sabato 17 febbraio 2018

#IlSalotto: Antonella Lattanzi e "Una Storia nera"



Una storia nera
di Antonella Lattanzi
Mondadori, 2017

pp 252
 18 (cartaceo)
 9,99 (ebook)

Vito e Carla si sono sempre amati, di un amore tossico, fatto di non detti e di violenze.
Si separano, ma per il compleanno della loro figlia più piccola si ritrovano a cena. Tutto sembra essere “normale”, poi però Vito scompare. Il romanzo parte da questo punto e si snoda come un noir, in una Roma calda e desolante, una città che è lo sfondo di una situazione che potrebbe anche essere la cronaca dei giorni nostri.
La storia è costruita quasi come una sceneggiatura, nella quale l’evento è un pretesto per scoprire le ossessioni delle persone, i vissuti, i pensieri e le azioni. E nella letteratura, come nella vita, il lettore si rende conto che tutte le persone possono avere zone d’ombra, quasi un doppio. L’ambiente si fa personaggio, le descrizioni (dalla pioggia al volo di gabbiani) diventano un tutt’uno con il sentire dei protagonisti. 

#ScrittoriInAscolto - Noterelle su etica, ospiti e incontri.

Per un'etica dell'ospitalità
di Francesco Piantoni
Qiqajon, 2017

pp. 85
€ 9,00



Un piccolo libro per un grande soggetto: quello di Francesco Piantoni è uno studio di ampio spessore concettuale che non intimidisce il lettore con il suo spessore fisico. L’autore è stato ospitato dalla libreria Feltrinelli di Verona, insieme a Marco Dal Corso, docente di Teologia del dialogo presso l’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia, Gabriele Argiolas, coordinatore di CGIL-INCA, dove si occupa dello Sportello Migranti, e Damiano Conati, collaboratore della cooperativa sociale della Caritas veronese “Il samaritano”.  
Introdotto e accompagnato per l’intera durata della presentazione dal bravissimo moderatore, Francesco Piantoni ha porto la parola al pubblico con una delicatezza e una pacatezza accattivanti, coinvolgendolo in un viaggio attraverso il tempo e la letteratura. Laureato in filosofia, la sua non è però una prospettiva astratta, bensì quella concreta di chi lavora quotidianamente in una cooperativa, che l'accoglienza la vive e la pratica attivamente. Fin da subito corregge la presentazione entusiastica dei suoi interlocutori, chiarendo di essere un “ricercatore” solo nella misura in cui "ricerca", si pone domande, per non cedere alla barbarie disumanizzante che pare essere la soluzione più facile ai nostri tempi.

venerdì 16 febbraio 2018

"Certi capivano il jazz", di Raffaele Montesano


Certi capivano il jazz
di Raffaele Montesano
Annulli Editori, 2017

pp. 76
€ 8,00

«Il jazz è il fiotto sottile ma costante che esce dall'imbuto della tua arte».
Adoro iniziare le recensioni con una citazione: trovo che in questo modo si metta il libro al primo posto. Come dire, prima il libro, poi la lettura, che è sempre soggettiva.
E in questo caso la citazione mi è di grande aiuto: definisce (il jazz e) il contenuto del libro di cui vi parlerò.
Certi capivano il jazz, trasposizione di un monologo teatrale di Raffaele Montesano del 2013, è un fiotto sottile ma costante che esce dall'imbuto della fantasia, o dell'arte, del suo autore.

I mostri e la magia secondo Eleonora C. Caruso

Le ferite originali
di Eleonora C. Caruso 
Mondadori, 2018

pp. 360
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Christian è fragile e bellissimo; ossessionato dalla paura di essere abbandonato e completamente autocentrato, non esita a tenere legato a sé chiunque gli sembri necessario al proprio benessere. Alterna momenti di euforia ad altri più frequenti di angoscia o assoluto nichilismo; è dominato dall'inquietudine: "C'è questo pensiero che precede tutti gli altri e che lo accoglie ogni mattina: fai che oggi stia bene. Che voglia restare sotto questo tetto, fai che mi basti". Non basta a sé stesso, ma non gli bastano neanche gli altri, o meglio, non uno solo degli altri. Ad ognuno dei suoi amanti, Christian chiede cose diverse: a Dafne la rassicurazione, a Dante la violenza, a Davide la completezza. Tutto nella speranza di ritrovare un'integrità che sente perduta. 

giovedì 15 febbraio 2018

I testi possono avere una voce? Le parole scritte possono parlare?

Testi che parlano. Il tono di voce nei testi aziendali
di Valentina Falcinelli
Franco Cesati Editore, 2018

pp. 132
€ 12 (cartaceo)


Vi è mai capitato di andare di tanto in tanto a guardare su Twitter cosa vi siete persi della vostra azienda preferita? Di trovarvi a sorridere davanti a una mail ricevuta da un brand dopo un acquisto online? O di ritenere geniale il nuovo spot di questo o quel prodotto? Se la risposta è sì, è segno che l'azienda ha fatto un buon lavoro: il mondo del marketing è sempre meno impersonale; deve invece essere cliente-centrico, più vicino alla persona (si parla infatti di marketing emotivo e di H2H marketing, ovvero "human to human"). 
Per realizzare questa vera e propria rivoluzione comunicativa, bisogna trovare il giusto equilibrio tra grafica, comunicazione, personalità dell'azienda. È un bilancino delicatissimo, quello del nuovo marketing, e Valentina Falcinelli ce ne dà una prova. In primis, occorre decidere il tono di voce (Brand Voice o Brand Language), ovvero la strategia comunicativa  corretta e la voce che l'azienda deve tenere con i suoi clienti.

