martedì 30 ottobre 2018

"Il sogno della macchina da cucire": Bianca Pitzorno, ancora una volta, ha stoffa da vendere!

Il sogno della macchina da cucire
di Bianca Pitzorno
Bompiani, 2018

pp. 240
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Delizioso. Dolce ma non stucchevole, drammaticamente realistico eppure con echi sognanti. È così il nuovo romanzo di Bianca Pitzorno, Il sogno della macchina da cucire, uscito da meno di un mese per Bompiani. Il tessuto di un tempo, ricamato di aneddoti e ricordi della nonna della scrittrice, viene orlato dalla maestria di un'autrice che ha fatto della chiarezza e della forza del messaggio suoi marchi di riconoscimento. 
L'obiettivo del romanzo scaturisce fin dalle prime pagine: non dimenticare la figura delle "sartine a giornata", che andavano di casa in casa per rivoltare cappotti, allungare grembiuli di scuola, rinnovare guardaroba con la sola arma della propria bravura. E della macchina da cucire a manovella, per le più fortunate. 

Alla fine dell'Ottocento, l'io-narrante del romanzo a soli sette anni resta sola con la nonna, sarta svelta e precisa, ammirata da tutti per la sua forza d'animo: la donna, infatti, all'alba pulisce per due ore gli spazi comuni del palazzo in cambio di due stanzette per sé e per la nipotina; poi inizia a cucire e finisce a sera. La bambina, affascinata dal lavoro della nonna e anche per darle la mano, impara l'arte del cucito e segue sempre la donna in giro per le case dei clienti. Lì non si prendono solo misure o si provano i capi imbastiti: c'è la loro vita che scorre in chiacchiere, confidenze, sguardi. E alle sartine a giornata non basta svolgere correttamente il proprio lavoro: bisogna imparare ad ascoltare, a capire, a confortare, mentre si imbastisce un orlo o si rammenda. La discrezione, poi, è un'arte altrettanto importante: la protagonista con un salto temporale cresce, si ritrova adolescente e completamente sola, ad ascoltare le confidenze della sua "signorina Ester", da sempre cliente affezionata e amica, ma anche a lavorare in famiglie dove i segreti si sprecano; una parola di troppo e la rispettabilità di una famiglia intera ne uscirebbe lesa per sempre. 
D'altra parte siamo alla fine dell'Ottocento, quando le classi sociali sono poco permeabili e la loro distinzione si basa spesso sull'apparenza: dunque, rivolgersi a una sartina faceva parte delle classi medie, i signori andavano in atelier esclusivi. Eppure la protagonista si trova ad avere a che fare con una marchesina, ma anche con una famiglia nota per stoffe esclusive provenienti da Parigi,... E intanto impara, impara a tagliare, modellare e a cucire come mai prima, accompagna l'attesa di una nuova nascita preparando le vestine per il neonato e cuce la dote a tante signorine in procinto di sposarsi. 
Resterà mai tempo per sé? La ragazza è stata abituata a non farsi illusioni e a tenere ben saldi i piedi per terra: potendo contare solo su sé stessa e sui suoi risparmi, coltiva il suo sogno di imparare a leggere correntemente e, affascinata dai libretti d'opera, accantona qualche soldo per poter andare a teatro e assistere dal loggione alle opere liriche. Sono i suoi unici "vizi", insieme al desiderio di avere un giorno anche lei una macchina da cucire... 
Ma la vita sta per cambiare: le svolte spesso decisive si nascondono dietro a un incontro, e la protagonista lo scoprirà sulla sua stessa pelle. 
Nel recuperare un mondo che fu, dominato dall'arte di arrangiarsi e di arrangiare i panni finché possibile, Bianca Pitzorno fa un grande dono ai suoi lettori di oggi: è una vera e propria macchina del tempo, questo romanzo, tanto denso di povertà quanto di speranza. Il desiderio di riscatto non è mai borioso o preteso: è moderato, pronto ad adattarsi alla situazione e a gioire dei piccoli doni della sorte (e della fatica). E le scelte coraggiose non mancano, per una protagonista che sa farsi attenta ascoltatrice e testimone, ma anche riprendere il filo della sua vita e narrarcelo, senza che mai la bobina smetta di scorrere al rintocco rassicurante e cadenzato della macchina per cucire. 

GMGhioni


Delizioso. Dolce ma non stucchevole, drammaticamente realistico eppure con echi sognanti. È così il nuovo romanzo di #BiancaPitzorno, Il sogno della macchina da cucire, uscito da meno di un mese per Bompiani. Il tessuto di un tempo, ricamato di aneddoti e ricordi della nonna della scrittrice, viene orlato dalla maestria di un'autrice che ha fatto della chiarezza e della forza del messaggio suoi marchi di riconoscimento. L'obiettivo del romanzo scaturisce fin dalle prime pagine: non dimenticare la figura delle "sartine a giornata", che andavano di casa in casa per rivoltare cappotti, allungare grembiuli di scuola, rinnovare guardaroba con la sola arma della propria bravura. E della macchina da cucire a manovella, per le più fortunate. Oggi vi aspettiamo sul sito con la recensione di @gloriaghioni! #Ilsognodellamacchinadacucire #bompiani #criticaletteraria #recensione #bookstagram #bookblogger #bookblog #daleggere #inlibreria #cucire #cucito #ricamo

Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: