domenica 19 agosto 2018

Perdersi in un gioco a bivio e non sposarsi mai? Impossibile (o quasi). Parola di Jane Austen e di Emma Campbell Webster

Lost in Austen
di Emma Campbell Webster
Traduzione di Giulia Ovrinati
Illustrazioni di Pénélope Bagieu
Hop Edizioni, 2012

pp. 381
€ 20,00 

Cara lettrice che ami Jane Austen e che conosci per filo e per segno ogni sua opera, che ne diresti di calarti nella parte di Elizabeth Bennet, eroina di Orgoglio e pregiudizio, e provare a concertare un matrimonio che soddisfi “pratica e grammatica” sia del cuore che dell’economia domestica? Il matrimonio, nel caso non lo avessi capito (ma certo che lo hai capito, non fare la gnorri!), è proprio il tuo, perché ovviamente è da quando sei venuta al mondo che hai in mente di contrarne uno… o non  vorrai forse farci credere di avere passato tutti questi anni a persuaderti del contrario?! In ogni caso, non ti preoccupare: qualunque siano i tuoi più sinceri e profondi desideri non dovrai imparare nessuna parte a memoria, non c’è nessun film o spettacolo teatrale da interpretare e nessuna prova trucco e costume da fare (anche se, giustappunto a questo proposito… beh, che peccato!). Per capire se convolerai o meno a nozze con il tuo amato (o almeno concupito), ma soprattutto per scoprire di che pasta “austeniana” sei fatta, non dovrai fare altro che procurarti Lost in Austen, il book-game di Emma Campbell Webster pubblicato da Hop! Edizioni che ti porterà laddove, per l’appunto, ti piace “perderti”, cioè tra le trame e gli intrecci dei libri della cara Jane. Prima, però, fatti due conti, e valuta un po’ come sei messa a “Qualità”, “Intelligenza”, “Autostima”, “Relazioni” e “Fortuna”: ti servirà saperlo, Signorina, e di conseguenza darne (o non darne) prova al bellimbusto dei tuoi desideri e all’invadente consorzio civile in cui, ti piaccia o no, vivete entrambi immersi come ciliegine nello cherry.

sabato 18 agosto 2018

Parlare di sé attraverso storie altrui: il saggio che pare un romanzo di Paolo Di Paolo

Vite che sono la tua. Il bello dei romanzi in 27 storie
di Paolo Di Paolo
Laterza, 2017

pp. 214
€ 16,00



Devo fare due considerazioni iniziali sul libro di Paolo Di Paolo. La prima è che l'ho preso in mano per la prima volta a gennaio e l'ho finito solo ora: presto vi dirò perché. La seconda è che dei ventisette romanzi promessi dal titolo, io – che ho solo pochi anni meno dell'autore – ne ho letti esattamente tredici, e qui subentra prepotentemente la spinosa questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Il motivo per cui ho indugiato tanto su queste pagine non è legato però al mio senso di inferiorità di fronte all'indice, o all'evidenza delle lacune da colmare nella mia vita da lettrice, quanto alla natura stessa dell'opera. 
A indicare la strada (il viaggio da compiere) pensa la prefazione, che si presenta come una bellissima, intima lettera a Ninni, figura cara all'autore, fondamentale per la sua educazione letteraria: una vecchia signora nel senso più pieno e nobile del termine; dalle righe emergono il suo legame con la tradizione, l'eleganza, il pudore, ma anche la delicatezza e l'affetto per un ragazzino con cui si condivide non il sangue, ma un'affinità elettiva; grazie agli incontri con questa donna che pare straordinaria, l'autore ha formato – coltivato, alimentato – il suo gusto per le parola e per le grandi storie. Ha capito cosa i romanzi possono dare, ha estrapolato insegnamenti positivi ed "istruzioni per l'uso sbagliate, a rovescio" (p. XI). Da ognuno di questi libri, dai dibattiti che hanno alimentato, ha portato con sé qualcosa. Grazie ad ognuno di essi, ha vissuto altre vite, trovando in ognuna qualcosa della propria, o facendo propria quella altrui:
I pregiudizi ricevevano colpi quasi mortali. Lo spazio davanti agli occhi si allargava incredibilmente, caricandosi di possibilità. Questo, è stato leggere. Questo è. Fare entrare nella propria vita molte più persone di quelle che davvero riusciamo a incontrare per strada. Intrattenersi con bambini, adolescenti, adulti, vecchi, animali, con il mistero di ciascun vivente. E con il mistero delle cose, anche. Lasciarsi toccare da ogni esperienza, lasciarla depositare in noi. Avere quasi sempre le vertigini, per come si spalanca – leggendo – non solo lo spazio, ma il tempo. (p. VIII).

venerdì 17 agosto 2018

#CriticaNera - "La colpa" di Higashino Keigo e la prospettiva inedita di un crimine

La colpa,
di Higashino Keigo
Traduzione di Anna Specchio
Atmosphere Libri, 2016

pp. 350
€ 17,00 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Higashino Keigo è considerato uno degli autori più prolifici della letteratura giapponese contemporanea, con più di settanta titoli all’attivo tra romanzi, raccolte di racconti e saggi, il conferimento di diversi premi letterari e il ruolo di presidente dell’Associazione di scrittori mistery del Giappone dal 2009. Pur essendo uno scrittore poliedrico e dall’ispirazione varia (che risente molto dell’influsso di Natsume Sōseki), infatti, è conosciuto in patria (ma anche all’estero) soprattutto per i suoi romanzi gialli e noir: le sue due serie di maggior successo sono Kaga Kyōichirō, che racconta di un ex insegnante che entra in polizia e decide di indagare sui casi di omicidio, e Galileo, nella quale a risolvere i casi non è il detective incaricato ma il suo più fidato amico, il professore di fisica Yukawa Manabu, così brillante da ricordare lo scienziato italiano padre della scienza moderna.

Cosa guardi, Catania?

Catania non guarda il mare 
di Daniele Zito 
Laterza, Contromano, 2018 

pp. 152 
€ 13 (cartaceo) 
€7,99 (ebook) 



Scrivere un libro su una città non è mai una cosa facile. Il rischio di infarcire la narrazione di stereotipi sull’identità del tessuto urbano e della sua comunità è sempre in agguato, quello di trovare qualche locale che dissenta da come si descrive la propria città assicurato. Daniele Zito – siracusano di nascita ma catanese di residenza, già autore dei romanzi La solitudine di un riporto (Hacca, 2013) e Robledo (Fazi, 2017) – sa che ha corso un rischio scrivendo su Catania, come dice lui stesso nei ringraziamenti alla fine del libro stesso. Catania non guarda il mare è uscito il 5 luglio per la collana Contromano di Laterza, un agile volumetto di 138 pagine con inserti fotografici, la maggior parte dei quali sono dell’autore. 
Da catanese – che da undici anni non vive stabilmente a Catania – ho sperato di trovare nel libro la lucidità e l’originalità necessarie per parlare finalmente in maniera un po’ diversa di Catania, specialmente se chi si cimenta con l’ardua impresa ha sia l’occhio esterno di chi non ha sempre vissuto qui che l’occhio allenato dello scrittore.