L'eco di fantasmi coloniali. Ma le tenebre sono altro

I fantasmi dell’Impero
di Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella
Sellerio, 2017

pp. 552
€ 15,00 (disponibile in e-book)


Etiopia, 1937. Il tema sollecita interesse: un giallo politico-militare nei territori africani appena ribattezzati impero da Mussolini con il proposito di smascherare i falsi miti del colonialismo nostrano, dagli "italiani brava gente" al controllo effettivo sul territorio abitato dalle scorbutiche e orgogliose genti etiopiche. Per non parlare di divisioni e rivalità all’interno dello stesso regime.
Squarci necessari per avere un’idea più vicina ai reali accadimenti di quell’epoca in cui anche di fronte ai coriacei arbegnoch, i resistenti abissini, l’Italia mostra tutta la sua inadeguatezza militare. Credendo di sopperirvi con i gas e lo sterminio dei civili. Tipo Saddam con i curdi pochi decenni fa. Ora però bisogna ragionare su quanto mi è capitato di leggere in alcune recensioni. Deduco provenga da una singola fonte. È un po’ come le piramidi sparse in vari angoli della Terra che sarebbero frutto di una stessa civiltà pregressa scomparsa: ecco, mi sono fatto l’idea che il paragone tra I fantasmi dell’Impero e la discesa in  Cuore di tenebra abbia un’origine unica.

mercoledì 14 febbraio 2018

"Streghe" di Adriana Maffei

Streghe 
di Adriana Maffei
flower-ed, 2017

pp. 334

€ 14,00 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)

Una profezia, i destini di quattro donne che si intrecciano, attraversando lo spazio-tempo, in un viaggio che porta alla conoscenza di mondi passati, animato dal coraggio di una donna: Benedetta.
“Streghe” affronta e supera il misticismo legato alla figura magica e folcloristica, della donna che nel tempo è stata oggetto di persecuzioni grottesche e feroci.
Ambientato in epoche diverse, con una fine ricerca storica, dipinge l’immagine della guaritrice, con grande attenzione ai particolari che nel tempo hanno contribuito a creare l’immagine popolare.
La reincarnazione, la vita che si rinnova attraverso i secoli, con squarci di ricordi vividi tratteggiati a pennello sulla tela, rea colpevole di aver subito un’antica maledizione.

Ti dici, Dio, cos'avrà notato di me?

Parlarne tra amici
di Sally Rooney
Einaudi, 2018

Traduzione di Maurizia Balmelli
Titolo originale: Conversations with Friends

€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Nessuno dei due ha fatto un gesto o un cenno di saluto, ci siamo solo guardati, come se fossimo già nel pieno di una conversazione privata impossibile da intercettare. (p. 63)

È una sera come tante altre, quella in cui Frances e Bobbi si esibiscono in uno spoken word; a fotografarle, l'affascinante Melissa, che resta colpita dall'intesa speciale tra le due ragazze. In effetti, Frances e Bobbi sono state insieme alle superiori e adesso, a ventun anni, hanno in comune ancora molto, al di là dello spettacolo: un'intesa fortissima, che sa andare al di là delle parole. Eppure proprio le parole nutrono il loro legame: in poesia, in chat, a voce, in lunghi dibattiti che vanno dalla politica all'etica contemporanea, fino al gossip e alla vita universitaria. La loro intimità è ancora palese e Melissa, fuori dal locale, pensa di invitare le ragazze a casa sua a bere qualcosa e propone di scrivere la loro biografia. 
Ma la casa di Melissa è esattamente come lei: lontana, anzi lontanissima dalla realtà di Frances e Bobbi; Melissa è adulta e ricca, e la sua casa ostenta un'opulenza borghese altra dalle difficoltà economiche di Frances (d'altra parte, completamente disinteressata al denaro) e dall'impegno sociale di Bobbi. Anche il marito di Melissa, che appare per poco tempo sulla porta, è un uomo dalla bellezza spropositata e dall'eleganza mai vista prima da Frances: Nick è un attore e, come spesso avviene nel jet-set, è umorale e instabile, alla ricerca di attenzioni. 

martedì 13 febbraio 2018

Scrivere, creare, fare foresta.

Faremo foresta
di Ilaria Bernardini
Mondadori, 2018

pp. 191
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Perché mi stavo lasciando con mio marito se tanto poi si moriva? Oppure, al contrario, perché mi preoccupavo di lasciarlo - potevo fare tutto anche sola a partire da questo secondo - se tanto poi si moriva?
C'è un terrazzo nuovo, in una casa che ha appena cambiato proprietaria, una donna che ha appena lasciato il marito e che prova a ricostruirsi una vita accanto al suo piccolo Nico. Sul terrazzo, tante piante moribonde, alcune già morte e altre per cui c'è ancora qualche speranza. Piante ereditate, perché prima Anna, l'io-narrante di questa storia, non era mai stata interessata a radici che attecchissero davvero. Certo, anche lei ci aveva provato con suo marito (che resterà sempre suo marito, poco conta la separazione, poco conta sapere il suo nome), ma la loro pianta della felicità era andata rinsecchendosi, e diventando deserto. Non è facile ricominciare, per lei che ha vissuto in contemporanea alla sua separazione la vicinanza della morte: il quasi-cognato Alessandro deve riprendersi da un grave incidente frontale in moto; e l'amica di sua sorella, Maria,  viene colpita da un aneurisma proprio davanti ad Anna. La morte è stata accarezzata da vicino e tutto questo mette in moto pensieri e riflessioni di Anna, stretta in una spirale di dolore privato e comune. 

