lunedì 23 aprile 2018

#CriticaNera - Sara, che ha perso tutto, tranne il suo talento

Sara al tramonto
di Maurizio De Giovanni
Rizzoli, 10 aprile 2018

pp. 360
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Sara non era un'investigatrice, era un'interprete. Non ricostruiva fatti ma conversazioni. Poteva intercettare uno stato d'animo, non penetrare le maglie di un articolato complotto. (pp. 319-320)

Cambiare personaggio e farlo quando si era ormai certi di incontrare il favore del pubblico: tutt'altro che semplice. Come anche la scelta di assumere per nuova protagonista una donna (fatto già raro in un noir), pensionata, anonima, di una bellezza mai esibita, facilmente trascurabile perché volutamente non appariscente. Quel che la gente non vede, in lei, è il rovello interiore per la morte dell'uomo che amava e di suo figlio, che ha lasciato sola la compagna incinta. La gente ignora anche un'altra cosa: Sara riesce a leggere il labiale, ma soprattutto a interpretare sorprendentemente bene i gesti, le parole e i non-detti delle persone, anche a distanza. Lo ha fatto per una vita, con la sua attività di intercettazioni spesso segrete perché non autorizzate: ora è in pensione, ma certe abitudini sono dure a morire. 

Raccontare la peste (e molto altro): "Annus Mirabilis", l'esordio di Geraldine Brooks

Annus Mirabilis
(Year of Wonders)
di Geraldine Brooks

trad. italiana di Francesca Diano

Neri Pozza, 2003

pp. 336

€ 11,90 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


George Viccars, sarto girovago stabilitosi da pochi mesi a Eyam, un piccolo villaggio del Derbyshire, riceve un giorno un carico di preziosi tessuti. Da un giorno all'altro, cade in preda alla febbre e gli compare sul collo un bubbone: è la peste. Sul letto di morte, Viccars prega i suoi clienti e la sua padrona di casa, la giovanissima vedova Anna Frith, di bruciare i vestiti che ha cucito da quella partita di tessuto. Nessuno lo ascolta. Tutti portano a casa i vestiti che avevano ordinato (e pagato), ed è così che comincia un'epidemia destinata a dimezzare la popolazione locale.
Così hanno inizio gli eventi narrati in Year of Wonders, romanzo d'esordio pubblicato nel 2001 dalla giornalista australiana Geraldine Brooks e tradotto in italiano con il titolo Annus Mirabilis. Questa espressione latina è ormai usata da secoli per indicare un anno in cui si verificano eventi prodigiosi. Pare che il primo a usare quest'espressione sia stato il poeta inglese John Dryden per descrivere il 1666, un anno in cui in effetti ebbero luogo eventi capitali, come il grande incendio che distrusse la città di Londra, la scoperta della gravità di Isaac Newton, e l'epidemia di peste bubbonica che afflisse l'Inghilterra narrata da questo romanzo.

domenica 22 aprile 2018

#IlSalotto - Il narcisismo? Un elemento di disturbo che si insinua tra una persona e la sua voglia di scrivere.


Lo spirito della scrittura
di Francesco Serino
Editore Area51 Publishing

€ 2,99 (ebook)




Lo Spirito della scrittura di Francesco Serino è un vademecum tascabile per ogni aspirante scrittore, una piacevole lettura ricca di consigli per l’approfondimento della materia, nonchè spunto di riflessione sul mondo della cultura, intimamente intesa. Piccole perle di saggezza disseminate lungo le pagine di un breve ma intenso e-book, il cui unico difetto è forse quello dell’impaginazione, perchè il desiderio di poter prendere appunti, cibandosi del testo fino a consumarlo, è veramente forte.
La passione di Francesco Serino, libraio da circa 15 anni, esonda in modo palpabile, divenendo contagiosa, riuscendo a restituire quell’aura di prezioso sapere ad una professione, quella dello scrittore, talvolta erroneamente sottovalutata.
Scrivere richiede talento ed il talento va ammaestrato. Lo scrittore mette al servizio dell’utente la sua competenza in campo editoriale, per tracciare quelle linee guida, che possono essere d’aiuto a diverse figure professionali, così come a tutti coloro, che amano conoscere l’essenza delle cose.  
Per approfondire alcuni dei temi trattati nell'opera, abbiamo posto alcune domande all'autore. 

Viaggio nel corpo di un innamorato: "Il cervello in amore" di Grazia Attili


Il cervello in amore. Le donne e gli uomini ai tempi delle neuroscienze
di Grazia Attili
Il Mulino, 2017

pp. 232
€ 16,00 (cartaceo)

Ma è davvero il cuore la parte del corpo più coinvolta quando si ama? È il cuore che determina le emozioni e le azioni degli innamorati? In realtà, dalle ricerche più recenti emerge che è il cervello, con le componenti chimiche che scatena, l’organo che suscita quella mescolanza di stati emotivi che caratterizzano le nostre storie d’amore. […] Esistono, infatti, profonde ragioni biologiche legate al nostro funzionamento cerebrale che possono dar conto di quello che accade nella nostra psiche e nel nostro corpo, quando amiamo. La poesia dell’amore è ben ancorata alla biologia! (p. 11)
Di questo legame tra emozioni e biologia ci parla il libro di Grazia Attili, docente di Psicologia Sociale alla Sapienza, accompagnandoci in un viaggio inconsueto alla scoperta delle reazioni fisiologiche che avvengono nel nostro corpo dal primo istante dell’innamoramento fino al momento della rottura del legame e della conseguente separazione. Lo stile agile e scorrevole, insolito per argomentazioni di tipo tecnico, consente al lettore, soprattutto a quello non esperto, di entrare subito in confidenza con i temi trattati e di comprendere con immediatezza concetti anche complessi. Come avviene, per esempio, con la descrizione del processo di innamoramento:
In questa fase iniziale, la persona che vi attrae costituisce un segnale potente che fa attivare tutto il vostro organismo e produce un’eccitazione che è mediata da alcuni neurotrasmettitori, da sostanze chimiche quali l’epinefrina, la norepinefrina, la feniletilamina e la dopamina […] La feniletilamina, che tra queste sostanze è quella che ha un maggior impatto sulle vostre reazioni, è una sostanza affine all’adrenalina. Viene sintetizzata e rilasciata dal sistema nervoso centrale quando si sperimentano situazioni piacevoli e raggiunge altissimi livelli durante l’attrazione e l’innamoramento (p. 45).
In queste fasi, dunque, la sostanza in questione, ostile nel nome ma non negli effetti che scatena, sarebbe all’origine un’iperproduzione di dopamina, generando nell’innamorato/a uno stato di euforia generale, con relativa iperattività e riduzione dell’appetito, e una maggiore tolleranza della fatica fisica… ciò spiegherebbe la capacità degli innamorati di sostenere lunghe notti di incontri amorosi.
E se il fato è avverso e non si riusce a trovare una persona di cui innamorarvi non bisogna scoraggiarsi! Esiste, infatti, un rimedio efficace e a basso costo: il cioccolato! Basterà infatti fare una buona scorta di cioccolato e nel corpo umano inizieranno a scorrere fiumi di feniletilamina, riproducendo “artificialmente” l’incantesimo sensoriale dell’innamoramento.

sabato 21 aprile 2018

#IlSalotto - “Vi presento Sara, la mia nuova protagonista che odia i tacchi e le ipocrisie”

Una foto dell'incontro dall'account Twitter @Rizzolilibri

Sara al tramonto, l’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni, è uscito il 10 aprile ed è subito diventato uno dei libri più venduti in Italia. Diversi redattori di CriticaLetteraria lo stanno leggendo e siamo tutti concordi sul fatto che è un libro su cui c’è tanto da dire, interessante, da consigliare. Per questo siamo stati molto felici di ricevere l’invito da parte della casa editrice Rizzoli ad andare martedì 17 aprile a un incontro con l’autore e con altri blogger, che si è tenuto presso Palazzo Mondadori a Milano. E io molto felice di avere l’opportunità di fare delle domande a Maurizio De Giovanni. 

