lunedì 31 dicembre 2018

Sorridere del sistema: la nuova "Jane" di Hop! edizioni

Jane
Illustrazioni di Ninamasina
Testi di Lorenza Tonani
Hop!, 2018

€ 18,00


È grande e sorprendente la capacità dei volumi della collana “Per aspera ad astra” di Hop! di risultare sempre nuovi e diversi gli uni rispetto agli altri, eppure straordinariamente coerenti con il progetto editoriale. Dopo esserci incantati di fronte alla intensità della Abramović di Giulia Rosa (qui la recensione), divertiti e incuriositi per la Sarah Jessica Parker di Roberta Zeta (qui la recensione), con un ulteriore, rocambolesco salto spaziale e temporale, ci troviamo questa volta a confrontarci con Jane Austen. Filo conduttore a tutte le opere, per quanto lontane per soggetto e iconografia, è la risoluzione delle protagoniste ad aprirsi una propria strada nel mondo, a imporsi in modo autonomo e al di là di ogni difficoltà.
In questo volume, in particolare, si percepisce l'entusiasmo di Lorenza Tonani per la "zia Jane" dall'espandersi del testo, dalle descrizioni vibranti, dal desiderio di scavare in una psicologia complessa, in un carattere deciso e anticipatore dei tempi. La semplice narrazione biografica si dilata ad affrontare i costumi del tempo, le pratiche educative, l'economia domestica e le faccende quotidiane, ma anche le occasioni di incontro della gentry inglese del tardo Settecento.

domenica 30 dicembre 2018

Per l'uomo che non deve chiedere mai "come mi vesto?": tutte le risposte in "The Vintage Showroom"

The Vintage Showroom
Menswear Archive

Testi di Douglas Gunn e Roy Luckett
Fotografie di Nic Shonfeld
Traduzione dall’inglese di Daniela Magnoni
L’ippocampo, 2015

pp. 304
€ 29,90

A Londra, al numero 14 di Earlham Street, a Covent Garden, ha sede il paradiso di ogni amante “della moda e dello stile che furono”: The Vintage Showroom. Fondato da Douglas Gunn e Roy Luckett, questo locale è contemporaneamente un punto vendita, un archivio e una sorta di museo che custodisce il meglio dell’abbigliamento maschile degli ultimi due secoli. Nato dalla passione dei suoi proprietari per gli indumenti del passato, il negozio è diventato famosissimo tra stilisti e fashionisti, che regolarmente vi si recano “in pellegrinaggio” alla ricerca di ispirazione per i propri figurini o più semplicemente per i propri outfit. Se state già per abbandonare questo commento nella convinzione che la materia sia troppo frivola per voi, mettete da parte il pregiudizio e date una chance alle righe che seguiranno. Perché qualora ci fosse bisogno di dimostrare ancora una volta quanta profondità si celi sotto la presunta superficialità della moda, il volume dedicato a questo tempio del taglio e del cucito – The Vintage Showroom. Menswear Archive, pubblicato nella sua versione italiana da L’ippocampo – è un’ulteriore conferma che le apparenze ingannano e non bastano certo a se stesse.

#Pillole d’autore – “Così va la vita”. Nel mattatoio con Billy Pilgrim

Non si può leggere a cuor leggero Mattatoio n. 5, nonostante il tono fluido, discorsivo, con cui il narratore ci accompagna attraverso la storia possa indurci in inganno. Perché la questione è della massima serietà, e non riguarda tanto Billy Pilgrim e i suoi viaggi nel tempo, non riguarda il suo rapimento da parte degli alieni del pianeta Tralfamadore e la verità che essi hanno da rivelarci sul tempo e sull’esistenza, sulla fluidità e la reversibilità della vita e della morte. Ha a che vedere piuttosto con la tragedia grottesca e incomprensibile che è stata la Seconda guerra mondiale, con il fatto che Dresda ha potuto essere rasa al suolo con tutti i suoi civili, che un uomo di nome Edgar Derby, professore di liceo quarantaquattrenne di Indianapolis (o un altro come lui), sopravvissuto alla barbarie del fronte, alla prigionia e ai bombardamenti, ha potuto essere fucilato per aver raccolto una teiera dalle macerie della città devastata.

sabato 29 dicembre 2018

Aki Shizamaki ci prende per mano e ci conduce al cuore di una storia. Al cuore di un Paese.

Nel cuore di Yamato
di Aki Shizamaki
Feltrinelli, 2018

Traduzione di Cinzia Poli

pp. 416
€ 19,50



Sono bastati cinque personaggi a Azi Shizamaki per condurci, letteralmente, nel cuore del Giappone. Nel titolo del suo ultimo romanzo, Nel cuore di Yamato, è racchiusa tutta l’essenza delle storie che si intrecceranno nella trama. Yamato, infatti, è uno dei tanti nomi con cui si può identificare il Giappone. Accanto a quello c’è Nihon, il più contemporaneo e diffuso, ma in una cultura millenaria e che per secoli si è cibata della sua stessa tradizione senza influenze altre, Giappone può anche dirsi Wa, così come Akitsu o Tonbo, letteralmente libellula, dall’immagine che l’imperatore Jinmu aveva pensato paragonando la forma del Paese a due libellule che si accoppiano.

L'unione fa la forza, e la forza è femmina: la luce di venti donne che fecero fare la storia

Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali
illustrazioni di Susanna Gentili
testi di Roberta Balestrucci Fancellu
Hop Edizioni, 2018

pp. 128
€ 15,00

Oggi come ieri, gli uomini di successo sembrano incarnare il non plus ultra della desiderabilità: geniali, estrosi, acuti, brillanti, sempre in cima alle classifiche dei rispettivi settori di elezione. Belli e intensamente luminosi, dunque, ma… con quale percentuale di autonomia? In quanti e quali casi, difatti, si tratta di un’emanazione radiosa del tutto spontanea e non di un riflesso proiettato dalla presenza di una compagna di vita affatto subalterna? Sosteneva Virginia Woolf che «dietro ogni grande uomo c’è una grande donna». Beh, il commento che state leggendo non le darà certo torto, pur ammettendo le ovvie eccezioni a quella che ha ormai innumerevoli prove e ragioni per vantare lo statuto di regola. E proprio questo, guarda caso, è il fil rouge che tiene insieme anche le storie raccontate da Roberta Balestrucci Fancellu e illustrate da Susanna Gentili nell’ultimo volumetto pubblicato da Hop! Edizioni all’interno della neonata collana “Speriamo che sia femmina” della sezione “Hoppini”, curata da Davide Calì e destinata al pubblico più giovane: Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali. Venti racconti mignon, uno per ciascuna coppia, per un totale di quaranta personaggi – anzi trentanove, dal momento che uno è un alter ego di pura fantasia… – accomunati dal fatto che i destini di gloria dei celebri artisti, accademici o politici di cui si parla non avrebbero potuto compiersi senza il ruolo svolto dalle loro insostituibili madri, mogli e amanti.

venerdì 28 dicembre 2018

Invito alla lettura - "Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini: un classico senza tempo su Roma e i suoi mille volti

Ragazzi di vita
di Pier Paolo Pasolini
Garzanti, 2005
(prima edizione: Garzanti, 1955)

pp. 254
€ 12 (cartaceo)
€ 5,49 (e-book)

Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare (p. 7).
Pier Paolo Pasolini è uno di quegli autori le cui numerose opere letterarie e cinematografiche giacciono nella mia personale lista dei libri e dei film che prima o poi leggerò e vedrò, ma è stato solo quando il mese scorso il mio Club di lettura ha votato Ragazzi di vita (Garzanti, 2005, prima edizione: Garzanti, 1955) che mi sono decisa a sfogliare alcune delle pagine di questo romanzo entrato di diritto tra i "classici", e il risultato mi ha sorpresa.
Edito da Garzanti nel 1955, questo romanzo corale è ambientato nelle borgate della Roma del secondo dopoguerra e narra le vicende di un gruppo di ragazzini parte del sottoproletariato urbano (su tutti spicca il Riccetto) che vivono alla giornata, inventando degli espedienti per racimolare soldi e sciamando da una parte all'altra della città, mentre al centro di tutte le vicende il lettore assiste al lento scorrere del fiume Tevere, che entra di diritto a far parte dei personaggi di questa storia.
La gestazione di Ragazzi di vita fu piuttosto travagliata: primo romanzo di Pasolini, esso fu il frutto delle impressioni che lo scrittore ricevette dalla periferia della Capitale, che lasciarono un segno tangibile e profondo in tutta la sua successiva attività letteraria e cinematografica.

