mercoledì 31 ottobre 2018

#SpecialeHALLOWEEN - Leggi e passa la paura!

Foto (e zucca) di ©GiuliaPretta

Buon Halloween, e anche questo anno abbiamo pensato di portare su CriticaLetteraria la festa più paurosa dell'anno. Come? Abbiamo estratto a sorte e 10 redattrici hanno raccontato le loro paure più grandi, seguite dai libri-antidoto per superarle (o, almeno, per affrontarle senza chiudere gli occhi!). 

Buona lettura e raccontateci le vostre paure e i libri-antidoto che preferite!
La Redazione

***
Barbara ha paura di perdere la libertà di espressione e di autodeterminazione

Perché: l'allontanarsi dei periodi storici più bui per l'intera umanità, il consolidato stato di benessere che viviamo, l'inasprirsi del dibattito politico a livello globale ci espongono nuovamente al rischio della guerra e della dittatura. Non è rinchiudendosi nel proprio perimetro di esistenza, costruendo muri culturali e disegnando nuovi confini umani che possiamo salvarci. Al contrario, questa è la strada sicura verso quel sonno della ragione che, grazie alla perpetua memoria artistica e storica, sappiamo generare mostri... reali.
Il rimedio: 1984 di George Orwell 
Niente è più terapeutico di una discesa negli inferi del nostro peggior incubo, con la compagnia fedele e rassicurante della letteratura. Solo attraverso la catarsi offerta dal romanzo distopico orwelliano, è possibile prendere nuovamente coscienza che la deriva totalitaristica non è soltanto una brutta fantasia irrazionale: è un pericolo reale, concreto, che non langue mai troppo lontano dalle nostre vite. Occorre comprenderlo e agire attivamente per evitare, ogni giorno, ogni piccolo passo verso la perdita della libertà.

martedì 30 ottobre 2018

"Feel Free": identità, famiglia, razza, cambiamento. I pensieri in libertà di Zadie Smith.

Feel Free
di Zadie Smith
Edizioni Sur, 2018

Traduzione di Martina Testa

pp. 360
€ 19 (cartaceo)


Libertà: è il termine che identifica perfettamente questa raccolta di saggi di Zadie Smith, tra le voci più interessanti della narrativa inglese contemporanea, amata da pubblico e critica a partire dal suo celebre romanzo d’esordio, Denti bianchi. Libertà di pensiero, di espressione, di stile, di ricerca. E Feel Free, infatti, è il titolo scelto per quella che è una collezione di pensieri, aneddoti, ricordi, punti di vista, scritti tra il 2010 e il 2017, in cui Smith riflette su tematiche che vanno dalla letteratura alla politica, dall’arte al concetto di identità e razza. Mettendo da parte ogni presunzione accademica, Feel Free restituisce al lettore la spontaneità e il punto di vista assolutamente soggettivo di Smith. È proprio questa, a mio parere, la forza e a tratti la debolezza della raccolta: intriga il lettore per la capacità di costruire ragionamenti complessi a partire da semplici aneddoti o questioni che solo all’apparenza sembrano marginali, per gli accostamenti azzardati, per il tono intimo e accorato con cui Smith compone questi scritti, che si pongono come una sorta di viaggio nella mente e nell’anima dell’autrice, pensieri che sembrano fluire liberi e immediati, senza alcuna pretesa di indottrinamento. Ma, allo stesso tempo, quello che si avverte è anche la mancanza di un fil rouge che leghi questi testi, non tutti all’altezza di quanto siamo abituati a veder uscire dalla penna di Smith e il generale understatement con cui sono presentati sembra legare un po’ la scrittura e il discorso, tenerlo a freno, quando proprio a partire dal presupposto che si tratti di pensieri liberi e personali ci si sarebbe aspettati un grado maggiore di audacia, da un’autrice che da sempre dimostra di non tirarsi indietro, di saper osare, in termini linguistici e tematici.

"Il sogno della macchina da cucire": Bianca Pitzorno, ancora una volta, ha stoffa da vendere!

Il sogno della macchina da cucire
di Bianca Pitzorno
Bompiani, 2018

pp. 240
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Delizioso. Dolce ma non stucchevole, drammaticamente realistico eppure con echi sognanti. È così il nuovo romanzo di Bianca Pitzorno, Il sogno della macchina da cucire, uscito da meno di un mese per Bompiani. Il tessuto di un tempo, ricamato di aneddoti e ricordi della nonna della scrittrice, viene orlato dalla maestria di un'autrice che ha fatto della chiarezza e della forza del messaggio suoi marchi di riconoscimento. 
L'obiettivo del romanzo scaturisce fin dalle prime pagine: non dimenticare la figura delle "sartine a giornata", che andavano di casa in casa per rivoltare cappotti, allungare grembiuli di scuola, rinnovare guardaroba con la sola arma della propria bravura. E della macchina da cucire a manovella, per le più fortunate. 

lunedì 29 ottobre 2018

"Schizzi" di incontri tra amarezza e speranza: la raccolta di racconti di Maria Giovanna Augugliaro

Schizzi
di Maria Giovanna Augugliaro
Prova d'Autore, 2018

pp. 122
€ 10,00 


Verità, amori rubati, memoria e speranza: quattro parole scandiscono la raccolta di racconti di Maria Giovanna Augugliaro, avvocato catanese già autrice di L'ANAGRAMMA DELLA VITA - Racconti di un venerdì, sempre per l'editore Prova d'Autore. 
Sono le categorie di divisione interna del volume, ma sono anche quattro micro mondi che si toccano, inscrivendosi l'uno nell'altro a formare una narrazione di episodi contigui e continui.
Ho deciso di raccontare Schizzi provando a sistematizzare queste categorie perché penso sia una possibile via di ingresso al volume e al mondo dell'autrice. 

Verità
Nel primo gruppo di racconti ritroviamo tre dinamiche uomo-donna che rappresentano tre ideali fasi della vita. Silence e Mot, due allegoriche ombre, si ritrovano su un lungomare deserto e il vento li costringe a incontrarsi (l'incontro fuggevole).
Riccardo e Anna giocano, senza saperlo, una partita decisiva (l'amore come tensione ed enigma). 
Pietro e Olivia vivono un matrimonio stanco, di quelli capaci di disintegrare, che non sappiamo se avrà ancora un futuro (l'amore come strada da costruire sul rispetto).
In questi schizzi vince chi guarda dentro se stesso fino a scoprire la verità, chi ha il coraggio di vedere cosa si cela dietro la stanchezza o dietro le cose che non abbiamo il coraggio di ammettere. 
È una vittoria che fa soffrire, ma è un'onesta tensione verso noi stessi.

Ritratto del Terrore su tela: "Gli Undici" di Pierre Michon

Gli Undici
di Pierre Michon
Adelphi, 2018

Traduzione di Giuseppe Girimonti Greco

pp. 134
€16

"Sei capace di dipingere dèi ed eroi, cittadino pittore? Un'assemblea di eroi è quella che ti chiediamo. Dipingili come dèi o come mostri, o anche come uomini, se te ne viene l'estro. Dipingi Il Grande Comitato dell'anno II. Il Comitato di salute pubblica. Fanne quello che vuoi: santi, tiranni, briganti, principi. Ma mettili tutti insieme, in una bella riunione di famiglia, come fratelli".
Basta questa frase, estrapolata grosso modo a metà del libro, per capire come Gli Undici di Pierre Michon, uscito per Adelphi nella misurata traduzione di Giuseppe Girimonti Greco, sia un libro pazzesco, di profonda qualità e dall'argomento, specie nella letteratura contemporanea, raro, ovvero l'ekphrasis.
Già, perché il presupposto narrativo da cui muove Michon (per altro non nuovo a questo gusto) è abbastanza labile e sottile. Ovvero un momento ben preciso e isolato della Storia (ovviamente rielaborata e arrangiata ad hoc): le poche ore durante le quali viene affidato dai sanculotti l'incarico affidato al pittore Corentin, allievo del Tiepolo, di ritrarre, tutti insieme, gli undici membri del Comitato di salute pubblico, l'organo principe del cosiddetto Terrore. Siamo nella gelida notte del 5 gennaio 1794, ovvero nel pieno della Rivoluzione francese.

domenica 28 ottobre 2018

Tu a quale lettore tipo appartieni?


