martedì 11 dicembre 2018

#PLPL18 - La Divina Commedia: Presentazione del libro a cura di Enrico Malato


Da sinistra: Andrea Mazzucchi, Massimo Cacciari  e Massimo Popolizio
L’8 dicembre una buona parte della folla accorsa alla Fiera Nazionale della piccola e media editoria si assiepa alle porte della Sala La Nuvola e attende con ansia un evento che ha richiamato grandi e piccini: la presentazione della nuova edizione della Divina Commedia a cura di Enrico Malato, professore emerito di Letteratura italiana presso l’Università di Napoli Federico II, filologo, critico letterario e storico della letteratura.

All'evento organizzato da Più Libri Più Liberi intervengono anche il filosofo Massimo Cacciari, il professor Andrea Mazzucchi, laureato in Filologia dantesca presso l’università di Napoli e docente nel medesimo ateneo di Filologia della letteratura italiana, e Massimo Popolizio, noto attore e doppiatore genovese che darà voce ad alcuni dei passi più celebri della Commedia.

E proprio dalla magnetica lettura di Popolizio prende avvio questo incontro, che trasporta il pubblico nella celebre vicenda che ha per protagonisti i due sfortunati amanti Paolo e Francesca, vittime di un amore che va al di là del tempo e dello spazio e che sembra palesarsi dinanzi ai nostri occhi grazie all'arte affabulatoria di Popolizio.

Ancora una volta, la grazia di Ippocampo:《Dior. Sfilate - tutte le collezioni da Christian Dior a Maria Grazia Chiuri》

Dior. Sfilate – Tutte le collezioni da Christian Dior a Maria Grazia Chiuri.
di Alexander Fury (introduzione e presentazione dei creatori) e Adélia Sabatini (testi delle collezioni)
traduzione di Vera Verdiani
dimensioni 19 x 27,7 cm (rilegato in tela)

pp. 632
€ 49,90 (cartaceo)
«La mattina del 12 febbraio 1947 una folla si raduna in avenue Montaigne per assistere all'ultima sfilata della stagione – la prima della neonata maison Christian Dior. Bettina Ballard, di Vogue America, ricorda di “aver colto nell'aria un'elettricità mai avvertita prima d'allora, nella haute couture» (p. 24)
Il nome di Christian Dior evoca subito immagini di lussuosa eleganza, ed è impossibile non riconoscere che la maison si è imposta fin da subito come punto di riferimento obbligato nel campo della moda. L'azienda francese è una delle case più importanti del panorama attuale e per la prima volta, in questo volume, vengono raccolte tutte le collezioni finora portate sulle passerelle, con oltre 1100 immagini per più di 180 collezioni.
Sfogliando l'opera, scopriamo che la prima edizione è stata pubblicata nel Regno Unito nel 2017, in occasione del settantesimo anniversario della prima collezione, da Thames & Hudson Ltd (Londra) e che essa fa parte di una collana più ampia, dedicata alle sfilate delle più importanti case di moda. Nell'elenco figurano Chanel, Louis Vuitton (entrambi già pubblicati), Yves Saint Laurent e Prada (previsti per l'autunno 2019).
A darci la possibilità di tenere tra le mani un volume tanto prezioso, è Ippocampo, editore di cui stiamo conoscendo e apprezzando sempre più la ricercatezza delle scelte e l'estrema cura e attenzione che mette in ogni volume.
Il sommario dà un'idea della completezza del volume: ad un'introduzione di Alexander Fury, seguono le collezioni, ordinate in rigoroso ordine cronologico, dal 1947 al 2017, curate da Christian Dior e i suoi successori: da Yves Saint Laurent a Maria Grazia Chiuri, passando per Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano, Bill Gaytten e Raf Simons. Completano l'opera una ricca bibliografia e i necessari crediti, sia delle collezioni sia delle fotografie.

Essere comunicativi: il talento non basta, e la tecnica aiuta, parola di Francesco Addeo e del suo "Il fattore P"

Il fattore P. Sblocca il tuo potenziale comunicativo
di Francesco Addeo
Franco Cesati Editore, "pillole.app", 2018

pp. 120
€ 12 (cartaceo)


Occhi attenti e curiosi, il guizzo di una domanda qui e là, penne che si muovono su fogli degli appunti, richieste di approfondimenti, strette di mano alla fine del discorso... Sono solo alcuni dei tanti sogni che porta con sé ogni speaker: vi è mai capitato di riuscire a realizzare tutti questi obiettivi? Non è un'utopia, diciamocelo, è semplicemente il fatto di aver organizzato al meglio il proprio discorso, di essere riusciti a essere comunicativi adoperando al meglio la nostra voce ed elementi paraverbali. Anche la gestualità, infatti, può essere utile e non è da demonizzare; basta considerarla come l'uso del grassetto in uno scritto: dunque, deve essere ben dosata e rilevare i passaggi-chiave. Questo è solo uno dei tanti consigli contenuti in Il fattore P. Sblocca il tuo potenziale comunicativo, in cui Francesco Addeo mette la sua formazione estremamente varia e creativa al servizio degli speaker in cerca di modi per aumentare l'efficacia dei propri discorsi. 

lunedì 10 dicembre 2018

#PLPL18 - Una festa dell'Immacolata all'insegna della cultura

Il sole che attraversa le vetrate della struttura rende l'atmosfera quasi onirica - Foto di @darvax
Un sole bellissimo illumina Roma in questo giorno dell'Immacolata. La coda davanti alla Nuvola è lunghissima, e fra i partecipanti alla terza e penultima giornata di Più libri più liberi possiamo ritrovare persone di ogni età: bambini accompagnati dai genitori, studenti alla ricerca di qualche nuovo libro, professionisti a caccia di interviste, adulti e anziani intenzionati a trascorrere questa festività in un modo alternativo, lontani dal caos di centri commerciali e al riparo dai venti gelidi dell'autunno.
Gli spazi espositivi sono colmi di curiosi e appassionati eppure, tranne in alcuni punti nodali (come davanti allo stand Bao, dove i fan si accalcano per ottenere la firma dell'onnipresente Zerocalcare) non si percepisce la sensazione d'ingombro tipica di queste grandi fiere. La logistica è stata ben organizzata e il flusso di persone viene ben regolato. Dieci punti agli organizzatori!

La palestra di un aspirante giornalista

Il mestiere più bello del mondo. Faccio il giornalista

di Luigi Garlando
Rizzoli, 2018

pp. 173
15


Giornalista di punta della Gazzetta dello Sport, Luigi Garlando racconta come sia arrivato a firmare articoli e a stilare le mitiche pagelle dei calciatori dopo una partita seguita dal vivo. Giungendo a una sorta di mantra: quello che svolge è il mestiere più bello del mondo. Perché in grado di abbinare le sue due grandi passioni: calcio e giornalismo.
Ma quello che più conquista di questo libro è la visione stessa di una professione, oggi attaccata su più fronti, dall’idiosincrasia del potere nei confronti del libero pensiero alle “bufale” che i social amplificano in maniera esponenziale. A dire il vero, il giornalismo si è anche impoverito per colpe proprie. Ma a questo punto non è neanche giusto parlare di giornalismo. Sarebbe più corretto parlare dei suoi singoli interpreti. Così come di calciatori e non di calcio.
A tal proposito, Luigi, che appartiene, e lo si percepisce, alla vecchia scuola del rispetto dei ruoli - ebbene sì, c’è una gerarchia all’interno delle redazioni, almeno di quelle serie, e non c’è nulla di male in questo - sente di dover rimarcare l’importanza di ciò che appare come una banalità: la verifica delle fonti. Scrivere sì, possibilmente bene, e per farlo occorre essere ottimi lettori, ma non certo scrivere per scrivere.

