martedì 30 ottobre 2018

"Feel Free": identità, famiglia, razza, cambiamento. I pensieri in libertà di Zadie Smith.

Feel Free
di Zadie Smith
Edizioni Sur, 2018

Traduzione di Martina Testa

pp. 360
€ 19 (cartaceo)


Libertà: è il termine che identifica perfettamente questa raccolta di saggi di Zadie Smith, tra le voci più interessanti della narrativa inglese contemporanea, amata da pubblico e critica a partire dal suo celebre romanzo d’esordio, Denti bianchi. Libertà di pensiero, di espressione, di stile, di ricerca. E Feel Free, infatti, è il titolo scelto per quella che è una collezione di pensieri, aneddoti, ricordi, punti di vista, scritti tra il 2010 e il 2017, in cui Smith riflette su tematiche che vanno dalla letteratura alla politica, dall’arte al concetto di identità e razza. Mettendo da parte ogni presunzione accademica, Feel Free restituisce al lettore la spontaneità e il punto di vista assolutamente soggettivo di Smith. È proprio questa, a mio parere, la forza e a tratti la debolezza della raccolta: intriga il lettore per la capacità di costruire ragionamenti complessi a partire da semplici aneddoti o questioni che solo all’apparenza sembrano marginali, per gli accostamenti azzardati, per il tono intimo e accorato con cui Smith compone questi scritti, che si pongono come una sorta di viaggio nella mente e nell’anima dell’autrice, pensieri che sembrano fluire liberi e immediati, senza alcuna pretesa di indottrinamento. Ma, allo stesso tempo, quello che si avverte è anche la mancanza di un fil rouge che leghi questi testi, non tutti all’altezza di quanto siamo abituati a veder uscire dalla penna di Smith e il generale understatement con cui sono presentati sembra legare un po’ la scrittura e il discorso, tenerlo a freno, quando proprio a partire dal presupposto che si tratti di pensieri liberi e personali ci si sarebbe aspettati un grado maggiore di audacia, da un’autrice che da sempre dimostra di non tirarsi indietro, di saper osare, in termini linguistici e tematici.
Eppure, nonostante qualche perplessità e difetto strutturale, Smith riesce anche in questo caso a coinvolgere il lettore, disorientarlo, metterlo di fronte a un punto di vista nuovo, magari inaspettato, a tratti scomodo. Lo fa con apparente leggerezza, in questo lungo flusso di pensieri liberi con cui non sempre si è d’accordo ma forse anche per questo capace di smuovere qualcosa, invitare al confronto e all’osservazione attenta di ciò che ci circonda. Tornano, su queste pagine, molti dei temi cari all’autrice: razza, identità, arte, musica, opportunità e disuguaglianze, passato e cambiamenti. E, naturalmente, la letteratura, dai libri che hanno segnato un punto di svolta nel percorso personale e poi professionale di Smith, al concetto di creatività, i ricordi dello stupefacente esordio e l’attenzione della critica internazionale, lo strano mondo in cui si muovono i figli di due scrittori e intellettuali. 
Per me la letteratura è un modo di chiedersi: e se le cose fossero diverse da quelle che sono? E una componente centrale della questione è chiedermi: e se io fossi diversa da quella che sono? Ho sempre vissuto la pratica della scrittura come una fuga dal mio io più che una sua esplorazione. (p. 239)
Come mi ritrovo sempre a sottolineare, la lettura di un testo è un fatto assolutamente personale e unico e ognuno di noi, volontariamente o meno, si concentra su un aspetto, una tematica, un certo modo di sentire, a scegliere cioè una chiave di lettura: nel caso di Feel free – e, in un certo senso, di tutta la produzione letteraria di Zadie Smith – si è trattato, per me, delle riflessioni su identità, famiglia, passato, letteratura. Sono tematiche ricorrenti nella scrittura di Smith, con cui spesso si confronta in modo inaspettato e che possiamo ritrovare appunto anche in queste pagine, in accostamenti talvolta inusuali, altre volte più immediati.
Inseguendo i pensieri e i ricordi della scrittrice, ecco come dalla scoperta della costruzione di un recinto in una scuola elementare, Smith ci porta a riflettere sulla Brexit e le ragioni alla base di quel voto popolare, sui numerosi muri e recinti di cui il mondo si sta andando riempendo, sul divario tra ricchi e poveri, opportunità e disuguaglianze, di cui Londra è l’esempio più immediato:   