giovedì 16 agosto 2018

Ciò che il film non mi ha dato: "Storia di una ladra di libri" di Markus Zusak

Storia di una ladra di libri
(The Book Thief)
di Markus Zusak
Frassinelli, 2009

Traduzione di Gian M. Giughese

pp. 564
€ 16,90



Assunti iniziali. Primo: ci sono film che funzionano bene quanto i libri a cui sono ispirati, se non addirittura meglio. Secondo: il successo della resa non dipende necessariamente dalla fedeltà all’originale.  Si tratta di quella che Roman Jakobson avrebbe definito una traduzione “intersemiotica”, ovvero un passaggio da un linguaggio a un altro, che richiede aggiustamenti e riflessioni, spesso anche l’obbligo di discostarsi in maniera importante dal modello, per renderne una certa idea di fondo, uno spirito sottile. D’altronde già ai tempi del ginnasio ci veniva ripetuto, durante la versione di latino, che la traduzione letterale a un certo punto deve cedere il passo a quella “di gusto”, in grado di rendere lo stile dell’autore, coglierne la sostanza (che io sappia, nessuno di noi ci è mai riuscito: eravamo più esecutori che artisti). Così, nei film, non sempre quello che si cerca è l’adesione perfetta e assoluta al testo di riferimento. La traduzione non implica tradimento, se si rispetta l’essenza del modello, pur modificandone magari persino la trama. Il Canone inverso di Ricky Tognazzi ha davvero poco a che vedere con l’ipotesto di Paolo Maurensig, eppure convince, commuove, rimane impresso nella mente mentre del libro si dimenticano presto i dettagli.

mercoledì 15 agosto 2018

#RileggiamoConVoi - Cosa leggere a Ferragosto?

Buon Ferragosto!
Anche noi oggi ci concederemo la più classica delle pause, ma di certo non vi lasciamo senza letture! Abbiamo pensato di consigliarvi libri che si prestano molto bene alla giornata di oggi, per una pausa tra una grigliata e un cincin: oltre al link alle nostre recensioni e al consiglio, questa volta troverete anche una foto decisamente... mangereccia! 

A domani con nuove letture,
La Redazione

***

Alessandra consiglia: 
"Gli assalti alle panetterie" di Haruki Murakami (Einaudi)
Perché: è una lettura veloce e poco impegnativa, alleggerita dalle illustrazioni di Igort, ideale per i pomeriggi d'agosto che profumano di grigliata. Inoltre è sempre bello perdersi nelle frasi oniriche e nelle ambientazioni magiche dipinte dalle parole di Murakami, anche in pieno agosto.
A chi: cerca una lettura breve, originale, fuori dall'ordinario, senza dover necessariamente investire pazienza e concentrazione elevata per immergersi in un romanzo lungo. A chiunque piacciano le storie "straordinarie", dove per "straordinario" si intende una trama che va oltre la realtà e il possibile, senza mai sconfinare nella banalità di alcuni elementi tipici della fantascienza. A chi, anche in estate, sente la sete d'Oriente. 



"Solo bagaglio a mano" di Gabriele Romagnoli (Feltrinelli)
Perché: non esiste invito migliore se non quello ad essere più leggeri, sotto ogni punto di vista: dall'aspetto più pratico riguardante le valigie che ci portiamo dietro in viaggio, magari proprio durante le ferie d'agosto, all'aspetto più spirituale che vuole farci apprezzare l'essenzialità delle cose importanti, lasciando "a terra" tutte le pesantezze e le zavorre che a volte la nostra mente crea. E il sole è un autentico compagno fedele che consente a tutti di spiccare il volo, stando bene attenti però a non immedesimarsi in Icaro naturalmente. 
A chi: a tutti. Soprattutto a quelli che sentono addosso ancora il peso dell'inverno e della quotidiana quanto velenosa routine di tutti i giorni. A chiunque senta la necessità di un consiglio di un amico sincero, perché il titolo stesso del libro è un ottimo suggerimento da seguire.

martedì 14 agosto 2018

Gli oscuri collanti del cuore: "Lacci", di Domenico Starnone


                                                                       
    Lacci
    di Domenico Starnone
    Einaudi, 2014
    pp. 138
                                                                                                           
    € 12,00 (cartaceo)                                                                         
    € 6,99 (ebook)           

Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie. Lo so che questo una volta ti piaceva e adesso, all'improvviso, ti dà fastidio. Lo so che fai finta che non esisto e che non sono mai esistita perché non vuoi fare brutta figura con la gente molto colta che frequenti. Lo so che avere una vita ordinata, doverti ritirare a casa a ora di cena, dormire con me e non con chi ti pare, ti fa sentire cretino. Lo so che ti vergogni di dire: vedete, mi sono sposato l'11 ottobre del 1962, a ventidue anni; vedete, ho detto sí davanti al prete, in una chiesa del quartiere Stella, e l'ho fatto solo per amore, non dovevo mettere riparo a niente; vedete, ho delle responsabilità, e se non capite cosa significa avere delle responsabilità siete gente meschina. Lo so, lo so benissimo. Ma che tu lo voglia o no il dato di fatto è questo: io sono tua moglie e tu sei mio marito, siamo sposati da dodici anni - dodici anni a ottobre - e abbiamo due figli (p.5).
Con questo monologo, pregno di un dolore appuntito ma composto, si apre Lacci (recensito anche da Marco Caneschi), romanzo che Starnone dedica alla vicenda del tradimento e della successiva riconciliazione di una coppia, quella di Vanda e Aldo, e alle dirompenti forze che dapprima scuotono e poi ricompongono l’unità di una famiglia. Nel suo investigare la vita coniugale, Lacci si pone come ideale complemento di altre due precedenti opere di Starnone: Via Gemito (2000) e Autobiografia erotica di Aristide Gambia (2011). Tuttavia, tra queste permangono delle sostanziali differenze sia per i temi trattati, sia per i tempi di ambientazione. Infatti, mentre Via Gemito affronta il tema delle dinamiche famigliari nell’Italia post fascista così come queste vengono viste dagli occhi del figlio dei protagonisti, l’Autobiografia è più centrato sulla rappresentazione della sessualità e sulle trasformazioni subite dalla famiglia e dalla coppia nella seconda metà del secolo scorso.

lunedì 13 agosto 2018

Quel disperato bisogno d'amore (negato)

Eleanor Oliphant sta benissimo
di Gail Honeyman
Garzanti, 2018

pp. 344
€ 17,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ha trent'anni, da nove anni fa la contabile in un'azienda di graphic design, occupa una scrivania come tanti altri. Non c'è niente di strano nella vita di Eleanor agli occhi dei suoi colleghi, se non quella brutta cicatrice che le deturpa una parte del viso. Ma loro ignorano tutte le cicatrici che Eleanor porta sotto i vestiti e soprattutto nel cuore: lei non lo dà a vedere, è la solita prevedibile, grigia, riservata se non asociale, anonima signorina Oliphant. Loro non sanno dei weekend ottenebrati dalla vodka, senza alcun programma o contatto sociale, non sanno neanche delle telefonate alla madre carcerata al mercoledì sera, puntuali nel portare frustrazione e delusione nel difficile equilibrio che Eleanor si è creata. Nessuno sa niente di lei, perché in fondo trincerarsi dietro l'anonimato è stato facile, dai tempi dell'incidente in poi. 
Eleanor si è concessa ben poco: ha dovuto imparare a cavarsela, passando da una famiglia affidataria a un'altra, senza sprecare l'occasione dell'università e del lavoro. Far valere i propri diritti è una parola, quando, come lei, si è convinti di non valere niente e di essere un rifiuto sociale. 

