giovedì 14 novembre 2019

"Bisogna vivere come le stelle, e splendere": il cuore dell'uomo secondo Stefánsson

Il cuore dell’uomo
di Jón Kalman Stefánsson
Iperborea, 2018

pp. 441  
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,49 (ebook)



Titolo originale: Hjarta mannsins
Traduzione di Silvia Cosimini



Credevo che la vita fosse finita, dice Snorri, 
e invece forse non è mai cominciata.
Il ragazzo: Non so molto della vita.
Snorri: Probabilmente non c'è bisogno di sapere 
molto della vita, basta entrarci dentro. 
E saperla accogliere quando arriva.

C'è qualcosa di epico e grandioso, in ogni romanzo di Jón Kalman Stefánsson. Così è anche per la trilogia che si apre con Paradiso e inferno (Debora ce ne ha parlato qui), prosegue con La tristezza degli angeli e si conclude con Il cuore dell'uomo. Il protagonista è il Ragazzo, senza famiglia e senza nome, che si avventura nella vita, avanzando a tentoni, in balia di domande troppo grandi per lui, e che pure chiedono risposte. Lo abbiamo visto, nel primo volume, anche in balia del mare, quel mare che – insieme alla letteratura, a un verso troppo amato – gli ha strappato il suo più caro amico; in balia della neve, del gelo d'Islanda, nel secondo – quando insieme al postino Jens ha intrapreso un viaggio che era prima di tutto un percorso di crescita. Lo troviamo infine cresciuto – in balia di un cuore capriccioso e difficile da domare – un cuore che palpita per una testa di capelli rossi e due occhi così verdi che non si sanno dire. Il tempo si dilata all'infinito in una prosa che fluisce in continue onde e mareggiate, tornando più volte su se stessa: è passata solo una settimana, ma anche centododici anni, da quando il Ragazzo e Jens sono partiti; poco più di un mese da quando Bárđur è morto inseguendo un verso di Milton. È del resto trasversale e onnipresente, non solo nella trilogia ma nell'intera opera di Stefannson, la riflessione metatestuale sul peso delle parole, la responsabilità di chi le pronuncia, o le scrive
Che diritto aveva di scriverle quelle cose, che diritto aveva di comporre parole che potevano cambiare un'esistenza, che responsabilità ha, lui; chi preme un grilletto è responsabile del proiettile, del dolore che probabilmente andrà a causare, e allora non vale lo stesso per le parole? (p. 131)

mercoledì 13 novembre 2019

#CritiCINEMA: "The Irishman", l'ultima pellicola del Maestro Scorsese firmata Netflix

I heard you paint houses. 
Yes, I do, sir.

Frank “l’irlandese” Sheeran (Robert De Niro) dipinge case. Ovvero, nel gergo mafioso, imbratta di sangue le pareti dove uccide le sue vittime. Lo fa senza scalpore, con il suo fare taciturno, un incedere dinoccolato fatto di grugniti e cenni di assenso. Frank non fa troppe domande. Reduce della campagna d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, trasporta merci su un camion quando incontra Russell Bufalino (Joe Pesci), esponente di spicco di Cosa Nostra a Filadelfia, che lo prende sotto la sua ala protettrice. Ma Frank non deve tutto solo a Bufalino; c’è un altro padrino molto più famoso a cui l’irlandese deve tutto: Jimmy Hoffa (Al Pacino), il potentissimo boss del sindacato degli autotrasportatori. Questo triangolo riuscirà a durare nel tempo o nei decenni in cui si dispiega la narrazione una forza prevarrà sull’altra per riequilibrare i piatti di una bilancia viziata dai soldi e dal potere? La versione cinematografica di Martin Scorsese, con sceneggiatura di Steven Zaillian (Shindler’s list, Gangs of New York), è tratta dal libro di Charles Brandt pubblicato il 24 ottobre per Fazi Editore, che in lingua originale lascia pochi dubbi: The Irishman. I’ve killed Jimmy Hoffa. L’esito appare quindi scontato, quasi banale, ma la pellicola di Scorsese possiede un paio di punti di interesse che controbilanciano l’insieme di un film difficile da digerire e, a mio parere, nient’affatto assimilabile al C’era una volta in America di Scorsese di cui tanto si è parlato all'indomani delle prime proiezioni. Per poter dire la vostra, potete cercare qualche sala in Italia che proietta ancora il film o aspettare il 27 novembre, data in cui The Irishman sarà disponibile su Netflix.

«Mi sento brutta, di cattivo carattere, e tuttavia vorrei essere amata»: "La vita bugiarda degli adulti", il nuovo attesissimo romanzo di Elena Ferrante

La vita bugiarda degli adulti
di Elena Ferrante
Edizioni e/o, 7 novembre 2019

pp. 336
€ 19 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)


Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell'appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto - gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole - è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare via anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione. (p. 9)
C'è proprio tutta Elena Ferrante in questo inizio folgorante: un trauma, un enorme e cogente svelamento che segna una linea di demarcazione netta e irreparabile; Napoli, con i suoi quartieri cristallizzati in qualcosa che non passa; l'iconicità di una scena che non è destinata all'oblio, ma che resta - indelebile - nel cuore più ancora che nella mente; un io narrante che si confessa scrittore e scrivente, in cerca di fare chiarezza e "sciogliere il groviglio". Eppure, se qualcosa sembra richiamare le atmosfere dell'Amica geniale, va detto che La vita bugiarda degli adulti è molto altro. 
Andiamo per gradi. La protagonista, Giovanna, è la classica adolescente che cerca di compiacere i genitori, almeno finché non sente il discorso del padre, che trova in lei una somiglianza sempre più spiccata con zia Vittoria, la sorella con cui lui ha rotto i rapporti anni prima.

martedì 12 novembre 2019

Una magica estate... prima del buio: "L'estate dell'incanto" di Francesco Carofiglio

L'estate dell'incanto
di Francesco Carofiglio
Piemme, 2019

pp. 272
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



"È successo d’estate, molti anni fa.
Tra le nebbie che affollano, adesso, i miei pensieri di vecchia, una luce rischiara una piccola porzione di mondo. Chiudo gli occhi e rivedo, intatta, la bellezza radiosa della campagna. Riesco a distinguere ogni dettaglio, nel fremito delle ciglia, colpite dai raggi obliqui del mattino.
Avevo dieci anni, e il mondo stava per affondare nell’abisso. Ma per me era solo estate e campagna.
La più bella estate della mia vita”. (p. 7)

Non so voi, ma per me questo inizio è già poesia. Una voce che irrompe all’improvviso e, in prima persona, cattura il lettore, portandolo con sé, all’interno dei suoi ricordi. La voce è quella di Miranda, splendida novantenne, che vive sola, come verremo a sapere nel corso della lettura, nella sua casa di Firenze. Sola, perché così ha sempre voluto stare. La sua è stata una vita felice, densa di esistenze, ricca di esperienze. I suoi ricordi di donna adulta fuggono via veloci come immagini che sfumano nella nebbia del tempo, da cui affiorano fotogrammi di case, valigie, letti, abbracci, finestre, paesaggi. Tutto però sembra immerso in una coltre nebbiosa, tutto scorre velocemente, senza lasciare traccia. Mentre le uniche immagini che mantengono inalterate nel tempo la loro concretezza e la loro luminosità sono quelle di una stagione, una sola, l’estate del 1939, quei tre mesi che, pur brevi, hanno avuto la capacità di definire e guidare un’intera esistenza e che ancora hanno la potenza della messa a fuoco. L’unica stagione della vita che Miranda vuole ricordare e che si staglia ancora nitida ai suoi sensi, con i suoi colori, i profumi, i suoni.
Giugno 1939, Miranda, per mano alla mamma, arriva a Villa Ada, una sontuosa villa immersa nelle campagne toscane. E’ la dimora del nonno paterno, discendente di una famiglia di marchesi e pittore, che vive solo in questa magione, affidandosi alle cure della governante Elda, una donna asciutta e di poche parole. Miranda e la mamma hanno lasciato la città, ufficialmente per un periodo di vacanza, almeno questo è quanto hanno detto alla bimba.
“Ma nell’estate del 1939 mi sembrava che tutto fosse in armonia, mentre preparavamo i bagagli per la villeggiatura. Partivamo per la campagna. E invece era la fuga. Lo avrei scoperto solo più tardi” (p. 8).

"Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni": il nuovo romanzo biografico di Angelo Longoni su Amedeo Modigliani

Modigliani il principe
di Angelo Longoni
Giunti Editore, 2019

pp. 600
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Amedeo per l’anagrafe, Dedo per i familiari e specialmente per la madre, Modigliani per i critici e i collezionisti; e ancora Modì per i sodali della bohéme parigina, che con pari esattezza e per omaggiarne l’origine e l’aura lo definirono nondimeno “l’italiano” e “il principe”. Stiamo parlando evidentemente del bel pittore delle belle donne dai bei colli lunghi, che voleva essere scultore e che per tutta la vita dovette fare i conti con le frustrazioni date da una salute cagionevole (era affetto da tubercolosi, il “mal sottile” simbolo di un’epoca e che gli fu, alla lunga, fatale) e da una vocazione plastica mai del tutto risolta. Unico e riconoscibile già tra i suoi colleghi e amici nella temperie creativa del primo Novecento, l’artista nato a Livorno nel 1884 e morto nella capitale d’oltralpe nel 1920 a soli trentasei anni è passato alla storia anche per il presunto maledettismo, forse profeticamente presente nel cognome – che privato delle ultime due sillabe suona proprio come la parola francese maudit – ma anche esasperato da narrazioni non poco stereotipate, che spesso hanno indugiato nel binomio "genio e sregolatezza" senza troppo badare all’aderenza storica di certi collage biografici. Quasi bastassero un po’ di libertinaggio, eccessi e indigenza a restituire l’identikit trito e ritrito del perfetto artista debosciato, buono per ogni occasione. Come quella di tanti personaggi destinati al successo non appena passati a miglior vita, anche la bibliografia su Modigliani conta innumerevoli pubblicazioni, tra cataloghi di mostre, saggi critici e biografie; per non parlare dell’influenza esercitata dal suo stile nelle arti visive e delle suggestioni della sua esistenza nel campo della musica, del cinema e addirittura della moda. Per questo, nell’apprendere che Angelo Longoni ha appena pubblicato per Giunti un romanzo biografico sul pittore, in molti potrebbero pensare che non si sentisse il bisogno di un ennesimo contributo in volume a lui dedicato. Ma sarebbero in errore: perché Modigliani il principe non è il virtuosismo di un solista alla ricerca di un po’ di gloria facile e riflessa, ma il tentativo originale di restituire in prosa la polifonia di voci che accompagnò l’artista nel suo percorso esistenziale e artistico, in patria come all’estero.

lunedì 11 novembre 2019

"Cercami": un termometro per misurare la temperatura della nostra concezione d'amore

Cercami
di André Aciman
Guanda, 2019

Traduzione di V. Bastia

pp. 278
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Il colpo di fulmine, l'amore perfetto, la sensazione che la vita sia cambiata per sempre con l'arrivo di un'altra persona: esistono davvero tutte queste cose? E quali parole parla l'amore? Quale dolcezza può insinuarsi nei dialoghi senza che questi diventino stucchevoli? Sono domande che ci si pone di pagina in pagina, leggendo Cercami, il nuovo romanzo di André Aciman. L'amore di Aciman è disarmante, è totalizzante e totale, chiede tutto per dare in cambio tutto, senza mai offrire garanzie
Chi ha pensato che il suo Chiamami col tuo nome sia una delle più belle storie d'amore mai raccontate, certamente si troverà a suo agio in questa doppia storia: il padre di Elio, Samuel, perde letteralmente la testa per una ragazza conosciuta sul treno. Poco conta la differenza d'età: basta il viaggio da Firenze a Roma perché i due sentano di conoscersi profondamente e accettino di donarsi senza limiti. Il loro modo di spogliarsi nelle intenzioni, nella pratica, nel confessarsi i sogni è spontaneo e inevitabile. Anche per Elio, protagonista di Chiamami col tuo nome, è tempo di nuovi incontri: pur ricordando sempre Oliver, un uomo piuttosto avanti negli anni, l'elegantissimo Michel, lo porta a provare nuovamente l'amore. Michel ha fatto outing tardi, dopo il matrimonio, e in seguito non ha mai avuto storie serie, non è mai riuscito ad abbandonarsi totalmente, ma l'arrivo di Elio è spiazzante. Spiazzante per entrambi.

La perfezione dell'esistenza nell'ultimo romanzo di Sandro Veronesi


Il colibrì
di Sandro Veronesi
La Nave di Teseo, 2019

pp. 368
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità. Ma questo è perché il nostro tempo ha conferito via via sempre più valore al cambiamento, anche a quello fine a se stesso, e il cambiamento è quello che vogliono tutti. Così, non c’è niente da fare, alla fine chi si muove è coraggioso e chi resta fermo è pavido, chi cambia è illuminato e chi non cambia è un ottuso. È ciò che ha deciso il nostro tempo. (p. 312)
È vero, si pensa leggendo queste parole mentre siamo già in dirittura d’arrivo di un romanzo che vede al centro la vita del dottor Marco Carrera – e dunque, essendo in dirittura d’arrivo, siamo nella fase in cui il protagonista sta facendo i conti con la propria esistenza, accettando che tutto ciò che è accaduto ha contribuito a renderlo quello che è, nel bene e nel male –, è vero, si pensa: il nostro è un tempo che considera fondamentale apprendere la delicata arte del cambiamento, anche di un cambiamento a tutti i costi, sempre e comunque, persino al punto di rinunciare alla propria identità e di manipolare la narrazione che si fa del nostro passato e della nostra memoria.
Eppure ci vuole coraggio anche a restare mentre tutti se ne vanno, a mantenersi saldi nelle convinzioni – su se stessi, sugli altri, sull’idea che ci è fatti di ciò che è giusto e sbagliato – mentre il mondo che abbiamo conosciuto muta davanti ai nostri occhi. Marco Carrera, classe 1959 come Veronesi, è l’esempio di una generazione che ha visto stravolgerlo questo nostro mondo: sono cambiati i costumi, è cambiata la musica, sono cambiati i rapporti umani, ma soprattutto è esplosa la tecnologia che pur coprendo in pochi istanti distanze ritenute incolmabili spesso rende più distanti.

domenica 10 novembre 2019

#CritiMusica - Bruce Springsteen & Atlantic City: un viaggio rock nel cuore degli U.S.A.

