lunedì 30 marzo 2020

«Postporno»: come l’industria del porno ha scoperto se stessa

Postporno. Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali
di Valentine aka Fluida Wolf
Eris edizioni, 2020

pp. 64
€ 6,00 (cartaceo)


Il fine del Postporno non è necessariamente l’eccitazione di chi guarda ma la rappresentazione di corpi, pratiche, immaginari e atmosfere. Questa è la sfida che spesso ci pongono l* performer postporno, come ad esempio fa anche Diana Pornoterrorista, mettendoci davanti al disgusto, al ribrezzo, al fastidio, andando così a interpellare la nostra parte più nascosta e profonda, quella che non vorremmo destare mai. (pp. 48-9)
L'industria del porno è uno dei mercati più controversi della contemporaneità, in grado di dividere tutti, anche (o forse: soprattutto) la costellazione di femminismi che popola la nostra società. Dei film porno si può parlare, certamente, ma con un certo garbo, con quella moderazione che richiama parole ormai abusate come “borghese”. La principale critica che viene mossa all'industria del porno è di essere sessista, uno strumento edonistico a esclusivo appannaggio di un pubblico maschile, nel quale la figura della donna esiste soltanto in quanto oggetto di piacere, in posizione subordinata e idealizzata.
È innegabile, tuttavia, che anche la figura maschile ne esca stereotipata, a tutto danno del maschio reale: i corpi dei porno attori sono infatti statuari e apollinei, le loro performance magistrali e interminabili, il finale è sempre un gran finale esplosivo. Ciò che non si vede e di cui a volte si sente la mancanza sono i momenti di stanca e le défaillance, le imperfezioni, la complicità, per non parlare del sesso queer, un termine questo che comprende una costellazione infinita di soggetti ma che, per differenza, può essere definito come tutto ciò che non è eterosessuale e cisgender.

"Breve storia del mio silenzio" di Giuseppe Lupo


Breve storia del mio silenzio
di Giuseppe Lupo
Marsilio, ottobre 2019

pp. 208
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Giacomo Leopardi nello Zibaldone scriveva che il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni: amore, ira, meraviglia e altre ancora. Silenzio, dal latino silēre: tacere, non far rumore, è un modo di sentire, discreto e potente, rimbomba nelle orecchie di chi è abituato a districarsi nei rumori, e da sollievo a chi invece i rumori non li vuole sentire. Gli scrittori hanno bisogno del silenzio, il silenzio crea la dimensione della Letteratura, dagli Antichi Greci a Dante fino a Carlo Levi il silenzio è un linguaggio antico. «Qui l’unico suono (se così si può chiamare) è il silenzio», scriveva Carlo Levi in un lettera ai famigliari durante il suo esilio ad Aliano, in Lucania. Quella stessa terra in cui Giuseppe Lupo nasce e da cui parte, portando sulle spalle l’esigenza di comprendere le Muse di Sinisgalli, aldilà dei Monti Alburni, nella Milano verticale, forse.

domenica 29 marzo 2020

"Nel contagio" di Paolo Giordano: la quiete delle parole nella tempesta della pandemia

Nel contagio
di Paolo Giordano
Le Vele Einaudi, 2020 (in edicola dal 26 marzo con "Il Corriere della sera")

pp. 63

€ 8,90 (+ il prezzo del quotidiano) (cartaceo, in edicola)
€ 10 (prezzo del cartaceo in libreria)
€ 6,99 (ebook)

Certe riflessioni che il contagio suscita adesso saranno ancora valide. Perché quanto sta accadendo non è un accidente casuale né un flagello. E non è affatto nuovo: è già accaduto e accadrà ancora (p. 6).
A tutti coloro che seguono la letteratura contemporanea italiana non suonerà nuovo il nome di Paolo Giordano, scrittore e fisico torinese che nel 2008 vinse gli ambiti Premi Strega e Campiello opera prima con il suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008), e dal quale nel 2010 il regista Saverio Costanzo trasse un bellissimo film.
Da allora Paolo Giordano ha scritto diversi altri libri e collaborato con quotidiani e giornali, e pochi giorni fa ha dato alle stampe un piccolo instant book intitolato Nel contagio edito da Einaudi nella collana Le Vele e distribuito in formato cartaceo nelle edicole in collaborazione con Il Corriere della sera e in e-book (sarà disponibile nelle librerie alla fine di questo periodo di lockdown).
Nel contagio, come ha dichiarato il suo autore, costituisce un insieme di riflessioni, fissa «alcuni pensieri su ciò che sta accadendo [...]. Provare a farlo è il solo contributo che posso offrire in questa emergenza».

"Come un libro aperto": al cuore pulsante della letteratura con le interviste di Miriam Tritto

Come un libro aperto
Illustrazioni e testi di Miriam Tritto
Hop!, 2019

€ 18,00

Dopo la riuscita serie “Per aspera ad astra”, dedicata alle vite di donne straordinarie che sono riuscite a superare ogni difficoltà per conquistare il proprio posto nel mondo, è tempo per le edizioni Hop! di una nuova avventura: la collana “20”, inaugurata con Amore mio illuminato (già recensito qui), procede con un volume che ci porta nel cuore della letteratura moderna e contemporanea, grazie alla prosa densa e al tratto puntuale di Miriam Tritto, che incontra e si confronta con venti autori da lei amati. La selezione dei personaggi è tutta soggettiva, sentimentale, così come la disposizione dei singoli interventi non segue un ordine logico-cronologico, ma emotivo, il filo di una ricerca esistenziale che, per i temi trattati, le questioni affrontate, può presto diventare universale. La narratrice, come rivela a Emily Dickinson nel primo dei dialoghi, viene “da lontano e da vicino. Compi[e] viaggi onirici nell’eterno” e questo le consente di avere accesso a frammenti di realtà altrimenti inaccessibili. Forse per questo gli scrittori la accolgono, si svelano davanti a lei, le regalano riflessioni adatte a ogni epoca.

sabato 28 marzo 2020

#CriticaLibera - la melodia del tempo di Antonio Tabucchi

Oggi è l'ultima domenica di luglio, disse lo Zoppo della Lotteria, la città è deserta, ci saranno almeno quaranta gradi all'ombra, suppongo che sia il giorno più indicato per incontrare persone che esistono soltanto nel ricordo, la sua anima, pardon, il suo Inconscio, avrà un gran daffare in un giorno come questo, le auguro una buona giornata ed una buona sorte. ("Requiem", p. 19)
In questi giorni di isolamento forzato continuo a leggere e rileggere Antonio Tabucchi. In parte perché asseconda un bisogno fisico di evasione: mi dà l'impressione - incredibilmente concreta - di andare con lui a Lisbona, a Berlino, in Sud America. Ma soprattutto mi infonde calma con la sua letteratura musicale, che ha il ritmo del fado, con le ripetizioni che sembrano cullare in una danza di parole.
E mentre mi lascio un po' dondolare vedo che la materia di cui è fatta la sua letteratura entra pian piano dentro, in un viaggio dalla sensazione al pensiero. 

Dopo il meraviglioso Sostiene Pereira ho letto Il tempo invecchia in fretta e Requiem, una raccolta di racconti e un romanzo che, sia tra di loro che con il libro capolavoro, si incrociano in numerosi punti. Il luogo principale di questo incontro è la riflessione sul tempo, un tema che mai come in questo periodo ci vede tutti attivi, inchiodati come siamo nell'attesa e in bilico tra il ricordo di ieri e l'aspettativa di domani. Mentre leggevo questi due libri Antonio Tabucchi sembrava però dirmi che questa condizione, senz'altro adesso esasperata, è propria di ogni momento della nostra esistenza. 
Anzi, è molto di più: è il nostro perimetro vitale, ciò che ci definisce come esseri umani. 

