domenica 11 febbraio 2018

«Una nuvola nera, nera come l'inchiostro versato su centinaia, migliaia di pagine che nessuno avrebbe mai letto».

Il diavolo nel cassetto
di Paolo Maurensig
Einaudi, 2018

pp. 114
€ 13,50 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Dichterruhe era diventato un luogo pescoso di anime disilluse, macerate nell'attesa, dove valeva la pena affondare la rete. (p. 46) 
Un autore di successo è anche un ricettacolo di manoscritti in attesa di una valutazione (o di una conferma della loro unicità): lo sa bene il narratore di Paolo Maurensig, così simile a lui, che si trova a scartabellare tra migliaia di pagine ricevute in visione. Improvvisamente, dalla massa incolore e terribilmente deprimente, riemerge un manoscritto sfuggito anni prima, una storia in grado di catturare completamente il narratore: ma la storia è anonima, come lo è il narratore, e celata è anche l'ambientazione, un paesino sulle montagne svizzere.
Eppure, pur (o forse proprio grazie) in questa vaghezza, si sviluppa una storia che si muove sul crinale del racconto fantastico e rischia di travalicare in un horror che ha sempre qualcosa di favolistico. Infatti, il narratore del manoscritto, che per comodità viene soprannominato Friedrich, si reca nel paesino svizzero rinominato Dichterruhe per partecipare a un convegno di psicologia, con la speranza di trovare nuovi autori per un editore specialistico. Da subito, l'atmosfera è vagamente sinistra: lungo il tragitto al convegno, uno strano prete dall'andatura svelta gli consiglia di non indugiare nel bosco, perché ci sono volpi ovunque, particolarmente aggressive, che possono attaccare la rabbia. Poi, quasi magicamente, l'uomo scompare dietro una curva e Friedrich, angosciato, cerca di uscire il prima possibile dal bosco, con un'istintiva paura nelle ossa.

Con sorpresa, il prete si rivela essere uno dei relatori, Padre Cornelius, con una relazione piuttosto singolare sul demonio nella quotidianità. Inutile dire che la maggior parte dei presenti ignora e sbeffeggia l'intervento, ma non Friedrich. Infatti, il religioso ha ben altra storia da raccontare, ma lo farà a sera, quando lui e Friedrich si ritroveranno alla Gasthof dove entrambi risiedono. Attorno a un tavolo, con i resti di una cena fredda, i due masticheranno una storia ben più gustosa della loro pietanza: tra gli ingredienti, il potere malefico della letteratura. In che senso? Secondo padre Cornelius,
La letteratura può dominare entrambi i campi: il concreto e l'astratto, il terreno e l'ultraterreno. Inoltre si diffonde e si moltiplica con infinite varianti nella mente dei lettori. [...] Lo scrittore, quindi, può formare una catena di pensiero in grado persino di dar vita e intelligenza a una figura da tutti considerata immaginaria, come si ritiene sia il diavolo. (pp. 19-20)
A dimostrazione di ciò, una nuova storia, racchiusa nel manoscritto di Friedrich: una storia torbida e cupa, ambientata proprio lì a Dichterruhe, anni prima. E se il diavolo si nascondesse proprio nella letteratura, o meglio nelle aspirazioni di ogni potenziale scrittore? 
A pensarci bene, qual è il grimaldello capace di forzare l'animo di un aspirante scrittore che le ha tentate tutte senza risultato? Bisogna fare leva sulla sua vanità, riconoscere in lui il genio incompreso, presentarsi come un taumaturgo capace di proporre rimedi, di ridare speranze, di ricostruire illusioni... e per un aspirante scrittore chi più di un editore compiacente possiede tutte queste qualità? (p. 53)
L'idea di per sé vincente di un Faust che venderebbe l'anima per la pubblicazione della propria opera, si sviluppa seguendo il flashback di padre Cornelius, ma qua e là è interrotta dal commento di Maurensig-narratore, che sintetizza e commenta passi del manoscritto. E così la storia, di cui non racconterò altro per non togliere la sorpresa, è continuamente occasione per riflessioni metaletterarie e metaeditoriali:
Ormai la grande letteratura finisce per misurarsi con il chiacchiericcio da strada, le voci più pure vengono sommerse come il canto di un bambino in mezzo al frastuono di un mercato rionale. La causa di tutto questo è la paura dell'indifferenza. Guai a essere giudicati indegni dell'attenzione altrui. (p. 77) 
Così, mentre la figura tradizionale della volpe, animale di grande bellezza e furbizia, muta e si trasforma in una temibile portatrice di malattia e sventura, nonché di morte, la storia cresce e si infittisce il mistero. Come riesce il diavolo a infilarsi nella quotidianità? Per scoprirlo, Maurensig ha ideato un racconto breve di certa presa sul lettore, coinvolgente anche oltre l'ultima pagina, critico sulla realtà editoriale, ibridato tra almeno due generi, libero nella fantasia.

GMGhioni


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