Bruce Springsteen & Atlantic City
di James Pettifer 
Traduzione di Valentina Misgur
Odoya, 2019 (collana Odoya cult music)

pp. 267
€ 20 (cartaceo)

Tutto muore, piccola, è un dato di fatto, ma forse tutto ciò che muore un giorno farà ritorno. truccati, sistemati i capelli e incontriamoci stasera ad Atlantic City. (Atlantic City - Bruce Springsteen)
Sul rocker Bruce "The Boss" Springsteen sono stati versati letteralmente fiumi di inchiostro, ma se dovessi riassumere tutta la venerazione che nutro per questo neo settantenne (e come me milioni di altri fans in tutto il mondo), non potrei fare a meno di citare la frase pronunciata dall'ex Presidente degli Usa, Barack Obama, mentre consegnava un premio al cantante:
Ho scelto di fare il presidente degli Stati Uniti solo perché non potevo essere Bruce Springsteen.

#SpecialeMeridiani - Le tragedie di Shakespeare, fra nostalgia e riletture appassionate

Come tanti bibliofili, ho anch’io una piccola, modesta, collezione di Meridiani Mondadori. Volumi dalla veste grafica bellissima, con apparato critico e bibliografico davvero ben curato e che fanno bella mostra di sé nella mia libreria. Ce n’è uno, però, a cui sono particolarmente affezionata ed è anche quello che, più degli altri, appare maggiormente vissuto, sfogliato, letto e riletto nel tempo. È il Meridiano dedicato alle Tragedie di William Shakespeare.
Sono un’anglista e ricordo perfettamente quando mi è stato regalato quel volume: avevo appena sostenuto il mio primo esame di Letteratura Inglese all’università, un piccolo traguardo che arrivava dopo anni di incertezze sulla direzione da far prendere ai miei studi, di lavoro, di dubbi e tentativi, finché non ero approdata con soddisfazione al corso di Letterature e civiltà moderne dell’università di Genova. Avevo già studiato l’opera del drammaturgo inglese in diverse occasioni, ovviamente, ma credo sia stato in quell’aula, con una docente che sarebbe poi diventata anche il mio relatore per la tesi magistrale e una persona che negli anni mi ha saputa sempre stimolare e spronarmi a dare il massimo, anche quando le cose della vita si sono fatte un bel po’ complicate fuori dalle aule, ecco, credo proprio sia stato lì che ho scoperto davvero Shakespeare, la letteratura inglese, fino ad approdare a quella angloamericana, fino a quel momento letta quasi solo per passione personale. Ho superato quell’esame e i miei genitori, che più di me hanno creduto sarei stata in grado prima o poi di trovare la mia strada, mi hanno fatto trovare a casa, in un bel pacchetto, quel volume dei Meridiani. Ci sono sempre i libri legati ai miei ricordi personali più belli.

sabato 9 novembre 2019

«La musica è l'unica cosa che ti dà molto e non ti toglie nulla»: la vita di Amy Winehouse illustrata da Liuba Gabriele

Amy
illustrazioni di Liuba Gabriele
testi di Lorenza Tonani
Hop! Edizioni, 2019

pp. 88
€ 18,00 (cartaceo)

«Cristallo puro./ Lo squarcio./ Ciò che era integro si è rotto./ Spade di luce pazza, preziosissima, brillano./ Entra la notte, tra punte di lama./ Spillata una stella a ogni guglia». C’è questa piccola poesia a fare da epigrafe ad Amy, l’ultimo volume della collana Per Aspera Ad Astra appena pubblicato da Hop! Edizioni. Sua autrice è Liuba Gabriele, che la firma con il solo nome di battesimo e la accompagna con il disegno quasi in trompe l’oeil di una ragnatela di vetro in frantumi. Quanti indizi e quanti simboli già in questa prima pagina: perché non solo l’illustratrice chiamata a restituire in immagini la vita della Winehouse è anche una scrittrice indipendente (di racconti, versi e carnet di viaggio), ma quella che si andrà a leggere è proprio la storia di una perfezione miracolosa, troppo sottile e troppo fragile per non infrangersi contro gli urti di un disagio esistenziale altrettanto acuto. Assistere a questo show – un flashback lungo ventisette anni, come l’età dell’artista al momento del decesso il 23 luglio 2011 (era nata il 14 settembre 1983) – sarà come rivolgere lo sguardo attraverso una superficie trasparente epperò incrinata, a tratti deformante, non priva di lati aguzzi e taglienti; come capita quando si guarda dentro le finestre di certe case diroccate, così simili a bocche rimaste aperte dopo un ultimo grido o un’ultima preghiera.

#SpecialeMERIDIANI - Leggendo i romanzi di Pirandello, un formidabile palcoscenico narrativo

Mi ricordo che ho comprato il Meridiano dei romanzi di Luigi Pirandello perché stavo preparando un esame monografico sull'autore all'università.
Il fu Mattia Pascal, nello specifico, era oggetto di un'analisi particolarmente approfondita: ricordo lezioni e appunti mirati a imprimere gli elementi chiave di un testo così grande.

A una prima lettura non riesci a cogliere tutti i piani che lo compongono.

Quel narratore dubbioso che con la sua voce frammentava la realtà regalandoci una narrazione estraniante era la prova che il Novecento letterario era iniziato con Pirandello e che lui ne era una delle voci più importanti, non solo in Italia ma a livello mondiale.




L'opera in due volumi, con introduzione a cura di Giovanni Macchia e cronologia a cura di Mario Costanzo, testimonia la natura composita della letteratura pirandelliana come grande cantiere aperto. Nel suo essere cangiante e plurale - romanzi, novelle, teatro, poesie, cinema - l'opera di Pirandello ha un'unità d'intenti sorprendente.

A cavallo tra i due secoli l'autore si è interrogato sull'uomo e sulla sua coscienza di vivere, ha creato una narrativa filosofica nella misura in cui è scossa da domande e attraversata dall'urgenza di risposte. Ha inaugurato una visione umoristica della vita, poi formulata come dichiarazione di poetica nel saggio L'umorismo del 1908, solo quattro anni dopo la prima pubblicazione di Il fu Mattia Pascal.
Il passaggio dall'avvertimento del contrario al sentimento del contrario è cruciale: i personaggi di Pirandello generano la riflessione sulle ragioni dell'esistere, sono persone vestite da personaggi o personaggi nei panni di persone. Sono maschere nude che soffrono della propria condizione innaturale di esseri vulnerabili.


venerdì 8 novembre 2019

Con Pasanisi alla scoperta di Joyce e Dublino

A Dublino con James Joyce
di Fabrizio Pasanisi
Giulio Perrone Editore, 24 ottobre 2019

pp. 204
€ 15,00 (cartaceo)


Edito da Giulio Perrone, A Dublino con James Joyce di Fabrizio Pasanisi è un'opera che rivela sin dal titolo le intenzioni narrative: raccontare, attraverso un percorso immersivo nella vita dell'artista e dell'uomo James Joyce, la Dublino a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Fabrizio Pasanisi, giornalista e scrittore, vincitore del Premio Bagutta e grande studioso di Joyce e Yeats, realizza una narrazione suddivisa in due macrosezioni: la biografia di James Joyce, i momenti salienti come gli anni al collegio gesuita e l'incontro con Nora; lo studio delle opere e di come esse raccontano la città natale (e i concittadini) del celebre artista.
Sebbene dal titolo sembrerebbe predominante il secondo filone, in realtà quello che A Dublino con James Joyce regala al lettore è un piccolo saggio di scoperta non solo dei luoghi delle opere dello scrittore, ma anche della sua vita, del suo carattere, della vitalità artistica che lo rese grande.

