venerdì 24 gennaio 2020

Dietro la superficie: la "lost lady" di Willa Cather

Una signora perduta
di Willa Cather
Adelphi, 1990

pp. 140  
€ 12,00

Titolo originale: A Lost Lady 
Traduzione di Eva Kampmann


Gli sarebbe piaciuto […] domandarle se avesse scoperto davvero una gioia che non appassiva mai, non si spegneva mai, non cessava mai di toccarti il cuore – o se fosse soltanto un’attrice consumata.
C’è qualcosa di difficile da definire, nella figura di Mrs Forrester, che la rende affascinante e irresistibile per chiunque le si trovi accanto: una certa grazia in tutto ciò che fa, “da gran signora”, fosse anche fuggire da un toro inferocito; la sua massa di capelli corvini, il brio naturale, la sua giovinezza – almeno all’inizio della narrazione:
Bastava uno sguardo di Mrs Forrester per rivelare che era una donna piena di malia. Era una sensazione immediata, capace di trapassare anche la pelle più coriacea. [...] Un incontro con Mrs Forrester non poteva mai essere insignificante: bastava un suo cenno del capo, uno sguardo, e subito s’instaurava un rapporto. In lei c’era qualcosa che faceva presa sulle persone in un lampo, e ognuno avvertiva intensamente la sua presenza: la sua fragilità e la sua grazia, la sua bocca che sapeva dire tante cose senza pronunciare una parola, i suoi occhi vivaci, ridenti, profondi, quasi sempre un po’ beffardi. (p. 33)

Uomini di poca fede, forse, ma umanissimi e determinati: ritorno in Wisconsin, in compagnia di Nickolas Butler

Uomini di poca fede
di Nickolas Butler
Marsilio, gennaio 2020

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp. 272
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Da dove cominciamo per parlare in maniera ragionata di Uomini di poca fede, l’ultimo romanzo di Nickolas Butler? Non dalla trama, che rischierebbe – ingiustamente – di allontanare il lettore con i suoi riferimenti a tematiche come la fede, le piccole comunità dell’America rurale, strane chiese radicali, fratture, lutto e drammi famigliari. Non dai riferimenti a eventi reali cui la vicenda è ispirata, che hanno sconvolto una piccola comunità del Wisconsin, nel 2008. Non dalla scrittura, sorprendentemente più asciutta, misurata, diversa da quanto di Butler letto finora, perfettamente adatta alla voce del protagonista, il buon vecchio Lyle Hovde, dal ritmo piano della vicenda, il susseguirsi delle stagioni mentre la vita scorre e muta, la narrazione che si fa via via più incalzante, fino al finale sorprendente.
La verità è che proprio da queste cose era necessario partire, per cercare di inquadrare l’ultimo lavoro di Butler, a mio parere uno degli autori americani più interessanti della sua generazione. La voce italiana scelta questa volta è l’ottimo Fabio Cremonesi, sempre attento a non tradire il testo e restituirlo al lettore in tutta la sua purezza, che si dimostra ancora una volta l’interprete ideale di questi cantori dell’America rurale, le parole più o meno scarne ed essenziali, attento al ritmo, ai tecnicismi. E l’altra verità è che amo Nickolas Butler, a partire da quella meraviglia di Shotgun Lovesongs con cui esordì nel 2013, una ballata sull’amicizia maschile tra paesaggi carichi di lirismo struggente, e da allora mi fido di questo scrittore come mi fido di Haruf, Strout, Offutt, solo per citarne alcuni. Non mi aveva convinta davvero fino in fondo con il romanzo precedente, Il cuore degli uomini, da cui mi aspettavo qualcosa di più ancora, ma con questo ultimo lavoro conferma il proprio talento nel raccontare i dubbi, le difficoltà, i silenzi, degli uomini e delle piccole comunità in cui si muovono, non semplice sfondo ma realtà concreta e partecipe della vicenda, che imprime sui propri abitanti un determinato ritmo e sentire.

giovedì 23 gennaio 2020

"Ai sopravvissuti spareremo ancora": il romanzo di esordio di Claudio Lagomarsini