Tra ghiaccio e ricordi. L'odissea di due vite galleggianti.

La casa in mezzo al mare
di Miquel Reina
Editrice Nord, 2018


Titolo originale: Luces en el mar

Traduzione dallo spagnolo di Camilla Falsetti


pp. 310

€ 16,90 (cartaceo)
€ 8,99 (formato Kindle)



In una casa abbarbicata su uno scoglio due anziani coniugi hanno impacchettato tutte le loro cose, abiti, suppellettili, piatti, bicchieri, posate, libri, piccole navi in bottiglia, mobili, quadri. E soprattutto ricordi. Di una vita che con loro è stata cattiva, privandoli della cosa a cui tenevano di più al mondo, il loro unico figlio. Hanno stipato tutto dentro tanti scatoloni perché l'indomani dovranno chiudere la porta e abbandonare per sempre quella casa che per anni ha custodito il loro dolore, i loro giorni sempre uguali alla ricerca di una normalità di facciata, che dentro nascondeva un turbine di tormenti. Sì, dovranno andarsene in una specie di casa di riposo, l'ha detto il sindaco e, soprattutto, l'ha intimato l'ordinanza di sfratto che hanno ricevuto perché quella casa non è sicura, è stata costruita troppo vicino all'acqua, su uno sperone roccioso, spesso ha traballato in mezzo alle tempeste, trattenuta soltanto da solidi tiranti d'acciaio piantati dall'uomo. Una costruzione in bilico sul mare, quasi fosse sempre sul punto di lasciare la terra e di partire.
Cosa che farà in quell'ultima notte di tempesta, nel cielo, nel mare e nel cuore: un fulmine più forte del solito si abbatte sul promontorio e lo spezza in due, fendendo letteralmente il terreno. Lentamente, attaccata al suo lembo di roccia (galleggiante perché è roccia vulcanica), la casa prende il largo e sparisce. Se ne va nel mare in tempesta. Come una barca.

giovedì 27 dicembre 2018

La società in mano ai sociopatici: "Cometa" di Gregorio Magini

Cometa
di Gregorio Magini
Neo Edizioni, 2018

pp. 248
€ 15,00


Se ogni epoca umana è modellata da un qualche dio a sua immagine e somiglianza, io mi chiedo spesso, ultimamente, come siano fatti gli dèi che hanno modellato la nostra. A questo proposito c'è una frase di Cometa, il secondo romanzo di Gregorio Magini, che forse va in questa direzione: "La società in mano ai sociopatici".

È un momento importante, nell'economia del romanzo (o almeno nella prospettiva da cui, tra le decine possibili, l'ho interpretato io). Viene pronunciata nel corso di una serata durante la quale Raffaele e Fabio, i due protagonisti, decidono di cementare la loro amicizia con un droga party a casa del primo. A un certo punto, in pieno trip, i due iniziano a delirare sull'invenzione di un social network che Fabio ha in mente da tempo di progettare. La sua idea è quella di creare un MySpace migliore di MySpace, un social in grado di associare utenti dagli interessi simili incrociandone dati, gusti e affinità di ogni genere e mettere così in contatto ognuno proprio con la persona di cui ha bisogno in quel momento.

In principio era un romanzo

Tecniche di seduzione
di Andrea De Carlo
La nave di Teseo, 2018

pp. 441
11 (cartaceo)


Io non so voi. Ma non appena qualcuno mi porge un libro invitandomi a leggerlo, le alternative sono inevitabilmente due: finirlo o scaraventarlo dalla finestra. E devo dire che si è profilata la seconda non appena mi è stato dato Tecniche di seduzione, un romanzo che Andrea De Carlo ha pubblicato con Bompiani nel 1991. Una vita fa. E non solo mia. Sto dando infatti a questa espressione, riconosco con un pizzico di protervia, un profilo politico-sociologico che porta a dire: pensiamo a cos’era davvero l’Italia nel 1991, a chi c’era al comando. Dopo di che: dove eravamo noi?
Scaraventarlo dalla finestra è stato il primo impulso, dicevo. Dettato da questa forzata retrodatazione di cui non sentivo il bisogno. Francamente: ma che m’importa di una storia da prima repubblica con il giornalista frustrato che sfoga rabbia e sogna la rivincita grazie al fatidico manoscritto? Ovviamente nel cassetto. Aggiungerei, tra i motivi della defenestrazione, lo scarso amore per De Carlo, per le sue alchimie sentimentali che ho trovato sempre piuttosto algide e ripetitive, e dunque a rischio indifferenza, e, last but not least come dicono oltremanica, l’analogo “affetto” per l’editore, che guarda caso ha appena pubblicato l’ultimo romanzo dello scrittore milanese. Ecco, mi è parso il classico precedente di successo da riproporre per tirare la volata a questa nuova operazione editoriale. Ma facciamo gli uomini di mondo e andiamo avanti.

mercoledì 26 dicembre 2018

#CritiMUSICA - Ennio. Un Maestro. Un'intervista a Ennio Morricone e alla sua arte.

Ennio Un Maestro
Conversazione tra Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore
HarperCollins, 2018

pp. 334
€ 19,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Io ho studiato al Conservatorio di Santa Cecilia, lì ho imparato l'arte della composizione. In realtà dovrei dire che non c'è musicista che non mi abbai influenzato, perché studiare la composizione vuol dire rifare la storia intera della musica. Partire cioè dagli inizi della polifonia per arrivare ai giorni nostri, fino a Stravinskij e oltre. Qualcosa rimane per forza di questa esperienza (p. 7).
Quando penso all'assegnazione dei Premi Oscar tantissime sono le immagini che si affollano nella mente, ma due sono quelle che ricordo con maggior tenerezza: la prima è costituita dalla vittoria come migliore pellicola straniera del film La vita è bella, all'annuncio della quale l'attore toscano Roberto Benigni, in preda alla gioia, saltò sulle poltrone della sala e raggiunse il palco tra le risate generali.
La seconda immagine che mi è assai cara è quella dell'assegnazione del Premio al musicista Ennio Morricone, quando nel 2016 la colonna sonora da lui composta per il film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, ricevette l'ambito riconoscimento e il compositore si recò al palco al braccio del figlio e, tra la commozione generale, dedicò il premio vinto alla moglie Maria.