#CriticaNera - Attica Locke, "Texas Blues": un crime imprevedibile sulla piaga insanabile dei bianchi poveri, senza cultura, istruzione e futuro


Texas Blues
(Bluebird, Bluebird, 2017)
di Attica Locke
Bompiani, giugno 2019

Traduzione di Alessandra Padoan

pp. 356
€ 15,30 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Un romanzo che tratta vicende sullo sfondo della remota provincia americana, quello strano mondo popolato da gente iraconda, disperata e semianalfabeta, non è certo una novità; è logico quindi chiedersi come sia possibile narrare storie interessanti e avvincenti pur con un’ambientazione utilizzata così di frequente.
La risposta sta probabilmente nell’ambientazione stessa, che – per l’appunto – è un mondo, ossia un setting complesso e multiforme, sempre diverso a seconda della prospettiva di analisi, nonostante sia fondamentalmente sempre uguale.
Questo per dire che, nonostante le innumerevoli pagine dedicate all’America profonda, ci sono ancora scrittori – o scrittrici, come in questo caso – che riescono a produrre lavori di indubbio interesse, sia grazie alla capacità narrativa sia perché la rappresentazione di quel mondo risulta convincente e reale.

giovedì 7 novembre 2019

"Educazione americana" di Fabrizio Gatti: una storia vera, di quelle che non si trovano nei documenti o nei libri di scuola


Educazione americana
di Fabrizio Gatti
La Nave di Teseo, 2019

pp. 486

€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Quella che Fabrizio Gatti racconta dentro il suo Educazione americana è una storia vera, o meglio è il romanzo di una storia vera. 
È bene dirlo subito per anticipare il senso di sorpreso turbamento che facilmente il lettore proverà addentrandosi nel libro, quando sarà messo a confronto con una storia che in certi punti è incredibile a credersi. 
Tecnicamente questo racconto parla di un agente operativo della CIA, ma in realtà parla di tutti noi. Ma andiamo per ordine.
Fabrizio Gatti è un giornalista abituato alle inchieste scomode: già autore di Bilal, racconto-diario di quattro anni passati da infiltrato lungo le rotte del Sahara tra migranti e trafficanti in viaggio verso l'Europa, e di Gli anni della peste, storia del primo 
pentito di mafia tradito dallo Stato, lavora dal 2004 come inviato per L'Espresso e nel passato ha collaborato con diverse testate che hanno pubblicato le sue audaci inchieste. 


Con questo nuovo romanzo, edito da La nave di Teseo, l'autore ci porta alla scoperta di quella macchina incredibile che è la CIA, l'agenzia di spionaggio civile del governo federale degli Stati Uniti, e del modo con cui le sue squadre clandestine operano in Italia e in Europa rispondendo agli ordini e ai disegni del quartier generale di Langley. 
Per farlo si butta a capofitto dentro al loro mondo, a dialogo con un interlocutore privilegiato: un agente operativo della CIA, dal (finto) nome Simone Pace, che decide di raccontargli la propria vita e le operazioni in cui è stato coinvolto.
Gli agenti operativi sono i membri delle squadre clandestine che operano sul campo, la mano concreta delle operazioni dell'agenzia, "sbirri in borghese, fanatici del crimine o semplici mercenari in cerca di emozioni".
Non appartengono propriamente alla CIA ma vi collaborano. La loro identità è conosciuta solo dai loro cosiddetti "controllori" che appartengono realmente all'intelligence e che li istruiscono prima di ogni operazione. 

L'arte che va contro la vita, e per questo la amiamo: il secondo romanzo di Francesca Marzia Esposito


Corpi di ballo
di Francesca Marzia Esposito
Mondadori, 1 ottobre 2019

pp. 216
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

I patti con Satana sono allegri, non fanno avvertire la mancanza, io stessa, oggi che ne parlo, rimango accesa nella solitudine di un corpo che non si è duplicato ma che ha tentato il raddoppio nella magrezza. Del resto i malefici sono sempre ottime occasioni per vivere. (p. 7)
Ci sono testi che sono come ossessioni: battono sempre sullo stesso punto fino a frantumare la superficie e, una volta penetrata, scavano ancora e ancora, si inoltrano in profondità e vanno al cuore della questione. Lì si assestano e sedimentano, si sviluppano e crescono, dilagando poi nel corpo estraneo come una piaga.
Il romanzo di Francesca Marzia Esposito – al suo secondo libro dopo l’esordio con Baldini & Castoldi nel 2015 con La forma minima della felicità – è esattamente così: un’ossessione. Anche se non sembra, e il paragone del romanzo con la piaga non aiuta di certo, questo vuole essere un complimento. L’idea di base, che torna e ritorna nelle pagine senza mai abbandonarle una sola volta, ma anzi ripresentandosi con più vigore proprio là dove la trama senza prendere le distanze dalle premesse delle prime pagine, è proprio l’ossessione.

mercoledì 6 novembre 2019

Proposte per il buon governo del patrimonio culturale


Diritto e gestione del patrimonio culturale 
di Antonio Leo Tarasco 
Laterza, 2019

pp. 304
€ 24 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)




Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (del 2004) definisce come patrimonio culturale l’insieme dei beni culturali e dei beni paesaggistici. I primi sono le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico; i secondi, gli immobili e le aree costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio (Art. 2). 
È opinione comune che l’Italia – con i suoi 55 beni dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, prima della lista insieme alla Cina – sia un Paese che potrebbe vivere di sola cultura, opinione di chi spesso sottintende che così non è perché la cultura è male amministrata. A fare il punto sulla amministrazione del patrimonio culturale italiano e a proporre nuove prassi di buon governo è arrivato da poco il volume Diritto e gestione del patrimonio culturale, di Antonio Leo Tarasco, già autore di svariati saggi sul tema e profondo conoscitore della materia, dato il suo ruolo di dirigente al Ministero per i Beni, le Attività Culturali e – da poco, di nuovo – per il Turismo. 
Scopo del volume è di “descrivere un’idea del patrimonio culturale e della sua ottimale gestione”, attraverso un’analisi degli aspetti amministrativi e contabili di tale gestione. La premessa alla base del libro è la necessità dell’attribuzione di un valore misurabile e monetizzabile ai beni culturali.

Tu chiamale se vuoi: emozioni, o semplicemente "rinascere padre"

L'anno in cui imparai a leggere
di Marco Marsullo
Einaudi, 2019

pp. 282
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Nessuno è mai nato papà, questo è certo, ma immaginatevi di trovarvi di punto in bianco a fare da padre al figlio della vostra fidanzata: come reagireste? Niccolò ha un curriculum tutt'altro che adatto: ha venticinque anni, è l'autore di un romanzo d'esordio di successo a cui è seguito un bel blocco dello scrittore, non ha avuto relazioni stabili e le sue responsabilità sono sempre state pari a zero, o quasi. Poi, all'improvviso, la rivoluzione: l'incontro con Simona in libreria, la sensazione che qualcosa in lei è diverso e unico, la scoperta di suo figlio Lorenzo di quattro anni, la prima stretta di mano, il guardarsi di sottecchi per scoprire cosa pensa l'altro... 
Certo, durante quel primo incontro Niccolò non avrebbe mai pensato che il suo modo di pensare sarebbe cambiato per sempre e che Lorenzo sarebbe diventato una delle persone più importanti della sua vita: ce lo anticipa subito il narratore, ed ecco che noi lettori siamo proprio curiosi di scoprire come accadrà questo "addomesticamento" reciproco. Infatti, all'inizio Lorenzo è restio a fidarsi di Niccolò, che d'altra parte non ha mai avuto esperienza di bambini e spesso resta rigido e incapace di abbracciare il piccolo, anche per via di un'infanzia piuttosto fredda. 