domenica 9 dicembre 2018

Una rosa taiwanese raccontata in dialetto siciliano

Rosa rosa amore mio
di Wang Zhenhe
Libreria Editrice Orientalia, Roma 2014

a cura di Anna di Toro

pp. 356
€ 20 (cartaceo)


Il romanzo del taiwanese Wang Zhenhe, uscito nel 1984, con il titolo Meigui Meigui wo ai ni, è stato riadattato da Anna di Toro e pubblicato dalla romana Editrice Orientalia qualche anno fa, nel 2014. Hualian, nel romanzo originale, (Lotusa nella versione italiana) è la cittadina natale dello scrittore dove è ambientata la vicenda, che parte da una storia vera, ovvero l’arrivo, nel 1968, di un contingente di soldati americani in licenza dal Vietnam; all’evento fu dedicato addirittura un bar. 
Fu un momento di grande festa per i cittadini della piccola località, che restò impresso nella mente del giovane Zhenhe, che pensò di scriverci un libro. Per varie ragioni il libro ebbe una gestazione lunghissima e uscì poi solo negli anni ’80, completamente rinnovato nell’idea, incentrandosi soprattutto sui preparativi che la comunità fa per accogliere al meglio i soldati, pensando di offrire loro delle giovani prostitute, opportunamente istruite come bargirls, per deliziare gli ospiti.

Parigi dall'alto: «signore e signori, i tetti, i tetti, i tetti!».

Tetti di Parigi
acquerelli e disegni di Fabrice Moireau
testi e poesie di Carl Norac
traduzione di Vera Verdiani

L’ippocampo, 2010

pp. 96
€ 29,90



Parigi è sempre una buona idea, Parigi val bene una messa e pure un ultimo tango. Ah, Parigi! Poche città possono vantare una mitologia e una bibliografia pari a quelle sulla Ville Lumière, e proprio per evitare di fare qualche torto involontario alla capitale francese questo commento non si prenderà nemmeno la briga di nominarle. Su Parigi è stato detto e scritto di tutto, sottospecie di narrazione, cronaca, sceneggiatura. Per non parlare delle sue innumerevoli rappresentazioni e trasfigurazioni pittoriche, fotografiche e cinematografiche. Ma qualcuno aveva mai pensato di dedicarsi esclusivamente ai suoi tetti? Si, i famosi tetti di Parigi, quelli la cui sola menzione evoca panorami mozzafiato, atmosfere sature di bellezza e finanche gusto per il voyeurismo più spontaneo. Ci siete mai saliti? Avete mai contemplato l’orizzonte di questo capoluogo dell’arte e dell’amore standovene affacciati da una delle sue caratteristiche alture architettoniche? Pare che, per chi abbia l’occasione di viverla in prima persona, sia un’esperienza che non si dimentica, ma per i meno fortunati ci sono libri che sanno essere di grande aiuto. Per esempio se ci si affida agli occhi e ai quarantacinque acquerelli di Fabrice Moireau, commentati da Carl Norac e raccolti nel volume Tetti di Parigi dalla casa editrice L’ippocampo. Non vi sentite già vittime della flânerie più contagiosa?

sabato 8 dicembre 2018

#CriticARTe - The Sound of Hands di Cristina Arrigoni

The Sound of Hands

A photographic journey into the language of musicians hands.

a cura di Cristina Arrigoni
Wall of Sounds, 2018

pp. 88, 60 fotografie
Formato 28x28cm, cartonato.
€ 35 




La fotografa Cristina Arrigoni nel suo primo libro propone un intenso viaggio all’interno della musica blues, attraverso l’osservazione del linguaggio delle mani dei suoi attori principali. L’attenzione dello spettatore viene diretta verso l’elemento principale, attraverso la precisa esclusione di ogni dettaglio all’interno dell’immagine, così come la precisa scelta della gamma cromatica, per lo più unicamente in bianco e nero.

Dallo sfondo emergono mani, parti di un corpo che svanisce nello sfondo cupo, divenendo metafora universale ed allo stesso tempo veicolo di un messaggio, di una storia, che si racconta attraverso i dettagli di uno strumento, di un accessorio o delle pieghe della pelle od ancora mostrando talvolta sullo sfondo, in leggero contrasto, il viso dell’artista.

“Cristina è una visionaria – afferma il musicista Willie Nile –col talento di saper cogliere l’anima e le qualità ‘eroiche’ di tutto ciò che il suo sguardo sa cogliere senza mediazioni.” 

#LibriSottoLAlbero - Primo appuntamento coi libri-regalo


Buoni regali di Natale!
Il tempo corre, oggi è già l'8 dicembre e molti di noi saranno impegnati a preparare l'albero di Natale, ma non dimentichiamoci che i giorni da qui a Natale sono sempre mano e dobbiamo correre al riparo con i regali. Soprattutto, dobbiamo trovare quelli giusti... Se anche voi amate mettere libri sotto l'albero (magari anche sotto al vostro), ecco la nostra rubrica settimanale #LibriSottoLAlbero: tre appuntamenti per scegliere il libro migliore per voi, per gli amici e i parenti.
Per ogni consiglio, il link alla nostra recensione per scoprire il libro! 

Prossimo appuntamento sabato 15 dicembre! 
Intanto, buona lettura,
La Redazione

***

Alessandra consiglia:
"Meglio essere felici" di Zygmunt Bauman (Castelvecchi)
Perché: per citare Bauman stesso "A proposito della felicità, esiste soltanto una frase che possiamo pronunciare con la massima certezza e che di solito ci vede universalmente d'accordo. La frase suona: “Meglio essere felici che infelici”. Tutto il resto è controverso". Per ricordarci quanto sia importante ritagliarci un nostro giardino sempreverde di gioia. E perché, in fondo, aveva ragione Lorenzo de' Medici quando asseriva che "chi vuol esser lieto sia: di doman non c'è certezza".
A chi regalarlo: a chiunque abbia bisogno di una strigliata pre natalizia sul perché sia fondamentale essere felici e come, analizzando un'emozione importante e spesso trascurata per inezie quotidiane.

"Lo sai che quando guardi la tenebra, lei guarda te?": luci e ombre nell'ultimo lavoro di Alessandro Baronciani

Negativa
di Alessandro Baronciani
Bao Publishing, 2018

pp. 160
€ 20,00

Dopo Le ragazze nello studio di Munari, (ri)pubblicato da Bao nel 2017, Alessandro Baronciani mette di nuovo una protagonista femminile al centro di Negativa, il suo ultimo lavoro, uscito a sua volta per la casa editrice milanese. E la sceglie bella (anzi bellissima), con una professione che la fa desiderare ai più (è una modella) e un nome che la fa brillare (si chiama Stella). Dunque, ricapitolando: bella, modella e Stella. Una rima baciata che è già tutto un programma: fastidiosa nel suo essere così scontata e stucchevole, disturbante come la musichetta di un carillon; una nenia che, in perfetto contrasto e contrappunto didattico, trova il suo contraltare nella vicenda orrorifica (meglio: splatter) in cui la giovane donna si viene a trovare. Una storia che la riguarda e che riguarda tutti noi, perché interrogarsi sulla tenebra – la nostra tenebra – è fare i conti con l’ombra: quella che, come recita la canzone, viene di notte e ci fa il verso. Per non parlare di quello che osa compiere quando perdiamo il controllo su di lei.

venerdì 7 dicembre 2018

#PLPL18 - Il nostro primo entusiasmante giorno sotto La Nuvola della piccola e media editoria italiana

L'esterno del Roma Convention Center La Nuvola - Foto di @la_effesenza

Un cielo grigio si addensa sopra La Nuvola avveniristica di Fuksas, ma il sole risplende negli animi dei partecipanti al secondo giorno (nostro primo) dell’edizione del 2018 di Più liberi e più liberi – Fiera nazionale della piccola e media editoria, che inizia sotto i migliori auspici. Sì, perché in questo giovedì di fiera a farla da padrona sono le scolaresche, che già all’orario di apertura affollano i gate di ingresso al Roma Convention Center La Nuvola e con la loro gioia portano una ventata di entusiasmo e ottimismo su tutti partecipanti all'evento.

