martedì 25 settembre 2018

#CriticaNera - Come Orfeo, riportare indietro i morti dall'oblio

Il sesto indizio
di Giovanni Sechi
"Nero Italiano" Fanucci, 2018

pp. 318
€ 13 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)


«La mia agenzia, la Orpheus, aiuta le persone che non sanno dove sono i loro cari. Ci è capitato di trovarli senza memoria, persi in pensieri cupi di disperazione. A volte vivono da barboni, in qualche paese sperduto. In altri casi sono sposati, sistemati, e non sanno neanche spiegare perché hanno abbandonato chi li amava senza dire una parola. Ma siamo sinceri: quello che accade più spesso, è che li troviamo morti. Ma per noi non è un fallimento: i cari ottengono un corpo su cui portare un fiore. Può essere un grande sollievo, sa?» (p. 13)

Uno, Enrico, è un ex insegnate di religione, appassionato di filosofia e teologia, amante delle penne stilografiche di classe e delle conversazioni esistenziali. L’altro, Salvatore, è un ex poliziotto alcolizzato dai modi bruschi, che bene ha conosciuto la vita della strada e il modo in cui funziona la malavita.
Lo yin e lo yang, il bianco e il nero, l’alfa e l’omega di una variegata umanità a noi così vicina e palpabile da poter essere facilmente quel tipo di umanità che abita il nostro stesso pianerottolo: questo è forse il punto di forza del Sesto indizio di Giovanni Sechi, un thriller a tinte noir che parte perfettamente inquadrato nel genere – un’indagine su un caso di omicidio avvenuto dieci anni prima e mai risolto, una serie di possibili colpevoli, diversi colpi di scena che avvengono nel momento in cui il tutto pare bloccarsi come un meccanismo inceppato – ed evolve repentinamente sotto i nostri occhi da lettori per trasformarsi in un romanzo diverso, quasi sui generis, in modo così inaspettato da risultare geniale. È difficile infatti sorprendere veramente quando si ha a che fare con romanzi di genere, poiché facile è cadere nei cliché e in meccaniche già viste. Eppure gli sviluppi improvvisi e inavvertiti che ci troviamo davanti rivelano la maestria di Sechi come narratore, che sa scrivere un thriller di 300 e passa pagine senza annoiare, ma anzi incentivando la volontà del lettore di arrivare all’ultima pagina.

Troppi rivoli attraversano "La valle dei maghi", di Kamal Abdulla


La valle dei maghi
di Kamal Abdulla
Sandro Teti editore, 2016

Traduzione di Daniele Franzoni

pp. 204
€ 15,00 (cartaceo)



A metà strada tra favola e dramma intergenerazionale, La valle dei maghi, dell'intellettuale azero Kamal Abdulla, è un romanzo complesso per trama e struttura, ma non del tutto convincente.
Come nota il professore Franco Cardini nell'introduzione, la storia si svolge quasi in assenza di coordinate temporali e geografiche. S'intuisce un'epoca storica (il Medioevo islamico) e un'area di riferimento (intorno all'attuale Tabriz), ma le vicende narrate si svolgono a cavallo tra tanti, immaginari luoghi e diverse generazioni.
La valle dei maghi è un luogo inaccessibile e misterioso, dove regna un'eterna primavera. Questa oasi affascinante e spaventosa è la prima destinazione di un viaggio tortuoso: inizialmente il protagonista Karavanbashi si sposta con la compagnia dell'eunuco Ibrahim e di un'intera carovana, e la conduce alla ricerca di un mago, anzi, un mago che parli con le anime.
La grande carovana (…) con tutti i suoi animali, servi, uomini e schiavi, aveva percorso un lungo ed estenuante cammino; casa era ormai vicina.

lunedì 24 settembre 2018

Il lungo viaggio in treno sull'intercity da Palermo a Roma di Paride Bruno e delle sue storie