martedì 5 novembre 2019

#PagineCritiche - Il parricidio divino secondo Olivier Roy, ossia come l'Europa si sta liberando di Cristo


L’Europa è ancora cristiana?
di Oliver Roy
traduzione di Michele Zurlo
Feltrinelli, 2019

pp. 160
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Benché sia interessata a difendere il diritto dei musulmani a praticare la propria fede, per la Chiesa non può esservi uguaglianza di religione in Europa; in questo come in altri casi, essa rifiuta il relativismo religioso. (p. 107)
Diamo abbastanza per scontato, camminando in una qualunque città europea, di imbatterci prima o poi in una chiesa: in effetti a oggi sono presenti, solo sul suolo italiano, 65.486 chiese pubbliche, mentre molto più raro è trovare una sinagoga (ve ne sono circa 130) o una moschea (sono 10 costruite ad hoc, di cui 5 complete di minareto, anche se i luoghi di culto riservati all’Islam sono oltre mille).
Non ci stupiamo: diamo per assodato che il cristianesimo è inscritto nel nostro DNA di europei, almeno quanto lo sono Impero romano, Illuminismo e Rivoluzione francese.
Ricordo tuttavia come anni fa un’amica islandese in visita a Roma mi chiese, con sincera curiosità, cosa fossero quegli edifici decorati, nascosti fra i palazzi o più spesso anticipati da una grande piazza, che recavano ovunque immagini e scritte strane. Questa mia amica che veniva dalle estreme propaggini dell’Europa – un’europea dall’istruzione superiore – pur percependo una sostanziale alterità fra quegli strani edifici e gli altri palazzi, non era in grado di riconoscere una chiesa. Com'era possibile?

"Questione di Costanza" di Alessia Gazzola: una nuova protagonista alle prese con pannolini e... ossa medievali!

Questione di Costanza
di Alessia Gazzola
Longanesi, 21 ottobre 2019

pp. 343
€ 18,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Dove sono andati a finire i sogni di Costanza, da quando è diventata mamma di Flora? A ventinove anni e con una figlia di tre, lei, giovane medico di Messina, deve lasciare la sua città e gli affetti - il padre e il fratello Michele, tanto grande di corporatura quanto ancora bambino mentalmente - per raggiungere la fredda e piovosa Verona. Ad aspettare Costanza c'è sua sorella Antonietta, che ha preparato per lei e la nipotina Flora un appartamentino in affitto; e poi c'è il tanto fantomatico motivo per cui la protagonista è partita: un lavoro! Infatti, dopo aver sperato che la sua specializzazione le portasse qualche proposta in Sicilia, Costanza è stata costretta a guardarsi attorno e, tanto per provare, ha partecipato al bando della sezione di Paleopatologia dell'Università di Verona. E... a sorpresa, a vinto! Certo, era la seconda classificata (su due partecipanti al bando), ma la prima candidata ha rifiutato, e dunque ecco Costanza a passeggiare per Piazza San Zeno e a familiarizzare con gli spifferi della città veneta. 

lunedì 4 novembre 2019

"Tutto risuona nella produzione artistica pasoliniana": un bello studio di Claudia Calabrese esplora la dimensione sonora dell'artista e intellettuale

Pasolini e la musica, la musica e Pasolini. Correspondances
di Claudia Calabrese
Diastema Editrice, 2019

pp. 366
€ 23,00

Chissà quante tesi di laurea triennale, magistrale o dottorale su Pier Paolo Pasolini vengono discusse ogni anno negli atenei italiani ed esteri. Data la caratura e il carisma del personaggio è probabile che non siano affatto poche, anche se forse non tutte dotate di quel brio capace di emanciparle dalla serie degli omaggi compilativi o dei contributi estremamente specialistici e dunque un po’ (o un po’ troppo) autoreferenziali. Per non parlare della disciplina da prediligere: letteratura, storia o cinema? E dunque: poesia o prosa? Storia politica o storia sociale? Teoria o prassi dell’audiovisivo? Nel prevedibile imbarazzo della scelta, esiste, forse e tuttavia, un modo per riuscire a raccontare nel contempo lo scrittore, l’intellettuale e il cineasta: la prospettiva sonora. Proprio questa, difatti, è stata l’idea di Claudia Calabrese, la cui tesi di dottorato in Storia e analisi delle culture musicali discussa nel 2018 presso l’Università La Sapienza di Roma è stata appena pubblicata da Diastema Editrice.

#ScrittoriInAscolto - Geovani Martins, l'autore che ci racconta le favelas senza stereotipi

Mentre leggevo Il sole in testa, la raccolta di racconti in questo momento più famosa del Brasile, la curiosità di incontrare Geovani Martins, il suo giovane autore, cresceva sempre di più. 
Non tanto per il fascino "esotico" di un mondo lontano dal nostro, del quale poco o nulla inevitabilmente sappiamo, ma più per l'interesse verso l'umanità di Geovani Martins e dei suoi personaggi, che riempiono pagine piene di orgoglio, desiderio, festa, ma anche di dolore e saudade
L'incontro con lo scrittore, che è venuto in Italia a conclusione del suo tour europeo, è stata così l'occasione per capire meglio da dove nasce la sua esigenza di raccontare le favelas con quella cruda poesia che fa dei suoi testi degli esempi perfetti di prosa letteraria intessuta di realtà, con una scrittura che autenticamente attinge al parlato, si modula del tutto su di esso. 
Abbiamo parlato di temi che vanno dal superamento degli stereotipi al mercato della droga, piaga simbolo delle favelas. Ogni sua risposta ci ha dato una piccola porta di accesso a un mondo complesso che forse solo chi vive può capire.
Ecco alcune delle domande emerse dai partecipanti dell'incontro (con noi c'erano anche altri blogger desiderosi di conoscere Geovani).

Una partita di calcio come autobiografia della nazione

La partita
di Piero Trellini
Mondadori, 2019

pp. 607
€ 20 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Sottotitolo: “il romanzo di Italia-Brasile”. E credo che potremmo chiuderla qui. Perché Italia-Brasile del 5 luglio 1982, giocata allo stadio Sarrià di Barcellona, è l’unica partita che può competere, in mito ed evocazione, con l’altra non a caso definita del secolo: Italia-Germania 4-3. Ancora un mondiale, quella volta in Messico, 1970. Due vittorie della nostra nazionale accomunate da una premessa: sull’Italia nessuno avrebbe scommesso un soldo di cacio.

