sabato 15 agosto 2020

#LibriSottoLOmbrellone - Ferragosto? Libri da godersi sotto il solleone: i nostri consigli!



Foto di Debora Lambruschini
Buon Ferragosto!
Come ogni anno non vi lasciamo soli neanche oggi, e anzi abbiamo pensato di condividere con voi una puntata speciale di #LibriSottoLOmbrellone con tanti consigli di lettura per chi anche oggi vuole godersi qualche pagina.
Oltre al motivo per cui leggere il libro e il lettore ideale a cui è indirizzata l'opera, inseriamo il link alla recensione per approfondire il consiglio, se vi abbiamo convinti.

E intanto cin-cin e buona festa!
La Redazione

***


Cecilia consiglia: 
"I peggiori bambini del mondo 1, 2 e 3" di David Walliams (L'ippocampo)
Perché: perché a Ferragosto c'è qualcosa di peggio di una giornata in spiaggia, in piscina, in montagna, al lago, al parco, in città, in campagna (insomma dovunque!) funestata dalla presenza di bambini pestiferi proprio a pochi metri di sopportazione? La trilogia di David Walliams sui minorenni più ingestibili del creato può essere un buon training per allenare la propria indulgenza in caso di incontri particolarmente nefasti nel dì di festa, e finanche per ridimensionare la propria severità nei confronti di un'eventuale prole: a confronto con quelli raccontati dallo scrittore best seller (e illustrati da Tony Ross) i vostri figli o nipoti vi sembreranno delle autentiche presenze angeliche! 
 A chi: a chi proprio non ha pazienza con i più piccoli e vive con insofferenza ogni minimo e pur legittimo capriccio; a chi vuole inviare un messaggio subliminale (ma non troppo) a una coppia di parenti o di amici che sta crescendo i propri eredi con eccessivo lassismo; a chi vuole fare pace con la parte più infantile di sé o ha addirittura bisogno di tirarla finalmente fuori e lasciare che si esprima in tutto il suo caos (possibilmente creativo e non distruttivo come quello delle storie in esame!).


Claudia consiglia: 
"Cara Ijeawele" di Chimamanda Ngozi Adichie (Einaudi)
Perché: È un libriccino che condensa in sole 90 pagine i principali punti della questione femminile. Una lettera intima, un mini pamphlet su come crescere le bambine affinché reclamino il posto che spetta loro nel mondo, senza paura e senza inadeguatezza, ma con coscienza e coraggio. 
A chi: In primis ai neo genitori (non solo di bambine), perché quello che li aspetta è un compito cruciale. Ma poi a noi tutti, perché è ancora lunga la strada da fare per poterci dire davvero liberi.


Debora consiglia: 
"Il capofamiglia" di Compton Burnett (Fazi)
Perché: Ferragosto in famiglia? Se le domande inopportune della zia o la lasagna della suocera risultano un po' indigeste, specie con quaranta gradi all'ombra, leggere di famiglie ben più disfunzionali della propria potrebbe essere la salvezza! E ne Il capofamiglia, Ivy Compton Burnett incendia la pagina con una storia dal dialogo fitto fitto in equilibrio fra commedia e tragedia per raccontare segreti e meschinità della famiglia guidata dal volubile e prepotente patriarca Duncan Edgeworth. 
A chi: cerca una storia dall'ironia pungente, ricchissima di dettagli e intrighi ma sempre ben celati dietro l'apparente rispettabilità. Perché l'unica cosa che conta sono le convenzioni.


Giulia consiglia: 
"Non sparate sul regista" di Simone Cerri (Las Vegas Edizioni) 
Perché: quando abbiamo bisogno di rilassarci, ci rivolgiamo a prodotti dal facile consumo. I film d'azione all'americana, nudi e puri, sono i massimi rappresentati dello svago senza impegno. Il piccolo e ironico Morandini di Simone Cerri esamina e disseziona tutti i cliché situazionali e di personaggi che si possono trovare al cinema: il tassista che non riesce a evitare il traffico, il poliziotto che muore proprio il giorno prima di andare in pensione, l'eroe che non riesce mai a presenziare agli eventi sportivi del figlio e il barista saggio che al comando di “fammelo doppio” è in grado di elaborare perle di grande saggezza sono solo alcuni degli esempi che vi troverete davanti. A chi: a chi continua a domandarsi perché un cattivo debba fare una lunghissima tirata anziché sparare e a chi si chiede come mai le auto delle persone in fuga (soprattutto donne) non partono mai quando serve.


Gloria consiglia:
"Vie di fuga" di Lucrezia Sarnari (Rizzoli)
Perché: dai, non vi siete mai chiesti, almeno una volta, che cosa accadrebbe alla vostra vita se i social, il web, i telefoni smettessero di funzionare e non poteste più raggiungere al volo le persone che conoscete? Se la caverebbero meglio gli adolescenti o gli adulti? Nel romanzo di Lucrezia Sarnari trovate alcune risposte possibili: all'improvviso, una zona d'Italia resta "al buio", probabilmente per una tempesta magnetica. La protagonista, Giulia, si rende improvvisamente conto che la sua storia clandestina con Carlo non vive senza il telefono: non sa dove abita con precisione, non sa in quale altro modo contattarlo, e viceversa. Ma c'è anche chi spera che internet non torni prima di aver trovato una soluzione: Stefano, poche ore prima che la rete cadesse, ha mandato agli amici una fotografia compromettente di una ragazza che gli piace, Camilla, e adesso non sa che fare... 
A chi: a chi ama i romanzi che con la leggerezza di una commedia ci fanno invece riflettere sui nostri vizi, sulle dipendenze che facciamo fatica ad ammettere ma alle quali siamo poco disposti a rinunciare! 


Marta consiglia: 
"Gli occhiali d'oro" di Giorgio Bassani (Feltrinelli)
Perché: nella Ferrara di Bassani che rispecchia un'epoca intera ha luogo una storia da leggere e rileggere attraverso i tempi, una storia di pregiudizi e oppressioni, che continua a parlarci senza mai terminare le cose da dire. 
A chi: perfetto per chi cerca una lettura breve ma densa, che colpisce come un fulmine, impossibile da metter giù durante la lettura e impossibile da dimenticare dopo. 


Sabrina consiglia: 
"Un'estate in montagna" di Elizabeth von Arnim (Fazi)
 Perché: non c'è niente di più piacevole che passare i pigri giorni del Ferragosto facendosi cullare da una scrittura cesellata e intelligente. Sempreché non si venga coinvolti in grigliate, gite al mare o pranzi familiari, tutte attività che, forse in questo anno così strano e doloroso, risultano meno scontate del solito. Allora, se siete tra i monti o anche nel fresco condizionato del vostro salotto, leggere questo libro della von Arnim è un percorso di assoluto piacere. Elizabeth riapre la sua casa di montagna, dopo cinque anni che non vi mette piede. Non cinque anni qualsiasi, ma quelli che hanno visto il mondo dilaniarsi nella Grande Guerra. Vuole solo dimenticare, curare la sua anima e rimettere a posto i pezzi del puzzle della sua vita. 
A chi: a chi ha la fortuna di trascorrere quella che un tempo si chiamava "la villeggiatura" al mare o in montagna e sperimenta quella felice condizione di chi può permettersi di pensare al ritorno a casa, tra l'usate cose, come una prospettiva per nulla immediata. Si immedesimerà nelle giornate di Elizabeth, "piene zeppe di una monotonia sconfinata", che è tutt'altro che negativa, anzi è un balsamo per il cuore. E anche a chi invece questa fortuna non ce l'ha, ma vuole regalarsi una lettura intelligente e al contempo divertente e garbata. Pur se il lavoro richiama all'ordine appena dopo Ferragosto.