#PagineCritiche - Il pregiudizio universale: catalogo d'autore per imparare a pensare liberamente




Il pregiudizio universale
Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni
di Aa. Vv.
Laterza, 2016

pp. 393
€ 14 (cartaceo)



Nel 2016 Laterza pubblica per la prima volta Il pregiudizio universale. Il libro racchiude circa ottanta luoghi comuni, diffusissimi o insoliti, che vengono spiegati, e dunque demoliti, da un complesso di autori scelti tra intellettuali, giornalisti, economisti e personalità esperte nei vari settori. La prima cosa che si comprende attraverso questo libro, infatti, è che il pregiudizio è un’affezione trasversale: nessun settore della vita e del pensiero umani è esente dal contagio per una ragione semplicissima: i pre-giudizi, ovvero le idee preconcette che si assumono per valide senza un riscontro oggettivo, ci aiutano a semplificare la realtà, a ridurre la complessità del mondo e dunque a categorizzare e spiegare avvenimenti, persone e stranezze che incontriamo quotidianamente.

domenica 12 agosto 2018

"Eri già un artista": vita e opere di Michele Sapone, "il sarto di Picasso"

Il sarto di Picasso
di Luca Masia
Silvana Editoriale, 2012

pp. 319

€ 18 (brossura)


44.68–23.56.52–94.63.51–47: eccole qui, le misure di Pablo Picasso. Se mai vi venisse voglia di tagliare e cucire un abito che sarebbe andato a pennello a uno dei più grandi artisti del Novecento, avreste tutte le coordinate che vi occorrono. Difficilmente, però, sareste in grado di realizzare per lui – o meglio in suo ricordo – qualcosa che lo avrebbe accontentato come una delle creazioni di Michele Sapone, ovvero dell’uomo che, dall’inizio degli anni Cinquanta e fino alla morte del maestro, ne fu non solo il sarto di fiducia ma anche un amico intimo e uno squisito collezionista; un uomo partito dalla piccola Bellano, nella provincia campana, e approdato in cerca di fortuna a Nizza, in quella Costa Azzurra inondata di specialissima luce che già da tempo era residenza e crocevia per molti tra i principali pittori e scultori del modernismo. Luca Masia ha raccontato la storia di questo sodalizio nel libro Il sarto di Picasso, biografia romanzata di un autentico e sensibile homo faber e dei suoi incontri con personaggi straordinari.

sabato 11 agosto 2018

"Avrei voluto un’altra vita". Quando la parola apre porte altrimenti sbarrate

Sono anni che CriticaLetteraria segue con interesse le iniziative connesse al Premio Letterario Goliarda Sapienza (qui tutte le recensioni): le raccolte dei racconti che ne sono state tratte, i cortometraggi, il recente laboratorio di e-writing organizzato per i partecipanti, i continui e sempre nuovi tentativi di creare un dialogo tra la comunità che sta fuori e la comunità che sta dentro le mura carcerarie. Fattore comune a tutte queste iniziative è l’importanza attribuita alla parola come strumento di riscatto: nel raccontarsi (e nel leggere i racconti di altri) i detenuti hanno l’occasione di conoscersi meglio, di rielaborare il proprio vissuto, ma anche di accedere a realtà altre, di scoprire nuove dimensioni. La cultura adempie al suo compito primario: quello di formare la coscienza di individui e cittadini, di inserirli in maniera piena nel tessuto sociale – anche se, come in questo caso, partendo da un contesto più complesso, che richiede di colmare delle mancanze pregresse. 
Per comprendere meglio questo processo in atto, abbiamo deciso di contattare i vincitori dell’ultima edizione: in particolare, Eugenio Deidda, che con lo pseudonimo di Edmond (con cui fa riferimento esplicito al protagonista de Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas) ha ottenuto il primo premio grazie a “Sette pazzi”, ma che ha presentato anche un altro racconto ugualmente riuscito, in cui assume un inaspettato punto di vista femminile (“Non chiamatemi Guendalina”); Patrizia Durantini, autrice del racconto femminile più votato, “Ti ho ucciso”; e Salvatore Torre, alias “Arizona”, che ha concorso con due testi ( “Cose che capitano a Palermo” e “Allegoria di un’espiazione. Senza attenuanti”), qualificatisi ex aequo per il Premio Speciale Vatican News, assegnato tramite una votazione online da parte degli ascoltatori della radio. I tre intervistati sono stati lasciati liberi di rispondere alle domande nella misura in cui avessero preferito e le loro risposte sono state a tratti sorprendenti per ampiezza ed esaustività.

venerdì 10 agosto 2018

I ribelli della montagna

       

Alpi ribelli
di Enrico Camanni
Editori Laterza (Economica), 2018

pp. 237
€ 11 (cartaceo)



Che cosa accomuna Fra Dolcino e i No Tav? Reinhold Messner e Guido Rossa? Tina Merlin, i Valdesi, Tita Piaz e Alexander Langer? Semplice, il fatto di avere la montagna nel proprio Dna… montagna da vivere, da raccontare, da praticare, da difendere. Contro conformismi, sfruttamenti e cattive pratiche.

In questo bel libro, da poco uscito per l'edizione Economica di Laterza, Enrico Camanni delinea numerose figure di "ribelli" della montagna, personaggi che hanno rappresentato un modo diverso e, per l'appunto, "ribelle" di guardare ai territori montuosi. Contro il potere costituito, le convenzioni, la prona accettazione, le pratiche del turismo di massa, le modalità di sfruttamento scriteriate o non accuratamente pensate. E Camanni, il quale è uno che di montagna se ne intende (è lui stesso alpinista, oltre a essere un giornalista che di terre alte ha sempre parlato, nelle riviste che ha fondato e diretto, Alp e L'Alpe, sul quotidiano La Stampa e nei suoi numerosissimi libri) ci presenta persone e vicende con il ritmo della grande Storia.

Fiaba egiziana? No, tutto vero: "L'italiano più famoso del mondo" di Gaia Servadio


L'italiano più famoso del mondo
Vita e avventure di Giovanni Battista Belzoni
di Gaia Servadio
Bompiani, 2018

pp. 353
€ 16


Ci sono vite, nel corso ininterrotto della piccola come della grande Storia, che per intensità, vigore e numero di avventure trascorse, varrebbero come dieci, venti, forse trenta esistenze "normali". Questo è, sicuramente, il caso Giovanni Battista Belzoni, protagonista de L'italiano più famoso del mondo, monografia scritta in modo egregio da Gaia Servadio e pubblicato in una scintillante edizione a firma Bompiani. Va detto infatti subito, senza rischio di smentita, che la vita di Belzoni è stata, sotto tutti i punti di vista, eccezionale, e, appena si termina il libro, ci si chiede in maniera spontanea e sincera come un tale campione assoluto di "italianità" (qualsiasi cosa questa strana parola voglia dire) non sia ricordato in ogni istante dagli enti culturali del nostro Paese. Già perché Belzoni, per un lungo periodo, è stato, proprio come recita il titolo, l'italiano più famoso del mondo.

giovedì 9 agosto 2018

#CriticaNera - Il segreto di Palazzo Moresco: continuano le avventure del commissario Vittoria Troisi

Il segreto di Palazzo Moresco
di Irma Cantoni
DeA Planeta, 2018

pp. 347
€ 9,90 (cartaceo)
€ 4,99 (e-book)



Circa un anno fa Critica Letteraria intervistò per voi l'autrice de Il bosco di Mila, Irma Cantoni (questo il link), vincitrice del Premio Fai viaggiare la tua storia, che ritorna in libreria con Il segreto di Palazzo Moresco (libro/mania, 2018).
Protagonista de Il bosco di Mila era il commissario romano Vittoria Troisi, comparsa per la prima volta ne Il cartomante, e che ritroviamo ne Il segreto di Palazzo Moresco.