Un noir da "disboscare" con pazienza

L’onore e il silenzio

di Gianni Mattencini
Rizzoli, 2018

pp. 275
18


L’anno rimanda inevitabilmente agli esordi del regime. Ma si può scrivere un romanzo collocato nel 1924 senza che il fascismo compaia? E dire che di cose ne accaddero, dalle elezioni politiche, che videro le liste mussoliniane stravincere grazie al meccanismo della legge Acerbo, all’omicidio di Giacomo Matteotti. Peraltro il romanzo è ambientato a novembre e dunque tutto questo era già successo. Ma se si sprofonda nell’Italia meridionale, la Storia pare incepparsi di fronte a dinamiche sociali che esistevano prima ed esisteranno dopo.
È in questa Italia meridionale che Gianni Mattencini, che di meridione se ne intende visto che è pugliese e fa il magistrato, ambienta una vicenda che dopo la deflagrazione iniziale, la classica scoperta di un cadavere, peraltro mutilato del sesso maschile, e la comparsa del brigadiere chiamato a risolvere il caso, prosegue con un ritmo in cui il picco dell’intensità si scontra repentinamente con la sua attenuazione, con personaggi che è come se provassero a farsi largo tra le foschie del mattino o gli sbuffi di una locomotiva. Anche il lettore, a questo punto, è costretto a un ruolo esplorativo, di chi si addentra in una macchia: trovarsi nel cuore dei boschi della Calabria diventa non solo un aspetto geografico.

giovedì 6 dicembre 2018

Meglio le pozze del mare aperto: le "meditazioni sull'arte di scrivere racconti" di Cognetti

A pesca nelle pozze più profonde. Meditazioni sull’arte di scrivere racconti
di Paolo Cognetti
minimum fax, 2014

pp. 132 
€ 13,00

A chi, come me, non ama in modo particolare né la saggistica, né i racconti, la scelta di leggere un saggio che parla di racconti, per quanto compatto, potrebbe sembrare quantomeno azzardata. Eppure la scelta inusuale ripaga, per l'abilità espositiva di Paolo Cognetti, che si muove tra i concetti con il trasporto di chi, prima che autore, è soprattutto lettore appassionato di narrativa breve. Il suo è un percorso attraverso i luoghi e i personaggi, ma soprattutto attraverso i grandi autori della tradizione. I loro racconti vengono citati, ripresi, smontati; le loro opere analizzate, chiamate a farsi esempio, utilizzate come pilastri dell'argomentazione. Spesso ritroviamo tra le pagine nomi fondamentali: Ernest Hemingway, David Foster Wallace, J.D. Salinger... di ognuno di questi, Cognetti rivela una meno nota natura di autori di racconti, e quindi ci obbliga a familiarizzare nuovamente, secondo una prospettiva inconsueta, con personaggi che credevamo di conoscere.

Tanti modi diversi di andare in pezzi nei due racconti lunghi di Peter Cameron

Gli inconvenienti della vita
di Peter Cameron
Adelphi, 2018

pp. 122
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


[...] perché devi rimanere disperatamente aggrappato all'esistente? Perché non ti lasci andare e accetti il cambiamento? Che cos'è che ti spaventa così tanto del futuro? (p. 24)
Due racconti lunghi, o forse meglio dire due romanzi brevi, se stiamo a guardare la densità e lo sviluppo incredibilmente intenso di La fine della mia vita a New York e Dopo l'inondazione, che compongono Gli inconvenienti della vita, uscito di recente per Adelphi. In America, i racconti (in una redazione diversa) sono usciti prima su «Subtropics», la rivista di David Leavitt, e non è certo un caso che uno dei maestri della scrittura breve abbia selezionato questi testi. All'interno dell'attuale raccolta adelphiana, i due racconti appaiono come facce di una medaglia molto simile: quella della crisi innescata dal cambiamento
Basta poco per incrinare l'equilibrio che ci si è costruiti spesso grazie a finzioni piccole ma quotidiane. In La fine della mia vita a New York, Theo, in uscita da una seduta di agopuntura, si trova a mettere in crisi tutto, compresa la sua relazione duratura con Stefano: ci sono tormenti che porta con sé da tempo, che ha provato a superare con la terapia, che non si è però rivelata efficace, perché mostrava aspetti inaccettabili di sé. 
Nel secondo racconto, invece, è l'ospitalità data a una famiglia di sfollati dopo un'inondazione (da qui, il titolo) a scardinare le certezze della protagonista sessantacinquenne, chiusa col marito nella loro grande casa vuota, dove la porta della camera della figlia resta ostinatamente serrata, insieme al dolore della perdita. «Ero andata avanti come sempre, con quelle due grandi parti di me amputate, perdute» (p. 104): anche per lei, come per Theo, ci sono ricordi impossibili da dimenticare, ma che cerca di superare negando la loro esistenza, costruendosi artifici quotidiani per resistere. 

mercoledì 5 dicembre 2018

Gioco di scacchi e di passioni: Nemici di Isaac Bashevis Singer


Nemici
Una storia d'amore
di Isaac Bashevis Singer 
Adelphi, 2018

Traduzione di Marina Morpurgo

pp. 257
€ 18 (cartaceo)


Si fa fatica a non gridare al miracolo laico della letteratura, o se si preferisce delle storie scritte veramente bene, quando si legge Nemici. Una storia d'amore di Isaac Bashevis Singer uscito per Adelphi nell'ottima traduzione di Marina Morpurgo. Le vicende di Herman e delle tre donne, Jadwiga, Masha e Tamara, che finiranno a vivere, amare e perdersi con lui sono infatti trattate da Singer con la penna del grande romanziere, in una New York ebraica e brulicante di vita che ci entra dentro come un coltello nel burro.
Già, il burro che ricopre i bagel di cui i protagonisti si cibano è un buon mezzo per spiegare la struttura del romanzo stesso che, appunto, morbido e appetitoso come un panetto di burro, finisce per avvolgere il lettore, che ne rimane avvinghiato, sedotto e incuriosito dalla sensualità estrema di Herman, l'uomo all'apparenza meno sensuale di tutti e che invece riesce, laddove in molti falliscono, a conquistare il cuore, forse la mente, mai i corpi delle tre donne sopracitate. Tre donne che sono tre archetipi certo ma che Singer rende piene di vite, staccandole dal ruolo ancillare di semplici comparse per ergersi, chi più chi meno, con la possanza delle protagoniste.

