martedì 31 luglio 2018

LibriSottoLOmbrellone - luglio 2018

Porto (Corsica) - Foto di ©SabrinaMiglio
Buongiorno lettori

Per molti le ferie sono alle porte e noi siamo qui, accaldati ma ugualmente concentrati su belle letture, a consigliarvi cosa mettere in valigia. 
Se stavolta i gialli e i noir la fanno da padrone per portare un po' di relax e di mistero sotto l'ombrellone, non mancano i romanzi impegnativi e un tocco di saggistica. Per scoprire se un libro fa per voi, cliccate sul link e leggete la nostra recensione!

Buona lettura e felice agosto! 
La Redazione

***

Carolina consiglia: 
"La pallina assassina" di C. Olséni e M. Hansen (Bompiani)
Perché con un titolo così, non può che essere la lettura perfetta per farsi quattro risate in spiaggia, sotto l'ombrellone (a patto di essere isolati dal mondo perché, in caso contrario, sicuramente i vicini verrebbero disturbati da uno sghignazzo continuo). Perché è un thriller surreale, stravagante, un po' pazzo, e completamente diverso da qualsiasi altra cosa abbiate mai letto.
A chi: agli ottuagenari arzilli, ai loro figli e nipoti, a chi cerca leggerezza e ironia; a chi ama i gialli, ma solo quelli che non si prendono troppo sul serio; a chi ama le commedie, ma con una sfumatura di mistero, a chiunque voglia qualche ora di svago e disimpegno... e non si vergogna a rendersi un po' ridicolo in pubblico. 


"Sono contrario alle emozioni" di Diego De Silva (Einaudi)
Perché il bello dell'estate è che a volte si può, piacevolmente e senza sensi di colpa, fare l'esperienza dell'inutilità: si va in giro senza meta, si scelgono volumi in libreria facendosi ispirare solo dalla copertina, ci si abbandona a svaghi leggeri e disimpegnati, privi di risvolti morali o formativi. E il volume di De Silva è esattamente questo: non è un romanzo, non ha una trama, è solo un accatastarsi di pensieri saggi e inutili, ironici e ineffettuali. Che ti fanno ridere e riflettere anche sotto l'ombrellone, ma quasi senza volerlo. 

A chi ama l'autore e il suo personaggio, l'avvocato Vincenzo Malinconico, che in quest'opera non fa un granché, ma è inequivocabilemnte se stesso. A chi ama divagare, chiacchierare nelle serate estive, identificarsi con i deliri delle menti altrui e riconoscerli come propri. 

Cecilia consiglia:
"Sempre Libera" di Lorenza Natarella (Bao Publishing)
Perché: perché quello di Maria Callas, al secolo Sophia Cecelia Dimitriadu, è un autentico mito del Novecento, e Lorenza Natarella ce lo illustra in una graphic novel personalissima, che ne mette in evidenza virtuosismi e stecche con uno stile grafico che non si dimentica.
A chi: a chi, insofferente ai tormentoni estivi trasmessi dalle radio, vuole trovare sollievo nella lirica e in una sua interprete immortale, ripercorrendone la vita da una prospettiva tutt'altro che banalmente celebrativa; a chi ama la Grecia e (come tutti) non è certo rimasto indifferente nei confronti della recente tragedia nazionale e vuole dedicare un pensiero di bellezza a questa terra meravigliosa ripercorrendo la vita di una sua figlia illustre, dal momento che proprio greche sono le origini della diva del palcoscenico e che le sue ceneri vennero disperse sulle acque al largo di Atene.

#CriticARTe - La versione di Berthe, Eva, Marie e Mary: Martina Corgnati racconta vita e opere di quattro pittrici vissute all'alba del Modernismo

Impressioniste.
Berthe Morisot, Eva Gonzalès, Marie Bracquemond, Mary Cassat
di Martina Corgnati
Postfazione di Federica Turco

Nomos Edizioni, 2018

pp. 215
€ 19,90

Ci sono copertine belle, copertine brutte, copertine di concetto e copertine di contrappunto. La copertina di Impressioniste, il volume a firma di Martina Corgnati dedicato alle quattro pittrici che, nella seconda metà dell’Ottocento, fecero la storia delle arti visive alla pari dei loro più noti colleghi uomini, è una copertina semplicemente perfetta. Non solo perché l’autrice di Lo chignon (1865-1870) è proprio Eva Gonzalès, ovvero una delle artiste al centro del libro insieme con Berthe Morisot, Marie Bracquemond e Mary Cassat, ma perché nella figura femminile che offre allo spettatore lo spettacolo della bella schiena illuminata e dei folti capelli acconciati (di cui ci pare di percepire volume, morbidezza e profumo) c’è tutto il mistero e l’intrigo che ancora largamente aleggia sulle vicende biografiche e artistiche delle quattro pittrici, la cui scelta di vita andò ben oltre il grazioso svago domestico; lo stesso mistero e lo stesso intrigo, dunque, che a distanza di tempo riesce ancora a trasmetterci la fisionomia ignota della modella del quadro. Così, con una similitudine efficacissima, aprire il libro sarà come poggiare una mano sulla spalla nuda di questa figura senza sguardo, farla voltare e ammirarla finalmente in viso: allora, come per effetto di una sorellanza artistica, nelle linee del suo volto si potranno scorgere i tratti delle quattro in esame; i loro e, per contagio, quelli di tutte le donne ancora in attesa di un giusto riconoscimento identitario e professionale.

lunedì 30 luglio 2018

Quanto può essere comica la pura e semplice realtà!

La spartizione. La comica avventura di un uomo diviso fra tre donne
di Piero Chiara
Oscar Mondadori, 1973

1^ edizione: 1964
Con introduzione di Carlo Bo

pp. 190
attualmente € 9,00 (cartaceo)


Se avete bisogno di un romanzo divertente e acutamente critico nei confronti della società, cercate in libreria o in biblioteca La spartizione di Piero Chiara, e resterete abbagliati dall'ancora clamorosa attualità della sua ironia. Edito nel 1964, La spartizione ambienta a Luino una singolare «comicità eroica», per dirlo con Baldacci: Emerenziano Paronzini (nome che già suscita un sorriso di per sé) è un uomo a dir poco grigio, il classico funzionario amministrativo tutto compassato, di poche parole; eppure a migliorare la sua vita manca l'elemento fondamentale: una moglie. Le sue attenzioni cadono sulle tre sorelle Tettamanzi, di recente orfane di padre: una più brutta dell'altra, con teste che ricordano questo o quell'ortaggio del fantastico orto del loro defunto padre, le ragazze sono diventate donne senza mai conoscere uomo. Il padre, Mansueto di nome ma non di fatto, ha sempre relegato le figlie alle cure della casa e alla devozione religiosa, assistendo giorno dopo giorno alla crescita di questi prodigi di bruttezza. Certo, ognuna di loro ha una dote fisica notevole: capelli stupendi Fortunata, gambe invidiabili Tarsilla, mani che sembrano gigli recisi Camilla; ma una sola qualità non può neanche lontanamente farle sembrare belle. Anche se Tarsilla attira le occhiate e i commenti degli uomini, a cominciare dallo scansafatiche Paolino, sempre seduto sulla soglia del suo negozio, nessuno si è mai impegnato con una proposta né ha portato a cena una delle tre sorelle. Diciamo che tutte e tre avevano semplicemente accantonato le aspirazioni matrimoniali, pensando che non ci fossero prospettive e che ormai, alla loro età, fossero destinate allo zitellaggio. 