La sfida infinita al tempo: il diario di viaggio di Thomas Girst

Tutto il tempo del mondo
di Thomas Girst
traduzione di Daniela Idra
add editore, 2020

pp. 192
€ 16,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Non è facile salvaguardare le cose in maniera duratura. Ciò appare chiaro non soltanto dal tentativo di conservare le piante commestibili importanti per la sopravvivenza della nostra specie, ma soprattutto dagli enormi problemi che comportato lo stoccaggio finale delle scorie radioattive. Queste, per oltre 10.000 anni, rimangono un serio pericolo per l’umanità. (p. 51)
Si dice spesso che la nostra è l’epoca dell’instabilità e della caducità. Un esempio fra tutti che ho ritrovato in ben due testi letti ultimamente – Cronofagia di Davide Mazzocco (D Editore, 2019) e Manuale di autodistruzione di Marian Donner (il Saggiatore, 2020; qui la recensione) – è quello dell’obsolescenza programmata nei prodotti tecnologici. Oggetti che tendenzialmente potrebbero durare cinque o sei anni vengono progettati e fabbricati con componenti volti a deteriorarsi nel giro di non molto tempo, così da alimentare la catena produttiva e muovere il mercato. Lo stesso vale per il mondo del lavoro, in cui il precariato e l’insicurezza la fanno da padroni. Ancora, si afferma che questa è un’epoca in cui il sostituire prevale sul riparare, e poco importa che ci si riferisca agli oggetti o alle relazioni.
Ecco quindi che Thomas Girst, consapevole di quest’aspetto così effimero della nostra epoca, si ritrova a documentarsi su «opere d’arte, esperimenti scientifici, progetti che hanno sfidato il tempo» (dalla bandella di sinistra). Il suo libro inizia con la monumentale e stupefacente opera del portalettere Ferdinand Cheval, che fra il 1879 e il 1912 (in «10.000 giorni, 93.000 ore, 33 anni di fatiche», p. 13) ha eretto un enorme edificio (qui la voce su Wikipedia) utilizzando solo le proprie forze e i ciottoli, le conchiglie e le pietre rinvenuti durante i suoi spostamenti quotidiani. Prosegue con le capsule del tempo, destinate a venire aperte centinaia di anni dopo per raccontare qualcosa di chi le ha costruite, e ancora con ricette culinarie provenienti dal XV secolo e riproposte nel ristorante stellato Dinner, affacciato su Hyde Park; si può continuare con i tentativi dei multimilionari di farsi crioconservare dalla ditta Alcor, o con gli esperimenti sulla pece, le cui gocce cadono a intervalli di oltre dieci anni.

venerdì 14 agosto 2020

#PagineCritiche - Una mirabile esperienza: "Luce delle Muse" di Davide Susanetti

                                                                                                                                                                 
Luce delle Muse
di Davide Susanetti
Bompiani, agosto 2019

pp. 336

19 (cartaceo)
10,99 (ebook)


"La relazione con l’antico è e deve essere, ogni volta, l’accadere di un ‘dislocamento’, l’occasione per interrompere quel flusso che ci stordisce senza che nemmeno più se ne abbia consapevolezza. È e deve essere vera esperienza che nutre la vita, offrendole possibilità ‘nuove’ proprio perché, paradossalmente, 'antiche'." (p. 11)
Appena qualche pagina di prefazione, e Davide Susanetti, professore di letteratura greca all'Università di Padova, ha già persuaso alla lettura misterica di Luce delle Muse edita da Bompiani.
Un saggio luminoso, che dischiude la potenza della parola e della sua origine, chiarificando finanche ai meno competenti di letteratura greca i misteri di lógos (discorso) e pséudos (menzogna), attraverso la guida lucente delle giovani fanciulle divine che danzano e cantano le leggi e i costumi di dei e uomini: le Muse. 
La mirabile esperienza del lógos si realizza evocando i grandi personaggi e poeti dell’antichità irradiati dalla manía (follia), dove «il velo opaco della realtà si squarcia e le forze ignote della natura divina prendono ad agire, sovvertendo ogni legge e ogni misura apparente» (p. 41).


Il velo opaco della menzogna o dell’inganno (pséudos), di cui gli uomini fanno esperienza nella vita ordinaria, accenna alla verità, andando al di là della superficie dell’apparenza e della lettera delle parole. Tuttavia, gli uomini non riescono a intravedere attraverso quel tessuto finissimo la verità della loro esistenza, poiché legati ai sensi fisici. Solo alcuni riusciranno ad accedere all'energia della parola che fluisce come il nettare delle Muse, il miele, che si imprime stabilmente nell'animo di chi le ascolta. Questo è il caso di Odisseo, eroe acheo della tradizione omerica, che dopo lunghi sette anni tra pericoli e incontri funesti, deve affrontare l’ultima tappa – l’isola dei Feaci – prima di poter tornare a Itaca, la sua patria. Una tappa fatta di poesia e di racconti, scrive Susanetti, dove Odisseo deve ritrovare la propria identità tra i vivi, e la parola e il discorso risultano essere gli unici mezzi per riconoscere la forma dell’essere e dell’esistenza.

Morte edibile: "Cibo" di Helena Janeczek

Cibo
di Helena Janeczek
Guanda, 2019


pp. 288
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Erano più poveri, come si capiva dall'imbottitura dei loro panini. Tutti potevano notarlo, tutti lo sapevamo, e sarebbe stato il caso di finirla con quella domanda sulla merenda che non partiva quasi mai da loro, o almeno di mentire trasformando la nutella in marmellata, il crudo in cotto, anche se nessuno credeva fino in fondo a chi vantava sempre nutella o prosciutto crudo, e se sospettavamo che qualcuno mentisse per darsi delle arie sapevamo pure che non sarebbe stato giusto fare confronti fra merende, e invece continuavamo a farli. (pp. 86-87)
"Dieta" è una di quelle parole che compare nel vocabolario di ogni donna in qualche momento della propria vita. Che sia da adolescente per conformarsi a dei canoni o per sottostare a regimi sportivi, che sia prima di un evento importante, che si debba seguire per motivi di salute o in determinate fasi biologiche, non c'è donna che possa, in tutta coscienza, negare di aver mai seguito un regime alimentare controllato.
Elena, voce narrante e protagonista del romanzo, ha iniziato il percorso di un'ennesima dieta. Sin da bambina a dovuto controllarsi sul cibo e ora si ritrova sul lettino di Daniela, estetista della provincia di Treviso, che la impasta e la massaggia per combattere i chili di troppo da qualunque angolazione. Il fatto è che il cibo è troppo buono, parlarne è già di per sé gratificante e ogni piatto porta profumi e ricordi. Vacanze italiane da bambina, colazioni segrete con il padre, osterie milanesi da adulta, ogni piatto, anche il più semplice, è una finestra sul passato, oltre che un modo per interpretare alcuni dei traumatici eventi di inizio millennio. E non sempre il cibo svolge una funzione ammaliante e vitale.

