giovedì 20 dicembre 2018

#CriticARTe - Desiderio, Delirio, Allegria, Tormento, Stupore, Dubbio: Costantino D'Orazio racconta l'arte in sei movimenti emozionali

L’arte in sei emozioni
di Costantino D’Orazio
Laterza, 2018

pp. 302
€ 24,00

Abbiamo tutti un’opera d’arte preferita. Quella che, ogni volta che ci capita di ammirarla, riesce sempre e comunque a farci emozionare. E parimenti sappiamo, per esperienza, che le sensazioni provate possono essere talmente intense che ci sembra quasi impossibile concepire la fruizione di un dipinto, una scultura, un’istallazione o una performance a prescindere da un certo turbamento. Ma pensiamoci bene: un affresco, un collage, un monumento o un progetto audiovisivo cesserebbero forse di essere arte se non ci emozionassero affatto? Certo che no: lo sarebbero indipendentemente dalla nostra reazione. Eppure, se l’emozione ci sembra così connaturata all’arte è proprio perché gli artisti, nel corso dei millenni, hanno utilizzato ogni medium per esprimerla nelle sue molteplici sfaccettature, restituendocene ogni volta un “ritratto” diverso a seconda delle epoche e delle culture in cui si trovarono a operare. Proprio di questo, ovvero della varietà con cui le emozioni umane sono state rappresentate nella storia dell’arte occidentale, si occupa l’ultimo lavoro di Costantino D’Orazio, appena pubblicato da Laterza.

Storico dell’arte presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, collaboratore di varie università e autore di programmi per la TV e la radio, curatore del MACRO di Roma dal 2014 al 2017 e già autore di numerosi cataloghi e monografie, Costantino D’Orazio ha le idee chiare circa il suddetto rapporto tra L’arte, le emozioni, noi, e lo delinea subito nella prefazione così intitolata, a scanso di futuri equivoci in corso di lettura:
«non sono affatto convinto che un’opera d’arte, per avere senso, debba necessariamente emozionare chi la osserva. Non credo che la missione principale di un capolavoro sia quella di trasmettere un’emozione, rendere il pubblico complice di un sentimento, irretire le persone facendo breccia nel loro cuore. L’emozione è uno degli strumenti a disposizione di un artista, ma non è un obiettivo imprescindibile. Un dipinto o una scultura per essere annoverati nel catalogo delle opere d’arte devono condurci in una dimensione dove la realtà non riesce ad arrivare. Devono prenderci per mano o strattonarci oltre la soglia del nostro quotidiano, devono porci domande a cui non sappiamo trovare una risposta immediata, lasciare un segno e piantare un rovello da cui difficilmente riusciamo a liberarci, un pensiero a cui torniamo di continuo. Fare leva sui nostri sentimenti è una possibilità, ma non un obbligo» (pp. 3-4).
Il lettore non fraintenda, dunque: quello che ha tra le mani è più simile a un catalogo delle passioni sub specie artistica che non a un libro “sentimentale” in senso esteso. Quello che interessa lo studioso, difatti, è tentare una ricognizione artistica di sei emozioni umane opportunamente selezionate per mostrare l’evoluzione secolare della loro “traduzione” estetica, a due come a tre dimensioni, passando dall’incisione più minuziosa al più sintetico dei ready made. Un tentativo ambizioso, evidentemente parziale e personale fin dalla scelta delle stesse emozioni chiamate in causa. Per sua ammissione, difatti, l’autore avrebbe potuto rifarsi ai risultati delle ricerche di Paul Ekman e Wallace Friesen, che negli anni Sessanta, dopo un’indagine interculturale condotta in tutto il mondo sulla scia delle teorie di Charles Darwin, il primo a intuire l’universalità delle emozioni, ne individuarono sei definibili come “primarie”: Felicità, Sorpresa, Disgusto, Rabbia, Paura e Tristezza. D’Orazio, da parte sua, ha voluto raffinare ulteriormente la cernita, non da ultimo perché l’oggettività scientifica non è motivo del suo interesse:
«ho scelto emozioni trasversali, più complesse, che non hanno una durata precisa né una espressione costante. Sono passioni universali, che spesso muovono il nostro intero corpo, non solo il volto. Ma, soprattutto, sono emozioni che cambiano nel corso dei secoli, secondo il contesto nel quale vengono sentite ed espresse. Al mutare delle cause da cui sono provocate, mutano le reazioni, fonti inesauribili di immagini e iconografie per gli artisti» (p. 7).
La scelta di D’Orazio, dunque, va più per il sottile, e privilegia Desiderio, Delirio, Allegria, Tormento, Stupore e Dubbio. All’interno di ciascun capitolo dedicato, la trattazione procede lineare, in ordine cronologico, e non di rado accosta l’analisi storica e tecnica delle opere prescelte – soprattutto dipinti, ma non mancano pitture vascolari, incisioni, sculture in bronzo e in marmo – a testi letterari e filosofici a esse coevi; un modo in più per restituire lo spirito e l’atmosfera di quel determinato tempo. La prosa dell’autore, bella e divulgativa in parti uguali, si fa leggere con piacere e interesse anche da un pubblico non di settore, e certo non si può fare a meno di constatare come la cernita abbia compreso spesso alcuni tra i più importanti capolavori dell’arte mondiale, noti ben oltre la cerchia degli specialisti. Il twist del lavoro, tuttavia, è dato proprio dall’originalità degli accostamenti, che, lungi dal cadere nel mero pretesto o nella bizzarria, fa percepire immagini divenute iconiche attraverso un filtro inedito. Questo commento si asterrà dal proporre esempi: basterà accennare che il Desiderio potrà essere né uomo né donna, e che il Delirio si mostrerà anche di spalle; l’Allegria potrà rimandare spesso al suo contrario, mentre lo Stupore apparirà talvolta come una mera posa; ancora, il Tormento potrà essere divino, angelico, diabolico e onirico, e il Dubbio giocherà la partita tra sovrannaturale e intellettuale. Al lettore, dunque, il gusto di scoprire quali lavori sono stati scelti per rappresentare la sestina emozionale di D’Orazio, e dunque di farsi chiamare in causa dal libro; un po’ come accade alla moglie di Giacomo Balla, che così ci appare in copertina, voltata verso il marito che ha appena fatto il suo nome e subito si è prodigato a immortalarla nel dipinto Il dubbio (1907-1908).

