sabato 21 settembre 2019

"Artisti in galera" di Roberto Manfredi: un percorso in epoche diverse all'interno del carcere

Artisti in galera
di Roberto Manfredi
Ed. Skira, 2018

Postfazione di Ezio Guaitamacchi
Illustrazioni di Tom Porta

pp. 208
€ 17,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


La stampa contemporanea si colora spesso dell'ombra oscura che alberga in ogni essere umano, con un pizzico di umorismo cupo. Nel corso degli anni ci siamo abituati a convivere con rotocalchi al limite del grottesco. Roberto Manfredi consegna un libro che è destinato a restare accanto al proprio lettore per lungo tempo, forse custodito nel comodino, in attesa di essere riletto più volte. 
Una lunga serie di brevi racconti ritrae personaggi più o meno noti dello star system, alle prese con il lato più oscuro di un sé, che a tratti è scivolato a latere, lontano dalla percezione contemporanea del pubblico, quasi cancellato, come nel caso di R. Downey Jr dal successo ottenuto con il proprio lavoro. Manfredi non giudica, non applica nessuna forma di critica, si concentra sulla narrazione dei fatti nudi e crudi, talvolta citando le fonti. 
Può accadere durante la lettura, conoscendone la genesi, di demistificare un personaggio assolutamente controverso come Marilyn Manson, così come risulta del tutto impossibile non restare scioccati di fronte allo sconvolgente ritratto di Charlie Sheen o di altri ancora.

venerdì 20 settembre 2019

"La figlia del re ragno": un buon esordio in potenza di una giovane scrittrice nigeriana trapiantata in Inghilterra

La figlia del re ragno
di Chibundu Onuzo
Fandango Libri, 2019

Traduzione di Chiara Brovelli

pp. 298

€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 


Tenete d’occhio Chibundu Onuzo. Nata in Nigeria nel 1991, si trasferisce in Inghilterra a 14 anni per frequentare una scuola femminile, per poi proseguire gli studi al King’s College di Londra, conseguendo una laurea in storia e una specializzazione in politica pubblica. E se oggi sta studiando per un dottorato di ricerca, il suo romanzo di esordio, La figlia del re ragno, ha vinto un Betty Trask Award, è stato selezionato per il Dylan Thomas Prize, il Commonwealth Book Prize, il Desmond Elliott Prize e l'Etisalat Prize for Literature. E non è tutto. Come l'autrice stessa dichiara in questa intervista. ha iniziato a scrivere il romanzo a diciassette anni, ha avuto un agente a diciotto, ha firmato un contratto con Faber & Faber (per intenderci l’editore inglese che pubblica Sally Rooney) a diciannove anni ed è arrivata alla pubblicazione a soli ventun anni. Onuzo ha quindi tutte le carte in regola per diventare la nuova voce dell’Africa subsahariana in Europa. In Italia la conosciamo sette anni dopo la pubblicazione del suo primo titolo, quando all’estero il suo secondo romanzo, Welcome to Lagos, ha già incontrato il gusto della critica. Fandango ha deciso di pubblicarla, investendo in una scrittrice che, sono certa, farà ancora parlare di sé.

#PagineCritiche - "Homo premium", sul modello sociale della tecnologia

Homo premium. Come la tecnologia ci divide
di Massimo Gaggi
Laterza, 2018

pp. 192
€ 15 (cartaceo)
€ 9,49 (ebook)



La rivoluzione tecnologica in corso ci migliorerà l’esistenza o creerà cambiamenti che distruggeranno lavoro e società? Esiste un modo per guidare e non farci sommergere dalle mutazioni che avverranno? Cosa pensano gli esperti e cosa rivelano i dati sul percorso già effettuato? Massimo Gaggi prova a dare delle risposte a questi quesiti senza eccedere né nell’ottimismo né nel luddismo. Un equilibrio difficile perché richiede una grande capacità di estraniarsi dagli stimoli dei nostri nuovi modi di vivere e dalla possibile nostalgia dei tempi passati.

giovedì 19 settembre 2019

Nel profondo: delle nostre paure, dei segreti del passato, dell'oscurità nell'animo umano

Nel profondo
di Daisy Johnson
Fazi, settembre 2019

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 276
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Non è stata per niente facile la lettura di Nel profondo, romanzo d’esordio della giovanissima Daisy Johnson e non è facile nemmeno cercare di scriverne.
Ho sentimenti e giudizi ambivalenti su quest’opera che da una parte affascina per la forza della scrittura, la ricchezza di tematiche e immagini, la scelta di confrontarsi con argomenti complessi alcuni dei quali considerati tabù e poco esplorati in letteratura, ma dall’altra risulta anche troppo intricato, strabordante di riferimenti e spunti, a tratti difficile da seguire. È un vero peccato, perché la storia ha davvero del potenziale e la scrittura di Johnson – la più giovane autrice a entrare nella short list del Man Booker Prize – ha qualcosa di miracoloso, perturbante: idea e scrittura ci sono, quindi, e la guida di un editor (a monte, nulla da dire sullo straordinario lavoro di traduzione di Stefano Tummolini per l’edizione italiana del romanzo) capace di incanalarle in modo appropriato avrebbe sicuramente fatto la differenza. Un romanzo complesso, in cui l’autrice sembra aver riversato tutto il proprio immaginario e sentire, con una sovrabbondanza di tematiche e spunti, salti temporali e personaggi, dai quali è facile restare sopraffatti perdendo di vista ciò che davvero è importante. Eppure.

L'esordio di Lia Piano: ciò che rende la propria infanzia indimenticabile


Planimetria di una famiglia felice
di Lia Piano
Bompiani, 2019

pp. 160
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Mio padre si sfilò il metro dalla tasca, e iniziò a misurare. Un mese dopo una mensola lunga 307 metri percorreva tutte le stanze, avvolgendo i muri come un nastro. Libri lungo il vano scale e in cucina, fughe di libri lungo corridoi, stanze vuote, gabinetti. La mensola si abbassava e alzava come un’onda: nei punti più bassi mia madre metteva quelli per me. Quando di notte la sentivo spostare le scatole di libri attraversavo tutta la casa in punta di piedi per andare a vedere. La maestra aveva spiegato che i libri erano stati un tempo alberi, che la cellulosa proviene dal legno. Anche questo non era del tutto vero, gli adulti la facevano sempre troppo semplice: i libri erano ancora alberi, e dove li posavi mettevano le radici. Se c’erano i libri significava che quella era casa. Finalmente ci eravamo fermati. (p. 48)
Chiunque abbia una passione per i libri, arrivato a questo punto della lettura, non può non fermarsi a immaginare. Immaginare questa mensola di legno che si snoda a perdita d’occhio lungo la casa, inoltrandosi nelle profondità, e sopra i libri di una famiglia che tutto ha di straordinario. Questo pezzo è così evocativo che, non a caso, le ultime righe vengono riportate anche nella quarta di copertina: per gli amanti della lettura casa è dove trovano spazio i propri libri.
Il testo d’esordio di Lia Piano è così: un colorato affresco di una famiglia fuori dal comune che, nonostante quanto riportato nella nota dell’autrice a pagina 6 – «le immagini sono tutte vere, ma fatti e personaggi sono frutto della fantasia» –, qualcosa deve aver preso da quella reale; e un dipinto ancor più vivace della casa di famiglia, «l’unico personaggio realmente esistito presente in queste pagine» (p. 6), un luogo già di per sé complesso e straordinario reso ancor più peculiare dagli occhi sognanti della protagonista, una bambina di sei anni appena.

mercoledì 18 settembre 2019

"Settembre 1972" di Imre Oravecz: un'esperienza di lettura dolorosa e bellissima

Settembre 1972
di Imre Oravecz
Edizioni Anfora, 2019

Traduzione di Vera Gheno

pp. 132
€ 15,50 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook) 



Sei divenuta totalmente astratta, come un pensiero malato o un’ossessione, di cui ne ho abbastanza, ma di cui non riesco a liberarmi. (p. 37)
Una donna e un uomo si conoscono, si amano di una folle passione, si lasciano e prendono, poi però si sposano, hanno un figlio e di fronte alla monotonia della vita coniugale e ai tradimenti reciproci, divorziano senza mai allontanarsi completamente. Sembra la trama di una comune storia d’amore quella di Settembre 1972 di Imre Oravecz. E così sarebbe se le novantadue «annotazioni improvvise» che compongono il mosaico di questo spaccato di vita si limitassero a raccontare in maniera canonica una relazione. Ma lo scrittore ungherese fa molto di più e con un singolo libro di centotrenta pagine compila il lemma della parola amore nel dizionario della vita e delle emozioni di ciascuno di noi.