#PagineCritiche - Un immaginario pop e mostruoso: Dal Leviatano al drago di Anna Angelini

Dal Leviatano al drago
Mostri marini e zoologia antica tra Greci e Levante
di Anna Angelini
il Mulino, 2018

pp. 217
€ 20 (cartaceo)



Non c'è bisogno di essere un nerd o un geek (variante ancora più "estremista" di questa categoria sociale inventata in America e poi esportata nel resto mondo) per accorgersi di come il drago sia, ancora oggi, una figura molto ricorrente in film, cartoni animati, romanzi e videogiochi. Soltanto questo basterebbe a rendere Dal Leviatano al drago. Mostri marini e zoologia antica tra Greci e Levante di Anna Angelini, edito da il Mulino, un volume davvero interessante per comprendere una larga fetta del nostro immaginario. Grazie a un lavoro di ricerca profondo e attento, Angelini infatti costruisce un discorso ampio, ma in cui il lettore non perde mai il filo, per merito di un acuto gioco di associazioni/differenza tra la figura del drago a quella di un'altra, basilare e fondante, figura/creatura mitica, ovvero quella del Leviatano (la quale finirà per influenzare a livello non solo religioso ma anche filosofico molti pensatori). Questa inedita chiave di lettura rende il libro appassionante e molto interessante da leggersi, ma anche lo espone a qualche critica.

domenica 29 luglio 2018

#CriticaLibera - Andare in vacanza... con la lingua italiana!

Avete mai pensato di sfruttare le vacanze per rappacificarvi con la lingua italiana, o anche solo celebrarla, approfondendo questo o quell'aspetto che vi sta più a cuore? Nel pezzo di oggi vi consigliamo qualche lettura rapida e piacevole, ben sapendo che una tira l'altra (d'altra parte, i libri qui sotto occupano poco posto in valigia e tanto solo nella mente!). E dunque ecco un po' di consigli per un'estate all'insegna dell'italiano!

PER GLI APPASSIONATI DELLA COMUNICAZIONE ONLINE...


In che cosa si è trasformata la comunicazione attraverso i social network e i blog? Leggiamo perlopiù linee polemiche e disfattiste, ma non è quello che credono le tre autrici che trovate qui presentate: nel suo Book blogger, Giulia Ciarapica si sofferma sulla comunicazione di più ampio respiro, legata al parlar di libri online, trattando vari casi italiani (ci siamo anche noi!) e dando validi suggerimenti a chi vuole accostarsi a questo mondo da lettore o da scrivente (per approfondire l'argomento, qui trovate l'intervista all'autrice). 
Sempre propositivo e costruttivo è l'approccio di Vera Gheno nel suo Social-linguistica (recensito qui): non siamo in preda all'anarchia, ma a una nuova varietà di italiano che si plasma sulla scia delle necessità della rete. Certamente gli strumenti di Gheno sono i più opportuni per analizzare lo status quo: formazione sociolinguistica e tanta pratica sulla rete. 
Per chi invece volesse riflettere sulla forma che acquistano le parole online quando si fanno racconto, spesso piegato al marketing, allora c'è Racconto e storytelling di Serena Bedini: la prima parte del saggio è dedicata a nozioni di narratologia, utili come ripasso prima di passare al cuore del suo studio, invece incentrato sullo storytelling, la forma più moderna della narrazione, che invade il campo pubblicitario, tanto quanto quello giornalistico e politico. 

sabato 28 luglio 2018

#ScrittoriInAscolto - "Inviata speciale", incontro con Jean Echenoz

Inviata speciale
di Jean Echenoz
Adelphi, 2018


Traduzione di Federica e Lorenza Di Lella


pp. 248
€ 18 (cartaceo)
€ 1,99 (ebook)


A Constance era già capitato di essere scrutata in quel modo ma stavolta le è parso che l’esame non avesse intenti medici o libidici. Poi, voltandosi verso Objat: «Ha ragione, ha detto Bourgeaud, credo proprio che possa fare al caso nostro».
«Mi scusi, si è spazientita Constance, ma di quale caso sta parlando? È semplice, ha risposto il generale, la manderemo a destabilizzare la Corea del Nord». 
Qualcuno ha rimproverato Echenoz di misoginia. Lo ha raccontato di fronte a una piccola platea di blogger qualche settimana fa, a Milano. A fare da mediatore per noi c’era Giorgio Pinotti, che dell’autore ha tradotto Il mio editore, Ravel e Correre, tra gli altri.

Stavolta, ha detto, la protagonista del romanzo è una donna; e mi dispiace di non aver avuto la prontezza di spirito per controbattere che i miei personaggi maschili sono trattati molto peggio delle donne. Inviata speciale, l’ultimo romanzo uscito per i tipi di Adelphi (recensito qui), non fa eccezione a mio parere: i personaggi maschili fanno male i conti, sono spesso spietati, e anche quando sono di buoni sentimenti risultano impacciati. La protagonista, Constance, ha suscitato molte curiosità che Echenoz ha soddisfatto con la sua ironia. «Per scrivere di lei ho lavorato da scrittore, osservando: Constance è la somma di molte delle donne che ho incontrato, tutte hanno contribuito». Il risultato è una donna molto attraente dal carattere mite; si è ritrovata per caso a cantare una canzone pop che nel tempo è diventata un tormentone internazionale, persino nella Corea del Nord. Ed è proprio per la sua inconsapevolezza che viene scelta per la delicata missione di portare un po’ di scompiglio in quel paese atroce. 

venerdì 27 luglio 2018

Se la copertina è bella, scappa: ecco "Il segreto del mercante di zaffiri"

Il segreto del mercante di zaffiri
di Dinah Jefferies
Newton Compton, 2018

Traduzione di Martina Rinaldi

pp. 384
9,90 € (cartaceo) 
2,99 € (ebook)



A metà tra romanzo rosa e giallo, Il segreto del mercante di zaffiri, di Dinah Jefferies, è la conferma che non bisogna giudicare un libro dalla copertina. Nel senso che se la copertina è troppo attraente, patinata, e riporta cifre di vendite e altri tradizionali Clamorosi Segni di Successo, il contenuto del volume risulterà piuttosto povero, quando non deludente.
L'ultimo libro di Jefferies è ambientato nello Sri Lanka del 1935. I ripetuti riferimenti a flora e fauna locale (nel romanzo un ambiente centrale è la piantagione di cannella di Cinnamon Hills), non riescono a conferire alla storia un'aura di fascino, risolvendosi invece in un elenco di piante e animali.