"Romanzo privato", vicende familiari: l'esordio di Paola Mazzaglia

Romanzo privato
di Paola Mazzaglia
Marsilio, 2017


148 pp.
€ 17,00


Gli ingredienti del romanzo d'esordio di Paola Mazzaglia, già fondatrice dell'agenzia Camelot, sono pochi e semplici: una madre, un figlio, un paesino della Sicilia dove il tempo sembra non trascorrere; e ancora, l'enorme e ingombrante personalità della donna, Maria, attorno alla quale ruotano le vite di diversi compaesani, contrapposta alla riservatezza e voglia/necessità di esplorazione e crescita personale del ragazzo, Mariano; infine, una terza persona, Rosina, una giovane ragazza che andrà a innescare la miccia di questo candelotto di dinamite che sono i rapporti umani e genitoriali.
Romanzo privato, al di là della trama e dei risvolti, è un romanzo di doppia formazione, che coinvolge sia chi la fase della formazione la sta vivendo in prima persona per esperienze e per età, sia chi invece è convinta, forse, di aver chiuso con i cambiamenti. Dopo tutto, ci si può chiedere, quali sfide può affrontare una donna che ha superato i cinquanta, con un figlio e delle relazioni amicali stabili, la cui posizione sociale all'interno della comunità è stabile e solida? Ma se i romanzi di formazione insegnano qualcosa, è proprio questo: non ci sono età né apparenti stabilità che consentano di resistere (o, in alternativa, di perire) alla forza del cambiamento.

lunedì 12 febbraio 2018

#IlSalotto - Sara Rattaro e il suo nuovo libro

Uomini che restano
di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer, 2018

pp. 250

€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Quali sono gli uomini che restano? Perché e come decidono di restare? Queste le domande che possiamo farci dopo aver letto l’ultima pubblicazione di Sara Rattaro “Uomini che restano”, appunto.
Come in molti libri precedenti, le protagoniste sono donne: Fosca e Valeria si incontrano per caso sul tetto di un edificio. Entrambe, per motivi e in modi diversi, sono state lasciate e si trovano a dover rivedere le proprie scelte di vita, ma soprattutto i sentimenti verso i compagni che hanno deciso di percorrere strade diverse.
A Genova si svolge la maggior parte delle scene, e la città diventa una terza protagonista come una voce fuori campo che conduce il lettore ad ulteriori riflessioni oltre a quelle che suggeriscono i personaggi della storia.

L'alleanza delle discipline. Su "La donna non esiste. E l'uomo?" a cura di Nicla Vassallo

La donna non esiste. E l'uomo? Sesso, genere, identità
di Nicla Vassallo (a c. di)
Codice edizioni, 2018 (prima ed.)

pp. 142
€ 18, 00



Indugio prima di preparare la nota che segue: ho bisogno di lacerare la menzogna della critica indistinta che discende come dall’alto. A parziale discolpa, mi ci costringe l’argomento del saggio, elemosino la pazienza di lettrici e lettori. Chi sono io? Interrogativo sibillino, cui pure cercherò di rispondere più agilmente possibile, strappando verità all’attuale: maschio – cisgender – eterosessuale. Tanto basta a descrivere qualcuno. È dunque necessario che ancor più docilmente mi addentri nel territorio dell’opera collettanea “La donna non esiste. E l’uomo?” a cura di Nicla Vassallo per Codice edizioni. Timore, forse? Nient’affatto, piuttosto deferenza, poiché “sesso, genere e identità”, questioni rilevate dal sottotitolo, investono il soggetto nella sua intimità più particolare, lo scrutano alla maniera d’un anatomista.

domenica 11 febbraio 2018

«Una nuvola nera, nera come l'inchiostro versato su centinaia, migliaia di pagine che nessuno avrebbe mai letto».

Il diavolo nel cassetto
di Paolo Maurensig
Einaudi, 2018

pp. 114
€ 13,50 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Dichterruhe era diventato un luogo pescoso di anime disilluse, macerate nell'attesa, dove valeva la pena affondare la rete. (p. 46) 
Un autore di successo è anche un ricettacolo di manoscritti in attesa di una valutazione (o di una conferma della loro unicità): lo sa bene il narratore di Paolo Maurensig, così simile a lui, che si trova a scartabellare tra migliaia di pagine ricevute in visione. Improvvisamente, dalla massa incolore e terribilmente deprimente, riemerge un manoscritto sfuggito anni prima, una storia in grado di catturare completamente il narratore: ma la storia è anonima, come lo è il narratore, e celata è anche l'ambientazione, un paesino sulle montagne svizzere.
Eppure, pur (o forse proprio grazie) in questa vaghezza, si sviluppa una storia che si muove sul crinale del racconto fantastico e rischia di travalicare in un horror che ha sempre qualcosa di favolistico. Infatti, il narratore del manoscritto, che per comodità viene soprannominato Friedrich, si reca nel paesino svizzero rinominato Dichterruhe per partecipare a un convegno di psicologia, con la speranza di trovare nuovi autori per un editore specialistico. Da subito, l'atmosfera è vagamente sinistra: lungo il tragitto al convegno, uno strano prete dall'andatura svelta gli consiglia di non indugiare nel bosco, perché ci sono volpi ovunque, particolarmente aggressive, che possono attaccare la rabbia. Poi, quasi magicamente, l'uomo scompare dietro una curva e Friedrich, angosciato, cerca di uscire il prima possibile dal bosco, con un'istintiva paura nelle ossa.