Ritrovarsi nella foresta di Teutoburgo insieme a Varo e Arminio


Il nemico indomabile. Roma contro i Germani
di Umberto Roberto
Laterza, 2018

pp. 391
€ 24 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)


Il 16 d.C., nonostante il pragmatismo di Giulio Cesare che ha posto come limes romano il Reno, l’inquietante presagio che circonda la morte di Druso – figliastro di Augusto – nel 9 a.C., e la rivolta di Arminio, aristocratico cherusco integrato nell’esercito romano, da lui tradito e sconfitto nella famosa battaglia di Teutoburgo del 9 d.C., si completa l’assoggettamento della Germania, processo iniziato da Augusto nel 12 a.C. e terminato da Tiberio attraverso il suo più fidato generale, Germanico. Ed è proprio Tiberio che, temendo il carisma e il prestigio acquisiti da Germanico durante questi anni, decide di porre fine alla ultio augustea (la vendetta dei romani nei confronti del traditore Arminio) nel 17 di rinunciare a quella Germania transrenana che si sarebbe estesa fino all’Elba, per spostare di nuovo il confine al Reno, vanificando di fatto tutti gli sforzi – militari ed economici – degli ultimi 28 anni.

martedì 4 dicembre 2018

Palermo, l'amore, Gesù e... gli sciù! Pif arriva in libreria con il suo primo romanzo

... che Dio perdona a tutti
di Pif
Feltrinelli, 2018

pp. 186
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ecco gli ingredienti della vita quotidiana di Arturo: sciù con la ricotta al punto giusto, appartamenti (è agente immobiliare), chiacchiere e tante menzogne (fa l'agente immobiliare, appunto), partite di calcetto con i colleghi e di nuovo sciù. Lui non vede molte possibilità di cambiare la sua routine, almeno finché davanti a una vetrina di pasticceria incontra la donna della sua vita: lui, almeno, la pensa così fin da subito e il colpo di fulmine sembra ricambiato. Immaginate che sorpresa quando Arturo scopre che la ragazza, Flora, è una talentosa pasticciera! Davvero sembra che Arturo non possa chiedere altro nella sua vita: lei è bella, ha personalità e abbastanza determinazione per staccarsi dalle pasticcerie di famiglia e aprirne una tutta sua. Però c'è un problema: Flora è religiosa, e anche tanto. Arturo, che ha sempre pensato che i sacramenti fossero una tappa obbligatoria dell'infanzia, si trova a mettere in dubbio tutto, persino la possibilità di avere un futuro con Flora. Almeno finché non si ripromette di provarci, ovvero di provare a essere un perfetto cattolico per tre settimane. 

#PagineCritiche - Sull'Iliade: un nuovo bellissimo saggio su un'opera che continua a parlare al mondo


Sull'Iliade
di Rachel Bespaloff
Adelphi, 2018
(prima edizione: Brentano's, New York, 1943)

pp. 120
€ 12 (cartaceo)
€ 6,99 (e-book)

La guerra, la si fa, la si subisce, la si maledice o la si celebra; come il destino, non la si giudica. Solo il silenzio le corrisponde - o meglio, l'impossibilità delle parole - e lo sguardo ormai disincantato che Ettore morente rivolge ad Achille, o quello che il principe Andrej sembra affondare oltre la propria morte (p. 51).
Ci sono dipinti, monumenti, opere letterarie destinate a parlare nel corso dei secoli, dei millenni e a costituire la pietra fondante di intere civiltà. Una tra le più importanti è senza dubbio l'Iliade, il poema epico universalmente conosciuto che la tradizione attribuisce al cantore greco Omero, collocata attorno al 750 a.C. e che i giovani di tutto il mondo studiano sui banchi di scuola, perché proprio da quest'opera discenderà tutta la letteratura occidentale.
L'Iliade non smette di esercitare il suo fascino ancora oggi e continua a essere al centro di studi, saggi e approfondimenti. Uno dei più belli sui quali mi sia capitato di posare gli occhi è senza dubbio quello della scrittrice di origine bulgara Rachel Bespaloff, intitolato proprio Sull'Iliade, pubblicato per la prima volta a New York nel 1943 per le edizioni Brentano's con una prefazione di Jean Wahl e riproposto oggi in Italia da Adelphi. Ma procediamo con ordine.

lunedì 3 dicembre 2018

Pazza Idea 2018. Nobel di frontiera: Grazia Deledda e Selma Lagerlöf nella storia della letteratura mondiale secondo Marcello Fois e Siri Ranva Hjelm Jacobsen


Marcello Fois a Pazza Idea 2018
Foto di Sara Deidda 
Prosegue la cronaca della manifestazione sarda Pazza Idea 2018, giunta a conclusione domenica scorsa, con uno degli incontri più attesi e apprezzati: il confronto tra lo scrittore italiano Marcello Fois e la scrittrice danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen, divenuta celebre con il suo libro d'esordio “Isola”.
Al centro del dialogo due regine della letteratura mondiale: Grazia Deledda e Selma Lagerlöf, entrambe vincitrici del premio Nobel.
Ma le due donne hanno molto di più di quel che si pensa in comune. Seppur geograficamente molto lontane tra loro, hanno sempre messo al centro dei loro romanzi storie di difficoltà, di emarginazione, di suggestivi e contrapposti paesaggi caratteristici delle loro terre natie -la Sardegna per la Deledda e la Svezia per la Lagerlöf-, di pignole descrizioni di volti e menti contrite dalle dure esperienze della vita. Leggere i loro libri, divenuti immancabilmente dei classici, significa osservare fotografie in bianco e nero delle condizioni del secolo scorso. Per quanto il loro lavoro sia stato tutto frutto di immaginazione, vi è quella patina consistente di realismo che ci consente di tornare indietro nel tempo, di immergerci e di conoscere quindi le condizioni sociali, etiche e popolari narrate da queste due grandi donne.
Entrambe hanno un nobile primato: Selma Lagerlöf è stata la prima donna al mondo a ricevere il premio Nobel per la letteratura nel 1909 a cinquantuno anni, Grazia Deledda invece, la prima italiana nel 1926, a cinquantacinque anni. 

Quel podio a Città del Messico. Una scintilla per venti storie di atleti non comuni

Abbiamo toccato le stelle

di Riccardo Gazzaniga
Rizzoli, 2018

pp. 236
16


Tommie Smith è The Jet. Il promo uomo ad avere corso i 200 metri in 20 secondi secchi. Che pare una combinazione esoterica, 10 metri al secondo, e non un tempo di gara. John Carlos è più giovane di un anno ma già nelle qualificazioni olimpiche americane ha osato sfidarlo. E batterlo con un mostruoso 19,92. Che non gli è stato omologato per una questione incredibile: i chiodi sotto le scarpette. In numero esagerato per la giuria. Ma Tommie e John hanno una cosa in comune. Non se la passano bene. E il motivo è scritto nella loro pelle. Nera. La società americana di quegli anni non scherza. A ben guardare, non ha mai scherzato su questo aspetto, visto che troppi, ancora oggi, traducono una semplice fisionomia in una condanna inappellabile.

domenica 2 dicembre 2018

La campagna sarà l'altra città del futuro: un inedito di Le Corbusier e Norbert Bézard

La Fattoria Radiosa e il Centro Cooperativo
di Le Corbusier e Norbert Bézard
a cura di Sante Simone
traduzione di Mara Bevilacqua
con un articolo di Laurent Huron

