lunedì 29 ottobre 2018

"Schizzi" di incontri tra amarezza e speranza: la raccolta di racconti di Maria Giovanna Augugliaro

Schizzi
di Maria Giovanna Augugliaro
Prova d'Autore, 2018

pp. 122
€ 10,00 


Verità, amori rubati, memoria e speranza: quattro parole scandiscono la raccolta di racconti di Maria Giovanna Augugliaro, avvocato catanese già autrice di L'ANAGRAMMA DELLA VITA - Racconti di un venerdì, sempre per l'editore Prova d'Autore. 
Sono le categorie di divisione interna del volume, ma sono anche quattro micro mondi che si toccano, inscrivendosi l'uno nell'altro a formare una narrazione di episodi contigui e continui.
Ho deciso di raccontare Schizzi provando a sistematizzare queste categorie perché penso sia una possibile via di ingresso al volume e al mondo dell'autrice. 

Verità
Nel primo gruppo di racconti ritroviamo tre dinamiche uomo-donna che rappresentano tre ideali fasi della vita. Silence e Mot, due allegoriche ombre, si ritrovano su un lungomare deserto e il vento li costringe a incontrarsi (l'incontro fuggevole).
Riccardo e Anna giocano, senza saperlo, una partita decisiva (l'amore come tensione ed enigma). 
Pietro e Olivia vivono un matrimonio stanco, di quelli capaci di disintegrare, che non sappiamo se avrà ancora un futuro (l'amore come strada da costruire sul rispetto).
In questi schizzi vince chi guarda dentro se stesso fino a scoprire la verità, chi ha il coraggio di vedere cosa si cela dietro la stanchezza o dietro le cose che non abbiamo il coraggio di ammettere. 
È una vittoria che fa soffrire, ma è un'onesta tensione verso noi stessi.

Amori rubati
Due racconti che parlano di amori finiti, di dinamiche incomprensibili che acquistano significato a posteriori, quando sono soprattutto le donne a ripercorrerle e ad analizzarle rispondendo a interrogativi rimasti a lungo senza risposta. 

Memoria
È la sezione che ho preferito ed è la più sofferente. Composta da quattro testi che raccontano diverse forme del dolore e della paura. C'è una madre supplicante per la salvezza di un figlio, una vecchia villa a tre piani che parla di abbandono, ci sono personaggi in viaggio verso la morte. Più che negli altri testi della raccolta c'è Dio, che compare perché vi si appella come promessa.

Speranza 
Ricollegandosi al tema della sezione precedente, l'ultimo racconto, La trappola, chiude la raccolta con una professione d'autore che racchiude il senso del libro: 
So perfettamente perché ho iniziato a raccontare storie. Quelle vere che incrociano la mia quasi per caso. In ognuna di esse c'è un nuovo inizio. E alla fine qualcosa di insperato. Sempre.
In una stanza di ospedale ci sono storie che si intrecciano. Parla di come la malattia possa portare alla voglia di vivere davvero. 

L'omogeneità di temi e spunti della raccolta di Maria Giovanna Augugliaro dà ai racconti una coerenza complessiva che li porge quasi come fasi di una stessa storia con molte facce. 
Un limite della raccolta a livello contenutistico è che la dinamica di interazione tra uomo e donna rischia in certi punti di essere indagata a una sola dimensione: quella della donna inizialmente più fragile, ma poi capace di trovare le risorse dentro se stessa, e dell'uomo immaturo che crea il distacco per celare debolezze interiori. Una dinamica senza dubbio propria della realtà ma che potrebbe essere ulteriormente problematizzata. 
Non a caso, i racconti della raccolta che ho apprezzato di più sono quelli delle ultime due sezioni in cui si indaga l'interiorità del singolo personaggio per capire la sua interazione con gli altri, più che i primi che ripropongono quello schema. 

Ci sono formule e descrizioni che a volte ritornano, anche a livello stilistico, a ribadire una stessa matrice di ispirazione che non sempre è capace di rinnovarsi (per es. la scena di un lungomare deserto in cui i personaggi passeggiano e riflettono). 

Nell'introduzione della raccolta firmata da Francesco Bruni si fa accenno alle descrizioni ambientali ridotte al minimo. Io ho invece trovato, pur negli accenni, tanta Sicilia che interagisce con i personaggi: nel vento, nell'aria che sa di gelsomino e nella luce. 
La brevità non è solo una caratteristica della forma letteraria scelta, ma una dichiarazione di intenti nell'osservazione del mondo che si riflette bene nel titolo e nella copertina. La differenza tra la realtà e l'apparenza spesso è uno schizzo leggero, appena visibile, una sfumatura dentro la quale ci sono le storie che viviamo. 

Claudia Consoli