domenica 22 settembre 2019

Un'ossessione chiamata Fuji: il monte sacro del Giappone nelle celebri vedute di Hokusai in un nuovo cofanetto da collezione

Hokusai.
Le trentasei vedute del monte Fuji
a cura di Amélie Balcou
traduzione dal francese di Margherita Botto
L’ippocampo, 2019

Cofanetto con:
pp. 48 (opuscolo)
pp. 228 (stampe)

€ 29,00 (cartaceo)




Ci si dimentica sempre, nell’ammirare La grande onda di Kanagawa di Katsushika Hokusai (1760-1849), di come l’elemento protagonista della celebre stampa ottocentesca non sia, in fin dei conti, quello acquatico. Perché a dispetto del titolo autografo e dell’occupazione pressoché totale della superficie da parte dei flutti increspati, ciò che l’artista intendeva omaggiare era il rilievo vulcanico all’orizzonte, il veneratissimo monte Fuji, esaltandone l’imperturbabile quiescenza rispetto alla dinamica potenzialmente mortale del mare in tempesta. Apparentemente piccolo perché lontano e tuttavia maestoso – mentre effettivamente e anche empaticamente piccoli sono gli uomini sulle imbarcazioni in primo piano, in balia del maltempo – il vulcano innevato sarebbe stato al centro di una numerosa serie di incisioni con cui il maestro giapponese, ormai settantenne, fu in grado di rivoluzionare l’arte del suo Paese e di condizionare quella del continente europeo, con un’eco estetica che ancora oggi non ha cessato di esercitare la sua influenza. L’ippocampo ha appena reso omaggio proprio a Le trentasei vedute del monte Fuji pubblicando un cofanetto celebrativo completo di tutte le incisioni e di un catalogo esplicativo con i testi di Amélie Balcou. E si tratta, neanche a dirlo, dell’ennesima squisitezza editoriale, stavolta carica di quelle suggestioni che più di un secolo fa furono in grado di ammaliare l'Occidente in modo irreversibile.

L’immaginario fosco di Barbara Comyns: “La ragazza che levita”


La ragazza che levita
di Barbara Comyns
Safarà, 2019

Traduzione di Cristina Pascotto

pp. 156
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

«Mi sono mancate così tanto in questi anni, le colline e le montagne. Il sole vi scompariva dietro così improvvisamente, e le nuvole si ingarbugliavano con le loro vette. [...] Muschio di colore marrone scuro cresceva vicino alla fattoria; e una volta ho visto una bambina galleggiarvi sulla superficie. Era morta, ma non avevo paura perché aveva un aspetto così pure mentre galleggiava lassù, con gli occhi aperti e il grembiule blu che si muoveva con delicatezza. Era Flora, una bambina che era dispersa da tre giorni…» (p. 29). 
Non ebbe un’istruzione convenzionale quest’autrice inglese nata nel 1907 da una famiglia povera; questo non le impedì di scrivere undici romanzi considerati eccellenti esempi di letteratura gotica. De La ragazza che levita, romanzo del 1959 pubblicato da Safarà nella traduzione di Cristina Pascotto, anche Graham Greene si compiacque. 
The Vet’s daughter, questo il titolo originale, racconta la storia di Alice Rowlands, una giovane cresciuta nella periferia londinese nei primi anni del Novecento all’ombra di una che, più che una famiglia, è uno squarcio; la sua vita, cadenzata da piccoli gesti quotidiani in un ambiente sgradevole, subisce vari cambiamenti: nuovi scenari, nuovi strambi personaggi scuotono la sua esistenza e la sinistra capacità di levitare la sorprende una notte.

sabato 21 settembre 2019

#CriticaLibera - Le persone normali di Sally Rooney

Parlarne tra amici
di Sally Rooney
Einaudi, 2018

Traduzione di Maurizia Balmelli

pp. 304
€ 20 (cartaceo edizione Supercoralli)
€ 12 (cartaceo, ed. tascabili)
9,99 (ebook)



Persone normali
di Sally Rooney
Einaudi, 2019

Traduzione di Maurizia Balmelli

pp. 248
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)





