giovedì 13 dicembre 2018

#PLPL18 - Quando un romanzo mafioso serve a muovere le coscienze: intervista a Petra Reski

Nel nostro secondo giorno all’edizione 2018 di Più libri e più liberi siamo stati impegnati in numerosi eventi e incontri, tutti stimolanti e ricchi di spunti di riflessione. Uno degli spazi più importanti della nostra giornata è stato occupato dal tema della mafia, che come abbiamo raccontato qui è stato oggetto dell’incontro durante il quale la giornalista tedesca Petra Reski (insieme all’amico Beppe Grillo), specialista del tema, ha presentato il suo primo romanzo di argomento mafioso, Palermo Connection. CriticaLetteraria era stata tra le prime testate a puntare l’attenzione su questo testo che racconta delle indagini della procuratrice antimafia Serena Vitali sulla trattativa Stato-mafia e dei tentativi del giornalista tedesco Wieneke di scrivere un reportage dall’interno, intervistando cioè uno dei boss più potenti della zona. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare la Reski, sin da subito disponibile a dire la sua – senza giri di parole – sulla mafia di oggi.

La missione più lunga e più vera della vita: "L'ultima volta che siamo stati bambini" di Fabio Bartolomei

L’ultima volta che siamo stati bambini
di Fabio Bartolomei
edizioni e/o, 2018

pp. 205
€ 16,00



Non è semplice essere bambini in tempo di guerra, soprattutto se della guerra in corso non si capisce molto. La prospettiva che apre la narrazione è quella della percezione prima popolare, e poi più marcatamente ingenua e infantile degli eventi. Cosimo ha nove anni e mezzo e per lui la Storia (quella con la S maiuscola, che ha portato al confino suo padre e ha lasciato lui e suo fratello Sebastiano, detto Pisciasotto Secondo, con un nonno con un “talento particolare” per gli schiaffoni) si riduce di fatto a una carambola inspiegabile di cambiamenti di fronte:
è caduto il fascismo e la guerra sta per finire, anzi no, scusate, il fascismo è tornato e la guerra va avanti. Giornate strane, indecifrabili. In tanti gioivano per le strade, e tanti altri si erano rintanati per paura delle rappresaglie. Poi, all’improvviso, si erano dati il cambio: i gioiosi a casa e i paurosi di nuovo fuori a fare la voce grossa. Alla fine nessuno aveva capito più nulla e si erano rintanati quasi tutti. (p. 9)
La grande capacità dei bambini, in un’epoca in cui un problema concreto è la limitazione dei confini, dello spazio d’azione, è quella di riuscire a fare del cortile tra i palazzi un universo, in cui lanciare le biglie, vincere battaglie, allestire ospedali da campo e quartier generali, lanciarsi in corse spericolate.

mercoledì 12 dicembre 2018

#PLPL18 - A tu per tu con Laini Taylor: una chiacchierata esclusiva con la regina della letteratura YA contemporanea

Laini Taylor a PLPL18. Foto di @la_effesenza
L'hype è alle stelle. La tensione (positiva) pure. Nell'istante precedente allo sgorgare delle lacrime di tutti i ragazzi che erano accanto a me, mi sono chiesta se mi trovassi a un concerto rock o a un evento letterario. L'euforia si è, allora, impadronita anche di me e in men che non si dica sono entrata nel mood richiesto: entusiasmo alle stelle, energia trainante trangugiata a litri. 
Perché quello a cui stavo per partecipare era un incontro esclusivo organizzato da Fazi Editore e riservato a una cerchia ristretta di appassionati delle opere di Laini Taylor, autrice statunitense di titoli young adult che, senza giri di parole, può essere considerata la regina del genere nel panorama letterario italiano (ma non solo). Ed io, tra le più attempate blogger presenti, mi sono immediatamente chiesta quando sia successo che un genere considerato di serie B dalla maggior parte dei critici e degli addetti ai lavori, si sia macchiato della gravissima colpa di coinvolgere giovani nella lettura. Ecco quindi che, dopo aver sferrato il mio sguardo più truce alla torre eburnea in cui fior fiori di esperti si barricano in difesa delle belle lettere, sono entrata nella stanza gialla in cui Laini Taylor ci aspettava, in tutta la sua simpatica persona dalla capigliatura rosa evidenziatore, e ho realizzato quanta bassezza ideologica si celi dietro tanti giudizi sulla letteratura per i giovani adulti.