Il commissario è nuovamente nella città di Brescia, ed è rimasta in contatto con la piccola Mila Morlupo, ma stavolta è alle prese con l'omicidio di un ricco collezionista di opere d'arte, Lodovico Moro, che Vittoria ha avuto modo di conoscere durante una cena di gala e dal quale ha avuto subito un'impressione assai ambigua.
Quando Moro viene ritrovato morto all'interno del proprio palazzo il commissario, inizia la ricerca del colpevole, venendo a conoscenza delle oscure vicende e degli antichi rancori che costellano le vite dei membri della ricca famiglia bresciana dell'uomo.

S'ei piace, ei lice: "Pornage" di Barbara Costa

Pornage. Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo
di Barbara Costa

Il Saggiatore, 2018

pp. 307
€ 19,00

«Il porno vero non fa sconti a nessuno, fa tabula rasa di ogni maschera, protezione e barriera: solo in questo modo garantisce progresso e modernità. Il porno è felice e spudorata erotomania, è sentimento laico estraneo a ogni conformismo, non ha remore né paura di nulla, e non si ferma davanti a niente: trova sempre nuovi tabù da spezzare, nuove battaglie da vincere. Le combatte per noi pure se non vogliamo, le affronta anche a nostra insaputa. “We fuck together, we fight together” [...]»

Così la giornalista Barbara Costa nelle prime pagine del suo saggio Pornage, recentemente uscito per Il Saggiatore. Un viaggio veloce e intrigante nei meandri della pornografia ma anche dei diversi tipi di sessualità, con un focus particolare sulle ossessioni, le perversioni e le fantasie legate al sesso dell’epoca contemporanea.

Con l’avvento della tecnologia, strumento salvifico ma da saper padroneggiare, gli orizzonti della sessualità si sono potuti espandere fino a spalancarsi al riconoscimento di una molteplicità di orientamenti (da ritenersi superata la divisione soltanto fra etero e omo: sono più di settanta le identità sessuali riconosciute finora in sociologia) e di interessi, e alla vastità delle identità e degli interessi sessuali corrispondono molteplici strumenti per realizzarli. Proliferano le app di dating per mettere in contatto, ad esempio, feticisti della palestra (Gymder) e intellettuali (Sapio), donne che amano gli uomini con la barba (Bristlr) o persone alte (TallFriends), amanti della campagna e dei contadini (FarmersOnly) o del bacon (Sizzl). Proliferano i siti porno e le categorie al loro interno: Pornhub, la più grande piattaforma di video porno al mondo, ha ottanta milioni di visitatori giornalieri e i generi e sottogeneri del pornoweb sono oltre cinquanta.

mercoledì 8 agosto 2018

Della politica e altri tradimenti: "L'uomo in blu" nei palazzi del potere

L'uomo in blu
di Alessandro Mazzarelli
Elliot, 2018

pp. 185
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Davvero qualcuno può credere che la politica non assomigli all'amore?

Amore e politica: ne L'uomo in blu, di Alessandro Mazzarelli, i due temi si incrociano continuamente. E non solo perché Valerio, protagonista del romanzo, intreccia la sua vita privata alle vicende come assistente di un deputato della Repubblica. Non è nemmeno perché il lavoro, l'assorbente occupazione di uomo semi-politico, influenza tutte le sue relazioni, interrompendo amicizie, mettendo in pausa fidanzamenti e tagliando cordoni ombelicali. Piuttosto perché per una certa politica, come per un certo amore, bisogna essere portati.
Conosciamo Valerio come un qualunque ragazzo tra i venti e i trent'anni, lusingato da un'inservibile laurea umanistica a pieni voti, che si barcamena nella vita un po' a casaccio, senza programmazione: vive con i suoi, si toglie qualche sfizio con le ripetizioni e frequenta Giulia senza troppa intenzione.
La maggior parte del suo tempo la spende da Giufà, con amici idealisti e sfaccendati come lui, a criticare a giorni alterni e con la stessa ingenua sfrontatezza la poesia moderna e la politica. Per lui gli uomini di Stato sono come alieni, visti al tg come in un film di fantascienza, tanto che il primo incontro con un deputato suscita in lui un misto di emozione e paura, dubbi e fascino.

Un romanzo come un (abbozzato) reportage di guerra: Pascal Manoukian sui jihadisti "di casa nostra"

Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene
(Ce que tient ta man droite t’appartient)
di Pascal Manoukian
66th and 2nd, 2018

traduzione di Francesca Bononi

pp. 232
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Nel 1929, lo scrittore ungherese Frigyes Karinthy ha elaborato la teoria delle “cinque strette di mano”, secondo cui ogni individuo sulla Terra è collegato a chiunque altro mediante una catena di conoscenze con altre cinque persone: un'ipotesi interessante, oggetto di approfondimenti successivi e di notevole attualità nell’era dei social network.

La teoria di Karinthy è il filo rosso che unisce i protagonisti, principali o secondari, di Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene di Pascal Manoukian. Karim, giovane francese di origine algerina, vittima collaterale di un attentato terroristico, decide di infiltrarsi nelle fila dell’ISIS per contribuire, in qualche modo, alla lotta contro il Califfato e ai suoi tagliagole. Le procedure di arruolamento, possibili tramite la navigazione nel deep web, sono veloci e semplici quanto un banale acquisto online. Conclusa la fase di arruolamento, il giovane viene mandato in Siria, dove è testimone dei massacri operati da tutte le fazioni in conflitto e della condizione disperata delle vittime civili, che non hanno alcuna possibilità di sottrarsi alla carneficina operata sulla loro pelle e dalla quale nessuno dei protagonisti uscirà indenne.

martedì 7 agosto 2018

#PagineCritiche - Dall'affermarsi dell'empatia alla Dichiarazione universale dei diritti umani

La forza dell'empatia. Una storia dei diritti dell'uomo
di Lynn Hunt
Laterza Editori, 2018

1^ edizione originale: 2007
pp. 246
€ 18 (cartaceo)


Perché oggigiorno ci viene spontaneo provare orrore quando sentiamo di torture ancora praticate in alcuni Paesi? Perché deprechiamo le condizioni di schiavitù dei neri nelle piantagioni delle colonie? Sono passati anni da quando, nel 1948, è stata approvata la Dichiarazione universale dei diritti umani, ma il cammino che ci ha portati lì è lungo perlomeno centocinquant'anni ed è tutt'altro che lineare.
Nel saggio di Lynn Hunt, decisamente prezioso per la sua chiarezza oltre che per gli spunti d'approfondimento e la visione a trecentosessanta gradi, ci si avventura in questo viaggio che tocca il diritto, la politica, ma anche e soprattutto la società e l'etica