#CriticaNera - La strana estate di Tom Harvey

   


L'estate del silenzio
di Mikel Santiago
Editrice Nord, 2018



Titolo originale: El extraño verano de Tom Harvey
Traduzione dallo spagnolo di Patrizia Spinato



pp. 399
€ 18,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Immaginate che il vostro cellulare squilli proprio mentre siete impegnati in un incontro amoroso: chi vi chiama è una vecchia conoscenza, una persona che non sentite più da mesi o anni. Che cosa fate? Vi sciogliete dall'abbraccio e rispondete oppure richiamate più tardi? Tom Harvey, il protagonista di L'estate del silenzio, il secondo giallo di Mikel Santiago, decide di rimandare la conversazione con Bob, tra l'altro suo ex suocero e pittore famosissimo, a un momento più adatto… aprendo così davanti a sé le porte di un'estate infernale. Della serie «lo sventurato non rispose…».
Il giorno dopo, quando cerca di mettersi in contatto con il padre della sua ex moglie Elena, Tom Harvey scopre che Bob è morto e che proprio lui era il destinatario della sua ultima chiamata. Un quarto d'ora dopo aver provato a contattare Tom, Bob è infatti caduto dal terrazzo della sua splendida villa al mare e si è sfracellato sugli scogli. Sembra una disgrazia, o forse un suicidio. Sembra…

giovedì 26 luglio 2018

Il nostro presente, alla ricerca di «un realismo di fuochi fatui su tombe scoperchiate»

Il bambino che sognava la fine del mondo
di Antonio Scurati
Bompiani, 2018

Prima edizione: 2009

pp. 285
€ 12 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)


Ma in una pestilenza sociale, in una lotta fratricida che dissangua una comunità in tempo di pace? Dove lo si dovrà cercare il punto cieco, il momento in cui le cose precipitano, nella storia di una guerra civile a bassa intensità combattuta da massaie e commercialisti in lotta contro fantasmi angosciosi? (p. 103)
Peste, colera, tifo,... Pensate alle peggiori epidemie: bene, non sono da meno rispetto a quella che racconta Antonio Scurati in un romanzo crudo, spietatamente verosimile, per quanto ci sforziamo a immaginare che si tratti di pura fantasia. Un morbo apparentemente senza cura e senza vaccino ha colpito Bergamo: una dopo l'altra, le denunce screditano la scuola Rodari, al confine con il quartiere degli immigrati. Lì, alcuni bambini hanno subito violenze sessuali da parte di tre insegnanti, che avrebbero rapito i piccoli in orario scolastico per portarli al seminario, dove alcuni perversi hanno perpetrato violenze. Questa, almeno, la notizia che nel 2007 porta l'io narrante, giornalista per «La Stampa» e professore universitario disincantato, a occuparsi delle indagini. Pur volendo rifiutare l'incarico, per un'istintiva repulsione, alla fine il protagonista resta pervaso dal malessere di quei piccoli visi deturpati da espressioni di atroce sofferenza e disperazione:
Decine di genitori ripetevano come un mantra: come possiamo non credere ai nostri bambini? E come potevo non credergli io, che non credevo in niente e che bambini non ne volevo? Il dilemma era semplice: o le accuse di quelle anime innocenti erano vere o niente aveva senso. Tra l'orrore e la demenza, scelsi il primo. (p. 229)

#CriticaNera - Dove finisce il bene ed inizia il male?

La settima lapide
di Igor De Amicis
DeA Planeta, 2018

pp. 416
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Il sonno della ragione genera mostri e la convivenza forzata della prigione genera strane amicizie.
In questo periodo ho una vera e propria "ossessione letteraria" per la città di Napoli, perciò colgo al volo ogni occasione per leggere qualunque cosa sia ambientata lì.
Se poi aggiungiamo il fatto che l'estate è la stagione che da un po' di anni a questa parte riservo quasi esclusivamente alla lettura di gialli, thriller e noir, va da sé che non potevo lasciarmi sfuggire La settima lapide (DeA Planeta, 2018).

Questa storia è stata scritta dal Commissario capo di Polizia penitenziaria Igor De Amicis che, dopo aver pubblicato alcuni romanzi con Einaudi Ragazzi, si è cimentato per la prima volta con una storia per adulti.

mercoledì 25 luglio 2018

"Max": la proliferazione del male

Max
di Sarah Cohen-Scali
L’ippocampo, 2016

pp. 445
€ 15,90 

Traduzione di Fabrizio Ascari

Il mio desiderio, il primo della mia vita futura, è di vedere la luce il 20 aprile. Perché è il compleanno del nostro Führer. Se nasco il 20 aprile, sarò benedetto dagli dèi germanici e si vedrà in me il primogenito della razza suprema. La razza ariana. Quella che regnerà ormai sovrana sul mondo. [...] È esattamente ciò che voglio: essere flessuoso, slanciato, agile, duro, coriaceo. Morderò invece di poppare. Urlerò invece di balbettare. Odierò invece di amare. Combatterò invece di pregare. Oh, mio Führer, non voglio deluderti! Non ti deluderò! [...] Sono il bambino del futuro. Il bambino concepito senza amore. Senza Dio. Senza Legge. Senza nient'altro che la forza e la rabbia. Heil Hitler! (pp. 8, 9, 17).
Già dall'esordio appare chiaro che Max non è un libro facile, non è un libro comodo, non è un libro per tutti. Il target è quello dei giovani adulti, ma tale etichetta richiede prudenza: si possono avvicinare i ragazzi al testo, ma occorre che abbiano precognizioni storiche, una testa ancorata saldamente alle spalle e possibilmente un adulto che funga da mediatore, da interfaccia dialettica di fronte ai contenuti più forti. Perché Max è la storia di un piccolo nazista, il nazista perfetto: concepito per essere l'esemplare più puro della razza superiore, cresciuto a base di diktat e assiomi perentori e per noi oggi inaccettabili, infarcito – già prima di nascere, già per il modo in cui viene al mondo – di violenza, turpiloquio, luoghi comuni e valori sovvertiti.

"Voglio vederti danzare...": la danza di oggi spiegata da Alessandro Pontremoli

La danza 2.0
Paesaggi coreografici del nuovo millennio
di Alessandro Pontremoli
Laterza, 2018

pp. 180
€ 19,00 (cartaceo)

«Voglio vederti danzare…»: chi non conosce almeno l’incipit della celebre hit di Franco Battiato contenuta nell’album L’arca di Noè? La canzone, che nel 2003 fu anche oggetto (vittima?) di un lapalissiano rifacimento dance (e che altro, sennò?), esplicitava quel desiderio ricorrendo a una pluralità di riferimenti, e faceva convivere nella medesima “preghiera” realtà occidentali e contesti orientali carichi di trasognato esotismo: impossibile – perlomeno dal 1982, anno di lancio del disco – levarsi di mente la rassegna etnografica proposta dal cantautore siciliano, che ha reso immortali (nell’ordine, e tra gli altri) «zingare nel deserto con candelabri in testa», «balinesi nei giorni di festa», «Derviches Tourneurs che girano sulle spine dorsali», «danzatori bulgari a piedi nudi sui bracieri ardenti». Impossibile poi, sempre da quella data, fare confusione tra le balere estive dell’Irlanda del Nord e quelle della Bassa Padana (nelle prime, le coppie di anziani ballano al ritmo di sette ottavi, nelle seconde vecchi valzer viennesi) o dubitare sul fatto che nei ritmi ossessivi ci sia la chiave dei riti tribali, «regni di sciamani e suonatori zingari ribelli». Il perché di questa lunga premessa è presto detto: così come Battiato, all’alba degli anni Ottanta, restituiva una visione del concetto stesso di danza in un viaggio intorno al mondo di poco meno di cinque minuti – un concetto per lui evidentemente antico, potenzialmente infinito, declinabile a ogni latitudine e longitudine, ma pur sempre carico di tradizione –, allo stesso modo Alessandro Pontremoli ha provato oggi a catalogare quella che lui stesso, nel suo libro appena pubblicato da Laterza, definisce La danza 2.0; quella del nuovo millennio, dunque, la più recente, e forse anche quella che ancora verrà.

