domenica 22 luglio 2018

22 luglio 1968 – 22 luglio 2018: Cinquant’anni dalla morte di Giovannino Guareschi

Cinquant’anni fa moriva a Cervia Giovannino Guareschi, scrittore umorista tra i più brillanti quanto opinionista caustico e aggressivo. Due estremi che sono lo specchio della sua personalità divisa tra una coerenza al limite della testardaggine e la sua generosa vocazione artistica. Per capire il carattere di questo autore basterà ripensare solo alla sua detenzione nei campi nazisti per prigionieri militari: per superare i disagi, il freddo e la noia decise di creare un giornalino parlato per i suoi compagni internati. Pur tra le morti e la fame Guareschi non smette di usare l’umorismo e la parola come arma di sopravvivenza, anche ripetendo a tutti “non muoio neanche se mi ammazzano!”. Un’esperienza – per chi fosse curioso – che viene riportata nel Diario clandestino (1943-1945).

Se la saga di Don Camillo e Peppone è un long seller che non ha bisogno di presentazioni, è invece un peccato che si siano dimenticati due romanzi davvero gustosi del Guareschi senza baffi, cioè quello pre-bellico: Il destino si chiama Clotilde e Il marito in collegio. Forse le prove migliori del Guareschi umorista: due libri adatti a dei lettori che cercano uno svago intelligente e leggero.
Il primo è un romanzo di avventure, picaresco, che prende in giro i romanzi a puntate delle riviste. Il protagonista, Filimario Dublé, coerente patologico, viene rapito da Clotilde Troll, ricca ereditiera che lo vuole cacciare dalla sua città. I contrasti, le trovate e gli incidenti sono tra i più vari e divertenti e, per capire già da subito il tono, basterebbe leggere i primi due capitoli dell’opera.

sabato 21 luglio 2018

#CritiCOMICS - «Mica si può restare a guardare»

Salvezza
di Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo
Feltrinelli, 2018
(Collana Feltrinelli Comics)

pp. 128
€ 16,00

Cosa scrivere per parlare di un libro che racconta della disperazione di migliaia di essere umani se, leggendolo, le lacrime scendono giù come raramente un testo scritto spinge a fare? In certi frangenti le parole non bastano, anzi, risultano riduttive e approssimative. Ecco, proprio in queste occasioni le immagini della nona arte vengono in nostro aiuto, con il loro forte peso evocativo e con una forza dirompente che non può lasciare indifferenti.
E di questa forza dirompente si sono serviti Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo, due nomi noti a chi si interessa di fumetti. Il primo è, tra le altre cose, autore, con Fabio Brucini, di Sinai, reportage a fumetti realizzato tra le tribù tuareg dell’Egitto, e ha collaborato con Marvel, DC Comics, Glénat, Sergio Bonelli Editore e Disney. Il secondo è un giornalista, scrittore e autore di saggi e inchieste, collaboratore de «La Lettura», «l’Unità» e Wired e autore di fiabe di impegno civile, come La mafia spiegata ai bambini, L’immigrazione spiegata ai bambini e L’ecologia spiegata ai bambini.

#CritiCINEMA - Il sacrificio del cervo sacro, o la nascita di una tragedia

Racconta il drammaturgo greco Euripide che Artemide, dea della caccia, pretese da Agamennone – come espiazione del suo peccato di hybris, l'arroganza con la quale egli l'aveva sfidata a eguagliare la bravura nell'uccisione di una cerva con una freccia, da lunga distanza – il sacrificio della sua figlia più bella, Ifigenia.
E di come alla fine fosse stata la dea stessa - mossa a pietà dall'abnegazione della fanciulla, che pur di permettere alle navi achee di salpare per Troia era pronta a morire per mano del suo stesso padre – a sostituire la vittima con una cerbiatta.

È questo il nucleo primigenio del Sacrificio del cervo sacro, ultimo film di Yorgos Lanthimos, vincitore della miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2017 e solo di recente arrivato nelle sale italiane.

Il regista greco traveste il mito calandolo nella quotidianità altoborghese di una famiglia americana.
Steven (Colin Farrell), apprezzato cardiologo e Anna (Nicole Kidman) sono benestanti, hanno una bella casa, due figli adorabili, un'intesa sessuale invidiabile, fatta anche di piccole perversioni innocenti.
L'andamento luminoso del loro ménage è intaccato dalla strana relazione che Steven ha con un ragazzino, Martin (un Barry Keoghan dai tratti stralunati, inquietanti, perfetti per il personaggio).

venerdì 20 luglio 2018

Quanto si può vivere di finzione?

Lo scrittore fantasma
di Philip Roth
Einaudi SuperET, 2015

1^ edizione originale: 1979
Traduzione di V. Mantovani

pp. 146
€ 11 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Un uomo, il suo destino e il suo lavoro: una cosa sola. Che terribile trionfo! (p. 61) 
Quando finisce l'ingenuità di un aspirante scrittore? Me lo sono chiesta quando, insieme a Nathan Zuckerman, ho bussato alla porta del grande scrittore Lonoff. Certo, Nathan ha solo ventitré anni anni, qualche racconto edito e una lusinghiera intervista sul «Saturday Review», e forse è normale che abbia idealizzato il suo autore preferito, che è per lui una sorta di modello incontestabile. Nathan è lì per trascorrere qualche ora con Lonoff, che abita isolato nel New England; uomo perlopiù schivo, si rivela invece accogliente e generoso nell'ascoltare il racconto della vita del suo giovane lettore e aspirante scrittore. Lonoff sa quel che ha letto sul giornale; ma ignora quanto Nathan sia crucciato da una questione familiare tutt'altro che semplice: lui ha scritto un racconto lungo particolarmente cinico e sprezzante su alcuni membri della sua famiglia ebrea, certamente caratteristici e dalle notevoli potenzialità narrative, ma pur sempre persone. E Nathan, lì per lì, non si è chiesto l'impatto che avrebbe avuto la pubblicazione di un simile lavoro sulla sua famiglia. Il padre e un giudice, che in passato ha aiutato il ragazzo nella sua carriera scolastica, cercano di far capire a Nathan le implicazioni etiche dell'opera («E tu capisci cosa vorrà dire questa storia, una volta pubblicata, per la gente che non ci conosce?», p. 73), inizialmente rifiutate, ma che restano come un rovello, sottotraccia, a minare le sicurezze del protagonista: 
Se un giorno avessi potuto anche solo avvicinarmi all'originalità e alla concitazione delle cose che accadono veramente! Ma se mai ci fossi riuscito, cosa avrebbero pensato di me mio padre e il giudice? Come avrebbero retto, i miei maggiori? E se non ne fossero stati capaci, se il colpo ai loro sentimenti fosse stato, insomma, troppo duro, come avrei retto io, a mia volta, al pensiero di essere odiato, vilipeso e rinnegato? (pp. 98-99)

