lunedì 23 dicembre 2019

#CritiCOMICS: "Dimentica il mio nome", il capolavoro spartiacque nella carriera di Zerocalcare (e nella vita di noi lettori)

Dimentica il mio nome
di Zerocalcare
Bao Publishng, 2014

pp. 240
€ 18,00 (cartaceo)


La vita è fatta, inevitabilmente, di tappe. È inutile che si chiami in causa il libero arbitrio: da certe esperienze non si scappa nemmeno volendolo con tutte le proprie forze. Una di queste è il lutto. La morte attraversa la nostra esistenza scandendola come un metronomo che batte il ritmo del dolore e io ritengo che pochi romanzi abbiano trattato il tema in una maniera profonda e vera così come ha fatto Zerocalcare con Dimentica il mio nome. E avranno concordato con me anche gli Amici della domenica se il graphic novel del bardo di Rebibbia è arrivato nella dozzina finale del Premio Strega del 2015 (quell’anno vinto poi da Nicola Lagioia con La ferocia). GiPi era stato il primo a fare breccia nella ristretta cerchia degli intellettuali del premio letterario più prestigioso d’Italia con un fumetto (Unastoria, nella dozzina finalista dell’edizione del 2014) e Zerocalcare ha continuato a portare in alto il vessillo della nona arte con il suo romanzo, a mio dire, più potente e importante per la sua carriera.

In questa storia il fumettista romano torna a parlare della morte. Dico torna perché nella sua prima opera, La profezia dell’armadillo, la tematica era già stata toccata ed era trattando il tema della perdita in relazione alla propria individualità che Zerocalcare si era fatto conoscere presso il pubblico. Ma se in quel caso a scomparire era Camille un’amica (e primo amore) del protagonista, stroncata dall’anoressia, in questo caso invece Calcare si trova a raccontare della morte della nonna. Se ci pensate, un lutto obbligato come quello di un parente anziano è molto più difficile da raccontare rispetto a quello provato per la morte improvvisa di un amico giovane. È la vita, ci dicono. Bisogna aspettarselo, prima o poi, pontificano. Ma questo «non è vero per niente», perché esacerbare tutto quello che vive dentro di noi nel momento dello smarrimento non è mai ovvio. E Zerocalcare ha raccontato perfettamente quest’eccezionalità nella normalità. 

La scomparsa della nonna, punto di riferimento e guida in molte fasi della vita di un ragazzino dalle mille paranoie e insicurezze, non è una semplice perdita e le fasi di elaborazione del lutto in questo romanzo si trasformano in un viaggio fantastico ai limiti della propria coscienza e del proprio essere. Il buco nero della morte, che sembra risucchiare tutto ciò che circonda l’autore, si trasforma in un punto di rinascita faticosa. E nelle tavole del racconto, in cui lo stile del fumettista è sempre riconoscibile ma risulta finalmente maturo nell’impianto narrativo e riflessivo, lo stesso che ritroveremo poi nelle sue opere più recenti (dal reportage Kobane Calling al racconto di una generazione con Macerie Prime), protagonista e lettori prendono coscienza del fatto che non esiste un solo metodo per reificare l’esistenza. Nemmeno dandole un nome, appunto.
Si diceva di un viaggio fantastico. Il fantasy è in Dimentica il mio nome l'espediente per raccontare la propria famiglia senza metterla a nudo in maniera razionale, ma al tempo stesso senza privare la narrazione di un fortissimo coinvolgimento emotivo. La perdita di una persona cara di famiglia diventa quindi il pretesto per indagare sui lati misteriosi della propria ascendenza, finendo per scoperchiare qualcosa che va oltre l’immaginazione. L’autobiografismo e il fantastico sono due elementi che solo in apparenza sembrano slegati tra loro, ma che nella storia della letteratura spesso si sono trovati ad andare d’accordo (pensiamo a Philip K. Dick) e che qui si intersecano in modo deciso man mano che la storia procede, fino a un finale malinconico che sa di liberatorio. 

Ci si sente cambiati in maniera irreversibile dopo questa lettura. E di questo dobbiamo solo essere grati.


Federica Privitera






Entrato nella dozzina del Premio Strega del 2015, #DimenticaIlMioNome è il graphic novel che ha segnato un'epoca per i lettori di fumetti in Italia ma, in primis, per lo stesso autore. Il quinto romanzo di @zerocalcare racconta infatti della morte dell'amata nonna e del modo in cui, a partire dal lutto, l'autore sia riuscito a viggiare nel tempo e nello spazio della propria storia familiare e personale, scoprendone antri bui e misteriosi e uscirne cambiato dopo averli attraversati. Un racconto profondo e doloroso, sempre stemperato dall'ironia che contraddistingue le storie del bardo di Rebibbia, e che per Federica @la_effesenza rappresenta uno dei libri fondamentali della sua vita. Voi l'avete letto? Qual è il vostro titolo preferito nella bibliografia del fumettista romano? @baopublishing #baopublishing #instalibri #bookblogger #Criticaletteraria #books #zerocalcare #bookstagram #inlibreria
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