Ogni ricordo un fiore
di Luigi Lo Cascio
Feltrinelli, 2018

pp. 336
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Avrei voluto tanto poter dire: “Mi chiamo Paride Bruno e di mestiere faccio lo scrittore”. Ma fatti e risultati non hanno mai deposto a mio favore.
La premessa di questo romanzo è una sconfitta. Paride Bruno, nel viaggiare lento dell’Intercity che da Palermo conduce a Roma in un’Odissea (voluta) di più di quattordici ore, riprende in mano il fascicolo degli incipit scritti nel corso della sua vita. E in questo viaggiare d’altri tempi, interrotto dalle frequenti fermate alle stazioni, dai passeggeri che salgono e scendono, chiacchierano e bisticciano, si addormentano o, nella traversata dello Stretto, lanciano gli oggetti vecchi in mare, prova a comprendere cosa abbia sconfitto la sua vena narrativa, costringendolo a fermarsi al primo punto fermo di una nuova storia, incapace di andare oltre. 

Atmosfere cupe nella verde Irlanda: "Neve nera" di Paul Lynch

Neve nera
(Black Snow, 2014)
di Paul Lynch
66th and 2nd, 2018

Traduzione di Riccardo Michelucci

pp. 272
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



L’ho già detto (e scritto) in altre occasioni, le “seconde prove” che seguono esordi interessanti molto spesso si rivelano deludenti, per cambio di tematiche, di stile o, al contrario, per la mera riproposizione di formule che avevano funzionato ma si rivelano non ripetibili.

Nulla di tutto questo in Neve nera, la seconda opera di Paul Lynch. Nel 2017 ero rimasto folgorato da Cielo rosso al mattino, il romanzo di esordio, e dopo un approccio oltremodo cauto, per i motivi detti, a questo secondo titolo, mi sono reso conto di quanto Lynch sappia narrare storie estremamente diverse fra loro applicandovi stile, toni, ritmo e atmosfere non solo adeguati, ma perfettamente calzanti al contesto.

domenica 23 settembre 2018

#Pillole d’autore – Voglia di tenerezza tra i nidi di ragno

Il sentiero dei nidi di ragno, il primo romanzo di Italo Calvino, fu pubblicato nel 1947. L’esperienza bellica era ancora viva e bruciante per gli autori come per i lettori dell’epoca, rappresentava un sapere comune, una narrazione condivisa. Si avvertiva un’urgenza del dire a cui non sempre corrispondevano esiti soddisfacenti. Calvino stesso, nella celebre Prefazione all’edizione del 1964, confesserà i suoi rapporti ambivalenti con la sua prima opera ed esternerà invece la massima ammirazione per colui che “riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava”. Sta parlando di Beppe Fenoglio e di uno scritto che l’autore non avrebbe fatto a tempo a veder pubblicato:
Una questione privata [1963] è costruito con la geometrica tensione d'un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l'Orlando furioso, e nello stesso tempo c'è la Resistenza proprio com'era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione, e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. Ed è un libro assurdo, misterioso, in cui ciò che si insegue, si insegue per inseguire altro, e quest'altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché. È al libro di Fenoglio che volevo fare la prefazione: non al mio.

sabato 22 settembre 2018

Tutti gli spettri della Zona industriale di Eduard Limonov


Zona industriale
di Eduard Limonov
Sandro Teti Editore, 2018

Traduzione di S. Teti - S. Fronteddu

pp. 23
€ 16,00 (cartaceo)
€ 8,99 (epub)


Chi è l’uomo che piegato al tavolo se ne sta tutto intento, penna alla mano e fili del pizzetto aggrovigliati, a porre dediche e firme su pagine libresche? In copertina, non sono forse replicati, certo nell’algidità della posa, medesimi occhi? Si dà il caso - ma si dà davvero per caso? - che l’uomo sia uno scrittore. Eppure: chi è uno scrittore? Fantastica l’iconografia un uomo di profilo, maestoso, simile al Sant’Agostino nello studio di Caravaggio; penna alla mano e sguardo attento sulle carte; soprattutto: nello studio. Ebbene, laboratorio di Eduard Limonov, l’uomo piegato sull’ultima pubblicazione in italiano delle proprie opere, è stato non una camera – come, ad esempio, per il biografo Emmanuel Carrère – e neppure la strada, bensì il carcere di Lefortovo e dunque la colonia penale. L’affanno della reclusione gli ha permesso la stesura di otto libri in trentasei mesi, come pure segnala Mario Caramitti in prefazione a Il libro dell’acqua (Alet), entro cui l’esistenza romanzesca è narrata nell’inafferrabile fluidità della non-forma.