Il '68 nel cuore: "Rolling Star" di Paola Zannoner

Rolling Star. Come una stella che rotola
di Paola Zannoner
DeA, 2018

pp. 312
€ 16,00



È l'estate del 1968 e Massimo, diciassette anni, sta per partire per un viaggio che gli cambierà la vita. Tutto intorno a lui, più che sullo sfondo, vibra nell'aria una rivoluzione imminente, in alcuni "altrove" già in corso: c'è un'opposizione netta tra una "nuova" e una "vecchia" generazione, tra le leggi dei padri, vissute come stantie e superate, soffocanti e intollerabili, e i desideri dei figli, tra le istituzioni patriarcali ed educative che si sentono portatrici di valori superati e la necessità di nuovi insegnamenti, appresi direttamente dalla strada, dalla vita. Fin da subito il testo suggerisce questo conflitto attraverso le parole del narratore, in cui vengono messi in forte contrasto i pronomi di prima e seconda persona plurale: "voi", le "vostre" idee, contro "noi", la "nostra" libertà:
Io no, sono qualcosa che voi non siete mai stati. Appartengo a una nuova generazione nata nella pace, che non può seguire le vostre regole perché hanno seminato solo miseria e violenza. Voi avete diviso, noi invece ci uniamo. Noi stiamo ridisegnando il mondo. [...] Noi siamo un'onda poderosa, siamo fuoco che divampa, siamo rolling stones, pietre che rotolano e che nessuno può fermare. (pp. 10-11)
Per il suo viaggio, Massimo (che abbandonerà il suo nome "borghese" in favore di un più immediato Max) ha già scelto una compagna.

lunedì 6 agosto 2018

«Chiamatela trasformazione. Metamorfosi. Slealtà. Tradimento. Io la chiamo un’educazione»

L'educazione
di Tara Westover
Feltrinelli, 2018

Traduzione di Silvia Rota Sperti

pp. 384
€ 18,00 (brossura)
€ 9,99 (ebook)



Tutti i miei sforzi, tutti i miei anni di studio mi erano serviti ad avere quest’unico privilegio: poter vedere e sperimentare più verità di quelle che mi dava mio padre, e usare queste verità per imparare a pensare con la mia testa. Avevo capito che la capacità di abbracciare più idee, più storie, più punti di vista era un presupposto fondamentale per crescere come persona.

Tara Westover è una scrittrice di trentadue anni che ha studiato a Cambridge e si è specializzata ad Harvard. Una descrizione che calza su di lei così come su molti degli enfants prodige della narrativa angloamericana del XX e XXI secolo: non è un caso se il suo romanzo d’esordio, L’educazione, abbia scalato le classifiche di Stati Uniti e Inghilterra diventando in brevissimo tempo il caso editoriale del 2017. Eppure il romanzo non possiede le usuali caratteristiche dei bestseller da migliaia di copie: perché L’educazione è semplicemente sconvolgente. Non solo per la durezza e la violenza del contenuto, ma perché a partire da una singola parola, educazione, Tara Westover scava solchi profondi nel significato stesso della vita e di cosa significhi essere un individuo, lasciando cicatrici che scarnificano la pelle del lettore pagina dopo pagina e incidendo indelebilmente nella sua memoria.

L’Italia transculturale (che c’è già) nei racconti di Elvis Malaj

Dal tuo terrazzo si vede casa mia
di Elvis Malaj 
Racconti edizioni, 2017 

pp. 164 

€ 14 (cartaceo) 
€ 5,99 (ebook) 


Dal tuo terrazzo si vede casa mia è giunto alla seconda ristampa. Ed è la seconda bella notizia a proposito di questo libro. La prima è arrivata quando il titolo è entrato nei dodici finalisti del premio Strega di quest’anno (che, come si sa, non ha vinto, ma è un peccato che non sia entrato almeno nella rosa degli ultimi cinque). Sono due sorprese che fanno felici perché Dal tuo terrazzo si vede casa mia è un esordio valido, interessante e singolare. È una raccolta di racconti, genere che di solito non arriva alle finali dei premi letterari, ancor meno se la casa editrice non fa parte di nessuno dei grandi gruppi editoriali italiani (a proposito, nonostante ciò Racconti edizioni è riuscita a ottenere i diritti d’autore per pubblicare Fantasie di stupro di Margaret Atwood). L’autore, Elvis Malaj, è un giovane albanese che vive in Italia da quando aveva quindici anni, lavora qui e scrive in italiano. La candidatura del suo libro al premio Strega l’ha proposta Luca Formenton, che nella motivazione ha scritto: «Trovo salutare che in un paese in cui la legge sullo ius soli è rimasta impantanata nelle secche delle camere, i nuovi scrittori italiani non facciano più di cognome solo Rossi o Bianchi, ma Malaj, Scego, Brahimi, Vorpsi, Lakhous». Alla fine lo Strega l’ha vinto una scrittrice che di cognome fa Janeczek. E c’è da esserne contenti, in primis perché sia in quel caso che in questo di Malaj si parla di due bei libri – e ça va sans dire che se così non fosse non staremo qui a discuterne – e poi perché sì, è salutare che quantomeno la nostra letteratura e l’immaginario che lì viene rappresentato riescano a essere specchio del paese più coerentemente di quanto non lo facciano le nostre istituzioni.

domenica 5 agosto 2018

Egon Schiele nel "ritratto" di Wally Neuzil e di Edith Harms: "Le ragazze con le calze grigie" di Romina Casagrande

Le ragazze con le calze grigie
di Romina Casagrande
Arkadia, 2018

pp. 197
€15


Raccontare la vita di Egon Schiele, che voleva essere il più grande pittore di Vienna. Raccontarla senza altre mistificazioni rispetto a quelle che la sua reale biografia, così incredibilmente simile a una sceneggiatura, lascerebbe ricamare punto per punto. Raccontarla attraverso un romanzo in cui l’io narrante non sia né onnisciente né prevedibilmente riconducibile all’artista, bensì ancorato all’esperienza di due donne di assoluta importanza per il suo percorso: Wally Neuzil – che dal 1911 (aveva appena diciassette anni) fu sua modella, musa e compagna, e che alla fine della loro relazione partì come infermiera volontaria sul fronte balcanico, dove trovò la morte nel 1917 – ed Edith Harms – la giovinetta borghese che il 17 giugno 1915 diventerà sua moglie, ne porterà in grembo il figlio mai nato e che, come lo stesso Egon, morirà di febbre spagnola nel 1918. Questa la scelta di Romina Casagrande, che nel suo Le ragazze con le calze grigie, appena pubblicato da Arkadia, guarda all’artista proprio da quegli occhi femminili tante volte ritratti su carta e su tela: occhi sbarrati di stupore, vaghi di piacere, socchiusi nel compiacimento di avere le attenzioni dell’allievo prediletto di Gustav Klimt.

sabato 4 agosto 2018

Ciak, si disegna! Uno, nessuno, centomila Tiberio in un "book-game" di Daniel Cuello illustrato ad arte (la settima)

Indovina che Tiberio viene a cena
di Daniel Cuello
Baldini&Castoldi, 2015

pp. 160
€ 15,00




Ricordate Indovina chi viene a cena?, il film capolavoro di Stanley Kramer del 1967? Pellicola quanto mai attuale, essa poneva al centro della vicenda un duplice “effetto sorpresa”: il colore della pelle di una giovane coppia di innamorati – bianca lei, nero lui – per i futuri consuoceri, con tutto ciò che ne conseguiva in termini di pregiudizio e scandalo nuziale. Giocando su questo titolo, epperò palesando l’identità dell’ospite atteso per un immaginario desinare, Indovina che Tiberio viene a cena di Daniel Cuello promette ben altri grattacapi per il lettore, dal momento che il suo protagonista (Tiberio, appunto) ha invece proprio il vezzo di cambiare “pelle” – ovvero costume di scena – ogni volta, sfoggiando outfit che ne rivelano tutta la cinefilia e il gusto matto per il “citarsi addosso”. Sfogliare per credere.

