mercoledì 18 settembre 2019

"Settembre 1972" di Imre Oravecz: un'esperienza di lettura dolorosa e bellissima

Settembre 1972
di Imre Oravecz
Edizioni Anfora, 2019

Traduzione di Vera Gheno

pp. 132
€ 15,50 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook) 



Sei divenuta totalmente astratta, come un pensiero malato o un’ossessione, di cui ne ho abbastanza, ma di cui non riesco a liberarmi. (p. 37)
Una donna e un uomo si conoscono, si amano di una folle passione, si lasciano e prendono, poi però si sposano, hanno un figlio e di fronte alla monotonia della vita coniugale e ai tradimenti reciproci, divorziano senza mai allontanarsi completamente. Sembra la trama di una comune storia d’amore quella di Settembre 1972 di Imre Oravecz. E così sarebbe se le novantadue «annotazioni improvvise» che compongono il mosaico di questo spaccato di vita si limitassero a raccontare in maniera canonica una relazione. Ma lo scrittore ungherese fa molto di più e con un singolo libro di centotrenta pagine compila il lemma della parola amore nel dizionario della vita e delle emozioni di ciascuno di noi.

Si possono riaccendere i sogni? "L'attimo prima", il romanzo d'esordio di Francesco Musolino

L'attimo prima
di Francesco Musolino
Rizzoli, 2019

pp. 272
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


“Ricordarsi di ricordare è così faticoso, Sameera. Mi sembra di svuotare il mare a sorsate. Ma se poi dimenticassi tutto, cosa resterebbe?”
“La vita. Rimane la vita, Lorenzo”. (p. 149)
Quanto si può essere nostalgici a venticinque anni e rimpiangere il passato? Tanto: basta leggere le prime pagine di L'attimo prima per capire che il protagonista Lorenzo è già rassegnato al suo destino, nonostante la sua giovane età. Il fatto è che le sue certezze si sono infrante all'improvviso, con la morte del padre, la chiusura del ristorante messinese dove lui e la sorella sono cresciuti e la partenza della madre per la loro casa di Lipari. Sotto il tavolo di quella cucina, lui e la sorella Elena hanno osservato le gambe di mamma correre a destra e a manca, infaticabili, hanno ascoltato le discussioni in famiglia, gli ordini dei clienti, che un po' capricciosamente venivano reinterpretati dalla madre rinnovando la tradizione e lasciandosi guidare dal gusto. Tant'è che, se Elena aveva sempre pensato a viaggiare, Lorenzo invece era totalmente intrappolato nella sua Messina, e in particolare nel sogno di diventare anche lui, un giorno, chef. 
Invece, davanti alla disgregazione del suo mondo, a Lorenzo non era rimasto che accettare un posto in un'agenzia di viaggi, proprio lui che, ironia della sorte, non aveva mai visto nulla al di fuori della Sicilia! E lo sappiamo bene, le agenzie di viaggi non se la stanno passando bene in questo periodo di offerte strepitose sul web. Dunque, l'ambiente è certamente asfittico e poco stimolante, con il capo Giorgio frustrato, che rimpiange i bei tempi che furono, dai guadagni ora impensabili, e che pretende dall'impiegata di ricevere ogni giorno la colazione. Grandi e piccole ingiustizie si consumano ogni giorno davanti agli occhi di Lorenzo, incantati davanti al display di un pc e annoiati dall'assenza di novità. 

martedì 17 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - Grazie a tutti i nostri insegnanti indimenticabili!



Cari lettori,
siamo giunti alla fine di questo lungo percorso di #SpecialeSCUOLA, iniziato il 2 settembre, con approfondimenti, recensioni e interviste. Ora sappiamo di più sul mondo e sul modo di pensare dei nativi digitali con Giuseppe Riva e ci siamo fatti raccontare una storia sull'apporto della robotica nel futuro con la storia di Ada, Alan e i misteri dell'Iot, abbiamo esplorato le tante possibilità ludiche o meno per rendere la scuola un luogo di sperimentazione con Alex Corlazzoli, abbiamo trattato la sostenibilità attraverso le fotografie e i dati aggiornati del prezioso volume Un mondo sostenibile in 100 foto, ma anche attraverso la forza del nuovo libro di Safran Foer. Quindi, abbiamo letto del bisogno di rivoluzione della scuola dentro al pamphlet-lettera di Susanna Tamaro e all'appassionato saggio di chi la scuola l'ha vissuta dall'interno come insegnante e preside, Mariapia Veladiano. Se nel passato ci sono stati maestri e professori che hanno osato ribellarsi al regime, come ci ripropone Massimo Castoldi, oggigiorno le sfide sono diverse e bisogna ogni giorno misurarsi con la parola-chiave "integrazione", di cui abbiamo discusso con Vinicio Ongini, e abbattere i pregiudizi sulla "educazione di genere", come ci insegna Rossella Ghigi. Per non parlare del lavoro quotidiano per arricchire il lessico dei ragazzi, ridando, per dirla con Vera Gheno, "potere alle parole" e potenziando la padronanza linguistica, anche attraverso preziosi strumenti come le risposte della Crusca. E cosa dire della cultura, così a lungo bistrattata? La cultura, a dispetto di quanto sostengono alcuni, può decisamente salvare la vita, e lo abbiamo (ri)confermato grazie al nuovo libro di Enrico Castelli Gattinara.

