sabato 20 ottobre 2018

#IlSalotto - «A volte una bella prosa ti consola quando la vita fa schifo»: intervista a Luca Bianchini

Foto di ©Luca Triesce, 2018
Da pochi giorni è arrivato in libreria il nuovo romanzo di Luca Bianchini, So che un giorno tornerai (Mondadori), e l'ho recensito qui: una storia d'amore intrecciata a un romanzo famigliare che parla delle nostre passioni e delle nostre mancanze, di rimpianti e rimorsi, della difficoltà di diventare genitori ed esserlo appieno. Nella Trieste degli anni Sessanta, una madre giovanissima si trova a fare i conti con la propria figlia indesiderata e con l'abbandono del suo amante: accettare la maternità e rinunciare all'amore, o ricominciare daccapo, a costo di abbandonare la figlioletta Emma? Nessuna strada è per sempre, ma ogni percorso richiede dedizione e il coraggio di non voltarsi indietro e scommettere sul futuro... 
Ancora commossa dalle pagine di questo nuovo romanzo, in grado di divertire e turbare al tempo stesso, ma sempre con piacevolezza, ho pensato di fare qualche domanda a Luca Bianchini.

Raccontare il rifiuto della maternità non è mai semplice, specialmente in un paese come l’Italia, dove la figura materna viene subito associata alla protezione e a un abbraccio accogliente. Come è nato il tuo desiderio di creare una protagonista come Angela? 
Dalla realtà, perché questa storia è ispirata alla verità, e a raccontarmela è stata proprio la figlia «abbandonata» o meglio lasciata in custodia ai nonni e agli zii. Mi sono chiesto: cosa succede nella testa di una ragazza che compie un gesto simile? Un uomo che ti lascia può provocare una cosa simile? Così ho cercato di immaginarla… senza né giudicarla né demolirla. Semplicemente ho provato a entrare nella sua testa e nel suo cuore. 

Anche la paternità in questo romanzo viene messa in discussione: il padre naturale di Emma, Pasquale, fugge prima della nascita della figlia, solo perché lei è femmina; il possibile padre adottivo, Ferruccio, è più volte restio a legare con la ragazza. Qual è il tuo ideale di padre? 
Il padre per me è un albero: rassicurante, fermo, presente, che ti mette al riparo, che ti regala un fiore. Un padre non deve fare troppo, per me. Deve restare lì come un albero: sapere che se hai bisogno c’è. Purtroppo sono pochi i padri alberi… spesso sono fuscelli che si muovono con il vento.

#CritiCOMICS - Anche se il mare sembra parlarti, le risposte in realtà sono già dentro di te

Stella di mare
di Giulio Macaione
Bao Publishing, 2018

pp. 176
€ 18,00 




Stefano ha 24 anni e ha lasciato l’università. Trascorre le sue giornate invertendo la notte con il giorno, dormendo fino a mezzogiorno e girovagando sul lungomare di Cefalù fino alle prime luci dell’alba. Sta vivendo una fase di inattività in cui niente riesce a stimolarlo e accenderlo. Solo Marina, una ragazza del nord sfuggente che si materializza solo d’estate, lo tiene in vita durante i mesi invernali: gli spedisce cartoline raccontandogli le sue giornate, ma lui non riesce a contattarla in nessun altro modo. Né su Facebook, né per telefono. Marina è come una sirena che appare e scompare e che trasforma l’esistenza di Stefano in una lunga e infinita attesa che solo il mare sembra capire, con le sue onde e il rumore che a ogni spruzzo gli ricorda il viso della sua personale creatura mitologica.

venerdì 19 ottobre 2018

Il piccolo mondo del Portello ne "La guerra di don Piero"

La guerra di don Piero
di Renato Costa
Ciesse Edizioni, 2016

pp. 357
€ 16,00 (cartaceo)




