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Un altro modo di essere donna nella Parigi dell'800: "Marthe, storia di una prostituta", di Joris-Karl Huysmans

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Marthe, Storia di una prostituta
di Joris-Karl Huysmans
Prehistorica Editore, gennaio 2026

Traduzione di Filippo d'Angelo

pp. 171
€ 17 (cartaceo)

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Joris-Karl Huysmans ci è noto, dai banchi di scuola, come nome associato alla fine del movimento letterario del naturalismo e l’inizio del decadentismo: il suo romanzo più famoso, À rebours (Controcorrente), è pieno di atmosfere languide e oggetti bizzarri, accumulati dallo spirito eclettico e nostalgico del suo protagonista. Molto meno conosciuto, invece, è Marthe, storia di una prostituta, romanzo pubblicato nel 1876 e ora disponibile in traduzione italiana grazie a Prehistorica Editore. Il breve romanzo racconta la storia di Marthe, giovane ragazza, orfana, che scivola gradualmente e senza controllo nella vita dissoluta della donna non sposata in una Parigi ottocentesca, scura e sporca.

Conosce la strada, il teatro, la casa di tolleranza, il concubinaggio, la conoscenza carnale di molti uomini – e l’amore di uno solo, almeno per un po’ di tempo. L’incontro con la prostituzione è descritto come degradante nel corpo e nello spirito, ma l’impiego di una focalizzazione interna sulla protagonista la sottrae a qualsiasi tipo di giudizio del narratore esterno. L’aberrazione della casa dei piaceri è offerta al lettore solo tramite lo sguardo quasi stupito della ragazza, nel momento in cui varca una soglia da cui sa che non sarà facile tornare indietro: 
Poi si mise a guardare con ebetudine le strane posture delle sue compagne, di quelle civette irritanti, bellezze goffe e volgari, alcune massicce, altre mingherline, distese sul ventre con la testa fra le mani, accovacciate come cagne su uno sgabello, agganciate come orpelli agli angoli dei divani, con le loro chiome edificate in ogni forma. (p. 37)
La casa di prostituzione è luogo di sospensione della morale, in cui tutto è lecito e il corpo della donna è offerto come merce in cambio di denaro e mantenimento da parte dei molti uomini che si propongono. E al contempo, però, è anche luogo di solidarietà femminile, di amicizia che salva ogni qualvolta i pericoli di questa vita si spingono un po' troppo in là. La dualità tra il genere maschile e femminile, in Marthe, è abrasiva, quasi bellicosa: gli uomini sfruttano, picchiano e usano le donne per i propri fini personali, mentre le amiche, anche nello squallore delle loro soffitte, sono quelle da cui Marthe cerca e trova protezione a più riprese.

Léo, il suo amante, è un giovane poeta squattrinato, che ci ricorda le figure a metà tra leggenda e squallore dei poeti maledetti parigini ottocenteschi. E su questi temi si gioca la storia d’amore che li unisce e poi li divide: l’onestà della poesia, la volgarità della prostituzione, la donna idealizzata e quella reale, la miseria economica e quella dello spirito. In una soffitta parigina, mal riscaldata e piena di bottiglie di vino e liquori, la nobiltà di un amore passionale viene facilmente soffocata: 
Il giornale morì ancor prima di nascere, sopravvennero la miseria e, con essa, le terribili disillusioni del concubinaggio. Nei primi tempi ci si sforza di essere gentili; si cerca di anticipare i desideri dell’altro e si cede a ogni sua volontà. Ci si rende allora ben conto che la prima lite ne provocherà altre, ma la miseria fa tornare sobri. (p. 66) 
Marthe, storia di una prostituta è anche una storia di tentata emancipazione femminile, anche se nella sua forma più infelice e limitata delle condizioni storiche e sociali in cui la protagonista si muove. Marthe si trova a più riprese di fronte alla scelta tra la miseria, la violenza e l’infelicità data dalla devozione a un singolo uomo, e la ricchezza, le belle cose, ma anche il degrado morale dato dalla frequentazione di diversi uomini, tutti di uguale, infimo valore. Entrambe le vie a tratti tentano Marthe, a tratti la respingono, ma in fin dei conti la sua scelta sembra essere quella tra due tipi di infelicità, e un inevitabile scivolosa rovina verso l’alcool e l’impossibilità di salvarsi. 

Perché leggere Marthe, storia di una prostituta, oggi? Perché è un romanzo psicologico potente, in cui, come spiega la Postfazione, «il precoce interesse narrativo di Huysmans per le fluttuazioni della vita psichica, spesso colte alla frontiera con la follia» si traduce in una «supremazia dell’immaginazione sull’osservazione» (p. 166) piacevolissimo da leggere, anche nei passaggi più dolorosi. Il viaggio quasi onirico in cui il narratore ci accompagna ci fa conoscere da vicino personaggi ai margini della società, chiusi nelle loro battaglie senza fine, contro la bienséance, l’alcolismo e quel che ne resta dell’ideale dell’amore quando è costretto dalla miseria e dal moralismo della società francese di fine ‘800. 

Infine, Marthe non può non dare anche fastidio a un occhio contemporaneo, che vede nella rovina della ragazza l’azione di forze storiche e sociali più grandi di lei, e non solo il cedimento ai sensi di cui viene accusata dai vari uomini che sceglie e poi abbandona. E tuttavia, restano forti le riflessioni di Marthe sui rapporti di genere, uscite dall'esperienza degli abusi a cui è costretta a sottoporsi, e che cozzano con la romanticizzazione dei rapporti di genere proposta dalla letteratura e dalla poesia:
Vedi, una volta mi parlavi di una donna, adesso non mi ricordo il nome, sono ignorante io, che era una statua. Mi avevi detto che si era animata per un bacio dell’uomo che l’aveva fatta. Ora è il contrario, quando ci baciano diventiamo di marmo! Ah! Se sapessi quanto sono stanca di recitare quel ruolo! (p. 130)

Michela La Grotteria