domenica 30 dicembre 2018

Per l'uomo che non deve chiedere mai "come mi vesto?": tutte le risposte in "The Vintage Showroom"

The Vintage Showroom
Menswear Archive

Testi di Douglas Gunn e Roy Luckett
Fotografie di Nic Shonfeld
Traduzione dall’inglese di Daniela Magnoni
L’ippocampo, 2015

pp. 304
€ 29,90

A Londra, al numero 14 di Earlham Street, a Covent Garden, ha sede il paradiso di ogni amante “della moda e dello stile che furono”: The Vintage Showroom. Fondato da Douglas Gunn e Roy Luckett, questo locale è contemporaneamente un punto vendita, un archivio e una sorta di museo che custodisce il meglio dell’abbigliamento maschile degli ultimi due secoli. Nato dalla passione dei suoi proprietari per gli indumenti del passato, il negozio è diventato famosissimo tra stilisti e fashionisti, che regolarmente vi si recano “in pellegrinaggio” alla ricerca di ispirazione per i propri figurini o più semplicemente per i propri outfit. Se state già per abbandonare questo commento nella convinzione che la materia sia troppo frivola per voi, mettete da parte il pregiudizio e date una chance alle righe che seguiranno. Perché qualora ci fosse bisogno di dimostrare ancora una volta quanta profondità si celi sotto la presunta superficialità della moda, il volume dedicato a questo tempio del taglio e del cucito – The Vintage Showroom. Menswear Archive, pubblicato nella sua versione italiana da L’ippocampo – è un’ulteriore conferma che le apparenze ingannano e non bastano certo a se stesse.

Basta sfogliare le prima pagine del libro per capire che non di un semplice catalogo di tratta, bensì di un vero e proprio viaggio nel tempo e nella storia degli ultimi due secoli, con un Novecento purtroppo fitto di guerre e operazioni militari a farla da padrone. Ed è anche, a leggere tra le righe e tra le pieghe di tessuto, il diario intimo di una sincera passione vestimentaria, svelata ai lettori come già agli avventori: per ogni capo scovato da Gunn e Luckett si intuisce la cura di quella ricerca amorosa e un po’ fanatica che è tipica del collezionismo nella sua espressione più professionale, oltre al rispetto per l’oggetto-abito inteso come qualcosa di più di un semplice involucro per il corpo. C’è davvero di tutto in questo libro-armadio, con mondi interi che penzolano dalle grucce e occhieggiano dai manichini: ci sono marchi storici come Burberry e Belstaff; ci sono una vera pelliccia d’orso bruno, un giubbotto grizzly e un cappotto teddy bear, che a dispetto del nome da balocco piaceva tanto pure a Winston Churchill; ci sono tute per ogni occasione, temperatura e atmosfera: riscaldate, antigravità, da sopravvivenza; c’è una nostalgica Belle Jardinière, ovvero l’abito estivo maschile tanto in voga nell’Europa primo-novecentesca, ma ci sono anche una marsina, meravigliose mostrine e una spettacolare giubba da ussaro, in tutto identica a quella in cui viveva Jimi Hendrix. Impossibile, poi, non pensare a Paperino nell’ammirare una blusa della US Navy, con la sua inconfondibile mantellina e il dettaglio in più delle applicazioni ricamate, da occultare in servizio e sfoggiare in libera uscita. E sapevate, voi che andate a cavallo, che la British Horseracing Authority mette a disposizione dei fantini ben diciotto colori e una varietà di modelli per un totale di 12 milioni di varianti combinatorie?

Ricchissimo di contenuti e immagini, e dunque potenzialmente dispersivo, The Vintage Showroom risolve il problema della mole dei materiali proposti con una suddivisione in quattro sezioni: Aviazione & sport motoristici; Abbigliamento formale, sartoriale & uniformi militari; Uniformi da fatica & abbigliamento da lavoro; Abbigliamento sportivo & per esterni. Così ordinati, i capi sono facilmente rintracciabili all’interno del volume, che diventa consultabile proprio come se fosse un databse: per ogni indumento viene fornita una scheda completa di nomenclatura, marca e datazione, e soprattutto una sintetica ma suggestiva descrizione che spiega consuetudini, enumera finalità d’uso, rivela aneddoti e crea collegamenti insospettabili con il presente – dunque con quelle che, lungi dall’essere innovazioni recenti e originali, sono invece citazioni consapevoli, magari sottoforma di cerniere diagonali, bottoniere removibili al lavaggio, imbottiture strategiche o moschettoni a rapido sganciamento. Le foto di Nic Shonfeld fanno il resto: i capi sono inquadrati a figura intera e in dettaglio, con visione anteriore e posteriore e addirittura al rovescio, per rivelare zip, impunture, tasche nascoste e sistemi di aerazione e riscaldamento interno. Adagiati sui manichini e dispiegati in vario modo sui piani d’appoggio, gli indumenti diventano paesaggi antropici in cui nessuna increspatura è lasciata al caso, per rivelare la mano sapiente dell’artigiano che ha disegnato, tagliato, cucito, applicato.

È fin troppo facile consigliare questo meraviglioso volume ai cultori del vintage, come anche rimandare i più fanatici alla consultazione del ricchissimo sito dedicato, ovvero www.thevintageshowroom.com. Tuttavia, il motivo per cui chiunque, anche la persona più indifferente alle questioni riguardanti moda e abbigliamento, potrebbe sfogliare con interesse il volume firmato da Gunn e Luckett, è che non c’è sua pagina che non racconti più di un'avventura: quella misteriosa di chi ha effettivamente indossato un determinato capo – il più delle volte destinata a rimanere per sempre sfuggente, tutta da immaginare – e quella “filologica” dei singoli indumenti, che sono ormai parte di un linguaggio codificato di mestieri, mansioni, competenze e gradi militari. Oltre ogni presunta frivolezza, oltre ogni posa artatamente “maschia” e oltre ogni virile patinatura, questo libro concentra in centoventi scatti l’essenza della passione degli autori, e nel contempo rende omaggio agli uomini che nei decenni hanno lavorato, servito, combattuto, camminato e attraversato i cieli e i mari. Tutti, per dovere e per vocazione, avevano una personalissima “impresa” da compiere, e tutti dovevano essere vestiti al meglio per l’occasione.

Cecilia Mariani




"The Vintage Showroom" è molte cose: una boutique fondata da Roy Luckett e Douglas Gunn, un archivio di stile e un viaggio nel tempo, nelle culture, nelle professioni. Karl Lagerfeld lo ha ribattezzato "la culla dell'ispirazione" in quanto a vestiario maschile, e anche solo ammirando le foto scattate da Nic Shonfeld ai 102 capi d'abbigliamento antologici ci si immedesima in altrettante identità e vocazioni. L'ippocampo @ippocampoedizioni ha pubblicato la versione italiana di un libro che seleziona il meglio del repertorio per uomo: aviazione e sport motoristici; abbigliamento formale, sartoriale e uniformi militari; uniformi da fatica e abbigliamento da lavoro; abbigliamento sportivo e per esterni. La recensione di Cecilia Mariani a un volume che mostra con tutta evidenza come il "glam" non sia patrimonio esclusivo del "rock", in arrivo sul sito! 👖 #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #thevintageshowroom #mensweararchive #menswear #moda #stile #fashion #style #lippocampo #lippocampoeditore
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