“Scrittrice dei Millennial”: è questa l’etichetta appiccicata addosso a Sally Rooney, la giovane autrice irlandese di cui tutti parlano da un anno a questa parte. Premi, riconoscimenti da parte della critica internazionale, un numero crescente di lettori affezionati, due romanzi pubblicati entrambi considerati casi editoriali. Sono tante le etichette (o gli hashtag), quindi, che possono definirla dall’esterno. Eppure proprio questa, la più ripresa, è quella che a mio avviso meno si addice alla scrittura di Rooney, perché Persone normali e Parlarne tra amici sono due romanzi per certi versi fuori dal tempo e dallo spazio, complessi, lontanissimi da quasi tutto ciò che distingue la generazione Millenial. Ad avvicinarla ai Millennial - oltre, ovviamente al dato anagrafico - è, casomai, quel senso di precarietà e insicurezza che contraddistingue i suoi personaggi e storie, le nevrosi e i timori con cui fa i conti questa generazione. E, cosa ben più importante delle etichette che vi si possano o meno attribuire, sono due opere notevoli, non prive di difetti è chiaro, ma così potenti per scrittura, tematiche affrontate e spunti, da insinuarsi sottopelle pagina dopo pagina e lasciare del tutto in secondo piano qualche debolezza narrativa. In entrambi i casi c’è molto di più di quello che all’apparenza potrebbe sembrare: Parlarne tra amici, il romanzo d’esordio, è qualcosa di più complesso del racconto della relazione fra una giovane donna e un uomo sposato, così come Persone normali è una storia d’amore e pregiudizi che si apre a numerosi altri spunti di riflessione e tematiche. I sentimenti, le relazioni e le connessioni fra esseri umani, sono sempre al centro della narrazione, prive di sentimentalismi: è nelle pieghe dell’animo, nelle zone grigie dei rapporti che la penna di Rooney indugia, nelle dinamiche di amore e potere che talvolta si creano in una coppia, negli squilibri, nelle distanze e incomprensioni.

"Artisti in galera" di Roberto Manfredi: un percorso in epoche diverse all'interno del carcere

Artisti in galera
di Roberto Manfredi
Ed. Skira, 2018

Postfazione di Ezio Guaitamacchi
Illustrazioni di Tom Porta

pp. 208
€ 17,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


La stampa contemporanea si colora spesso dell'ombra oscura che alberga in ogni essere umano, con un pizzico di umorismo cupo. Nel corso degli anni ci siamo abituati a convivere con rotocalchi al limite del grottesco. Roberto Manfredi consegna un libro che è destinato a restare accanto al proprio lettore per lungo tempo, forse custodito nel comodino, in attesa di essere riletto più volte. 
Una lunga serie di brevi racconti ritrae personaggi più o meno noti dello star system, alle prese con il lato più oscuro di un sé, che a tratti è scivolato a latere, lontano dalla percezione contemporanea del pubblico, quasi cancellato, come nel caso di R. Downey Jr dal successo ottenuto con il proprio lavoro. Manfredi non giudica, non applica nessuna forma di critica, si concentra sulla narrazione dei fatti nudi e crudi, talvolta citando le fonti. 
Può accadere durante la lettura, conoscendone la genesi, di demistificare un personaggio assolutamente controverso come Marilyn Manson, così come risulta del tutto impossibile non restare scioccati di fronte allo sconvolgente ritratto di Charlie Sheen o di altri ancora.

venerdì 20 settembre 2019

"La figlia del re ragno": un buon esordio in potenza di una giovane scrittrice nigeriana trapiantata in Inghilterra

La figlia del re ragno
di Chibundu Onuzo
Fandango Libri, 2019

Traduzione di Chiara Brovelli

pp. 298

€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 


Tenete d’occhio Chibundu Onuzo. Nata in Nigeria nel 1991, si trasferisce in Inghilterra a 14 anni per frequentare una scuola femminile, per poi proseguire gli studi al King’s College di Londra, conseguendo una laurea in storia e una specializzazione in politica pubblica. E se oggi sta studiando per un dottorato di ricerca, il suo romanzo di esordio, La figlia del re ragno, ha vinto un Betty Trask Award, è stato selezionato per il Dylan Thomas Prize, il Commonwealth Book Prize, il Desmond Elliott Prize e l'Etisalat Prize for Literature. E non è tutto. Come l'autrice stessa dichiara in questa intervista. ha iniziato a scrivere il romanzo a diciassette anni, ha avuto un agente a diciotto, ha firmato un contratto con Faber & Faber (per intenderci l’editore inglese che pubblica Sally Rooney) a diciannove anni ed è arrivata alla pubblicazione a soli ventun anni. Onuzo ha quindi tutte le carte in regola per diventare la nuova voce dell’Africa subsahariana in Europa. In Italia la conosciamo sette anni dopo la pubblicazione del suo primo titolo, quando all’estero il suo secondo romanzo, Welcome to Lagos, ha già incontrato il gusto della critica. Fandango ha deciso di pubblicarla, investendo in una scrittrice che, sono certa, farà ancora parlare di sé.

