mercoledì 20 maggio 2020

#CriticaNera - Una nuova avventura per Sara, giustiziera in continua evoluzione


Una lettera per Sara
di Maurizio de Giovanni
Rizzoli, 19 maggio 2020

pp. 336
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


È arrivato ieri nelle librerie il nuovo romanzo della serie di Sara Morozzi, la protagonista di Maurizio de Giovanni che torna dopo Sara al tramonto e Le parole di Sara. Torna con i suoi capelli che consapevolmente intende lasciare grigi, con la sua capacità di arrivare di soppiatto e sorprendere, con il suo superpotere: quello di leggere le espressioni e i cuori delle persone. Torna ormai come protagonista affermata del noir italiano, il successo della sua serie – edita dall’unica collana italiana dedicata esclusivamente al genere, NeroRizzoli – è tale che Palomar ne ha acquistato i diritti televisivi. 
La donna invisibile questa volta deve vedersela con un caso che affonda le sue radici nel passato: il 14 maggio 1990 la giovane Ada Fusco esce dalla libreria dove lavora e non rientra mai più a casa. La vicenda è modellata su una tragica storia vera, quella di Graziella Campagna, a cui de Giovanni dedica il libro. Campagna era una diciassettenne uccisa dalla mafia in provincia di Messina nel 1985, colpevole di aver trovato trovato un biglietto che non avrebbe dovuto leggere in un paio di pantaloni nella lavanderia dove lavorava.
C’è una ragazza perduta, perché non si trova più, in questo nuovo libro della serie, e ci sono dei figli perduti, perché emarginati, lasciati con i loro demoni. A loro si contrappone nitido lo Stato, sotto forma di forze che cercano di portare ordine: rispetto ai primi due romanzi c’è infatti una moltiplicazione di poliziotti che si incontrano e scontrano tra loro. Ma c’è anche lo Stato nella sua forma peggiore, quella malata, la storpiatura del sistema fatta da cancellieri delinquenti e magistrati corrotti. 
Come nei precedenti romanzi anche qui la trama è costruita secondo vicende raccontate in parallelo, che a poco a poco si dipanano pur aggrovigliandosi sempre più tra di loro. Alla pluralità delle storie corrisponde la pluralità di personaggi che ruota attorno alla protagonista: tornano Pardo con il suo bovaro, Viola e il piccolo Massimiliano, Teresa; si aggiungono nuovi nomi, alcuni – così pare – destinati a riapparire. Ma, a differenza dei precedenti, mai come in questo romanzo i personaggi sono in continuo mutamento: si trasformano, diventano sempre altro da quello che de Giovanni ci aveva fatto credere fossero. Sembra che tutti amino travestirsi, e non solo se lo fanno per una missione – come Viola che si traveste da turista inglese per confondersi tra la folla e pedinare un uomo. Pardo sa diventare altro dal pavido e impacciato poliziotto e si traveste in un “nuovo Pardo” che invita le donne a cena e che “aggira ogni ostacolo si frappone tra lui e la sua meta”. Teresa da femme fatale quale era si trasforma in un una “malinconica signora vestita come una sedicenne triste”, e “tanto il suo aspetto era diverso dal solito” che perfino Sara “per poco non la riconobbe”. Massimiliano da guida rassicurante che dall’oltretomba muove i casi da risolvere diventa un mistero. È forse un inganno anche l’amore – si chiede Sara – come a volte lo è lo Stato? E anche Sara si trasforma varie volte nel corso del romanzo, che inizia con lei nonna amorevole che cucina per il suo nipotino in un contesto casalingo rassicurante:
Massimiliano tra poco avrebbe compiuto un anno e la guardava volteggiare tra tegami e padelle ciangottando dal seggiolone e mordendo con incrollabile dedizione una paperella di gomma gialla.
