stories, pubblicato nel 1988 e qui apparso nel 2003) e La città fantasma (titolo originale Ghost Town: Tales of Manhattan Then and Now, pubblicato nel 2005 e apparso nello stesso anno nel nostro paese), sia sei racconti inediti, pubblicati altrove fra il 1989 e il 2014.
Si tratta di un’opera monumentale, il cui carattere prorompente è amplificato dal rosso acceso della copertina e dalla coraggiosa e azzeccatissima scelta di colorare di nero i bordi delle pagine: il risultato è una eccezionale resa grafica, un primo impatto visivo che mette subito in guardia chi si avvicina a questo autore e al contempo dà conferma a chi, invece, ha già assaggiato la penna di McGrath, magari attraverso il capolavoro del 1998 Follia.

mercoledì 8 aprile 2020

"L'isola di Arturo": un romanzo di formazione immortale

L'isola di Arturo
di Elsa Morante
Einaudi Tascabili, 1995 (prima edizione: 1957)

pp. 392
€ 13 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

Fuori del limbo non v'è eliso (Dedica).

Una delle mie scrittrici italiane preferite del '900 è sicuramente Elsa Morante, che ho avuto la ventura di incontrare sul mio cammino letterario già alle medie quando, un po' per sfida e un po' per reale interesse, lessi avidamente e mi innamorai de La Storia (Einaudi, 1974), del quale CriticaLetteraria si è occupata qui
Mi incantai dietro ai mille significati che quel titolo così breve racchiudeva, seguii con autentica trepidazione le vicende della maestra Ida e di suo figlio, il piccolo Useppe, e poco tempo fa vidi pure la bella trasposizione cinematografica di Luigi Comencini del 1986, con una bravissima Claudia Cardinale.
Al liceo, poi, mi capitò di leggere L'isola di Arturo (Einaudi, 1957), di cui Critica ha già scritto qui, romanzo insignito del Premio Strega 1957, e lo apprezzai tantissimo. Ma fu solo quando lo rilessi qualche tempo fa che mi avvicinai realmente alla grandezza di questo romanzo di formazione.

martedì 7 aprile 2020

«Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure il più pericoloso»: "La casa delle voci" di Donato Carrisi



La casa delle voci
di Donato Carrisi
Longanesi, 2019

pp. 400
€ 22 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)
Audiolibro Salani disponibile su Audible per gli iscritti





Capita. Esce il libro di un autore che ami, ma non è ancora il momento più opportuno per leggerlo. A me è successo con La casa delle voci, l'ultimo romanzo di Donato Carrisi pubblicato da Longanesi a dicembre: troppo presa dalla chiusura scolastica pre-vacanze natalizie, ho rimandato fino a questa settimana. Poi, quasi per caso, ho trovato su Audible l'audiolibro ed è partita la curiosità. E da lì non è esistito altro libro, finché non ho terminato le 7 ore e 3 minuti che richiede l'ascolto della storia, letta dal bravissimo Alberto Angrisano. Però lo devo ammettere: ero così curiosa, che ho anche letto alcuni capitoli sull'ebook, perché non potevo prenotare e aspettare che mi arrivasse la copia cartacea. Insomma, come sempre Donato Carrisi è riuscito ad avvincermi dalla prima all'ultima parola, ma vediamo di che cosa parla La casa delle voci.

lunedì 6 aprile 2020

Tempo di uccidere... l'etica: l'unico romanzo di Flaiano, vincitore del primo Premio Strega

Tempo di uccidere
di Ennio Flaiano
BUR, 2018

Con introduzione di Anna Longoni

pp. 277
€ 11 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook)


