mercoledì 23 gennaio 2019

Fra steppe e foreste siberiane il lungo viaggio per incontrare l'oltre

Transiberiana
di Vittorio Russo
Sandro Teti Editore, aprile 2018

pp.195
€ 15 (cartaceo)


Il viaggio in treno è un paradigma letterario che ha legato uomini e donne di ogni latitudine e tempo. Quando a mettersi in viaggio è uno scrittore però, il racconto si arricchisce di storie, di descrizioni, di foto e di narrazioni. Così Vittorio Russo, nel suo reportage di viaggio ci porta attraverso una delle ferrovie più leggendarie del mondo, la Transiberiana, conducendoci per mano nelle carrozze, tra i dialetti, in mezzo ai popoli che lungo i 12 mila chilometri di questa infrastruttura, la più lunga del mondo, supera orizzonti, travalica confini, da Occidente a Oriente, e arriva al cuore dell’uomo, senza pregiudizi, senza paure, dimenticando il tempo e i limiti, per riscoprirsi tutti più vicini di quanto non si creda.
Un lungo viaggio, quello di Russo, che è anche percorso di scoperta personale, alla ricerca delle sconfinate terre russe e delle popolazioni mongoliche, vissuto con un compagno di viaggio diverso e complementare, Vincenzo, e durato 30 giorni, da Mosca a Vladivostok, in piena estate, per meglio sopportare le temperature siberiane.

Un massaggio per l'anima: "La memoria della cenere" di Chiara Marchelli

La memoria della cenere
di Chiara Marchelli
NN Editore, 2019


pp. 240
€ 18,00 (cartaceo)


«…l’anima, se esiste, è un’entità governata da leggi incoercibili e battiti sfasati rispetto a quelli della realtà. Una sostanza lenta…..e non lascia scampo» (p.45)
L’anima di Elena è la protagonista del nuovo libro di Chiara Marchelli. Elena vive a New York con il marito Patrick, ma, dopo essere stata colpita da un aneurisma, si trasferisce in Francia, nell’Auvergne, in un paese vicino al vulcano Puy de Lúg.
«A un certo punto ci siamo detti Partiamo, semmai si torna indietro» (p. 16): una partenza che porta la coppia nel piccolo paese dove Patrick ha vissuto, nel quale ha frequentato le elementari, dove conosce tutti e tutti conoscono il suo passato.
Un giorno i genitori di Elena decidono di andarla a trovare durante la convalescenza e, a causa di una eruzione improvvisa del vulcano, tutti sono costretti a restare in casa, a guardarsi, osservarsi in un tempo sospeso, tra paure, incomprensioni, non detti e desideri.

martedì 22 gennaio 2019

#LectorInFabula - "Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa" di Luis Sepúlveda

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa
di Luis Sepúlveda
Guanda, nov. 2018

Illustrazioni di S. Mulazzani
Traduzione di I. Carmignani

pp. 107
€ 14 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Un'avventura ricca di sensibilità scaturisce di nuovo dalla penna di Luis Sepúlveda. Ancora una volta lo scrittore ci regala una storia che fa riflettere e pensare.  
Da sempre legato a temi inerenti alla natura e al rapporto anche conflittuale tra l’uomo e l’ambiente, questa volta la protagonista della storia è una balena che ha un compito ben preciso da assolvere: proteggere la Gente del Mare, il popolo dei Lafkenche. Si tratta di una popolazione che vive un legame antico e profondo con le balene e con il mare, perché sono le balene a condurre gli abitanti verso il loro ultimo viaggio.
Sepúlveda sceglie nuovamente il genere della favola, con una scrittura diretta, chiara e comprensibile, intervallata dalle illustrazioni della bravissima Simona Mulazzani, che si ineriscono all’interno del testo, arricchendo di piacevolezza la lettura.

"Perché talvolta, su un fondale di finzione, la realtà spicca più nitida": Domenico e la storia di Maria Teresa Novara

Il silenzio della collina
di Alessandro Perissinotto
Mondadori, 2019

pp. 252
€ 19

Come vedi, vicini o distanti i genitori hanno la capacità di farti sentire inadeguato comunque.
Al giorno d’oggi si assiste sempre più frequentemente al voyeurismo dell’orrido: turisti da cronaca nera che si recano in massa nei luoghi di efferati delitti per prendere parte e scoprire di più (come se potessero farlo realmente) sui dettagli di un omicidio o di un crimine. La cronaca nera è diventata una nuova forma di eccitazione, mentale così come fisica, nell’epoca in cui sono mille i modi offerti dalle tecnologie per sapere e vedere. Come si comportarono, invece, le persone di un piccolo paesino adagiato sulle Langhe piemontesi di fronte all’orribile storia di Maria Teresa Novara, la bambina di tredici anni rapita da casa degli zii, tenuta segregata per otto mesi nell’estate del 1968 in uno scantinato da un aguzzino che la vendeva al piacere dei compaesani perversi e morta, asfissiata, dopo una disumana agonia?

lunedì 21 gennaio 2019

#Criticalibera. La febbre del calcio: chi ne soffre e chi ne è immune (secondo tempo)


Riprendiamo con il botta e risposta tra Marco Caneschi e Giulia Pretta che disquisiscono sul calcio dalle due parti opposte della barricata: chi è tifoso e chi non lo è. Giulia sta iniziando a capire e Marco, in una dichiarazione post incontro, pare soddisfatto del risultato ottenuto. 

Giulia: Mi sono riposata e ho studiato. Mi hai lasciato in sospeso con l'aneddoto sulle maglie della Juventus.

PagineCritiche - La convinzione, al di là della fede, di vivere il sogno europeo


Intima convinzione
di Bernard Guetta
add editore, 2017

pp. 173
€ 16

L’Europa non è scontata. La sua unità è una sfida, perché tanto sono comuni le culture dei Paesi che la compongono e parallele le loro evoluzioni storiche, tanto le loro esperienze, i loro traumi e le conclusioni che se ne traggono sono differenti e, talvolta, divergenti. (p. 39)

Il giornalista francese è iper realista mentre scrive questo saggio: sa perfettamente che l’Europa ha una storia di contrasti e guerre e, sebbene si concentri sul Novecento che tanto ha diviso il mondo, possono venire in mente altre occasioni che hanno portato a sanguinosi conflitti nel cuore del continente. Basti pensare alle guerre di religione del sedicesimo secolo, iniziate con la Riforma luterana e concluse oltre cent’anni dopo con la pace di Westfalia; a queste si possono aggiungere anche i conflitti che per secoli sono stati combattuti fra l’impero asburgico e la Francia, o fra quest’ultima e l’Inghilterra, per non parlare dello scacchiere rappresentato dall’Italia fino alla sua unità nel 1861.

