mercoledì 17 ottobre 2018

E se sotto i nostri piedi si nascondesse l'opportunità di ricominciare a sognare? Il romanzo corale di Jennifer Haigh, "L'America sottosopra"

L'America sottosopra
di Jennifer Haigh
Bollati Boringhieri, ottobre 2018

Traduzione di Mariagiulia Castagnone Prati
pp. 507
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,00 (ebook)


La Pennsylvania rurale non è un luogo che affascina la gente, almeno di solito. Ma ciclicamente, periodicamente, le sue viscere suscitano l'interesse generale. Forate, spogliate, messe a fuoco, costituiscono un'offerta votiva ai bisogni della collettività. (p. 21)
Un maledetto lavoro in una prigione mentre tua moglie e tua figlia vivono in un prefabbricato poco più grande di una roulotte; la lotta quotidiana per far affermare l'allevamento e la coltivazione biologici in una comunità tanto ancorata alla tradizione da additare con stupore la tua compagna, pur sapendo da anni che sei omosessuale; la difficoltà a rifarti una vita dopo la morte di tuo marito, dopo che hai faticato ad affermarti come pastore donna; la desolazione, attorno, di una cittadina come Bakerton, che per anni è stata sfruttata come giacimento minerario e poi è stata abbandonata. Non è desolazione, questa? Se tu fossi messo come loro, non ti lasceresti affascinare dalla proposta della Dark Elephant, che un bel giorno sguinzaglia i suoi agenti immobiliari sul territorio con una proposta del genere: «Non dovete fare niente - dice con un sorriso da bravo nipote. Firmate i documenti e aspettate che vi arrivi l'assegno»
Forse, se a braccare gli abitanti di Bakerton non ci fossero da anni la miseria e la sensazione di aver perso l'opportunità per realizzarsi, qualcuno leggerebbe meglio le condizioni quasi illeggibili in calce al contratto... E invece... Non tutti, ma in molti firmano senza riflettere, addirittura a volte senza consultare il coniuge, ingenuamente convinti che quella sarebbe stata la svolta. 

martedì 16 ottobre 2018

#LectorInFabula - Se Barney Stinson inizia a scrivere libri per l'infanzia, la magia esiste davvero!

La BandaCadabra
di Neil Patrick Harris & Alec Azam
Editrice il Castoro, 2018

Traduzione di Maria Laura Capobianco
Illustrazioni di Lissy Marlin
Illustrazioni Impariamo a... di Kyle Hilton

pp. 272
€ 13,50



Alla voce trasformismo sul dizionario si troverà la seguente definizione: Neil Patrick Harris. L’artista americano è infatti attore, ballerino, abilissimo prestigiatore (è stato presidente dall’Accademy of Magical Arts dal 2011 al 2014), presentatore e comico. È passato alla storia per il Barney Stinson di How Met Your Mother, ma ultimamente è salito alla ribalta per aver interpretato il Conte Olaf nella serie Netflix Una serie di sfortunati eventi tratta dai libri di Lemony Snicket. Un performer impeccabile, sempre brillante, attivo socialmente (da anni si batte in difesa della comunità LGBT di cui è orgoglioso membro) che, chi segue sui social sa, non dimentica mai il ruolo di padre amorevole dei suoi due figli Gideon e Harper.

Una grande capitale europea fino alla Grande Guerra: la Napoli Belle Époque di Francesco Barbagallo

Napoli, Belle Époque. 1885-1915
di Francesco Barbagallo
Laterza, 2015 (prima edizione)
Economica Laterza, 2018

pp. 196
€ 11,00 (cartaceo)


«Fino alla Grande Guerra Napoli è ancora una capitale europea. Dopo non lo sarà più». Si chiude con queste parole Napoli, Belle Époque, lo studio di Francesco Barbagallo dedicato alla città partenopea nel periodo che va dal 1885 al 1915. Ed è una sentenza evidentemente categorica, che traccia una linea netta di separazione tra un prima e un dopo nell’evoluzione di quella che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, aveva tutte le caratteristiche della metropoli moderna. Il volume, pubblicato da Laterza una prima volta nel 2015 e ora ristampato nella collana Economica, aiuta proprio a scoprire in che cosa consistesse questa modernità, e a comprendere come mai, per certi versi, la città più rappresentativa del Sud non abbia avuto nulla da invidiare addirittura alla stessa Parigi.

lunedì 15 ottobre 2018

«Angela era come Trieste. Diversa e sempre inimitabile»: una nuova, imprevedibile protagonista per Luca Bianchini

So che un giorno tornerai
di Luca Bianchini
Mondadori, 2018

pp. 264
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Volevo dimenticarla, ma i figli non li dimentichi. Anche quando pensi di esserci riuscito ti appaiono all'improvviso, o li incontri tra la gente, o se vedi una ragazzina pensi che abbia la stessa età della tua.
Nella Trieste degli anni Sessanta, per la diciannovenne Angela sta per soffiare una bora diversa, nuova e imprevedibile. A lei la bora è sempre piaciuta, «perché ti fa capire che tutto può ancora succedere», ma scopre presto che a volte quel che porta è pieno di responsabilità: Angela è incinta, e il padre del bambino, Pasquale, per lei era semplicemente l'amante conturbante che aveva conosciuto sul mercato di Trieste, lui con il suo accento calabrese e il sogno di diffondere i jeans nel Nord Italia. Pasquale è per Angela la passione, ma anche l'illusione: alla notizia della gravidanza, Pasquale abbandona la ragazza e torna dalla moglie. Ma non bastano i chilometri ad allontanare l'amore, perché Angela si strugge per la nascita di questa piccolina indesiderata, Emma; se solo fosse stata Giorgio, Pasquale non se ne sarebbe andato! Lo aveva detto lui, che avrebbe lasciato la moglie per un maschio. Invece, Angela resta con la sua piccola, nella sua grande famiglia dei Pipan, dove suo padre, sua madre e i suoi fratelli fin da subito hanno iniziato a prendersi cura di Emma, molto più di Angela: «La cresceremo forte come una guerriera perché siamo triestini e la vita non è mai stata facile per noi».

Ultime notizie da Bellano: il "Sindacone" di Andrea Vitali

Gli ultimi passi del Sindacone
di Andrea Vitali
Garzanti, 2018

pp. 239
€ 18,60 (cartaceo)



Il sindaco Fumagalli era un uomo pingue. Obesità androide, il grasso ce l'aveva tutto attorno all'addome. Era alto poco più di un metro e sessanta e poggiava su gambe corte e sode che terminavano in un paio di piedi piccoli e soprattutto diversi uno dall'altro. [...] Il soprannome di Sindacone gli era stato affibbiato quasi subito dopo le elezioni. Non aveva niente dispregiativo, anzi, sulla bocca di alcuni tendeva ad assumere una sfumatura affettuosa. Quando il Fumagalli ne era venuto a conoscenza non aveva fatto altro che scrollare le spalle. [...] Se madre natura l'aveva fatto così, una ragione doveva esserci. (pp. 14, 17)

Uomo dal carattere mite e lo spirito pragmatico, il sindaco di Bellano è, per "l'onestà e la trasparenza" (p. 40), generalmente benvoluto dai concittadini, come dai membri della giunta comunale, non fosse per la misteriosa e recente tendenza a convocare gli assessori negli orari e nei momenti più improbabili, per riunioni pretestuose e insolitamente frequenti. Una di queste, forse la più sgradita, ha luogo la sera della Vigilia di Natale.