#PagineCritiche - "Homo premium", sul modello sociale della tecnologia

Homo premium. Come la tecnologia ci divide
di Massimo Gaggi
Laterza, 2018

pp. 192
€ 15 (cartaceo)
€ 9,49 (ebook)



La rivoluzione tecnologica in corso ci migliorerà l’esistenza o creerà cambiamenti che distruggeranno lavoro e società? Esiste un modo per guidare e non farci sommergere dalle mutazioni che avverranno? Cosa pensano gli esperti e cosa rivelano i dati sul percorso già effettuato? Massimo Gaggi prova a dare delle risposte a questi quesiti senza eccedere né nell’ottimismo né nel luddismo. Un equilibrio difficile perché richiede una grande capacità di estraniarsi dagli stimoli dei nostri nuovi modi di vivere e dalla possibile nostalgia dei tempi passati.

giovedì 19 settembre 2019

Nel profondo: delle nostre paure, dei segreti del passato, dell'oscurità nell'animo umano

Nel profondo
di Daisy Johnson
Fazi, settembre 2019

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 276
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Non è stata per niente facile la lettura di Nel profondo, romanzo d’esordio della giovanissima Daisy Johnson e non è facile nemmeno cercare di scriverne.
Ho sentimenti e giudizi ambivalenti su quest’opera che da una parte affascina per la forza della scrittura, la ricchezza di tematiche e immagini, la scelta di confrontarsi con argomenti complessi alcuni dei quali considerati tabù e poco esplorati in letteratura, ma dall’altra risulta anche troppo intricato, strabordante di riferimenti e spunti, a tratti difficile da seguire. È un vero peccato, perché la storia ha davvero del potenziale e la scrittura di Johnson – la più giovane autrice a entrare nella short list del Man Booker Prize – ha qualcosa di miracoloso, perturbante: idea e scrittura ci sono, quindi, e la guida di un editor (a monte, nulla da dire sullo straordinario lavoro di traduzione di Stefano Tummolini per l’edizione italiana del romanzo) capace di incanalarle in modo appropriato avrebbe sicuramente fatto la differenza. Un romanzo complesso, in cui l’autrice sembra aver riversato tutto il proprio immaginario e sentire, con una sovrabbondanza di tematiche e spunti, salti temporali e personaggi, dai quali è facile restare sopraffatti perdendo di vista ciò che davvero è importante. Eppure.

L'esordio di Lia Piano: ciò che rende la propria infanzia indimenticabile


Planimetria di una famiglia felice
di Lia Piano
Bompiani, 2019

pp. 160
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Mio padre si sfilò il metro dalla tasca, e iniziò a misurare. Un mese dopo una mensola lunga 307 metri percorreva tutte le stanze, avvolgendo i muri come un nastro. Libri lungo il vano scale e in cucina, fughe di libri lungo corridoi, stanze vuote, gabinetti. La mensola si abbassava e alzava come un’onda: nei punti più bassi mia madre metteva quelli per me. Quando di notte la sentivo spostare le scatole di libri attraversavo tutta la casa in punta di piedi per andare a vedere. La maestra aveva spiegato che i libri erano stati un tempo alberi, che la cellulosa proviene dal legno. Anche questo non era del tutto vero, gli adulti la facevano sempre troppo semplice: i libri erano ancora alberi, e dove li posavi mettevano le radici. Se c’erano i libri significava che quella era casa. Finalmente ci eravamo fermati. (p. 48)
Chiunque abbia una passione per i libri, arrivato a questo punto della lettura, non può non fermarsi a immaginare. Immaginare questa mensola di legno che si snoda a perdita d’occhio lungo la casa, inoltrandosi nelle profondità, e sopra i libri di una famiglia che tutto ha di straordinario. Questo pezzo è così evocativo che, non a caso, le ultime righe vengono riportate anche nella quarta di copertina: per gli amanti della lettura casa è dove trovano spazio i propri libri.
Il testo d’esordio di Lia Piano è così: un colorato affresco di una famiglia fuori dal comune che, nonostante quanto riportato nella nota dell’autrice a pagina 6 – «le immagini sono tutte vere, ma fatti e personaggi sono frutto della fantasia» –, qualcosa deve aver preso da quella reale; e un dipinto ancor più vivace della casa di famiglia, «l’unico personaggio realmente esistito presente in queste pagine» (p. 6), un luogo già di per sé complesso e straordinario reso ancor più peculiare dagli occhi sognanti della protagonista, una bambina di sei anni appena.

mercoledì 18 settembre 2019

"Settembre 1972" di Imre Oravecz: un'esperienza di lettura dolorosa e bellissima

Settembre 1972
di Imre Oravecz
Edizioni Anfora, 2019

Traduzione di Vera Gheno

pp. 132
€ 15,50 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook) 