Eravamo in dieci, tutti seduti attorno all’autore, ci presentiamo e lui subito entra nel vivo del dibattito – “Bella la copertina alla Hopper, vero?” – e ci racconta di come è nata la sua protagonista Sara. Anzi di come l’ha conosciuta, perché “è stata Sara a venire con forza da me” ci dice, “in un incontro notturno: io ero arrivato sotto casa col mio scooter, era l’una di notte di un sabato e pioveva. Ho visto Sara dentro un’auto, con i suoi capelli grigi, senza trucco, non stava facendo niente, non stava guardando niente”. E allora De Giovanni non ha resistito, si è interrogato su questa donna misteriosa, si è dato delle risposte e ci ha scritto un romanzo. Lasciando da parte tutto il resto perché, ci dice, lui lavora su una storia alla volta e questa la doveva scrivere immediatamente, l’ha praticamente fatto sotto dettatura di quella suggestione, quasi fosse una necessità. “Non è un libro scritto a tavolino” –  tiene a ribadire – “e io non stavo cercando un altro personaggio”.

#CritiCOMICS - Perché, quando diventiamo genitori, possiamo fare solo del nostro meglio

Il nostro meglio
di Thi Bui
Mondadori, 2018

Traduzione di Veronica Raimo

pp. 336
€ 26 (cartaceo)


De Il nostro meglio se è tanto sentito parlare negli Stati Uniti per tutto il 2017. Non solo perché è stato tra i graphic novel più venduti su Amazon USA (e con il colosso di Seattle tocca oramai fare i conti per decifrare i gusti dei lettori di tutto il mondo), ma anche perché Bill Gates lo ha inserito tra le sue migliori letture dell’anno insieme a Vaclav Smil e Viet Thanh Nguyen
Che non si venga a dire che questa recensione sarà viziata dal giudizio di uno degli uomini più ricchi del mondo (e di sempre) che tuttavia non passerà alla storia per le sue conoscenze letterarie. Fatto è, però, che se un'opera appartentente a un genere poco diffuso come quello del fumetto arriva ad essere annoverata tra le migliori dell’anno, c’è da approcciarsi alla sua lettura con l’animo gonfio di aspettative. E le premesse ci sono tutte.

venerdì 20 aprile 2018

PagineCritiche - Un santo, un uomo: l'"altro" Francesco di Chiara Mercuri

Francesco d’Assisi. La storia negata
di Chiara Mercuri
Laterza, 2018

pp. 216
€ 11,00

Alla fine dell'Ottocento il pastore calvinista Paul Sabatier si mette alla ricerca di un manoscritto perduto, in grado di rivelare la verità sulla figura storica di Francesco d'Assisi, una verità testimoniata dai compagni a lui più vicini, "quelli che furono con lui", e troppo a lungo tacitata. Attraverso uno studio dalla perfetta struttura circolare, che parte da questa ricerca e con questa ricerca si conclude, Chiara Mercuri sostiene con determinazione una tesi forte: che il Francesco che noi conosciamo, quello del catechismo e dell'aneddotica popolare, non rende neanche vagamente conto della complessità del personaggio reale. E che questo abbia una causa precisa, da identificarsi in Bonaventura da Bagnoregio, che inventò la storia di "un altro" Francesco, "imponendo [...] un'immagine del fondatore che rispecchiasse in pieno la sua visione dell'Ordine e dell'impronta che intendeva conferirgli" (p. 175).

Quando si inizia e si finisce di essere madre?

Tanti piccoli fuochi
di Celeste Ng
Bollati Boringhieri, 2018

Traduzione di Manuela Faimali

pp. 374
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Da piccola le avevano insegnato a rispettare le regole, a credere che il buon funzionamento del mondo dipendesse dalla loro osservanza, e lei le rispettava - e lo credeva. (p. 84)
Quando entriamo a Shaker Heights nelle prime pagine del libro, l'ordinatissimo e irreprensibile quartiere è sconvolto da tanti piccoli fuochi che stanno bruciando la casa dei Richardson. La padrona di casa, ferma a osservare lo scempio della sua realtà e della sua rispettabilità, si stringe nella sua vestaglia; attorno, i figli: la modaiola e rampante Lexie, il più assennato e posato Moody, il rubacuori Trip, sportivo e frivolo quanto si addice al figlio di una famiglia decisamente agiata. Dove si trova la piccola Izzy? Non si vede, ma Mrs. Richardson è certa che la ragazzina sia salva da qualche parte, a godersi lo spettacolo della casa che lei stessa ha incendiato. In fondo, sarebbe solo la più grave delle tante bravate con cui provoca continuamente la famiglia. 

giovedì 19 aprile 2018

Il "cazzeggio"? Oltre al dolce far niente c'è di più: un libro del neuropsichiatra Srini Pillay spiega come e perché

Il potere del cazzeggio.
Perché la distrazione ci rende più intelligenti
di Srini Pillay
Centauria, 2017

Traduzione di Rachele Salerno

pp. 284
Euro 17,00

A scorrere il titolo dell’ultimo lavoro di Srini Pillay – Il potere del cazzeggio, pubblicato lo scorso anno da Centauria con la traduzione italiana di Rachele Salerno – qualche lettore potrebbe correre il rischio di mancare la misura, sottovalutandone oppure sopravvalutandone il contenuto. Sebbene il suo autore sia un neuropsichiatra di fama mondiale con tanto di docenza ad Harvard, alcuni potrebbero considerare ozioso uno studio incentrato proprio sulle virtù del dolce far niente, date per ovvie e universalmente assodate. Altri, invece, potrebbero crederlo un libro-cuccagna e acquistarlo d’istinto, nella speranza di far fruttare la propria incorreggibile indolenza con la stessa malfidata convinzione che seminare monete d’oro faccia crescere i rispettivi alberelli. Entrambe le categorie avrebbero ragione, ed entrambe, allo stesso modo, torto, dal momento che la natura del volume è rivelata al meglio solo dal suo sottotitolo: Perché la distrazione ci rende più intelligenti. Bando dunque agli equivoci derivanti dall’espressione gergale stampigliata sul frontespizio: perché la “distrazione” di cui, con tutta evidenza, si andrà a parlare, implicherà il suo contraltare – la (nostra) “concentrazione”, per l’appunto, sebbene opportunamente “smitizzata” dall’autore –, e questo per uno scopo ben preciso e non poco ambizioso, ovvero aiutarci a essere (a essere di nuovo, ma anche a diventare) la versione più “efficace” (ed efficiente!) di noi stessi.

Un segreto che sa di mare e di caffè

La prima ora del giorno
di Anna Martellato
Giunti, 2018


pp. 298

€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Sgombriamo subito il campo: questo è un romanzo di genere. Di genere femminile, intendo. Un libro scritto da una donna (va da sé che non è questo che fa sì che un romanzo si definisca «femminile») e pieno di donne. Figure forti, decise, determinanti, a partire dalle quali si sviluppa il punto di vista sul mondo, sui rapporti e sulle relazioni, che siano d'amore, di famiglia e di lavoro, sulla maternità.
In primis Zoe, giovane organizzatrice di eventi in carriera, e sua nonna Anna, che condividono il ruolo di protagoniste dei due tempi paralleli in cui si sviluppa la storia: da una parte il presente occupato da Zoe, dal suo lavoro, dalla sua storia d'amore un po' stiracchiata e dal suo «problema» (ha appena scoperto di essere incinta). In questo spazio si muovono anche Virginia, il capo, con cui Zoe deve fare i conti, e Iris, la pasticciera chef che si affida a Zoe per l'inaugurazione del suo negozio. Dall'altra parte invece il passato che rivive attraverso i racconti della nonna vissuta sull'isola di Rodi. E qui prendono la scena la nonna Anna da piccola e sua sorella Angela, la loro nonna, la governante Merope, che aveva dedicato la sua vita alla famiglia presso la quale lavorava, e infine la mamma, donna bellissima, altera, ma un po' anaffettiva.

mercoledì 18 aprile 2018

Una ragazza affidabile e i disguidi del possibile

Una ragazza affidabile 
di Silena Santoni
Giunti, 2018

pp. 276
€ 18


«Forse il tempo aggiusterà le tessere degli accadimenti fino a formare un quadro intellegibile, ma nel presente tutto è frammentario, inesplicabile.»
Agnese e Micaela sono sorelle ma non si vedono da molti anni. Come spesso accade, una vicissitudine familiare, in questo caso l'eredità di una casa, le costringe non soltanto a rincontrarsi a Firenze, la città in cui hanno vissuto insieme infanzia e gioventù e dove solo Micaela è rimasta, ma anche a riaprire il vaso di Pandora dei ricordi.