domenica 14 ottobre 2018

Fare il giro del mondo con un tessuto: "Wax & Co." di Anne Grosfilley

Wax & Co.
Antologia dei tessuti stampati d’Africa

di Anne Grosfilley
A cura di Francina Chiara
Traduzione italiana dal francese di Flore Giordanengo
L’ippocampo, 2018

pp. 262
€ 39,90 (cartaceo)



Chi non conosce il wax, almeno di vista? Chiamati a farlo, saremmo tutti capaci di distinguere a colpo d’occhio questo particolare tessuto anche tra rotoli e rotoli di altre stoffe. Colorato, stampato, carico di brio, il wax ci parla d’Africa in ogni motivo, sfumatura e accostamento cromatico. Eppure, per quanto ci sembri di averlo inquadrato, ciò che ne sappiamo in termini di origine, storia e valore è ancora relativamente poco. Un deficit dovuto a una serie di inconsapevoli pregiudizi e di credenze entrate nel senso comune, e legato a multiplo nodo a una certa idea d’Africa che spesso viene veicolata, o peggio (s)venduta, sul mercato della percezione collettiva. Per chi volesse approfondire l'argomento, la casa editrice L’ippocampo ha appena pubblicato un bellissimo volume che già dal titolo – Wax & Co. – mette in crisi ogni sua comoda versione monolitica, dal momento che questa Antologia dei tessuti stampati d’Africa è l’esatto contrario di un gratificante campionario a scopo commerciale. Il libro di Anne Grosfilley si configura difatti come un albero genealogico, uno studio teso a rivelare l’origine “plurale” e l’evoluzione avvincente di quelle che si farebbe presto a catalogare come pezze colorate, espressione del genius loci del continente nero. Soprattutto perché il dna del wax non è affatto “indigeno”, dal momento che la sua origine, databile alla metà del 1800, non coinvolge solo l’Africa, ma anche l’Europa e l’Asia. E non da ultimo perché la sua sopravvivenza non può prescindere dall’andamento degli equilibri mondiali, in un sincretismo che mette insieme sistemi tanto culturali quanto economici.

#CritiCOMICS - "Il guardiano della diga" è un capolavoro fatto di luce e ombra

Il guardiano della diga
di Dice Tsutsumi e Robert Kondo 
Bao Publishing, 2018

pp. 160
18,00€


Parlare de Il guardiano della diga di Dice Tsutsumi e Robert Kondo, uscito in una preziosa e bellissima edizione Bao Publishing, è davvero molto semplice. Già, perché la vicenda con protagonista il piccolo maiale custode della diga che garantisce la pace e la prosperità alla città della valle dell'Aurora è una storia intima, dolce e struggente, raccontata con la sapienza e la delicatezza dei maestri antichi. Una storia a fumetti che miscela colpi di scena a momenti più rilassati, piccoli giochi di bambini sino a colossali avventure degne di grandi eroi senza macchia. Questo è solo il primo volume, ma la sensazione che si ha quando lo si finisce e la voglia, l'assoluta voglia di prendere in mano il secondo capitolo.

sabato 13 ottobre 2018

#CriticaNera - La doppia madre: il nuovo e appassionante thriller di Michel Bussi

La doppia madre
di Michel Bussi
Edizioni e/o, 2018 (collana Dal Mondo)

pp. 368
€ 17 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)

Nonostante i cattivi, è sempre meglio puntare sulla bontà, perché alla fine è quella che vince (p. 123).
Quando ho scoperto che lo scrittore francese Michel Bussi aveva scritto un nuovo romanzo mi sono lasciata travolgere dalla curiosità e non ho potuto fare a meno di leggerlo; infatti, dopo il brillante esordio con Ninfee nere (del quale CriticaLetteraria si è occupata qui), uscito in Italia nel 2016 Bussi è divenuto l'autore francese di gialli più venduto oltralpe, pubblicando dal 2006 a oggi ben dodici romanzi.
La doppia madre (edizioni e/o, 2018) è un thriller ambientato nel 2015 nella città di Le Havre, importante porto commerciale francese sulla costa della Manica (pare che Bussi, professore di Geografia all'Università di Rouen, si diverta a scegliere sempre dei luoghi particolari nei quali collocare le sue storie). Il libro ha per protagonista Malone, un bambino di poco più di tre anni convinto che la donna con la quale è cresciuto non sia in realtà la sua vera madre, arrivando a insinuare questo dubbio anche nello psicologo scolastico di origine romena (Vasil Dragonman) che segue il suo caso.

#CritiCOMICS - Un'ottima storia sci-fi splendidamente disegnata: "Federal Bureau of Physics"


Federal Bureau of Physics
di Simon Oliver, Robbi Rodriguez, Rico Renzi, Alberto Ponticelli, Nathan Fox
RW Lion, 2014-2016

Traduzione italiana di Susanna Raule

4 volumi
€ 13,95, € 12,95, € 11,95, € 10,95



FBP è un fumetto fantascientifico e, come per tutte le opere di questo genere, è necessario padroneggiare le premesse per potersi gustare appieno la storia. Le basi qui sono solide, tanto che nei credits si ringrazia il Dottor Massimo Sandal "per la consulenza nella traduzione dei concetti scientifici". È però vero che buona parte del fascino di questo tipo di racconti sta proprio nella loro iniziale indecifrabilità. È questo sentimento di curiosità che coglie il lettore alle tavole iniziali del primo volume (Cambio di paradigma), quando può solo intuire cosa sta succedendo: sembra che in alcuni luoghi e per alcuni momenti le leggi della fisica cessino di funzionare. La gravità sparisce di colpo, il tempo cambia velocità. Ad arginare questi fenomeni interviene la Federal Bureau of Physics che, letteralmente, ripara il tessuto stesso dell'universo, con strumenti incredibili quali il collidore per il trasporto umano, che permette di attraversare la membrana spazio-temporale.

venerdì 12 ottobre 2018

Passare il Rubicone in un ipermercato: 26 gennaio 1994 di Antonio Gibelli

26 gennaio 1994
di Antonio Gibelli
Editori Laterza, 2018

pp. 258
€ 18



"L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà". Questo l'incipit di uno, bisogna dirlo, dei discorsi più famosi, ricordati e significativi della storia repubblicana italiana. Si tratta, ovviamente, di quello pronunciato da Silvio Berlusconi il 25 gennaio 1994 e poi trasmesso nei principali network televisivi il giorno successivo. Proprio di questo, proprio di quel 26 gennaio 1994, Antonio Gibelli analizza i retroscena e i preparativi, in un volume targato Laterza Editori che non abbiamo timore nel definire fondamentale per chi, come noi, è interessato a capire non soltanto la politica italiana ma anche la storia del costume.