Il suo sguardo sulle cose, che a prima vista sembra incredibilmente delicato, quasi volasse aereo sulle superfici e sulle situazioni, ma poi diventa profondo e a tratti anche doloroso, mette in luce il nostro continuo tentativo di afferrare il tempo e di comprenderlo, dove "comprendere" significa letteralmente "prendere insieme".

venerdì 27 marzo 2020

New Grub Street: la mercificazione della letteratura nella Londra di fine Ottocento


New Grub Street
di George Gissing
Fazi Editore, nuova edizione marzo 2020

Traduzione di Chiara Vatteroni

pp. 574
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Ripubblichiamo questo approfondimento a cura di Debora Lambruschini, in occasione della recente nuova edizione di New Grub Street di George Gissing, da pochi giorni in libreria per Fazi Editore. Il romanzo era da molti anni fuori catalogo, disponibile solo il versione digitale. La nuova edizione del capolavoro di Gissing aggiunge quindi un tassello nella bibliografia di classici "riscoperti"o nuovamente disponibili in libreria in cui si collocano, tra gli altri, autori come Elizabeth Gaskell, Wilkie Collins, Thomas Hardy, George Eliot. 

La carriera letteraria di George Gissing, romanziere inglese del secondo Ottocento, è stata segnata già durante gli anni della sua attività da una serie di alti e bassi, in un altalenarsi di fallimenti e successi che lo hanno presto escluso dalle storie letterarie dell’epoca (e in quelle in cui compariva difficilmente era accostato ai grandi nomi della stagione vittoriana e tardo vittoriana) e che inesorabilmente ha visto finire l’autore nell’oblio dei tanti romanzieri dimenticati. Come spesso accade, la riscoperta di un autore si deve alla passione ostinata di studiosi che rimangono affascinati da quegli antenati che non sono riusciti ad emergere o che non hanno superato la prova del tempo, circondati da nomi più altisonanti in una tradizione letteraria affollatissima di cui finiamo ovviamente per conoscere solo una minima parte, ma che spesso cela piccoli tesori che vale la pena recuperare. Nel caso di Gissing l’interesse che ha investito il personaggio e la sua opera è storia recente quando, negli ’70 del Novecento, un professore francese affascinato dal personaggio decise di raccogliere scritti vari e lettere, molti dei quali inediti o non più in commercio da molto tempo. Ne è nata una felice riscoperta, soprattutto nei paesi anglofoni, di un autore prolifero e attento osservatore della società contemporanea e delle sue contraddizioni che oggi viene ricordato soprattutto per due romanzi considerati esemplari della sua scrittura quali New Grub Street e The Odd Woman. Purtroppo la fortuna di Gissing in Italia è andata scemando, poche opere sono state tradotte e molte di queste sono nel tempo uscite dal mercato, curiosamente non esiste traduzione di The Odd Woman, mentre New Grub Street si trova ormai solo in formato ebook (edito da Fazi editori); chissà che quindi qualche editore non accetti la sfida di ridare mercato ad un autore il cui punto di vista -condivisibile o meno- sulla società inglese di fine Ottocento ha ancora oggi un potenziale interessante.

Il nemico indomabile: vita e morte nell’outback australiano di Jane Harper


L’uomo perduto
di Jane Harper
traduzione di Claudia Valentini
Bompiani, 2020

pp. 432
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Facendo correre le dita sulla pietra liscia si riusciva a cogliere una parte della data incisa sulla lapide. Uno, otto e nove, 1890 e qualcosa, forse. Solo tre parole si leggevano ancora. Erano state scolpite in basso, in un punto riparato dagli elementi. O forse erano state incise più in profondità fin dall’inizio; un messaggio ritenuto più importante della persona. Si leggeva:

che si smarrì. (p. 7) 
Sin dalle prime pagine, due sensazioni si stagliano ben concrete davanti agli occhi del lettore: la prima è che ci ritroviamo davanti un thriller ben costruito, la seconda è che avremo a che fare con un personaggio “occulto” che, dall’inizio alla fine, accompagnerà le sorti della famiglia Bright.

giovedì 26 marzo 2020

"Io e te": un potente romanzo di formazione che vale la pena di riscoprire anche in forma di audiolibro

Io e te
di Niccolò Ammaniti
Letto da Sergio Albelli
Regia di Flavia Gentili
Emons audiolibri, 2018

Tempo di ascolto: 2h 32m
€ 14,90 (cd)
€ 8,94 (file mp3)

Le cose, una volta pensate, che bisogno c'è di dirle?
Il mio primo approccio con Niccolò Ammaniti lo ricordo benissimo. Andavo alle scuole medie (forse in seconda) e la prof di italiano ci fece vedere in classe un film entrato di diritto nella mia personalissima top ten: Io non ho paura (2003).
La pellicola aveva la regia di Gabriele Salvatores ed era basata sull'omonimo romanzo dello scrittore romano (Einaudi, 2001), che lessi avidamente appena dopo aver amato ogni singolo fotogramma del film.
Da allora Niccolò Ammaniti è divenuto uno dei miei autori italiani contemporanei preferiti, tanto da spingermi a leggere ogni suo romanzo. Ovviamente non amo tutti i suoi scritti allo stesso modo, ma tra quelli che mi hanno conquistata c'è stato sicuramente Io e te (Einaudi, 2010).
Appena saputo che la Emons ne aveva fatto un audiolibro letto dall'attore toscano Sergio Albelli mi sono fatta prendere dalla frenesia di ascoltarlo, e le aspettative non sono state deluse.
«Lorenzo tu sei come le piante grasse, cresci senza disturbare, ti basta un goccio d'acqua e un po' di luce».

mercoledì 25 marzo 2020

#Lectorinfabula. La salvezza va guadagnata: "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi

Le avventure di Pinocchio
di Carlo Collodi
Ronzani Editore, 2019

Figure di Mario Francesconi

pp. 286
€ 22,00 (cartaceo)


Tre erano i cartoni animati Disney che da bambina mi terrorizzavano: Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan e Pinocchio. Le atmosfere, la sensazione di solitudine e i colori scuri agivano sulla mia psiche infantile e, benché avessi tutte le videocassette, non riguardavo mai questi tre titoli. Il trauma infantile ha evidentemente inciso anche sulle mie scelte di lettura perché ho recuperato i romanzi di Lewis Carrol e James Barrie solo in età adulta ed entrambi hanno confermato il senso di disagio e inquietudine. L'ultimo che mi mancava era Pinocchio di cui avevo solo un nitido ricordo della faccia del Postiglione che tratta con il Gatto e la Volpe per portare Pinocchio nel Paese dei Balocchi: un viso rosso e dal sorriso demoniaco che facevano sentire odore di zolfo anche nella tranquillità della propria cameretta.
In occasione della ristampa dell'opera da parte di Ronzani Editore, corredata dalle figure dell'artista Mario Francesconi, ho potuto colmare anche questa lacuna della mia infanzia, riguardando anche il film Disney per avere un confronto fresco.

