domenica 24 maggio 2020

La figura femminile tra Asia ed Europa nei cartoni animati giapponesi

Da Heidi a Lady Oscar. Le eroine degli anime al femminile
di Enrico Cantino
Mimesis Edizioni, aprile 2015

pp. 64
€ 5,90 (cartaceo) 
€ 4,99 (ebook)



Avete mai fatto caso che le principali eroine dei cartoni animati giapponesi trasmessi in Italia a partire dalla metà degli '70 sono orfane?
Vi siete mai chiesti perché? 
A queste e ad altre piccole curiosità sul mondo degli shōjo anime (cartoni destinati ad un pubblico femminile che va dai 10 ai 18 anni) risponde agli appassionati Enrico Cantino con il suo breve e succulento saggio. 
Le fanciulle (“shōjo” significa “ragazza”) esaminate sono: Heidi, Candy Candy, Charlotte, Peline Story, Anna dai capelli rossi, Georgie e Lady Oscar. 
Le sette eroine hanno molto in comune tra loro, per esempio il canovaccio: salvo qualche micro divergenza, mostrano tra loro tre punti in comune. 
Il primo vede le protagoniste prese in esame essere tutte orfane, eccezion fatta per Lady Oscar che, come spiega l'autore, è come se lo fosse poiché, rinnegata dal padre come figlia femmina, è costretta a vestirsi, comportarsi e agire come un maschio. 
Il secondo prevede che tutte dovranno affrontare nella loro vita una quantità innumerevole di ostacoli (comprese, nella maggior parte dei casi, tante altre sfide tragiche, come se essere orfane di uno o di entrambi i genitori non fosse abbastanza!). 
Il terzo è lo scioglimento: spesso maschilista (un uomo sarà l'artefice del lieto fine), spesso tradizionalista (un qualche ricongiungimento con la famiglia rappresentato dal ritorno o comparsa di parenti lontani, ove possibile, oppure grosse scelte/sacrifici da parte della nostra eroina). Più rara è una moderna emancipazione in cui la ragazza scopre, attraverso l'agnizione finale di un misterioso personaggio a lei vicino, di essere divenuta ricca (è il caso di Peline Story, per chi ricordasse il cartone). 

sabato 23 maggio 2020

Parlare con una voce che sia la propria: la Cassandra di Christa Wolf

Cassandra
di Christa Wolf
edizioni e/o, 1990

Prezzo dell’edizione attuale: € 10,00
Traduzione e postfazione di Anita Raja

pp. 192
€ 10 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)
Audiolibro disponibile 


In attesa sulla soglia della propria morte. Così incontriamo Cassandra, nelle prime pagine del breve romanzo di Christa Wolf. Si tratta, in questo caso, di soglia reale, oltre che metaforica: la donna si trova appena fuori dal palazzo di Micene, dove è stata condotta come trofeo di guerra da Agamennone e ora aspetta che si compia il suo destino per mano di Clitemnestra. La sua è un’attesa vigile, vibrante di sensi. Nonostante la paura, Cassandra vuole restare presente a se stessa, testimone fino alla fine. Nel tempo lungo dell’attesa, la veggente ritorna sui suoi passi, pungola la memoria, da cui riemergono ricordi frammentari, dislocati liberamente nel tempo e nello spazio del suo passato. Quello che ne emerge è il ritratto di un’infanzia trascorsa in una gabbia dorata, convinta di essere libera, e in realtà continuamente manipolata.

venerdì 22 maggio 2020

Il potere della lettura in una rossa chiave pulp secondo Haruki Murakami: "La strana biblioteca"

La strana biblioteca
di Murakami Haruki
Einaudi, 17 novembre 2015

Traduzione di Antonietta Pastore
Illustrato da Lorenzo Ceccotti 

pp. 73
€ 14,25 (cartaceo con copertina rigida) 
€ 9,99 (ebook, formato Kindle) 

Nella biblioteca regnava un silenzio assoluto, più profondo del solito. Mentre avanzavo sul linoleum grigio del pavimento, le mie scarpe di cuoio nuove di zecca scricchiolavano in maniera strana, non mi parevano neanche le mie. Ogni volta che metto delle scarpe nuove, mi ci vuole un po' di tempo per abituarmi al loro suono. Al banco dove si prendevano i libri in prestito era seduta una donna che non conoscevo, assorta nella lettura di un volume molto spesso. Spesso e largo. Dal movimento dei suoi occhi, sembrava che col sinistro leggesse la pagina di sinistra, col destro quella di destra. [Incipit di “La strana biblioteca” di Haruki Murakami]
Se fosse un film “La strana biblioteca” sarebbe diretto certamente da Quentin Tarantino.
Invece è un breve racconto pulp in cui semplici descrizioni tipiche di Haruki Murakami si fondono con il caratteristico stile onirico nipponico. E per collante, a stupire il lettore, si scopre quel strano tocco pulp americano degli anni '20, insaporito dalle magistrali illustrazioni di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ. 

"Cuorebomba", il romanzo di formazione attraverso l'amore che racconta un quartiere e un giovane disgraziato

Cuorebomba
di Dario Levantino
Fazi Editore, 2019

pp. 266
€ 16,00 (cartaceo)
€ 7,99 (e-book)


La vita è questa cosa qui, questo insignificante segmento di tempo delimitato da due vertici: amore e non amore.
Rosario ha un padre in carcere che lo aveva abbandonato per crearsi un’altra famiglia con un’altra donna, una mamma flagellata dalla depressione, sedici anni e vive a Brancaccio. Tutti pezzi che costruirebbero senza difficoltà la trama di un romanzo di dolore, sofferenza e impotenza. È innegabile che in Cuorebomba (Fazi, 2019) questi elementi non manchino e che Dario Levantino torni nella sua Palermo e al suo Rosario già protagonista del suo precedente e primo romanzo, Di niente e di nessuno (Fazi, 2018), con una carica di sentimenti negativi a fare da sfondo alla vicenda di un adolescente disgraziato. Tuttavia Cuorebomba rapisce l’attenzione del lettore calandolo prima in una dimensione dolorosa e di insofferenza, ma seminando pagina dopo pagina piccoli germi di speranza e calore: del resto Rosario ha tutta la vita davanti a sé, come potrebbe essere altrimenti?

giovedì 21 maggio 2020

Ambienti da incubo: «Capitalocene» di Silvio Valpreda

Capitalocene
di Silvio Valpreda
add editore, 2020

pp. 144
€ 14,00 (cartaceo)

All’inizio mi sembrava che i luoghi si potessero classificare in base all’impatto che l’azione dell’uomo aveva avuto su di loro.
Questo non voleva dire esprimere un giudizio morale. La natura priva di contaminazione umana non era migliore o più pura, era solo qualcosa di diverso da un luogo fortemente antropizzato. (p. 16)
Come si legge nella bandella di sinistra, «Capitalocene è un termine coniato nel 2016 dal sociologo inglese Jason W. Moore per descrivere un’epoca in cui i parametri più rilevanti che regolano il pianeta Terra non sono più biologici, ma economici».
La scelta di Valpreda di optare per un libro illustrato per mostrare degli appunti sulla nuova era – così recita il sottotitolo in copertina – che noi tutti stiamo vivendo si rivela più che vincente: accompagnate a una narrazione leggera che si potrebbe definire aneddotica, le immagini oltrepassano l’elemento saggistico-descrittivo per arrivare a toccare le corde emotive del lettore. Sfogliando le pagine di Capitalocene, infatti, non stiamo parlando di qualcosa, bensì piuttosto la stiamo vivendo; siamo immersi nel qualcosa che, a sua volta, percepiamo ogni giorno intorno a noi.

