domenica 24 giugno 2018

#CritiComics - Tra le macerie di Kobane: il diario di viaggio di Zerocalcare

Kobane Calling
di Zerocalcare

Bao Publishing, 2016
pp. 262 
€ 20,00



Due viaggi, a distanza di un anno l'uno dall'altro, in terre di conflitto – la Siria, la Turchia e l'Iraq – dove il popolo curdo cerca di fondare una società basata sull'uguaglianza e la giustizia, combattendo ora contro l'Isis, ora invece contro i più subdoli attacchi mossi dal governo turco. Kobane Calling, a metà tra il reportage e la cronaca di un'avventura, racconta l'esperienza dell'autore e il suo progressivo avvicinamento alla causa siriana.
Grazie al suo tratto deciso, al gusto per l'iperbole, agli interlocutori immaginari che continuamente problematizzano e mettono in discussione le sue asserzioni (l'immancabile armadillo, il mammut ritrovato a Rebibbia, il fantomatico George Pig, “fratello petulante della più nota Peppa”), il disegnatore riesce a rendere accessibile la complessità di una situazione molto difficile da comprendere in tutte le sue variabili (scusandosi a più riprese per tutti i politologi, i sociologi e gli esperti di geopolitica che possono essersi suicidati durante la lettura delle sue sintesi lapidarie). 
Pur non ambendo a essere esaustivo nella presentazione del conflitto e delle parti in causa, Zerocalcare è abile nel far emergere i moventi economici che aleggiano sulla guerra, nella forma degli scheletri preistorici degli estrattori di petrolio abbandonati (per ora) nel deserto. È molto chiaro anche nel sottolineare i limiti e la parzialità della sua ricerca, che sono però anche una garanzia di onestà intellettuale:
DISCLAIMER [...]. Questo è un diario di viaggio, no un trattato di sociologia. Noi abbiamo beccato questo che era UN turcomanno stronzo. Che non vuol dire che tutti i turcomanni so' stronzi, ci sono quelli che hanno sostenuto Isis, quelli che sono morti combattendolo, e quelli che si sono fatti gli affari loro. Le generalizzazioni e gli schieramenti su base etnica so' tutte cazzate bone per i talkshow strilloni. Stop. (p. 179)

sabato 23 giugno 2018

CriticARTe - TORBJØRN RØDLAND: The touch that made you - Fondazione Prada Osservatorio

Torbjørn Rødland - Comb Over, 2015-2016 
“TORBJØRN RØDLAND: The touch that made you”

presso Fondazione Prada Osservatorio fino al 20 Agosto 2018

Lo scorso autunno, in occasione di Frieze Art Fair, la Serpentine Sackler Gallery di Londra, ha ospitato la prima tappa della mostra “Torbjørn Rødland: The Touch That Made You” dell’artista norvegese, che atterra alla Fondazione Prada, all’interno degli spazi di Osservatorio, in Galleria Vittorio Emanuele II, Milano. A cura di Hans Ulrich Obrist e Amira Gad la mostra, che riunisce una selezione di più di 40 opere fotografiche e 3 video realizzati tra il 1999 e il 2016, è visitabile fino al 20 agosto 2018.
Le immagini di Rødland sono moderne e formali, dal gusto pulito, immediato, potrebbero essere avvicinate allo stile commerciale e della moda, se non fosse per la forte poetica espressa, il messaggio concettuale ed a tratti estraniante. 

venerdì 22 giugno 2018

Io, Agrippina - La vita di una grande donna del passato, la Storia di un impero antico

Io, Agrippina
di Andrea Carandini
Laterza (collana i Robinson/Letture), 2018

pp. 312
€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)