Lettori – Variazioni sul tipo
di Giovanni Previdi e Alessandro SannaGallucci, dicembre 2015pp. 6410,00 (cartaceo)
Il lettore insonneGracchia la cornacchia, cigola l'altalena, si frantuma una bottiglia, gemono gli amanti, tuona il cielo, sbatte una persiana, l'aria dice pioggia, un uomo pesta un rospo, vola un sacchetto, un topo attraversa la strada.Mentre fuori si fa il nuovo giorno, il lettore notturno dimentica di dormire, perso in una vecchia storia.
Sono trenta i profili descritti da Giovanni Previdi e disegnati da Alessandro Sanna. Sono i profili di lettori tipo e come si può facilmente intuire anche dalla copertina e dalla sinossi, sono uno più audace, provocatore e sarcastico dell'altro.

sabato 27 ottobre 2018

#CriticARTe - Chi cerca trova... Banksy: un florilegio del genio della street art

Cercasi Banksy disperatamente
traduzione di Daniela Magnoni
L’ippocampo, 2018

pp. 144
€ 12,00



Cercare Banksy e non trovarlo, magari perché il suo lavoro è stato rimosso o danneggiato. Non cercare Banksy e trovarlo, magari perché si ha le ventura di passare proprio di fronte al muro che l’artista ha appena prescelto per l’ultima delle sue provocazioni urbane. In entrambi i casi, disperarsi un po’: per la delusione di un incontro atteso e mancato, oppure per la solita brusca maniera con cui, senza chiedere il permesso a nessuno, il maestro della street art ha messo il dito nell’ennesima e dolorosissima piaga sociale, economica o politica, ricordandoci che il mondo in cui viviamo non è davvero un granché. Ammirate Banksy fin dagli esordi e sareste disposti a organizzare un pellegrinaggio intorno al mondo per ammirare i suoi lavori dal vivo? Non avevate idea di chi diavolo fosse (tranquilli: non lo sa nessuno) e il suo nome vi è divenuto familiare solo quando la sua Girl and Balloon si è autodistrutta poco dopo la vendita all’ultima asta di Sotheby’s? Fa lo stesso: la piccola guida Cercasi Banksy disperatamente appena pubblicata da L’ippocampo nella sua versione italiana potrebbe fare comunque al caso vostro.

Il fumetto come non lo avete mai "capito, fatto e reinventato": tre saggi (in uno!) di Scott McCloud sulla nona arte

Capire, fare e reinventare il fumetto
Testi e disegni di Scott McCloud
Traduzione di Leonardo Favia
Bao Publishing, 2018

pp. 750
€ 29,00



E così leggi solo fumetti? E così non hai mai letto un fumetto? E così vuoi fare il fumettista? Non importa a quali di queste domande abbiate risposto in modo affermativo, e nemmeno quali siano le vostre preferenze o i vostri sogni nel cassetto: Capire, fare e reinventare il fumetto di Scott McCloud dovrebbe trovare a prescindere un posto d’onore nella vostra libreria. Ovvio che starebbe benissimo in compagnia dei suoi simili, e dunque sullo scaffale degli albi illustrati, ma non cercate scuse: se non ne avete in casa nemmeno uno, potete sistemarlo provvisoriamente di fianco ai vostri dizionari (adesso capirete perché, e comunque quelli non mancano mai, no?). E se poi, ancora meglio, vi sentite fiduciosi, cominciate a fissare al muro qualche nuova mensola, perché questo volumone di 750 pagine appena pubblicato da Bao darà il via con ogni probabilità a una nuova passione bibliofila.

venerdì 26 ottobre 2018

La "summa" della poetica gucciniana in 43 canzoni e altrettante poesie


Canzoni
di Francesco Guccini, Gabriella Fenocchio
Bompiani, 2018

pp. 532
€ 20


Riassumere cinquant’anni di carriera musicale in 43 canzoni: è questa l’impresa di cui Gabriella Fenocchio, docente di lettere in un liceo bolognese (e in quale altra città, dopo tutto, se non Bologna poteva insegnare?), si fa carico. Trattare cioè le canzoni di Francesco Guccini come poesie, o meglio: trattare la discografia di Francesco Guccini come un unico corpus poetico, innalzandolo allo stesso livello di poeti come Guido Gozzano ed Eugenio Montale, autori a cui il cantautore emiliano ha gettato costantemente un occhio durante tutto il suo percorso.
Che sia un compito complesso, e non solo difficile, lo possiamo comprendere da almeno tre fattori.
In primis il fatto che, a differenza della poesia in cui le parole sono solo scritte, nelle canzoni la musica – il ritmo, la melodia – è indissolubilmente intrecciata con le parole: il rischio infatti è quello di trasformare l’esegesi «in qualcosa di simile a “una galleria di cornici senza quadro, una collezione di portaprofumi di cui sia svaporata l’essenza”» (l’evocativa immagine a cui la Fenocchio fa riferimento è di Giovanna Gronda, co-curatrice di un Meridiano sui libretti d’opera di autori italiani dal Sei- al Novecento).

Del corpo e del veleno: "A perdifiato" tra le pagine di Covacich


A perdifiato
di Mauro Covacich
La nave di Teseo, 2018

pp. 392 
€ 13,50 (cartaceo)




Sono tanti, quindici anni, per un libro che non è (o non è ancora) un classico. È forse coraggiosa la scelta di ristamparlo all'apice della carriera, quando il pubblico si aspetta qualcosa di nuovo. Ci si chiede se il testo continui a parlare, ed eventualmente cosa dica, se ci sia chi lo voglia ascoltare ancora – così com'è, non più giovane. Tutti i dubbi vengono spazzati via da A perdifiato, che dissolve le resistenze con la forza di una voce, di una parola, che ha attraversato indenne il tempo, che porta con sé un messaggio senza età. Meno cerebrale degli altri libri del Ciclo delle stelle, che aspettiamo a breve – sempre riediti da La Nave di Teseo –, questo romanzo di Mauro Covacich contiene già in sé tutti quei nodi tematici e problematici che daranno spessore anche alle opere successive, che le renderanno complesse, violente, irrinunciabili. 
Protagonista dell’opera è Dario Rensich, un maratoneta diventato famoso non già per aver vinto, ma per essere arrivato sesto alla Maratona di New York, primo dopo cinque africani “con le ali ai piedi”. All’inizio del libro lo troviamo in una fase discendente di carriera: è passato molto dall’ultimo successo professionale e la Federazione, che lo ha mantenuto nel frattempo, adesso gli sottopone il conto. Per questo l’uomo viene mandato per sei mesi a Szeged, in Ungheria, per allenare la squadra giovanile di atletica.

giovedì 25 ottobre 2018

Marías, Berta Isla e lo sconosciuto che ci dorme accanto

Berta Isla
di Javier Marías
Einaudi, 2018


pp. 488
€ 22 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Berta Isla è un romanzo senza tempo e senza spazio, pur essendo la vicenda ben inquadrata in un periodo storico e in due città europee, con uno sfondo storico non indifferente (la Guerra Fredda, le Faulkland, l’Ulster e l’Ira). Ma il tempo, per gli scrittori come Marías, è un continuum, un vortice che apre spiragli per gettarci dentro gli insondabili interrogativi dell’uomo sulla vita, sulla morte e sull’amore, in ogni sua forma. Anche le forme di amore più addomesticate, come quelle legate al contratto matrimoniale, possono nascondere abissi, anche le certezze possono procurarci dubbi, anche chi pensa di sapere o capire, alla fine si troverà suo malgrado all’oscuro della vicenda, ma lacerato da dubbi e interrogativi.
Perché in questo, come in molti dei suoi romanzi, Marías, pone a se stesso e al lettore degli interrogativi su quelle che sono le sue paure, e lo fa con delle parabole esistenziali, che partono da una lunga sequenza narrativa, come in un film, che ci prende fino a intrappolarci, per portarci infine alla questione fondamentale, al nucleo della vicenda, e di nuovo sfiorarla senza centrarla, per poi ricondurci a ritroso negli eventi, da un altro punto di vista. 