Il violento silenzio di "Eredità" di Vigdis Hjorth

Eredità
di Vigdis Hjorth
Fazi Editore, 2020

Traduzione di Margherita Podestà Heir
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Da quanto avevo capito, il motivo del conflitto partiva da una valutazione degli immobili troppo bassa, ma i fraintendimenti, la diffidenza, uniti a problemi di comunicazione, erano sfociati in accuse e scatti emotivi e la questione si era ingigantita. Per trovare una soluzione, bisognava tornare al punto di partenza: la valutazione che era stata fatta delle case. Ma, prima di presentare la sua proposta, voleva commentare le affermazioni di Bård riguardanti i nostri genitori.
Nel momento in cui si inizia a parlare di soldi e di eredità, anche i membri delle famiglie più unite mostrano segni di avidità, riesumano vecchi rancori, lottano per avere la fetta che spetta a loro in virtù di azioni presenti e passate. 
La famiglia del romanzo Eredità di Vigdis Hjorth si mostra spaccata già da molto tempo: da una parte, le due sorelle minori Astrid e Åsa legate ai genitori e di supporto nella loro vecchiaia. Dall'altra Bård e Bergljot che da decenni hanno troncato ogni legame. In mezzo alle due fazioni, la divisione delle amate case di famiglia al mare, sulla punta del promontorio di Hvaler. Sembrerebbe legittimo lasciarle alle figlie più presenti, se non fosse che il taglio così netto tra Bård e Bergljot è dato da eventi dell'infanzia rimasti sempre sotto silenzio, sminuiti, non creduti. Le case al mare sembrerebbero una ben misera compensazione per tutto il dolore che da decenni avviluppa la vita della protagonista e voce narrante, Bergljot, primogenita e figlia favorita dal padre.

mercoledì 20 maggio 2020

L'uomo che non sceglie. L'antieroe de L'età dell'innocenza



L'età dell'innocenza
di Edith Wharton
BUR, 2008

1^ edizione in lingua originale: 1920

pp. 323
€ 9,50 (cartaceo)
€ 2,90 (ebook) - disponibile gratuitamente su Kindle Unlimited


«Che cosa sono io? Un genero..." pensò Archer.
Un uomo senza qualità, probabilmente, Newland Archer, un genero come lui stesso si definisce, raccogliendo in questa definizione tutte le buone qualità che la famiglia della moglie entusiasticamente gli attribuiva ai tempi del fidanzamento e dei primi anni di matrimonio: affidabilità, lealtà, pazienza, capacità di anteporre il bene della famiglia al piacere personale. La famiglia, in altri termini, è il primo anello di quel cerchio in ghisa che stritolerà l'anima di Archer e si inserisce in un anello più forte e stringente: la buona società della New York del XIX secolo.
Molti lettori si sono lamentati dell'inerzia di Archer, del fatto che egli non si accinga neppure a scendere in campo contro gli imperativi sociali e il "si fa e si dice" professato indefessamente dalla moglie May. Perfino la sua amata - e mai amante - Madame Olenska, nel momento in cui le dice che vuole andare al di là delle convenzioni e creare insieme un mondo in cui entrambi possano amarsi liberamente, gli dice che lui non è in grado di compiere questa azione.
«Per noi? Ma non esiste nessun noi in quel senso! Siamo vicini l'uno all'altra soltanto stando lontani. Così possiamo essere noi. Altrimenti siamo soltanto Newland Archer, il marito della cugina di Ellen Ollenska, ed Ellen Olenska, la cugina della moglie di Newland Archer, che cercano di essere felici alle spalle di quelli che confidano in loro».
«Ah, io sono al di là di questo» gemette lui.
«No, non lo sei! Non lo sei mai stato. Io sì».

#CriticaNera - Una nuova avventura per Sara, giustiziera in continua evoluzione


Una lettera per Sara
di Maurizio de Giovanni
Rizzoli, 19 maggio 2020

pp. 336
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


È arrivato ieri nelle librerie il nuovo romanzo della serie di Sara Morozzi, la protagonista di Maurizio de Giovanni che torna dopo Sara al tramonto e Le parole di Sara. Torna con i suoi capelli che consapevolmente intende lasciare grigi, con la sua capacità di arrivare di soppiatto e sorprendere, con il suo superpotere: quello di leggere le espressioni e i cuori delle persone. Torna ormai come protagonista affermata del noir italiano, il successo della sua serie – edita dall’unica collana italiana dedicata esclusivamente al genere, NeroRizzoli – è tale che Palomar ne ha acquistato i diritti televisivi. 
La donna invisibile questa volta deve vedersela con un caso che affonda le sue radici nel passato: il 14 maggio 1990 la giovane Ada Fusco esce dalla libreria dove lavora e non rientra mai più a casa. La vicenda è modellata su una tragica storia vera, quella di Graziella Campagna, a cui de Giovanni dedica il libro. Campagna era una diciassettenne uccisa dalla mafia in provincia di Messina nel 1985, colpevole di aver trovato trovato un biglietto che non avrebbe dovuto leggere in un paio di pantaloni nella lavanderia dove lavorava.

martedì 19 maggio 2020

«Non c'era sopravvivenza in terra. I versi, tutt'al più, forniscono una labile consolazione»: l'anziano Petrarca si racconta ne "Il copista" di Marco Santagata

Il copista. Un venerdì di Francesco Petrarca
di Marco Santagata
Guanda, 2020

pp. 144
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Se avete paura di sconfessare i vostri miti letterari, tenetevi lontani da questo romanzo. Se invece siete disposti a mettere tutto in gioco, a lasciarvi divertire dalla capacità di uno studioso come Marco Santagata di romanzare gli ultimi giorni di Francesco Petrarca, allora avvicinatevi a Il copista, che è uscito in questi giorni in una nuova edizione per Guanda (che riproduce, con alcune varianti, il testo già uscito anni prima per Sellerio). 
Non c'è spazio per l'illusione, in questo romanzo: il Petrarca qui rappresentato è anziano e disincantato, affetto da più problemi fisici, resi in tutta la loro squallida concretezza.
Rimasto solo, con l'unica compagnia della donna di servizio, Petrarca riflette sul recente abbandono del suo incarico da parte di Malpaghini, il suo prezioso copista, a cui era legato quasi come a un figlio. Comporre poesie costa fatica, mentre occuparsi di lettere che saranno presto pubbliche e lette dagli intellettuali dell'epoca è piuttosto facile: l'ispirazione è sostituita da una certa facilità di penna («Era la sua specialità apparire coinvolto mentre era più lontano e disinteressato»), frutto dell'esperienza e della capacità scrivere per un suo pubblico ormai consolidato,  o da un labor limae continuo, indefesso («Riscriveva e riscriveva... Ma quel ruminio era un sostituto della creatività un vizio che lo lasciava insoddisfatto», p. 19). Perché Petrarca sapeva bene che ormai, qualsiasi suo scritto, anche una lettera rivolta a un semi-sconosciuto, sarebbe stata «esibita, commentata, riprodotta in tante copie e fatta circolare per mezza Europa [...]: ne andava della sua reputazione» (p. 32).