In questi giorni in cui si parla dell'edizione 2020 del Premio Strega, mi sono presa una pausa e ho trovato nella mia libreria di casa un libro che avevo lì in attesa paziente: Tempo di uccidere, che valse a Flaiano la vittoria del primo Premio Strega, nel 1947. E pensare che lui non voleva neanche scriverlo! Unico romanzo scritto nella sua vita, Tempo di uccidere arriva quasi per caso, per "commissione" di Leo Longanesi, che nell'inverno del 1946 chiese a Flaiano: "Mi scrive un romanzo per i primi di marzo?". Poco tempo, eppure non solo il romanzo arrivò, ebbe anche più redazioni, perché Flaiano lavorò più volte alla stesura e alla revisione della storia, come attestano le bozze rimaste, di cui parla Anna Longoni nella bella introduzione all'edizione Rizzoli BUR del 2018. In più, anche dopo la prima edizione, uscita per Longanesi nel 1947, l'autore rimise mano a Tempo di uccidere nel 1954, 1963, 1966 e, quindi, nel 1968, versione riproposta nell'attuale ristampa. 
Fin dalle prime pagine, il romanzo è destabilizzante: ci troviamo sì in Africa, ai tempi della campagna d'Etiopia (a cui lo stesso Flaiano aveva partecipato come sottotenente), ma il luogo porta con sé tratti di divertita surrealtà, fino a punti di fantastico. Lì si ambienta una vicenda inattesa: un tenente dell'esercito italiano, dopo un incidente, si ritrova in mezzo alla boscaglia e incappa in una radura dove un'indigena sta facendo il bagno.

domenica 5 aprile 2020

#RileggiamoConVoi - Aprile 2020

Questa e le altre foto presenti nell'articolo sono di Elena Ghioni
Buona domenica, lettori! 
Come ogni inizio del mese (anche se un po' in ritardo!) abbiamo pensato di consigliarvi letture che abbiamo amato. In particolare, visto che siamo tutti in casa e non possiamo ammirare la primavera, se non dai nostri balconi o nei nostri giardini di casa, abbiamo pensato a libri che ci ricollegano alla rinascita, libri lievi, in grado di posarsi senza fatica su queste giornate così incerte.
Per ogni consiglio trovate il link per approfondire la lettura con uno dei nostri articoli e il link per l'acquisto.
Come sempre, buone letture e... andrà tutto bene! 

La Redazione

***


Barbara consiglia 
"Sogni d'oro" di David K. Randall (Sonzogno)
Perché: Aprile dolce dormire... complice la forzata reclusione in casa che tutti stiamo vivendo, questo sembra proprio il momento migliore per recuperare le mille ore di sonno che sacrifichiamo alla nostra convulsa vita di professionisti, genitori, studenti. Ecco che, per non sentirci in colpa, questo saggio può venirci in aiuto: Randall compie un viaggio alla scoperta dei tanti misteri che si celano dietro un periodo di tempo della nostra vita molto ampio (circa un terzo della nostra esistenza è dedicato a dormire!) e che spesso reputiamo "perso", sprecato. Scoprirete, leggendo questo libro, che il sonno contribuisce in vari modi alla qualità della nostra vita cosciente, per esempio rendendoci più creativi e più intelligenti. Accanto alle prove scientifiche a sostegno di questa tesi, poi, Randall ci racconta tantissimi aneddoti e curiosità che ruotano attorno a quest'attività che ci accomuna tutti, assicurando ai lettori divertimento, interesse e spensieratezza. 
A chi: a tutti... questo libro è potenzialmente rivolto agli esseri umani in generale, poiché il sonno è un'esperienza comune a tutti gli individui. In questo momento, sembra particolarmente indicato per l'esercito di smart worker che da casa continuano la propria attività lavorativa e sono quindi costretti, praticamente 24 ore su 24, tra le quattro mura domestiche. A tutti i lettori che non sentono, dentro di sé, quella frenesia di cucinare, pulire, stravolgere gli equilibri, che pare aver contagiato moltissimi. A coloro che amano la calma, la tranquillità e sono fermamente convinti che le migliori idee, i progetti vincenti, nascano da una buona notte di sonno ristoratore. 

sabato 4 aprile 2020

#CriticARTe - Gli "schizzi" del maestro che ha fondato un canone: i manga di Hokusai

