giovedì 26 luglio 2018

#CriticaNera - Dove finisce il bene ed inizia il male?

La settima lapide
di Igor De Amicis
DeA Planeta, 2018

pp. 416
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Il sonno della ragione genera mostri e la convivenza forzata della prigione genera strane amicizie.
In questo periodo ho una vera e propria "ossessione letteraria" per la città di Napoli, perciò colgo al volo ogni occasione per leggere qualunque cosa sia ambientata lì.
Se poi aggiungiamo il fatto che l'estate è la stagione che da un po' di anni a questa parte riservo quasi esclusivamente alla lettura di gialli, thriller e noir, va da sé che non potevo lasciarmi sfuggire La settima lapide (DeA Planeta, 2018).

Questa storia è stata scritta dal Commissario capo di Polizia penitenziaria Igor De Amicis che, dopo aver pubblicato alcuni romanzi con Einaudi Ragazzi, si è cimentato per la prima volta con una storia per adulti.

Siamo a Napoli ai giorni nostri (o meglio, nel 2016) e improvvisamente in un cimitero fuori Napoli compaiono 7 fosse scavate nel terreno: la prima tomba è già "occupata" da un boss della Camorra, mentre su tutte le altre vi sono delle lapidi con i nomi dei destinatari e, tra questi ultimi, figura anche Michele "Tiradritto" Vigilante, un criminale da tutti conosciuto per essere riuscito a farsi rispettare sia sulla strada che in prigione, e che sta per uscire dal carcere dopo aver trascorso 20 anni dietro le sbarre, avendo nella mente sempre con un unico pensiero: chiudere i conti col suo passato.

Mentre Tiradritto cerca la sua vendetta, l'ispettore della polizia Carmine Lopresti conduce le indagini per cercare di scoprire chi sia lo Schiattamuorto, in un crescendo di tensione che conduce il lettore sempre di più nelle viscere di una città conosciuta per il sole e il mare, ma traboccante anche oscurità e miseria.

La storia narrata ne La settima lapide scorre via veloce, con capitoli che alternano le indagini "private" di Tiradritto a quelle istituzionali di Lopresti e con l'indicazione del Santo del giorno che apre il resoconto di ogni vicenda, quasi a voler rimarcare la profonda commistione tra sacro e profano che esiste in pochi luoghi al mondo, e Napoli è fra essi.

In apertura di ciascuna delle 8 parti che costituisce il libro troviamo altrettanti frammenti di libri che sono divenuti dei classici della letteratura mondiale (Guerra e pace, Cuore di tenebra, Il Conte di Montecristo...), e ognuno di questi dà il titolo al capitolo e viene richiamato all'interno dello stesso, in un vortice di finzione nella finzione.

Il linguaggio è crudo, in alcuni punti la descrizione delle scene di violenza si fa insopportabile, ma il ritmo serrato costringe il lettore a sfogliare le pagine, verso un finale sorprendente.
Il primo colpo lo raggiunse sopra l'orecchio e aprì un profondo taglio. La testa cadde a terra con un tonfo innaturale. Michele si chinò in avanti per continuare il lavoro. Il secondo colpo fu alla fronte. Altro sangue sul pavimento. Sua madre si sarebbe arrabbiata di tutta quella schifezza da pulire.
La particolarità del romanzo risiede tutta nella profonda conoscenza dell'ambiente carcerario posseduta dall'autore, che riesce a intrecciare abilmente le vite dei suoi personaggi sia dietro che davanti alle sbarre, creando delle atmosfere ove il male scorre assai vicino al bene, tanto che spesso ci si domanda dove finisca l'uno ed inizi l'altro:
La galera è sempre malamente. La galera è acciaio e cemento, corridoi al neon e puzza di cipolla, rumore di cancelli e chiavi, e tu che te ne stai lì ad aspettare che il tempo passi. I secondi, i minuti, i giorni...gli anni. La galera è la galera. E se la pensi diversamente, vuol dire che non ci sei mai stato.
Svelare i dettagli della trama non gioverebbe alla storia che, come tutti i buoni thriller, ha bisogno di essere assimilata personalmente dal lettore, senza il filtro di qualcun'altro che l'abbia già metabolizzata.
A quanti si cimenteranno con questa lettura posso solo consigliare di prepararsi a vivere emozioni forti, a leggere brani davvero crudi e a liberarsi dai paletti che troppo spesso fanno immaginare come troppo nettamente delineata la linea che separa il bene dal male: rimarranno stupiti da quanti "fuorigioco" possano esistere in letteratura e (forse) anche nella vita.

Ilaria Pocaforza