lunedì 21 maggio 2018

#Strega18 - Storia di un giovane che non diventa uomo di fronte al dolore

Come un giovane uomo
di Carlo Carabba
Marsilio, 2018

pp. 176
€ 17,00
€  9,99 (ebook)



Ogni bambino cresciuto in città aspetta una nevicata. La anela come l’eccezionale manifestazione della natura che rende diverso ogni aspetto del paesaggio a cui è giornalmente abituato. Un’occasione unica per rompere dalla monotonia dei palazzi e calarsi in un universo di fiaba. Anche Carlo desidera la neve, solo che non è più un bambino, ma un giovane uomo che aspetta di capire di più sulle sorti della propria vita, primariamente lavorativa. Desidera ancora la neve perché è sicuro che in quel candido abbraccio troverà le risposte che gli mancano per dare un senso a ciò che fa, a ciò che è. Il giorno in cui a Roma la neve cade davvero, invece, la catarsi tanto attesa viene rimandata: una sua cara amica, Mascia, ha avuto un brutto incidente stradale col motorino e lotta tra la vita e la morte. Negli stessi giorni in cui il destino della donna viene a compiersi, poi, Carlo è costretto a viaggiare tra Roma e Milano per firmare un importante (e definitivo) contratto di lavoro, mancando al funerale della donna.

Come essere felice? Fingendo di sorridere alla miseria.

Se vuoi vivere felice. Ricordi, sogni, invenzioni, bugie, vanità
di Fortunato Cerlino
Einaudi, 2018

pp. 265
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Non dirò a nessuno cosa è successo questo pomeriggio. Rimarrà per sempre un segreto su queste pagine di cartapaglia. Fingerò di essere felice, dirò loro che quest'anno il comune ha deciso di allestire anche nel Far West, come a Napoli, delle luminarie straordinarie per Natale, e che tutti resteremo a bocca aperta per quanto sono luminose. (p. 115)
C'è da dire che non so leggere in napoletano ad alta voce, se no chissà quali sonorità! L'ho pensato più volte riproducendo un po' timidamente i dialoghi di fuoco presenti in Se vuoi vivere felice: ho provato a masticare un po' di quella concretezza di espressioni, ora colorite ora cartavetrata pura. Come ho provato a immedesimarmi nella povertà estrema del protagonista, il piccolo Fortunato, che a dieci anni deve condividere la casa con la sua numerosissima famiglia, di nuovo in procinto di allargarsi per l'arrivo di un nuovo nato. Le gioie di Fortunato sono poche: i panzerotti di mamma, cantare con la sua bella voce e soprattutto sognare che un giorno, grazie a questo suo talento, potrà lasciare per sempre Pianura, per andare al tanto fantomatico Nord. Sono gli anni Ottanta, gli anni in cui tutto è possibile, o almeno appare tale agli occhi di un bambino che ha per rifugio segreto una casa abbandonata e inagibile; i suoi occhi, appunto, sono occhi grandi, spalancati su un mondo di cui vede precocemente le difficoltà, a cui si adatta senza mai davvero rassegnarsi.

domenica 20 maggio 2018

#IlSalotto - «Scrivere è una cosa che ti porti dentro dalla nascita»: intervista a Pasquale Ruju

Foto di ©Daniela Zedda
Estate 1994. Come ogni anno ero in vacanza con la mia famiglia nelle Marche, per far visita ai parenti di mia madre: nonni, zii, cugini, una banda che rappresenta bene la metà del mio patrimonio genetico. Il nonno era mancato da pochi mesi ed ero più schivo del solito. Un po’ asociale lo sono sempre stato, ma in quell’agosto sentivo un vuoto che non riuscivo a definire. Era il mio primo contatto con la morte. Non so se per questa ragione o solo perché mi vide frugare affamato negli scaffali della sua libreria con i fumetti della Sergio Bonelli, mio zio entrò una mattina in edicola e ne uscì con due copie dell’albo 95 di Dylan Dog: una per lui e una per me. Con enorme sorpresa di mia madre, che non riusciva a scalfire la mia diffidenza, quelle 98 pagine di fumetto sono state la prima lettura completa di cui ho consapevolezza e memoria. Da allora, il personaggio di Tiziano Sclavi non mi ha mai abbandonato ed è uno dei tanti rivoli sotterranei che mi lega indissolubilmente a quel fazzoletto di terra nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano.

Questa premessa personale per dire e giustificare al lettore i toni e l’andamento dell’intervista che segue a Pasquale Ruju, il più prolifico sceneggiatore di Dylan Dog, creatore della serie Demian che ho amato e che mi ha proiettato nell’universo di Jean-Claude Izzo, oggi sceneggiatore di Tex e autore di due romanzi noir per i tipi delle Edizioni E/O, Un caso come gli altri e Nero di mare (prima uscita della serie Zanna). Il terzo, Stagione di cenere, sarà in libreria dal 13 giugno e verterà sulla mafia degli incendi, uno dei volti meno conosciuti della criminalità organizzata.

sabato 19 maggio 2018

#SalTo18 - Roberto Alajmo e la pudica spudoratezza di ricucirsi le ferite


L’estate del ’78 
di Roberto Alajmo 
Sellerio, 2018

pp, 176  
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Quasi alla fine del suo ultimo libro, L’estate del ’78, Roberto Alajmo riporta un particolare tremendo a proposito della tragedia del naufragio del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa. Scrive che alcuni naufraghi, ormai consapevoli della morte imminente, invece di chiedere aiuto hanno gridato il loro nome e da dove provenivano, nella speranza che qualche superstite riuscisse a raccontare di loro, quantomeno a ripetere il loro nome. 
Il nome ci definisce, ci ricorda chi siamo e lo rivela agli altri. E Alajmo dice ai suoi lettori che lui è figlio di Elena Parrino e Vittorio Alajmo ed è padre di Arturo Alajmo. L’autore parte da qui, dall’esigenza di tramandare una storia, la sua storia, e scrive un memoir in cui cerca di ricucire ferite dolorose. Innanzitutto il dolore per il distacco dalla madre – pittrice non affermata e dipendente da un barbiturico che non la curava –, che avviene senza che lui se ne accorgesse neppure in quell’estate del’78. E poi un altro dolore che arriva sempre in ritardo sui fatti – come la consapevolezza della felicità che si sta per perdere –, e cioè quello per il distacco del figlio, che cresce e, come natura vuole, a poco a poco non ha più bisogno di lui. 
Roberto Alajmo misura la distanza dai suoi genitori ma anche quella tra lui genitore e il figlio Arturo, in un continuo scivolare tra passato e presente che nasconde gli avvenimenti per poi rivelarli in altre pagine, e così facendo dà al memoir quasi un ritmo da libro giallo. Ma misurando questa distanza apre per noi lettori le sue ferite, ci conduce nella camera da letto di suo padre e di sua madre, ci rivela i suoi attacchi di ansia più profondi. Leggiamo intime pagine su un padre e un figlio che si fanno grattatine a vicenda, eppure non si ha mai la volgare sensazione di spiare le vite altrui. Alajmo non è mai eccessivo, mai sguaiato, mai morboso: la prima persona con cui racconta la storia ha l’eleganza del pudore. Insolito per un memoir, e infatti sta qui l’attrattiva del libro.

venerdì 18 maggio 2018

#SalTo18 - Ilaria Tuti racconta il suo "Fiori sopra l'Inferno" al Caffè Letterario


Protagonista all’ultima fiera del libro di Francoforte, Ilaria Tuti, non poteva certo mancare al Salone di Torino. Un successo incredibile il suo, che con un esordio folgorante, nel thriller più atteso di quest’anno, ha portato alla ribalta due donne, protagonista e autrice, in soli cinque mesi dall’uscita di Fiori sopra l’inferno (che abbiamo recensito qui).  