martedì 24 luglio 2018

Il "Manifesto per gli animali" di Melanie Joy: essere consapevoli per poter scegliere liberamente

Manifesto per gli animali
di Melanie Joy
Laterza, 2018
(Collana "I Robinson/Letture")

pp. 64
€ 7.00


Colpisce positivitamente la scelta, da parte dell'editore Laterza, di dare alle stampe questo breve Manifesto per gli animali, firmato da Melanie Joy, docente di Psicologia e Sociologia alla University of Massachussets e fondatrice dell'associazione Beyond Carnism. Il libretto, con la sua accattivante veste da pamphlet (la sovraccoperta in cartoncino, aperta, si trasforma in vero e proprio manifesto, recante al suo interno il messaggio «Senza consapevolezza non c'è libera scelta») e la postfazione di Leonardo Caffo, si inserisce in un dibattito quantomai attuale che vede una parte sempre più ampia dei consumatori prendere coscienza della sofferenza patita dagli animali tra le mura degli allevamenti e virare verso un'alimentazione vegetariana o vegana. Uno scritto che assume rilevanza ancora maggiore all'indomani della polemica scaturita dalla decisione da parte del partito conservatore inglese di rifiutare l'emendamento previsto dal Trattato di Lisbona secondo cui gli animali costituiscono (in conformità peraltro con quanto dimostrato da studi etologici nemmeno troppo recenti) forme di vita senzienti: un atteggiamento, quello governativo, non solo antieuropeista ma profondamente anacronistico.

"Sorprendimi!" di Sophie Kinsella: finché morte non ci separi?!?


Sorprendimi!
di Sophie Kinsella
Mondadori, 2018

Traduzione di Stefania Bertola

pp. 310
€ 20,00


Dieci anni. È un bel risultato. È come una montagna che insieme abbiamo scalato fino alla vetta. Voglio dire, è un decennio. Tre traslochi, un matrimonio, due gemelli, circa venti scaffali Ikea... praticamente una vita.
"Finché morte non vi separi" non è una formula vuota: lo sanno bene e Sylvie e Dan che stanno per festeggiare, con molto orgoglio, il loro decimo anniversario. Hanno una bella vita, due gemelle adorabili e una sincronia di menti e pensieri quasi imbarazzante. La loro speranza di vita è altissima, sono destinati a passare insieme, in amore e armonia, i loro prossimi sessantotto anni di vita. Così ha assicurato loro il medico ed è una notizia straordinaria per chi si ama così tanto. Straordinaria, già. O forse è il preludio di una condanna? Come faranno a passare tutti quei decenni insieme senza annoiarsi l'uno dell'altra? Come faranno a mantenere vivo il loro matrimonio? Che illusi a pensare che dieci anni fossero un traguardo notevole. L'unica soluzione è mettere pepe nel loro matrimonio, sorprendersi a vicenda con dei continui colpi di scena, regali, misteriosi appuntamenti. Le sorprese però non sono sempre positive, anzi, hanno il grosso difetto di portare alla luce elementi che avrebbero fatto meglio a restare nascosti.

lunedì 23 luglio 2018

"Rinnega tuo padre": contro le mafie, una lotta nuova

Rinnega tuo padre
di Giovanni Tizian
Laterza, 2018

pp. 206
€ 16,00


Con Rinnega tuo padre, il giornalista calabrese Giovanni Tizian affronta un tema di grande interesse: come funzionino i meccanismi di trasmissione di potere nella ’ndrangheta e come sia possibile cercare di minarli dall’interno, incrinando l’omertà di un sistema quasi esclusivamente famigliare, basato sul plagio dei figli fin dalla più tenera età.
Si entra nella ’ndrina perché si è figli, nipoti, cugini, mariti, mogli, generi o nuore. Sangue del proprio sangue. La famiglia mafiosa, la ’ndrina appunto, è intesa in senso stretto come familiari, e non come in Campania e in Sicilia, dove per famiglia mafiosa si intende un gruppo del quale possono entrare a far parte anche giovanotti impavidi, che hanno dimostrato quanto valgono. […] Ecco perché i figli sono un tesoro inestimabile per gli ’ndranghetisti. Per questo li considerano loro proprietà. Sono la certezza del futuro. Togliergli i figli vuol dire dissanguarli. (p. 60)
Le conoscenze, le regole, il codice d’onore si tramandano di padre in figlio (i figli maschi, perché le donne sono conniventi silenziose, “le immagini pubbliche della cosca”, p. 41, che si fanno carico degli affari quando i loro uomini sono in carcere, e per il resto del tempo tacciono e subiscono).

Oggetto di chiacchiere, soggetto di emarginazione

Gli occhiali d'oro 
di Giorgio Bassani
Universale Economica Feltrinelli, 2013

1^ edizione: 1958

pp. 96
€ 7,50 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)

«Forse bisognerebbe essere così, sapere accettare la propria natura. Ma d'altra parte come si fa? È possibile pagare un prezzo simile? Nell'uomo c'è molto della bestia, eppure può, l'uomo, arrendersi? Ammettere di essere una bestia, e soltanto una bestia?»
Scoppia in una gran risata.
«Oh, no», dissi. «Sarebbe come dire: può un italiano, un cittadino italiano, ammettere di essere un ebreo, e soltanto un ebreo?».
Mi guardò umiliato. (p. 79)
In tanti ci chiediamo quali libri suggerire ai ragazzi per comprendere a fondo l'emarginazione sociale e il potere distruttore che possono avere le parole, quando si trasformano in maldicenze, sorrisi maligni, cattiverie appena trattenute ma ampiamente alluse. Tra i titoli da non dimenticare nella lista dei classici che ancora oggi parlano e aiutano a diventare più umani e attenti alle conseguenze di tanti apparenti pettegolezzi da poco, c'è il bellissimo Gli occhiali d'oro. Neanche cento pagine, eppure vi appare con delicatezza il ritratto di una decadenza e l'amicizia di due solitudini, sullo sfondo della Ferrara a un passo dalle leggi razziali. 

domenica 22 luglio 2018

22 luglio 1968 – 22 luglio 2018: Cinquant’anni dalla morte di Giovannino Guareschi

Cinquant’anni fa moriva a Cervia Giovannino Guareschi, scrittore umorista tra i più brillanti quanto opinionista caustico e aggressivo. Due estremi che sono lo specchio della sua personalità divisa tra una coerenza al limite della testardaggine e la sua generosa vocazione artistica. Per capire il carattere di questo autore basterà ripensare solo alla sua detenzione nei campi nazisti per prigionieri militari: per superare i disagi, il freddo e la noia decise di creare un giornalino parlato per i suoi compagni internati. Pur tra le morti e la fame Guareschi non smette di usare l’umorismo e la parola come arma di sopravvivenza, anche ripetendo a tutti “non muoio neanche se mi ammazzano!”. Un’esperienza – per chi fosse curioso – che viene riportata nel Diario clandestino (1943-1945).