Io, Giulia Agrippina Augusta, oggi 6 novembre del 55 giorno del mio quarantesimo natale, ho deciso: per il ruolo che ho svolto nella famiglia Giulia, per rispondere alle insinuazioni di palazzo trapelata in città e per difendere l'operato della mia famiglia scrivo le gesta delle due Agrippine - fatto senza precedenti - cioè di mia madre e mie, che abbiamo tratto il nome dal nonno M. Vipsanio Agrippa (p. 3).
Comincia con queste parole la bellissima biografia romanzata che Andrea Carandini, professore emerito di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana presso l'Università di Roma La Sapienza, ha dedicato ad una delle donne più famose e controverse dell'antico mondo romano: Agrippina minore (chiamata così per distinguerla dalla madre), moglie dell'imperatore Claudio e madre di Nerone.
Nonostante sull'affascinante mondo dei sovrani dell'antica Roma siano stati davvero versati fiumi di inchiostro, in Io, Agrippina (Laterza, 2018) il professor Carandini narra con un'abilità fuori dal comune le gesta di uomini e donne le cui vite possiedono spesso i caratteri di quelle di semi divinità.
Intuita la fine, Augusto ha sussurrato a Livia: "Addio, ricorda la nostra unione..." [...]. Ai pochi amici seduti intorno al letto il principe ha detto: "Ho ricevuto Roma di terra e la lascio di marmo". Infine, con uno sguardo quasi lieto, ha concluso: "Se ho recitato bene, applauditemi...", e mentre gli amici battevano le mani - Livia immobile, in un angolo - il padrone del mondo è spirato (p. 20).

Invidie e vecchi rancori travestiti di formalità e di folklore: un nuovo caso per Penelope Poirot

Penelope Poirot e l'ora blu
di Becky Sharp
Marcos y Marcos, 2018

pp. 304
€ 18 (cartaceo)

«Mi creda, miss Poirot: il colpevole non resterà impunito! Mio marito era un individuo ripugnante, ma era mio!» (p. 156). 
Non c'è estate senza Penelope Poirot: potrebbe diventare un simpatico vizio, quello di salutare il solstizio con un nuovo caso per l'estrosa, permalosa e snob parente di quel Poirot. Proprio ieri infatti è uscito il terzo romanzo di Becky Sharp, pari in acume e divertimento al primo Penelope Poirot fa la cosa giusta e al secondo Penelope Poirot e il male inglese
L'idea di Becky Sharp è decisamente efficace e, al tempo stesso, rassicurante perché gioca con la tradizione del giallo: un'investigatrice improvvisata, che si trova coinvolta suo malgrado in un omicidio perché conosce la vittima; un luogo chiuso, di solito una villa lussuosa ma al tempo stesso decadente, dove i sospetti rimbalzano tra le pareti di un passato torbido; una segretaria un po' goffa e smagata che in realtà spesso fa il Watson della situazione. A questi elementi, bisogna sempre aggiungere però la marca fondamentale dei romanzi di Becky Sharp: l'ironia, graffiante, acuta, divertita, travestita da humour inglese, coerente con le origini dell'ipercritica e irresistibile Penelope, che non lesina perle di saggezza tutte sue («Una riflessione astemia partorisce aforismi esangui! Prenda nota», p. 51):
«Io voglio attraversare la vita e da essa farmi attraversare: sarò un buon setaccio, ne sono certa. Ma ho bisogno di stimoli: gocce di rugiada capaci di ridestare le mie esangui sinapsi» (p. 15).  

giovedì 21 giugno 2018

#CriticaNera - Matteo Severgnini, "La donna della luna"

La donna della luna
di Matteo Severgnini
Meridiano Zero, 2018

pp. 240
€ 16


C’è un nuovo sceriffo in città: anzi, in libreria.

La donna della luna, romanzo d’esordio di Matteo Severgnini, segna la comparsa di Marco Tobia, ex poliziotto ora investigatore privato. Personaggio singolare, solitario e piuttosto scontroso, Tobia viene incaricato di indagare su uno strano suicidio avvenuto tempo addietro; l’indagine, articolata e complessa, porta alla scoperta di fatti che compongono le numerose sfaccettature di una realtà fattuale ben diversa da quella che appare a un primo sguardo e che Tobia dovrà pazientemente ricostruire.
Al di là della trama in sé, di cui come di consueto nulla verrà svelato in questa recensione, diversi sono gli elementi che rendono questo noir interessante e degno di nota.