giovedì 13 agosto 2020

Pronti a reinventare l'arte con adesivi adatti anche ai più piccoli? L'album di Anne Weiss


Reinventa l’arte
Idea e realizzazione a cura di Anne Weiss
24 ORE Cultura, giugno 2020

pp. 28 interamente illustrate
€ 10,90



“L'arte di insegnare – scriveva Mark Van Doren – è l’arte di assistere a una scoperta”. Il poeta e critico letterario statunitense, vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 1940, sembra concordare con uno dei  principi cardine della pedagogista italiana Maria Montessori, secondo il quale “Per insegnare bisogna emozionare, molti però pensano ancora che se ti diverti non impari”.
In questo preciso periodo storico, a causa della pandemia globale, molti bambini e le loro famiglie hanno atipicamente gestito insieme anche i momenti destinati alla scuola. Metodologie didattiche e materie di apprendimento, generalmente selezionate dal corpo insegnanti, sono state in buona parte condivise con i genitori. Dai laboratori creativi, alle lezione in classe, programmi TV, sono svariate le proposte educative, che hanno permesso ai bambini di continuare il percorso formativo.

«Non si accorge di quanto sono ferma e aggrappata al mio divano perla come a una estrema zattera»: raccontare il divorzio, in "Quasi un'estate" di Lia Levi


Quasi un'estate
di Lia Levi
Edizioni e/o, 1995 

pp. 240
€ 8,26 (cartaceo)



Ci sono romanzi che fin dalle prime pagine offrono delle ottime vacanze da noi stessi, perché ci immergono nella vita di personaggi che sono altro da noi. Quasi un'estate di Lia Levi è stato un vero e proprio viaggio nella vita della protagonista: l'azione si apre nel giorno del suo divorzio
Per tanti anni avremmo potuto riassumere la sua vita così: «Ho Tullio vicino anche se gli mancano le parole vere, anche se ha la faccia del disinganno perché la sua famiglia non è come la voleva» (p. 110): Tullio si è lamentato spesso per i figli, diversi da come si aspettava; non ha capito che la laurea in architettura della moglie poteva procurarle un lavoro; non ha mai sentito il bisogno di comunicare come si sentiva, ma forse non lo ha fatto per incapacità:
Tullio non è contento di me ma vuole restare con me. E nemmeno lo sa. Se lo sapesse sarebbe già diverso. Se me lo dicesse sarebbe già diverso. Si aprirebbe una breccia nel nostro gigantesco silenzio. [...] Un giorno litigavamo e io l'ho gridato a Tullio quello che veramente mi mancava da lui. Gliel'ho detto che questo suo modo atono di sentire la vita finisce per toglierle ogni interesse perché ci consegna una esistenza asfittica e svuotata. Non facciamo mai vibrare in noi cose e persone, così non vibriamo neppure noi. A tutto quello che succede rispondiamo con un suono sordo e inerte. (pp. 154-155)

mercoledì 12 agosto 2020

Chi pulisce il mondo? “Un femminismo decoloniale” di Françoise Vergès rompe le barriere del silenzio per mostrarci l’invisibilità delle categorie subalterne contemporanee


Un Femminismo decoloniale
di Françoise Vergès
Ombre corte, marzo 2020

Traduzione di Gianfranco Morosato

pp. 115
€ 11 (cartaceo)



A Parigi, Florence Bagou si alza ogni giorno alle quattro del mattino per essere sul posto di lavoro alle sette. Lavora come donna delle pulizie alla Gare de Nord. Trascorre la giornata a pulire la stazione, a trascinarsi dietro le attrezzature di lavoro. Torna a casa sfinita, con il corpo dolorante. A Maputo, Camarada Albertina Mundlovo confessa che molte donne mozambicane hanno perso la vita battendosi per un posto di lavoro come domestica e che i datori di lavoro non battono ciglia sull’argomento, imponendo turni di lavoro disumani e sfiancanti. E queste sono solo due delle più svariate storie che Françoise Vergès riporta sulle condizioni delle lavoratrici razzizzate all’interno della nostra società capitalistica, neoliberale e consumistica

Françoise Vergès, esperta di scienze politiche, di storia, importante femminista e presidente dell’associazione Decoloniser les arts, rappresenta oggi, con il suo contributo ideologico e di riflessione critica, un posizionamento importante e innovatore rispetto alle questioni femministe inserite nell’attuale contesto globale. Con il suo ultimo libro, Un femminismo decoloniale, Françoise Vergés mostra un fortissimo posizionamento critico nei confronti dell’esperienza femminista. Non mettendo in discussioni i successi che il femminismo occidentale ha ottenuto, dal XVIII secolo fino ad oggi, l’autrice francese inizia la sua riflessione a partire dai discorsi islamofobi generatisi in Francia dalle femministe “civilizzazionali”, chiedendosi dunque cosa significhi essere veramente femminista nella nostra attuale società. Vergès afferma che il femminismo occidentale ha creato delle profonde disuguaglianze tra le donne: da un alto, ci sono donne che godono di una carriera interessante e ben retribuita, potendo conciliare il modello maschile di successo professionale con la vita familiare e le incombenze di casa; dall'altro, ci sono altre donne che conoscono unicamente la precarietà del lavoro, il part-time forzato, i bassi salari, gli abusi sul posto di lavoro e che non possono contare in nessun aiuto nella sfera domestica.

#CriticaNera - "Il sogno" di Thilliez è una porta verso l'oblio

Il sogno
di Franck Thilliez
Fazi Editore, luglio 2020

Traduzione di Federica Angelini

pp. 600
€ 17,58 (cartaceo) 
€ 12,99 (ebook)


Per chi aveva amato il precedente romanzo di Thilliez, “Il Manoscritto” (Fazi, 2019), questo nuovo appassionante thriller “Il sogno” sarà un’ulteriore conferma della perfetta architettura su cui si reggono i libri di questo autore francese. Thilliez ha il merito di non risultare mai scontato e di coinvolgere il lettore in un gioco in cui sono bandite le parole “banalità” e “prevedibilità”.
L’incastro della trama è assolutamente perfetto, e mette alla prova anche il più scaltro lettore di genere. Quando si pensa di aver compreso ogni ingranaggio, ecco che l’autore arriva a rimescolare indizi e supposizioni, e a farci precipitare nel baratro insieme ai suoi protagonisti.
In questo caso si tratta di una protagonista, una psicologa e criminologa, Abigaël, che ha un disturbo del sonno e vive quasi una realtà parallela, in cui solo le bruciature e le 
ferite, autoinflitte, le servono per cercare di capire dove stia il confine tra sogno e realtà. 
“Il sogno è essenziale per la nostra vita, per il nostro equilibrio. Pensare che dormire sia una perdita di tempo è un grave errore. Il nostro corpo ha bisogno delle varie fasi del sonno, in particolare del sonno profondo e paradossale, per ricostruirsi, riposarsi, crescere, memorizzare alcune azioni della giornata e dimenticarne altre. Senza, aumentano le allucinazioni e viene compromessa la nostra salute mentale” (p. 295)

martedì 11 agosto 2020

Dell'amore e del dolore delle donne: l'omaggio al mondo femminile di Umberto Veronesi