Al Salone, a indagare i motivi e di questo successo e la scrittura dell’autrice è intervenuta Alessia Gazzola, che ha subito precisato i motivi di questo amore letterario: 
«Nella scrittura di Ilaria trovo quello che cerco in una scrittura, emozioni e odori e soprattutto c’è un personaggio, quello di Teresa Battaglia, commissario in là con gli anni, che colpisce molto. Vive una sua battaglia con un problema del suo corpo che può minare passato e futuro. È un personaggio molto complesso, una donna che ci appare dura, perché indossa una corazza, ma via via questo personaggio diventa altro, e svela la sua fragilità».

Una "Piccola donna" in guerra: "Hospital Sketches" di Louisa May Alcott

Hospital Sketches
di Louisa May Alcott
L'Iguana, 2018

Traduzione di Sara Grosoli 
prefazione di Daniela Matronola
testo inglese a fronte

pp. 232
€ 17,00


C'è un personaggio femminile che riscuoteva e riscuote la quasi totale approvazione delle lettrici: Josephine March. Secondogenita della famiglia March e protagonista morale del romanzo di Louisa May Alcott Piccole donne, Jo era la preferita di tutte. Beth era buona in maniera inarrivabile e anche se tutte abbiamo pianto per la sua morte (ops, spoiler!), era quella con cui ci identificavamo meno. Amy era troppo affettata: se a malapena la tolleravano la madre e le sorelle, figuriamoci noi lettrici che non eravamo bionde e aggraziate. Meg aveva del potenziale, ma cavolo! Finiva per sposarsi giovanissima con tanti saluti alle veementi dichiarazioni di indipendenza. Jo invece era un modello: si arrampicava sugli alberi, divorava libri, scriveva novelle e romanzi, se ne fregava dell'essere benvestita e sottostare ai dettami delle regole per le signorine. Lei aveva coraggio, si tagliava i capelli per ricavare soldi per aiutare il padre e aveva Laurie, l'amico/filarino che avremmo volute tutte. Nonostante tutti i discorsi sul femminismo, siamo state contente quando alla fine del secondo libro convola a giuste nozze anche lei, coniugando la sua attività di educatrice con l'amore per il pacato professore tedesco*.
"Jo c'est moi" avrebbe detto la Alcott: proprio come la sua eroina, la Alcott era una donna forte e determinata e allo scoppio della guerra di secessione decise di dare il proprio contributo come infermiera volontaria dal 1862 al 1863.

giovedì 17 maggio 2018

#SalTo18 - David Foster Wallace insegnante, linguista, lettore: al Salone del Libro di Torino si celebra lo scrittore a dieci anni dalla scomparsa



Per celebrare David Foster Wallace oltre i suoi libri, a quasi dieci anni dalla morte, al Salone del Libro si è svolto un incontro moderato da Christian Raimo, che è ricorso all’enumerazione per raccontarne l’attività intellettuale: 
«È stato uno scrittore di racconti, romanzi, reportage, inchieste, saggi; è stato un insegnante di scrittura creativa, un linguista, un intellettuale, un critico della cultura americana e un critico letterario, ha scoperto autori, è stato un lettore attento, ha ragionato moltissimo sulla politica e sulla filosofia». 
Martina Testa, una delle prime traduttrici delle sue opere in Italia, ha ricordato come Foster Wallace, soprattutto negli anni ’90, scrisse recensioni per diverse testate; da questi scritti si deduce che inizialmente subì molto il fascino della letteratura postmoderna, così celebrale, così alta e sperimentale nel linguaggio; lo affascinavano John Barth, Thomas Pynchon, William S. Burroughs e De Lillo, che prediligeva in modo particolare. Ciò che Foster Wallace apprezzava di più di questa letteratura era l’approccio dell’autore, quando dietro a ogni pagina si sente la coscienza di chi scrive, senza che si venga catapultati dentro a una realtà immediata senza filtro; lo inquietava la comunicazione tipicamente pubblicitaria, quella che induce a un comportamento consumistico, quella prettamente televisiva, che a suo modo di vedere tradiva – a tutti gli effetti – il valore etico della lingua, ossia quello di mettere in comunicazione chi scrive e chi legge. Il miracolo per cui il solipsismo di un autore diviene comunicazione con gli altri è parte integrante della letteratura, per Foster Wallace.

La nuova esplorazione del XXI secolo nell'ultimo romanzo di Paolo Zardi

Tutto male finché dura
di Paolo Zardi
Feltrinelli, 2018

pp. 174
€ 15 (cartaceo)


Piccola premessa.
Ho conosciuto Paolo Zardi, come probabilmente molti di noi, attraverso XXI secolo (2015). Di quel libro, come ho avuto modo di dire all'autore stesso, ho apprezzato di più (molto di più) l'atmosfera e l'ambientazione "quasi post apocalittiche" che la trama o i personaggi.
Poi sono tornato indietro e ho voluto leggere i suoi racconti, pubblicati in Antropometria (2010) e Il giorno che diventammo umani (2013): il primo è del 2010 ma conteneva già, in nuce, tutto ciò che sarebbe venuto. Compreso il suo ultimo romanzo, pubblicato lo scorso anno, La passione secondo Matteo (2017); segno questo di un percorso forse già chiaro dall'inizio, un percorso fatto di temi e atmosfere delineate ma, soprattutto, di una voce unica. È forse troppo affermare di poter riconoscere un testo "zardiano"? Non lo so, ma non credo di essere molto distante dalla verità.
E ora veniamo a Tutto male finché dura. Se La passione aveva come fulcro la questione etica dell'eutanasia, e di fatto era un romanzo basato sulla trama e sui personaggi, a mio avviso quest'ultimo testo torna a concentrarsi sulle "atmosfere da XXI secolo" tanto care a Zardi; il quale, proprio come Elisa, la figlia del protagonista, sa fotografare alla perfezione questo nostro secolo iniziato da appena diciotto anni e già saturo di avvenimenti.

mercoledì 16 maggio 2018

#SalTo18 - Lo scrittore e il suo doppio: Antoine Volodine dialoga con la traduttrice Anna D’Elia

Il ciclo di incontri curato da Ilide Carmignani, L’autore invisibile, ospita ogni anno grandi scrittori insieme ai loro traduttori, portando all’attenzione dei lettori le questioni difficili, controverse e affascinanti che ogni testo pone a chi deve trasporlo in un’altra lingua, in un’altra cultura. 

Il 12 maggio Antoine Volodine – fondatore del post esotismo – ha conversato con Anna D’Elia, che ha ricevuto il premio Gregor von Rezzori proprio per la traduzione del suo Terminus radioso. Per la natura estremamente sperimentale dei suoi libri e per il fatto che ami inventare piante e animali, la traduzione dei suoi testi è una sfida particolarmente ardua e gli interventi di D’Elia sono state delle confessioni, parole sentite con le quali ha raccontato di momenti di «disperazione professionale pura» e di come Volodine l’abbia aiutata a scoprire la natura del suo immaginario. «Più le osservi da vicino, più le parole ti guardano da lontano»: la traduttrice ha raccontato di come questa frase di Krauss l’abbia aiutata a guardare da lontano ai nomi di queste piante, e così ha fatto, cominciando a intuirne la filigrana a poco a poco.

#IlSalotto - Chiara Moscardelli: nuovo libro, l'inizio di una trilogia


Foto di ©Elena Sassi
Teresa Papavero è la nuova protagonista del libro di Chiara Moscardelli,  in uscita oggi.

