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Tra fiaba, romanzo storico, avventura e feuilleton: "La nottambula", il nuovo romanzo di Bianca Pitzorno in cima alle classifiche

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La sonnambula
di Bianca Pitzorno
Bompiani, gennaio 2026

pp. 416
€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

A Donora la chiamano tutti "la sonnambula", e questo basta a definire Ofelia Rossi, la donna che riceve ogni pomeriggio donne e uomini – ma soprattutto donne – e mette in pratica le sue doti di sensitiva. Ma quanto sono veritiere le sue trance? Indubbiamente, da piccola Ofelia ha vissuto episodi singolari di preveggenza, seguiti da svenimenti e strane parole pronunciate quasi in un delirio, ma da adulta ha saputo simulare. E si è resa credibile usando l'ingegno e recitando a dovere, dopo aver raccolto informazioni preziose sui suoi clienti. Eppure, più impariamo a conoscerla e meno ci viene da pensare che sia una truffatrice. 

E questa è la grande capacità affabulatoria di Bianca Pitzorno, che con La sonnambula prende in mano le fila di una vicenda dalle tinte talvolta fiabesche, talaltra intrisa di storia. Ispirata a un annuncio letto su un giornale di Sassari del 1894, l'autrice ha scoperto che persino le sue bisnonne frequentavano la famosa "sonnambula", che godeva di rispetto in città e che abitava a poca distanza dalla casa di famiglia. E da questa scoperta è nato in lei il desiderio di scrivere della sonnambula e approfondire il contesto in cui si è trovata a esercitare la sua professione. Dove non è arrivata la ricerca archivistica, ha creato la narrazione. E ne è nata una protagonista vitale e forte, capace di lasciare tutto, partire e ricominciare daccapo facendo affidamento solo su di sé. E se immaginiamo che ha fatto tutto questo alla fine dell'Ottocento, non possiamo che ammirarla ancora di più.

Sì, perché Ofelia Rossi è anzitutto una donna che ha dovuto cambiare nome – scopriremo solo nelle ultime pagine quello vero – e andare a vivere a Donora (nome fittizio per Sassari, spesso usato da Bianca Pitzorno nei suoi romanzi), col terrore che il marito da cui è fuggita la trovi. Viene spontaneo simpatizzare con la sua capacità di costruirsi una professione dal nulla, al punto da godere di una certa reputazione in tutta la città. Così ha iniziato a guadagnarsi il pane, inserendosi in una realtà borghese piuttosto agiata, anche se sa che non è opportuno per lei frequentare gli ambienti più prestigiosi della città, perché per tutti è pur sempre la sonnambula, appunto. E questo titolo, se da un lato incuriosisce anche gli scettici, dall'altro è uno stigma che le richiede di vivere appartata. Per quanto Ofelia parli con tutti al mercato o per le vie di Donora, non ha davvero confidenza con nessuno: non può condividere informazioni sul suo passato, né avere aspirazioni troppo alte

Quella che a noi, di primo acchito, potrebbe sembrare una vita sacrificata, motivo di disperazione, è invece l'unica quotidianità che consente a Ofelia di vivere tranquillamente, senza sbalzi emotivi particolari né preoccupazioni economiche. E poi c'è una grande verità: Ofelia ama ascoltare le altre persone. La sua spiccata attenzione alle parole, ma anche alla gestualità e alle pause di riflessione dei suoi clienti la rende perspicace e intuitiva, capace di infilarsi tra le crepe delle vite altrui. Senza però approfittarne: per quanto ne tragga profitto economico, ogni oracolo, ogni rivelazione che fa ai clienti è qualcosa che li può aiutare. A meno che non si tratti di persone abiette o altezzose; allora, la sonnambula sa come vendicarsi. E a noi lettori scappa un sorriso divertito. 

Questi incontri o queste confessioni talvolta persino per via epistolare (sempre e comunque pagate cinque lire) vengono ospitate nel libro, e ne costituiscono il nucleo centrale. Occorre dunque sapere prima di cominciare il romanzo che si trovano tante storie chiuse nella storia principale (che non risulta ugualmente solo una cornice, ma in certe parti finisce in secondo piano). Ofelia c'è, ma si mette in ascolto degli altri. E quasi sempre «la sua esperienza personale e tutti i segreti che di giorno in giorno veniva a sapere a proposito di persone insospettabili la spingevano più verso l'indulgenza e il sorriso che verso la severità» (p. 112). Assistiamo, insomma, ai "consulti" della sonnambula, capiamo il punto di vista del cliente e quello di Ofelia, accedendo ora a storie liete, persino buffe, ora a vicende molto toccanti. 

Ci sono donne che si sfogano con lei perché hanno soprattutto bisogno di essere ascoltate, in una società che spesso dà per scontato che si debba restare rinchiuse nel proprio ruolo di madre o di moglie. Così, ad esempio, Ofelia conosce la signora Angelica, che presto diventa quasi un'amica, e con la scusa di raccontarle i suoi sogni, torna a consultarla abitualmente. Le clienti, di età diversa ma tutte sostanzialmente borghesi o aristocratiche (pagare cinque lire a incontro è una bella somma), offrono un campionario per niente scontato di ambizioni represse, desideri timidi e frustrazioni quotidiane, e a loro la sonnambula cerca sempre di dedicare consigli pieni di buon senso. 

Certo, uno dei casi più singolari riguarda un giovane vedovo, l'ingegner Corrado Laudati, che non riesce ad accettare la morte della moglie, scomparsa ormai da sei mesi. Ofelia si trova così davanti a un dilemma etico fortissimo: come aiutarlo, senza prenderlo in giro? Anche perché più Corrado bussa alla sua porta e più Ofelia gli si affeziona. Intuiamo da subito che Corrado diventerà un personaggio importante, che porterà nel romanzo un'idea diversa d'amore, pieno di cura, delicatezza e dedizione, ben diverso da ciò che Ofelia ha conosciuto nella sua vita. 

A tratti vicino al feuilleton, altrove pieno di avventura, in più punti carico d'amore, La sonnambula è un romanzo che conferma anzitutto il divertimento della sua autrice. Bianca Pitzorno ha una fantasia inesausta. Qualcuno potrebbe titubare vedendo l'ennesima copertina con il ritratto di una donna in primo piano, ma si rassereni: La sonnambula non scala le classifiche cavalcando temi di moda, semplicemente perché l'autrice non ha bisogno di inserirsi in nessun filone. Infatti, Pitzorno fa suoi elementi del romanzo storico, lo ibrida con grande spontaneità con passi dal vago sapore fiabesco, come già detto, ma riplasma tutto in modo che non si avvertano forzature. E l'impressione è proprio quella – consolatoria, anche da adulti – di sentirsi raccontare una storia da chi sa già come andrà a finire, ma serba i colpi di scena al momento giusto, senza preannunciarli o sprecarli. E così si girano le pagine con crescente curiosità, seguendo con uno stupore garbato le sorprese che l'autrice ha in serbo per la sua Ofelia.

GMGhioni