Sono passati venticinque anni da Io non ho paura, eppure questo titolo è rimasto un esempio straordinario di quanto crescere passi attraverso il disvelamento doloroso ma necessario delle imperfezioni adulte, specialmente di quelle genitoriali. Chi lo ha letto, nel rievocarlo, prova ancora l'angoscia data dagli ambienti claustrofobici, dal buco nel terreno dove è stato rinchiuso il bambino rapito ma anche dall'angustia del piccolo mondo in cui vive Michele, protagonista ancora innocente. E ricorda che crescere, per Michele, significa mettere in dubbio tutto, dalle parole dei genitori al confine tra giusto e sbagliato.
Non meno asfittici e inquietanti sono i luoghi in cui è ambientato Il custode: il preadolescente Nilo vive in un seminterrato dove significativamente si possono tenere solo piante di plastica; con lui ci sono la madre e la zia, oltre a una creatura sconosciuta, serrata con catenacci e lucchetti nel bagno. Chi sia, non è dato saperlo, ma è chiaro che dipende dalla sua presenza se nessuno può lasciare la casa incustodita. C'è, anzi, una certa ritualità nell'accudire la creatura. In più, quei muri spenti che ospitano vecchi quadretti impolverati con soggetti mitologici diventano anche un teatro macabro. E lo scopriamo fin dalle primissime pagine, quando capiamo la connivenza di mamma e zia con un gruppo di mafiosi di Trìscina, frazioncina di Castelvetrano.
Per Nilo il fatto che gli scagnozzi del boss locale suonino alla porta portando con sé chi di lì a poco sarà ucciso fa parte della quotidianità: in lui c'è più curiosità che orrore, così come in sua madre ci sono più indicazioni operative che giudizi morali. Appare chiaro a noi lettori che, per qualche ragione, la famiglia di Nilo è immischiata in traffici loschi e, in cambio di denaro, mette a disposizione la casa per esecuzioni sommarie.
Strana famiglia, strana davvero, e altrettanto inquietante l'idea che Nilo non abbia mai pensato ad andarsene da lì, una volta cresciuto; Trìscina è il suo microcosmo, e lui ne è un prigioniero inconsapevole.
A queste varie forme di prigionia se ne aggiunge un'altra: un giorno una giovane madre, Arianna, e sua figlia, la decenne Saskia, affittano un appartamento di famiglia. E Nilo resta ben presto irretito da Arianna, creator su OnlyFans: lei è disinibita, seduttiva, quasi indifferente a quanto ammagli gli uomini. E lo stesso Nilo, spesso in compagnia di Saskia, si ritrova a provare le prime pulsioni, a lui ancora ignote e non ben definite. Non è forse anche questa una forma di prigionia? Se pensiamo che Arianna e Saskia non sono lì per caso, intuiamo ben presto che possono restare anche loro prigioniere del paese e di un'attesa angosciante.
Adolescenza, primi sentimenti e prime pulsioni, ambiente mafioso, giochi del destino: sì, ok, ma cosa rende Il custode assolutamente imprevedibile? Se già questa trama è più che sufficiente per innescare nei lettori curiosità e un certo divertimento – perché chi conosce la produzione di Ammaniti sa che a un certo punto la storia esploderà in svolte inimmaginabili –, si pensi che c'è un ulteriore filone – che è meglio non rivelare, perché il rischio di spoiler è altissimo – e che riguarda la creatura chiusa nel bagno.
Un realismo sconcertante, che richiama il gusto espressionistico e fantasiosamente brutale della scrittura dei Cannibali, si affianca però alla presenza del meraviglioso, che molto ha a che fare con quei quadretti mitologici appesi in casa. Ma questa vena narrativa, a differenza dei quadretti, è tutt'altro che polverosa: apre anzi a ulteriori colpi di scena, a una fantasia che, inesausta, chiede a chi legge di sospendere l'incredulità. Il premio è una narrazione mossa, che serpeggia senza sosta tra le due dimensioni, eppure siamo noi a stupirci, non certo Nilo, abituato a quella presenza in casa che ha sempre bisogno di un custode.
E qui sta ai lettori se lasciarsi andare al puro gusto di sentirsi raccontare una storia fantastica o cercarvi interpretazioni allegoriche: in ogni caso, un certo tasso di enigmaticità resta, ma fa parte del patto narrativo. E Niccolò Ammaniti torna, con un'inventività divertita e inesausta, a raccontare le mille forme di prigionia in cui, più o meno consciamente, siamo rinchiusi, sia da adolescenti sia da adulti. Impossibile non restare imprigionati nel suo nuovo romanzo, per qualche ora o per molto molto più tempo.
GMGhioni
.png)
Social Network