Di terra e mare si nutre l'umanità che anela alla felicità

Di terra e mare,
di Raffaele La Capria e Silvio Perrella
Laterza, 2018

pp. 104
€ 14,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Raffaele La Capria e Silvio Perrella sono due grandi scrittori e, come tali, riescono a rendere palpabile anche ciò che è invisibile agli occhi. Per questo, dichiarano, il loro Di terra e mare è un dialogo essenziale scritto con la voce:
Se tu scrivi con la voce e la depositi nell’orecchio di un’altra persona, rimane. Il foglio, il foglio su cui scrivi con la voce, non è fatto di carta ma è l’anima dell’altro, la pagina mutevole dell’altro. (p. 59)

giovedì 19 luglio 2018

#LectorInFabula - Le fantasmagorie per l'infanzia di Andrea Vitali

Di impossibile non c’è niente
di Andrea Vitali
Salani, 2014

Illustrazioni di Fabiana Bocchi

p. 157 
€ 12,90




Per chi conosce Andrea Vitali solo per i suoi romanzi ambientati a Bellano, per quei gialli a fondo storico ridenti e chiacchierini con cui l'autore ha dato vita a un vero e proprio genere a sé e per i quali è amato da frotte di lettori, Di impossibile non c'è niente rappresenterà una novità. Si tratta infatti di una storia per ragazzini, che coinvolge i personaggi della tradizione mitica e favolistica, ma anche del folklore popolare, in una vicenda dal forte contenuto morale, alleggerita dalla consueta e immancabile ironia, di cui Vitali si mostra come sempre generoso. 
L'ambientazione iniziale è quella dell'ospizio Vistalago, dove Babbo Natale, in veste da camera e sguardo estatico, osserva le stelle recitando Leopardi. Lo scrittore gioca sullo straniamento, mentre tratteggia con pennellate rapide e precise un intero universo visionario, rivelando, oltre allo spirito che già conoscevamo, una fantasia vivace e instancabile.

Il "lato" più intimo della città, scoperte inedite, angoli nascosti: Alessandro Perissinotto e la sua Parigi

Parigi lato ferrovia,
di Alessandro Perissinotto
Laterza, 2018

pp. 142
€ 13,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Vi è mai venuto in mente di organizzare un viaggio in una città d’arte ed escludere dalle vostre visite tutte le mete più gettonate? Ad esempio, andare a Parigi e non camminare sull’Avenue des Champs-Elysées, arrampicarsi sulla collina di Montmartre, salire sulla Tour Eiffel o perdersi tra i corridoi del Louvre? A molti sembrerebbe un’eresia, invece Alessandro Perissinotto l’ha trasformata nella filosofia dietro al suo Parigi lato ferrovia, una guida per caso di turisti altrettanto casuali con l’intento di distoglierli dal flusso di massa delle grandi attrazioni locali, imperdibili, per carità, ma secondo lui non primarie nella visita della città.

mercoledì 18 luglio 2018

La violenza minore di un'adolescenza bolognese: "Tu che sei di me la miglior parte" di Enrico Brizzi

Tu che sei di me la miglior parte
di Enrico Brizzi
Mondadori, 2018

pp. 543
€ 20,00


Tommaso Bandiera è un bambino come tanti, che trascorre un'esistenza tutto sommato normale, nonostante sia orfano di padre; la sua famiglia è curiosa, ma non lo sono tutte le famiglie? Racconta in prima persone le proprie vicende, scandite nel libro da sezioni divise in base agli anni, dagli Ottanta fino ai primi Novanta. Come già sperimentato nei primi capitoli de Il matrimonio di mio fratello, l'infanzia del protagonista è narrata dal punto di vista del bambino ma con una proprietà di scrittura già matura; una formula ben riuscita, capace contemporaneamente di restituire la ricca inventiva della prosa di Brizzi e mantenere lo stupore, le scoperte e le piccole gioie tipiche dei primi anni di vita. Un episodio in apparenza marginale, che solo proseguendo nella lettura riusciremo ad inserire in una visione complessiva chiara e coerente, evidenzia questo doppio binario della scrittura: un giorno il nonno paterno di Tommaso costringe la donna di servizio africana a mostrarsi nuda al nipote. Lo sguardo ingenuo del bambino filtra, ma non riduce, l'enormità che si cela dietro una scena di questo tipo.

Rimbaud e la vedova di Edgardo Franzosini


Rimbaud e la vedova


a cura di Edgardo Franzosini
Collana Storie Skira
Edito da Skira, 2018


pp. 96 
dimensioni 14x21 cm
brossura



“La bellezza mi si era seduta sulle ginocchia, e stava per abbracciarmi, quando io l’ho schiaffeggiata e l’ho mandata via” – Arthur Rimbaud
Il fascino del “poeta maledetto” Arthur Rimbaud (Charleville, 20 ottobre 1854 – Marsiglia, 10 novembre 1891) continua a incantare vecchie e nuove generazioni, simbolo di un tormento esistenziale indissolubilmente legato al genio letterario, all’onestà intellettuale di un vissuto autenticamente esperito, il poeta al quale, secondo Max Jacob: "tutte le letterature debbono essere riconoscenti".

martedì 17 luglio 2018

#CritiCINEMA - Come sta il cinema tedesco? La risposta di Matteo Galli in 21 saggi (2003-2018)

A morte Venezia e altri saggi sul cinema
di Matteo Galli
Mimesis Edizioni, 2018

pp. 334
€ 28,00


Da poco pubblicato da Mimesis nella collana scientifica “Il quadrifoglio tedesco” – diretta da Karin Birge Gilardoni-Büch e Marco Castellari, e comprendente testi e studi relativi alla lingua, alla cultura e alla letteratura di lingua tedesca moderna e contemporanea – A morte Venezia e altri saggi sul cinema di Matteo Galli ha un titolo accattivante e che ben riesce a esprimerne l’essenza. Alludendo nel contempo al celebre romanzo di Thomas Mann La morte a Venezia (1912), al film di Luchino Visconti Morte a Venezia (1971) e, con più sofisticazione, al manifesto futurista Contro Venezia passatista (1910), il volume annuncia una natura felicemente "ibrida" – meglio: focalizzata sull’ibridazione tra le arti nel suo senso più positivo e stimolante – e una vis, se non apocalittica e rivoluzionaria come quella di Filippo Tommaso Marinetti e sodali, certamente critica e spiccatamente personale. Cinematografia, letteratura e cultura tedesca sono difatti al centro dell'eterogenea raccolta, non meno dei loro rapporti con i corrispettivi italiani.

Marcello Simoni e il Medioevo: un binomio dal successo assicurato

Il patto dell'abate nero,
di Marcello Simoni
Newton Compton Editori, 2018

pp. 384
€ 9,90 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)



Fino a qualche settimana a chi mi avesse chiesto numi su Marcello Simoni avrei risposto, semplicemente, "è l’autore dei libri ammonticchiati a piramide all’ingresso delle librerie e che vende tantissime copie". Non avrei saputo spiegare perché né dire di più sulle sue qualità di scrittura, non conoscendo nemmeno gli argomenti principali dei suoi bestsellers. Presentandomi la possibilità di scoprirlo, non ci ho pensato due volte e mi sono ricordata di mio papà che, pur amando Carrère e gli scrittori russi, ha divorato in un soffio Il mercante dei libri maledetti un paio di anni fa.
Così la curiosità mi ha spinto tra le braccia del secondo volume della Secretum Saga, Il patto dell’abate nero, uscito per Newton & Compton il 28 giugno. Non abbattetevi se avete perso il primo volume: così è stato anche per me, ma non per questo la storia di Bianca de Brancacci e del ladro Tigrinus non è riuscita tenermi in ostaggio durante tutta la lettura.