venerdì 3 agosto 2018

L'epopea di Arriaga, ossia: anche i selvaggi hanno bisogno di un branco

Il selvaggio
di Guillermo Arriaga
Bompiani, 2018

pp. 752
€ 22 (cartaceo)


La vendetta ci gorgoglia nel sangue. È reale, palpabile, inerente alla nostra specie, è nella nostra natura. La giustizia è un apparato inventato dai piranha del dolore: poliziotti, giudici, avvocati, in agguato nella melma in attesa che le vittime cadano nella pozza, pronti a divorarle. Con i dentini affilati strappano via la loro fetta di sofferenza umana. La giustizia alimenta animali che si cibano di carogne continuamente avidi di vittime. La giustizia è la fonte della corruzione, una fandonia.  […] Per questo esiste la vendetta. Per spazzarli via. Per ripulire quel brodo maligno e putrido. (p. 539)

Attardarsi nella disperazione o reagire? Sono queste le due vie che si stagliano davanti a Jean Guillermo dopo l’assassinio del fratello tanto amato da parte di un gruppo di fanatici religiosi ed estremisti di destra neo maggiorenni.
Siamo alla fine degli anni sessanta, in un Messico in cui la legge è legata a doppio filo a un sistema di corruzione che non consente a tutti di avere la giustizia che meritano. E Jean Guillermo non solo assiste impotente a tutta quella serie di eventi che portano alla distruzione della propria famiglia, ma addirittura ne è, a suo modo, artefice. È la rabbia, dunque, mista al senso di colpa e alla disperazione, a dominare questo romanzo maestoso e potente, certamente non indifferente per i contenuti né per il linguaggio usato (complice anche l’ottima traduzione); ma insieme alla rabbia troviamo anche l’apatia di chi non ha i mezzi per uscire con le proprie gambe dall’inferno che gli sta capitando attorno.
E qui arriviamo al cuore di questo “secondo punto di vista” (il primo è di Gloria Ghioni, che ha recensito il libro a giugno) sul Selvaggio di Arriaga.

Due coppie tra commedia e noir: "Siracusa" di Delia Ephron


Siracusa
di Delia Ephron
Fazi, 2018

Traduzione di Enrica Budetta

pp. 332
€ 17,70 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


L’autrice Delia Ephron, sorella della forse più conosciuta Nora, è diventata famosa per i suoi libri brillanti e ironici, commedie sentimentali molto apprezzate soprattutto negli Stati Uniti. Il suo ultimo romanzo, Siracusa, nonostante le premesse possano trarre in inganno diventa ben presto un noir con un finale sorprendente

Due coppie di New York, che si conoscono ma non si frequentano nella loro vita di tutti i giorni, decidono di trascorrere una vacanza insieme in Italia, a Roma e a Siracusa. Le città vengono presentate in modo piuttosto atipico per gli standard americani, risultano infatti un mix di patrimonio artistico, talvolta trascurato e fatiscente, come se fossero vecchie signore decadenti. 

giovedì 2 agosto 2018

La zona d'ombra della tradizione fiabesca: "The Hazel Wood" di Melissa Albert

The Hazel Wood
di Melissa Albert
Flatiron Books, 2018

pp. 355
$16.99


Alice e sua madre Ella hanno trascorso la loro vita in fuga, inseguite da un’inspiegabile malasorte che le costringe a spostarsi da una città all’altra. Alla morte della misteriosa nonna di Alice, che all’inizio degli anni Settanta ha pubblicato un’introvabile collezione di fiabe intitolata Tales from the Hinterland sotto il nom de plume Althea Proserpine, pare che per le due sia giunto finalmente il momento di stabilirsi e vivere una vita normale. L’improvvisa scomparsa di Ella, però, costringe Alice a intraprendere un viaggio che la porterà al centro del mondo fiabesco di sua nonna e a convincersi che, forse, le fiabe del suo libro non sono soltanto storie.

In The Hazel Wood, Melissa Albert, fondatrice del Barnes & Nobles Teen Blog, fonde elementi del genere fiabesco e della narrativa young adult. Le premesse sono affascinanti. Il nome di Alice evoca naturalmente il capolavoro di Lewis Carroll, e in effetti la struttura del libro è una vera e propria discesa “nella tana del coniglio”, ma il debito più esplicito è sicuramente quello alla Camera di sangue di Angela Carter (1979), la più nota collezione di riscritture fiabesche in chiave femminista. Le protagoniste delle storie dell’Hinterland sono tutte fanciulle la cui mostruosità scaturisce da un abuso (o più spesso, sottilmente, dalla mera possibilità di un abuso). La stessa Alice, specie nella prima parte del romanzo, soffre di attacchi di aggressività che riesce a controllare a malapena; Albert non dà un nome clinico al suo disturbo comportamentale, ma questa scelta di rappresentazione è un piccolo colpo di genio alla luce degli eventi della seconda metà del libro. 

mercoledì 1 agosto 2018

Nonna Picassa di Marcello Jori

Nonna Picassa

di Marcello Jori
Mondadori, 2000
Collana: Strade blu

pp. 264
€ 16,90


L’artista italiano Marcello Jori  dà vita, sullo sfondo di una Bologna degli anni ’70, a un emozionante romanzo, in cui l'amore tra una nonna e suo nipote si fondono all'arte, divenendo pura magia, con tutte le complesse dinamiche relazionali del caso.
“Una luce incandescente di arte vera si era accesa nel punto sbagliato e bisognava al più presto allacciare un cavo elettrico con il mondo.”
Marco, il protagonista del libro, ha una nonna geniale, che scopre alla veneranda età di ottant'anni una predisposizione innata per l'arte pittorica, al punto di riuscire a realizzare con assoluta nonchalance opere degne di Picasso, di fronte agli occhi increduli, non privi di iraconda invidia, del nipote.
"Possibile che una tabula rasa cominci a dipingere a ottant'anni e sappia già cosa fare?"
 Marco ingaggia una divertente competizione artistica con quel mostro di bravura della nonnina da cui si sente irrimediabilmente schiacciato e afflitto. Lui, ancora inesperto, deve misurarsi con la genialità dell’irrefrenabile ottantenne, dalla quale fugge nel tentativo di costruirsi un’indipendenza personale. La vita tuttavia ha in serbo qualcosa di diverso per lui, nel momento in cui l’autrice di quadri follemente paragonabili all’indiscusso genio iberico di Picasso, si ammala. L’arte assume a quel punto una nuova connotazione, quella di musa guaritrice, catalizzando involontariamente l’attenzione su se stessa.

martedì 31 luglio 2018

LibriSottoLOmbrellone - luglio 2018

Porto (Corsica) - Foto di ©SabrinaMiglio
Buongiorno lettori

Per molti le ferie sono alle porte e noi siamo qui, accaldati ma ugualmente concentrati su belle letture, a consigliarvi cosa mettere in valigia. 
Se stavolta i gialli e i noir la fanno da padrone per portare un po' di relax e di mistero sotto l'ombrellone, non mancano i romanzi impegnativi e un tocco di saggistica. Per scoprire se un libro fa per voi, cliccate sul link e leggete la nostra recensione!