La malattia della cura: "I bambini di Asperger" di Edith Sheffer


I bambini di Asperger
di Edith Sheffer
Traduzione di Anita Taroni e Stefano Travagli
Marsilio, 2018

pp. 277
€ 18 (cartaceo)


Come scoprire un velo sul vero orrore. Questa è l'esatta sensazione che si prova nel momento in cui si termina di leggere l'ultima pagina de I bambini di Asperger di Edith Sheffer, pubblicato in Italia da Marsilio. Orrore, abbiamo detto a giusta ragione. Infatti, almeno alle nostre latitudini, al nome di Asperger viene associata, quasi con un movimento da cane di Pavlov, la parola sindrome, indicando giustappunto l'omonima patologia psichica. E invece no, c'è tutta una storia, dell'orrore per l'appunto, dietro. Una storia che Sheffer, senza lesinare i dettagli ma non indugiando mai nel pulp o nel sensazionalistico a tutti i costi, descrive con attenzione e cura, usufruendo documentazione e abilità. Asperger infatti era un medico dell'Austria degli anni Trenta diventato, a tutti gli effetti, dopo l'annessione del suo Paese al Terzo Reich, il numero uno della Psichiatria infantile e responsabile di innumerevoli delitti e uccisioni dei suoi pazienti ospitati, o per meglio dire, rinchiusi, nello Spiegelgrund, la clinica degli orrori poco fuori Vienna.

mercoledì 24 ottobre 2018

#LAllieva - «Farò da me. Ormai mi sento pronta»: Alice Allevi alle prese con un caso tutto suo

Il ladro gentiluomo
di Alessia Gazzola
Longanesi, ottobre 2018

pp. 304
€ 18,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Cari lettori affezionati alle indagini de L'Allieva, avreste mai pensato di avere davanti a voi un'Alice Allevi stakanovista, che rinuncia a una borsa griffata, fa irruzione nell'ufficio della prof. Boschi pretendendo di essere ascoltata e mette in dubbio il suo desiderio di stare con il bel Claudio Conforti? Chi non ha letto i sette romanzi precedenti non può capire lo shock dei lettori che hanno seguito Alice dai primi passi nella medicina legale: la ragazza che un tempo vomitava davanti a un'autopsia, adesso è un medico legale, in grado di cavarsela da sola. Certo, con i soliti pasticci - Alice è pur sempre Alice, non temete! -, ma anche con una sicurezza nuova. 
In Arabesque avevamo lasciato Alice alle prese con uno dei suoi tanti colpi di testa: chiedere alla temibilissima Boschi di andare a finire il suo dottorato da qualche altra parte, via da Roma. L'obiettivo, come di certo ricordate, era mettere in stand-by per un po' le sue questioni di cuore e l'ennesima delusione per-chi-sapete. Poco importa che poi Alice ci abbia ripensato; la prof non perdona: e poteva forse mandare Alice in un posto ameno? Ovviamente no. Ecco dunque che nelle prime pagine del nuovo Il ladro gentiluomo Alice fa le valigie e parte per il freddo della cosiddetta "Regione Siberia", un'area isolata dove si trova un istituto di medicina legale, nelle freddissime vallate di Domodossola. Per Alice, abituata ormai alla vita frenetica di Roma e al clima mite, si tratta di un vero e proprio esilio. E proprio quando la sua relazione con Claudio sembrava avere preso la strada giusta!

Donne spezzate, donne rimesse assieme: "I giorni dell'abbandono" di Elena Ferrante

I giorni dell’abbandono
di Elena Ferrante
edizioni e/o, 2011

pp. 213
€ 9,90 (cartaceo)


È passato ormai diverso tempo, ma ce lo ricordiamo bene, I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, anche se precede di molto il successo de L’amica geniale. Pubblicato nel 2002, dopo dieci anni di silenzio rispetto all’esordio letterario con L’amore molesto, questo romanzo durissimo è stato finalista al premio Viareggio, e Roberto Faenza ne ha tratto un film con Margherita Buy nei panni di Olga, Luca Zingaretti in quelli di Mario, e Goran Bregović nei panni del vicino musicista (non più Aldo, ma Daniel). Come sempre, però, il lungometraggio non è all’altezza della parola scritta, che si incide – profondamente, impietosamente – nell’anima del lettore – o ancor più della lettrice, che si sente chiamata in causa, sfiorata in punti nevralgici e dolenti di cui ignorava la sensibilità.
Avvalendosi di una struttura circolare facilmente individuabile, il testo si apre con l’irruzione di una dichiarazione d’abbandono nello scenario di un’apparente serenità familiare: una coppia sposata da quindici anni e con due figli, che conduce un’esistenza ordinaria, in cui il sentimento prevalente è la quiete, che viene ripetutamente citata fin dalle prime pagine.

martedì 23 ottobre 2018

«Difettavo anch'io del dono di saper vivere?»: contro qualsiasi apologia di sé stesso

Il dono di saper vivere
di Tommaso Pincio
Einaudi, 23 ottobre 2018

pp. 200
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Scopo dell'arte è vampirizzare il mondo. Gli artisti sono il suo esercito di succhia sangue e sognano tutti l'inestinzione. Prendiamo te, per esempio. Hai terminato da poco l'accademia e sogni di fare l'artista, probabilmente il pittore, eppure eccoti qua, giri per Roma, ti rovini le scarpe nella disperata illusione di convincere qualche segretaria a comprare un'inutile macchina da ufficio. (p. 53)
Chiuso tra gli stretti e "odiati muri" del carcere, un uomo si trova a riflettere sulla propria vita, sul dono di saper vivere e sul libro dedicato a Caravaggio che non ha mai davvero scritto, pur sostenendo che «Caravaggio si vende sempre, è la mania del tempo» (p. 98). In un ambiente asfittico dove l'unico interlocutore è qualche volta il proprio - disprezzato - avvocato, l'unico che non lo ha abbandonato, il protagonista ripercorre scorci della propria vita, costellata di illusioni drammaticamente sconvolte dal reale e convertite in frustrazioni. Lui, che sognava un futuro da artista, si ritrova in breve tempo a vendere telefax (oggetti di cui aveva ignorato l'esistenza fino a poco prima) senza avere alcuna capacità di vendere. E lui accetta, non per capacità di adattamento, ma per prematura rassegnazione. Un giorno, per caso, incappa in una galleria d'arte dove il direttore e la segretaria si mostrano interessati all'oggetto e, a sorpresa, gli viene offerto un lavoro: che sia l'inizio di una svolta? Ma come può trasformarsi in venditore d'arte un uomo che fatica a mistificare il reale, a ingigantire i pregi e a entrare pienamente nel gioco di contrattazioni richiesto dal mercato? 
È un romanzo pieno di bivi, questo Il dono di saper vivere, tra segni che il protagonista prova a interpretare e che talvolta rifiuta con sprezzo della superstizione umana, ma in cui poi incappa ancora e ancora. D'altra parte,
il tempo non è che l'eterno perpetuarsi di un bivio; unite gli attimi di cui è composta la vita di una persona e avrete la forma del suo destino, una specie di filo che varierà da individuo a individuo, secondo le infinite possibilità dell'esistere, ma che manterrà l'aspetto di un filo spinato, là dove per spine devono intendersi le deviazioni non prese, le possibilità abortite, ciò che poteva essere e non è stato. (pp. 39-40)