L'uomo che amava i libri: il cinema di François Truffaut, regista bibliofilo per eccellenza

François Truffaut.
La letteratura al cinema
a cura di Denis Brotto
Marsilio, 2018

pp. 159
euro 16,00

François Truffaut, la letteratura, il cinema: chissà se questo ménage a trois d’elezione artistica avrebbe esaurito oggi la sua peculiare alchimia. Purtroppo, come è noto, non è dato saperlo: il regista, sceneggiatore, attore e critico simbolo delle Nouvelle vague morì prematuramente nel 1984, all’apice del successo e della propria parabola creativa, lasciando in eredità capolavori come Jules et Jim (1962), Fahrenheit 451 (1966), Effetto notte (1973), L’ultimo metrò (1980) e soprattutto I 400 colpi (1959), primo fortunatissimo capitolo della cosiddetta “saga” del personaggio Antoine Doinel (la cinquina di lungometraggi interpretati da un Jean-Pierre Léaud in stato di grazia, alter-ego nonché attore feticcio del suo creatore). A più di trent’anni dalla scomparsa, Truffaut si conferma uno dei cineasti più amati e studiati nel mondo, un riferimento imprescindibile per chiunque abbia trovato nella settima arte una professione o una non meno totalizzante passione: non si contano le monografie, i contributi saggistici in rivista o in volume, le rassegne e i cineforum dedicati. E c’è una costante: il suo cinema tende a piacere a chi, come lui, amava leggere. Di più: amava leggere per poi trasporre sul grande schermo quegli stessi racconti, romanzi, epistolari e diari; oppure, in modo meno referenziale, replicarne atmosfere e suggestioni, in pellicole popolate non di rado da bibliofili, grafomani e addirittura uomini-libro. A questo felicissimo rapporto di ibridazione feconda l’Università degli Studi di Padova ha dedicato nelle giornate del 28 e 29 maggio del 2015 il convegno François Truffaut. La letteratura al cinema, i cui interventi, con la cura di Denis Brotto, sono stati appena pubblicati da Marsilio per inaugurare la nuova, omonima, collana (“La letteratura al cinema”, per l’appunto).

sabato 10 febbraio 2018

#CritiCOMICS - Intervista a Roberta Zeta

Roberta Zeta disegna «da sempre», lavora come illustratrice dal 2007 e attualmente collabora in qualità di content editor per Picame, web magazine di riferimento per le arti visive e la creatività in senso lato. Ha pubblicato libri per bambini e ragazzi con Edizioni EL e Kite Edizioni, con le case editrici francesi Pocket e Pocket Jeunesse, e tra i suoi clienti ci sono Mondadori, Harper Collins e Saatchi & Saatchi. La nostra redattrice Cecilia Mariani – che ha letto e recensito per noi il suo Audrey, biografia illustrata di Audrey Hepburn pubblicata da Hop! Edizioni nel 2017 all’interno della collana “Per Aspera Ad Astra. La forza delle donne” – le ha fatto sei domande per conoscerla e farla conoscere un po’ meglio a voi lettori e lettrici del nostro sito: ci ha raccontato di sé, del suo rapporto con la moda, la letteratura e il cinema, e ci ha dato anche qualche indizio sui suoi progetti editoriali futuri.

Iniziamo con un esercizio di immedesimazione: ti va di presentarti ai lettori e alle lettrici di Critica Letteraria calandoti nelle eroine interpretate da Audrey Hepburn sul grande schermo? Non so: quanto c’è in te, come donna e come illustratrice, di personaggi come  Sabrina, la Principessa Anna o Holly Golightly?

Sia come donna che come illustratrice mi riconosco un po’ nella Sabrina che sbircia la festa elegante, cade dall’albero e va in garage per inscenare un improbabile suicidio. Mi rivedo molto meno, invece, nella donna perfetta ed ultra chic al ritorno da Parigi. Anche Holly Golightly, scapestrata party-girl dall’animo malinconico, ha qualcosa di mio, con quello scombinato modo di inseguire i sogni. Non condividiamo invece la passione per i gioielli di Tiffany, né per l’alcol e i vecchi milionari…

#Criticanera - Malanottata - un giallo ambientato in una Sicilia solo apparentemente lontana

Malanottata
di Giuseppe Di Piazza
HarperCollins, 2018

pp. 283

€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)


L'ultimo romanzo del giornalista ed editorialista de Il Corriere della sera Giuseppe Di Piazza si intitola Malanottata ed è ambientato nell'assolata Palermo del 1984.
La storia si apre col rinvenimento del corpo di una escort di lusso di nome Veruska, che muore in seguito ad un violento pestaggio e ad un'aggressione con l'acido.
La bellezza di questa donna fuggita dalla Repubblica Ceca è nota in tutta la città, come pure la dolcezza che dimostra nei confronti dei suoi ricchi clienti, tanto da farla apparire come la protagonista della canzone Bocca di rosa di Fabrizio De Andrè:
Si chiamava Vera Nemecek, Veruska per chi poteva permettersela. Ed era bella come il mare tiepido sul corpo nudo, in un mattino presto d'estate, davanti agli scogli di Marinalonga.
A tentare di far luce sul delitto c'è Leo "Occhi di sonno" Salinas, giovane praticante di un quotidiano  locale (in dialetto siciliano Biondino) che narra la storia in prima persona, ad eccezione dei capitoli nei quali è la stessa Veruska a raccontarci la sua triste vicenda.

venerdì 9 febbraio 2018

Innamorarsi della voce dell'amore: «Accendimi», di Marco Presta

Accendimi
di Marco Presta
Torino, Einaudi, 2017

pp. 248
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ebbene sì, lo ammetto: una volta entrata in libreria ciò che mi ha subito colpito del libro di Marco Presta è stata la copertina. Visivamente molto efficace, essa fa sì che il libro si imponga facilmente alla vista. Tra le torrette di volumi impilati sul ripiano del negozio, Accendimi faceva bella mostra di sé, coi suoi colori accesi e limpidi. Una volta capito di cosa si trattava ho subito collegato quell'immagine dai colori sgargianti al libro di cui avevo tanto sentito parlare e che diverse persone avevano mostrato di apprezzare. Incuriosita dalla fama che lo precedeva, ho sfogliato le prime pagine e, una volta lette le prime righe, ritrovarsi alla cassa della libreria è stato un attimo.