A un tiro di schioppo dalle piazze di Padova coi loro palazzi nobiliari, i negozi colmi di mercanzie, il sontuoso caffè Pedrocchi e il saccente Palazzo universitario del Bo, il Portello era tutta altra cosa. Chi da secoli veniva da Venezia, fossero i signori saliti sul Burchiello di Piazza San Marco o le merci spinte sulle chiatte lungo il Brenta, entrava in città da lì. (p. 14)
Padova a cavallo di inizio secolo è un calderone di cambiamenti. In particolare il quartiere del Portello, il grumo di case cresciuto intorno al porto fluviale che consentiva l'accesso in città per chi arrivava da Venezia, è vivace e borbottante. A poca distanza dai signorili palazzi e dal caffè Pedrocchi, l'umanità più varia fatta di mercanti, osti e prostitute vive come in una città a parte. In questo sobborgo comincia la storia di Piero, figlio di Libero Raffaello, socialista mantovano, e di Nina, vera portellana devota a Dio e ai poveri che brulicano nel malfamato quartiere. Piero esce come perfetto miscuglio dei geni migliori dei genitori: intelligente, religioso, attento alle temperature e ai sentimenti politici dell'epoca che oscillano tra l'amor regio e la rivolta proletaria. Entra in seminario e diventa prete. Ma incombono gli anni della Grande Guerra e come caporale/barelliere prima e cappellano militare poi, Don Piero saprà mettere a frutto tutto quello imparato nel cuore pulsante di Padova. Con un occhio sempre rivolto a Sant'Antonio e uno a salvare le sue pecorelle in prima linea, là dove mormora il Piave.

Jhumpa Lahiri e la sua opera in italiano: "Dove mi trovo"


Dove mi trovo
di Jhumpa Lahiri
Guanda, 2018

pp. 163
€ 15, 00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Dove mi trovo è il primo romanzo che Jhumpa Lahiri scrive direttamente in italiano. L’autrice, che è nata a Londra da genitori bengalesi, vive tra New York e Roma e ha vinto il premio Pulitzer nel 1999 con L’interprete dei malanni, pubblicato in Italia nel 2000. Dunque, perché la scelta dell'italiano? Jhumpa Lahiri, durante un incontro a Milano per la rassegna "Tempo delle donne", ha dichiarato che per lei scrivere in italiano “è stato un passo ardito” caratterizzato da una libertà espressiva che l’autrice ha voluto sperimentare, proprio scrivendo in una lingua che non è la sua lingua natia: 
“Io vengo da fuori, ho osato, ho scritto in una lingua l’italiano che ho imparato da adulta, una scelta forte e anche un po’ folle. È una scelta che permette di sperimentare, mi allontano da una base linguistica familiare e vengo a trovare l’italiano, come un arrivo, un approdo che devo raggiungere ogni volta che scrivo in questa lingua che non è la mia. E allora non esistono più le distanze, quello che importa è che la lingua entri nel cuore del lettore. Per me scrivere in italiano è come un tuffo, è un piacere, ma c’è anche il pericolo: non è il mio elemento naturale”.

giovedì 18 ottobre 2018

Da SAMO© a Radiant Child: Paolo Parisi illustra la vita di Jean-Michel Basquiat, "ARTISTA"

Basquiat. Graphic biography
di Paolo Parisi
Centauria, 2018

pp. 128
€ 19,90 (cartaceo)



Jean-Michel Basquiat: New York, 22 dicembre 1960 – 12 agosto 1988. Uno di quei casi per i quali la massima ars longa, vita brevis va intesa in senso letterale. Figlio di immigrati haitiani, indole ribelle e talento precocissimo, l’artista che fin dagli esordi fa scomodare riferimenti a Cy Twombly e Jean Dubuffet ha vagabondato, suonato, disegnato, dipinto e finanche recitato se stesso, passando dai margini al centro della scena americana (e poi mondiale) con tutta la rapidità e la violenza che caratterizza certi exploit fatti di clamore, pericolo e autodistruzione. Una biografia compressa, che in nemmeno tre decenni trasforma l’avventura urbana targata SAMO© (portata avanti con il sodale Al Diaz) in quella delle gallerie patinate, habitat ideale di speculatori e creatori di fenomeni ad hoc. Da perfetto sconosciuto a Radiant Child, secondo la definizione del 1981 del critico di “Artforum” Rene Ricard; una definizione che gli sarà fatale, inizio di un’ascesa vertiginosa fino alle vette di un Olimpo occupato da “chi conta” e “chi ce l’ha fatta” ma che, di mostra in mostra e in pochissimo tempo, ne minerà irrimediabilmente il già instabile equilibrio. A questa figura così emblematica della scena artistica di fine Novecento, Paolo Parisi ha dedicato una biografia illustrata appena pubblicata da Centauria: e si intitola semplicemente Basquiat, con la stessa ovvietà con cui sulla lapide dell’ancora giovane Jean-Michel campeggia da trent’anni, e solitaria, la parola ARTISTA.