La vita in un lancio di dado: "Il giro dell'oca" di Erri De Luca

Il giro dell’oca
di Erri De Luca
Feltrinelli, 2018

pp. 122   
€ 13,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Come un monologo intensissimo si apre il nuovo scritto di Erri De Luca. Il destinatario della parola è il figlio che lui non ha mai avuto, un figlio che una madre ha abortito e che lui ora immagina davanti a sé, già adulto, saltati di colpo gli scivoloni e i balbettii dell'infanzia. Un figlio nato da un sogno, ispirato a una storia affine: quella di un falegname che si è creato un figlio di legno. Lui allora se lo fa con la parola che però, nello stile denso e magmatico dell'autore, finisce per risultare altrettanto materica. Il padre che parla è stato a sua volta figlio, ma nella mancata procreazione ha interrotto una ciclicità, una catena dalle scadenze rigidamente prestabilite. È anche un ladro di tempo, uno che il tempo lo ha consumato invece di esserne consumato a sua volta. 
Sono di epoca antica, piango per un lutto, una salvezza, il ricordo di chi avvisto in sogno. Sono diverse le lacrime tra loro, leggere, accalorate, liete, gravi, inutili. I miei occhi antichi si svegliano prima di giorno, avviano il primo caffè che è ancora notte. Sto parlando da solo? Sto inventando la tua compagnia? L'invento così forte che la realtà non la può pareggiare. La tua presenza basta qui e stasera a fare la mia paternità. (p. 13)

lunedì 22 ottobre 2018

La ragazza con un libro in mano: "L'idiota" di Elif Batuman

L'idiota
di Elif Batuman
Einaudi, 2018

Titolo originale: The Idiot
Traduzione di Martina Testa

pp. 415
€ 21,00 (cartaceo)
€ 10,99 (formato Kindle)


Termino il libro e sul risvolto di copertina leggo: «L'idiota è stato inserito in praticamente tutte le liste dei libri migliori dell'anno, oltre a essere stato finalista al Pulitzer, al Women's Prize for Fiction e ad altri premi».
Accidenti... ma allora io non ho capito proprio niente.
Come mai ho impiegato quasi un mese a finirlo? Perché durante la lettura mi annoiavo? (nonostante sempre la quarta di copertina mi avesse promesso che «è il libro più divertente che potrete leggere quest'anno»). Urge riflettere. Non vorrei passare, io, per l'idiota della situazione. Per giunta, ho scorso velocemente su Internet qualche altro parere di recensori e ho trovato grandi entusiasmi. E io? Perché no?
Mumble, mumble...
Ok, parto dall'inizio. La trama, in sé, è molto semplice: Selin è una ragazza di 18 anni, turco-americana, matricola di Harvard. Siamo nel 1995 e il libro, diviso nelle quattro stagioni, racconta l'esperienza di Selin durante questo fondamentale anno. L'approccio con il mondo universitario, i professori, le lezioni, le compagne di casa, le amiche, simpatiche e scombiccherate (Svetlana su tutte), i primi computer, gli albori di Internet, i primi cellulari, che servivano allora effettivamente per telefonare. Un po' il mio mondo, peraltro, visto che ho frequentato  negli stessi anni l'università (non ad Harvard ok, ma a Pavia, però per me, allora, assolutamente sovrapponibili). Sicché il romanzo aveva tutte le premesse per piacermi.

L'eterno ritorno del "Popolo dell'autunno" di Ray Bradbury

Il popolo dell'autunno 
di Ray Bradbury
Oscar Mondadori, 2002

Traduzione di Riccardo Alessi

pp. 278
€ 10,00 (cartaceo)


Ma in un anno strano buio lungo e assurdo, la vigilia di Ognissanti venne in anticipo. Un anno la vigilia di Ognissanti venne il 24 ottobre, tre ore dopo mezzanotte.
Nella sonnacchiosa cittadina americana di Green Town, Illinois, arriva il "Grande Spettacolo Pandemonio di Mr Dark e Mr Cooger", in una nube di liquirizia e zucchero filato. Il circo annovera le più incredibili attrazioni: l'Uomo Elettrico, la Galleria degli Specchi, la Giostra, la Strega della Polvere, il Nano... nessuno di loro è però un normale circense o un tradizionale divertimento. Ciascuna delle attrazioni nasconde un trucco demoniaco: può farti ottenere quello che desideri nel profondo, ma non nel modo in cui lo vorresti e, certamente, non senza chiedere niente in cambio. A contrapporsi alle forze del male ci sono due ragazzini, William Halloway e James Nightshade, l'uno lo specchio inverso dell'altro, l'uno luce e altro ombra, che nel loro percorso di crescita devono affrontare questo "popolo dell'autunno" che si nutre dei desideri più oscuri e dei dolori più profondi dell'umanità. E proprio per questo non possono mai essere sconfitti.
Da dove vengono? Dalla polvere. Dove vanno? Verso la tomba. È sangue che scorre nelle loro vene? No: è il vento della notte. Che cosa pulsa nella loro testa? Il verme. Che cosa parla attraverso le loro bocche? Il rospo. Che cosa guarda attraverso i loro occhi? Il serpente. Che cosa ode attraverso le loro orecchie? L’abisso tra le stelle. Scatenano il temporale umano per le anime, divorano la carne della ragione, riempiono le tombe dei peccatori.

domenica 21 ottobre 2018

«Non potrete più dire: Non ho più niente da mettermi» - il vademecum fashion di Ines de la Fressange

Come mi vesto oggi? - Il look book della Parigina.
di Ines de la Fressange e Sophie Gachet
traduzione di Vera Verdiani
L'Ippocampo, 2016

pp. 160
€ 25,00 (cartaceo)



Cara lettrice, già ti vedo, di fronte all'armadio: le mani sui fianchi, l'espressione pensosa e gli occhi che vagano da una gruccia all'altra, cercando di combinare colori, fogge, tessuti e trame. Ogni mattina la stessa storia: come riuscire a districarsi tra le mille possibilità che offre il tuo armadio? Spesso è la consuetudine a prendere il sopravvento, facendoti scegliere i soliti capi e facendoteli accoppiare nello stesso modo, così da andare sul sicuro.
Non potrete più dire: «Non ho più niente da mettermi»
E se esistesse una guida, un vademecum, che ti dia i giusti consigli per abbinare i capi che giacciono nei cassetti (sì, anche i vestiti più stravaganti, quelli che se ne stanno lì, piegati nell'angolo più remoto, comprati a causa un colpo di testa improvviso, non sai nemmeno tu bene il perché), magari suggerendoti degli outfit anche per delle occasioni specifiche? Ah sì, correresti subito a comprarlo? Perché se nella moda l'originalità, godendosi anche il gioco degli abbinamenti, è tutto, qualche consiglio – magari da reinterpretare a proprio piacimento – è sempre ben accetto.
D'altronde, sono le stesse autrici a indirizzare le nostre scelte in tal senso:
I look che vi presentiamo sono stati realizzati con un guardaroba più che semplice. Naturalmente nessuno vi obbliga a fare il copia-incolla: nella moda, come in cucina, si ha diritto di modificare la ricetta.