#LectorInFabula - JK Rowling e la magia pronta all'occorrenza

Animali fantastici e dove trovarli. Screenplay originale
di JK Rowling
Salani, 2017

pp. 278
€ 12,90

Traduzione di Silvia Piraccini
Grafica, illustrazioni e copertina di Minalima

La quarantena pesa, in questa primavera incipiente e troppo carica di fiori che si guardano solo dal balcone. È allora forse il momento di ritrovare, tra le mura domestiche, un po’ di magia. Ho tenuto da parte finora Animali fantastici e dove trovarli. In parte perché avevo già visto il film e immaginavo, correttamente, che tra lo screenplay originale e la pellicola vi fossero poche differenze; in parte per un certo sottile sospetto nei confronti di questi nuovi prodotti editoriali della Rowling, questi copioni/sceneggiature che possono sembrare, prima di affrontarli effettivamente, solo pallidi riflessi della grande saga ormai conclusa. Eppure, come già era avvenuto per Harry Potter e la maledizione dell’erede (recensito da Giulia qui), la prova della lettura stempera qualsiasi pregiudizio. Perché, in questo come in quel caso, la meraviglia di trovarsi catapultati in un mondo altro, di evadere completamente dalla quotidianità ritrovando volti, e luoghi, e creature, e incantesimi noti, travolge ogni resistenza e ti fa sentire un po’ più giovane, un po’ più ingenuo, un po’ più libero

martedì 24 marzo 2020

La verità è un gioco enigmistico: "L'incontro" di Vincenzo Cerami

L'incontro
di Vincenzo Cerami
Garzanti, 2020

Prefazione di Stefano Bartezzaghi

1^ edizione: 2004
pp. 256
€ 14 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Immaginate uno stimato professore della Sapienza, circondato dal suo gruppo di collaboratori e assistenti. Un giorno, all'improvviso, l'uomo sparisce, lasciando dietro di sé strani sospetti: forse un suicidio? O una scomparsa deliberata?
Per poter ritrovare l'uomo e dunque realizzare l'incontro del titolo, è necessario far partire delle ricerche, ma non tanto da parte della polizia, ma da parte di chi conosce a fondo... l'enigmistica. Persino i suoi amici e sodali non immaginano il trucco del professor Sandro Bulmisti: gli indizi più utili per ritrovarlo sono contenuti nella rubrica "Chi cerca trova", nella rivistucola di giochi enigmistici che lui e gli altri preparano a tiratura limitata dopo il lavoro in ateneo. Infatti, a prima vista, quella stramba poesia firmata "Il nastro di Möbius" sembra un nonsense, nessuno vi attribuisce importanza, finché Ludovico, un ragazzo appassionato di enigmistica e sufficientemente "nerd" da incaponirsi su questa sfida, lascia tutto, persino la sua città, litiga con la ragazza che ama, Mara, pur di andare a caccia della soluzione. 

Tra ricerca e perdizione di sé: Ian Castello-Cortes ci porta nei luoghi di Jean-Michel Basquiat

Cercasi Basquiat disperatamente
di Ian Castello-Cortes
traduzione di Daniela Magnoni
L’ippocampo, 2019

pp. 128
€ 12,00 (cartaceo)


Dalle stalle alle stelle e ritorno: potrebbe essere questo uno dei modi per raccontare la vita e la carriera del pittore Jean-Michel Basquiat (New York, 22 dicembre 1960 – 12 agosto 1988), astro precoce e radiantissimo del firmamento americano destinato a brillare di luce sfolgorante e a spegnersi troppo presto con la più irreversibile delle implosioni. Come per molti personaggi famosi tristemente iscritti al “Club 27”, anche questo enfant – tanto prodige quanto terrible – se ne andò dal mondo senza avere compiuto i trent’anni; forse, chissà, perché “caro agli dei”, e certamente perché vittima dei suoi stessi demoni. Ian Castello-Cortes gli ha dedicato un volume – Cercasi Basquiat disperatamente, pubblicato nella sua versione italiana da L’ippocampo – con l’intenzione di ripercorrerne vita privata e carriera in senso topografico. Un approccio che non prevede chissà quali spostamenti in giro per il mondo, a dire il vero, e che anzi, nell’aggirarsi sostanzialmente tra quartieri metropolitani, locali notturni, gallerie d’arte e musei restituisce l’essenza di una biografia al limite del claustrofobico, una storia molto made in USA lontana intere galassie dalle atmosfere edeniche naturali tipiche delle originarie isole haitiane.

lunedì 23 marzo 2020

Il Salotto - "La lingua che ti ricorda di cosa sei fatto": una conversazione con Daniele Mencarelli

Ho letto Tutto chiede salvezza (trovate qui la recensione) prima che venisse resa nota la selezione dei dodici titoli per lo Strega. L’amore è stato totale quanto incondizionato, e subitaneo, così come il desiderio di approfondire gli spunti offerti dal romanzo parlandone con l’autore. Non avevo mai sentito parlare di lui, non ho (ancora) letto il romanzo precedente, quindi il mio è stato un moto irruente, un impulso generato dalla pura forza della scrittura, che per ore mi ha tenuta avvinta alla pagina. La stessa forza trascinante ho percepito nel momento della nostra conversazione telefonica: Daniele Mencarelli mi ha accolta con un’immediatezza che ha scardinato tutte le mie domande, la mia scaletta ben confezionata. Ha aperto finestre su panorami inaspettati, ha lasciato fluire la parola senza sentire la necessità di imbrigliarla, con insperata generosità. Ma soprattutto, cosa mai successa, ha iniziato la sua intervista chiedendomi di me. In queste giornate lunghe e strane, paralizzate e in qualche modo sospese, voleva sapere come il nord Italia, il posto in cui vivo, sta affrontando l’emergenza, come stiamo, cosa pensiamo. E il Covid-19, come spesso in questi ultimi tempi, si fa presto metafora per parlare di istanze forse ancora più urgenti:

“Vivere la vita in perenne equilibrio precario non è per me una novità legata al coronavirus; purtroppo, senza sceglierlo, io ho investito la vita intera sulla consapevolezza che non tutto sia per sempre, sul tema del significato, della salvezza, sull’idea di vivere su questa soglia in cui quello che per tanti altri sembra immobile e invincibile è invece fragile (la vita stessa, quello che si ama, il mondo). Per me, vedere da parte di tutti una rinnovata attenzione rispetto a quello che siamo veramente come essenza, come natura, è l’unico elemento che mi fa sperare, perché può essere una grande occasione per tornare in maniera un po’ più profonda e attenta a ragionare su noi stessi. Vedere che tornano a girare riflessioni che non si facevano più, sul fatto che tutto è precario e la vita va vissuta in maniera straordinariamente eccezionale, perché ogni istante deve essere quello da mettere a frutto, mi fa ben sperare che magari ne usciremo leggermente migliorati.”

Le viaggiatrici del Grand Tour, acute osservatrici del mondo: uno studio di Attilio Brilli con Simonetta Neri

Le viaggiatrici del Grand Tour. Storie, amori, avventure
di Attilio Brilli, con Simonetta Neri
Il Mulino, febbraio 2020

pp. 243
€ 16 (cartaceo)
€ 11,43 (ebook)



Chi ha detto che a compiere il Grand Tour fossero solo gli uomini? Tanti manuali. Invece, non è così: certo, gli uomini erano in numero nettamente maggiore, ma le storie delle viaggiatrici ci sono, e sono decisamente variegate. Nel percorso tracciato dal vivace saggio di Attilio Brilli con Simonetta Neri, che abbraccia viaggi dal 1757 al 1845, le donne spesso si sottraggono al loro ruolo di madri e mogli per andare alla scoperta del mondo. All'inizio è difficile per loro ottenere una libertà nel tracciare resoconti scevri dal pregiudizio, ma poi, «poste in grado di comunicare le loro idee trasfondendole in lettere, diari e manuali, le donne hanno espresso tutta la loro originalità di visione, di analisi, di interpretazione e di giudizio» (pp. 11-12), e lo vediamo bene, leggendo passi sintetizzati o loro virgolettati. Nel corso del Settecento viaggiare per una donna comporta un atteggiamento di sfida, mentre poi il viaggio piega verso il turismo che conosciamo oggi. Se solo chi aveva qualche malattia, "malattia di petto", era giustificata a viaggiare, in realtà quasi tutte le viaggiatrici trattate vivevano la partenza come un'occasione per smarcarsi dal loro presente e, qualche volta, dal passato. 

domenica 22 marzo 2020

Le stagioni, l'eternità della natura, la vita quotidiana, la fragilità dell'uomo: un viaggio nelle stampe di Hokusai, Hiroshige e altri maestri giapponesi

Hokusai. Hiroshige.
Le stagioni viste dai grandi maestri della stampa giapponese
L'Ippocampo, marzo 2020

A cura di Amélie Balcou
Traduzione dal francese di Margherita Botto

Cofanetto
pp. 226 (leporello) pp. 48 (opuscolo)
€ 19,90 (cartaceo)


Un gioiello. Per estetica e per contenuti. Il volume di recente pubblicato da Ippocampo – casa editrice specializzata in chicche come questa – dedicato alle stagioni nelle stampe dei maestri giapponesi, è un oggetto meraviglioso, un libro-feticcio per tutti gli appassionati di arte dal Sol Levante.
Come altri volumi simili di questa serie, il cofanetto in cartoncino si compone di due volumi: un piccolo ma accurato opuscolo con un saggio introduttivo della curatrice, Amélie Balcou, che accompagna il lettore dentro ogni singola opera selezionata, e un elegante leporello con sessanta stampe. Il primo accorgimento è quello di sfogliare il volume facendo attenzione a rispettare l’ordine di lettura inverso, da destra a sinistra, ma, soprattutto, è consigliabile accompagnarlo alla consultazione dell’opuscolo, così da meglio comprendere le opere presentate.