Ai sopravvissuti spareremo ancora
di Claudio Lagomarsini
Fazi Editore, 23 gennaio 2020

pp. 206

€ 10,00 (cartaceo - prezzo promozionale fino al 29 febbraio)
€ 4,99 € (ebook)




A meno che non siate quel tipo di lettore che tiene d’occhio le riviste letterarie italiane, il nome di Claudio Lagomarsini non vi dirà nulla. Ammetto di essere io stessa nuova a questa forma di fruizione della letteratura e di aver rimpianto, nell’esatto istante in cui ne ho colto la potenza, di non essermici accostata prima. Qualche tempo fa avevo deciso di parlarvi dell’importanza e della coerenza ideologica che c’è dietro una rivista letteraria (cogliendo l’occasione di recensire il decimo numero di effe) e grazie alla mia piccola analisi della realtà italiana di queste pubblicazioni, di Claudio Lagomarsini avevo già sentito parlare. Più che il suo cognome particolare, avevo immediatamente associato la sua scrittura al racconto che avevo letto sul numero 26 di Colla, intitolato Il vecchio Kenji (se avete voglia potete recuperarlo qui).

Tessere la trama del proprio destino: "La ricamatrice di Winchester" di Tracy Chevalier

La ricamatrice di Winchester 
di Tracy Chevalier
Neri Pozza, 2020

Traduzione di Massimo Ortelio

pp. 288

€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Violet tacque per un momento scuotendo la testa. «Poi mi sono trasferita qui, e ho pensato che poteva essere un nuovo inizio, ma tutto questo mi soffoca a volte, mi schiaccia» aggiunse, guardando le imponenti mura di pietra della cattedrale. «Mi sento una nullità, e credo che mi aiuterebbe sapere che c'è una piccola parte di me, qui dentro. Qualcosa di utile, fra l'altro, e non solo per me.»La signorina Pesel annuì. «Capisco cosa intendete» disse.«È quel che sentono le persone che vengono ad accendere una candela. Una piccola fiamma in una cattedrale smisurata. Però è la loro fiamma». (p. 76)
Ci sono tante piccole fiamme che lottano per rimanere vive, proprio come quelle che si vedono nella penombra delle grandi cattedrali, nel nuovo romanzo di Tracy Chevalier
A vent'anni dalla pubblicazione del suo libro cult La ragazza con l'orecchino di perla, l'autrice è tornata con la storia di una donna che cerca la propria libertà nell'Inghilterra degli anni '30 del Novecento. Violet Speedwell, la protagonista, è una delle cosiddette "donne in eccedenza", coloro che dopo la Grande Guerra erano rimaste senza mariti o compagni e che non erano riuscite a rifarsi una vita. 
La società le compatisce, la famiglia cerca in ogni modo di influire sul loro destino e Violet sente tutto questo sulla propria pelle. 
Se è vero che sembra ormai essersi rassegnata a una vita da sola, il desiderio, la voglia di amare ed essere amata continuano a vibrare in lei, senza trovare sfogo. Il ricordo dell'amato Laurence è ancora vivo, ma riuscirà mai a riprovare le stesse emozioni? 
Per cambiare la sua vita, Violet si trasferisce a Winchester, ad alcune miglia dall'originaria Southampton, trovando così una propria autonomia. Lascia a casa una madre che la fa sentire sempre più sola e incompresa, una famiglia che ama ma che non può darle quello di cui ha bisogno. 
Intenzionata a farcela solo con le proprie forze, inizia a lavorare come dattilografa in una compagnia di assicurazione. Ma a trentotto anni continua a chiedersi: "è davvero questa la vita che merito?"

mercoledì 22 gennaio 2020

I quaderni Fandango, Scrittura Creativa: tra spunti di lettura ed esercizi pratici

I quaderni Fandango: Scrittura Creativa
di John Gillard
Fandango Libri, 2019

Traduzione di Valentina Nicolì

pp. 196
€ 20 (cartaceo)