La metamorfosi si spinge ancora, e Sara è sempre più mamma per Viola, un alter ego di Rosaria fin dal nome assonante. Ma infine si trasforma di nuovo e da essere materno diventa un essere ferino, che aggredisce le sue prede quando meno se l'aspettano: 
Pardo ridacchiò:
«Morozzi, ti adoro quando diventi una belva».
Se c’è un vero protagonista del libro sono quindi gli inganni. Finanche l’ambientazione temporale è ingannatrice per eccellenza, aprile. 
Uno screenshot dell'incontro online
Un altro cambiamento rispetto ai due volumi della saga precedenti è che quest’anno – cause emergenza Covid – l’incontro abituale tra de Giovanni e i bookbloggers organizzato da Rizzoli è stato spostato da Palazzo Mondadori alla rete. Non ne ha perso in piacevolezza e interesse, de Giovanni rimane un grande affabulatore anche online! Afferma che Sara sarebbe un personaggio perfetto per “andare a Ustica, nella camera di Papa Luciani…” ma che preferisce inserirla in storie piccole, private. “La cosa più coraggiosa che faccio con Sara è rinunciare alla città. La faccio rifugiare nei quartieri più residenziali, perché Sara non vuole le luci della ribalta”. 
Questo romanzo è fatto di segreti, di amori impossibili e legami disperati tra amanti, genitori e figli, nonni e nipoti, fratelli. Relazioni che si sviluppano nelle carceri e negli ospedali, le ambientazioni più ricorrenti del romanzo. Gli chiedo il perché di questa scelta, e de Giovanni mi risponde che l’amore è sempre impossibile. E che ospedali e carceri sono luoghi della solitudine e quindi della sofferenza, ma non il contrario. “Il dolore è una conseguenza dell’essere soli. Non si possono raccontare gli ospedali e le carceri dall’esterno: bisogna avere il coraggio di entrare in quelle stanze, di portare l’amore in questi luoghi. Perché anche questo, come tutti i romanzi neri, è un romanzo d’amore”. E sui segreti, ricordi e rimpianti che presidiano la trama afferma: “I ricordi sono il motore della vita, soprattutto quelli falsi. Sto rivalutando il valore dei rimpianti, il sogno di quello che sarebbe potuto succedere. Significa avere due vite da ricordare”. 
Gli si chiede di parlare della costruzione dei personaggi e risponde che in nessuno dei suoi libri c’è un personaggio che gli assomigli. “Io racconto le vite degli altri e i personaggi si presentano a me a poco a poco. L’ultima Sara è la più vera di tutte ed è comunque meno vera di quella del prossimo romanzo della serie. L'opera di creazione autoriale sta nell’organizzazione della storia, ma non riesco a essere il burattinaio dei miei personaggi. Devono sorprendermi, se no come faccio a sorprendere io i miei lettori? Sarebbe un artificio!”. 
De Giovanni e i partecipanti all'incontro organizzato
da Rizzoli  
Tra le altre cose Una lettera per Sara è anche un libro sulla malattia. E sarebbe dovuto uscire durante il lockdown, dato che la pubblicazione era prevista per il 24 marzo, invece de Giovanni ha voluto posticiparla per aspettare che riaprissero le librerie. “Non avrei mai fatto uscire un libro con le librerie chiuse. I libri devono condurre i lettori in libreria, i lettori che magari entrano in cerca del mio titolo e poi ne comprano altri due o tre. C’è un mondo di piccoli editori e di autori emergenti che ha bisogno di una visibilità indotta da libri come il mio, e questa è una responsabilità”. Parole sulla stessa linea del suo intervento al Salone del Libro Extra di quest’anno, quando de Giovanni ha ricordato che “questo è un momento che mette a rischio la straordinaria opera delle librerie, che è quella di far conoscere i libri che non ti aspetti, che non puoi preventivare». 
Forse non è un caso, allora, che la parte più luminosa del libro siano proprio le primissime pagine, quelle ambientate in una libreria dove lavora una ragazza sorridente.

Serena Alessi
@serealessi