Chi è, invece, il personaggio che infesta le pagine del libro cui si assegna l’ingiurioso epiteto di letterario? Vaga per il perimetro del foglio, tutto occupato dalle proprie fantasticherie, persegue viuzze e stradine in forma di pretesti; dice a volte io, altre si lascia dire: ma dice davvero? Più sibillino ancora, l’eroe da autobiografia: sotto ogni io potrebbe annidarsi una menzogna. Non che si annidi con sicurezza, ma il lettore dovrebbe leggerlo con sospetto; squittisce piuttosto che cantare. Eroe, certo: e Limonov eroe lo è davvero. Ma ancora: quale Limonov? Il fervente capopopolo dell’ormai fuorilegge partito nazionalbolscevico, l’uomo privato, lo stacanovista che persegue con tenacia avvenire di narratore?

#IlSalotto - “L'uomo di Mosca” e un autore che crede nel valore della politica


L'uomo di Mosca
di Alberto Cassani
Baldini+Castoldi, 2018


pp. 335
€ 18(cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


«Il bello del passato è che non torna, il brutto è che non passa»: questo l’incipit di L’uomo di Mosca, un incipit che fa presagire a domande sulla storia, sulla politica, sull’importanza di fare politica. Ed effettivamente leggendo il libro numerose sono le riflessioni che l’autore porta a fare sull’ideale politico, su come era vissuto in passato, soprattutto nella provincia italiana e su come oggi è la politica.
Tuttavia non si tratta di un romanzo che parla di politica, piuttosto è una spy story che spazia dal passato al presente.
Abbiamo incontrato l’autore Alberto Cassani per capire, dal suo punto di vista, cosa rappresenta questo libro.

«Il bello del passato è che non torna» (p. 9). Ci spieghi meglio cosa significa per te questa frase?
La frase per intero è: «Il bello del passato è che non torna, il brutto è che non passa. O viceversa». Diciamo che il “viceversa” relativizza l’assertività della sentenza! In ogni caso, il suo senso sta nella inafferabilità del passato, poiché la sua permanenza nel magazzino della memoria è instabile e la sua vera immagine è sfuggente.

Hai parlato molto di Mosca: quando l’hai visitata e, in poche parole, cosa ti ha trasmesso?
Mosca è una città che ho visitato più volte negli ultimi dieci anni. È una città con un “centro storico” (quello attorno al Cremlino) sfavillante e maestoso, circondato da periferie immense simili per tetraggine a quelle di tutte le capitali occidentali. Stelle rosse e falce e martello sopravvivono qua e là accanto all’estetica dei tempi nuovi. In generale, è una città refrattaria al melting pot e con tratti ostici per il comune visitatore: viali di lunghezza e larghezza smisurata, taxi rarefatti, metropolitana in rigoroso cirillico e inglese poco diffuso ovunque.

#CritiCOMICS - Una fiaba tutta toscana: «Il re delle fate», di Andrea Meucci ed Elena Triolo

Il re delle fate
di Andrea Meucci ed Elena Triolo
Milano, Edizioni BD, 2017

pp. 120
€ 14,00 (cartaceo)




Appennino toscano, giorno d'oggi: Obi è un ragazzo molto introverso, chiuso in una routine monotona ma al contempo protettiva. La scuola va male, ha due bocciature alle spalle, e la vita sociale procede – se possibile – anche peggio: è ignorato dai più e viene snobbato dalle ragazze più in vista della scuola. Tuttavia ha una migliore amica, Rita, con cui condivide anche la vita nel collegio in cui vive e i pomeriggi di (non) studio.
La sua passione più importante è quella dei modellini aerei, e proprio durante una delle prove di volo, assieme a Rita, accade qualcosa di completamente imprevisto. Il suo aeroplano si scontra con un essere volante, che ad un esame più attento si rivela essere… un piccolo uomo! Ben presto i due ragazzi scoprono che quell'esserino altro non è che il re delle fate e secondo le leggi del mondo che quest'ultimo governa, colui che uccide il sovrano ne diventa il legittimo successore. Così, da un momento all'altro, Obi si ritrova, suo malgrado, a diventare re di un mondo che fino a poche ore prima non conosceva nemmeno.