«Una volta risolti i vostri dubbi, non trasformatevi in petulanti censori degli errori altrui».

Come NON scrivere. Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano
di Claudio Giunta
UTET, 2018

pp. 328
€ 16,00 (cartaceo con ebook incluso)


“Questa è bipolare!” 
Lo hanno detto ad alta voce, sul treno, quando in un'oretta di tragitto ho prima riso, poi mi sono impensierita, quindi ho preso appunti come una forsennata nei fogli di guardia e via così. Più che impazzita, ero immersa in Come NON scrivere, il nuovo libro di Claudio Giunta, che è una specie di manuale del NON: non prescrive, non bacchetta, ma soprattutto non annoia e non resterà inerte nella libreria dopo aver letto le prime pagine. Ho provato a spiegarlo ai viaggiatori seduti vicino a me, ma da come mi hanno guardato azzannando un panino ho capito che erano tipi da vendere il libro di grammatica il giorno dopo gli esami di terza media. 
Dunque, ho continuato a leggere e, qualche volta, avrei anche commentato un “vai così!” mulinando il braccio, se solo non avessi rischiato il TSO. Il fatto è che da ex studentessa avrei sempre voluto incontrare sul mio percorso un libro così; e da insegnante, oggi, ho il gran pregio di poter portare in classe questo lavoro utilissimo ma con il sorriso sulle labbra, senza snobismo e con tanta voglia di essere davvero d'aiuto. 

giovedì 8 febbraio 2018

"L'uomo che non conosceva la libertà": un viaggio nella Cina contemporanea


L'uomo che non conosceva la libertà
di Iris Versari
Edizioni Helicon, 2017

pp. 346
€ 14,00 (cartaceo)





Quando ho iniziato a leggere L’uomo che non conosceva la libertà, di Iris Versari - nome d’arte scelto dall’autrice a salvaguardia dell’incolumità personale e familiare -, avevo il desiderio e l’aspettativa di fare un viaggio negli aspetti inediti, e forse anche perversi, della Cina contemporanea. E in questo la mia aspettativa non è stata delusa: infatti, la Versari esplora con immediatezza e precisione la realtà vissuta dagli Uiguri, minoranza turcofona e musulmana, stabilita prevalentemente nello Xinjiang (nord-ovest della Cina) e da tempo sottoposta a gravi forme di repressione da parte del governo centrale cinese.
L’autrice innesta questa narrazione collettiva partendo dalle sue vicende personali: appena laureata in Lingue Orientali, seguendo la sua passione per la lingua e la cultura cinese, si trasferisce in Cina, nazione che viene subito presentata in tutta la sua complessità dirompente, la cui ricca cultura millenaria è percorsa da molteplici contraddizioni, nonché da un bisogno bulimico e cieco di sviluppo continuo.
«In Cina rimaneva pochissimo di storico, l’impressione era che il passato volesse essere dimenticato e cancellato, come qualcuno che si vergognasse delle proprie radici storiche e culturali, cieco e sordo dei propri errori […] in Cina tutto ciò che è vecchio è sistematicamente distrutto. Pochissimo, quasi nulla è ristrutturato, nella speranza di apparire un paese in continua evoluzione e sviluppo» (p. 60).

«Se parlerai di noi, fallo con lealtà»: la storia di Giulia (e, forse, un po' anche la nostra)

Lealtà 
di Letizia Pezzali
Einaudi, gennaio 2018

pp. 195
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ci sono ossessioni che ci portiamo addosso per anni, talora tenendole a bada fino a illuderci di averle messe a riposo. Ma poi basta una parola, un nome, un dettaglio perché l'ossessione torni prepotente. A Giulia è successo così: a trentadue anni, a chilometri di distanza dall'amore-ossessione della sua vita universitaria, un mattino come tanti altri sente citare il suo nome dal capo della banca dove lavora e i ricordi tornano. Sono passati dieci anni, adesso Giulia è una lavoratrice indefessa, ha scelto di trasferirsi a Londra per maggiori possibilità di carriera, anche se questo significa più lavoro e meno tempo libero, solo relazioni occasionali e amicizie superficiali. Poi, però, arriva la notizia sconvolgente della Brexit, che scuote le certezze e gli stereotipi dell'economia. 

mercoledì 7 febbraio 2018

#CriticaNera - Quando il commissario non basta. "Fiori sopra l'inferno", di Ilaria Tuti

Fiori sopra l'inferno
di Ilaria Tuti
Longanesi, 2018

pp. 366
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Si immagini il lettore un poliziesco avvincente, con personaggi ben costruiti e ambientazioni suggestive. Si immagini che tutto fili liscio, l'indagine ormai incanalata nella giusta direzione e a un passo dalla soluzione. Si immagini che proprio nella scena in cui finalmente l'assassino viene assicurato alla giustizia qualcosa vada storto: un'incrinatura nella logica su cui si regge una parte delle intuizioni dell’investigatore apre una fessura che, piano piano, si allarga fino a divenire una voragine e mettere in ombra i meriti di tutto il romanzo.