Pedalando tra le difficoltà della vita: "Magnifici perdenti" di Joe Mungo Reed

Magnifici perdenti
di Joe Mungo Reed
Bollati Boringhieri, 2019

pp. 248 
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Cosa c'è di più narrativamente stimolante del ciclismo? Da questa domanda siamo partiti per leggere, con grande curiosità va detto, Magnifici perdenti di Joe Mungo Reed, pubblicato da Bollati Boringhieri. Infatti questo romanzo ha al centro un protagonista che, molto banalmente, non è altro che un corridore, un ciclista professionista impegnato durante il Tour de France. Chiaro ed evidente come la carica narrativa di tutto ciò possa essere molto interessante e stimolante. Eppure queste nostre alte aspettative non sono state pienamente soddisfatte. Un peccato, perché in certi passaggi particolarmente ispirati la penna di Mungo Reed appare capace di descrivere la sofferenza e, al contempo, lo studio tattico dei ciclisti, però questi punti sono troppo pochi per poter essere definiti parte essenziale del libro. Ma andiamo con ordine.

domenica 20 gennaio 2019

Quindici sfumature di tradimento: "Mentiras"


Mentiras

racconti dal mondo ispanico
di AA.VV.
Alessandro Polidoro editore, 2018

pp. 199
€ 12 (cartaceo)
Ebook non disponibile




Mentiras, ossia bugie, tradimenti. Il tradimento inteso in senso lato, nelle sue diverse accezioni: fra coniugi, amanti, amici, comunque sia una frattura nelle dinamiche relazionali. Questo è il tema conduttore di questa raccolta di brevi racconti a opera di scrittori contemporanei spagnoli e ispanoamericani, storie di uomini e donne alle prese con desideri, passioni, rimorsi e sensi di colpa.

Tradire per debolezza, per caso o per necessità, comunque azioni e storie che lasceranno strascichi nelle vite degli uomini e delle donne che abitano questi racconti, in qualità sia di "traditori" sia di "traditi": poche pagine, a volte poche frasi che tuttavia riescono a smuovere l'interesse di chi legge, agendo inevitabilmente sull'apparato emotivo. Protagonisti delle vicende sono persone comuni, alle prese con la gestione dei propri percorsi di vita e dei relativi momenti emergenziali o comunque imprevisti, oppure - al contrario - pianificati a tavolino. Momenti che in ogni modo avranno un impatto significativo sul rapporto con gli altri.

"La vita è dolore, è tragedia, è la forza che ci fa risplendere": l'impresa "impossibile" di Jón Kalman Stefánsson

Storia di Ásta
di Jón Kalman Stefánsson
Iperborea, 2018



Titolo originale: Saga Ástu

Traduzione di Silvia Cosimini

pp. 479  
€ 19,50 (cartaceo)


I tuoi occhi che un tempo mi illuminavano sono diventati un buco nero – lo spazio che separa l’amore e l’odio è più o meno lo stesso che si trova tra la vita e la morte. (p. 461)

Il romanzo di Stefánsson è talmente ricco e stratificato che è impossibile tanto scrivere una recensione che gli renda davvero giustizia, quanto lasciarlo andare una volta letta l'ultima pagina. Le prime avvisaglie si hanno già dal principio, con una dichiarazione programmatica inusuale, che rovescia le aspettative consuete: 
Le pagine che seguono raccontano la storia di Ásta, che un tempo è stata giovane, e che ormai è piuttosto anziana nel momento in cui queste righe vengono scritte, o meglio, scribacchiate, perché qui accade tutto di fretta, anche quando, a volte, la storia procede con tale lentezza che il tempo è quasi sul punto di fermarsi. (p.9)

sabato 19 gennaio 2019

#Criticalibera - La febbre del calcio: chi ne soffre e chi ne è immune (primo tempo)


La Redazione di Criticaletteraria è sconvolta da un'epidemia di febbre. C'è chi ne sta soffrendo tanto e chi invece ne è immune. Non parliamo dei malanni di stagione (anche se quelli non mancano), ma della febbre calcistista. C'è chi è tifoso sfegatato e chi invece non ha mai capito nulla né dello sport né di questa divorante passione. Prendendo spunto dal romanzo di Nick Hornby "Febbre a 90°", Marco Caneschi (tifoso) cerca di spiegare a Giulia Pretta (non tifosa) cosa si cela dietro questo entusiasmo per il calcio. E si prendono ben due puntate per farlo: una oggi e una lunedì. Si sa come vanno questi posticipi di campionato.


Giulia: L’attento antropologo può osservare un interessante fenomeno che coinvolge una larga fetta di popolazione a qualunque latitudine e longitudine: uomini, donne e bambini, a volte da soli, ma il più delle volte concentrati in luoghi di aggregazione sociale quali i bar, si infervorano davanti a uno schermo luminoso che rimanda loro le immagini di 22 uomini, divisi in gruppi da 11 e ogni gruppo contrassegnato da una maglia di colore diverso, che corrono su e giù per un campo d’erba e tentano di spedire un pallone nella porta del proprio avversario. E i gruppi di uomini, donne e bambini davanti allo schermo si infervorano, si agitano, urlano incoraggiamenti, tirano vigorose imprecazioni. L’antropologo preparato sa che quella è solo una piccola parte del pubblico della manifestazione sportiva calcistica e sa che esiste un’ampia fetta di “tifosi” (così vengono chiamati quelli che si infervorano, ma che, di fatto, non contribuiscono allo svolgimento della partita) che preferisce riunirsi proprio nel luogo in cui la partita di calcio si svolge: lo stadio. In questo modo, oltre che infervorarsi con i giocatori, può anche sfogare il proprio senso di frustrazione o di esultanza nei confronti dei tifosi della squadra avversaria.
Ogni volta che osservo gruppi di tifosi o ascolto i loro racconti sulla visione di questo o quell’incontro, dei loro riti scaramantici, delle loro rinunce fatte in nome di questo sport che un famoso ministro inglese definiva come più appassionante della vittoria o della sconfitta in una guerra, mi sento come un’antropologa che osserva rituali al di fuori della propria cultura. Cresciuta in una famiglia completamene disinteressata del calcio, non sono mai andata oltre il sapere che rossoneri e bianconeri sono nemici giurati e che quando rossoneri e neroazzurri si incontrano la partita viene chiamata “derby”. Come buon proposito sono quindi andata in cerca di un romanzo che potesse, almeno in parte, sollevare il velo sul mistero che avvolge questo sport e ho deciso di dare questa possibilità allo scrittore britannico Nick Hornby e al suo romanzo Febbre a 90. L’autore racconta la sua biografia strettamente legata alla divorante passione calcistica per il club dell’Arsenal. Su questo punto mi sono dovuta fermare a chiedere spiegazioni al corrispondente a Hornby più vicino che potessi trovare: Marco Caneschi che da mesi prova a insegnarmi qualcosa di più sul mondo del calcio. Marco, ma cos’ha l’Arsenal di così speciale?