Myss Keta. "Una donna che conta" spiegata ai lettori forti


UNA DONNA CHE CONTA
di Myss Keta
Rizzoli Lizard, 2018 (prima ed.)

pp. 160
€ 15,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Se lo sguardo in copertina dell’opera “UNA DONNA CHE CONTA” (di seguito in minuscolo) edito da Rizzoli Lizard, scruti il lettore, non posso dirlo. Potrebbe essere diretto più lontano, scrutare di lato: un paio di occhiali da sole ne occulta qualsiasi intenzione. Più sotto, il naso, la bocca e il mento sono vestiti della solita mascherina che ha reso iconica l’artista: un ricamo da cui appena si rilevano le forme. La frangetta ne dissimula parte della fronte, così che soltanto lievi porzioni del viso si esibiscano al pubblico. Tranne che per i capelli che raggiungono il centro della schiena e almeno per quanto lascia osservare il mezzobusto, gli occhiali e la mascherina sono gli unici abiti che si concede. L’ostentazione velata e il velamento dell’esibizione: con l’inedia del paradosso si potrebbe descrivere lo “spettacolo di donna” (com’ella stessa si definisce a più riprese) che ha per nome Myss Keta.

lunedì 24 dicembre 2018

#CritiCINEMA: «Il cinema è il mito che si fonde con una favola» - conversazione con Sergio Leone

C'era una volta il cinema – i miei film, la mia vita
di Sergio Leone, a cura di Noël Simsolo
traduzione di Massimiliano Matteri
Milano, Il Saggiatore, 2018

pp. 225
€ 24,00 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


 «Il cinema è il mito che si fonde con una favola» (p. 123)
C'era una volta il cinema, uscito lo scorso ottobre per i tipi de Il Saggiatore è una lunga e appassionante cavalcata con Sergio Leone attraverso i set della sua vita: una paziente passeggiata lungo gli scenari che ne hanno calibrato le scelte stilistiche e una rassegna degli eventi più importanti della sua carriera. Si comincia dai piccoli e timidi incarichi da assistente alla regia fino all'osannazione mondiale regalatagli dall'ormai leggendaria “trilogia del dollaro”.
Quando viene pronunciato il suo nome, che sia un attore alle prime armi a dichiarare i suoi miti o un regista affermato che svela le sue ispirazioni principali, è immediata e automatica la venerazione che suscita, in una afflato quasi mistico che ha consegnato la sua figura alla storia del cinema. Sergio Leone, uno degli indiscussi maestri del genere western, racconta la sua vita, partendo dalle origini familiari e arrivando fino ai progetti futuri.

#ilSalotto - Rosa Teruzzi: non solo Quarto Grado, «la "nera" è nel mio Dna, ma ogni tanto amo cambiare pelle»


Elena Sassi e Rosa Teruzzi

Rosa Teruzzi, esperta di cronaca nera, ha pubblicato per Sonzogno una trilogia nella quale le tinte di giallo si mescolano agli aspetti di vita quotidiana. Le donne protagoniste: Libera, libraia-fioraia del Giambellino, sempre accompagnata dalla madre Iole e dalla figlia Vittoria, si trovano a risolvere enigmi ed omicidi, spesso in modo parallelo. Lo stile narrativo rende fluida la lettura e, paradossalmente, sono proprio ironia e leggerezza dell’autrice a stemperare situazioni di mistero e di buio.
Letture piacevoli e rilassanti ideali per i prossimi giorni di vacanza!
La nostra redattrice Elena Sassi ha trascorso una serata con Rosa e ne ha approfittato per una lunga chiacchierata.

Quando è nata la tua passione per la scrittura?
Da quando ho ricordi, ho sempre scritto. Circola ancora per casa un imbarazzante libretto con la copertina viola nel quale mia madre aveva raccolto le mie poesie infantili. In seconda media, ho addirittura scritto un racconto lungo sulle avventure di un’eccentrica famiglia brianzola che parte per le ferie dimenticandosi a casa la nonna e l’ombrellone.
Ho sempre scritto, ma non mi sono mai sentita all’altezza di pubblicare fino a quando, a quarant’anni suonati, mi sono iscritta a una scuola di scrittura.

domenica 23 dicembre 2018

#CriticARTe - Georges Mathieu: Les Années 1960-1970, Galerie Templon


Georges Mathieu

Les Années 1960-1970


Ed. Galerie Templon, 2018 

pp. 72 a colori
€ 25




Concepito come catalogo annesso alla mostra dedicata alla produzione artistica di Georges Mathieu del periodo compreso tra il 1960 ed il 1970, il volume edito dalla Galleria d’arte Templon, situata nel cuore di Parigi, rende omaggio a uno degli artisti più emblematici della scena dell’arte contemporanea francese. Autoproclamatosi fondatore dell’astrazione lirica, Georges Mathieu ha raggiunto la fama nel 1950 e 1970, successivamente alla quale è stato protagonista di un vissuto particolarmente tormentato, culminatosi con la morte nel 2012. 

Daniel Templon definisce spesso la scoperta di Georges Mathieu  nel 1965, come un "vero shock visivo”, tale da scatenare in lui il profondo desiderio di diventare un gallerista. Il catalogo, pubblicato in occasione della mostra presso la Galerie Templon, si completa dei testi di Edward Lombarda (Presidente del Comitato Georges Mathieu) e della storica dell'arte americana AnnMarie Perl (Princeton).

"L'amore che non osa": un nuovo sguardo sulle poesie di Lord Alfred Douglas

L’amore che non osa. Poesie per Oscar Wilde
di Alfred Douglas
Elliot, 2018

Titolo originale: The Collected Poems of Lord Alfred Douglas
Traduzione e cura di Silvio Raffo

pp. 182
€ 18,50 (cartaceo)



Quella tra Oscar Wilde e Lord Alfred Douglas, detto Bosie ("il ragazzo di rosa"), fu una relazione tormentata, all'insegna della passione e della reciproca dipendenza degli amanti. Una relazione funestata dallo scandalo che si sarebbe abbattuto su Wilde e che l'avrebbe portato ad essere processato per condotta immorale e condannato a due anni di lavori forzati e prigionia nel carcere di Reading. Leggendo il De profundis, incredibile lettera morale da lui destinata a Bosie durante la detenzione, ma anche guardando alla semplice biografia dei due protagonisti, sembra non esserci dubbio su chi dei due abbia scontato maggiormente un rapporto disfunzionale, spesso conflittuale, eppure sempre totalizzante, mai dimenticato o dimenticabile da nessuna delle parti coinvolte. Eppure, oltre a Wilde, anche lord Alfred avrebbe pagato. Avrebbe pagato con un'etichetta: quella del giovane capriccioso e viziato che per vendicarsi di un padre padrone avrebbe condotto alla rovina il più anziano e ingenuo amante, trascinandolo dal vertice della sua carriera, dall’apice della fama, nella più profonda rovina. Avrebbe pagato soprattutto con una damnatio memoriae che, inizialmente riservata alla persona, avrebbe presto coinvolto anche la sua produzione poetica.

sabato 22 dicembre 2018

#LibriSottoLAlbero - Pochi giorni a Natale e ancora tanti libri da regalare?