La dolorosa verità è che ovunque, a Londra, si stanno costruendo recinti. […] Una conseguenza utile della Brexit è che ha finalmente portato allo scoperto una profonda frattura nella società inglese che si è andata creando negli ultimi trent’anni. Il divario fra nord e sud, fra le classi sociali, fra Londra e il resto del paese, fra la Londra dei ricchi e quella dei poveri, e fra persone dal colore della pelle diverso, è reale, ed è un problema che va affrontato da noi tutti, non solo da quelli che hanno votato “Leave”. (p. 45)
Con uguale partecipazione, Smith si indigna e riflette sulle implicazioni della chiusura di una biblioteca nel quartiere dove è cresciuta, non soltanto il luogo dove prendere in prestito libri gratis, ma una realtà sociale complessa e fondamentale per la comunità, che «con la sua stessa esistenza insegna un sistema di valori che va oltre la dimensione puramente finanziaria» (p. 26). Eppure, ancora una volta, sono le logiche di mercato a decidere le sorti di quello che dovrebbe essere considerato a tutti gli effetti un servizio essenziale per il quartiere, per la comunità.
Un tema che tocca da vicino Smith, che in quel quartiere è cresciuta e, come lettrice e scrittrice, non può rimanere indifferente. Le riflessioni dedicate alla letteratura, ancora una volta concepite come pensieri liberi, intimi, e dal tono colloquiale, rappresentano forse le pagine più utili per entrare davvero nella mente dell’autrice, seguirne il percorso formativo che si intreccia ai ricordi personali, provare ad intuire la realtà del quotidiano di scrittrice, donna e madre, le passioni letterarie, le abitudini e i cambiamenti avvenuti nel corso del tempo con il consolidamento di una carriera – e una vita – tra Londra e New York. Seguiamo Smith dal quartiere nei sobborghi di Londra, al periodo trascorso in Italia, le giornate newyorkesi e il confronto con una realtà spesso contraddittoria che la spinge ancora una volta ad interrogarsi su quanto la circonda e su lei stessa, da una sponda all’altra dell’Atlantico.
Sono pagine in cui non manca neanche l’ironia, per esempio riflettendo su quanto snervante possa essere per i suoi figli crescere con due genitori che si dedicano alla letteratura:
[…] I miei figli sono figli di scrittori. Ne ho conosciuti, da adulti, di figli di scrittori: la loro vita è continuamente sovraccaricata o depotenziata dalle parole di un’altra persona. Mi sembra di intuire che spazio soffocante possa essere. Onestamente, se fossi uno dei miei figli, immagino che proverei un forte desiderio di mollare la scuola e restare incinta giovanissima, se non altro per rivendicare la mia libertà. (p. 264)
La famiglia, in generale, è tra le tematiche al centro di questo e degli altri scritti di Smith, che non teme di ritrarre nei suoi aspetti problematici, anche quando come in questo caso la narrazione si intreccia alla vicenda biografica:
[…] ho l’impressione che per quante stanze uno abbia, e per quanti libri, film e canzoni decantino la bellezza della sana vita familiare, la verità sia che “la famiglia” è sempre un fatto di una certa violenza. Solo a distanza di anni, con quel capogiro retrospettivo, si arriva a capire chi è rimasto ferito, come e quanto gravemente. (p. 271)
Personalmente credo che solo questo brano basterebbe a smuovere il lettore e convincerlo a proseguire la lettura, non solo di Feel Free, ma della produzione letteraria tutta di Zadie Smith. Perché, nonostante qualche innegabile debolezza e le aspettative non pienamente soddisfatte, questa raccolta permette di avvicinarci a una scrittrice che continua a dimostrarsi, a mio parere, tra le voci più interessanti, attente e vivaci del panorama letterario contemporaneo: non sempre ci troveremo d’accordo con lei, non sempre ameremo il tono personale con cui ha gettato sulla pagina questa raccolta di pensieri, non sempre condivideremo l’audacia di accostamento fra tematiche che a prima vista appaiono tanto diverse (solo per citarne una e la meno azzardata: danza e letteratura); e probabilmente storceremo anche un po’ il naso di fronte alle lamentele di quella che in fondo è una privilegiata, una donna che, grazie al talento naturalmente, si è costruita una certa posizione e sicurezza; e, infine, sicuramente ci saranno pagine che salteremo, perché in fondo un testo come questo permette al lettore una certa libertà di movimento. Ma, sono piuttosto certa, da quelle pagine verranno fuori numerosi paragrafi sottolineati, spunti di riflessione e appunti: perché, ancora una volta, è questo che Zadie Smith riesce a fare, mettere in discussione le nostre certezze e darci l’occasione di confrontarci con la realtà che ci circonda, anche quando a prima vista appare tanto lontana dal nostro quotidiano. 

Debora Lambruschini