Sei divenuta totalmente astratta, come un pensiero malato o un’ossessione, di cui ne ho abbastanza, ma di cui non riesco a liberarmi. (p. 37)
Una donna e un uomo si conoscono, si amano di una folle passione, si lasciano e prendono, poi però si sposano, hanno un figlio e di fronte alla monotonia della vita coniugale e ai tradimenti reciproci, divorziano senza mai allontanarsi completamente. Sembra la trama di una comune storia d’amore quella di Settembre 1972 di Imre Oravecz. E così sarebbe se le novantadue «annotazioni improvvise» che compongono il mosaico di questo spaccato di vita si limitassero a raccontare in maniera canonica una relazione. Ma lo scrittore ungherese fa molto di più e con un singolo libro di centotrenta pagine compila il lemma della parola amore nel dizionario della vita e delle emozioni di ciascuno di noi.

Si possono riaccendere i sogni? "L'attimo prima", il romanzo d'esordio di Francesco Musolino

L'attimo prima
di Francesco Musolino
Rizzoli, 2019

pp. 272
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


“Ricordarsi di ricordare è così faticoso, Sameera. Mi sembra di svuotare il mare a sorsate. Ma se poi dimenticassi tutto, cosa resterebbe?”
“La vita. Rimane la vita, Lorenzo”. (p. 149)
Quanto si può essere nostalgici a venticinque anni e rimpiangere il passato? Tanto: basta leggere le prime pagine di L'attimo prima per capire che il protagonista Lorenzo è già rassegnato al suo destino, nonostante la sua giovane età. Il fatto è che le sue certezze si sono infrante all'improvviso, con la morte del padre, la chiusura del ristorante messinese dove lui e la sorella sono cresciuti e la partenza della madre per la loro casa di Lipari. Sotto il tavolo di quella cucina, lui e la sorella Elena hanno osservato le gambe di mamma correre a destra e a manca, infaticabili, hanno ascoltato le discussioni in famiglia, gli ordini dei clienti, che un po' capricciosamente venivano reinterpretati dalla madre rinnovando la tradizione e lasciandosi guidare dal gusto. Tant'è che, se Elena aveva sempre pensato a viaggiare, Lorenzo invece era totalmente intrappolato nella sua Messina, e in particolare nel sogno di diventare anche lui, un giorno, chef. 
Invece, davanti alla disgregazione del suo mondo, a Lorenzo non era rimasto che accettare un posto in un'agenzia di viaggi, proprio lui che, ironia della sorte, non aveva mai visto nulla al di fuori della Sicilia! E lo sappiamo bene, le agenzie di viaggi non se la stanno passando bene in questo periodo di offerte strepitose sul web. Dunque, l'ambiente è certamente asfittico e poco stimolante, con il capo Giorgio frustrato, che rimpiange i bei tempi che furono, dai guadagni ora impensabili, e che pretende dall'impiegata di ricevere ogni giorno la colazione. Grandi e piccole ingiustizie si consumano ogni giorno davanti agli occhi di Lorenzo, incantati davanti al display di un pc e annoiati dall'assenza di novità. 

martedì 17 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - Grazie a tutti i nostri insegnanti indimenticabili!



Cari lettori,
siamo giunti alla fine di questo lungo percorso di #SpecialeSCUOLA, iniziato il 2 settembre, con approfondimenti, recensioni e interviste. Ora sappiamo di più sul mondo e sul modo di pensare dei nativi digitali con Giuseppe Riva e ci siamo fatti raccontare una storia sull'apporto della robotica nel futuro con la storia di Ada, Alan e i misteri dell'Iot, abbiamo esplorato le tante possibilità ludiche o meno per rendere la scuola un luogo di sperimentazione con Alex Corlazzoli, abbiamo trattato la sostenibilità attraverso le fotografie e i dati aggiornati del prezioso volume Un mondo sostenibile in 100 foto, ma anche attraverso la forza del nuovo libro di Safran Foer. Quindi, abbiamo letto del bisogno di rivoluzione della scuola dentro al pamphlet-lettera di Susanna Tamaro e all'appassionato saggio di chi la scuola l'ha vissuta dall'interno come insegnante e preside, Mariapia Veladiano. Se nel passato ci sono stati maestri e professori che hanno osato ribellarsi al regime, come ci ripropone Massimo Castoldi, oggigiorno le sfide sono diverse e bisogna ogni giorno misurarsi con la parola-chiave "integrazione", di cui abbiamo discusso con Vinicio Ongini, e abbattere i pregiudizi sulla "educazione di genere", come ci insegna Rossella Ghigi. Per non parlare del lavoro quotidiano per arricchire il lessico dei ragazzi, ridando, per dirla con Vera Gheno, "potere alle parole" e potenziando la padronanza linguistica, anche attraverso preziosi strumenti come le risposte della Crusca. E cosa dire della cultura, così a lungo bistrattata? La cultura, a dispetto di quanto sostengono alcuni, può decisamente salvare la vita, e lo abbiamo (ri)confermato grazie al nuovo libro di Enrico Castelli Gattinara.