Dell'amore e del dolore delle donne
di Umberto Veronesi
Einaudi, 2010

pp. 164
€ 18 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

Porto dentro di me più di centomila storie di dolore femminile. Cerco di custodirle: sono le storie delle donne che ho operato al seno, e di quelle - molte di più - che ho visitato o semplicemente ascoltato per offrire incoraggiamento o conforto. Alle storie delle mie pazienti si intrecciano quelle delle loro madri, delle sorelle, delle amiche e delle figlie. E poi ci sono le storie di donne che non ho mai incontrato, ma che hanno deciso di offrirmi un dono prezioso: condividere con me la propria esperienza. (p. 82)
Umberto Veronesi ha dedicato la propria vita alle donne. 
Nella sua decennale attività clinica e di ricerca per la prevenzione e la cura del cancro ha scelto di occuparsi in particolare del carcinoma mammario, la neoplasia più diagnosticata nelle donne. Trascorrere sessant'anni a contatto con la materia oscura della malattia, con quell'afasico straniamento che sottende una terribile e silenziosa domanda ("Perché è capitato proprio a me?"), l'ha messo in rapporto costante con le donne che ha incontrato lungo il proprio cammino.
Pazienti, familiari, colleghe, personalità pubbliche.

Dell'amore e del dolore delle donne è il libro che racconta l'accurata analisi dell'universo femminile da parte di un medico che all'esercizio della propria competenza ha sempre affiancato una dote immancabile, l'ascolto, nella ferma convinzione che "curare non significa solo trattare scientificamente una patologia, ma avere cura di una persona, condividere (per quanto lo permetta una differenza che c'è, e che non deve e non vuole diventare finzione) la rabbia, la gioia, l'angoscia, la paura."
Amore e dolore, che possono apparire quasi due poli opposti nel titolo del volume, costituiscono in realtà l'infinito ventaglio di sfumature di cui è fatta l'esistenza. Veronesi parla proprio di questo, di vita, ma lo fa scegliendo una prospettiva ben precisa: il suo sguardo sulle donne.

lunedì 10 agosto 2020

Ohio: la brutalità della provincia, in un esordio sorprendente



Ohio
di Stephen Markley
Einaudi, 2020

Traduzione di Cristiana Mennella

pp. 544
€ 21 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Ti ho amato nei momenti più bui (versetto di San Paolo ai Romani) 
“Il grande romanzo americano” è, con buone probabilità, l’etichetta più abusata della storia editoriale e quella che, di conseguenza, ha perso quasi del tutto ogni senso e valore. La ritroviamo appiccicata anche a Ohio, il monumentale esordio di Stephen Markley, edito da Einaudi qualche mese fa e accolto con grande curiosità anche da critica e pubblico italiano dopo il successo riscosso in patria. Non sono certa neanche stavolta se tale etichetta sia appropriata, ma di sicuro Ohio è un romanzo assolutamente americano e un esordio sorprendente. Non privo di difetti, talvolta difficili da ignorare, ma resta innegabile la potenza di questa storia. O, per meglio dire, di queste storie. Perché la prima cosa che ho pensato a lettura conclusa, mentre lasciavo sedimentare per un po’ il testo e le considerazioni intorno a esso per poterne scrivere dalla giusta distanza, è la sensazione di un romanzo che in realtà ne contiene almeno quattro al suo interno, come quattro sono i narratori principali di questa storia. Narratori e punti di vista diversi su quella che, in fondo, è un’unica grande storia che li lega, tra convergenze, attimi sfiorati e reazioni a catena. Markley scrive un romanzo decisamente ambizioso, in cui a tratti resta invischiato, al pari del lettore che rischia di perdersi nel mare di dettagli, sottotrame, personaggi solo in apparenza secondari, innumerevoli tematiche e spunti. È un romanzo-mondo – altra etichetta che qualche anno fa si usava con una certa frequenza – imperfetto, anche un po’ pretenzioso, ma da cui è impossibile restare indifferenti. E forse, per non perdersi, la soluzione ideale è quella di trovare la propria chiave di lettura e concentrarsi su una manciata di spunti e suggestioni da indagare il più a fondo possibile.
Scese l’imbrunire, quella strana temperatura del Midwest con i resti dell’inverno che continuano a rubare un giorno di primavera dopo l’altro. La neve sciolta rimaneva a chiazze nella sterpaglia. Dietro il campo si stendeva la foresta, l’immagine consumata, scrostata, degli alberi spogli. La luce acquosa del giorno si rifletteva all’orizzonte. (p. 21)

Un canto che uccide o forse salva: la sirena di Mathias Malzieu


Una sirena a Parigi
di Mathias Malzieu
Feltrinelli, 2020
pp. 191  

€ 16,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 

Titolo originale: Une sirène à Paris
Traduzione di Cinzia Poli

È un personaggio strano, parzialmente contraddittorio, il protagonista del nuovo romanzo di Mathias Malzieu. Cinico e tendenzialmente malinconico, Gaspard è però un Sorprenditore di professione: nella stiva del Flowerburger, chiatta ormeggiata sulla Senna nonché grande sogno romantico della defunta nonna Sylvia, in un’atmosfera di altri tempi popolata da strani figuri in costume in cerca di evasione e di poesia, oltre che di ottimi hamburger a base di fiori, Gaspard, armato di chitarra, come suo padre prima di lui celebra la vita attraverso parole e musica:
Gaspard aveva promesso alla nonna di tramandare quell’arte di vivere. Da quando lei era morta, Gaspard si definiva esclusivamente per la capacità di stupire. Essere un sognatore da combattimento, vivere a pieno ritmo per non sprecare nemmeno un briciolo di secondo. Smania da stella cadente. Aveva una sensibilità più spiccata degli altri. Poteva essere al tempo stesso l’uomo più felice e più triste del mondo. (pp. 24-25)
Disilluso dopo l’abbandono di Carolina, la donna che credeva essere quella della vita, pur rifiutando di abbandonarsi davvero alla vita e al sentimento, riserva però ogni sua energia a un posto che consacrato proprio all’amore, per volontà esplicita della sua creatrice. Non percepisce la discrasia che si annida in questa lotta disperata, che lo oppone alle ragioni del denaro e anche al padre, che vorrebbe vendere la chiatta per vederlo liberarsi dei fantasmi e andare avanti, intraprendere una nuova avventura.

domenica 9 agosto 2020

#CritiCOMICS: "Udon Noodle Soup", cinque piccole storie d'amore, cinque piccoli quadri di tenerezza e verità