Buongiorno Lettori!
L'aria ormai è sempre più natalizia. Se non avete ancora scelto tutti i regali e vi state arrabattando per cercare quelli migliori per i vostri affetti, vi diamo una mano! Come ogni anno, la rubrica dei #LibriSottoLAlbero consiglia libri nuovi, classici, fumetti, saggi e molto altro. Troverete ottimi regali tanto per lettori esigenti quanto per lettori alle prime armi, o che cercano soprattutto divertimento. 
Se i consigli di questa puntata non vi bastano, leggete la prima puntata dell'8 dicembre e la seconda del 15 dicembre

Buona ricerca del libro giusto! 
E buon Natale,
La Redazione

***
Alessandra consiglia: 
"Il demone della paura" di Zygmunt Bauman (Editori Laterza)
Perché: per comprendere che sia come cittadini che come persone più abbiamo paura e più siamo manipolabili. Dalle istituzioni, da una politica corrotta, da una società moderna che ci vuole "lupi solitari" pronti ad attaccare, dal marketing e dalla più spicciola pubblicità. Perché Bauman avrà sempre e comunque qualcosa da dire di rilevante e di fondamentale sulla nostra società e sul nostro millennio attraverso i preziosi testi che ci ha lasciato. Infine per aprire gli occhi e non cadere nell'errore di fidarci di chiunque (di uno stato, di un politico, di un prodotto e persino di un'auto) ci prometta "protezione" e usi il pretesto della paura per ingraziarci. Perché è quanto di più attuale si possa leggere ora sulla nostra società e sul mondo. 
A chi: pensa che il mostro del nuovo millennio altro non sia la paura che attentati, politici, eventi, malattie e catastrofi naturali ci instillano quotidianamente a grosse dosi. A chiunque voglia fare un percorso molto più che sociologico sulle cause, sulle ragioni e sui responsabili del male del nuovo millennio. E per tutti i curiosi che vogliono conoscere l'evoluzione delle paure provate dagli anni '60 ad oggi in Italia e nel mondo. Perché anche la paura ha una sua storia e varia sensibilmente con gli avvenimenti di rilevanza storica e con gli anni.

Barbara consiglia: 
"Quel che resta del giorno" di Kazuo Ishiguro (Einaudi)
Perché: "Non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto" diceva Seneca. La vita può essere un viaggio meraviglioso e sorprendente, se solo combattiamo la tentazione di lasciar cadere le grandi o piccole occasioni che essa ci offre. Il Premio Nobel Ishiguro ci mette di fronte alle disperate conseguenze di una vita che annega nel rimpianto. Un monito da tenere ben presente alle soglie di un nuovo anno.
A chi (o a chi regalarlo): a chi ama la letteratura lontana dalle grandi imprese, dalle avventure epiche. A chi crede nella straordinarietà di una vita ordinaria e si entusiasma nell'arduo esercizio di scovare le sfumature di un'emozione dietro l'apparente (e irritante) indifferenza di Mr Stevens.

La nuova collana Gotica di Skira e il morso della critica



Natale è nel cuore della gente, non sul calendario. Ora non sappiamo se questo slogan sia stato già usato da qualche pubblicitario più o meno senza scrupoli, però ci sembrava coerente introdurre questa nostra retrospettiva sulla nuova collana Gotica di Skira in tal modo. Già, perché Il Golem di Gustav Meyrink e Vampiri di Bram Stoker. Joseph Sheridan Le Fanu. John W.Polidori, i due volumi che ad oggi compongono la collana, nonostante abbiano una fortissima connotazione, giustappunto, conica e virata al mondo delle tenebre in realtà si possono recuperare (o, perché no, scoprire) in modo ottimale proprio sotto Natale. 

Ma quindi cosa si può dire di questi due volumi così diversi eppure così simile tra loro? Innanzitutto occorre ravvisare come Skira presenti questi due volumi, proprio a livello di oggetto, in modo molto solido e appariscente, con copertine nere, nero pece e scritte dorate in rilievo che ben si sposano con le atmosfere ivi evocate. Purtroppo però, sempre rimanendo fuori dal testo ma rimanendo nel contesto del piano editoriale, le belle notizie si fermano qui. Infatti sia Il Golem come il rassemblement Vampiri non hanno praticamente apparato critico. Non che sia obbligatorio, per carità, ma specie per una nuova collana e, soprattutto, ancora di più per un volume che raccoglie diverse opere (dal Dracula di Bram Stoker, passando per Il Vampiro di Polidori sino a Carmilla, dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu) non avere un’introduzione o una postfazione è una mancanza grave.

venerdì 21 dicembre 2018

La semplicità di un sentimento sublime: la lettera sull'amore di Steinbeck al figlio

Lettera a Thom sull'amore
di John Steinbeck
Bompiani, 2018

illustrazioni di Alessandro Gottardo (Shout)
traduzione di Beatrice Masini

32 pp.
€ 15



Nel 1958 Thom Steinbeck ha 14 anni. Nel 1958 Thom decide di confidare al padre John di essersi innamorato di una ragazza di nome Susan. È un sentimento travolgente e spaventoso, che può lasciare senza punti fermi e stravolgere il nostro orientamento. Enorme è, poi, la paura di perdere questo amore, che le cose possano non funzionare, che un "no" detto da labbra ostili mandino tutto in fumo.
Come dire dunque a un figlio innamorato le parole giuste per fargli capire che quel sentimento universale è degno dei più grandi sforzi e rappresenta, soprattutto in quell'età fragile fatta di cambiamenti repentini, la sfida più grande di tutte?
Senza sminuire ciò che il figlio prova («se provi cose così profonde è chiaro che non si tratta di un'infatuazione [puppy love]»), Steinbeck esprime con poche e semplici parole i consigli non di uno scrittore, bensì di un padre che vuole prepararlo a quello che verrà: «non credo che volessi sentirti dire da me che cosa provi» scrive, «lo sai meglio tu di chiunque altro. Mi stavi chiedendo che cosa devi fare; e questo te lo posso dire».

Ciabatti resta la più amata anche con "Matrigna"



Matrigna
di Teresa Ciabatti
Solferino, 2018

pp. 204

€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Avevo letto La più amata per Mondadori di Teresa Ciabatti (qui la recensione di Gloria Ghioni) quando era uscito e ammetto di aver tifato per lei durante il Premio Strega.
Ero stata folgorata dallo stile narrativo, dal linguaggio che mi ha tenuta sospesa come tra incubo e sogno e dalla lucidità con la quale l’autrice aveva saputo costruire un’autofiction: un mettere in piazza la sua famiglia confondendo il lettore tra il reale e l’immaginato. Un estremo atto di coraggio, una disperazione che si leggeva in ogni pagina e dalla quale non si riusciva a staccarsi.
Con tutte queste aspettative ho iniziato la lettura di Matrigna, Solferino Editore. E ho avuto anche il piacere di parlare con l’autrice durante una presentazione a Bookcity.
In Matrigna Noemi, la protagonista, racconta la sua vita, segnata dalla scomparsa del fratellino Andrea, quando lei aveva solo nove anni. Andrea era bello, biondo, perfetto, il figlio prediletto. Lei era la sorella che stava nell’ombra, in disparte, parzialmente visibile anche quando c’erano foto, interviste, appelli, subito dopo la scomparsa del fratello.

giovedì 20 dicembre 2018

Una vera e propria chicca per bibliofili - «Guida tascabile per maniaci dei libri»

Guida tascabile per maniaci di libri
di The Book Fools Bunch
Firenze, Clichy, 2018

pp. 595
€ 14,00 (cartaceo)