Le donne come termometro della società: "Figlie di una nuova era" di Carmen Korn

Figlie di una nuova era
di Carmen Korn
Fazi Editore, 2018

Traduzione di Manuela Francescon e Stefano Jorio

pp. 500
€ 17,50 (cartaceo)

Avevano accompagnato al treno figli, mariti e fratelli, dopo averli provvisti di uova sode, pane imburrato e ravanelli per il viaggio, il viaggio che li avrebbe portati al fronte.Potevano solo sperare di vederli tornare sani almeno nel corpo, perché per lo spirito non c'erano speranze. Appartenevano a una generazione dannata, che aveva sopportato ben due guerre mondiali. Dopo la prima si erano riempiti di buoni propositi, ma non erano riusciti a evitarne una seconda.
I nati del 1900, quelli che hanno compiuto gli anni di pari passo al secolo che avanzava, hanno vissuto l'orrore di due conflitti mondiali. Le donne, in particolar modo, si sono viste sottrarre padri, mariti, figli. Se anche sono state fortunate durante la prima carneficina, la seconda non ha risparmiato loro sofferenze. Le donne tedesche hanno poi dovuto patire le umilianti condizioni dopo la prima sconfitta, la nascita di un regime che suscita ancora orrore, e una seconda guerra che ha raso al suolo città, appartenenza e orgoglio nazionale. Figlie di una nuova, primo romanzo di una trilogia a firma della giornalista Carmen Korn, osserva nel dettaglio le vite di una manciata di uomini e donne di Amburgo nell'arco temporale tra la fine della Prima Guerra Mondiale e il 1948. Dalla miseria del post conflitto, alla repubblica di Weimar, l'inflazione, il sorgere e il culmine del terzo Reich, ogni evento della storia tedesca viene osservato da diversi punti di vista, umani e socio culturali, a comporre il quadro di un cinquantennio che ha distrutto e plasmato l'interno continente.
«Conosco una dottoressa che ha appena avuto il secondo figlio e continua  a lavorare alla clinica universitaria. Io dico sempre alle mie allieve che non devono rinunciare al lavoro per i figli. Noi donne dobbiamo avere scelta, ma dobbiamo anche avere la possibilità di fare tutte e due le cose».

mercoledì 17 ottobre 2018

CritiCINEMA - Don't worry, be Callahan

Don't worry
di John Callahan
Garzanti, 2018
trad. Giuseppe Maugeri

pp. 256
€ 18,60



Io lo so che è fastidioso sentir dire “Era meglio il libro”. Un luogo comune fondato sulla sproporzione immaginifica fra le infinite possibilità di una descrizione e la sua traduzione, una delle possibili, necessariamente univoca - tanto palese quanto snob se pronunciato a una cena a casa di amici.
E pensare che stavolta, fra un memoir autobiografico del fumettista statunitense John Callahan e un film di Gus Van Sant con Joaquin Phoenix, almeno sulla carta, non c'era partita, mi ripetevo.
Gust Van Sant, il genio di Elephant, mago della cinepresa, il regista per il quale anche i cinephile di Cannes avevano derogato al regolamento assegnando, per la prima volta e in maniera straordinaria, sia la Palma d'oro che il Premio per la miglior regia nella stessa edizione del Festival, nel 2003.
E dell'ottimo Phoenix, cosa citare? L'interpretazione di Johnny Cash in Walk the line, il commovente cuore solitario innamorato di Her?