Primo: questo libro vi farà venire voglia di leggere, ancora e ancora. Di recuperare autori e testi citati, alla luce anche delle considerazioni e degli esercizi di scrittura di cui si compone il quaderno.
Secondo: ovviamente avrete voglia di scrivere. Magari come semplice esercizio, non necessariamente per approdare in libreria, ma per il puro piacere che sa regalare la scrittura creativa.
Quale che sia la ragione, il quaderno di scrittura proposto da Fandango è un ricco diario che permette di guardare più da vicino il processo di scrittura, mettendosi direttamente alla prova ma anche indagando con maggior consapevolezza i testi a cui via via ci si avvicina come lettori. Curato da John Gillard, vi si delineano la vita e l’opera di venti grandi autori, da Joyce a Coupland, dal Novecento ad oggi quindi, con ritratti immediati, coincisi e, ovviamente, non esaustivi, ma da cui trarre moltissimi spunti, tra suggerimenti di lettura, approccio al testo, influenze, temi, correnti letterarie e, per ogni autore presentato, un totale di settanta esercizi di scrittura a essi ispirati.
Un libro dovrebbe essere un’accetta per rompere il ghiaccio del mare gelato dentro di noi (J.M. Coetzee, p. 137)

La sindrome di Asperger nell'esordio di Anita Pulvirenti: «La trasparenza del camaleonte»


La trasparenza del camaleonte
di Anita Pulvirenti
DeA Planeta, 2020

pp. 220
€ 15,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Si affaticavano per farsi capire a gesti e bigliettini, trasformavano la pietà per il diverso in tentativi di inclusione. Lei non voleva essere inclusa, chiedeva soltanto di sentirsi libera nel suo silenzio, un posto in cui poteva muoversi da sola, di cui sapeva a memoria spazi e pareti. (p. 32)
Carminia, la protagonista dell’esordio in narrativa di Anita Pulvirenti, curatrice del blog Chili di libri, soffre della sindrome di Asperger. Essendo una sindrome dall’eziologia non ancora definita e non una malattia per la quale sia possibile rinvenire una cura, il romanzo più che parlare dell’uscita da una situazione di disagio attua l'arco di trasformazione del personaggio in modo indiretto, attraverso il tema dell’accettazione di sé. In una società in cui ancora a volte si fa fatica ad accettare la reale esistenza delle malattie mentali e dei disturbi psichiatrici – si pensi alla depressione, spesso ritenuta da chi non la vive in prima persona una forma solo un po’ più grave di tristezza –, e in cui in generale si è inclini a non empatizzare col prossimo, a non voler comprendere cosa accade nella mente dell’altro, ecco che il tema dell’accettazione di sé e dell’altro trova spazio narrativo.

martedì 21 gennaio 2020

«Cos'altro è la storia se non memoria senza dolore?»: nel presente, che non è ancora storia, di Rachel Cusk

Onori
di Rachel Cusk
Einaudi, 2020

Traduzione di A. Nadotti

pp. 192
€ 16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Bello o brutto? Ben scritto. So che non è una risposta, ma è quanto mi sento di dire di quest'ultimo capitolo della trilogia di Rachel Cusk, Onori, uscito da pochi giorni per Einaudi. Infatti, l'opera (chiamarla "romanzo" è un po' un rischio) rompe con la tradizione e gli amanti dei romanzi con una trama unitaria saranno sicuramente spiazzati: apprezzeranno l'esperimento di Cusk coloro che decidono di mettersi in gioco e tenere salda la concentrazione; si stancheranno gli altri, quelli che hanno bisogno di un unico filo conduttore per tenere desta l'attenzione.
La scrittrice inglese di origine canadese si è distinta fin dall'inizio della trilogia (con Resoconto, seguito da Transiti) per la sua scelta di avere una protagonista piuttosto ritrosa, silente. Faye, questo è il nome dell'io narrante, è una scrittrice, che in Onori si ritrova in viaggio per raggiungere l'Europa in occasione di un convegno. Di lei sappiamo poco: i figli ormai grandi, il marito che se ne è andato, la sua fama. Del suo carattere, invece, emerge la straordinaria capacità d'ascolto, probabilmente accompagnata dall'empatia che porta tanti sconosciuti a condividere con lei, fiduciosamente, momenti cruciali delle loro vite. 

