lunedì 17 giugno 2019

Perché la vicenda era stata tanto spaventosa? - Tu lo comprenderai facilmente: "Giro di vite" di Henry James

Giro di vite
di Henry James
Einaudi, 2014

Traduzione di Fausta Cialente
1^ edizione in lingua originale: 1898

pp. 180
€ 9 (cartaceo)
€ 0,99 (ebook)


Se state cercando una storia di fantasmi, Giro di vite è un romanzo breve perfetto, paradigmatico del genere gotico: riunitisi attorno al fuoco la sera della Vigilia di Natale, alcuni amici si raccontano storie di paura. Quando viene il suo turno, Douglas promette di suscitare l'inquietudine di tutti leggendo il manoscritto giuntogli da una donna morta vent'anni prima. E così ci immergiamo nel racconto in prima persona di lei, un racconto mosso dalle emozioni e dall'equilibrio spesso labile tra ciò che è razionale e ciò che è puro turbamento. 
Di professione istitutrice, la donna aveva accettato l'incarico di occuparsi di due bambini, Flora di otto anni e Miles di nove, nella grande (e tetra) casa sperduta di Bly, nell'Essex. La condizione era stata molto chiara fin da subito: lo zio, responsabile dei bambini, non sarebbe stato disturbato per nessuna ragione; all'istitutrice sarebbero quindi stati affidate piene responsabilità. 

Il Salotto - «Siamo tutte speciali, uniche e complete anche senza il vissero felici e contenti»: il sorriso consapevole di Chiara Moscardelli



Volevo essere una vedova
di Chiara Moscardelli
Einaudi Stile libero, 2019

pp. 216
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Il nuovo libro di Chiara Moscardelli è vita vera raccontata con un riso, talvolta amaro. La gatta morta del suo primo libro è cresciuta, non perché sian passati anni, ma in quanto Chiara ha acquisito una consapevolezza e una maturità personale che trapela in ogni pagina. 
Se prima la protagonista voleva trovare un uomo per sentirsi completa, ora riesce a trovare se stessa e un equilibrio personale, anche se con tanta fatica emotiva e con il supporto di uno psicoanalista.
Chiara affronta e racconta le sue difficoltà senza nascondersi, con l’ironia che la contraddistingue e con uno sguardo scanzonato sulle vicende che si trova a vivere in diversi contesti di vita.
L’ex gatta morta ha costruito il suo angolo di mondo ricco di amici, in una casa nuova e con la passione per la scrittura che le porta molte soddisfazioni.
“Volevo essere una vedova” è, a tutti gli effetti, un romanzo di formazione, di crescita sentimentale, emotiva e anche lavorativa.
Ma quale è stato il percorso di Chiara che le ha consentito di “crescere”? Abbiamo posto questa e altre domande direttamente alla scrittrice.

domenica 16 giugno 2019

Con addosso la divisa, non siamo né uomo né donna: siamo solo soldati. L'esordio narrativo di Debora Omassi, "Libera uscita".

Libera uscita
di Debora Omassi
Rizzoli, 14 maggio 2019

pp. 315
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


La caserma ci distrugge per poi rimontarci da capo. La vita fuori conta sì e no, dobbiamo vivere il dentro, abituarci all'acqua dolce di questo maledetto acquario, dimenticare noi stessi, e pure cosa sia la carne vera. (p. 175)
Barbara Gasser è una ventiquattrenne seducente, lavora come fotomodella, di tanto in tanto pubblica un racconto e vive a Milano con il fidanzato storico, Claudio, con cui sta da otto anni. Ha una vita come tante altre, o potremmo pensare anche più fortunata di altre, se pensiamo alla sua avvenenza e alle certezze sentimentali, se non fosse per un tormento che porta in sé e di cui non parla con nessuno: vorrebbe essere un uomo. E non si tratta di un modo di dire, ma di una vera e propria pulsione che avverte in sé fin da quando era piccola. Forse per questo, forse per cercare sé stessa prendendo una pausa da tutto, Barbara decide di arruolarsi nell'esercito. È una scelta estrema, di certo non così consapevole, ma quando la ragazza passa il concorso, anche la sua famiglia la loda: sembrava un'impresa impossibile, e invece ecco il risultato. Ora a Barbara non resta che salutare Claudio, riempire la sua borsa ed entrare in caserma. 