Quattro madri: la forza incorruttibile e senza fine delle donne

Quattro madri
di Shifra Horn
Fazi, 2018

Traduzione di Sarah Kaminski

pp. 370
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

La femminilità ha un ruolo fondante nella storia d’Israele. Pensiamo alle quattro matriarche Sara, Rebecca, Rachele e Lea (non semplici miti biblici ma veri pilastri della storia) e alla bellezza leggendaria di Sara, la sua sterilità giovanile e l'improvvisa fecondità in vecchiaia, all'audacia di Rachele futura madre degli ebrei in esilio contrapposta alla riservatezza di Lea madre degli ebrei in Terra Santa e infine a Rebecca, protagonista del primo matrimonio ebraico: tutte insieme compongono il volto femminile che traccia l'idea di donna, di madre e di coppia propria del mondo ebraico.

mercoledì 20 giugno 2018

«La mia pelle racconta la storia che il governo ha scelto per me»

Ink
di Alice Broadway
Rizzoli, 2018

Traduzione di Chiara Codecà

pp. 384
€ 18 (cartonato)
€ 0,99 (ebook)


Le persone sanno che le loro vite non hanno nessun valore se le loro storie finiscono nella tomba insieme a loro. (p. 68)

A Saintstone il governo ha trovato un metodo infallibile per scoraggiare le persone dal commettere crimini: tatuare sulla pelle di ognuno gli atti salienti della sua vita, le scelte positive e quelle negative, dai componenti familiari alla professione, dagli eventi tragici ai traguardi o alle sconfitte. Insomma, mettere nero su pelle la propria vita, per rendersi facilmente leggibili dagli altri. Periodicamente, i cittadini sfilano davanti alla macchina della verità, vengono interrogati sul loro operato e la paura cresce: il rischio di essere marchiati con il tanto temuto corvo dei "dimenticati" fa tremare chiunque passi di lì. Infatti, chi porta sulla pelle il corvo non può sperare di condividere la sorte degli altri morti, la cui pelle viene scuoiata, conciata e trasformata in un libro di memorie che i successori serberanno con cura e amore. I "dimenticati" verranno invece dati alle fiamme, perché non passeranno indenni al rito della pesatura dell'anima, un evento cruciale che in tribunale decide se il trapassato è degno di essere ricordato o no. Veri nemici dello stato sono i cosiddetti "intonsi", una comunità che in passato ha preferito distaccarsi da Saintstone piuttosto che piegarsi alle regole; non hanno tatuaggi sul corpo e dunque sono degli irregolari, considerati pericolosi perché illeggibili. Tante leggende sono state scritte su di loro, a cominciare dalla storia della temibile Strega Bianca, che ha messo paura a tanti bambini di Saintstone. Alcuni intonsi, poi, sono stati chiusi nelle teche del museo con tutta la loro pelle non marchiata in bella vista: ennesimo monito per gli abitanti di Saintstone. 

La notte eterna di Elie Wiesel

La notte
di Elie Wiesel
La Giuntina, 1980

pp. 112  
€ 10,00 cartaceo
€ 6.99 ebook 

Titolo originale: La nuit (1958)

Prefazione di François Mauriac
Traduzione di Daniel Vogelmann


La notte di Elie Wiesel è un romanzo pieno di profeti: Moshé lo Shammàsh, l'inserviente, scampato alla morte per trasmettere il suo messaggio, privato della gioia e del canto, che preannuncia la tragedia a venire, inascoltato come Cassandra, come lei considerato matto. E la vedova Schächter, che pazza lo è diventata sul serio e vede anzitempo i fuochi divampare nella notte buia. Gli altri, gli ebrei di Sighet, invece, ciechi e sordi a ogni segnale, permangono ostinati e ottusi nella loro condizione di ignoranza, nutriti di illusioni autocostruite e continuamente alimentate, rifiutandosi di guardare in faccia la realtà. Stipati prima nei ghetti e poi nei carri bestiame, continuano a sperare, tanto che persino l'arrivo ad Auschwitz per un attimo sembra loro un miraggio di soluzione:
Ancora qualche giorno e ci saremmo messi a urlare anche noi.
Ma si arrivò in una stazione. Chi si trovava vicino alle finestre ce ne disse il nome:
-Auschwitz.
Nessuno l'aveva mai sentito dire. [...] Due uomini potevano scendere per cercare dell'acqua. Quando tornarono, raccontarono che avevano potuto sapere [...] che era la stazione d'arrivo. Ci avrebbero fatti scendere. Lì c'era un campo di lavoro. Buone condizioni. Le famiglie non sarebbero state divise. Soltanto i giovani sarebbero andati a lavorare nelle fabbriche. I vecchi e i malati sarebbero stati impiegati nei campi. Il barometro della fiducia fece un balzo. Era l'improvvisa liberazione da tutti i terrori delle notti precedenti. Si rese grazie a Dio.