«Forse è impossibile catturare l'amore in una definizione; forse lo si può catturare soltanto in una storia»: "L'unica storia" di Julian Barnes

L'unica storia
di Julian Barnes
Einaudi, 2018

pp. 237
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ciascuno ha la propria storia d'amore. Anche se è stata un fallimento, anche se si è ormai spenta, o non è mai riuscita a partire, o se fin dal principio era tutta e solo mentale, questo non la rende meno vera. È l'unica storia. 
Prendiamo un campo da tennis, un ragazzo ubbidiente di belle speranze, una madre di famiglia ancora molto avvenente ma trascurata dal marito; lasciamo che il ragazzo e la donna si incontrino, che i loro sguardi si incrocino e che i loro caratteri si mostrino sul campo da gioco, in un'estate come tante altre. In men che non si dica, tra i due nasce un rapporto che ricorda Il laureato e che ci fa pensare alla colonna sonora di Simon & Garfunkel. Ma tra Paul e Susan - questi i nomi dei protagonisti - c'è qualcosa di più di una passione estiva e di un'iniziazione sessuale alla Mrs. Robinson: diventano l'uno per l'altra l'unica storia, quella che ci si porta dietro per tutta la vita, metro di paragone per gli amori futuri, sconvolgimento interiore e reciproca influenza: 
Il primo amore segna una vita per sempre: almeno questo negli anni l'ho imparato. Magari non supererà gli amori successivi, ma la sua esistenza li condizionerà lo stesso. Potrà costituire un modello ideale o un controesempio. Potrà offuscare gli amori successivi; ma potrà, al contrario, anche facilitarli, favorirli. Anche se, qualche volta, cauterizza il cuore e chiunque si avvicini dopo non troverà altro che tessuto cicatriziale. "Ci ha uniti la sorte". Personalmente non credo nel destino; forse l'ho già detto. Ma oggi credo che quando due amanti si incontrano, l'accumulo di pre(i)storia è tale da rendere possibili solo alcuni esiti e non altri. Mentre gli amanti si convincono che il mondo stia subendo una rivoluzione e che le possibilità siano al tempo stesso nuove e infinite. Il primo amore si scrive invariabilmente in una inesorabile prima persona. Come potrebbe essere altrimenti? Nonché in un inesorabile indicativo presente. Ci vuole tempo per rendersi conto che esistono altre persone e altri tempi verbali.
La prima parte del romanzo è incentrata sulla passione della scoperta, sul reciproco adattarsi all'altro, ritagliandosi momenti tutti per sé, a costo di correre il rischio di essere osservati e criticati dalla società, dalla famiglia di Paul, dal marito di Susan, che chiama "cicisbeo" quel ragazzo diciannovenne che si è infilato nelle loro vite e sul loro divano, con la scusa di dare passaggi in macchina a Susan e di avere con lei una affinità elettiva. Intanto, i due hanno modo di conoscersi, di viversi: ognuno di loro sarebbe stato diverso senza l'altro («Gli aveva insegnato le virtù dell'impulsività, ma anche i suoi rischi. E così Paul si era ritrovato prudentemente generoso e cautamente impulsivo»). 

giovedì 11 ottobre 2018

#IlSalotto - «Se ci vivi, Napoli può essere davvero buia...»: alla scoperta di "Napoli mon Amour" di Alessio Forgione


Alessio Forgione, con “Napoli mon amour” uscito il 20 settembre, è il secondo esordiente della collana “Gli innocenti” di NN Editore, dopo Camurri con “A misura d’uomo”.
Alessio è un giovane scrittore, cresciuto a Napoli, ora vive a Londra dove lavora in un pub. Un ragazzo timido, che si è raccontato in un incontro con alcuni blogger che si tenuto qualche sera fa a Milano.
Amoresano, il protagonista del romanzo, dopo due lauree e un lavoro in marina grazie al quale ha viaggiato per sei anni, ritorna a Napoli, la sua città natale. Le giornate trascorrono tutte uguali, senza fare nulla e spesso in compagnia del suo amico Russo. A un certo punto sembra che ci siano una svolta, un incontro, un amore: Nina e appare la speranza o meglio l’illusione di una vita diversa. Tuttavia la mancanza di soldi, la consapevolezza che nulla in fondo cambierà, portano Amoresano ad andarsene nuovamente da Napoli, dall’Italia e così gli ultimi soldi vengo spesi per un viaggio in Inghilterra.
Ho molto apprezzato l’approccio di Alessio durante l’incontro, un ragazzo umile che si è messo a nudo e che, nonostante un inizio all'insegna della timidezza, si è lasciato man mano andare raccontando il suo mondo, le sue speranze, la sua vita, il suo essere un ragazzo che lavora, fa sacrifici e che, incredulo, ha pubblicato un libro, realizzando un sogno che sembrava realmente un'utopia.

#PagineCritiche - Come parlare in modo semplice di qualcosa di complesso. Stefano Jossa, "La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana"

La più bella del mondo.
Perché amare la lingua italiana
di Stefano Jossa
Einaudi, 2018

pp. 194
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)





Italiani popolo di santi, poeti e navigatori, Italiani brava gente, amanti del bel canto e grandi esperti di calcio, che hanno la cucina migliore al mondo, che vivono in un paradiso traboccante di arte e storia, che parlano una lingua dalla dolcezza e dalla musicalità impareggiabile.
L’avrete capito, siamo nel campo degli stereotipi, delle definizioni preconfezionate e prive di senso proprio perché frutto di generalizzazioni sciocche e acritiche, generate da un non ben definito sentimento di orgoglio nazionale.
Definire quindi la lingua italiana “la più bella del mondo” sarebbe quindi una leggerezza, un’affermazione superficiale e vacua, al pari delle frasi elencate in apertura o delle enunciazioni retoriche che vedono protagonista qualsivoglia categoria che possa rappresentarci come nazione, dagli Alpini alla pizza, dalla Serie A alle scarpe eleganti. insomma, il trionfo dell’autocelebrazione.

A meno che.

mercoledì 10 ottobre 2018

L'abito (tipico) fa il collezionista: i kimono di Katsumi Yumioka

Kimono. I colori del Giappone
La collezione di Katsumi Yumioka

Testi originali di Ayuko Ishibashi
Traduzione dall’inglese di Francesca Novajra
L’ippocampo, 2010 (prima edizione originale PIE Books, 2005)

pp. 240
€ 29,90



C’è una foto famosa, scattata da Maurice Guilbert nel 1892, che ritrae Henri de Toulouse-Lautrec in costume da samurai. Il pittore, noto per la sua deformità fisica, vi appare abbigliato di tutto punto, seduto nella posizione del loto, anche se (da bravo maestro della caricatura) non sembra prendersi troppo sul serio: la posa delle mani vagamente benedicenti e le pupille artatamente strabiche lasciano intuire una certa, consueta (auto)ironia. Eppure questa immagine è emblematica di quella mania collettiva per il Giappone che, grazie alla sottoscrizione dei trattati commerciali con l’Europa e gli Stati Uniti, si diffuse nel vecchio Continente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, contagiando in particolare gli artisti, affascinati dalla sapienza manifatturiera degli orientali e più in generale da quelle soluzioni estetiche che tanta influenza ebbero sugli impressionisti e i post-impressionisti. Più di un secolo è trascorso da allora, e non solo questa ammirazione non è mani venuta meno, ma essa non ha mai smesso di influenzare l’Occidente, sia nelle sue forme più minimaliste che in quelle, per così dire, più massimaliste. Sempre che di massimalismo, ovviamente, sia lecito parlare nel riferirsi ai kimono tradizionali, pregiatissimi manufatti in cui ogni millimetro quadrato esalta la perizia tecnica artigianale e nel contempo racconta storie, leggende e credenze antichissime. Se anche voi, come a suo tempo Toulouse-Lautrec, vorreste cingervi di sete ricamate ma non disponete di mezzi sufficienti (un kimono costa caro...), di certo vi piacerà sfogliare Kimono. I colori del Giappone, il volume dedicato alla ricca collezione di Katsumi Yumioka pubblicato nella sua versione italiana dalla casa editrice L'ippocampo.

