domenica 22 luglio 2018

22 luglio 1968 – 22 luglio 2018: Cinquant’anni dalla morte di Giovannino Guareschi

Cinquant’anni fa moriva a Cervia Giovannino Guareschi, scrittore umorista tra i più brillanti quanto opinionista caustico e aggressivo. Due estremi che sono lo specchio della sua personalità divisa tra una coerenza al limite della testardaggine e la sua generosa vocazione artistica. Per capire il carattere di questo autore basterà ripensare solo alla sua detenzione nei campi nazisti per prigionieri militari: per superare i disagi, il freddo e la noia decise di creare un giornalino parlato per i suoi compagni internati. Pur tra le morti e la fame Guareschi non smette di usare l’umorismo e la parola come arma di sopravvivenza, anche ripetendo a tutti “non muoio neanche se mi ammazzano!”. Un’esperienza – per chi fosse curioso – che viene riportata nel Diario clandestino (1943-1945).

Se la saga di Don Camillo e Peppone è un long seller che non ha bisogno di presentazioni, è invece un peccato che si siano dimenticati due romanzi davvero gustosi del Guareschi senza baffi, cioè quello pre-bellico: Il destino si chiama Clotilde e Il marito in collegio. Forse le prove migliori del Guareschi umorista: due libri adatti a dei lettori che cercano uno svago intelligente e leggero.
Il primo è un romanzo di avventure, picaresco, che prende in giro i romanzi a puntate delle riviste. Il protagonista, Filimario Dublé, coerente patologico, viene rapito da Clotilde Troll, ricca ereditiera che lo vuole cacciare dalla sua città. I contrasti, le trovate e gli incidenti sono tra i più vari e divertenti e, per capire già da subito il tono, basterebbe leggere i primi due capitoli dell’opera.

sabato 21 luglio 2018

#CritiCOMICS - «Mica si può restare a guardare»

Salvezza
di Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo
Feltrinelli, 2018
(Collana Feltrinelli Comics)

pp. 128
€ 16,00

Cosa scrivere per parlare di un libro che racconta della disperazione di migliaia di essere umani se, leggendolo, le lacrime scendono giù come raramente un testo scritto spinge a fare? In certi frangenti le parole non bastano, anzi, risultano riduttive e approssimative. Ecco, proprio in queste occasioni le immagini della nona arte vengono in nostro aiuto, con il loro forte peso evocativo e con una forza dirompente che non può lasciare indifferenti.
E di questa forza dirompente si sono serviti Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo, due nomi noti a chi si interessa di fumetti. Il primo è, tra le altre cose, autore, con Fabio Brucini, di Sinai, reportage a fumetti realizzato tra le tribù tuareg dell’Egitto, e ha collaborato con Marvel, DC Comics, Glénat, Sergio Bonelli Editore e Disney. Il secondo è un giornalista, scrittore e autore di saggi e inchieste, collaboratore de «La Lettura», «l’Unità» e Wired e autore di fiabe di impegno civile, come La mafia spiegata ai bambini, L’immigrazione spiegata ai bambini e L’ecologia spiegata ai bambini.

#CritiCINEMA - Il sacrificio del cervo sacro, o la nascita di una tragedia

Racconta il drammaturgo greco Euripide che Artemide, dea della caccia, pretese da Agamennone – come espiazione del suo peccato di hybris, l'arroganza con la quale egli l'aveva sfidata a eguagliare la bravura nell'uccisione di una cerva con una freccia, da lunga distanza – il sacrificio della sua figlia più bella, Ifigenia.
E di come alla fine fosse stata la dea stessa - mossa a pietà dall'abnegazione della fanciulla, che pur di permettere alle navi achee di salpare per Troia era pronta a morire per mano del suo stesso padre – a sostituire la vittima con una cerbiatta.

È questo il nucleo primigenio del Sacrificio del cervo sacro, ultimo film di Yorgos Lanthimos, vincitore della miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2017 e solo di recente arrivato nelle sale italiane.