Una svolta per Chiara, dal momento che questo libro sarà il primo di una trilogia di romanzi gialli.
Abbiamo avuto la possibilità di leggere il libro in anteprima e l’aspetto che subito colpisce è una scrittura molto simile ad una sceneggiatura televisiva: battute, dialoghi, descrizioni - sembra realmente di vedere i protagonisti che si muovono davanti agli occhi del lettore.
La storia è ambientata in un paesino della provincia di Frosinone: Strangolagalli. Un piccolo microcosmo, un borgo medioevale di 3000 abitanti, che Chiara ha scovato attraverso una ricerca geografica, partendo dalla digitazione in google: “piccoli paesi con nomi assurdi”.
Alla domanda come mai proprio un piccolo paese Chiara, che abbiamo incontrato qualche giorno fa, ha risposto: 
“Ho voluto ricreare una mia Cabot Cove. Io sono una fanatica di Jessica Fletcher! Del resto solo un piccolo paese, dove tutti si conoscono, dove c’è un medico, il sindaco, il carabiniere, la parrucchiera… una realtà con dinamiche impensabili in una grande città”. 

martedì 15 maggio 2018

#SalTo18 - Javier Marías presenta "Berta Isla"


Tra gli incontri più attesi di sabato 12 maggio, al Salone Internazionale del libro di Torino, rientra di sicuro quello che ha visto protagonisti,  in Sala Azzurra, due scrittori della casa editrice Einaudi, il genovese Ernesto Franco (autore di Undici per la Liguria, 2015, Scena padre, 2013 solo per citare gli ultimi) e lo spagnolo Javier Marías, considerato uno degli intellettuali più influenti del nostro tempo, al Salone con il suo ultimo romanzo Berta Isla
Ernesto Franco ha esordito presentando il libro e mettendo in evidenza la costruzione della vicenda, che a partire da un tema centrale si dipana come una spirale: 
«Certi libri, fortunati, pochi danno anche una forma plastica al tempo in cui le leggiamo, al tempo della lettura. Questo libro per me ha la forma di un vortice perfettamente assato sul suo asse centrale ma i cui vortici diventano sempre più grandi, e coinvolgono sempre più cose, oggetti, Storia e vita quotidiana, rimanendo perfettamente assati su quel punto di partenza e alla fine, nel cerchio più grande, incredibilmente ci sei anche tu, lettore».
Il lettore ha così una parte rilevante all’interno del libro stesso: «Vi resta dentro nella maniera più concreta possibile perché sta vivendo quel momento del suo tempo».

Una luce sulle mura: “La Splendente” di Cesare Sinatti

La Splendente
di Cesare Sinatti
Feltrinelli, 2018


€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ci vuole coraggio per intraprendere un'impresa come quella in cui si cimenta Sinatti: raccogliere materiali noti, oggetto di innumerevoli rielaborazioni, rimasticati da antologie scolastiche e sceneggiati televisivi, innestati profondamente nell'immaginario popolare, e farne qualcosa di diverso e che pure non tradisca la memoria. Riesce, in un romanzo poetico e tagliente al tempo stesso, recuperando dall'antico il fluire avvincente, la profondità di certi tratti descrittivi, la litania rassicurante del mito. La storia degli Atridi, discendenti maledetti di Pelope, si intreccia a quella delle figlie di Tindaro, Elena e Clitemnestra, la splendente e l'oscura. Sembra un destino ineluttabile quello che guida i personaggi sin dalla loro infanzia, muovendo i loro passi, avvicinandoli gli uni agli altri, ma Sinatti è abile nel mantenere una certa ambiguità: dietro lo scudo del fato, sono le scelte umane a innescare gli eventi. 
Nonostante le apparenze, quello raffigurato dall'autore è un mondo senza dei: sulla terra vediamo baluginare la presenza delle divinità riflessa nei volti luminosi e perfetti degli eroi e dei figli di sangue misto; sentiamo la loro voce attraverso la mediazione degli indovini. Sono però gli uomini a plasmare il proprio destino per conformarsi agli oracoli. E sul campo di battaglia sono ineluttabilmente soli.

lunedì 14 maggio 2018

"Storia di una famiglia perbene": se Malacarne s'innamora a (e di) Bari vecchia

Storia di una famiglia perbene
di Rosa Ventrella
Newton Compton, 2018

pp. 320
€ 10,00
€ 0,99 (ebook)

«Mia nonna aveva capito tutto. Io ero una mala carne».

Con Storia di una famiglia perbene, suo terzo romanzo, la scrittrice Rosa Ventrella torna in Puglia, precisamente a Bari, sua città natale. La storia si svolge nel triangolo della città vecchia, un dedalo di viuzze e piazzette compreso tra piazza del Ferrarese e la Basilica di San Nicola. A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta Bari vecchia, lungi dall'essere il centro storico alla moda e folcloristico che è oggi, è un rione soffocato da angusti palazzi bianchi e popolato da pescatori, monelli, zitelle e commari sedute sulla soglia di casa. È in questo contesto che conosciamo Maria De Santis, la narratrice, soprannominata Malacarne.
La cosa non mi dispiaceva perché tutti nel mio quartiere avevano un soprannome che si tramandava di padre in figlio. Chi non ne possedeva uno, non ne faceva un vanto perché, agli occhi degli altri, poteva solo significare che i componenti di quella famiglia non si erano distinti né nel bene né nel male e, come diceva sempre mio padre, era meglio essere disprezzati che non essere conosciuti affatto.

"Sulla baia" di Katherine Mansfield

Sulla baia
Di Katherine Mansfield
Elliot, 2018

Traduzione di Emilio Ceretti

pp. 80
€ 8,50 (cartaceo)



Un paio di mesi fa è uscito questo libricino per Elliot edizioni, casa editrice che vanta un catalogo decisamente interessante. Prima di ogni considerazione critica sull’opera, togliamoci il pensiero e partiamo da alcune perplessità legate alla scelta editoriale. La prima, riguarda la decisione di proporre al pubblico quello che, pur essendo un testo molto bello, è un racconto singolo, di un’autrice molto apprezzata dagli anglisti lettori di short story e già presente, per esempio, nell’edizione di tutti i racconti di Mansfield curata anni fa da Maura del Serra per Newton Compton Editori. Scelta curiosa, di cui riconosco tuttavia il pregio di una nuova, molto attenta, traduzione e la cura dell’oggetto libro qui proposto. Altra perplessità – e questa, lo ammetto, è una critica che mi trovo spesso a fare, in riferimento a testi ed editori differenti – riguarda la mancanza di un adeguato apparato critico-bibliografico e del testo originale a fronte: il racconto, a mio parere ancor più del romanzo, necessita in molti casi di un’analisi critica adeguata, data da un apparato che possa guidare anche il lettore non specializzato in questa forma ad approcciarsi al testo con gli strumenti utili per contestualizzarlo nel panorama storico letterario e svelare il mistero intrinseco nella forma breve. Detto ciò, Sulla baia, scritto da Mansfield nel 1921, ha in sé molti degli elementi formali e tematici caratteristici della produzione letteraria dell’autrice neozelandese e si apre, come i testi migliori, a molteplici spunti di riflessione.

domenica 13 maggio 2018

#CritiCOMICS - Ryuko, volume secondo

Ryuko - Volume 2,
di Eldo Yoshimizu
Traduzione di Valentina Vignola

Bao Publishing, 2018

pp. 240, cartonato
€ 17,00

Nel primo volume del gekiga dello scultore/mangaka indipendente Eldo Yoshimizu avevamo lasciato Ryuko assetata di vendetta e in balia della tempesta di emozioni che le è scoppiata nel cuore scoprendo la verità sulle sorti della madre. Barrel, sua fedele sottoposta, decide di non abbandonare il suo boss nemmeno in quella che si prefigura come una missione suicida contro il clan avversario della Jachinpan, continuando a tirare quel filo rosso del destino che le ha unite dal giorno in cui, da bambina, è entrata violentemente nella vita di Ryuko. Nikolai e Tatiana si rimettono in gioco per pareggiare i conti con la storia, sia personale che universale, due tra le tante pedine delle vicende in Afghanistan negli anni delle lotte con i mujaheddin e l’URSS.