Udon Noodle Soup
di Yani Hu
Edizioni di Atlantide, 2019

Traduzione di Simone Caltabellotta

pp. 128
€ 20,00


Sul sito delle Edizioni di Atlantide si legge che i loro sono “Libri destinati ad attraversare il tempo e le mode”; rientra perfettamente nell’identità della casa editrice romana Udon noodle soup. Cinque piccole storie d’amore della fumettista cinese Yani Hu: un volumetto dalla fattura artistica elevatissima, in cui ogni pagina, da sola, può rappresentare una stampa pezzo d’arredamento in una qualunque abitazioni di appassionati di grafiche. La materialità della carta e la lieve dolcezza dei disegni, da sole, basterebbero per elaborare un giudizio su questo splendido testo. Tuttavia non voglio dimenticare che un fumetto, così come qualunque altra opera letteraria, possiede delle sue peculiarità narrative che non devono essere ignorate.

sabato 8 agosto 2020

On the road negli USA con John Steinbeck e il suo Charley


Viaggi con Charley - Alla ricerca dell'America -
di John Steinbeck
Bompiani, 2017
Traduzione di Luciano Bianciardi

pp. 272
€ 12,00 (cartaceo)
€  6,99 (ebook)


“Quattro rauchi fischi della sirena d’una nave continuano a farmi rizzare il pelo sul collo, e mettermi i piedi in movimento. Il rumore d’un aereo a reazione, un motore che si scalda, persino un batter di zoccoli sul selciato suscitano l’antico brivido, la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole… Metto giù questa roba non per istruire gli altri, ma per informare me stesso”. (p. 19).

Queste sono le parole con le quali John Steinbeck introduce il lettore al suo viaggio.
Viaggi con Charley – Alla ricerca dell’America è, a tutti gli effetti, una esperienza di viaggio on the road per gli Stati UnitiL’autore parte alla ricerca del suo Paese con un impeto positivo: la voglia di conoscere il suo popolo e anche se stesso.
Siamo nel 1960, precisamente il 5 settembre, ovvero il Labour Day, giorno che negli USA sancisce la fine dell’estate.
E proprio perché sono gli anni ’60 i grandi cambiamenti sono già avvenuti, lo spirito di Kerouac e la sua inquietudine di “Sulla strada” sono ormai lontani. Se per Kerouac il viaggio era quasi un andirivieni senza mai fermarsi per Steinbeck, il viaggio è il vivere il momento, conoscere le persone e la vera realtà americana.

venerdì 7 agosto 2020

Quando la poesia esonda e diventa prosa: "Con passi giapponesi" di Patrizia Cavalli


Con passi giapponesi
di Patrizia Cavalli
Einaudi, luglio 2019


pp. 168
€ 16,62 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Con passi giapponesi è il primo libro in prosa di Patrizia Cavalli – uno dei più grandi poeti del secondo Novecento italiano –, pubblicato da Einaudi per la collana dei Supercoralli. Una raccolta di prose brevi che ha molto il sapore di una silloge. La maggior parte dei testi sono inediti, accumulati negli anni, a cui si aggiungono alcune prose già apparse su quotidiani e riviste. Un libro eccentrico (in senso letterale e quindi lontano da un centro preciso), come eccentrici sono i libri dei poeti: liminare, carico, a tratti spigoloso, spesso estremo, ma quasi sempre ammaliante.
Mette insieme racconti dal tema e dall’ambientazione diversa, ma che insieme formano una sorta di diario o di dialogo omogenei, un pensare a voce alta, mentre la vita scorre davanti, i pensieri si accavallano, e con loro le paure, le ansie, le insoddisfazioni, gli amori e le gioie. In essi si dispiega un io femminile, che occupa la scena con leggerezza, ma che allo stesso tempo declina con decisione tutto ciò con cui entra a contatto.

Pronti a condividere le vostre esperienze di disegno? "100 Disegni in 100 Giorni" di Jennifer Orkin Lewis

100 Disegni in 100 Giorni

a cura di Jennifer Orkin Lewis
24 ORE Cultura
Cartonato olandese con segnalibro 14,8 x 21 cm 

pp. 208 interamente illustrate 
€ 18,90 (cartaceo)

"A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino" - Pablo Picasso
In questo particolare periodo storico, abbiamo sicuramente assistito al pullulare di iniziative motivazionali, chiamate nel gergo della comunicazione digitale “call to action” e “challenge”, volte a stimolare una partecipazione creativa e corale nel pubblico, al fine di creare una “community” di persone, che condividono valori ed interessi. Il libro di Jennifer Orkin Lewis, analogamente alle operazioni sopra descritte, propone al lettore di condividere l’esperienza del disegno, aprendo le porte dell’immaginazione su una finestra temporale di 100 giorni. Questo diario di schizzi artistici si adatta sia ad un pubblico di adulti, sia a ragazzi che vogliono cimentarsi nell’esercizio quotidiano della fantasia.

giovedì 6 agosto 2020

#PagineCritiche - Il manuale di lotta "armata" al capitalismo ecumenico neoliberale di Marian Donner

Manuale di autodistruzione. Perché dobbiamo bere, sanguinare, ballare e amare di più
di Marian Donner
traduzione di Marco Cavallo
Il Saggiatore, 2020

pp. 128
€ 14,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

Tutto inizia e finisce con il corpo. Con ossa, muscoli e un cuore che batte. Siamo il sangue che scorre dentro di noi, la bocca che parla, le dita che tastano, la pelle che viene toccata. Mostriamo agli altri chi siamo, qual è la nostra posizione, attraverso il modo in cui vestiamo il nostro corpo, come lo adorniamo, come lo muoviamo e dove lo dirigiamo. È un corpo vulnerabile. Eppure, al tempo stesso, può essere un’arma. (p. 23)
C’è un assunto di base da cui prende avvio il manuale di Marian Donner: nonostante la stragrande maggioranza di pubblicità e slogan contemporanei inciti il singolo a vivere una vita più anticonformista possibile – «Just Do It! della Nike, Impossible is Nothing dell’Adidas, Go Forth della Levi’s» (p. 12), senza contare lo “Stay hungry, stay foolish” di Steve Jobs –, la realtà dei fatti è che «nessun datore di lavoro è impaziente di incontrare dipendenti che “non amano le regole”» (p. 13).
Questa appena enunciata dall’autrice olandese è, senza ombra di dubbio, una grandissima verità: è un dato di fatto che, mentre il (neuro?)marketing suggerisce come determinati stili di vita siano la chiave del successo, il resto del mondo – quello reale – funzioni diversamente. La verità, suggerisce Donner, è che il mondo non ti vuole intraprendente, geniale, affamato, folle: al contrario, ti vuole «bravo, sano, liscio, in forma, produttivo, positivo» (p. 16). In una parola: inquadrato in un sistema scandito da regole ben precise, che sono poi quelle della cultura Weird (western, educated, industrialized, rich and democratic, ossia "occidentale, acculturata, industrializzata, ricca e democratica").