martedì 19 giugno 2018

#IlSalotto - «L’infanzia, la famiglia e l’ambiente sociale sono importantissimi per capire l’evoluzione di una persona-personaggio»: intervista a Cinzia Tani



Abbiamo raggiunto Cinzia Tani per parlare assieme a lei di "Figli del segreto", il primo romanzo di una trilogia, edito da Mondadori, che tratta anche ma non soltanto della casata degli Asburgo e, in un certo qual modo, dei destini dell'Europa. Si è trattato di una chiacchierata molto interessante dove abbiamo compreso meglio il concetto di "passione per le grandi famiglie" e "amore per la narrativa e i grandi personaggi femminili": buona lettura! 

***

Partiamo con una domanda generale per poi addentrarci nel “particulare” (per usare le parole di Guinizzelli) del tuo nuovo romanzo: da dove scaturisce questa grande, grandissima passione per la Storia (non nuova anche nella tua produzione da autrice) e, in particolare, per la storia degli Asburgo e delle vicende italiane ed europee del Sedicesimo secolo?
La passione per la storia l’ho scoperta quando ho scritto il mio primo romanzo storico: L’insonne. Era ambientato nella Berlino del nazismo, poi dell’arrivo dei Russi, nell’Italia degli anni ’50 e infine a Parigi. In quell’occasione ho fatto moltissimi sopralluoghi e ho letto decine e decine di libri sui primi anni del Novecento, in particolare sugli esperimenti dei medici nazisti. Mi sono immersa nella Storia come non avevo mai fatto a scuola dove tante date e nomi di battaglie mi annoiavano e basta. Da allora tutti i miei romanzi sono stati “storici”: la guerra civile spagnola, la rivoluzione messicana, Federico II ecc. Ho scoperto di amare la storia più di ogni altra cosa e ogni libro mi consente di approfondire un periodo che conosco poco.

La libertà di pensiero e le suggestioni dalla strada: "La mia America" di Gillo Dorfles



La mia america di Gillo Dorfles
a cura di Luigi Sansone
Ed. Skira, 2018


pp. 304
formato 14x21 cm
€ 25


Presentato presso la Triennale di Milano lo scorso aprile, a un mese di distanza dalla scomparsa dell’autore - critico, artista, filosofo italiano, uomo poliedrico, patrimonio nazionale di stile e pensiero - La mia America è stato lavorato fino alla fine della sua longeva esistenza. Durante la serata sono stati celebrati insieme all’uscita del libro i 108 anni di Dorfles, che fu tra i primi critici d’arte a recarsi nell’America del dopoguerra, intessendo rapporti di scambio intellettuale con figure di spicco come Munro, Greenberg, Barr, Kepes, Wright, Kahn, Kiesler. Luigi Sansone, critico d’arte e curatore di mostre nazionali ed internazionali, ha curato con dovizia di particolari la raccolta di testi e articoli che Gillo Dorfles aveva scritto in occasione dei suoi viaggi, pubblicando su numerose testate di settore, le osservazioni prodotte in campo dell’architettura, arte e filosofia. 
“Io non auspico un abbandono dell'armonia perché ritengo chiusa la grande avventura del pensiero artistico rinascimentale, ma postulo una miglior comprensione da parte dell'Umanità occidentale di molte forme d'arte odierna che sono accettabili a chi le osservi con un'ottica diversa.”