"Un libro di cinema raccontato attraverso la magia visiva del graphic design" o "un libro di graphic design raccontato attraverso la magia evocativa del cinema"?

Minimal Film.
L’universo del cinema reinterpretato graficamente

di Matteo Civaschi
Skira Editore, 2018

pp. 253
€ 30,00

A quale categoria pensate di appartenere: sintetici o prolissi? Indipendentemente dalla risposta, cimentatevi con questo esercizio: prendete un foglio bianco e provate a raccontare un film con pochi (pochissimi!) segni grafici e ancora meno colori. Sareste in grado o rinuncereste in partenza? È vero: non sarebbe affatto una sfida così semplice da raccogliere, e non importa che sappiate o meno disegnare. L’impegno, difatti, sarebbe concettuale ancora prima che artistico/estetico, e la vera fatica, nel ridurre all’osso un lungometraggio – o magari un’intera serie TV – sarebbe rinunciare al conforto della polpa. Eppure, per quanto ardua sia l’impresa, compierla si può, e sfogliando Minimal Film di Matteo Civaschi, appena pubblicato da Skira Editore, se ne ha la prova visiva più efficace. Dimenticate le vecchie e pur bellissime locandine cinematografiche, sature di pathos iperrealistico o più comodamente adagiate sugli allori della migliore fotografia, e immaginate una storia del cinema fatta di punti, linee, figure geometriche e un po’ di Pantone.

martedì 11 dicembre 2018

#PLPL18 - La Divina Commedia: Presentazione del libro a cura di Enrico Malato


Da sinistra: Andrea Mazzucchi, Massimo Cacciari  e Massimo Popolizio
L’8 dicembre una buona parte della folla accorsa alla Fiera Nazionale della piccola e media editoria si assiepa alle porte della Sala La Nuvola e attende con ansia un evento che ha richiamato grandi e piccini: la presentazione della nuova edizione della Divina Commedia a cura di Enrico Malato, professore emerito di Letteratura italiana presso l’Università di Napoli Federico II, filologo, critico letterario e storico della letteratura.

All'evento organizzato da Più Libri Più Liberi intervengono anche il filosofo Massimo Cacciari, il professor Andrea Mazzucchi, laureato in Filologia dantesca presso l’università di Napoli e docente nel medesimo ateneo di Filologia della letteratura italiana, e Massimo Popolizio, noto attore e doppiatore genovese che darà voce ad alcuni dei passi più celebri della Commedia.

E proprio dalla magnetica lettura di Popolizio prende avvio questo incontro, che trasporta il pubblico nella celebre vicenda che ha per protagonisti i due sfortunati amanti Paolo e Francesca, vittime di un amore che va al di là del tempo e dello spazio e che sembra palesarsi dinanzi ai nostri occhi grazie all'arte affabulatoria di Popolizio.

Ancora una volta, la grazia di Ippocampo:《Dior. Sfilate - tutte le collezioni da Christian Dior a Maria Grazia Chiuri》

Dior. Sfilate – Tutte le collezioni da Christian Dior a Maria Grazia Chiuri.
di Alexander Fury (introduzione e presentazione dei creatori) e Adélia Sabatini (testi delle collezioni)
traduzione di Vera Verdiani
dimensioni 19 x 27,7 cm (rilegato in tela)