Marco: Beh, l’Arsenal è una delle società più gloriose del calcio britannico, anche se per parte del libro non se la passa tanto bene. Come sai, anzi… non sai, il calcio è nato proprio in Inghilterra dove dal 1871 si gioca la più antica competizione ufficiale al mondo. No, non è il campionato, non trarre le
conclusioni affrettate tipiche di chi ha da recuperare il tempo perduto. Un mucchio di tempo. Sto parlando della coppa d’Inghilterra. Competizione che ancora oggi equivale per prestigio al campionato. E questa è una caratteristica solo inglese. Nelle altre nazioni europee, vincere lo scudetto vale centomila volte di più della coppa nazionale. Sì, hai capito bene, l’Inghilterra anche nel calcio, come ai distributori con i galloni o nelle strade con le miglia, fai un po’ come cavolo le pare. Come dici? Ah, sì: come in Europa con la Brexit. Giusto. A te studio.

Giulia: E infatti il romanzo parte, come ogni biografia che si rispetti, dall’infanzia di Hornby che nel 1968 vive il traumatico divorzio dei propri genitori. Il calcio diventa il collante, l’attività da fare nelle giornate che gli spettano da passare con il padre. Qui comincia quello che lui definisce un amore acritico e inspiegabile per questo sport che si intreccia inestricabilmente alla sua vita. Le partite sono un rito di condivisione virile che sarà prima con il padre, poi con il fratellastro e con vari compagni d’arme lungo tutta la sua vita.

Marco: Tu che parli di antropologia non ti sarà ignoto che tutti i popoli della Terra, ma proprio tutti, lungo i millenni, sono stati accomunati da una cosa. A dire il vero piuttosto macabra. I sacrifici. Dove e con cosa comincia la cultura occidentale? L’Iliade con cosa ti mette a confronto, subito? Molti popoli, anche piuttosto evoluti da certi punti di vista, tipo i celti, gli aztechi, erano sostanzialmente dei cannibali. Oggi è chiaro che non abbiamo più altari dove aprire petti umani ma non è che il sacrificio sia scomparso. Ha perso i suoi connotati oggettivi, sociali, per privilegiare una dimensione individuale. E il tifo per una squadra di calcio è la quadratura del cerchio. Credo che ci torneremo su questo punto.

Giulia: Comunque ero attenta durante la tua spiegazione di prima sulla coppa. Ma non abbiamo anche noi la coppa Italia? È diversa da quella from the UK?

Marco: Lo sai perché la coppa d’Inghilterra è unica? Perché è aperta a tutti. Dai dilettanti buoni per partite tra scapoli e ammogliati al Manchester United, la società che fattura di più nel pianeta.

Giulia: Nel pianeta calcio?

Marco: Come sei sprovveduta. Nel pianeta Terra! Vi si affrontano più di 750 squadre da agosto al giugno dell’anno dopo, con turni eliminatori a ripetizione. Dove le squadre inferiori sognano, a volte riuscendoci, l’impresa e il calcio ritorna a essere perfino romantico. Gli accoppiamenti sono completamente casuali e non ci sono teste di serie. Chi perde, puoi chiamarti come vuoi, va a casa. Da vetusti e sperduti campi di provincia si giunge alla maestosa cornice dello stadio della finale: Wembley. Con una fantastica capacità di abbracciare la passione popolare, a ogni latitudine. Almeno d’oltremanica. E se uno guarda l’albo d’oro… scopre che l’hanno vinta due volte perfino gli studenti dell’Eton College.

Giulia: Quello da dove sono usciti il Duca di Wellington, George Orwell…

Marco:… e Ian Fleming, sì. E più recentemente i principini futuri re. Sempre che la vegliarda, come dire… si decida. E arriviamo all’Arsenal: è la squadra che ne ha vinte di più, 13. Contro le 12 del Manchester United. Ti ripasso la linea.

Giulia: Se la Regina leggesse la tua frase sopra si farebbe una bella risata prima di uscire a caccia con i suoi corgi.
Tutti i capitoli del romanzo (e della vita) di Hornby sono legati e cominciano con una determinata partita: Arsenal-West Ham, Swindon Town-Arsenal… l’autore ha di tutti gli incontri dei ricordi vividissimi e precisi: era seduto o in piedi quando Tizio segnò contro Caio? (lo sto facendo apposta per farti arrabbiare) Il tifoso davanti a lui quando l’arbitro fischiò il rigore aveva la pelata o il cappello? Alcuni sono club che persino io ho sentito nominare, altri completamene sconosciuti, ma ora con la tua spiegazione sulla coppa mi è più chiaro il perché alcuni siano fuori dalle conoscenze del pubblico. Dai, rendimi più edotta e citami qualche squadra che non posso non conoscere.

Marco: Dunque, abbiamo detto il Manchester United e l’Arsenal che hanno nel palmares, accanto alle coppe d’Inghilterra, anche 20 e 13 campionati. Oltre che trofei internazionali, a dire il vero soprattutto lo United. Ma la più grande di tutte è di sicuro il Liverpool. Mi duole dirlo da juventino perché il Liverpool è legato a un ricordo drammatico della storia della Juventus, ma… i Reds sono i Reds e quando prima dell’inizio della partita allo stadio di Anfield tutti cantano, ma parlo proprio di tutti, di 55.000 persone, “You’ll never walk alone”, non ci sono cazzi. Hai i brividi meglio di una tempesta ormonale. Reds è uno dei tanti nomi grazie ai quali noi appassionati distinguiamo le squadre inglesi e di conseguenza i loro tifosi. Ecco un piccolo campionario: i Red Devils sono quelli del Manchester United, poi ci sono i Gunners, i cannoni, e sono i nostri londinesi dell’Arsenal, i Toffies sono l’Everton, come le caramelle, esatto, gli Spurs, gli speroni, sono il Tottenham, gli Hammers, i martelli, sono il West Ham, la squadra più importante dell’est di Londra, sì del punto cardinale opposto, ormai lo abbiamo capito che gli inglesi fanno come pare a loro, i Cottagers sono il Fulham e siamo in una delle zone più ricche della capitale inglese, i Magpies, le gazze, sono il Newcastle, i Rovers, i corsari, sono il Blackburn e se vogliamo tornare a Londra, per chiudere la piccola carrellata, è giusto ricordare anche due squadre minori ma che hanno un seguito popolare straordinario: il Crystal Palace, gli Eagles, e siamo a sud, e il Millwall, in origine il club dei docks di Londra e nonostante una storia vissuta principalmente tra la seconda e la terza divisione, beh… se vuoi odiare sul serio il West Ham devi tifare i Dockers. Ti vorrei anche raccontare un aneddoto sulle maglie bianconere della Juventus, ma penso di averti dato abbastanza informazioni per questo giro. Resisti fino lunedì?

Giulia: Terrò a bada la curiosità. Fino a lunedì penso proprio che studierò e rileggerò bene tutto quello che mi hai detto. 