Si possono riaccendere i sogni? "L'attimo prima", il romanzo d'esordio di Francesco Musolino

L'attimo prima
di Francesco Musolino
Rizzoli, 2019

pp. 272
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


“Ricordarsi di ricordare è così faticoso, Sameera. Mi sembra di svuotare il mare a sorsate. Ma se poi dimenticassi tutto, cosa resterebbe?”
“La vita. Rimane la vita, Lorenzo”. (p. 149)
Quanto si può essere nostalgici a venticinque anni e rimpiangere il passato? Tanto: basta leggere le prime pagine di L'attimo prima per capire che il protagonista Lorenzo è già rassegnato al suo destino, nonostante la sua giovane età. Il fatto è che le sue certezze si sono infrante all'improvviso, con la morte del padre, la chiusura del ristorante messinese dove lui e la sorella sono cresciuti e la partenza della madre per la loro casa di Lipari. Sotto il tavolo di quella cucina, lui e la sorella Elena hanno osservato le gambe di mamma correre a destra e a manca, infaticabili, hanno ascoltato le discussioni in famiglia, gli ordini dei clienti, che un po' capricciosamente venivano reinterpretati dalla madre rinnovando la tradizione e lasciandosi guidare dal gusto. Tant'è che, se Elena aveva sempre pensato a viaggiare, Lorenzo invece era totalmente intrappolato nella sua Messina, e in particolare nel sogno di diventare anche lui, un giorno, chef. 
Invece, davanti alla disgregazione del suo mondo, a Lorenzo non era rimasto che accettare un posto in un'agenzia di viaggi, proprio lui che, ironia della sorte, non aveva mai visto nulla al di fuori della Sicilia! E lo sappiamo bene, le agenzie di viaggi non se la stanno passando bene in questo periodo di offerte strepitose sul web. Dunque, l'ambiente è certamente asfittico e poco stimolante, con il capo Giorgio frustrato, che rimpiange i bei tempi che furono, dai guadagni ora impensabili, e che pretende dall'impiegata di ricevere ogni giorno la colazione. Grandi e piccole ingiustizie si consumano ogni giorno davanti agli occhi di Lorenzo, incantati davanti al display di un pc e annoiati dall'assenza di novità. 

martedì 17 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - Grazie a tutti i nostri insegnanti indimenticabili!



Cari lettori,
siamo giunti alla fine di questo lungo percorso di #SpecialeSCUOLA, iniziato il 2 settembre, con approfondimenti, recensioni e interviste. Ora sappiamo di più sul mondo e sul modo di pensare dei nativi digitali con Giuseppe Riva e ci siamo fatti raccontare una storia sull'apporto della robotica nel futuro con la storia di Ada, Alan e i misteri dell'Iot, abbiamo esplorato le tante possibilità ludiche o meno per rendere la scuola un luogo di sperimentazione con Alex Corlazzoli, abbiamo trattato la sostenibilità attraverso le fotografie e i dati aggiornati del prezioso volume Un mondo sostenibile in 100 foto, ma anche attraverso la forza del nuovo libro di Safran Foer. Quindi, abbiamo letto del bisogno di rivoluzione della scuola dentro al pamphlet-lettera di Susanna Tamaro e all'appassionato saggio di chi la scuola l'ha vissuta dall'interno come insegnante e preside, Mariapia Veladiano. Se nel passato ci sono stati maestri e professori che hanno osato ribellarsi al regime, come ci ripropone Massimo Castoldi, oggigiorno le sfide sono diverse e bisogna ogni giorno misurarsi con la parola-chiave "integrazione", di cui abbiamo discusso con Vinicio Ongini, e abbattere i pregiudizi sulla "educazione di genere", come ci insegna Rossella Ghigi. Per non parlare del lavoro quotidiano per arricchire il lessico dei ragazzi, ridando, per dirla con Vera Gheno, "potere alle parole" e potenziando la padronanza linguistica, anche attraverso preziosi strumenti come le risposte della Crusca. E cosa dire della cultura, così a lungo bistrattata? La cultura, a dispetto di quanto sostengono alcuni, può decisamente salvare la vita, e lo abbiamo (ri)confermato grazie al nuovo libro di Enrico Castelli Gattinara.

A grande richiesta, visto il successo della rubrica, di tanto in tanto torneremo ad arricchire lo #SpecialeSCUOLA con altri contributi anche durante l'anno scolastico, in modo tale da continuare a suggerire nuove letture e strumenti d'aggiornamento per gli insegnanti e per tutti coloro che desiderano capire di più del mondo della scuola. 
È facile sentire parlare dei problemi della scuola attuale, ma vogliamo ricordare e ringraziare chi, nonostante le difficoltà e la remunerazione del tutto modesta, ha portato in noi ricordi indelebili. Perché, in fondo, per quanti anni possano passare, ci ricorderemo sempre del nostro insegnante preferito, che è stato in grado di rivelarci qualcosa del mondo e - perché no?! - a volte anche qualcosa di noi. Proprio con questo spirito oggi ricordiamo qui sotto i maestri e i professori indimenticabili. 

E grazie a tutti gli autori ed editori che hanno collaborato proponendoci i loro libri! 
La Redazione

***

«Voglio vedere dove comincia l'Italia, dove finisce, e tutto quello che c'è in mezzo»: "Gli psicoatleti" di Enrico Brizzi


Gli psicoatleti
di Enrico Brizzi
Oscar Mondadori, 2019

pp. 568
€ 14,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Pubblicato da Mondadori per la prima volta nel 2011 e uscito quest'anno negli Oscar, Gli psicoatleti è dedicato a Giuseppe e Anita, ovvero Garibaldi e consorte, e come poteva non esserlo, dato che il romanzo e il viaggio che racconta nascono dalla celebrazione dei centocinquant'anni dell'Unità d'Italia? 
Il libro inizia con l'autore e il suo amico Max in cammino lungo la costa della Calabria Ulteriore nel luglio 2010. Hanno paura, perché hanno offeso qualcuno, un uomo del quale nulla viene svelato, ed ora temono la sua vendetta da un momento all'altro. La coppia, come si dedurrà dai capitoli successivi, è reduce da un percorso lunghissimo. Per onorare l'imminente anniversario, Brizzi e compagni hanno deciso infatti di percorrere a piedi la nostra nazione dal suo punto più a Nord (Vetta d'Italia) sino a quello più meridionale, Capo Passero. Un tragitto verso il profondo Sud che, chiarisce subito lo scrittore, ha mandato in frantumi le sue certezze, facendogli scoprire cose delle quali non immaginava neanche l'esistenza.

lunedì 16 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «Conoscere e sapere significa osare»: la cultura che salva la vita, secondo Enrico Castelli Gattinara