Armillaria, 2018

pp. 223
€ 15,00

Tra i più importanti architetti e intellettuali europei del Novecento, Le Corbusier ha influito moltissimo sul modo in cui ancora oggi concepiamo e viviamo la città e l’architettura urbana. Tuttavia, il principale ideatore e promotore di quel modernismo che negli anni Venti ha eletto la Villa Savoye a prototipo perfetto di “casa” intesa come machine à habiter (letteralmente: “macchina per abitare”), ha ben guardato, nel corso della sua ricerca e carriera, anche alla progettazione rurale. E lo ha fatto al crocevia tra gli anni Trenta e Quaranta, in un contesto non privo di influenze ideologiche e sollecitato da Norbert Bézard, un contadino convinto che la sua Città Radiosa (1935) dovesse presto essere gemellata con una controparte campestre altrettanto “luminosa”. Gli esiti di questa riflessione sono confluiti in uno scritto dal titolo La Fattoria Radiosa e il Centro Cooperativo, elaborato a quattro mani, per l'appunto, da Le Corbusier e Bézard; la casa editrice Armillaria, confermando la sua vocazione per le rarità, lo offre oggi per la prima volta in lingua italiana, con la traduzione di Mara Bevilacqua e la cura di Sante Simone. Se le atmosfere rurali vi affascinano e se vi interessano gli studi relativi al settore, fareste bene a procurarlo: non solo e non tanto perché si tratta di una piccola chicca, ma perché vi sorprenderete a non ritrovarci nulla del sentimentalismo solitamente evocato dalle atmosfere bucoliche. Anzi, sotto quegli alberi da frutto – piantati con ordine in ossequio a un progetto di razionale funzionalità – si addensa persino qualche ombra sinistra, poco o nulla dissipata dal saggio critico che chiude il volume, a firma di Laurent Huron.

sabato 1 dicembre 2018

#RileggiamoConVoi - Dicembre 2018


Cari Lettori, 
eccoci a dicembre! Questo 2018 è un anno pieno di novità e di grandi uscite editoriali che ci fa piacere recensire. Avete apprezzato anche voi questo anno di libri? 
Come ogni mese, trovate un po' di consigli di lettura (più e meno recenti), con il link alla nostra recensione, per capire se questi libri fanno per voi. 
Ne approfittiamo per ricordarvi che, come ogni anno, dall'8 dicembre torna la rubrica settimanale di #LibriSottoLAlbero con i consigli di libri da regalare a Natale

Intanto buona lettura, a dicembre e sempre! 
La Redazione

***

Alessandra consiglia:

"Mimma" di Valeria Pecora (La Zattera)
Perché: siamo di fronte a una scrittrice italiana di grande talento in grado di affrontare tematiche delicate e non facili con una semplicità e spontaneità disarmante che la rende se non unica, quasi. Contemporanea e giovane, con un competente e rigoroso occhio di riguardo verso il passato, sta scrivendo il suo futuro tra le pagine dei libri che pubblica. "Mimma" in particolare è l'ultimo -ancora per poco- romanzo profondo della scrittrice che analizza una Sardegna fascista e al contempo schiava del lavoro, delle disgrazie quotidiane e del pettegolezzo più becero. Una realtà passata, forse.
 A chi: a chiunque sia ammaliato dalle storie "made in Sardinia". A chiunque sia attratto dalla nuova letteratura sarda (perché è certo che Valeria Pecora sta entrando con sommo merito nel "club") e a chi voglia leggere un romanzo fuori dal comune, in cui ricchezza tematica e profondità argomentativa si prendono a braccetto tra una riga e l'altra.

#CritiCOMICS - Il disagio di Nina nell'opera di esordio di Ilaria Palleschi

Nina che disagio
di Ilaria Palleschi
Bao Publishing, 2018

pp. 160
€ 18,00



Occhi rotondi, sopracciglia mobilissime, un caschetto nero e il sogno frustrato di lavorare come illustratrice. Questa è la protagonista del graphic novel d’esordio di Ilaria Palleschi. 
Nina ha ventidue anni e, contrariamente alle aspettative dei suoi genitori, non ha nulla della combattente. Perennemente paralizzata dalla goffaggine e dalle sue paure, osserva con una certa rassegnazione i successi altrui e la vita che le scorre davanti. Pur avendo una spiccata tendenza al pensiero caustico e alla frecciatina brillante, non riesce mai a dire ciò che pensa al momento giusto e rinuncia in partenza a molte opportunità che si trova davanti.
In un romanzo a fumetti dai tratti netti e dalla grande espressività, l’autrice dispiega con maestria il suo gusto per il rovesciamento degli stereotipi attraverso l'ironia (così ad esempio le tre fate madrine della Bella Addormentata diventano  fastidiose come zanzare che possono essere scacciate con un colpo di mano; il panico si concretizza in una deliziosa nuvoletta gialla con occhietti buffi che si prende gioco della protagonista; e la magia che cambia tutto, quasi a preannunciare il pasticcio che seguirà, diventa un curioso assemblaggio di parole casuali dal suono esotico: «"Gazpacho! Ex nihilo nihil, poncho. Mutatis mutandis!" "Mutande che cosa?!"»). 

venerdì 30 novembre 2018

"Boy Erased": crescere gay negli Stati Uniti del Sud

Boy Erased. Vite cancellate
di Garrard Conley
Black Coffee, ottobre 2018

Traduzione di Leonardo Taiuti

€ 15 (cartaceo)
pp. 366

Vorrei che tutto questo non fosse mai accaduto, ma a volte ringrazio Dio che lo sia (dalla nota dell’autore)
C’è una cosa che dico spesso quando mi trovo a presentare o recensire un libro: quelle che più mi restano dentro sono le storie che, in qualche modo, mettono in discussione le mie certezze, mi destabilizzano, mi spingono a pormi domande talvolta scomode a cui non sempre riesco a trovare risposte e lì, tra i punti di domanda, sento più chiaro che mai il potere della scrittura e le ragioni che tanti anni fa mi hanno fatta innamorare dei libri, soprattutto della narrativa statunitense. Difficilmente vado alla ricerca di me stessa tra le pagine, non mi interessa più di tanto riconoscermi nei personaggi o ritrovare luoghi e situazioni in qualche modo familiari; certo, talvolta capita e con effetti interessanti, ma, in fondo, i libri che nel corso degli anni mi sono rimasti sotto pelle sono proprio quelli che mi hanno permesso, in una forma o nell’altra, di uscire dalla mia comfort zone, quelli in cui i dubbi, le domande rimaste senza risposta superano di gran lunga certezze e verità spacciate per assolute.

#PagineCritiche - Avviciniamoci un po' al fuoco e mettiamoci comodi: questa è la storia dell'inverno.