A grande richiesta, visto il successo della rubrica, di tanto in tanto torneremo ad arricchire lo #SpecialeSCUOLA con altri contributi anche durante l'anno scolastico, in modo tale da continuare a suggerire nuove letture e strumenti d'aggiornamento per gli insegnanti e per tutti coloro che desiderano capire di più del mondo della scuola. 
È facile sentire parlare dei problemi della scuola attuale, ma vogliamo ricordare e ringraziare chi, nonostante le difficoltà e la remunerazione del tutto modesta, ha portato in noi ricordi indelebili. Perché, in fondo, per quanti anni possano passare, ci ricorderemo sempre del nostro insegnante preferito, che è stato in grado di rivelarci qualcosa del mondo e - perché no?! - a volte anche qualcosa di noi. Proprio con questo spirito oggi ricordiamo qui sotto i maestri e i professori indimenticabili. 

E grazie a tutti gli autori ed editori che hanno collaborato proponendoci i loro libri! 
La Redazione

***

«Voglio vedere dove comincia l'Italia, dove finisce, e tutto quello che c'è in mezzo»: "Gli psicoatleti" di Enrico Brizzi


Gli psicoatleti
di Enrico Brizzi
Oscar Mondadori, 2019

pp. 568
€ 14,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Pubblicato da Mondadori per la prima volta nel 2011 e uscito quest'anno negli Oscar, Gli psicoatleti è dedicato a Giuseppe e Anita, ovvero Garibaldi e consorte, e come poteva non esserlo, dato che il romanzo e il viaggio che racconta nascono dalla celebrazione dei centocinquant'anni dell'Unità d'Italia? 
Il libro inizia con l'autore e il suo amico Max in cammino lungo la costa della Calabria Ulteriore nel luglio 2010. Hanno paura, perché hanno offeso qualcuno, un uomo del quale nulla viene svelato, ed ora temono la sua vendetta da un momento all'altro. La coppia, come si dedurrà dai capitoli successivi, è reduce da un percorso lunghissimo. Per onorare l'imminente anniversario, Brizzi e compagni hanno deciso infatti di percorrere a piedi la nostra nazione dal suo punto più a Nord (Vetta d'Italia) sino a quello più meridionale, Capo Passero. Un tragitto verso il profondo Sud che, chiarisce subito lo scrittore, ha mandato in frantumi le sue certezze, facendogli scoprire cose delle quali non immaginava neanche l'esistenza.

lunedì 16 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «Conoscere e sapere significa osare»: la cultura che salva la vita, secondo Enrico Castelli Gattinara

Come Dante può salvarti la vita. Conoscere fa sempre la differenza
di Enrico Castelli Gattinara
Giunti, settembre 2019

pp. 240
€ 16 (cartaceo, copertina rigida)
€ 9,99 (ebook)

«La cultura è come un vento capace di spirare ovunque e di prendere con sé chi gli serve, respiro di un mondo che non ammette barriere e coglie ogni occasione d'incontro» (p. 146)
Quante volte avete sentito ripetere: "con la cultura non si mangia"? Sono riusciti a convincervi? Qualunque sia la vostra risposta, si misura proprio con questo pregiudizio il nuovo libro di Enrico Castelli Gattinara, insegnante delle scuole medie e conferenziere in convegni internazionali. Potreste aver già visto Castelli Gattinara in tv, come protagonista della docu-fiction di Sky "Scuola di felicità", con la regia di Walter Veltroni. Nel risvolto di copertina, si legge che Castelli Gattinara è "il prof che ognuno di noi avrebbe voluto incrociare nel corso della propria formazione e la guida a cui anche da adulti vorremmo affidarci". Di primo acchito, provo sempre un po' di scetticismo davanti a certi incensamenti universalizzanti, ma una cosa è certa: l'autore manifesta in ogni pagina la propria passione per la cultura e per l'insegnamento. 