Come Dante può salvarti la vita. Conoscere fa sempre la differenza
di Enrico Castelli Gattinara
Giunti, settembre 2019

pp. 240
€ 16 (cartaceo, copertina rigida)
€ 9,99 (ebook)

«La cultura è come un vento capace di spirare ovunque e di prendere con sé chi gli serve, respiro di un mondo che non ammette barriere e coglie ogni occasione d'incontro» (p. 146)
Quante volte avete sentito ripetere: "con la cultura non si mangia"? Sono riusciti a convincervi? Qualunque sia la vostra risposta, si misura proprio con questo pregiudizio il nuovo libro di Enrico Castelli Gattinara, insegnante delle scuole medie e conferenziere in convegni internazionali. Potreste aver già visto Castelli Gattinara in tv, come protagonista della docu-fiction di Sky "Scuola di felicità", con la regia di Walter Veltroni. Nel risvolto di copertina, si legge che Castelli Gattinara è "il prof che ognuno di noi avrebbe voluto incrociare nel corso della propria formazione e la guida a cui anche da adulti vorremmo affidarci". Di primo acchito, provo sempre un po' di scetticismo davanti a certi incensamenti universalizzanti, ma una cosa è certa: l'autore manifesta in ogni pagina la propria passione per la cultura e per l'insegnamento. 

I "Racconti di Juarez del Sud" di Luca Mignola

Racconti di Juarez del Sud
di Luca Mignola
Wojtek Edizioni, 2019

pp. 98
€14,00



«Fratello Vasyl, come in ogni genesi, il primo gesto non appartiene al fondatore, ma al narratore». (p. 9) 
I Racconti di Juarez del Sud di Luca Mignola scorrono densi perché, mentre li si legge, si sente il bisogno di rispolverare la letteratura latina, la mitologia, la filosofia e la letteratura greca: sono come frammenti che ricostruiscono una dimensione; dunque può essere particolarmente piacevole posare il volume giusto il tempo di consultare altri libri che ci consentano di godere appieno dei riferimenti coltissimi di cui abbondano e di tornare subito a immergerci nella lettura; la stessa cosa non vale per la scrittura, ché si avverte subito quanto sia curata e limata e quanto ogni parola non viva solo del proprio senso letterale, ma del sostrato storico e letterario che porta con sé. È una lingua ricca, uno strumento che l’autore dimostra di padroneggiare
«Le istanze dei perché abbondano nei libri: malvagità della natura; paura dell’infinito e dell’indefinito; impossibilità di razionalizzare; sostituzione del sogno; confusione; incertezza; cerchio; labirinto; specchio; mostro; metafisica». (p. 8)

domenica 15 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA e #LectorInFabula - E se la tecnologia... vivesse con noi?

Ada, Alan e i misteri dell'IoT. Fra cobot, reti digitali, hacker e algoritmi
di S. De Santis, N. Intini, C. La Forgia, R. Miscioscia, P. Pontrandolfo
Guerini & Associati, giugno 2019

pp. 172
€ 16 (cartaceo)



Come saranno i mistery tra dieci, venti, trent'anni? Di sicuro la tecnologia sarà al centro delle indagini, con strumenti sempre più affinati per condurre ricerche ed esami veloci e precisi, ma forse non solo... Nell'avvincente Ada, Alan e i misteri dell'Iot, uscito in estate per Guerini, i due ragazzi menzionati nel titolo si trovano a dover fronteggiare un pericoloso hackeraggio: tutta la città viene avvolta dal buio del blackout e la mamma di Ada, Edith, ingegnera esperta, viene rapita durante la presentazione di un programma rivoluzionario. Cosa è successo? Per di più, anche le intelligenze artificiali della città, ormai imprescindibili per la vita dei cittadini, smettono di funzionare e tutto si fa molto più complicato. 
Ada e il suo amico Alan decidono di indagare anche loro: i robot della polizia non bastano a raccogliere prove; ci sono nodi che solo Ada può sciogliere, anche grazie a Grace, l'intelligenza artificiale che, appena terminato il blackout, torna più vispa di prima a rispondere e addirittura a prevedere i bisogni della sua padroncina di casa. 

#CriticARTe - Swiss Architectural Award 2018: catalogo a cura di Nicola Navone

Swiss Architectural Award 2018

Catalogo a cura di Nicola Navone

Ed. Silvana Editoriale, 
Mendrisio Academy Press

Formato: 24 x 24 cm,

pp. 192

Illustrazioni: 400 a colori, 77 in b/n

Lingua: Italiano/Inglese

€ 45,00 (cartaceo)




Curato da Nicola Navone, il Catalogo dell’edizione 2018 dello Swiss Architectural Award presenta la selezione dei progetti che hanno partecipato al premio, fino alla conclusione manifestatasi con l’incoronazione della vincitrice, Elisa Valero, votata all’unanimità da parte della Giuria presieduta dall’arch. Mario Botta. Il premio internazionale di architettura promosso dalla Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana, è alla sua sesta edizione e si completa della mostra ospitata presso l’Auditorio del Teatro dell’Architettura.
Così Elisa Valero descrive la sua opera:
"In un momento della nostra cultura, quando il rumore è enormemente denso, ho scelto un'architettura che agisca in silenzio, serenamente e senza attirare l'attenzione su di sé. [...] Mi interessa vivere lo spazio, il paesaggio, la sostenibilità, la precisione e un'economia di risorse espressive. Non mi interessano gli stili. Sono più interessata ai libri che alle riviste, alla coerenza rispetto al genio ed alla composizione artistica. E considero l'originalità come riscoperta del vero significato delle cose. Mi interessa l'architettura radicata nella terra e nel suo tempo. Accetto le determinanti dell'architettura come regole di un gioco molto serio e divertente e cerco di giocarlo in modo coerente e rigoroso. Mentre non è più elegante parlare di servizio, credo che il lavoro di un architetto sia un servizio per eccellenza volto a rendere la vita delle persone più piacevole, una nobile vocazione che cerca di rendere il mondo più bello e più umano e di rendere la società più equa. L'architettura non è un posto per i nostalgici, è un lavoro per i ribelli".

sabato 14 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «La scuola può fare molto: ascoltare l'altro, tener conto del punto di vista altrui»: parliamo di integrazione, con Vinicio Ongini

Grammatica dell'integrazione.
Italiani e stranieri a scuola insieme

di Vinicio Ongini
Laterza, 2019

pp. 162
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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Quando si parla di "integrazione" si pensa subito anche alla scuola, alle classi cosiddette "miste", di cui spesso si discute l'efficacia. Non sono rare le preoccupazioni delle famiglie quando scoprono che i loro figli avranno molti compagni stranieri, ma da dove arriva quest'ansia? È giustificata? E soprattutto, cosa si può fare per cambiare le cose, senza... cambiare classe? Nel nuovo saggio, Grammatica dell'integrazione, appena uscito per Laterza, Vinicio Ongini mostra quale sia la situazione e soprattutto come si possano unire le esigenze di tutti, in classe, se cominciamo a cambiare il nostro punto di vista: anziché fare "per" gli stranieri, fare "con", ovvero integrare le varie competenze e le esperienze di tutti, per un arricchimento globale. 
Il libro, che si presenta fresco nella veste dei singoli capitoli e altamente propositivo, racconta di progetti felici che dimostrano come non siano le barriere a giovare, ma come invece attività pratiche, sportive, musicali, artistiche siano un ponte perfetto, che consente di superare difficoltà linguistiche in nome di un obiettivo comune. 
Incuriositi dall'approccio molto pragmatico del testo e dalle tante esperienze raccontate, abbiamo pensato di rivolgere alcune domande a Vinicio Ongini, che dopo l'esperienza di maestro elementare è passato da anni a lavorare per il MIUR, occupandosi proprio di integrazione degli alunni stranieri. 