#VivaSheherazade - "L'ora del destino": il desiderio di libertà di Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d'Arco

L'ora del destino.
Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d'Arco.
di Victoria Shorr
SEM, 2019

Traduzione di Alessandra Osti

pp. 285
€ 18 (cartaceo, ebook compreso)
€ 9,99 (ebook)

Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d’Arco: sono le tre protagoniste de L’ora del destino, di Victoria Shorr, uno dei saggi più interessanti e originali che mi sia capitato di leggere di recente. Un testo per sua natura non pienamente esaustivo, ma apprezzabile tanto come punto di partenza per ulteriori approfondimenti, quanto per l’approccio intimo con cui l’autrice racconta tra saggio e romanzo un momento preciso che diviene la vita intera di queste donne. Pubblicato in Italia da SEM, l’opera di Shorr è un testo decisamente apprezzabile: puntuale nella ricostruzione storico-biografica e arricchito di un apparato minimo di note e spunti bibliografici, avvince il lettore per il ritratto umano, intimo e vibrante di queste tre donne che scelgono il proprio destino. Personaggi diversi, ma identico desiderio di libertà e convinzione delle proprie scelte.

lunedì 20 gennaio 2020

Di sogni e disegni: Cent'anni di Fellinitudine

Il libro dei sogni 
di Federico Fellini
Rizzoli Illustrati

pp. 560
€ 80

La legge del sognatore 
di Daniel Pennac
Feltrinelli
trad. Yasmina Melaouah

pp. 160
€ 14
€ 9,99





Se in questo 20 gennaio 2020 il regista Federico Fellini fosse ancora vivo, avrebbe cent'anni.
Per fortuna, non è sopravvissuto alla sua fama e oggi possiamo ricordarlo come ogni grande dovrebbe essere ricordato: soltanto tramite le opere. Una serie di film straordinari e immaginifici, qualche lettera, i suoi disegni, e un - anzi, IL - Libro dei sogni recentemente ripubblicato da Rizzoli.
Un mastodontico diario nel quale il regista riminese ha annotato, dagli anni Sessanta fino all'agosto del '93 (se ne andò alla fine d'ottobre di quell'anno, poco dopo l'assegnazione dell'Oscar alla carriera, e seguito a distanza di qualche mese da Giulietta Masina, moglie e compagna di una vita) tutta la sua attività onirica, secondo la dottrina del suo psicanalista, il dottor Ernst Bernhard.

Che venga pure la fine del mondo: "L'allegra apocalisse" di Arto Paasilinna

L'allegra apocalisse
di Arto Paasilinna
Iperborea, 2010

Traduzione di Nicola Rainò

pp. 320
€ 16,00 (cartaceo)
€ 8,49 (ebook)


L'idea che un bruciachiese comunista possa essere l'avvio per la rinascita del pianeta suona assurdo. Asser Toropainen, che in gioventù non si è risparmiato nell'appiccare fuoco agli edifici di culto, sul letto di morte decide di lasciare al nipote Eemeli fondi sufficienti per costruire una chiesa tra i boschi di Finlandia. Quando ci sono soldi, terreni e una sauna per convincere i burocrati locali ad autorizzare la costruzione, i problemi sembrano svanire. Quando poi si dice chiesa, è chiaro che serve anche un cimitero e una Fondazione funeraria alle spalle. E poi una casa per il pastore; e una per il presidente della fondazione e sua moglie. E queste persone dovranno mangiare e bere alcol e serviranno case per chi alleva e coltiva. Ci vuole poco per costruire un piccolo centro ricco e fiorente, edificio dopo edificio. Chissà che questo piccolo centro arcadico non sia il solo nucleo in grado di sopravvivere alla distruzione del mondo e allo sterminio della razza umana. Finché durano i coregonini e la grappa di erbe, non dovrebbero esserci problemi.

