giovedì 19 dicembre 2019

#CritiCOMICS - Nella "stanza dei giochi" con Ninamasina

Abbiamo letto e amato il suo Jane (recensito qui), le sue figurine stilizzate e sognanti, la sua passione per i drappeggi e gli elementi decorativi. L'uscita di Hop! dedicata alla Austen, che la vede impegnata in veste di illustratrice, ci ha deliziato per lo spessore contenutistico dei suoi testi, ma anche per la grazia con cui le immagini riescono a restituire i caratteri dei personaggi, a rivelare una appassionata e profonda conoscenza del soggetto. Abbiamo deciso di intervistarla dunque per capire cosa muove la sua arte: Anna Masini, in arte Ninamasina, ha risposto con grande slancio a tutte le nostre domande, accennandoci anche qualcosa in merito ai suoi progetti futuri. Cominciamo però dalla sua interpretazione di una delle figure letterarie più amate di sempre.

Rispetto ad altri volumi della collana “Per aspera ad astra” questo, oltre a indagare il carattere e le vicende della protagonista, spesso allarga il campo visivo per tracciare un quadro generale del contesto storico e sociale in cui Jane si muoveva. Le tue figurazioni in questo senso sono emblematiche, nella loro capacità di incarnare nei simboli e negli oggetti la sensibilità di un’epoca. Puoi raccontarci come nasce e si sviluppa il tuo lavoro? Qual è la scintilla che innesca la realizzazione e come procedi per concretizzarla?
La scintilla che innesca il buon inizio di un lavoro è sempre una forma di amore per il soggetto che andrò a illustrare. Nel caso di Jane Austen, non ci crederete ma è un’autrice che conoscevo poco, nonostante sia tuttora amatissima in tutto il mondo. Accettare di illustrare la sua biografia è stato anche accettare una bella responsabilità!
Ho dedicato diversi mesi ad approfondire la vita e le opere di Jane, prima ancora di iniziare a pensare ai primi bozzetti. Ho esplorato non solo la sua produzione letteraria, che per altro ha raggiunto l’apice del successo solo dopo la sua morte, ma soprattutto il contesto storico e culturale in cui viveva. Leggendo le sue pagine mi chiedevo: quale sarà stata la sua quotidianità? Che cosa vedeva dalla finestra? Dove dormiva? Cosa mangiava? Come si vestiva? 
Le sue storie e i suoi personaggi assomigliano moltissimo alla sua vita, è lei stessa a dirlo quando consiglia di scrivere “solo di ciò che conosci” alla nipote che aspira a diventare un’autrice come lei. Per ricostruire il suo immaginario, mi è stato molto utile leggere le decine di lettere che Jane scambiava quasi quotidianamente con l’amata sorella Cassandra. Proprio in queste ho trovato i tanti dettagli di vita domestica che ho poi cercato di restituire visivamente nelle varie tavole del libro.

Jane
di Ninamasina
Hop! edizioni, 2018

pp. 88
€ 18

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Trovo meraviglioso il modo in cui spesso gli abiti e gli oggetti riprendano i motivi floreali o decorativi degli sfondi, producendo grande armonia nelle tavole. Mi pare di poter ritrovare in questo una traccia della tua passione per le stoffe e i tessuti. Da cosa nasce questo interesse e quali forme assume nella tua opera?
Sì, è proprio vero: amo moltissimo sia la botanica che i tessuti! E, con mia grande gioia, l’epoca di Jane Austen era un tripudio di stoffe, tappezzerie e motivi floreali. Nel mio lavoro di illustratrice dedico una parte a quello che professionalmente si chiama “textile design”. Un giorno, ormai diversi anni fa, mi sono chiesta: ma come si fa a disegnare un tessuto, e a stamparlo per metri e metri? E così ho cominciato.