Ancora sulla musica "colta": Anna Rollando racconta l'arte delle note come scelta di vita

Applaudire con i piedi 2.
Il difficile e meraviglioso mestiere della musica
di Anna Rollando
Graphofeel Edizioni, 2019

pp. 368
€ 21,00



Con quel suo titolo così bizzarro, che citava l’abitudine dei maestri d’orchestra a battere o strusciare le suole delle scarpe sul pavimento per congratularsi con un solista o in risposta a un pubblico particolarmente soddisfatto dallo svolgimento di un concerto o di un’opera, Applaudire con i piedi, edito lo scorso anno da Graphofeel, era un libro a tutti gli effetti “all’incontrario” e “controcorrente”: sia perché partiva dall’explicit per dare inizio a un discorso potenzialmente lunghissimo – quello sulla musica cosiddetta colta – sia perché sfidava l’antico pregiudizio in stile chebarbachenoiachenoiachebarba da sempre in ballo a proposito del mondo della classica e della lirica. La sua autrice, Anna Rollando, sapeva il fatto suo: da musicista pura e da esperta di didattica musicale aveva dato vita a un libro perfetto per attirare l’attenzione dei lettori (e ascoltatori) più distratti e per conquistare anche quelli più scettici, sfatando uno ad uno i falsi miti frutto di quella che si potrebbe definire né più né meno che un’ignoranza di lungo corso. Tuttavia, non contenta del risultato – o meglio: consapevole di quanto ancora ci fosse da dire su un argomento così esteso – ha pensato bene di dare continuità al suo pensiero: Applaudire con i piedi 2, pubblicato dalla medesima casa editrice, rappresenta difatti la seconda tranche di una trattazione che presa nel suo complesso assumerebbe proporzioni enciclopediche, e che stavolta si pone come principale scopo la risposta a un’annosa questione: «Fare musica è davvero un mestiere? O rimane sempre e solo un piacevole passatempo?».

sabato 21 marzo 2020

«La rotta delle nuvole»: l'atto poetico di Peppe Millanta

La rotta delle nuvole
di Peppe Millanta
Ediciclo editore, 2020

pp. 96
€ 9,50 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)

Le nuvole non hanno una forma, eppure contengono tutte le forme del mondo. Per definirle dobbiamo paragonarle ogni volta ad altro. Dobbiamo sforzarci di trovare somiglianze, assonanze, similitudini, se vogliamo anche solo indicarle. Per questo sono l’elemento naturale che più si avvicina alla metafora e al discorso metaforico. Sono, potremmo dire, l’atto poetico della natura. (p. 36)
È su questa associazione un po’ azzardata ma decisamente creativa che si concentra il breve saggio di Peppe Millanta, già affacciatosi nell’ambiente letterario con quel Vinpeel degli orizzonti (Neo edizioni, 2018) che tanto ha fatto parlare di sé (e anche io ne ho parlato qui fra le pagine di Critica Letteraria).
Rivolgendosi direttamente al lettore con tono amichevole e fraterno, Millanta si concede il massimo della libertà. Sa di non dovere niente a nessuno e che non ha bisogno di fondamenta scientifiche per costruire associazioni, improvvisare collegamenti, spaziare fra scienza, religione e letteratura tenendo il piede in tre scarpe. Il suo è un atto poetico, appunto, ma anche di ribellione metaletteraria: Millanta intende narrarci qualcosa e insegnarci qualcos’altro ma lo fa senza salire sulla cattedra e senza scendere nei laboratori. Decide di optare per questa terza via, tagliando trasversalmente tutto l’ambiente accademico e fregandosene dell’effettivo stato delle cose, e nel farlo è ben conscio di star affiancando nomi storici e nomi biblici senza alcuna pretesa di verità: l’Adamo da lui evocato in qualità di legislatore universale – colui che, per concessione divina, assegna i nomi alle cose tutte – non è il vero Adamo della Genesi né tantomeno una precisa figura storica, bensì un insieme di figure che non hanno titolo né presenza nel palcoscenico dell'umanità e che, rappresentando piuttosto i primi Sapiens agli albori della civiltà, attraverso la fuoriuscita di fiato dai propri corpi hanno cominciato a indicare le cose intorno e a dar loro un’identità. Nominare le cose è possederle, dopo tutto, anzi di più: dominarle.

Parole attorno a un tavolo: "Il pranzo di Babette" e "La storia immortale"

Il pranzo di Babette e La storia immortale
di Karen Blixen
Emons edizioni

Traduzione di Paola Ojetti
Letto da Laura Morante

Durata 3h e 51 min

€ 12,90 (cd)
€ 7,74 (mp3)

La sensualità del cibo e il potere delle parole. Da una parte, una cuoca francese che si ritrova a vivere in una sperduta località tra i fiordi norvegesi, costretta a cucinare piatti come la zuppa di pane e birra; dall'altra uno spregiudicato commerciante, ormai vecchio e costretto a letto dalla gotta, che cerca di curare la sua insonnia e redimere la sua vita mettendo in scena una vecchia leggenda di marinai. Babette, in Norvegia, organizza una cena come mai se ne sono viste nella morigerata comunità; il signor Clay, in Cina, gioca con le storie del mondo con l'arroganza di chi pensa di comprare tutto con il denaro.
Letti da Laura Morante, i due racconti di Karen Blixen mostrano quanta trascendentalità si può nascondere in due delle azioni più antiche e semplici del mondo: mangiare e raccontare storie. 

venerdì 20 marzo 2020

L'anoressia come uno tsunami che devasta la vita familiare. Il racconto di un padre

Scendo all'Inferno ma mi fermo in Paradiso
di Padre Anonimo
Europa edizioni, 2020

pp. 93
€ 12,90 (cartaceo)




"Ho sempre creduto che mia figlia ci avrebbe sempre raccontato tutto o quasi, soprattutto alla mamma. In questa triste vicenda però proprio tutto non ci aveva in realtà detto, non si è mai infatti soffermata troppo a raccontarci il suo vero disagio. Del resto quale adolescente parla apertamente dei suoi disagi ai propri genitori? Forse sì, qualche segnale lo aveva pur mandato, ma è così difficile capire certe cose quando tutto sembra andare bene". (p. 34)

Ecco, sono queste le parole che contengono la chiave di lettura del libro, "è difficile capire certe cose quando tutto sembra andare bene". Briciola, questo il soprannome dato con tanto amore alla figlia dal padre, è una ragazzina di 12 anni, una bambina in fondo. La scuola, i compagni, la danza. Quando cade, quasi improvvisamente, nel baratro dell'anoressia. Pigiando il bottone dell'ascensore che la porta dritta, e con lei i suoi attoniti e disperati genitori, alle porte dell'inferno. Quasi improvvisamente ... è quel quasi che tormenta il padre. Ci sono stati segnali di pericolo? Richieste implicite e non chiaramente espresse di aiuto? Il papà se lo chiede, quasi colpevolizzandosi per non essere riuscito a interpretare qualche spia che debolmente si era accesa. Ma, appunto "è così difficile capire certe cose quando tutto sembra andare bene". E quando tutto non va più bene, quando d'improvviso la mamma si accorge di un dimagrimento eccessivo, ecco che è troppo tardi, qualcosa si è rotto e tutto crolla. Inizia così un lunghissimo percorso in discesa, fatto di incontri con psicologi, nutrizionisti, neuropsichiatri infantili, visite in ospedale, pasti, più o meno consumati, battaglie, anche litigate (perché non è facile comprendere una cosa così abnorme, la tua bambina che rifiuta il primo legame con la vita, il nutrimento e soprattutto ci vuole una forza psicologica sovrumana per reggere tanto a lungo il confronto e per percorrere insieme alla figlia tutte le tappe di una via crucis che sembra infinita).