venerdì 21 settembre 2018

Sull'orlo del sublime. Victor Hugo in viaggio sulle Alpi

In viaggio. Le Alpi
di Victor Hugo
Elliot, 2017


Tratto da: En Voyage. Alpes et Pyrénées

Traduzione dal francese di Martina Acquaro



pp. 87

€12,50



Un libriccino minuscolo, poco più di 80 pagine, in grado però di trasportare il lettore in un altro mondo e in un altro tempo. Grazie alla densità e alla vivacità della descrizione di luoghi e paesaggi, che il grande Victor Hugo sa mettere in campo anche in scritture private.

In questo agevole libro, dalla meravigliosa copertina, In viaggio. Le Alpi (Elliot edizioni), sono raccolte infatti le lettere che lo scrittore francese, già allora celeberrimo, inviò alla moglie Adele (tranne il racconto di un episodio, indirizzato a Louis Boulanger) durante un viaggio che l'avrebbe condotto tra le Alpi e le città della Svizzera.
Siamo nel 1839 e Victor Hugo intraprende questo itinerario, come altri scrittori romantici dell'epoca, per avvicinarsi al «sublime», per rendersi conto di quanto la «spaventosa» magnificenza dell'opera di Dio, trasposta nella natura, avvicini l'uomo a quel trasalimento che è soffio di eternità.
Le Alpi, specie il coté svizzero, restano dunque l'universo dell'ascensione romantica alla visionarietà... (p. 7)

La rovinosa irruzione della malattia in un capolavoro di Leavitt: "Eguali amori"

Eguali amori
di David Leavitt
SEM, 2018

Traduzione di Delfina Vezzoli
1^ edizione: 1989

pp. 341
€ 15 (cartaceo, copertina flessibile)
€ 7,99 (ebook)

Un germoglio di felicità, una piccola biglia di felicità che poteva rigirarsi nella mano, e nessuno lo avrebbe saputo. Che terrore e che gioia, che nessuno sapesse cosa stava pensando. (p. 255)
Cosa accade in una famiglia quando la malattia squarcia le certezze e diventa una pesante e costante minaccia di morte: da qui muove il drammatico Eguali amori, che nel 1989 non fece che affermare la capacità narrativa di David Leavitt, e che quest'anno torna in una nuova veste editoriale per SEM. 
È un romanzo sconvolgente, perché sconvolta è la famiglia di Louise, dopo la notizia del suo tumore, il calvario della malattia, il sollievo della guarigione e la scoperta di un altro tumore. Un percorso che si ripete, tra operazioni, chemioterapia, mentre la speranza di salvarsi svanisce sempre un po', lasciando Louise stremata, per quanto ancora combattiva. Intanto, la sua vita va avanti: il marito, il nerd Nat, ingegnere di talento, prosegue con la sua carriera, mentre i figli Danny e April si affermano il primo come avvocato e la seconda come cantante. Ma ci sono i doppifondi, quel che i famigliari coltivano segretamente: Nat ha un'amante a poca distanza da casa e la sua relazione prosegue per anni; Danny e April scoprono la loro omosessualità, vissuta in modo totalmente diverso. Infatti, Danny è più timido e vive con ammirazione (e un po' di invidia) la progressiva ostentazione che April fa del suo lesbismo: dopo una adolescenza da libertina, la scoperta di amare le donne trasforma April in un'attivista, anche grazie ai testi delle sue canzoni. 

giovedì 20 settembre 2018

«Non avevo dubbi sul fatto che la felicità fosse questo: un'infanzia senza abusi di alcun tipo». Il nuovo romanzo di Albert Espinosa.