pp. 632
€ 49,90 (cartaceo)
«La mattina del 12 febbraio 1947 una folla si raduna in avenue Montaigne per assistere all'ultima sfilata della stagione – la prima della neonata maison Christian Dior. Bettina Ballard, di Vogue America, ricorda di “aver colto nell'aria un'elettricità mai avvertita prima d'allora, nella haute couture» (p. 24)
Il nome di Christian Dior evoca subito immagini di lussuosa eleganza, ed è impossibile non riconoscere che la maison si è imposta fin da subito come punto di riferimento obbligato nel campo della moda. L'azienda francese è una delle case più importanti del panorama attuale e per la prima volta, in questo volume, vengono raccolte tutte le collezioni finora portate sulle passerelle, con oltre 1100 immagini per più di 180 collezioni.
Sfogliando l'opera, scopriamo che la prima edizione è stata pubblicata nel Regno Unito nel 2017, in occasione del settantesimo anniversario della prima collezione, da Thames & Hudson Ltd (Londra) e che essa fa parte di una collana più ampia, dedicata alle sfilate delle più importanti case di moda. Nell'elenco figurano Chanel, Louis Vuitton (entrambi già pubblicati), Yves Saint Laurent e Prada (previsti per l'autunno 2019).
A darci la possibilità di tenere tra le mani un volume tanto prezioso, è Ippocampo, editore di cui stiamo conoscendo e apprezzando sempre più la ricercatezza delle scelte e l'estrema cura e attenzione che mette in ogni volume.
Il sommario dà un'idea della completezza del volume: ad un'introduzione di Alexander Fury, seguono le collezioni, ordinate in rigoroso ordine cronologico, dal 1947 al 2017, curate da Christian Dior e i suoi successori: da Yves Saint Laurent a Maria Grazia Chiuri, passando per Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano, Bill Gaytten e Raf Simons. Completano l'opera una ricca bibliografia e i necessari crediti, sia delle collezioni sia delle fotografie.

Essere comunicativi: il talento non basta, e la tecnica aiuta, parola di Francesco Addeo e del suo "Il fattore P"

Il fattore P. Sblocca il tuo potenziale comunicativo
di Francesco Addeo
Franco Cesati Editore, "pillole.app", 2018

pp. 120
€ 12 (cartaceo)


Occhi attenti e curiosi, il guizzo di una domanda qui e là, penne che si muovono su fogli degli appunti, richieste di approfondimenti, strette di mano alla fine del discorso... Sono solo alcuni dei tanti sogni che porta con sé ogni speaker: vi è mai capitato di riuscire a realizzare tutti questi obiettivi? Non è un'utopia, diciamocelo, è semplicemente il fatto di aver organizzato al meglio il proprio discorso, di essere riusciti a essere comunicativi adoperando al meglio la nostra voce ed elementi paraverbali. Anche la gestualità, infatti, può essere utile e non è da demonizzare; basta considerarla come l'uso del grassetto in uno scritto: dunque, deve essere ben dosata e rilevare i passaggi-chiave. Questo è solo uno dei tanti consigli contenuti in Il fattore P. Sblocca il tuo potenziale comunicativo, in cui Francesco Addeo mette la sua formazione estremamente varia e creativa al servizio degli speaker in cerca di modi per aumentare l'efficacia dei propri discorsi. 

lunedì 10 dicembre 2018

#PLPL18 - Una festa dell'Immacolata all'insegna della cultura

Il sole che attraversa le vetrate della struttura rende l'atmosfera quasi onirica - Foto di @darvax
Un sole bellissimo illumina Roma in questo giorno dell'Immacolata. La coda davanti alla Nuvola è lunghissima, e fra i partecipanti alla terza e penultima giornata di Più libri più liberi possiamo ritrovare persone di ogni età: bambini accompagnati dai genitori, studenti alla ricerca di qualche nuovo libro, professionisti a caccia di interviste, adulti e anziani intenzionati a trascorrere questa festività in un modo alternativo, lontani dal caos di centri commerciali e al riparo dai venti gelidi dell'autunno.
Gli spazi espositivi sono colmi di curiosi e appassionati eppure, tranne in alcuni punti nodali (come davanti allo stand Bao, dove i fan si accalcano per ottenere la firma dell'onnipresente Zerocalcare) non si percepisce la sensazione d'ingombro tipica di queste grandi fiere. La logistica è stata ben organizzata e il flusso di persone viene ben regolato. Dieci punti agli organizzatori!