Crescere con parole "libere e folli": l'Ophelia di Charlotte Gingras

Ophelia
di Charlotte Gingras

Illustrazioni di Daniel Sylvestre

Giralangolo, 2019
pp. 260
€ 15,00

Titolo originale: Ophélie
Traduzione di Camilla Diez


Ophelia non è come i suoi compagni di classe, “trenta alunni di seconda liceo che si trascinavano a testa bassa come un gregge di pecore dirette al mattatoio” (p. 7). Ophelia si nasconde sotto spessi strati di abiti scuri, che le hanno attirato il soprannome di stracciona, e soprattutto dietro a una impenetrabile maschera di arroganza e aggressività. Conduce una vita da “gatto randagio”, sola con una madre fragile e poco presente, e passa le notti a vagabondare per le strade marchiando i muri con il suo simbolo, un piccolo cuore spezzato. Quindici anni, grande sensibilità e spirito pungente, la ragazzina non riesce a dimenticare un’esperienza traumatica del suo passato, che la condanna a un isolamento autoimposto: “la ragazza vestita di strati rimarrà sola per tutta la vita, con la sua paura e il suo disgusto” (p. 165).  Solo l’incontro momentaneo con Jeanne, una scrittrice in visita alla sua scuola, apre una breccia nella sua corazza: nelle parole della donna, la giovane si riconosce e a sua volta si sente compresa. Forse per questa affinità immediata, prima di andarsene, Jeanne le dona un quaderno blu notte, uno spazio bianco da riempire con tutto quello che le si agita dentro. Il romanzo di fatto coincide con il quaderno stesso, costituendo una sorta di opera ibrida, in cui alle parole che la protagonista rivolge alla donna lontana, nella forma di lettere che non intende spedire, si alternano schizzi, disegni, ritagli di giornale raccolti per un compito di scrapbooking, fotografie scattate al mondo circostante.

sabato 15 giugno 2019

"Cioccolata a colazione": vita segreta di una teenager americana degli anni Cinquanta

Cioccolata a colazione
di Pamela Moore
Mondadori, 2014

Traduzione di Francesca Mastruzzo
1^ edizione originale: 1956

pp. 265
€ 13,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)



La vita di una teenager è sempre complicata. Ribellione, rifiuto delle regole, ricerca di una propria identità e sfida al mondo dei genitori sono costanti di questi anni turbolenti. Nulla di tutto questo però è un'invenzione dei tempi moderni. Courtney Farrel è una ragazzina degli anni Cinquanta in America, figlia di un'attrice di Hollywood e di un pezzo grosso dell'editoria. Tra l'estroso stile di vita della madre e la solida affidabilità del padre, Courtney cerca la strada per la propria crescita. Tra feste e amanti discutibili, relazioni segrete e pulsioni omoerotiche, Cioccolata a colazione mostra uno spaccato della vita delle ragazze americane non più ingabbiate nel loro futuro ruolo di madre e moglie, ma ancora un passo indietro rispetto al movimento femminista. E con tutto il pathos e la drammaticità di cui solo una voce di adolescente si può ammantare, mostra quanta autodistruzione possa nascondersi negli scintillanti party e in quella che può a tutto diritto ammantarsi del titolo di Gioventù perduta.

#LectorInFabula - Un capolavoro in crisi di identità: La Gioconda di Davide Calì e Marianna Balducci in un libricino che racconta tutto ciò che è stato detto e ancora si dice di lei...

