martedì 17 luglio 2018

#CritiCINEMA - Come sta il cinema tedesco? La risposta di Matteo Galli in 21 saggi (2003-2018)

A morte Venezia e altri saggi sul cinema
di Matteo Galli
Mimesis Edizioni, 2018

pp. 334
€ 28,00


Da poco pubblicato da Mimesis nella collana scientifica “Il quadrifoglio tedesco” – diretta da Karin Birge Gilardoni-Büch e Marco Castellari, e comprendente testi e studi relativi alla lingua, alla cultura e alla letteratura di lingua tedesca moderna e contemporanea – A morte Venezia e altri saggi sul cinema di Matteo Galli ha un titolo accattivante e che ben riesce a esprimerne l’essenza. Alludendo nel contempo al celebre romanzo di Thomas Mann La morte a Venezia (1912), al film di Luchino Visconti Morte a Venezia (1971) e, con più sofisticazione, al manifesto futurista Contro Venezia passatista (1910), il volume annuncia una natura felicemente "ibrida" – meglio: focalizzata sull’ibridazione tra le arti nel suo senso più positivo e stimolante – e una vis, se non apocalittica e rivoluzionaria come quella di Filippo Tommaso Marinetti e sodali, certamente critica e spiccatamente personale. Cinematografia, letteratura e cultura tedesca sono difatti al centro dell'eterogenea raccolta, non meno dei loro rapporti con i corrispettivi italiani.

Docente di Letteratura Tedesca all’Università di Ferrara, nonché autore, traduttore e curatore di numerosi studi – tra i quali, per citare le uscite con Mimesis, La storia incompiuta di Volker Braun (2011) e Il sogno e il tempo. Due saggi su Wim Wenders (2015) – Matteo Galli ha voluto riunire in questo corposo lavoro una scelta di ventuno contributi testuali risalenti agli ultimi quindici anni, originariamente apparsi su riviste o miscellanee e ora corretti, modificati e riadattati per l'occasione (talvolta anche tradotti per la prima volta in italiano). Il tutto secondo uno schema preciso e tripartito: così la prima sezione, Rinegoziazioni: cinema e letteratura, si concentra sul più generale rapporto tra cinema e letteratura, con otto saggi attenti alle peculiarità dei rispettivi linguaggi e alle problematiche da sempre insite nel processo di adattamento; tra questi contributi spicca per esempio il godibilissimo Metamorfosi della Metamorfosi: Gregor Samsa al cinema, dedicato ai vari e più o meno indovinati stratagemmi messi in pratica nelle venti trasposizioni audiovisive del racconto-capolavoro di Franz Kafka nel tentativo di restituirne al meglio la focalizzazione narrativa. Il secondo gruppo di saggi, Cinema e storia/storie del cinema, tocca invece con coraggio uno dei punti più sensibili della cinematografia tedesca, ovvero il suo rapporto con le vicissitudini politiche della Germania, con un focus inevitabile sul Ventesimo secolo che prevede il confronto (tutt’ora inesausto) con alcune tra le più grandi tragedie del Novecento: prima e seconda guerra mondiale, nazismo e olocausto, dunque, ma anche il dramma politico e civile di un paese a lungo diviso e di una capitale, Berlino, dolorosamente fratturata al suo interno; nell’affrontare una questione oltremodo complessa, e che, come è noto, ha influenzato e continua a influenzare non solo la settima arte, Galli prova a spiegare anche il perché di alcuni blocchi, tic e immobilismi di "una certa idea del cinema tedesco", la quale, per certi aspetti, ancora fatica a prendere costruttivamente le distanze da un processo potenzialmente infinito di rielaborazione del trauma, e dunque ad essere maggiormente “competitiva” in un’ottica internazionale.

L’ultima sezione, Italia-Germania: relazioni interculturali, prende infine in esame la relazione tra cinema tedesco e cinema italiano. Per la maggiore popolarità della materia, proprio questo terzo nucleo si rivela forse come il più scorrevole, ovvero più apprezzabile anche da parte di un lettore/spettatore non necessariamente germanista di formazione. Si legge con gusto, tra gli altri, Il catalogo Adelphi e il cinema: il caso Schnitzler, in cui Galli ripercorre la storia della casa editrice milanese nata nel 1962 alla luce del vero e proprio trend di trasposizione cinematografica a cui andarono soggetti i suoi titoli (moltissimi in traduzione dal tedesco, appunto), soffermandosi poi sulla (s)fortuna che arrise in Italia, e proprio in questo senso, alle opere schnitzleriane (oltre il più noto Doppio sogno, oggi conosciuto ai più anche solo nominalmente dopo l’uscita, nel 1999, dell'ormai “mitologico” Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick). Così come interessante e dissacrante al tempo stesso è la disamina sul film per la TV La meglio gioventù (2003) di Marco Tullio Giordana: un intervento, questo di Galli, che nell’interpretare l'opera nostrana attraverso il confronto con una certa cinematografia tedesca caratterizzata da un profondo  rapporto con la Storia, la problematizza non poco, mettendone in luce cadute di tono e addirittura sfumature kitsch.

Corredato da una nota bibliografica di riferimento e da sempre utili apparati di consultazione (Indice dei nomi e Indice dei film), A morte Venezia è un volume di indiscutibile valore e rigore scientifico, ma forse proprio per questo più adatto a una tipologia di lettore molto appassionato dell'argomento, o comunque motivato alla sua esplorazione o addirittura scoperta ex novo. Ogni saggio, difatti, richiede continue pause e un surplus di attenzione: sia per la complessità della materia (che si fa evidentemente più semplice per chi abbia fatto “buone letture” a tema e sia dotato di una discreta cinefilia), sia per la densità dei contenuti critici, che comunque hanno il pregio di non sfociare mai in una concettosità fine a se stessa o nell’ancor più seccante accademismo; allo stesso modo, anche il nutrito numero di note e riferimenti a piè di pagina e il ricorso frequente a citazioni in lingua originale (sebbene sempre accompagnate da relativa traduzione) conferiscono alla raccolta un carattere più elitario e meno divulgativo. Per certi versi è come se il volume, nato da una scrematura delle pubblicazioni fatte dall’autore a partire dal 2003, prevedesse a sua volta una “selezione” del proprio pubblico. Ma l’ingresso, si badi, resta pur sempre libero a tutti i curiosi, agli appassionati di cinematografia e letteratura, e agli entusiasti sostenitori dei rapporti tra le arti e le culture.

Cecilia Mariani


Se siete amanti della letteratura tedesca, del cinema tedesco e, soprattutto, della commistione tra le arti, allora "A morte Venezia" è il libro che fa per voi. Matteo Galli, docente dell'Università di Ferrara, ha raccolto una selezione dei suoi saggi sull'argomento pubblicati negli ultimi 15 anni in questo corposo volume uscito per Mimesis Edizioni @edizioni.mimesis 🎬🎥 Cecilia Mariani lo ha in lettura per noi e, pur ammettendo che si tratta di un tomo piuttosto impegnativo, già si sente di consigliarlo ai cultori delle due discipline (e ai cinefili in generale, ovviamente!). Per un'analisi più approfondita tenete d'occhio il sito nei prossimi giorni! 🎬🎥 #libro #book #leggere #reading #recensire #recensireèmegliochecurare #recensione #review #amortevenezia #matteogalli #mimesisedizioni #film #cinema #cinematedesco #letteraturatedesca #criticaletteraria #igreads
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