«E allora eccoci a questa guida, frutto di un lungo e paziente lavoro, di una dedizione a questa necessità, e a quello che può essere considerato alla fine semplicemente un atto d'amore. Amore per i libri, amore per le storie, amore per la bellezza e per l'orrore, amore per le donne e per gli uomini che hanno vissuto prima e accanto a noi e per quelli che verranno dopo di noi, amore per la memoria, per la vita, per l'amore. Tutte le cose che sono dentro i libri e che stanno nei libri come non potrebbero stare in nessun altro luogo al mondo» (p. 9)
Una vera e propria chicca per bibliofili: è questa la definizione che più s'addice al nuovo volume edito da Clichy uscito solo pochi giorni fa, il 27 novembre. Guida tascabile per maniaci di libri, infatti, è un vero e proprio gioiellino, contenente informazioni e classifiche che stimoleranno l'interesse dei lettori più appassionati. A tal proposito, l'indice è particolarmente significativo: ad un'introduzione in cui il collettivo The Book Fools Bunch, autore del libro, spiega al lettore le ragioni di una nuova edizione e le novità della stessa, seguono una serie di rubriche utili ad una consultazione più o meno veloce: ad un primo capitolo, intitolato «i libri fondamentali» (composto dalle seguenti sottosezioni: il valhalla – i  trenta libri più belli di sempre, l'Olimpo – i duecentocinquanta libri che non si può non aver letto, i mille – anzi millecentododici – libri fondamentali), seguono «i libri fondamentali per bambini e ragazzi» e «i libri imperdibili dei librai italiani».
Sono queste ultime due le vere novità di questa seconda edizione, uscita ad appena un anno di distanza dalla prima, a riprova dello straordinario successo ottenuto: se è stato necessario dedicare un capitolo dell'opera ai centocinquanta libri imperdibili per l'infanzia, si è rivelata una mossa decisamente lungimirante l'idea di chiedere a centonovantatré librerie sparse in tutta Italia una lista di dieci libri considerati indispensabili. Chissà che tra le quasi duecento voci di questo lungo elenco voi non possiate trovare anche la vostra preferita! I motivi di questa scelta sono assai nobili e vengono esplicitati nella nota introduttiva:

#CriticARTe - Desiderio, Delirio, Allegria, Tormento, Stupore, Dubbio: Costantino D'Orazio racconta l'arte in sei movimenti emozionali

L’arte in sei emozioni
di Costantino D’Orazio
Laterza, 2018

pp. 302
€ 24,00

Abbiamo tutti un’opera d’arte preferita. Quella che, ogni volta che ci capita di ammirarla, riesce sempre e comunque a farci emozionare. E parimenti sappiamo, per esperienza, che le sensazioni provate possono essere talmente intense che ci sembra quasi impossibile concepire la fruizione di un dipinto, una scultura, un’istallazione o una performance a prescindere da un certo turbamento. Ma pensiamoci bene: un affresco, un collage, un monumento o un progetto audiovisivo cesserebbero forse di essere arte se non ci emozionassero affatto? Certo che no: lo sarebbero indipendentemente dalla nostra reazione. Eppure, se l’emozione ci sembra così connaturata all’arte è proprio perché gli artisti, nel corso dei millenni, hanno utilizzato ogni medium per esprimerla nelle sue molteplici sfaccettature, restituendocene ogni volta un “ritratto” diverso a seconda delle epoche e delle culture in cui si trovarono a operare. Proprio di questo, ovvero della varietà con cui le emozioni umane sono state rappresentate nella storia dell’arte occidentale, si occupa l’ultimo lavoro di Costantino D’Orazio, appena pubblicato da Laterza.

mercoledì 19 dicembre 2018

WA, ovvero "il Giappone, le cose del Giappone, ciè che è quieto, l'andare d'accordo, lo stare in armonia".

WA, la via giapponese all'armonia - 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa
di Laura Imai Messina
Vallardi, 2018

Illustrazioni di Mauro De Toffol

pp. 360
€ 16,90 (cartaceo) 

Secondo l’antico calendario giapponese le stagioni iniziavano e finivano in momenti diversi rispetto alle date convenzionali attuali: primavera dal 4 febbraio al 4 maggio, estate dal 5 maggio al 6 agosto, autunno dal 7 agosto al 6 novembre, inverno dal 7 novembre al 3 febbraio. In più, un’antica tradizione vuole che, in realtà, la natura cambi per 72 volte nel corso dell’anno, con una nuova stagione (fatta di rinnovata vegetazione, nuove pietanze, leggere oscillazioni delle temperature, millimetri più o meno abbondanti di pioggia) ogni cinque giorni. A pensarci bene, questa scansione del tempo è estremamente veritiera: quanto spesso vi è capitato di osservare una variazione improvvisa nella colorazione delle foglie dell’albero visibile dalla finestra del vostro ufficio o quante volte avete esclamato “oggi fa decisamente più freddo di ieri”? Laura Imai Messina si è sapientemente appropriata di quest’antica tradizione e l’ha coniugata nella filosofia alla base del suo WA, la via giapponese all'armonia - 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa.

«"Femminismo" significa solo uguaglianza per tutti i generi»: le vite di cinquanta donne coraggiose che cambiarono il mondo.

Cosa farebbe Frida Kahlo? - Lezioni di vita da 50 donne coraggiose
di Elizabeth Foley e Beth Coates,
traduzione di Ida Amlesù
Illustrazioni di Bijou Karman
Sonzogno, 2018

pp. 223
€ 16,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Il titolo originale di quest'opera – What would Boudicca do? – prende ad esempio la prima biografia inserita nel libro: Boudicca, famosa eroina, capo della tribù degli Iceni, nell'Anglia orientale, la quale ha combattuto valorosamente contro l'espansionismo dell'impero romano. Il titolo italiano, invece, si affida al nome della ben più famosa Frida Kahlo per rivelare fin da subito l'intento del libro: raccontare, attraverso delle breve biografie, le vite di alcune donne che hanno lasciato il segno nella storia mondiale. Per raggiungere tale scopo le autrici, entrambe scrittrici ed editor londinesi, hanno raccolto storie di diverse figure femminili, appartenenti a luoghi ed epoche diverse, facendo precedere ad ognuna di esse un ritratto del personaggio, a cura dell'illustratrice Bijou Karman.
La bellissima copertina, illustrata da Sara Ciprandi (di cui abbiamo già apprezzato le doti in occasione del volume monografico proprio su Frida Kahlo, di Hop! Edizioni), invita il lettore a fermarsi per sapere qualcosa di più di quest'opera, ma è solo aprendo il volume che si può apprezzare pienamente il lavoro svolto dalle autrici.
I nomi vanno da Boudicca a Maria Montessori, passando per Grazia Deledda, Anna Magnani, Cleopatra, Agatha Christie e altre ancora. Scorrendo le pagine è possibile leggere del gesto di ribellione di Rosa Parks, la quale rifiutò, su un autobus, di cedere il posto ad un cittadino americano, oppure essere catapultati nell'Irlanda occidentale, per assistere alle imprese della coraggiosa Gráinne ní Mháille (altrimenti nota come Grace O'Malley), donna pirata, ben nota per il suo valore.

martedì 18 dicembre 2018

Pronti a seguire il filo rosso per uscire dal labirinto di labirinti di Henry Eliot?