***

Quali pregiudizi sugli studenti stranieri sono ancora fortemente radicati nella nostra scuola? 
Un primo pregiudizio è quello di considerarli “stranieri”: su 850.000 alunni e studenti con cittadinanza non italiana (è la definizione del nostro sistema statistico), più del 63% sono nati in Italia e la percentuale nelle scuole dell’infanzia è dell’85%. Perché chiamarli e “pensarli” sempre indistintamente come “stranieri”?! Bisogna distinguere, distinguere è un verbo importante. C’è chi è appena arrivato, non conosce la lingua italiana, le regole della scuola, è disorientato, e c’è chi parla la lingua italiana, con le “nostre” inflessioni dialettali, e si sente italiano. 
Un altro pregiudizio o meglio una preoccupazione, che coinvolge anche le famiglie italiane, è di pensare che gli alunni e gli studenti stranieri siano, automaticamente, un peso per la classe, una presenza che rallenta il programma, una componente più debole quindi bisognosa d’aiuto. È vero: la scuola e la classe con alunni e studenti stranieri è più complessa, richiede più risorse. Ma è anche, se adeguatamente gestito, se con insegnanti competenti, un contesto più dinamico, più ricco di occasioni cognitive e di scambi. Un esempio: l’ultima indagine Invalsi, sui risultati degli studenti, ha evidenziato che gli studenti stranieri sono bravi quanto gli italiani e in alcune regioni più degli italiani nell’apprendimento della lingua inglese.

#CritiCOMICS - Se Liv Strömquist è "ogni donna", non tutte le donne sono Liv Strömquist. Ma per questo la adoriamo!

I'm every woman
di Liv Strömquist
Fandango Libri, 2019

Traduzione di Samanta K. Milton Knowles

pp. 141
€19,00



Liv Strömquist è una fumettista svedese (originaria del sud del paese, ora residente a Malmö), che inizia a disegnare fumetti a cinque anni. Per tutta la vita, quindi, fino a quando non ha iniziato a fare della sua arte una professione all’alba dei vent’anni, il disegno è stato uno strumento di comunicazione innato, naturale. Va da sé che nel momento in cui la coscienza critica della giovane donna si è andata formando, lo sbocco   naturale per i suoi pensieri erano proprio le tavole dei suoi fumetti. Oggi la Strömquist ha quarant’anni ed è un’autrice affermata nel mondo delle fanzine, della musica (ha disegnato molte copertine di album) e della radio, dato che dal 2005 lavora per la Sveriges Radio P3 e insieme a Caroline Ringskog Ferrada-Noli cura il podcast En varg söker sin pod. I’m every woman, una tra le prime opere giovanili, mi sembra quindi il mezzo ideale per entrare nella sfera narrativa e ideologica dell’autrice e comprenderne le velleità più irriverenti e strampalate ma, tenetevi pronti, illuminanti nel loro essere politically incorrect.

venerdì 13 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «È un'illusione pensare che il genere si possa appendere all'attaccapanni fuori dalla classe quando suona la campanella»: intervista a Rossella Ghigi

Fare la differenza. Educazione di genere
dalla prima infanzia all'età adulta

di Rossella Ghigi
Il Mulino, 2019

pp. 135
€ 11 (cartaceo)
€ 4,19 (ebook)
audiolibro disponibile su Audible

CLICCA QUI 
PER COMPRARE IL LIBRO

Pochi sono gli argomenti che hanno infiammato tanto l'opinione pubblica come l'educazione di genere nelle scuole: dalle rimostranze pubbliche al ritiro di questo o quel libro da parte di dirigenti scolastici, fino alla decisione di cambiare scuola al figlio o alla figlia solo perché in classe sono stati affrontati questi argomenti "scottanti". Eppure non c'è proprio nulla di scabroso nel rispondere in classe ai tanti interrogativi che i bambini, fin da piccoli, pongono agli insegnanti. Semmai, è necessario essere preparati a dovere, conoscere come educare disincentivando i pregiudizi, gli stereotipi e andare, anzi, in direzione di un maggior rispetto dell'altro. 
In classe e a casa, occorre prestare attenzione alle parole che usiamo, e a come le diciamo, perché basta poco per instillare nei piccoli pregiudizi che saranno poi difficili da rimuovere, una volta cresciuti. 
Anche se il libro è pensato anzitutto per l'educazione della prima infanzia, non mancano riferimenti a come si potrebbero educare gli adulti. E cambiare una mentalità così radicata farebbe davvero la differenza... 
Per i temi di grandissima pregnanza presentati e per l'estrema attualità del saggio, abbiamo pensato di intervistare l'autrice, Rossella Ghigi, che insegna Sociologia della famiglia e delle differenze di genere presso l'Università di Bologna. 

***

«L’omofobia fa male a tutti, anche agli eterosessuali» (p. 27): è una frase che andrebbe appesa in casa e in classe. Ce la vuole spiegare? 
Il testo nasce innanzitutto con l'idea di dissipare alcune confusioni terminologiche che purtroppo circolano quando si parla in maniera non accurata di educazione di genere (o di "gender nella scuola"). Ad esempio, quella che confonde sesso, genere ed orientamento sessuale. Questi termini vanno distinti e va ben compreso in che modo possano o meno influenzarsi reciprocamente, con una attenzione ai dati di ricerca e non agli allarmismi ideologici. A partire dalla distinzione tra queste diverse dimensioni, il libro cerca di mostrare come, tuttavia, una educazione competente ed efficace, attenta a creare un ambiente inclusivo rispetto al genere possa avere effetti ampi e interrelati anche su più dimensioni dell'esperienza, non soltanto legata alla maschilità e alla femminilità. La differenza di genere è certamente cruciale nel definirci. Il genere è il tratto che più ricordiamo di una persona. È la prima parola che ci definisce. "Maschio o femmina?" È ciò che chiediamo a una donna in evidente stato di gravidanza. L'educazione attenta al genere è dunque la prima che possiamo prendere in considerazione, per poi aprirci alle altre: un ambiente che accetta la femminilità e la maschilità nelle loro possibili varianti, senza imporre il "giusto" modo di indossare queste identità si rivela un ambiente favorevole anche per altre forme di inclusione (dall'orientamento sessuale alla disabilità alla nazionalità etc.), che è altra cosa dalla confusione. L’approccio educativo che lo pone come obiettivo non intende destrutturare un percorso di crescita individuale, come talvolta è stato affermato, né far scegliere il proprio genere con un atto di volontà. L’idea, piuttosto, è di offrire degli strumenti perché l’individuo in crescita abbia un dialogo più aperto con le proprie aspirazioni. Molte ricerche empiriche mostrano che un ambiente che sanziona e stigmatizza la non conformità, di genere o di orientamento sessuale che sia, non solo comporta sofferenza per chi ne è l'oggetto diretto, ma depaupera il capitale sociale del gruppo stesso, la sua capacità di articolare qualsiasi forma di accettazione della diversità. E questa è una perdita per tutti e tutte, maschi e femmine, eterosessuali e non.