#Pillole di buone maniere: "Galateo" di Giovanni Della Casa

Galateo
di Giovanni Della Casa
Flower-ed, Bon Ton, 2018

pp. 100
€ 4,99 (ebook)
€ 13,00 (cartaceo)


[288] Non si dèe adunque l'uomo contentare di fare le cose buone, ma dèe studiare di farle anco leggiadre: e non è altro leggiadria che una cotale quasi luce che risplende dalla convenevolezza delle cose che sono ben composte e ben divisate l'una con l'altra e tutte insieme, senza la qual misura etiandio il bene non è bello e la bellezza non è piacevole.
Non fare rumore mentre mangi; non sbadigliare quando qualcuno ti parla; non ridere troppo forte; non interrompere chi sta parlando. Sono raccomandazioni e precetti che ci sentiamo ripetere fin dall'infanzia, così connaturati in noi da essere automatici. O almeno, si spera che lo siano. Rientrano tutti sotto la codifica di "buone maniere" altrimenti detto "galateo". Il termine è mutuato da un trattato scritto da Giovanni Della Casa a metà del Cinquecento con il titolo di Galateo overo de' costumi. Recentemente ripubblicato a cura della casa editrice Flower-ed, è il titolo capofila della nuova collana Bon ton, dedicata alle buone maniere e ai comportamenti adatti in ogni occasione.

sabato 20 ottobre 2018

#IlSalotto - «A volte una bella prosa ti consola quando la vita fa schifo»: intervista a Luca Bianchini

Foto di ©Luca Triesce, 2018
Da pochi giorni è arrivato in libreria il nuovo romanzo di Luca Bianchini, So che un giorno tornerai (Mondadori), e l'ho recensito qui: una storia d'amore intrecciata a un romanzo famigliare che parla delle nostre passioni e delle nostre mancanze, di rimpianti e rimorsi, della difficoltà di diventare genitori ed esserlo appieno. Nella Trieste degli anni Sessanta, una madre giovanissima si trova a fare i conti con la propria figlia indesiderata e con l'abbandono del suo amante: accettare la maternità e rinunciare all'amore, o ricominciare daccapo, a costo di abbandonare la figlioletta Emma? Nessuna strada è per sempre, ma ogni percorso richiede dedizione e il coraggio di non voltarsi indietro e scommettere sul futuro... 
Ancora commossa dalle pagine di questo nuovo romanzo, in grado di divertire e turbare al tempo stesso, ma sempre con piacevolezza, ho pensato di fare qualche domanda a Luca Bianchini.

Raccontare il rifiuto della maternità non è mai semplice, specialmente in un paese come l’Italia, dove la figura materna viene subito associata alla protezione e a un abbraccio accogliente. Come è nato il tuo desiderio di creare una protagonista come Angela? 
Dalla realtà, perché questa storia è ispirata alla verità, e a raccontarmela è stata proprio la figlia «abbandonata» o meglio lasciata in custodia ai nonni e agli zii. Mi sono chiesto: cosa succede nella testa di una ragazza che compie un gesto simile? Un uomo che ti lascia può provocare una cosa simile? Così ho cercato di immaginarla… senza né giudicarla né demolirla. Semplicemente ho provato a entrare nella sua testa e nel suo cuore. 

Anche la paternità in questo romanzo viene messa in discussione: il padre naturale di Emma, Pasquale, fugge prima della nascita della figlia, solo perché lei è femmina; il possibile padre adottivo, Ferruccio, è più volte restio a legare con la ragazza. Qual è il tuo ideale di padre? 
Il padre per me è un albero: rassicurante, fermo, presente, che ti mette al riparo, che ti regala un fiore. Un padre non deve fare troppo, per me. Deve restare lì come un albero: sapere che se hai bisogno c’è. Purtroppo sono pochi i padri alberi… spesso sono fuscelli che si muovono con il vento.

#CritiCOMICS - Anche se il mare sembra parlarti, le risposte in realtà sono già dentro di te

Stella di mare
di Giulio Macaione
Bao Publishing, 2018

pp. 176
€ 18,00 




Stefano ha 24 anni e ha lasciato l’università. Trascorre le sue giornate invertendo la notte con il giorno, dormendo fino a mezzogiorno e girovagando sul lungomare di Cefalù fino alle prime luci dell’alba. Sta vivendo una fase di inattività in cui niente riesce a stimolarlo e accenderlo. Solo Marina, una ragazza del nord sfuggente che si materializza solo d’estate, lo tiene in vita durante i mesi invernali: gli spedisce cartoline raccontandogli le sue giornate, ma lui non riesce a contattarla in nessun altro modo. Né su Facebook, né per telefono. Marina è come una sirena che appare e scompare e che trasforma l’esistenza di Stefano in una lunga e infinita attesa che solo il mare sembra capire, con le sue onde e il rumore che a ogni spruzzo gli ricorda il viso della sua personale creatura mitologica.

venerdì 19 ottobre 2018

Il piccolo mondo del Portello ne "La guerra di don Piero"

La guerra di don Piero
di Renato Costa
Ciesse Edizioni, 2016

pp. 357
€ 16,00 (cartaceo)




A un tiro di schioppo dalle piazze di Padova coi loro palazzi nobiliari, i negozi colmi di mercanzie, il sontuoso caffè Pedrocchi e il saccente Palazzo universitario del Bo, il Portello era tutta altra cosa. Chi da secoli veniva da Venezia, fossero i signori saliti sul Burchiello di Piazza San Marco o le merci spinte sulle chiatte lungo il Brenta, entrava in città da lì. (p. 14)
Padova a cavallo di inizio secolo è un calderone di cambiamenti. In particolare il quartiere del Portello, il grumo di case cresciuto intorno al porto fluviale che consentiva l'accesso in città per chi arrivava da Venezia, è vivace e borbottante. A poca distanza dai signorili palazzi e dal caffè Pedrocchi, l'umanità più varia fatta di mercanti, osti e prostitute vive come in una città a parte. In questo sobborgo comincia la storia di Piero, figlio di Libero Raffaello, socialista mantovano, e di Nina, vera portellana devota a Dio e ai poveri che brulicano nel malfamato quartiere. Piero esce come perfetto miscuglio dei geni migliori dei genitori: intelligente, religioso, attento alle temperature e ai sentimenti politici dell'epoca che oscillano tra l'amor regio e la rivolta proletaria. Entra in seminario e diventa prete. Ma incombono gli anni della Grande Guerra e come caporale/barelliere prima e cappellano militare poi, Don Piero saprà mettere a frutto tutto quello imparato nel cuore pulsante di Padova. Con un occhio sempre rivolto a Sant'Antonio e uno a salvare le sue pecorelle in prima linea, là dove mormora il Piave.

Jhumpa Lahiri e la sua opera in italiano: "Dove mi trovo"


Dove mi trovo
di Jhumpa Lahiri
Guanda, 2018

pp. 163
€ 15, 00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Dove mi trovo è il primo romanzo che Jhumpa Lahiri scrive direttamente in italiano. L’autrice, che è nata a Londra da genitori bengalesi, vive tra New York e Roma e ha vinto il premio Pulitzer nel 1999 con L’interprete dei malanni, pubblicato in Italia nel 2000. Dunque, perché la scelta dell'italiano? Jhumpa Lahiri, durante un incontro a Milano per la rassegna "Tempo delle donne", ha dichiarato che per lei scrivere in italiano “è stato un passo ardito” caratterizzato da una libertà espressiva che l’autrice ha voluto sperimentare, proprio scrivendo in una lingua che non è la sua lingua natia: 
“Io vengo da fuori, ho osato, ho scritto in una lingua l’italiano che ho imparato da adulta, una scelta forte e anche un po’ folle. È una scelta che permette di sperimentare, mi allontano da una base linguistica familiare e vengo a trovare l’italiano, come un arrivo, un approdo che devo raggiungere ogni volta che scrivo in questa lingua che non è la mia. E allora non esistono più le distanze, quello che importa è che la lingua entri nel cuore del lettore. Per me scrivere in italiano è come un tuffo, è un piacere, ma c’è anche il pericolo: non è il mio elemento naturale”.

giovedì 18 ottobre 2018

Da SAMO© a Radiant Child: Paolo Parisi illustra la vita di Jean-Michel Basquiat, "ARTISTA"

Basquiat. Graphic biography
di Paolo Parisi
Centauria, 2018

pp. 128
€ 19,90 (cartaceo)