La palestra di un aspirante giornalista

Il mestiere più bello del mondo. Faccio il giornalista

di Luigi Garlando
Rizzoli, 2018

pp. 173
15


Giornalista di punta della Gazzetta dello Sport, Luigi Garlando racconta come sia arrivato a firmare articoli e a stilare le mitiche pagelle dei calciatori dopo una partita seguita dal vivo. Giungendo a una sorta di mantra: quello che svolge è il mestiere più bello del mondo. Perché in grado di abbinare le sue due grandi passioni: calcio e giornalismo.
Ma quello che più conquista di questo libro è la visione stessa di una professione, oggi attaccata su più fronti, dall’idiosincrasia del potere nei confronti del libero pensiero alle “bufale” che i social amplificano in maniera esponenziale. A dire il vero, il giornalismo si è anche impoverito per colpe proprie. Ma a questo punto non è neanche giusto parlare di giornalismo. Sarebbe più corretto parlare dei suoi singoli interpreti. Così come di calciatori e non di calcio.
A tal proposito, Luigi, che appartiene, e lo si percepisce, alla vecchia scuola del rispetto dei ruoli - ebbene sì, c’è una gerarchia all’interno delle redazioni, almeno di quelle serie, e non c’è nulla di male in questo - sente di dover rimarcare l’importanza di ciò che appare come una banalità: la verifica delle fonti. Scrivere sì, possibilmente bene, e per farlo occorre essere ottimi lettori, ma non certo scrivere per scrivere.

domenica 9 dicembre 2018

Una rosa taiwanese raccontata in dialetto siciliano

Rosa rosa amore mio
di Wang Zhenhe
Libreria Editrice Orientalia, Roma 2014

a cura di Anna di Toro

pp. 356
€ 20 (cartaceo)


Il romanzo del taiwanese Wang Zhenhe, uscito nel 1984, con il titolo Meigui Meigui wo ai ni, è stato riadattato da Anna di Toro e pubblicato dalla romana Editrice Orientalia qualche anno fa, nel 2014. Hualian, nel romanzo originale, (Lotusa nella versione italiana) è la cittadina natale dello scrittore dove è ambientata la vicenda, che parte da una storia vera, ovvero l’arrivo, nel 1968, di un contingente di soldati americani in licenza dal Vietnam; all’evento fu dedicato addirittura un bar. 
Fu un momento di grande festa per i cittadini della piccola località, che restò impresso nella mente del giovane Zhenhe, che pensò di scriverci un libro. Per varie ragioni il libro ebbe una gestazione lunghissima e uscì poi solo negli anni ’80, completamente rinnovato nell’idea, incentrandosi soprattutto sui preparativi che la comunità fa per accogliere al meglio i soldati, pensando di offrire loro delle giovani prostitute, opportunamente istruite come bargirls, per deliziare gli ospiti.

Parigi dall'alto: «signore e signori, i tetti, i tetti, i tetti!».

Tetti di Parigi
acquerelli e disegni di Fabrice Moireau
testi e poesie di Carl Norac
traduzione di Vera Verdiani

L’ippocampo, 2010

pp. 96
€ 29,90



Parigi è sempre una buona idea, Parigi val bene una messa e pure un ultimo tango. Ah, Parigi! Poche città possono vantare una mitologia e una bibliografia pari a quelle sulla Ville Lumière, e proprio per evitare di fare qualche torto involontario alla capitale francese questo commento non si prenderà nemmeno la briga di nominarle. Su Parigi è stato detto e scritto di tutto, sottospecie di narrazione, cronaca, sceneggiatura. Per non parlare delle sue innumerevoli rappresentazioni e trasfigurazioni pittoriche, fotografiche e cinematografiche. Ma qualcuno aveva mai pensato di dedicarsi esclusivamente ai suoi tetti? Si, i famosi tetti di Parigi, quelli la cui sola menzione evoca panorami mozzafiato, atmosfere sature di bellezza e finanche gusto per il voyeurismo più spontaneo. Ci siete mai saliti? Avete mai contemplato l’orizzonte di questo capoluogo dell’arte e dell’amore standovene affacciati da una delle sue caratteristiche alture architettoniche? Pare che, per chi abbia l’occasione di viverla in prima persona, sia un’esperienza che non si dimentica, ma per i meno fortunati ci sono libri che sanno essere di grande aiuto. Per esempio se ci si affida agli occhi e ai quarantacinque acquerelli di Fabrice Moireau, commentati da Carl Norac e raccolti nel volume Tetti di Parigi dalla casa editrice L’ippocampo. Non vi sentite già vittime della flânerie più contagiosa?

sabato 8 dicembre 2018

#CriticARTe - The Sound of Hands di Cristina Arrigoni

The Sound of Hands

A photographic journey into the language of musicians hands.

a cura di Cristina Arrigoni
Wall of Sounds, 2018

pp. 88, 60 fotografie
Formato 28x28cm, cartonato.
€ 35 




La fotografa Cristina Arrigoni nel suo primo libro propone un intenso viaggio all’interno della musica blues, attraverso l’osservazione del linguaggio delle mani dei suoi attori principali. L’attenzione dello spettatore viene diretta verso l’elemento principale, attraverso la precisa esclusione di ogni dettaglio all’interno dell’immagine, così come la precisa scelta della gamma cromatica, per lo più unicamente in bianco e nero.