"Due milioni di baci": Alessandro Milan torna con un libro che va dritto al cuore

Due milioni di baci
di Alessandro Milan
DeA Planeta, 2019

pp. 304
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Non esistono domande giuste o sbagliate. Esistono le domande (p. 7).
Prima di leggere Mi vivi dentro (del quale CriticaLetteraria si è occupata qui) non sapevo chi fosse il suo autore, Alessandro Milan, giornalista di Radio 24. Poi, un giorno di qualche anno fa, vidi l'intervista di sua moglie, la dolcissima Francesca "Wondy" Del Rosso, la giornalista, scrittrice e blogger, al programma televisivo Le invasioni barbariche, e la sua voglia di combattere con ottimismo e determinazione contro un cancro terribile mi sorprese e mi incuriosì.
In particolare ricordo una frase di Wondy che mi colpì e mi commosse:
Tante cose le ho raggiunte [...], i miei successi li ho avuti. Quindi la morte mi fa meno paura di quando avevo vent'anni. Potrei tranquillamente andarmene. L'unica cosa che mi attacca anima e corpo qua sono i miei bambini, sono loro che mi fanno dire che devo rimanere qua e che devo lottare.

La memoria dei popoli che passa (anche) attraverso la radio


Ascoltatori. Le vite di chi ama la radio
di Susanna Tartaro
add editore, 2019

pp. 158
€ 15 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

Il palinsesto è come il foglio su cui scrivere una poesia, contiene i programmi (i versi) inquadrati in uno schema orario (metrico). La sua fortuna è data da elementi diversi che convergono in un flusso e che danno vita a quell’unica voce il cui compito è distinguersi nell’affollato coro degli altri canali. Parlato e musica ne costituiscono il ritmo e chi ascolta diventa parte di un meccanismo che muove attraverso l’immaginazione. (p. 91)

La radio è il primo strumento di comunicazione di massa entrato nelle case delle persone. Negli anni ha subito diverse trasformazioni e più di un punto di rottura, soprattutto con la diffusione della televisione. Se, come afferma Susanna Tartaro, la tv ha per lungo tempo soppiantato la radio in quanto capace di aggiungere la componente visiva che, per sua propria natura, quest’ultima non possiede, l’esplosione di internet le ha dato nuova linfa vitale grazie alla nascita dei podcast e alla possibilità di ascoltarla sugli smartphone senza bisogno di un apparecchio apposito.

"Non ci si salva da soli": l'ultimo romanzo di Paolo Valentino

Tu salvati
di Paolo Valentino
SEM, 2019

pp. 394
€ 16,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Non salirò mai su un cavallo. Né bacerò un ragazzo sulle rive della Senna. [...] Vorrei che i ricordi, un giorno, mi si sprigionassero dalla testa, uno dopo l'altro, come in un filo di perle, e una volta usciti mi dicessero: "Per noi ormai non c'è nulla da fare, siamo persi, pieni d'ombra, ma tu lasciaci andare. Tu salvati". Possibile che l'unico modo per salvarsi sia morire? (pp. 7-8)
Avere diciassette anni e ritenere che la vita non abbia più senso, che i ricordi siano troppo onerosi per poter essere sopportati, le cose troppo brutte per essere rielaborate e accettate. Cosa significa provare questa sensazione, il vuoto che comporta, lo sanno bene le protagoniste di questo romanzo di Paolo Valentino e bisognerebbe guardarsi dall'attribuire troppo velocemente le parole del Prologo a una di loro, così come dal pensare di averle comprese, di poterle etichettare una volta per tutte.

giovedì 12 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - La lingua è una creatura viva e non un dogma: ce lo insegna la Crusca

La Crusca risponde. Consulenza linguistica 2006-2015
a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti
Le Lettere, 12 settembre 2019

Con una prefazione di Paolo D'Achille

pp. 288
€ 22 (cartaceo)


Chiarezza, precisione, curiosità: è in arrivo oggi in libreria il terzo volume de La Crusca risponde, che raccoglie i tanti quesiti inviati dagli utenti alla Accademia della Crusca tra il 2006 e il 2015. Sono sempre di più le persone che, approfittando della facile comunicazione garantita dai web, pongono i propri quesiti alla Crusca, che risponde sempre in modo esaustivo, riconfermandosi un faro nell'atmosfera spesso nebbiosa della lingua italiana. 
L'idea di entrare in contatto con largo pubblico è nata nel 1990 con il presidente Giovanni Nencioni, indimenticabile storico della lingua, lessicografo e linguista, da sempre interessato alla chiarezza della comunicazione. Il testimone per la prefazione di questo volume è passato a Paolo D'Achille, che dal 2015 si occupa sia della redazione del periodico «La Crusca per voi», sia del servizio di consulenza. 

Festivaletteratura 2019: tre buoni motivi per scriverne (e mille per ritornare)

Foto di Claudia Consoli
Quando arrivo a Mantova, ogni anno a settembre, ho il mio piccolo rito: percorro il Corso Umberto I fino ad arrivare all'angolo con Piazza Felice Cavallotti.
Sulla sinistra, dietro una cancellata, mi affaccio un po' per vedere una parte del Rio mantovano, il canale che taglia in due la città, stretta nell'abbraccio del Mincio. È il mio modo di salutare il Festivaletteratura.
Ho sempre scritto del festival per un particolare legame emotivo che sento con i suoi luoghi, gli ospiti e le tradizioni.
Come nei rapporti con le persone, non è sempre necessario spiegare perché ci si senta più vicini a una cosa anziché a un'altra. Con il Festivaletteratura, tra tutti i festival, per me è così.
Ne ho scritto nel 2013 intrecciando i temi del nostro #SpecialeScuola con l'incontro con Eraldo Affinati, nel 2015, l'anno in cui mi sono ufficialmente innamorata di Susan Sontag, nel 2016, tra reading, dialoghi sul femminismo e prospettive sul mondo di internet e nel 2018, stregata da un documentario sul senso della traduzione e sull'opera di Murakami

La solitudine di fine saga: "Rosamund" di Rebecca West

Rosamund
di Rebecca West
Fazi Editore, 2019

Traduzione di Francesca Frigerio

pp. 422
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Dopo la morte di Richard Quin e della mamma, niente aveva più lo stesso interesse per noi. Non credo esistano altri due esseri umani che abbiano trascorso un periodo così divertente e allegro come quello vissuto da me e Mary dopo che il matrimonio di Cordelia ci aveva lasciate sole con nostra madre, nostro fratello e Kate. (p. 7)
Se siete arrivati fino a qui nella lettura della saga della famiglia Aubrey, sapete che il nuovo e conclusivo volume Rosamund, in uscita oggi per Fazi Editore, si apre con due grosse perdite. La famiglia è orfana sia della piacevolezza e brillantezza di Richard Quin, morto in guerra, sia dell'acutezza e del genio musicale di Clare, la madre. 
Rose e Mary, ormai nel pieno della loro fulgida carriera musicale, sono costrette ad affrontare l'età adulta in preda alla solitudine, senza le figure di riferimento che hanno sempre guidato ogni loro azione. Resta loro l'ultimo membro della famiglia che gode di amore incondizionato: non Cordelia, da sempre sorella solo di nome e non negli affetti, ma la cugina Rosamund. E quando anche lei le abbandona per perseguire l'aborrita istituzione matrimoniale, il senso di solitudine delle Aubrey riesce a mettere in discussione tutto ciò che le sorelle hanno sempre perseguito.

mercoledì 11 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «Ogni lingua che conosciamo è come se ci dotasse di un paio di occhiali che ci fa vedere la realtà in modo un po’ differente»: intervista a Vera Gheno