Inverno. Il racconto dell'attesa
di Alessandro Vanoli
Edizioni Il Mulino, 2018

pp. 209
€ 15 (cartaceo)
€ 7,69 (ebook)



Quando pensate alla parola "inverno", cosa vi viene immediatamente in mente? La neve, il Natale, il bianco, il freddo? Non c'è sicuramente una sola possibilità, ma in ogni caso la risposta non esiste fin dall'inizio dei tempi, è frutto della nostra cultura, del periodo storico in cui ci troviamo e dei nostri retaggi dell'infanzia. 
Raccontare l'inverno, dunque, è tutt'altro che semplice: occorre documentarsi a fondo, per non giudicare un po' ingenuamente il passato con gli occhi di oggi; bisogna anche selezionare tra moltissime fonti, che offrono eventi storici, folclore, riti, leggende, usi e costumi, conoscenze scientifiche,... 

giovedì 29 novembre 2018

#PagineCritiche - Micro. Su "Nondimanco" di Carlo Ginzburg


Nondimanco. Machiavelli, Pascal
di Carlo Ginzburg
Adelphi, 2018 (prima ed.)

pp. 242
€ 18,00 (cartaceo)


Nondimanco, l’ultima pubblicazione che lo storico Carlo Ginzburg presenta all’ombra dell’effige di Adelphi, saccheggia per sottotitolo due cognomi, di cui ognuno così imponente da colonizzare l’attenzione del lettore. Machiavelli, Pascal; due segretari: il primo, della Repubblica fiorentina; il secondo, com’era più mestamente definito, “di Port-Royale”, la comunità filosofica e religiosa che sull’ascendere dell’età moderna annoverava tra i membri Antoine Arnauld e Pierre Nicole. Si comincerà dunque con un brano del saggio Scrittura e persecuzione di Leo Strauss, per cui l’influenza della seconda costringa gli scrittori eterodossi a sviluppare una precisa tecnica dissimulatoria, che in parte dica e in parte taccia, nell’insinuazione dell’ironia: «quella tecnica cui alludiamo quando parliamo di “scrivere tra le righe”». Così, il commento di Ginzburg: «La ricerca consiste anche in questo: nel tentativo di afferrare qualcosa che è scritto tra le righe, in inchiostro invisibile, sulle testimonianze frammentarie del passato» (p. 154-155). Proprio un’indagine che si immerga dentro la trama della storia e ardisca nell’opera di bracconaggio alle frammentazioni, anzitutto quelle che paiono troppo minute per azzardare pur il mormorio di una voce in capitolo, sembra il lavoro cui sottende lo sguardo ginzburgiano.

#PagineCritiche - Perché i bambini diventano ogni giorno più fragili? La risposta di Stefano Benzoni

Figli fragili
di Stefano Benzoni
Editori Laterza, 2018

pp. 150
€ 10

Una madre esce dal colloquio con gli insegnanti. Pare che la figlia di otto anni sia irrequieta, incostante, faccia continue battute e si distragga. Lei come decine d'altri nella scuola. Ma per qualche motivo le maestre hanno pensato che proprio per lei potrebbe essere indicato un consulto psicologico. Dicono che potrebbe essere iperattiva, avere 'quella cosa' che va molto adesso e che si chiama Adhd. La madre è incerta. Non saranno le maestre ad aver travisato i segnali della bambina? Non sarà solo una moda, questa dei problemi psichici? (p.3)
Quando ho letto queste parole, molte immagini, tutte uguali, si sono affastellate nella mia mente ricordando le riflessioni e i pensieri che animavano i dialoghi a casa a proposito di molti compagni di classe della mia sorellina, quattordici anni più piccola di me. Un’altra generazione di fronte alla quale gli stessi insegnanti, che ai miei tempi rispondevano alle marachelle con una nota sul diario e una punizione, si sono trovati a dare risposte più approfondite e allarmiste a queste (apparenti) fragilità.

mercoledì 28 novembre 2018

#LectorInFabula - Ritorno ad "Austenland": la nuova collana di Hop! edizioni

1. Emma: aspirante Cupido

2. Orgoglio e pregiudizio: mai fidarsi delle apparenze
di Mapi (testi) e Eleonora Antonioni (illustrazioni)

Collana: Alice in Austenland
Direttore Davide Calì
Hop! edizioni, 2018

€ 12.00


Stupisce sempre l'originalità con cui la casa editrice Hop! affronta e ripropone i grandi classici o i grandi personaggi del mondo dell'arte e della letteratura. In questo caso, con la serie “Alice in Austenland”, l'obiettivo è di provare ad avvicinare il mondo delle preadolescenti all'universo sempre vivido di Jane Austen, nella speranza che di lì a poco le ragazzine decidano forse di leggere anche i romanzi originali. L'espediente narrativo è semplice, ma efficace: la giovane Alice – origini italiane e un carattere deciso – ha vinto una borsa di studio per la prestigiosa Alton Abbey School, dove si trova presto immersa in situazioni complicate e stranianti che sembrano catapultarla di volta in volta all'interno dei suoi romanzi preferiti (si parte, con questi primi due volumi, da Emma e Orgoglio e pregiudizio). Alice conosce bene i libri di Jane: non a caso tiene un diario a cui si rivolge come a "Cassandra", ovvero la sorella della sua autrice del cuore, e tiene sul giornalino della scuola una rubrica anonima in cui descrive causticamente le abitudini vacue della moderna gioventù firmandosi Lizzie Bennet. Questo rapporto di vicinanza quasi viscerale rappresenta per lei anche un vantaggio: possiede un'arma in più per interpretare gli eventi in atto, può quasi prevederne l'andamento sulla base delle trame dei romanzi a cui la vita finisce per assomigliare (in un sorridente rovesciamento di quanto avviene solitamente nella letteratura). 

Attraverso la pelle di chi soffre: "L'uomo che trema" di Andrea Pomella


L’uomo che trema
di Andrea Pomella
Einaudi, 2018

pp. 219
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Per un malato di depressione la visione è netta, senza nebbie. Una persona non affetta da depressione invece ha una visione sfocata, lavora di fantasia, interpreta, completa le forme come un bambino alle prese con i primi esercizi di geometria. L’opacità è dei sani. Lo è perché il non vedere l’esatta forma delle cose è il dispositivo di natura attraverso il quale ci salviamo da noi stessi. (p. 83)

L’uomo che trema è un memoir, anche se durante una presentazione l’autore ha preferito chiamarlo un reportage. L’uomo che trema è una narrazione in prima persona di quel male subdolo e sotterraneo che risponde al nome di depressione maggiore, e poiché il narratore è anche protagonista di una vicenda reale (tutto ciò che accade nel libro è realmente successo e tutti i personaggi presenti esistono veramente) il compito si fa ancora più arduo. Già di per sé, infatti, narrare una patologia psichiatrica è un fatto complesso, perché questo genere di disturbi tende ad alterare la percezione, e dunque è necessario far comprendere a chi legge – senza poter ricorrere all’ausilio delle immagini dirette, come può accadere, ad esempio, nei film – come questo mondo in cui tutti noi viviamo viene esperito dal malato; figuriamoci allora quanto difficile (e doloroso) può essere tentare di vedersi dall’esterno, descrivere ciò che si vive quando la percezione della realtà è piegata, essere al contempo osservatore e protagonista.

martedì 27 novembre 2018

#CritiCOMICS: Un'avventura in tre canti che fa sognare grandi e piccini

Tosca dei boschi
di Teresa Radice e Stefano Turconi
Bao Publishing, 2018

pp. 160
€ 19 


Di Teresa e Stefano ci si innamora con un colpo di fulmine artistico che, nel mio caso, è riuscito a zittire il fragore molesto della gente ammucchiata presso lo stand della Bao Publishing durante il Lucca Comics and Games 2018. Non li avevo mai visti di persona, nonostante avessi la sensazione di conoscerli da sempre dopo aver letto Il porto proibito e Non stancarti di andare. Poi me li sono trovati lì davanti, lui intento a disegnare con la grazia che solo una matita all’opera riesce a evocare, e lei (compagna di penna, ma anche di vita) a scherzare con noi fan in coda, firmando una copia dopo l’altra della loro ultima opera, l’avventura in tre canti di Tosca dei boschi.
E se i colpi di fulmine “tradizionali” non si riescono a spiegare, poiché una forza irrazionale li muove e alimenta, l’amore per gli abitanti de La Casa senza Nord, invece, è giustificato in ogni suo aspetto e confermato (ancora una volta) nel romanzo grafico di ambientazione medievale che racconta la storia di Lucilla, figlia del duca di Fieramosca, maestro della guerra di fede senese. L’apprensione del padre e della madre arrivano a tal punto da costringerla a vivere reclusa nel castello, sempre accudita e coccolata da tre buffe fantesche (vi ricordano qualcuno?).