lunedì 18 giugno 2018

Ripley Bogle: storia di un bugiardo vagabondo

Ripley Bogle
di Robert McLiam Wilson
Fazi, 2018

Traduzione di Enrico Palandri

pp. 384
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Sono molto più che un semplice barbone: sono un claustrofobico, un eremita, un profeta, un perdente, un nonnulla. Cristo, sono un simbolo dell’epoca. Gran cosa, mi sta bene.
Un tempo ho anche avuto dei successi. Ero saggio, danaroso e ricercato. Ora sono nulla. Nessuno mi conosce ed esisto appena. Così muore la carne, ossia mi dissolvo anch’io nella realtà. L’uomo dell’altro ieri. (Pag. 19)
Ci sono così tante cose in questo romanzo d’esordio di McLiam Wilson, autore dell’acclamato Eureka Street, che è davvero difficile decidere da quale punto partire, quale chiave di lettura scegliere, analizzare, raccontare. C’è, fortissimo, il dato autobiografico, su cui chi mi legge e conosce ormai sa che cerco sempre di non soffermarmi più del dovuto nella lettura di un testo, ma che in questo caso è impossibile evitare del tutto. C’è la prosa lirica, struggente, diretta e intensa di un autore che ho amato tantissimo con il romanzo precedentemente pubblicato sempre da Fazi e il rimando non celato a Joyce e Dickens, solo per citare le influenze più evidenti. C’è lo stupore di fronte ad un esordio in cui sono riconoscibili sensibilità e talento non comuni. C’è l’inganno, il gioco con il lettore, il legame di empatia che si crea tra noi e il protagonista di questa storia, Ripley Bogle, antieroe tragico, sbruffone, ironico, bugiardo, incantatore, sconfitto. C’è la gioventù, dolorosa, sconfitta. E poi c’è lei, l’Irlanda, che come un fantasma attraversa tutto il romanzo e ne è l’essenza, identità ingombrante, patria da cui fuggire.

Luce e ombra nell'Europa del Cinquecento: "Figli del segreto" di Cinzia Tani

Figli del segreto
di Cinzia Tani
Mondadori, 2018


pp. 390 
€ 20


Una grande storia, anzi saga famigliare del Cinquecento, in cui si muovono imperatori, sovrani, nobili, dame, cavalieri e popolani. Grosso modo così si potrebbe riassumere Figli del segreto di Cinzia Tani, volto noto della RAI e grande appassionata di Storia italiana e non. Già perché questo libro di Mondadori, che è il primo capitolo di una futura trilogia, è un ottimo esempio di romanzo che mescola il privato e il pubblico senza soluzione di continuità, laddove le vicende pubbliche di Carlo V, "colui che dominava su impero dove non tramontava mai il sole" si riflettono nelle scelte private dei suoi congiunti, famigliari e membri di corte. Cinzia Tani è brava a legare tutto, senza perdersi in scelte o particolarmente kitsch o particolarmente truculente, ma donando al lettore una storia ritmata come una serie televisiva e documentata come una puntata di Ulisse di Alberto Angela. 

domenica 17 giugno 2018

Pillole d'autore: Zanarella e Strinati, il silenzio è la poesia necessaria all'esistenza


L'esigenza del silenzio
di Michela Zanarella e Fabio Strinati
Le Mezzelane Casa Editrice, 2018

pp. 152
€ 14,90 


La silloge poetica di Michela Zanarella e Fabio Strinati, “L’esigenza del silenzio”, uscita a febbraio per Le Mezzelane, sembra presentare fin dal titolo una condizione ossimorica: proclama la necessità di ritrovare il valore e il senso del silenzio (in un mondo governato dal trambusto: A volte, mi sento come sequestrato/e a tratti/come ominoso trambusto/dentro questa minuscola vista di trincea, p. 22) e lo fa impegnandosi in una ricerca accurata di parole e suoni. Si tratta, in realtà, di una poesia da lettura endofasica: non è il rumore delle parole a declamarne il significato, ma il modo in cui esse echeggiano negli angoli della mente di chi legge a regalare riflessioni e permettere di compenetrarne il senso.