I "Racconti di Juarez del Sud" di Luca Mignola

Racconti di Juarez del Sud
di Luca Mignola
Wojtek Edizioni, 2019

pp. 98
€14,00



«Fratello Vasyl, come in ogni genesi, il primo gesto non appartiene al fondatore, ma al narratore». (p. 9) 
I Racconti di Juarez del Sud di Luca Mignola scorrono densi perché, mentre li si legge, si sente il bisogno di rispolverare la letteratura latina, la mitologia, la filosofia e la letteratura greca: sono come frammenti che ricostruiscono una dimensione; dunque può essere particolarmente piacevole posare il volume giusto il tempo di consultare altri libri che ci consentano di godere appieno dei riferimenti coltissimi di cui abbondano e di tornare subito a immergerci nella lettura; la stessa cosa non vale per la scrittura, ché si avverte subito quanto sia curata e limata e quanto ogni parola non viva solo del proprio senso letterale, ma del sostrato storico e letterario che porta con sé. È una lingua ricca, uno strumento che l’autore dimostra di padroneggiare
«Le istanze dei perché abbondano nei libri: malvagità della natura; paura dell’infinito e dell’indefinito; impossibilità di razionalizzare; sostituzione del sogno; confusione; incertezza; cerchio; labirinto; specchio; mostro; metafisica». (p. 8)

domenica 15 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA e #LectorInFabula - E se la tecnologia... vivesse con noi?

Ada, Alan e i misteri dell'IoT. Fra cobot, reti digitali, hacker e algoritmi
di S. De Santis, N. Intini, C. La Forgia, R. Miscioscia, P. Pontrandolfo
Guerini & Associati, giugno 2019

pp. 172
€ 16 (cartaceo)



Come saranno i mistery tra dieci, venti, trent'anni? Di sicuro la tecnologia sarà al centro delle indagini, con strumenti sempre più affinati per condurre ricerche ed esami veloci e precisi, ma forse non solo... Nell'avvincente Ada, Alan e i misteri dell'Iot, uscito in estate per Guerini, i due ragazzi menzionati nel titolo si trovano a dover fronteggiare un pericoloso hackeraggio: tutta la città viene avvolta dal buio del blackout e la mamma di Ada, Edith, ingegnera esperta, viene rapita durante la presentazione di un programma rivoluzionario. Cosa è successo? Per di più, anche le intelligenze artificiali della città, ormai imprescindibili per la vita dei cittadini, smettono di funzionare e tutto si fa molto più complicato. 
Ada e il suo amico Alan decidono di indagare anche loro: i robot della polizia non bastano a raccogliere prove; ci sono nodi che solo Ada può sciogliere, anche grazie a Grace, l'intelligenza artificiale che, appena terminato il blackout, torna più vispa di prima a rispondere e addirittura a prevedere i bisogni della sua padroncina di casa. 

#CriticARTe - Swiss Architectural Award 2018: catalogo a cura di Nicola Navone

Swiss Architectural Award 2018

Catalogo a cura di Nicola Navone

Ed. Silvana Editoriale, 
Mendrisio Academy Press

Formato: 24 x 24 cm,

pp. 192

Illustrazioni: 400 a colori, 77 in b/n

Lingua: Italiano/Inglese

€ 45,00 (cartaceo)




Curato da Nicola Navone, il Catalogo dell’edizione 2018 dello Swiss Architectural Award presenta la selezione dei progetti che hanno partecipato al premio, fino alla conclusione manifestatasi con l’incoronazione della vincitrice, Elisa Valero, votata all’unanimità da parte della Giuria presieduta dall’arch. Mario Botta. Il premio internazionale di architettura promosso dalla Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana, è alla sua sesta edizione e si completa della mostra ospitata presso l’Auditorio del Teatro dell’Architettura.
Così Elisa Valero descrive la sua opera:
"In un momento della nostra cultura, quando il rumore è enormemente denso, ho scelto un'architettura che agisca in silenzio, serenamente e senza attirare l'attenzione su di sé. [...] Mi interessa vivere lo spazio, il paesaggio, la sostenibilità, la precisione e un'economia di risorse espressive. Non mi interessano gli stili. Sono più interessata ai libri che alle riviste, alla coerenza rispetto al genio ed alla composizione artistica. E considero l'originalità come riscoperta del vero significato delle cose. Mi interessa l'architettura radicata nella terra e nel suo tempo. Accetto le determinanti dell'architettura come regole di un gioco molto serio e divertente e cerco di giocarlo in modo coerente e rigoroso. Mentre non è più elegante parlare di servizio, credo che il lavoro di un architetto sia un servizio per eccellenza volto a rendere la vita delle persone più piacevole, una nobile vocazione che cerca di rendere il mondo più bello e più umano e di rendere la società più equa. L'architettura non è un posto per i nostalgici, è un lavoro per i ribelli".