Se la saga di Don Camillo e Peppone è un long seller che non ha bisogno di presentazioni, è invece un peccato che si siano dimenticati due romanzi davvero gustosi del Guareschi senza baffi, cioè quello pre-bellico: Il destino si chiama Clotilde e Il marito in collegio. Forse le prove migliori del Guareschi umorista: due libri adatti a dei lettori che cercano uno svago intelligente e leggero.
Il primo è un romanzo di avventure, picaresco, che prende in giro i romanzi a puntate delle riviste. Il protagonista, Filimario Dublé, coerente patologico, viene rapito da Clotilde Troll, ricca ereditiera che lo vuole cacciare dalla sua città. I contrasti, le trovate e gli incidenti sono tra i più vari e divertenti e, per capire già da subito il tono, basterebbe leggere i primi due capitoli dell’opera.

sabato 21 luglio 2018

#CritiCOMICS - «Mica si può restare a guardare»

Salvezza
di Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo
Feltrinelli, 2018
(Collana Feltrinelli Comics)

pp. 128
€ 16,00

Cosa scrivere per parlare di un libro che racconta della disperazione di migliaia di essere umani se, leggendolo, le lacrime scendono giù come raramente un testo scritto spinge a fare? In certi frangenti le parole non bastano, anzi, risultano riduttive e approssimative. Ecco, proprio in queste occasioni le immagini della nona arte vengono in nostro aiuto, con il loro forte peso evocativo e con una forza dirompente che non può lasciare indifferenti.
E di questa forza dirompente si sono serviti Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo, due nomi noti a chi si interessa di fumetti. Il primo è, tra le altre cose, autore, con Fabio Brucini, di Sinai, reportage a fumetti realizzato tra le tribù tuareg dell’Egitto, e ha collaborato con Marvel, DC Comics, Glénat, Sergio Bonelli Editore e Disney. Il secondo è un giornalista, scrittore e autore di saggi e inchieste, collaboratore de «La Lettura», «l’Unità» e Wired e autore di fiabe di impegno civile, come La mafia spiegata ai bambini, L’immigrazione spiegata ai bambini e L’ecologia spiegata ai bambini.

#CritiCINEMA - Il sacrificio del cervo sacro, o la nascita di una tragedia

Racconta il drammaturgo greco Euripide che Artemide, dea della caccia, pretese da Agamennone – come espiazione del suo peccato di hybris, l'arroganza con la quale egli l'aveva sfidata a eguagliare la bravura nell'uccisione di una cerva con una freccia, da lunga distanza – il sacrificio della sua figlia più bella, Ifigenia.
E di come alla fine fosse stata la dea stessa - mossa a pietà dall'abnegazione della fanciulla, che pur di permettere alle navi achee di salpare per Troia era pronta a morire per mano del suo stesso padre – a sostituire la vittima con una cerbiatta.

È questo il nucleo primigenio del Sacrificio del cervo sacro, ultimo film di Yorgos Lanthimos, vincitore della miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2017 e solo di recente arrivato nelle sale italiane.

Il regista greco traveste il mito calandolo nella quotidianità altoborghese di una famiglia americana.
Steven (Colin Farrell), apprezzato cardiologo e Anna (Nicole Kidman) sono benestanti, hanno una bella casa, due figli adorabili, un'intesa sessuale invidiabile, fatta anche di piccole perversioni innocenti.
L'andamento luminoso del loro ménage è intaccato dalla strana relazione che Steven ha con un ragazzino, Martin (un Barry Keoghan dai tratti stralunati, inquietanti, perfetti per il personaggio).

venerdì 20 luglio 2018

Quanto si può vivere di finzione?

Lo scrittore fantasma
di Philip Roth
Einaudi SuperET, 2015

1^ edizione originale: 1979
Traduzione di V. Mantovani

pp. 146
€ 11 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Un uomo, il suo destino e il suo lavoro: una cosa sola. Che terribile trionfo! (p. 61) 
Quando finisce l'ingenuità di un aspirante scrittore? Me lo sono chiesta quando, insieme a Nathan Zuckerman, ho bussato alla porta del grande scrittore Lonoff. Certo, Nathan ha solo ventitré anni anni, qualche racconto edito e una lusinghiera intervista sul «Saturday Review», e forse è normale che abbia idealizzato il suo autore preferito, che è per lui una sorta di modello incontestabile. Nathan è lì per trascorrere qualche ora con Lonoff, che abita isolato nel New England; uomo perlopiù schivo, si rivela invece accogliente e generoso nell'ascoltare il racconto della vita del suo giovane lettore e aspirante scrittore. Lonoff sa quel che ha letto sul giornale; ma ignora quanto Nathan sia crucciato da una questione familiare tutt'altro che semplice: lui ha scritto un racconto lungo particolarmente cinico e sprezzante su alcuni membri della sua famiglia ebrea, certamente caratteristici e dalle notevoli potenzialità narrative, ma pur sempre persone. E Nathan, lì per lì, non si è chiesto l'impatto che avrebbe avuto la pubblicazione di un simile lavoro sulla sua famiglia. Il padre e un giudice, che in passato ha aiutato il ragazzo nella sua carriera scolastica, cercano di far capire a Nathan le implicazioni etiche dell'opera («E tu capisci cosa vorrà dire questa storia, una volta pubblicata, per la gente che non ci conosce?», p. 73), inizialmente rifiutate, ma che restano come un rovello, sottotraccia, a minare le sicurezze del protagonista: 
Se un giorno avessi potuto anche solo avvicinarmi all'originalità e alla concitazione delle cose che accadono veramente! Ma se mai ci fossi riuscito, cosa avrebbero pensato di me mio padre e il giudice? Come avrebbero retto, i miei maggiori? E se non ne fossero stati capaci, se il colpo ai loro sentimenti fosse stato, insomma, troppo duro, come avrei retto io, a mia volta, al pensiero di essere odiato, vilipeso e rinnegato? (pp. 98-99)

Di terra e mare si nutre l'umanità che anela alla felicità

Di terra e mare,
di Raffaele La Capria e Silvio Perrella
Laterza, 2018

pp. 104
€ 14,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Raffaele La Capria e Silvio Perrella sono due grandi scrittori e, come tali, riescono a rendere palpabile anche ciò che è invisibile agli occhi. Per questo, dichiarano, il loro Di terra e mare è un dialogo essenziale scritto con la voce:
Se tu scrivi con la voce e la depositi nell’orecchio di un’altra persona, rimane. Il foglio, il foglio su cui scrivi con la voce, non è fatto di carta ma è l’anima dell’altro, la pagina mutevole dell’altro. (p. 59)

giovedì 19 luglio 2018

#LectorInFabula - Le fantasmagorie per l'infanzia di Andrea Vitali

Di impossibile non c’è niente
di Andrea Vitali
Salani, 2014

Illustrazioni di Fabiana Bocchi

p. 157 
€ 12,90




Per chi conosce Andrea Vitali solo per i suoi romanzi ambientati a Bellano, per quei gialli a fondo storico ridenti e chiacchierini con cui l'autore ha dato vita a un vero e proprio genere a sé e per i quali è amato da frotte di lettori, Di impossibile non c'è niente rappresenterà una novità. Si tratta infatti di una storia per ragazzini, che coinvolge i personaggi della tradizione mitica e favolistica, ma anche del folklore popolare, in una vicenda dal forte contenuto morale, alleggerita dalla consueta e immancabile ironia, di cui Vitali si mostra come sempre generoso. 
L'ambientazione iniziale è quella dell'ospizio Vistalago, dove Babbo Natale, in veste da camera e sguardo estatico, osserva le stelle recitando Leopardi. Lo scrittore gioca sullo straniamento, mentre tratteggia con pennellate rapide e precise un intero universo visionario, rivelando, oltre allo spirito che già conoscevamo, una fantasia vivace e instancabile.