Marco Caneschi e Giulia Pretta

#CriticARTe - Steve McCurry "Animals" al Mudec


Steve McCurry
Animals

a cura di Biba Giacchetti

Catalogo della mostra di Milano, Mudec–Museo delle Culture (16 dicembre 2018 – 31 marzo 2019)

Formato cm 25 x 29

cartonato
pp. 128
€ 25,00

“Animals ci invita a riflettere sul fatto che non siamo soli in questo mondo” spiega la curatrice della mostra Biba Giacchetti che prosegue “in mezzo a tutte le creature viventi attorno a noi. Ma soprattutto lascia ai visitatori un messaggio: ossia che, sebbene esseri umani e animali condividano la medesima terra, solo noi umani abbiamo il potere necessario per difendere e salvare il pianeta.”
L’iconografica cifra stilistica di Steve McCurry inaugura con la mostra “Animals” il nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia presso il Museo delle Culture di Milano: MUDEC PHOTO.

venerdì 18 gennaio 2019

Per visibilia ad invisibilia, sulle tracce del Sacro Graal

Fuoco invisibile
di Javier Sierra
DeA Planeta, 2018


Titolo originale: El fuego invisible
Traduzione di Claudia Acher Marinelli


pp. 522
€ 18.00 (cartaceo)
€  9.99 (formato Kindle)




«Scrivere significa cercare. Un giorno lo capirai. Se per caso diventerai uno scrittore, passerai la vita a cercare. E non smetterai mai di farlo. Mai». (p. 31)
Sono queste le parole che il famoso scrittore José Roca rivolge al nipotino David, quasi 10 anni, che gli chiede dove mai il nonno trovi le sue storie, quelle che racconta nei suoi romanzi e che poi viaggiano per tutto il mondo, di mano in mano, di persona in persona, di libro in libro.
Senza volerlo il ragazzino ha messo il dito nella fonte del mistero e in quello che sarà il fulcro portante di tutto il libro. Da dove arriva l'ispirazione agli scrittori? Dove si alimenta questo loro «fuoco invisibile»?
Il romanzo inizia quando David, ormai trentenne, professore di linguistica al Trinity College di Dublino, una grande passione per l'etimologia delle parole, viene inviato a Madrid, sua terra natale, alla ricerca di un libro antico. Ma è solo un pretesto. In realtà, la madre lo invia in Spagna perché possa riallacciare i fili del suo destino. Non a caso il biglietto che accompagna i pass aerei in regalo dice: «Così ti ricorderai da dove vieni. Buon viaggio, figlio mio».

Quando le frivolezze diventano belle storie, dietro c'è Elizabeth Von Arnim

Una principessa in fuga
di Elizabeth Von Arnim
Fazi, 2018

Traduzione di Sabina Terziani

pp. 280
€ 15

Immaginatevi di non poter mai stare soli un istante dal momento in cui ti alzi dal letto al momento in cui ti ci infili di nuovo. (p. 15)

Chi riuscirebbe a reggere una situazione del genere? Noi comuni mortali non di certo, ma una principessa, a cui è chiesto per nascita uno stile di vita del genere, dovrebbe essere in grado di trasformare una prigionia in uno stile di vita normale. Non è così per Priscilla di Lothen – Kunitz, che vuole scappare dal Granducato situato nel meridione d’Europa, una ridente regione di fertili pianure e di colline rivestite di foreste e di ampi fiumi, governata dal suo testardo padre. Sua Altezza Granducale la Principessa, fino ai ventuno anni, era stata una giovane dama molto promettente per l'alta società mitteleuropea. Graziosa d’aspetto, era più alta della media, di carnagione chiara, con begli occhi grigio azzurri e una bocca dolce con labbra piene dalla linea gentile. 

giovedì 17 gennaio 2019

Stella. Il racconto di un amore sbilanciato nella Berlino dei nazisti

Stella
di Takis Würger
Feltrinelli, gennaio 2019

pp.182
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Berlino, anni Quaranta. In certi locali c’è una musica swing che accompagna l’apparente leggerezza della vita, tra un allarme antiaereo e i comandamenti di Goebbels, c’è l’Arte che il Reich considera degenerata e c’è in sottofondo la vita che vuole danzare, ma deve nascondersi. Ci sono Fritz e Kristin, il loro rapporto strano, ci sono amici e conoscenti, c’è l’apparente leggerezza dell’enigmatica protagonista e il contrasto, netto, con l’atrocità della vicenda, raccontata in maniera magistrale da Takis Würger nel suo Stella, in uscita per Feltrinelli, nella traduzione italiana. 
L’autore, giornalista di Der Spiegel, e scrittore, ci racconta un personaggio, partendo da una storia vera, romanzando alcuni avvenimenti, ma lasciando intatta la crudeltà della storia; sia attraverso l’espediente della sequenza storica di avvenimenti con cui si susseguono gli incipit dei capitoli, sia lasciando in corsivo stralci dei processi a carico dell’imputata. Chi è la vittima e chi il carnefice? Questo è il vero interrogativo del romanzo, che non intendiamo svelare, e in generale, su avvenimenti così complessi, è questo il nodo centrale su cui si susseguono le teorie degli storici. Oltre ad indagare il “come”, Würger ci spinge oltre, facendoci progredire, dolcemente e atrocemente verso il “perché”. 

Le nebbie di Avalon. Parte prima - Il ciclo di re Artù si riveste di una nuova epicità

Le nebbie di Avalon. Parte prima (titolo originale: The Mists of Avalon)
di Marion Zimmer Bradley (traduttore: Flavio Santi)
HarperCollins, 2018
(prima edizione in lingua originale: Baen, 1983;
prima edizione in lingua italiana: Longanesi &C., 1986)

pp. 600
€ 22 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

L'uomo può obbedire ciecamente ai sacerdoti e alle loro leggi e vivere nell'ignoranza, oppure può scegliere di disobbedire, seguire il Portatore della Luce e subire le sofferenze della Ruota della Rinascita (p. 93).
Il mio primo approccio con Le nebbie di Avalon. Parte prima è avvenuto in maniera insolita, del tutto opposta a quella che con cui ci si accosta a un libro normalmente.
Se infatti dapprima si legge un'opera e poi le sue critiche, io tempo fa mi "scontrai" con l'ultima fatica letteraria di una delle mie autrici preferite all'interno del panorama nazionale: L'inferno è una buona memoria - Visioni da Le nebbie di Avalon (Marsilio, 2018, qui la mia recensione) di Michela Murgia, scrittrice, tra gli altri, di Accabadora, pubblicato da Einaudi nel 2009 (qui una mia rilettura).
Questo libretto dell'autrice sarda costituiva uno splendido inno al femminismo contenuto ne Le nebbie di Avalon, forse la saga maggiormente conosciuta della scrittrice statunitense Marion Zimmer Bradley (Albany, 1930 - Berkley, 1999), che con questa si aggiudicò il premio Locus Award come miglior romanzo fantasy.
Incuriosita e ammirata dalle parole della Murgia, ho iniziato a sfogliare la nuova edizione di quest'opera, pubblicata ora in Italia in due volumi dall'editore HarperCollins in una nuova versione integrale ritradotta da Flavio Santi senza le precedenti censure.

mercoledì 16 gennaio 2019

#CriticARTe - Magritte - La Ligne de vie


Magritte. La Ligne de vie
Skira, 2018

Lingua: inglese, francese ed italiano
Dimensioni: 22 x 28 cm
Pagine: 200
Illustrazioni a colori: 162
Illustrazioni in b/n: 33
Rilegatura: Cartonato

€ 35,00

La mostra: Magritte. La ligne de Vie
Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana
16 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

Helsinki, Amos Rex Museum

8 febbraio – 19 maggio 2019


Pubblicato da Skira in edizione italiana, inglese e francesce, lo splendido catalogo dedicato a René Magritte completa la mostra recentemente conclusasi presso il museo del MASI - LAC Lugano, dedicata all’artista belga maestro del surrealismo.