Olive, ancora lei: di parole che sanno trovarti quando più ne hai bisogno, di bellezza e speranza nonostante tutto

Olive, ancora lei
di Elizabeth Strout
Einaudi, marzo 2020

Traduzione di Susanna Basso

pp. 272
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


L’estate era cominciata e, pur facendo ancora fresco a metà giugno, il cielo era sereno e affollato di gabbiani nella zona del porto. C’era gente a spasso, molti giovani con bambini e carrozzine, e sembravano tutti presi a conversare. Il fatto la colpì. Con quanta disinvoltura davano per scontato l’essere insieme, il parlarsi tra di loro! (L’arresto, p. 3)
Credo ricorderò per sempre il momento esatto in cui ho letto questo libro. Un giorno racconteremo di quel periodo terribile, chiusi nelle nostre case quando nel mondo si affrontava una pandemia, cercando fra le mura domestiche una normalità a volte un po’ claustrofobica ma per lo più accogliente, sicura. Racconterò delle parole che possono salvare e di come mai come prima lo sguardo pieno di grazia di Elizabeth Strout, autrice amatissima, mi abbia commosso e allo stesso tempo sollevato. Perché c’è bellezza, sempre, ed è proprio vero che certe storie arrivano quando più ne abbiamo bisogno.
Leggere la Strout, per me, è sempre una rivelazione e il modo che i suoi personaggi hanno di sentire il mondo è qualcosa che per un attimo credo di aver intravisto nella persona oltre la scrittrice, quando un paio di anni fa ho avuto l’onore di incontrarla ospiti di Einaudi. Strout non è Olive, ma forse è suo il modo di sentire, vedere il mondo e le persone. Quello che ci restituisce anche questa volta sulla pagina è un’umanità alle prese con piccole felicità, solitudini, attese, traumi e dolori profondi, sogni e speranze; rivalità, conflitti e relazioni complicate, ma anche improvvisa consapevolezza e sentimenti inattesi. E lei, Olive, che attraversa le pagine, osserva e sente ancora intensamente ogni cosa, provando questa volta a scavare a fondo anche dentro sé stessa, come mai prima era riuscita.

giovedì 19 marzo 2020

La belle dame avec merci: "Kilmeny del frutteto" di Lucy M. Montgomery

Kilmeny del frutteto
di Lucy M. Montgomery
Caravaggio editore, 2020

Traduzione di Clara Brioschi ed Enrico De Luca
1^ edizione: 1910

pp. 256
€ 15,50 (cartaceo)
€ 6,49 (ebook)


L'oscurità vellutata del bosco di abeti, l'arco de cielo di morbido splendore, i boccioli di lillà ondeggianti, e nel mezzo la ragazza sulla vecchia panca con il violino sotto il mento. (p. 67)
È normale che alcuni personaggi siano più famosi di altri. Tutti sappiamo chi sia Amy March, ma abbiamo meno dimestichezza con Fanny Shaw, entrambe figlie di Louisa May Alcott. Pippi Calzelunghe è immediatamente riconoscibile, forse un po' più nascosta è Melina Grankvist, ma sono tutte e due uscite dalla penna di Astrid Lindgren.
I bambini dagli anni Ottanta in poi (e adesso anche il popolo di Netflix) ha dimestichezza con Anna dai capelli rossi (e vi sfido a non far partire la sigla del meisaku del 1979), ma probabilmente non ha mai sentito parlare di Kilmeny Gordon: queste due eroine sono opera della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery. 
Kilmeny del frutteto, da poco ripubblicato da Caravaggio Editore, affonda l'ispirazione nelle ballate del folklore scozzese. Kilmeny è una giovane donna dall'incredibile bellezza: muta dalla nascita, è benedetta da uno straordinario talento per la musica che si esprime con il suono celestiale del suo violino. Un'Eva ancora pura che attira a sé il giovane Eric, maestro di scuola, che non pensava di trovare l'amore che da sempre cercava nell'Eden incontaminato dell'isola del Principe Edoardo.

mercoledì 18 marzo 2020

Siamo noi il nostro primo avversario: l'esordio nella Wildworld di Michela Srpic

L’avversaria
di Michela Srpic
Transeuropa, 2019

pp. 202
€ 16,90 (cartaceo)
Quando ho lasciato il mio lavoro, ho perso la scusa più valida che una madre possa avere, la sola giustificazione solida e concreta – come a scuola, da bambine –, per aggiustarsi il rossetto nello specchio dell’ascensore, prendere una boccata d’aria e segnare, col passo da combattente, il proprio canto di libertà: sì, io esisto ancora. (p. 114)
Sì, io esisto ancora. È questo il memento mori che Michela Srpic, all’esordio nella Wildworld di Transeuropa – una collana che trae spunto da fatti di cronaca per raccontare storie in cui realtà e finzione si intrecciano –, scolpisce nelle pagine del suo romanzo. Questa incisione – sì, io esisto ancora – è come un bassorilievo eroso dal tempo e ricoperto dall’edera, qualcosa che resta là sotto gli occhi di tutti ma che, se non ci si fa caso, non viene notata. Il bisogno disperato di esistere ancora suona dunque al contempo come un mantra e come un imperativo morale: entrambi sono fondamentali per guidare le azioni verso la giusta rotta, entrambi vengono troppo spesso dimenticati.
Cosa accade quindi a chi scorda di dover esistere, di mantenere una propria identità personale? Cosa accade a chi dimentica le proprie ambizioni, i propri desideri, i progetti di una vita, e sacrifica tutto in nome di un grande e pervasivo sogno?

Uno 007 in tailleur. Aba-Ice è "Una donna normale"

Una donna normale
di Roberto Costantini
Longanesi, 2020

pp. 477
€ 19,90 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)


Non più moglie, non più madre. Oggi non esiste Aba, non può esistere la donna normale. Oggi sono solo Ice, la spia. (p. 404)
Mi sono avvicinata all'ultimo romanzo di Roberto Costantini, pur essendo un genere un po' lontano dalla mia comfort zone, per un motivo ben preciso. Qualche mese fa lessi quel capolavoro che è Berta Isla di Javier Marìas, un romanzo che racconta la storia di un matrimonio che si consuma in un solo atto, quello dell'attendere. Il marito di Berta lavora nei servizi segreti, Berta lo sa, lo intuisce, ma non le è consentito conoscere nulla di più. E tutto il romanzo si gioca sul filo dell'attesa, del sentimento legato a un possibile ritorno e del terrore legato a un possibile non ritorno. Un romanzo che ho amato moltissimo.
Figuratevi quindi la mia curiosità quando ho letto la trama di Una donna normale, che, nelle sue linee essenziali, ribalta i ruoli. Nel romanzo di Costantini è infatti Aba, moglie di Paolo e madre di Francesco e Cristina, ad avere, con il nome in codice di Ice, un ruolo importante nei servizi segreti italiani, a dover nascondere la sua identità alla famiglia, a partire per missioni pericolose tra la Libia e il Niger. Il suo compito è quello di reclutare infiltrati nelle moschee. E i giorni del racconto sono cruciali: grazie a un suo informatore, Aba-Ice viene a sapere che un terrorista sta per salpare, mescolato ai migranti, da un porto libico con l'obiettivo di farsi saltare per aria in Italia, forse a Roma. Portando con sé decine o centinaia di vittime innocenti. Ma quando? Ma dove? E chi sono i complici? Dov'è il covo in Italia? Dalla necessità di dare una risposta a tutte queste domande si dipana l'intreccio narrativo, che porterà Aba-Ice alle giornate più complicate della sua vita.

