martedì 17 aprile 2018

PagineCritiche - Sacks e il fascino inesausto della ricerca nel suo ultimo libro

Il fiume della coscienza
di Oliver Sacks
Adelphi, 2018

Traduzione di Isabella C. Blum
pp. 213
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


In questi momenti, mentre sto scrivendo, i pensieri sembrano organizzarsi da soli in una successione spontanea, vestendosi all'istante con le parole appropriate. Sento di poter aggirare o trascendere gran parte della mia stessa personalità e delle mie nevrosi. Da un lato questo non sono io, ma allo stesso tempo è la parte più intima di me, e di sicuro la migliore. (da «Il sé creativo», p. 132)
Varietà d'interessi, sguardo aperto sulla realtà ed entusiasmo per gli studi: tre sono le caratteristiche che emergono evidentissime da Il fiume della coscienza, l'ultimo libro di Oliver Sacks, che esce oggi in libreria per Adelphi, nella traduzione accurata di Isabella C. Blum. Il libro non è una pubblicazione postuma senza la volontà dell'autore: fino a due settimane prima della sua morte, avvenuta nell'agosto del 2015, Oliver Sacks ha avuto le bozze di questo lavoro sulla sua scrivania, con l'intenzione di pubblicare gli interventi dedicandoli al suo editor Robert "Bob" Silvers. Ora, finalmente il proposito è realizzato e anche noi lettori possiamo ancora una volta apprezzare la plurivocità di interessi di Sacks, che è stato medico, chimico, scrittore e accademico, ma anche fine letterato e cultore delle arti. 