Laboratorio manoscritto. "Teorie e istituzioni penali" di Michel Foucault


Teorie e istituzioni penali. Corso al Collége de France (1971-1972)
di Michel Foucault
Feltrinelli (2018, prima ed.)

A cura di Deborah Borca - Pier Aldo Rovatti

pp. 352
€ 35,00



Tutto potrebbe cominciare dall’attualità: ma se argomento è l’apparato detentivo, insieme con il carico di repressione e interdizione, insieme con il giudizio di valore, insieme anzitutto alla retorica della riabilitazione salvifica, attualità è sempre. Bisognerà allora esordire, affidandosi alle tracce che lo stesso Michel Foucault abbandona tra i  fogli manoscritti del corso presentato nel 1971-1972 al Collège de France, “Teorie e istituzioni penali”, edito da Feltrinelli nella curatela italiana di Deborah Borca e Pier Aldo Rovatti, con una sollevazione popolare che nel biennio 1639-1640 scuote le fondamenta della Normandia e della nazione francese, quella dei cosiddetti “piedi scalzi” (di cui una nota del volume segnala la precisa cronologia), subito repressa dall’intervento del potere centrale nella figura del cancelliere Sèguier. Il sovrano è sostituito, meglio, destituito dal potere civile, «al posto del re assente si presenta il corpo visibile dello Stato» (ivi, p. 87).

In che relazione sono, la Storia e l’epoca contemporanea? È il cruccio di chiunque desideri leggere Foucault senza l’appello all’autorità accademica della nuda citazione. Proprio quando sembra che l’analogia tra un certo intervento, ad esempio, pre-moderno e alcune decisioni giuridiche dell’esecutivo così prossimo da farsi contingente, ecco che la figura retorica si sottrae al proprio ufficio, sgattaiola lontano. Si credeva di possedere un’analogia e si stava invece accarezzando una allitterazione.

martedì 15 gennaio 2019

«La mancanza di mio padre si era trasferita di sopra, sul tetto, mentre sotto si recitava il teatro di un'unica litania»: "Addio fantasmi" di Nadia Terranova

Addio fantasmi
di Nadia Terranova
Einaudi, 2018

pp. 200
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Non siamo qui per seppellire ma per esumare.

Ci sono fantasmi che possono condizionare la vita di una persona per sempre. O quasi. Ida, la protagonista del nuovo romanzo di Nadia Terranova, Addio fantasmi, vive a Roma con suo marito, eppure ancora sente il peso del fantasma di suo padre: infatti, da quando aveva tredici anni deve fare i conti con la sparizione dell'uomo, dopo un periodo di depressione. Non è mai stato ritrovato un corpo, né lei e la madre hanno più avuto notizie di e da lui. Eppure, ogni volta che sentono chiamare "Sebastiano" per strada, le due non possono fare a meno di pensare a lui e provare un brivido. Perché 
la morte è un punto fermo, mentre la scomparsa è la mancanza di un punto, di qualsiasi segno di interpunzione alla fine delle parole. Chi scompare ridisegna il tempo, e un circolo di ossessioni avvolge chi sopravvive.

Il politicamente corretto come espiazione delle colpe dell'occidente nel saggio di Eugenio Capozzi

Politicamente corretto. Storia di un’ideologia
di Eugenio Capozzi
Marsilio, 2018

pp. 206
€ 17


La visione eticista della storia coloniale poneva le basi per una serie di vincoli restringenti a tutte le branche discorso pubblico in tema di rapporti tra culture. L’Altro rispetto all’Occidente doveva necessariamente, in quanto alienato dall’imperialismo, essere raffigurato come buono, innocente, vergine. Ogni confronto di civiltà, di modello socio-politico tra paesi industrializzati ex coloniali e il terzo mondo non poteva essere concepito come astrattamente oggettivo: i pregi del secondo andavano ricondotti alle origini autoctone, mentre i difetti dovevano essere addebitati a cause esterne, cioè alle colpe dei primi. (pp. 77-8)

Nella citazione riportata è racchiusa, in una summa estrema, il pensiero al fondo di questo saggio storico-politico-filosofico. Il concetto di base, infatti, è che, se oggi ci ritroviamo con «Il finale della Carmen riscritto. Una petizione per rimuovere dal Metropolitan di New York un quando di Balthus contestato per presunta pedofilia. Ovidio bandito dalle università americane perché offensivo e violento» (bandella di sinistra) c’è un motivo, e quel motivo è da rinvenire nel senso di colpa dell’occidente (e nello specifico dell’Europa) per l’eurocentrismo dell’epoca moderna, per il suo passato coloniale, per l’imperialismo e, last but not least, per la catastrofe del nazismo e della seconda guerra mondiale.

lunedì 14 gennaio 2019

Sopravvivere. "Serotonina" di Michel Houellebecq


Serotonina 
di Michel Houellebecq
La nave di Teseo, 2018 (prima ed.)

traduzione di Vincenzo Vega

pp. 332
€ 19, 00 (cartaceo)
€ 9, 99 (epub)


“Chi parla?” è l’interrogativo del romanzo; quest’uomo passeggia con le mani in tasca per le strade della città, discute con un simile, osserva due ragazze andaluse armeggiare con uno degli pneumatici dell’automobile: eppure non fischietta, non rumina: scrive, invece; confessa. “Chi parla?” è l’interrogativo principale da cui il lettore dovrebbe essere tormentato quando dedica il proprio tempo all’arte del romanzo.

Troppo spesso Michel Houellebecq è stato adeguato al proprio Io narrante in assimilazioni più che anodine; confuso, spogliato di qualsiasi identità autoriale, coincideva opera dopo opera con le amare confessioni delle figure tratteggiate alla scrivania. Neppure una frammentazione gli era accordata: doveva essere uno, uno soltanto: ma Proust non coincide con Marcel, né Simone de Beauvoir con le proprie memorie. Chi desideri occuparsi di Houellebecq dovrebbe anzitutto provare a demistificare certe cattive letture che lo desiderano ora profeta ora francamente fascista; letture che orientano il dibattito pubblico nell’impiego di scovare nei suoi romanzi ora l’acuta documentazione di un Occidente avvinto dalla tecnocrazia, ora il segnale di una ineluttabile islamizzazione (qualunque cosa significhi) di cui "Sottomissione" (tr. V. Vega, Bompiani) non sarebbe che il comunicato. Eppure un romanzo non è un saggio; non si può leggerlo con la medesima lucidità, con la pretesa ragione di scovarvi una tesi, un tema dominante: il romanzo è anzitutto l’abbacinante manifestarsi di un’esistenza, non privo certo di contesti, situazioni, avvenimenti, episodi sia pur aneddotici, indubbie disposizioni d’animo dell’autore, ma nella forma dell’organismo che permette l’attività insieme degli organi e della vita psichica. Il romanzo è irriducibile.
Abbandonati gli abiti di “profeta in patria”, Houellebecq presenta con Serotonina la propria opera più narrativa, quella che meno si lascia soffocare dal gravame della cattiva sociologia: un congedo dall'ufficio logorante di fuggire nel conforto del romanzo dove non possa la tesi.