Kreuzberg, l'ombelico del mondo

Gente di Berlino
di Amanda Greco
Ouverture edizioni, 2018



pp. 286

€ 13,00



«Perché un coffee to go a Berlino è più di un caffè: è un atto di rassegnazione estrema, quando nel freddo del mattino, invece di restartene a letto, ti stai trascinando verso la metro». (p.187)

Mi sono avvicinata a questo libro con tante suggestioni diverse che mi frullavano per la testa. Intanto il titolo che richiama così spudoratamente il Gente di Dublino di James Joyce. Poi, scorrendone un po' le pagine e rendendomi conto che si trattava di una storia di giovani (un concetto da intendersi, nel libro, in maniera elastica) ho pensato alla Christiane F. di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Anche nel libro di Amanda Greco non mancano riferimenti a droga e sesso, ma se nella biografia «estrema», se così si può dire, di Christiane la sensazione principale è quella dell'angoscia, della disperazione, della caduta in un baratro dal quale è pressoché impossibile risollevarsi, nel libro della Greco non c'è nulla di tutto ciò. La lettura ispira, al contrario, un senso di leggerezza e spensieratezza.

martedì 9 ottobre 2018

Non è Bridget, non è Carrie: è Allegra Casanova di "Mal che vada ci innamoriamo"

Mal che vada ci innamoriamo
di Mary G. Baccaglini
Garzanti, 2018

pp. 331
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
 

Alzo il calice di vino rosso abbandonato sul tavolo del salotto e mi dico sottovoce: «Brindo a te ragazza. Alla fusione di oggi che ti ha fatto guadagnare più soldi di quanti ne avresti mai immaginati, al tuo attico con vista su piazza San Babila, e a questo splendore di uomo che ti aspetta a letto. Vorrei aggiungere che entri in una 42 pur riempiendoti quotidianamente di gelato alla stracciatella. Vai così baby».Mi guardo intorno e non posso evitare di venire colpita dalla brutale realtà delle cose, che non hanno nulla a che vedere con quelle che mi invento. (p. 15) 
Allegra Casanova vive a Milano. Abita in un appartamento con altre due coinquiline, ha delle bellissime amicizie, adora il gelato alla stracciatella e Star Wars. Allegra scrive una rubrica di consigli amorosi, "Storie possibili", su una magazine alla moda della città. A ogni lettera che le arriva lei propone una serie di opzioni che porteranno a un finale più o meno bello per la lettrice. Lei in questo è maestra: sin da piccola si è sempre riscritta i propri finali, quando la vita non andava come voleva lei. Ciò in cui non è maestra però è applicare a se stessa i consigli che dà alle sue lettrici. Come Alice nel paese delle meraviglie, dà ottimi consigli ma poi non sa seguirli. Passa da caso umano a caso umano, un po' per fare ricerche di lavoro, un po' perché, come tutti anche nella cinica Milano, è alla ricerca dell'anima gemella. Saltellando tra uomini bugiardi e vaschette di gelato, tra anaffettivi e cibo cinese d'asporto, sempre supportata dalle sue amiche, si districa in questo aggrovigliato mondo dell'amore, cercando di imparare a rischiare di più e ascoltare di più il proprio cuore.

#CriticaNera - Fancy Red: un thriller psicologico



Fancy Red
di Caterina Bonvicini
Mondadori, 2018

€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)





Filippo fa il gemmologo per Sotheby’s. Ludovica, per tutti Ludò, è la figlia di un miliardario milanese. Ludò vuole vendere i gioielli della madre appena ereditati, tranne uno che porta al naso come piercing: è un Fancy Vivid Red, il rarissimo diamante rosso. Fancy, termine tecnico che si usa per i diamanti colorati: Fancy Pink, Fancy Blue, Brown, ne esistono di tutti i colori. Il valore dipende dalle sfumature: light, dark, vivid. Quello di Ludò è un Fancy Vivid Red. 
A Filippo i diamanti piaceva guardarli, non possederli, questa era sempre stata la sua regola. Fino a quando incontra Ludò, lei «aveva le stesse caratteristiche dei diamanti (…). Per quanto fatta di carbonio come tutti noi, ai miei occhi Ludò non aveva nulla in comune con la fragilità di una punta di matita, o di un essere umano». Filippo s’innamora di lei e del suo diamante. I due si sposano, amandosi molto, di un amore fatto di giochi erotici e irrequietezza geografica – cercando qualcosa a metà strada tra se stessi, un appagamento sessuale e un terzo – si muovono da Lisbona a Cuba, dalle Fiandre all’Argentina, alla Grecia. La storia inizia proprio in Grecia, a Lindos, nel 2016, nella stanza da letto di una villa. 

lunedì 8 ottobre 2018

#IlSalotto - Il passato e il presente nella genesi del suo primo romanzo: Laura Fusconi si racconta

Giugno 2015. Di Volo di paglia non avevo che cinque pagine, un video montato male e una decina di foto. In un pitch di tre minuti alla scuola Holden ho provato a raccontare a grandi linee quello che avevo in mente e Leonardo Luccone di Oblique Studio, che era lì in terza fila, m’ha detto: “L’idea mi piace. Prova a scrivere quaranta pagine per settembre”.
A settembre ero pronta con le mie quaranta pagine, formattate male e piene di cose da tagliare, cambiare, dimenticare. Lui non mi sembrava convinto e allora sono andata a Roma e per quattro ore gli ho raccontato la storia dritta filata, dall’inizio alla fine.
“Scrivila” ha detto.
“Due mesi” ho pensato io. “In due mesi scrivo tutto il romanzo”.
Era novembre. Ad aprile non avevo ancora scritto una riga. Ho accettato lavori da freelance di grafica, partecipato a concorsi con sceneggiature che non vincevano neanche il premio di partecipazione. Ma il file
Volo di paglia era finito dritto nella cartella Lavori in corso, nell’angolo a sinistra del desktop, quello più nascosto alla coscienza e ai sensi colpa.

Gotico contemporaneo: "La voce della pietra" di Silvio Raffo

La voce della pietra
di Silvio Raffo
Elliot, 2018

pp. 157  
€ 16,50


Due sono i pilastri portanti di questo breve romanzo di Silvio Raffo, edito per la prima volta nel 1996, finalista al Premio Strega l'anno successivo, e ora finalmente ripubblicato da Elliot edizioni: la pietra e il silenzio. 
La pietra è il filo conduttore dell'opera, riapparendo continuamente come vera e propria spia testuale: la villa dove la storia è ambientata è denominata "La Rocciosa", è circondata da mura sormontate da statue inquietanti e sorge a margine di un paesino toscano, Vigneti, al cui fianco "la roccia piombava livida e cupa, senza vegetazione, e assomigliava a una immensa lastra di marmo che chiudesse il paese in una stretta gola" (p. 29). Ma due massi sono anche quelli che hanno determinato la morte della Colomba, donna bellissima e fragile, madre amatissima del protagonista, alla cui lapide – dunque un'altra pietra, forse la pietra per eccellenza – il giovane Jakob ha consumato il suo dolore per poi chiudersi in un mutismo deliberato e totale. Come una pietra, ancora una volta, pesa infatti su di lui il senso di colpa per non aver potuto impedire il tragico incidente che l'ha reso orfano.

domenica 7 ottobre 2018

Siate rock e non siate borghesi: "La parigina" di Ines de la Fressange

La parigina. Guida allo chic
di Ines de la Fressange e Sophie Gachet
Ippocampo, 2011

Traduzione di Vera Verdiani

pp. 240
€ 25,00 (cartaceo)


"Chic" e "parisienne" sono quasi sinonimi. Tutto il mondo sa che se si parla di moda, si parla di Parigi. L'assistente di Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada era pronta a vivere di soli cubetti di formaggio pur di essere magra ed elegante per la settimana della moda nella capitale francese. 
Dalle mise di Maria Antonietta in poi, la moda, quella vera e senza tempo, arriva dalla Francia. Lo sa bene Ines de la Fressange che nel 2010 pubblica il volume La parigina. Guida allo chic in sodalizio con la giornalista di moda Sophie Gachet dando il via a una fortunata serie di volumi sullo stile, editi da Ippocampo. Si parla dei luoghi della sua Parigi e su come vestirsi in ogni occasione. Proprio di quest'anno è il volume gemello, Il parigino, perché anche gli uomini della capitale hanno le loro regole in fatto di stile (curiosate sulla recensione di Cecilia). 