Il "lato" più intimo della città, scoperte inedite, angoli nascosti: Alessandro Perissinotto e la sua Parigi

Parigi lato ferrovia,
di Alessandro Perissinotto
Laterza, 2018

pp. 142
€ 13,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Vi è mai venuto in mente di organizzare un viaggio in una città d’arte ed escludere dalle vostre visite tutte le mete più gettonate? Ad esempio, andare a Parigi e non camminare sull’Avenue des Champs-Elysées, arrampicarsi sulla collina di Montmartre, salire sulla Tour Eiffel o perdersi tra i corridoi del Louvre? A molti sembrerebbe un’eresia, invece Alessandro Perissinotto l’ha trasformata nella filosofia dietro al suo Parigi lato ferrovia, una guida per caso di turisti altrettanto casuali con l’intento di distoglierli dal flusso di massa delle grandi attrazioni locali, imperdibili, per carità, ma secondo lui non primarie nella visita della città.

mercoledì 18 luglio 2018

La violenza minore di un'adolescenza bolognese: "Tu che sei di me la miglior parte" di Enrico Brizzi

Tu che sei di me la miglior parte
di Enrico Brizzi
Mondadori, 2018

pp. 543
€ 20,00


Tommaso Bandiera è un bambino come tanti, che trascorre un'esistenza tutto sommato normale, nonostante sia orfano di padre; la sua famiglia è curiosa, ma non lo sono tutte le famiglie? Racconta in prima persone le proprie vicende, scandite nel libro da sezioni divise in base agli anni, dagli Ottanta fino ai primi Novanta. Come già sperimentato nei primi capitoli de Il matrimonio di mio fratello, l'infanzia del protagonista è narrata dal punto di vista del bambino ma con una proprietà di scrittura già matura; una formula ben riuscita, capace contemporaneamente di restituire la ricca inventiva della prosa di Brizzi e mantenere lo stupore, le scoperte e le piccole gioie tipiche dei primi anni di vita. Un episodio in apparenza marginale, che solo proseguendo nella lettura riusciremo ad inserire in una visione complessiva chiara e coerente, evidenzia questo doppio binario della scrittura: un giorno il nonno paterno di Tommaso costringe la donna di servizio africana a mostrarsi nuda al nipote. Lo sguardo ingenuo del bambino filtra, ma non riduce, l'enormità che si cela dietro una scena di questo tipo.

Rimbaud e la vedova di Edgardo Franzosini


Rimbaud e la vedova


a cura di Edgardo Franzosini
Collana Storie Skira
Edito da Skira, 2018


pp. 96 
dimensioni 14x21 cm
brossura



“La bellezza mi si era seduta sulle ginocchia, e stava per abbracciarmi, quando io l’ho schiaffeggiata e l’ho mandata via” – Arthur Rimbaud
Il fascino del “poeta maledetto” Arthur Rimbaud (Charleville, 20 ottobre 1854 – Marsiglia, 10 novembre 1891) continua a incantare vecchie e nuove generazioni, simbolo di un tormento esistenziale indissolubilmente legato al genio letterario, all’onestà intellettuale di un vissuto autenticamente esperito, il poeta al quale, secondo Max Jacob: "tutte le letterature debbono essere riconoscenti".

martedì 17 luglio 2018

#CritiCINEMA - Come sta il cinema tedesco? La risposta di Matteo Galli in 21 saggi (2003-2018)

A morte Venezia e altri saggi sul cinema
di Matteo Galli
Mimesis Edizioni, 2018

pp. 334
€ 28,00


Da poco pubblicato da Mimesis nella collana scientifica “Il quadrifoglio tedesco” – diretta da Karin Birge Gilardoni-Büch e Marco Castellari, e comprendente testi e studi relativi alla lingua, alla cultura e alla letteratura di lingua tedesca moderna e contemporanea – A morte Venezia e altri saggi sul cinema di Matteo Galli ha un titolo accattivante e che ben riesce a esprimerne l’essenza. Alludendo nel contempo al celebre romanzo di Thomas Mann La morte a Venezia (1912), al film di Luchino Visconti Morte a Venezia (1971) e, con più sofisticazione, al manifesto futurista Contro Venezia passatista (1910), il volume annuncia una natura felicemente "ibrida" – meglio: focalizzata sull’ibridazione tra le arti nel suo senso più positivo e stimolante – e una vis, se non apocalittica e rivoluzionaria come quella di Filippo Tommaso Marinetti e sodali, certamente critica e spiccatamente personale. Cinematografia, letteratura e cultura tedesca sono difatti al centro dell'eterogenea raccolta, non meno dei loro rapporti con i corrispettivi italiani.

Marcello Simoni e il Medioevo: un binomio dal successo assicurato

Il patto dell'abate nero,
di Marcello Simoni
Newton Compton Editori, 2018

pp. 384
€ 9,90 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)



Fino a qualche settimana a chi mi avesse chiesto numi su Marcello Simoni avrei risposto, semplicemente, "è l’autore dei libri ammonticchiati a piramide all’ingresso delle librerie e che vende tantissime copie". Non avrei saputo spiegare perché né dire di più sulle sue qualità di scrittura, non conoscendo nemmeno gli argomenti principali dei suoi bestsellers. Presentandomi la possibilità di scoprirlo, non ci ho pensato due volte e mi sono ricordata di mio papà che, pur amando Carrère e gli scrittori russi, ha divorato in un soffio Il mercante dei libri maledetti un paio di anni fa.
Così la curiosità mi ha spinto tra le braccia del secondo volume della Secretum Saga, Il patto dell’abate nero, uscito per Newton & Compton il 28 giugno. Non abbattetevi se avete perso il primo volume: così è stato anche per me, ma non per questo la storia di Bianca de Brancacci e del ladro Tigrinus non è riuscita tenermi in ostaggio durante tutta la lettura.

lunedì 16 luglio 2018

La letteratura come legna da ardere: "Manaraga" di Vladimir Sorokin

Manaraga
di Vladimir Sorokin
Bompiani, 2018

pp. 224
€ 17


Tocca al manzo Kobe con L’adolescente. Una bistecca di discreto spessore, non di arrachera. Il libro è in edizione economica. Con sottile e pregiata carta di Lubecca della fine del diciannovesimo secolo. Dovrò leggere il più veloce possibile, “in diagonale”. Una lettura così è come un volo acrobatico […]. È una lettura impavida. Noi diciamo che “ti avvampa negli occhi”. Ma può farlo a tal punto da incendiare il libro, mentre la bistecca resta cruda. E tu finisci al patibolo! Con la testa nel cappello bianco che rotola giù…
È il 2035: il mondo riemerge dopo il Nuovo medioevo e la Seconda rivoluzione musulmana, gli uomini sono totalmente dipendenti dalle “pulci” innestate nei loro cervelli tramite le quali riescono a ricavare informazioni vitali sull’ambiente circostante e sull’omeostasi interna, la Baviera e altre zone dell’Europa sono diventate regni o cadute in preda alla barbare e, con la pubblicazione dei libri passata totalmente al digitale – agile e rapido ma carente in quanto a materia –, nasce il book’n’grill, ossia la tecnica di cucinare pregiati piatti utilizzando prime edizioni, ormai rarità conservate nei musei, come legna da ardere.
Buona parte del romanzo, che si presenta quasi come un saggio sulla nuova moda mondiale, viene investita nello spiegare al lettore quali siano le capacità che un book’griller stellato deve possedere per soddisfare i raffinati palati dei clienti di tutto il globo. Così, da lettori seguiamo le vicende di Geza Jasnodvorskij, specializzato nella “cucina russa”, che nella più perfetta clandestinità incontra postini e corrieri e si ritrova in sfarzose ville ottocentesche e lussuosi yacht per cucinare Tolstoj, Cechov e Nabokov.