Segui questo filo
di Henry Eliot
Il Saggiatore, 2018

Traduzione di Giulia Poerio
Illustrazioni di Quibe

pp. 247
€ 18 (cartaceo)


Ecco un libro che è anzitutto un'esperienza sensoriale, qualcosa che depista e che rende volutamente spaesato e al tempo stesso affascinato il lettore. Segui questo filo è uno strano saggio, che ha per oggetto, ma anche per struttura, il labirinto. Infatti, Henry Eliot ha deciso di costruire il suo libro come un enorme labirinto in cui ci si può districare solo seguendo in senso letterale un filo rosso, che corre per tutte le pagine, ora intersecandosi fino a formare immagini e figure umane, ora sciogliendosi e dettando semplicemente la direzione della scrittura. Si tratta delle illustrazioni di Quibe, che ora su fondo bianco, più raramente su fondo nero, sviluppano e/o accompagnano quanto scritto da Eliot: ecco dunque veder comparire dagli intrecci del filo rosso la figura del Minotauro e quella di Teseo, o intricatissimi siepi di labirinti tipiche di un certo tipo di giardino all'inglese, o allungarsi in un filo che si dipana appena ondulato fino alla pagina successiva. 

L'universo pittorico della Terra di Mezzo: "L'arte di Tolkien" di Roberta Tosi

L'arte di Tolkien.
Colori, visioni, suggestioni dal creatore della Terra di Mezzo
di Roberta Tosi
Alcatraz, 2018

Prefazione di Claudio A. Testi

€ 24,90 (cartaceo)
pp. 287


Eppure Tolkien non fu un artista professionista e non si considerò mai tale, ma la sensibilità e l'accuratezza che riservò alla sua arte figurativa non si possono considerare quelle di un pittore dilettante e divennero fondamento nella sua vita, tale da sostituirne parte integrante. Sebbene quest'aspetto non sia stato apprezzato appieno dai suoi estimatori e, anzi, venga spesso trascurato, come afferma Christopher Tolkien, non ci si può accostare alle sue opere, alla sua mitologia, senza aver guardato anche alla sua produzione artistica. (p. 61)

"In a hole in the ground there lived a hobbit". La leggenda narra che un professore di Oxford abbia scribacchiato questa frase su un foglio e che da lì sia nata una delle più grandi epopee e mitologie di tutti i tempi: l'immaginario popolato da elfi, uomini, orchi, stregoni e hobbit dal 1937 accompagna generazioni di lettori e spettatori e allora come oggi emoziona e coinvolge. Il potere sprigionato dalle parole del professor Tolkien (perché di lui chiaramente si parla) resiste alla sfida del tempo e non lascia indifferente nessuno (nel bene e nel male, questo va detto). L'arrivo a Gran Burrone, la luce argentata di Lothlorien, il cupo bagliore delle sale di Moria, prima ancora che dalla pellicola, balzavano fuori dalla pagina facendo sentire tutti parte della Compagnia dell'Anello. Ma che, oltre alla mastodontica mole di parole, ci fosse un intero universo fatto di acquerelli, schizzi e disegni, non è cosa notissima anche ai fan del professore. Il testo L'arte di Tolkien di Roberta Tosi edito da Alcatraz alza finalmente un velo sull'attività complementare alla parola di J.R.R.Tolkien: l'arte figurativa.

lunedì 17 dicembre 2018

Lettera morta. "Dizionario inesistente" di Stefano Massini


Dizionario inesistente
di Stefano Massini
Mondadori, 2018 (prima ed.)

pp. 211
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (epub)



Due testi di inedita edizione giacciono impilati su un frammento di scrivania. Sotto, occultato dall’altro che gli si è arrampicato sul dorso – pratica a cui, ammetto, ho contribuito – la nuova edizione di Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, mescolamento in suadente plurilinguismo del chiacchiericcio di provincia, univoca espressione di un’Italia fabbricata per accumulo di monadi. Sopra, adagiata, l’opera di Stefano Massini, autore della celebrata Lehman Trilogy, ultima regia teatrale di Luca Ronconi. Il proposito segnala la composizione di un Dizionario Inesistente.  
Il teorico Roland Barthes azzarda, tra le pagine de Il grado zero della scrittura, una sorta di regime delle cose che innerverebbe il romanzo ottocentesco. Descritte sin nei particolari più minuti e infine meschini, ammirate, contemplate per pagine intere, le cose (saccheggiando la categoria al romanzo di George Perec, Le cose. Una storia degli anni Settanta, Einaudi, tr. L. P. Caruso) colonializzano il racconto. Le figure che vi sciamano intorno, le tastano e le scrutano, sono molteplici, scambievoli: un Goriot padre vale una Bovary consorte. Alla proposta interpretativa sottende un rovescio: le cose non sono parole. Si può nominarle, certo; non si fa altro. Chi leggendo I miserabili di Hugo non è annientato e sublimato a un tempo dalle architetture che di volta in volta invadono l’epica minuscola di Valjean e Napoleone? Il buon Charles Bovary affonda il dolore nelle lettere dell’amata, le trova materiche nello «scompartimento segreto di uno scrittoio di palissandro», annota Flaubert tra le pagine conclusive della Bovary.

Per fare tutto, anche il giro del mondo, "ci vuole un fiore". E almeno 80 alberi

Il giro del mondo in 80 alberi
di Jonathan Drori
illustrazioni di Lucille Clerc
traduzione di Lucia Corradini
L’ippocampo, 2018

pp. 240
€ 19,90



Avete presente Ci vuole un fiore, la filastrocca di Sergio Endrigo? Iniziava ricordando che «le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare», e prima di concludere che «per fare tutto ci vuole (per l’appunto) un fiore» diceva alcune cose molto logiche sul rapporto tra tavoli, legno, frutti, semi e… alberi. Chissà quante volte, da bambini, l’avete canticchiata durante i vostri giochi! Beh, il consiglio è quello di farne un veloce ripasso, perché potrebbe confermarsi la colonna sonora ideale per leggere Il giro del mondo in 80 alberi di Jonathan Drori, appena pubblicato nella sua versione italiana da L’ippocampo: un vero e proprio viaggio intorno al globo condotto attraverso le specie arboree più rappresentative dei cinque continenti, splendidamente arricchito dalle illustrazioni di Lucille Clerc, al perfetto crocevia tra scienza e romanticismo.

Il grande freddo di Willy Blum nell'esordio di Robin Wire

Willy Blum ha un freddo dannato
di Robin Wire
Centauria, 2018

pp. 346
€ 18,00



Il titolo del romanzo di Robin Wire appena pubblicato da Centauria non lascia dubbi circa la sensibilità termica del suo protagonista: Willy Blum ha un freddo dannato. Già, proprio così. Ma perché mai tanto gelo? Beh, questo non è dato saperlo, o perlomeno bisognerà pazientare. Anzi, per essere più precisi, ben poco altro si conoscerà di lui almeno fino alla metà del libro, quando gli accenni al personaggio assumeranno la forma di indizi e interazioni vere e proprie. Fino ad allora Willy sarà per il lettore una specie di Godot, costantemente evocato e mai in scena, e le uniche informazioni degne di nota alle quali fare affidamento saranno quelle riportate sul retro di copertina, che lo descrivono come «un uomo di spettacolo» che «conduce da anni un programma di successo su canale otto ed è appena stato scelto per il ruolo di protagonista nel nuovo film del regista del momento». Che altro? Questo: «vive in una splendida casa insieme a Zoe e alla piccola figlia di lei, Guya». Non resta che iniziare a leggere, con un’ultima avvertenza: la struttura narrativa non avrà nulla di ortodosso, impostata com’è sulla base di una rubrica telefonica! Si spiega così anche l’immagine sul frontespizio, e si comincia a intuire perché, fin dalle prime pagine, i cellulari e i fissi non faranno che squillare all’impazzata…

domenica 16 dicembre 2018

Una raccolta di racconti gotici targata Elliot edizioni

La casa stregata e altri racconti del mistero
di AA.VV.
traduzioni di Francesca Bertini, Maria Gallone e Alessandra Gasparotti
Elliot, 2018

pp. 124
€ 14,50


Sei sono i racconti intrisi di atmosfere gotiche di altrettanti grandi autori vissuti a cavallo fra l’Otto- e il Novecento che Elliot ha inserito in questa antologia del mistero.
Fra tutti spicca il primo racconto di Edith Nesbit, che dà il titolo alla raccolta e in Italia era, fino a questo momento, inedito: pur rifacendosi al canone del racconto gotico (le atmosfere, le ambientazioni, i personaggi, tutto è riconducibile a ciò a cui noi lettori siamo abituati quando sentiamo parlare di “romanzo gotico”, è una storia che sa stupire e catturare l’attenzione, lasciando da parte qualsiasi fronzolo ed elemento inutile. In quanto racconto, è l’essenziale ciò che viene portato all’attenzione del lettore.

