lunedì 21 dicembre 2020

"Le lettere e le arti sono state infatti le vie parallele che ho battuto nel corso di molti decenni": Cesare de Seta recensore


Sulle strade delle lettere e delle arti
di Cesare de Seta
Neri Pozza Editore, 2020


pp. 452
€ 15,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


«Il titolo di questo volume me l’ha suggerito l’Editore, che ringrazio: Sulle strade delle lettere e delle arti coniuga assai bene le tematiche dei volumi ricordati. [si tratta di Viale Belle Arti. Maestri e amici, edito da Bompiani nel 1991, e Le lettere e le arti. Un dialogo inquieto, pubblicato da Nino Aragno nel 2006, ndr]. Le lettere e le arti sono state infatti le vie parallele che ho battuto nel corso di molti decenni» (p. 5). Bastano queste poche parole di Cesare de Seta tratte dall’Introduzione alla sua miscellanea recentemente pubblicata da Neri Pozza per riassumere, se non il senso intero di una vita, almeno le ragioni e le coordinate di un percorso professionale altrimenti difficilmente sintetizzabile. Perché è proprio ciò che accade nel corso della lettura, quando, in poco meno di cinquecento pagine, ci si ritrova a visitare alcune tra le tappe di un itinerario estetico personale segnato dagli incontri con i rispettivi e importanti interlocutori. Incontri che, sebbene spesso anche arricchiti dalla frequentazione e corrispondenza diretta, furono sempre, in questi casi, sub specie libraria, con l’autore nei panni del commentatore in carica.

Storico dell’arte e dell’architettura, curatore di mostre in Italia e all’estero, autore per riviste specialistiche nazionali e straniere, collaboratore del quotidiano la Repubblica e del settimanale l’Espresso nonché professore emerito dell’Università di Napoli Federico II (ma ha insegnato anche, tra le altre sedi, all’Ècole des Hautes Études en Sciences Sociales a Parigi): quella di Cesare de Seta è evidentemente una carriera prestigiosa, in cui l’attività di recensore ha rappresentato un impegno tutt’altro che accessorio e anzi parallelo alle varie linee di interesse che ne hanno caratterizzato i percorsi di volta in volta battuti. Avvicinarsi alla sua prosa “valutativa” attraverso questo volume offre dunque, e innanzitutto, la possibilità di farsi un’idea dei suoi interessi come del suo pensiero, badando bene di tenere distinte le peculiarità del saggio critico (a cui meglio si addice la trattazione in volume) con quelle dell'intervento recensorio (a proprio agio sul supporto più "urgente" del quotidiano o della rivista). La ricca selezione, comprensiva di testi dati alle stampe a partire dagli anni Ottanta e fino a tempi recenti e recentissimi (peraltro modificati solo per ciò che riguarda l’aggiunta di citazioni omesse negli originali e la correzione di eventuali refusi), offre la panoramica su un vasto paesaggio, una vera e propria mappa punteggiata da alcuni tra i più importanti nell’ambito artistico e letterario e che vale la pena elencare senza eccezione. In ordine di scaletta, i profili sono difatti quelli di Henri Focillon, André Chastel, Marc Fumaroli, Yves Bonnefoy, Bernard Berenson, Rudolf Wittkower, Antony Blunt, Francis Haskell, Arthur O. Lovejoy, George Kubler, Severo Sarduy, Simon Schama, Piero Camporesi, Roberto Longhi, Lionello Venturi, Mario Praz, Cesare Brandi, Carlo Ludovico Ragghianti, Francesco Arcangeli, Giulio Carlo Argan, Enrico Castelnuovo, Ferdinando Bologna, Carlo Ginzburg, Ezio Raimondi, Lina Bolzoni, Sergio Romagnoli, Cesare Segre, Pier Vincenzo Mengaldo, Alberto Vigevani, Lalla Romano (omaggiata anche in copertina con il ritratto L’attesa del 1933), Sergio Solmi, Giovanni Testori, Andrea Camilleri, Edoardo Persico e Roberto Calasso.