Quello che ti dirò
di Albert Espinosa
Salani, 30 agosto 2018

pp. 228
€ 14,90 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Non si perde mai un padre, lo si recupera in altri mille modi per il resto della vita, si riflette in oggetti, ricordi e persone. (p. 227)
Il lago di Como può essere tanto romantico quanto cupo e nostalgico: è infatti così che lo vede Izan, mentre dalla vasca della sua stanza d'albergo riflette sul suo viaggio, sul desiderio di vendetta e sulla forte mancanza del padre. Per il turbinio di emozioni che Izan sta vivendo, l'unica soluzione è raccontare la storia di come è arrivato lì.
Ecco dunque che l'io narrante, senza mai smettere di dialogare con il lettore, che è un "voi" indistinto ma sempre presente sullo sfondo, intraprende un viaggio nel passato, a cominciare da quello più lontano nel tempo, in cui un padre difficile da capire non mai ha davvero accettato la malattia che ha ridotto Izan alla sordità. Tra i due, un rapporto complicato, una sfida costante che ha portato entrambi a porsi tante domande, senza mai rivolgerle all'altro: da lì, incomprensioni e incomunicabilità, favorite anche dalla scarsa presenza del padre a casa. Lui, infatti, si è sempre occupato dei "bambini smarriti". Niente a che fare con Peter Pan: la sua missione è sempre stata recuperare i figli sequestrati, a rischio e spesso vittime di abusi. Una professione che è diventata perno di tutta la sua vita, lasciando soli la moglie con gravi problemi di nervi e il figlio che aveva bisogno di un sostegno. 

#IlSalotto - La rivoluzione giovane di Paola Zannoner

Incontro Paola Zannoner nel pomeriggio caldo di un autunno veronese. È qui in occasione del Tocatì, il Festival Internazionale dei Giochi in Strada, giunto alla sua sedicesima edizione. In mezzo a spettacoli teatrali, parate, conferenze e occasioni ludiche tra le vie del centro, il festival si apre anche alla letteratura per ragazzi. L’autrice viene a presentare Rolling Star (trovate qui la recensione), il suo nuovo romanzo per giovani adulti, uscito dopo il successo de L’ultimo faro, con cui aveva già vinto il Premio Strega Ragazzi e Ragazze 2018 (trovate qui la recensione e qui l’intervista relativa). Grazie alla generosità di Paola, l’incontro si trasforma in una chiacchierata che, al di là delle domande previste, offre occasioni di riflessioni illuminanti sullo stato delle lettere in Italia e sulla condizione degli adolescenti di oggi. Partiamo dall’osservare il moltiplicarsi dei festival letterari in Italia, che forse rappresentano per la cultura nazionale un segnale positivo, il sintomo di un mutamento in atto: si avverte una sempre maggiore necessità di contenuti e, come nota la Zannoner, “trovarli grazie a un libro è più interessante, perché ci si raduna insieme intorno a una storia, e tutti abbiamo sempre bisogno di storie”. Anche i giovani, nonostante il cambiamento delle abitudini e dei ritmi di vita degli ultimi decenni, cercano nella lettura una pausa, un radicamento, e accettano quindi il rallentamento imposto dalla pagina scritta rispetto alla frenesia della vita. Prendo spunto da questo per approfittare della pazienza dell’autrice e farle qualche domanda su Rolling Star, che affronta la tematica della rivoluzione giovanile del 1968.

Il ballo delle apparenze: «Il silenzio di Laura», di Paula Fox

Il silenzio di Laura
di Paula Fox
Fazi, 2018

traduzione di Monica Pavani

pp. 238
€ 16,50 (cartaceo)