Hokusai Manga
L'Ippocampo, 5 marzo 2020
Nuova edizione

Prefazione e contributi di Takaoka Kazuya, Uragami Mitsuru, Nakamura Hideki

Traduzione di Fabio Zucchella

pp. 696
€ 49,90 (cartaceo)


Prima della Grande Onda, prima ancora delle Trentasei vedute del monte Fuji (poi ampliate in Cento per battere gli esperimenti del concorrente Hiroshige), Hokusai si era fatto conoscere nel mondo artistico del Giappone e, come vedremo tra poco, di tutta Europa grazie alla sua mastodontica raccolta di manga (漫画) letteralmente gli schizzi che il maestro realizzò nel corso della sua appassionante e anticonformistica vita per gli scopi più disparati. L’Ippocampo ce li propone integralmente nella nuova edizione di Hokusai Manga, un art book dal valore immenso: per la mole (quasi 700 pagine), per la qualità della carta e dei colori (il volume è stato infatti stampato a Tokyo in collaborazione con la PIE Books), per la doppia lingua con cui sono presentati i testi introduttivi, per la completezza delle tavole.

venerdì 3 aprile 2020

Storie di fantasmi che facciamo finta di non vedere



Cronache dalla polvere
di Zoya Barontini
Bompiani, 2019

pp. 272
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)



Cronache dalla polvere è un libro difficile da definire: ha un autore, ma con un nome inventato; è una raccolta di storie, ma non è composto da racconti indipendenti; è un libro di fiction –  addirittura per certi versi è un libro fantastico – ma che registri una storia realmente avvenuta è evidente anche dal titolo, Cronache. Si potrebbe forse dire che Cronache dalla polvere è un progetto, parola abusata di questi tempi e che però qui ha un senso vero e uno scopo, intuibile fin dalla scelta del nome dell’autore. Anzi dell’autrice, perché Zoya è un nome femminile etiope e significa “aurora”, mentre Barontini è un omaggio a Ilio Barontini, partigiano italiano che aiutò la resistenza etiope contro l’invasione fascista. Dietro a questo nome c’è un collettivo di undici autori. I nomi sono importanti – le storie del libro non fanno che ricordarlo – ed è quindi doveroso menzionarli: Massimo Gardella, Lorenza Ghinelli, Sirio Lubreto, Gaia Manzini, Michela Monferrini, Davide Morosinotto, Davide Orecchio, Guglielmo Pispisa, Igiaba Scego, Aldo Soliani, Nicoletta Vallorani. A completare il collettivo c’è anche un illustratore, Alberto Merli, e a coordinarli c’è un curatore, Jadel Andreetto.

giovedì 2 aprile 2020

«Il lavoro va bene ma mi sa che siamo vicini alla fine del mondo»: "Tempo variabile", l'atteso ritorno di Jenny Offill

Tempo variabile
di Jenny Offill
NN editore, marzo 2020

Traduzione di Gioia Guerzoni

pp. 167
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook) 


Chiudo quest’ultimo lavoro di Jenny Offill, scrittrice statunitense che seguo fin dal primo romanzo pubblicato in Italia dall’editore NN, e ancora una volta ci vuole più di qualche minuto per mettere in ordine i pensieri e gli appunti, scavare oltre la superficie della storia ed estraniarsi il tanto che basta per costruire un pensiero critico coerente e il più possibile obiettivo. Ho un legame affettivo con questa scrittrice e la casa editrice italiana che la pubblica. È stato l’ultimo libro ricevuto prima del blocco delle attività. Fa effetto scriverlo, immagino farà effetto rileggere queste righe tra qualche anno, quando questa clausura forzata sarà ricordo. 
Dicevamo, Offill: è tornata in Italia nella puntualissima traduzione di Gioia Guerzoni e ancora una volta questa scrittrice mi incanta su più livelli per la capacità di raccontare con ironia sottile le imperfezioni della vita, delle relazioni, dei sentimenti. La vita appunto, straordinariamente ordinaria.