Il silenzio mi guarda e mi tocca
Ed io lo lascio entrare nella carne
Come fosse una semina nei campi
In pieno sole.

Frida Vestida. Abiti e accessori di Frida Kahlo


Frida Vestida. Abiti e accessori di Frida Kahlo
di Alessandra Galasso 
Ed. 24 ORE Cultura, 2018

Illustrazioni di Alessandra Scandella
Brossura con sopraccoperta.

pp. 160

Formato 19x24 cm
29,00 €


“Dress to impress” è un motto di origine anglosassone che ben identifica il concetto di stile, senza attribuire necessariamente all’abito una connotazione barocca; più semplicemente potremmo affermare che saper ritagliare un’immagine di sé nell’immaginario collettivo alimenta il ricordo della propria presenza ed essenza.
Affinché questa comunicazione possa risultare proficua, all’interno della moda sono stati identificati più codici, che nel corso dei secoli hanno delineato non solo il costume della società e le sue mutazioni, ma anche creato stereotipi e icone di stile, tra le quali spicca la figura di Frida Kahlo.

sabato 16 giugno 2018

#CriticARTe - Palazzo Citterio verso la Grande Brera

Palazzo Citterio verso la Grande Brera

a cura di Antonella Ranaldi, Paolo Savio, Annamaria Terafina

Editore: Skira, 2018
Collana: Architettura
Dimensioni: 21 x 21 cm
Pagg 120
€ 22,00 (brossura)



Situato nel cuore di Brera, cuore della memoria storico-artsitica di Milano, palazzo Citterio torna a risplendere in tutto il suo fascino, dopo un travaglio di circa 40 anni, periodo durante il quale si sono succedute diverse proposte di progetto per il restauro architettonico.
Il libro, Palazzo Citterio verso la Grande Brera, edito da Skira, segue il precedente dal titolo “Il caso Palazzo Citterio” (Skira, Milano 2014), mostrando con un’ampia sezione di immagini, il percorso di ricostruzione e rifunzionalizzazione, che ha sapientemente concluso questo “caso”, restituendo alla città un’ampio spazio di cui godere, la Pinacoteca nelle cui sale era esposta la famosa collezione di Emilio Jesi, è parte centrale del palazzo, candidato ideale di continuità spaziale con il palazzo di Brera, attraverso il giardino e l’ampio orto botanico.

Palazzo Citterio ha riaperto le porte al pubblico il 18 aprile 2018, in occasione del Salone del Mobile di Milano, con una conferenza di presentazione del libro e del progetto, durante la quale sono intervenuti Andrea Kerbaker, scrittore e direttore di “Tempo di Libri", Lorenzo Degli Esposti, architetto e autore di MCM. Milano capitale del moderno    , Carolina Di Biase, del Politecnico di Milano e Antonella Ranaldi, Soprintendente ABAP Milano. 

venerdì 15 giugno 2018

"Princesa e altre regine": tutte le donne di Fabrizio De André

Princesa e altre regine. 
Venti voci per le donne di Fabrizio De André
A cura di Concita De Gregorio
Giunti, 2018

pp. 320  
€ 20,00


Belle, indomite, sfacciate. Coraggiose, esuberanti, intraprendenti. Disinibite, innamorate, resilienti. Complesse, sfaccettate, straordinarie. Queste sono le “regine” di Fabrizio de André, da Marinella a Bocca di Rosa, da Fernanda a Maria. In questo volume declinato tutto al femminile, ideato e curato da Concita De Gregorio – autrice di una prefazione a tratti fin troppo ermetica –, venti donne ci raccontano di altre donne, in un'opera che è un omaggio alla musica, all'arte, alla letteratura
Le voci sono state scelte in base a un'affinità emotiva ed elettiva: 
Hanno tutte, mi pare, un tratto in comune con Fabrizio de André. La fragilità inossidabile. La pervicacia nel procedere in direzione ostinata e contraria. Una ferita. Una debolezza nascosta dal movimento ed esibita nella solitudine. (p. 11) 
Dunque non si tratta di "qualche occasionale superstar", ma di anime sorelle, di penne (o pennelli, o macchine fotografiche) in cui si può riconoscere una comune sensibilità. La ricerca di ognuna di loro segue un impulso intimo, l'ispirazione di un testo si affianca a una personale predisposizione: eros, libertà, paura, desiderio... il volume ha il fascino della letteratura combinatoria: non impone un ordine, non vincola alle regole della linearità, ma lascia il lettore libero di crearsi un proprio itinerario affettivo, tra canzoni più o meno note, parole da riassaporare, nuove ipotesi interpretative da avvalorare o confutare.