«Nulla attesta che tu sia uno scrittore, così mi faccio un sacco di domande»: con Joël Dicker a Milano

Foto di © Elena Sassi

In occasione dell’uscita dell’ultimo libro 
La scomparsa di Stéfanie Mailer per La Nave di Teseo, abbiamo incontrato a Milano Joël Dicker.
Joël è un giovane scrittore, alto, dai modi gentili e dallo sguardo attento, un approccio informale, una grande predisposizione all’ascolto con la volontà di raccontarsi in modo diretto e senza fronzoli.
Il suo ultimo libro è un giallo, una storia ricca di intrecci e di colpi di scena, ancora una volta un romanzo che tiene il lettore sospeso pagina dopo pagina.  
30 luglio 1994. La cittadina di Orphea, stato di New York, si prepara a inaugurare la prima edizione del locale festival teatrale, quando un terribile omicidio sconvolge l’intera comunità: il sindaco viene ucciso in casa insieme a sua moglie e suo figlio. Nei pressi viene ritrovato anche il cadavere di una ragazza, Meghan, uscita di casa per fare jogging. Il caso viene affidato e risolto da due giovani, promettenti, ambiziosi agenti, giunti per primi sulla scena del crimine: Jesse Rosenberg e Derek Scott.
23 giugno 2014. Jesse Rosenberg, ora capitano di polizia, a una settimana dalla pensione viene avvicinato da una giornalista, Stephanie Mailer, la quale gli annuncia che il caso del 1994 non è stato risolto, che la persona a suo tempo incriminata è innocente. Ma la donna non ha il tempo per fornire le prove, perché pochi giorni dopo viene denunciata la sua scomparsa.
Che cosa è successo a Stephanie Mailer? Che cosa aveva scoperto? Se Jesse e Derek si sono sbagliati sul colpevole vent’anni prima, chi è l’autore di quegli omicidi? E cosa è davvero successo la sera del 30 luglio 1994 a Orphea? Derek, Jesse e una nuova collega, la vicecomandante Anna Kanner, dovranno riaprire l’indagine, immergersi nei fantasmi di Orphea. E anche nei propri.
Per non rivelare dettagli e colpi di scena di questo romanzo, abbiamo parlato con Joël soprattutto del suo approccio alla scrittura.

sabato 12 maggio 2018

#CritiCOMICS: A ciascuno il suo beluga

Guardati dal beluga magico
di Daniel Cuello
Bao Publishing, 2018

pp. 144
€ 19,00


Guardarsi dal beluga magico: più facile a dirsi che a farsi, non è vero? Soprattutto se non si ha la minima idea di chi o che cosa sia un beluga e in quale forma agisca la sua – evidentemente pericolosissima – aura “affatata”. Aiutino: il beluga è un cetaceo. Ah si? Si. Ma l’esemplare che perseguita Daniel Cuello nella sua ultima pubblicazione per Bao (dopo il fortunato Residenza Arcadia) non nuota mica: vola, fluttua, galleggia per aria, e si palesa all’improvviso tra nuvole, arcobaleni e mulinelli ventosi per portare tanta… “fortuna”. Di quella, si intende, che sempre si calpesta per maledizione, magari con le scarpe nuove appena inaugurate. Insomma: la bestiola sembra quasi che si ricordi di te solo quando una certa sua “urgenza” non è più rimandabile, e poi ti contempla beata nel pieno della sua pace post-peristaltica. Creatura ambigua, il beluga, animale marino dall’espressività spiccata, quasi umana, con un ghigno benevolo stampato sul muso simile in tutto e per tutto al sorriso cinico di chi conosce ogni tua paura e debolezza e non vede l’ora di ricordartela, non sia mai ti venga un vuoto di memoria. Un beluga-iena, insomma. Meglio: un beluga ridens. Consigli per una convivenza? 1) Lo si può amare e frequentare, dando fondo a tutto il “conosci te stesso” di cui si dispone. 2) Lo si può odiare e rifuggire, condannandosi però a una vita senza cielo, con lo sguardo sempre rivolto a terra e la paura di vederlo fare capolino nell’azzurrità geometrica tra i palazzi, oppure di scorgerne l’ombra improvvisa su un qualsiasi marciapiede di città. 3) Ci si può saggiamente convivere, addomesticandolo con strategie più astute di quelle di un domatore di fiere da acquapark. Non prima, comunque, di averlo ridimensionato un bel po’: perché il beluga, va detto, pesa e ingombra parecchio.

Come un romanzo: la storia della canzone italiana secondo Gino Castaldo

Il romanzo della canzone italiana
di Gino Castaldo
Einaudi, 2018

pp. 372
€ 19,00



Quanti anni ha la canzone italiana? Secondo i calcoli di Gino Castaldo – critico e giornalista musicale tra i più noti, nonché apprezzato conduttore radiofonico – dovrebbe averne compiuti sessanta tondi tondi proprio lo scorso febbraio. Tanti ne sono passati, difatti, da quando Domenico (Mimmo) Modugno spalancò le braccia al pubblico di Sanremo per stringerlo e portarlo idealmente con sé Nel blu dipinto di blu. Quella canzone, «talmente strana che nessuno se l’era sentita di cantarla», e invece destinata a vincere il Festival per poi diventare “l’inno alla gioia” del belpaese nel mondo, è, secondo l’autore, l’atto fondativo di un importantissimo fenomeno nazionale, da spiegare al meglio con gli accordi del racconto puro e semplice e alla larga da ogni stonato accademismo: Il romanzo della canzone italiana, con le sue quasi quattrocento pagine, non è altro che la storia della sua (della canzone, appunto) lunga vita, spiegata con identica cura a coloro che l’hanno vista (e sentita) nascere e a chi, invece, non ne condivide nemmeno il millennio d’origine.

venerdì 11 maggio 2018

#CriticARTE - A Reggio Emilia, la rivoluzione.

Fotografia Europea 2018 
RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie

Reggio Emilia, 20 aprile – 17 giugno

biglietto intero € 15,00;
ridotto € 12,00


L'Italia è terra di cultura, di arte e, recentemente sempre di più, di fotografia. Si sono moltiplicati negli ultimi anni i festival dedicati, eventi diffusi sul territorio che raccolgono ottimi consensi e avvicinano un pubblico sempre più numeroso ad una forma artistica accessibile e al contempo sempre nuova e diversa. Da poco, questi eventi fanno fronte comune, creando una rete virtuosa di condivisione e collaborazione: è nato nel 2017 il Sistema Festival italiano di Fotografia che vede uniti insieme Fotografia Europea di Reggio Emilia, Photolux Festival di Lucca (dove siamo stati a dicembre, qui la cronaca), Cortona On The Move, Festival della Fotografia Etica di Lodi e SI FEST di Savignano sul Rubicone. In corso proprio ora, e fino al 17 giugno, è Fotografia Europea 2018, giunto alla sua tredicesima edizione e dedicato al tema delle "Rivoluzioni", declinato secondo tre linee tematiche possibili: ribellioni, cambiamenti e utopie. Come già Photolux, anche questa rassegna adotta la formula dell'impiego e la valorizzazione del tessuto cittadino, destinando sedi illustri e palazzi storici a mostre, conferenze e incontri con gli autori.