Dallo sfondo emergono mani, parti di un corpo che svanisce nello sfondo cupo, divenendo metafora universale ed allo stesso tempo veicolo di un messaggio, di una storia, che si racconta attraverso i dettagli di uno strumento, di un accessorio o delle pieghe della pelle od ancora mostrando talvolta sullo sfondo, in leggero contrasto, il viso dell’artista.

“Cristina è una visionaria – afferma il musicista Willie Nile –col talento di saper cogliere l’anima e le qualità ‘eroiche’ di tutto ciò che il suo sguardo sa cogliere senza mediazioni.” 

#LibriSottoLAlbero - Primo appuntamento coi libri-regalo


Buoni regali di Natale!
Il tempo corre, oggi è già l'8 dicembre e molti di noi saranno impegnati a preparare l'albero di Natale, ma non dimentichiamoci che i giorni da qui a Natale sono sempre mano e dobbiamo correre al riparo con i regali. Soprattutto, dobbiamo trovare quelli giusti... Se anche voi amate mettere libri sotto l'albero (magari anche sotto al vostro), ecco la nostra rubrica settimanale #LibriSottoLAlbero: tre appuntamenti per scegliere il libro migliore per voi, per gli amici e i parenti.
Per ogni consiglio, il link alla nostra recensione per scoprire il libro! 

Prossimo appuntamento sabato 15 dicembre! 
Intanto, buona lettura,
La Redazione

***

Alessandra consiglia:
"Meglio essere felici" di Zygmunt Bauman (Castelvecchi)
Perché: per citare Bauman stesso "A proposito della felicità, esiste soltanto una frase che possiamo pronunciare con la massima certezza e che di solito ci vede universalmente d'accordo. La frase suona: “Meglio essere felici che infelici”. Tutto il resto è controverso". Per ricordarci quanto sia importante ritagliarci un nostro giardino sempreverde di gioia. E perché, in fondo, aveva ragione Lorenzo de' Medici quando asseriva che "chi vuol esser lieto sia: di doman non c'è certezza".
A chi regalarlo: a chiunque abbia bisogno di una strigliata pre natalizia sul perché sia fondamentale essere felici e come, analizzando un'emozione importante e spesso trascurata per inezie quotidiane.

"Lo sai che quando guardi la tenebra, lei guarda te?": luci e ombre nell'ultimo lavoro di Alessandro Baronciani

Negativa
di Alessandro Baronciani
Bao Publishing, 2018

pp. 160
€ 20,00

Dopo Le ragazze nello studio di Munari, (ri)pubblicato da Bao nel 2017, Alessandro Baronciani mette di nuovo una protagonista femminile al centro di Negativa, il suo ultimo lavoro, uscito a sua volta per la casa editrice milanese. E la sceglie bella (anzi bellissima), con una professione che la fa desiderare ai più (è una modella) e un nome che la fa brillare (si chiama Stella). Dunque, ricapitolando: bella, modella e Stella. Una rima baciata che è già tutto un programma: fastidiosa nel suo essere così scontata e stucchevole, disturbante come la musichetta di un carillon; una nenia che, in perfetto contrasto e contrappunto didattico, trova il suo contraltare nella vicenda orrorifica (meglio: splatter) in cui la giovane donna si viene a trovare. Una storia che la riguarda e che riguarda tutti noi, perché interrogarsi sulla tenebra – la nostra tenebra – è fare i conti con l’ombra: quella che, come recita la canzone, viene di notte e ci fa il verso. Per non parlare di quello che osa compiere quando perdiamo il controllo su di lei.