A grande richiesta, visto il successo della rubrica, di tanto in tanto torneremo ad arricchire lo #SpecialeSCUOLA con altri contributi anche durante l'anno scolastico, in modo tale da continuare a suggerire nuove letture e strumenti d'aggiornamento per gli insegnanti e per tutti coloro che desiderano capire di più del mondo della scuola. 
È facile sentire parlare dei problemi della scuola attuale, ma vogliamo ricordare e ringraziare chi, nonostante le difficoltà e la remunerazione del tutto modesta, ha portato in noi ricordi indelebili. Perché, in fondo, per quanti anni possano passare, ci ricorderemo sempre del nostro insegnante preferito, che è stato in grado di rivelarci qualcosa del mondo e - perché no?! - a volte anche qualcosa di noi. Proprio con questo spirito oggi ricordiamo qui sotto i maestri e i professori indimenticabili. 

E grazie a tutti gli autori ed editori che hanno collaborato proponendoci i loro libri! 
La Redazione

***

«Voglio vedere dove comincia l'Italia, dove finisce, e tutto quello che c'è in mezzo»: "Gli psicoatleti" di Enrico Brizzi


Gli psicoatleti
di Enrico Brizzi
Oscar Mondadori, 2019

pp. 568
€ 14,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Pubblicato da Mondadori per la prima volta nel 2011 e uscito quest'anno negli Oscar, Gli psicoatleti è dedicato a Giuseppe e Anita, ovvero Garibaldi e consorte, e come poteva non esserlo, dato che il romanzo e il viaggio che racconta nascono dalla celebrazione dei centocinquant'anni dell'Unità d'Italia? 
Il libro inizia con l'autore e il suo amico Max in cammino lungo la costa della Calabria Ulteriore nel luglio 2010. Hanno paura, perché hanno offeso qualcuno, un uomo del quale nulla viene svelato, ed ora temono la sua vendetta da un momento all'altro. La coppia, come si dedurrà dai capitoli successivi, è reduce da un percorso lunghissimo. Per onorare l'imminente anniversario, Brizzi e compagni hanno deciso infatti di percorrere a piedi la nostra nazione dal suo punto più a Nord (Vetta d'Italia) sino a quello più meridionale, Capo Passero. Un tragitto verso il profondo Sud che, chiarisce subito lo scrittore, ha mandato in frantumi le sue certezze, facendogli scoprire cose delle quali non immaginava neanche l'esistenza.

lunedì 16 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «Conoscere e sapere significa osare»: la cultura che salva la vita, secondo Enrico Castelli Gattinara

Come Dante può salvarti la vita. Conoscere fa sempre la differenza
di Enrico Castelli Gattinara
Giunti, settembre 2019

pp. 240
€ 16 (cartaceo, copertina rigida)
€ 9,99 (ebook)

«La cultura è come un vento capace di spirare ovunque e di prendere con sé chi gli serve, respiro di un mondo che non ammette barriere e coglie ogni occasione d'incontro» (p. 146)
Quante volte avete sentito ripetere: "con la cultura non si mangia"? Sono riusciti a convincervi? Qualunque sia la vostra risposta, si misura proprio con questo pregiudizio il nuovo libro di Enrico Castelli Gattinara, insegnante delle scuole medie e conferenziere in convegni internazionali. Potreste aver già visto Castelli Gattinara in tv, come protagonista della docu-fiction di Sky "Scuola di felicità", con la regia di Walter Veltroni. Nel risvolto di copertina, si legge che Castelli Gattinara è "il prof che ognuno di noi avrebbe voluto incrociare nel corso della propria formazione e la guida a cui anche da adulti vorremmo affidarci". Di primo acchito, provo sempre un po' di scetticismo davanti a certi incensamenti universalizzanti, ma una cosa è certa: l'autore manifesta in ogni pagina la propria passione per la cultura e per l'insegnamento. 