Il romanzo dimenticato di Sabahattin Ali che è (per fortuna) diventato un best seller

Madonna col cappotto di pelliccia
di Sabahattin Ali
Fazi, 2019

Traduzione di Barbara La Rosa Salim

pp. 210
€ 16

C'è una cosa che mi ha sempre colpito: provare a dare una risposta ai grandi se. Cosa sarebbe successo se…? Il What If mi ha sempre, infatti, affascinato. E scoprendo la storia dietro il romanzo di Sabahattin Ali, Madonna col cappotto di pelliccia, ho capito qual è il dettaglio che amo dei grandi se: il brivido che si prova scoprendo che, prima o dopo, il cerchio si chiude per tutti e che la dignità passa, a volte, da un po’ di sofferenza. O di oblio, come in questo caso.
Cosa significa?

domenica 13 gennaio 2019

#IlSalotto - "La linea sempre più netta tra esseri e esseri umani". Intervista a Fabio Bartolomei

Sarebbe un errore leggere L’ultima volta che siamo stati bambini (che abbiamo recensito, con vivo entusiasmo, qui) in un’ottica di leggerezza, così come considerare semplicemente ingenua la prospettiva e l’attitudine esistenziale dei suoi tre piccoli protagonisti. 
È necessario, sfogliando le pagine, coglierne la profondità dissimulata e al contempo le verità che sorreggono e alimentano la trama, proposte dalla narrazione in maniera chiara e limpida, così come limpida risulta per il lettore la voce di Cosimo, Italo e Vanda. 
Ad appena dieci anni, i tre giovani avventurieri hanno capito poco delle dinamiche politiche che li circondano e che condizionano in varia misura la loro esistenza, ma hanno invece idee molto precise sulle relazioni in generale, sull’amicizia in particolare, ma soprattutto su cosa sia giusto e cosa sbagliato. Così come hanno impresso nitidamente nella coscienza il fatto che ciò che è giusto va fatto, costi quel che costi
Questa consapevolezza è la matrice del viaggio pericoloso e necessario che bisogna intraprendere per rimediare a un torto, per riportare le cose a un giusto ordine. E il lettore, che realizza che questo è il frutto non tanto di un’infantile ingenuità, quanto di una visione più lucida sul mondo, non può che porsi – ben prima di arrivare in fondo – domande serie e complesse, in grado di interessare anche la contemporaneità. Per provare a rispondere a qualcuna di queste, abbiamo contattato l'autore, Fabio Bartolomei, che ha accettato con straordinaria disponibilità di rispondere, durante le feste, al nostro fuoco incrociato. 

Un'opera delicata e suggestiva, da leggere in un soffio: «C'era una volta il silenzio e altre favole per innamorati», di Davide Boosta Dileo

C'era una volta il silenzio e altre favole per innamorati
di Davide Boosta Dileo
Illustrazioni di Marta Carraro
Milano, Mondadori, 2018

pp. 100
€ 15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Il nome di Davide Dileo, in arte Boosta, non è certamente nuovo agli appassionati di musica, ed è particolarmente familiare ai fan dei Subsonica, poiché egli è il loro tastierista (nonché co-fondatore). Ma se negli ultimi anni il gruppo torinese, che ha ottenuto di diritto un posto di tutto rispetto all'interno del panorama musicale degli ultimi decenni, ha continuato la propria attività, raccogliendo sempre un grande consenso e rafforzando, concerto dopo concerto, la propria fama, Boosta ha saputo nel frattempo coltivare anche un'altra passione, quella della scrittura. Non è la prima volta che Dileo si cimenta con quest'arte, sviluppata in parallelo con altre: sul suo sito (www.davidedileo.com) si legge, infatti: «Davide Dileo aka Boosta (Torino il 27 settembre 1974) è un musicista, dj, compositore, scrittore, editore, conduttore televisivo, produttore e pilota». Di fronte ad un talento tanto poliedrico e multiforme come il suo, quindi, è inevitabile che si accenda la curiosità verso l'ultima opera, uscita il 27 novembre scorso per Mondadori, e intitolata C'era una volta il silenzio.

sabato 12 gennaio 2019

#CritiCINEMA - Il vizio della speranza, tra libro e film

Il vizio della speranza 
di Edoardo De Angelis
Mondadori, 2018

pp. 156
€ 18



Quello della speranza è un vizio, quando si vive in un posto in cui solo il desiderio di qualcosa di migliore è uno spreco di tempo, un vaneggiamento, una pia illusione.
E se sei nato a Castel Volturno, e ti porti dentro un'oscura condanna dovuta a una violenza subita durante l'infanzia, è quasi sciocco pensare soltanto di poter sopravvivere alla lotta del vivere quotidiano.
Pure i sogni, bisogna poterseli permettere.

E la giovane Maria, infagottata in un cappotto ricavato dalla coperta nella quale l'hanno avvolta alla sua seconda nascita, lo sa «perché è dura e immunizzata al vizio della speranza che fiacca la volontà. Non si lascia contagiare lei, sa che deve attraversare il tempo senza sogni e senza desideri, un giorno dopo l’altro».
Ma quando il muro andrà in pezzi, la speranza è pronta a crescere fra le crepe, come un'erbaccia.

Donne sole al 7° piano: un fumetto contro la violenza per Åsa Grennvall

7° piano
di Åsa Grennvall
Hop!, 2014

p. 83
€ 11.00

Titolo originale: Sjunde Våningen / Seventh floor
Traduzione di Laura Tonani

Ci sono letture che creano nel lettore un senso di malessere e disagio, una sensazione disturbante che cresce con il susseguirsi delle pagine e che induce a porsi domande a tratti scomode. Questo è quello che succede con 7° piano, graphic novel dolorosamente autobiografico dell'illustratrice svedese Åsa Grennvall. 
La storia inizia per la protagonista in un momento di riscatto esistenziale: il trasferimento lontano da casa per frequentare la scuola d'arte, un sogno realizzato che ha il potere di attenuare anche le insicurezze del passato. La diversità (estetica, caratteriale) per cui a casa era bollata diventa qui elemento di attrattiva per i compagni di corso: "lì tutto quello che ero (che altrove era ritenuto sbagliato, strano, brutto) era considerato figo" (p. 8). 
È l'occasione perfetta quindi per ricominciare lasciandosi alle spalle le fragilità, per iniziare a familiarizzare con una sé adulta e più consapevole. L'acme dell'appagamento viene raggiunto quando Nils, attraente e benvoluto, tra tutte le ragazze che potrebbe avere sceglie proprio lei, che si sente quindi gratificata, protetta, finalmente a suo agio.