"Il Soffitto dipinto": l'arte dimenticata di Correggio e la forza soffocata delle donne del Cinquecento


Il Soffitto dipinto
di Maria Teresa Guerra Medici
Enciclopedia delle donne, maggio 2020

pp. 158
€ 18 



Quando ho sentito per la prima volta la storia della Badessa Giovanna del Monastero di San Paolo a Parma, mi ero trasferita da poco in questa città e vagavo per le vie senza nomi del centro. Al Museo Bodoni, prima tappa scelta per conoscere le ricchezze che la “piccola Parigi” emiliana conserva nel suo grembo, come doni spontanei per i suoi cittadini, un gentile signore dall’aria bonaria, che si offrì di farmi da guida e raccontarmi la storia del carattere tipografico tra i più celebri al mondo, mi fece conoscere questa affascinante figura.
Nei racconti orali, si sa, ogni dettaglio ne genera altri dieci, più o meno veritieri. La misura dell’autenticità dell’oggetto tramandato diventa, di fatto, poco importante: ciò che conta è il fascino e l’inquietudine che le narrazioni sono in grado di provocare. E così la badessa Giovanna, nel racconto del gentile signore, divenne un’ammaliatrice maliziosa, che nella sua stanza – affrescata da un giovane Correggio - adiacente al monastero di San Paolo, riceveva uomini, intellettuali e commercianti, in gran numero e per scopi non sempre innocenti. La sua sala dipinta da Correggio rimase chiusa per secoli, proprio, secondo il mio narratore, come punizione per il comportamento lascivo della religiosa.

mercoledì 5 agosto 2020

Anatomia di un campione: "Open" di Andre Agassi

Open. La mia storia
di Andre Agassi
Einaudi, 2011

pp. 502 
€ 20,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Titolo originale: Open. An Autobiography
Traduzione di Giuliana Lupi

Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. [...] Sai tu ciò che fa sparire questa prigione. È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente.
La citazione posta in esergo comincia, fin dalla prima pagina, a picconare i miei pregiudizi circa le autobiografie degli sportivi. Le parole di Van Gogh imprimono da subito il loro segno sulla narrazione, che si configura come una storia di gabbie, ma anche di ricerca disperata di libertà. Non so ancora, perché lo scoprirò solo nella postfazione, che il volume è stato scritto con la collaborazione di un nome tutt’altro che ignoto, quello di J.R. Moehringer, che non ha voluto “apporre la sua firma sulla vita di un altro” (p. 496), ma il cui contributo è stato fondamentale nella stesura del grande romanzo di una vita. Quindi, per il lettore, le scoperte si concentrano agli estremi del volume, ma è tutto ciò che sta in mezzo che ha il sapore della rivelazione. Perché si può non essere appassionati di tennis, o di sport in generale; si può non sapere nulla di Andre Agassi e andare a cercare i video su YouTube per la prima volta man mano che la lettura procede. Eppure alla fine si amerà il personaggio – bisognerebbe dire la persona, che emerge dalla pagina con la nitidezza e l’impatto di qualche verità – e lo si sentirà vicino.

martedì 4 agosto 2020

#CriticaNera - Nei meandri del bosco (e del profiling) con l'esordio di Alessia Tripaldi, "Gli scomparsi"

Gli scomparsi
di Alessia Tripaldi
Rizzoli, luglio 2020

pp. 400
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Quando un ragazzo sbuca dal bosco, lacero e denutrito, e sostiene che suo padre è morto ed è sepolto poco più in là, tutti pensano a un terribile incidente. Il cadavere, però, presenta segni inquietanti di omicidio. Gli inquirenti fanno subito due più due e attribuiscono la responsabilità al ragazzo, che risponde al nome di Leone e che appare stranissimo, con una mente ferma a quella di un bambino. Osanna il Padre, che nei suoi racconti è onnisciente e gli ha insegnato a non avere paura, a non piangere, nonostante il bosco di notte possa essere pieno di imprevisti. 
Il commissario Lucia Pacinotti, al contrario di chi vorrebbe liquidare il caso velocemente, capisce che i racconti minimi, perlopiù infantili di Leone sono una pista da seguire e il "ragazzo dei boschi" ha un passato difficile, da scoprire. Innanzitutto, qual è il suo nome all'anagrafe? Mentre ci si arrabatta tra le denunce di scomparsa di bambini per trovare i suoi genitori naturali, tante sono le domande che si affastellano nella mente di Lucia Pacinotti: è stato l'unico bambino rapito? Come viveva Leone? E se ci fossero altri "scomparsi", da qualche parte nel bosco, tenuti segregati in un luogo buio come lui? 

Dei peccati capitali secondo Paola Musa: la superbia di Alfredo Destrè

La figlia di Shakespeare
di Paola Musa
Arkadia, 2020

pp. 128
€ 14,00 (cartaceo)

L’audacia era sempre stata la sua forza. Aveva dovuto anche soprassedere a certe scelte che gli provocavano un senso di disgusto, per raggiungere il suo scopo. Era tuttavia abbastanza sicuro che il suo progetto alla fine avrebbe avuto un buon risultato. In fondo, lo sapeva bene: la gente ama solo ciò che già conosce e in cui si riconosce. (p. 11)
La figlia di Shakespeare di Paola Musa si inserisce all’interno di una cornice più ampia: è infatti il secondo di una serie di sette romanzi dedicati ai sette vizi capitali, preceduto da quell’Ora meridiana, pubblicato nel 2019 sempre per i tipi di Arkadia, che vedeva al centro il tema dell’accidia.
A dominare la scena di questo secondo testo è invece la superbia, quello che la dottrina cristiana riconosce come il peggiore e più grave dei peccati capitali, il quale viene attribuito a Lucifero stesso in quanto angelo che si è ribellato a Dio. Volendo spostare l’accento, pensiamo poi a quella hybris che tanto fa inciting event, diciamo così, di molte tragedie, e che ben rappresenta il leit motiv di tanta cultura greca: Icaro, volendo sfidare le leggi della natura per avvicinarsi al sole, ha peccato di hybris; ma anche Achille, Agamennone e Ulisse sono esempi perfetti di umani che hanno osato paragonarsi agli dèi in un modo o nell’altro e perciò sono stati puniti. Di esempi in letteratura, insomma, se ne potrebbero trovare a iosa.

lunedì 3 agosto 2020

#IlSalotto - Il matrimonio è come un bonsai: intervista a Chiara Sfregola, autrice di "Signorina. Memorie di una ragazza sposata"



Signorina. Memorie di una ragazza sposata 
di Chiara Sfregola
Fandango, 2020

pp. 222
€ 16,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)