Dicono di me. La Gioconda
Testi di Davide Calì
Illustrazioni di Marianna Balducci
Hop Edizioni, 2019


pp. 40
€ 15,00 (cartaceo)



Ci sono molti modi per avvicinare i bambini e le bambine all’arte, anche quando i loro anni si contano sulle dita di una mano: un vero e proprio campionario di sistemi teorici e pedagogici variamente efficaci, creativi e applicabili (ora immersivi e performativi, ora positivamente “passivi” e chi più ne ha più ne metta). Di tutto un po’, insomma, purché dipinti, sculture e installazioni diventino familiari e desiderabili come un gioco piacevole da fare o una dimensione entusiasmante da frequentare. Poi, per quando i pargoli crescono e imparano a leggere e a scrivere, ci sono anche i libri: quelli più classici, eccellenti per supportare una memoria visiva in via di formazione ma talvolta privi di un quid che li renda gradevoli alla pari di una piattaforma multimediale interattiva o di un pomeriggio passato al museo tra disegni e colori, e quelli più innovativi, nati da un’idea originale che riesce a coniugare con furbizia l’esigenza didattica con quella più dichiaratamente spassosa. Per esempio: perché non presentare la Monna Lisa a un pubblico ultraminorenne come se si trattasse di una grande dama in crisi d’identità? E perché non dare una forma visiva a questo dilemma, illustrando così le peripezie di una delle opere più famose e dibattute al mondo con tavole a colori capaci di mettere insieme apprendimento e divertimento? Proprio questo è quello che hanno fatto Davide Calì e Marianna Balducci in Dicono di me. La Gioconda, appena pubblicato da Hop! Edizioni.

venerdì 14 giugno 2019

Qual è il posto nel nostro cuore dove lacrime e risate diventano sorelle in un’unica espressione di vita? Un libro di Alain Vigneau sul clown che c'è in ciascuno di noi

Clown Esencial.
L’arte di ridere di se stessi
di Alain Vigneau
Edizioni Spazio Interiore, 2019

Prefazione di Claudio Naranjo
Traduzione di Roberta Faggian

pp. 160
€ 15,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Lo rivela il nome stesso: la Clown Phobia altro non è che la paura dei clown, una patologia relativamente nuova e non poco debitrice di un certo romanzo di un affermato scrittore americano autore di bestseller (vale a dire It di Stephen King) e dunque del pervertimento malvagio di una figura altrimenti legata al gioco buffo, al divertimento ingenuo e all’arte circense. Ma niente panico: di Clown Phobia si può guarire, come di quasi ogni altra malattia. Anzi, se ne soffrite e non credete più nella variante positiva di questa maschera, pensate che invece proprio la figura del pagliaccio, lungi dal volervi arrecare danno, potrebbe addirittura venirvi in aiuto per curare ben altre ferite dell’anima, soprattutto quelle che vi sono state inflitte vostro malgrado nella più tenera infanzia e che ancora non si sono rimarginate nella vita adulta. Di più: un approccio “clownesco” alla vita potrebbe rivelarsi la chiave per affrontare con una nuova consapevolezza le vostre giornate, liberarvi da disturbi e dipendenze, essere più amorevoli e indulgenti con voi stessi e con gli altri. Parola di Alain Vigneau, autore di Clown Esencial, appena tradotto in Italia da Edizioni Spazio Interiore: un libro che guida alla scoperta del clown che c’è in noi e che conferma come l’umorismo sia una delle risorse più efficaci di cui l’essere umano possa mai disporre.

La vita a Venezia: "L'ultimo carnevale" di Paolo Malaguti

L'ultimo carnevale
di Paolo Malaguti
Solferino, 2019

pp. 328
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Se si dovesse trovare una metafora, si spera sia felice sia il più perfettamente aderente con il tono e la natura del romanzo, per questo L'ultimo carnevale di Paolo Malaguti si potrebbe utilizzare quella della marea. Già, perché il libro di Malaguti, esattamente come la marea che coinvolge la laguna veneziana, ha momenti di "acqua alta" e "acqua bassa", ovvero momenti molto ma molto felici, in cui la narrazione si fa elastica e suadente e la lingua (e il dialetto) sonante e luminoso, e altri meno, con situazioni un po' troppo schematiche e tirate per i capelli e una serie di personaggi non così memorabili. E dire che il tema è ricco di fascino: una Venezia futuribile e futuristica, colta nel momento in cui ormai, orfana dei suoi abitanti, è stata trasportata in un enorme luna park tematico, per soddisfare le brame dei turisti di tutto il mondo. Venice Park, così si chiama, è, per così dire, l'ultima e "naturale" evoluzione dei tornelli di ingresso installati proprio la scorsa estate. Ma nel romanzo di Malaguti c'è di più, molto di più.