martedì 17 marzo 2020

Le strade che non abbiamo percorso: "Desiderio" di Giorgio Montefoschi

Desiderio
di Giorgio Montefoschi
La nave di Teseo, 2020

pp. 324
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Livia e Matteo si conoscono da giovani, nel giro della compagnia composta da giovani della buona borghesia romana. Si piacciono, si stuzzicano, come capita alle cotte adolescenziali nell'estate che sa di cuore di panna. 
Poi la vita prosegue, ci sono trasferimenti, matrimoni, figli, morti di genitori e la loro passione resta sottesa per decenni, esplodendo all'improvviso o cristallizzandosi, in base al momento, in base alla situazione. Dagli anni Sessanta al nuovo millennio, con una Roma sullo sfondo che farebbe innamorare chiunque, i due si cercano e si lasciano. Ma facciamo attenzione: non c'è nulla di epico, magico o contrastato in questo amore. Ci sono le lunghe conversazioni, il passaggio delle stagioni e il susseguirsi di situazioni che riflettono ciò che da sempre ci fa più paura in assoluto: la normalità. E nel caso di Desiderio parliamo di una normalità quanto mai magistrale.

lunedì 16 marzo 2020

#IlSalotto - Desiderio femminile, pregiudizi, scrittura: intervista a Lisa Taddeo, a partire dal suo reportage "Tre donne"

Photo credit: © J. Waite 
Un libro ambizioso, a partire dal quale è nato un interessante dibattito su desiderio femminile, pregiudizi, disparità di genere: con Tre donne (qui la recensione), Lisa Taddeo ci spinge a riflettere su tematiche attualissime, mediante tre storie molto diverse fra loro ma accomunate dal pregiudizio, appunto, sulla sessualità femminile. Soprattutto, Taddeo mostra nuovi punti di vista su desiderio, sentimenti, relazioni, chiedendo ai lettori lo sforzo di mettere da parte ogni pregiudizio e tendenza a giudicare, specie quando il soggetto è femminile.
Abbiamo chiacchierato con l'autrice di questo discusso reportage, per parlare delle tematiche intorno alle quali ruota il libro, di scrittura e di empatia. 

Il suo reportage sul desiderio femminile lancia molti spunti di riflessione interessanti, soprattutto perché affronta argomenti spesso considerati scomodi e lei riesce a farlo nascondendo il più possibile la voce autoriale, nonostante il forte coinvolgimento emotivo che immaginiamo essere nato nel raccogliere queste testimonianze: come è riuscita a conciliare questi due aspetti, rinunciando a ogni forma di giudizio o presunzione di autorità sulle storie?

Ho cercato di mantenere le distanze in termini di consigli, ci sono state diverse occasioni in cui Lina, per esempio, mi ha chiesto consiglio ma non volevo influenzare l'andamento della sua vita. Eppure abbiamo parlato come amiche. Due donne che parlano amichevolmente della vita ma allo stesso tempo era un’intervista. Non mi sono presa alcuna libertà con quello che mi dicevano, con la verità. Quando non ero direttamente presente alle vicende menzionate, ho cercato di immedesimarmi il più possibile così da poterlo descrivere intimamente , oppure ho visionato video e foto online che mi aiutassero nella narrazione. Ho voluto raccontare la storia di ogni donna attraverso la sua voce. Quello che mi ha aiutato in questo, oltre naturalmente a parlare a lungo con ognuna di loro, è stato scambiarmi messaggi, email e messaggi Facebook per “vedere” le loro voci stampate. Non volevo farne un’imitazione, ma volevo che in ogni capitolo venissero fuori le loro specifiche voci. In questo modo la voce di Maggie, spero, risulta un po’ più giovane, quella di Lina ha il tono dell’America centrale. Ci sono un sacco di termini della zona in cui vive, e lo adoro. Non volevo modificarlo, correggerlo, in qualcosa che non le appartiene. Sloane ha una sorta di cadenza continentale e volevo mantenerla. Ma alla fine volevo anche che il libro avesse uno stile uniforme. Sono tre diverse donne, ma sono anche io che racconto una storia, così volevo che in questo senso fosse uniforme. Il prologo e l’epilogo rappresentano il mio stile. Ho cercato di essere il più fedele possibile a ognuna di queste persone.

Tempo di trasformazione: la primavera nel nuovo percorso tematico pensato da Alessandro Vanoli

Primavera. La stagione inquieta
di Alessandro Vanoli
Il Mulino, 2020

pp. 266
€ 16 (cartaceo)
€ 8,39 (ebook)


Dopo aver letto lo scorso anno il volume dedicato all'inverno (qui trovate la recensione), sono stata ben contenta di ricevere in anteprima la sua ideale prosecuzione, il più luminoso e colorato Primavera. Anche in questo caso, Alessandro Vanoli sceglie di trattare di questa stagione attraversando epoche e discipline, luoghi e tradizioni: l'unico forte fattore di aggregazione è, appunto, la primavera, osservata senza dare mai nulla per scontato. 
Inevitabile partire dai miti (lo sapevate che per lungo tempo ci sono state solo tre stagioni e non quattro?), per poi osservare come forti cenni alla primavera siano stati inseriti già in similitudini omeriche. Da sempre raccordata alla rinascita del desiderio erotico-sessuale, nonché alla natura che rinverdisce e sboccia, la primavera si è però anche macchiata di sangue, tante e tante volte: non solo per le celeberrime Idi di marzo, ma anche per le tante guerre che, nel mondo antico, ricominciavano proprio con il ritorno del bel tempo. 

domenica 15 marzo 2020

Andare e poi tornare, stando ben attenti a non inciampare nelle proprie radici: "I passi nel bosco" di Sandro Campani

I passi nel bosco
di Sandro Campani
Einaudi, 2020

pp. 248
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Sono passati tre anni da Il giro del miele (Einaudi, 2017), il romanzo che mi aveva fatto conoscere Sandro Campani, e di cui ricordo un ambiente ovattato, quasi mistico, in cui gli spettri del passato tornano a farsi raccontare. E nel nuovo I passi nel bosco, appena uscito sempre per Einaudi, tornano alcuni temi: il ritorno, innanzitutto, di un personaggio che - girovago, perché mosso da forti inquietudini - non sa fermarsi; l'ambientazione isolata, rarefatta e fortemente immersa nella natura; ricordi e casi irrisolti che, dal passato, si riaffacciano. 
Questa volta, però, Campani si cimenta con un romanzo corale: i tanti personaggi che si muovono nel paese sull'Appennino tosco-emiliano hanno tra loro rapporti familiari, questioni in sospeso, incomprensioni, vecchi pregiudizi,... E l'occasione in cui tutti i personaggi sembrano convergere è il taglio del bosco di Fausto, morto anni prima. Si tratta di dare una mano alla sua vedova, la Betti, titolare di quell'albergo diffuso dove però è difficile arrivare, perché anche la stradina che porta lì è impervia e nascosta come i caratteri dei personaggi. Eppure sono loro ad avere la parola, perché Campani lascia che siano proprio i suoi personaggi a prendere la parola e a farsi narratori, portando avanti il loro punto di vista e mostrando la propria mentalità.

Meschinità, grettezza e piccoli egoismi umani in Dubliners: ci ricorda qualcosa?