venerdì 7 dicembre 2018

#PLPL18 - Il nostro primo entusiasmante giorno sotto La Nuvola della piccola e media editoria italiana

L'esterno del Roma Convention Center La Nuvola - Foto di @la_effesenza

Un cielo grigio si addensa sopra La Nuvola avveniristica di Fuksas, ma il sole risplende negli animi dei partecipanti al secondo giorno (nostro primo) dell’edizione del 2018 di Più liberi e più liberi – Fiera nazionale della piccola e media editoria, che inizia sotto i migliori auspici. Sì, perché in questo giovedì di fiera a farla da padrona sono le scolaresche, che già all’orario di apertura affollano i gate di ingresso al Roma Convention Center La Nuvola e con la loro gioia portano una ventata di entusiasmo e ottimismo su tutti partecipanti all'evento.

Un noir da "disboscare" con pazienza

L’onore e il silenzio

di Gianni Mattencini
Rizzoli, 2018

pp. 275
18


L’anno rimanda inevitabilmente agli esordi del regime. Ma si può scrivere un romanzo collocato nel 1924 senza che il fascismo compaia? E dire che di cose ne accaddero, dalle elezioni politiche, che videro le liste mussoliniane stravincere grazie al meccanismo della legge Acerbo, all’omicidio di Giacomo Matteotti. Peraltro il romanzo è ambientato a novembre e dunque tutto questo era già successo. Ma se si sprofonda nell’Italia meridionale, la Storia pare incepparsi di fronte a dinamiche sociali che esistevano prima ed esisteranno dopo.
È in questa Italia meridionale che Gianni Mattencini, che di meridione se ne intende visto che è pugliese e fa il magistrato, ambienta una vicenda che dopo la deflagrazione iniziale, la classica scoperta di un cadavere, peraltro mutilato del sesso maschile, e la comparsa del brigadiere chiamato a risolvere il caso, prosegue con un ritmo in cui il picco dell’intensità si scontra repentinamente con la sua attenuazione, con personaggi che è come se provassero a farsi largo tra le foschie del mattino o gli sbuffi di una locomotiva. Anche il lettore, a questo punto, è costretto a un ruolo esplorativo, di chi si addentra in una macchia: trovarsi nel cuore dei boschi della Calabria diventa non solo un aspetto geografico.

giovedì 6 dicembre 2018

Meglio le pozze del mare aperto: le "meditazioni sull'arte di scrivere racconti" di Cognetti

A pesca nelle pozze più profonde. Meditazioni sull’arte di scrivere racconti
di Paolo Cognetti
minimum fax, 2014

pp. 132 
€ 13,00

A chi, come me, non ama in modo particolare né la saggistica, né i racconti, la scelta di leggere un saggio che parla di racconti, per quanto compatto, potrebbe sembrare quantomeno azzardata. Eppure la scelta inusuale ripaga, per l'abilità espositiva di Paolo Cognetti, che si muove tra i concetti con il trasporto di chi, prima che autore, è soprattutto lettore appassionato di narrativa breve. Il suo è un percorso attraverso i luoghi e i personaggi, ma soprattutto attraverso i grandi autori della tradizione. I loro racconti vengono citati, ripresi, smontati; le loro opere analizzate, chiamate a farsi esempio, utilizzate come pilastri dell'argomentazione. Spesso ritroviamo tra le pagine nomi fondamentali: Ernest Hemingway, David Foster Wallace, J.D. Salinger... di ognuno di questi, Cognetti rivela una meno nota natura di autori di racconti, e quindi ci obbliga a familiarizzare nuovamente, secondo una prospettiva inconsueta, con personaggi che credevamo di conoscere.