giovedì 13 giugno 2019

"La vita automatica" di Christian Oster: un noir psicologico sulla paranoia

La vita automatica
di Christian Oster
Edizioni Clichy, 2019

Traduzione di Tommaso Gurrieri

pp. 168 
€15 (cartaceo)

Lo scrittore francese Christian Oster ci conduce, attraverso questo romanzo, dentro un labirinto di azioni incontrollate e automatiche. Comincia tutto con un incendio, causato involontariamente dal protagonista Jean, attore di serie B, in cerca di nuovi stimoli. Invece di disperarsi, Jean decide di partire, mentre tutta la sua vita e i suoi ricordi bruciano dentro casa, raccoglie le poche cose essenziali che riesce a salvare e si allontana a piedi, alla volta della stazione. Dalla campagna si trasferirà a Parigi, senza chiedersi troppo come sopravviverà. Comincia in questo modo un viaggio dentro se stessi e le proprie convinzioni, in una sorta di flusso di coscienza, che non separa più le azioni reali da quelle insensate, e che è messo in evidenza anche dallo stile e dall’uso continuo della scrittura, che non separa i dialoghi dal narrato.
Avevo bisogno di una qualunque finzione, in fin dei conti, anche se non c’era niente di vero. Ascoltai con attenzione ciò che Pierre aveva da dirmi sulla sua vita, anche lui invecchiava, la sua piccola rivista specializzata segnava il passo, sarebbe volentieri venuto a passare un fine settimana in campagna con sua moglie, che aveva intenzione di tradire. Con chi? chiesi per arricchire la conversazione. E allora perché non la lasci se le cose stanno così, aggiunsi, sennò cosa sarà la vostra vita? (p. 32)

"La malalegna", vergogna e ambizione nel nuovo romanzo pugliese di Rosa Ventrella

La malalegna
di Rosa Ventrella
Mondadori, 2019

pp. 272
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Un anno appena separa Storia di una famiglia perbene (Newton Compton) da La malalegna (Mondadori), entrambi scritti da Rosa Ventrella. A distanza di dodici mesi, la scrittrice di origini pugliesi esibisce una scrittura molto più solida.
Dal punto di vista della trama, i due romanzi si somigliano: sono storie di famiglie semplici, misere ma dignitose, "perbene" nonostante gli stenti. Se la Storia del 2018 era ambientata nella Bari vecchia anni Settanta, con La malalegna facciamo un doppio salto indietro, nel tempo e nello spazio.
Atterriamo sempre in Puglia, ma ancora più a sud, nella Copertino anni Quaranta. Una realtà rustica e asfittica, non riscattata ma isolata dalle sterminate campagne di ulivi che la circondano.
In questa terra senza bellezza si svolge la storia della famiglia Sozzu. Tere' e Angelì, ispirate alla nonna della scrittrice, Antonietta, e a sua sorella Cornelia, non potrebbero essere più diverse: Teresa, la maggiore, è timida e insignificante, di una magrezza insipida, non rischiarata dai capelli color «uva luglienga»; Angelina invece ha la lingua tagliente e un fuoco interiore che la illumina, mettendola in mostra sin da piccina.

mercoledì 12 giugno 2019

«Oggi potrei dire molte cose. La più importante è che l'amore non è fatto di equilibrio»: "Stelle minori" di Mattia Signorini