sabato 14 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «La scuola può fare molto: ascoltare l'altro, tener conto del punto di vista altrui»: parliamo di integrazione, con Vinicio Ongini

Grammatica dell'integrazione.
Italiani e stranieri a scuola insieme

di Vinicio Ongini
Laterza, 2019

pp. 162
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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PER COMPRARE IL LIBRO

Quando si parla di "integrazione" si pensa subito anche alla scuola, alle classi cosiddette "miste", di cui spesso si discute l'efficacia. Non sono rare le preoccupazioni delle famiglie quando scoprono che i loro figli avranno molti compagni stranieri, ma da dove arriva quest'ansia? È giustificata? E soprattutto, cosa si può fare per cambiare le cose, senza... cambiare classe? Nel nuovo saggio, Grammatica dell'integrazione, appena uscito per Laterza, Vinicio Ongini mostra quale sia la situazione e soprattutto come si possano unire le esigenze di tutti, in classe, se cominciamo a cambiare il nostro punto di vista: anziché fare "per" gli stranieri, fare "con", ovvero integrare le varie competenze e le esperienze di tutti, per un arricchimento globale. 
Il libro, che si presenta fresco nella veste dei singoli capitoli e altamente propositivo, racconta di progetti felici che dimostrano come non siano le barriere a giovare, ma come invece attività pratiche, sportive, musicali, artistiche siano un ponte perfetto, che consente di superare difficoltà linguistiche in nome di un obiettivo comune. 
Incuriositi dall'approccio molto pragmatico del testo e dalle tante esperienze raccontate, abbiamo pensato di rivolgere alcune domande a Vinicio Ongini, che dopo l'esperienza di maestro elementare è passato da anni a lavorare per il MIUR, occupandosi proprio di integrazione degli alunni stranieri. 

***

Quali pregiudizi sugli studenti stranieri sono ancora fortemente radicati nella nostra scuola? 
Un primo pregiudizio è quello di considerarli “stranieri”: su 850.000 alunni e studenti con cittadinanza non italiana (è la definizione del nostro sistema statistico), più del 63% sono nati in Italia e la percentuale nelle scuole dell’infanzia è dell’85%. Perché chiamarli e “pensarli” sempre indistintamente come “stranieri”?! Bisogna distinguere, distinguere è un verbo importante. C’è chi è appena arrivato, non conosce la lingua italiana, le regole della scuola, è disorientato, e c’è chi parla la lingua italiana, con le “nostre” inflessioni dialettali, e si sente italiano. 
Un altro pregiudizio o meglio una preoccupazione, che coinvolge anche le famiglie italiane, è di pensare che gli alunni e gli studenti stranieri siano, automaticamente, un peso per la classe, una presenza che rallenta il programma, una componente più debole quindi bisognosa d’aiuto. È vero: la scuola e la classe con alunni e studenti stranieri è più complessa, richiede più risorse. Ma è anche, se adeguatamente gestito, se con insegnanti competenti, un contesto più dinamico, più ricco di occasioni cognitive e di scambi. Un esempio: l’ultima indagine Invalsi, sui risultati degli studenti, ha evidenziato che gli studenti stranieri sono bravi quanto gli italiani e in alcune regioni più degli italiani nell’apprendimento della lingua inglese.

#CritiCOMICS - Se Liv Strömquist è "ogni donna", non tutte le donne sono Liv Strömquist. Ma per questo la adoriamo!

I'm every woman
di Liv Strömquist
Fandango Libri, 2019

Traduzione di Samanta K. Milton Knowles

pp. 141
€19,00



Liv Strömquist è una fumettista svedese (originaria del sud del paese, ora residente a Malmö), che inizia a disegnare fumetti a cinque anni. Per tutta la vita, quindi, fino a quando non ha iniziato a fare della sua arte una professione all’alba dei vent’anni, il disegno è stato uno strumento di comunicazione innato, naturale. Va da sé che nel momento in cui la coscienza critica della giovane donna si è andata formando, lo sbocco   naturale per i suoi pensieri erano proprio le tavole dei suoi fumetti. Oggi la Strömquist ha quarant’anni ed è un’autrice affermata nel mondo delle fanzine, della musica (ha disegnato molte copertine di album) e della radio, dato che dal 2005 lavora per la Sveriges Radio P3 e insieme a Caroline Ringskog Ferrada-Noli cura il podcast En varg söker sin pod. I’m every woman, una tra le prime opere giovanili, mi sembra quindi il mezzo ideale per entrare nella sfera narrativa e ideologica dell’autrice e comprenderne le velleità più irriverenti e strampalate ma, tenetevi pronti, illuminanti nel loro essere politically incorrect.

