giovedì 22 febbraio 2018

Uccellini canterini e fiori sempre in boccio: "Lo Straordinario" condominio di Eva Clesis

Lo Straordinario
di Eva Clesis
Las Vegas Edizioni, 2018

pp. 236
€ 14 (cartaceo)




Come puoi dire all'uomo che ami che lo stage di cinque mesi per cui avevi tanto insistito, accettando un rimborso spese di cinquanta euro molto di compromesso, e per cui avevi rifiutato il posto di assistente alla poltrona dal dentista di Sesto Marelli [...] insomma come puoi dire all'uomo che ami che lo stage presso la redazione online di Vogue Italia non ha portato al contratto che speravi, e che anticipavi a lui, ai tuoi, a Tea e ai vostri amici come "è cosa fatta"?

Lea credeva che certe cose succedessero solo nei film: quanto può essere assurdo perdere il lavoro e scoprire che il tuo compagno ti tradisce tutto in un'unica giornata? Se poi lui è anche l'intestatario del contratto d'affitto della casa milanese in cui si vive ormai da anni, è fondamentale trovare quanto prima una nuova sistemazione. Quando Lea incappa nell'annuncio di un perfetto appartamento mansardato per una miseria d'affitto, continua quasi a pensare di trovarsi un film. I proprietari sono degli adorabili vecchietti, carini e disponibili. Certo, le chiedono spesso aiuto per un sacco di lavori da fare all'interno del condominio e cercano palesemente di accoppiarla con il loro figlio. Tutto il condominio, chiamato Lo Straordinario, è un incrocio tra una comune hippie e una casa delle bambole. Cosa può esserci di pericoloso ed inquietante in un posto che profuma di lavanda e sambuco e gli uccellini cantano?

Un condominio è terreno fertile per la narrazione. Tutti, almeno una volta, ci hanno vissuto e si hanno ben presente quante storie si intrecciano tra i pianerottoli. Amicizie, simpatie, vere e proprie guerre in un microcosmo che è storia a sé: Ballard, su tutti, ha fatto scuola. Eva Clesis, in questo romanzo intelligente e divertente, ci introduce in questo surreale e patinato complesso di condomini alla periferia di Milano. 
Lo Straordinario, nome dato dagli stessi abitanti al loro complesso condominiale, è il protagonista indiscusso: non ha un solo dettaglio sotto gli standard. I fiori sono in boccio tutto l'anno, la spesa è collettiva e biologica, gli appartamenti sono curati fin nei minimi dettagli e gli uccellini cantano ogni mattina. Non ci sono topolini che ti aiutano a vestirti, ma per il resto sembra uscito da una fiaba. Come un'enorme orchidea dai vividi colori, il posto nasconde però qualcosa di sottilmente inquietante. In qualunque aspetto della vita, la perfezione senza alcun difetto mette in allarme, quasi fosse pronta ad attirarci per poi divorarci con la sua bellezza.
Lea scopre il posto in un momento di forte fragilità emotiva. Ha ormai 37 anni, non ha prospettive e niente di solido alle spalle e deve costantemente lottare con la gemella Tea, l'incarnazione della perfezione e del successo. Sembrerebbero i presupposti mentali perfetti per cadere in trappola, oltre che i classici cliché di inizio romanzo di genere chick lit. Lea però è un personaggio più sfaccettato dell'eroina di genere. Non è pasticciona, non è passiva: ha i suoi difetti, ben elencati e strutturati: 
Lea infatti ha tre difetti fondamentali, quattro se a suo dire si conta una taglia di troppo.
Perde il filo del discorso.
È disordinata. Ed è così pessimista che, rispetto a lei, i necrologi sono battute da cabaret.

ma è di fatto un emblema dei 30/40enni defraudati dalla crisi economica. La difficile strada del giornalismo, a Milano, pare quasi avere un passaggio obbligato per uno stage a Il diavolo veste Prada. Ma solo in America queste storie hanno un lieto fine: qui in Italia si concludono dopo rimborsi spesa affamanti e la frase "sai, l'azienda non se lo può permettere". Lea, pur disperata tanto da andare a vivere a trenta fermate tra metro e bus dalla civiltà, non si lascia ingannare dall'ambiente perfetto. Complice il grottesco nerd, Luca, che le instilla teorie da "GOMBLOTTO!" nella testa, la tensione cresce in maniera così palese e parossistica da farci sospettare che sia tutto nella sua testa, che lei si stia creando dubbi dove in realtà non ce ne sono perché 
la colpa non è solo di Lea, è che quelli come lei e Luca appartengono a una generazione marcia: ragazzi precari, che passano a suon di calci in culo dalla giovinezza all'età adulta e si insospettiscono dove non serve, per poi lasciarsi passare sotto il naso treni colmi di fregature.
Lo Straordinario, come già il condominio di Ballard, una volta che attira al suo interno non fa uscire facilmente. Autosufficiente e migliore del mondo reale non offre pretesti per avventurarsi all'esterno, dove l'aria è quasi velenosa dopo il dolce profumo dei fiori.
Lo Straordinario mescola in sé tanti elementi: dall'avvio quasi da chick lit, al crescendo di tensione da thriller, agli accenni da distopia, il tutto viene legato con un'ironia disincantata sul mondo che la rende brillante e da divorare nella lettura. E comunque, i miei padroni di casa a volte mi regalano delle uova. Dovrò iniziare a fare attenzione che non ci sia dietro qualche fine misterioso. 
Giulia Pretta


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