«Ora come ora le parole di cui dispongo possono soltanto raccontare l'infelicità». O forse no.

Un romanzo russo
di Emmanuel Carrère
Adelphi, 2018

1^ edizione originale: 2007
Traduzione di Lorenza Di Lella e Maria Laura Vanorio

pp. 285
€ 19 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

«Ho voluto raccontare due anni della mia vita, Kotel'nič, mio nonno, la lingua russa e Sophie, nella speranza di riuscire a catturare qualcosa che mi sfugge e mi tormenta. Ma ancora oggi questo qualcosa mi sfugge e mi tormenta.» (p. 273)
Frastornata. Ecco come sono uscita da Un romanzo russo, appena arrivato in libreria in una nuova traduzione di Lorenza di Lella e Maria Laura Vanorio per Adelphi. Sapevo già che ogni romanzo di Carrère è in grado di spezzare le certezze e travolgere le pallide convinzioni con cui ci siamo avvicinati al testo, magari sbirciando il risvolto di copertina. Ma questa volta sono al tempo stesso confusa e affascinata: non fai in tempo ad acclimatarti a un tema e a ipotizzare come potrà poi svilupparsi, che ecco che ci si sposta di chilometri, di sentimenti, di sensazioni e si ricomincia daccapo. A unificare il tutto, un io narrante che coincide con l'autore, ben sapendo quali scollamenti o mistificazioni della realtà può operare uno scrittore avvezzo a giocare con l'io. 

giovedì 10 maggio 2018

American pie in salsa abruzzese: "Milf è bello" di Caterina Falconi

Milf è bello.
Consigli di seduzione per le donne mature e i loro estimatori
di Caterina Falconi
Pizzo Nero, 2018

pp. 151
€ 15,00



Dopo l’approfondimento psicologico di Sotto falsa identità, Caterina Falconi si è specializzata nei divertissement a tema sessuale. Questo libro chiude una trilogia, iniziata con Nonavremmo mai dovuto e proseguita con Cattivacucina e sesso catastrofico, che delle relazioni va ad esplorare il lato comico con una formula evidentemente gradita all’autrice (che a mio avviso ha però dimostrato grande capacità introspettiva nel romanzo citato all’inizio e per questo motivo non dovrebbe abbandonare quel genere letterario): brevissimi racconti incorniciati di volta in volta da uno schema scelto ad hoc.

Milf è bello si propone come un manualetto semiserio che vuole ribadire giocosamente 
il diritto a sedurre, alla passione e a innamorarsi a prescindere dallo stato civile, dall'età, dalle aspettative diffuse e dalle interdizioni pruriginose”.

"L'esercizio del distacco": solo passioni fredde per i ragazzi del collegio

L'esercizio del distacco
di Mary Barbara Tolusso
Bollati Boringhieri, 2018

€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
pp. 126

Eravamo una generazione di raffinati prigionieri in fila per la doccia o per la mensa, con molte regole e molto futuro.
Un gruppo di adolescenti, l'atmosfera ovattata di un collegio, personalità in divenire costrette a una costante interazione dal risveglio alla buonanotte, un intreccio inestricabile di affetti e invidie. Se queste sono le scelte di partenza di una storia, ci sono dei miti da battere: quando penso ai collegi mi vengono in mente storie indimenticabili e passionali come quelle de L'attimo fuggente o di Canone inverso. La scelta di Mary Barbara Tolusso di ambientare il suo romanzo in un pensionato si presterebbe a facili confronti se non fosse che l'autrice va in una direzione opposta: non grandi amori, gesti estremi e parole forti. Al contrario: più che in un collegio, la storia di Emma, David e Sofia sembra ambientata in una prigione.
«Solo passioni facili» ripeteva la signorina Stein. Ci avevano educati alla moderazione.

mercoledì 9 maggio 2018

#PagineCritiche - Il risiko del sultano e la real politik del Mediterraneo

Otranto 1480
Il sultano, la strage, la conquista
di Vito Bianchi
Editori Laterza, 2018

pp. 301
€ 13 (cartaceo)



Quando si arriva alle ultime, bellissime, pagine di questo Otranto 1480. Il sultano, la strage, la conquista  di Vito Bianchi uscito recentemente per Editori Laterza, la prima domanda che ci si pone è: "Come è stato possibile" e poi, immediatamente dopo: "Perché a scuola nessuno mai mi ha raccontato questa storia?". Ora, non so voi, ma a meno di aver frequentato una scuola nelle vicinanze dei luoghi dei fatti qui raccontati, il famoso tacco dello stivale italico, difficilmente la vicenda di Otranto, e dei suoi "martiri tardivi", potrebbe essere a voi e a noi materia conosciuta. Eppure è stato, nonostante la piccolezza in sé dell'episodio, un fatto epocale che, non è illogico da sostenere, ha per davvero cambiato il modo di intendere la minaccia del Turco, qui rappresentata dall'enorme antagonista, per usare la terminologia cara alle fiabe, di Maometto II. Ma il bello, o il brutto, di Otranto 1480 è che, a differenza giust'appunto di una fiaba, ciò che qui viene raccontato è tutto vero.

Lo storico e le impronte nel labirinto

Il filo e le tracce. Vero, falso, finto.

di Carlo Ginzburg

Feltrinelli, 2006

pp. 340
€ 13,38 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


Scrivere di storia è possibile non limitandosi ai documenti d’archivio. Lo storico non è un eremita sommerso dalle carte, è un vivo narratore del verosimile. Come un romanziere. Solo che il romanziere, lungo il continuum del verosimile può permettersi di stare in fondo alla scala, lo storico deve avere la pretesa di salire il più in cima possibile. Altrimenti non è credibile. E per farlo deve prendere in considerazione una varietà di fonti, come ha ammonito Lucien Febvre (co-fondatore degli “Annales” insieme a Marc Bloch). Al limite accontentarsi di casualità e anomalie.

Quindici saggi più un appendice, ripropongono, attraverso argomenti complessi ed eterogenei, la forza intellettuale di Carlo Ginzburg, i suoi percorsi alternativi di ricerca. Narrazioni di finzione e narrazioni storiche si combattono senza che una delle due emerga come vincitrice, piuttosto la loro è una contesa per la rappresentazione della realtà. Nessuno pensa che sia inutile studiare false leggende, falsi eventi, falsi documenti: «ma una presa di posizione preliminare sulla loro falsità o autenticità è, ogni volta, indispensabile». Occorre dunque interrogare i testi, scavare dentro di essi per far emergere elementi incontrollati. La ricerca di tali elementi rappresenta il filo rosso che lega tra loro i capitoli del volume.

martedì 8 maggio 2018

#LectorInFabula - Tra il Bene e il Male ... non c'è partita

Racconti al tramonto
di Bram Stoker
elliot edizioni, 2017



traduzione dall'inglese di Loretta Santini

illustrazioni di Francesca Rossetti


pp. 147

€ 14,50





Premessa: Bram Stoker è l'autore di Dracula. È lui il geniale irlandese che, pur senza aver mai messo piede in Transilvania, riuscì a dar vita al più intenso e terrorifico tra i romanzi gotici dell'epoca, ambientandolo alla perfezione nell'inquietante Castello di Bran, in Romania. Un libro che risiede stabilmente nella mia personalissima top twenty. Visto l'autore, mi sono avvicinata alla lettura di questa raccolta a colpo sicuro, spinta dalla convinzione di ritrovarvi le stesse atmosfere, orrorifiche, sospese, minacciose, sinistre, gelide, atte a terrorizzare... Quante volte durante la lettura, nel silenzio della casa immersa nel sonno (perché è un romanzo che dà il meglio di sé se letto di sera, o meglio ancora di notte), mi sono ritrovata a guardarmi alle spalle o a sobbalzare a qualsiasi minimo rumore...