venerdì 11 gennaio 2019

Le pennellate espressioniste e oniriche nell'esordio di Marco Marrucci

Ovunque sulla terra gli uomini
di Marco Marrucci
Racconti, 2018

pp. 135
€ 14 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)


Ecco cosa dirò appena ti vedo, appena il tuo viso da tragedia eschilea verrà a occhieggiare attraverso la feritoia della porta dischiusa. Nessuna divagazione, nessun proemio ampolloso. Le prime parole devono saper dire tutto e comprimere gli spazi dello sdegno e della replica. L'attacco fulmineo è l'attacco vincente: me lo hai insegnato tu. Ma dopo, Marten? (p. 63)

Se è vero che il progetto grafico è l'abito di un libro, quello di Ovunque sulla terra gli uomini sembra essere stato cucito su misura dal miglior sarto della città. Quale idea può infatti trasmettere l'insieme di forme e colori che vanno a costituire la copertina di questo libriccino se non quella di essere lì, nello spazio e nel tempo nei quali l'autore ci sta narrando quei precisi eventi, eppure al contempo di non poter essere in alcun hic et nunc possibile? Quale sensazione, se non quella di essere presenti in un luogo onirico dai confini labili e scontornati come nella pittura espressionista?
Nei dieci brevi racconti di Marrucci le pennellate sono infatti dense di colore, più adatte a evocare emozioni e sentimenti che a raccontare storie precise e dettagliate: i periodi lunghi e complessi, carichi di subordinate e divagazioni più simili a peregrinazioni della mente che a digressioni, male si prestano a mantenere il lettore fermo sulla narrazione, tanti sono gli aggettivi, i nomi e i verbi che vanno a colpire la sua attenzione; perfettamente invece si prestano a farlo calare dentro a storia, a fornirgli una torcia e qualche indicazione su come leggere gli eventi e a farlo, poi, perdere fra le strade di San Salvador, fra i campi notturni della Tessaglia, fra i canali di Firenze. La scrittura di Marrucci, decisamente barocca, denota una ricerca lessicale coraggiosissima e puntuale, un bisogno fortissimo di scuotere, mescolare, surriscaldare la mente del lettore, di costringerlo quasi a provare qualcosa, a non restare indifferente davanti a ciò che accade nelle poche pagine che compongono le storie.

Se le piante parlassero ci svelerebbero tanti segreti: "I segreti dei fiori" di August Strindberg

I segreti dei fiori
di August Strindberg
Elliot Edizioni, 2018

Traduzione dal francese di Massimo De Pascale

pp. 96
€ 12,50 



August Strindberg (Stoccolma, 1849-1912) viene annoverato tra i maggiori scrittori svedesi. Autore molto prolifico, la sua produzione abbraccia i più svariati generi, dalla letteratura al teatro, dalla filosofia all’alchimia.
Animo irrequieto e costantemente insoddisfatto, compose pagine di una creatività frenetica e potente, ma marchiata in maniera indelebile dalle conflittuali vicende personali e dai ripetuti fallimenti in campo sentimentale.
Pubblicato nel 1888, I segreti dei fiori raccoglie digressioni sul tema della natura e sugli animali.
Ammaliato dal reale in tutte le sue forme, infatti, Strindberg realizza dei mosaici precisi e minuti di ciò che lo circonda, concependo piccoli compendi curati e puntuali che traslitterano in parole, grazie a un linguaggio appropriato e mai noioso, la linfa vitale che scorre vivifica in ciascun essere vivente.
Ossessivo e visionario, affascina e cattura l’attenzione del lettore che, pagina dopo pagina, si immerge in un mondo denso di informazioni e di note. 
Le tinte pittoresche delle sue descrizioni collocano il lettore all’interno di particolari teorie naturistiche, nelle quali l’autore illustra la vita delle piante e piccole curiosità sulla loro esistenza. Con una ricerca maniacale e con un senso di osservazione non comuni, Strindberg fotografa e rende visibili i caratteri estetici e peculiari di ogni specie.

giovedì 10 gennaio 2019

Un libro indispensabile per cinefili appassionati: «Guida tascabile per maniaci di film»

Guida tascabile per maniaci dei film
di The 88 fools
Firenze, Clichy, 2018

pp. 694
€ 15 (cartaceo)

Ma voi lo sapevate che per la famosa «crema di crema alla Edgar» per cui gli Aristogatti si leccavano (letteralmente) i baffi, servono 250 ml di latte uniti a farina, zucchero, uova e limone? E che per la ratatouille cucinata dal famoso topolino di casa Disney non bisogna assolutamente gettare gli scarti delle verdure? Queste e altre curiosità (gastronomiche e non) sono contenute in Guida tascabile per maniaci dei film, uscito il 4 dicembre per i tipi Clichy.
Se Guida tascabile per maniaci di libri era un libro sui libri, questo si presenta come il suo degno fratello: un'opera, quella redatta dal collettivo The 88 fools, che racchiude il meglio della produzione cinematografica mondiale di tutti i tempi.

«Rosa è di tutti ma i soldi sono suoi»: Alberto Schiavone si misura con la biografia di una prostituta

Dolcissima abitudine
di Alberto Schiavone
Guanda, 2019

pp. 250
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



«Chi decide che cosa si diventa?»: è una domanda che resta senza risposta, ma Rosa - all'anagrafe Piera Cavallero - non è disposta a soffermarsi troppo su riflessioni prive di qualsiasi utilità. Lei ha venduto il suo corpo per cinquant'anni, è stata imprenditrice di sé stessa in casa, mai per strada, concedendosi anche a venti uomini al giorno: le hanno chiesto e fatto di tutto, questo è vero, ma erano pur sempre clienti e come tali andavano rispettati, come le aveva insegnato sua madre, prostituta immersa nella miseria fino al collo, che le aveva donato solo i rudimenti della sua professione. E Rosa non si era mai ribellata, né aveva pensato di poter fare altro. D'altro canto, non si è trattato sempre e solo di sesso a pagamento; alcuni clienti si sono trasformati in altro, sono passati da casa sua per decenni: sono cresciuti, si sono sposati, hanno avuto figli e affrontato malattie, il tutto mettendo Rosa al corrente delle loro vicende personali, cercando in lei una confidente, un'amica. E chiedendole, disperatamente, di aiutarli a dimenticare per qualche ora. Lei lo ha fatto, con la dedizione di chi si dona completamente, senza porre limiti né rifiutare richieste; a volte le è anche piaciuto e per alcuni clienti ha provato affetto: non solo la professionalità, ma anche una sorta di paradossale fedeltà l'hanno portata a restare a Torino per anni, senza prendersi giorni di vacanza o momenti di svago vero e proprio. Intanto, i soldi si accumulavano, così come le speculazioni e gli investimenti, ma una domanda ha iniziato a rintoccare con sempre maggiore insistenza: che ne è di mio figlio? Rosa infatti ha partorito un bambino quando era appena adolescente e poi non le è rimasto che un corpo svuotato, bellissimo, di cui prendersi cura quasi maniacalmente. Un corpo pieno di abbracci, ma privo dell'unico davvero desiderato.