Fazi editore dà alle stampe un'altra opera di Paula Fox: dopo aver pubblicato diversi libri dell'autrice, tra cui il fortunato Quello che rimane, l'ultimo in ordine di uscita, arriva oggi in libreria Il silenzio di Laura, una nuova prova del talento della scrittrice. Il volume arriva sugli scaffali portandosi dietro diversi giudizi positivi, riportati sulla pagina dedicata al romanzo sul sito della casa editrice come, per esempio, il giudizio del New York Times e il pensiero di uno degli scrittori più influenti dei tempi moderni, Jonathan Franzen (autore, tra le altre opere, di Libertà, Le correzioni, e Purity, tutti recensiti da Critica Letteraria):
«…pagina dopo pagina, ci sono i piaceri della prosa di Paula Fox. Le sue frasi sono piccoli miracoli di concisione e precisione, minuscoli romanzi loro stesse» - Jonathan Franzen
«Un’opera degna di Cechov. Ogni frase del romanzo della Fox è viva e sorprendente» - «The New York Times»
L'autrice è conosciuta non solo per il suo talento letterario, ma anche per la sua burrascosa storia familiare: come viene riportato sul sito di Fazi editore, nella pagine dedicata alla scrittrice, la Fox nasce il 22 aprile 1923, figlia «di uno sceneggiatore alcolizzato e di una giovane psicolabile», successivamente verrà affidata ad un orfanotrofio ed in seguito adottata. Il padre la prenderà in carico quando la piccola avrà sei anni ed in un secondo momento verrà data alla nonna, con cui vivrà in una piantagione a Cuba. Se la sua storia sembra quella di un romanzo, anche le vicissitudini che affronteranno i suoi discendenti non saranno da meno: la Fox, infatti, è nonna di Courtney Love, vedova Cobain (leader dei Nirvana). Insomma, una vita non facile, durante la quale la consacrazione letteraria arriva anche piuttosto tardi: sempre come riportato sul sito della casa editrice, il riconoscimento letterario è arrivato in età avanzata, dopo che Jonathan Franzen ha portato il suo nome alla ribalta, mettendo in luce le sue doti letterarie.

mercoledì 19 settembre 2018

Uccidere giganti, diventare grandi: una nuova edizione per "I Kill Giants"

I Kill Giants. Titan edition
di Joe Kelly e JM Ken Niimura
Bao Publishing, 2018

pp. 248 
€ 19,00


Occhiali rotondi, che riflettono la luce e tengono lontano il mondo; qualche singhiozzo silenzioso, all'interno di un'armatura di supponenza; sarcasmo e sfacciataggine per nascondere la fragilità. Questa è Barbara Thorson, quinta elementare, in grado di tenere testa a motivatori, maestre e presidi. Nulla di cui stupirsi visto che la sua vera missione è ben più gravosa: 
Trovo i giganti. Do la caccia ai giganti. Uccido i giganti.
Le persone che circondano Barbara non vedono quello che lei vede, il mondo fantastico e animatissimo in cui cerca riparo. Non immaginano la sua lotta quotidiana, che non è semplicemente quella contro i prepotenti come la greve, grossolana Taylor: 
"È una bulla. Tutti i bulli sono uguali."
"Picchiano allo stesso modo. Ti calpestano allo stesso modo."
"No. Appena gli tieni testa, si accartocciano. Proprio come i giganti."

#CriticARTe - "Io dipingo la luce che si emana da tutti i corpi": Otto Gabos illustra la biografia di Egon Schiele

Egon Schiele.
Il corpo struggente.

di Otto Gabos
Centauria, 2018

pp. 111
€ 19,90 (cartaceo)



Di chi sarà mai “il corpo struggente” a cui allude il sottotitolo della biografia di Egon Schiele illustrata da Otto Gabos e pubblicata da Centauria? Forse di Wally Neuzil, amante e musa prediletta del pittore? O magari di Edith Harms, moglie adorata e ritratta con pari frequenza e passione? Oppure, ancora, di Gerti, sorellina cara, modella dell’indigenza e prima minuscola Eva? Non importa: a ben guardare, e senza nulla togliere al ruolo di questa trinità muliebre nella vita del celebre enfant prodige, non è poi così determinante stabilirlo. Perché in pochi altri casi come in quello dell’artista austriaco (Tulln an der Donau, 1890-Vienna, 1918) il suddetto tormento stava già tutto nel suo occhio "osservante", e  l’ossessione per l’anatomia più nervosa ne sarebbe stata sempre la naturale conseguenza: verso la luce, verso l’energia sprigionata da una figura umana sempre tesa, contratta, erotizzata.

