lunedì 30 dicembre 2019

Non è facile salire sul ring. Vincere, ancora meno

Colpo su colpo
di Riccardo Gazzaniga

Rizzoli, 2019

pp. 448

€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)





L’esperienza reale di Riccardo Gazzaniga entra ancora una volta dentro alla trama, tuttavia ci sono segnali di ribellione da parte di quest’ultima. Nei precedenti romanzi, l’autore genovese attingeva in maniera forte dal suo lavoro di agente della polizia di Stato. In “A viso coperto” con la trasposizione di quanto vissuto sul terreno del confronto/scontro tra ultras e celerini. In “Non devi dirlo a nessuno” grazie a un magistrato, sempre genovese, un’inchiesta alle spalle contro la malavita comune, il fratello di un bandito volato da una finestra d’ospedale e una vendetta giurata.
Un poliziotto anche in questo caso c’è ed è il padre di Giada Pastorino, la studentessa lesbica che ha un desiderio: farsi accettare dai genitori. In questo, il padre è più malleabile della madre, che da parte sua lavora per un cattolico reazionario insopportabile al tatto. E quindi soffre pazzescamente per questa figlia snaturata da curare. Ci sono poi i compagni di scuola razzisti e omofobi e quelli carini e dolci. I primi odiosi come il datore di lavoro di cui sopra. I secondi da prendere a pizzicotti sulle guance. Siamo nell’alveo del politicamente corretto, lo avrete capito.
Neppure Genova manca. Una Genova monca, come una vecchia zoppa, a causa di quel ponte Morandi crollato e diventato simbolo di sofferenza. Direi che è una scelta agevole per chi vive nel capoluogo ligure. Insomma, si viaggia su binari apparentemente facili: ci sono i buoni e i cattivi, tra i grandi e i meno grandi, un’estetica urbana improvvisamente e imprevedibilmente cambiata a causa di un dramma che ha provocato una catarsi delle coscienze, la vita a ispirare le pagine sui controlli di routine durante il Gay Pride, e magari anche quelle sulla dicotomia tra poliziotto progressista e poliziotto sovranista, che come il freddo per i giorni della candelora non poteva non saltare fuori.
Ma poi il vento cambia e, come accennato all’inizio, la storia comincia a parlare in prima persona al lettore. Giada Pastorino è una figura bilanciata, vigliacca e coraggiosa, capace di affrontare una prova da adulta ma anche di tradire la fiducia della compagna di classe a cui ha giurato amore.
E poi Ruggero De Roma, il titolare della palestra in cui Giada pratica savate, la cosiddetta box francese, maestro di sport e di vita fatto a pezzi dal passato, anche qui nulla di nuovo, ma che sprigiona un rancore ben soppesato su quanto sta per accadere.
È grazie al connubio/confronto tra Giada e Ruggero che il romanzo esce dalla cronaca, non s’impantana nel tradizionale caso da risolvere o nella storiella adolescenziale resa ancor più difficile dall’omosessualità, anzi s’incunea negli intrecci umani e provoca reazioni allergiche positive.

Mentre assistiamo all’emersione di queste due anime inquiete, che si sostengono a vicenda, con tanta paura di affrontare il presente e il futuro, accade un fatto che Giada vivrà come un tradimento irrisolvibile. La fine si consumerà proprio su un moncone del ponte Morandi. Ed essendo lieta, la prendiamo come buon auspicio per la rinascita di questa città ferita. Così uno pensa che il libro sia giunto a conclusione. Invece c’è un ulteriore postilla. Una di quelle rivelazioni che mai avresti voluto leggere e che finisce per suggerire il perché sia stato meno facile di quello che sembrava. È per questo che stringo Riccardo in un grande abbraccio.
Marco Caneschi