Il regista greco traveste il mito calandolo nella quotidianità altoborghese di una famiglia americana.
Steven (Colin Farrell), apprezzato cardiologo e Anna (Nicole Kidman) sono benestanti, hanno una bella casa, due figli adorabili, un'intesa sessuale invidiabile, fatta anche di piccole perversioni innocenti.
L'andamento luminoso del loro ménage è intaccato dalla strana relazione che Steven ha con un ragazzino, Martin (un Barry Keoghan dai tratti stralunati, inquietanti, perfetti per il personaggio).

venerdì 20 luglio 2018

Quanto si può vivere di finzione?

Lo scrittore fantasma
di Philip Roth
Einaudi SuperET, 2015

1^ edizione originale: 1979
Traduzione di V. Mantovani

pp. 146
€ 11 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Un uomo, il suo destino e il suo lavoro: una cosa sola. Che terribile trionfo! (p. 61) 
Quando finisce l'ingenuità di un aspirante scrittore? Me lo sono chiesta quando, insieme a Nathan Zuckerman, ho bussato alla porta del grande scrittore Lonoff. Certo, Nathan ha solo ventitré anni anni, qualche racconto edito e una lusinghiera intervista sul «Saturday Review», e forse è normale che abbia idealizzato il suo autore preferito, che è per lui una sorta di modello incontestabile. Nathan è lì per trascorrere qualche ora con Lonoff, che abita isolato nel New England; uomo perlopiù schivo, si rivela invece accogliente e generoso nell'ascoltare il racconto della vita del suo giovane lettore e aspirante scrittore. Lonoff sa quel che ha letto sul giornale; ma ignora quanto Nathan sia crucciato da una questione familiare tutt'altro che semplice: lui ha scritto un racconto lungo particolarmente cinico e sprezzante su alcuni membri della sua famiglia ebrea, certamente caratteristici e dalle notevoli potenzialità narrative, ma pur sempre persone. E Nathan, lì per lì, non si è chiesto l'impatto che avrebbe avuto la pubblicazione di un simile lavoro sulla sua famiglia. Il padre e un giudice, che in passato ha aiutato il ragazzo nella sua carriera scolastica, cercano di far capire a Nathan le implicazioni etiche dell'opera («E tu capisci cosa vorrà dire questa storia, una volta pubblicata, per la gente che non ci conosce?», p. 73), inizialmente rifiutate, ma che restano come un rovello, sottotraccia, a minare le sicurezze del protagonista: 
Se un giorno avessi potuto anche solo avvicinarmi all'originalità e alla concitazione delle cose che accadono veramente! Ma se mai ci fossi riuscito, cosa avrebbero pensato di me mio padre e il giudice? Come avrebbero retto, i miei maggiori? E se non ne fossero stati capaci, se il colpo ai loro sentimenti fosse stato, insomma, troppo duro, come avrei retto io, a mia volta, al pensiero di essere odiato, vilipeso e rinnegato? (pp. 98-99)

Di terra e mare si nutre l'umanità che anela alla felicità

Di terra e mare,
di Raffaele La Capria e Silvio Perrella
Laterza, 2018

pp. 104
€ 14,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Raffaele La Capria e Silvio Perrella sono due grandi scrittori e, come tali, riescono a rendere palpabile anche ciò che è invisibile agli occhi. Per questo, dichiarano, il loro Di terra e mare è un dialogo essenziale scritto con la voce:
Se tu scrivi con la voce e la depositi nell’orecchio di un’altra persona, rimane. Il foglio, il foglio su cui scrivi con la voce, non è fatto di carta ma è l’anima dell’altro, la pagina mutevole dell’altro. (p. 59)