lunedì 16 luglio 2018

La letteratura come legna da ardere: "Manaraga" di Vladimir Sorokin

Manaraga
di Vladimir Sorokin
Bompiani, 2018

pp. 224
€ 17


Tocca al manzo Kobe con L’adolescente. Una bistecca di discreto spessore, non di arrachera. Il libro è in edizione economica. Con sottile e pregiata carta di Lubecca della fine del diciannovesimo secolo. Dovrò leggere il più veloce possibile, “in diagonale”. Una lettura così è come un volo acrobatico […]. È una lettura impavida. Noi diciamo che “ti avvampa negli occhi”. Ma può farlo a tal punto da incendiare il libro, mentre la bistecca resta cruda. E tu finisci al patibolo! Con la testa nel cappello bianco che rotola giù…
È il 2035: il mondo riemerge dopo il Nuovo medioevo e la Seconda rivoluzione musulmana, gli uomini sono totalmente dipendenti dalle “pulci” innestate nei loro cervelli tramite le quali riescono a ricavare informazioni vitali sull’ambiente circostante e sull’omeostasi interna, la Baviera e altre zone dell’Europa sono diventate regni o cadute in preda alla barbare e, con la pubblicazione dei libri passata totalmente al digitale – agile e rapido ma carente in quanto a materia –, nasce il book’n’grill, ossia la tecnica di cucinare pregiati piatti utilizzando prime edizioni, ormai rarità conservate nei musei, come legna da ardere.
Buona parte del romanzo, che si presenta quasi come un saggio sulla nuova moda mondiale, viene investita nello spiegare al lettore quali siano le capacità che un book’griller stellato deve possedere per soddisfare i raffinati palati dei clienti di tutto il globo. Così, da lettori seguiamo le vicende di Geza Jasnodvorskij, specializzato nella “cucina russa”, che nella più perfetta clandestinità incontra postini e corrieri e si ritrova in sfarzose ville ottocentesche e lussuosi yacht per cucinare Tolstoj, Cechov e Nabokov.

Il crinale tra bene e male sempre più sfumato per tre “sbirre”

Sbirre
di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni
Nero Rizzoli, 2018

pp. 221
€ 18,50 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Ci sono delle ombre, in queste donne, come c'è del nero nel nostro presente, che seppellisce segreti nel deep web o in una sim del cellulare. Lo stesso crinale tra bene e male è sempre più sfumato, e lo sanno bene le protagoniste di Sbirre, opera che raccoglie tre racconti lunghi firmati da altrettanti maestri del noir italiano. Un'operazione del tutto commerciale in vista delle letture da ombrellone? Non è dato saperlo, né è rilevante: conta quanto ci si immerga subito nelle tre storie, cascando nella trappola degli scrittori, ovvero cercando di arrivare prima possibile alla soluzione del crimine. E, a quanto pare, imbattersi nel crimine richiede alle sbirre di farne parte almeno temporaneamente, di sporcasi le mani e di rischiare di entrarvi anche troppo. 

domenica 15 luglio 2018

Alice Basso torna con un giallo misto di rosa




La scrittrice del mistero
di Alice Basso
Garzanti, 2018


pp. 336
€ 17,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ho iniziato a leggere Alice Basso nel 2015 quando esordì con il romanzo L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome (sempre Garzanti). La protagonista era, allora come nell’ultimo libro La scrittrice del mistero, Silvana Sarca, alias Vani, di professione ghostwriter. La dote che caratterizza Vani è la sua capacità di capire le persone, di interpretare i loro pensieri e di osservarne movimenti, espressioni, gesti. Vani talvolta appare come una persona molto strana, quasi asociale, ma in realtà si rivela man mano sensibile, altruista e attenta ai bisogni degli altri.
All’inizio dell’ultimo libro, l’autrice Basso accenna ad antefatti che possano far comprendere al lettore che non ha letto i libri precedenti qualche elemento per inquadrare la storia. Pur trattandosi di una serie, i singoli romanzi si possono leggere singolarmente, l’ordine cronologico, tuttavia, sarebbe di aiuto per seguire la storia d’amore tra Vani e il maturo ispettore Berganza, elemento cardine e cornice di tutte le altre vicende che si susseguono nelle narrazioni.

Il calcio italiano: vita, morte e miracoli di un intero popolo

Nulla al mondo di più bello
L'epopea del calcio italiano tra guerra e pace 1936-1950
di Enrico Brizzi
Editori Laterza, 2018


pp. 316 
€ 20 (cartaceo)


Leggere Nulla al mondo di più bello. L'epopea del calcio italiano fra guerra e pace 1938-1950 di Enrico Brizzi uscito per Laterza nelle settimane clou del Mondiale di Russia è un esercizio perfetto per comprenderne, ancora più, la quasi totale perfezione. Infatti questo volume di Brizzi fa parte di uno studio, attento e rigoroso (nonché pressoché inedito con tale mole di documentazione) del nostro calcio, dagli albori ai, presumibili, giorni nostri. Già perché se si prendono i precedenti Vincere o morire. Gli assi del calcio in camicia nera e Il meraviglioso giuoco. Pionieri ed eroi del calcio italiano 1887-1926, ci si accorge di come l’autore bolognese, quasi facendo il paio con la professione del padre, docente di storia, abbia tutta l’intenzione di divenire l’alfiere (dovremmo dire forse il Virgilio, ma non vogliamo scomodare paragoni troppo illustri) del gioco che più affascina gli italiani da, praticamente, sempre: quel giuoco del calcio che, forse mai, è stato gioco ma è stato anche, e soprattutto, vita, morte e miracoli di un intero popolo.

sabato 14 luglio 2018

#CriticaLibera - Per una nota a margine a "Patria"


Ci sono romanzi che commuovono. Ci sono romanzi che fanno arrabbiare. Ci sono romanzi che mettono paura. Ci sono romanzi che annoiano e ci sono romanzi che divertono. Poi ci sono quelli che rapiscono e ce ne sono altri che tolgono il sonno. Ci sono anche romanzi che emozionano. E poi, alla fine, ogni tanto, sempre più raramente, ci sono romanzi totali, romanzi che sono universi complessi che intrappolano il lettore nella finzione, una finzione che scarnifica la realtà fino a mostrarne le ossa, la parte più dura e ruvida. Spesso sono romanzi universali: anche se narrano di un tempo e un luogo specifico avranno sempre qualcosa da dire a chiunque, in ogni epoca e in ogni angolo del Pianeta. A questa ultima categoria di romanzi appartiene Patria, di Fernando Aramburu, in Spagna ormai giunto a più di venti edizioni, tradotto in decine di lingue; in Italia premiato, tra gli altri, dallo Strega europeo. Già recensito a suo tempo su queste pagine da Gloria Ghioni, Patria è, senza mezze misure e con notevole distacco, il più importante romanzo in lingua spagnola del XXI secolo. Ciononostante, affonda le sue radici nel secolo scorso, il Novecento, durante il quale la Spagna conosce una sanguinosa e fratricida Guerra Civile, quasi quattro decenni di dittatura che hanno lasciato come strascico, tra gli altri, la lotta armata nei Paesi Baschi, ETA.

venerdì 13 luglio 2018

"Le dodici vite di Samuel Hawley"... più una

Le dodici vite di Samuel Hawley
di Hannah Tinti
Nutrimenti, 2018

pp. 448 
€ 20



Cosa sa Loo della madre Lily, di cui non conserva alcun ricordo se non quei pochi oggetti personali – delle polaroid ingiallite, flaconcini di bagnoschiuma, un accappatoio – che, come feticci religiosi, il padre appende in bagno ogni volta che i due si trasferiscono in una nuova città? Cosa può sapere Loo, diminutivo di Louise, di quella donna che il padre ama ancora dopo tanti anni dalla sua scomparsa, e intorno alla cui morte sembra aleggiare un mistero insondabile?
Sa che è vissuta, certamente; che da qualche parte, in qualche tempo, loro due hanno condiviso lo stesso spazio vitale, e sa che oggi non c'è più; eppure, dopo tante ricerche infruttuose attraverso i silenzi del padre,
adesso sapeva anche qualcos’altro, qualcosa in più di quelle vecchie foto, ritagli e parole infestate da fantasmi. Sapeva che sua madre si tuffava dagli argini. Che era abbastanza forte da nuotare in mezzo alle navi in manovra. Che portava i guanti e si rotolava nelle alghe e anche lei aveva un padre. Che era cresciuta in una casa piena di colore. E che aveva vissuto una vita intera prima di conoscere Sam Hawley.

