sabato 21 aprile 2018

#IlSalotto - “Vi presento Sara, la mia nuova protagonista che odia i tacchi e le ipocrisie”

Una foto dell'incontro dall'account Twitter @Rizzolilibri

Sara al tramonto, l’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni, è uscito il 10 aprile ed è subito diventato uno dei libri più venduti in Italia. Diversi redattori di CriticaLetteraria lo stanno leggendo e siamo tutti concordi sul fatto che è un libro su cui c’è tanto da dire, interessante, da consigliare. Per questo siamo stati molto felici di ricevere l’invito da parte della casa editrice Rizzoli ad andare martedì 17 aprile a un incontro con l’autore e con altri blogger, che si è tenuto presso Palazzo Mondadori a Milano. E io molto felice di avere l’opportunità di fare delle domande a Maurizio De Giovanni. 

Eravamo in dieci, tutti seduti attorno all’autore, ci presentiamo e lui subito entra nel vivo del dibattito – “Bella la copertina alla Hopper, vero?” – e ci racconta di come è nata la sua protagonista Sara. Anzi di come l’ha conosciuta, perché “è stata Sara a venire con forza da me” ci dice, “in un incontro notturno: io ero arrivato sotto casa col mio scooter, era l’una di notte di un sabato e pioveva. Ho visto Sara dentro un’auto, con i suoi capelli grigi, senza trucco, non stava facendo niente, non stava guardando niente”. E allora De Giovanni non ha resistito, si è interrogato su questa donna misteriosa, si è dato delle risposte e ci ha scritto un romanzo. Lasciando da parte tutto il resto perché, ci dice, lui lavora su una storia alla volta e questa la doveva scrivere immediatamente, l’ha praticamente fatto sotto dettatura di quella suggestione, quasi fosse una necessità. “Non è un libro scritto a tavolino” –  tiene a ribadire – “e io non stavo cercando un altro personaggio”.

Sara al tramonto
di Maurizio De Giovanni
Rizzoli, 2018

pp. 360
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
Così, coraggiosamente, De Giovanni lascia la “comfort zone” dei suoi personaggi già rodati e crea non solo un altro protagonista, ma una protagonista donna, soggetto molto raro all’interno del panorama del giallo e del noir italiani. È una protagonista che – con la sua invisibilità – incarna anche la critica a una società che vuole le donne in un determinato modo – belle, truccate, con i tacchi e i capelli tinti –, se no neanche le vede. E Sara, appunto, è invisibile. E lo sa, tant’è vero che quando incontra l’ispettore Pardo per la prima volta Sara coglie perfettamente lo stupore del collega nel vedere davanti a sé una signora di mezza età, trasandata e con i capelli quasi bianchi, e non un uomo, “o almeno una più giovane” (p. 63). È un argomento che trovo molto interessante e chiedo all’autore di dirci qualcosa di più. “Viviamo in una società formattata sul maschio” mi risponde lui “e Sara compie delle azioni che accetteremmo in un uomo ma mai in una donna; Sara odia questa ipocrisia, odia la finzione e i tacchi”. Perché Sara abbandona il marito e il figlio per un altro amore “e i lettori hanno difficoltà a comprenderla, quando invece troverebbero molto più normale se a fare una cosa simile fosse un personaggio maschio”. De Giovanni allarga questa considerazione agli altri personaggi femminili del romanzo e non sbaglia affatto il tiro: “Teresa si porta a letto dei ragazzi di molto più giovani di lei: per un uomo sarebbe considerato un fatto normale, per lei no. Ma sono scelte profondamente umane, siamo noi che pensiamo che le donne non possono o non dovrebbero compierle. Sara – con le sue scelte, col suo carattere – non è Messalina e ‘non fa come un uomo’. No! Sara è una donna”. 

Una foto dell'incontro dalla pagina Facebook
"Maurizio De Giovanni Official Fan Club"
Insisto su questa linea femminile, chiara, che parte da Sara e da Teresa – “donna alfa” –, passa dalle madri Viola e Dalinda e arriva alla piccola Bea, bambina in pericolo. Chiedo all’autore di parlare di più degli altri personaggi e magari di dirci su quali modelli si è basato per costruirli. “Non mi attengo a modelli”, risponde sicuro lui, “perché perderei la parte più divertente del mio lavoro: creare dei modelli, non imitarli”. Ci dice che per costruire Sara ha letto diversi saggi sul linguaggio non verbale, ma aggiunge “so che i personaggi vanno per la propria strada e un autore deve accettare il risultato, perché se no il lettore non ti perdona. E poi non capisco tutto dei pensieri dei miei personaggi, non sono dentro di loro: io li racconto solamente”. A riprova di ciò, ci dice che lui stesso vorrebbe saperne di più da Sara a proposito del marito. Poi ci parla poi di Viola, e del suo rapporto con la protagonista, di questa strana famiglia che le due instaurano, i cui confini sono ancora da definire. Di Massimiliano, su cui ha fatto un lavoro personale, “mi sono chiesto cosa significa l’amore per uno come lui”. Ci confessa che avrebbe voluto soffermarsi di più sulla piccola Bea e su Doriana, la moglie di Gianpiero Molfino. E che non esclude l’idea di espandere i corsivi, che nel libro sono reminiscenze dal passato, fino a farli diventare dei capitoli, e scrivere una storia su Sara e Massimiliano. Perché questo è proprio il il nodo centrale di come – secondo De Giovanni – si lavora sui personaggi: “le vite degli altri vanno raccontate, non le nostre: come sono tristi i libri scritti per dire quello che l’autore pensa della vita. Io sono per le vicende, per i fatti”. 

Maurizio De Giovanni e Serena Alessi
Parliamo anche di Napoli: una tra i partecipanti all’incontro nota il cambiamento nel modo in cui è raccontata la città. Non è la stessa Napoli dell’ispettore Lojacono e neanche, evidentemente, del commissario Ricciardi. “Sì”, dice De Giovanni, “questa volta è una Napoli grigia, ostile e borghese. Non la Napoli popolare che accoglie. Ma io sono fortunato perché vivo in una città che recita ogni ruolo che le chiedo in maniera plausibile: se ho bisogno di una Napoli chiassosa so dove e come attingere per descriverla, così come se ho bisogno di una Napoli respingente, eccetera”. Non potevamo proprio esimerci dal parlare, poi, del noir come genere. De Giovanni lo elogia, “è vera letteratura” ci dice, e poi ci raccomanda: “occhio al romanzo nero italiano, è la sezione della letteratura italiana più forte e plurale, in grado di raccontare il Paese nelle sue diversità e di denunciare le sue disuguaglianze”. Fa i nomi di tanti autori italiani di noir, suoi colleghi di cui è anche lettore ci dice, e aggiunge “la nuova collana Nero Rizzoli è importantissima, è un passo enorme per il genere avere una casa riconoscibile a tutti”. 

Faccio un’ultima domanda: gli ricordo che in un’intervista a Repubblica dell’estate scorsa aveva affermato di voler smettere di scrivere nel 2020 e gli chiedo se Sara gli avesse per caso fatto cambiare idea. Mi risponde che la sua intenzione è quella di finire le serie, e poi sì, magari di voler andare in pensione prima o poi. Aggiungo che Sara non mi sembra un personaggio che possa esistere solo per due anni. De Giovanni sorride e il suo editor scuote la testa, non sembra neanche a lui. 

Serena Alessi
@serealessi