E se sotto i nostri piedi si nascondesse l'opportunità di ricominciare a sognare? Il romanzo corale di Jennifer Haigh, "L'America sottosopra"

L'America sottosopra
di Jennifer Haigh
Bollati Boringhieri, ottobre 2018

Traduzione di Mariagiulia Castagnone Prati
pp. 507
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,00 (ebook)


La Pennsylvania rurale non è un luogo che affascina la gente, almeno di solito. Ma ciclicamente, periodicamente, le sue viscere suscitano l'interesse generale. Forate, spogliate, messe a fuoco, costituiscono un'offerta votiva ai bisogni della collettività. (p. 21)
Un maledetto lavoro in una prigione mentre tua moglie e tua figlia vivono in un prefabbricato poco più grande di una roulotte; la lotta quotidiana per far affermare l'allevamento e la coltivazione biologici in una comunità tanto ancorata alla tradizione da additare con stupore la tua compagna, pur sapendo da anni che sei omosessuale; la difficoltà a rifarti una vita dopo la morte di tuo marito, dopo che hai faticato ad affermarti come pastore donna; la desolazione, attorno, di una cittadina come Bakerton, che per anni è stata sfruttata come giacimento minerario e poi è stata abbandonata. Non è desolazione, questa? Se tu fossi messo come loro, non ti lasceresti affascinare dalla proposta della Dark Elephant, che un bel giorno sguinzaglia i suoi agenti immobiliari sul territorio con una proposta del genere: «Non dovete fare niente - dice con un sorriso da bravo nipote. Firmate i documenti e aspettate che vi arrivi l'assegno»
Forse, se a braccare gli abitanti di Bakerton non ci fossero da anni la miseria e la sensazione di aver perso l'opportunità per realizzarsi, qualcuno leggerebbe meglio le condizioni quasi illeggibili in calce al contratto... E invece... Non tutti, ma in molti firmano senza riflettere, addirittura a volte senza consultare il coniuge, ingenuamente convinti che quella sarebbe stata la svolta. 

martedì 16 ottobre 2018

#LectorInFabula - Se Barney Stinson inizia a scrivere libri per l'infanzia, la magia esiste davvero!

La BandaCadabra
di Neil Patrick Harris & Alec Azam
Editrice il Castoro, 2018

Traduzione di Maria Laura Capobianco
Illustrazioni di Lissy Marlin
Illustrazioni Impariamo a... di Kyle Hilton

pp. 272
€ 13,50



Alla voce trasformismo sul dizionario si troverà la seguente definizione: Neil Patrick Harris. L’artista americano è infatti attore, ballerino, abilissimo prestigiatore (è stato presidente dall’Accademy of Magical Arts dal 2011 al 2014), presentatore e comico. È passato alla storia per il Barney Stinson di How Met Your Mother, ma ultimamente è salito alla ribalta per aver interpretato il Conte Olaf nella serie Netflix Una serie di sfortunati eventi tratta dai libri di Lemony Snicket. Un performer impeccabile, sempre brillante, attivo socialmente (da anni si batte in difesa della comunità LGBT di cui è orgoglioso membro) che, chi segue sui social sa, non dimentica mai il ruolo di padre amorevole dei suoi due figli Gideon e Harper.

Una grande capitale europea fino alla Grande Guerra: la Napoli Belle Époque di Francesco Barbagallo

Napoli, Belle Époque. 1885-1915
di Francesco Barbagallo
Laterza, 2015 (prima edizione)
Economica Laterza, 2018

pp. 196
€ 11,00 (cartaceo)


«Fino alla Grande Guerra Napoli è ancora una capitale europea. Dopo non lo sarà più». Si chiude con queste parole Napoli, Belle Époque, lo studio di Francesco Barbagallo dedicato alla città partenopea nel periodo che va dal 1885 al 1915. Ed è una sentenza evidentemente categorica, che traccia una linea netta di separazione tra un prima e un dopo nell’evoluzione di quella che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, aveva tutte le caratteristiche della metropoli moderna. Il volume, pubblicato da Laterza una prima volta nel 2015 e ora ristampato nella collana Economica, aiuta proprio a scoprire in che cosa consistesse questa modernità, e a comprendere come mai, per certi versi, la città più rappresentativa del Sud non abbia avuto nulla da invidiare addirittura alla stessa Parigi.