Jean-Michel Basquiat: New York, 22 dicembre 1960 – 12 agosto 1988. Uno di quei casi per i quali la massima ars longa, vita brevis va intesa in senso letterale. Figlio di immigrati haitiani, indole ribelle e talento precocissimo, l’artista che fin dagli esordi fa scomodare riferimenti a Cy Twombly e Jean Dubuffet ha vagabondato, suonato, disegnato, dipinto e finanche recitato se stesso, passando dai margini al centro della scena americana (e poi mondiale) con tutta la rapidità e la violenza che caratterizza certi exploit fatti di clamore, pericolo e autodistruzione. Una biografia compressa, che in nemmeno tre decenni trasforma l’avventura urbana targata SAMO© (portata avanti con il sodale Al Diaz) in quella delle gallerie patinate, habitat ideale di speculatori e creatori di fenomeni ad hoc. Da perfetto sconosciuto a Radiant Child, secondo la definizione del 1981 del critico di “Artforum” Rene Ricard; una definizione che gli sarà fatale, inizio di un’ascesa vertiginosa fino alle vette di un Olimpo occupato da “chi conta” e “chi ce l’ha fatta” ma che, di mostra in mostra e in pochissimo tempo, ne minerà irrimediabilmente il già instabile equilibrio. A questa figura così emblematica della scena artistica di fine Novecento, Paolo Parisi ha dedicato una biografia illustrata appena pubblicata da Centauria: e si intitola semplicemente Basquiat, con la stessa ovvietà con cui sulla lapide dell’ancora giovane Jean-Michel campeggia da trent’anni, e solitaria, la parola ARTISTA.

Le donne come termometro della società: "Figlie di una nuova era" di Carmen Korn

Figlie di una nuova era
di Carmen Korn
Fazi Editore, 2018

Traduzione di Manuela Francescon e Stefano Jorio

pp. 500
€ 17,50 (cartaceo)

Avevano accompagnato al treno figli, mariti e fratelli, dopo averli provvisti di uova sode, pane imburrato e ravanelli per il viaggio, il viaggio che li avrebbe portati al fronte.Potevano solo sperare di vederli tornare sani almeno nel corpo, perché per lo spirito non c'erano speranze. Appartenevano a una generazione dannata, che aveva sopportato ben due guerre mondiali. Dopo la prima si erano riempiti di buoni propositi, ma non erano riusciti a evitarne una seconda.
I nati del 1900, quelli che hanno compiuto gli anni di pari passo al secolo che avanzava, hanno vissuto l'orrore di due conflitti mondiali. Le donne, in particolar modo, si sono viste sottrarre padri, mariti, figli. Se anche sono state fortunate durante la prima carneficina, la seconda non ha risparmiato loro sofferenze. Le donne tedesche hanno poi dovuto patire le umilianti condizioni dopo la prima sconfitta, la nascita di un regime che suscita ancora orrore, e una seconda guerra che ha raso al suolo città, appartenenza e orgoglio nazionale. Figlie di una nuova, primo romanzo di una trilogia a firma della giornalista Carmen Korn, osserva nel dettaglio le vite di una manciata di uomini e donne di Amburgo nell'arco temporale tra la fine della Prima Guerra Mondiale e il 1948. Dalla miseria del post conflitto, alla repubblica di Weimar, l'inflazione, il sorgere e il culmine del terzo Reich, ogni evento della storia tedesca viene osservato da diversi punti di vista, umani e socio culturali, a comporre il quadro di un cinquantennio che ha distrutto e plasmato l'interno continente.
«Conosco una dottoressa che ha appena avuto il secondo figlio e continua  a lavorare alla clinica universitaria. Io dico sempre alle mie allieve che non devono rinunciare al lavoro per i figli. Noi donne dobbiamo avere scelta, ma dobbiamo anche avere la possibilità di fare tutte e due le cose».

mercoledì 17 ottobre 2018

CritiCINEMA - Don't worry, be Callahan

Don't worry
di John Callahan
Garzanti, 2018
trad. Giuseppe Maugeri

pp. 256
€ 18,60



Io lo so che è fastidioso sentir dire “Era meglio il libro”. Un luogo comune fondato sulla sproporzione immaginifica fra le infinite possibilità di una descrizione e la sua traduzione, una delle possibili, necessariamente univoca - tanto palese quanto snob se pronunciato a una cena a casa di amici.
E pensare che stavolta, fra un memoir autobiografico del fumettista statunitense John Callahan e un film di Gus Van Sant con Joaquin Phoenix, almeno sulla carta, non c'era partita, mi ripetevo.
Gust Van Sant, il genio di Elephant, mago della cinepresa, il regista per il quale anche i cinephile di Cannes avevano derogato al regolamento assegnando, per la prima volta e in maniera straordinaria, sia la Palma d'oro che il Premio per la miglior regia nella stessa edizione del Festival, nel 2003.
E dell'ottimo Phoenix, cosa citare? L'interpretazione di Johnny Cash in Walk the line, il commovente cuore solitario innamorato di Her?

E se sotto i nostri piedi si nascondesse l'opportunità di ricominciare a sognare? Il romanzo corale di Jennifer Haigh, "L'America sottosopra"

L'America sottosopra
di Jennifer Haigh
Bollati Boringhieri, ottobre 2018

Traduzione di Mariagiulia Castagnone Prati
pp. 507
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,00 (ebook)


La Pennsylvania rurale non è un luogo che affascina la gente, almeno di solito. Ma ciclicamente, periodicamente, le sue viscere suscitano l'interesse generale. Forate, spogliate, messe a fuoco, costituiscono un'offerta votiva ai bisogni della collettività. (p. 21)
Un maledetto lavoro in una prigione mentre tua moglie e tua figlia vivono in un prefabbricato poco più grande di una roulotte; la lotta quotidiana per far affermare l'allevamento e la coltivazione biologici in una comunità tanto ancorata alla tradizione da additare con stupore la tua compagna, pur sapendo da anni che sei omosessuale; la difficoltà a rifarti una vita dopo la morte di tuo marito, dopo che hai faticato ad affermarti come pastore donna; la desolazione, attorno, di una cittadina come Bakerton, che per anni è stata sfruttata come giacimento minerario e poi è stata abbandonata. Non è desolazione, questa? Se tu fossi messo come loro, non ti lasceresti affascinare dalla proposta della Dark Elephant, che un bel giorno sguinzaglia i suoi agenti immobiliari sul territorio con una proposta del genere: «Non dovete fare niente - dice con un sorriso da bravo nipote. Firmate i documenti e aspettate che vi arrivi l'assegno»
Forse, se a braccare gli abitanti di Bakerton non ci fossero da anni la miseria e la sensazione di aver perso l'opportunità per realizzarsi, qualcuno leggerebbe meglio le condizioni quasi illeggibili in calce al contratto... E invece... Non tutti, ma in molti firmano senza riflettere, addirittura a volte senza consultare il coniuge, ingenuamente convinti che quella sarebbe stata la svolta. 

martedì 16 ottobre 2018

#LectorInFabula - Se Barney Stinson inizia a scrivere libri per l'infanzia, la magia esiste davvero!

La BandaCadabra
di Neil Patrick Harris & Alec Azam
Editrice il Castoro, 2018

Traduzione di Maria Laura Capobianco
Illustrazioni di Lissy Marlin
Illustrazioni Impariamo a... di Kyle Hilton

pp. 272
€ 13,50



Alla voce trasformismo sul dizionario si troverà la seguente definizione: Neil Patrick Harris. L’artista americano è infatti attore, ballerino, abilissimo prestigiatore (è stato presidente dall’Accademy of Magical Arts dal 2011 al 2014), presentatore e comico. È passato alla storia per il Barney Stinson di How Met Your Mother, ma ultimamente è salito alla ribalta per aver interpretato il Conte Olaf nella serie Netflix Una serie di sfortunati eventi tratta dai libri di Lemony Snicket. Un performer impeccabile, sempre brillante, attivo socialmente (da anni si batte in difesa della comunità LGBT di cui è orgoglioso membro) che, chi segue sui social sa, non dimentica mai il ruolo di padre amorevole dei suoi due figli Gideon e Harper.