giovedì 19 luglio 2018

#LectorInFabula - Le fantasmagorie per l'infanzia di Andrea Vitali

Di impossibile non c’è niente
di Andrea Vitali
Salani, 2014

Illustrazioni di Fabiana Bocchi

p. 157 
€ 12,90




Per chi conosce Andrea Vitali solo per i suoi romanzi ambientati a Bellano, per quei gialli a fondo storico ridenti e chiacchierini con cui l'autore ha dato vita a un vero e proprio genere a sé e per i quali è amato da frotte di lettori, Di impossibile non c'è niente rappresenterà una novità. Si tratta infatti di una storia per ragazzini, che coinvolge i personaggi della tradizione mitica e favolistica, ma anche del folklore popolare, in una vicenda dal forte contenuto morale, alleggerita dalla consueta e immancabile ironia, di cui Vitali si mostra come sempre generoso. 
L'ambientazione iniziale è quella dell'ospizio Vistalago, dove Babbo Natale, in veste da camera e sguardo estatico, osserva le stelle recitando Leopardi. Lo scrittore gioca sullo straniamento, mentre tratteggia con pennellate rapide e precise un intero universo visionario, rivelando, oltre allo spirito che già conoscevamo, una fantasia vivace e instancabile.

Il "lato" più intimo della città, scoperte inedite, angoli nascosti: Alessandro Perissinotto e la sua Parigi

Parigi lato ferrovia,
di Alessandro Perissinotto
Laterza, 2018

pp. 142
€ 13,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Vi è mai venuto in mente di organizzare un viaggio in una città d’arte ed escludere dalle vostre visite tutte le mete più gettonate? Ad esempio, andare a Parigi e non camminare sull’Avenue des Champs-Elysées, arrampicarsi sulla collina di Montmartre, salire sulla Tour Eiffel o perdersi tra i corridoi del Louvre? A molti sembrerebbe un’eresia, invece Alessandro Perissinotto l’ha trasformata nella filosofia dietro al suo Parigi lato ferrovia, una guida per caso di turisti altrettanto casuali con l’intento di distoglierli dal flusso di massa delle grandi attrazioni locali, imperdibili, per carità, ma secondo lui non primarie nella visita della città.

mercoledì 18 luglio 2018

La violenza minore di un'adolescenza bolognese: "Tu che sei di me la miglior parte" di Enrico Brizzi

Tu che sei di me la miglior parte
di Enrico Brizzi
Mondadori, 2018

pp. 543
€ 20,00


Tommaso Bandiera è un bambino come tanti, che trascorre un'esistenza tutto sommato normale, nonostante sia orfano di padre; la sua famiglia è curiosa, ma non lo sono tutte le famiglie? Racconta in prima persone le proprie vicende, scandite nel libro da sezioni divise in base agli anni, dagli Ottanta fino ai primi Novanta. Come già sperimentato nei primi capitoli de Il matrimonio di mio fratello, l'infanzia del protagonista è narrata dal punto di vista del bambino ma con una proprietà di scrittura già matura; una formula ben riuscita, capace contemporaneamente di restituire la ricca inventiva della prosa di Brizzi e mantenere lo stupore, le scoperte e le piccole gioie tipiche dei primi anni di vita. Un episodio in apparenza marginale, che solo proseguendo nella lettura riusciremo ad inserire in una visione complessiva chiara e coerente, evidenzia questo doppio binario della scrittura: un giorno il nonno paterno di Tommaso costringe la donna di servizio africana a mostrarsi nuda al nipote. Lo sguardo ingenuo del bambino filtra, ma non riduce, l'enormità che si cela dietro una scena di questo tipo.