#CritiCOMICS - Non fermiamo l'utopia di un mondo migliore. Il ritorno a un'età dorata è ancora possibile.

L'età dell'oro (Volume 1),
di Cyril Pedrosa e Roxanne Moreil
Bao Publishing, 2018

Traduzione di Michele Foschini

pp. 232
€ 27,00 (cartonato 23 X 30 cm)

Tilda ha ancora la mano appoggiata sul corpo esanime del padre appena scomparso quando si trova ad affrontare una missione spinosissima. Lui, il re, non è morto di vecchiaia, ma ha deciso di porre fine alla sua vita volontariamente. E la giovane lo sa, in cuor suo, che è stato il peso della missione che adesso lei ha raccolto a schiacciare il caro padre. Non è ancora certa su come procedere, nonostante siano accorsi al Palazzo Reale, da ogni angolo del regno, tutti i più insigni cavalieri, alcuni fedeli (come Tankred e Bertil), altri – la maggior parte – interessati a scoprire quale fetta di potere barattare con la giovane sovrana che, si sa, non riuscirà di certo a portare a termine il programma paterno: un progetto egalitario di superamento di tutte le diseguaglianze sociali, aspre e marcate, in un’epoca così difficile come quella medievale.

sabato 6 ottobre 2018

Guardare meno, guardare meglio: ventiquattro "divine" dello spettacolo ritratte da Emilio Sommariva

Divine.
Emilio Sommariva fotografo.
Opere scelte 1910-1930

a cura di Giovanna Ginex
Nomos Edizioni, 2004

pp. 261
€ 68,00

Conosciamo tutti a memoria, quasi fosse diventata una formula di magia nera, la predizione di Andy Warhol sul fatto che nel futuro chiunque sarebbe stato famoso per quindici minuti. E sappiamo anche, a decenni dal suo primo profetico pronunciamento, quanto questa fama così tanto desiderata si sia avvinta, con l’inerzia e la tenacia di una pianta rampicante, soprattutto al potere dell’immagine. Così, tutti indistintamente e miracolosamente “celebri”, coltiviamo la nostra memoria cedendo una volta su due alla facile lusinga di autoscatti a cui auguriamo lunga vita e viralità. E prima? Prima era ben altra cosa, lo sappiamo. Ed era meglio? Era peggio? Ognuno giudicherà da sé. Ci sono però alcuni libri – e Divine, pubblicato da Nomos Edizioni qualche anno fa, è uno di questi – che sembrano suggerire una sola risposta possibile, e per giunta indirettamente; tra le righe, e soprattutto tra le foto. Dato alle stampe nel 2004 (dunque ben prima dell’attuale dominio del selfie) per celebrare una selezione degli scatti di Emilio Sommariva (Lodi, 1883-Milano, 1956), ovvero i ritratti di attrici e donne di spettacolo da lui realizzati nel periodo 1910-1930, è come se il volume a cura di Giovanna Ginex avesse spontaneamente maturato il potere di farci riconsiderare lo sguardo, e non solo quello fotografico, con un rispetto nuovo, oltre l’ossessione tutta contemporanea per visività e visibilità.

#CritiComics - "Non è te che aspettavo", ovvero di come si diventa padri

Non è te che aspettavo
di Fabien Toulmé
Bao Publishing, 2018

pp. 255 
€ 20,00

Titolo originale: Ce n’est pas toi que j’attendais
Traduzione di Francesco Savino


Nel suo primo graphic novel, Fabien Toulmé, ingegnere civile riconsacrato al mondo dell’illustrazione, mette in scena senza sentimentalismi una delicata vicenda autobiografica. Non è te che aspettavo racconta la storia di un uomo che sta per diventare padre la seconda volta: è convinto di sapere cosa l'aspetta, ma porta con sé un consistente bagaglio di paure e cerca conferme che, quando arrivano, non lo soddisfano mai. Una delle prospettive che più lo atterrisce è quella di una possibile anomalia del feto, in particolare la trisomia 21, che non è certo la più grave, ma è sicuramente quella che gli fa più impressione, con cui riesce a rapportarsi di meno, sin da quando era bambino: 
Che strano… potenzialmente, il numero di malformazioni o malattie è infinito… un feto potrebbe avere un braccio in meno, la leucemia, o chissà che altro. Eppure, a spaventarmi davvero era proprio la trisomia 21. 

venerdì 5 ottobre 2018

Un omaggio al Rinascimento fuor di saggistica: sulle spalle dei giganti con Antonio Forcellino

Il secolo dei giganti.
Il cavallo di bronzo

di Antonio Forcellino
Harper Collins, 2018

pp. 525
€ 14,50 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)



Ci sono molti modi per relazionarsi ai “giganti”, specie se si tratta di quelli celebri (ma anche notori) vissuti durante il Rinascimento, e la “statura” in questione ha a che fare con l’ambizione politica, l’ingegno artistico e l’acume scientifico. Li si può, per esempio, tenere a debita e diffidente distanza, oppure ci si può limitare a una reverente e timorosa ammirazione dal basso. Tuttavia la prospettiva migliore resta forse quella di tentare la lunga e faticosa scalata che porterà sulla cima delle loro spalle, per osservare finalmente il mondo da un’altezza prodigiosa e riferire quali vertigini e quali delizie offra la vastità di una simile visione. È quello che per un’intera vita ha fatto Antonio Forcellino, uno dei più importanti esperti internazionali di arte rinascimentale e oggi autore del romanzo Il cavallo di bronzo, appena pubblicato da Harper Collins, primo capitolo di una trilogia in fieri dedicata, per l’appunto, al cosiddetto Secolo dei giganti. Dopo le monografie e le biografie sui principali pittori e scultori di questo momento d'oro della storia dell'umanità, Forcellino ha voluto omaggiare il Quattrocento e il Cinquecento con una prosa finalmente sciolta dalle fredde catene della saggistica, come se avesse voluto mettere in pratica in prima persona uno dei consigli che spesso i bravi professori rivolgono ai propri studenti affinché riescano a comprendere meglio, e dunque a esporre con più convinzione e “tridimensionalità”, quella che altrimenti sfilerebbe nella memoria come una piatta sequenza di nomi, date e accadimenti. Ha raccontato, dunque, una storia, o meglio ne ha raccontato solo una parte, la prima, alla quale ha dato un titolo astutamente allusivo, che nel suo riferirsi a un reale monumento equestre - quello progettato e mai realizzato in memoria di Francesco Sforza - è carico, nel contempo, di significati simbolici.