"Un padre e una figlia eccoli lì" in un saggio di Maria Serena Sapegno

Figlie del Padre
Passione e autorità nella letteratura occidentale
di Maria Serena Sapegno 
Feltrinelli, 2018

pp. 256 
€ 20 (cartaceo)
€ 19,99 (eBook)

"Un padre e una figlia eccoli lì: lui biondo, bello, sorridente, lei goffa, lentigginosa, spaventata. Lui elegante e trasandato, con le calze ciondolanti, la parrucca infilata di traverso, lei chiusa dentro un corsetto amaranto che mette in risalto la carnagione cerea". Con queste parole inizia La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini, la storia di una figlia che non parla, legatissima al padre e con una madre disinteressata e abbandonata ai suoi languori che, fin dall’incipit, non c’è. E come Marianna Ucrìa sono tanti i personaggi femminili della tradizione letteraria le cui storie, di emancipazione o oppressione, si sviluppano in relazione al rapporto col padre. In un arduo lavoro li ha elencati e esaminati Maria Serena Sapegno, docente di Letteratura italiana e Studi di genere all’Università di Roma La Sapienza, nel suo ultimo libro, che è uscito a febbraio e si intitola Figlie del padre. Passione e autorità nella letteratura occidentale. Un titolo impegnativo che delimita subito due poli – le figlie e il padre, la passione e l’autorità – in un contesto enorme, la letteratura occidentale.

martedì 17 aprile 2018

Sciabordio di parole e musica: Indifesa di Giuseppe Cesaro


Indifesa
di Giuseppe Cesaro
La Nave di Teseo, 2018

pp. 295
€ 16

Come fare per raccontare una storia di ambiguità e sfumature sessuali non ben definite, anzi completamente fuse assieme, dove l’identità non è mai una ma, sulla scia delle onde solcate da Odisseo, è sempre molteplice e multiforme? Sono principalmente due le strade: o ci si innalza sopra l’oceano del non definito con la leggerezza di un fantastico manga come Ramna ½ oppure, ed è il caso di Indifesa di  Giuseppe Cesaro, uscito in questi giorni per La Nave di Teseo usare la pesantezza del temo come testa d'ariete per abbattere le resistenze del pubblico. Indifesa infatti racconta l’indicibile, un uomo che diventa donna e una donna che diventa uomo senza un perché e senza un per come, ma semplicemente accade, con la soave leggerezza delle parole. 

PagineCritiche - Sacks e il fascino inesausto della ricerca nel suo ultimo libro

Il fiume della coscienza
di Oliver Sacks
Adelphi, 2018

Traduzione di Isabella C. Blum
pp. 213
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


In questi momenti, mentre sto scrivendo, i pensieri sembrano organizzarsi da soli in una successione spontanea, vestendosi all'istante con le parole appropriate. Sento di poter aggirare o trascendere gran parte della mia stessa personalità e delle mie nevrosi. Da un lato questo non sono io, ma allo stesso tempo è la parte più intima di me, e di sicuro la migliore. (da «Il sé creativo», p. 132)
Varietà d'interessi, sguardo aperto sulla realtà ed entusiasmo per gli studi: tre sono le caratteristiche che emergono evidentissime da Il fiume della coscienza, l'ultimo libro di Oliver Sacks, che esce oggi in libreria per Adelphi, nella traduzione accurata di Isabella C. Blum. Il libro non è una pubblicazione postuma senza la volontà dell'autore: fino a due settimane prima della sua morte, avvenuta nell'agosto del 2015, Oliver Sacks ha avuto le bozze di questo lavoro sulla sua scrivania, con l'intenzione di pubblicare gli interventi dedicandoli al suo editor Robert "Bob" Silvers. Ora, finalmente il proposito è realizzato e anche noi lettori possiamo ancora una volta apprezzare la plurivocità di interessi di Sacks, che è stato medico, chimico, scrittore e accademico, ma anche fine letterato e cultore delle arti. 

lunedì 16 aprile 2018

"Fai piano quando torni". L'esordio narrativo di Silvia Truzzi

Fai piano quando torni
di Silvia Truzzi
Longanesi, 2018

pp. 272
€ 16,40  (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Bologna, una stanza di ospedale. Margherita è orfana di tante cose: del padre, buono e amatissimo, morto otto anni prima; di Francesco, compagno di vita per cinque anni, che l'ha lasciata improvvisamente; è orfana della salute, in seguito a un terribile incidente che l'ha quasi uccisa e che il dottor Iodice, lo psichiatra che la segue, sembra considerare una conseguenza diretta del suo stato depressivo; è orfana soprattutto di stabilità e fiducia in se stessa. Ha trentaquattro anni, sta per compierne trentacinque, e sente che non si riprenderà mai più.  
Anna invece di anni ne ha settantasei. Nonostante il femore rotto, balzella allegramente in giro per i corridoi dell'ospedale, è corpulenta, indossa bigodini e vestaglie rosa ed è tutto ciò che Margherita detesta; si ostina nel chiamarla "bambina mia", ottenendo in cambio risposte al limite dell'educazione ("Intanto non sono una bambina e non sono sua. E nemmeno sono disperata. Lei in compenso è una donna testarda e invadente.").

Insieme, a salvare ciò che possiamo

Salvare le ossa
di Jesmyn Ward
NN editore, 2018

Traduzione di Monica Pareschi
Titolo originale: Salvage the Bones [2011]

pp. 313
€ 19 (cartaceo)


Katrina è la madre che ricorderemo finché non arriverà un'altra madre dalle grandi mani spietate, sanguinarie (p. 304).
C'è uragano e uragano. Quello che spazza la Fossa, zona paludosa del Mississippi, è ben più violento di Katrina, o perlomeno lo anticipa con una forza parimenti distruttiva e creatrice: la famiglia della protagonista Esch è alle prese con i preparativi, certo, ma ha ben altro da fare per rafforzare la propria casa, che è poco più di una catapecchia in una baraccopoli disagiata. Deve provare a tenere salde le proprie mura, quelle che hanno permesso a Esch e ai suoi tre fratelli di resistere alla forza rovinosa della morte della madre, squarciata dalla nascita dell'ultimo figlio. Ma non solo devono resistere ai fantasmi del passato, che sono ovunque e si cibano di ogni riserva di energia e di speranza: devono evitare che nuovi fantasmi arrivino nelle loro vite. La miseria è all'ordine del giorno e anzi la famiglia non sembra più farci caso: la sporcizia fa parte della Fossa, tutti vivono di espedienti, di cibo a basso costo e di furterelli, e anche l'acqua disponibile in cui fare il bagno è argillosa. Ma, se si guarda bene, ogni tanto per la Fossa sfreccia un lampo bianco: è China, il pitbull bianco che il fratello Sketaah tiene come se fosse una fidanzata, risorsa economica per i combattimenti tra cani di grossa taglia, ma soprattutto risorsa d'amore.

domenica 15 aprile 2018

#CritiCOMICS - Coco Chanel: la vita, il mito, l'amore.