venerdì 13 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «È un'illusione pensare che il genere si possa appendere all'attaccapanni fuori dalla classe quando suona la campanella»: intervista a Rossella Ghigi

Fare la differenza. Educazione di genere
dalla prima infanzia all'età adulta

di Rossella Ghigi
Il Mulino, 2019

pp. 135
€ 11 (cartaceo)
€ 4,19 (ebook)
audiolibro disponibile su Audible

CLICCA QUI 
PER COMPRARE IL LIBRO

Pochi sono gli argomenti che hanno infiammato tanto l'opinione pubblica come l'educazione di genere nelle scuole: dalle rimostranze pubbliche al ritiro di questo o quel libro da parte di dirigenti scolastici, fino alla decisione di cambiare scuola al figlio o alla figlia solo perché in classe sono stati affrontati questi argomenti "scottanti". Eppure non c'è proprio nulla di scabroso nel rispondere in classe ai tanti interrogativi che i bambini, fin da piccoli, pongono agli insegnanti. Semmai, è necessario essere preparati a dovere, conoscere come educare disincentivando i pregiudizi, gli stereotipi e andare, anzi, in direzione di un maggior rispetto dell'altro. 
In classe e a casa, occorre prestare attenzione alle parole che usiamo, e a come le diciamo, perché basta poco per instillare nei piccoli pregiudizi che saranno poi difficili da rimuovere, una volta cresciuti. 
Anche se il libro è pensato anzitutto per l'educazione della prima infanzia, non mancano riferimenti a come si potrebbero educare gli adulti. E cambiare una mentalità così radicata farebbe davvero la differenza... 
Per i temi di grandissima pregnanza presentati e per l'estrema attualità del saggio, abbiamo pensato di intervistare l'autrice, Rossella Ghigi, che insegna Sociologia della famiglia e delle differenze di genere presso l'Università di Bologna. 

***

«L’omofobia fa male a tutti, anche agli eterosessuali» (p. 27): è una frase che andrebbe appesa in casa e in classe. Ce la vuole spiegare? 
Il testo nasce innanzitutto con l'idea di dissipare alcune confusioni terminologiche che purtroppo circolano quando si parla in maniera non accurata di educazione di genere (o di "gender nella scuola"). Ad esempio, quella che confonde sesso, genere ed orientamento sessuale. Questi termini vanno distinti e va ben compreso in che modo possano o meno influenzarsi reciprocamente, con una attenzione ai dati di ricerca e non agli allarmismi ideologici. A partire dalla distinzione tra queste diverse dimensioni, il libro cerca di mostrare come, tuttavia, una educazione competente ed efficace, attenta a creare un ambiente inclusivo rispetto al genere possa avere effetti ampi e interrelati anche su più dimensioni dell'esperienza, non soltanto legata alla maschilità e alla femminilità. La differenza di genere è certamente cruciale nel definirci. Il genere è il tratto che più ricordiamo di una persona. È la prima parola che ci definisce. "Maschio o femmina?" È ciò che chiediamo a una donna in evidente stato di gravidanza. L'educazione attenta al genere è dunque la prima che possiamo prendere in considerazione, per poi aprirci alle altre: un ambiente che accetta la femminilità e la maschilità nelle loro possibili varianti, senza imporre il "giusto" modo di indossare queste identità si rivela un ambiente favorevole anche per altre forme di inclusione (dall'orientamento sessuale alla disabilità alla nazionalità etc.), che è altra cosa dalla confusione. L’approccio educativo che lo pone come obiettivo non intende destrutturare un percorso di crescita individuale, come talvolta è stato affermato, né far scegliere il proprio genere con un atto di volontà. L’idea, piuttosto, è di offrire degli strumenti perché l’individuo in crescita abbia un dialogo più aperto con le proprie aspirazioni. Molte ricerche empiriche mostrano che un ambiente che sanziona e stigmatizza la non conformità, di genere o di orientamento sessuale che sia, non solo comporta sofferenza per chi ne è l'oggetto diretto, ma depaupera il capitale sociale del gruppo stesso, la sua capacità di articolare qualsiasi forma di accettazione della diversità. E questa è una perdita per tutti e tutte, maschi e femmine, eterosessuali e non.