È quello che potrebbe succedere con Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti, definito da Longanesi caso editoriale dell'anno e che ha riscosso un buon successo a Francoforte; che emoziona e coinvolge, ma che, alla fine, proprio sul più bello, delude.

Mirabilia barbolinensia

Vampiri conosciuti di persona
di Roberto Barbolini
La nave di Teseo, 2017

pp. 240
€ 15


Con una parola così abusata come "vampiri" nel titolo un qualsiasi libro correrebbe il rischio di essere scambiato per l'ennesima banale brutta copia di un romanzo gotico, ma anche i più scettici (o i più ingenui) dovranno riconoscere fin dalle prime pagine che c'è ben poco di scontato nell'ultima fatica letteraria di Roberto Barbolini. Innanzitutto perché è effettivamente difficile capire ad una prima occhiata dove voglia andare a parare: l'autore si diverte a inanellare storie apparentemente sfilacciate ed impalpabili, senza una chiara consequenzialità, che iniziano ciascuna in medias res e che solo all'ultima parola si riescono ad inquadrare in una cornice più ampia, costringendo fino ad allora il lettore a procedere a tentoni.
Un filo conduttore comune in realtà ci sarebbe ed è quello dei mostri succhiasangue che aleggiano tra le pagine senza però mai materializzarsi e i cui riferimenti - proseguendo nei capitoli - si fanno sempre più eterei.

martedì 6 febbraio 2018

La "mutevole verità" del maresciallo Fenoglio

Una mutevole verità
di Gianrico Carofiglio
Einaudi, 2014

pp. 118
€ 12,00



Un romanzo esile (o un racconto lungo) che si legge serenamente in un pomeriggio di febbre di fine inverno, quando non si riesce a concentrarsi, ma si ha comunque bisogno del conforto di un po' di buona narrativa. Questo è Una mutevole verità, un'opera in cui Gianrico Carofiglio abbandona il buon avvocato Guerrieri (che, in realtà, esce dalla porta per rientrare dalla finestra), in favore delle indagini del maresciallo Pietro Fenoglio. Piemontese d'origine, sposato con un’insegnante con cui non vorrebbe parlare di lavoro (ma ogni tanto cede), Fenoglio è un uomo di spessore, appassionato di musica classica e ispirato da solidi principi morali, primo fra tutti un innato rispetto per il prossimo, che si accompagna a una grande delicatezza nei rapporti umani. È questo suo saper guardare oltre le cose, dentro le persone, che lo porta a dubitare di un caso di omicidio talmente semplice da sembrare, fin da subito, praticamente risolto. 
Ottimo, quando un'indagine prende un'accelerazione così immediata e rapida. Però il rischio, in questi casi, è di mettere a fuoco una cosa soltanto, e di tralasciare ogni altro dettaglio, che magari è importante o addirittura decisivo.

#PagineCritiche - Rapunzel batte Biancaneve nella partita sull'emancipazione femminile nei cartoni Disney

Principesse delle mie brame - Identità di genere e cartoon
di Cristina Vangone
Prefazione di Rita Torti
Effatà Editrice, 2017

Copertina flessibile, pp. 240 
€ 15,00


Il saggio di Cristina Vangone arriva come un’attesa risposta ai numerosi interrogativi che hanno costellato le giornate della mia infanzia e alle domande che la donna adulta di adesso si pone su un argomento scottante del contemporaneo, ma che non è mai riuscita ad approfondire in maniera adeguata.
Da un lato, infatti, come l’autrice dice nell’Introduzione (a p. 16):
Di allora […] ricordo soltanto il forte desiderio di poter essere semplicemente me stessa; giocare a Barbie con le amiche di giorno e a calcio con gli amichetti la sera
rammentando anche quanto difficile fosse trovare un corrispettivo di questa mia scissione interiore nei prodotti culturali di cui mi cibavo con più avidità, i VHS dei Classici Disney sempre in onda sul piccolo televisore della mia camera. Dall’altro, poi, Principesse delle mie brame dichiara sin dal sottotitolo di poter efficacemente guidarmi nell’universo sconosciuto dei gender studies su cui mi ero ripromessa di affacciarmi da lungo tempo.

lunedì 5 febbraio 2018

«Tamponare gli squarci», al di qua di un vetro d'ospedale

Il tempo di Andrea
di Maria Rosaria Valentini
Sellerio, gennaio 2018

pp. 193
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ma come prima non si torna.
Mai.
Ora lo sa.
Così si ingozza dei suoi ieri.
(p. 122)

Quando lo hanno trovato riverso con la faccia affondata in un cumulo di mais, lo hanno dato per spacciato: ictus grave, nessun documento con sé, afasia, difficoltà di movimento. Nel dubbio, lo hanno ricoverato in un ospedale vicino, per poi trasferirlo altrove, in una struttura più adatta alla sua patologia, è stato soprannominato Silos per il luogo del suo ritrovamento e ha cominciato il lungo e impervio percorso per la guarigione. Di quell'Andrea che in una mattina come tante aveva chiesto il permesso di qualche ora per andare a camminare, lui con un panino, una bottiglietta, la ventiquattrore... Di quell'Andrea, cosa è rimasto? Ora Andrea è un paziente un po' "scemo", come sostengono in tanti, ha ripreso pienamente le sue facoltà mentali, ma ha paura di ricominciare a parlare e tornare, sebbene parzialmente, nel mondo di prima. La sua andatura è claudicante e lenta, le energie scarseggiano, la masticazione migliorata ma ugualmente faticosa: chi lo riconoscerebbe, così? E dunque meglio tacere, fingersi ancora avvolto nel suo ottundimento patologico, guardare gli altri e non rispondere. Dentro, però, Andrea ha tanti ricordi che affiorano e possono forse aiutarlo a non impazzire, a non abbrutirsi, perché sente che in ospedale «la sua vita perde la pelle, ogni istante un po'» (p. 180). 