Tanti modi diversi di andare in pezzi nei due racconti lunghi di Peter Cameron

Gli inconvenienti della vita
di Peter Cameron
Adelphi, 2018

pp. 122
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


[...] perché devi rimanere disperatamente aggrappato all'esistente? Perché non ti lasci andare e accetti il cambiamento? Che cos'è che ti spaventa così tanto del futuro? (p. 24)
Due racconti lunghi, o forse meglio dire due romanzi brevi, se stiamo a guardare la densità e lo sviluppo incredibilmente intenso di La fine della mia vita a New York e Dopo l'inondazione, che compongono Gli inconvenienti della vita, uscito di recente per Adelphi. In America, i racconti (in una redazione diversa) sono usciti prima su «Subtropics», la rivista di David Leavitt, e non è certo un caso che uno dei maestri della scrittura breve abbia selezionato questi testi. All'interno dell'attuale raccolta adelphiana, i due racconti appaiono come facce di una medaglia molto simile: quella della crisi innescata dal cambiamento
Basta poco per incrinare l'equilibrio che ci si è costruiti spesso grazie a finzioni piccole ma quotidiane. In La fine della mia vita a New York, Theo, in uscita da una seduta di agopuntura, si trova a mettere in crisi tutto, compresa la sua relazione duratura con Stefano: ci sono tormenti che porta con sé da tempo, che ha provato a superare con la terapia, che non si è però rivelata efficace, perché mostrava aspetti inaccettabili di sé. 
Nel secondo racconto, invece, è l'ospitalità data a una famiglia di sfollati dopo un'inondazione (da qui, il titolo) a scardinare le certezze della protagonista sessantacinquenne, chiusa col marito nella loro grande casa vuota, dove la porta della camera della figlia resta ostinatamente serrata, insieme al dolore della perdita. «Ero andata avanti come sempre, con quelle due grandi parti di me amputate, perdute» (p. 104): anche per lei, come per Theo, ci sono ricordi impossibili da dimenticare, ma che cerca di superare negando la loro esistenza, costruendosi artifici quotidiani per resistere. 

mercoledì 5 dicembre 2018

Gioco di scacchi e di passioni: Nemici di Isaac Bashevis Singer


Nemici
Una storia d'amore
di Isaac Bashevis Singer 
Adelphi, 2018

Traduzione di Marina Morpurgo

pp. 257
€ 18 (cartaceo)


Si fa fatica a non gridare al miracolo laico della letteratura, o se si preferisce delle storie scritte veramente bene, quando si legge Nemici. Una storia d'amore di Isaac Bashevis Singer uscito per Adelphi nell'ottima traduzione di Marina Morpurgo. Le vicende di Herman e delle tre donne, Jadwiga, Masha e Tamara, che finiranno a vivere, amare e perdersi con lui sono infatti trattate da Singer con la penna del grande romanziere, in una New York ebraica e brulicante di vita che ci entra dentro come un coltello nel burro.
Già, il burro che ricopre i bagel di cui i protagonisti si cibano è un buon mezzo per spiegare la struttura del romanzo stesso che, appunto, morbido e appetitoso come un panetto di burro, finisce per avvolgere il lettore, che ne rimane avvinghiato, sedotto e incuriosito dalla sensualità estrema di Herman, l'uomo all'apparenza meno sensuale di tutti e che invece riesce, laddove in molti falliscono, a conquistare il cuore, forse la mente, mai i corpi delle tre donne sopracitate. Tre donne che sono tre archetipi certo ma che Singer rende piene di vite, staccandole dal ruolo ancillare di semplici comparse per ergersi, chi più chi meno, con la possanza delle protagoniste.

Ritrovarsi nella foresta di Teutoburgo insieme a Varo e Arminio


Il nemico indomabile. Roma contro i Germani
di Umberto Roberto
Laterza, 2018

pp. 391
€ 24 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)


Il 16 d.C., nonostante il pragmatismo di Giulio Cesare che ha posto come limes romano il Reno, l’inquietante presagio che circonda la morte di Druso – figliastro di Augusto – nel 9 a.C., e la rivolta di Arminio, aristocratico cherusco integrato nell’esercito romano, da lui tradito e sconfitto nella famosa battaglia di Teutoburgo del 9 d.C., si completa l’assoggettamento della Germania, processo iniziato da Augusto nel 12 a.C. e terminato da Tiberio attraverso il suo più fidato generale, Germanico. Ed è proprio Tiberio che, temendo il carisma e il prestigio acquisiti da Germanico durante questi anni, decide di porre fine alla ultio augustea (la vendetta dei romani nei confronti del traditore Arminio) nel 17 di rinunciare a quella Germania transrenana che si sarebbe estesa fino all’Elba, per spostare di nuovo il confine al Reno, vanificando di fatto tutti gli sforzi – militari ed economici – degli ultimi 28 anni.