mercoledì 1 aprile 2020

Un'Odissea al femminile: "Il canto di Penelope", di Margaret Atwood

Il canto di Penelope. Il mito del ritorno di Odisseo
di Margaret Atwood
Ponte alle grazie, 2012

Traduzione di Margherita Crepax

pp. 153
€ 13,50 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

E così dovette partire.
Gli altri tre lo blandirono con lusinghe, sostenendo che un oracolo aveva decretato che Troia non sarebbe caduta senza il suo aiuto, cosa che, com'era prevedibile, favorì la sua decisione di lasciare Itaca. Chi di noi può resistere alla tentazione di essere giudicato indispensabile? 
Perché nell'Odissea le dodici ancelle più vicine a Penelope vengono uccise per impiccagione? Di quale peccato si sono macchiate? E com'era Penelope, prima di diventare la moglie di Odisseo? A questi e ad altri interrogativi Margaret Atwood risponde con la narrativa, con il suo ben noto Il canto di Penelope. La vicenda celeberrima omerica si intesse ad altre tradizioni, che hanno raccontato altri aspetti meno noti: la scrittrice canadese riprende più fonti e poi lascia che sia la storia a farla da padrona. Una storia, va detto subito, tutta al femminile, perché le voci narranti sono quelle di Penelope, che dall'Ade ripercorre le tappe della sua vita, senza alcuna remora o incertezza; e le voci delle dodici ancelle, che costituiscono un Coro, che si alterna alla narrazione principale, con un chiaro omaggio alla tragedia greca. 

#PagineCritiche - Tradimenti, spergiuri e sangue: "Le crociate viste dagli arabi" di Amin Maalouf è un libro avvincente come una serie televisiva

Le crociate viste dagli arabi
di Amin Maalouf
La nave di Teseo, 2020

pp. 487
€ 20 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


Partiamo da un presupposto, fondamentale quando si parla di un libro di Storia, anzi di Storiografia come questo Le crociate viste dagli altri di Amin Maalouf, edito in un bel volume ricco di cartine, mappe, fonti e bibliografia da La nave di Teseo: il testo in questione non solo poggia su basi rigorose fatte di documenti e volumi citati, ma è scritto in modo pop e popolare, quindi ideale per la fruizione da parte di un numero davvero elevato di persone. Questo aspetto crediamo sia davvero importante, specie per un libro del genere, scritto nel 1983 (quindi in un momento storico di particolari tensioni tra l’Oriente e l’Occidente, siamo infatti alla vigilia dell’invasione sovietica dell’Afghanistan) che ha come principale obiettivo quello di presentarci la Storia umana non come un’entità fatta di una sola faccia, ma come una costruzione corale composta da vari soggetti che, sulla scia della Gestalt, fanno sì che il tutto sia più della somma di queste parti.

martedì 31 marzo 2020

«Non si può vivere senza servire a niente»: "L'apprendista" di Gian Mario Villalta, tra i candidati allo Strega 2020

L'apprendista
di Gian Mario Villalta
SEM, 27 febbraio 2020

pp. 228
€ 17 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Fredi ha finito di mettere le vesti al loro posto, adesso vuole stare seduto con Tilio, non occorre parlare. Gli piace trattarlo come un ragazzo, ha capito che piace anche a Tilio. L'amicizia è così, tra uomini, ci si comporta come ragazzi pure da vecchi. 
Che strana ambientazione!, viene da pensare fin dall'inizio del romanzo di Gian Mario Villalta: la chiesa, con la sua sagrestia, le navate che risuonano tanto spesso vuote, i dipinti tra cui c'è un Tiziano, unico interesse turistico,... Una chiesa sempre più vuota, in cui però il parroco si sforza di tenere cadenzati gli appuntamenti, anche se a volte, alla prima messa del mattino, non arriva nessuno. Nessuno a parte il sagrestano, l'ottantenne Fredi, e il suo apprendista, Tilio, di pochi anni più giovane. Una fiera resilienza muove i due protagonisti ad arrivare puntuali, addirittura in anticipo, e a concedersi chiacchiere, caffè corretti con la vodka tra una messa e l'altra, pranzi in cui non si dà un pane per commensale, ma si spezzano entrambi i panini in due. Sì, perché se all'inizio Fredi e Tilio si stavano cordialmente antipatici, poi qualcosa è scattato, e ora la loro amicizia è fatta di condivisione, tra i ricordi della vita che è stata, delle occasioni perse, e un presente fatto di panche da sistemare, riso da raccogliere dopo gli sposalizi, orme fangose dei turisti da far sparire prima del prossimo officio.