Ritorno in Cornovaglia: il terzo volume della saga dei Poldark

Jeremy Poldark. Un romanzo della Cornovaglia, 1790-1791
di Winston Graham
traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini
Venezia, Sonzogno, 2017

pp. 336
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Gran Bretagna, 1950: Winston Graham si accinge a dare alle stampe il terzo capitolo della saga dei Poldark, inaugurata dal volume uscito nel 1945 (Ross Poldark, recensito da nostra Laura Ingallinella, la quale ha ricostruito anche le vicende relative alla pubblicazione del primo libro della saga). Sia la prima che la seconda uscita (Demelza, 1946, di cui si è occupata Carolina Pernigo) hanno ottenuto un grande riscontro presso il pubblico e l'autore non ha certo terminato le idee a sua disposizione.
Leggere le prime pagine di Jeremy Poldark è come respirare un'aria familiare: il lettore ritrova i paesaggi selvaggi e sconfinati che ha imparato a conoscere nei primi due libri, riassapora le stesse atmosfere, e ritrova i luoghi in cui ha potuto vedere l'evolversi della storia tra Ross e Demelza. I primi paragrafi offrono subito un saggio della straordinaria capacità narrativa dell'autore:
In una sera d'agosto del 1790, tre uomini a cavallo percorsero la mulattiera che costeggiava la Grambler e si diressero verso il gruppetto di cottage che si trovava sul limitare del villaggio. Sospinte in alto da una brezza giunta da ovest, le nuvole stavano cominciando a tingersi degli ultimi rossori del tramonto. Persino le ciminiere, da cui non usciva fumo da quasi due anni, sfoggiavano un colore caldo e maturo. Alcuni piccioni stavano facendo il nido in un buco di quella più alta e il battito delle loro ali riecheggiava nel vasto silenzio che i tre stavano attraversando. Cinque o sei bambini vestiti di stracci stavano giocando tra due baracche, intorno a un'altalena improvvisata, e alcune donne uscirono dai cottage e, a braccia conserte, rimasero a osservare il paesaggio degli uomini a cavallo. (p. 9)

martedì 18 settembre 2018

#SpecialeSCUOLA - Con Perboni il politicamente (e scolasticamente) scorretto entra in classe!

Nuove perle a nuovi porci. Un anno di scuola raccontato da un insegnante-carogna
di Gianmarco Perboni
Rizzoli, 2018

pp. 266
€ 15 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Chi è Gianmarco Perboni, l'insegnante di trentennale esperienza che si nasconde dietro lo pseudonimo ispirato da De Amicis e che lotta ogni giorno con l'acidità di stomaco provocata da certe novità scolastiche? Viene da chiederselo, leggendo Nuove perle a nuovi porci, e non solo perché colpisce il suo approccio politicamente scorretto, ma anche perché tra le pagine del suo diario sembra sempre di ritrovare ora le affermazioni di un collega, ora le battute e le frustrazioni di un altro. È quando viene alla mente la frase “questo è capitato anche a me”, che si fa un passo indietro, si accetta più pacificamente lo pseudonimo di Perboni, e si conferma: sì, la scuola è anche questo. Non solo (per fortuna!), ma anche il mondo pieno di controsensi raccontato dall'autore. 

Non si può rimanere indifferenti: uno studio sulla violenza di genere


Che genere di violenza. Conoscere e affrontare. La violenza contro le donne
di Maria Luisa Bonura
in collaborazione con Marcella Pirrone
Trento, Erickson, 2016

pp. 329
€ 16,50 (cartaceo)

La violenza sulle donne.
Ogni giorno, purtroppo, la cronaca riporta episodi cruenti, notizie, fatti che riguardano i maltrattamenti a danno delle donne. E non c’è ceto sociale escluso. E non serve tentare goffamente di spostare il problema sugli stranieri, sui troppi immigrati, sulle troppe disuguaglianze sociali. Chi violenta, abusa, maltratta in modo disumano le donne appartiene a tutti i ceti sociali, dal Nord all’estremo Sud, in Italia e molto anche altrove. Tanti abusi e troppe violenze spesso nascoste.
Se ne è parlato, se ne parla, se ne parlerà ancora, sperando in un domani diverso, in un mondo più sicuro dove possano trovare più spazio i centri antiviolenza, le case di accoglienza e dove possa esistere più solidarietà umana tra la gente, che spesso invece di focalizzare l’attenzione sui singoli episodi gravi, tenta invece di scansare e di minimizzare gli avvenimenti.
Questo libro parte dalle molteplici tipologie di violenza che subiscono tante donne iniziando dagli stereotipi educativi in cui un grosso peso ha l’educazione ricevuta fin da bambini. Le femmine sono state, ma lo sono tuttora, oggetto di discriminazione fin dalla nascita, abituate quindi a una certa “debolezza” nei confronti dei maschi.