Potere alle parole
di Vera Gheno
Einaudi, 10 settembre 2019

pp. 176
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

CLICCA QUI
PER COMPRARE IL LIBRO

Con l'inizio della scuola si tornerà a parlare, tra le altre cose, di lessico e grammatica: gioia e dolori di insegnanti e studenti, è fondamentale padroneggiare la nostra lingua, scegliere i termini giusti, strutturare periodi efficaci,... Per non lasciarci schiacciare dal prescrittivismo e scoprire invece la bellezza della nostra lingua e della nostra grammatica, ricordandoci che la "norma" è anzitutto quel che ci permette di comunicare facilmente e in modo efficiente con gli altri, è appena uscito in libreria per Einaudi Potere alle parole, il nuovo libro di Vera Gheno, sociolinguista che abbiamo già in precedenza ospitato nella rubrica #SpecialeSCUOLA per l'utile volume scritto con Bruno Mastroianni, Tienilo acceso (Longanesi).
Muovendo dalla definizione di "lingua" e analizzando la straordinaria storia dell'italiano, questo agile volumetto ci porta a indagare i tanto discussi concetti di giusto/sbagliato, toccando il campo delle zone grigie, spesso oggetto di vivaci dibattiti online sulla correttezza o meno delle parole che vi appartengono. Molto interessante è anche il capitolo dedicato a come l'italiano si espande, per non parlare della sezione in chiusura, che dà il titolo al libro, e che ha per obiettivo restituire alle parole il loro potere, attraverso consigli d'uso sacrosanti, preziosissimi sia per insegnanti, sia per studenti, sia per i parlanti che non vogliono soffermarsi all'uso pedissequo della lingua italiana, ma che puntano a migliorare la propria comunicazione.
Ringraziamo Vera Gheno per la sua disponibilità a parlarci del potere delle parole. 


*** 

Le parole non si limitano a definire o a descrivere, ma raccontano anche il mondo in cui ci troviamo e il nostro modo di guardarlo. Vuole spiegarci questo concetto, ricorrente nell’opera? 
Dato che le parole non provengono “dall’alto”, non ci sono state donate da una divinità o da qualche essere superiore, ma le inventiamo noi, esseri umani, la loro creazione dipende anche da quello che noi “vediamo” della realtà che ci circonda. Questo è uno dei motivi per cui una lingua viva continua a inventare parole nuove (mentre altre parole, che per qualche motivo non sono più ritenute utili, piano piano muoiono): ognuno di noi ha la possibilità di notare, nella realtà, un nuovo particolare che fino a quel momento non era stato ritenuto degno di un nome da altri. Per esempio, il famoso aggettivo petaloso coniato nel 2016 da Matteo di Copparo, che all’epoca dei fatti aveva otto anni: lui, nella sua visione della realtà, aveva sentito il bisogno di un aggettivo sintetico per definire un fiore ricco di petali; un concetto in realtà semplicissimo, ma su cui evidentemente nessuno aveva ritenuto rilevante soffermarsi il tempo di creare una parola ad hoc. Al di là del fatto che gli eschimesi non hanno cinquanta nomi per chiamare la neve, è sicuramente vero che le lingue di popoli che vivono in luoghi dove con la neve si convive più che da noi hanno più nomi per chiamarla, in modo da distinguere la neve farinosa da quella bagnata, la neve ghiacciata da quella in via di scioglimento, quella su cui si può camminare da quella pericolosa ecc. Loro sono costretti dalle circostanze a vedere qualcosa di più che semplicemente “neve”, e la lingua tiene conto di questo sguardo diverso dal nostro.

Il "Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana": le parole del cuore di chi, proprio con le parole, confeziona opere d'arte

Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana
a cura di Matteo B. Bianchi e Giorgio Vasta
Fandango Libri, 2019

pp. 320
€18,00 


Coraggio: Per studenti, giornalisti, scrittori, sceneggiatori, drammaturghi, registi, uffici stampa, correttori di bozze, scenografi… Insomma, tutti gli intellettuali del Paese. E non nel senso che ci vuole coraggio a vivere d’ingegno nell’Italia di oggi ma per dire che […] è spesso proprio il coraggio che manca. E dal momento che tirare la cinghia in nome del quieto vivere è solo un po’ più triste che pasteggiare a uova di storione dopo un grande tradimento, tanto vale chiedere a se stessi il massimo facendo di necessità virtù: correre nudi verso la meta dei propri desideri e della propria vocazione più autentica. (Nicola Lagioia)

A dieci anni dalla sua prima edizione e per celebrare i suoi venti anni Fandango pubblica il Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana. Nel 2008 centinaia di autori e autrici furono invitati a partecipare a un lavoro collettivo basato su un’idea azzardata: quella di individuare una singola parola del cuore, da qui appunto l’affettivo presente nel titolo. L’edizione del 2019 si è aperta all’ultima generazione di scrittori del secondo decennio degli anni 2000 per arricchire questa collezione unica di parole più disparate, dalle più semplici al dialetto, dai neologismi a frasi intere per indicare concetti insostituibili.

"I Testamenti": sorprendente dalla prima all'ultima pagina

I testamenti
di Margaret Atwood
Ponte alle grazie, 10 settembre 2019

Traduzione di G. Calza

pp. 502
€ 18 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)



Salutato da tutto il mondo come un grande evento, da mezzanotte del 10 settembre è arrivato in libreria I Testamenti, il tanto atteso seguito de Il racconto dell'ancella. In questi giorni riviste e siti di tutto il mondo ci stanno raccontando i retroscena della scrittura di questo bestseller annunciato, sottolineando come la stesura sia stata discontinua, sia avvenuta in più luoghi, su sollecitazione di tante domande che i lettori hanno posto a Margaret Atwood sulle sorti di Offred, vista la fine aperta del Racconto dell'ancella
Ripartire da lì, come confessa anche l'autrice nella postfazione ai Testamenti e sul NY Times, sarebbe stato un suicidio: meglio piuttosto spostare il tempo dell'azione e il focus, per regalarci una storia ancor più ricca di penombre. Se nel primo romanzo ombra e luce sembravano distinguersi nettamente, in questo alcuni personaggi negativi in toto saranno in parte mostrati da nuove prospettive. Su tutti, la tanto famigerata antagonista, Zia Lydia: lei, che sembrava incarnare alla lettera l'educazione rigida e restrittiva di Gilead, ed esercitare la violenza col suo taser sulle Ancelle senza pietà, ha in realtà una sua storia complessa. La sua ambivalenza è ancor più manifesta vista la scelta di Margaret Atwood di attribuire proprio a lei il compito di raccontare la storia. Tre sono infatti le io-narranti, e la prima - nonché colei che tiene i fili di tutto (tanto per cambiare?!) - è proprio Zia Lydia, incaricata di raccontare gli ultimi anni di Gilead prima dell'inevitabile collasso della dittatura.
 

martedì 10 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - A lezione di libertà: opporsi al regime tra i banchi di scuola

Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti
di Massimo Castoldi
Donzelli, 2018

pp. 170 
€ 23,00 (cartaceo)
€ 15,99 (ebook)



Alla voce “Fascismo” dell'Enciclopedia Italiana del 1932, Giovanni Gentile definiva, insieme a Mussolini stesso, la dottrina del partito: "per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato". Se nell'ottica del totalitarismo l'individualità deve essere soppressa in favore di una totale adesione ai valori dello Stato, e lo Stato coincide con il fascismo, se ne evince immediatamente l'importanza politica della colonizzazione del pensiero, dell'imposizione di precisi modelli culturali, del controllo sulla formazione dei giovani. I bambini, i piccoli Balilla, sarebbero diventati i combattenti di domani, e dovevano quindi essere preparati a dovere, fuori e dentro le aule scolastiche: "le normative fasciste vedevano [...] nella scuola lo strumento primo di formazione del cittadino fascista, nazionalista e soldato, sprezzante della vita propria e altrui, con l'azzeramento di ogni forma di capacità critica, di sensibilità sociale, di sentimento di solidarietà umana" (pp. XIV-XV). Quella che veniva proposta era un'educazione guerriera, come recita una pubblicazione del 1935:
Non c'è [...] educazione veramente, vigorosamente nazionale, che non sia anche educazione guerriera. [...] La preparazione alla lotta armata è invero preparazione: 1) alla rinunzia più completa al proprio io particolare; [...] 2) alla rinunzia [...] anche alla propria personalità spirituale, mediante l'obbedienza pronta ed intera: poiché la lotta è azione e nulla v'ha di più dannoso e folle che discutere quando è il momento di agire". (p. XIII)