Si può raccontare di sé parlando dei libri della propria vita? Anche Massimo Recalcati si misura con l'autobiografia ibrida del lettore

A libro aperto. Una vita è i suoi libri
di Massimo Recalcati
Feltrinelli, 2018

pp. 185
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Raccontare la propria biografia attraverso i libri più amati non è niente di nuovo, rappresenta una tendenza editoriale di successo in questi ultimi anni. Da James Wood con La cosa più vicina alla vita (Mondadori, 2016), ai Lettori selvaggi di Giuseppe Montesano (Giunti, 2016) o al Manifesto del libero lettore di Alessandro Piperno (Mondadori, 2017), fino al più recente L'adorazione e la lotta di Antonio Moresco (Mondadori, 2018), molti scrittori e intellettuali si sono confrontati con questa strana forma di autobiografia. Legittimo, se ci pensiamo, raccontarsi attraverso i libri fondanti della propria vita, ma perché il lettore dovrebbe interessarsi a questa letteratura in pillole, mediata da altri occhi e altre sensibilità? La domanda temo che resterà senza una risposta univoca, fa parte di quei misteri che continuano però a suscitare discussione. Certamente siamo in presenza di un nuovo genere, ibrido e, se vogliamo, impuro. Se anche il lettore conosce i testi citati, ecco che si può instaurare un confronto prolifico tra autore e lettore; altrimenti, l'autorevolezza dell'autore potrebbe invogliare il lettore ad aggiungere o ad acquistare un libro a lui tanto caro. Non voglio neanche minimamente pensare che la lettura filtrata, parziale, per forza riduttiva di opere titaniche, spesso classiche, possa bastare al lettore: prendiamo piuttosto questo nuovo genere come un "consiglio di lettura" soggettivo, privilegiato e affidabile

lunedì 26 novembre 2018

Raccontare il Novecento attraverso una doppia saga familiare: "Destino" di Raffaella Romagnolo

Destino. Una storia italiana del Novecento.
di Raffaella Romagnolo
Rizzoli, 2018

pp. 397
€ 21 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Capita che, ricevendo decine di nuove pubblicazioni da recensire e dovendo per forza fare una scelta, alcuni titoli finiscano in attesa. Così è accaduto a Destino, che invece sono stata ben felice di aver recuperato in una serata grigia in cui sentivo bisogno di una bella storia. Perché il nuovo romanzo di Raffaella Romagnolo è un'avvincente doppia epopea familiare. Il passato prima comune si è fatto via via sempre più biforcuto, spezzato per sempre da un doppio tradimento che ha portato la protagonista, Giulia Masca, a imbarcarsi con i suoi pochi risparmi, accumulati in anni di lavoro alla filanda, e a cercare di tamponare la disperazione oltreoceano. Ma adesso, a sessantasei anni, con un figlio quarantenne che mastica a fatica l'italiano, Giulia torna al suo paesino piemontese, Borgo di Dentro: non porta più traccia di miseria, a New York ha davvero avuto la svolta, è una commerciante borghese, ma non ha mai dimenticato tutto ciò che ha lasciato lì. Una madre poco attenta, tanto per cominciare, che non ha mai risposto alle sue lettere dall'America (l'avrà mai perdonata?); un amore, Pietro, e una migliore amica, Anita, che in un colpo solo l'hanno tradita (saranno ancora vivi?). 

Contro il logorio della vita moderna: "Il club dei Nevrastenici" di René Dalize

Il club dei Nevrastenici
di René Dalize
Elliot, 2018

Traduzione di Federico Lopiparo

pp. 242
€ 17,50 (cartaceo)


Nei 135 articoli del regolamento del Club che aveva minuziosamente redatto, Archibald aveva esposto le sue idee al riguardo. E tra queste vi era la convinzione che per gli stanchi intellettuali e per gli artisti la vita notturna fosse preferibile a quella del giorno. La luce abbagliante del sole esasperava infatti un sistema nervoso che al contrario si schiudeva discretamente sotto i raggi della luna. (p. 18)
Il 1915 vede l'arrivo, dalla Cina, di una pestilenza così violenta da portare alla morte un uomo in appena sei ore e mezzo. Parigi è nel caos. Chi cerca di emigrare, chi teme ogni colpo di tosse o vertigine. In mezzo a questo trambusto, c'è un gruppo di imperturbabili gentiluomini e gentildonne che non temono il morbo: il club dei Nevrastenici. Tutti non sposati, indipendenti, con sacro orrore delle responsabilità e di qualunque forma di movimento, si crogiolano nel languore e nel cinismo. Non fosse per una misteriosa missione affidata al loro segretario generale, Alain-Claude Morcœur, chissà? Forse penserebbero addirittura al suicidio pur di non dover affrontare la peste. Dal vecchio continente fino alle Antille alla ricerca di una giovane creola, il raffinato gruppo affronta le vicissitudini più assurde, sempre con lo snobismo che distingue la buona società parigina. Una pestilenza, un vulcano o un naufragio non sono buoni motivi per perdere il controllo o per non cambiarsi di toeletta nel pomeriggio, che diamine!

domenica 25 novembre 2018

Pazza Idea 2018: pazza è l'idea di non seguire la manifestazione


Letizia Battaglia a Pazza Idea 2018
Foto di Sara Deidda
Mostre di fotografia e di installazioni artistiche, spettacoli teatrali, proiezioni di film-documentari, workshop, concerti, reading di letteratura e presentazioni di libri. Come sempre, da sette anni ormai, Pazza Idea si conferma una delle manifestazioni più ricche e di spicco nella scena culturale e artistica della Sardegna. Il tema trattato quest'anno, dal quale è stato dipanato l'intero programma, è Femminile Plurale. Un femminile che parte dallo stesso staff dell'evento: grandi menti di impegnate donne hanno fatto sì che anche quest'anno l'evento, oramai agli sgoccioli, sia un clamoroso successo. E allora in questi giorni illustriamo con piacere cosa rende Pazza Idea una manifestazione imperdibile.