Nessuno sfugge al "Castigo di Dio": la Socia, il buco nero della Bari del 1943

Castigo di Dio
di Marcello Introna
Mondadori, 2018

pp. 300
€ 19,00
9,99 (ebook)


«Cosa c’è al primo piano?»
«Le puttane.
«Al secondo?»
«Il vizio.»
«Al terzo?»
«Il camino.»
«E all’ultimo?»
«Amaro.»



Scena: la Bari del luglio 1943. Il fascismo è agli sgoccioli, i nazisti stanno per lasciare la città, al loro posto arriveranno marines e ufficiali dell'esercito inglese. La popolazione, prostrata dalla guerra e dalla borsa nera, si prepara a un cambiamento. Ma c'è un palazzo, ai confini della città di allora, dove tutto rimarrà immobile. Dove l'aria stantia, imprigionata dalle finestre sbarrate, continuerà a ristagnare, animata solo dalle grida di dolore e le richieste di pietà dei suoi abitanti. Questo palazzo è la Socia, cooperativa edilizia sorta nel 1987 all'incrocio tra piazza Luigi di Savoia e via Zuppetta, ed è l'ambientazione di Castigo di Dio, secondo romanzo del barese Marcello Introna.
La Socia è il regno di Amaro: un trafficante di merci e persone, una ragnatela umana, nei cui fili cadono donne e bambini disperati e soli, costretti a prostituirsi per una miseria.
Amaro era la massa che sbalordisce al suono di una parola che non conosce e anche per questo, oltre che per indole, era spietato col subalterno, viscido e servile con chi gli stava sopra.

domenica 4 febbraio 2018

La casa Tellier: una storia d'amor sacro e amor profano in sessanta tavole di Iacopo Vecchio

La casa Tellier.
Da un racconto di Guy de Maupassant
illustrazioni di Iacopo Vecchio
adattamento del testi di Lorenza Tonani e Iacopo Vecchio
Hop Edizioni, 2017

pp. 64
€ 15,00

Sappiamo tutti come andò a finire la storia di “Bocca di rosa”, la celebre prostituita cantata da Fabrizio de André nel 1967: costretta a lasciare il paesino di Sant’Ilario, trovò calorosa accoglienza già in quello poco distante, dove entrò persino nelle grazie di un illuminato sacerdote: questo, che pur nel rispetto dei propri doveri non disprezzava le gioie date del «bene effimero della bellezza», non ebbe nulla da obiettare nemmeno sulla presenza della rinomata donna di piacere alla processione rituale, a poca distanza dalla più giovane e immacolata delle parrocchiane. Così, del tutto pacificamente, il prete descritto dal cantautore genovese conciliava al meglio «l’amore sacro e l’amor profano», certo che il buon Dio, nel suo superiore disegno, ne avesse evidentemente previsto la coesistenza. Della stessa opinione, tempo addietro, era stato anche Guy de Maupassant, quando nel racconto La casa Tellier (1881) aveva smascherato l’ipocrisia borghese a proposito della figura delle meretrici, non di rado più pure e modeste di tante dame, rispettabili all’apparenza, eppure rotte a ogni bassezza della vita. Proprio questo racconto, ancora attualissimo e già più volte ispiratore di adattamenti per il grande schermo, è divenuto oggi una graphic novel pubblicata da Hop! Edizioni a firma di Iacopo Vecchio, che ne ha anche curato i testi con la direttrice editoriale Lorenza Tonani.

sabato 3 febbraio 2018

#CritiCOMICS - Il selvaggio West e una passione ribelle: L'odore dei ragazzi affamati (Bao Publishing).

L'odore dei ragazzi affamati
di Frederick Peeters e Loo Hui Phang
tradotto da  M. T. Segat
Milano, Bao Publishing, 2018

pp. 112, cartonato
€ 18,00 (cartaceo)


Polvere, sabbia, sudore e colpi di pistola sono solo alcuni degli elementi imprescindibili di una buona ambientazione western. A questi si aggiungono una buona dose di mistero e ambiguità, i quali si mischiano ad indiani e cavalli, per formare una storia lontana nel tempo e nello spazio.
Siamo nella seconda metà dell'Ottocento, la guerra di secessione si è ormai conclusa e ha tirato una linea netta tra vincitori e vinti incidendo sulla pietra un pezzo di storia.
In questo scenario arcano e misterioso si intrecciano le vicende dei protagonisti di L'odore dei ragazzi affamati, una graphic novel che lascia stupiti prima di tutto per l'abilità con cui il disegnatore ritrae le sconfinate praterie e i tramonti infuocati. È questa, infatti, una della prime cose che colpisce il lettore, non appena egli apre il libro: i giochi di luce prodotti dai falò accesi sotto le stelle vengono resi al dettaglio, le ombre rosseggianti accompagnano l'esplosione dei sentimenti dei due personaggi principali e i notturni si stagliano sulla pagina con estrema limpidezza. Altrettanto suggestivi sono i panorami desertici e l'aridità degli scenari, i quali fanno da sfondo ad una intricata storia di vendetta e redenzione.