"La città è dei bianchi" di Thomas Mullen: un noir storico su una dolorosa pagina d'America

La città è dei bianchi
di Thomas Mullen
Rizzoli, 2019

Traduzione di Cristiano Peddis

pp. 480
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Non erano detective, ma semplici agenti di pattuglia. Non avevano auto di servizio a disposizione, col divieto assoluto di mettere piede nei quartieri dei bianchi. Il loro incarico consisteva nel mantenere l'ordine e arrestare chi avesse infrano le leggi in flagrante, ma non erano autorizzati a condurre indagini. Un giorno, era questa la speranza di ognuno, ci sarebbero state delle promozioni, ma quel momento non era ancora arrivato. E non sarebbe arrivato ancora per un bel pezzo. (p. 64-65)

Con la questione razziale, si può dirlo senza invocare facili schieramenti, l'America non è sempre riuscita a fare i conti. Almeno non dal punto di vista strettamente politico e sociale. E questo ha lasciato delle ferite che non si richiudono e che tutt'oggi vediamo ciclicamente riaprirsi con scontri, ingiustizie e con il rinvigorirsi dell'azione di movimenti a sostegno dei neri, come Black Lives Matter. A portare l'attenzione sui temi, a problematizzarli, a riscriverli alla luce del presente ci hanno sempre pensato, però, i narratori, i registi, gli artisti più in generale, che hanno raccolto storie rilevanti e le hanno raccontate come simbolo di una dialettica ancora in corso, testimonianza di un passato che va accettato e non accantonato, indagato e non semplificato.
Thomas Mullen conduce questa operazione nel suo noir storico, La città è dei bianchi, un thriller ambientato nel Sud segregazionista, il Sud che era stato di Faulkner, la terra dai forti accenti, dai campi infiniti e dalle città ferite.
Siamo nell'Atlanta del 1948, la Seconda guerra mondiale è appena terminata e la città sta conoscendo e conoscerà di lì a poco cambiamenti sociali strutturali: una grande espansione, la crescita significativa del numero di afroamericani provenienti dai sobborghi e dalle campagne e con essa la segregazione di interi quartieri neri e lo spostamento dei bianchi verso nuovi nuclei.
Che anno difficile, il 1948: è il momento di passaggio dalla fine di un conflitto lacerante a nuove lotte che si preparano, il movimento dei diritti civili di lì a poco sorgerà e ce n'è ancora di strada da fare prima che Maynard Jackson diventi il primo sindaco afroamericano della città (1974). 
Il noir di Mullen è ispirato a un fatto reale: in quell'anno per la prima volta a otto afroamericani viene concesso di arruolarsi nelle forze di polizia per pattugliare i quartieri neri della città.

lunedì 9 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «La scuola ha l’immenso compito di coltivare le parole, proporre libri e giornali che offrono pensiero e argomentazione»: intervista a Mariapia Veladiano

Parole di scuola
di Mariapia Veladiano
Guanda, 5 settembre 2019

pp.
€ 14 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

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PER COMPRARE IL LIBRO
Prima dell'inizio dell'anno scolastico è arrivata in libreria per Guanda una nuova edizione di Parole di scuola, in cui Mariapia Veladiano tratta dell'immediata necessità che abbiamo di ripristinare e alimentare un uso lessicale ricco. Avere meno parole equivale ad avere meno pensiero; davanti, invece, a una buona padronanza della nostra lingua, ci si può avvalere del potere delle parole, che è potentissimo. Una parola può addirittura trasformare la vita, come dimostra l'autrice. 
Mariapia Veladiano sceglie alcune parole che ha visto sfilare - talvolta con noncuranza - nella scuola, prima da insegnante e poi da preside. Un esempio? Meglio parlare di integrazione anziché di inclusione; abolire dalle classi la competizione o la meritocrazia, deleterie nel contesto scolastico e diffuse, invece, in quella scuola-azienda che tanto non piace all'autrice (e a gran parte degli insegnanti!). 
Nelle aule c'è tanto spazio per la timidezza e la paura, e non solo da parte dei ragazzi; questi sentimenti andrebbero invece sostituiti con la fiducia, parola ricorrente nel saggio di Veladiano e vero mattone che permette di costruire un rapporto solido tra insegnanti, allievi e famiglie. 
Al di là delle parole che esprimono a fondo l'idea di educazione al rispetto reciproco e portano avanti la lotta contro gli stereotipi, si incontrano anche parole legate alla scuola come edificio: le biblioteche, ad esempio, ricorrono nel libro (e anche nella nostra intervista), perché sono un luogo non solo reale, ma anche uno spazio della mente, dell'evasione, dove si può alimentare il gusto per la scoperta.
Vista l'estrema attualità del saggio e i tanti spunti da approfondire, nonché la sua esperienza come insegnante, preside e scrittrice, abbiamo pensato di intervistare Mariapia Veladiano. 

***

“La lingua povera e duale prepara la guerra, perché costringe a stare di qua o di là, un mondo in cui la radicalizzazione è la regola. È il mondo in guerra. Meno parole vuol dire meno pensiero. Slogan al posto dell’argomentare. Convinzione al posto di ascolto” leggiamo a pagina 22: come possiamo tornare a rendere interessante l’arricchimento lessicale per chi invece è convinto che 1000 lemmi bastino e avanzino per vivere? 
Serve l’esposizione alla buona lingua, ricca, che permetta di pensare e argomentare. Non ci sono scorciatoie. Non si sa dove cercarla oggi questa lingua generosa sul piano del lessico e della sintassi e piena di sfumature. Televisione, riviste, social esibiscono una povertà linguistica che si è affermata progressivamente come inevitabile. Se si legge solo quello che è breve e colpisce l’emotività o la curiosità, allora si deve trovare l’espressione che sorprende, l’affermazione più che l’argomentazione. Storicamente è spesso esistita una lingua comune accanto a una più come dire “alta”. La novità è che anche il luogo per eccellenza del confronto, che è la politica, spesso oggi si accomoda su questa lingua povera e assertiva. In questo momento la scuola è un luogo di resistenza linguistica (e anche etica e civile). Ha l’immenso compito di coltivare le parole, proporre libri e giornali che offrono pensiero e argomentazione. Per esposizione alla buona lingua si imparerà di nuovo a parlare e argomentare. 