I "Racconti di Juarez del Sud" di Luca Mignola

Racconti di Juarez del Sud
di Luca Mignola
Wojtek Edizioni, 2019

pp. 98
€14,00



«Fratello Vasyl, come in ogni genesi, il primo gesto non appartiene al fondatore, ma al narratore». (p. 9) 
I Racconti di Juarez del Sud di Luca Mignola scorrono densi perché, mentre li si legge, si sente il bisogno di rispolverare la letteratura latina, la mitologia, la filosofia e la letteratura greca: sono come frammenti che ricostruiscono una dimensione; dunque può essere particolarmente piacevole posare il volume giusto il tempo di consultare altri libri che ci consentano di godere appieno dei riferimenti coltissimi di cui abbondano e di tornare subito a immergerci nella lettura; la stessa cosa non vale per la scrittura, ché si avverte subito quanto sia curata e limata e quanto ogni parola non viva solo del proprio senso letterale, ma del sostrato storico e letterario che porta con sé. È una lingua ricca, uno strumento che l’autore dimostra di padroneggiare
«Le istanze dei perché abbondano nei libri: malvagità della natura; paura dell’infinito e dell’indefinito; impossibilità di razionalizzare; sostituzione del sogno; confusione; incertezza; cerchio; labirinto; specchio; mostro; metafisica». (p. 8)

domenica 15 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA e #LectorInFabula - E se la tecnologia... vivesse con noi?

Ada, Alan e i misteri dell'IoT. Fra cobot, reti digitali, hacker e algoritmi
di S. De Santis, N. Intini, C. La Forgia, R. Miscioscia, P. Pontrandolfo
Guerini & Associati, giugno 2019

pp. 172
€ 16 (cartaceo)



Come saranno i mistery tra dieci, venti, trent'anni? Di sicuro la tecnologia sarà al centro delle indagini, con strumenti sempre più affinati per condurre ricerche ed esami veloci e precisi, ma forse non solo... Nell'avvincente Ada, Alan e i misteri dell'Iot, uscito in estate per Guerini, i due ragazzi menzionati nel titolo si trovano a dover fronteggiare un pericoloso hackeraggio: tutta la città viene avvolta dal buio del blackout e la mamma di Ada, Edith, ingegnera esperta, viene rapita durante la presentazione di un programma rivoluzionario. Cosa è successo? Per di più, anche le intelligenze artificiali della città, ormai imprescindibili per la vita dei cittadini, smettono di funzionare e tutto si fa molto più complicato. 
Ada e il suo amico Alan decidono di indagare anche loro: i robot della polizia non bastano a raccogliere prove; ci sono nodi che solo Ada può sciogliere, anche grazie a Grace, l'intelligenza artificiale che, appena terminato il blackout, torna più vispa di prima a rispondere e addirittura a prevedere i bisogni della sua padroncina di casa. 

#CriticARTe - Swiss Architectural Award 2018: catalogo a cura di Nicola Navone

Swiss Architectural Award 2018

Catalogo a cura di Nicola Navone

Ed. Silvana Editoriale, 
Mendrisio Academy Press

Formato: 24 x 24 cm,

pp. 192

Illustrazioni: 400 a colori, 77 in b/n

Lingua: Italiano/Inglese

€ 45,00 (cartaceo)




Curato da Nicola Navone, il Catalogo dell’edizione 2018 dello Swiss Architectural Award presenta la selezione dei progetti che hanno partecipato al premio, fino alla conclusione manifestatasi con l’incoronazione della vincitrice, Elisa Valero, votata all’unanimità da parte della Giuria presieduta dall’arch. Mario Botta. Il premio internazionale di architettura promosso dalla Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana, è alla sua sesta edizione e si completa della mostra ospitata presso l’Auditorio del Teatro dell’Architettura.
Così Elisa Valero descrive la sua opera:
"In un momento della nostra cultura, quando il rumore è enormemente denso, ho scelto un'architettura che agisca in silenzio, serenamente e senza attirare l'attenzione su di sé. [...] Mi interessa vivere lo spazio, il paesaggio, la sostenibilità, la precisione e un'economia di risorse espressive. Non mi interessano gli stili. Sono più interessata ai libri che alle riviste, alla coerenza rispetto al genio ed alla composizione artistica. E considero l'originalità come riscoperta del vero significato delle cose. Mi interessa l'architettura radicata nella terra e nel suo tempo. Accetto le determinanti dell'architettura come regole di un gioco molto serio e divertente e cerco di giocarlo in modo coerente e rigoroso. Mentre non è più elegante parlare di servizio, credo che il lavoro di un architetto sia un servizio per eccellenza volto a rendere la vita delle persone più piacevole, una nobile vocazione che cerca di rendere il mondo più bello e più umano e di rendere la società più equa. L'architettura non è un posto per i nostalgici, è un lavoro per i ribelli".

sabato 14 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «La scuola può fare molto: ascoltare l'altro, tener conto del punto di vista altrui»: parliamo di integrazione, con Vinicio Ongini