#PagineCritiche - Invito a teatro: un piccolo manuale per assistere con consapevolezza al grande teatro

Invito a teatro - Manuale minimo dello spettatore
di Luigi Allegri
Laterza, 2018

pp. 150
€ 13 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Nella cultura novecentesca e post-novecentesca il teatro non ha più lo stesso ruolo e la stessa funzione che aveva fino all'Ottocento. Non è più il luogo in cui si rappresentano storie che facciano ridere o piangere [...], insomma non è più il luogo in cui un linguaggio si confronta col mondo e lo descrive (p. VIII).
Assistere a uno spettacolo teatrale è da sempre una delle esperienze culturali che preferisco, perché permette allo spettatore di avere un contatto immediato con la storia e i personaggi, senza il filtro insito, invece, nello schermo televisivo e cinematografico.
È perciò con molte aspettative che mi sono avvicinata a Invito a teatro - Manuale minimo dello spettatore (Laterza, 2018), un volumetto scritto da Luigi Allegri, insegnante di Storia del teatro e dello spettacolo presso l'Università di Parma.
Questo libricino di 150 pagine ambisce ad aumentare la consapevolezza del cittadino che assume il ruolo di spettatore teatrale, poiché non sempre uno spettacolo è immediatamente comprensibile, ma molte volte necessita di un'introduzione, di una sorta di approccio guidato alla trama e ai personaggi.

giovedì 12 luglio 2018

#PagineCritiche - La virgola? Non ha certo un solo carattere...!



Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto.
di Leonardo G. Luccone
Editori Laterza, 2018

pp. 244
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




«Ho lavorato a un poema tutto il giorno. La mattina ho aggiunto una virgola, nel pomeriggio l'ho tolta». Queste parole di Oscar Wilde sono citate a pag. 52 del testo di Luccone, ma è proprio dalla verve e dall'apparente paradosso di Wilde che voglio cominciare, perché mi sembra un'ottima via d'accesso allo stile e allo spirito di Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto. È un'ottima via d'accesso perché mette subito al centro del discorso l'importanza capitale della punteggiatura e il fatto che - come l'autore non si stanca mai di ripetere - bisogna liberarsi della convinzione che le virgole servano solo per segnalare una pausa o "per far respirare chi legge".

Ossessionata dalla bellezza: "Jezabel" di Irène Némirovsky

Jezabel
di Irène Némirovsky
Adelphi, 2007

pp. 194
€ 10,00

Titolo originale: Jézabel (1936)
Traduzione di Laura Frausin Guarino

Nella gabbia degli imputati, Gladys Eysenach attende il verdetto. È pallida, stravolta dalla fatica e dalla paura, ma è ancora bella. La notte di Natale del 1934, nella sua stanza da letto, ha ucciso quello che si presume essere il suo giovane amante. Bernard Martin aveva vent'anni e nessuno, nella cerchia di conoscenze della donna, ha mai sentito parlare di lui, eppure nessuno appare stupito: Gladys è famosa per le sue relazioni e il suo spirito libero. Nonostante abbia un compagno fisso da anni, il conte Monti, i mormorii che la circondano non si sono attenuati, né la sua fama di frequentatrice di postriboli. L'avvocato dell'accusa, di fronte alla giuria, si accanisce su di lei smontando le sue risposte vaghe e le incongruenze del suo ragionamento pezzo dopo pezzo, attaccandola con una precisione che rasenta la crudeltà: 
Non è stata invece questa donna, forte della sua bellezza, della sua ricchezza, del suo prestigio mondano, questa donna che vedete davanti a voi, signori giurati, ad attirare il giovane nella sua rete per corromperlo prima di ucciderlo? Queste cortigiane del gran mondo possono essere più pericolose delle altre perché sono più belle e più raffinate! Smascheriamo l'ipocrisia che consiste nell'esaltare queste etere eleganti e nel riservare tutto il nostro disprezzo alle umili praticanti dell'amore venale! Quelle di cui parlo, le varie Gladys Eysenach, vogliono l'anima dei loro amanti, e la vita! (p. 23)

mercoledì 11 luglio 2018

Una gita a Monk's House, a Sissinghurst e a Knole: Nico Strachey ci porta a casa di Virginia Woolf, di Vita Sackville-West e di suo cugino Eddy

Stanze tutte per sé.
Eddy Sackville-West, Virginia Woolf, Vita Sackville-West
di Nino Strachey
traduzione di Claudia Valeria Letizia
L’ippocampo, 2018

pp. 192
€ 25,00

Ci sono almeno tre ragioni per cui Stanze tutte per sé, il volume che Nino Strachey ha dedicato alle dimore di Virginia Woolf, Vita Sackville-West e su cugino Eddy dovrebbe avere un posto d’onore nella vostra biblioteca. La prima, e forse la più scontata, è che se amate queste figure e le loro opere (e qui sono ammesse e benvenute le derive più fanatiche e feticiste del fenomeno) è del tutto ovvio che possediate anche questa pubblicazione incentrata sulle case in cui vissero nella prima metà del secolo scorso, fra il Kent e l’East Sussex. La seconda, più liminare ma non meno valida, è che se siete cultori delle biografie dei grandi artisti e scrittori siete certamente ben consapevoli di quanta importanza abbiano dimore e studi nella definizione delle singole personalità e sensibilità; un fatto, questo, da cui derivano il fascino e, sia detto senza vis polemica, l’appeal turistico di tutte le cosiddette (e per certi versi famigerate) case-museo. La terza, che conquisterà anche i più profani in materia bloomsburyana, è che il volume rappresenta una vera e propria gioia per gli occhi di qualunque esteta, appassionato d’arte (pura e soprattutto applicata, per il senso che ancora possono avere queste categorie) e di storia del costume: un esempio davvero gradevolissimo di che cosa significhi dare un senso “esistenziale” al proprio focolare domestico, arricchito però dall’aura di personaggi che, oltre a lasciare un segno indelebile nella storia della letteratura, osarono vivere con coraggio alle proprie condizioni, refrattari alla moralità e alle norme del “buon costume” vigenti nell’Inghilterra di allora.