Come un abito tagliato su misura che aspetta di essere indossato: "L'eleganza" di Alfredo de Giglio

L’eleganza
di Alfredo de Giglio
Agenzia Alcatraz Edizioni, 2018

pp. 126
€ 18,00



Secoli e secoli di studi e letteratura sull’argomento, e c’è ancora chi crede che essere eleganti significhi bardarsi a festa: un malinteso diffuso, al crocevia tra eccessi di volgarità e assenza di tempismo. Perché non solo la vera eleganza è sinonimo di sobrietà, ma questa dimensione – che è propria dello spirito prima ancora che del corpo e dei suoi rivestimenti – non conosce né stagione né orario. Quanta confusione, tuttavia, a riguardo! E quanto profonda la persuasione che per fare bella figura con il prossimo (laddove si annida un altro errore: si è eleganti prima di tutto per rispetto di sé e della propria individualità) sia necessario ostentare affettazione e sfoggiare il nuovo-nuovissimo, il costoso-costosissimo, il chiassoso-chiassosissimo. Se il problema vi pare di poca o nulla importanza rispetto a emergenze di altro settore, beh, avete torto. Perché l’eleganza non è un traguardo, ma un principio, e il suo rispetto e la sua cultura incidono sull’uomo e sul suo stare al mondo con conseguenze molto più significative di ciò che si potrebbe pensare. Se non ci credete, dovete leggere un volumetto prezioso intitolato, per l'appunto, L’eleganza, ideato e scritto da Alfredo de Giglio (fondatore, nel 2010, di www.stilemaschile.it) e appena dato alle stampe da Agenzia Alcatraz Edizioni.

sabato 15 dicembre 2018

#PLPL18 - L'abito fa il libro: la grafica come elemento identitario di una casa editrice

Ossì, fanzine erotica con la grafica di Francesca Pignataro
Uno degli incontri più interessanti avvenuti durante la penultima giornata di Più libri più liberi di quest'anno è stato Quando la copertina aiuta a vendere e a dare valore al progetto dell'editore, evento moderato dall'editrice Francesca Chiappa e che ha visto al centro della discussione Agnese Pagliarini e Francesca Pignataro. Le due grafiche sono legate, come si è detto, ai nomi di minimum fax e RVM.
I libri non sono composti solo dal testo: non sono cioè una mera sequenza di pagine bianche e inchiostro nero che riportano il contenuto del romanzo o del saggio. Per quanto l'apparato testuale sia fondamentale per determinati libri (non per tutti: si pensi ai volumi fotografici), la componente grafica è elemento altrettanto importante, in grado di colpire l'occhio dell'acquirente ma anche (secondo i dati riportati all'inizio dell'incontro, circa il 21% degli acquirenti in libreria si sofferma sulla copertina per considerare l'acquisto) e soprattutto di fornire alla casa editrice un tratto identitario, una sorta di minimo comun denominatore.

#LibriSottoLAlbero - Mancano 10 giorni: avete già scelto i vostri libri per Natale?


Buongiorno Lettori,
a che punto siete con i regali di Natale? Noi anche quest'anno regaleremo libri a chi amiamo, e come ogni anno eccoci con la nostra rubrica dei #LibriSottoLAlbero, per aiutarvi a scegliere libri sempreverdi come i pini natalizi, o nuove e appena sbocciate come le stelle di Natale che regaleranno giorni di colore. 
Se vi siete persi la prima puntata della rubrica, cliccate qui

E intanto buona lettura, oggi e sempre,
La Redazione

***
Alessandra consiglia: 
"Torpedone trapiantati" di Francesco Abate (Einaudi) 
Perché: anche se l'anno ancora non si è concluso, è certamente uno dei migliori libri letti nel 2018. Una trama semplice con un messaggio straordinario (l'inno alla vita) saprà conquistare tutti, tra una risata e una lacrima di commozione. Certe frasi accarezzano il cuore e riecheggiano nella mente anche dopo mesi dalla lettura per quanto sono sagaci, emozionanti e divertenti. Una piccola grande storia che non si scorda facilmente e che non lascia indifferenti. 
A chi: alle persone più care, agli amici e ai parenti. Alle persone sensibili, ma anche a quelle scettiche e ciniche affinché bevano un abbondante sorso di realismo shakerato con un po' di ironia. A chi non ha rispetto per la vita affinché si renda conto che c'è chi lotta ogni giorno per un giorno in più. Alle persone (e sono tante purtroppo, molte di più di quello che pensiamo) che per qualsivoglia motivo entrano ed escono dagli ospedali con una frequenza disarmante affinché si sentano meno sole, meno aliene e più comprese e capite. Ultimo ma non meno importante, a quelle persone che per un'unghia rotta si sentono addosso la fine del mondo affinché comprendano che ci sono sfide e imprevisti nella vita ben più complessi.

Alzarsi su due zampe e osservare l'orizzonte: indagine sull'alba della coscienza nell'ultimo saggio di Legrenzi e Umiltà


Molti inconsci per un cervello. Perché crediamo di sapere quello che non sappiamo
di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà
Il Mulino, 2018

pp. 208
€ 15 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Dalla teoria platonica della tripartizione dell’anima a quella aristotelica delle passioni, passando per il libero arbitrio di sant’Agostino e, in epoca moderna per la suddivisione cartesiana della realtà in res cogitans e res extensa e dunque per il  cogito ergo sum, fino ad arrivare alle soglie della modernità con il kantiano Io penso, è fuori discussione che il modo in cui arriviamo a prendere una decisione è stata ed è una delle tematiche di maggior rilievo filosofico, su cui si sono concentrate e divise le più grandi menti dell’umanità.
L’argomento, oltre a essere di grande spessore teoretico, è fondamentale anche a livello etico-pratico: avere chiaro il funzionamento della mente umana e dei suoi meccanismi consente di poter attribuire, al di là di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità morale delle azioni, e dunque di capire quando e in che modo è possibile attribuire colpe e meriti a un individuo. Il sentire comune, infatti, prevede che «le azioni compiute in assenza di libero arbitrio non esistono, o meglio esistono come comportamenti “automatici”, ma non come comportamenti di cui si è coscienti» (p. 152). Così, per lo stesso motivo per cui non si può punire un individuo che ha compiuto un’azione criminosa in preda a dei comportamenti automatici e fuori dal proprio controllo, allo stesso modo «un robot, programmato ad agire secondo schemi fissi, non ha coscienza delle sue azioni e non ne è responsabile» (ivi).
Accettato ciò, tuttavia, diviene necessario comprendere se e quando l’essere umano è libero di agire, o meglio: alla luce delle scoperte neuroscientifiche contemporanee, diviene necessario comprendere quali processi cerebro-mentali si “nascondono” dietro le azioni, così da poter attribuire all’individuo la responsabilità delle azioni.