Gente di Dublino
di James Joyce
Einaudi, 2015

Traduzione di Franca Cancogni

pp. 214
€ 11 (cartaceo)
disponibile gratuitamente su Kindle Unlimited



James Joyce inizia a dedicarsi alla stesura di Gente di Dublino intorno al 1904 quando un amico, a conoscenza dello stato di indigenza dello scrittore, lo informa che il giornale The Irish Homestead cerca racconti "semplici, rurali, patetici" e soprattutto "che non scandalizzino i lettori".
Nonostante gli avvertimenti, però, i quindici racconti che Joyce scrive nel giro di un paio di anni vengono rifiutati da numerosi editori fino al 1915: ritenuti troppo "ideologici", descrizioni troppo vivide dei peccati e delle piccolezze dei dublinesi. Fin da subito, il giovane Joyce disegna la struttura di Dubliners ispirandosi al tripartitismo della Divina Commedia: tre filoni di racconti dedicati alle stagioni della vita (infanzia, adolescenza e maturità) e un quarto alla vita pubblica della città (nelle tre accezioni: culturale-artistica, politica e religiosa).

sabato 14 marzo 2020

#CriticARTe - Georges de La Tour, "L'Europa della luce" a Palazzo Reale

Georges de La Tour

L'Europa della luce

Mostra d'arte fino al 7 Giugno 2020,
presso Palazzo Reale,
Piazza Duomo, Milano

“ – Lei dovrebbe vederlo! È un pittore sorprendente. Non abbiamo strumenti per misurare il genio; ma sento che il talento del De la Tour spezzerebbe più di un manometro. È un peccato che non abbiamo nulla di suo in Italia.”
R. Longhi, I pittori della Realtà in Francia, ovvero I caravaggeschi francesi del Seicento, “L’Italia letteraria”, 19 gennaio 1935.

L’opera d’arte, fin dall’inizio della storia della civiltà umana, si è offerta nuda alla libera interpretazione dell’osservatore, entrando in dialogo diretto con il pubblico, talvolta prendendo corpo proprio attraverso questo vicendevole scambio di sguardi e riflessioni. Accade di avvicinarsi all’interpretazione dell’arte da angolazioni diverse, approfondendo talvolta il vissuto dell’artista, le vicende che lo hanno portato ad eseguire un’opera, la sua personale visione del mondo, della tecnica pittorica. Un comune denominatore, che nell’arco della storia ha accompagnato la prevalenza dei grandi artisti, è stata l’assenza di riconoscimento del loro talento da parte del pubblico, mentre erano in vita. La loro riscoperta acquista pertanto connotazioni avvincenti, il conseguente apprezzamento finale, sembra rimettere in pari la bilancia dell’equilibrio cosmico, portando giustizia, laddove l’occhio umano si era soffermato con eventuale superficialità d’intenti.

"Il pianto che ti fa uomo": "Tutto chiede salvezza" di Daniele Mencarelli

Tutto chiede salvezza
di Daniele Mencarelli 
Mondadori, 2020

pp. 197
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Eccoli, ognuno nel proprio angolo di stanza, indifesi 
di fronte alla propria condizione,  di esposti alle intemperie, 
di uomini nudi abbracciati alla vita, schiacciati da un male 
ricevuto in dono. I miei fratelli. (p. 170)


Sette capitoli, sette giorni, che il protagonista del nuovo romanzo di Daniele Mencarelli trascorre in un ospedale psichiatrico. Gli hanno imposto un trattamento sanitario obbligatorio dopo un irrefrenabile attacco di rabbia e lui si risveglia, già la mattina dopo, stordito in una stanza che non conosce, affollata di un’umanità variegata e a tratti inquietante. La narrazione è condotta in prima persona da una proiezione ventenne dell’autore stesso, che crea così un interessante gioco di specchi, sempre in bilico tra narrazione pura e autofiction. Il ritratto che Mencarelli ci offre del suo personaggio nel testo è quello di un ragazzo dominato dagli estremi, da un disordine interiore che si riflette all’esterno, da una energia difficile da incanalare: 
Da quando sono nato non ho fatto altro che portare disordine, un’esagerazione dietro l’altra, tutto un impulso da seguire, nel bene come nel male. Non so vivere in un altro modo, non riesco a sfuggire a questa ferocia: se c’è una vetta la devo raggiungere, se c’è un abisso lo devo toccare. (p. 17)

venerdì 13 marzo 2020

"Novantanove notti nel Lowgar": raccontare un mondo altro

Novantanove notti nel Lowgar
Jamil Jan Kochai
Einaudi, febbraio 2020

Traduzione di Norman Gobetti

pp. 264
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 

Questa storia è tante storie, dentro e fuori dalla pagina. È vicenda editoriale, di un debutto molto interessante, apprezzato dalla critica internazionale, passato un po’ troppo in sordina nel contesto nostrano nonostante la pubblicazione per un editore prestigioso come Einaudi. È letteratura che tenta di mettere in ordine nel caos o quanto meno provare a venirne a patti. È storia che si apre a innumerevoli altre, sotto trame e spunti che arricchiscono e un po’ confondono il lettore che viene travolto da questo mondo di cantastorie e termini che tante volte non comprende. È racconto di conflitto, tra il luogo in cui siamo cresciuti e la terra dei padri cui apparteniamo. È storia di un’avventura mirabolante, in cui realtà e fantasia si confondono, perché poco importa dopotutto tracciare confini tanto netti.
Novantanove notti nel Lowgar è un romanzo in cui non è facile entrare e dentro il quale in un certo senso si resta invischiati, storditi dalle miriadi di voci, personaggi, storie raccontate quasi mai per intero, tradizioni, odori e parole sconosciute. Kochai rifiuta di fornirci una mappa per orientarci in questo mondo e se la mancanza almeno di un vocabolario minimo all’inizio della lettura mi aveva un po’ indispettita, pagina dopo pagina e soprattutto a lettura conclusa credo di averne capito le ragioni: quella mancanza di riferimenti, linguistici e culturali, spaziali perfino, era necessaria, per tentare almeno in parte di comprendere lo straniamento, il conflitto, di Marwand il giovane protagonista, di Kochai stesso, pakistano di nascita e cresciuto negli Stati Uniti.

E se avessi sposato mio padre, la persona che odio di più? Il terrore di Constance, la protagonista di "L'estranea" di Patrick McGrath

L'estranea
di Patrick McGrath
Bompiani, 2018

Traduzione di Alberto Cristofori

1^ edizione: 2012
pp. 292
€ 10,00 (cartaceo)


Chi ha già letto romanzi di Patrick McGrath sa bene che non esistono rapporti limpidi e scevri di influenze dal passato. In questo L'estranea, uscito nel 2012, i protagonisti che diventano io-narranti alternati sono Constance e suo marito Sidney. Lei, trentenne con un passato tutt'altro che semplice, ha trovato in quel famoso professore di poesia romantica, molto più vecchio, una rassicurazione, una protezione dal suo passato difficile. Lui, viceversa, la realizzazione di quel desiderio di accudimento che in passato lo aveva già legato alla sua prima moglie. 
Rimbalzandosi la parola da un capitolo all'altro, a discrezione dell'autore, i due narratori raccontano la stessa storia, ma con una coscienza decisamente diversa: Constance è preda degli eventi, si concentra maggiormente sull'odio che prova per il padre e per la loro casa sull'Hudson, dove tornare è sempre una sofferenza; Sidney vive il presente, ma osserva la giovane moglie con un'attenzione quasi da terapeuta, analizzando schemi e coazioni a ripetere, comprendendo il comportamento di lei e riaccogliendo ogni volta la donna. 

giovedì 12 marzo 2020

Non c'è alcuno scampo al dolore della vita: l'esistenza al limite di luoghi e persone di un pescatore della laguna

Sommersione
di Sandro Frizziero
Fazi Editore, 12 marzo 2020

pp. 190
€ 16,00 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)



Tu non puoi lasciare l’Isola, lo sai bene. È il prezzo da pagare per il male che hai fatto. Questa sottile striscia di terra che emerge a malapena dalle acque per te è un penitenziario, un carcere di massima sicurezza.
Sandro Frizziero è insegnante di Lettere e con Fazi Editore ha pubblicato nel 2018 Confessioni di un Neet, finalista al Premio John Fante del 2019. L’arrivo in libreria del suo secondo romanzo, Sommersione, lascia quindi presagire una rinnovata potenza narrativa e una consapevolezza da parte dell’autore delle potenzialità della sua penna.