Dalla Dominica all'Inghilterra. Il "viaggio nel buio" di Jean Rhys

Viaggio nel buio
di Jean Rhys
Adelphi, 2020

Traduzione di Delfina Vezzoli

pp. 177
€ 18,00 (cartaceo)



"Volevo essere nera, ho sempre voluto essere nera (...). Essere neri è caldo e gaio, essere bianchi è freddo e triste" (p. 34).

"Ma lo sapevo che sotto sotto mi detestava perché ero bianca; e che non sarei mai riuscita a spiegarle che odiavo essere bianca" (p. 70).

Due citazioni che racchiudono il senso più profondo di questo libro di Jean Rhys, uscito per la prima volta nel 1934 e che quest'anno Adelphi ha meritoriamente riproposto, con la sua carta inconfondibile, bellissima nel suo color avorio, e profumata. Anna Morgan è una giovane ragazza di 18 anni, con un passato travagliato. Anna è nata in Dominica, da madre nativa delle Indie Occidentali e padre inglese. Persa la prima moglie (la madre di Anna), il padre si risposa con una donna inglese, Hester, che non riuscirà mai a trasformarsi in una seconda mamma per la piccola. Una volta morto anche il padre, Hester decide di vendere la proprietà e di tornare in patria con la ragazzina. La quale dovrà fare i conti, per sempre, con un'anima sradicata. Dai colori della Dominica al grigio di Londra, dai profumi caraibici ai porridge inglesi, dal caldo avvolgente come un abbraccio della sua isola al freddo respingente e pungente dell'Inghilterra.

Fu come se fosse calata una cortina, nascondendo tutto ciò che conoscevo da sempre. Fu quasi come nascere un'altra volta. I colori erano diversi, gli odori erano diversi, la sensazione che mi davano le cose proprio in fondo all'essere era diversa. Non solo la differenza tra caldo, freddo; luce, oscurità; viola, grigio. Ma una differenza nel come ero spaventata e nel come ero felice. (p. 13)

lunedì 30 marzo 2020

«Postporno»: come l’industria del porno ha scoperto se stessa

Postporno. Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali
di Valentine aka Fluida Wolf
Eris edizioni, 2020

pp. 64
€ 6,00 (cartaceo)


Il fine del Postporno non è necessariamente l’eccitazione di chi guarda ma la rappresentazione di corpi, pratiche, immaginari e atmosfere. Questa è la sfida che spesso ci pongono l* performer postporno, come ad esempio fa anche Diana Pornoterrorista, mettendoci davanti al disgusto, al ribrezzo, al fastidio, andando così a interpellare la nostra parte più nascosta e profonda, quella che non vorremmo destare mai. (pp. 48-9)
L'industria del porno è uno dei mercati più controversi della contemporaneità, in grado di dividere tutti, anche (o forse: soprattutto) la costellazione di femminismi che popola la nostra società. Dei film porno si può parlare, certamente, ma con un certo garbo, con quella moderazione che richiama parole ormai abusate come “borghese”. La principale critica che viene mossa all'industria del porno è di essere sessista, uno strumento edonistico a esclusivo appannaggio di un pubblico maschile, nel quale la figura della donna esiste soltanto in quanto oggetto di piacere, in posizione subordinata e idealizzata.
È innegabile, tuttavia, che anche la figura maschile ne esca stereotipata, a tutto danno del maschio reale: i corpi dei porno attori sono infatti statuari e apollinei, le loro performance magistrali e interminabili, il finale è sempre un gran finale esplosivo. Ciò che non si vede e di cui a volte si sente la mancanza sono i momenti di stanca e le défaillance, le imperfezioni, la complicità, per non parlare del sesso queer, un termine questo che comprende una costellazione infinita di soggetti ma che, per differenza, può essere definito come tutto ciò che non è eterosessuale e cisgender.