lunedì 15 ottobre 2018

«Angela era come Trieste. Diversa e sempre inimitabile»: una nuova, imprevedibile protagonista per Luca Bianchini

So che un giorno tornerai
di Luca Bianchini
Mondadori, 2018

pp. 264
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Volevo dimenticarla, ma i figli non li dimentichi. Anche quando pensi di esserci riuscito ti appaiono all'improvviso, o li incontri tra la gente, o se vedi una ragazzina pensi che abbia la stessa età della tua.
Nella Trieste degli anni Sessanta, per la diciannovenne Angela sta per soffiare una bora diversa, nuova e imprevedibile. A lei la bora è sempre piaciuta, «perché ti fa capire che tutto può ancora succedere», ma scopre presto che a volte quel che porta è pieno di responsabilità: Angela è incinta, e il padre del bambino, Pasquale, per lei era semplicemente l'amante conturbante che aveva conosciuto sul mercato di Trieste, lui con il suo accento calabrese e il sogno di diffondere i jeans nel Nord Italia. Pasquale è per Angela la passione, ma anche l'illusione: alla notizia della gravidanza, Pasquale abbandona la ragazza e torna dalla moglie. Ma non bastano i chilometri ad allontanare l'amore, perché Angela si strugge per la nascita di questa piccolina indesiderata, Emma; se solo fosse stata Giorgio, Pasquale non se ne sarebbe andato! Lo aveva detto lui, che avrebbe lasciato la moglie per un maschio. Invece, Angela resta con la sua piccola, nella sua grande famiglia dei Pipan, dove suo padre, sua madre e i suoi fratelli fin da subito hanno iniziato a prendersi cura di Emma, molto più di Angela: «La cresceremo forte come una guerriera perché siamo triestini e la vita non è mai stata facile per noi».

Ultime notizie da Bellano: il "Sindacone" di Andrea Vitali

Gli ultimi passi del Sindacone
di Andrea Vitali
Garzanti, 2018

pp. 239
€ 18,60 (cartaceo)



Il sindaco Fumagalli era un uomo pingue. Obesità androide, il grasso ce l'aveva tutto attorno all'addome. Era alto poco più di un metro e sessanta e poggiava su gambe corte e sode che terminavano in un paio di piedi piccoli e soprattutto diversi uno dall'altro. [...] Il soprannome di Sindacone gli era stato affibbiato quasi subito dopo le elezioni. Non aveva niente dispregiativo, anzi, sulla bocca di alcuni tendeva ad assumere una sfumatura affettuosa. Quando il Fumagalli ne era venuto a conoscenza non aveva fatto altro che scrollare le spalle. [...] Se madre natura l'aveva fatto così, una ragione doveva esserci. (pp. 14, 17)

Uomo dal carattere mite e lo spirito pragmatico, il sindaco di Bellano è, per "l'onestà e la trasparenza" (p. 40), generalmente benvoluto dai concittadini, come dai membri della giunta comunale, non fosse per la misteriosa e recente tendenza a convocare gli assessori negli orari e nei momenti più improbabili, per riunioni pretestuose e insolitamente frequenti. Una di queste, forse la più sgradita, ha luogo la sera della Vigilia di Natale.

domenica 14 ottobre 2018

Fare il giro del mondo con un tessuto: "Wax & Co." di Anne Grosfilley

Wax & Co.
Antologia dei tessuti stampati d’Africa

di Anne Grosfilley
A cura di Francina Chiara
Traduzione italiana dal francese di Flore Giordanengo
L’ippocampo, 2018

pp. 262
€ 39,90 (cartaceo)



