lunedì 26 febbraio 2018

Ognuno è responsabile del suo dolore: è vero?

Storia della mia ansia
di Daria Bignardi
Mondadori, 2018

pp. 186
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ci ho messo tanto a riconoscere di essere diventata anch’io una persona ansiosa: per via delle manie di mia madre l’ansia per me era la cosa più brutta del mondo, non potevo accettarla. Io ero quella che reagiva, non quella che si arrendeva, come lei che si preoccupava di tutto tranne di ciò che importava davvero. Mi sono concessa di riconoscere l’ansia solo quando ho creduto di aver scoperto la cura: scrivere storie, portarle in scena. È stata l’ansia a non farmi fermare mai. (p. 30)
«Non si prendono decisioni in tempo di guerra»: è una frase che resta impressa nella mente di Lea, dopo la scoperta del suo tumore. È una frase che le fa pensare che lei, di lottare, non è mai stata stanca e che, anzi, lo sta facendo da tutta la vita. Ha lottato contro la sua ansia, trasmessa dalla madre iperprotettiva e asfissiante. Ha lottato perché la sua scrittura si affermasse in teatro. Ha lottato e lotta ancora per il suo matrimonio. Un matrimonio scoppiato, pensiamo subito noi lettori nelle prime pagine: in fondo, un uomo anticonformista, crudo e riservato come Shlomo può passare facilmente per menefreghista, egoista e non innamorato di Lea. E lei potrebbe sembrarci la vittima della situazione. Ma non è esattamente così: accudirsi è una parola che può assumere significati diversi, ogni famiglia ha i propri rituali e le proprie modalità di relazione. Certo, urlarsi addosso la reciproca insofferenza, come a volte accade tra Shlomo e Lea, non è semplice e soprattutto lascia sfiniti, in dubbio sui sentimenti dell'altro, senza energie. Eppure poi un piccolo gesto conferma la scelta di quel famoso vincolo "nella buona e nella cattiva sorte". Ma quanto i litigi possono strattonare una coppia, senza strapparla? E quanto la scoperta della malattia può innescare cambiamenti irreparabili? 

Storia della mia ansia legittima il proprio sentire e sentirsi: innamorati, storditi, sofferenti, devastati, risollevati, speranzosi, rassegnati, delusi, frustrati,... E la lista sarebbe ancora lunga: c'è vita vera qui dentro, e non faccio riferimento alla matrice autobiografica che viene tanto rimarcata dai giornali dopo le rivelazioni dell'autrice su «Vanity Fair»; parlo della franchezza che trasuda dalla sua protagonista, da Lea, che è un io narrante che non si fa sconti, né li fa agli altri o alla realtà quotidiana, resa ancor più difficile dalla chemioterapia:
Sono meno me stessa ora che sono calva, con un seno di silicone e un braccio difettoso? Anche se ogni tanto il malessere mi tiene prigioniera, dopo la prima infusione non mi è più successo di non sentirmi io. Il dolore estremo tiene in ostaggio la tua identità, ma quel che si può sopportare si sopporta e quasi si dimentica. Ciò che spero di non dimenticare mai è che esiste un mondo parallelo di malati che vive accanto a quello dei sani. Non ci sono differenze tra sani e malati, tranne una: i malati hanno più voglia di vivere. (p. 128)
È però alla prima seduta in ospedale che la donna incontra il trentaduenne Luca, più giovane di lei di diciassette anni, affascinante con il suo aspetto da pirata e il curriculum da professore di inglese. Luca ha qualcosa che Lea aveva dimenticato: la vivacità e la leggerezza, la capacità di ascoltare Lea e di comprendere fino in fondo il momento difficile.
Potrebbe certamente esserci l'amore, potrebbe aprirsi una nuova possibilità per Lea, provata fisicamente dall'operazione e dal calvario della chemio, ma soprattutto dal suo matrimonio incancrenito. Lea si arrovella, cerca spiegazioni, ma non tutto è razionale, è costretta ad ammetterlo:
Dobbiamo sempre trovare cause, significati, soluzioni. Se non mi fossi massacrata di lavoro, se mi fossi protetta di più, se avessi mangiato poco di tutto, se fossi stata moderata, razionale, se non avessi piantato grane, non mi fossi gettata in ogni fuoco e in ogni sfida, se non avessi sposato un uomo che mi fa soffrire, se mi fossi accontentata di gioire del vento tra i rami e non mi fossi spinta oltre i miei limiti forse il mio corpo avrebbe saputo tenere a bada il male. Ma non l’ho fatto. I miei errori sono ciò che più rimane. Gli entusiasmi, gli slanci, le emozioni e le passioni, i rischi che ho preso sono la mia vita. Gli errori hanno fatto di me ciò che sono. (p. 120)
Già, il nemico della svolta è sempre lui: l'amore. Perché Shlomo ha un modo tutto suo per stare accanto a sua moglie, e lei lo sa, lo giustifica, o forse lo ama così, per tutto ciò che lei non riesce a essere.

Storia della mia ansia è infine anche il romanzo della maturità creativa di Daria Bignardi: lei lo ha definito “il suo romanzo più importante”, e in effetti la penna dell'autrice scava solchi profondi in noi lettori, per poi passare alla leggerezza di qualche tocco, dettaglio che ci fa innamorare dei personaggi. Come ci fa innamorare della sua scrittura scabra, che conferma l'essenzialità e la concretezza che la Bignardi ha imparato come giornalista. Le emozioni, d'altro canto, sono tutte lì, nel composto ma costante bisogno di scrivere di Lea: 
[...] io sono solitaria ma ho bisogno di condividere quel che scrivo, e anche io lo faccio perché è la cosa che mi è sempre venuta più facile. (p. 81)

GMGhioni


Ci sono libri che sanno colpirci fin dalle prime pagine, facendoci bene e male al tempo stesso: il nuovo romanzo di #DariaBignardi, il molto atteso #Storiadellamiaansia, che ha richiesto una stesura e revisione di ben 40 mesi, è un libro che sa di sincerità e di verità. E non per via della sua matrice autobiografica (fin troppo chiacchierata, a nostro avviso), ma per la capacità di scavare in fondo all'animo di una donna che vive una relazione sentimentale drammatica, mentre il suo mondo sembra frantumarsi davanti all'inatteso calvario della malattia. Eppure c'è forza, come c'è capacità di riscatto e di far sentire la propria voce - senza urlare, con sobrietà, personalità ed eleganza. @gloriaghioni lo sta leggendo in uno dei primi pomeriggi di sole del 2018! #criticaletteraria #mondadori #novità #editoria #bookstagram #tablet #huawei #bookish #ebook #instalibri #instabook #ansia #storiadamore #bookaddict #reading #inlettura #inlibreria
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