Una grande capitale europea fino alla Grande Guerra: la Napoli Belle Époque di Francesco Barbagallo

Napoli, Belle Époque. 1885-1915
di Francesco Barbagallo
Laterza, 2015 (prima edizione)
Economica Laterza, 2018

pp. 196
€ 11,00 (cartaceo)


«Fino alla Grande Guerra Napoli è ancora una capitale europea. Dopo non lo sarà più». Si chiude con queste parole Napoli, Belle Époque, lo studio di Francesco Barbagallo dedicato alla città partenopea nel periodo che va dal 1885 al 1915. Ed è una sentenza evidentemente categorica, che traccia una linea netta di separazione tra un prima e un dopo nell’evoluzione di quella che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, aveva tutte le caratteristiche della metropoli moderna. Il volume, pubblicato da Laterza una prima volta nel 2015 e ora ristampato nella collana Economica, aiuta proprio a scoprire in che cosa consistesse questa modernità, e a comprendere come mai, per certi versi, la città più rappresentativa del Sud non abbia avuto nulla da invidiare addirittura alla stessa Parigi.

lunedì 15 ottobre 2018

«Angela era come Trieste. Diversa e sempre inimitabile»: una nuova, imprevedibile protagonista per Luca Bianchini

So che un giorno tornerai
di Luca Bianchini
Mondadori, 2018

pp. 264
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Volevo dimenticarla, ma i figli non li dimentichi. Anche quando pensi di esserci riuscito ti appaiono all'improvviso, o li incontri tra la gente, o se vedi una ragazzina pensi che abbia la stessa età della tua.
Nella Trieste degli anni Sessanta, per la diciannovenne Angela sta per soffiare una bora diversa, nuova e imprevedibile. A lei la bora è sempre piaciuta, «perché ti fa capire che tutto può ancora succedere», ma scopre presto che a volte quel che porta è pieno di responsabilità: Angela è incinta, e il padre del bambino, Pasquale, per lei era semplicemente l'amante conturbante che aveva conosciuto sul mercato di Trieste, lui con il suo accento calabrese e il sogno di diffondere i jeans nel Nord Italia. Pasquale è per Angela la passione, ma anche l'illusione: alla notizia della gravidanza, Pasquale abbandona la ragazza e torna dalla moglie. Ma non bastano i chilometri ad allontanare l'amore, perché Angela si strugge per la nascita di questa piccolina indesiderata, Emma; se solo fosse stata Giorgio, Pasquale non se ne sarebbe andato! Lo aveva detto lui, che avrebbe lasciato la moglie per un maschio. Invece, Angela resta con la sua piccola, nella sua grande famiglia dei Pipan, dove suo padre, sua madre e i suoi fratelli fin da subito hanno iniziato a prendersi cura di Emma, molto più di Angela: «La cresceremo forte come una guerriera perché siamo triestini e la vita non è mai stata facile per noi».

Ultime notizie da Bellano: il "Sindacone" di Andrea Vitali

Gli ultimi passi del Sindacone
di Andrea Vitali
Garzanti, 2018

pp. 239
€ 18,60 (cartaceo)



Il sindaco Fumagalli era un uomo pingue. Obesità androide, il grasso ce l'aveva tutto attorno all'addome. Era alto poco più di un metro e sessanta e poggiava su gambe corte e sode che terminavano in un paio di piedi piccoli e soprattutto diversi uno dall'altro. [...] Il soprannome di Sindacone gli era stato affibbiato quasi subito dopo le elezioni. Non aveva niente dispregiativo, anzi, sulla bocca di alcuni tendeva ad assumere una sfumatura affettuosa. Quando il Fumagalli ne era venuto a conoscenza non aveva fatto altro che scrollare le spalle. [...] Se madre natura l'aveva fatto così, una ragione doveva esserci. (pp. 14, 17)

Uomo dal carattere mite e lo spirito pragmatico, il sindaco di Bellano è, per "l'onestà e la trasparenza" (p. 40), generalmente benvoluto dai concittadini, come dai membri della giunta comunale, non fosse per la misteriosa e recente tendenza a convocare gli assessori negli orari e nei momenti più improbabili, per riunioni pretestuose e insolitamente frequenti. Una di queste, forse la più sgradita, ha luogo la sera della Vigilia di Natale.

domenica 14 ottobre 2018

Fare il giro del mondo con un tessuto: "Wax & Co." di Anne Grosfilley

Wax & Co.
Antologia dei tessuti stampati d’Africa

di Anne Grosfilley
A cura di Francina Chiara
Traduzione italiana dal francese di Flore Giordanengo
L’ippocampo, 2018

pp. 262
€ 39,90 (cartaceo)



Chi non conosce il wax, almeno di vista? Chiamati a farlo, saremmo tutti capaci di distinguere a colpo d’occhio questo particolare tessuto anche tra rotoli e rotoli di altre stoffe. Colorato, stampato, carico di brio, il wax ci parla d’Africa in ogni motivo, sfumatura e accostamento cromatico. Eppure, per quanto ci sembri di averlo inquadrato, ciò che ne sappiamo in termini di origine, storia e valore è ancora relativamente poco. Un deficit dovuto a una serie di inconsapevoli pregiudizi e di credenze entrate nel senso comune, e legato a multiplo nodo a una certa idea d’Africa che spesso viene veicolata, o peggio (s)venduta, sul mercato della percezione collettiva. Per chi volesse approfondire l'argomento, la casa editrice L’ippocampo ha appena pubblicato un bellissimo volume che già dal titolo – Wax & Co. – mette in crisi ogni sua comoda versione monolitica, dal momento che questa Antologia dei tessuti stampati d’Africa è l’esatto contrario di un gratificante campionario a scopo commerciale. Il libro di Anne Grosfilley si configura difatti come un albero genealogico, uno studio teso a rivelare l’origine “plurale” e l’evoluzione avvincente di quelle che si farebbe presto a catalogare come pezze colorate, espressione del genius loci del continente nero. Soprattutto perché il dna del wax non è affatto “indigeno”, dal momento che la sua origine, databile alla metà del 1800, non coinvolge solo l’Africa, ma anche l’Europa e l’Asia. E non da ultimo perché la sua sopravvivenza non può prescindere dall’andamento degli equilibri mondiali, in un sincretismo che mette insieme sistemi tanto culturali quanto economici.

#CritiCOMICS - "Il guardiano della diga" è un capolavoro fatto di luce e ombra

Il guardiano della diga
di Dice Tsutsumi e Robert Kondo 
Bao Publishing, 2018

pp. 160
18,00€


Parlare de Il guardiano della diga di Dice Tsutsumi e Robert Kondo, uscito in una preziosa e bellissima edizione Bao Publishing, è davvero molto semplice. Già, perché la vicenda con protagonista il piccolo maiale custode della diga che garantisce la pace e la prosperità alla città della valle dell'Aurora è una storia intima, dolce e struggente, raccontata con la sapienza e la delicatezza dei maestri antichi. Una storia a fumetti che miscela colpi di scena a momenti più rilassati, piccoli giochi di bambini sino a colossali avventure degne di grandi eroi senza macchia. Questo è solo il primo volume, ma la sensazione che si ha quando lo si finisce e la voglia, l'assoluta voglia di prendere in mano il secondo capitolo.

sabato 13 ottobre 2018

#CriticaNera - La doppia madre: il nuovo e appassionante thriller di Michel Bussi

La doppia madre
di Michel Bussi
Edizioni e/o, 2018 (collana Dal Mondo)

pp. 368
€ 17 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)

Nonostante i cattivi, è sempre meglio puntare sulla bontà, perché alla fine è quella che vince (p. 123).
Quando ho scoperto che lo scrittore francese Michel Bussi aveva scritto un nuovo romanzo mi sono lasciata travolgere dalla curiosità e non ho potuto fare a meno di leggerlo; infatti, dopo il brillante esordio con Ninfee nere (del quale CriticaLetteraria si è occupata qui), uscito in Italia nel 2016 Bussi è divenuto l'autore francese di gialli più venduto oltralpe, pubblicando dal 2006 a oggi ben dodici romanzi.
La doppia madre (edizioni e/o, 2018) è un thriller ambientato nel 2015 nella città di Le Havre, importante porto commerciale francese sulla costa della Manica (pare che Bussi, professore di Geografia all'Università di Rouen, si diverta a scegliere sempre dei luoghi particolari nei quali collocare le sue storie). Il libro ha per protagonista Malone, un bambino di poco più di tre anni convinto che la donna con la quale è cresciuto non sia in realtà la sua vera madre, arrivando a insinuare questo dubbio anche nello psicologo scolastico di origine romena (Vasil Dragonman) che segue il suo caso.