#PagineCritiche - Storia, antropologia, scienza, religione e filosofia nell'ultimo saggio di Harari


21 lezioni per il XXI secolo
di Yuval Noah Harari
Bompiani, 2018

pp. 526
€ 24 (cartaceo)
€ 14,99 (ebook)

La tecnologia non è cattiva. Se sapete che cosa volete nella vita, la tecnologia può aiutarvi a ottenerlo. Ma se non sapete che cosa volete nella vita, sarà fin troppo facile per la tecnologia dare forma alle vostre intenzioni al posto vostro e prendere il controllo della vostra vita. Quando la tecnologia sarà in grado di comprendere meglio gli esseri umani, sarà sempre più facile trovarsi nella condizione di servirla invece di essere serviti. Avete visto quegli zombi che vagano per le strade con le facce incollate ai loro smartphone? Pensate che siano loro a controllare la tecnologia o che sia invece quella a controllarli? (p. 389)

La chiave di lettura dell’ultimo libro di Harari la troviamo nella seconda frase di questa lunga citazione: “se sapete che cosa volete nella vita”. Questo imponente saggio, infatti, pur affrontando diverse tematiche, che spaziano in praticamente qualsiasi campo dello scibile, in fin dei conti parla di noi esseri umani e di come ci relazioniamo (ma anche – o soprattutto – di come non riusciamo a relazionarci) col nostro mondo, con un hic et nunc che scorre e scivola via davanti ai nostri occhi a causa della rapidità con cui sembrano cambiare le cose.
Come nei due saggi precedenti, Sapiens. Da animali a dèi (2014) e HomoDeus. Breve storia del futuro (2016), anche qui lo storico israeliano indaga con lucidità e schiettezza la natura umana e lo status quo delle cose nel tentativo di immaginare come ciò che siamo e l’ambiente in cui viviamo potrebbero evolvere nel prossimo futuro. C’è da dire sin da subito che alcuni degli scenari “previsti” possono risultare poco credibili, e che in più di un’occasione l’autore si perde in voli pindarici non sempre semplici da seguire (ma in ogni caso interessanti). Questo, tuttavia, è il piccolo prezzo da pagare quando si vuole scrivere un libro che tratti di tantissimi e diversi argomenti, che difatti spaziano dalla disoccupazione alle religioni, dai cambiamenti climatici all’evoluzione della cultura, dall’immigrazione alla giustizia.

giovedì 4 ottobre 2018

#PagineCritiche - Fabbricare gli dèi. "Essere una macchina" di Mark O' Connell


Essere una macchina. Un viaggio attraverso cyborg, utopisti, hacker e futurologi per risolvere il modesto problema della morte
di Mark O' Connell
Adelphi, 2018 (prima ed.)

Traduzione di G. Pannofino

pp. 260
€ 19,00 (cartaceo)
€ 12,99 (epub)


Ho letto To be e machine di Mark O’ Connell in edizione digitale. L’e-book reader esibiva un nugolo di testi, tutti in ordine come mai tra gli scaffali della libreria materica; imprimendo l’indice sulla copertina originale emergevano come ripescate dall’abisso copie anastatiche dell’opera; solleticandola, una pagina annegava e una, inedita, affiorava. Mai più beffardo fu glossario piratesco applicato al volume elettronico, che pare provenga da chissà che anfratti senza onde né tempeste.
«La mutazione non sarà mentale, bensì genetica», si legge ne Le particelle elementari di Michel Houellebecq. L’essere umano, bizzarra creatura, insieme capace di divorare gli dèi – propone un saggio di Jan Kott dedicato alla tragedia antica – e dunque di fabbricarne nuovi di zecca, luccicanti al nitore della vita, tutti di calcoli e algoritmi. Amorali, privi d’ambiguità, inabili alla menzogna: non possono che dire il vero. «Antica razza», commenta Houellebecq, quella degli uomini assoggettati al desiderio, prigionieri ormai della sola pulsione; vivere, compito d’altri; ai padri la dolce sottomissione alla custodia e alla cura della stirpe. «Gli elementi della coscienza contemporanea non sono più adatti alla nostra condizione mortale», azzarda ancora Houellebecq. La morte non è che un curioso accidente, una deviazione al pari del malessere. Uomo e mortale non ritrovano più alcuna coincidenza, neppure per analogia, neppure nel ricettacolo del corpo; alla finitudine si reagisce con una smorfia di sorpresa.

Le bellezze di Napoli e una guida d'eccezione: a passeggio con Antonio de Curtis

A Napoli con Totò.
Dalla Sanità alla luna

Di Loretta Cavaricci e Elena Anticoli de Curtis
Giulio Perrone Editore, 2018

pp. 144
€ 12,00 (cartaceo)



“Vedi Napoli e poi muori”: il vecchio adagio ha un piglio categorico. Come dire: dopo questa esperienza, se te la concederai almeno una volta nella vita, avrai fatto un pieno di bellezza sufficiente fino alla data in cui non ci sarai più.  E se l’invito pare in qualche modo macabro, mai come in questa occorrenza c’è da stare tranquilli. Perché in poche città come nel capoluogo della regione Campania il rapporto tra l’aldiquà e l’aldilà è affare familiare e quotidiano, nutrito di una confidenza peculiare. Lo testimoniano anche, con varietà di tono e di registro, tutte le arti: pittura, scultura, letteratura, teatro, e, non da ultimo, il cinema. Se poi è vero che chi dice “Napoli” e “cinema” nella stessa frase quasi certamente finirà col parlare dell’immortale Antonio de Curtis, allora ci sono ottime premesse perché A Napoli con Totò – scritto a quattro mani da Loretta Cavaricci ed Elena Anticoli de Curtis, pubblicato da Giulio Perrone Editore e da oggi in tutte le librerie – abbia le carte in regola per candidarsi a compagno ideale di uno specialissimo andirivieni Dalla Sanità alla luna; un viaggio attraverso (ma anche sopra e sotto) la città di Pulcinella, in cui verità e finzione, (sur)realtà e rappresentazione si amalgamano in modo perfetto.

mercoledì 3 ottobre 2018

#IlSalotto - «Ho paura dell’abuso del controllo e ne ho fatto un libro»: Christina Dalcher racconta il suo "Vox"

L'autrice con l'edizione inglese del romanzo
Vox, l’esordio narrativo dell’autrice statunitense Christina Dalcher, è un libro che non si dimentica, lo abbiamo già raccontato qui su CriticaLetteraria il giorno dell’uscita del romanzo. Fa male essere catapultati in un mondo dove ogni giorno le donne possono pronunciare solo cento parole, dove il lavoro e l’opinione politica sono appannaggio esclusivo degli uomini, dove il "Movimento dei Puri" ha preso il controllo dello Stato. Fa male perché fa riflettere sulla (breve?) distanza tra quella distopia e il mondo in cui viviamo oggi. E incuriosisce la gestazione creativa di quella distanza e di quel mondo: come ha fatto l’autrice a inventarlo? 
A rispondere è direttamente lei, Christina Dalcher, che ci ha gentilmente concesso un’intervista in esclusiva. Ci svela le circostanze (e le paure) che l’hanno spinta a scrivere Vox, i suoi modelli, qualche anticipazione sui progetti futuri e ci racconta del particolare rapporto che lega lei, il suo romanzo e l’Italia. Dove speriamo tornerà presto a promuovere il libro. 


In alcune interviste hai affermato che Vox non è conseguenza dell’attuale clima politico statunitense. In realtà è nato come un brevissimo racconto di 700 parole sull’afasia (e solo in seguito è diventato un romanzo). Eppure è impossibile non considerarlo un libro politico. È stato anche salutato come il romanzo del movimento #MeToo. Cosa ne pensi? Credi che il tuo libro abbia il potere di far riflettere le persone, forse di cambiare le loro opinioni - analogamente alla protagonista, che si pente della sua indifferenza nei confronti della politica e poi capisce che il tempo di agire è arrivato?
Vox è sicuramente conseguenza del clima politico, e ha a che fare con la mia personale paura dell’abuso del controllo: ogni tipo di abuso, ma particolarmente da parte di un governo o di una fazione estremista della società. Ma il libro non è stata una risposta diretta all’ “attuale” situazione politica; piuttosto direi che ho costruito una storia facendo ricorso ad aspetti della nostra attualità. 
In realtà quando ho scritto Vox mi sono chiesta: e se la cultura della vita domestica dell’epoca vittoriana ritornasse? In fondo è quello che in qualche modo è successo negli anni Cinquanta, un’epoca in cui le donne che avevano lavorato durante la seconda guerra mondiale sono ritornate a fare le casalinghe, un’epoca in cui avevano successo programmi televisivi come Papà ha ragione (Father knows best). 
Quindi Vox è un libro politico, ma preferisco pensarlo come politico in un senso più generale. A prescindere dalla realtà attuale, uno dei temi principali del mio romanzo è l’importanza di fare sentire la propria voce, usarla questa voce finché ancora possiamo. Quindi spero molto che il libro porti le persone a riflettere sui loro ruoli e sulle loro responsabilità di cittadini, di oggi e del futuro.