Mistero nella casa di bambole: un gioiello in miniatura per Vita Sackville-West

Mistero nella casa di bambole
di Vita Sackville-West
L’ippocampo, 2018

pp. 48
€ 19,90 

Titolo originale: A Note of Explanation / A Little Tale of Secrets and Enchantment from Queen Mary’s Dolls’ House

Traduzione di Claudia Valeria Letizia
Illustrazioni di Kate Baylay
Postfazione di Matthew Dennison 


Una storia che parla di una regina che possiede una casa di bambole, custodita nella biblioteca della casa di bambole della regina: il volume di Vita Sackville-West, meravigliosamente riedito da L’ippocampo edizioni, è un piccolo gioiello metaletterario risalente al lontano 1924. Vita era stata scelta, insieme ad altri centosettanta scrittori, considerati rappresentativi della letteratura del tempo, per realizzare i minuscoli volumi che avrebbero dato lustro ad un dono destinato alla regina Mary, moglie di Giorgio V. La proposta di Vita è quella di una storia leggera e giocosa, ma nient'affatto banale, che rivela il gusto dell'autrice per il superamento delle convenzioni e dei limiti imposti. La fiaba inizia infatti con i visitatori che ogni giorno si assiepano di fronte alla casa di bambole, talmente perfetta nei suoi più minimi dettagli che tutti avrebbero voluto farsi piccini e potervi entrare, per godere di tali comodità e meraviglie. La postilla ironica dell'autrice, però, provvede subito a riportare il lettore alla corretta chiave interpretativa da applicare al testo: 
Ma poiché quella gente abitava a Londra e non in una tana di conigli, e aveva pagato uno scellino per sbirciare nella casa di bambole, e doveva proseguire per lasciar posto agli altri in coda, non poteva proprio far nulla di tutte quelle cose incantevoli. (p. 8)

martedì 10 luglio 2018

Per un romanzo col "sole nel piatto" - una gustosa indagine tra i colli bolognesi: l'inizio di una nuova avventura letteraria?

Il tortellino muore nel brodo
di Filippo Venturi
Milano, Mondadori, 2018

pp. 204
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


«Quando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza, ché se la merita» (Pellegrino Artusi).
Diceva così lo storico padre della cucina parlando del capoluogo emiliano, una città che ha dato i natali a molti personaggi celebri e che ora si presta ad ospitare un giallo. Una vicenda investigativa di tutto rispetto, considerato che la vicenda scorre via veloce più di un fresco calice di vino in una torrida sera d'estate e che, più la storia avanza, più le pagine vengono sfogliate velocemente nella febbrile curiosità di conoscere l'esito della storia.
È una tranquilla mattina d'inverno ed Emilio è sulla soglia del proprio ristorante, un'antica trattoria del capoluogo emiliano, e lui, bolognese fino alle ossa, la gestisce come la tradizione vuole: lasagne al ragù – quelle che lasciano il cosiddetto “sole nel piatto”, ovvero la macchia di sugo pronta ad essere ripulita con una scarpetta, eseguita a regola d'arte – tortellini in brodo – chè nel sugo sarebbe un tradimento intollerabile – ed altre prelibatezze del luogo.
«Mi dispiace davvero, ma ci sono cose nella vita che si possono avere e altre no. Il tortellino al pomodoro proprio no. Il tortellino muore nel brodo» (p. 9)

Determinismo e innocenze tradite: il romanzo "terribile" di Distefano

Non ho mai avuto la mia età
di Antonio Dikele Distefano 
Mondadori, 2018

pp. 216
€ 16,90 cartaceo
€ 8.99 ebook


Soprannominato Zero dagli amici, che non ne percepiscono le implicazioni, il narratore di Non ho mai avuto la mia età vive in un costante stato di privazione: di sicurezza, di beni materiali, di relazioni sane che non siano quelle con la sorella Stefania e con gli amici del quartiere, Inno, Claud e Sharif, emarginati quanto lui. Per questo bambino che diventa uomo – il libro lo accompagna nella sua crescita e le sezioni sono scandite dal passare degli anni, dai sette ai diciassette, a sottolineare l'importante dell'età – "zero" è anche una condizione esistenziale
andava così. Mi annullavo per paura di essere giudicato ed escluso. La paura di restare solo, per chi sa stare in silenzio, è molta di più, perché fa più rumore. (p. 88)
Il senso di esclusione e di isolamento è in parte indotto dall'esterno, in parte autoalimentato, in un circolo vizioso di cui non si riesce a identificare l'origine. A chi si chiede quale sia la necessità dello ius soli, anche nella forma temperata proposta al Parlamento italiano, questa lettura può forse suggerire una risposta: si trova il senso nella tensione continua che può avvertire il bambino straniero, seppur nato in Italia, in una società che fatica ad aprirsi e accogliere, nella necessità che avverte di dimostrare sempre qualcosa, nel senso di inadeguatezza e di non appartenenza che non lo abbandonano.

lunedì 9 luglio 2018

Indietro nel passato per cercare il proprio futuro: le due sorelle di Lucrezia Sarnari

Dieci cose che avevo dimenticato
di Lucrezia Sarnari
Rizzoli, 2018

pp. 302
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Com'è un gelato? Sicuramente dolce, non è un pasto completo, ma qualche volta può essere un piacere compensatorio, un momento tutto per sé, un toccasana alle preoccupazioni del giorno, o tutte queste cose insieme. E così è Dieci cose che avevo dimenticato, il romanzo di Lucrezia Sarnari, da molti di voi conosciuta per i suoi articoli sull'Huffington Post e per il suo sito C'era una Vodka. Questo romanzo si gusta in poco tempo, non rende sazi di letteratura (né lo vuole fare), ma è dolce al punto giusto, con un piccolo retrogusto speziato che salva dalla chick lit tout-court, e aiuta a immergersi nella vita e nelle difficili scelte di due sorelle trentenni. 
Giò è la sorella in carriera, che ha scelto Parigi per realizzare la sua carriera da pubblicitaria e finalmente è a un passo dalla promozione tanto sperata; piccolo dettaglio? Non vuole relazioni stabili, perché una brutta storia del passato le ha insegnato a non fidarsi e a non investire sui sentimenti, ma solo su di sé. Al contrario, Marta ha sacrificato gran parte delle sue passioni, tra cui il suo talento fotografico, per dedicarsi al compagno e al figlioletto Vittorio. A salvare le sorelle da innumerevoli discussioni sono i chilometri di distanza e i tanti impegni di Giò, che la tengono distante anche emotivamente da quel che succede a casa. 

Se le piante ne sanno più di noi...

  La saggezza del bosco
  di Peter Wohlleben
  Garzanti, 2018

Titolo originale: Der Wald
Traduzione dal tedesco di: Roberta Magnaghi e Alessandra Petrelli


  pp. 254
  € 16,00 (cartaceo)
  € 9,99 (ebook)

Noi uomini abbiamo modificato ogni angolo del pianeta e i boschi di un tempo sono diventati colture. (p. 67)
Senza forestali non ci sarebbe bosco: è questo il credo più diffuso. Si tratta di una solenne baggianata. (p. 167)
Un libro con luci e ombre. Proprio come il bosco, che di questo volume è l'essenza, il protagonista e il primum movens. La saggezza del bosco di Peter Wohlleben è un libro atipico: non è un saggio, non è un romanzo, non è cronaca, non è un manuale, non è un romanzo di formazione, non è utopia, non è un racconto, non è una biografia, non è un trattato e non è un manifesto. Eppure contiene in sé un po' di tutto ciò, una parte di tutti questi diversi generi di scrittura. Partendo dalla sua esperienza di forestale, innamorato della natura nel suo farsi «naturale», libera cioè dall'intervento dell'uomo, Wohlleben conduce il lettore a spasso per i boschi della riserva di Hümmel, in Germania, alla quale egli è preposto, e camminando, passo dopo passo, svela a chi lo segue i segreti e i comportamenti di un bosco. O meglio dei singoli alberi che lo popolano. Tantissime sono le nozioni che s'imparano da questa ricca lettura: che le piante hanno reazioni, si muovono (tramite i loro semi nel volgere di anni), comunicano tra loro tramite segnali, si sostengono a vicenda intrecciando le radici e passando zuccheri e linfa vitale agli esemplari indeboliti, avvertono la lunghezza delle giornate per cui se ad aprile esce qualche giornata particolarmente calda, le piante più accorte non si fanno ingannare (della serie, «ma che? So' scema?») e non lasciano spuntare i teneri germogli che, alla prima gelata, morirebbero impietosamente. La pianta percepisce invece la lunghezza delle ore di luce e, per generare virgulti, attende il mese di maggio. In modo che i piccoli boccioli possano avere speranza di sopravvivere. Se non finiscono nelle fauci fameliche di qualche erbivoro, cervi, caprioli, daini e compagnia bella.