Quattro anni dopo la cosiddetta legge Cirinnà – che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso –  è uscito a giugno in libreria un libro sul matrimonio. Sul matrimonio tra donne, ma non solo. L’ha scritto Chiara Sfregola, già autrice di Camera Single (Leggereditore, 2016) produttrice di serie televisive, moglie. In realtà non è esattamente un libro sul matrimonio ma un libro che dal matrimonio parte per esplorare altri temi. È un memoir arguto e leggero, ma anche un bilancio semiserio sullo stato delle cose. L’autrice usa la pratica femminista del partire del personale per parlare del pubblico: racconta la sua coppia per parlare di cosa significhi fare parte di una coppia oggi e cosa significhi – eventualmente – sposarsi e soprattutto dimostrare di poterlo fare. 
È un libro sulle parole, scomposte e osservate dalla sua prospettiva di lesbica e femminista: signorina (che un tempo significava zitella, ora l’offesa è dare della signora a chi pensa sia sinonimo di vecchia), moglie, casalinga, maternità, proprietà, priorità, monogamia. Sfregola ci ricorda che il matrimonio tradizionale si reggeva su quattro pilastri che oggi non esistono più:
Forse è per questo che il matrimonio oggi è un’istituzione in disuso: perché pensiamo che l’unico presupposto necessario per sposarsi sia l’amore, quando invece storicamente il matrimonio si reggeva su quattro pilastri molto precisi: quello sociale, quello economico, quello sessuale e quello riproduttivo.
È nato per dare un collocamento alle donne, ma oggi – grazie al cielo – le figlie femmine non sposate non le chiudono più in convento.
Era praticamente l’unico impiego cui le donne potevano ambire, ma oggi le donne per fortuna lavorano.
Erano l’unico modo legale (sempre per le donne) per fare sesso, ma oggi tutto vogliamo tranne una sposa o uno sposo vergine.
Sanciva la legittimità della prole ma oggi un bambino su tre nasce fuori dal matrimonio. Quando nasce. Se nasce.
Con l’emancipazione della donna – che di fatto ha portato anche all’emancipazione dell’uomo – sono caduti tutti presupposti fondamentali del matrimonio, ecco perché è diventata un’istruzione in disuso. Ci volevano gay e lesbiche per farlo tornare di moda.

I salottieri omicidi di Ambrose Bierce: "Il club dei parenticidi"

Il club dei parenticidi
di Ambrose Bierce
Mattioli 1885, 2018

A cura e con traduzione di Livio Crescenzi con Sofia Fucile e Chiara Giovannini

pp. 156
€ 10,00 (cartaceo)
Audiolibro disponibile
ebook gratuito per i clienti di Kindle Unlimited


Un mattino di giugno del 1872, di buon'ora, uccisi mio padre - un gesto che, allora, mi fece una profonda impressione. (p. 42)

L'incipit del racconto Un incendio mal riuscito è giustamente famoso: anche Pontiggia, nelle sue conversazioni radiofoniche, lo cita come mirabile utilizzo dell'aggettivo "profondo" che, da solo, serve a dare la connotazione di grottesco e nera ironia che caratterizza la cifra di Ambrose Bierce. Non a caso il suo soprannome era "The Bitter", l'amaro.
La raccolta di racconti brevi Il club dei parenticidi si divide in due sezioni: la prima, dedicata agli efferati delitti commessi tra consanguinei, la seconda a racconti del sovrannaturale. 
I delitti sono però portati all'estremo grottesco e i racconti di fantasmi quasi rientrano nella normale paura e suggestione di ogni essere umano. Perché il cinismo dell'autore americano che ha vissuto la Guerra Civile ed è scomparso in Messico senza che si sappia l'ubicazione della tomba è più grande di qualunque forza sovrannaturale possa girare tra di noi.
"Mi perdoni, Vostro Onore, i crimini sono efferati o meno solo se messi a confronto tra di loro. Se voi conosceste i dettagli del precedente assassinio del mio cliente, quando cioè uccise suo zio, potreste riconoscere che nelle natura di questo crimine più recente (se può essere definito crimine) c'è una sorta di comprensione e di sollecitudine filiale dei sentimenti della vittima. (p. 21)

domenica 2 agosto 2020

#CritiCOMICS - «Sono sempre molto sincera nelle mie illustrazioni: tutto l'universo di cui parlo è tratto dalla mia vita»: intervista a Margaux Motin

CLICCA PER ACQUISTARE IL LIBRO
La tettonica delle placche
di Margaux Motin
Bao Publishing, 2020

Traduzione di Francesco Savino

pp. 256
€ 22,00 (cartaceo)
€ 1,99 (ebook)


Margaux Motin è una fumettista francese. Una donna di una ironia sorprendente e di una simpatia tale che la si vorrebbe come amica.
Io la seguivo da tempo sul suo blog, suggeritomi da alcune amiche francesi con le quali ho vissuto a Parigi durante gli studi.
Nel libro La tettonica delle Placche racconta le vicissitudini della sua vita da single freelance alle prese con una bimba piccola. Margaux ci racconta di se stessa in un difficile equilibrio tra la responsabilità di essere madre, la voglia di libertà, le scadenze del lavoro e una storia d’amore finita.
Le tavole sono sketch, quadri di momenti che ci portano nella vita di una donna che sa di essere imperfetta, che si pone molte domande e che accetta di sbagliare e riprovare.
Il linguaggio è un insieme di parole forbite e di slang, il tratto colorato e pulito, il ritmo veloce e intenso proprio come la vita.
Motin elimina ogni forma di stereotipo e gioca sulla sincerità, sulla voglia di vivere, di essere donne sempre, in pantofole, in abito da sera, con le amiche, con un nuovo uomo, perché in fondo l’importante è saper vivere e riemergere dagli errori, con la certezza che nessuno è perfetto.
Dopo aver letto la sua graphic novel ho avuto l’opportunità di intervistare l'autrice. Ho ritrovato l’allegria e l’essere vera di Margaux proprio come nel libro.

Odisseo cantore dell'oggi in uno spettacolo alle foci dell'Alcantara


Una cornice naturale di straordinaria bellezza a incorniciare il mito, in Sicilia, presso le gole dell'Alcantara, tra i comuni di Castiglione di Sicilia e Motta Camastra. In una calda serata estiva si è svolta la rappresentazione del mitico viaggio di Ulisse, reinterpretato dal regista Giovanni Anfuso.
Lo stesso, ha sottolineato che, in occasione dell’anteprima dell'Odissea, ad affascinare il pubblico, formato per la stragrande maggioranza da giornalisti, fosse stata la figura del migrante Ulisse. Il testo è stato infatti riletto e ricucito, per far risaltare la modernità che il mito ci regala. E tra questi, il messaggio più potente è quello contenuto nella frase, pronunciata da Alcinoo, re dei Feaci: “Un naufrago va accolto e soccorso sempre, per legge umana e divina”. E scatta, spontaneo, l’applauso.

Il messaggio del mito nella regia di Anfuso
Il regista Anfuso ha voluto mettere in evidenza la sua idea dell’eroe omerico, che è poi “la figura di Odisseo visto come eroe migrante, impegnato in un infinito percorso che non è soltanto geografico, ma esistenziale”. 
“Dalla voglia di viaggi, avventure, furbizie e battaglie della giovinezza – ha spiegato Anfuso – il naufrago Ulisse approda, nella maturità, a un desiderio di pace, giustizia e prosperità familiare. È come se il personaggio fosse sdoppiato. Ecco perché ho voluto farlo interpretare da due diversi attori: l’uno nel pieno del proprio vigore e impulsivo, l’altro canuto e più riflessivo. Il pubblico, poi, ha mostrato di aver colto perfettamente la valenza corale, comunitaria, della vicenda narrata da Omero più di duemila anni fa”.

sabato 1 agosto 2020

#LibriSottoLOmbrellone - Quali titoli portare in vacanza? I consigli di agosto

Tutte le foto sono di ©Sabrina Miglio
Cari lettori,
buon agosto! Speriamo che possiate godere di un po' di ferie in questo anno così difficile per tutti noi. 
Mare o montagna? Qualunque sia la vostra scelta, anche qualora dobbiate o vogliate restare in città, un buon libro può essere un ottimo compagno per il mese di agosto. A maggior ragione, visti i dati del mercato del libro, diamoci da fare per portare il nostro contributo! 
Come ogni mese, troverete insieme ai consigli due link: il primo per approfondire il libro in questione con la recensione e il secondo per acquistare velocemente l'opera. 

