domenica 24 novembre 2019

#CriticaNera - Il gioco del silenzio che funziona come un ingranaggio


Il gioco del silenzio
di Rob Keller
DeA Planeta, settembre 2019

pp. 329
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Un thriller ben congegnato per un esordiente di sessant’anni, con un passato da orologiaio e un vissuto di oltre 40 anni in Italia. L’autore è Rob Keller, che ha fatto il suo esordio su Dea Planeta a fine settembre con un romanzo dal titolo Il gioco del silenzio, ambientato in Italia, a Como, in una splendida e inquietante villa degli orologi, dove si consumano morti sospette, presunti suicidi e leggende che sembrano più reali del previsto per la protagonista Cristina. Lo scrittore, che ora vive in Quebec da molti anni, ha voluto ricordare le sue origini italiane, raccontando anche della sua passione di una vita: gli orologi. 
La giovane protagonista è una mamma, con un passato da brillante criminologa alle spalle, lasciato misteriosamente da parte, mentre malvolentieri è costretta a tornare nel paesino in seguito alla morte dello zio. La vita sul lago non le piaceva e ne era scappata per dimenticare la morte della madre, l’indifferenza del padre e un amore non corrisposto con il rampollo della famiglia più in vista del Lago, i Radlach. 

Lo zio di Cristina, Francesco, muore però in circostanze misteriose, la polizia archivia il caso come suicidio, ma il padre di Cristina, Alessandro, non è convinto del suicidio del fratello. Con la scusa del funerale, chiama Cristina al lago e la invita a fare luce sui molti misteri che aleggiano nei dintorni, tra cui la morte sospetta proprio del ragazzo tanto amato da Cristina, anni prima, Nicholas Radlach. Le notti riportano Cristina a uno stato di angoscia, complice anche un vecchio disturbo di sonnambulismo, riemerso in questo nuovo ambiente. Di notte, quindi, la protagonista si trova a vagare nei dintorni della villa, quella stessa villa, in cui la madre Angela, anni prima lavorava, prima di morire anche lei per un suicidio sospetto, mai del tutto compreso e perdonato dai suoi. Cristina ha raggiunto un equilibrio apparente lontano dalla sua casa, vivendo a Milano con il marito e lasciandosi alle spalle anche la carriera, si dedica ormai anima e corpo al figlio Leone. 

Col passare del tempo, però, capisce che qualcosa non va, e non si tratta solo delle leggende che la vicina Miryam, zia di Nicholas, e ormai completamente uscita di senno, dopo la tragica fine del suo amore giovanile con un pescatore, continua a raccontarle per spaventarla. C’è di più e bisogna scoprire la verità del presente per far luce anche sui misteri del passato.

La trama è avvincente e i protagonisti ben delineati, soprattutto Cristina, donna fragile intimamente ma molto forte in apparenza, con dei drammi irrisolti da ricordare e risolvere. L’atmosfera è molto cupa, il lago è il regno della nebbia e dei misteri e anche gli interni della villa trasmettono inquietudine e oscurità. Il marito di Cristina è una figura molto poco analizzata, sempre in disparte, non interviene che in rari momenti. Il rapporto madre e figlio invece è un’altro dei temi fondanti del libro, con le preoccupazioni per i problemi di iperattività del figlio e l’ansia di proteggerlo, la donna non riesce a comprendere di avere un utile alleato nel piccolo. I rapporti sono quasi tutti disfunzionali, irrisolti o conflittuali e permeano l’ambientazione, che risulta così sempre molto destabilizzante. Un thriller anche psicologico, che cattura e convince. 

Samantha Viva