Stelle minori
di Mattia Signorini
Feltrinelli, giugno 2019

pp. 224
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Adesso che sto ripercorrendo questa storia mi chiedo se tutti gli eventi del nostro passato, anche quelli minimi, rimangano in qualche posto dentro di noi. E se prima o poi, nel corso della vita, ritornino a galla come immagini più o meno vaghe, lampi, o invece vadano perduti per sempre. (p. 53)
Oggi Zeno è un professore: lui che non avrebbe mai pensato, con la sua timidezza, di riuscire a essere un comunicatore, tutti i giorni entra in una nuova classe; e a casa ritrova una donna, che gli ha mostrato quanto può essere semplice guardare il mondo per quello che è. Ma Zeno ha un passato che lo ha segnato per sempre: immaginate di essere timidi e timorosi nei confronti di tutto ciò che ha un vago sapore di azzardo; immaginate poi un professore di filosofia piuttosto fuori dagli schemi, autore di un unico grande romanzo che tutti i ragazzi si passano di mano in mano da anni. Non vorreste conoscere una simile stella, che con la sua luce è in grado di catalizzare l'attenzione di tutti gli studenti (e le invidie dei colleghi)? Ma non ne sareste anche spaventati? Zeno all'inizio ha qualche dubbio: 
Ho sempre pensato che sia un azzardo conoscere dal vivo una persona che ci ha in qualche modo segnato l'adolescenza; che attraverso le pagine di un libro, di una canzone o di un film, ci ha fatti sentire finalmente compresi. Gli eroi dovrebbero rimanere nella dimensione impalpabile. Se ci accorgessimo che sono dei poveri diavoli, esattamente come noi, crollerebbero i palazzi delle nostre aspettative.
Con Nicola questo non avvenne. (p. 68)

Pensa. Credi. Osa. Sogna. E prepara un Piano B, sempre: Gianluca Bavagnoli e Lucia Emilia Stipari spiegano perché

Piano B.
Come trasformare le difficoltà in opportunità e le sconfitte in successi
di Gianluca Bavagnoli e Lucia Emilia Stipari
illustrazioni di Duncan Connell

Centauria, 2019

pp. 123
€ 17,90

Non si è certo perso d’animo il pesciolino rosso che sorride al suo avvenire dalla copertina di Piano B, il libro scritto a quattro mani da Gianluca Bavagnoli e Lucia Emilia Stipari e appena pubblicato da Centauria. Ritrovatosi letteralmente fuor d’acqua, ha pensato di sfruttare ben altrimenti il movimento delle sue pinne: dal momento che non può più usarle per nuotare, vorrà dire che volerà. E non solo l’atmosfera non sarà nemica delle sue branchie, ma lo spauracchio dell’asfissia sarà rivoltato nel suo esatto contrario, nella fattispecie di un palloncino amico, gonfiato all’elio, galleggiante nell’etere e per questo molto utile per agevolare gli spostamenti in una dimensione nuova, tutta aerea e terrestre. Al vecchio acquario che gli sembrava il migliore dei mondi possibili non sarà concesso nemmeno il privilegio della nostalgia: l’ex creatura del mare (o della sua sineddoche sottovetro) ha scoperto Come trasformare le difficoltà in opportunità e le sconfitte in successi. E, come ci ricordano gli autori del libro, è anche in ottima e illustre compagnia.

martedì 11 giugno 2019

#CriticaNera - Il ritorno di Pepe. "Carvalho. Problemi d'identità", di Carlos Zanón

Carvalho. Problemi d'identità
di Carlos Zanón 
SEM, 2019

Traduzione di Bruno Arpaia

pp. 336
€ 18 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)




