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Saremmo gli stessi con un altro nome? "Tre nomi" di Florence Knapp: un romanzo toccante sulla violenza fisica e psicologica e sulle scelte che determinano la nostra vita

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Tre nomi
di Florence Knapp
Garzanti, febbraio 2026

Traduzione di Federica Merati

pp. 312
€18 (cartaceo)
€9.99 (ebook)

Cora ha lasciato l'Irlanda e la sua famiglia per inseguire il suo sogno di ballerina, che l'ha portata a Londra. Qui ha conosciuto Gordon, un medico che le sembra gentile e premuroso, almeno fino alle prime umiliazioni e alla prima violenza fisica e psicologica. Gordon è un manipolatore e controlla Cora in tutto. Cinque mesi dopo il loro incontro, la donna aspetta la loro prima figlia, Maia, una bambina che osservando la madre ha imparato a gestire il padre per non farlo sbottare, per non farlo arrabbiare e per non far sì che se la prenda con la sua mamma. Non importa che non abbia mai picchiato sua figlia, la violenza del potere che Gordon esercita sulle femmine di casa è aberrante e Cora vive nel terrore di sbagliare eppure nella sua testa una domanda insiste più di tutte: come è potuto succedere? E se la prima volta avessi opposto resistenza o fossi scappata? Sì, perché Gordon non si limita alle parole ma gli abusi che compie verso la moglie sono molteplici. Oltre ai calci, al tirarle i capelli e a sbatterle con forza il cranio contro la cucina, il marito le lancia la frutta addosso, le spinge il volto contro la lasagna fatta apposta per lui e la fa mangiare seduta per terra come i cani. Verbalmente le sue parole non sono meno feroci: si riferisce alla moglie dandole continuamente dell'incapace, dell'impedita, della cattiva madre. Cora vive una vita nell'ombra di un marito mostro, di cui ha paura ma da cui non sa come fuggire, o peggio, se vuole fuggire.

Nel 1987 un fatto cambierà per sempre la sua esistenza: la nascita di un nuovo figlio, un maschio. La tradizione della famiglia del padre di lui vuole che a ogni figlio maschio venga dato il nome di Gordon per tramandare il potere di un nome che evoca riconoscenza, sottomissione e grandezza. La stirpe dei Gordon. Cora però vorrebbe poter scegliere un altro nome per quella creatura innocente a cui vuole preservare un futuro più sereno, proteggendola dal peso di un nome così ingombrante e carico di dolore.

«Ho una domanda» la interrompe Maia. Fa un respiro profondo, quasi stesse per chiedere qualcosa di proibito, e poi dice: «Perché è così importante? Per papà, intendo. la cosa del nome uguale». Cora vorrebbe rispondere che è importante perché a volte gli uomini grandi si sentono piccoli dentro. […] Perché a volte il bisogno di compiacere le vecchie generazioni è più grande del bisogno di amare le generazioni future. A Cora sembra uno di questi gesti tribali, come battersi il pugno sul petto. Ma non dice nulla di tutto questo a Maia [...]. (p. 13)

Così, la storia si suddivide in tre possibili scenari: nel primo, al bambino viene dato il nome di Bear, nome proposto dalla dolce sorella maggiore Maia, di soli nove anni. Un nome che le ricorda appunto gli orsacchiotti: forti sì, ma dolci e coccolosi. Quando la madre all'anagrafe lo registra con questo nome la bambina è piena di orgoglio e riconoscenza, ma anche lei, come Cora, teme la possibile reazione spietata di suo padre nello scoprire che il figlio ha un nome diverso da quello stabilito.

Nello secondo scenario, al bambino viene dato invece il nome di Julian, padre del cielo, un nome che a suo modo, infonde forza e sicurezza in Cora. La donna smette di avere paura e affronta il marito: la registrazione all'anagrafe di quel nome, quello da lei scelto dal suo caro libro dei nomi, è il suo primo atto di ribellione. E' bello notare come nei primi due scenari Cora, spaventata o sicura di sé che sia, resta sempre una madre premurosa, attenta sia al neonato che alla figlia maggiore. Ha la forza di vivere per loro nella speranza che il loro avvenire non sia già segnato come il suo. 

Nel terzo scenario invece Cora si sottomette completamente alla volontà di suo marito e chiama il figlio come il padre: Gordon. Qui vediamo come la donna inizi lentamente a spegnersi, a non avere più le forze per vivere. Si sente svuotata, priva di alcuno stimolo che le dia un senso a quell'esistenza infelice e sofferente: perfino col bambino, è come se non riuscisse a volergli bene e gli attribuisse parte del suo dolore. La verità è che in questo scenario alternativo Cora è una donna vinta. Una donna distrutta dalla sofferenza e da questa vita che l'ha ingannata, e lei resta inerme non per sua volontà, ma perché non ha energie per reagire. Non è una cattiva madre, è una madre che non ce la fa più e che ha un disperato bisogno di aiuto.

Una sera tardi, Maia scende al piano di sotto per bere un bicchiere d'acqua. Poiché la luce del soggiorno è spenta rimane al buio, nell'ombra, mentre suo padre s inginocchia accanto a sua madre, che mangia da una ciotola sul pavimento della cucina con i polsi legati dietro la schiena. Con voce calma e bassa le dice:«Forse ora ci penserai due volte prima di farci vivere come animali, Cora. Non è piacevole, vero? Spero che questo ti aiuti a ricordare di pulire il frigorifero la prossima volta. Nessuno vuole mangiare cibo andato a male come questo». (p. 80)

L'autrice Florence Knapp, col suo esordio narrativo, ci fa riflettere sull'importanza del nome: nessuno sceglie di venire al mondo, così come nessuno sceglie come essere chiamato. Sono due imposizioni che ci vengono fatte, le prime della nostra esistenza. Lo fa con una scrittura brillante e accattivante, mai banale e sempre accurata. Le trecento e passa pagine si divorano voracemente, perché la trama è ben sviluppata. La storia procede di sette anni in sette anni, dal 1987 al 2022. Questi salti temporali e i tre scenari proposti funzionano magnificamente, perché oltre a donare un ritmo che invoglia il lettore ad arrivare alla fine, quest'ultimo si immerge completamente nella storia, immedesimandosi in ciascuno dei personaggi. I sentimenti che ci invadono nella lettura sono tanti: si passa dalla rabbia per il padre Gordon, alla paura che succeda qualcosa di brutto ai bambini e alla loro madre Cora, e si prova tenerezza per i primi amori, le prime scoperte e i gesti d'affetto che danno speranza

Non sappiamo se un nome possa davvero cambiare le sorti di un individuo e di quelli che lo circondano. Non sappiamo nemmeno se con un nome diverso avremmo preso un'altra strada dalla nostra, ma sicuramente sappiamo che le nostre scelte e le nostre lotte, interiori ed esteriori, fanno di noi quelli che siamo oggi. Un romanzo davvero molto bello e toccante: ringrazio l'autrice per averlo scritto e Garzanti per averne pubblicato l'edizione italiana. Un consiglio finale: in appendice non troverete solo i ringraziamenti ma anche un'interessante intervista alla scrittrice. Un approfondimento che offre uno sguardo ancora più intimo sulla costruzione di questa storia.

Carlotta Lini