"Due milioni di baci": Alessandro Milan torna con un libro che va dritto al cuore

Due milioni di baci
di Alessandro Milan
DeA Planeta, 2019

pp. 304
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Non esistono domande giuste o sbagliate. Esistono le domande (p. 7).
Prima di leggere Mi vivi dentro (del quale CriticaLetteraria si è occupata qui) non sapevo chi fosse il suo autore, Alessandro Milan, giornalista di Radio 24. Poi, un giorno di qualche anno fa, vidi l'intervista di sua moglie, la dolcissima Francesca "Wondy" Del Rosso, la giornalista, scrittrice e blogger, al programma televisivo Le invasioni barbariche, e la sua voglia di combattere con ottimismo e determinazione contro un cancro terribile mi sorprese e mi incuriosì.
In particolare ricordo una frase di Wondy che mi colpì e mi commosse:
Tante cose le ho raggiunte [...], i miei successi li ho avuti. Quindi la morte mi fa meno paura di quando avevo vent'anni. Potrei tranquillamente andarmene. L'unica cosa che mi attacca anima e corpo qua sono i miei bambini, sono loro che mi fanno dire che devo rimanere qua e che devo lottare.

La memoria dei popoli che passa (anche) attraverso la radio


Ascoltatori. Le vite di chi ama la radio
di Susanna Tartaro
add editore, 2019

pp. 158
€ 15 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

Il palinsesto è come il foglio su cui scrivere una poesia, contiene i programmi (i versi) inquadrati in uno schema orario (metrico). La sua fortuna è data da elementi diversi che convergono in un flusso e che danno vita a quell’unica voce il cui compito è distinguersi nell’affollato coro degli altri canali. Parlato e musica ne costituiscono il ritmo e chi ascolta diventa parte di un meccanismo che muove attraverso l’immaginazione. (p. 91)

La radio è il primo strumento di comunicazione di massa entrato nelle case delle persone. Negli anni ha subito diverse trasformazioni e più di un punto di rottura, soprattutto con la diffusione della televisione. Se, come afferma Susanna Tartaro, la tv ha per lungo tempo soppiantato la radio in quanto capace di aggiungere la componente visiva che, per sua propria natura, quest’ultima non possiede, l’esplosione di internet le ha dato nuova linfa vitale grazie alla nascita dei podcast e alla possibilità di ascoltarla sugli smartphone senza bisogno di un apparecchio apposito.

"Non ci si salva da soli": l'ultimo romanzo di Paolo Valentino

Tu salvati
di Paolo Valentino
SEM, 2019

pp. 394
€ 16,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Non salirò mai su un cavallo. Né bacerò un ragazzo sulle rive della Senna. [...] Vorrei che i ricordi, un giorno, mi si sprigionassero dalla testa, uno dopo l'altro, come in un filo di perle, e una volta usciti mi dicessero: "Per noi ormai non c'è nulla da fare, siamo persi, pieni d'ombra, ma tu lasciaci andare. Tu salvati". Possibile che l'unico modo per salvarsi sia morire? (pp. 7-8)
Avere diciassette anni e ritenere che la vita non abbia più senso, che i ricordi siano troppo onerosi per poter essere sopportati, le cose troppo brutte per essere rielaborate e accettate. Cosa significa provare questa sensazione, il vuoto che comporta, lo sanno bene le protagoniste di questo romanzo di Paolo Valentino e bisognerebbe guardarsi dall'attribuire troppo velocemente le parole del Prologo a una di loro, così come dal pensare di averle comprese, di poterle etichettare una volta per tutte.

giovedì 12 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - La lingua è una creatura viva e non un dogma: ce lo insegna la Crusca

La Crusca risponde. Consulenza linguistica 2006-2015
a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti
Le Lettere, 12 settembre 2019

Con una prefazione di Paolo D'Achille

pp. 288
€ 22 (cartaceo)


Chiarezza, precisione, curiosità: è in arrivo oggi in libreria il terzo volume de La Crusca risponde, che raccoglie i tanti quesiti inviati dagli utenti alla Accademia della Crusca tra il 2006 e il 2015. Sono sempre di più le persone che, approfittando della facile comunicazione garantita dai web, pongono i propri quesiti alla Crusca, che risponde sempre in modo esaustivo, riconfermandosi un faro nell'atmosfera spesso nebbiosa della lingua italiana. 
L'idea di entrare in contatto con largo pubblico è nata nel 1990 con il presidente Giovanni Nencioni, indimenticabile storico della lingua, lessicografo e linguista, da sempre interessato alla chiarezza della comunicazione. Il testimone per la prefazione di questo volume è passato a Paolo D'Achille, che dal 2015 si occupa sia della redazione del periodico «La Crusca per voi», sia del servizio di consulenza. 