Di corpi, incontri e seconde possibilità: «La parte del fuoco» di Marco Rovelli

La parte del fuoco
di Marco Rovelli
Terrarossa, 2020

pp. 161
€ 15,00 (cartaceo)
Se Dio vuole che moriamo, moriremo; se Dio vuole che viviamo, vivremo. I morti possono essere il veicolo della Sua volontà, questo avete pensato. E la Sua volontà era che vi salvaste: i morti hanno chiamato i morti, sono stati loro a guidarvi. Tu sei vivo, adesso, grazie ai morti. (p. 42)
Se mi ritrovassi a scrivere la quarta di copertina del libro di Rovelli, probabilmente la scriverei così: “Questa è una storia di corpi, incontri e seconde possibilità”.
La parte del fuoco è una storia di corpi perché nel fuoco ci sono i corpi di Karim ed Elsa. Mi si obietterà che tutte le storie hanno al centro dei corpi, in quanto questi fungono da sineddoche per i personaggi le cui vicende vengono narrate. In questo caso parlare di corpi è però essenziale: è attraverso di loro che la storia prosegue, perché senza questa presenza fisica, quasi materica, la narrazione non avrebbe la stessa capacità espressiva. Senza il fascio di luce gettato sul corpo di Karim, piagato dalla fame prima e spezzato dalla fatica poi, sarebbe difficile sentire emotivamente il suo viaggio dalla Tunisia alle coste italiane, e da queste all’entroterra nostrano, che è luogo meno selvaggio, sì, ma non per questo più sicuro per chi vive vite clandestine. Allo stesso modo, senza il primo piano sui tagli di Elsa, non sarebbe possibile comprendere il disagio di una ragazza che si autoflagella per richiedere un minimo di attenzione a quei genitori che sembrano affrontare l’esistenza della figlia come una sospensione dalla realtà. Nei loro corpi pieni di materia, pur contusi, emaciati, mutilati, ritroviamo la pienezza di due vite che altrimenti sarebbe arduo raccontare.

lunedì 18 maggio 2020

«E di cosa hai bisogno per trovare la pace?» «Di raccontare»: un'inedita visione di Elena di Sparta

Elena di Sparta
di Loreta Minutilli
Baldini+Castoldi, 2019

€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Audiolibro disponibile su Audible

Forse non valeva la pena di distruggere il mondo per la tua altra metà della vita? 
Capita di incappare in un audiolibro per vari motivi: a me è successo di trovare Elena di Sparta di Loreta Minutilli in un periodo, qualche settimana fa, in cui ci eravamo occupate di riscritture omeriche per una diretta Instagram e quasi in automatico il mio dito ha cliccato sulla copertina così intrigante, e in pochi minuti ho capito che avrei impiegato molto volentieri le cinque ore e mezzo di registrazione per scoprire una Elena di Sparta diversa. Molto diversa. 
Premessa: ho sempre timore quando mi imbatto in riscritture di grandi classici, perché bisogna davvero avere una grande idea per stravolgere in modo convincente la vulgata o per gettare nuove luci su un personaggio diventato paradigmatico, nel caso di Elena, della bellezza e della seduzione. Piccola anticipazione: l'autrice Loreta Minutilli crea un'opera a dir poco convincente, e ora vediamo perché. 

Una danza di fantasmi incastrati dentro al mondo: "Ballata per le nostre anime" di Mauro Garofalo

Ballata per le nostre anime
di Mauro Garofalo
Mondadori, 2020

pp. 348
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Schioppettate in aria. È lui che li uccide. Sette colpi. Un attimo appena nel fugace perdurare dell’estate. Il vento tiene memoria. Così tutto scompare, permane, si affievolisce, ritorna. È l’anticipata stagione degli abbagli. Le parole segrete di chi può riconoscere. Il mormorio del bosco racchiude la storia d’ogni vita. Chi ha rubato il vento? Gli uccelli. Per donarlo. (p. 311)

Ballata per le nostre anime di Mauro Garofalo ricorda un illustre precedente letterario: l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. La ricorda per la libertà del ritmo e per l'incrocio delle voci, per quel tentativo di catturare la vita umana descrivendo le vicende di un microcosmo, lì una piccola cittadina rurale americana, qui uno sperduto paesino nel cuore della Val Brembana. 
Una "ballata", dichiara subito il titolo, una danza di fantasmi, aggiungeremmo noi. L'autore dà voce alle anime protagoniste di una vicenda accaduta oltre un secolo fa tra i monti del Bergamasco.
La mattina del 13 luglio 1914 Simone Pianetti, uomo tranquillo, onesto lavoratore, padre di famiglia, uccise sette abitanti del suo paese, cinque uomini e due donne. Dopo aver compiuto il folle gesto, sparì sui monti e non venne più trovato; tutt'oggi il Pianetti è un ricercato per la legge italiana.
Un esercito di carabinieri venne dispiegato per cercarlo e una taglia venne posta sulla sua testa, la leggenda dice che la popolazione lo aiutò a nascondersi riconoscendo il valore del suo gesto rivoluzionario. 
Perché quella mattina d'estate Simone Pianetti imbracciò il fucile da caccia? Passato alla storia come il "Vendicatore della Val Bremabana", nella sua azione si celava la volontà di riparare a un torto, di avere riscatto. Non a caso, ancora oggi gli abitanti della zona dicono "Ci vorrebbe il Pianetti" quando si trovano impotenti di fronte a un torto.

domenica 17 maggio 2020

Una giovane donna che corre nei boschi: "Il romanzo di Artemide" di Murielle Szac

Il romanzo di Artemide
di Murielle Szac

Illustrazioni di Olivia Sautreuil
Traduzione di Fabrizio Ascari

L’ippocampo, 2019
pp. 303
€ 19,90 


Nel prendere in mano Il racconto di Artemide di Murielle Szac, edito da Ippocampo nella preziosa edizione con le illustrazioni di Olivia Sautreuil, il lettore adulto si chiede subito perché proprio Artemide. Pur appartenendo a tutti gli effetti al novero delle divinità olimpiche, questa rimane infatti (ma, si scoprirà, solo apparentemente) una figura un po’ marginale nell’ambito delle vicende mitologiche, così come delle riscritture odierne e attualizzanti. Sicuramente messa in ombra dal fratello Apollo, abbagliante della luce solare a cui è associato, ma anche dalle altre dee dalla presenza o il carattere più dirompenti (la rancorosa Era, la seducente Afrodite, la saggia Minerva), di lei si ricorda solitamente che è giovane, vergine, dedita alla caccia. Adesso, Murielle Szac ci mostra quanto siamo stati ciechi, poco accorti: perché nella sua narrazione, che riprende la struttura episodica del romanzo d’appendice (o, più direttamente, delle serie TV, a cui il pubblico giovane a cui l’opera è rivolta è sicuramente più avvezzo), si recuperano la complessità, la poliedricità, le sfaccettature complesse di una dea che è anche però, per quanto contraddittorio questo possa sembrare, giovane donna.

sabato 16 maggio 2020

Mettetevi comodi, preparate un invitante caffè e divorate il delizioso mignon di carta!