Antichità classica, Medioevo, Umanesimo, Rinascimento, Riforma e Controriforma, Barocco, Risorgimento, Avanguardie: nel libro di D’Orazio ci sono, come da manuale, tutti gli snodi che contano. Ma per quanto riguarda il nostro tempo? Alla scena artistica contemporanea lo studioso dedica alcune riflessioni in coda al volume, con la sintesi che contraddistingue gli interventi di chi preferisce non teorizzare troppo su ciò che ancora non gode di sufficiente distanza storica per una nitida messa a fuoco. Da parte sua, il titolo di questo ultimo capitoletto non ricorre comunque a troppe sfumature: nel descrivere Il lato oscuro delle emozioni, oggi lo studioso è evidentemente consapevole di come la ricerca degli ultimi decenni, soprattutto in conseguenza dell’avvento della body art, abbia intenzionalmente alzato il livello emozionale delle opere, con un atteggiamento che non di rado è stato di disturbo, sfida e provocazione. Un’oscurità spesso tutt’altro che piacevole, sondata indugiando nella sconvenienza e nello scandalo dell’essere in quanto esseri umani, e che nondimeno ha coinciso con la messa in discussione dell’arte stessa e del suo sistema di apparati di legittimazione, percezione, fruizione. Infine, una nota cromatica: nelle sue quasi 300 pagine, il percorso di Costantino D’Orazio racconta di molti colori, ma c’è una ragione se la chiusa del volume è riservata alla vernice Vantablack, quella del cosiddetto “nero assoluto” e capace di assorbire il 99,5% delle radiazioni luminose, e di cui lo scultore Anish Kapoor ha acquistato i diritti di uso artistico. Al lettore il gusto di capire quale essa sia o possa essere, a patto che non si illuda di averla trovata una volta per tutte.

Cecilia Mariani




Costantino D'Orazio @costantinodorazio è convinto che l'emozione, in un'opera d'arte, sia solo uno tra gli strumenti a disposizione di chi la crea. Eppure ha scelto proprio sei emozioni - desiderio, delirio, tormento, stupore, dubbio e allegria - per ripercorrere la storia dell'arte occidentale attraverso le rispettive trasposizioni pittoriche e scultoree; dunque, di conseguenza, il rapporto dell'uomo con le sue passioni a seconda delle epoche e delle culture. Un paradosso (anche) editoriale? No: solo una lunga e argomentata riflessione sulla varietà delle possibili vie dell'espressione, che di certo non sono ancora finite. Recensione di Cecilia Mariani a questo bel volume appena pubblicato da Laterza @editorilaterza presto sul sito! #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #costantinodorazio #larteinseiemozioni #arte #storiadellarte #laterza
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