Festivaletteratura 2019: tre buoni motivi per scriverne (e mille per ritornare)

Foto di Claudia Consoli
Quando arrivo a Mantova, ogni anno a settembre, ho il mio piccolo rito: percorro il Corso Umberto I fino ad arrivare all'angolo con Piazza Felice Cavallotti.
Sulla sinistra, dietro una cancellata, mi affaccio un po' per vedere una parte del Rio mantovano, il canale che taglia in due la città, stretta nell'abbraccio del Mincio. È il mio modo di salutare il Festivaletteratura.
Ho sempre scritto del festival per un particolare legame emotivo che sento con i suoi luoghi, gli ospiti e le tradizioni.
Come nei rapporti con le persone, non è sempre necessario spiegare perché ci si senta più vicini a una cosa anziché a un'altra. Con il Festivaletteratura, tra tutti i festival, per me è così.
Ne ho scritto nel 2013 intrecciando i temi del nostro #SpecialeScuola con l'incontro con Eraldo Affinati, nel 2015, l'anno in cui mi sono ufficialmente innamorata di Susan Sontag, nel 2016, tra reading, dialoghi sul femminismo e prospettive sul mondo di internet e nel 2018, stregata da un documentario sul senso della traduzione e sull'opera di Murakami

La solitudine di fine saga: "Rosamund" di Rebecca West

Rosamund
di Rebecca West
Fazi Editore, 2019

Traduzione di Francesca Frigerio

pp. 422
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Dopo la morte di Richard Quin e della mamma, niente aveva più lo stesso interesse per noi. Non credo esistano altri due esseri umani che abbiano trascorso un periodo così divertente e allegro come quello vissuto da me e Mary dopo che il matrimonio di Cordelia ci aveva lasciate sole con nostra madre, nostro fratello e Kate. (p. 7)
Se siete arrivati fino a qui nella lettura della saga della famiglia Aubrey, sapete che il nuovo e conclusivo volume Rosamund, in uscita oggi per Fazi Editore, si apre con due grosse perdite. La famiglia è orfana sia della piacevolezza e brillantezza di Richard Quin, morto in guerra, sia dell'acutezza e del genio musicale di Clare, la madre. 
Rose e Mary, ormai nel pieno della loro fulgida carriera musicale, sono costrette ad affrontare l'età adulta in preda alla solitudine, senza le figure di riferimento che hanno sempre guidato ogni loro azione. Resta loro l'ultimo membro della famiglia che gode di amore incondizionato: non Cordelia, da sempre sorella solo di nome e non negli affetti, ma la cugina Rosamund. E quando anche lei le abbandona per perseguire l'aborrita istituzione matrimoniale, il senso di solitudine delle Aubrey riesce a mettere in discussione tutto ciò che le sorelle hanno sempre perseguito.

mercoledì 11 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «Ogni lingua che conosciamo è come se ci dotasse di un paio di occhiali che ci fa vedere la realtà in modo un po’ differente»: intervista a Vera Gheno

Potere alle parole
di Vera Gheno
Einaudi, 10 settembre 2019

pp. 176
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

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Con l'inizio della scuola si tornerà a parlare, tra le altre cose, di lessico e grammatica: gioia e dolori di insegnanti e studenti, è fondamentale padroneggiare la nostra lingua, scegliere i termini giusti, strutturare periodi efficaci,... Per non lasciarci schiacciare dal prescrittivismo e scoprire invece la bellezza della nostra lingua e della nostra grammatica, ricordandoci che la "norma" è anzitutto quel che ci permette di comunicare facilmente e in modo efficiente con gli altri, è appena uscito in libreria per Einaudi Potere alle parole, il nuovo libro di Vera Gheno, sociolinguista che abbiamo già in precedenza ospitato nella rubrica #SpecialeSCUOLA per l'utile volume scritto con Bruno Mastroianni, Tienilo acceso (Longanesi).
Muovendo dalla definizione di "lingua" e analizzando la straordinaria storia dell'italiano, questo agile volumetto ci porta a indagare i tanto discussi concetti di giusto/sbagliato, toccando il campo delle zone grigie, spesso oggetto di vivaci dibattiti online sulla correttezza o meno delle parole che vi appartengono. Molto interessante è anche il capitolo dedicato a come l'italiano si espande, per non parlare della sezione in chiusura, che dà il titolo al libro, e che ha per obiettivo restituire alle parole il loro potere, attraverso consigli d'uso sacrosanti, preziosissimi sia per insegnanti, sia per studenti, sia per i parlanti che non vogliono soffermarsi all'uso pedissequo della lingua italiana, ma che puntano a migliorare la propria comunicazione.
Ringraziamo Vera Gheno per la sua disponibilità a parlarci del potere delle parole. 