Grammatica dell'integrazione.
Italiani e stranieri a scuola insieme

di Vinicio Ongini
Laterza, 2019

pp. 162
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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Quando si parla di "integrazione" si pensa subito anche alla scuola, alle classi cosiddette "miste", di cui spesso si discute l'efficacia. Non sono rare le preoccupazioni delle famiglie quando scoprono che i loro figli avranno molti compagni stranieri, ma da dove arriva quest'ansia? È giustificata? E soprattutto, cosa si può fare per cambiare le cose, senza... cambiare classe? Nel nuovo saggio, Grammatica dell'integrazione, appena uscito per Laterza, Vinicio Ongini mostra quale sia la situazione e soprattutto come si possano unire le esigenze di tutti, in classe, se cominciamo a cambiare il nostro punto di vista: anziché fare "per" gli stranieri, fare "con", ovvero integrare le varie competenze e le esperienze di tutti, per un arricchimento globale. 
Il libro, che si presenta fresco nella veste dei singoli capitoli e altamente propositivo, racconta di progetti felici che dimostrano come non siano le barriere a giovare, ma come invece attività pratiche, sportive, musicali, artistiche siano un ponte perfetto, che consente di superare difficoltà linguistiche in nome di un obiettivo comune. 
Incuriositi dall'approccio molto pragmatico del testo e dalle tante esperienze raccontate, abbiamo pensato di rivolgere alcune domande a Vinicio Ongini, che dopo l'esperienza di maestro elementare è passato da anni a lavorare per il MIUR, occupandosi proprio di integrazione degli alunni stranieri. 

***

Quali pregiudizi sugli studenti stranieri sono ancora fortemente radicati nella nostra scuola? 
Un primo pregiudizio è quello di considerarli “stranieri”: su 850.000 alunni e studenti con cittadinanza non italiana (è la definizione del nostro sistema statistico), più del 63% sono nati in Italia e la percentuale nelle scuole dell’infanzia è dell’85%. Perché chiamarli e “pensarli” sempre indistintamente come “stranieri”?! Bisogna distinguere, distinguere è un verbo importante. C’è chi è appena arrivato, non conosce la lingua italiana, le regole della scuola, è disorientato, e c’è chi parla la lingua italiana, con le “nostre” inflessioni dialettali, e si sente italiano. 
Un altro pregiudizio o meglio una preoccupazione, che coinvolge anche le famiglie italiane, è di pensare che gli alunni e gli studenti stranieri siano, automaticamente, un peso per la classe, una presenza che rallenta il programma, una componente più debole quindi bisognosa d’aiuto. È vero: la scuola e la classe con alunni e studenti stranieri è più complessa, richiede più risorse. Ma è anche, se adeguatamente gestito, se con insegnanti competenti, un contesto più dinamico, più ricco di occasioni cognitive e di scambi. Un esempio: l’ultima indagine Invalsi, sui risultati degli studenti, ha evidenziato che gli studenti stranieri sono bravi quanto gli italiani e in alcune regioni più degli italiani nell’apprendimento della lingua inglese.

#CritiCOMICS - Se Liv Strömquist è "ogni donna", non tutte le donne sono Liv Strömquist. Ma per questo la adoriamo!

I'm every woman
di Liv Strömquist
Fandango Libri, 2019

Traduzione di Samanta K. Milton Knowles

pp. 141
€19,00



Liv Strömquist è una fumettista svedese (originaria del sud del paese, ora residente a Malmö), che inizia a disegnare fumetti a cinque anni. Per tutta la vita, quindi, fino a quando non ha iniziato a fare della sua arte una professione all’alba dei vent’anni, il disegno è stato uno strumento di comunicazione innato, naturale. Va da sé che nel momento in cui la coscienza critica della giovane donna si è andata formando, lo sbocco   naturale per i suoi pensieri erano proprio le tavole dei suoi fumetti. Oggi la Strömquist ha quarant’anni ed è un’autrice affermata nel mondo delle fanzine, della musica (ha disegnato molte copertine di album) e della radio, dato che dal 2005 lavora per la Sveriges Radio P3 e insieme a Caroline Ringskog Ferrada-Noli cura il podcast En varg söker sin pod. I’m every woman, una tra le prime opere giovanili, mi sembra quindi il mezzo ideale per entrare nella sfera narrativa e ideologica dell’autrice e comprenderne le velleità più irriverenti e strampalate ma, tenetevi pronti, illuminanti nel loro essere politically incorrect.

venerdì 13 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «È un'illusione pensare che il genere si possa appendere all'attaccapanni fuori dalla classe quando suona la campanella»: intervista a Rossella Ghigi