Chi non conosce il wax, almeno di vista? Chiamati a farlo, saremmo tutti capaci di distinguere a colpo d’occhio questo particolare tessuto anche tra rotoli e rotoli di altre stoffe. Colorato, stampato, carico di brio, il wax ci parla d’Africa in ogni motivo, sfumatura e accostamento cromatico. Eppure, per quanto ci sembri di averlo inquadrato, ciò che ne sappiamo in termini di origine, storia e valore è ancora relativamente poco. Un deficit dovuto a una serie di inconsapevoli pregiudizi e di credenze entrate nel senso comune, e legato a multiplo nodo a una certa idea d’Africa che spesso viene veicolata, o peggio (s)venduta, sul mercato della percezione collettiva. Per chi volesse approfondire l'argomento, la casa editrice L’ippocampo ha appena pubblicato un bellissimo volume che già dal titolo – Wax & Co. – mette in crisi ogni sua comoda versione monolitica, dal momento che questa Antologia dei tessuti stampati d’Africa è l’esatto contrario di un gratificante campionario a scopo commerciale. Il libro di Anne Grosfilley si configura difatti come un albero genealogico, uno studio teso a rivelare l’origine “plurale” e l’evoluzione avvincente di quelle che si farebbe presto a catalogare come pezze colorate, espressione del genius loci del continente nero. Soprattutto perché il dna del wax non è affatto “indigeno”, dal momento che la sua origine, databile alla metà del 1800, non coinvolge solo l’Africa, ma anche l’Europa e l’Asia. E non da ultimo perché la sua sopravvivenza non può prescindere dall’andamento degli equilibri mondiali, in un sincretismo che mette insieme sistemi tanto culturali quanto economici.

#CritiCOMICS - "Il guardiano della diga" è un capolavoro fatto di luce e ombra

Il guardiano della diga
di Dice Tsutsumi e Robert Kondo 
Bao Publishing, 2018

pp. 160
18,00€


Parlare de Il guardiano della diga di Dice Tsutsumi e Robert Kondo, uscito in una preziosa e bellissima edizione Bao Publishing, è davvero molto semplice. Già, perché la vicenda con protagonista il piccolo maiale custode della diga che garantisce la pace e la prosperità alla città della valle dell'Aurora è una storia intima, dolce e struggente, raccontata con la sapienza e la delicatezza dei maestri antichi. Una storia a fumetti che miscela colpi di scena a momenti più rilassati, piccoli giochi di bambini sino a colossali avventure degne di grandi eroi senza macchia. Questo è solo il primo volume, ma la sensazione che si ha quando lo si finisce e la voglia, l'assoluta voglia di prendere in mano il secondo capitolo.

sabato 13 ottobre 2018

#CriticaNera - La doppia madre: il nuovo e appassionante thriller di Michel Bussi

La doppia madre
di Michel Bussi
Edizioni e/o, 2018 (collana Dal Mondo)

pp. 368
€ 17 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)

Nonostante i cattivi, è sempre meglio puntare sulla bontà, perché alla fine è quella che vince (p. 123).
Quando ho scoperto che lo scrittore francese Michel Bussi aveva scritto un nuovo romanzo mi sono lasciata travolgere dalla curiosità e non ho potuto fare a meno di leggerlo; infatti, dopo il brillante esordio con Ninfee nere (del quale CriticaLetteraria si è occupata qui), uscito in Italia nel 2016 Bussi è divenuto l'autore francese di gialli più venduto oltralpe, pubblicando dal 2006 a oggi ben dodici romanzi.
La doppia madre (edizioni e/o, 2018) è un thriller ambientato nel 2015 nella città di Le Havre, importante porto commerciale francese sulla costa della Manica (pare che Bussi, professore di Geografia all'Università di Rouen, si diverta a scegliere sempre dei luoghi particolari nei quali collocare le sue storie). Il libro ha per protagonista Malone, un bambino di poco più di tre anni convinto che la donna con la quale è cresciuto non sia in realtà la sua vera madre, arrivando a insinuare questo dubbio anche nello psicologo scolastico di origine romena (Vasil Dragonman) che segue il suo caso.

