giovedì 26 aprile 2018

Nel calderone dei luoghi comuni: la formula magica di De Silva sta nella giustapposizione

Superficie
di Diego De Silva
Einaudi, 2018

pp. 105
€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Vi è mai successo di passare per strada e sentire stralci di straordinari e rassicuranti luoghi comuni? O di origliare (magari anche vostro malgrado) la conversazione del vicino di treno? Capita, e capita di annegare giorno dopo giorno in dilaganti discorsi superficiali. Ma stare in superficie vuole anche dire tenersi a galla, mentre andare in profondità è un rischio, spesso richiede capacità polmonari notevoli per lunghe apnee e il mondo degli abissi è insidioso... 
Parte da questa consapevolezza il nuovo librino di Diego De Silva, il godurioso Superficie, che, appena uscito per Einaudi, è subito entrato in classifica. Lo si legge in poche ore, si sorride - restando in superficie, appunto -, ma appena si decide di prendere fiato e leggere oltre, si scopre che i frammenti scelti da De Silva sono tutt'altro che caotici o casualmente giustapposti.
Vi sono anzi veri e propri Leitmotiv che si rincorrono e si riprendono qui e là: l'amore moderno, ad esempio, che sembra perennemente e cinicamente destinato a finire («L'amore ha bisogno di rinnovarsi ciclicamente, come il sangue di Keith Richards», p. 5); la tecnologia, soverchiante e in grado di distogliere almeno per un po' l'uomo della sua limitatezza («Nel futuro, tutti saranno famosi per un quarto d'ora. Poi resteranno connessi a internet», p. 40), ma anche in grado di minacciare la nostra sicurezza («La gente non andava mica a sbattere contro i pali, prima che inventassero Whatsapp», p. 3); la politica, inevitabilmente vista con ironia e satira («Quando un politico dice "Gli italiani non sono stupidi" crede di fare un complimento?», p. 18). Accanto alle schegge d'attualità, trovano spesso posto domande aperte e tematiche esistenziali, che non conoscono data di scadenza, come la nostalgia del passato Voglio un passato migliore», p. 8), che si configura fin dalle prime pagine con la grande ancora di salvezza del ricordo («Il modo migliore per essere felici è esserlo stati», p. 64). Qui e là frammenti dal gusto aforistico ci riportano direttamente alla nostra tradizione italiana, con richiami (autorizzati dall'autore o inconsci?) a Leo Longanesi o a Ennio Flaiano: «Certi giorni le cose non vanno storte, ma semplicemente nel senso opposto» (p. 37), in cui il linguaggio si fa plastico e giocoso ribaltamento di frasi fatte. Scuola, società, consumismo, abitudini e vizi: tutto è un utile ingrediente per il calderone esplosivo di Superficie. 
Si può fare, sembra suggerire De Silva: si può prendere una schiera di luoghi comuni, impastarli in modo tale che vicinanze pericolose suscitino immediato riso nel lettore. Un esempio? Basta leggere l'incipit: 
Il sesso senza amore è così triste. Il centrodestra non riesce a esprimere un leader. Ecco perché dopo la masturbazione mi viene da piangere.
Ormai l'unica voce di sinistra è quella di Papa Francesco. La passione si spegne, ma poi c'è la stima a rovinare tutto. (p. 3)
Nemico del buonismo e delle falsità per quieto vivere, De Silva inserisce nei suoi luoghi comuni anche alcuni colleghi-scrittori, non lesina commenti sul mondo editoriale (e in particolare sulle presentazioni dei libri). Viene da pensare che in questa scrosciante solitudine moderna, iperavanzata e tecnologica («Chi sfoglia l'elenco del telefono per più di cinque minuti ha voglia di leggere una storia vera», p. 77), abbiamo un po' tutti smarrito le nostre priorità. Con Superficie siamo però in grado di recuperarne alcune: la gioia di sorridere del quotidiano, tanto per cominciare, con una punta di cattiveria acidula; la soddisfazione nell'accorgerci di come il senso critico possa piegare verso l'ironia, per prendere le distanze da ciò che fa troppo male, da ciò che disumanizza o, semplicemente, prova ad addormentarci. Un piccolo e acuto elisir d'intelligenza.  

GMGhioni