"Breve storia del mio silenzio" di Giuseppe Lupo


Breve storia del mio silenzio
di Giuseppe Lupo
Marsilio, ottobre 2019

pp. 208
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Giacomo Leopardi nello Zibaldone scriveva che il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni: amore, ira, meraviglia e altre ancora. Silenzio, dal latino silēre: tacere, non far rumore, è un modo di sentire, discreto e potente, rimbomba nelle orecchie di chi è abituato a districarsi nei rumori, e da sollievo a chi invece i rumori non li vuole sentire. Gli scrittori hanno bisogno del silenzio, il silenzio crea la dimensione della Letteratura, dagli Antichi Greci a Dante fino a Carlo Levi il silenzio è un linguaggio antico. «Qui l’unico suono (se così si può chiamare) è il silenzio», scriveva Carlo Levi in un lettera ai famigliari durante il suo esilio ad Aliano, in Lucania. Quella stessa terra in cui Giuseppe Lupo nasce e da cui parte, portando sulle spalle l’esigenza di comprendere le Muse di Sinisgalli, aldilà dei Monti Alburni, nella Milano verticale, forse.

domenica 29 marzo 2020

"Nel contagio" di Paolo Giordano: la quiete delle parole nella tempesta della pandemia

Nel contagio
di Paolo Giordano
Le Vele Einaudi, 2020 (in edicola dal 26 marzo con "Il Corriere della sera")

pp. 63

€ 8,90 (+ il prezzo del quotidiano) (cartaceo, in edicola)
€ 10 (prezzo del cartaceo in libreria)
€ 6,99 (ebook)

Certe riflessioni che il contagio suscita adesso saranno ancora valide. Perché quanto sta accadendo non è un accidente casuale né un flagello. E non è affatto nuovo: è già accaduto e accadrà ancora (p. 6).
A tutti coloro che seguono la letteratura contemporanea italiana non suonerà nuovo il nome di Paolo Giordano, scrittore e fisico torinese che nel 2008 vinse gli ambiti Premi Strega e Campiello opera prima con il suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008), e dal quale nel 2010 il regista Saverio Costanzo trasse un bellissimo film.
Da allora Paolo Giordano ha scritto diversi altri libri e collaborato con quotidiani e giornali, e pochi giorni fa ha dato alle stampe un piccolo instant book intitolato Nel contagio edito da Einaudi nella collana Le Vele e distribuito in formato cartaceo nelle edicole in collaborazione con Il Corriere della sera e in e-book (sarà disponibile nelle librerie alla fine di questo periodo di lockdown).
Nel contagio, come ha dichiarato il suo autore, costituisce un insieme di riflessioni, fissa «alcuni pensieri su ciò che sta accadendo [...]. Provare a farlo è il solo contributo che posso offrire in questa emergenza».

"Come un libro aperto": al cuore pulsante della letteratura con le interviste di Miriam Tritto

Come un libro aperto
Illustrazioni e testi di Miriam Tritto
Hop!, 2019

€ 18,00

Dopo la riuscita serie “Per aspera ad astra”, dedicata alle vite di donne straordinarie che sono riuscite a superare ogni difficoltà per conquistare il proprio posto nel mondo, è tempo per le edizioni Hop! di una nuova avventura: la collana “20”, inaugurata con Amore mio illuminato (già recensito qui), procede con un volume che ci porta nel cuore della letteratura moderna e contemporanea, grazie alla prosa densa e al tratto puntuale di Miriam Tritto, che incontra e si confronta con venti autori da lei amati. La selezione dei personaggi è tutta soggettiva, sentimentale, così come la disposizione dei singoli interventi non segue un ordine logico-cronologico, ma emotivo, il filo di una ricerca esistenziale che, per i temi trattati, le questioni affrontate, può presto diventare universale. La narratrice, come rivela a Emily Dickinson nel primo dei dialoghi, viene “da lontano e da vicino. Compi[e] viaggi onirici nell’eterno” e questo le consente di avere accesso a frammenti di realtà altrimenti inaccessibili. Forse per questo gli scrittori la accolgono, si svelano davanti a lei, le regalano riflessioni adatte a ogni epoca.

