sabato 21 settembre 2019

#CriticaLibera - Le persone normali di Sally Rooney

Parlarne tra amici
di Sally Rooney
Einaudi, 2018

Traduzione di Maurizia Balmelli

pp. 304
€ 20 (cartaceo edizione Supercoralli)
€ 12 (cartaceo, ed. tascabili)
9,99 (ebook)



Persone normali
di Sally Rooney
Einaudi, 2019

Traduzione di Maurizia Balmelli

pp. 248
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)





“Scrittrice dei Millennial”: è questa l’etichetta appiccicata addosso a Sally Rooney, la giovane autrice irlandese di cui tutti parlano da un anno a questa parte. Premi, riconoscimenti da parte della critica internazionale, un numero crescente di lettori affezionati, due romanzi pubblicati entrambi considerati casi editoriali. Sono tante le etichette (o gli hashtag), quindi, che possono definirla dall’esterno. Eppure proprio questa, la più ripresa, è quella che a mio avviso meno si addice alla scrittura di Rooney, perché Persone normali e Parlarne tra amici sono due romanzi per certi versi fuori dal tempo e dallo spazio, complessi, lontanissimi da quasi tutto ciò che distingue la generazione Millenial. Ad avvicinarla ai Millennial - oltre, ovviamente al dato anagrafico - è, casomai, quel senso di precarietà e insicurezza che contraddistingue i suoi personaggi e storie, le nevrosi e i timori con cui fa i conti questa generazione. E, cosa ben più importante delle etichette che vi si possano o meno attribuire, sono due opere notevoli, non prive di difetti è chiaro, ma così potenti per scrittura, tematiche affrontate e spunti, da insinuarsi sottopelle pagina dopo pagina e lasciare del tutto in secondo piano qualche debolezza narrativa. In entrambi i casi c’è molto di più di quello che all’apparenza potrebbe sembrare: Parlarne tra amici, il romanzo d’esordio, è qualcosa di più complesso del racconto della relazione fra una giovane donna e un uomo sposato, così come Persone normali è una storia d’amore e pregiudizi che si apre a numerosi altri spunti di riflessione e tematiche. I sentimenti, le relazioni e le connessioni fra esseri umani, sono sempre al centro della narrazione, prive di sentimentalismi: è nelle pieghe dell’animo, nelle zone grigie dei rapporti che la penna di Rooney indugia, nelle dinamiche di amore e potere che talvolta si creano in una coppia, negli squilibri, nelle distanze e incomprensioni.
Ciò che più di tutto trovo straordinario nella scrittura di Rooney è la capacità di rendere letterario l’ordinario, di saper raccontare con raffinato talento vite e storie all’apparenza banali, quotidiane, uomini e donne in cui riconosciamo le nostre debolezze, i dubbi, le aspettative, i desideri: l’universalità delle storie che trascendono il tempo e lo spazio, che parlano di sentimenti senza essere stucchevoli, che indagano anche le pieghe più nascoste dell’animo umano e umano è proprio il ritratto che ne scaturisce, inteso come imperfetto e assolutamente reale. I suoi protagonisti sono uomini e donne – soprattutto, donne – che si interrogano, fanno sbagli, cercano di diventare adulti uscendo più o meno interi dal caos che si portano dentro, famiglie quasi sempre disfunzionali e un ambiente universitario e sociale in cui è difficile trovare ed essere sé stessi. Sono storie di amore e paure, di desiderio e insicurezze, di solitudini e ricerca di sé, che colpiscono per la straordinaria maturità letteraria di una così giovane scrittrice, per «la sua sfrontatezza, la sua tendenza a penetrare le cose e poi a scardinarle» (p. 116, al pari di Bobbie, uno dei personaggi di Parlarne tra amici).

Marianne ha avuto la sensazione che la vita vera stesse accadendo da qualche parte molto lontano da lì, che stesse accadendo senza di lei, e non sapeva se avrebbe mai scoperto dove e se sarebbe mai riuscita a farne parte. (Persone normali, p. 12)
Rooney osserva i dettagli, racconta le pieghe e le ombre dell’animo umano, si insinua ben oltre la superficie e, quando crediamo che stia raccontando una storia – la relazione fra una giovane donna e un uomo sposato, la storia d’amore di due ragazzi frenati dai pregiudizi e dalle differenze –, ci costringe a guardare qualcosa di altro, ad andare oltre l’apparenza, della storia, dei personaggi. Non sono particolarmente simpatici alcuni di loro, a tratti risultano anzi anche un po’ fastidiosi, lasciatemelo dire, il difetto principale che ho riscontrato nell’uno e nell’altro romanzo è, appunto, una certa artificiosità in alcuni momenti nella costruzione del personaggio: come possono questi ventenni o poco più essere capaci di tanta complessità e capacità di introspezione? Eppure, nonostante questo, cedere al tacito accordo tra lettore e scrittore, la sospensione dell’incredulità, è abbastanza naturale, stregati da quella scrittura perfettamente misurata, secca, priva di ogni orpello inutile e lirismo

