sabato 28 aprile 2018

Il Salotto - Massimo Torre e il mondo dei sogni tinto di giallo

Massimo Torre, autore ma soprattutto sceneggiatore, in questo libro consente al lettore di entrare in una dimensione di lettura quasi onirica.
Il protagonista, Mauro Sardonico, un passato da attore, un mondo  dal quale è dovuto fuggire perché accusato di essere uno iettatore, diventa un uomo d’affari, un venditore. Grazie alle sue capacità artistiche riesce a raggiungere importanti risultati professionali, ma solo piegandosi alle leggi del profitto.
Nel romanzo si intrecciano due dimensioni: quella reale e quella del sogno, nelle quali Dora, donna perfetta e sensuale, diventa il mito, l’ideale per Mauro.
Ma il libro non è solo una storia d’amore: la vita del protagonista viene sconvolta dall’assassinio dei suoi clienti, innescando così la dinamica del giallo.
Il lettore, si trova a condividere le paure più nascoste, più intime del protagonista, così come ad anelare come lui un momento di sogno per poter rivedere Dora, che puntualmente ritorna, perfetta ed inafferrabile. Ed ecco che con Mauro ci si ritrova in luoghi strani, a volte terrificanti, come il carcere trasparente,  forse metafora della vita stessa, forse un modo per capire che la trasparenza non è poi un valore assoluto come spesso si crede.
Incuriositi dal mondo distopico che caratterizza il libro, abbiamo fatto una chiacchierata con l’autore.

La Dora dei miei sogni
di Massimo Torre
Perrone editore, 2018

pp. 283
€ 16,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)
Dal momento che Dora (intesa come Ida Braun) era una paziente di Freud e che il sogno è un elemento fondamentale nel libro, c’è un legame con la psicoanalisi nel romanzo? Se sì, quale?
No, non c’è volontariamente, inconsciamente, forse. Ad esempio il nome Dora non l’avevo mai associato a Ida Braun ma Freud è stato una mia lettura. Come potevo non interessarmi a "L’interpretazione dei sogni"?

La componente sogno e fuga dalla realtà hanno un tuo legame con la vita reale?
Sono uno che sogna a occhi aperti. È una caratteristica che ho sempre avuto («Torre è bravo ma spesso si distrae e si astrae, è assente», diceva la mia maestra, era vero: mi lasciavo trascinare dai miei pensieri dalle mie fantasie e la classe spariva). Purtroppo o per fortuna? Vediamo come va a finire e poi ne parliamo. La realtà talvolta ci aggredisce senza lasciarci scampo, per cui istintivamente ci viene di fuggirla o di rimuoverla, siccome affrontarla può costarci caro. Ma non farlo spesso ci costa ancora di più.

Sempre a proposito di sogni, fino a che punto a tuo avviso, il sogno è stimolo alla creatività, al raggiungimento di un obiettivo e quando diventa “patologico”, eccessivo?
Il sogno è anche un’attività dello spirito. Sognare che le cose nel mondo vadano molto meglio rappresenta un desiderio positivo. L’Utopia talvolta può apparire come un sogno irrealizzabile. Eppure è quella forza che spesso riesce a cambiare le cose. Anche nella nostra vita quotidiana può essere così. Ci può aiutare a cambiarla in meglio. Al contrario secondo me non succederà nulla. Essere  completamente realisti è un po’ arido e triste secondo me. Oltretutto è irrealistico: la realtà molto spesso non è come appare e abbiamo bisogno di interpretarla usando anche doti di immaginazione apparentemente irrazionali come accade nella dimensione onirica, dove però tutto ha un senso e quindi, se si vuole trovare un senso alle cose, bisogna sognare. Spero di essere riuscito a spiegare il paradosso. Certo, sognare a occhi aperti senza riuscire più ad ascoltare la maestra che ti richiama all’attenzione  («Torre dove ce l’hai la testa?!», mi dicevano sempre) può essere un serio problema. E magari regalarti una nota sul registro!

Il protagonista diventa un assicuratore di successo, ma è stato un attore, ha dovuto “cedere”. Nella tua vita professionale, quando riesci a restare te stesso?
Sicuramente quando scrivo Dora o la saga di Pulcinella. Come sceneggiatore faccio un po’ più di fatica a corrispondermi al 100%. Però è sempre una bellissima attività di scrittura. E poi come dicevano gli sceneggiatori dell’epoca del grande cinema italiano che ho avuto la fortuna di conoscere: sempre meglio che andare miniera.

Il “carcere con le pareti trasparenti” potrebbe essere una metafora dei social network?
In qualche modo sì, anche se l’idea del carcere trasparente è più legata al concetto di trasparenza in sé che negli ultimi tempi è stato assunto come garanzia di verità. Ma è così? Tutto ciò che è trasparente è effettivamente sotto controllo e quindi appare per ciò che è oppure no? Bel dilemma. Nel romanzo Mauro Sardonico è costretto a chiederselo.

A proposito di social, qual è il tuo rapporto con questo mondo virtuale? 
I social sono solo uno strumento e come tutti gli strumenti può essere usato a fin di bene o di male. Un martello può essere usato per infilare un chiodo nel muro o per spaccare una testa. Per quanto mi riguarda essendo tendenzialmente un introverso ne faccio un uso moderato. Grazie ai social però sono entrato in contatto con tanta bella gente. Con qualcuno sono diventato realmente amico. Poi certo quando mi accorgo che le mie attività vengono usate per inviarmi messaggi pubblicitari e non solo, mirati al millimetro, la cosa non mi fa piacere affatto. Anzi, la ritengo una violazione.

Il Magnate può essere la metafora di un personaggio reale? 
Lo è. Ma non dico di chi. Potremmo mettere su un concorso al riguardo. Al primo che indovina regalo una copia del mio libro.

Visto il tuo esordio con Tony Servillo, hai mantenuto legami con lui negli ultimi anni? Qualche volta ti capitato di confrontarti con lui in ambito professionale?
Per un certo periodo ci siamo incrociati e sempre piacevolmente. Adesso è da tanto che non succede. Lui fa cinema e io invece a parte i romanzi ho scritto soprattutto una montagna di fiction generalista, però sicuramente abbiamo in comune un bel ricordo. Eravamo tutti agli inizi. 

Intervista a cura di Elena Sassi



«Sono uno che sogna a occhi aperti. È una caratteristica che ho sempre avuto («Torre è bravo ma spesso si distrae e si astrae, è assente», diceva la mia maestra, era vero: mi lasciavo trascinare dai miei pensieri dalle mie fantasie e la classe spariva). Purtroppo o per fortuna? Vediamo come va a finire e poi ne parliamo. La realtà talvolta ci aggredisce senza lasciarci scampo, per cui istintivamente ci viene di fuggirla o di rimuoverla, siccome affrontarla può costarci caro. Ma non farlo spesso ci costa ancora di più». Questo pomeriggio sul sito vi portiamo nel mondo dei sogni tinto di giallo nell'intervista di @elenasassi1 a #MassimoTorre, autore di #LaDoraDeiMieiSogni (#Perroneeditore). #bookstagram #criticaletteraria #intervista #bookaddict #books #instalibri #instabook #preview #book #instabook #thriller #giallo
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