La gente dice che non bisogna guardarsi indietro, ma sbaglia. Un po' bisogna guardarsi indietro per sapere chi si è, da dove si viene, e solo a quel punto si diventa bravi a manovrare. Io non avevo visto le onde, quelle che mi avevano portato fuori rotta. (p. 36)
Diciamo la verità: il mercato editoriale è ormai saturo delle saghe famigliari con protagoniste generazioni di donne che lottano per il loro avvenire. Eppure, questo genere narrativo miscelato al romanzo storico, sembra essere una formula vincente e molto apprezzata. Non fa eccezione Quando la nonna ballava sotto la pioggia, un romanzo che ha però il merito di portare alla luce le sconosciute figure delle tyskerjente, donne norvegesi socialmente emarginate per aver tradito la patria ed essere andate a letto col nemico tedesco.
Il primo volume di questa saga si dirama in tre filoni narrativi: in quello presente vediamo protagonista Juni una giovane donna norvegese che fugge dalla sua vita e da un marito violento per rifugiarsi nell’unico luogo che sente davvero sicuro: l'isola in cui si trova la casa della nonna materna. Qui, tra lettere, ricordi e fotografie, la ragazza si confronta con i più profondi segreti di famiglia e scopre anche di essere incinta. Nel secondo invece, ambientato durante la Seconda guerra mondiale, ci imbattiamo nella drammatica storia della nonna Tekla, quando da giovane si innamora del soldato tedesco Otto e con lui fugge in Germania, abbandonando ogni certezza e legame famigliare. Infine abbiamo il terzo e ultimo filone, che è quello dedicato alla madre di Juni e figlia di Tekla, Lilla, una donna rassegnata, devota all'alcol e abituata ai litigi con la madre. L'ostilità tra le due donne non sembra essere placabile, nemmeno se fra loro si inserisce una figura tenera e saggia come quella del nonno Konrad. Ma nel presente quella casa è vuota e ad aspettare Juni non c'è più nessuno, solo il suo passato.
Il mio sguardo continuava a cercare la fotografia sul tavolino del salotto, quella della nonna con il soldato tedesco. Era stata scattata più di due anni prima che si sposasse con il nonno [...]. Chi era? Lilla sapeva di lui? Era a causa sua che avevano litigato? (p. 62)
Questa storia è come un puzzle: a ogni capitolo scopriamo un incastro. Ciò che è sicuramente riuscito alla perfezione è la caratterizzazione di alcuni personaggi. Prima fra tutti Tekla, che per tutta la vita nasconde un segreto che porterà nella tomba, rimanendo sempre coerente e fedele ai suoi valori e a sé stessa. Konrad, come detto, è un altro personaggio che, seppure più secondario, ha la capacità di rendersi amabile e rassicurante sin dalla sua prima apparizione. Juni è meno delineata, ma ha del potenziale espressivo che spero di vedere meglio nel prossimo volume. Non posso fare altri nomi, ma molti dei personaggi della storia di Tekla che faranno parte del suo universo narrativo avranno il potere di restare anche dopo la fine della lettura, come ad esempio Sonja o Niels.
Il secondo filone, quello dedicato alla nonna Tekla da giovane, è certamente il più riuscito e tiene davvero incollati alle pagine. Ciò che ho maggiormente apprezzato è la visione della Storia che tutti conosciamo ma da un'angolazione differente, caratterizzata appunto dalle figure reiette delle tyskerjente. L’autrice spiega infatti come queste donne, molto spesso, non fossero a conoscenza dell’esistenza dei campi di concentramento e degli orrori della guerra, e ben approfondisce come questa loro scelta abbia impattato sulle loro vite e su quelle delle loro famiglie. Nei ringraziamenti spiega di essersi documentata moltissimo e, sebbene la storia sia di finzione, è stata ispirata dai racconti di una donna norvegese di nome Anna Deichmann, che, come la protagonista, si era innamorata di un giovane soldato tedesco. L'orrore vissuto a Demmin nel 1945 non lo si racconta nei libri di storia, ed è quindi importante che questo romanzo ci offra l'opportunità di saperne di più. In me ha sicuramente scatenato il desiderio di approfondire.
Se da un lato appunto, queste vicende appassionano e coinvolgono per la loro scorrevolezza e per il contenuto storico, i due filoni legati alle altre due donne restano meno intriganti forse perché meno potenti e incisivi. La storia complessiva è buona e godibile, ma forse ciò che manca è l'armonia. I passaggi di Juni sembrano talvolta essere troppo in ritardo, non c'è continuità. E la storia di Lilla sembra rimanere sospesa, accennata, ma forse è perché siamo solo al primo capitolo della saga. Non è una melodia di Chopin, volendo alludere al testo, ma si è curiosi di proseguire la lettura e in ogni caso l'iniziale ingenuità di Tekla e il percorso quasi formativo che compie, rimangono ben impressi nella mente dei lettori, lasciando spazio a dubbi e riflessioni sulla ferocia umana, ma non senza un margine di speranza. «La pioggia è l'applauso della vita, diceva la nonna». E qui, io lascio il mio.
Carlotta Lini

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