Sabbia, rocce, ricordi e un violoncello: "Il diner nel deserto" di James Anderson


Il diner nel deserto
(The Never-Open Desert Diner, 2015)
di James Anderson
NN editore, 2018

traduzione di Chiara Baffa


pp. 320
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Un violoncello, una donna bellissima e misteriosa, due fratelli un po’ strambi, un predicatore che trascina una croce su rotelle, un diner perennemente chiuso con un proprietario che è la scontrosità fatta persona; infine un camionista mezzo indiano e mezzo ebreo, squattrinato e coriaceo come può essere solo chi per anni ha percorso il deserto dello Utah per consegnare merce di qualsivoglia natura ai reietti che in quella landa fuori dal mondo hanno trovato rifugio.
Questi sono i protagonisti principali di Il diner nel deserto, il primo romanzo dell’americano James Anderson. Un lavoro interessantissimo, un romanzo curioso e avvincente, che riprende gli stilemi hard boiled riproponendoli in chiave moderna, ovvero limitando – ma non troppo – la dimensione antieroica e sofferta e aumentando la dose di ironia, soprattutto nei dialoghi, tecnica particolarmente efficace nel racconto in prima persona. Anderson procede nel solco lasciato da esponenti di prim'ordine nell'ambito della narrativa di genere, alcuni dei quali cita e ringrazia, in particolare Ross e JD MacDonald, James Crumley, Robert B. Parker e Stephen Cannell.

martedì 2 ottobre 2018

#CriticARTe - "Attraversare i muri": di Marina Abramović e di un'arte che parla ancora

Attraversare i muri. Un’autobiografia
di Marina Abramović
con James Kaplan

Bompiani, 2018
pp. 411
€ 13,00


Titolo originale: Walk Through Walls. A Memoir
Traduzione di Alberto Pezzotta

Succede qualcosa, quando si decide di portare in aula Marina Abramović. Si resta, naturalmente, sul soft: un'introduzione al personaggio, la storia con Ulay, le performances che rappresentano le ambiguità di ogni rapporto, il pericolo di "respirare" eccessivamente l'aria dell'altro, fino a soffocarlo, a togliergli ogni autonomia o spazio vitale (come accade in Breathing In, Breathing Out,); poi The Lovers sulla Grande Muraglia, commentata dallo spezzone del documentario The Artist Is Present in cui Marina ricorda, fissando compostamente in camera, la necessità di un nuovo inizio: "Avevo quarant’anni. Ero grassa, brutta e nessuno mi voleva. […] Non c’era più nulla, solo il vuoto. E dovevo ricominciare da capo". E poi naturalmente la performance stessa, al MoMA, nel 2010, quando la ritroviamo, forte nella suprema fragilità, e di fronte a lei si siede Ulay.
Succede qualcosa, quando si portano in classe queste cose, queste esperienze: succede il silenzio.

Women’s Fiction Festival: qualcosa di rivoluzionario.



«Le parole hanno sempre il potere di cambiare il mondo», scriveva Terry Pratchett. Ed è questa la massima che ha accompagnato il visitatore durante tutto il tragitto. WFF, Women’s Fiction Festival: qualcosa di rivoluzionario.
Women’s Fiction Festival, giunto alla XIV edizione, l’unico dedicato alla narrativa femminile in Europa, si è concluso domenica 30 settembre. Con la formula writer's conference, ha accolto più di 60 iscritti al congresso internazionale, provenienti da Europa e Stati Uniti, scrittori, editor, agenti letterari, esperti del settore. Tanti appuntamenti con gli autori hanno animato la città di Matera dal 27 al 30 settembre, molti anche nelle scuole, oltre alle attività formative di BIILL, la Biblioteca della Legalità, la prima nel Sud Italia fondata al WFF. È davvero qualcosa di nuovo quello che WFF fa: sostiene i libri e l’editoria in una città che ne era troppo povera. Matera, poetica già all’arrivo e piena di storie da portarsi dietro, alla partenza. 
Tra gli incontri più attesi, in apertura, quello con Dori Ghezzi, che ha raccontato la storia d’amore con Fabrizio De André in Lui, io, noi (Einaudi). Tra gli ospiti d’eccezione Olivia Sudjic, autrice inglese di Una vita non mia (Minimum Fax), ospite del WFF grazie al British Council; Roberto Moliterni, autore de La casa di cartone (Quodlibet), Veronica Raimo con Miden (Mondadori) e Violetta Bellocchio, autrice de La festa nera (Chiarelettere).

#SpecialeSCUOLA - Quando la materia d'insegnamento della supplente è… l'ironia!

Avventure tragicomiche di una supplente
di Beatrice Viola
Milano, HarperCollins Italia, 2018

pp. 270
€ 17,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Che questo sia un libro improntato sull'ironia è chiaro fin dal titolo, Avventure tragicomiche di una supplente: quell'aggettivo prepara il lettore, avvisandolo che le traversie che verranno raccontate nel libro risentiranno di contratti a breve termine, riforme scolastiche mancate, progetti senza fondi, alunni particolarmente attivi, eppure queste disavventure verranno riportate con un occhio decisamente sagace.
Prima di addentrarci, però, nell'analisi di questo libro, occorre dire due parole su questa supplente e definire meglio la sua figura: la protagonista del racconto arriva a scuola dopo altre esperienze lavorative, in particolare nell'insegnamento di italiano a stranieri, e d'un tratto si ritrova di fronte a un pubblico diverso, decisamente meno motivato. Il primo incarico è presso una rumorosa classe di aspiranti meccanici, i quali non si lasciano sfuggire l'occasione di fare i provoloni con una professoressa giovane. Dalla formazione professionale si passa alle scuole medie, in un ambiente tutto diverso, per poi passare all'istituto tecnico, coi futuri ragionieri, e infine alla scuola professionale.

lunedì 1 ottobre 2018

"I colori dell'incendio", il nuovo grande romanzo storico di Pierre Lemaitre


I colori dell'incendio
di Pierre Lemaitre
traduzione di Elena Cappellini
Mondadori, 2018

pp. 498
€ 20,00

Se il funerale di Marcel Péricourt non andò come previsto e si concluse in modo decisamente caotico, almeno iniziò in orario. Boulevard de Courcelles era chiuso al traffico sin dalle prime ore del mattino. Radunata nel cortile, la fanfara della guardia repubblicana accordava gli strumenti producendo un brusio ovattato, mentre le auto riversavano sul marciapiede ambasciatori, parlamentari, generali, delegazioni straniere che si salutavano seriosamente [...] C’erano molti visi noti. I funerali di quell’importanza erano come i matrimoni ducali o l’anteprima delle collezioni di Lucien Lelong, eventi a cui la gente di un certo rango non poteva mancare.