Rimbaud e la vedova di Edgardo Franzosini


Rimbaud e la vedova


a cura di Edgardo Franzosini
Collana Storie Skira
Edito da Skira, 2018


pp. 96 
dimensioni 14x21 cm
brossura



“La bellezza mi si era seduta sulle ginocchia, e stava per abbracciarmi, quando io l’ho schiaffeggiata e l’ho mandata via” – Arthur Rimbaud
Il fascino del “poeta maledetto” Arthur Rimbaud (Charleville, 20 ottobre 1854 – Marsiglia, 10 novembre 1891) continua a incantare vecchie e nuove generazioni, simbolo di un tormento esistenziale indissolubilmente legato al genio letterario, all’onestà intellettuale di un vissuto autenticamente esperito, il poeta al quale, secondo Max Jacob: "tutte le letterature debbono essere riconoscenti".

martedì 17 luglio 2018

#CritiCINEMA - Come sta il cinema tedesco? La risposta di Matteo Galli in 21 saggi (2003-2018)

A morte Venezia e altri saggi sul cinema
di Matteo Galli
Mimesis Edizioni, 2018

pp. 334
€ 28,00


Da poco pubblicato da Mimesis nella collana scientifica “Il quadrifoglio tedesco” – diretta da Karin Birge Gilardoni-Büch e Marco Castellari, e comprendente testi e studi relativi alla lingua, alla cultura e alla letteratura di lingua tedesca moderna e contemporanea – A morte Venezia e altri saggi sul cinema di Matteo Galli ha un titolo accattivante e che ben riesce a esprimerne l’essenza. Alludendo nel contempo al celebre romanzo di Thomas Mann La morte a Venezia (1912), al film di Luchino Visconti Morte a Venezia (1971) e, con più sofisticazione, al manifesto futurista Contro Venezia passatista (1910), il volume annuncia una natura felicemente "ibrida" – meglio: focalizzata sull’ibridazione tra le arti nel suo senso più positivo e stimolante – e una vis, se non apocalittica e rivoluzionaria come quella di Filippo Tommaso Marinetti e sodali, certamente critica e spiccatamente personale. Cinematografia, letteratura e cultura tedesca sono difatti al centro dell'eterogenea raccolta, non meno dei loro rapporti con i corrispettivi italiani.

Marcello Simoni e il Medioevo: un binomio dal successo assicurato

Il patto dell'abate nero,
di Marcello Simoni
Newton Compton Editori, 2018

pp. 384
€ 9,90 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)



Fino a qualche settimana a chi mi avesse chiesto numi su Marcello Simoni avrei risposto, semplicemente, "è l’autore dei libri ammonticchiati a piramide all’ingresso delle librerie e che vende tantissime copie". Non avrei saputo spiegare perché né dire di più sulle sue qualità di scrittura, non conoscendo nemmeno gli argomenti principali dei suoi bestsellers. Presentandomi la possibilità di scoprirlo, non ci ho pensato due volte e mi sono ricordata di mio papà che, pur amando Carrère e gli scrittori russi, ha divorato in un soffio Il mercante dei libri maledetti un paio di anni fa.
Così la curiosità mi ha spinto tra le braccia del secondo volume della Secretum Saga, Il patto dell’abate nero, uscito per Newton & Compton il 28 giugno. Non abbattetevi se avete perso il primo volume: così è stato anche per me, ma non per questo la storia di Bianca de Brancacci e del ladro Tigrinus non è riuscita tenermi in ostaggio durante tutta la lettura.