sabato 28 marzo 2020

#CriticaLibera - la melodia del tempo di Antonio Tabucchi

Oggi è l'ultima domenica di luglio, disse lo Zoppo della Lotteria, la città è deserta, ci saranno almeno quaranta gradi all'ombra, suppongo che sia il giorno più indicato per incontrare persone che esistono soltanto nel ricordo, la sua anima, pardon, il suo Inconscio, avrà un gran daffare in un giorno come questo, le auguro una buona giornata ed una buona sorte. ("Requiem", p. 19)
In questi giorni di isolamento forzato continuo a leggere e rileggere Antonio Tabucchi. In parte perché asseconda un bisogno fisico di evasione: mi dà l'impressione - incredibilmente concreta - di andare con lui a Lisbona, a Berlino, in Sud America. Ma soprattutto mi infonde calma con la sua letteratura musicale, che ha il ritmo del fado, con le ripetizioni che sembrano cullare in una danza di parole.
E mentre mi lascio un po' dondolare vedo che la materia di cui è fatta la sua letteratura entra pian piano dentro, in un viaggio dalla sensazione al pensiero. 

Dopo il meraviglioso Sostiene Pereira ho letto Il tempo invecchia in fretta e Requiem, una raccolta di racconti e un romanzo che, sia tra di loro che con il libro capolavoro, si incrociano in numerosi punti. Il luogo principale di questo incontro è la riflessione sul tempo, un tema che mai come in questo periodo ci vede tutti attivi, inchiodati come siamo nell'attesa e in bilico tra il ricordo di ieri e l'aspettativa di domani. Mentre leggevo questi due libri Antonio Tabucchi sembrava però dirmi che questa condizione, senz'altro adesso esasperata, è propria di ogni momento della nostra esistenza. 
Anzi, è molto di più: è il nostro perimetro vitale, ciò che ci definisce come esseri umani. 

Il suo sguardo sulle cose, che a prima vista sembra incredibilmente delicato, quasi volasse aereo sulle superfici e sulle situazioni, ma poi diventa profondo e a tratti anche doloroso, mette in luce il nostro continuo tentativo di afferrare il tempo e di comprenderlo, dove "comprendere" significa letteralmente "prendere insieme".

venerdì 27 marzo 2020

New Grub Street: la mercificazione della letteratura nella Londra di fine Ottocento


New Grub Street
di George Gissing
Fazi Editore, nuova edizione marzo 2020

Traduzione di Chiara Vatteroni

pp. 574
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Ripubblichiamo questo approfondimento a cura di Debora Lambruschini, in occasione della recente nuova edizione di New Grub Street di George Gissing, da pochi giorni in libreria per Fazi Editore. Il romanzo era da molti anni fuori catalogo, disponibile solo il versione digitale. La nuova edizione del capolavoro di Gissing aggiunge quindi un tassello nella bibliografia di classici "riscoperti"o nuovamente disponibili in libreria in cui si collocano, tra gli altri, autori come Elizabeth Gaskell, Wilkie Collins, Thomas Hardy, George Eliot. 