domenica 8 luglio 2018

#CritiCOMICS - La vita di Maria Callas? Una sacrosanta Traviata. Parola (e fumetto) di Lorenza Natarella

Sempre Libera
di Lorenza Natarella
Bao Publishing, 2017

pp. 192
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Sempre Libera di Lorenza Natarella, biografia a fumetti della divina Maria Callas, è un lavoro capace di imprimersi nella memoria del lettore/spettatore (melomane o no, poco importa) con la potenza di uno di quegli acuti finali che si tirano appresso dieci minuti di applausi e ripetute chiamate in proscenio. Raramente, specie nel caso del sottogenere a cui appartiene il bellissimo volume pubblicato da Bao (ovvero: vita illustrata di un importante personaggio), capita di imbattersi in versioni dotate di così tanta personalità, in cui il temperamento autoriale è tale da gestire la materia di partenza – che in questo caso, evidentemente, è audio e video non meno che cartacea – con una padronanza e una cifra precisa squisitamente personale. Al punto che, ammesso e non concesso che qualcuno non abbia mai nemmeno sentito nominare la celebre cantante d’opera, questo volume potrebbe essere un buon punto di partenza per innamorarsi del personaggio e specialmente della sua vitalità, per scoprire un’artista arrivata al successo dopo prove a dir poco snervanti, capace di smuovere intere ed esigenti platee con virtuosismi di commovente perfezione eppure quasi mai in grado di contrastare il frastuono esistenziale che dalla nascita ne infestò le orecchie e ne guastò la pace interiore con l'ottusità di una tastiera di pianoforte pestata a manate.

sabato 7 luglio 2018

#CriticaNera - Un giallo partenopeo dal retrogusto spassoso

Aglio, olio e assassino
di Pino Imperatore
DeA Planeta, 2018

pp. 368
€ 15 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)



Napoli è una di quelle città che mi riprometto sempre di visitare perché, complici i libri letti e i molteplici film visti, mi affascina tantissimo la sua storia, la sua arte ed il suo modo di vivere.
Purtroppo tra il dire ed fare (come è noto) c'è di mezzo il mare, perciò in attesa dell'occasione propizia che mi conduca in questo luogo magico, mi accontento di continuare a "macinare" pagine di  buona letteratura che possano raccontarmi qualcosa di più sugli usi e sui costumi della capitale partenopea.
Aglio, olio e assassino (DeA Planeta, 2018) mi ha incuriosita fin dal momento in cui l'ho preso in mano e ne ho letto la trama sulla quarta di copertina, così ho deciso di leggerlo sull'isola di Ischia, un luogo abbastanza vicino a Napoli da poterne respirare l'atmosfera, ma ragionevolmente distante per poterla continuare a sognare.

Che cosa mangiava a pranzo un Neanderthal: A cena con Darwin di Jonathan Silvertown

A cena con Darwin
Cibo, bevande ed evoluzione
di Jonathan Silvertown
Bollati Boringhieri, 2018

Traduzione di Andrea Migliori

pp. 227
€ 25


Non avreste mai creduto come la pizza che, questa sera, avete davanti a voi, "fumante di bontà", sia in realtà il frutto di una ricerca tecnico-scientifica millenaria, a cui hanno contribuito generazioni e generazioni di donne e uomini prima di voi: la meraviglia che si prova nello scoprire ciò e molte altre cose è tutto merito di A cena con Darwin. Cibo, bevande ed evoluzione di Jonathan Silvertown, uscito per Bollati Boringhieri. Ancora una volta la casa editrice di Torino si segnala per una pubblicazione di alto, altissimo livello la quale, grazie a una scrittura semplice ma non semplicistica (grande merito va anche ad Andrea Migliori che si è occupato della traduzione) ci fa, letteralmente, scoprire un mondo in cui ogni singolo alimento che oggi vediamo sulla nostra tavola non è quasi mai "uno spontaneo frutto della Terra" ma il risultato di un lungo lavorio dell'essere umano.

venerdì 6 luglio 2018

#PagineCritiche - Su nazismo e contemporaneità: il nuovo saggio di Cinquegrani

Il sacrificio di Bess. Sei immagini su nazismo e contemporaneità
di Alessandro Cinquegrani
Mimesis, 2018

pp. 119
€ 12,00


Può apparire scontato che una ricerca sul nazismo inizi con Primo Levi, ma questo breve volume, che non deve ingannare il lettore con l’illusione della facilità, scontato proprio non è. È un Levi meno conosciuto, quello da cui il ragionamento prende l’avvio: il Levi che sta già ricercando “la natura ontologica che sta alla base del nazismo, più che le sue manifestazioni ontiche” (p. 18), il Levi che mette da parte la memorialistica per cercare altre forme espressive; il Levi quindi di un racconto, “La bestia nel tempio”, pubblicato per la prima volta nel 1977. 
La prima delle sei immagini proposte dal titolo è proprio quella di una bestia feroce, prigioniera di una gabbia ineludibile: è la violenza dell'uomo, che si scontra continuamente con una presunta razionalità elevata a sistema e poi ripiegata su se stessa, che vorrebbe negare ciò che è oscuro, tenerlo segregato per l’eternità fino a dimenticarsene. Solo la morte della bestia, incarnazione del male e forse della colpa, potrebbe risanare il mondo, ma la bestia non morirà mai, non riuscirà mai a fuoriuscire dal recinto astratto in cui è stata reclusa. È questo, secondo Cinquegrani, uno dei paradossi del nazismo che, almeno nelle sue rivisitazioni artistiche e letterarie, sembra manifestarsi nella celebrazione di una “razionalità essiccata”, una “logica senza intelligenza” (p. 23), poiché l’intelligenza richiede coraggio e fantasia, ma soprattutto opposta al sentimento.