lunedì 16 luglio 2018

La letteratura come legna da ardere: "Manaraga" di Vladimir Sorokin

Manaraga
di Vladimir Sorokin
Bompiani, 2018

pp. 224
€ 17


Tocca al manzo Kobe con L’adolescente. Una bistecca di discreto spessore, non di arrachera. Il libro è in edizione economica. Con sottile e pregiata carta di Lubecca della fine del diciannovesimo secolo. Dovrò leggere il più veloce possibile, “in diagonale”. Una lettura così è come un volo acrobatico […]. È una lettura impavida. Noi diciamo che “ti avvampa negli occhi”. Ma può farlo a tal punto da incendiare il libro, mentre la bistecca resta cruda. E tu finisci al patibolo! Con la testa nel cappello bianco che rotola giù…
È il 2035: il mondo riemerge dopo il Nuovo medioevo e la Seconda rivoluzione musulmana, gli uomini sono totalmente dipendenti dalle “pulci” innestate nei loro cervelli tramite le quali riescono a ricavare informazioni vitali sull’ambiente circostante e sull’omeostasi interna, la Baviera e altre zone dell’Europa sono diventate regni o cadute in preda alla barbare e, con la pubblicazione dei libri passata totalmente al digitale – agile e rapido ma carente in quanto a materia –, nasce il book’n’grill, ossia la tecnica di cucinare pregiati piatti utilizzando prime edizioni, ormai rarità conservate nei musei, come legna da ardere.
Buona parte del romanzo, che si presenta quasi come un saggio sulla nuova moda mondiale, viene investita nello spiegare al lettore quali siano le capacità che un book’griller stellato deve possedere per soddisfare i raffinati palati dei clienti di tutto il globo. Così, da lettori seguiamo le vicende di Geza Jasnodvorskij, specializzato nella “cucina russa”, che nella più perfetta clandestinità incontra postini e corrieri e si ritrova in sfarzose ville ottocentesche e lussuosi yacht per cucinare Tolstoj, Cechov e Nabokov.

Il crinale tra bene e male sempre più sfumato per tre “sbirre”

Sbirre
di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni
Nero Rizzoli, 2018

pp. 221
€ 18,50 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Ci sono delle ombre, in queste donne, come c'è del nero nel nostro presente, che seppellisce segreti nel deep web o in una sim del cellulare. Lo stesso crinale tra bene e male è sempre più sfumato, e lo sanno bene le protagoniste di Sbirre, opera che raccoglie tre racconti lunghi firmati da altrettanti maestri del noir italiano. Un'operazione del tutto commerciale in vista delle letture da ombrellone? Non è dato saperlo, né è rilevante: conta quanto ci si immerga subito nelle tre storie, cascando nella trappola degli scrittori, ovvero cercando di arrivare prima possibile alla soluzione del crimine. E, a quanto pare, imbattersi nel crimine richiede alle sbirre di farne parte almeno temporaneamente, di sporcasi le mani e di rischiare di entrarvi anche troppo. 

domenica 15 luglio 2018

Alice Basso torna con un giallo misto di rosa




La scrittrice del mistero
di Alice Basso
Garzanti, 2018


pp. 336
€ 17,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ho iniziato a leggere Alice Basso nel 2015 quando esordì con il romanzo L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome (sempre Garzanti). La protagonista era, allora come nell’ultimo libro La scrittrice del mistero, Silvana Sarca, alias Vani, di professione ghostwriter. La dote che caratterizza Vani è la sua capacità di capire le persone, di interpretare i loro pensieri e di osservarne movimenti, espressioni, gesti. Vani talvolta appare come una persona molto strana, quasi asociale, ma in realtà si rivela man mano sensibile, altruista e attenta ai bisogni degli altri.
All’inizio dell’ultimo libro, l’autrice Basso accenna ad antefatti che possano far comprendere al lettore che non ha letto i libri precedenti qualche elemento per inquadrare la storia. Pur trattandosi di una serie, i singoli romanzi si possono leggere singolarmente, l’ordine cronologico, tuttavia, sarebbe di aiuto per seguire la storia d’amore tra Vani e il maturo ispettore Berganza, elemento cardine e cornice di tutte le altre vicende che si susseguono nelle narrazioni.

Il calcio italiano: vita, morte e miracoli di un intero popolo

Nulla al mondo di più bello
L'epopea del calcio italiano tra guerra e pace 1936-1950
di Enrico Brizzi
Editori Laterza, 2018


pp. 316 
€ 20 (cartaceo)