La carriera letteraria di George Gissing, romanziere inglese del secondo Ottocento, è stata segnata già durante gli anni della sua attività da una serie di alti e bassi, in un altalenarsi di fallimenti e successi che lo hanno presto escluso dalle storie letterarie dell’epoca (e in quelle in cui compariva difficilmente era accostato ai grandi nomi della stagione vittoriana e tardo vittoriana) e che inesorabilmente ha visto finire l’autore nell’oblio dei tanti romanzieri dimenticati. Come spesso accade, la riscoperta di un autore si deve alla passione ostinata di studiosi che rimangono affascinati da quegli antenati che non sono riusciti ad emergere o che non hanno superato la prova del tempo, circondati da nomi più altisonanti in una tradizione letteraria affollatissima di cui finiamo ovviamente per conoscere solo una minima parte, ma che spesso cela piccoli tesori che vale la pena recuperare. Nel caso di Gissing l’interesse che ha investito il personaggio e la sua opera è storia recente quando, negli ’70 del Novecento, un professore francese affascinato dal personaggio decise di raccogliere scritti vari e lettere, molti dei quali inediti o non più in commercio da molto tempo. Ne è nata una felice riscoperta, soprattutto nei paesi anglofoni, di un autore prolifero e attento osservatore della società contemporanea e delle sue contraddizioni che oggi viene ricordato soprattutto per due romanzi considerati esemplari della sua scrittura quali New Grub Street e The Odd Woman. Purtroppo la fortuna di Gissing in Italia è andata scemando, poche opere sono state tradotte e molte di queste sono nel tempo uscite dal mercato, curiosamente non esiste traduzione di The Odd Woman, mentre New Grub Street si trova ormai solo in formato ebook (edito da Fazi editori); chissà che quindi qualche editore non accetti la sfida di ridare mercato ad un autore il cui punto di vista -condivisibile o meno- sulla società inglese di fine Ottocento ha ancora oggi un potenziale interessante.

Il nemico indomabile: vita e morte nell’outback australiano di Jane Harper


L’uomo perduto
di Jane Harper
traduzione di Claudia Valentini
Bompiani, 2020

pp. 432
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Facendo correre le dita sulla pietra liscia si riusciva a cogliere una parte della data incisa sulla lapide. Uno, otto e nove, 1890 e qualcosa, forse. Solo tre parole si leggevano ancora. Erano state scolpite in basso, in un punto riparato dagli elementi. O forse erano state incise più in profondità fin dall’inizio; un messaggio ritenuto più importante della persona. Si leggeva:

che si smarrì. (p. 7) 
Sin dalle prime pagine, due sensazioni si stagliano ben concrete davanti agli occhi del lettore: la prima è che ci ritroviamo davanti un thriller ben costruito, la seconda è che avremo a che fare con un personaggio “occulto” che, dall’inizio alla fine, accompagnerà le sorti della famiglia Bright.

giovedì 26 marzo 2020

"Io e te": un potente romanzo di formazione che vale la pena di riscoprire anche in forma di audiolibro

Io e te
di Niccolò Ammaniti
Letto da Sergio Albelli
Regia di Flavia Gentili
Emons audiolibri, 2018

Tempo di ascolto: 2h 32m
€ 14,90 (cd)
€ 8,94 (file mp3)

Le cose, una volta pensate, che bisogno c'è di dirle?
Il mio primo approccio con Niccolò Ammaniti lo ricordo benissimo. Andavo alle scuole medie (forse in seconda) e la prof di italiano ci fece vedere in classe un film entrato di diritto nella mia personalissima top ten: Io non ho paura (2003).
La pellicola aveva la regia di Gabriele Salvatores ed era basata sull'omonimo romanzo dello scrittore romano (Einaudi, 2001), che lessi avidamente appena dopo aver amato ogni singolo fotogramma del film.
Da allora Niccolò Ammaniti è divenuto uno dei miei autori italiani contemporanei preferiti, tanto da spingermi a leggere ogni suo romanzo. Ovviamente non amo tutti i suoi scritti allo stesso modo, ma tra quelli che mi hanno conquistata c'è stato sicuramente Io e te (Einaudi, 2010).
Appena saputo che la Emons ne aveva fatto un audiolibro letto dall'attore toscano Sergio Albelli mi sono fatta prendere dalla frenesia di ascoltarlo, e le aspettative non sono state deluse.
«Lorenzo tu sei come le piante grasse, cresci senza disturbare, ti basta un goccio d'acqua e un po' di luce».