mercoledì 19 dicembre 2018

WA, ovvero "il Giappone, le cose del Giappone, ciè che è quieto, l'andare d'accordo, lo stare in armonia".

WA, la via giapponese all'armonia - 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa
di Laura Imai Messina
Vallardi, 2018

Illustrazioni di Mauro De Toffol

pp. 360
€ 16,90 (cartaceo) 

Secondo l’antico calendario giapponese le stagioni iniziavano e finivano in momenti diversi rispetto alle date convenzionali attuali: primavera dal 4 febbraio al 4 maggio, estate dal 5 maggio al 6 agosto, autunno dal 7 agosto al 6 novembre, inverno dal 7 novembre al 3 febbraio. In più, un’antica tradizione vuole che, in realtà, la natura cambi per 72 volte nel corso dell’anno, con una nuova stagione (fatta di rinnovata vegetazione, nuove pietanze, leggere oscillazioni delle temperature, millimetri più o meno abbondanti di pioggia) ogni cinque giorni. A pensarci bene, questa scansione del tempo è estremamente veritiera: quanto spesso vi è capitato di osservare una variazione improvvisa nella colorazione delle foglie dell’albero visibile dalla finestra del vostro ufficio o quante volte avete esclamato “oggi fa decisamente più freddo di ieri”? Laura Imai Messina si è sapientemente appropriata di quest’antica tradizione e l’ha coniugata nella filosofia alla base del suo WA, la via giapponese all'armonia - 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa.

Dovete immaginare il nuovo libro (di cui consiglio caldamente l’acquisto in versione cartacea, e tra poco vi spiegherò il perché) dell’autrice che ha già dato prova di una maturità narrativa completa nel suo ultimo romanzo, Non oso dire la gioia, come un almanacco di cultura da tenere sul vostro comodino e da consultare, qualora ne abbiate voglia, sfogliando un lemma ogni cinque giorni. Il testo, infatti, è diviso in quattro sezioni corrispondenti alle quattro stagioni, descritte nelle loro caratteristiche naturali (quali fiori sbocciano o quali uccelli popolano il cielo), culinarie (i piatti tipici di ogni periodo) e tradizionali (le festività del Paese che cadono che cadono proprio in quel periodo). Così in primavera, udendo il cinguettare dell’uguiso, in coincidenza dell’inizio di tutto (calendario scolastico, fiscale) si può godere dello splendido spettacolo della fiorituta dei ciliegi, osservandoli (hanami) mangiando sakura-mochi distesi su un telo di plastica azzurro nel parco di Ueno, senza dimenticare l’importantissima Festa delle Bambine il 3 marzo. Segue l’estate delle azalee e delle ortensie che danno il benvenuto ai primi caldi (temutissimi dai giapponesi) che culmineranno poi nei matsuri, le feste cittadine, ma anche di quartiere, illuminate da centinaia di lanterne rosse. Nell’autunno che inizia il 7 di agosto con il Tanabata, la festa delle stelle, l’evento più atteso di tutta la stagione calda (che in effetti di autunno ha ancora ben poco), si omaggiano gli antenati defunti nelle quattro notti dell'o-bon. O, per finire, la festa più sentita dell’anno, in inverno, il Capodanno.

Ogni sezione, poi, è costituita da 17 parole, perlopiù intraducibili con un unico vocabolo italiano, che l’autrice sceglie per descrivere la sua, personalissima, via per l’armonia. Ogni lemma, è bene specificarlo, non viene semplicemente definito; su di lui si costruisce una riflessione sul suo significato profondo e in che modo questo venga applicato alla vita quotidiana di tutti i giapponesi, impreziosendo poi la sua puntualissima descrizione linguistica (fatta di kanji esplicati e note storiche e filologiche) con numerosi riferimenti culturali giapponesi, per lo più, ma spesso universali. Così il kojinshugi (o dell’«io» che cresce in mezzo al «noi») chiama in causa Claude Lévi-Strauss che a lungo si è soffermato sulla differenza tra l’io occidentale e quello giapponese. Il gomennasai (o del chiedere perdono), quel modo frequente di chiedere scusa dei giapponesi che ha radici culturali profonde, si collega all’idea di Pier Paolo Pasolini che diceva che «Le parole sono come ferite sulla pelle». WA, la via giapponese all'armonia si tramuta, allora, in un’enciclopedia del sentire, pensare, vivere giapponesi esemplificati in un compendio letterario che interessa tutta l’umanità.

Una parola ogni cinque giorni, dicevo. Oppure si può decidere di leggere il volume tutto d’un fiato, o ancora prediligere una stagione invece di un’altra o scorrere l’indice delle voci e procedere a caso. L’esperienza di lettura che il testo offrirà rimarrà ugualmente intensa, in un’opera di elevato valore culturale che rompe qualunque pregiudizio nei confronti di una cultura e di un mondo lontano e sconosciuto, e lo trasforma in intense ispirazioni filosofiche. Così il kawaii diventa la meraviglia dell’infanzia e non l’additato (dagli stranieri) ridicolo infantilismo che invade la vita di pupazzetti, mascotte e animali pucciosi:
Il kawaii è allora, se non una medicina, un rimedio piccino, una mano che porge una caramella, il dono di un fiore, di una risata. Una picola porta per quel paradiso perduto che è l’infanzia. (p. 221)
Il kawaii, quel modo di pensare gioioso e che circonfonde ogni gesto di quell’innocenza e di quell’amore per la vita tipici dei bambini, che non significa soffrire della sindrome di Peter Pan, ma diventare adulti sapendo che la gioia è fatta anche di dolcezza e buonumore.

Una gioia che Laura connota di mille sfaccettature, tutte così intense da richiedere un momento di riflessione per lasciare decantare l’evocazione nel cuore. E se il danshari (lemma numero 1 della sezione Autunno) insegna ad amare il vuoto, «sfrondare le appendici e mirare fluidi e sottili verso l’alto come piante» (p. 186), eliminando cioè il superlfuo della vita anche (e soprattutto) in termini di acquisti materiali compiuti nel tempo, WA, la via giapponese all'armonia sarà uno degli acquisti più duraturi e importanti della vostra vita. Un libro completo nella sua fisicità fatta di disegni disseminati in ogni pagina (sì, propriamente kawaii), caratteri giapponesi che sembrano dipinti a inchiostro, tavole illustrate splendidamente, ma soprattutto di preziosissime sezioni in appendice: un glossario, per permettere a chiunque di entrare in confidenza con i vocaboli giapponesi, una bibliografia essenziale, per conoscere – anche noi – l’enciclopedia universale di cui parlavo sopra, e un utilissimo indice delle voci, per procedere a scansione in questo mondo di pensieri. Come rinunciare a questa bellezza fisica in nome dell’agilità dell’ebook? Io non ci riuscirei, e sono sicura non ce la fareste nemmeno voi.

E allora sì, WA, la via giapponese all'armonia è adesso lì sul mio comodino, pronto a essere riletto a ognuna delle nuove 72 stagioni dell'anno che verrà. A ricordarmi perennemente di scoprire e inseguire l’armonia nella vita. Che sia grazie a un’autrice italiana innamorata del Giappone, poi, è solo un valore aggiunto in questo percorso di crescita.


Federica Privitera