Leggere Nulla al mondo di più bello. L'epopea del calcio italiano fra guerra e pace 1938-1950 di Enrico Brizzi uscito per Laterza nelle settimane clou del Mondiale di Russia è un esercizio perfetto per comprenderne, ancora più, la quasi totale perfezione. Infatti questo volume di Brizzi fa parte di uno studio, attento e rigoroso (nonché pressoché inedito con tale mole di documentazione) del nostro calcio, dagli albori ai, presumibili, giorni nostri. Già perché se si prendono i precedenti Vincere o morire. Gli assi del calcio in camicia nera e Il meraviglioso giuoco. Pionieri ed eroi del calcio italiano 1887-1926, ci si accorge di come l’autore bolognese, quasi facendo il paio con la professione del padre, docente di storia, abbia tutta l’intenzione di divenire l’alfiere (dovremmo dire forse il Virgilio, ma non vogliamo scomodare paragoni troppo illustri) del gioco che più affascina gli italiani da, praticamente, sempre: quel giuoco del calcio che, forse mai, è stato gioco ma è stato anche, e soprattutto, vita, morte e miracoli di un intero popolo.

sabato 14 luglio 2018

#CriticaLibera - Per una nota a margine a "Patria"


Ci sono romanzi che commuovono. Ci sono romanzi che fanno arrabbiare. Ci sono romanzi che mettono paura. Ci sono romanzi che annoiano e ci sono romanzi che divertono. Poi ci sono quelli che rapiscono e ce ne sono altri che tolgono il sonno. Ci sono anche romanzi che emozionano. E poi, alla fine, ogni tanto, sempre più raramente, ci sono romanzi totali, romanzi che sono universi complessi che intrappolano il lettore nella finzione, una finzione che scarnifica la realtà fino a mostrarne le ossa, la parte più dura e ruvida. Spesso sono romanzi universali: anche se narrano di un tempo e un luogo specifico avranno sempre qualcosa da dire a chiunque, in ogni epoca e in ogni angolo del Pianeta. A questa ultima categoria di romanzi appartiene Patria, di Fernando Aramburu, in Spagna ormai giunto a più di venti edizioni, tradotto in decine di lingue; in Italia premiato, tra gli altri, dallo Strega europeo. Già recensito a suo tempo su queste pagine da Gloria Ghioni, Patria è, senza mezze misure e con notevole distacco, il più importante romanzo in lingua spagnola del XXI secolo. Ciononostante, affonda le sue radici nel secolo scorso, il Novecento, durante il quale la Spagna conosce una sanguinosa e fratricida Guerra Civile, quasi quattro decenni di dittatura che hanno lasciato come strascico, tra gli altri, la lotta armata nei Paesi Baschi, ETA.

venerdì 13 luglio 2018

"Le dodici vite di Samuel Hawley"... più una

Le dodici vite di Samuel Hawley
di Hannah Tinti
Nutrimenti, 2018

pp. 448 
€ 20



Cosa sa Loo della madre Lily, di cui non conserva alcun ricordo se non quei pochi oggetti personali – delle polaroid ingiallite, flaconcini di bagnoschiuma, un accappatoio – che, come feticci religiosi, il padre appende in bagno ogni volta che i due si trasferiscono in una nuova città? Cosa può sapere Loo, diminutivo di Louise, di quella donna che il padre ama ancora dopo tanti anni dalla sua scomparsa, e intorno alla cui morte sembra aleggiare un mistero insondabile?
Sa che è vissuta, certamente; che da qualche parte, in qualche tempo, loro due hanno condiviso lo stesso spazio vitale, e sa che oggi non c'è più; eppure, dopo tante ricerche infruttuose attraverso i silenzi del padre,
adesso sapeva anche qualcos’altro, qualcosa in più di quelle vecchie foto, ritagli e parole infestate da fantasmi. Sapeva che sua madre si tuffava dagli argini. Che era abbastanza forte da nuotare in mezzo alle navi in manovra. Che portava i guanti e si rotolava nelle alghe e anche lei aveva un padre. Che era cresciuta in una casa piena di colore. E che aveva vissuto una vita intera prima di conoscere Sam Hawley.