Qualche decennio fa, in una serie di articoli pubblicati su Interviu (celebre rotocalco spagnolo e uno dei simboli della liberazione culturale post-franchista), Manuel Vázquez Montalbán fingeva di discettare di politica con un giovane investigatore privato, che aveva preso in affitto l’ufficio sopra il suo, in carrer de Ferran, sulla Rambla. Il nome del detective era Pepe Carvalho.
Il genio di Manuel Vázquez Montalbán è stato poliedrico e difficile da racchiudere in una definizione del tipo “giornalista e scrittore di romanzi noir”. È stato molto di più: poeta, romanziere, biografo, è stato il cronista disincantato di un’epoca, una città, un Paese e un continente. Ha attraversato la seconda metà del XX secolo penna alla mano. Lucido osservatore della realtà che lo circondava, riuscì a trasformare in Letteratura tutti i generi che toccava, anche quelli che fino ad allora erano considerati intrattenimento puro, come il noir e la cronaca sportiva. Celebre rimase un articolo intitolato “Barça Barça Barça” in cui l’autore de I mari del sud spiega l’importanza sociologica del calcio e del rito di andare allo stadio. Per tutta la dittatura, il Camp Nou, lo stadio del FC Barcelona, era l’unico luogo in cui i barcellonesi potessero parlare liberamente, imprecare, mandare al diavolo, perfino bestemmiare, in un Paese sotto il giogo di una dittatura nazional-cattolica ferocissima.

Paralizzata sulla banchisa: la violenza nella narrazione di Adélaïde Bon

La bambina sulla banchisa
di Adélaïde Bon
edizioni e/o, 2019

pp. 208
€ 16,00 (cartaceo)

Titolo originale: La petite fille sur la banquise
Traduzione di Silvia Turato


Adélaïde ha solo nove anni quando fa esperienza del male, delle molestie, e non si accorge delle meduse che si infilano, silenziose e mortifere, dentro di lei. Negli anni seguenti, mentre la bambina diventa una ragazza, e poi una donna, le meduse proliferano, la paralizzano, condizionano il suo agire, non cessano di allungare i loro tentacoli negli angoli più reconditi del suo essere. E più la giovane soffre e si sente soffocare, più finge serenità, indossa maschere, assume identità diverse dalla propria per non doversi guardare in faccia. La violenza subita e presto rimossa, occultata del desiderio di normalità della famiglia, da una facciata di gioia ostentata, da una vergogna corrosiva che agisce dall’interno, continua a operare inavvertita – anche se a volte le meduse si rifanno vive con prepotenza, nella forma di sogni spaventosi, atti di autolesionismo, disprezzo di sé, estraneità rispetto al proprio corpo. È come se la piccola Adélaïde fosse rimasta congelata in fondo alla sua coscienza, “piccola e persa e ghiacciata, in piedi in un immenso deserto bianco, ad aspettare” (p. 55): è la bambina sulla banchisa, dimenticata, e dovranno passare anni prima che la vittima, ormai adulta, riesca a raggiungerla, a ritrovare una comunicazione con lei. 
La narratrice ne parla in terza persona, ma a volte passa al tu, rivolgendosi in tono dolente alla bambina che è stata, altre all'io, per ricordarci quello che è diventata. Una narrazione di grande spessore, formale e contenutistico, che colpisce e commuove senza cedere un passo alla commiserazione, alla retorica.