#CritiCOMICS - Un'ottima storia sci-fi splendidamente disegnata: "Federal Bureau of Physics"


Federal Bureau of Physics
di Simon Oliver, Robbi Rodriguez, Rico Renzi, Alberto Ponticelli, Nathan Fox
RW Lion, 2014-2016

Traduzione italiana di Susanna Raule

4 volumi
€ 13,95, € 12,95, € 11,95, € 10,95



FBP è un fumetto fantascientifico e, come per tutte le opere di questo genere, è necessario padroneggiare le premesse per potersi gustare appieno la storia. Le basi qui sono solide, tanto che nei credits si ringrazia il Dottor Massimo Sandal "per la consulenza nella traduzione dei concetti scientifici". È però vero che buona parte del fascino di questo tipo di racconti sta proprio nella loro iniziale indecifrabilità. È questo sentimento di curiosità che coglie il lettore alle tavole iniziali del primo volume (Cambio di paradigma), quando può solo intuire cosa sta succedendo: sembra che in alcuni luoghi e per alcuni momenti le leggi della fisica cessino di funzionare. La gravità sparisce di colpo, il tempo cambia velocità. Ad arginare questi fenomeni interviene la Federal Bureau of Physics che, letteralmente, ripara il tessuto stesso dell'universo, con strumenti incredibili quali il collidore per il trasporto umano, che permette di attraversare la membrana spazio-temporale.

venerdì 12 ottobre 2018

Passare il Rubicone in un ipermercato: 26 gennaio 1994 di Antonio Gibelli

26 gennaio 1994
di Antonio Gibelli
Editori Laterza, 2018

pp. 258
€ 18



"L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà". Questo l'incipit di uno, bisogna dirlo, dei discorsi più famosi, ricordati e significativi della storia repubblicana italiana. Si tratta, ovviamente, di quello pronunciato da Silvio Berlusconi il 25 gennaio 1994 e poi trasmesso nei principali network televisivi il giorno successivo. Proprio di questo, proprio di quel 26 gennaio 1994, Antonio Gibelli analizza i retroscena e i preparativi, in un volume targato Laterza Editori che non abbiamo timore nel definire fondamentale per chi, come noi, è interessato a capire non soltanto la politica italiana ma anche la storia del costume.

«Forse è impossibile catturare l'amore in una definizione; forse lo si può catturare soltanto in una storia»: "L'unica storia" di Julian Barnes

L'unica storia
di Julian Barnes
Einaudi, 2018

pp. 237
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ciascuno ha la propria storia d'amore. Anche se è stata un fallimento, anche se si è ormai spenta, o non è mai riuscita a partire, o se fin dal principio era tutta e solo mentale, questo non la rende meno vera. È l'unica storia. 
Prendiamo un campo da tennis, un ragazzo ubbidiente di belle speranze, una madre di famiglia ancora molto avvenente ma trascurata dal marito; lasciamo che il ragazzo e la donna si incontrino, che i loro sguardi si incrocino e che i loro caratteri si mostrino sul campo da gioco, in un'estate come tante altre. In men che non si dica, tra i due nasce un rapporto che ricorda Il laureato e che ci fa pensare alla colonna sonora di Simon & Garfunkel. Ma tra Paul e Susan - questi i nomi dei protagonisti - c'è qualcosa di più di una passione estiva e di un'iniziazione sessuale alla Mrs. Robinson: diventano l'uno per l'altra l'unica storia, quella che ci si porta dietro per tutta la vita, metro di paragone per gli amori futuri, sconvolgimento interiore e reciproca influenza: 
Il primo amore segna una vita per sempre: almeno questo negli anni l'ho imparato. Magari non supererà gli amori successivi, ma la sua esistenza li condizionerà lo stesso. Potrà costituire un modello ideale o un controesempio. Potrà offuscare gli amori successivi; ma potrà, al contrario, anche facilitarli, favorirli. Anche se, qualche volta, cauterizza il cuore e chiunque si avvicini dopo non troverà altro che tessuto cicatriziale. "Ci ha uniti la sorte". Personalmente non credo nel destino; forse l'ho già detto. Ma oggi credo che quando due amanti si incontrano, l'accumulo di pre(i)storia è tale da rendere possibili solo alcuni esiti e non altri. Mentre gli amanti si convincono che il mondo stia subendo una rivoluzione e che le possibilità siano al tempo stesso nuove e infinite. Il primo amore si scrive invariabilmente in una inesorabile prima persona. Come potrebbe essere altrimenti? Nonché in un inesorabile indicativo presente. Ci vuole tempo per rendersi conto che esistono altre persone e altri tempi verbali.
La prima parte del romanzo è incentrata sulla passione della scoperta, sul reciproco adattarsi all'altro, ritagliandosi momenti tutti per sé, a costo di correre il rischio di essere osservati e criticati dalla società, dalla famiglia di Paul, dal marito di Susan, che chiama "cicisbeo" quel ragazzo diciannovenne che si è infilato nelle loro vite e sul loro divano, con la scusa di dare passaggi in macchina a Susan e di avere con lei una affinità elettiva. Intanto, i due hanno modo di conoscersi, di viversi: ognuno di loro sarebbe stato diverso senza l'altro («Gli aveva insegnato le virtù dell'impulsività, ma anche i suoi rischi. E così Paul si era ritrovato prudentemente generoso e cautamente impulsivo»). 