E invece mi sono sbagliata.
Questa raccolta di fiabe-racconti (pubblicata da Stoker ben 16 anni prima di Dracula) in realtà non ha nulla di inquietante. Sono semplicemente favole popolate da angeli, giganti, bambini, vecchi, re, principi e principesse ambientate nel Paese del Tramonto.

Cercavamo un posto che non fosse stato corrotto dall'uomo. Qualcosa d'intatto.

Divorare il cielo
di Paolo Giordano
Einaudi, 2018

pp. 430
€ 22 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Cercavano indizi cifrati nelle mie conversazioni, interpretavano i rumori, ma non coglievano gli innumerevoli momenti di felicità, gli anni di convivenza mia e di Bern, le mattine a letto e i pasti lunghissimi, quando ci lasciavamo ipnotizzare dal movimento frusciante della chioma del pepe oltre la finestra. Non coglievano l'esaltazione degli anni in cui avevamo abitato lì dentro in sei, in mezzo a una confusione gloriosa, né l'intensità dei sentimenti che provavamo l'uno per l'altro, almeno all'inizio. E non coglievano la speranza di cui la masseria era intrisa. (p. 309)

Nei suoi romanzi, Paolo Giordano non ha mai avuto problemi a misurarsi con tematiche complesse e controverse: dalla formazione tutt'altro che pacifica e i disagi sociali e di coppia di La solitudine dei numeri primi, alla presa diretta dalla guerra in Afghanistan in Il corpo umano, fino alla malattia, all'amore e alla morte profondamente intrecciati in Il nero e l'argento. Con questo nuovo Divorare il cielo, accanto alle relazioni sociali e sentimentali, sempre al centro delle narrazioni di Giordano, troviamo temi intrecciatissimi e per questo difficili da commentare senza anticipare troppo della trama: la ricerca delle proprie radici e il dramma di trovarle corrotte, un po' come l'ambiente circostante, una natura prima mitica e ora da salvare
Andiamo con ordine. In apertura, Divorare il cielo ci porta nel paesino pugliese di Speziale in una notte estiva: tre ragazzini si sono introdotti abusivamente a fare il bagno nella bella piscina dei vicini; dalla finestra, la figlia dei proprietari, Teresa, osserva le evoluzioni di quei coetanei nudi, pochi metri sotto di lei. Poi l'allarme, la fuga goffa e un po' rocambolesca. La scena offre ai lettori ben più di una bravata adolescenziale: è una prefigurazione del futuro. Infatti, quei tre, Tommaso, Nicola e Bern, sono uniti come fratelli e hanno una concezione di proprietà privata, libertà e piacere molto elastica, come si scoprirà nel corso del libro. 

lunedì 7 maggio 2018

CriticaNera - Gerri Esposito e la promessa mantenuta che era meglio lasciare disattesa

Il compimento è la pioggia

di Giorgia Lepore
Edizioni e/o, 2018

pp. 239
16


Se ci sono di mezzo i bambini, per Gerri Esposito, l’ispettore nato dalla fantasia di Giorgia Lepore, non può essere un caso qualsiasi. Perché lui non è stato un bambino qualsiasi. Allora serve un riassunto delle puntate precedenti: un prete di strada lo ha raccolto dopo l’abbandono materno e questo bimbo abbandonato ha dei tratti somatici che pongono domande sulla sua origine. Gerri Esposito nasce zingaro, poi diventa partenopeo, infine ispettore di polizia, che ancora non si rende conto come sia potuto accadere. Sa soltanto che la sua infanzia violata grida vendetta. O meglio: ricordo.
I ricordi diventano difficili da riportare a galla quando una pallottola è entrata nel cranio, vedi episodio due, ma i mal di testa reiterati e feroci non impediscono lo sforzo. La sera di San Nicola, una festa che avvicina il sud barese niente meno che a Milano, per la particolare coincidenza agiografica del calendario che pone Nicola e Ambrogio all’altezza del ponte dicembrino dell’Immacolata, Gerri Esposito rinviene da una cassapanca una bambina molto perspicace e un bambino ancora lattante. Accanto, la madre è stata uccisa. Massacrata. Da chi?

Passo dopo passo, fino in cima

L'ascensione del Monte Bianco
di Ludovic Escande
Einaudi, 2018

Traduzione di Margherita Botto

pp. 125
€ 15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Forse è così che bisogna procedere nella vita? Senza conoscere il valore delle poste in gioco né dei pericoli che corriamo tentando questa o quella cosa. (p. 57)

Cosa fareste se il vostro matrimonio stesse naufragando e se, per ottenere un po' di pace, foste entrati nel circolo vizioso di fumo, alcol e sonniferi? La "terapia d'urto" scelta da Ludovic Escande è quella di superare i propri limiti, anche quello della ragionevolezza, e di scalare il Monte Bianco insieme ad alcuni amici esperti di alpinismo. Escande, editor della narrativa per la francese Gallimard, non ha un passato da grande alpinista, come invece Daniel du Lac, che ha avuto il titolo mondiale; né si diletta in cordata come lo scrittore Jean-Christophe Rufin o l'esperto scrittore-scalatore Sylvain Tesson, da cui è partita l'idea. 
Il Monte Bianco, si sa, è impervio e ha passi davvero impegnativi e rischiosi anche per scalatori esperti; per Escande, poco sportivo e abituato a una vita tutt'altro che libera dai vizi e da qualche bicchiere di troppo, pare una missione impossibile. Eppure, la sola idea di scalare il Monte Bianco accende qualcosa tra i desideri ormai assopiti - o anestetizzati - del protagonista: una sfida, innanzitutto con sé stesso, una sfida accolta fatalmente, guardando in faccia ai rischi oggettivi ma continuando, nonostante tutto. 

domenica 6 maggio 2018

#PagineCritiche - Vivere la democrazia: la forza delle idee di un pensatore che continua a parlare a noi tutti.

Vivere la democrazia
di Stefano Rodotà
Laterza, 2018

pp. 160
€ 15 (cartaceo)
€ 9,49 (e-book)

La tutela della conoscenza in Rete non passa attraverso un gestore, ma attraverso la definizioni delle condizioni d'uso del bene, che deve essere direttamente accessibile da tutti gli interessati, sia pure con le limitazioni rese necessarie dalle diverse modalità con cui la conoscenza viene prodotta.
Quasi un anno fa ci ha lasciati Stefano Rodotà, un giurista, un intellettuale, un grande Uomo del nostro Paese. La sua voce, però, continua ancora a farsi sentire in un interessante libro postumo, Vivere la democrazia, che raccoglie testi scritti originariamente dall'Autore in occasione di conferenze, convegni ed inaugurazioni.
In questa raccolta il giurista si trova ad indagare, con l'attenzione e la passione ai quali ci ha abituati, a proposito dei diritti che diventano la misura dell'avanzamento morale ed etico di ogni società: così, ad esempio, Rodotà studia la moltiplicazione dei piani identitari dell'individuo in Rete, senza che ciò debba essere inteso come un elemento di conflitto, ma di confronto. Ne consegue che la persona dovrà essere analizzata nel corso del suo "itinerario multiforme", costruendo il contesto all'interno del quale i suoi diritti fondamentali possano essere attuati.
Una volta intesa la proprietà come fondamento della libertà stessa, secondo la classica lettura del liberalismo, è evidente che essa diviene pure la condizione dell'eguaglianza, dal momento che solo l'eguaglianza nel possesso si presenta come il fattore decisivo per il superamento delle disparità. L'individualismo proprietario connota non solo l'aspetto economico, ma istituisce una diversa antropologia, quella del borghese moderno, che implica quasi una costituzionalizzazione della disuguaglianza.