“Tutto, tutto era perfettamente credibile. Tranne trovarsi lì a combattere”: l'amicizia ai tempi della Grande Guerra in "Pietro e Paolo" di Marcello Fois



Pietro e Paolo

di Marcello Fois
Einaudi, 2019

pp. 160
€ 17,50 (cartaceo)

«Aveva scoperto negli anni della latitanza con quanta semplicità si possa sparire dallo sguardo altrui. Aveva capito quanto conti la certezza del passo, la franchezza dello sguardo, per riuscire a essere completamente invisibili. L’umanità apprezza le eccezioni, si ricorda di quelle, ama le storie di chi le abita. E allora bisogna imparare a discostarsi dall’eccezione, portarsi in giro come se non si avesse assolutamente niente da temere, con lo sguardo schietto del giusto e il passo deciso, ma mai frettoloso, di chi non deve sfuggire a nessun inseguitore». (p. 33)
Chi di voi ripensa ancora con commozione e nostalgia alla splendida trilogia familiare dei Chironi, rimpiangendo di aver già concluso quelle pagine piene di storia, valori, frizioni tra passato e presente, può rasserenarsi: Pietro e Paolo, il nuovo romanzo di Marcello Fois, è un nuovo delicato capolavoro. Un capolavoro che non urla - non ne ha bisogno -, che annida nella storia della Grande Guerra sentimenti atavici. 
Ma andiamo con calma: nel paese di Lollove, minuscola frazione di Nuoro, un ventenne rientra dopo essere stato al fronte e aver disertato: «La fine del conflitto aveva seminato per il nord Italia migliaia di quelli che si chiamavano sbandati, che per Pietro significava un po’ banditi» (p. 102). È Pietro Carta, uno dei due protagonisti: quando torna, è ricco, ma della sua famiglia trova ben poco. L'onta della slealtà ha ridotto i Carta alla fame e ha ucciso il capofamiglia, Vindice: in paese, infatti, si dice che Pietro abbia abbandonato in prima linea il suo amico fraterno Paolo, pur avendo giurato di proteggerlo. Al lettore viene subito il dubbio che le cose non siano davvero andate così, o che perlomeno non siano tanto semplici da spiegare, ma non gli resta che seguire la narrazione, costruita da Fois come un countdown che porta dal capitolo sedici allo zero, ovvero dal rientro di Pietro alla resa dei conti finale con Paolo.

domenica 8 settembre 2019

«Succederà. Col tempo, coi miglioramenti... vi supereremo... vi sopravvivremo... pur volendovi bene»: gli umani artificiali di McEwan

Macchine come me. E persone come voi
di Ian McEwan
Einaudi, 3 settembre 2019

Traduzione di Susanna Basso

pp. 281
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Mi sarei annoiato anche di Adam? Difficile prevederlo, mentre si cerca di tenere a bada un attacco di rimorso consumistico. Certo, gli altri, l'intelligenza delle altre persone, dovevano continuare ad affascinarci. Ma dal momento che le creature artificiali erano diventate più simili a noi, poi come noi, e infine più di noi, non era pensabile che ce ne stancassimo. Dovevano per forza strabiliarci. Al limite deluderci, in modi che andavano al di là della nostra immaginazione. Non si poteva escludere la tragedia, ma la noia sì. (p. 7)
Immaginatevi un altro 1982, con la missione delle Falkland che incombe, molta tensione nel Regno Unito e la disoccupazione alle stelle. Prendete un ragazzo che non ha mai saputo tenersi un lavoro, Charlie, e che improvvisamente si ritrova con una cospicua eredità per la scomparsa della madre. Secondo voi in cosa potrebbe mai investire questo denaro? Charlie, da sempre appassionato di informatica e ottimista nei confronti dei progressi della robotica, decide di investire l'eredità nell'acquisto di uno dei dodici Adam esistenti al mondo (avrebbe voluto una Eve, ma erano già state vendute tutte e tredici). Si tratta di venticinque straordinari umani artificiali, dotati di enorme verosimiglianza e di una insolita capacità d'imparare sulla base dell'esperienza. Anche l'aspetto fisico, che li distingue l'uno dall'altro, è molto credibile e i movimenti vengono compiuti in modo fluido, senza scatti meccanici. C'è solo un vago sentore di olio bruciato che accompagna queste creature dalla pelle tiepida, dalla voce suadente e dai pensieri estremamente "umani". Pur non essendo giocattoli erotici, gli Adam e le Eve erano in grado di provare e dare piacere e anche i loro gusti sessuali sarebbero cresciuti con l'esperienza. In generale, questi automi erano dei veri e propri compagni di vita, in grado di tenere compagnia tanto quanto di svolgere lavori domestici o vere e proprie professioni. 

#Pillole d’autore – La generazione perduta di Remarque

Niente di nuovo sul fronte occidentale
di Erich Maria Remarque
Neri Pozza, 2016

pp. 207
€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

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PER COMPRARE IL LIBRO
In Niente di nuovo sul fronte occidentale (per una recensione più completa, si legga qui) si rappresenta il fallimento di una generazione e la condanna di un'altra. Da un lato gli adulti, quelli che avrebbero dovuto educare i giovani alla vita, orientarli verso l'avvenire, e invece li hanno spinti alla guerra, riempiendosi la bocca di retorica e parole vane, inneggiando a un eroismo che non ha alcun significato all’interno delle trincee; dall'altra le nuove leve, che con ingenuità si fidano di chi dovrebbe avere più esperienza, salvo poi essere bruscamente risvegliati dalla durezza della vita al fronte. La prima guerra mondiale avvia una nuova era, che distrugge ogni credenza passata, e con essa un intero sistema di valori. Se i più vecchi hanno qualcosa a cui tornare, una professione, una famiglia, qualcosa che li aiuterà a dimenticare, e i più giovani li seguiranno ignari e carichi di aspettative, Paul Baumer e i suoi camerati si ritroveranno perduti e vuoti.
Di Kantorek ve n’erano migliaia, convinti tutti di agire per il meglio nel modo che gli era più comodo. Ma qui appunto sta il loro fallimento. Dovevano essere per noi diciottenni tutori e guide all'età virile, condurci al mondo del lavoro, al dovere, alla cultura e al progresso; insomma, all’avvenire. Noi […] credevamo a ciò che ci dicevano. Al concetto dell’autorità di cui erano rivestiti, si univa nelle nostre menti un’idea di maggior saggezza, di più umano sapere. Ma il primo morto che vedemmo mandò in frantumi questa convinzione. Dovemmo riconoscere che la nostra età era più onesta della loro, che ci sorpassavano soltanto nelle frasi e nell'astuzia. Il primo fuoco tambureggiante ci rivelò il nostro errore, e fece crollare la concezione del mondo che ci avevano insegnato. Mentre loro continuavano a scrivere e a parlare, noi vedevamo gli ospedali e i moribondi; mentre esaltavano la grandezza del servire lo Stato, noi sapevamo già che il terrore della morte è più forte. Non per questo diventammo ribelli, disertori, vigliacchi – espressioni tutte che quelli maneggiavano con tanta facilità –, noi amavamo la patria quanto loro, e a ogni attacco avanzavamo con coraggio; ma ormai sapevamo distinguere, avevamo a un tratto imparato a guardare le cose in faccia. E vedevamo che del loro mondo non sopravviveva più nulla. Improvvisamente, spaventosamente, ci sentimmo soli, e da soli dovevamo sbrigarcela. (p. 15-16)

sabato 7 settembre 2019

Nel bosco degli "streghi" la verità cede il posto alla realtà di un'amicizia che cambia la vita

Per chi è la notte
di Aldo Simeone
Fazi Editore, 2019

pp. 284
€16,00 (cartaceo)
€5,99 (ebook)


Prima di iniziare a scrivere la recensione a Per chi è la notte di Aldo Simeone mi sono imbattuta in un articolo del blog di Stoner, il blog della casa editrice Fazi, in cui l’autore raccontava la genesi del romanzo. Senza svelarvi troppo, posso solo dire che un punto mi è sembrato illuminante, la chiave per decodificare i messaggi che il suo romanzo di esordio mi aveva comunicato, ma a cui non riuscivo a dare un’identità. Per lui esiste una netta differenza tra ciò che è vero e ciò che è reale, eppure quando si è bambini i due piani che caratterizzano la dimensione percettiva del mondo non sembrano distinguersi e si sfilacciano l’uno nell’altro. Qual è il momento della vita in cui decidiamo che queste due dimensioni sono distinte e una (la verità) ha la supremazia sull’altra (la realtà)?