E invece Italia-Brasile è l’emblema di ciò che un popolo di scarse virtù riesce a tirare fuori quando è dato per spacciato, quando è sull’orlo del baratro, quando sembra finita per davvero. Italia-Brasile è il Piave e Vittorio Veneto, il boom economico e la ricostruzione, se vogliamo farla meno enfatica è la fantasia che ci ha permesso di tirare fuori dal cilindro i governi “balneari”, quelli della “non sfiducia”, roba che gli stranieri ci guardavano allibiti. E ammirati. Ma come: sembrava che in Italia non rimanesse altro che sciogliere le Camere e invece… Siamo così: con noi, veramente, mai dire mai. Soprattutto quando le difficoltà paiono insormontabili.
In Italia-Brasile c’è una storia nella storia. Quella di Paolo Rossi che da fantasma in campo rinasce come un principe da un rospo. E da quel giorno sarà per sempre Pablito. Tre gol al Brasile stra-favorito, uno squadrone di fuoriclasse quando noi, solo 10 giorni prima, faticavamo a stare in piedi con il Camerun.

domenica 3 novembre 2019

#CritiCOMICS - Se Jane Eyre arriva a New York

Jane
di Aline Brosh McKenna e Ramón K. Pérez
BAO Publishing, 19 ottobre 2019

pp. 224
€ 21,00 (cartaceo)
€ 8,73 (ebook)



Una ragazza su un autobus, che va verso un’avventura che ancora non conosce. Fuori dal finestrino, le ombre di un passato vuoto e triste, lo sciabordare delle acque che le hanno strappato entrambi i genitori, maree di ricordi che vengono fissati sulla carta per non essere dimenticati. 
L'infanzia di Jane è rappresentata attraverso tratti sottili, un grigio uniforme e pervasivo: la vita solitaria, in una casa che non è la sua; il sentimento di spaesamento, di inadeguatezza; la totale invisibilità. Con New York arrivano l'intensità del disegno, i contrasti chiaroscurali, e fa irruzione il colore – prima soltanto nel cielo, in un paio di stivali rossi, negli occhi obliqui di Hector, vivace e coinvolgente coinquilino. 
Nel labirinto reale e metaforico che è la grande città, la giovane provinciale deve trovare la sua strada – realizzare i suoi sogni: l’iscrizione alla scuola d’arte ha però un prezzo alto, così Jane, abituata a lavorare sui pescherecci del Massachusetts, deve reinventarsi nella veste di tata (“la sola cosa di cui avevo mai avuto cura prima erano pesci in un secchio, ma quanto poteva essere difficile?”). E, in effetti, nel trovarsi di fronte alla piccola Adele, la sintonia scatta, reciproca e immediata: “mi sentivo simile a lei. Le bambine sole si riconoscono”.
La casa dei Rochester appare tuttavia cupa e inquietante come una trappola. Le pareti sono tappezzate dai ritratti di una donna bellissima e misteriosa, il cui volto è disgregato in molteplici frammenti, osservato da diverse prospettive, totalmente pervasivo, e l'austera Magda non sembra disposta a fornire informazioni in merito. Solo Adele, con il suo cinguettio ingenuo, rivela qualche cosa, ma anche le notizie da lei fornite sono lacunose, difficili da ricomporre in un quadro unitario. E nell'attico lussuoso, come nella casa di Barbablù, si annida una porta chiusa dietro cui è proibito avventurarsi.

#SpecialeMERIDIANI - Rileggendo Giorgio Caproni

Una cosa che incuriosisce subito del Meridiano caproniano è la foto selezionata per la custodia in cartone. Un maturo ometto emaciato che, con uno sguardo concentrato su un vicino altrove, sembra che stia cercando di origliare conversazioni, voci o segnali che però sono così tenui e sfuggenti da avvicinarsi alla soglia dell’inesistenza. In un'immagine c’è come racchiusa molta della poetica di un poeta che più passa il tempo, più assume maggior importanza nella storia letteraria del Novecento.
D’altronde per chi è appassionato di Caproni, il Meridiano delle sue poesie è un volume che non può mancare nella propria libreria. I motivi sono vari: l’introduzione di Pier Vincenzo Mengaldo, la presenza di un apparato critico che mostra l’evoluzione creativa di molte poesie, l’attenzione alla volontà dell’autore portata avanti dal curatore Luca Zuliani, ma soprattutto la presenza di centonovantaquattro poesie disperse o inedite. Credo anche che, per le stesse ragioni, l’opera sia molto apprezzabile anche a chi si stia appassionando al poeta: in un unico libro si trova un intero itinerario letterario. Un percorso che si mostra nel suo percorso edito e nascosto, esplorabile a salti e in maniera cronologica ma sempre ricco di piacevoli sorprese.
Ecco dunque una selezione delle poesie imprescindibili, da correre a (ri)leggere. 

sabato 2 novembre 2019

#CritiCOMICS: Melvina e gli acquerelli di Rachele Aragno, un'iniezione di autostima e un freno alla voglia di crescere

Melvina
di Rachele Aragno
Bao Publishing, 2019

pp. 208

€ 20,00 (cartonato)
€ 10,99 (ebook)


Melvina, piena dei turbamenti tipici dell’età adolescenziale, incompresa e con una terribile voglia di diventare grande, non sa più che pesci pigliare per far sì che finalmente la sua opinione venga ascoltata dai genitori. E proprio dopo averli sentiti discutere del suo futuro senza essere stata coinvolta, precipiterà nella casa del signor Otto dal tetto sul quale era solita andare col suo gatto, iniziando un’avventura che la vedrà entrare in un mondo magico e parallelo, l’Aldiqua, dove un corvo, una regina senza testa, i bambini del cimitero sono tutti accumunati da un’unica, grande tragedia: essere stati colpiti dalle malefatte del malvagio Malcape, che prima gli ha promesso la realizzazione dei loro desideri e poi li ha traditi per un proprio tornaconto personale. Sarà grazie a questi incontri che la ragazzina dai capelli rossi vivrà un vero e proprio rito di passaggio, non verso la tanto agognata età adulta, ma nel mondo della consapevolezza e del valore de tempo e di ciò che è importante nella vita.

#SpecialeMERIDIANI - Festeggiamo i 50 anni dei Meridiani sfogliando il volume di Eugenio Montale

Si prova un grande piacere nel poter sfogliare tutta l'opera del proprio poeta preferito in un solo volume, prezioso già alla vista e poi al tatto, ma soprattutto prezioso per il contenuto. Ecco la sensazione che molti di noi provano nel collezionare i Meridiani, volumi da sfogliare con una sorta di ammirazione rituale per ciò che è riportato nelle pagine, per il lavoro dei curatori e, quando si parla di letteratura straniera, dei traduttori. 
Abbiamo deciso di celebrare i 50 anni di questa famosa collana mondadoriana portandovi a leggere le nostre pagine preferite dei Meridiani che abbiamo a casa: nelle prossime settimane, durante il weekend sfoglieremo insieme i volumi che i nostri redattori hanno scelto dalla loro libreria. 

Ognuno di noi ha il suo volume preferito, e io mi ritrovo spesso a sfogliare quello delle poesie di Montale; ho pensato molto a quali poesie proporvi quest'oggi: sarebbe stato facile scegliere qualcosa dagli Ossi di seppia o dalle Occasioni, magari qualche mottetto, ma ho preferito portarvi in territori meno esplorati. Ecco allora  che ho trascritto qualche componimento dal Diario del '72, per scoprire nell'ultimo Montale gli echi di chi è stato, ma anche la trasformazione a cui l'ha portato l'età matura. Per dirla col grande poeta, «nell'anno settantacinquesimo e più della mia vita / sono disceso nei miei ipogei e il deposito / era là intatto. Vorrei spargerlo a piene mani / in questi sanguinosi giorni di carnevale» (da Il terrore di esistere). E dunque buona lettura, che spero sarà piacevole e anche sorprendente, quando scoprirete il ritorno di una delle figure femminili più note del giovane Montale... 

venerdì 1 novembre 2019

#RileggiamoConVoi - Novembre 2019

Buongiorno lettori!
eccoci all'arrivo di novembre, e come ogni mese iniziamo con i nostri consigli di lettura. In questo autunno ballerino, che ha cominciato a diventare grigio in molte parti d'Italia e a riversare fiumi di pioggia sulle nostre città e compagne, ecco che è arrivato il momento di ritrovare un po' di colore. Come? Con un libro in grado di portarci in altri mondi e/o in altri tempi! 
Le foto di questo mese (tutte di © Elena Ghioni, che ringraziamo per la disponibilità) ci portano a contatto con la natura, in uno spazio che si fa indefinito per la prima nebbia e che si tinge dei classici colori autunnali. 