"La vita finora": una storia verosimile




La vita finora
di Raul Montanari
Baldini + Castoldi, 2018

pp. 229
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Raul Montanari, nel suo ultimo romanzo La vita finora, narra di un professore Marco Laurenti, dal passato difficile, che arriva in un paese di montagna e incontra dentro e fuori dalla scuola ragazzi e famiglie, ma soprattutto compie un viaggio dentro se stesso
Una storia di bullismo, di droga, di riti satanici, di dinamiche legate al branco, una esperienza che porterà Marco a vedere il lato oscuro dell’animo umano. Tensione narrativa e spunti di riflessione per adolescenti ed adulti: un libro che si presta a diversi piani di lettura.

sabato 5 maggio 2018

«Siamo solo barili vuoti in cui si risciacqua la storia del mondo»? Forse, ma la salvezza è ancora possibile.

Il gelsomino e la pozzanghera. Testi dal Diario e dalle Lettere
di Etty Hillesum
a cura di Beatrice Iacopini
Le Lettere, 2018

pp. 172
€ 14 (cartaceo)

Oh sì, il gelsomino! Com'è possibile, mio Dio, è intrappolato tra il muro scrosticciato dei vicini e il garage. [...] Eppure in mezzo a tutto quel grigio e a quel fango, è così splendente, così esuberante e così fragile, una giovane sposa temeraria, sperduta in un quartiere malfamato. Non capisco niente del gelsomino.
(1° luglio 1942, p. 70)
Per quale ragione tornare a tradurre Etty Hillesum, quando sono disponibili da anni i suoi diari integrali e le sue lettere? Innanzitutto, perché muoversi tra migliaia di pagine non è agevole, in secondo luogo perché l'antologia a cura di Beatrice Iacopini, con una nuova traduzione, porta l'attenzione su specifici  aspetti della poliedrica e irrequieta Etty, all'anagrafe Ester.
Molto si può aggiungere a quanto scritto nella già ricca Introduzione a proposito della scrittura diaristica di Hillesum: i frammenti, sempre datati con cura, spesso accompagnati dalle circostanze di stesura, sono profondamente intimi. Poche sono le note dedicate all'ambiente, alla quotidianità, se non quando Etty si trova in campo di concentramento. Per la maggior parte si tratta di frammenti dedicati alla sua interiorità
Il mio paesaggio interiore è fatto di grandi, immense pianure, di vastità infinite, dove non c'è quasi orizzonte, dove una pianura sconfina nell'altra. Quando sto su questa sedia raggomitolata così, con il capo profondamente chino, allora vago per le chiare pianure e quando mi fermo un attimo, cala su di me un benefico presentimento di infinito e di quiete.
Il mondo interiore è reale quanto quello esterno. Si dovrebbe essere consapevoli di ciò. Anch'esso ha i suoi panorami, i suoi contorni, le sue potenzialità, le sue regioni sconfinate.
(11 giugno 1941, p. 63)
Lei, che sa bene che «la vita non può essere racchiusa in un paio di formule» (22 ott. 1941, p. 46), rimbrotta spesso se stessa per essere eccessivamente pensosa, nonché per la sua «ingordigia» reale e intellettuale. Etty Hillesum, infatti, era nota ai tempi per una condotta tutt'altro che moderata sia nella vita privata (molti sono stati i suoi corteggiatori), sia nella vita intellettuale.

"Se una notte d'inverno": Calvino e la magia della Letteratura, che non vuol farsi matematica


Se una notte d'inverno un viaggiatore
di Italo Calvino
Mondadori Editore, 1994

pp. 264
€ 14,00

Chiudi gli occhi, immagina una gioia. Molto probabilmente penseresti a una partenza. Ah, si vivesse solo di inizi, di eccitazioni da prima volta, quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora. Penseresti all’odore di un libro nuovo... (Costruire, Niccolò Fabi)
Non c’è un modo corretto, un modo auspicabile di recensire un classico. Perché un classico si legge per imparare, si studia quasi, si osserva con ammirazione e senso d’inferiorità.
Questa dunque non vuol essere un’esauriente recensione a Se una notte d’inverno un viaggiatore, ma uno sguardo verso il romanzo, se è vero come osserva lo stesso Calvino che un classico è un libro «che non ha mai finito di dire quello che ha da dire» e, soprattutto, che «ogni interpretazione esercita sul testo una violenza e un arbitrio» (p. 67).

Pubblicato nel 1979 da Einaudi, Se una notte d’inverno un viaggiatore è un romanzo a cornice, in cui la narrazione principale ospita dieci diversi filoni di narrazioni altre, tutti aperti e nessuno concluso. Si tratta quindi di una cornice di incipit: dieci romanzi che il Lettore, protagonista della narrazione principale, comincia a leggere ma non riesce mai a finire, a causa degli imprevisti più disparati: errori tipografici, furti rocamboleschi, censure poliziesche.

venerdì 4 maggio 2018

"In compagnia della tua assenza": lettera d'amore a una madre mai conosciuta

In compagnia della tua assenza
di Colette Shammah
La nave di Teseo, 2018

pp. 219
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


"Questa non è un'autobiografia e nemmeno una biografia romanzata. È una confessione da figlia a madre che non aveva ancora trovato voce". 
Operazione pericolosa, quella di partire dalla fine: si rischia di svelare troppo. Non me ne vogliate a male. Il fatto è che se leggerete In compagnia della tua assenza, di Colette Shammah, per tutto il tempo avrete il dubbio: sarà una storia vera? Quanto c'è di vero? È mai possibile che...? Poi arriverete alla fine e leggerete questa Nota, che apparentemente risolve tutto (e invece non svela granché). 
In compagnia della tua assenza è una lunga lettera d'amore scritta da Esther per sua madre Sophie. Ebrea di Aleppo quando essere ebrei voleva dire portare un marchio, Sophie studia in Francia ma il nazismo le impedisce di accedere all'agognato Baccalaureato. Costretta dall'infuriare della guerra a un precipitoso ritorno in Siria, e poi nuovamente in fuga quando la nascita dello Stato di Israele la rende straniera nella sua città natale, Sophie matura e invecchia in Europa, a Milano. È qui che consolida la sua famiglia, marito spesso in viaggio e quattro figlie, frequentando i circoli più sofisticati e le persone in vista, senza mai consegnare la sua vita privata a nessuno.

Ernst Cassirer, “Il diritto e la ragione. Rousseau, Kant, Goethe”.