domenica 19 gennaio 2020

La vita che non si arrende: l'"Atlante di zoologia poetica" di Pouydebat

Atlante di zoologia poetica
di Emmanuelle Pouydebat
L’ippocampo, 2019

Illustrazioni di Julie Terrazzoni
Traduzione di Giovanni Zucca

pp. 150
€ 19,90 


Dopo aver avuto il piacere di occuparmi dell’Atlante di botanica poetica (trovate qui la recensione), è stato quasi naturale per me avviarmi all’esplorazione della sua controparte zoologica. Affrontando il secondo volume con l’occhio del comparatista che mi è connaturato, ho dovuto subito riscontrare tra due volumi ugualmente belli profonde differenze che li rendono, pur in un’ideale continuità, assolutamente unici. Questo si nota già a partire dalle immagini: essenziali, minimaliste, precise e scientifiche, quelle ricavate dai taccuini d’esplorazione di Francis Hallé, roboanti e coloratissime quelle di Julie Terrazzoni, che ci trascinano immediatamente in un universo fantasmagorico, costituito da creature talmente straordinarie da risultare difficilmente immaginabili. L’Atlante di Emmanuelle Pouydebat vuole infatti del resto deliberatamente essere un inno alla meraviglia del creato:
La verità è che tutto è poesia, nel mondo animale. “Poesia” viene dal greco ποίησις (poiesis), e il verbo ποιειν (poiein) significa “fare, creare”. Poeti lirici, innovatori e battaglieri, gli animali agiscono, creano, seducono, cantano ed esplorano, spingendoci a riflettere sulla nostra visione del mondo e sulle creature che lo abitano. (p. 8)

sabato 18 gennaio 2020

Il salvifico connubio di alberi e storie: "La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico"

La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico
di Ferruccio Parazzoli
Aboca, 2019

pp. 224
€ 14,00




“Può darsi che le mie storie siano soltanto dei sogni che tu mi aiuti a sognare, può darsi anche che qualche volta io confonda una storia con un’altra, ma non dico mai bugie, semmai, come dici tu, invento, ma inventare non è dire bugie: non potrei ora sognare di essere qui legata a te e di sognare tutto questo? Chi sei tu per rispondermi sì o no? Sei soltanto un fico che non dà frutti." (p. 175)

Due sono le favole. La prima, quella di un pino della pineta del Monaco Bianco sotto il quale non è bene dormire. La seconda, quella di un fico senza frutti che si oppone alla speculazione edilizia. O forse sono le storie di un giovane che abbandona il proprio lavoro stagionale per rifugiarsi in uno spazio-tempo lontano dalla modernità e di una vecchia così sola da dover parlare con un albero mentre i bulldozer minacciano di buttarle giù la casa. Nei boschi e vicino agli alberi, il tempo non sembra mai passare, cristallizzato nel "c'era una volta": e se l'uomo vi si rifugia, può ancora sperare di salvarsi.

Un merciaio, una donna dai facili costumi e un frate: un'inquietante notte nella "Terra Salada" per Luigi Malerba

Il circolo di Granada
di Luigi Malerba
Mondadori, Oscar, 2018

1^ edizione: 2002
pp. 176
€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


«Succede ogni tanto che Homero Luís si sente sperduto come una mosca sotto un bicchiere» disse Homero Luís. «Sopra di noi in cielo non c'è soltanto la luna, ci sono milioni e milioni di stelle, c'è l'intero universo che gira velocissimo e noi siamo qua come due mosche sotto un bicchiere. Io quando mi sento una mosca mi verrebbe da rotolarmi per terra e resterei lì a lamentarmi per tutta la vita» (p. 95)
Nel 1998, a Murcia per una conferenza, il narratore si sente raccontare da un oste un racconto quanto meno curioso, di cui è stato testimone. Quando il percorso da Granada a Murcia era la desertica "Terra Salada", un merciaio di nome Homero Luís si trova a viaggiare in una notte di luna con la bella e libertina Mariana Lopez, che deve andare a Murcia a cercare marito, cancellando per sempre la sua fama di donna di facili costumi. La strada è lunga, specialmente per due sconosciuti che si trovano a condividere, alla luce delle stelle, qualcosa di sé: Mariana vorrebbe fin dal principio sedurre il merciaio, il quale, invece, sta molto attento alla pesante soma del suo asinello. 
Presto, la donna legge nell'atteggiamento di Homero Luís qualcosa di sospetto: che sia lui il ricercato, il ladro che ha derubato il Circolo di Granada? La notizia, prima di partire, era sulla bocca di tutti: questo scabroso club di Granada, frequentato da uomini molto ricchi e privi di scrupoli, in grado di violentare ragazzine in cambio di una manciata di denaro, è stato assaltato da un uomo, che nella rapina ha ucciso il custode e poi è scomparso. Il dubbio per Mariana si fa via via più opprimente, vista anche la solitudine notturna e tanta autosuggestione. Gesti, parole, reticenze possono tutti portare conferma alla donna, conferma che però l'uomo non le dà mai. E intanto i due si scontrano in puntuti scambi dialogici: filosofeggiante e meditativo lui, immediata e concreta fino all'ingenuità lei, la conversazione talvolta languisce, talaltra tocca tratti di incomunicabilità o Homero Luís prova a semplificare concetti astratti per la sua compagna di viaggio. 