Coco
di Lorenza Tonani (testi) ed Elena Triolo (illustrazioni)
Pavia, Hop! edizioni, 2018

pp. 88
€ 18,00 (cartaceo)

«Sono sempre stata orgogliosa. Ho odiato abbassarmi, curvare la schiena, umiliarmi, mascherare il mio pensiero, sottomettermi, non fare di testa mia… L'orgoglio è la chiave del mio cattivo carattere, della mia indipendenza di zingara, della mia insocievolezza; è anche il segreto della mia forza e della mia riuscita; è il filo d'Arianna che mi consente di ritrovarmi sempre…» (p. 69)

Coco Chanel è oggi un mito, una donna che ha saputo imporsi sulle difficoltà che la vita le ha riservato, riuscendo a diventare un'icona immortale, perfetta e luminosa, nemmeno in un sol punto scalfita dallo scorrere incessante del tempo. Ancora oggi il suo nome è sinonimo di eleganza, garbo e raffinatezza e il suo stile, sobrio e mai volgare, ha fatto scuola. Non tutti, però, conoscono la vera storia della stilista francese, il cui vero nome era Gabrielle Bonheur Chasnel, poiché ella stessa ha costruito una biografia immaginaria, ad uso e consumo del pubblico, totalmente priva degli stenti e delle sofferenze che ha dovuto patire.
La vita di Coco Chanel inizia un giorno d'agosto del 1883 a Saumur, ma le sue radici affondano in un terreno molto più antico e lontano. Siamo a Ponteils, un piccolo villaggio del sud della Francia, la cui economia è basata sul commercio di castagne. In questo piccolo borgo dell'Occitania vive il bisnonno della futura stilista, Joseph Chanel, il quale fa incidere, in maniera a dir poco profetica, la doppia iniziale del suo cognome: due lettere che, successivamente intrecciate, saranno secoli dopo uno dei marchi più prestigiosi del mondo. La storia di Coco inizia qui, tra venditori ambulanti e commercianti, artigiani e donnaioli.

sabato 14 aprile 2018

#PagineCritiche - Organizzare una crociata: un difficile gioco di... squilibri!

Come organizzare una crociata
di Christopher Tyerman
UTET Libri, 2018

Traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana

pp. 540
€ 26 (cartaceo, copertina rigida)
€ 9,99 (ebook)


Quando abbiamo studiato le crociate a scuola, c'è stato un momento in cui abbiamo pensato: che caos! L'elenco di date difficili da ricordare e che coprono più secoli, i tanti papi e sovrani che si sono avvicendati, i generali ricordati per le loro gesta eroiche e/o spietate (ché le due cose sono più spesso connesse di quanto potremmo sperare),... Ma ci siamo mai davvero chiesti cosa sia costato, e non solo in termini economici, organizzare una crociata? 
In Come organizzare una crociata, studio vibrante per passione e precisione, Christopher Tyerman, uno dei massimi studiosi delle crociate, ribalta parecchi luoghi comuni su guerre di religione che, come sappiamo, hanno anche ben altri moventi politici ed economici alla loro base. 
Intanto, Tyerman premette come l'uso della ragione, nel Medioevo, andasse di pari passo con pratiche che potrebbero sembrarci in piena contraddizione, come magia e predizioni: «La razionalità era ammessa per la sua utilità, ma non elevata a divinità secolare. Affioravano limiti oltre i quali speculazione e ricerca non potevano arrivare» (p. 44). Per convincere la gente a partire per la crociata, nuovamente, si fa ricorso a due stratagemmi: da un lato si cerca di «incanalare la violenza diffusa [...] verso il bene comune», dall'altro si promette la «salvezza personale» (p. 49), attraverso la redenzione dei peccati fino ad allora commessi e la salvezza dell'anima.

Un grande amore resta tale solo se non vissuto?


Il giorno uno di noi noi due. Una storia d'amore
di Stefania Rossotti
Mondadori Editore, 2018

pp. 108
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Questo libro di  Stefania Rossotti è una storia d'Amore.  Una storia di due vite in un momento storico molto particolare: gli anni '70 a Milano, durante le manifestazioni studentesche. La città fu uno dei centri più vivaci nel momento delle contestazioni e nella storia si percepisce il fermento e anche lo smarrimento dei giovani dell'epoca .
Gli avvenimenti degli anni '70 potrebbero sembrare solo di contorno, eppure nel racconto pesano, entrano in pieno nella storia, diventano una sorta di terzo protagonista: 
"Eravamo (siamo, saremo sempre) una generazione di guerrieri. Avevamo arroganza, presunzione, devozione per la giustizia e un'infinita , strabordante propensione al ridere" (p. 19).

venerdì 13 aprile 2018

#PagineCritiche - Popolocrazia: Comprendere il fenomeno populista e la sua evoluzione

                                                             
Popolocrazia - La metamorfosi delle nostre democrazie
di Ilvo Diamanti e Marc Lazar (traduzione di  Fabio Galimberti)
Laterza, 2018

pp. 176
€ 15 (cartaceo)
€ 9,49 (ebook)


Attualmente nei Paesi del mondo occidentale stiamo assistendo al dilagante fenomeno dell'ascesa della popolocrazia, dagli Stati Uniti ove fino a pochi anni fa (quasi) nessuno avrebbe creduto possibile che un personaggio dai toni caricaturali come Donald Trump sarebbe giunto alla guida della Casa Bianca, fino all'Europa, terra di conquista dei più variegati partiti e movimenti populisti.
Per arrivare a comprendere meglio questa crociata dell'antipolitica possiamo affidarci al bel saggio Popolocrazia - La metamorfosi delle nostre democrazie, scritto da Ilvo Diamanti, professore di Scienza politica all'Università di Urbino Carlo Bo e collaboratore del quotidiano "La Repubblica", e da Marc Lazar, docente di Storia e sociologia politica all'Istituto Sciences Po di Parigi e presidente della School of Government della Luiss.
In particolare, i due autori hanno scelto di analizzare il fenomeno nei loro Paesi d'origine, Francia e Italia, i quali
servono da terreni di osservazione privilegiati delle trasformazioni in corso, o addirittura da laboratori. Per la popolocrazia.

#CriticARTe - Delitto/Castigo: la straordinaria rivisitazione di un classico.

Delitto/Castigo
di Sergio Rubini

tratto da Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij

Portare a teatro un'opera del calibro di Delitto e Castigo, scritta da Fëdor Dostoevskij nel lontano 1886 ed ambientata a San Pietroburgo, può apparire come un progetto visionario ed utopistico ai più, ma ciò non ha scoraggiato l'attore e regista Sergio Rubini (Colpo d'occhio, Manuale d'amore 2, Il talento di Mr Ripley) il quale non solo è riuscito a trarne una versione assai convincente, ma ha attribuito maggior forza alla storia grazie alla prova recitativa sua e dell'attore siciliano Luigi Lo Cascio (I cento passi, La meglio gioventù, La bestia nel cuore).

Il racconto è assai noto: in un'afosa estate il giovane studente di giurisprudenza Rodion Romanovič Raskol'nikov uccide l'anziana usuraia che gli affitta una stanza che ha le sembianze di una bara e la sorella di questa, poiché giunta sulla scena del crimine appena commesso.
Durante tutto il corso della narrazione Rodia sarà dapprima preda del desiderio di essere accomunato ai "napoleonici", uomini brillanti e rivoluzionari che vivono una vita improntata al bene collettivo, e per questo si elevano al di là della comune morale, per poi cadere vittima di insopportabili sensi di colpa che lo condurranno stremato all'epilogo.