La caffettiera
di Théophile Gautier
Tabula fati, ottobre 1999

Traduzione di Giuliana Cutore

pp. 32
€ 3,00 (cartaceo) 

L'anno scorso venni invitato, insieme a due miei compagni di studio, Arrigo Cohic e Pedrino Borgnioli, a trascorrere qualche giorno in una tenuta nel cuore della Normandia. Il tempo, che alla nostra partenza prometteva di essere superbo, pensò bene di mutare all'improvviso, e cadde così tanta pioggia che le strade incassate sulle quali camminavamo erano come il letto di un torrente. Sprofondavamo nel fango sino alle ginocchia, uno spesso strato di terra grassa si era attaccato alle suole dei nostri stivali, e il suo peso rallentava talmente i nostri passi, che arrivammo a destinazione soltanto un'ora dopo il tramonto del sole. 
L'incipit del racconto fantastico La Caffettiera di Théophile Gautier è coinvolgente, rapisce nell'immediato il lettore catapultandolo nella realtà che il protagonista sta vivendo: una gita fuori porta con due amici, l'imprevisto del tempo e un ritardo nelle aspettative d'arrivo. Ma è solo l'inizio, in tutti i sensi. 

venerdì 15 maggio 2020

Biloxi: di imperfezioni e umanissima fragilità

Biloxi
di Mary Miller
Edizioni Black Coffee, maggio 2020

Traduzione di Leonardo Taiuti

pp. 304
€ 15 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)


C’è una storia semplice che ho letto in questi giorni e che, come le cose migliori, semplice lo è solo in apparenza, per quell’immediatezza che cela appena sotto la superficie sentimenti e spunti più complessi di quanto riveli in apparenza. Ed è anche una di quelle storie che ricorderò dei giorni strani che stiamo vivendo, quando le parole e il tempo hanno avuto una sostanza diversa da prima.
Biloxi, di Mary Miller, scrittrice americana originaria di Jackson, Mississippi, è un romanzo che commuove e fa sorridere allo stesso tempo, racconta la solitudine e le distanze, le parole che mancano o non sono mai quelle giuste, le incomprensioni all’interno di una famiglia, la depressione. Questa è la parte buia, commovente. Ma ce n’è un’altra, intrinsecamente legata alla prima, che è scoperta, affetto, speranza e umanità. E questa è la parte della storia in cui Louis, il protagonista e narratore, incontra Layla, una cagnolina meticcia un po’ sovrappeso. Non un prima e un dopo, non in senso tradizionale almeno, ma un po’ dell’una e dell’altra parte che si mescolano e confondono, tra cadute e nuove aspettative.

Il lusso nel Medioevo? Si paga caro: Maria Giuseppina Muzzarelli ci porta tra sete, broccati, gioielli e... leggi

Le regole del lusso. Apparenza e vita quotidiana dal Medioevo all'età moderna
di Maria Giuseppina Muzzarelli
Il Mulino, 2020

pp. 300 
€ 24 (cartaceo)
€ 11,82 (ebook)


Sapete che se nel Medioevo si faceva sfoggio di abiti lussuosi, si poteva essere multati? Vere e proprie leggi, le leggi suntuarie, erano state approntate per mettere un freno al lusso fin troppo esibito, e i divieti erano all'ordine del giorno; lodevole era invece una sorta di aurea mediocritas che rispondeva ai dettami della Chiesa di moderazione ed equilibrio, sfuggendo così al peccato di vanità. 
Se vi state chiedendo perché, sfogliando il bel volume Le regole del lusso appaiano di tanto in tanto le riproduzioni di abiti a dir poco sontuosi, la risposta è semplice: perché le leggi c'erano, sì, ma pagare una contravvenzione per il lusso era quasi una coccarda da affiggere al proprio status sociale, oltre al fatto che Maria Giuseppina Muzzarelli conferma fin dalle prime pagine l'enorme distanza che esiste tra la creazione delle leggi e la loro reale applicazione.

giovedì 14 maggio 2020

#CritiCOMICS. George Orwell: un ritratto sfaccettato.

Orwell.
Etoniano, poliziotto, proletario, dandy, miliziano, giornalista, ribelle, romanziere, eccentrico, socialista, patriota, giardiniere, eremita, visionario

di Pierre Christin e Sébastien Verdier 

Con la partecipazione di André Juillard, Olivier Balez, Manu Larcenet, Blutch, Juanjo Guarnido e Enki Bilal


Traduzione di Fabrizio Ascari

L’ippocampo, 2020
p. 160
€ 19,90 



Sin dalla copertina, su cui campeggiano un nome, un volto dai tratti decisi e una lunga serie di attributi associati a quel volto, a quel nome, si capisce che la vita di Orwell sfugge a ogni tentativo definitorio. Pur essendo morto decisamente troppo giovane, infatti, Eric Blair ha avuto un’esistenza ricca e sfaccettata, assolutamente inimmaginabile per chi abbia conosciuto l’autore magari soltanto grazie ai suoi romanzi più noti, La fattoria degli animali e 1984.
Stratificata e composita risulta peraltro anche l’opera, in cui le illustrazioni di Sébastien Verdier, a tratti illuminate dai tocchi di colore di Philippe Ravon, sono alternate a tavole realizzate, con stili, tratti e cromatismi diversi, da altri disegnatori, allo scopo di rendere possibile un accesso più completo, poliedrico, all’opera e alla personalità dello scrittore britannico. La sua stessa voce del resto viene restituita da Pierre Christin, che sceglie di riportare, evidenziandoli con caratteri dattiloscritti, ampi stralci derivati dagli interventi di carattere autobiografico di Orwell stesso. L’ampio formato del volume permette una totale immedesimazione, una piena fruizione del dettaglio delle singole immagini, mentre il lettore accompagna il giovane Eric dalle piccole incongruenze della sua infanzia ai tormenti del collegio in Inghilterra, dal periodo degli studi alla scelta spiazzante di entrare nella Polizia Birmana e tornare in Oriente, seguendo le orme paterne e ritornando sulle tracce delle proprie stesse origini.

"Forme di lontananza": Edurne Portela racconta l'amore che toglie ogni certezza

Forme di lontananza
di Edurne Portela
Lindau, 2020

Traduzione di Thais Siciliano

pp. 294
€ 20 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)



Dopo avermi piacevolmente sconvolta con Meglio l'assenza lo scorso anno (qui la recensione), Edurne Portela torna in libreria con un romanzo in cui ritroviamo alcuni dei temi a lei cari, ma portati avanti con una scrittura ancor più sorvegliata e magnetica. 
Questa volta, la questione basca viene guardata obliquamente, perché la materia centrale è invece la vita di chi, dalla Spagna, se n'è andata, per un dottorato negli Stati Uniti: nelle prime pagine facciamo al conoscenza della protagonista, Alicia, che fatica a sbarcare il lunario e per questo la troviamo avvolta in più coperte per evitare di alzare il riscaldamento che non sa come pagare, mentre la sua casa è presa d'assalto dai topi. Una situazione decadente, certo, ma la sua preoccupazione più grande è chiudere per bene i catenacci e assicurarsi che lui, Matty, non possa entrare nella sua stanza. Come è arrivata a tanto? A piangere nell'armadio e a rinunciare a tutto ciò che aveva, comprese le sue due amatissime gatte, e ad avere il terrore di suo marito?

mercoledì 13 maggio 2020

#EditoriInAscolto - Il "piccolo volo" che separa il fumetto dall'arte: Kleiner Flug