Per ironia della sorte, I colori dell'incendio comincia con un funerale di un gelido giorno d'inverno. Non è una commemorazione qualsiasi visto che nella bara c'è Marcel Péricourt, uno dei banchieri più ricchi di Parigi che i lettori di Ci rivediamo lassù (premio Goncourt 2013) ricorderanno come uno dei personaggi cardine del libro, uomo potente in città e anche nelle vite degli altri. 

Dopo aver raccontato il dramma dei reduci della Grande Guerra e le contraddizioni del loro ritorno in società, Pierre Lemaitre prosegue la sua narrazione storica con questo secondo libro della trilogia: siamo nel 1927, la Francia è in bilico tra i problemi economici e sociali di un dopoguerra mai realmente finito e le minacciose nubi nere della storia che si addensano all'orizzonte. 
L'incendio del titolo è quello dell'Europa che comincia a bruciare tra il raggio sismico della crisi americana e l'ascesa del nazifascismo. Il fuoco che guadagna terreno è la crisi finanziaria, politica, morale che traghetterà il continente e il mondo da una guerra all'altra. 
Con un funerale magnificamente descritto come evento simbolo dell'ipocrisia del tempo, e anche con un colpo di scena che lascerà il lettore senza fiato a poche pagine dall'inizio, prende avvio un altro grande romanzo parigino di Lemaitre, una nuova opera corale che si inscrive nel solco della tradizione di Dumas e Hugo, questa volta con sfumature più vicine alla Commedia umana di Balzac per i colori, la caratura dei personaggi e l'attitudine al racconto minuzioso della scena sociale e dei suoi più diversi tipi umani. 

RileggiamoConVoi - Ottobre 2018



Pavia - Foto di ©GloriaGhioni

Cari lettori, buon ottobre! 
Come cominciare bene l'autunno, se non con una bella lettura? Come ogni mese, eccoci a (ri)proporvi romanzi e saggi che abbiamo amato particolarmente in questi ultimi mesi, o sempreverdi che sicuramente non perderanno foglie in questo mese... 
Per ogni consiglio, trovate il link alla nostra recensione! 

Buone letture,
La Redazione

***

Carolina consiglia: 
Philip Schulz, "La mia dislessia" (Donzelli)
Perché in questo delicato memoir l'autore, che nel 2008 ha vinto il Premio Pulitzer con la sua raccolta poetica Failure, racconta la dislessia da una prospettiva inconsueta, quella di chi l'ha scoperta in sè tardivamente e arriva quindi in età adulta a poter dare una lettura restrospettiva e illuminata della propria intera esistenza. E perché Schultz mostra come quello che sembra un limite possa invece diventare una straordinaria risorsa, dando accesso, attraverso una via non comune, a una incredibile conoscenza linguistica e a una grande sensibilità per la parola.
A chi: agli insegnanti e ai genitori che vogliono avvicinarsi alla conoscenza dei disturbi d'apprendimento con un testo breve e originale, che non vanta un approccio scientifico, ma che attraverso una storia di crescita personale fa intuire la verità più profonda su un fenomeno diffuso. 

#PagineCritiche - Sotto inchiesta la paura: le cause, le ragioni e i responsabili del mostro nel nuovo millennio


Il demone della paura
di Zygmunt Bauman
Editori Laterza GlF la Repubblica, aprile 2014

Traduzione a cura di Savino D'Amico

pp. 136
5,90 (cartaceo)

La paura è con ogni probabilità il demone più sinistro tra quelli che si annidano nelle società aperte del nostro tempo. Ma è l'insicurezza del presente e l'incertezza del futuro che covano e alimentano la più spaventosa e meno sopportabile delle nostre paure. Questa insicurezza e questa incertezza, a loro volta, sono nate da un senso di impotenza: ci sembra di non controllare più nulla, da soli, in tanti o collettivamente.

È possibile analizzare e sviscerare in cinque punti la paura? Zygmunt Bauman, con la sua chirurgica penna, riesce a tirarne fuori un breve trattato sociologico in cui esamina l'emozione più umana e più comune sotto diversi aspetti. Il lavoro risulta scorrevole e mai prolisso, per un saggio che vuole indagare le ragioni, le cause, i moventi e i responsabili della paura nel nuovo millennio.
Il veleno della paura per Bauman è l'attacco dell'11 settembre 2001: un atto terroristico che fonda proprio le sue radici nella paura e minaccia ogni giorno -anche a livello irrazionale e inconscio- l'incolumità personale. La politica, secondo il sociologo, è tra le prime responsabili che nutre il demone e instilla nella popolazione una sensazione di instabilità e insicurezza, proponendo da subito una “guerra al terrorismo”. A tal proposito si legge che “data la natura del terrorismo contemporaneo, la nozione stessa di guerra al terrorismo è una stridente contradictio in adiecto, una contraddizione in termini”.

domenica 30 settembre 2018

Parigino si nasce, parigino si diventa: parola di Ines de la Fressange e Sophie Gachet

Il parigino
di Ines de la Fressange e Sophie Gachet
traduzione di Vera Verdiani
L’ippocampo, 2018

pp. 240
€ 25,00

È una verità universalmente riconosciuta che siano le madri a vestire i figli, le zie a vestire i nipoti, le fidanzate a vestire i compagni e le mogli a vestire i mariti. Trionfo del luogo comune? Stando a ciò che scrivono Ines de la Fressange e Sophie Gachet nel manuale Il parigino, appena pubblicato in versione italiana da L’ippocampo, questi preconcetti non attaccano granché in terra di Francia. In materia di stile e di abbigliamento i nostri cugini d’oltralpe, anzi più precisamente gli abitanti della capitale, godrebbero di un’autonomia e di un’indipendenza da fare invidia a chiunque. Sia perché preferiscono creare le mode invece che seguirle, sia perché, a fare un tour nei loro guardaroba, le mode stesse sembrano severamente selezionate all’ingresso, se non del tutto bandite. Parigino dedans si nasce, è vero. Ma qualora aveste curiosità di scoprire in che cosa consista il segreto di cotanta classe – un’allure che magari vi piace moltissimo, e che sapete addirittura riconoscere a colpo d’occhio ma non ancora definire con parole esatte – questo libro, scritto a quattro mani dalle stesse autrici dei campioni di vendite La parigina e Cosa mi metto oggi, fa decisamente al caso vostro.

Prima di Marley c'è Bauschan a insegnare all'uomo l'amore per le cose semplici

Cane e padrone
di Thomas Mann
Newton Compton Editori, 1995

Traduzione di Brunamaria Dal Lago Veneri

pp. 96




Gli animali rappresentano una parte integrante nella nostra vita. È quindi naturale trovare, scorrendo i titoli nelle nostre biblioteche, libri che ci hanno fatto emozionare grazie alla loro storia. Black Beauty di Anna Sewell, tra i primi libri scritti direttamente dal punto di vista di un animale, ci ha insegnato con i pensieri di un cavallo che gli animali, proprio come le persone, meritano di essere felici e amati; Zorba di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è il gatto per antonomasia e come tale ha insegnato a tutti i bambini il significato della fedeltà, della dolcezza e del rispetto; Jack London racconta grazie al San Bernardo Buck de Il richiamo della foresta  quanto la vita sia irta di difficoltà, ma che la chiave vincente di tutto è la semplicità del godimento della natura; ma forse è il labrador Marley, protagonista dell’autobiografia di John Grogan ad aver commosso migliaia di lettori (e spettatori grazie alla trasposizione cinematografica del 2008), amanti o no dei cani. Un filo lungo decenni, quello che unisce l’uomo agli animali, e che non ha risparmiato nemmeno Thomas Mann, che riesce a dare il meglio della sua perizia narrativa in un breve racconto che ha per protagonista il suo bracco Bauschan.