La scrittura stessa è un topos che ritorna in entrambi i romanzi: i libri, le parole, sono il mezzo per conoscersi, capirsi, avvicinarsi veramente. La parola salva, talvolta. È quasi sempre un rifugio per la propria solitudine, è meraviglia, possibilità di riscatto e consenso.
L’ambiente culturale, invece, è una realtà che i personaggi di Rooney giudicano duramente:
Era cultura intesa come manifestazione di classe, letteratura elevata a feticcio per la sua capacità di offrire agli eruditi finte esperienze emotive, così che in seguito potessero sentirsi superiori agli incolti delle cui esperienze emotive amavano leggere. […] alla fine i libri erano tutti commercializzati come status symbol, e chi più chi meno gli scrittori partecipavano a questa commercializzazione. Presumibilmente era così che l’industria faceva soldi. La letteratura, così come appariva in queste letture pubbliche, non aveva alcun potenziale come forma di resistenza o cose del genere. (Persone normali, p. 201)
Un mondo di privilegi e opportunità per pochi, elitario, dove le conoscenze pesano più del talento e delle capacità:
È così che si tramanda il privilegio, mi ha detto un giorno Philip in ufficio. I ricchi coglioni come noi accettano stage non pagati e trovano lavoro in questo modo. (Parlarne tra amici, p. 19)
L’ambiente culturale e artistico che Rooney tratteggia è il riflesso di quelle differenze di classe con cui i suoi protagonisti si confrontano da tutta la vita, al college (non uno qualunque, il Trinity College di Dublino) e nelle relazioni personali.
C’è sempre, nel racconto di Rooney, un noi e loro: ricchi e poveri, uomini e donne, popolari ed emarginati, vincenti e perdenti. E trovarsi, superare i pregiudizi, le differenze, le opinioni che abbiamo di noi stessi o quelle che ci vengono dagli altri, è la più grande difficoltà, l’ostacolo che si mette per esempio fra Connell e Marianne e li fa perdere, trovarsi, perdersi e di nuovo ritrovarsi, chissà se solo per un momento o per sempre. Bloccati dal giudizio degli altri o dall’idea che abbiamo di noi stessi, facciamo errori, umanissimi errori, con cui poi, però bisogna fare i conti. In quel mondo di privilegi, seppur falso e superficiale a tratti, i personaggi di Rooney vogliono almeno per un momento riuscire a entrare, esserne parte, essere, soprattutto, accettati. Perdersi, però, è così facile, rimanere incastrati al confine e non riconoscersi più, un rischio concreto:
Bobbie riusciva a essere al suo posto ovunque. Sebbene dicesse che odiava i ricchi, la sua famiglia era ricca e in lei la gente facoltosa riconosceva una pari. Nelle sue posizioni radicali vedeva una sorta di autolesionismo borghese, niente di troppo serio, e le parlava di ristoranti o di alberghi a Roma. In queste situazioni io mi sentivo fuori luogo, ignorante e piena di rancore, ma anche timorosa che mi scoprissero discretamente povera e comunista. Allo stesso modo, faticavo a conversare con la gente della stessa estrazione dei miei per paura che le mie vocali suonassero pretenziose o che il mio ampio cappotto di seconda mano mi facesse apparire ricca. (Parlarne tra amici, p. 86)
Forse è proprio questo il punto: trovare sé stessi e il proprio posto, accettare la propria identità, lasciarci amare. Accettarsi, la più grande difficoltà: Connell, Marianne, Frances, perfino Bobbie a tratti, tutti loro in qualche modo e in forma diversa avvertono il peso della solitudine, del sentirsi sbagliati, danneggiati perfino. E, talvolta, è negli occhi degli altri che ci scopriamo.

Rooney scava dentro il lettore, ci mette a nudo e lo fa attraverso una scrittura così precisa e misurata che sembra quasi annullare il confine fra testo e realtà. Soprattutto, non ha paura di sporcarsi le mani, una qualità che speriamo continui a sviluppare. Non sembra cercare a tutti costi l’approvazione del lettore, e di questo non posso che esserle grata, così come non giudica né giustifica i propri personaggi per farceli amare o comprendere. Ce li restituisce così, semplicemente: danneggiati, confusi, deboli e forti insieme, appassionati e distanti, quasi sempre outsiders in lotta contro la solitudine, un quotidiano in cui quasi niente di eccezionale accade e non si ragiona per assoluti. Dove si prendono decisioni e poi si cambia idea, dove ciò che ieri pensavamo di essere e volere oggi forse non vale più. Lì, nelle zone grigie, nelle parole che aprono mondi, in ciò che è solo accennato e tra le righe, ecco, proprio lì, c’è la vita immaginata da Rooney.


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«Era cultura intesa come manifestazione di classe, letteratura elevata a feticcio per la sua capacità di offrire agli eruditi finte esperienze emotive, così che in seguito potessero sentirsi superiori agli incolti delle cui esperienze emotive amavano leggere. [...] alla fine i libri erano tutti commercializzati come status symbol» Si continua a parlare moltissimo di Sally Rooney, la giovane scrittrice che con due romanzi ha già stregato critica e pubblico: in questo caso dietro alle chiacchiere e il consenso generale (ma poi, davvero tutte queste persone li hanno letti o sfoggiano i libri come uno status appunto?) c’è davvero un talento precoce e spiazzante. Anche la nostra @deboralambruschini è rimasta affascinata dalla prosa perfetta di Rooney, che in qualche modo le richiama Zadie Smith (scrittrice amatissima). Domani, sul sito, un po’ di considerazioni a riguardo! #SallyRooney #PersoneNormali #ParlarneTraAmici #einaudi #book #bookstagram #booklover #bookworm #bookoholic #bookaddict #bookblogger #quotes #bookquote #libri #libridaleggere #novel #NormalPeople #ConversationWithFriends #millennials
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