Un vecchio e misantropo pescatore passa una giornata sull’Isola al largo di una laguna dove sempre ha vissuto, incontrando gli scarti della società che condividono il suo stesso spazio vitale. Una giornata che sembra uguale a tutte le altre e che si trascina con un’indolenza disturbante che caratterizza la vecchiaia di un uomo come tanti, circondato da una galleria di esseri miseri, che vanno dalla vicina alla prostituta, dai vecchi commercianti alla figlia, passando per i fantasmi di chi non c’è più, come i fratelli e la moglie Cinzia, morta (dannata lei!) di chissà quale malattia. Ma questa giornata si colora anche dei toni cupi del senso di colpa per eventi che dovrebbero già essere sepolti e sommersi dal tempo e che invece tornano a galla.

Un nazista e una bambina: se si va oltre il titolo del romanzo di Forte e Bonfiglioli

La bambina e il nazista
di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli 
Mondadori, 2020

pp. 308
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



In occasione della giornata della Memoria, è uscito per Mondadori un volume dedicato al tema della Shoah, firmato a quattro mani da Scilla Bonfiglioli e Franco Forte, già noto per i suoi romanzi storici ambientati nell’antica Roma. Il principale errore compiuto nella pubblicazione dell’opera è stato, a mio avviso, la scelta del titolo, che risulta stucchevole e pare coniato appositamente per attirare un pubblico in cerca di emozioni facili, andando così a penalizzare di fatto il romanzo, mettendone in discussione la qualità ancora prima della lettura. Il che è un peccato, perché La bambina e il nazista è un libro che si fa leggere: ha una trama scorrevole, personaggi ben caratterizzati, motivazioni credibili e una ricerca storica che dà alla narrazione uno spessore e una verosimiglianza sufficienti; le imprecisioni che si possono riscontrare, per esempio le condizioni della cittadina di Osnabrück durante la seconda guerra mondiale, di fatto non incidono sulla narrazione e non disturbano chi non sia davvero esperto dell’argomento. 
Soprattutto, gli autori riescono a problematizzare quella che è una situazione impossibile: il personaggio principale non può conciliare i suoi sentimenti con la sua posizione senza compromettersi personalmente a livello morale, senza compiere azioni a loro volta inaccettabili.

mercoledì 11 marzo 2020

L'incubo della coscienza di sé: "I baffi" di Emmanuel Carrère

I baffi
di Emmanuel Carrère
Adelphi, febbraio 2020
Traduzione di Maurizia Balmelli

pp. 149
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Di fatto, quali ipotesi aveva preso in esame? Primo, era pazzo. E questo, in realtà, anche se le apparenze deponevano a suo sfavore, sapeva che non era vero. Segno di follia, certo, si può sempre dire così, ma no, no, i suoi ricordi erano davvero troppo precisi. Dunque suo padre era vivo, i suoi amici esistevano, si era rasato i baffi. (p. 91)
Con grande gioia degli amanti di Emmanuel Carrère è tornato nelle librerie italiane I baffi, il suo terzo romanzo, uscito in Francia nel 1986 con il titolo Le Moustache. La nuova edizione Adelphi, con la traduzione di Maurizia Balmelli, ci permette quindi di rileggere uno dei libri cult di quello che Robinson La Repubblica definisce "il più russo degli scrittori francesi", un romanzo che si presta alla scomposizione dei piani, all'osservazione incrociata.
Per questo oggi vi proponiamo una nostra doppia lettura del libro.
Due redattrici di CriticaLetteraria erano, infatti, ansiose di leggere I Baffi e ognuna di loro ce lo racconta dalla propria prospettiva.

Nel nome del padre, dello Zio e dell'Espírito Santo: "La gioia fa parecchio rumore" di Sandro Bonvissuto

La gioia fa parecchio rumore
di Sandro Bonvissuto
Einaudi, febbraio 2020

pp. 187
€ 18,50 (cartaceo)
€9,99 (ebook)


L’androne delle case come rifugio per i collezionisti di figurine. L’arrivo di un giocatore brasiliano. Una trasferta al seguito dei propri beniamini. Tanto calcio, ma non solo calcio. Sandro Bonvissuto, dopo il convincente esordio con “Dentro”, alla sua seconda prova conferma di essere penna dalla descrizione giusta al momento giusto e di saper miscelare come in un alambicco acidità e ironia in un’unica soluzione.
Quando poi incrocerete il bar del quartiere dov’è cresciuto il protagonista di questo romanzo, vi troverete a essere avventori accanto ad altri avventori. Non basta consigliare, infatti, di leggere il capitolo. Si deve semmai dire: entrateci e state attenti ai tavolini, occhio a dove mettete i piedi. C’è un ambiente che esce dalle pagine e plasticamente diventa tridimensionale.

martedì 10 marzo 2020

Hans Mayer e la bambina ebrea, l'Olocausto raccontato da una giovanissima

Hans Mayer e la bambina ebrea
di Eleonora E. Spezzano
Bonfirraro Editore, 2020

pp. 390
 18,90 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Da una parte un romanzo impegnativo e dall’altra una giovanissima scrittrice. L’esordio della quattordicenne Eleonora Spezzano ci porta direttamente al centro di un dramma storico di portata mondiale. 
L'arco temporale si dipana dal 1941 al 1945, con alcuni flashback sul passato del protagonista, affidati alla diaristica. Nella Varsavia delle deportazioni, delle delazioni, del clima di terrore e di orrore che condurrà alla soluzione finale, transitando per una Svizzera vista come terra salvifica, quasi una parentesi che va ad incorniciare un momento quasi fuori dal tempo e dalle responsabilità da parte del protagonista, prima di immergersi nel campo di sterminio di Auschwitz, in seguito ad un piano che lo renderà un uomo migliore o rischierà di condannarlo per sempre, un giovane ufficiale della Wermacht, Hans Mayer (tra l'altro un suo omologo, realmente vissuto, fu un germanista illustre, ebreo), viene folgorato dall’incontro con una bambina piccolissima, Marie, di appena quattro anni, sola, ed ebrea. 

«Il presente è l'orlo dorato di un drappo nero. Com'è scandaloso essere vivi»: un viaggio nell' "arte autobiografica" di Hisham Matar

Un punto di approdo
di Hisham Matar
Einaudi, 3 marzo 2020

Traduzione di Anna Nadotti

pp. 128
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Quel giorno Siena mi appariva intima quanto un medaglione da portare al collo, e tuttavia complicata come un labirinto. Mi riparava completamente dall'orizzonte. (p. 48)
Quando Hisham torna all'arte senese sono passati venticinque anni da quel primo straordinario incontro alla National Gallery, nel 1990: sarà che Hisham arrivava provato dalla sparizione del padre, sequestrato dalla polizia segreta libica, sarà che nell'arte ha trovato subito un conforto che travalica il mero soddisfacimento estetico e va oltre... 
Il protagonista stringe, infatti, con le pitture - e in particolare con l'arte senese - un rapporto strettissimo e intimo: interroga i quadri per i loro soggetti, per la scelta di profili (come quello dell'arabo che vediamo in copertina, presente nell'Allegoria del Buon Governo di Lorenzetti al Palazzo Pubblico di Siena), si chiede chi fossero i modelli a cui si era ispirato l'artista e cosa volessero rappresentare. Ecco perché davanti alle opere Hisham sosta per tanto di quel tempo da attirare l'attenzione delle guardie del museo, che gentilmente iniziano a riconoscerlo e a offrirgli una sedia. Ma una sedia è una nuova prospettiva da cui guardare l'opera, e dunque nuove domande e altri e più vivaci agganci alla propria vita.