Foto di Luigi Novi / Wikimedia Commons, CC BY 3.0
I temi centrali dell'opera sono a dir poco ambiziosi: «l'origine della vita, il significato dell'evoluzione, la nascita della coscienza», leggiamo nella prefazione. Eppure a questi nuclei principali possiamo aggiungere tanto, perché gli interventi toccano botanica, neurologia, medicina, psicoanalisi, chimica, fisica, letteratura e, in senso lato, filosofia. Il trait d'union è invece unitario e ben coeso: la fiducia estrema di Oliver Sacks nella ricerca e nell'esercizio della ragione. 
Non sorprende allora la sua ammirazione per Charles Darwin, di cui però non tratta il notissimo viaggio nelle Galapagos, ma la passione per la botanica, e in particolar modo per lo studio dell'evoluzione a partire dalle piante («Darwin fu dunque il primo a chiarire non solo l'evoluzione delle piante, ma la loro coevoluzione con gli insetti», p. 21). Anche questa è una passione condivisa da Sacks e la sorpresa davanti ai risultato degli esperimenti è accompagnata dalla passione per l'imprescindibile teorizzazione. E da Darwin si passa all'autore, che spesso - come ci ha abituato nei suoi libri - si inserisce in prima persona, dialoga con quanto affermato e non teme di misurare sé stesso e le impressioni che una certa ricerca hanno generato in lui: 
Conoscere la mia unicità e la mia antichità biologica, sapere che sono biologicamente imparentato con tutte le altre forme di vita, mi riempie di gioia. Questa conoscenza mi radica, permette che io mi senta a casa nel mondo della natura, che io abbia una percezione del mio significato biologico - quale che sia il mio ruolo nel mondo degli essere umani e della cultura. (p. 32)
E in effetti è l'esperienza che porta Sacks a interrogarsi sugli argomenti che poi prenderà in esame: «le idee, come creature viventi, possono emergere e fiorire andando in tutte le direzioni, oppure abortire ed estinguersi in modi del tutto imprevedibili» (p. 189). In tal senso, allora, l'esperienza è uno stimolo continuo per la scienza e, più in generale, la speculazione: Velocità, ad esempio, parte dalla percezione del tempo soggettiva, nonché dalla lettura di due racconti di H. G. Wells, per riflettere sulla relatività della percezione, poiché il tempo misurato oggettivamente può dilatarsi o contrarsi a seconda di cosa viviamo. Ma le accelerazioni e i rallentamenti fisici hanno spesso cause neurologiche e Sacks racconta casi di suoi pazienti affetti dalla sindrome di Tourette e, in contrasto, casi di parkinsonismo, nonché particolari percezioni vissute sotto l'effetto di stupefacenti. 
Se questo è il primo saggio in cui c'è modo di parlare di cellule neuronali, il successivo dedicato alla Senzienza ci trasporta nel mondo delle piante e dei vermi, per analizzare la presenza di una qualche forma di intelligenza: «Benché possano differire per forma e dimensioni, i neuroni sono sostanzialmente gli stessi, dalle forme di vita animale più primitive fino a quelle più evolute. Quel che differisce è il loro numero, come pure la loro organizzazione» (p. 65).
E dunque, per restare nel fascinoso mondo della mente, cosa possiamo dire di Freud neurologo? Come avrete notato, se per Darwin Sacks si sofferma sulla botanica, per Freud va ad approfondire una delle tappe più riposte e meno trattate della sua carriera, eppure - come si evincerà dal saggio - fondamentale per la scrittura di alcune delle opere più importanti di Freud. 
Forse l'intervento più affascinante è quello centrale, che s'intitola La fallibilità della memoria, in cui Sacks accompagna per mano il lettore attraverso un tanto inquietante quanto affascinante e quotidiano viaggio attraverso la dimenticanza, il ricordo e la sua manipolazione inconscia. Tre processi, in ogni caso, imprescindibili nel processo creativo, secondo Sacks:
Ho il sospetto che molti dei miei entusiasmi e dei miei impulsi, che mi sembrano in tutto e per tutto miei, possano essere scaturiti da suggerimenti altrui dei quali ho subito, in modo più o meno consapevole, la forte influenza, e che poi ho dimenticato. [...] Riguardando i miei vecchi taccuini, scopro che molti dei pensieri che vi ho appuntato restano dimenticati per anni, per poi riprendere vita ed essere rielaborati come fossero nuovi. Ho il sospetto che tutti incappino in tali dimenticanze, forse comuni soprattutto in chi scrive, dipinge o compone, giacché è probabile che la creatività ne abbia bisogno per riportare alla luce ricordi e idee, e osservarli in contesti e prospettive nuovi. (pp. 98-99)
Da qui emerge che l'unica verità che abbiamo è una verità di tipo narrativo, ovvero legata alle «storie che raccontiamo gli uni agli altri e a noi stessi» (p. 109), dal momento che non è mai verificabile la veridicità di un nostro ricordo, se non condiviso o registrato con qualche mezzo oggettivo. La nostra memoria, «fallibile, fragile e imperfetta - ma dotata anche di grandissima flessibilità e creatività» (ivi), non è dunque da deprecare; dalla confusione tra realtà e ricordi, letture ed esperienze, possiamo sperimentare attraverso altre coscienze sensazioni e vissuti, uscendo così dalla nostra forzata limitatezza.
Un po' meno creativi, ma ugualmente interessanti sono i Fraintendimenti dell'udito, che secondo Sacks non sono sempre legati a lapsus linguae, spesso invece legati al cattivo funzionamento dell'udito tout-court e dunque alla difficile ed errata decodifica del cervello. Ma è anche l'occasione per un saggio lieve e ironico, che non perde mai di vista il lettore.
Nel successivo Il sé creativo, Sacks si occupa del mimetismo, tendenza innata in ogni uomo (si pensi ai bambini), ma particolarmente rilevato nei soggetti con sindrome di Tourette, autismo o certi danni ai lobi frontali; e in particolare si sofferma su alcuni savants autistici, con cui ha avuto modo di lavorare. Al di là delle patologie e, al contrario, di deliberati tentativi di plagio, Sacks sostiene che ogni artista si misura con presente e passato, attingendo a fonti consce e inconsce:
In una certa misura tutti prendiamo a prestito da altri, dalla cultura che è intorno a noi. Le idee sono nell'aria, e può capitare che ci appropriamo, spesso senza rendercene conto, delle espressioni e del linguaggio dei tempi. In effetti prendiamo a prestito il linguaggio stesso: non lo abbiamo inventato noi. L'abbiamo trovato e ci siamo cresciuti dentro, anche se possiamo servircene e interpretarlo in modi molto personali. (p. 128)
Si passa poi a parlare di un tema molto caro a Sacks, l'emicrania, partendo dal concetto di omeostasi, nel saggio Una sensazione generale di disordine. Ma è questo una sorta di trampolino di lancio verso il saggio omonimo, Il fiume della coscienza, un'occasione imperdibile per riflettere sullo scorrere del tempo: interpretarlo come Borges, e dunque come un flusso continuo, un fiume che trascina, o come James, che lo vedeva come frammenti tra loro discontinui? L'incontro con alcuni pazienti ha mostrato a Sacks come il «normale flusso di coscienza potesse essere non solo frammentato, suddiviso in pezzi simili a istantanee, ma anche sospeso a intermittenza, per ore all volta» (p. 150), ma l'autore giungerà poi a una conclusione decisamente più complessa.  
Chiude la raccolta il saggio Scotoma: quando la scienza dimentica e ignora, ispirato ancora una volta da una vicenda personale, legata a un trauma neurologico che ha portato Sacks a sperimentare direttamente l'esperienza dello scotoma. Davanti all'assenza di spiegazioni da parte dei medici, Sacks, una volta rimessosi in salute, ha provveduto a indagare. E come sempre i risultati sono brillanti, a cominciare da una riflessione facilmente condivisibile: 
Non è abbastanza apprendere qualcosa, "cogliere" qualcosa, in un lampo: la mente dev'essere in grado di trovarle poi una collocazione, di trattenerla. (p. 180)
E certamente la mente del lettore saprà subito dove riporre il presente volume di Sacks, una volta concluso: tra i libri che insegnano, incuriosendo, a non vivere mai la quotidianità restando schiacciati dagli automatismi, ma sempre ponendosi domande e facendo il possibile per darsi una risposta.

GMGhioni