#CritiCOMICS - Un'ottima storia sci-fi splendidamente disegnata: "Federal Bureau of Physics"


Federal Bureau of Physics
di Simon Oliver, Robbi Rodriguez, Rico Renzi, Alberto Ponticelli, Nathan Fox
RW Lion, 2014-2016

Traduzione italiana di Susanna Raule

4 volumi
€ 13,95, € 12,95, € 11,95, € 10,95



FBP è un fumetto fantascientifico e, come per tutte le opere di questo genere, è necessario padroneggiare le premesse per potersi gustare appieno la storia. Le basi qui sono solide, tanto che nei credits si ringrazia il Dottor Massimo Sandal "per la consulenza nella traduzione dei concetti scientifici". È però vero che buona parte del fascino di questo tipo di racconti sta proprio nella loro iniziale indecifrabilità. È questo sentimento di curiosità che coglie il lettore alle tavole iniziali del primo volume (Cambio di paradigma), quando può solo intuire cosa sta succedendo: sembra che in alcuni luoghi e per alcuni momenti le leggi della fisica cessino di funzionare. La gravità sparisce di colpo, il tempo cambia velocità. Ad arginare questi fenomeni interviene la Federal Bureau of Physics che, letteralmente, ripara il tessuto stesso dell'universo, con strumenti incredibili quali il collidore per il trasporto umano, che permette di attraversare la membrana spazio-temporale.

venerdì 12 ottobre 2018

Passare il Rubicone in un ipermercato: 26 gennaio 1994 di Antonio Gibelli

26 gennaio 1994
di Antonio Gibelli
Editori Laterza, 2018

pp. 258
€ 18



"L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà". Questo l'incipit di uno, bisogna dirlo, dei discorsi più famosi, ricordati e significativi della storia repubblicana italiana. Si tratta, ovviamente, di quello pronunciato da Silvio Berlusconi il 25 gennaio 1994 e poi trasmesso nei principali network televisivi il giorno successivo. Proprio di questo, proprio di quel 26 gennaio 1994, Antonio Gibelli analizza i retroscena e i preparativi, in un volume targato Laterza Editori che non abbiamo timore nel definire fondamentale per chi, come noi, è interessato a capire non soltanto la politica italiana ma anche la storia del costume.

«Forse è impossibile catturare l'amore in una definizione; forse lo si può catturare soltanto in una storia»: "L'unica storia" di Julian Barnes

L'unica storia
di Julian Barnes
Einaudi, 2018

pp. 237
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ciascuno ha la propria storia d'amore. Anche se è stata un fallimento, anche se si è ormai spenta, o non è mai riuscita a partire, o se fin dal principio era tutta e solo mentale, questo non la rende meno vera. È l'unica storia. 
Prendiamo un campo da tennis, un ragazzo ubbidiente di belle speranze, una madre di famiglia ancora molto avvenente ma trascurata dal marito; lasciamo che il ragazzo e la donna si incontrino, che i loro sguardi si incrocino e che i loro caratteri si mostrino sul campo da gioco, in un'estate come tante altre. In men che non si dica, tra i due nasce un rapporto che ricorda Il laureato e che ci fa pensare alla colonna sonora di Simon & Garfunkel. Ma tra Paul e Susan - questi i nomi dei protagonisti - c'è qualcosa di più di una passione estiva e di un'iniziazione sessuale alla Mrs. Robinson: diventano l'uno per l'altra l'unica storia, quella che ci si porta dietro per tutta la vita, metro di paragone per gli amori futuri, sconvolgimento interiore e reciproca influenza: 
Il primo amore segna una vita per sempre: almeno questo negli anni l'ho imparato. Magari non supererà gli amori successivi, ma la sua esistenza li condizionerà lo stesso. Potrà costituire un modello ideale o un controesempio. Potrà offuscare gli amori successivi; ma potrà, al contrario, anche facilitarli, favorirli. Anche se, qualche volta, cauterizza il cuore e chiunque si avvicini dopo non troverà altro che tessuto cicatriziale. "Ci ha uniti la sorte". Personalmente non credo nel destino; forse l'ho già detto. Ma oggi credo che quando due amanti si incontrano, l'accumulo di pre(i)storia è tale da rendere possibili solo alcuni esiti e non altri. Mentre gli amanti si convincono che il mondo stia subendo una rivoluzione e che le possibilità siano al tempo stesso nuove e infinite. Il primo amore si scrive invariabilmente in una inesorabile prima persona. Come potrebbe essere altrimenti? Nonché in un inesorabile indicativo presente. Ci vuole tempo per rendersi conto che esistono altre persone e altri tempi verbali.
La prima parte del romanzo è incentrata sulla passione della scoperta, sul reciproco adattarsi all'altro, ritagliandosi momenti tutti per sé, a costo di correre il rischio di essere osservati e criticati dalla società, dalla famiglia di Paul, dal marito di Susan, che chiama "cicisbeo" quel ragazzo diciannovenne che si è infilato nelle loro vite e sul loro divano, con la scusa di dare passaggi in macchina a Susan e di avere con lei una affinità elettiva. Intanto, i due hanno modo di conoscersi, di viversi: ognuno di loro sarebbe stato diverso senza l'altro («Gli aveva insegnato le virtù dell'impulsività, ma anche i suoi rischi. E così Paul si era ritrovato prudentemente generoso e cautamente impulsivo»). 

giovedì 11 ottobre 2018

#IlSalotto - «Se ci vivi, Napoli può essere davvero buia...»: alla scoperta di "Napoli mon Amour" di Alessio Forgione


Alessio Forgione, con “Napoli mon amour” uscito il 20 settembre, è il secondo esordiente della collana “Gli innocenti” di NN Editore, dopo Camurri con “A misura d’uomo”.
Alessio è un giovane scrittore, cresciuto a Napoli, ora vive a Londra dove lavora in un pub. Un ragazzo timido, che si è raccontato in un incontro con alcuni blogger che si tenuto qualche sera fa a Milano.
Amoresano, il protagonista del romanzo, dopo due lauree e un lavoro in marina grazie al quale ha viaggiato per sei anni, ritorna a Napoli, la sua città natale. Le giornate trascorrono tutte uguali, senza fare nulla e spesso in compagnia del suo amico Russo. A un certo punto sembra che ci siano una svolta, un incontro, un amore: Nina e appare la speranza o meglio l’illusione di una vita diversa. Tuttavia la mancanza di soldi, la consapevolezza che nulla in fondo cambierà, portano Amoresano ad andarsene nuovamente da Napoli, dall’Italia e così gli ultimi soldi vengo spesi per un viaggio in Inghilterra.
Ho molto apprezzato l’approccio di Alessio durante l’incontro, un ragazzo umile che si è messo a nudo e che, nonostante un inizio all'insegna della timidezza, si è lasciato man mano andare raccontando il suo mondo, le sue speranze, la sua vita, il suo essere un ragazzo che lavora, fa sacrifici e che, incredulo, ha pubblicato un libro, realizzando un sogno che sembrava realmente un'utopia.