venerdì 17 gennaio 2020

“Sa vida cuada”: sa neghe e su gosu de sa fuida/ “Sa vida cuada”: la colpa e il piacere della fuga

Per la prima volta in CriticaLetteraria diamo spazio ad una recensione in una lingua minoritaria (con la seguente traduzione). L'esperimento deriva dalla voglia di dare voce a delle realtà che rimangono nascoste e poco conosciute al di fuori dei loro ambiti locali, così da arricchire i nostri lettori con la conoscenza di sentieri poco battuti da altre testate.


Sa vida cuada
di Jubanne Piga
Papiros, 2017

pp. 194
€ 12



Est essidu pro sa domo de imprenta Papiros s’ùrtimu libru de Jubanne Piga, Sa vida cuada. S’autore est poeta de gabale e giughet in sa bèrtula sua àteros libros de prosa. Custu contu est istadu onoradu cun su Prèmiu de Literadura Sarda Casteddu de sa Fae in su 2015, istitutzione famada ca pro more de su puntorzu suo sa narrativa sarda est creschida meda. Est craru, tando, chi s’autore non est unu noitolu a s’iscrittura e a s’impreu in manera artìstica de sa limba sarda, piessinnos chi essint a campu mescamente in su triballu chi s’iscritore faghet subra su lèssicu: contivigiadu sena chircare prendas in de badas. Una limba iscritta cun sas regulas de sa LSC ma chi mantenet un’inchelu de nugoresu chi tesset unu ligàmene cun su logu in ue su contu acontesset.

"La città senza cielo": un inno contro la cieca rassegnazione al conformismo

La città senza cielo
di Jean Malaquais
(titolo originale: Le Gaffeur)
Traduzione di Elisabetta Garieri
Cliquot, 2019

prima edizione: 1953

pp. 288
€ 20 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)

Quando si arriva all'esasperazione, sbattere le porte è una conseguenza naturale; è come intimare al mondo di lasciarci in pace, idea che mi è sempre sembrata assurda, perché è proprio quando ci rinchiudiamo a doppia mandata che inizia la guerra (p. 32).
La città senza cielo (Cliquot, 2019) è stato il mio primo approccio con lo scrittore polacco (ma francese di adozione) Jean Malaquais (1908-1998), il cui vero nome era Wladimir Jan Pavel Malacki Malacki, e non appena ho iniziato a sfogliare le pagine della nuova edizione di questo libro, la mia attenzione è stata subito attratta dalla citazione che lo apre e che appartiene a una delle mie storie predilette: quella di Jane Eyre, dell'autrice inglese Charlotte Brontё.
Va da sé che ho iniziato a nutrire fin da subito aspettative altissime verso quest'opera distopica, definita come un "1984 francese".
La vicenda ha pere protagonista Pierre Javelin, un venditore di prodotti cosmetici che vive in una Città senza nome e in un tempo del quale non abbiamo certezza. Un giorno Pierre sigla dei documenti con una firma che non riconosce come sua e si rende conto che, quella che inizialmente aveva considerato come una banale distrazione, è in realtà il segno di un disagio ben più profondo:
Però, mentre lei mi guardava fare, persona senza età, piatta di busto e di anche, mi successe una cosa ancora più incongrua del mio accesso di collera: sbagliai a firmare. Non me ne resi conto immediatamente; fu solo dopo aver passato i documenti alla signorina Limbert, dopo aver colto un accenno di sorriso sulle sue labbra, che mi accorsi della mia sbadataggine. Le mie firme, come le vedevo sfilare al contrario sulle distinte che la signorina Limbert sfogliava a una a una con studiata lentezza, mi apparvero come altrettanti scarabocchi apertamente buffoneschi - astrazioni aeree munite di elica per volare (p. 33).