Buona lettura! 
La Redazione

***


Alessandra consiglia: 
"Emmaus" di Alessandro Baricco (Feltrinelli)
Perché: sebbene "Emmaus" in lingua ebraica significhi "primavera temperata", nel romanzo di formazione di Baricco si possono scorgere tutte le stagioni in chiave emotiva. Si parte con i giovani protagonisti ibernati da anni in un noioso e abitudinario autunno senza fine, iniziato anni prima tra la messa della domenica e l'oratorio. Si passa per il freddo inverno di un gruppo di amici che vuole cambiare qualcosa, ma non sa cosa per arrivare a una colorata primavera (con tutte le sue floreali novità di vita), che immancabilmente abbraccia una vivace estate ricca di avventure di ogni sorta. Incalzante giunge nuovamente l'autunno che spegne gli attimi illusori e felici dell'estate. L'emotivo inverno spegnerà l'adolescenziale gioia dei protagonisti, i quali si risveglieranno, dopo un breve letargo, adulti. Tristemente adulti. Perché è stato il primo libro (per secondo "Smith&Wesson") che ha diviso i fan di Baricco: "Emmaus" si ama o si odia. E perché è bene conoscere uno scrittore tanto famoso anche nei suoi esperimenti letterari, leggerlo nelle sue varie sfaccettature e approfondirlo nelle novità narrative e di stile. Infine, perché a ricordare questa lettura, si avverte un malinconico autunno dall'inizio del libro alla fine. 
A chi: voglia leggere un primo Baricco diverso. A chi incuriosiscono le storie di provincia romanzate. A chi ha conosciuto una Andre - la cattiva ragazza della compagnia -, e a chi voglia comprendere le dinamiche di gruppo che sovente portano scompiglio tra amici. 

"Un infallibile intuito per il momento fotogenico": tutto il mondo di Sibella Court in un album di scatti


IMAGINARIUM.
Un compendio di ispirazioni
di Sibella Court
traduzione di Daniela Magnoni
L’ippocampo, 2019

pp. 272
€ 49,90 (cartaceo)



A volerlo definire in poche parole, si potrebbe dire che IMAGINARIUM è una selezione di microcosmi e macrocosmi. C’è il “piccolo” nei dettagli di oggetti e manufatti, con una predilezione per tessuti, pavimenti, rarità da mercatino e da rigattiere. C’è il “grande” nei paesaggi naturali, negli scorci urbani e nelle vedute d’interni, con un occhio speciale per tutti i luoghi deputati alla sosta e all’accoglienza (atri d’ingresso, alberghi, alcove). A volerlo invece classificare in base a un nome e un cognome d’appartenenza, basterebbe dire che si tratta del mondo di Sibella Court: quello esperito nella consuetudine ormai irrinunciabile di appassionati viaggi di esplorazione, ai quattro angoli del mondo come a pochi passi da casa. Pubblicato una prima volta lo scorso anno da Harper Collins Publishers Australia Pty Limited, è appena uscito nella sua versione italiana a cura di L’ippocampo un volume che mantiene la promessa del suo sottotitolo di essere “un compendio di ispirazioni”: una raccolta di foto realizzate nel corso degli anni dalla celebre stylist d’interni che con Etcetera (2009) – da lei concepito come «un libro sulla memoria» – ha fatto conoscere il suo lavoro nei cinque continenti e influenzato una generazione di professionisti.

giovedì 31 ottobre 2019

Il dolore di assenze corrosive e lo scudo di ricordi riparatori nel nuovo romanzo di David Grossman, "La vita gioca con me"

La vita gioca con me
di David Grossman
Mondadori, 29 ottobre 2019

pp. 300
€ 21,00 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)



Quando può essere cancerogeno l'amore? E quanto un'assenza può traumatizzare per sempre una giovane vita? Fin dalle prima pagine di La vita gioca con me, il nuovo e attesissimo romanzo di David Grossman, appaiono chiare alcune tematiche che rintoccheranno per tutta la narrazione. Tanto per cominciare, ci troviamo alle prese con una delicata riunione di famiglia: in occasione del compleanno dell'ultranovantenne Vera, sua figlia Nina decide di tornare al kibbutz, a costo di prendere più aerei e, soprattutto, a costo di creare una situazione di tensione generale. Infatti, Nina è la fuggiasca, la madre che ha abbandonato sua figlia da piccolissima, pur di viaggiare. E adesso sua figlia, Ghili, io narrante della storia, la guarda con gli occhi iniettati di delusione e di odio per tutti i non-detti che hanno scavato tra loro una distanza forse incolmabile. D'altro canto, anche Nina guarda sua madre Vera con lo stesso sguardo, perché anche lei è stata abbandonata a sei anni e mezzo, ma per motivi completamente diversi: Vera era stata internata in un disumano campo di rieducazione e per oltre due anni non era riuscita ad andarsene. Insieme alle tre donne, Rafael un uomo importantissimo per tutte loro: è il figlio adottivo di Vera, dopo che lei ha sposato suo padre Tuvia; è l'amore di Nina, l'unico che è in grado di sopportare le sue lunghe assenze e le sue bizzarrie; ed è il padre di Ghili, una figura di riferimento, con cui la giovane donna condivide la passione per i documentari. 

#Halloween - A volte un libro può fare paura (senza essere un horror!)

Cari lettori,
a volte, un libro può fare paura. Non parliamo solo di quelli che trattano di vampiri, zombie e fantasmi, ma di quelli che ci aspettano negli angoli polverosi delle librerie. Di quelli che si annidano in alto in alto sugli scaffali, pronti a balzare fuori e spaventarci con la loro mole e la loro nomea. 
Sono quelli che non abbiamo mai avuto il coraggio di aprire o di finire. E, non credete, ma anche in Redazione abbiamo i nostri bravi libri neri! 
In occasione di Halloween confessiamo le nostre paure e vi riveliamo quali sono i libri che, da sempre, ci terrorizzano. Sperando di riuscire così ad esorcizzarli. 

E quali sono i vostri? Scrivetecelo sui social! 
Buone letture... da paura! 
La Redazione

mercoledì 30 ottobre 2019

Reagire sempre, anche quando la storia prova a schiacciarci: "Lungo petalo di mare", il nuovo romanzo di Isabel Allende

Lungo petalo di mare
di Isabel Allende
Feltrinelli, 2019

pp. 352
€ 19,50 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)


Forse i cultori della Isabel Allende del realismo magico resteranno delusi, a scoprire che l'attesissimo Lungo petalo di mare è un romanzo storico. L'invito, invece, è quello di non fermarsi all'etichetta, ma di aprire il romanzo e intraprendere la navigazione nella vita tutt'altro che calma dei protagonisti. 
Sono tante le tempeste che Víctor Dalmau e Roser Bruguera dovranno affrontare: lui, tanto per cominciare, lo scopriamo alle prese con un cuore pulsante tra le sue mani, nelle prime pagine del romanzo, mentre fuori si consuma la Guerra civile spagnola; lei, nello stesso periodo è a casa dei Dalmau, la sua famiglia affidataria, e condivide il suo tempo con i genitori di Víctor e Guillem, il bel fratello che ha rapito il cuore di Roser. 