lunedì 10 giugno 2019

Il desiderio e il terrore della fuga: "Fuori per sempre" di Doris Femminis

Fuori per sempre
di Doris Femminis
Marcos y Marcos, 8 maggio 2019

pp. 348
€ 18 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

La lasciavano in pace, l'osservavano per non vedere nulla, non era tanto depressa: mangiava, dormiva, affermava di non avere idee nere, soltanto un persistente sentimento di vuoto. A volte rideva tra sé: spiegava che le pareva di essere un'attrice sulla scena; trovava divertente il suo ruolo e lo scenario, ma si chiedeva che senso avesse vivere così, senza passione, spenta, a guardarsi recitare. (p. 105) 
Se volessimo trovare una parola-chiave che percorre tutto il romanzo, questa è certamente: fuga. Quando facciamo la conoscenza di Giulia, nelle prime pagine del romanzo, la troviamo in fuga dopo un brutto litigio e subito dopo in fuga da sé stessa, con il gesto estremo di assumere un quantitativo di medicinali elevato, sperando di farla finita. E invece Giulia viene trovata da un amico storico, che chiama l'ambulanza e la salva: al suo risveglio, la ragazza è ricoverata nella clinica psichiatrica del Mottino, e di nuovo l'imperativo categorico è la fuga. Ma attorno a Giulia le mura della clinica si chiudono inesorabilmente con tutto il loro biancore: bianca la camera d'isolamento, bianchi i camici degli infermieri che sedano continuamente questo scricciolo di paziente, tanto minuta quanto rabbiosa nel suo cercare di liberarsi. L'unica via di fuga concessa è quella della parola: Giulia è invitata a parlare, a condividere le sue angosce con la psicoterapeuta, Elena Sortelli, che cerca di scavare a fondo nel passato della paziente, per capire cosa l'ha portata a un gesto tanto estremo. La ragazza resiste: dà la colpa allo stress, agli esami universitari, ma è chiaro che c'è ben altro sotto.

La delicatezza e la poesia in un "Doppio Vetro"


Doppio vetro
di Halldóra Thoroddsen
Iperborea, 2019

Traduzione di Silvia Cosimini

pp. 106
€ 15,00 (carteceo)
€ 9,99 (ebook)




La protagonista di questo libro è una donna anziana che vive nel centro di Reykjavik e che guarda, almeno inizialmente, il mondo dalla finestra del suo appartamento. La sua vita è scandita dalla «regolarità prima di tutto» (p. 11), tipica dell’età, da azioni lente, dai ricordi («Dalla finestra rivolta a sud: un tizio passa di corsa, è tanto che lei non corre», p. 12) di piccole cose che le scaldano il cuore, pur con la consapevolezza di diventare sempre più una spettatrice dei propri pensieri. 
In modo del tutto inaspettato la sua vita viene sconvolta da Sverrir, un chirurgo in pensione che forse aveva già incontrato in giovane età, che la corteggia e con il quale, con ritrovata energia, pianifica una nuova vita a due. 
Tra loro ci sono la passione, la complicità, la serenità e la volontà di viversi per gli anni che ancora devono affrontare. Il loro è un rapporto delicato, ma deciso, nel quale c’è spazio per la condivisione profonda pur nel rispetto della propria identità…«L’unica cosa che non ha età è l’amore: quello colora ogni fase, anche se le sfumature cambiano con gli anni» (p.54). 
La loro storia non è una favola, ma tutta la narrazione resta un racconto poetico. 

domenica 9 giugno 2019

#Strega19 - "Il risolutore": nella storia di un altro


Il risolutore
di Pier Paolo Giannubilo
Rizzoli, 2019

pp. 486
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Avevo fatto la conoscenza di Manzoni diversi anni prima, nel 2004, quando aveva tenuto un reading di poesia nella mia città, Campobasso, accompagnato dalla sua donna di allora. Conservo un ricordo prodigiosamente plastico di Ester quella sera: total black, silhouette da magazine di intimo femminile, capelli neri lisci a mezza schiena, portamento da amazzone, sguardo impenetrabile di un siberian husky. «Un’ex studentessa di Manzoni all’Accademia di Urbino» mi aveva anticipato. Un mio conoscente che era stato un compagno di corso. «È ricca sfondata, e qualche anno fa ha girato un porno su cui all’università si favoleggiava a tutto spiano.» 
Così l’inizio del racconto. Dal protagonista con un cognome importante, Gian Ruggero Manzoni, pronipote di Alessandro Manzoni e cugino dell’irriverente Pietro. Conosciuto da Giannubilo durante un reading in Molise, per caso. Una biografia certo, ma non solo, c’è dell’altro all’interno della storia, tanto da essere un centrifugato di generi: una spy-story, un romanzo storico-politico che ha sullo sfondo i grandi nomi della Letteratura e dell’Arte, uno psicologico con venature thriller, erotico. Di sicuro l’intreccio è costituito in gran parte da storie vere, romanzato con  ricostruzioni di fantasia, seppure coerenti con gli eventi reali.