mercoledì 9 gennaio 2019

Sulle tracce di Vanessa, scomparsa nella “Terra dei sussurri”

La terra dei sussurri
di Laura Frassetto
Elliot edizioni, 2018

pp. 256
17,50 € (cartaceo)
7,99 € (ebook)



Io sono una farfalla. Farfalla in italiano è quasi un’onomatopea, ma finisce per suonare un po’ goffo.
È una parola malleabile. Assurdamente carina in tutte le lingue. Borboleta, in portoghese. Fa pensare alle bollicine, al gorgoglio di una sorgente. Stupenda. La pronunciavo per ore.
Babushka, in russo, è simpatico perché suona come nonnina. La nonna morta che viene a trovarti sotto forma di insetto.
Papillon, in francese. Leggerezza, eleganza e libertà. Qualità che ho sempre invidiato a chi le possiede. 
Che cosa si prova quando qualcuno che amiamo sparisce nel nulla? E passano giorni, mesi, non si sa più se si debba parlare di questa persona al passato o se mettersi sulle sue tracce per provare a ricostruire quali sono state le sue ultime mosse, in quali posti è stata vista per l’ultima volta e con chi. 

#PagineCritiche - Magistratura e società nell'Italia repubblicana: l'evolversi del diritto in contemporanea con quello del nostro Paese

Magistratura e società nell'Italia repubblicana
di Edmondo Bruti Liberati
Laterza, 2018

pp. 350
€ 28 (cartaceo)
€ 16,99 (ebook)

L'Italia è tuttora uno dei pochi paesi in Europa ad avere un'unica associazione di magistrati, che in qualche modo è una federazione di diversi gruppi organizzati, le "correnti". Oggi il termine "correnti di magistrati" assume una valenza spesso connotata come negativa. All'origine, invece, forse riprendendo il gergo della politica (le "correnti" della Dc), il termine viene adottato per indicare che si tratta di gruppi organizzati che tuttavia si confrontano all'interno dell'unica associazione di magistrati. Pur a fronte di aspetti critici, il pluralismo che si manifesta con le correnti opera comunque, nel confronto tra le diverse posizioni, come controspinta rispetto il monolitismo della corporazione (p. 66).
Ho iniziato a leggere Magistratura e società nell'Italia repubblicana (Laterza, 2018) incuriosita dalla conoscenza profonda della materia che guida il suo autore, il magistrato Edmondo Bruti Liberati, del quale ho visto spesso le interviste alla televisione e che ha ricoperto e ricopre tuttora numerosi incarichi, tra i quali spicca quello di Procuratore della Repubblica di Milano.

Questo bel saggio fa parte della collana Storia e Società della casa editrice Laterza, e indaga con lucidità e competenza sulla effettiva indipendenza e autonomia della magistratura sia nella nostra società che tra i vari poteri istituzionali.
All'inizio dello studio Bruti Liberati richiama all'attenzione del lettore il difficile periodo di transizione dal regime fascista al nuovo ordinamento repubblicano, citando anche dei passi tratti da altri saggi che ben descrivono il rapporto di totale abnegazione dei giudici nei confronti del regime dittatoriale:
Appena apertasi la porta che immette nella Sala del Mappamondo, la figura del Duce (...) vi si è inquadrata e la devozione e l'entusiasmo hanno avuto il sopravvento sul fermo costume d'imperturbabilità dei magistrati, i quali hanno prorotto in una invocazione altissima. Il Duce rispose sorridendo e levando romanamente il braccio (tratto da A. Meniconi, Storia della magistratura cit., pp. 254 e 256),
anche se l'autore non manca di far notare come vi siano stati magistrati entrati in clandestinità pur di non prestare servizio nella Repubblica di Salò.

martedì 8 gennaio 2019

«Alla fine, io sono questo: un maschio intellettuale sentimentale meridionale»: Francesco Piccolo si misura con "l'animale" che ogni uomo porta dentro di sé

L'animale che mi porto dentro
di Francesco Piccolo
Einaudi, 2018

pp. 208
€ 19,50 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


L'innamoramento e il dolore erano la vita individuale; l'erotismo era la vita collettiva, era totalmente legato alla comunità dei maschi che conoscevo. Ma la domanda che mi faccio ancora adesso, che mi faccio scrivendo questo libro è: il mio stereotipo e io come individuo eravamo davvero così diversi?
"Quando una donna mi chiede di bere un caffè insieme, io penso che sia sessualmente interessata a me e quindi le sono grato. Mi rendo disponibile? Certo, se lei appena mi incoraggia, io non posso dirle di no: le sono grato, perché si è accorta di me". Ricordo lo sgomento profondo, lo sdegno misto alla pietà che provai quando, anni fa, un uomo che avevo frequentato mi confessò - gioie del restare "amici" dopo essersi lasciati! - perché non riusciva a essere fedele. Lì per lì non riuscii a replicare, ancora presa dal sollievo di essermi strappata da una simile prospettiva di infelicità annunciata. Da allora, quando è capitato di ripensare alle sue parole, ho visto dettagli che non sono attenuanti, ma segni di infinita fragilità: la patologica ricerca di conferme nel sesso, la capacità di trasformarsi in istrione al minimo riconoscimento dall'esterno, la bramosia di certi sguardi lanciati a qualsiasi donna minimamente avvenente o, meglio, minimamente disponibile al confronto. Non mi sono mai chiesta cosa ha portato a tanto quest'uomo, dall'apparenza rispettabile, dalla posizione lavorativa invidiabile e impeccabile nei rapporti interpersonali. Perché faceva male pensare di "esserci cascata" o semplicemente perché non era più, fortunatamente, affar mio. 
Poi ho letto L'animale che mi porto dentro di Francesco Piccolo e qualcosa è riemerso: incredibile come un libro possa rimestare nel nostro passato e aiutarci a rileggere aspetti che pensavamo di non potere (e forse non volere) mai comprendere a fondo! Sì, perché l'io narrante del romanzo, almeno formalmente prova di autofiction come spesso in Piccolo, assomiglia molto a quell'uomo, ma si spiega meglio, apre al lettore il suo mondo di uomo tormentato, preda involontaria dell'"animale che si porta dentro", che lo porta a cercare di sedurre più o meno serialmente, a provare rabbia e a diventare aggressivo quando viene contraddetto. È un animale che chiede di adattarsi con i propri comportamenti per entrare a "far parte del branco" dei maschi, di esibire prove di virilità (reali o solo raccontate) per conquistare l'ammirazione degli altri compagni di scuola o per riuscire a conquistare il padre violento e sempre restio a qualsiasi manifestazione di affetto.