50 creature (mostruose) per noi, posson bastare?

Piccola enciclopedia dei mostri e delle creature fantastiche.
Storia illustrata dei 50 mostri che rendono questo mondo un posto spaventoso
di Orazio Labbate
illustrazioni di Marco Ugoni

24 ORE Cultura, 2016

pp. 123
€ 17,90


Chi non ha presente opere chiave della storia dell’arte occidentale come Il sonno della ragione genera mostri (1797) di Francisco Goya e L’incubo (1781) di Johan Heinrich Füssli? Chi non si è mai immedesimato nell’uomo che, seduto su una seggiola di fianco a un tavolo, accasciato in posa da dormiente, si cinge la testa tra le braccia come per ripararsi dall’attacco di una frotta di gufi e pipistrelli svolazzanti d’intorno, proiezione perfetta del suo inconscio? E chi non si è mai rivisto nella giovane figura femminile riversa sul proprio letto, vegliata dal ghigno di un demone e dallo sguardo cieco e furioso della famigerata “cavalla della notte” (questa l’etimologia del termine inglese nightmare)? Dotate di quel tanto di ambiguità che ancora oggi, a distanza di secoli dalla loro realizzazione, ci rendono incerti sul fatto che gli incubi possano fare il nido solo negli stati di incoscienza oppure vengano al mondo per eccesso di lucidità, sarà bene tenerle presenti entrambe prima di sfogliare la Piccola enciclopedia dei mostri di Orazio Labbate, volumetto che, grazie anche alle belle e dettagliate tavole in bianco e nero di Marco Ugoni, stila un elenco di tutte quelle creature che, dall’antichità ai giorni nostri, da Occidente a Oriente, tra saghe mitologiche e leggende metropolitane, hanno dato corpo alle angosce più profonde dell’essere umano.

giovedì 14 giugno 2018

«Le vittime non possono trasformarsi in carnefici, e se lo fanno, firmano una dichiarazione di guerra»

Il selvaggio
di Guillermo Arriaga
Bompiani, 2018

Traduzione di Bruno Arpaia
pp. 752
€ 22 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


Vivo in un mondo di fantasmi, Chelo. Per favore non portarne di nuovi. Non ce la faccio più. (p. 120)
A Juan Guillermo non piacciono i Beatles, anche se tutti li ascoltano in Messico alla fine degli anni Sessanta: e come potrebbe amarli, lui che è nato all'insegna della morte e del sangue, e che con la morte e il sangue avrà drammaticamente a che fare fin dalla sua primissima adolescenza? Juan Guillermo ha convissuto nell'utero materno con il gemello morto per alcuni giorni, rischiando la sua stessa vita, e questo non è stato che l'inizio. L'infanzia, certo, quella è passata al meglio, con suo fratello maggiore Carlos e un pugno di amici fidati a saltare da un tetto all'altro. Il rischio sotto i loro piedi; ma anche la libertà a portata di un salto ben calibrato. Almeno fino a che Carlos viene assassinato da un gruppo di fanatici religiosi: la morte (particolarmente straziante) del fratello non è che il primo tassello di un domino macabro, che porterà in breve tempo alla morte dei genitori, della nonna e degli animali di casa. Juan Guillermo, completamente solo con il senso di colpa per aver in qualche modo tradito Carlos con la sua ingenuità, si trova nella casa di famiglia silenziosa e triste. Lui, adolescente, deve fare i conti con i propri fantasmi, o meglio con ricordi che al tempo stesso portano Juan Guillermo a idolatrare Carlos, tuttavia non certo immacolato, ma implicato in traffici di droga e in un allevamento abusivo di cincillà sui tetti. 