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Le parole non si limitano a definire o a descrivere, ma raccontano anche il mondo in cui ci troviamo e il nostro modo di guardarlo. Vuole spiegarci questo concetto, ricorrente nell’opera? 
Dato che le parole non provengono “dall’alto”, non ci sono state donate da una divinità o da qualche essere superiore, ma le inventiamo noi, esseri umani, la loro creazione dipende anche da quello che noi “vediamo” della realtà che ci circonda. Questo è uno dei motivi per cui una lingua viva continua a inventare parole nuove (mentre altre parole, che per qualche motivo non sono più ritenute utili, piano piano muoiono): ognuno di noi ha la possibilità di notare, nella realtà, un nuovo particolare che fino a quel momento non era stato ritenuto degno di un nome da altri. Per esempio, il famoso aggettivo petaloso coniato nel 2016 da Matteo di Copparo, che all’epoca dei fatti aveva otto anni: lui, nella sua visione della realtà, aveva sentito il bisogno di un aggettivo sintetico per definire un fiore ricco di petali; un concetto in realtà semplicissimo, ma su cui evidentemente nessuno aveva ritenuto rilevante soffermarsi il tempo di creare una parola ad hoc. Al di là del fatto che gli eschimesi non hanno cinquanta nomi per chiamare la neve, è sicuramente vero che le lingue di popoli che vivono in luoghi dove con la neve si convive più che da noi hanno più nomi per chiamarla, in modo da distinguere la neve farinosa da quella bagnata, la neve ghiacciata da quella in via di scioglimento, quella su cui si può camminare da quella pericolosa ecc. Loro sono costretti dalle circostanze a vedere qualcosa di più che semplicemente “neve”, e la lingua tiene conto di questo sguardo diverso dal nostro.

Il "Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana": le parole del cuore di chi, proprio con le parole, confeziona opere d'arte

Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana
a cura di Matteo B. Bianchi e Giorgio Vasta
Fandango Libri, 2019

pp. 320
€18,00 


Coraggio: Per studenti, giornalisti, scrittori, sceneggiatori, drammaturghi, registi, uffici stampa, correttori di bozze, scenografi… Insomma, tutti gli intellettuali del Paese. E non nel senso che ci vuole coraggio a vivere d’ingegno nell’Italia di oggi ma per dire che […] è spesso proprio il coraggio che manca. E dal momento che tirare la cinghia in nome del quieto vivere è solo un po’ più triste che pasteggiare a uova di storione dopo un grande tradimento, tanto vale chiedere a se stessi il massimo facendo di necessità virtù: correre nudi verso la meta dei propri desideri e della propria vocazione più autentica. (Nicola Lagioia)

A dieci anni dalla sua prima edizione e per celebrare i suoi venti anni Fandango pubblica il Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana. Nel 2008 centinaia di autori e autrici furono invitati a partecipare a un lavoro collettivo basato su un’idea azzardata: quella di individuare una singola parola del cuore, da qui appunto l’affettivo presente nel titolo. L’edizione del 2019 si è aperta all’ultima generazione di scrittori del secondo decennio degli anni 2000 per arricchire questa collezione unica di parole più disparate, dalle più semplici al dialetto, dai neologismi a frasi intere per indicare concetti insostituibili.

"I Testamenti": sorprendente dalla prima all'ultima pagina

I testamenti
di Margaret Atwood
Ponte alle grazie, 10 settembre 2019

Traduzione di G. Calza

pp. 502
€ 18 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)



Salutato da tutto il mondo come un grande evento, da mezzanotte del 10 settembre è arrivato in libreria I Testamenti, il tanto atteso seguito de Il racconto dell'ancella. In questi giorni riviste e siti di tutto il mondo ci stanno raccontando i retroscena della scrittura di questo bestseller annunciato, sottolineando come la stesura sia stata discontinua, sia avvenuta in più luoghi, su sollecitazione di tante domande che i lettori hanno posto a Margaret Atwood sulle sorti di Offred, vista la fine aperta del Racconto dell'ancella
Ripartire da lì, come confessa anche l'autrice nella postfazione ai Testamenti e sul NY Times, sarebbe stato un suicidio: meglio piuttosto spostare il tempo dell'azione e il focus, per regalarci una storia ancor più ricca di penombre. Se nel primo romanzo ombra e luce sembravano distinguersi nettamente, in questo alcuni personaggi negativi in toto saranno in parte mostrati da nuove prospettive. Su tutti, la tanto famigerata antagonista, Zia Lydia: lei, che sembrava incarnare alla lettera l'educazione rigida e restrittiva di Gilead, ed esercitare la violenza col suo taser sulle Ancelle senza pietà, ha in realtà una sua storia complessa. La sua ambivalenza è ancor più manifesta vista la scelta di Margaret Atwood di attribuire proprio a lei il compito di raccontare la storia. Tre sono infatti le io-narranti, e la prima - nonché colei che tiene i fili di tutto (tanto per cambiare?!) - è proprio Zia Lydia, incaricata di raccontare gli ultimi anni di Gilead prima dell'inevitabile collasso della dittatura.