Buon agosto da parte di tutti noi e buone vacanze! Qui su CriticaLetteraria non ci fermiamo: continueremo a tenervi aggiornati con recensioni sul sito e sui nostri social. 

I prossimi consigli arriveranno a Ferragosto con uno speciale :) 
La redazione



***


Carolina consiglia: 
“Morti ma senza esagerare” di Fabio Bartolomei (edizioni e/o) 
Perché l’estate è il tempo della famiglia, e a volte può sembrare che ce ne sia addirittura troppa. Il libretto di Fabio Bartolomei aiuta allora a relativizzare, riscoprendo il valore dell’essere genitori e dell’essere figli, con una trama che parte dal dramma per rovesciarlo subito grazie alla straordinaria delicatezza e all’onnipresente ironia dell’autore. 
A chi cerca una lettura lieve ma non banale; a chi ha uno spazietto libero nella borsa da spiaggia (o da città); a chi si interroga su cosa significhi essere famiglia; a chi non conosce ancora questo scrittore ed è pronto a innamorarsi perdutamente di una prosa che scorre fresca e rigenerante nella calura estiva. 

#CritiCOMICS - La corruzione del nostro io bambino nelle illustrazioni di Labadessa

Piccolo!
di Labadessa
Feltrinelli, 2020

pp. 96
€ 16,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Poco più di un anno separa Bernardo Cavallino (ne ho parlato qui) dalla nuova opera cartacea di Labadessa. Ciò che per primo salta agli occhi è che, se in quel libro l’illustratore napoletano aveva sperimentato la forma del bianco e nero e del tratto grezzo, con Piccolo! lo vediamo tornare alle origini, a quel mondo tricolore – rigorosamente giallo, rosso e bianco –, a quei tratti netti e a quelle forme piatte che sin dalle prime vignette su Facebook nel 2016 l’hanno reso famoso.
Altra differenza fondamentale con il precedente lavoro consiste nella struttura del libro: se in entrambi persiste – come in effetti in tutta l’opera labadessiana – un costante richiamo alla realtà contemporanea, e dei social soprattutto, e uno sfondare la quarta parete attraverso il rivolgersi al lettore in un continuo gioco metaletterario, Bernardo Cavallino aveva maggiormente il sapore di un graphic novel, in quanto era possibile notare una trama forte e continua che si sviluppava dalla prima all’ultima pagina; in Piccolo! invece la trama principale – il rapportarsi dell’uomo-uccello con il suo bambino interiore – sembra piuttosto fare da sfondo, da collante, per le tre strisce che vanno a costituire le tre favole esplicative dei tre valori fondamentali della nostra epoca. Gino il robottino, La nonna e il vento e La tana di Tino sono in effetti tre – ulteriori – storie che, unite appunto al collante principale, formano i quattro mosaici di Piccolo!. Le favole sono indipendenti fra loro sia in tema di personaggi che di contenuto, e risultano anche indipendenti rispetto al quadro principale, lasciando in alcuni momenti un senso di frammentarietà che non viene colmato appieno neanche nel finale. Il lettore accetta il gioco, ben sapendo/capendo che questa è una storia da 3+1, e lo fa anche perché è Labadessa, uno che della coerenza non ha mai fatto tesoro; tuttavia quando si arriva alla fine questa sensazione di incompletezza rimane, accompagnata dalla percezione che tutto il viaggio sia durato troppo poco (un rapido calcolo ci porta a realizzare che questo libro è ben trentadue pagine più breve rispetto al precedente).

venerdì 31 luglio 2020

#IlSalotto - Tra fantascienza, fantapolitica, “esperienza femminile” e cruda realtà con Irene Chias, autrice di “Fiore d’agave, fiore di scimmia”

Foto di Irene Chias per CriticaLetteraria
C’è un tipo di storie che mi ha sempre affascinato: i romanzi i cui protagonisti sono scrittori a loro volta. Narrazioni moltiplicate, apparentemente svelate ma allo stesso tempo celate dietro altri veli, in cui il lettore sembra messo a parte di un segreto, ma a cui in realtà viene solo mostrata una serratura, senza però che gli sia data la chiave. È di questo che parla Fiore d’agave, fiore di scimmia di Irene Chias, appena uscito in libreria per Laurana editore: è la storia di Adelaide Dattilo, scrittrice di fantascientifiche distopie dallo scarsissimo successo, il cui agente Max la convince a recarsi nella sua nativa Sicilia per scrivere “un romanzo rosa”. Il libro prosegue così alternandosi tra la storia di Adelaide e il romanzo che lei scrive, una sorta di rimaneggiamento della sua vita, della sua famiglia e del borgo in cui è cresciuta. Eppure, mentre Adelaide scrive la storia di Adelasia cercando di convogliare nelle pagine “l’esperienza femminile” tanto importante quanto semplice e univoca secondo Max, non riesce a non pensare a come, forse, la vera esperienza delle donne e dell’umanità di oggi siano rese meglio dal genere distopico e dalla fantascienza, che, seppur in chiave cifrata, possono parlarci in modo più onesto del nostro mondo.

Il romanzo abbonda di riferimenti alla Sicilia contemporanea ma anche alla storia d’Italia, nelle sue contraddizioni e zone d’ombra, dalla legge Merlin al MUOS di Niscemi; nella cornice del nostro quotidiano, spesso lontana dalla fantascienza e più simile alla fantapolitica che tanto affascina Genova, personaggio alquanto singolare, che forma può avere la distopia intesa come chiave di lettura del reale, un caveat che ci impedisce di distruggere la nostra stessa umanità?
I romanzi fantastici, di fantascienza o di fantapolitica, hanno quasi sempre avuto la funzione di parlare del reale camuffandolo; hanno quasi sempre potuto costituire, per chi fosse stato in grado di coglierlo, un avvertimento. Purtroppo, i mezzi di persuasione collettiva sono altri e sono molto più pervasivi di un libro. L’adorazione del denaro come unica possibile prova del successo personale è diffusa a livello planetario e le culture diverse – l’unico reale “altro” – vengono marginalizzate e distrutte: tutto deve poter essere comprato coi soldi. Si inseguono con fatica, sacrifici e spesso azioni non etiche sogni di realizzazione sociale inculcatici per poter meglio favorire l’arricchimento spregiudicato di qualcuno già ricco. Ci sono varie narrazioni che lanciano l’allarme della deriva (sociale, ambientale, di salute) già ampiamente intrapresa dalla contemporaneità. Ma non sembra che possano bastare, anche perché per ogni avvertimento ci sono cento narrazioni che invece perpetuano e promuovono il paradigma del capitalismo più spietato.