"Heidi": ti sorride Milano

Heidi
di Francesco Muzzopappa
2018, Fazi Editore

pp. 230
€ 15,00


Io non sono felicemente incasinata. Sono incasinata e basta. È da milioni di settimane che non riesco a sedermi dal parrucchiere per farmi dividere il cranio in sezioni e impacchettare le ciocche nella carta stagnola per dare al mio castano una luce in più. E se non ho tempo per i capelli, ne ho ancora meno per fare esercizio fisico. L'unica disciplina sportiva a cui mi dedico con costanza è masticare, soprattutto carboidrati. [...] Se sono stata progettata per espandermi nel cosmo è inutile oppormi. Cerco solo di non strafare.
Chiara lavora a Milano per una rete televisiva, la Videogramma, dove si occupa di casting. Dico solo "lavora" e non "vive" perché il tempo libero da dedicare ad altro che non siano le file di aspiranti talenti per reality e cooking show è veramente ridotto al nulla. La situazione peggiora quando il padre, ai suoi tempi celebre e feroce critico letterario, oggi malridotto per via della demenza senile, viene espulso dalla casa di riposo. Chiara è quindi costretta a portarselo a casa, a cercare qualcuno che la aiuti fino a che non trova una nuova sistemazione: inoltre deve produrre nuovi format trash per la sua rete televisiva che, incarnata nella laida figura dello Yeti, minaccia di licenziarla. Unendo a tutto questo il fatto che il badante del padre è un gran bel ragazzo e che il padre è fermamente convinto di vivere tra le Alpi e che lei sia Heidi, ci sono tutti gli elementi per una commedia dal retrogusto dolce amaro. Se i monti non ti sorridono, almeno Milano può strapparti una risata.

mercoledì 13 giugno 2018

"Matti per sempre" - Intervista a Gabriella Lanza e Daniela Sala (seconda e ultima parte)


Con la seconda parte dell’intervista a Maria Gabriella Lanza e Daniela Sala, autrici del web doc “Matti per sempre”, (https://mattipersempre.it) continua il nostro viaggio nel mondo della cura mentale oggi, a quarant’anni di distanza dalla Legge Basaglia che ha chiuso definitivamente i manicomi italiani. Qui trovate la prima parte dell'intervista.


- Uscita dal manicomio, la stragrande maggioranza dei malati non aveva gli strumenti per costruire una vita autonoma; ma, nella vostra ricerca, avete incontrato casi felici, uomini e donne che sono riusciti a trovare un proprio spazio nella società civile?

Nel nostro web doc abbiamo voluto raccontare anche le storie di chi è riuscito a rimettere insieme i pezzi della propria vita dopo la chiusura dei manicomi. Lido, che oggi ha più di 90 anni, ne ha passati 50 nel manicomio di Maggiano, vicino a Lucca.
Originario di un paesino delle campagne lucchesi, nel secondo dopoguerra è partito per il Canada, in cerca di fortuna. La difficoltà di vivere in un altro Paese, una lingua per lui incomprensibile, la solitudine e il clima estremamente rigido lo hanno profondamente segnato. Quando, dopo due anni, è ritornato in Italia, è stato internato a Maggiano. Lo psichiatra Enrico Marchi, alla fine degli anni ‘90, ha seguito il processo di definitiva chiusura del manicomio di Maggiano e insieme ad altri colleghi ha avuto un’intuizione: per gli ultimi internati rimasti non ci sarebbero state altre strutture, comunità terapeutiche o gruppi appartamento, come succedeva nel resto d’Italia, ma una famiglia in grado di accoglierli e restituirgli gradualmente una vita autonoma. Un vero e proprio affido familiare. È così che nel 1997 Lido è stato adottato da Enrica e Giuliano, che hanno tre figli. Da allora vive con loro ed è diventato un amico, uno zio, un padre e un nonno per tutta la loro famiglia.