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Il diritto e la ragione. Rousseau, Kant, Goethe
di Ernst Cassirer
Donzelli, 2017

pp. 150 
€ 18,50 


Vi sono alcuni filosofi “fatali” per lo sviluppo e l’elaborazione di un pensiero di un altro filosofo, come lo fu Schopenhauer per Nietzsche, Nietzsche per Heidegger, Hegel per Croce. Non vi è alcun dubbio, e il presente testo ne dà un’ulteriore e illuminante conferma, che per Ernst Cassirer il filosofo imprescindibile, quello con cui non smise mai di dialogare, fu Immanuel Kant. Il testo qui recensito fu pubblicato nel 1945 a Princeton ed è la prima opera postuma di Cassirer, pubblicata da Donzelli nel 2017 con la traduzione, la cura e un bel saggio introduttivo di Giulio Raio.
Il testo comprende due saggi: Kant e Rousseau e Goethe e la filosofia kantiana, che nelle intenzioni dell’autore dovevano essere una introduzione nel mondo accademico americano alla Filosofia dell’illuminismo. È importante rilevare la data di scrittura dei due saggi, rispettivamente 1939 e 1944, anni nei quali Cassirer in esilio dalla Germania nazista rifletteva – nell’unica maniera in cui un filosofo del suo rango poteva fare, cioè con radicalità e non solo sotto la spinta della contingente drammaticità – sul rapporto tra norma e violenza e sulla libertà come fondamento della società. La fatica a cui l’ermeneutica cassireriana di Rousseau va incontro è debellare definitivamente l’interpretazione naif dello «stato di natura» di Rousseau e le conseguenti riflessioni sulla visione facilmente ottimistica dell’essenza dell’uomo. Nei nostri studi scolastici, in effetti, siamo stati abituati a porre Kant e Rousseau, e la loro maniera di intendere l’illuminismo, su due binari inconciliabili. Il saggio di Cassirer, invece, inizia da un dato biografico di fatto: lo studio di Kant, arredato con la semplicità spartana che siamo soliti attribuire al filosofo di Königsberg, aveva un unico ornamento: un ritratto di Jean-Jacques Rouseau. Quale il senso di questa riverenza? Si domanda Cassirer.

giovedì 3 maggio 2018

PagineCritiche - Oltre la natura deietta. Rudy M. Leonelli su Foucault interprete di Kant


Illuminismo e critica. Foucault interprete di Kant
di Rudy M. Leonelli
Quodlibet, 2017 (prima ed.)
trad. di Guglielmo Forni Rosa

pp. 112
€ 15, 00


È un’introduzione completa di traduzione e note all’Antropologia da un punto di vista pramatico quella che il trentacinquenne Michel Foucault presenta come Tesi di Dottorato secondaria all’École normale supérieure, vantando un rapporteur quale Jean Hyppolite, mentre della Tesi principale, Storia della follia nell’età classica, fu relatore l’epistemologo George Canguilhem, tra i primi a interrogarsi circa la legittimità del termine normale in ambito medico e dunque esistenziale. È ancora un intervento dedicato alla relazione tra Illuminismo e Critica quello che Foucault pronuncia alla Sorbona nel 1978; mentre un breve saggio sull'articolo kantiano La risposta alla domanda: Che cos’è Illuminismo? è presentato nel volume a cura di Paul Rabinow The Foucault Reader e in seguito pronunciato nel 1983 durante una lezione al Collège de France.

Per un'etica postumana: "Al di là delle parole" di Carl Safina

Al di là delle parole. Che cosa provano e pensano gli animali
di Carl Safina
Adelphi, 2018

pp. 687
€ 32,00

Titolo originale: Beyond Words. What Animals Think and Feel
Traduzione di Isabella C. Blum



Al di là delle parole è un libro sorprendentemente forte che, come tutte le cose belle, richiede tempo e dedizione. Richiede la pazienza dell'esplorazione, la curiosità dello scavo, il trasporto avvinto della passione. Richiede anche una matita ben appuntita, per sottolineare tutto, appuntarsi idee e suggestioni, crearsi un proprio percorso all'interno di un'opera ricchissima e coinvolgente. Quello di Carl Safina è un saggio che si legge come un romanzo o, per meglio dire, come un vasto poema. Fin dalle prime pagine, quella che viene messa in scena è una grande epopea, che risuona di echi eroici già dal suo esordio, dalle magnifiche epigrafi e dalla marcia degli elefanti, commovente nella sua incredibile potenza espressiva:
Alla fine, vidi che la terra stessa s'era sollevata, la terra cotta dal sole aveva preso la forma di qualcosa d'immenso e vivo, ed era in movimento. Il paesaggio si muoveva con la moltitudine, i loro passi a tal punto tutt'uno col suolo da sembrare la fonte stessa della polvere. La nube che alzavano ci inghiottì, penetrò in ogni poro, ci coprì i denti, ci filtrò nella mente. Al tempo stesso, carne e metafora. Grande. Si potevano vedere le loro teste, come scudi di guerrieri. Il loro immenso respiro, che si riversava dentro e fuori risuonando nelle camere dei polmoni. La pelle, mentre si muovevano, corrugata dal tempo e dall'uso. [...] E intanto, l'incessante mormorio soddisfatto di montagne di ricordi. (p. 23)

mercoledì 2 maggio 2018

Una complessa solitudine: "Storia dei miei lupi" di Emily Fridlund

Storia dei miei lupi
di Emily Fridlund
DeA Planeta, 2018


pp. 345
€ 17 (cartaceo)



In questi anni solo la narrativa francese (e in parte quella giapponese, cinese e coreana) ha saputo come quella americana sorprenderci ogni volta, sia per le scelte di stile sia, soprattutto, per la scelta di dare angolature particolari alle storie raccontate. Questo è il caso di Storia dei miei lupi di Emily Fridlund uscito in questi giorni per DeA Planeta. Fridlund infatti è riuscita nella difficile impresa di presentare quella che, a tutti gli effetti, una storia piuttosto semplice ambientata in un luogo "classico" della narrativa americana (una casa isolata dalla civiltà, sia luogo sicuro sia, contemporaneamente, irto di pericoli) attraverso un'angolatura del tutto inedita che dona al libro una patina da thriller di grande gusto. Giusto una patina, non di più, come nelle migliori ricette "sale, quanto basta".

Può un lavoro cambiare chi siamo?

L'animale femmina
di Emanuela Canepa
Einaudi, 30 aprile 2018

pp. 260
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


- [...] Le mie riserve sulle donne [...] dipendono dal fatto che peccano avendo la pretesa di uscirne con la coscienza pulita. Questo le rende più interessanti. Più ridicole. E più perverse. Mi limito a prenderne atto. Per il resto, il mondo è pieno di idioti di entrambi i sessi, e io penso male di tutti allo stesso modo. (p. 152)
Rosita è abituata a farsi bastare le cose, senza disturbare: lei, che ha deciso di lasciare il suo paesino del Meridione e la madre asfissiante per studiare Medicina a Padova, si è trovata a mantenersi a stento con un lavoro sottopagato al supermercato e a pagare con difficoltà l'affitto di una stanza decrepita. E poi è abituata a farsi bastare le attenzioni sporadiche, interessate e del tutto senza aspettative di Maurizio, un uomo sposato che appare e scompare a suo piacimento, senza un pensiero affettuoso. Ma qualcosa cambia: il giorno della Vigilia natalizia, Rosita trova un portafoglio rubato e decide di riportarlo alla proprietaria, una straniera che abita in una grande casa. Con sua sorpresa, oltre alla donna, conosce il padrone di casa, un distinto ultrasettantenne, dall'aria elegante, che si interessa alla vita di Rosita e si meraviglia che la ragazza, in simili difficoltà economiche, abbia avuto l'orgoglio e il senso etico di rinunciare alla ricompensa. Le loro strade sono destinate a incrociarsi di nuovo: l'uomo, Ludovico Lepore, un famoso avvocato a Padova, cerca una nuova segretaria. Pare tutto piuttosto dickensiano, vero? Ma la realtà è diversa: lo studio dove Rosita si trasferisce, complice l'aggravarsi delle sue condizioni economiche, è austero e richiede una presenza adeguata, oltre alle competenze.