Fare la differenza. Educazione di genere
dalla prima infanzia all'età adulta

di Rossella Ghigi
Il Mulino, 2019

pp. 135
€ 11 (cartaceo)
€ 4,19 (ebook)
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Pochi sono gli argomenti che hanno infiammato tanto l'opinione pubblica come l'educazione di genere nelle scuole: dalle rimostranze pubbliche al ritiro di questo o quel libro da parte di dirigenti scolastici, fino alla decisione di cambiare scuola al figlio o alla figlia solo perché in classe sono stati affrontati questi argomenti "scottanti". Eppure non c'è proprio nulla di scabroso nel rispondere in classe ai tanti interrogativi che i bambini, fin da piccoli, pongono agli insegnanti. Semmai, è necessario essere preparati a dovere, conoscere come educare disincentivando i pregiudizi, gli stereotipi e andare, anzi, in direzione di un maggior rispetto dell'altro. 
In classe e a casa, occorre prestare attenzione alle parole che usiamo, e a come le diciamo, perché basta poco per instillare nei piccoli pregiudizi che saranno poi difficili da rimuovere, una volta cresciuti. 
Anche se il libro è pensato anzitutto per l'educazione della prima infanzia, non mancano riferimenti a come si potrebbero educare gli adulti. E cambiare una mentalità così radicata farebbe davvero la differenza... 
Per i temi di grandissima pregnanza presentati e per l'estrema attualità del saggio, abbiamo pensato di intervistare l'autrice, Rossella Ghigi, che insegna Sociologia della famiglia e delle differenze di genere presso l'Università di Bologna. 

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«L’omofobia fa male a tutti, anche agli eterosessuali» (p. 27): è una frase che andrebbe appesa in casa e in classe. Ce la vuole spiegare? 
Il testo nasce innanzitutto con l'idea di dissipare alcune confusioni terminologiche che purtroppo circolano quando si parla in maniera non accurata di educazione di genere (o di "gender nella scuola"). Ad esempio, quella che confonde sesso, genere ed orientamento sessuale. Questi termini vanno distinti e va ben compreso in che modo possano o meno influenzarsi reciprocamente, con una attenzione ai dati di ricerca e non agli allarmismi ideologici. A partire dalla distinzione tra queste diverse dimensioni, il libro cerca di mostrare come, tuttavia, una educazione competente ed efficace, attenta a creare un ambiente inclusivo rispetto al genere possa avere effetti ampi e interrelati anche su più dimensioni dell'esperienza, non soltanto legata alla maschilità e alla femminilità. La differenza di genere è certamente cruciale nel definirci. Il genere è il tratto che più ricordiamo di una persona. È la prima parola che ci definisce. "Maschio o femmina?" È ciò che chiediamo a una donna in evidente stato di gravidanza. L'educazione attenta al genere è dunque la prima che possiamo prendere in considerazione, per poi aprirci alle altre: un ambiente che accetta la femminilità e la maschilità nelle loro possibili varianti, senza imporre il "giusto" modo di indossare queste identità si rivela un ambiente favorevole anche per altre forme di inclusione (dall'orientamento sessuale alla disabilità alla nazionalità etc.), che è altra cosa dalla confusione. L’approccio educativo che lo pone come obiettivo non intende destrutturare un percorso di crescita individuale, come talvolta è stato affermato, né far scegliere il proprio genere con un atto di volontà. L’idea, piuttosto, è di offrire degli strumenti perché l’individuo in crescita abbia un dialogo più aperto con le proprie aspirazioni. Molte ricerche empiriche mostrano che un ambiente che sanziona e stigmatizza la non conformità, di genere o di orientamento sessuale che sia, non solo comporta sofferenza per chi ne è l'oggetto diretto, ma depaupera il capitale sociale del gruppo stesso, la sua capacità di articolare qualsiasi forma di accettazione della diversità. E questa è una perdita per tutti e tutte, maschi e femmine, eterosessuali e non.

"Due milioni di baci": Alessandro Milan torna con un libro che va dritto al cuore

Due milioni di baci
di Alessandro Milan
DeA Planeta, 2019

pp. 304
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Non esistono domande giuste o sbagliate. Esistono le domande (p. 7).
Prima di leggere Mi vivi dentro (del quale CriticaLetteraria si è occupata qui) non sapevo chi fosse il suo autore, Alessandro Milan, giornalista di Radio 24. Poi, un giorno di qualche anno fa, vidi l'intervista di sua moglie, la dolcissima Francesca "Wondy" Del Rosso, la giornalista, scrittrice e blogger, al programma televisivo Le invasioni barbariche, e la sua voglia di combattere con ottimismo e determinazione contro un cancro terribile mi sorprese e mi incuriosì.
In particolare ricordo una frase di Wondy che mi colpì e mi commosse:
Tante cose le ho raggiunte [...], i miei successi li ho avuti. Quindi la morte mi fa meno paura di quando avevo vent'anni. Potrei tranquillamente andarmene. L'unica cosa che mi attacca anima e corpo qua sono i miei bambini, sono loro che mi fanno dire che devo rimanere qua e che devo lottare.