Il crinale tra bene e male sempre più sfumato per tre “sbirre”

Sbirre
di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni
Nero Rizzoli, 2018

pp. 221
€ 18,50 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Ci sono delle ombre, in queste donne, come c'è del nero nel nostro presente, che seppellisce segreti nel deep web o in una sim del cellulare. Lo stesso crinale tra bene e male è sempre più sfumato, e lo sanno bene le protagoniste di Sbirre, opera che raccoglie tre racconti lunghi firmati da altrettanti maestri del noir italiano. Un'operazione del tutto commerciale in vista delle letture da ombrellone? Non è dato saperlo, né è rilevante: conta quanto ci si immerga subito nelle tre storie, cascando nella trappola degli scrittori, ovvero cercando di arrivare prima possibile alla soluzione del crimine. E, a quanto pare, imbattersi nel crimine richiede alle sbirre di farne parte almeno temporaneamente, di sporcasi le mani e di rischiare di entrarvi anche troppo. 

domenica 15 luglio 2018

Alice Basso torna con un giallo misto di rosa




La scrittrice del mistero
di Alice Basso
Garzanti, 2018


pp. 336
€ 17,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ho iniziato a leggere Alice Basso nel 2015 quando esordì con il romanzo L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome (sempre Garzanti). La protagonista era, allora come nell’ultimo libro La scrittrice del mistero, Silvana Sarca, alias Vani, di professione ghostwriter. La dote che caratterizza Vani è la sua capacità di capire le persone, di interpretare i loro pensieri e di osservarne movimenti, espressioni, gesti. Vani talvolta appare come una persona molto strana, quasi asociale, ma in realtà si rivela man mano sensibile, altruista e attenta ai bisogni degli altri.
All’inizio dell’ultimo libro, l’autrice Basso accenna ad antefatti che possano far comprendere al lettore che non ha letto i libri precedenti qualche elemento per inquadrare la storia. Pur trattandosi di una serie, i singoli romanzi si possono leggere singolarmente, l’ordine cronologico, tuttavia, sarebbe di aiuto per seguire la storia d’amore tra Vani e il maturo ispettore Berganza, elemento cardine e cornice di tutte le altre vicende che si susseguono nelle narrazioni.

Il calcio italiano: vita, morte e miracoli di un intero popolo

Nulla al mondo di più bello
L'epopea del calcio italiano tra guerra e pace 1936-1950
di Enrico Brizzi
Editori Laterza, 2018


pp. 316 
€ 20 (cartaceo)


Leggere Nulla al mondo di più bello. L'epopea del calcio italiano fra guerra e pace 1938-1950 di Enrico Brizzi uscito per Laterza nelle settimane clou del Mondiale di Russia è un esercizio perfetto per comprenderne, ancora più, la quasi totale perfezione. Infatti questo volume di Brizzi fa parte di uno studio, attento e rigoroso (nonché pressoché inedito con tale mole di documentazione) del nostro calcio, dagli albori ai, presumibili, giorni nostri. Già perché se si prendono i precedenti Vincere o morire. Gli assi del calcio in camicia nera e Il meraviglioso giuoco. Pionieri ed eroi del calcio italiano 1887-1926, ci si accorge di come l’autore bolognese, quasi facendo il paio con la professione del padre, docente di storia, abbia tutta l’intenzione di divenire l’alfiere (dovremmo dire forse il Virgilio, ma non vogliamo scomodare paragoni troppo illustri) del gioco che più affascina gli italiani da, praticamente, sempre: quel giuoco del calcio che, forse mai, è stato gioco ma è stato anche, e soprattutto, vita, morte e miracoli di un intero popolo.

sabato 14 luglio 2018

#CriticaLibera - Per una nota a margine a "Patria"


Ci sono romanzi che commuovono. Ci sono romanzi che fanno arrabbiare. Ci sono romanzi che mettono paura. Ci sono romanzi che annoiano e ci sono romanzi che divertono. Poi ci sono quelli che rapiscono e ce ne sono altri che tolgono il sonno. Ci sono anche romanzi che emozionano. E poi, alla fine, ogni tanto, sempre più raramente, ci sono romanzi totali, romanzi che sono universi complessi che intrappolano il lettore nella finzione, una finzione che scarnifica la realtà fino a mostrarne le ossa, la parte più dura e ruvida. Spesso sono romanzi universali: anche se narrano di un tempo e un luogo specifico avranno sempre qualcosa da dire a chiunque, in ogni epoca e in ogni angolo del Pianeta. A questa ultima categoria di romanzi appartiene Patria, di Fernando Aramburu, in Spagna ormai giunto a più di venti edizioni, tradotto in decine di lingue; in Italia premiato, tra gli altri, dallo Strega europeo. Già recensito a suo tempo su queste pagine da Gloria Ghioni, Patria è, senza mezze misure e con notevole distacco, il più importante romanzo in lingua spagnola del XXI secolo. Ciononostante, affonda le sue radici nel secolo scorso, il Novecento, durante il quale la Spagna conosce una sanguinosa e fratricida Guerra Civile, quasi quattro decenni di dittatura che hanno lasciato come strascico, tra gli altri, la lotta armata nei Paesi Baschi, ETA.

venerdì 13 luglio 2018

"Le dodici vite di Samuel Hawley"... più una

Le dodici vite di Samuel Hawley
di Hannah Tinti
Nutrimenti, 2018

pp. 448 
€ 20



Cosa sa Loo della madre Lily, di cui non conserva alcun ricordo se non quei pochi oggetti personali – delle polaroid ingiallite, flaconcini di bagnoschiuma, un accappatoio – che, come feticci religiosi, il padre appende in bagno ogni volta che i due si trasferiscono in una nuova città? Cosa può sapere Loo, diminutivo di Louise, di quella donna che il padre ama ancora dopo tanti anni dalla sua scomparsa, e intorno alla cui morte sembra aleggiare un mistero insondabile?
Sa che è vissuta, certamente; che da qualche parte, in qualche tempo, loro due hanno condiviso lo stesso spazio vitale, e sa che oggi non c'è più; eppure, dopo tante ricerche infruttuose attraverso i silenzi del padre,
adesso sapeva anche qualcos’altro, qualcosa in più di quelle vecchie foto, ritagli e parole infestate da fantasmi. Sapeva che sua madre si tuffava dagli argini. Che era abbastanza forte da nuotare in mezzo alle navi in manovra. Che portava i guanti e si rotolava nelle alghe e anche lei aveva un padre. Che era cresciuta in una casa piena di colore. E che aveva vissuto una vita intera prima di conoscere Sam Hawley.