#CritiCOMICS - "Siamo perfide, e ci disegnano così": Roberta Balestrucci Fancellu e Jessica Cioffi raccontano e illustrano le storie di ventidue cattive "di qualità"

Perfide
illustrazioni di Jessica Cioffi
testi di Roberta Balestrucci Fancellu
Hop Edizioni, 2019

pp. 128
€ 15,00 (cartaceo)



Basta con le regine, le principesse, le eroine buone variamente assortite: è giunta l’ora delle cattive, anzi delle cattive “di qualità”. È l’infanzia, anzi la letteratura per l’infanzia che ce lo chiede, perché la proporzione di otto a uno – ovvero di otto cattivi maschi contro una cattiva femmina nella media delle pubblicazioni esistenti – porta con sé rivendicazioni di ruolo oltre che di genere. Che fare, dunque? Inventare ex novo personaggi capaci di imporsi anche numericamente nel fervidissimo e nutritissimo immaginario ultraminorenne o pescare dai libri di storia e dalle cronache? Con tutti i rischi che comporta, proprio quest’ultima è stata la soluzione adottata in Perfide, l’ultimo volumetto pubblicato da Hop! Edizioni all’interno della neonata collana “Speriamo che sia femmina” della sezione “Hoppini” curata da Davide Calì, destinata al pubblico più giovane e inaugurata lo scorso anno con le Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali. Con le illustrazioni di Jessica Cioffi e i testi di Roberta Balestrucci Fancellu (già firma del precedente e più “edificante” libricino), la raccolta di mini biografie è un invito a merenda con ventidue ancelle della malvagità: per capriccio, per sfida, per bisogno, per desiderio di affermazione di sé (o del prossimo) e per puro istinto criminale. Una perfidia proteiforme, nera ma con qualche traccia di bianco, tutta ancora da capire e interpretare. 

sabato 8 giugno 2019

Un viaggio entusiasmante in quattordici case editrici italiane insieme a Cristina Taglietti

Risvolti di copertina. Viaggio in 14 case editrici italiane
di Cristina Taglietti
Laterza, maggio 2019

pp. 158
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Vi affascina il mondo editoriale e vorreste conoscere più da vicino le persone che hanno scelto di pubblicare i vostri libri preferiti e scoprire in quali stanze, tra quali arredamenti si muovono gli editori? Leggendo Risvolti di copertina di Cristina Taglietti, da poco uscito per Laterza, potrete respirare l'atmosfera di quattordici case editrici italiane, tra loro diversissime ma ben riconoscibili sugli scaffali delle librerie. 
Se di solito sono i direttori editoriali e i fondatori delle case editrici a prendere la parola, Cristina Taglietti non manca mai di farci assaporare l'ambiente circostante, proponendoci descrizioni vivide delle sale riunioni, degli ingressi, delle librerie lì presenti e, più in generale, dell'aria che si respira nella casa editrice. Sono certamente sensazioni e, come tali, soggettive, ma è un bene che l'autrice si proponga come occhi e orecchie per i lettori. D'altro canto, il filtro è decisamente minimo, perché pare davvero di passeggiare in prima persona per le case editrici. 

#CritiCOMICS: «Una panoramica della propria vita interiore, unica e comune allo stesso tempo»: il nuovo libro di Alberto Madrigal, «Pigiama computer biscotti»

Pigiama computer biscotti
di Alberto Madrigal
Milano, Bao Publishing, 2019

pp. 184
€ 18,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Pigiama, computer e biscotti. Ma anche lavatrici, stendibiancheria e disordine diffuso. La vita di Madrigal, dopo la nascita di Figlio (il quale resta anonimo per tutto il libro), è radicalmente cambiata: niente più pause, niente più uscite, ma soprattutto niente più caffè, accompagnato da un bel libro, al bar la domenica mattina, un piccolo rito che – come tutti quei piccoli piaceri quotidiani – aveva il potere di rimetter l'autore in asse col mondo. Ma siamo davvero così sicuri che questa parentesi di breve felicità non possa più tornare, magari anche accresciuta d'intensità?