#CriticaNera - Un giallo in un'Italia noir: "Milano disillusa" di Oscar Logoteta

Milano disillusa
di Oscar Logoteta
Fratelli Frilli, 2017

pp. 156
€ 11,90

16 marzo 1978. Mentre la tv dà la notizia del rapimento di Aldo Moro, a Milano il commissario Negri si ritrova per le mani un caso molto particolare: il grande Bernini, un illusionista che era in scena al Piccolo Teatro, muore sul palco nella vasca d'acqua che usava per i suoi spettacoli.

I Fratelli Frilli confermano la loro predilezione per i romanzi fortemente connotati geograficamente; in questo caso, anche il periodo storico ha un ruolo centrale: a far da sfondo alla vicenda c'è infatti una Milano tra la contestazione giovanile, il terrorismo e il dilagare dell'eroina. Negri, anzi il Negri, seguendo il vezzo tipico del Nord di mettere l'articolo determinativo prima dei nomi propri utilizzato nel libro, si muove nelle strade del capoluogo lombardo tra un omaggio al Drago del Giambellino della canzone diGaber e le frequenti soste al bar, rifugio accogliente dove c'è sempre pronto un Negroni ed un bonario sfottò tra gli amici di una vita.

giovedì 12 aprile 2018

La Storia che ci riguarda: "Questa sera è già domani" di Lia Levi

Questa sera è già domani
di Lia Levi
edizioni e/o, 2018

pp. 224
€ 16,50 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


Uno degli aspetti che sarei più curioso di approfondire sul ventennio fascista è la relazione tra i cittadini ebrei e il regime. Lo dico consapevole di poter sorprendere il lettore, ma convinto che la curiosità ha un suo fondamento. Già Giorgio Bassani ne Il giardino dei Finzi Contini ci presentava l’alta società ebraica ferrarese perfettamente integrata nell’Italia fascista. E l’antisemitismo, in realtà, è stato qualcosa che arriva tardi nel fascismo e si concretizza per emulazione della Germania nazista con la promulgazione delle infami Leggi Razziali del 1938, di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario.

Tuttavia, fino a quel momento, l’ebreo era per il regime un italiano qualsiasi; e l’ebreo, a sua volta, sentiva nei confronti del regime fascinazione o repulsione esattamente come un cittadino italiano di altra confessione. Di fatto, fino al 1938, vi furono ebrei fascisti e vi furono ebrei antifascisti. Tra quest’ultimi ricordiamo Renato Treves, torinese professore di filosofia del diritto, esiliato in Argentina alla fine del 1938.

#CritiMUSICA - "Non siamo niente. Tutto sommato è già tanto": la vita e la canzone secondo Serge Gainsbourg

Gainsbourg.
Niente è già tanto
di Boris Battaglia

Prefazione di Alessio Lega
Illustrazioni di Claudio Calia, Angelo Calvisi, Lorena Canottiere, Paolo Castaldi, Chiara Panzeri, Lorenzo Sartori

Armillaria, 2018

pp. 213 
€ 12,00 

È vero, o almeno sembra esserlo in Italia, che chi dice Serge Gainsbourg dice soprattutto Je t’aime… moi non plus. L’eco scandalosa (e scandalistica) di questa celeberrima canzone d’amore – “la più bella”, scritta da lui per Brigitte Bardot ma portata al successo con Jane Birkin, e sulla quale continuano a venire ricamati aneddoti intriganti come tele di ragno – ha avuto l’effetto di alimentare la fama del suo autore e interprete e, nel contempo, di fagocitarla. A torto, ovviamente. Perché, per quanto profondo sia stato quel solco, il molto poco Beau Serge (per citare un film del connazionale Claude Chabrol) ne aveva già inciso numerosi altri, e così avrebbe continuato a fare fino all’avvento di quella morte che, dopo una vita di eccessi, lo colse nel 1991, a poco più di sessant’anni, come un estenuato fleur du mal. Oggi, in occasione di quello che sarebbe stato il suo novantesimo compleanno, Boris Battaglia gli dedica un lungo saggio critico, appena pubblicato da Armillaria, che fin dal titolo – Niente è già tanto – ne omaggia e ne riassume, con un’efficace citazione, la filosofia esistenziale e artistica.

mercoledì 11 aprile 2018

Il Salotto - L'identità come creazioni di se stessi: intervista a Catherine Lacey

Elena Sassi con l'autrice, Catherine Lacey


Nel precedente libro di Catherine Lacey Nessuno scompare davvero avevo amato lo stile asciutto dell’autrice, le parole che mi avevano fatta sentire realmente affine alla protagonista, nonostante le fossi molto lontana sia per età che per situazione sentimentale.
Così, carica di aspettative, ho comprato Le risposte, (Ed. Sur - Traduzione T. Ciuffoletti).
Le prime pagine, scritte in prima persona, coinvolgono il lettore che entra nell’animo di Mary, la protagonista, una donna che vive sommersa da dolori e disturbi psicosomatici. Per stare meglio, decide di seguire alcune terapie piuttosto new age e molto costose. Pertanto, la possibilità di partecipare a un Esperimento remunerato spinge Mary ad accettare senza esitazioni. Kirt, un famoso attore, non riesce a vivere una normale vita affettiva di coppia, forse per colpa della sua notorietà e così decide di avviare un Esperimento Fidanzata, nel quale ogni donna svolge un ruolo a seconda del momento da vivere: sesso, romanticismo…
Nella seconda parte, l’io narrante cambia e diventa in terza persona. Un passaggio che mi ha lasciata perplessa, soprattutto perché, a mio avviso, porta a un allontanamento dal personaggio principale.
Nella narrazione, a tratti surreale, si resta sempre in bilico, come se mancasse qualche elemento per arrivare ad una conclusione che porta il lettore a chiedersi se davvero le emozioni possono essere pilotate. 
Interessante il fatto che, nonostante le donne siano impiegate in un “esperimento”, non ci sia nessuna forma di mercificazione o misoginia.

Ho incontrato l’autrice con la curiosità di trovare le risposte alle tante domande che mi sono venute nel corso della lettura.

Una corrosiva (forse troppo) ballata metropolitana: "Romanzo Selvaggio" di Macello

Romanzo Selvaggio
di Macello
Compagnia Editoriale Aliberti, 2018

pp. 156
€ 17


Quando si legge un romanzo scritto da una crew, quindi scritto a quattro o più mani, ci si chiede sempre quanto dell'una o dell'altra personalità vi sia, chi tra le diverse persone che hanno compito l'opera abbia più (o meno) influito nel risultato finale. Tuttavia questo non è il caso di Macello, la crew autrice di Romanzo Selvaggio edito da Aliberti compagnia editoriale. Macello infatti scrive come se fosse una persona sola, e lo fa con uno stile molto particolare. Compatto certo, ma davvero sui generis. Infatti protagonisti della storia sono quattro cavalieri del nulla, ALT, CANC, CTRL, ESC che vivono ai margini della società, in una Milano periferica sia come dato geografico sia come dato ideologico. Già, perché i quattro non fanno nient'altro che assumere sostanze stupefacenti passando da un rave-party nelle montagne bergamasche a intrattenere squallidi traffici con nordafricani in bar della circonvallazione esterna gestita dai cinesi. Una storia profondamente metropolitana e a tinte forti che però non stupisce il lettore, ormai smaliziato a questo genere di ambientazioni. Eppure c'è una luce (parola non usata a caso) in questo libro, ed è rappresentata dal "rito dell'Annunciazione". 

martedì 10 aprile 2018

La crisi dell'identità sociale nel romanzo di Ernesto Aloia

La vita riflessa
di Ernesto Aloia
Bompiani, 2018

pp. 300
€ 18,00



Premessa: quando parliamo della Vita riflessa di Ernesto Aloia dobbiamo sapere che ci troviamo davanti, nonostante l'altissima leggibilità e solo apparente volontà di intrattenimento dell'autore, a un romanzo complesso.
La vita riflessa è un romanzo complesso perché sviluppa, nelle sue circa trecento pagine, diversi temi fondamentali la cui rilevanza viene a modificarsi con lo scorrere delle pagine.
Dall'introduzione a un primo terzo del libro, infatti, il ruolo principe spetta ai temi dell'amicizia perduta e poi ritrovata, del ricordo e del tempo, ma anche della grande crisi economico-finanziaria che ha colpito il nostro mondo nel 2008: la figura di Greg, personaggio affascinante e carismatico, quasi sovrasta la più moderata presenza del protagonista Marco, uomo dopo tutto normale alle prese con i classici problemi familiari e lavorativi di chi, prima della crisi, era immerso nel mondo della finanza e ora è costretto a rinnovarsi per non annegare.