#PagineCritiche - Invito a teatro: un piccolo manuale per assistere con consapevolezza al grande teatro

Invito a teatro - Manuale minimo dello spettatore
di Luigi Allegri
Laterza, 2018

pp. 150
€ 13 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Nella cultura novecentesca e post-novecentesca il teatro non ha più lo stesso ruolo e la stessa funzione che aveva fino all'Ottocento. Non è più il luogo in cui si rappresentano storie che facciano ridere o piangere [...], insomma non è più il luogo in cui un linguaggio si confronta col mondo e lo descrive (p. VIII).
Assistere a uno spettacolo teatrale è da sempre una delle esperienze culturali che preferisco, perché permette allo spettatore di avere un contatto immediato con la storia e i personaggi, senza il filtro insito, invece, nello schermo televisivo e cinematografico.
È perciò con molte aspettative che mi sono avvicinata a Invito a teatro - Manuale minimo dello spettatore (Laterza, 2018), un volumetto scritto da Luigi Allegri, insegnante di Storia del teatro e dello spettacolo presso l'Università di Parma.
Questo libricino di 150 pagine ambisce ad aumentare la consapevolezza del cittadino che assume il ruolo di spettatore teatrale, poiché non sempre uno spettacolo è immediatamente comprensibile, ma molte volte necessita di un'introduzione, di una sorta di approccio guidato alla trama e ai personaggi.

giovedì 12 luglio 2018

#PagineCritiche - La virgola? Non ha certo un solo carattere...!



Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto.
di Leonardo G. Luccone
Editori Laterza, 2018

pp. 244
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




«Ho lavorato a un poema tutto il giorno. La mattina ho aggiunto una virgola, nel pomeriggio l'ho tolta». Queste parole di Oscar Wilde sono citate a pag. 52 del testo di Luccone, ma è proprio dalla verve e dall'apparente paradosso di Wilde che voglio cominciare, perché mi sembra un'ottima via d'accesso allo stile e allo spirito di Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto. È un'ottima via d'accesso perché mette subito al centro del discorso l'importanza capitale della punteggiatura e il fatto che - come l'autore non si stanca mai di ripetere - bisogna liberarsi della convinzione che le virgole servano solo per segnalare una pausa o "per far respirare chi legge".

Ossessionata dalla bellezza: "Jezabel" di Irène Némirovsky

Jezabel
di Irène Némirovsky
Adelphi, 2007

pp. 194
€ 10,00

Titolo originale: Jézabel (1936)
Traduzione di Laura Frausin Guarino

Nella gabbia degli imputati, Gladys Eysenach attende il verdetto. È pallida, stravolta dalla fatica e dalla paura, ma è ancora bella. La notte di Natale del 1934, nella sua stanza da letto, ha ucciso quello che si presume essere il suo giovane amante. Bernard Martin aveva vent'anni e nessuno, nella cerchia di conoscenze della donna, ha mai sentito parlare di lui, eppure nessuno appare stupito: Gladys è famosa per le sue relazioni e il suo spirito libero. Nonostante abbia un compagno fisso da anni, il conte Monti, i mormorii che la circondano non si sono attenuati, né la sua fama di frequentatrice di postriboli. L'avvocato dell'accusa, di fronte alla giuria, si accanisce su di lei smontando le sue risposte vaghe e le incongruenze del suo ragionamento pezzo dopo pezzo, attaccandola con una precisione che rasenta la crudeltà: 
Non è stata invece questa donna, forte della sua bellezza, della sua ricchezza, del suo prestigio mondano, questa donna che vedete davanti a voi, signori giurati, ad attirare il giovane nella sua rete per corromperlo prima di ucciderlo? Queste cortigiane del gran mondo possono essere più pericolose delle altre perché sono più belle e più raffinate! Smascheriamo l'ipocrisia che consiste nell'esaltare queste etere eleganti e nel riservare tutto il nostro disprezzo alle umili praticanti dell'amore venale! Quelle di cui parlo, le varie Gladys Eysenach, vogliono l'anima dei loro amanti, e la vita! (p. 23)

mercoledì 11 luglio 2018

Una gita a Monk's House, a Sissinghurst e a Knole: Nico Strachey ci porta a casa di Virginia Woolf, di Vita Sackville-West e di suo cugino Eddy

Stanze tutte per sé.
Eddy Sackville-West, Virginia Woolf, Vita Sackville-West
di Nino Strachey
traduzione di Claudia Valeria Letizia
L’ippocampo, 2018

pp. 192
€ 25,00

Ci sono almeno tre ragioni per cui Stanze tutte per sé, il volume che Nino Strachey ha dedicato alle dimore di Virginia Woolf, Vita Sackville-West e su cugino Eddy dovrebbe avere un posto d’onore nella vostra biblioteca. La prima, e forse la più scontata, è che se amate queste figure e le loro opere (e qui sono ammesse e benvenute le derive più fanatiche e feticiste del fenomeno) è del tutto ovvio che possediate anche questa pubblicazione incentrata sulle case in cui vissero nella prima metà del secolo scorso, fra il Kent e l’East Sussex. La seconda, più liminare ma non meno valida, è che se siete cultori delle biografie dei grandi artisti e scrittori siete certamente ben consapevoli di quanta importanza abbiano dimore e studi nella definizione delle singole personalità e sensibilità; un fatto, questo, da cui derivano il fascino e, sia detto senza vis polemica, l’appeal turistico di tutte le cosiddette (e per certi versi famigerate) case-museo. La terza, che conquisterà anche i più profani in materia bloomsburyana, è che il volume rappresenta una vera e propria gioia per gli occhi di qualunque esteta, appassionato d’arte (pura e soprattutto applicata, per il senso che ancora possono avere queste categorie) e di storia del costume: un esempio davvero gradevolissimo di che cosa significhi dare un senso “esistenziale” al proprio focolare domestico, arricchito però dall’aura di personaggi che, oltre a lasciare un segno indelebile nella storia della letteratura, osarono vivere con coraggio alle proprie condizioni, refrattari alla moralità e alle norme del “buon costume” vigenti nell’Inghilterra di allora.

Mistero nella casa di bambole: un gioiello in miniatura per Vita Sackville-West

Mistero nella casa di bambole
di Vita Sackville-West
L’ippocampo, 2018

pp. 48
€ 19,90 

Titolo originale: A Note of Explanation / A Little Tale of Secrets and Enchantment from Queen Mary’s Dolls’ House

Traduzione di Claudia Valeria Letizia
Illustrazioni di Kate Baylay
Postfazione di Matthew Dennison 


Una storia che parla di una regina che possiede una casa di bambole, custodita nella biblioteca della casa di bambole della regina: il volume di Vita Sackville-West, meravigliosamente riedito da L’ippocampo edizioni, è un piccolo gioiello metaletterario risalente al lontano 1924. Vita era stata scelta, insieme ad altri centosettanta scrittori, considerati rappresentativi della letteratura del tempo, per realizzare i minuscoli volumi che avrebbero dato lustro ad un dono destinato alla regina Mary, moglie di Giorgio V. La proposta di Vita è quella di una storia leggera e giocosa, ma nient'affatto banale, che rivela il gusto dell'autrice per il superamento delle convenzioni e dei limiti imposti. La fiaba inizia infatti con i visitatori che ogni giorno si assiepano di fronte alla casa di bambole, talmente perfetta nei suoi più minimi dettagli che tutti avrebbero voluto farsi piccini e potervi entrare, per godere di tali comodità e meraviglie. La postilla ironica dell'autrice, però, provvede subito a riportare il lettore alla corretta chiave interpretativa da applicare al testo: 
Ma poiché quella gente abitava a Londra e non in una tana di conigli, e aveva pagato uno scellino per sbirciare nella casa di bambole, e doveva proseguire per lasciar posto agli altri in coda, non poteva proprio far nulla di tutte quelle cose incantevoli. (p. 8)