#PagineCritiche - Invito a teatro: un piccolo manuale per assistere con consapevolezza al grande teatro

Invito a teatro - Manuale minimo dello spettatore
di Luigi Allegri
Laterza, 2018

pp. 150
€ 13 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Nella cultura novecentesca e post-novecentesca il teatro non ha più lo stesso ruolo e la stessa funzione che aveva fino all'Ottocento. Non è più il luogo in cui si rappresentano storie che facciano ridere o piangere [...], insomma non è più il luogo in cui un linguaggio si confronta col mondo e lo descrive (p. VIII).
Assistere a uno spettacolo teatrale è da sempre una delle esperienze culturali che preferisco, perché permette allo spettatore di avere un contatto immediato con la storia e i personaggi, senza il filtro insito, invece, nello schermo televisivo e cinematografico.
È perciò con molte aspettative che mi sono avvicinata a Invito a teatro - Manuale minimo dello spettatore (Laterza, 2018), un volumetto scritto da Luigi Allegri, insegnante di Storia del teatro e dello spettacolo presso l'Università di Parma.
Questo libricino di 150 pagine ambisce ad aumentare la consapevolezza del cittadino che assume il ruolo di spettatore teatrale, poiché non sempre uno spettacolo è immediatamente comprensibile, ma molte volte necessita di un'introduzione, di una sorta di approccio guidato alla trama e ai personaggi.

giovedì 12 luglio 2018

#PagineCritiche - La virgola? Non ha certo un solo carattere...!



Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto.
di Leonardo G. Luccone
Editori Laterza, 2018

pp. 244
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




«Ho lavorato a un poema tutto il giorno. La mattina ho aggiunto una virgola, nel pomeriggio l'ho tolta». Queste parole di Oscar Wilde sono citate a pag. 52 del testo di Luccone, ma è proprio dalla verve e dall'apparente paradosso di Wilde che voglio cominciare, perché mi sembra un'ottima via d'accesso allo stile e allo spirito di Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto. È un'ottima via d'accesso perché mette subito al centro del discorso l'importanza capitale della punteggiatura e il fatto che - come l'autore non si stanca mai di ripetere - bisogna liberarsi della convinzione che le virgole servano solo per segnalare una pausa o "per far respirare chi legge".

Ossessionata dalla bellezza: "Jezabel" di Irène Némirovsky

Jezabel
di Irène Némirovsky
Adelphi, 2007

pp. 194
€ 10,00

Titolo originale: Jézabel (1936)
Traduzione di Laura Frausin Guarino

Nella gabbia degli imputati, Gladys Eysenach attende il verdetto. È pallida, stravolta dalla fatica e dalla paura, ma è ancora bella. La notte di Natale del 1934, nella sua stanza da letto, ha ucciso quello che si presume essere il suo giovane amante. Bernard Martin aveva vent'anni e nessuno, nella cerchia di conoscenze della donna, ha mai sentito parlare di lui, eppure nessuno appare stupito: Gladys è famosa per le sue relazioni e il suo spirito libero. Nonostante abbia un compagno fisso da anni, il conte Monti, i mormorii che la circondano non si sono attenuati, né la sua fama di frequentatrice di postriboli. L'avvocato dell'accusa, di fronte alla giuria, si accanisce su di lei smontando le sue risposte vaghe e le incongruenze del suo ragionamento pezzo dopo pezzo, attaccandola con una precisione che rasenta la crudeltà: 
Non è stata invece questa donna, forte della sua bellezza, della sua ricchezza, del suo prestigio mondano, questa donna che vedete davanti a voi, signori giurati, ad attirare il giovane nella sua rete per corromperlo prima di ucciderlo? Queste cortigiane del gran mondo possono essere più pericolose delle altre perché sono più belle e più raffinate! Smascheriamo l'ipocrisia che consiste nell'esaltare queste etere eleganti e nel riservare tutto il nostro disprezzo alle umili praticanti dell'amore venale! Quelle di cui parlo, le varie Gladys Eysenach, vogliono l'anima dei loro amanti, e la vita! (p. 23)