#PagineCritiche - «A chi nel mar per tanta via m'ha scorto» - La fortuna di Ariosto nell'Italia contemporanea

«A chi nel mar per tanta via m'ha scorto» - La fortuna di Ariosto nell'Italia contemporanea
di Sonia Trovato
Roma, Carocci, 2018

€ 24,00 (cartaceo)
pp. 236



«Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori»: quante volte abbiamo letto questi versi e fantasticato sulle avventure di Orlando e Angelica, vagheggiando inconsueti scenari lunari e immaginando nel dettaglio le stanze del palazzo di Atlante, dove perdersi senza possibilità di dipanare il filo della matassa?
Le avventure raccontate dall'Ariosto costituiscono senza alcun dubbio uno dei patrimoni letterari dell'Italia, uno dei testi imprescindibili della letteratura italiana. La maggior parte di noi ha incontrato Ariosto sui banchi di scuola, imparando ben presto a fare i conti con l'ottava, le rime, e tutti gli altri stratagemmi retorici che l'Ariosto sapeva ben usare. Ci siamo interrogati a lungo sul destino di Orlando e sulle successive mosse di Angelica: l'eroe del poema avrebbe coronato il suo sogno d'amore o sarebbe stato destinato all'infelicità per sempre, una volta perduto il senno? Ognuno di noi, certamente, avrà avuto il proprio personaggio preferito: chi la furba e capricciosa  Angelica, chi il valoroso Orlando, altri ancora avranno eletto quale personaggio preferito il coraggioso Astolfo, e così via. Tutti i personaggi, nella nostra mente sono ancora vividi e chiari perché limpida è ancora l'emozione che ci prende quando rileggiamo le vicende del paladino Orlando.

giovedì 5 luglio 2018

Scrivere di una vita significa attraversarla: Sandra Petrignani racconta Natalia Ginzburg

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
di Sandra Petrignani
Neri Pozza, 2018

pp. 459
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Vivace, precisa, partecipata: sono i primi aggettivi che vengono in mente leggendo La corsara, la splendida biografia di Natalia Ginzburg uscita per Neri Pozza. La sua autrice, Sandra Petrignani, ha scelto una via originale e certamente efficace per raccontare la vita né lineare né prevedibile della Ginzburg: si è inserita nella narrazione, descrivendo i posti che lei ha visitato per documentarsi, le persone che ha incontrato e di cui ha raccolto la testimonianza, spesso riportata in caldi virgolettati. Ha fatto tutto ciò con un entusiasmo evidente ma rispettoso della centralità di Natalia: Sandra Petrignani si è attenuta al suo ruolo di indagare la scrittrice torinese dalla una prospettiva di appassionata ricercatrice, senza eccessi di protagonismo.

La musica assoluta de "La famiglia Aubrey" di Rebecca West

La famiglia Aubrey
di Rebecca West
Fazi Editore, 2018

Traduzione di Francesca Frigerio

pp. 570
€18,00 (cartaceo)


Ascoltate, ascoltate, dovete cercare di capire. Vedete, Cordelia e voi allo stesso modo avete avuto un'infanzia spaventosa. Ma voi tre, Mary, Rose e Richard Quind - non mi sono sbagliata, vero? Bambini dovete essere onesti e dirmi se mi sbaglio - anche se il senso di colpa per avervi dato un'infanzia così mi fa arrossire, penso che voi tre l'abbiate apprezzata.
La ricchezza della famiglia Aubrey non sta nei bei mobili, nei vestiti alla moda o nel sostanzioso conto in banca. Gli Aubrey, tutti, dal primo all'ultimo, sono musicisti, scrittori, filosofi, sensitivi. La madre, pianista con un passato di vera gloria sui teatri europei; il padre, acceso scrittore di pamphlet politici con il vizio del gioco in borsa; i figli, Cordelia, Mary, Rose e Richard Quin con talento per la musica, attraversano, in questo primo capitolo della trilogia loro dedicata, la loro infanzia. Prendendo spunto dalla sua biografia, l'autrice Rebecca West, mette in scena una fluida narrazione che mescola elementi sovrannaturali e di folklore, musica e politica, povertà materiale con un immenso patrimonio interiore e regala una "nuova" famiglia che, a suo modo, interpreta la Gran Bretagna all'inizio del Ventesimo secolo.

mercoledì 4 luglio 2018

#PagineCritiche - L'eternità del mondo greco

Siamo tutti greci
di Giuseppe Zanetto
Feltrinelli, 2018

€ 13,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)
pp. 160


«La Grecia antica è un “luogo” straordinario, un territorio popolato di idee, personaggi, storie, immagini che raccontano l’uomo e l’umano. Dobbiamo andarci, con la mente e con il cuore, perché in pochi altri luoghi (forse in nessuno) possiamo trovare tanta verità e bellezza; e dobbiamo andarci con la consapevolezza che si tratta di camminare a ritroso per molti secoli. Ma quando ci arriviamo e ci guardiamo attorno, ci rendiamo conto che molto di quel che vediamo ce l’avevamo già dentro: evidentemente perché la tradizione l’aveva trasportato nel tempo, consegnandolo a noi e alla nostra epoca. Possiamo quindi tornare al presente con la certezza che laggiù, in Grecia, c’eravamo già stati. Siamo tutti greci, infatti.» (p. 87)
Giuseppe Zanetto, docente di letteratura greca all'Università Statale di Milano, porta in libreria una nuova, interessantissima opera sulle radici greche del nostro mondo. Quanto c'è di greco nel nostro odierno modo di pensare e di sentire, quali eredità ci hanno lasciato la cultura ellenistica e il sapere dei grandi pensatori greci?
Per procedere all'indagine, l'autore parte dalla famosa frase di Percy Shelley, «we are all greeks»: il poeta inglese «spiega che la perfezione raggiunta dalla Grecia nelle sue realizzazioni artistiche e intellettuali si è irradiata, attraverso mille canali, fino ai giorni nostri ed è destinata a ispirare l’umanità nei secoli futuri» (p. 5). Zanetto parte da quest'assunto per portare il suo discorso a toccare vette più elevate, portando avanti una vera e propria analisi conoscitiva della nostra grecità.

#Strega2018: Un Premio in Gioco

Il Gioco
di Carlo D'Amcis
Mondadori, 2018

pp. 526
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Sigmud Freud sosteneva che il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale. Ed è proprio questo che fanno i tre personaggi del romanzo di D’Amicis: giocano, saltando il Cerchio. 
Dichiaratamente erotico, fin dall’inizio (nel linguaggio, nella trama e nell’impatto), Il gioco è uno dei finalisti al Premio Strega 2018. Un'innovazione insolita, tanto da definirlo ‘Uno Strega da Censura’. Di sicuro, un premio in gioco c'è. E mai nessuno, finora, era riuscito a giocare fino in fondo (e con tanta maestria), tanto da portare in finale un romanzo erotico.

martedì 3 luglio 2018

«Da bambina ho perso tutto, ma la musica mi ha aiutato a sopravvivere»: la vita della pianista Zhu Xiao-Mei

Il pianoforte segreto
di Zhu Xiao-Mei
Bollati Boringhieri, 2018

Traduzione di Tania Spagnoli

pp. 287
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Quanti pianisti arrivati a trent'anni, spesso lanciati nella loro carriera, hanno in effetti il tempo di dedicarsi ancora al pianoforte per puro piacere, senza uno scopo specifico, di ricercare la verità in opere che non pensano neanche di poter un giorno suonare in pubblico? Credo che nella vita si debba saper lavorare, senza pensare a quello che potremmo ricavare da questo lavoro. Non ho mai immaginato, mentre meditavo al pianoforte, di poter dare un giorno dei veri concerti. Talvolta, nella vita, è dalle azioni più disinteressate che si ricava il meglio. (p. 211)
È nata a poche settimane dalla proclamazione a presidente di Mao Zedong, e allora la piccola Zhu Xiao-Mei non aveva idea di quanto il regime comunista avrebbe avuto un peso determinante sulla sua vita e sul destino della sua famiglia, considerata colpevolmente borghese. La piccola Xiao-Mei è cresciuta innamorata del pianoforte che i suoi hanno comprato, un po' avventatamente, a riempire la loro casa: non avrebbero mai immaginato che la figlioletta avrebbe iniziato così una passione destinata a durare per sempre, anche se con un'importante battuta d'arresto. Infatti, quando Xiao-Mei è ormai al conservatorio e osa sognare un futuro da pianista che dovrebbe iniziare con un saggio a riprova della sua bravura, tutto viene bloccato: per le sue origini, porta una colpa notevolissima e, in apparenza volontariamente, sceglie un percorso di rieducazione in un campo di lavoro dove la musica è vietata. I valori di Mao si radicano fortemente alla giovane Xiao-Mei, determinata nel perseguire quanto richiesto dal presidente, a costo di tagliare il più possibile i rapporti con la famiglia, quasi rinnegata per via delle sue origini, e di rinunciare alla musica.