Buona lettura e felice agosto! 
La Redazione

***

Carolina consiglia: 
"La pallina assassina" di C. Olséni e M. Hansen (Bompiani)
Perché con un titolo così, non può che essere la lettura perfetta per farsi quattro risate in spiaggia, sotto l'ombrellone (a patto di essere isolati dal mondo perché, in caso contrario, sicuramente i vicini verrebbero disturbati da uno sghignazzo continuo). Perché è un thriller surreale, stravagante, un po' pazzo, e completamente diverso da qualsiasi altra cosa abbiate mai letto.
A chi: agli ottuagenari arzilli, ai loro figli e nipoti, a chi cerca leggerezza e ironia; a chi ama i gialli, ma solo quelli che non si prendono troppo sul serio; a chi ama le commedie, ma con una sfumatura di mistero, a chiunque voglia qualche ora di svago e disimpegno... e non si vergogna a rendersi un po' ridicolo in pubblico. 


"Sono contrario alle emozioni" di Diego De Silva (Einaudi)
Perché il bello dell'estate è che a volte si può, piacevolmente e senza sensi di colpa, fare l'esperienza dell'inutilità: si va in giro senza meta, si scelgono volumi in libreria facendosi ispirare solo dalla copertina, ci si abbandona a svaghi leggeri e disimpegnati, privi di risvolti morali o formativi. E il volume di De Silva è esattamente questo: non è un romanzo, non ha una trama, è solo un accatastarsi di pensieri saggi e inutili, ironici e ineffettuali. Che ti fanno ridere e riflettere anche sotto l'ombrellone, ma quasi senza volerlo. 

A chi ama l'autore e il suo personaggio, l'avvocato Vincenzo Malinconico, che in quest'opera non fa un granché, ma è inequivocabilemnte se stesso. A chi ama divagare, chiacchierare nelle serate estive, identificarsi con i deliri delle menti altrui e riconoscerli come propri. 

Cecilia consiglia:
"Sempre Libera" di Lorenza Natarella (Bao Publishing)
Perché: perché quello di Maria Callas, al secolo Sophia Cecelia Dimitriadu, è un autentico mito del Novecento, e Lorenza Natarella ce lo illustra in una graphic novel personalissima, che ne mette in evidenza virtuosismi e stecche con uno stile grafico che non si dimentica.
A chi: a chi, insofferente ai tormentoni estivi trasmessi dalle radio, vuole trovare sollievo nella lirica e in una sua interprete immortale, ripercorrendone la vita da una prospettiva tutt'altro che banalmente celebrativa; a chi ama la Grecia e (come tutti) non è certo rimasto indifferente nei confronti della recente tragedia nazionale e vuole dedicare un pensiero di bellezza a questa terra meravigliosa ripercorrendo la vita di una sua figlia illustre, dal momento che proprio greche sono le origini della diva del palcoscenico e che le sue ceneri vennero disperse sulle acque al largo di Atene.

#CriticARTe - La versione di Berthe, Eva, Marie e Mary: Martina Corgnati racconta vita e opere di quattro pittrici vissute all'alba del Modernismo

Impressioniste.
Berthe Morisot, Eva Gonzalès, Marie Bracquemond, Mary Cassat
di Martina Corgnati
Postfazione di Federica Turco

Nomos Edizioni, 2018

pp. 215
€ 19,90

Ci sono copertine belle, copertine brutte, copertine di concetto e copertine di contrappunto. La copertina di Impressioniste, il volume a firma di Martina Corgnati dedicato alle quattro pittrici che, nella seconda metà dell’Ottocento, fecero la storia delle arti visive alla pari dei loro più noti colleghi uomini, è una copertina semplicemente perfetta. Non solo perché l’autrice di Lo chignon (1865-1870) è proprio Eva Gonzalès, ovvero una delle artiste al centro del libro insieme con Berthe Morisot, Marie Bracquemond e Mary Cassat, ma perché nella figura femminile che offre allo spettatore lo spettacolo della bella schiena illuminata e dei folti capelli acconciati (di cui ci pare di percepire volume, morbidezza e profumo) c’è tutto il mistero e l’intrigo che ancora largamente aleggia sulle vicende biografiche e artistiche delle quattro pittrici, la cui scelta di vita andò ben oltre il grazioso svago domestico; lo stesso mistero e lo stesso intrigo, dunque, che a distanza di tempo riesce ancora a trasmetterci la fisionomia ignota della modella del quadro. Così, con una similitudine efficacissima, aprire il libro sarà come poggiare una mano sulla spalla nuda di questa figura senza sguardo, farla voltare e ammirarla finalmente in viso: allora, come per effetto di una sorellanza artistica, nelle linee del suo volto si potranno scorgere i tratti delle quattro in esame; i loro e, per contagio, quelli di tutte le donne ancora in attesa di un giusto riconoscimento identitario e professionale.

lunedì 30 luglio 2018

Quanto può essere comica la pura e semplice realtà!

La spartizione. La comica avventura di un uomo diviso fra tre donne
di Piero Chiara
Oscar Mondadori, 1973

1^ edizione: 1964
Con introduzione di Carlo Bo

pp. 190
attualmente € 9,00 (cartaceo)


Se avete bisogno di un romanzo divertente e acutamente critico nei confronti della società, cercate in libreria o in biblioteca La spartizione di Piero Chiara, e resterete abbagliati dall'ancora clamorosa attualità della sua ironia. Edito nel 1964, La spartizione ambienta a Luino una singolare «comicità eroica», per dirlo con Baldacci: Emerenziano Paronzini (nome che già suscita un sorriso di per sé) è un uomo a dir poco grigio, il classico funzionario amministrativo tutto compassato, di poche parole; eppure a migliorare la sua vita manca l'elemento fondamentale: una moglie. Le sue attenzioni cadono sulle tre sorelle Tettamanzi, di recente orfane di padre: una più brutta dell'altra, con teste che ricordano questo o quell'ortaggio del fantastico orto del loro defunto padre, le ragazze sono diventate donne senza mai conoscere uomo. Il padre, Mansueto di nome ma non di fatto, ha sempre relegato le figlie alle cure della casa e alla devozione religiosa, assistendo giorno dopo giorno alla crescita di questi prodigi di bruttezza. Certo, ognuna di loro ha una dote fisica notevole: capelli stupendi Fortunata, gambe invidiabili Tarsilla, mani che sembrano gigli recisi Camilla; ma una sola qualità non può neanche lontanamente farle sembrare belle. Anche se Tarsilla attira le occhiate e i commenti degli uomini, a cominciare dallo scansafatiche Paolino, sempre seduto sulla soglia del suo negozio, nessuno si è mai impegnato con una proposta né ha portato a cena una delle tre sorelle. Diciamo che tutte e tre avevano semplicemente accantonato le aspirazioni matrimoniali, pensando che non ci fossero prospettive e che ormai, alla loro età, fossero destinate allo zitellaggio. 