Tutte le strade portano all'infelicità: "Easter parade" di Richard Yates

Easter parade
di Richard Yates
Minimum Fax, 2019

Traduzione di Andreina Lombardi Bom

pp. 276
€ 14,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Né l'una né l'altra delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice, e a ripensarci si aveva sempre l'impressione che i guai fossero cominciati con il divorzio dei loro genitori. (p. 29)
Sarah e Emily Grimes sono sorelle e scelgono di condurre la loro vita nella maniera più diversa. Sarah, la maggiore, si accasa, ha dei figli e vive in un paesino barcamenandosi tra i problemi più disparati che una famiglia porta con sé: il lavoro del marito poco riconosciuto, i figli da crescere, la vecchia madre da seguire. Emily, laureata e single, vive a New York, lavora nel campo pubblicitario e intreccia un'infinita e indefinita serie di relazioni sentimentali. 
Che il lettore faccia attenzione: in questa storia non c'è una strada giusta da seguire. Perché qualunque scelta si faccia, non c'è fuga dalla claustrofobica infelicità.

martedì 29 ottobre 2019

All you need is... a cat: Shifra Horn e la sua storia d'amore eterna con i gatti

Gatti - Una storia d'amore
di Shifra Horn
Fazi editore, 2019

Traduzione di Elisa Carandina

pp. 192
€ 10,00 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)

Non ho paura di fare spoiler nel caso di questo libro, per un motivo, spiccatamente, personale. Io non amo i gatti. Sarà per quella minuscola cicatrice sulla palpebra destra che mi ricorda del giorno in cui Charlie, obeso gatto dei miei nonni, decise di reagire con violenza a una mia coccola, ma io appartengo da sempre alla fazione canina. Per anni ho aspettato il giorno in cui un essere scodinzolante avrebbe potuto fare il suo ingresso nella mia casa. Ecco perché soprende che sia io a parlare di Gatti – Una storia d’amore di Shifra Horn. Non amo i gatti, è vero, ma l’assenza d’affetto nei loro confronti viene ampiamente compensata dalla stima che nutro per l’autrice israeliana che ha fatto breccia nel mio cuore con Quattro madri e non se n’è andata più. Ma ecco lo spoiler: non importa a quale “partito” voi apparteniate; quando si ha di fronte una narrazione così limpida, ironica, puntuale e scorrevole, quello che resta è la scrittura, il contenuto può anche essere dimenticato.

Tra memorie antiche e liriche bellezze si dipanano saggi racconti di giardinieri


Racconti dei saggi giardinieri
di Pascal Fauliot, Patrick Fischmann
L'ippocampo, 2011

Traduzione di Fabrizio Ascari

pp. 240
€ 15,00 (cartaceo)

Pascal Fauliot e Patrick Fishmann sono gli eclettici autori degli incantevoli ventisette racconti che esplorano l’affascinate mondo della natura e dei suoi innumerevoli protagonisti. 
«Se vuoi essere felice un’ora bevi una coppa di vino. Se vuoi essere felice una giornata, sposati. Se vuoi essere felice tutta la vita, fa’ il  giardiniere!» (Proverbio cinese p. 201).  
Attraverso antiche storie di popoli e di terre lontane, vecchie leggende e miti arcaici si dipanano nelle parole di maestri giardinieri lungo sentieri intrisi di armonico equilibrio e di mistica saggezza. 

Le trame si mescolando a citazioni e aforismi che richiamano pensatori di saperi occidentali e orientali, arricchendo la lettura di significati e accezioni, si spazia da Khalil Gibran, a William Blake, Wang Wei, Dante Alighieri per arrivare al monaco Bernardo di Chiaravalle. «Troverai assai di più nelle foreste che nei libri» (p. 144).
Perfetto è il binomio tra la parola e l’immagine, suggestive sono le figure di piante, di fiori e di uomini che completano in maniera formidabile la fisionomia del testo, presente poi in ogni pagina un delizioso fregio che corre lungo tutto il margine, con motivi floreali e con colori vivaci, impreziosendo e rendendo ancor più accattivante l’intera opera.

lunedì 28 ottobre 2019

Nel realismo magico di Cristò: "La meravigliosa lampada di Paolo Lunare"

La meravigliosa lampada di Paolo Lunare
di Cristò
Terrarossa edizioni, 2019

pp. 97
€ 13 (cartaceo)

Petra poteva rimanere seduta davanti a quel tavolo di legno per intere giornate. A volte non pensava niente, semplicemente brancolava in una specie di vuoto fatto di immagini confuse, fotografie sovraesposte di ricordi lontanissimi, i quando era piccolissima, di quando sua madre era ancora a casa. altre volte immaginava scenari catastrofici, futuri prossimi ipotetici in cui Paolo scopriva la verità, tutta e tutta insieme. (pp. 27-8)
Voglio iniziare con una premessa, o meglio un plauso: già prima di ricevere questo piccolo libro ero stato attratto dalla stupenda copertina di Francesco Dezio, che con tratti essenziali ha saputo rendere al contempo i protagonisti, la storia, l’ambientazione.
Quella di Cristò, infatti, è una storia breve, con appena due personaggi – gli altri, più che secondari, sono propriamente delle comparse – che si muovono in una città al limite fra la concretezza e il fantasmatico e attraversano una trama anch’essa in bilico fra il reale e l’onirico. La scrittura stessa di Cristò, così leggera ed evanescente, può essere riportata a una forma di realismo magico, in cui elementi comuni sono illuminati da un’aura di evanescenza.

#CriticARTe - le metamorfosi del Novecento nella collezione Thannhauser


Justin K. Thannhauser ha una storia che, come uno specchio, riflette quella del Novecento.  
Ebreo tedesco nato nel 1892, fu un collezionista e mercante d'arte che nel 1940 fuggì dall'Europa occupata dai nazisti per approdare a New York. 
Gli anni prima di questo viaggio lo avevano visto a lavoro a Lucerna, dove aprì una galleria insieme al cugino Siegfried Rosengart, Monaco, Berlino e Parigi. Era l'inizio del '900 e lui valorizzava l'opera di Degas, Matisse, Monet, Gaugin.
Aveva senso del bello, spirito imprenditoriale, visione. Già dagli inizi della sua carriera voleva focalizzarsi su "tutto ciò che di potente, nuovo, diverso e moderno" l'arte stava regalando al mondo.
Sapeva dove andare con la sua ricerca artistica, faro costante in una vita costellata anche da grandi dolori, come la perdita dei figli. 

È a quest'uomo e al suo lavoro che rende omaggio la mostra che apre la stagione espositiva di Palazzo Reale a MilanoGuggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso, con la proposta dei capolavori d'arte della collezione Thannhauser, dal 1978 ufficialmente confluiti nel patrimonio del Guggenheim di New York per volere del collezionista che lo aveva annunciato già nel 1963. Un omaggio alla sua storia, alla sua famiglia e a New York, città dove lui non aprì mai una galleria ma continuò a commerciare privatamente, entrando in contatto con personaggi come Duchamp, Bernstein, Toscanini, Bourgeois.
Gli anni newyorkesi segnarono per Thannhauser e per la città una delle più alte vette di sviluppo artistico: un uomo in fuga dalla guerra portava l'arte di DNA europeo in un'America che lottava per la libertà. Nella sua attività e nelle esposizioni, che avvenivano perlopiù nella magnifica casa in cui viveva prima insieme alla prima moglie Käthe e poi alla seconda Hilde, c'era tutto il dramma di un'intera generazione che ha cercato nell'arte la fuga dall'orrore della storia