giovedì 16 gennaio 2020

L'Impossibile è tale fino a che non accade. Il romanzo di Erri De Luca ci trasporta nel Novecento per una resa dei conti col passato

Impossibile
di Erri De Luca
Feltrinelli, 2019


pp. 125

€ 13,00 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

"Non ho odio, rancore, spirito di vendetta. Sono passati decenni, morti di papi, Olimpiadi, il mondo si è rigirato come un guanto. Quel 1900 è un tempo così scaduto da essere incomprensibile a chi è venuto dopo". (p. 57)
Una frase che ha la capacità di racchiudere in sé l'essenza stessa del libro, e non soltanto... bensì anche la storia di due uomini, uno letterario (l'imputato che, nel libro, risponde all'interrogatorio di un magistrato) e l'altro in carne e ossa, lo scrittore stesso, Erri De Luca. La cui voce è perfettamente sovrapponibile a quella del personaggio protagonista.
Parlare di un libro scritto da questo autore è sempre faccenda delicata. De Luca, nella sua seconda vita da scrittore, non ha mai nascosto, né sconfessato, la sua appartenenza a un certo tipo di lotta politica, a quella sinistra extraparlamentare che, negli anni 70 del Novecento (e vedremo quanto questo secolo sia presente in questo libro), si raccoglieva intorno a Lotta Continua. Uguaglianza come mito e rivoluzione armata come metodo. Ogni sua apparizione sui media suscita discussioni perché le sue sono sempre posizioni di un uomo che ha fatto i conti con il suo passato, ma che non ha trovato motivi per abiurarlo, per cambiare se stesso, le sue convinzioni, la sua storia. Non pretende che gli altri lo approvino, ma non accetta che gli altri lo costringano a ripensarsi. Il tutto sempre con questo suo eloquio calmo, moderato... inesorabile.

L'orrore sta nei dettagli: le donne di conforto di "Storia della nostra scomparsa" di Jing-Jing Lee

Storia della nostra scomparsa
di Jing-Jing Lee 
Fazi Editore, 2020

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 419
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ribattezzarono l'isola Syonan-to e spostarono l'orologio un'ora avanti, per farci aderire al fuso di Tokyo. Noi che abitavamo lontano dal centro quasi non ci accorgemmo della differenza. Ci cambiarono giusto la moneta. La bandiera. Cose senza importanza.(pp.94-95)
Dopo l'attacco di Pearl Harbor, il Giappone scatenò un'offensiva nel Pacifico. Punto nevralgico della conquista era l'isola di Singapore, sotto il controllo inglese.
Wang Di è una ragazzina quando la guerra comincia. Nata in una famiglia povera di Singapore, non voluta in quanto femmina, senza alcun tipo di istruzione, aiuta la famiglia come può. Il suo unico orizzonte è dato dalla possibilità di sposarsi. Ma la conquista giapponese fa precipitare tutto il sistema dell'isola. I cinesi vengono sistematicamente rastrellati: gli uomini vengono uccisi, le donne raccolte per diventare delle "donne di conforto". Un nome dolce, pieno di bontà per indicare un destino al di là di ogni immaginifico orrore: quello di diventare prostitute al servizio dell'esercito occupante.

mercoledì 15 gennaio 2020

"Perché infine lo snobismo è una religione": un ironico e irresistibile ritratto degli snob sub specie sacrale in un pamphlet di Marcel Boulenger che ha un secolo di vita e non lo dimostra affatto

Elogio dello snobismo
di Marcel Boulenger
a cura di Alex Pietrogiacomi
traduzione di Chiara del Fiacco
postfazione di Alfredo de Giglio
illustrazioni di Massimiliano Mocchia di Coggiola
Odoya Edizioni, 2019

pp. 60
€ 8,00 (cartaceo)