#PagineCritiche - Un immaginario pop e mostruoso: Dal Leviatano al drago di Anna Angelini

Dal Leviatano al drago
Mostri marini e zoologia antica tra Greci e Levante
di Anna Angelini
il Mulino, 2018

pp. 217
€ 20 (cartaceo)



Non c'è bisogno di essere un nerd o un geek (variante ancora più "estremista" di questa categoria sociale inventata in America e poi esportata nel resto mondo) per accorgersi di come il drago sia, ancora oggi, una figura molto ricorrente in film, cartoni animati, romanzi e videogiochi. Soltanto questo basterebbe a rendere Dal Leviatano al drago. Mostri marini e zoologia antica tra Greci e Levante di Anna Angelini, edito da il Mulino, un volume davvero interessante per comprendere una larga fetta del nostro immaginario. Grazie a un lavoro di ricerca profondo e attento, Angelini infatti costruisce un discorso ampio, ma in cui il lettore non perde mai il filo, per merito di un acuto gioco di associazioni/differenza tra la figura del drago a quella di un'altra, basilare e fondante, figura/creatura mitica, ovvero quella del Leviatano (la quale finirà per influenzare a livello non solo religioso ma anche filosofico molti pensatori). Questa inedita chiave di lettura rende il libro appassionante e molto interessante da leggersi, ma anche lo espone a qualche critica.

domenica 29 luglio 2018

#CriticaLibera - Andare in vacanza... con la lingua italiana!

Avete mai pensato di sfruttare le vacanze per rappacificarvi con la lingua italiana, o anche solo celebrarla, approfondendo questo o quell'aspetto che vi sta più a cuore? Nel pezzo di oggi vi consigliamo qualche lettura rapida e piacevole, ben sapendo che una tira l'altra (d'altra parte, i libri qui sotto occupano poco posto in valigia e tanto solo nella mente!). E dunque ecco un po' di consigli per un'estate all'insegna dell'italiano!

PER GLI APPASSIONATI DELLA COMUNICAZIONE ONLINE...


In che cosa si è trasformata la comunicazione attraverso i social network e i blog? Leggiamo perlopiù linee polemiche e disfattiste, ma non è quello che credono le tre autrici che trovate qui presentate: nel suo Book blogger, Giulia Ciarapica si sofferma sulla comunicazione di più ampio respiro, legata al parlar di libri online, trattando vari casi italiani (ci siamo anche noi!) e dando validi suggerimenti a chi vuole accostarsi a questo mondo da lettore o da scrivente (per approfondire l'argomento, qui trovate l'intervista all'autrice). 
Sempre propositivo e costruttivo è l'approccio di Vera Gheno nel suo Social-linguistica (recensito qui): non siamo in preda all'anarchia, ma a una nuova varietà di italiano che si plasma sulla scia delle necessità della rete. Certamente gli strumenti di Gheno sono i più opportuni per analizzare lo status quo: formazione sociolinguistica e tanta pratica sulla rete. 
Per chi invece volesse riflettere sulla forma che acquistano le parole online quando si fanno racconto, spesso piegato al marketing, allora c'è Racconto e storytelling di Serena Bedini: la prima parte del saggio è dedicata a nozioni di narratologia, utili come ripasso prima di passare al cuore del suo studio, invece incentrato sullo storytelling, la forma più moderna della narrazione, che invade il campo pubblicitario, tanto quanto quello giornalistico e politico. 

sabato 28 luglio 2018

#ScrittoriInAscolto - "Inviata speciale", incontro con Jean Echenoz

Inviata speciale
di Jean Echenoz
Adelphi, 2018


Traduzione di Federica e Lorenza Di Lella


pp. 248
€ 18 (cartaceo)
€ 1,99 (ebook)


A Constance era già capitato di essere scrutata in quel modo ma stavolta le è parso che l’esame non avesse intenti medici o libidici. Poi, voltandosi verso Objat: «Ha ragione, ha detto Bourgeaud, credo proprio che possa fare al caso nostro».
«Mi scusi, si è spazientita Constance, ma di quale caso sta parlando? È semplice, ha risposto il generale, la manderemo a destabilizzare la Corea del Nord». 
Qualcuno ha rimproverato Echenoz di misoginia. Lo ha raccontato di fronte a una piccola platea di blogger qualche settimana fa, a Milano. A fare da mediatore per noi c’era Giorgio Pinotti, che dell’autore ha tradotto Il mio editore, Ravel e Correre, tra gli altri.

Stavolta, ha detto, la protagonista del romanzo è una donna; e mi dispiace di non aver avuto la prontezza di spirito per controbattere che i miei personaggi maschili sono trattati molto peggio delle donne. Inviata speciale, l’ultimo romanzo uscito per i tipi di Adelphi (recensito qui), non fa eccezione a mio parere: i personaggi maschili fanno male i conti, sono spesso spietati, e anche quando sono di buoni sentimenti risultano impacciati. La protagonista, Constance, ha suscitato molte curiosità che Echenoz ha soddisfatto con la sua ironia. «Per scrivere di lei ho lavorato da scrittore, osservando: Constance è la somma di molte delle donne che ho incontrato, tutte hanno contribuito». Il risultato è una donna molto attraente dal carattere mite; si è ritrovata per caso a cantare una canzone pop che nel tempo è diventata un tormentone internazionale, persino nella Corea del Nord. Ed è proprio per la sua inconsapevolezza che viene scelta per la delicata missione di portare un po’ di scompiglio in quel paese atroce. 

venerdì 27 luglio 2018

Se la copertina è bella, scappa: ecco "Il segreto del mercante di zaffiri"

Il segreto del mercante di zaffiri
di Dinah Jefferies
Newton Compton, 2018

Traduzione di Martina Rinaldi

pp. 384
9,90 € (cartaceo) 
2,99 € (ebook)



A metà tra romanzo rosa e giallo, Il segreto del mercante di zaffiri, di Dinah Jefferies, è la conferma che non bisogna giudicare un libro dalla copertina. Nel senso che se la copertina è troppo attraente, patinata, e riporta cifre di vendite e altri tradizionali Clamorosi Segni di Successo, il contenuto del volume risulterà piuttosto povero, quando non deludente.
L'ultimo libro di Jefferies è ambientato nello Sri Lanka del 1935. I ripetuti riferimenti a flora e fauna locale (nel romanzo un ambiente centrale è la piantagione di cannella di Cinnamon Hills), non riescono a conferire alla storia un'aura di fascino, risolvendosi invece in un elenco di piante e animali.

#CriticaNera - La strana estate di Tom Harvey

   


L'estate del silenzio
di Mikel Santiago
Editrice Nord, 2018



Titolo originale: El extraño verano de Tom Harvey
Traduzione dallo spagnolo di Patrizia Spinato



pp. 399
€ 18,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Immaginate che il vostro cellulare squilli proprio mentre siete impegnati in un incontro amoroso: chi vi chiama è una vecchia conoscenza, una persona che non sentite più da mesi o anni. Che cosa fate? Vi sciogliete dall'abbraccio e rispondete oppure richiamate più tardi? Tom Harvey, il protagonista di L'estate del silenzio, il secondo giallo di Mikel Santiago, decide di rimandare la conversazione con Bob, tra l'altro suo ex suocero e pittore famosissimo, a un momento più adatto… aprendo così davanti a sé le porte di un'estate infernale. Della serie «lo sventurato non rispose…».
Il giorno dopo, quando cerca di mettersi in contatto con il padre della sua ex moglie Elena, Tom Harvey scopre che Bob è morto e che proprio lui era il destinatario della sua ultima chiamata. Un quarto d'ora dopo aver provato a contattare Tom, Bob è infatti caduto dal terrazzo della sua splendida villa al mare e si è sfracellato sugli scogli. Sembra una disgrazia, o forse un suicidio. Sembra…