Le tue illustrazioni, molto spesso, giocano sulla contrapposizione tra i personaggi dai caratteri più spiccati e definiti, che vengono ritratti nella loro specificità (e tu riesci, per esempio, a rendere perfettamente, l’intelligenza malinconica, l’ironia mai superficiale dello sguardo della Austen), e una serie di figurine senza volto o spessore, che mi sembrano rappresentare i soggetti più convenzionali, allineati ai dettami di una società molto rigida e prescrittiva. Quali sono le caratteristiche di Jane che la rendono pienamente “individuo”, anche in un ambito prettamente maschilista? Come questo ha ispirato il tuo modo di rappresentarla?
Di Jane mi ha appassionata, fin da subito, la sua intelligenza vivace. L’arguzia con cui osserva e descrive le relazioni è squisita e lascia immaginare dinamiche “di paese” che si ritrovano tali e quali anche oggi. È stata una donna simpatica e testarda, che non ha mai ceduto al ricatto sociale del matrimonio come unica forma di salvezza e che non per questo ha smesso di scrivere ciò che aveva da dire. 

Il tuo stile è delicato, romantico, particolarissimo; mi piacciono le tecniche miste, ma anche il tuo non essere mai didascalica, procedere spesso per analogie o elementi iconici. Di quale altra figura femminile, della storia o della tradizione letteraria (presente o passata), ti piacerebbe raccontare la storia con i tuoi disegni? Perché?
Mi piacerebbe moltissimo immergermi nella vita, nel tempo e negli studi di Ipazia d’Alessandria o di Maria Clara Eimmart. Condivido con loro la passione per il cielo stellato e i corpi celesti. 

In realtà sul tuo sito ho già visto molti ritratti di personaggi – anche uomini – rilevanti, soprattutto dal punto di vista culturale (da Darwin a Bauman, da Montaigne a Wittgenstein per dire): da cosa dipende la selezione? C’è qualche lavoro in corso di realizzazione? 
Ho avuto il piacere di collaborare alla realizzazione di un bel volume illustrato sui filosofi e sul loro pensiero: molti dei ritratti che hai visto nel mio portfolio arrivano da questo progetto, che è stato pubblicato da Feltrinelli questo autunno (Umberto Galimberti, Irene Merlini, Maria Luisa Petruccelli, Perché? 100 storie di filosofi per ragazzi curiosi, Feltrinelli 2019). In generale mi piace molto lavorare sui ritratti, soprattutto quando richiedono un minimo di ambientazione. Nel caso dei filosofi, è stato interessante trovare la sintesi visiva con cui descrivere il loro pensiero o la loro epoca. 

Ho letto qualcosa a proposito di Red Boots, che mi sembra un progetto molto bello e interessante. Vuoi dirci qualcosa in più?
Red Boots è la mia stanza dei giochi! Nel 2012 ho iniziato, appunto per gioco e per curiosità, a pubblicare in maniera autonomia dei piccoli libri illustrati, dove sono anche autrice dei testi. Ad oggi ne ho pubblicati sei, tutti con diversi formati e realizzati con differenti tecniche. Negli ultimi due anni ho rallentato la produzione perché i lavori su commissione hanno richiesto la gran parte della mia concentrazione, ma è in preparazione qualcosa di nuovo per l’inizio del 2020… per ora non posso rivelare di più.

Se ti dovessi descrivere in termini pittorici, quale tecnica ti corrisponde maggiormente? Quali colori o motivi decorativi? E se dovessi utilizzare tre aggettivi per parlare di te, quali sarebbero?
Mi è sempre piaciuto sperimentare molto, ma la tecnica che al momento mi corrisponde più di tutte è l’inchiostro su carta. Nero o blu scuro, con molta acqua e gesti veloci.
Più che i motivi decorativi, amo le macchie, gli imprevisti su carta bagnata. Colori: il nero, il blu, e le sfumature calde che stanno tra il giallo, il rosa e il rosso.
Per descrivermi con tre aggettivi direi: silenziosa, distratta, tenace. 

A cura di Carolina Pernigo