Beati quei tempi che non hanno bisogno d'eroi

Un eroe dei nostri tempi
di Michail Lermontov
Traduzione e cura di Paolo Nori
Marcos y Marcos, 2017

pp. 253
€ 14,00

«Imbecille o scellerato, non so; ma quel che è certo è che son degno di compassione […]: in me l'anima è guastata dal mondo, l'immaginazione è inquieta, il cuore è incontentabile; non mi basta niente; alla tristezza mi abituo altrettanto facilmente che al piacere, e la mia vita ogni giorno si fa più vuota; mi è rimasto un unico rimedio: viaggiare.»
Sono più affascinanti, i personaggi negativi?
Il disprezzo che proviamo per loro, o la pena, o l'odio, sono sentimenti incomparabilmente più complessi dell'empatia per una povero derelitto, o del genuino affetto per un integerrimo benefattore.
Un disprezzo che si mescola quasi a una morbosa curiosità di indagare cosa li abbia resi tali, ma anche cosa li spinga a continuare sulla loro (cattiva) strada.

lunedì 9 aprile 2018

Un'amicizia singolare, lungo l'ordito e la trama delle parole

Il professore e il pazzo
di Simon Winchester
Adelphi, 2018

Traduzione di Maria Cristina Leardini

pp. 262
€ 19 (cartaceo)

Quando il dottor William Chester Minor arriva a Londra è solo una delle tante vittime della guerra: a poco più di trent'anni il suo atteggiamento psicotico aveva più volte preoccupato i familiari e l'esercito, da cui Minor avrebbe ricevuto per tutta la vita una pensione. Ma non sembrava pericoloso: coltivava la sua passione per la pittura e infatti, sceso dalla nave, portava con sé «i suoi libri, il cavalletto, gli acquerelli, i pennelli. E aveva anche, al sicuro nella scatola laccata di nero, la sua pistola» (p. 88). E sarà proprio con questa che Minor ucciderà un innocente, per strada, in preda a un delirio. Da lì, il ricovero per praticamente tutto il resto della sua vita in un manicomio a una sessantina di chilometri da Oxford.
Oxford: sede del più importante dizionario d'inglese esistente, l'Oxford English Dictionary, che ai tempi dell'omicidio non aveva ancora a capo Murray, il direttore che avrebbe dato una vera e propria svolta al progetto monumentale. Il "dizionario d'inglese definitivo" ha avuto inizio nel 1857 e ha richiesto settant'anni prima di arrivare alla conclusione; ma i primi anni, sotto Samuel Johnson e la sua squadra, sono andati molto a rilento. D'altra parte, bisognava trovare un vero e proprio esercito di volontari che leggessero il più possibile e preparassero poi «liste di parole tratte da tutto ciò che leggevano» (p. 122). Operazione lunga e sfiancante, che ha portato alla fine alla creazione di ben sei milioni di schede (quando ne erano state previste tra le sessanta e le centomila!). La vera differenza nel portare avanti il progetto la fa Murray, instancabile e in grado di coinvolgere sempre più volontari con appelli carismatici. 

Elizabeth Jane Howard prima dei Cazalet: "All'ombra di Julius"

All'ombra di Julius
di Elizabeth Jane Howard
Traduzione di Manuela Francescon
Fazi Editore, 2018

pp. 336

€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Strano a dirsi, ma i ricordi nitidi che aveva di Julius si limitavano al giorno del loro primo incontro e a quella mattina, l'ultima, prima che lui prendesse il treno delle otto e trentadue per Londra, mentre di ciò che c'era stato nel mezzo aveva scarsa memoria. (pag. 21)
Inizia un tranquillo weekend inglese. Emma e Cressida, che vivono a Londra, sono attese in campagna dalla madre Esme. Esme aspetta un vecchio amico, in dottor Felix King, che si unirà a loro per il fine settimana e dà disposizioni al personale. Emma porterà con sé, Dan, uno dei poeti della casa editrice per la quale lavora. Paiono prospettarsi delle piacevoli giornate. Eppure ogni personaggio ha con sé un carico pesante che, in un modo o nell'altro, dipende da Julius.
Julius era il marito di Esme e padre di Emma e Cressida, scomparso durante Dunkerque per cercare di salvare quanti più soldati inglesi possibili dall'attacco tedesco. Questo atto di coraggio e amore verso il prossimo ha influenzato la vita delle tre donne. Cressida si è sposata giovanissima ed è rimasta vedova, ed ora intreccia relazioni senza sentimento e senza gioia. Emma non si fida degli uomini ed è ancora la bambina che un giorno non ha più visto tornare il papà. Esme ha visto andare a monte la sua relazione extraconiugale con Felix che ora, a distanza di vent'anni, spera di riconquistare. Ma l'ombra di un gesto come quello di Julius è destinata ad allungarsi per ancora molto tempo.

domenica 8 aprile 2018

Quante avventure a Creta: Brutti incontri al chiaro di Luna W. Stanley Moss


Brutti incontri al chiaro di luna
di W. Stanley Moss
Traduzione di Gianni Pannofino 
Adelphi, 2018

pp. 185
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

Creta, inizio primavera del 1944. Due ufficiali inglesi e tre andartes (partigiani) cretesi, travestiti da tedeschi, rapiscono un generale nazista e, superando uno dopo l'altro i numerosi posti di blocco che punteggiano l'isola, dopo essere sopravvissuti a venti giorni di feroce caccia all'uomo sulle pendici del Monte Ida, riusciranno miracolosamente a imbarcarsi per il quartier generale britannico de Il Cairo. Detta così sembra una storia incredibile, eppure è tutto vero, è una storia vera, scritta in presa diretta da uno dei due ufficiali inglesi, Stanley Moss. Detta così, gli uomini protagonisti di questa storia sembrano più eroi omerici, tutti genio&sregolatezza, eppure è tutto vero, quegli uomini nel '44 si comportarono più o meno così. Detto così, Brutti incontri al chiaro di luna di W. Stanley Moss edito da Adelphi sembra un libro pazzesco, irreale, una storia da bersi alla goccia come una sorsata di raki: eppure è proprio così, questo è un gran libro!

sabato 7 aprile 2018

Dodici anni quasi senza udito: un calvario o un percorso?

Rumore. Perdere e recuperare l'udito - memoir
di Bella Bathurst
Utet Libri, 2018

Traduzione di E. Gallitelli

pp. 223
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ho sentito Beethoven centinaia di volte e raramente mi sono soffermata sulla sua sordità: sapevo della malattia, ho immaginato quale grado di disperazione desse a un musicista, ma non sono andata oltre. Forse perché immedesimarsi nelle disgrazie altrui richiede molta empatia, ma anche energia, voglia di lasciarsi trasportare in una testimonianza che si fa anche esperienza, indiretta certo, ma ugualmente molto forte e destabilizzante. 
Se quasi tutti, messi davanti alla scelta, diciamo: "meglio sordi che ciechi", Bella Bathurst arriva a narrarci la sua esperienza: lei, che per ventotto anni ha dato per scontato l'udito, si è ritrovata a un certo punto colpita da una sordità progressiva e senza apparente spiegazione scientifica. E allora ha scoperto che «la vista ti dà il mondo, ma l'udito ti dà agli altri. Ti dà la capacità di interagire, di usare il dono della lingua e il contatto, di essere udito e compreso nel mondo» (p. 64). 