La fotografia come supporto di meditazione: il Tibet di Olivier Föllmi

Ritorno in Tibet.
Un pellegrinaggio al monte Kailash

di Olivier Föllmi e Jean-Marie Hullot
con iscrizioni calligrafiche del lama Jang Tuk Dakpa
traduzione dal francese di Margherita Botto

L’ippocampo, 2018

pp. 260
€ 29,90


Che effetto vi fa pensare al Tibet? Vi sentite subito più spirituali oppure siete presi dalla voglia di mettervi in tenuta da trekking? Nel dubbio tra i due estremi, fate così: andate in libreria e procurate una copia di Ritorno in Tibet. Un pellegrinaggio al monte Kailash, appena pubblicato da L’ippocampo nella sua versione italiana. Non appena comincerete a sfogliarlo vi renderete conto che anche due reazioni così opposte possono trovare una conciliazione perfetta proprio lì, tra quelle pagine, tra le foto e gli appunti di viaggio di un giramondo esemplare come Olivier Föllmi. Che, dopo averlo fortemente desiderato, c’è stato già una volta circa sei lustri fa, e che nel tornarci in compagnia dell’amico e complice Jean-Marie Hullot ha fatto i conti con tutti i cambiamenti portati dalla globalizzazione e dal  cosiddetto progresso, anche nelle sue accezioni più malintese. Lì, pur tra gli autoscatti degli ormai numerosi turisti e i nuovi negozi di cianfrusaglie, ha comunque ritrovato quel senso di meraviglia e di consapevolezza capace di mettere l’anima in pace con se stessa e in armonia con il mondo. E la fotografia, ancora una volta, è stata il suo principale strumento di meditazione.

sabato 24 novembre 2018

#IlSalotto - Quando la storia sceglie per noi: intervista ad Alessandro Q. Ferrari su "Le ragazze non hanno paura"

L'incontro con l'opera di Alessandro Q. Ferrari è stato tanto fulminante quanto casuale. Poco dopo aver incontrato e intervistato Paola Zannoner (qui il frutto di quella chiacchierata), mi sono imbattuta in un suo commento entusiastico relativo a Le ragazze non hanno paura e ne sono stata incuriosita: lo definiva "un romanzo intenso [...] con personaggi indimenticabili". Da questo alla decisione di fidarmi e leggere il libro è passato molto poco; dal momento in cui ho sfogliato le prime pagine a quello in cui ho stropicciato commossa le ultime ancora meno. Perché il testo di Ferrari era forte, commovente, profondamente vero. E i personaggi davvero indimenticabili (trovate qui la recensione). In un periodo in cui il genere young adult è forse uno dei pochi che continua ad attirare lettori numerosi, ma rischia al contempo di disperdersi in una molteplicità di prodotti editoriali letterariamente poco felici, riuscire a scrivere un'opera originale e d'impatto è già di per sé un successo. Ma nel romanzo di Ferrari c'è molto di più: ci sono gli echi dei grandi autori della nostra tradizione, topoi antichi rivisitati con credibilità, un desiderio vivissimo di trasparenza, un grande senso etico. Per saperne di più, ho voluto fare qualche domanda all'autore.

Questo è il tuo primo romanzo, dopo una serie di esperienze professionali diverse. Perché hai scelto il genere young adult, che in questo momento è sicuramente uno dei più fortunati e accattivanti per il pubblico?

Non è stata una decisione razionale, in realtà. Ho iniziato a scrivere questa storia la prima volta nel 2009, molto tempo fa se consideri che la maggioranza delle lettrici e dei lettori ha fra i dodici e i tredici anni. Poi mi sono fermato e ho ripreso solo tre anni fa, ricominciando praticamente da capo. Non avevo idea di quale tipo di libro avrei scritto in quel momento, non sapevo che appartenesse a un genere preciso. Sapevo che avevo una storia da raccontare. Un’avventura, con una banda di ragazze e un ragazzo in mezzo a loro. Volevo che parlasse di amicizia e di morte, perché erano i temi a cui ero più legato in quel momento, perché sono i temi a cui associo quell’età più delle altre. Quando l’ho finito di scrivere è diventato chiaro a me, e ai primi lettori, che era un libro per ragazzi. Solo allora l’ho saputo però. Come se il romanzo avesse scelto per me.

Pazza idea 2018: femminile plurale


Neri Marcoré e Pierluigi Vaccaneo a Pazza Idea 2018
Foto di Sara Deidda

Arte contemporanea al femminile declinata a tutto tondo. È questo l'obiettivo del festival culturale “made in Sardinia” Pazza Idea 2018. La manifestazione, giunta con successo alla sua settima edizione, ha preso il via mercoledì 21 novembre a Cagliari al Ghetto, in via Santa Croce, con il vernissage della mostra di Letizia Battaglia, fotoreporter di fama internazionale, nota per lo più per le “foto di mafia” scattate negli anni di piombo a Palermo. Pluripremiata - nel 1985 al Premio Eugene Smith a New York in ex aequo con Donna Ferrato e nel 1999 con il Mother Johnson Achievement for Life - oltre alla mostra fotografica dove trovano spazio e attenzione trenta importanti scatti storici e iconografici della sua carriera, ha tenuto una conferenza in cui ha narrato le migliori -ma anche le peggiori e le più toccanti- avventure capitate in tanti anni di riconosciuto e lodevole successo.

#CritiCOMICS - La vita oltre il mito: Sarah Jessica Parker prima e dopo Carrie

Sarah – vita di Sarah Jessica Parker illustrata da Roberta Zeta
illustrato da Roberta Zeta
testi di Lorenza Tonani
Pavia, Hop! Edizioni, 2018

pp. 88
€ 18 (cartaceo)



Ormai possiamo dirlo apertamente: ogni uscita della collana "Per aspera ad astra" (Hop! Edizioni) è un vero e proprio gioiellino. Dopo averci deliziato con le biografie di tante donne guerriere (Madonna, Marina Abramovic, Frida Kahlo, Audrey Hepburn, Maria Callas, Coco Chanel, Virginia Woolf), la casa editrice pavese torna in libreria con una nuova opera, stavolta dedicata ad un'icona moderna, un vero e proprio mito per tutte le amanti della serie televisiva cult Sex and the city, ovvero Sarah Jessica Parker, alias Carrie Bradshaw.
Anche se ormai il volto dell'attrice è noto a livello mondiale, pochi conoscono la sua storia personale, decisamente molto diversa da quella del personaggio che l'ha portata al successo. Se oggi identifichiamo la sua figura con quella della single incallita protagonista del serial, non dobbiamo dimenticare che, in realtà, la sua biografia è molto diversa: durante la sua infanzia, infatti, dovette affrontare pesanti ristrettezze economiche, trasferimenti lampo, cambiamenti repentini e allontanamenti forzati, come il divorzio dei suoi genitori.

venerdì 23 novembre 2018

#CriticaNera. In esilio dalla vita: "Il superstite" di Massimo Governi

Il superstite
di Massimo Governi
Edizioni E/O, 2018

pp. 137
€ 14 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Un uomo, un allevatore di polli, è l’unico superstite di una strage che, quand’era ancora adolescente, ha ucciso in un sol colpo tutta la sua famiglia: madre, padre e fratello. Scampato per caso alla mattanza, dedica la sua esistenza a cercare di trovare il colpevole e liberarsi della colpa che suscita in lui l’essere ancora vivo. Nonostante il dramma, la vita continua e l’uomo si fa una sua famiglia: si sposa e diventa padre di una bambina vivace e intelligente. Ristruttura la casa dove sono morti i suoi cari e cerca di convivere con l’anima lacerata. Ma tutto è inutile: il dolore, il disagio, l’inquietudine bussano alla sua porta ogni giorno della sua vita. Rimasto solo un’altra volta perché la moglie decide di trasferirsi negli Stati Uniti con la figlia, e grazie all’aiuto di un giornalista che si rivela quasi un angelo custode, riesce a trovare il colpevole e a farlo andare in galera. Ma qui subentra un secondo senso di colpa: quello nei confronti dell’assassino. In un caleidoscopico girone infernale della colpa, l’uomo scende nell’abisso della sua stessa anima girando intorno al suo dolore, senza però mai poterlo afferrare e cercare di affrontarlo.