venerdì 2 febbraio 2018

Quel che resta del giorno: il pericolo di rinunciare ad amare


Quel che resta del giorno
di Kazuo Ishiguro
Einaudi, 2016

Traduzione di Maria Antonietta Saracino
1° Edizione: 1989

pp. 271
€ 12 (cartaceo)


Maggiordomi di minor levatura sono pronti, alla minima provocazione, a metter da parte la loro figura professionale per lasciare emergere la dimensione privata. Per simili personaggi, fare il maggiordomo è come recitare in una pantomima; basta una piccola spinta, ed ecco che la facciata cade scoprendo l’attore che c’è sotto. I grandi maggiordomi sono grandi proprio per la capacità che hanno di vivere all’interno del loro ruolo professionale e di viverci fino in fondo. (pp. 49-50)
In Quel che resta del giorno romanzo del 1989 di Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la Letteratura 2017, Mr Stevens è un distinto signore di mezza età, maggiordomo in una prestigiosa casata inglese, per decenni al servizio dell’ambiguo Lord Darlington, intellettuale e politico caduto in disgrazia durante la Seconda Guerra Mondiale, per le sue idee filotedesche.
Scomparso Darlington, Mr Stevens, che ha sacrificato l’intera sua vita al ruolo che gli è stato affidato, si trova al servizio di un giovane americano, il quale gli concede qualche giorno di vacanza per andare a trovare Miss Kenton, ex governante di Lord Darlington, trasferitasi da circa vent’anni in Cornovaglia, dove vive con marito e figli.

Ascoltare e dialogare con i giovani: il medicamento per il nostro futuro

La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo
di Umberto Galimberti
Feltrinelli, 2018

pp. 323
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Vorrei proprio che questo libro venisse letto da chi è convinto che i giovani siano senza voce, amorfi globalizzati che si interessano solo alle scarpe all'ultima moda e alla musica di tendenza. Ho pensato subito questo, leggendo le prime cinquanta pagine di La parola ai giovani, il nuovo libro di Umberto Galimberti, che raccoglie le lettere ricevute per la rubrica di "D" di «Repubblica» e traccia un dialogo tra il professore e i suoi giovani interlocutori. Perché mai parlare di "nichilismo attivo" per queste nuove generazioni? La spiegazione arriva fin dalle prime pagine introduttive: 
una percentuale forse non piccola di giovani che sono passati dal "nichilismo passivo" della rassegnazione al "nichilismo attivo" di chi non misconosce e non rimuove l'atmosfera pesante del nichilismo senza scopo e senza perché, ma non si rassegna e si promuove in tutte le direzioni nel tentativo molto determinato di non spegnere i propri sogni. (p. 13)

giovedì 1 febbraio 2018

Sensitivi negli anni '90: la tragicomica e intricatissima vita dei Telemachus

La straordinaria famiglia Telemachus
di Daryl Gregory
Frassinelli, 2018

Traduzione di Francesco Leto

pp. 435
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Vi piacerebbe riuscire a smascherare le bugie? O uscire almeno per una volta dal vostro corpo, per volare nel cielo ed essere invisibili? E che ne dite della capacità di spostare gli oggetti col pensiero? Anche prevedere il futuro non sarebbe male, vero? Bene, i Telemachus hanno queste capacità e potrebbero essere una famiglia di successo, a dir poco famosa: le loro capacità decisamente straordinarie (in senso letterario, fuori dal comune) hanno colpito la televisione americana e per un po' la brava Irene, in grado di scoprire una menzogna appena pronunciata, è stata al centro dell'attenzione dei media. Ma qualcosa è andato storto e quando facciamo la conoscenza dei personaggi di questo libro pirotecnico i Telemachus sono una famiglia che attraversa un momentaccio, come tante altre. Certo, affrontarla con dei poteri è un po' diverso e garantisce ottime capacità di recupero, soprattutto con chi si è dimenticato della fama dei Telemachus di anni prima... Perché chi si ricorda di loro scrolla la testa come se si trattasse dell'ennesimo fenomeno da baraccone. 

#CriticaNera. “Il noir incanala il disagio, la disillusione e la paura”. Intervista a Piergiorgio Pulixi

Foto di Daniela Zedda
Piergiorgio Pulixi è mio coetaneo. Se un giorno qualcuno si disturberà a studiare la letteratura noir d’inizio millennio, faremo parte della stessa generazione. Lo dico con una punta d’orgoglio, perché se io sono un modesto scrittore di provincia, prima studioso e ricercatore, e solo dopo autore di romanzi noir, Piergiorgio è un grande scrittore. Autore prolifico, con riconoscimento sia di pubblico che di critica, ha una prosa che trovo particolarmente intrigante: asciutta e curata, come un artigiano della parola cesella la lingua italiana fino a darle la forma giusta. Non guarnisce la sua scrittura di effetti lirici particolari, non la abbellisce con orpelli forse inutili, ma la rende tagliente e incisiva. Non voglio peccare di entusiasmo, ma la prosa di Piergiorgio mi ricorda quella di Sciascia: per la precisione, per l’eleganza, per la correttezza formale.

Dopo la serie Mazzeo, Pulixi è impegnato con un progetto narrativo ambizioso, «I canti del male». Su queste pagine ho letto e recensito La scelta del buio, secondo e più recente tra i canti, che saranno tredici e hanno per protagonista il commissario Vito Strega, un personaggio estremamente complesso e umano.