Non posso negare che, da insegnante, il mio primo incontro con la realtà di Kleiner Flug sia avvenuto all’insegna dell’interesse didattico: in tempo di Covid-19 e reclusione forzata, noi docenti siamo andati forsennatamente a caccia di idee e proposte nuove che ci consentissero di inventarci da zero una didattica a distanza convincente, ma soprattutto attrattiva per i ragazzi, in mancanza di quel quid in più che offre inevitabilmente la lezione frontale. Mi sono così imbattuta in questa piccola casa editrice toscana, che nell’ottica della “solidarietà digitale” ha messo a disposizione del pubblico molti dei suoi prodotti editoriali, dedicati alla trasposizione fumettistica di grandi personaggi della storia o della letteratura, ma anche di momenti epocali o di luoghi celebri. È bastato però sfogliare alcuni dei loro albi, a partire da quelli più attinenti al programma (come Dante Alighieri o Francesco Petrarca, Leonardo da Vinci o Galileo Galilei, per citarne solo alcuni), per capire che il progetto che sta alla base degli albi è molto più ambizioso. Dissimili per taglio e stile rappresentativo, i singoli volumi sono accomunati dal desiderio di fornire una lettura propria, personale, del soggetto rappresentato, privilegiando narrazioni non lineari, o punti di vista anomali. Così la figura di Dante è descritta attraverso gli occhi di Beatrice, che accompagnano il poeta ragazzino e poi adulto innamorato e pieno di dubbi, infine disperso nella selva oscura del peccato, da dove solo uno sguardo amorevole e attento può salvarlo. La storia di Petrarca viene rievocata attraverso gli spunti offerti da un rocambolesco viaggio in carrozza alla volta di Roma, pieno di incontri e di occasioni per verseggiare. Anche gli adattamenti di singoli testi si rivelano originali, pur mantenendosi più fedeli al testo di provenienza, come avviene per il Rosso Malpelo tratto da Verga, dove si enfatizzano in toni toccanti la solitudine del ragazzino e l’incomprensione di chi lo circonda. Affascinata dalla linea editoriale e dalla sua coerenza, ho voluto fare qualche domanda al responsabile e fondatore, Alessio D’Uva, per conoscere meglio il lavoro della sua squadra.

Spettri di frontiera che attraversano i racconti di Bierce

Spettri di frontiera
di Ambrose Bierce
Adiophora, 2019

trad. Matteo Zapparelli Olivetti

pp. 280 
€ 16,00 (cartaceo)
€ 1,99 (ebook)

Ambrose Bierce, nacque in Ohio nel 1842 e oltre ad essere uno scrittore con uno stile narrativo inconfondibile, visse una vita intensa e piena di colpi di scena; soldato, giornalista, autore di satire americane e critico. Conosciuto per la sua opera Il Dizionario del Diavolo, scomparve in circostanze misteriose, durante la rivoluzione messicana, nel 1913. 

Fu scrittore appassionato di mondi collocati tra il reale e il fantastico, con un'anima gotica e con uno sguardo sul soprannaturale, sul mistero. Il suo stile scarno e romantico, anche se con una punta di ironia, fu accostato a Poe. Nonostante le tecniche narrative lo avvicinino molto al suo modello, se ne discostò per ambientare i suoi "orrori" nel contesto storico della guerra civile, quasi assunta a simbolo della condizione umana. Si può ipotizzare un debito di Hemingway e Crane, proprio nei confronti di Bierce, nel loro modo di narrare la guerra. Fu molto apprezzato anche da Lovecraft e Chambers, entrando di diritto nel novero dei più grandi autori del genere. Eppure in Italia è semi sconosciuto ai più, soprattutto per la poca attenzione che il mondo editoriale nostrano gli ha riservato negli anni (tranne per qualche libro della collana Mille Lire della Newton). Almeno fino ad ora, con questa edizione con testo inglese a fronte, realizzata dalla casa editrice Adiaphora, realtà interessante che sta cercando di diritto una propria linea nel mondo delle case editrici, interessate al fantastico e al gotico.

martedì 12 maggio 2020

L'ambitissimo Premio letterario DeA Planeta va a Federica De Paolis e al suo "Le imperfette"

È Federica De Paolis la vincitrice della seconda edizione dell'ambitissimo Premio letterario DeA Planeta, promosso da DeA Planeta Libri. Il romanzo, inedito, che ha convinto la giuria porta il titolo Le imperfette e sarà in libreria dal prossimo 9 giugno.
La proclamazione è avvenuta, anziché nella consueta cerimonia, in modo abbastanza irrituale, ma ormai comune di questi tempi, tramite la piattaforma Zoom, in una conference call aperta a giornalisti e blogger. Presenti anche noi di Critica Letteraria. Il premio, che l'anno scorso, alla prima edizione, andò a Simona Sparaco con  il romanzo Nel silenzio delle nostre parole, è di quelli che fanno tremare le vene dei polsi: 150mila euro, la pubblicazione del romanzo in Italia e in Spagna e la traduzione dell'opera in inglese e in francese.
Oltre 700 le opere che hanno partecipato a questa seconda edizione, un numero di testi ragguardevole da cui la giuria, composta da Pietro Boroli, presidente De Agostini Editore, Claudio Giunta, docente e scrittore, Rosaria Renna, conduttrice radiofonica e televisiva, Simona Sparaco e Manuela Stefanelli, direttrice Libreria Hoepli, ha tratto la cinquina finale. Tra le opere partecipanti, anche romanzi da Paesi Europei, dall'Egitto, dall'Uganda e da Israele. "Tante opere ci hanno colpito per la forza della storia, la qualità della scrittura, la potenzialità internazionale", ha detto Stefano Izzo, segretario del Premio. Ma alla fine, a emozionare maggiormente i giurati, è stata lei Federica De Paolis, dialoghista cinematografica, autrice televisiva, con all'attivo già cinque romanzi, l'ultimo dei quali è Notturno salentino, pubblicato nel 2018 per Mondadori.

L'amore che si fa attesa: una rilettura di Roberto Cotroneo

Questo amore
di Roberto Cotroneo 
Mondadori, 2008

pp. 140
€ 9,00 (al momento fuori catalogo)



Anna non sa cos’è l’amore. L’ha intuito, forse, nel bagliore di un raggio di sole, in una strada polverosa della sua infanzia, ma senza mai esserne certa. Anna l’amore lo impara con Edo, Edo con i suoi sogni e i suoi completi chiari, Edo forte e saldo, Edo che porta girasoli in una giornata d’inverno (lampo di luce, come i limoni di Montale). Con Edo, Anna si costruisce presente e futuro. 
Com’era l’amore prima? Non c’era. C’era un sentiero proprio dietro casa. Un tratturo che d’estate diventava un nastro bianco. Un pomeriggio era passato da lì un ragazzo bruno. E io l’avevo guardato dalla finestra. Avrò avuto otto anni. Pensai che doveva essere quello l’amore. E che era durato il tempo di un orizzonte della finestra. Non capivo cosa ci fosse di eterno in un sentimento del genere […]. Ma forse l’eterno sta nella capacità di tenere vivo un attimo di orizzonte, aspettando che si ripresenti. Quando aprii la porta a Edo ho rivisto nella mia memoria quella finestra. Se qualcuno mi avesse detto che Edo era quel ragazzo io ci avrei creduto.

lunedì 11 maggio 2020

Viaggiatori erranti e inconsueti sono “I Vagabondi” di Olga Tokarczuk




I Vagabondi
di Olga Tokarczuk
Bompiani, 2019

Traduzione di Barbara Delfino

pp. 384
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Scrittrice polacca, classe 1962, Olga Tokarczuk ha vinto il Man Booker International Prize e ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura per l’anno 2018, con questa motivazione: «per un'immaginazione narrativa che, con passione enciclopedica, rappresenta l'attraversamento dei confini come forma di vita».