Personaggi illustri e al centro degli studi e dei dibattiti, come si vede, a cui de Seta ebbe modo di dedicarsi (e spesso anche a più riprese) in occasione di nuove uscite editoriali come anche di ricorrenze legate ad eventuali anniversari. E se attraverso le trentaquattro sezioni è possibile farsi un’idea del suo pensiero in merito – un pensiero più che sfaccettato, evidentemente non sintetizzabile in questa sede, e per il quale si rimanda all’apprezzamento dei singoli contributi – ciò che rende interessante questa raccolta è soprattutto il senso attribuito dall’autore all’esistenza stessa del suo ruolo e della sua funzione, che si esplicita in una serie di considerazioni affidate alle (poche ma concettualmente dense) pagine di apertura. Riflessioni inequivocabili, che fanno capo alla necessità del recensore di valutare la qualità del proprio operato dopo un certo lasso di tempo – «quando ristampo un testo, ho constatato che due sentimenti prevalgono in me: la soddisfazione, perché si ha la possibilità di correggere, e il timore di rileggersi a distanza di molti anni» (p. 5) – e riflessioni che rivelano l’impossibilità di scindere totalmente la pratica recensoria dall’esistenza del recensore come individuo: 

«a pensarci bene» scrive de Seta «ogni commento a un libro ha qualcosa di personale e autobiografico: perché l’abbiamo scelto tra le centinaia di libri che escono ogni anno, abbiamo privilegiato quell’autore e non altri, perché lo stimiamo o lo consideriamo comunque degno di una lettura il più possibile attenta e ne abbiamo scritto con lo scrupolo di cui si è capaci. Ogni libro ha un autore che affronta un personaggio e un tema: il recensore in questo triangolo figura quasi come terzo incomodo, ma questo è il suo ruolo» (p. 6).

Al netto della complessità degli argomenti trattati, i contributi raccolti in volume si rivelano di gradevole e comprensibile lettura anche per un pubblico non specialistico: bandito ogni respingente accademismo (una dichiarazione a cui del resto fa eco la soddisfazione per essere stato collocato all’interno di una collana economica, dunque accessibile a più lettori possibile), de Seta ammette difatti di avere sempre concepito ogni recensione non come «ambiziosa sintesi organica su un tema di proporzioni più o meno ampie» ma come «punto di riferimento – parziale e discutibile, ma con una sua sistematicità» su autori e argomenti che nel corso del tempo lo hanno appassionato per un motivo o per un altro (p. 6). A ciò si aggiunge anche la consapevolezza di un’intenzione stilistica precisa, che pur riconoscendo al recensore uno status ontologico dipendente dalle dinamiche complesse del mondo dell’editoria, non intende privarne la prosa di una perizia non meno letteraria che tecnica:

«oggi sono consapevole d’essere (o di ambire a essere) sempre scrittore anche quando scrivo di saggistica: o almeno questa è la ricerca a cui miro in ogni pagina che scrivo, quale che sia il genere in cui essa si può collocare. Cerco di costruire una tessitura in cui vi sia il gusto delle corrispondenze tra situazioni lontane per mettere in evidenza un’assidua ricerca delle analogie e dei riverberi che trascorrono tra la letteratura e le arti. Pertanto ogni testo saggistico diventa un frammento narrativo con una sua autonomia: ma so bene che la misura breve della descrizione rende certamente più arduo giungere a una compiuta forma, quantunque io cerchi il nitore di una scrittura pulita e levigata» (pp. 8-9).

Tomo senza dubbio impegnativo, e non da ultimo in ragione della mole, Sulle strade delle lettere e delle arti presenta concatenazioni tali da richiedere una lettura consecutiva degli interventi per essere apprezzato al meglio. Ad ogni modo, nulla vieta al lettore di entrare e uscire dalle vie tracciate invertendo i percorsi di marcia o le tappe contrassegnate, assecondando i propri gusti e saltando a piè pari alcuni capitoli. Quello che resta, a prescindere dagli articolati giudizi critici che negli anni hanno sempre fatto coesistere elementi informativi e valutativi, è il senso di una professione per cui «lo spettacolo della genuflessione è riprovevole» (p. 426), animata da una rettitudine resistente alla balìa delle correnti e delle varie intemperie editoriali.

  
Cecilia Mariani