giovedì 11 ottobre 2018

#IlSalotto - «Se ci vivi, Napoli può essere davvero buia...»: alla scoperta di "Napoli mon Amour" di Alessio Forgione


Alessio Forgione, con “Napoli mon amour” uscito il 20 settembre, è il secondo esordiente della collana “Gli innocenti” di NN Editore, dopo Camurri con “A misura d’uomo”.
Alessio è un giovane scrittore, cresciuto a Napoli, ora vive a Londra dove lavora in un pub. Un ragazzo timido, che si è raccontato in un incontro con alcuni blogger che si tenuto qualche sera fa a Milano.
Amoresano, il protagonista del romanzo, dopo due lauree e un lavoro in marina grazie al quale ha viaggiato per sei anni, ritorna a Napoli, la sua città natale. Le giornate trascorrono tutte uguali, senza fare nulla e spesso in compagnia del suo amico Russo. A un certo punto sembra che ci siano una svolta, un incontro, un amore: Nina e appare la speranza o meglio l’illusione di una vita diversa. Tuttavia la mancanza di soldi, la consapevolezza che nulla in fondo cambierà, portano Amoresano ad andarsene nuovamente da Napoli, dall’Italia e così gli ultimi soldi vengo spesi per un viaggio in Inghilterra.
Ho molto apprezzato l’approccio di Alessio durante l’incontro, un ragazzo umile che si è messo a nudo e che, nonostante un inizio all'insegna della timidezza, si è lasciato man mano andare raccontando il suo mondo, le sue speranze, la sua vita, il suo essere un ragazzo che lavora, fa sacrifici e che, incredulo, ha pubblicato un libro, realizzando un sogno che sembrava realmente un'utopia.

#PagineCritiche - Come parlare in modo semplice di qualcosa di complesso. Stefano Jossa, "La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana"

La più bella del mondo.
Perché amare la lingua italiana
di Stefano Jossa
Einaudi, 2018

pp. 194
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)





Italiani popolo di santi, poeti e navigatori, Italiani brava gente, amanti del bel canto e grandi esperti di calcio, che hanno la cucina migliore al mondo, che vivono in un paradiso traboccante di arte e storia, che parlano una lingua dalla dolcezza e dalla musicalità impareggiabile.
L’avrete capito, siamo nel campo degli stereotipi, delle definizioni preconfezionate e prive di senso proprio perché frutto di generalizzazioni sciocche e acritiche, generate da un non ben definito sentimento di orgoglio nazionale.
Definire quindi la lingua italiana “la più bella del mondo” sarebbe quindi una leggerezza, un’affermazione superficiale e vacua, al pari delle frasi elencate in apertura o delle enunciazioni retoriche che vedono protagonista qualsivoglia categoria che possa rappresentarci come nazione, dagli Alpini alla pizza, dalla Serie A alle scarpe eleganti. insomma, il trionfo dell’autocelebrazione.

A meno che.