Romanzo corposo con quasi 400 pagine, I vagabondi è stato editato per l’Italia dalla casa editrice Bompiani lo scorso anno, mentre la pubblicazione in lingua originale Bieguni risale al 2007.

È un libro che parla essenzialmente del viaggio, nel quale poliedriche figure si snodano in assoluta libertà, ma è allo stesso tempo anche una sorta di diario moderno e originale. L’autrice passa da un’epoca ad un’altra, da un luogo all'altro, da dialoghi semi seri a massime sofisticate, da divulgazioni scientifiche a conversazioni futili e da argomentazioni su astronomia e geografia a tematiche sull'anatomia, non mancano nemmeno rimandi al mondo classico, a famosi romanzieri e a storie passate. Mappe e disegni di varie città sono poi state inseriti all'interno del testo. 
Non è un racconto lineare, ma un panta rei di appunti, riassunti, idee alla rinfusa, spontanee e indipendenti. Uno scorrere infinito di parole, di aneddoti, di descrizioni, di incontri in cui nulla è fermo e statico, ma tutto è in continuo movimento.

Quando vita e letteratura coincidono, nel segno dell'avventura. Jack London rivive nel romanzo biografico di Romana Petri


Figlio del lupo
di Romana Petri
Mondadori, 2020

pp. 375
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

"Che magnifica parola avventura, un bell'urto del sangue, gli circolava dentro con la violenza che accelera il battito, era un prorompere sempre destinato a sfondare gli argini. Prima o poi sarebbe partito. Oltre Oakland c'era l'intero mondo ad aspettarlo ". (p. 21)
E il mondo lo accolse con entusiasmo e adorazione.
Figlio del lupo è il racconto di una vita straordinaria, di un personaggio fuori dal comune, di uno scrittore grandioso. Il figlio del lupo è Jack London, il ragazzo di umili origini che sentiva dentro di sé di poter diventare un giorno lo scrittore più famoso d'America. E ci riuscì. Con i suoi romanzi, tra cui Martin Eden, Il richiamo della foresta, Zanna Bianca, Il lupo dei mari e i suoi numerosissimi racconti che, a partire dall'avventura nel Klondike, dove, giovanissimo, partecipò alla corsa all'oro, costellarono tutta la sua vita.
Romana Petri ha scelto di restituire vita a questo immenso personaggio, da lei tanto amato, grazie al padre Mario, cantante lirico e attore, che le trasmise la passione per le sue pagine. E lo fa con un romanzo biografico da cui esce una figura epica, grande nel suo mito, inarrivabile nella sua leggenda. La prosa della Petri dà un ritmo incalzante alle pagine, che diventano così una cavalcata impetuosa nelle innumerevoli avventure che costituirono la vita stessa dello scrittore.

domenica 10 maggio 2020

#PilloledAutore - Che forma ha la malinconia? Il romanzo empatico di Georgi Gospodinov


"Alcuni libri devono essere equipaggiati del filo di Arianna. I corridoio si scatenano all'improvviso, si incrociano l'uno con l'altro."
Quella che probabilmente è la più efficace descrizione di Fisica della malinconia l'ha data proprio l'autore, il bulgaro Georgi Gospodinov, a pagina 233 del suo libro, scritto durante diversi soggiorni in giro per l'Europa. 

Il romanzo ci porta negli spazi immaginari e immaginati di un labirinto che potrebbe somigliare a quello di Cnosso in cui venne rinchiuso il Minotauro, figura chiave di questa storia. Già dalla copertina lo vediamo ritratto in braccio alla madre Pasifae. È ancora un lattante, non  è ancora un mostro.
È l'immagine di una Madonna con bambino più antica delle Madonne della storia dell'arte, una scena di amore e dolcezza che riporta a un momento in cui il mito non aveva ancora tramutato il Minotauro in una belva assetata di sangue. Nel suo sguardo si leggono contemporaneamente la speranza di un futuro migliore e il destino, ormai scritto, dell'abbandono che ricorda quello di tutti i bambini abbandonati di ogni epoca e geografia. Ma cosa c'entra il Minotauro con il nostro narratore? È il suo alter ego, una proiezione, una fonte di immedesimazione.

Georgi Gospodinov racconta la storia di un personaggio, che vediamo crescere e da bambino diventare adulto, che soffre di una rara e incurabile malattia: si chiama empatia patologica o sindrome ossessiva empatico-somatica. Questa patologia provoca totali e violente immedesimazioni nelle storie degli altri che lui riesce a vivere sulla propria pelle.
I sentimenti, le sensazioni, le scelte e lo sguardo altrui fanno incursione dentro di lui all’improvviso, come in un attacco epilettico, ed è quasi impossibile liberarsene.

sabato 9 maggio 2020

#EditoriInAscolto - MonteRosa Edizioni, dove i libri incontrano la montagna

Quando è nata la rubrica EditorInAscolto il nostro principale obiettivo era conoscere da vicino piccoli e medi editori che operano sulla scena italiana (e non solo), scoprire i loro cataloghi e le iniziative, costruire insieme un dialogo sulle sfide dell'editoria indipendente e sulle proposte per vincerle attraverso la passione per la letteratura e la progettualità.

Ci sono editori che abbiamo incontrato a fiere ed eventi letterari, altri che abbiamo conosciuto avvicinandoci, alcune volte quasi per un fortunato caso, ai loro titoli. Molti di loro hanno saputo raggiungerci e incuriosirci raccontandosi.

Entra a fare parte di questo gruppo MonteRosa Edizioni, una casa editrice nata con la missione di raccontare le montagne e le valli intorno al Monte Rosa.
Percorsi su neve, roccia, ghiaccio, sentieri, vita e cultura alpina: i titoli dell'editore vogliono trasmettere l'amore per la montagna e la gioia di andare in montagna. Spesso sono scritti in prima persona perché l'esplorazione dei luoghi e degli itinerari sia coinvolgente e appassionante come un romanzo d'amore.