Ammirano chi sta più in alto di loro nella gerarchia sociale, stimano il denaro e i beni materiali sopra ogni altra cosa, amano incoraggiare le arti e perfino le scienze, sono anglofili anche se venerano i grandi della storia francese; in più possono essere indifferentemente uomini o donne, l’importante è che abbiano un atteggiamento sempre e comunque scortese (che nel primo caso conferirà loro un’aria “distinta” e nel secondo “severa”). Stando a ciò che ne scriveva Marcel Boulenger (1873-1932) in un suo trattatello di inizio Novecento – Elogio dello snobismo (1926), da poco tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da Odoya Edizioni – ecco a voi una descrizione più che plausibile delle persone cosiddette “snob”, categoria tra le più controverse e nondimeno tra le più antiche della commedia umana dal momento che «lo snobismo non è nato oggi: anch’esso ha le sue lettere di nobiltà e risale a epoche lontane» (p. 34). Credete anche voi di farne parte? Conoscete qualcuno/a che meriterebbe l’ingresso nel club? In entrambi i casi quello dello scrittore-giornalista-schermidore francese è il libro che fa per voi. A patto, s’intende, che ne sappiate cogliere la sublime vis critica e siate disposti a compiere e far compiere un esercizio finale di tonificante autocoscienza.

La rinascita di quelli che restano è affidata al "kaze no denwa", il telefono del vento: il nuovo romanzo di Laura Imai Messina

Quel che affidiamo al vento
di Laura Imai Messina
Piemme, 14 gennaio 2020

pp. 256
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene. (p. 131)
L’ultimo romanzo di Laura Imai Messina mi ha riportato prepotentemente indietro alla mia infanzia, quando lungo il tragitto in macchina da scuola a casa sua, mio nonno non smetteva di dispensare lezioni di vita alla cinquenne che gli sedeva di fianco. Una di queste mi ha sempre impressionato, sebbene all'epoca non avessi avuto il coraggio di dimostrare immediatamente il mio disagio: «Vedi Federica, devi sempre guidare piano, perché se hai un incidente stradale le cose che possono succedere sono due, entrambe tragiche. O rimani disabile e la tragedia colpisce te. Oppure muori sul colpo: tu non senti niente, ma il dolore può distruggere quelli che restano».

martedì 14 gennaio 2020

La giusta distanza per Sara Rattaro: "Questo romanzo vuole rispondere alla domanda più insidiosa per la mia generazione. È possibile amarsi per sempre?"


La giusta distanza
di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer, 2019

pp. 248
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


“Ci siamo parlati senza utilizzare un solo vocabolo, ci siamo amati senza ricatti, ci siamo offerti senza interpretare un ruolo. Era come se percepissi per la prima volta di non essere più solo un uomo sposato che omaggiava il dono della vita in una anonima stanza d’hotel.”
Con queste parole Luca, il protagonista maschile, ritrova l’essenza dell’amore per sua moglie Aurora, dopo un viaggio in aereo nel quale entrambi avrebbero potuto perdere la vita. 
Il romanzo però non è solo una storia d’amore, piuttosto una riflessione sull’amore e sulla possibilità che esista un solo amore per sempre
Luca e Aurora si conoscono quando Aurora sta ancora studiando, un momento per lei molto difficile legato alla malattia della madre. 
Luca si prende cura di lei, la accoglie, la aiuta a diventare donna, la asseconda nelle sue scelte e subisce la decisione che lei prende nell’andare a vivere per qualche mese a Londra. 
Questa esperienza londinese si rivela per la protagonista una occasione di vivere in libertà (“avevo mollato le redini”, p. 131) e soprattutto di assaporare gli istanti di vita e chissà anche un amore che nasce all’insegna della leggerezza, salvo poi diventare profondo e vero, nel quale l’essere se stessi e liberi da ogni condizionamento è il fulcro della relazione. 
Luca, nel frattempo, prova ad essere sereno, concentrandosi sulla vita di ogni giorno e sui piccoli piaceri che passano anche attraverso la frequentazione di una donna che lo accoglie senza chiedere nulla in cambio.