La bellezza d'un canto ispiratore - «La misura eroica», di Andrea Marcolongo

La misura eroica - il mito degli Argonauti e il coraggio che spinge gli uomini ad amare
di Andrea Marcolongo
Milano, Mondadori, 2018

pp. 216
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Una volta chiuso La misura eroica bisogna riprendere fiato. Non perché il libro sia difficile o particolarmente arduo, ma perché, girata l'ultima pagina, viene spontaneo rielaborare gli affascinanti contenuti trasmessi dalla voce della Marcolongo. Sfogliando il volume, infatti, l'autrice – che ha già dimostrato la sua straordinaria capacità di parola facendo di un libro sulla lingua greca un best-seller (La lingua geniale. Nove ragioni per amare il greco, Laterza, 2016) – riesce con efficacia e potenza comunicativa a imbastire un discorso sul presente parlando del passato, e raccontando le avventure di un gruppo di uomini mitici, gli Argonauti, parla a tutti i lettori.
Il libro prende le mosse da due storie, la prima è quella raccontata da Apollonio Rodio, in cui si parla di Argo, «la prima nave del mondo a solcare il mare secondo i mitografi antichi» (p. 16). La seconda è quella di How to abandon ship, un volumetto scritto dal terzo ufficiale della nave Robin Moor, John J. Banigan (insieme allo scrittore Phil Richards), sopravvissuto al naufragio dell'imbarcazione, a causa di un attacco sottomarino. Questo piccolo prontuario del 1942 ha incrociato la strada della Marcolongo molti anni fa, e da allora non ha più abbandonato la scrittrice, seguendola nei suoi viaggi e occupando sempre un posto in valigia. Le citazioni che aprono i capitoli sono tratte proprio da questo libro, il quale si presta ad una doppia lettura, letterale e metaforica: come abbandonare una nave, e quindi come salvare la propria vita da un naufragio, inteso anche su un versante più strettamente umano.

venerdì 6 aprile 2018

I segni indelebili di Auschwitz


Il tatuatore di Auschwitz
Heather Morris
Garzanti, gennaio 2018

Traduzione di Stefano Beretta

pp. 223
17,90

Lale e Gita si conoscono per caso, mentre lui tatua il numero sul polso di lei, ad Auschwitz. Lale ormai è abituato a fare il suo lavoro senza sollevare la testa, senza mai guardare in faccia la persona che si siede di fronte a lui per essere tatuata. Ma questa volta, impressionato dal fatto che si trattasse di una ragazza, la guarda. Lale scopre così un viso e soprattutto degli occhi che lo ipnotizzeranno, che lo rapiranno. Nelle settimane successive, le domeniche quando tutti possono uscire dalle proprie stanze (più simili a prigioni), la cercherà in mezzo alla folla. E dopo tanti tentativi, la riconoscerà e da quel momento i due cercheranno di non separarsi mai più.
Ma questa è solo una piccola parte del romanzo, quella più marginale, più leggera in un contesto d'orrore quale è l'olocausto. Siamo negli anni '40 in un campo di concentramento. Lale è il tatuatore ufficiale dei nazisti, è suo l'incarico di accogliere le persone appena arrivate nel centro e imprimere per sempre i numeri che li renderanno diversi, che condannerà a morte la maggior parte di loro. Agli inizi è dura, Lale non vuole accettare il posto di lavoro. Non vuole contribuire a ferire e a far del male a delle persone come lui. Non vuole collaborare, ma verrà convinto. Ricadrà nell'incertezza quando non si troverà di fronte uomini, ma donne e bambini. Di nuovo vorrebbe rinunciare all'incarico, ma per sopravvivere è costretto ad accettare.

«Se si riesce, dalla vita si prende ciò che si vuole e si fa a meno del resto»

Lasciami l'ultimo valzer e altri scritti
di Zelda Fitzgerald
Elliot, 2018

Traduzione di Maria Gallone e Loretta Santini
Introduzione di Tiziana Lo Porto

€ 17,50 (cartaceo)


Essere innamorati, concluse, è semplicemente una presentazione del nostro passato a un altro individuo; si tratta per la maggior parte di un pacco così ingombrante che non siamo più in grado di reggerne da soli lo spago allentato. Cercare l'amore è come chiedere un nuovo punto di partenza, rifletté, un'altra occasione nella vita. (p. 45)
L'amore è quello che Alabama bambina spia segretamente nella sua famiglia, quello che le sfila davanti mentre le sorelle maggiori si fidanzano e si sposano, non senza compromessi. Ma Alabama è diversa: sa che vuole perseguire i suoi desideri, anche se questi mettono la sua famiglia in una posizione scomoda e qualcuno grida allo scandalo. Lei vuole essere libera: di uscire con i soldati, di baciare chi vuole per il semplice desiderio di vedere com'è, di ricevere numerosi corteggiatori tenendoli sulla corda. Poi, però, il suo cuore si lascia infrangere da un pittore sulla cresta dell'onda, David Knight, che porta la speranza di una vita agiata nella City:
Possedendo un ego rapace, divoratore, il loro genio particolare inghiottiva il loro mondo nella sua vorticosa corrente di risucchio, trasportandone i cadaveri al largo. New York è un ottimo posto per essere in ascesa. (p. 69)

giovedì 5 aprile 2018

Avere diciott'anni, oggi: lo sguardo di Rocco Civitarese sulla sua generazione

Giaguari invisibili
di Rocco Civitarese
Feltrinelli, 2018

pp. 282
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Una generazione che si racconta attraverso i social network, tra immagini e parole, ma soprattutto immagini. È la generazione dei nuovi diciottenni, che invece Rocco Civitarese decide di raccontare offline, connettendosi ai loro sentimenti e alle emozioni, anche quelle più scomode e riposte nel cassetto dell'irraccontabile. D'altra parte, un autore può decidere legittimamente cosa raccontare, non solo il come e sarebbe un grave errore continuamente confondere autore e personaggi solo perché coetanei. Il gruppo di ragazzi che si muove per Pavia e si dibatte per affermare la propria individualità è un insieme di paure, desideri, pulsioni, frustrazioni. Ma soprattutto di morsi alla vita, senza curarsi che questi lascino il segno o meno sulla pelle dell'altro. 
Il protagonista, Pietro Mazzoccone, abruzzese d'origine come Civitarese, scopre nelle primissime pagine di non aver passato il test di Medicina a Pavia. Ma cosa è successo? Perché ha studiato sempre meno? Per scoprirlo, la narrazione si sposta a un anno prima, per raccontare mesi di puro sconvolgimento: il suo amore (ricambiato, non ricambiato?) per Anna Pettirosso, l'amicizia fortissima eppure messa a repentaglio più volte con gli amici di sempre, la scoperta del sesso e dell'alcol, la messa in dubbio perenne di cosa veramente si desidera. Ogni capitoletto è affidato a un personaggio: dunque, non è solo Pietro a offrirci il suo punto di vista, ma la storia procede, si muove, a volte si contorce su sé stessa nelle parole di questo o quel personaggio e non mancano i suoi pensieri e il dialogo con il sesto senso, vocina che in corsivo instaura spesso un contraddittorio con il personaggio. 