Per capire come nascono e vengono scelte queste vere e proprie storie d'amore tra uomini e montagna, abbiamo intervistato Simonetta Radice, che dal 2019 è l'editore di MonteRosa Edizioni. 
Consulente di comunicazione, copywriter e giornalista pubblicista, Simonetta è da sempre appassionata di montagna, di lettura e di scrittura, tre dimensioni che si sono adesso concretamente unite grazie al suo ruolo in casa editrice.

venerdì 8 maggio 2020

Chi nasce tondo non muore quadrato: "Flatlandia" di Edwin A. Abbott

Flatlandia. Racconto fantastico e più dimensioni
di Edwin A. Abbott
Adelphi, 1993

Traduzione di Masolino D'Amico

pp. 166
€ 10,00 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook)




Voi che avete la fortuna di avere tanto l'ombra che la luce, voi che avete due occhi dotati della conoscenza prospettica e allietati dal godimento dei vari colori, voi che potete vederlo per davvero, un angolo, e contemplare l'intera circonferenza di un Circolo nella beata regione delle Tre Dimensioni... come potrò mai rendere chiara a voi l'estrema difficoltà che incontriamo noi, in Flatlandia, per riconoscere le nostre rispettive configurazioni? (p. 48)
In parte trattato antropologico, in parte manuale di storia e in parte galateo, con Flatlandia siamo guidati, tramite la garbata voce di un Quadrato, nell'esplorazione di un mondo completamente diverso dal nostro: in Flatlandia esistono solo due dimensioni, lunghezza e larghezza. Meglio della Linelandia, dove tutto è ridotto a una semplice retta, è però un mondo completamente sprovvisto del senso di profondità: ci si muove sempre verso Nord e mai verso l'alto. È un mondo codificato con estrema precisione, con regole che prevedono destino e professione solo in base alla propria forma, un'avanzata sociale molto rigida e un totale rifiuto di qualunque forma di aberrante irregolarità; e dove qualunque mormorio o tentativo di evangelizzazione su un mondo "altro" è punibile con il carcere. 

"Il vento selvaggio che passa": la voce spietata, autentica, di un fuoriclasse del realismo americano

Il vento selvaggio che passa
di Richard Yates
Minimum Fax, 2020

Traduzione di Andreina Lombardi Bom

pp. 508
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Ogni opera di Yates è, inevitabilmente, analizzata e letta in confronto con Revolutionary Road, il suo romanzo più celebre e celebrato: è normale, è un capolavoro, non solo nella produzione letteraria di Yates, ma in generale come esempio inarrivabile di quel realismo americano da cui è venuto tutto il resto; è difficile, quindi, considerare ogni singola opera di Yates senza pensare a quel romanzo, ma per forza di cose gli si farà sempre un torto, perché niente può reggere pienamente il confronto con Revolutionary Road. Ne era consapevole lo stesso Yates e non è difficile immaginare come debba essere frustrante passare un’intera carriera letteraria tentando di replicare il successo e la perfezione di quel primo romanzo.
Eppure siamo ingiusti a considerare tutto ciò che ha scritto nella sola ottica di confronto con la vicenda dei Wheeler, perché Yates è stato uno scrittore straordinario anche al di là di quel romanzo e ne ha dato prova, per esempio, in alcuni racconti praticamente perfetti contenuti nella raccolta Undici solitudini, in romanzi come Sotto una buona stella, Easter Parade, Una buona scuola, solo per citarne alcuni tra i più esemplari.
Il vento selvaggio che passa è l’ultimo tassello nella ricostruzione bibliografica di questo autore immenso, un «artigiano della parola», come lo definì l’amico ed editore Seymour Lawrence, che Minimum Fax ha da poco portato in libreria: penultima opera di Yates, chiude il cerchio con un romanzo che richiama molti dei temi cari all’autore ed è per sua natura una lettura imprescindibile per ogni estimatore dell’opera di Yates. Un romanzo notevole, quindi, ricchissimo e dall’ampio respiro, che tuttavia non mi ha convinta fino in fondo: difetti minimi, certo, ma da un autore straordinario e venerato come Yates non possiamo aspettarci niente di meno che la perfezione.

giovedì 7 maggio 2020

Quando una precaria della cultura fa notizia: "Caffè Voltaire", l'esordio narrativo di Laura Campiglio

Caffè Voltaire
di Laura Campiglio
Mondadori, maggio 2020

pp. 264
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Eccolo lì, il mio ritratto perfetto: tiro la cinghia, navigo a vista, sto alla finestra. Con un lungo sospiro, riavvio il motore, esco dal parcheggio dell'autogrill e torno verso casa. Dopo tutto mi aspetta una bottiglia da bere da sola in cucina. (p. 35)
Perché Anna Naldini si trova a meditare sulla sua vita, il giorno del suo compleanno? Non soltanto perché trentacinque anni sono un traguardo che inizia a chiedere bilanci, in vista di nuovi slanci per il futuro, ma anche perché quando facciamo la sua conoscenza, nelle prime pagine, assistiamo al suo licenziamento da «La Locomotiva», quotidiano di sinistra. Oddio, meglio precisare: assistiamo alla fine di una delle tante collaborazioni che portano la protagonista e io narrante a precipitarsi a destra e a manca, a scrivere testi come se non ci fosse un domani, pur di sbarcare il lunario. Insomma, Anna è una delle tante precarie della cultura, che si muove tra copyrighting, collaborazioni giornalistiche, editing e altri progetti che, alla fine del mese, rendono imbarazzante la domanda: "Di che cosa ti occupi?", o l'ancora più utopistica: "Che lavoro fai?". E Anna non si può in ogni caso definire una giornalista d'assalto:
Perché è così, per i giornalisti: la notizia ha la voce di miele delle sirene, il casino un'irresistibile attrattiva, la vita la magica qualità del reale solo quando la ritrovi nel bianconero di una pagina, possibilmente con la tua firma in calce. E invece Anna Naldini lascia annacquare aperitivi seduta al tavolino di un bar, mentre un vero giornalista dovrebbe essere ovunque ma non qui, ecco. (p. 62)
Insomma, per quanto il nonno - amatissimo - di Anna le faccia notare che non ha davvero perso un lavoro con «La Locomotiva», e che un lavoro semmai è ora di cercarlo, la protagonista è parecchio depressa in queste prime pagine, al punto da pensare di trascorrere la serata da sola. Invece, Anna ha affetti che vogliono starle accanto, persino troppo: la festa a sorpresa che hanno organizzato la saccente Federica e l'imprevedibile e snob Jacaranda è un'incredibile occasione anche per noi lettori per conoscere due punti fissi della vita di Anna, le sue amiche. 

La Bella e la Bestia: una storia senza tempo, nella meravigliosa versione illustrata dal magico duo MinaLima

La Bella e la Bestia
di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve
Ippocampo, maggio 2020

Traduzione di Adelina Galeotti

pp. 208
€ 28 (cartaceo)
€ 15,16 (ebook)


Il duo di graphic designer più famoso del mondo babbano. Una casa editrice specializzata in libri che sono oggetti da collezione. Una collana di fiabe classiche, alla ricerca della versione originale e, talvolta, meno nota. I MinaLima e Ippocampo edizioni tornano a collaborare, in accordo con Harper Collins Publishers, per portare anche ai lettori italiani tutta la magia di questi volumi riccamente illustrati e con elementi interattivi, in una collezione che si arricchisce ora di una delle fiabe più amate, La Bella e la Bestia, disponibile proprio da oggi in tutte le librerie. Nel catalogo ci sono numerose fiabe della tradizione rielaborate in questa meravigliosa veste grafica, da Il giardino segreto a Pinocchio, ma di tutte è forse questa la più attesa, da cui sono state tratte innumerevoli versioni, rifacimenti, trasposizioni, non da ultimo la bellissima versione live action con protagonisti Emma Watson e Dan Stevens.
Scordiamoci però la versione disneyana de La Bella e la Bestia, il principe viziato e superficiale trasformato per punizione in una orribile bestia, il maleficio lanciato su tutti gli abitanti del castello, la rosa rossa a scandire inesorabile il tempo che lo avvicina sempre più a una condanna permanente; scordiamoci l’intrepida Belle, stravagante e solitaria quanto il padre inventore, che trova rifugio nei libri e deve tenere a bada le malelingue di paese e lo spocchioso pretendente Gastone. Insomma, siamo tutti cresciuti con la versione Disney del 1991, rimandiamo ancora a memoria le canzoni che ne hanno scandito le scene più memorabili, ma, come sempre, quella Disney è solo una versione della storia, che, appunto, è molto più oscura e complessa.