#IlSalotto - Una donna, un giallo e tanta vita: intervista a Claudia De Lillo



Claudia de Lillo, meglio nota come Elasti, ha già scritto libri in passato, ma totalmente diversi da questa sua ultima opera. I suoi precedenti romanzi erano legati alla maternità e alla vita di madre, alle prese con la quotidianità. 
In Nina sente, Claudia si cimenta in un giallo, nel quale una buona dose di suspence viene accompagnata da personaggi molto ben caratterizzati e soprattutto descritti con aspetti legati al quotidiano che li rende amici del lettore già dalle prime pagine.
Nina Forte, dopo aver ereditato la licenza del padre, guida un taxi e decide, compiendo una scelta controcorrente, di proporsi anche come autista di Uber.
Nina sente
di Claudia de Lillo alias Elasti
Mondadori, 2018

pp. 360
€ 18(cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Colta, amante della dizione corretta, attenta ai dettagli e ai profumi (soffre di sensibilità chimica multipla), ha un figlio di quattordici anni con tutto quello che ne consegue. La separazione dal marito ha comportato una pesante crisi e momenti difficili, che, con forza di volontà, è riuscita a superare.
Grazie al suo amico storico Guido, lavora per una banca d’affari e, mentre accompagna i vari dirigenti della società, scopre transazioni e sotterfugi legati alla banca e non solo.
Durante la sua attività professionale, Nina accoglie anche confidenze e ascolta conversazioni molto private che le saranno d’aiuto quando, purtroppo, dovrà occuparsi dell’omicidio che vedrà vittima una persona a lei molto cara.
L’autrice riesce a mantenere una buona tensione durante tutta la narrazione, lavorando sulla descrizione e sul sentire dei personaggi, oltre che sulla trama. Pertanto protagonista diventa la vita, con le sue sfaccettature, le sue inquietudini, il quotidiano, quasi una commedia sociale.
Nina è una donna, con le sue debolezze e la sua voglia di farcela. In lei il lettore si può ritrovare, sentendola un’amica con la quale vorrebbe poter chiacchierare e condividere i pensieri quotidiani. Le tematiche che permeano il racconto sono anche altre: temi legati all’ adolescenza, alle difficoltà di gestire un padre che sta facendo i conti con i problemi legati all’età, le problematiche di essere madre e donna in carriera, i difficili rapporti con i colleghi.
E poi le lezioni di yoga e anche il naviglio della Martesana, c’è il mondo di Claudia che i lettori del suo blog amano da anni! (www.nonsolomamma.it).
Difficile parlare della trama senza rivelare dettagli, così abbiamo pensato di intervistare Claudia De Lillo, che ci racconterà il suo punto di vista. 


lunedì 17 settembre 2018

Ridere per progredire: l'indagine di Marco Malvaldi

Per ridere aggiungere acqua.
Piccolo saggio sull'umorismo e il linguaggio
di Marco Malvaldi
Rizzoli, 2018


pp. 154 
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Già il titolo di questo breve saggio suggerisce che l'umorismo sia qualcosa che si colloca a metà tra la chimica e l'alchimia. Marco Malvaldi accompagna il lettore, con la consueta affabilità, lungo un percorso che attraversa la storia della lingua, le teorie della comunicazione e l'intima connessione che sussiste tra ironia e linguaggio. Il testo è marcatamente divulgativo, ricco di aneddoti e storielle buffe. Non a caso Malvaldi, includendo il lettore in una rassicurante prima persona plurale, a un certo punto osserva che "possiamo provare a farci una domanda semplice, e anche più adatta all'atteggiamento infantile che abbiamo deciso di adottare" (p. 37). 
Questa considerazione minima è in realtà programmatica: fornisce un'indicazione di stile, se non di metodo. Ci obbliga a porci nei confronti dell'argomento trattato in un'ottica di curiosità e semplicità, che lui asseconderà con la sua prosa sorridente e leggera, piena di chicche ironiche.