#CritiCOMICS - Piccolo elogio d'un fumetto silenzioso - «Il piccolo vagabondo», di Crystal Kung

Il piccolo vagabondo
di Crystal Kung
traduzione di Elisabetta Bellizio
edizione originale: The little drifter, Dala Publishing company, 2016
Milano, Bao publishing, 2018

pp. 172
€ 18,00 (cartaceo)
 
Crystal Kung è una giovanissima illustratrice originaria di Taiwan. Il piccolo vagabondo è il suo primo libro ed è un delizioso esordio. Questo piccolo gioiello si sfoglia velocemente e le storie raccolte in esso vengono raccontate con una straordinaria delicatezza e si imprimono con dolcezza nel cuore. Il tratto, anch'esso raffinato e morbido, dà al lettore l'impressione di una candida carezza. Prima di soffermarsi sui racconti de Il piccolo vagabondo, però, è utile dare qualche indicazione riguardo all'autrice. La nota biografica in sede finale, ma soprattutto il lungo intervento di Huang Jianhe (caporedattore dell'edizione originale) inserito in chiusura, ci racconta di una giovane e talentuosa illustratrice, classe 1994, nata in Cina e cresciuta a Taipei, che ha fatto del disegno la sua arte. Dopo i corsi di Disegno e tecnica del fumetto, la giovane Kung mostra presto le sue capacità, spiccando presto il volo:
Negli ultimi due mesi avevo diviso i trenta studenti in gruppi, affinché discutendo uscisse fuori un tema comune e creassero un fumetto di otto pagine. Due anni fa, il gruppo di Kung era stato molto bravo: la storia, lo storyboard, le immagini, erano un lavoro maturo. L'unica cosa che mi lasciava perplesso era che, a confronto con la maggior parte degli studenti che disegnava in verticale, il gruppo di Kung disegnava le strisce del fumetto in senso orizzontale. Quando le ho chiesto perché avessero scelto di usare lo stile orizzontale, Kung mi aveva risposto: “Perché, così non va bene?”. (p. 173)

Gli 80 di Camporammaglia - Storia di un paese immaginario, storia di tutti.

Gli 80 di Camporammaglia
di Valerio Valentini
Editori Laterza (collana Storie di questo mondo), 2018

pp. 146
€ 15 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Quanto a Camporammaglia, la sua storia dice di una fissità quasi millenaria, a ottocento metri d'altezza tra le montagne degli Appennini abruzzesi, a cinque chilometri dal bar più vicino, a dieci dal primo supermercato, a diciassette dal centro dell'Aquila. La mesta devozione alla propria miseria come solo pane quotidiano, l'indifferenza al resto del mondo come inconsapevole forma di sopravvivenza: un vaccino inoculato per secoli nelle vene dei lattanti.
La prima impressione che ho avuto quando ho iniziato a leggere Gli 80 di Camporammaglia (Laterza, 2018) è stata che fosse un romanzo autobiografico. La mia sorpresa è stata, quindi, assai grande quando ho scoperto che in realtà Camporammaglia è un paesino immaginario inventato dal giovane giornalista Valerio Valentini, qui alla sua prima prova da scrittore.

mercoledì 4 aprile 2018

“Gli autunnali” e (ancora) il solito sguardo maschile


Gli autunnali 
di Luca Ricci 
La Nave di Teseo, 2018 

pp. 211 
€17,00



Gli autunnali di Luca Ricci è uno dei libri più discussi del momento. Dalla sua uscita, il 22 febbraio, è stato oggetto quasi giornalmente di recensioni, presentazioni, interviste, ed è stato recentemente segnalato da Renato Mirone all’edizione del premio Strega 2018, dove rappresenterà la casa editrice La Nave di Teseo. Abbiamo già parlato anche qui su CriticaLetteraria, in un bell’articolo di Carolina Pernigo, delle nevrosi matrimoniali protagoniste della storia, delle ossessioni per un nuovo amore e per le sue allucinazioni che conducono alla follia, dell’autunno della vita che è assenza di clorofilla nell’uomo alle prese con le crisi di mezz’età, della Roma tiepida e umida tra settembre e dicembre, un capitolo per ogni mese. Partendo da queste riflessioni già fatte, che condivido, mi sembra che si sia scritto poco, invece, su un argomento centrale del libro, e cioè sul rapporto tra il protagonista e i personaggi femminili che lo circondano. Un nodo importante, perché il libro è scritto in prima persona e lo sguardo maschile sulle donne è la lente attraverso cui filtra tutta la storia del romanzo, scritto molto bene ma che mi ha molto irritata. Perché ancora una volta il punto di vista adottato è quello del solito (anzi del peggior) maschio bianco, eterosessuale e borghese italiano, di cui il libro offre una fotografia molto vera.

#CriticARTe - Monsieur Sjögren e il coraggio di una donna: una storia vera di coraggio e passione

Monsieur Sjӧgren e il coraggio di una donna
di Stefano Sarcinelli
(prodotto dall'Accademia Achille Togliani)

Liberamente ispirato al libro La sabbia negli occhi di Lucia Marotta.


Una volta lessi in un bel libro che ci rendiamo conto di avere un corpo, ed in esso degli organi, soltanto quando stiamo male, perché solo allora acquisiamo la consapevolezza di possederlo realmente.

Chissà se è stata questa la sensazione che ha provato Lucia Marotta quando ha iniziato a soffrire di secchezza salivare ed oculare, artrite, affaticamento ed altri dolori, tanto da portarla ad affrontare un travagliato pellegrinaggio durato cinque anni in molti ospedali, fino a riuscire ad avere la diagnosi che si celava dietro tutti questi sintomi: la sindrome di Sjӧgren, una malattia autoimmune e degenerativa che colpisce molte persone in tutto il mondo, in prevalenza donne.

«La salvezza di una vita è il segreto del mondo che non smette mai di vivere»

Due come loro
di Marco Marsullo
Einaudi, 2018

pp. 208
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Qualche pagina di Due come loro e poi una domanda: cosa sto leggendo? Il dubbio mi è venuto quando il protagonista della storia, Shapiro detto Shep, ha iniziato a dialogare con Dio e il Diavolo. Tasso di irriverenza: altissimo. Non sono temi che affronto abitualmente, ci sono cose su cui fatico a scherzare, ma ho deciso di stare al gioco e di lasciarmi portare per mano da Marco Marsullo. All'inizio l'autore ha dovuto trascinarmi un po', questo sì, perché la ragione (o l'educazione cattolica?) ha opposto parecchia resistenza, ma poi il libro, complice lo stile narrativo dinoccolato, divertente e divertito, ha sciolto le mie dita di pagina in pagina.
Insomma, la vicenda di Shep ha iniziato a prendere forma - non dico a coinvolgermi, perché sarebbe impossibile, né lo vorrebbe l'autore, che ha per chiaro obiettivo quello di mantenere un distacco sornione e satirico. Shapiro, trentenne alle prese con un doppio lavoro, riceve ogni giorno una lista di aspiranti suicidi: per conto di Dio, Shapiro si presenta sulla scena e fa di tutto perché non avvenga la tragedia; invece, per conto del Diavolo spinge (verbalmente o fisicamente) il malcapitato a farla finita. Shep ha due datori di lavoro sicuramente singolari (l'uno non deve sapere dell'altro) e davanti a tanti nomi della lista è lui a scegliere, dopo aver parlato un po' con il potenziale suicida: se c'è ancora speranza per lui/lei, Shapiro lo/la salva; altrimenti dà una mano alla sorte. 

martedì 3 aprile 2018

L'incontro di due essere simili: un uomo e un cane

Fiore frutto foglia fango
di Sara Baume
NN Editore, 2018

Traduzione di Ada Arduini
pg. 236


€ 18 (cartaceo)

€ 7,99 (ebook)



Sono stata folgorata dalla copertina, che ritrae un cane con uno sguardo perso nel vuoto, di una espressività che conosco bene. Ho un cane, parlo con lei (è una cagnolina) e spesso le racconto della mia vita proprio come fa Ray il protagonista di fiore frutto foglia fango di Sara Baume.
Un libro che racconta come due essere soli, un cane e un uomo, si incontrino e decidano di condividere le loro vite, fatte di piccole cose, di silenzi, di paure e di sguardi sulla natura.