#PagineCritiche - Il mondo cambia perché noi cambiamo e così il tempo


Il futuro che verrà
Quello che gli scienziati possono prevedere
a cura di Jim Al-Khalili
Bollati Boringhieri, 2018

pp. 237 
€ 23



Qual è il tempo più affascinante? Certamente il passato, dato che potendolo osservare con uno sguardo ex-post si è in grado rintracciare collegamenti e tracce altrimenti insondabili. Eppure, a conti fatti, è il futuro il tempo che più di tutti si configura come una vera sfida per l'essere: ed una sfida è, in un certo qual modo, questo Il futuro che verrà a cura di Jim Al-Khalili, una raccolta di saggi ottimamente organizzati per Bollati Boringhieri che tentano, da un punto di vista eminentemente scientifico, di ragionare e prevedere gli sviluppi futuri della nostra società e del mondo intero. Mica facile, direte voi; e avete perfettamente ragione: eppure il libro si presenta come interessantissimo e anche molto facile. Una lettura obbligata non solo per il futuro ma anche e soprattutto per l'immediato presente.

lunedì 2 luglio 2018

"Visto si stampi": l'eleganza della scrittura misurata di Sabatini in un'ottima veste editoriale

Visto si stampi. Nove vicende editoriali
di Gabriele Sabatini
italosvevo, 2018

con premessa di Cesare De Michelis

pp. 83
€ 12,50


È leggendo libri come Visto si stampi di Gabriele Sabatini che ci si ricorda di quanto capolavori più o meno conclamati o perlomeno importati pubblicazioni siano venute alla luce grazie a circostanze favorevoli. Il nostro canone - concetto un po' superato negli ultimi anni, ma ugualmente utile  in questo contesto - sarebbe molto diverso se non ci fossero stati incontri fortuiti, perseveranza, insistenza e tutte le altre condizioni che hanno portato alla stampa libri ottimamente rappresentativi della loro epoca. È specialmente sul dopoguerra che si concentra l'indagine di Sabatini, che compie una scelta vincente: unire al racconto avvincente della storia editoriale di un romanzo, cenni della sua fortuna critica, toccando la biografia dell'autore e inserendo citazioni per rendere più viva la testimonianza.

#CriticaNera - Un piacevole giallo da leggere sotto il caldo sole della Grecia

L'università del crimine
di Petros Markaris (traduzione di Andrea Di Gregorio)
La Nave di Teseo, 2018

pp. 333
€ 18 (cartaceo)
€ 9, 99 (e-book)



Sono da sempre una grandissima appassionata della Grecia, dei suoi miti e delle sue leggende, perciò quando il mio Club di lettura ha votato l'ultimo giallo del greco fanariota Petros Markaris (il cui vero cognome è Markarian), L'università del crimine  (La Nave di Teseo, 2018) come libro da leggere e poi discutere nel mese di giugno, sono stata ben contenta di tuffarmi in questa nuova avventura letteraria.
Il mio piacere è stato ancor maggiore nell'approcciare per la prima volta uno scrittore del quale ignoravo del tutto l'esistenza, Petros Markaris: nato nel 1937 ad Istanbul da padre armeno e madre greca, questo autore, drammaturgo, sceneggiatore e traduttore è stato più volte definito "l'Andrea Camilleri greco", e ha legato indissolubilmente il suo nome alle gesta del Commissario di polizia Kostas Charitos (per la critica "il fratello greco di Maigret"), le cui avventure sono state tradotte in italiano, inglese, tedesco, spagnolo e turco.

domenica 1 luglio 2018

#CritiCOMICS - Chi ha paura di Marina Abramović? Giulia Rosa illustra la vita e l'opera della "nonna della performance art"

Marina
illustrazioni di Giulia Rosa
testi di Lorenza Tonani
Hop Edizioni, 2018

€ 18,00

Chi ha paura di Marina Abramović? Se di puro panico possono essere state le reazioni del pubblico che nel corso dei decenni ha avuto occasione di assistere alle numerose azioni estreme con cui, da donna e da performer, ha rivoluzionato la ricerca artistica del Novecento, quello che i più provano oggi nei suoi confronti (detrattori esclusi) è forse meglio definibile come “timore reverenziale”. Amata e addirittura venerata, sempre più corteggiata e a propria volta ammiccante nei confronti dello show business generalmente inteso, la Abramović – o più semplicemente, appunto, Marina – è una figura il cui carisma sconfina dal sistema dell’arte inteso in senso stretto per diventare  vero e proprio fenomeno di costume, guru, idolo, icona, mito vivente, mostro sacro. Eppure, se c’è una parola chiave nella vita di questo incredibile personaggio la cui biografia è oggetto dell’ultimo e riuscitissimo volume della collana Per Aspera Ad Astra, appena pubblicato da Hop! Edizioni a firma dell’illustratrice Giulia Rosa, questa è proprio la paura. Paura da affrontare e superare, come si legge sul retro di copertina, «grazie alla forza della mente, alla concentrazione, al flusso energetico, al ricambio di energia». Paura da sfruttare, dunque, da rivolgere contro se stessa e a proprio vantaggio, in una sfida costante e continua diretta al proprio sé, e capace, se ben condotta, di liberare da quei mali originari e da quei traumi che tutti racchiudiamo in noi come segreti.

#CriticARTe - Dall'immersione nella "Modigliani Art Experience" di Milano al "Potere dell'immagine" degli Idoli.

Dall'immersione nella "Modigliani Art Experience" di Milano al "Potere dell'immagine" degli Idoli.



Negli ultimi anni la collaborazione tra istituzioni d’arte e laboratori di nuove tecnologie è stata alla base della produzione di progetti mutimediali, talvolta rivoluzionari, che hanno permesso un’inedita chiave di rilettura delle opere di artisti del passato.


Il film di animazione “Loving Vincent”, interamente dipinto e dedicato a Van Gogh, così come il docu-film sull’opera di Caravaggio, entrambi vincitori di numerosi riconoscimenti, sono solo un piccolo esempio di questa nuova tendenza.



In questo contesto si inserisce “Modigliani Art Experience” proposta d’intrattenimento culturale offerta dal Mudec Museo delle Culture di Milano, in collaborazione con il Museo del Novecento – 24 ORE Cultura e CrossMedia Group, dal 20 giugno 2018 al 4 novembre 2018. Modigliani Art Experience non è una mostra, bensì un’esperienza immersiva e un racconto sul canale dell’emozione, ricostruito attraverso immagini, suoni, musiche, evocazioni e suggestioni. Il visitatore percorre tre sale, dopo per aver conosciuto l’opera autentica del Maestro Modì nella “sala scrigno”dedicata ai 2 ritratti provenienti dal Museo del Novecento e le maschere africane appartenenti alla collezione permanente del Mudec, che hanno ispirato l’opera dell’artista.