venerdì 14 dicembre 2018

#PLPL18 - Lui odia internet, e tu? Intervista a Jarett Kobek

Jarett Kobek ha origini turche e mi sono chiesta, sin dalle prime pagine del suo libro Io odio internet (Fazi Editore, 2018), se non fossero proprio le sue origini a permettergli di guardare con distacco la società americana in cui adesso si trova completamente immerso e che critica con uno spirito analitico incredibilmente lucido. Prima di intervistarlo, ho partecipato alla presentazione del suo libro a cura di Roberto Staglianò e una cosa mi ha colpito: la serenità con cui Kobek ha risposto a qualunque domanda chiarificatrice sul libro che lo stesso giornalista de la Repubblica ha definito come la lettura più illuminante del 2018. A dimostrazione che quando le cose si comprendono profondamente e con convinzione, si è inattaccabili da qualunque critica. Per questo sono riuscita a dialogare con lui senza ipocrisie: la sua verità è la verità che tutti dovremmo avere la forza di accettare. Il fatto che non ci riusciamo, poi, è un altro paio di maniche.

Un Natale inglese con la fantasia composta e amante del dettaglio di Carol Ann Duffy

Un Natale inglese. Edizione italiana e inglese
di Carol Ann Duffy
Le Lettere, 2018

Traduzione di G. Sensi e A. Sirotti
Illustrazioni di Simone Pagliai

pp. 109
€ 14 (cartaceo)

Come sapete, più si avvicina il Natale e più, ogni anno, su Criticaletteraria vi proponiamo letture in tema. In questo 2018 arriva in libreria per i tipi di Le Lettere una raccoltina poetica a dir poco deliziosa: Un Natale inglese, in cui vengono proposti i canti di Natale che Carol Ann Duffy pubblica ogni anno sul «Guardian» a partire  dal 2009, quando la scrittrice è stata nominata Poeta Laureata del Regno Unito nel 2009. 
Ecco che nei suoi versi prendono forma molte tradizioni britanniche e irlandesi, che si sposano perfettamente con la sua fervida fantasia (per quanto sempre composta, è molto giocosa) e l'attenzione ai dettagli. Se nel caso della poesia Venceslao siamo in presenza di una filastrocca a "scatole cinesi" in cui si immagina un Pasticcio di Natale composto da un numero spropositato di ingredienti inglobati l'uno nell'altro e si gioca con la figura retorica dell'accumulazione, ne Il compleanno a Natale di Dorothy Wordsworth l'atmosfera si fa più incantata. Infatti, in terzine scattanti si rivive un Natale speciale per l'anziana Dorothy, che ha modo di rivedere «il viso paonazzo di Coleridge»: tutto è possibile a Natale!

C'era un volta lassù a Nord: le "Fiabe faroesi"

Fiabe faroesi
traduzione e postfazione di Luca Taglianetti
illustrazioni di Lorenzo Fossati
Iperborea, 2018

pp. 153
€ 16,00


C'era una volta un contadino che aveva con sé un gigante ad aiutarlo in tutti i lavori. Il contadino gli aveva detto che la sua paga consisteva nel poter scegliere, di tutto ciò che coltivavano, o la parte che stava al di sopra del terreno o la parte che stava al di sotto. Il primo anno il contadino coltivò rape. Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere. Il gigante pensò che le foglie della pianta fossero davvero belle a vedersi e volle come sua parte ciò che cresceva al di sopra del terreno. (p. 37, Il gigante e il contadino)

Comincia sempre tutto con il "c'era un volta".
C'era una volta un piccolo arcipelago immerso nell'oceano Atlantico del Nord. Formalmente sotto il regno di Danimarca, ma mentalmente indipendente e fiero, questo piccolo arcipelago, dove le condizioni atmosferiche cambiano in fretta e dove ci sono più pecore che esseri umani, ci si svaga con le kvøldsetur. Si tratta di sedute serali dove vecchie signore nubili raccontano storie e leggende attorno al fuoco: storie di troll, di giganti, di asini saggi e di ultimogeniti piuttosto svegli.
Il piccolo arcipelago che conta diciotto isole, circa cinquantamila abitanti e ottantamila pecore, è quello delle Faroe. Selvaggio, riservato e schivo, ha per lungo tempo tenuto per sé il proprio bagaglio folkloristico. Ma, grazie alla fortunata serie delle favole nordiche edite da Iperborea, oggi possiamo leggere le Fiabe faroesi e immaginare di essere anche noi raccolti attorno al fuoco a bisbigliare per paura di perdere dettagli delle favole narrate.

giovedì 13 dicembre 2018

#PLPL18 - Quando un romanzo mafioso serve a muovere le coscienze: intervista a Petra Reski

Nel nostro secondo giorno all’edizione 2018 di Più libri e più liberi siamo stati impegnati in numerosi eventi e incontri, tutti stimolanti e ricchi di spunti di riflessione. Uno degli spazi più importanti della nostra giornata è stato occupato dal tema della mafia, che come abbiamo raccontato qui è stato oggetto dell’incontro durante il quale la giornalista tedesca Petra Reski (insieme all’amico Beppe Grillo), specialista del tema, ha presentato il suo primo romanzo di argomento mafioso, Palermo Connection. CriticaLetteraria era stata tra le prime testate a puntare l’attenzione su questo testo che racconta delle indagini della procuratrice antimafia Serena Vitali sulla trattativa Stato-mafia e dei tentativi del giornalista tedesco Wieneke di scrivere un reportage dall’interno, intervistando cioè uno dei boss più potenti della zona. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare la Reski, sin da subito disponibile a dire la sua – senza giri di parole – sulla mafia di oggi.

La missione più lunga e più vera della vita: "L'ultima volta che siamo stati bambini" di Fabio Bartolomei

L’ultima volta che siamo stati bambini
di Fabio Bartolomei
edizioni e/o, 2018

pp. 205
€ 16,00



Non è semplice essere bambini in tempo di guerra, soprattutto se della guerra in corso non si capisce molto. La prospettiva che apre la narrazione è quella della percezione prima popolare, e poi più marcatamente ingenua e infantile degli eventi. Cosimo ha nove anni e mezzo e per lui la Storia (quella con la S maiuscola, che ha portato al confino suo padre e ha lasciato lui e suo fratello Sebastiano, detto Pisciasotto Secondo, con un nonno con un “talento particolare” per gli schiaffoni) si riduce di fatto a una carambola inspiegabile di cambiamenti di fronte:
è caduto il fascismo e la guerra sta per finire, anzi no, scusate, il fascismo è tornato e la guerra va avanti. Giornate strane, indecifrabili. In tanti gioivano per le strade, e tanti altri si erano rintanati per paura delle rappresaglie. Poi, all’improvviso, si erano dati il cambio: i gioiosi a casa e i paurosi di nuovo fuori a fare la voce grossa. Alla fine nessuno aveva capito più nulla e si erano rintanati quasi tutti. (p. 9)
La grande capacità dei bambini, in un’epoca in cui un problema concreto è la limitazione dei confini, dello spazio d’azione, è quella di riuscire a fare del cortile tra i palazzi un universo, in cui lanciare le biglie, vincere battaglie, allestire ospedali da campo e quartier generali, lanciarsi in corse spericolate.