mercoledì 6 maggio 2020

«Bisognerà imparare di nuovo a mangiare, e anche a vivere»: "Giorni senza fame", l'esordio di Delphine De Vigan

Giorni senza fame
di Delphine De Vigan
Mondadori, 2014

1^ edizione: 2001
Traduzione di E. Cappellini

pp. 133
€ 10 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


«Non c'è bisogno di morire per rinascere»: se lo scrive Laure, ma quanto è in grado di convincersene? Nelle prime pagine di Giorni senza fame, facciamo conoscenza con questa protagonista in elevatissimo stato di denutrizione: ogni movimento le costa fatica e ormai non si sente neanche sicura a camminare, perché il terreno le manca spesso sotto i piedi. Ecco perché quando il dottor Brunel le propone di fermarsi in clinica e di accettare di essere curata, Laure alla fine cede. E presto quelle stanze colorate, positive, minimaliste e piene solamente dell'odiatissimo cibo, diventano la sua quotidianità. 

Come un fermaglio di perla: l'esempio e l'eredità di Raffaello Sanzio nell'ultimo romanzo di Antonio Forcellino

Il secolo dei giganti.
Il fermaglio di perla
di Antonio Forcellino
Harper Collins, 2020

pp. 540
€ 12,90 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Per Leonardo Da Vinci furono “l’avventura” e un “cavallo di bronzo”, monumento equestre impossibile da portare a termine come celebrazione, oltre che di Francesco Sforza, anche delle proprie competenze tecniche e scientifiche. Per Michelangelo Buonarroti furono invece “l’ardore” e un “colosso di marmo”, da sfidare a più riprese e fino all’ultimo slancio vitale per cavarne forme ora pacificate ora inquiete. Adesso, giunto al terzo capitolo della sua trilogia sui grandi del Rinascimento da poco pubblicato da Harper Collins, Antonio Forcellino ha ben pensato di associare la figura Raffaello Sanzio al più soave dei concetti – “la grazia” – e a un oggetto simbolico – un “fermaglio di perla” – che ne restituiscono altrettanto bene il senso della predestinazione. Perché l’urbinate, pittore della dolcezza e della misura, fu non solo perfetto come il “frutto” di ogni ostrica violata dall’ingresso del granello di sabbia, ma il suo agire, inteso nel complesso, fu in grado di tenere insieme, proprio come avrebbe fatto una spilla, le istanze e gli umori di un’epoca auspicabilmente nuova: un'epoca in cui non lottare più per l’emancipazione dell’arte dalla dimensione meramente artigianale della bottega e in cui fare in modo che l’artista in sé fosse il punto di riferimento pratico e intellettuale per una (poi fortunata) scuola di discepoli e per una corte di amici e sodali altrettanto illuminati (Agostino Chigi in primis). Un idillio meraviglioso a cui, come è noto, pose fine la morte, che lo colse nel 1520 nel fiore degli anni e che fece coincidere la sua scomparsa all’alba di un XVI secolo gravido di tormenti e disgrazie con la cesura fatale tra il desiderio di un rinnovamento e la fine di quelle stesse illusioni.

martedì 5 maggio 2020

#EditoriInAscolto - Black Coffee, un ponte tra l'Italia e il Nord America

La letteratura nordamericana, la ricerca di voci e punti di vista inediti e differenti, l’attenzione per le diverse forme di narrazione dal romanzo al racconto, passando per le riviste, la poesia, la saggistica e il memoir: Black Coffee è tante voci e tante storie che guardano a Ovest, attentissimi a fotografare il presente, polifonico e vivace, un editore indipendente, dalla chiara connotazione. La nostra Debora Lambruschini ha fatto due chiacchiere con Sara Reggiani, direttore editoriale e fondatrice insieme a Leonardo Taiuti di Black Coffee, per parlare di storie, scouting, progetti, idee e collaborazioni nate in questo strano momento che stiamo vivendo.

Come e quando nasce il vostro progetto editoriale, perché la scelta di questo nome?
Black Coffee si richiama in primo luogo alla classica bevanda americana, il caffè nero, ma è anche metafora di libri non carezzevoli, che vogliono scuotere il lettore così da dare luogo a riflessioni nuove. Il progetto editoriale nasce nel 2017 ed è frutto della nostra esperienza come traduttori letterari per altri editori: per molti anni siamo andati alla ricerca di libri e autori scovati in America, dove ci siamo sempre recati molto spesso, da proporre ai lettori italiani. Poi, qualche anno fa, abbiamo deciso di rischiare e raccontare noi quelle storie attraverso un progetto editoriale personale ed è nata Black Coffee. Io e Leonardo compiamo opera di scouting piuttosto assiduamente, cercando anche nelle case editrici americane indipendenti autori che ci colpiscono per il punto di vista originale anche su tematiche già affrontate. Abbiamo un lato innovatore che porta voci nuove e un altro di riscoperta di classici del Nord America che qui non sono arrivati o che sono da tempo fuori catalogo.

Quando la modernità incontra la Sibilla: la "nuova stagione" di Silvia Ballestra

La nuova stagione
di Silvia Ballestra
Bompiani, 2019

pp. 276 
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Cosa succede quando una “nuova stagione” arriva a sradicare e stravolgere tradizioni consolidate? Cosa si perde quando la modernità minaccia i lari domestici, le leggende di un tempo, le abitudini sociali e familiari? È quello che si chiede Silvia Ballestra nel suo romanzo, nominato tra i dodici finalisti allo Strega 2020. Due sorelle, Nadia e Olga, stanno infatti vendendo i terreni di famiglia, in quel francobollo sulla piantina che sono le Marche del sud, ai piedi dei Monti Sibillini, territorio contraddittorio e difficile da raccontare:
Escursioni per famiglie, ma anche elisoccorso […]. Placide terme per anziani […], ma anche terremoti da cui dover fuggire a gambe levate. […] Culto dei papi mandati a Roma da quelle terre, ma anche bestemmie a profusione. Divino e pagano, antico e moderno. Musica e urlo.
Si perde, innanzitutto la lingua, con quella infinita varietà di sfumature che il dialetto porta con sé. Si perdono i numi tutelari, come il tasso che scava i suoi cunicoli sotto la superficie del terreno, o la quercia secolare che vi stende al di sopra i suoi rami nodosità. Si perde qualcosa delle proprie radici. Quella che viene trasmessa è una visione tutt’altro che idilliaca del mondo contadino, spesso duro e cinico, qualcosa di cui una certa italianità pare impastata per lungo uso:
Per mio zio, come per tanti padri, bisognava tenersi lontano da tutto, ma questo è un altro discorso, essendo noi, in quella parte di mondo, popolazioni misantrope e schive, timide e solitarie, prudenti e immobili, disfattiste e senza troppi slanci (dunque molto influenzate dal contadinesco, anche se nostro malgrado: per storia e geografia, non per cattiva volontà).