venerdì 20 ottobre 2017

Non puoi tornare in patria, se non con vesti di seta!


Cuore di seta. La mia storia italiana made in China
di Shi Yang Shi
Mondadori, 2017

pp. 166
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Che io sia stato costretto, da bambino, a venire in Italia - e che questo abbia aperto uno strappo tanto doloroso in quel cuoricino di seta -, oggi lo riconosco solo come una piccola parte di un cammino che è ancora tutto da intraprendere. Insidie e sprofondamenti non sono mancati, così come conquiste e soddisfazioni.
Potete averlo visto a teatro, oppure in tv come una delle Iene: Shi Yang Shi è però ben più di un attore italo-cinese. È una persona che si racconta senza difese e senza sovrastrutture in questo Cuore di seta, autobiografia che si concentra in particolar modo sugli anni complessi che lo hanno visto strappato alla sua infanzia cinese, per vivere tra molte difficoltà a Milano, a casa di uno zio immigrato in passato e proprietario di una rosticceria. Yang si trasferisce lì con sua madre quando ha solo undici anni: non conosce l'italiano e l'esperienza a scuola è davvero traumatica, all'inizio. Ma non si perde d'animo e fa di tutto per trasformare in opportunità il sacrificio che i suoi genitori hanno fatto per lui. Non capisce pienamente perché sua madre, medico stimato in Cina, accetti di compiere lavoretti di poco conto in Italia, e si chiede perché il padre non possa raggiungerli a Milano per ben quattro anni.

giovedì 19 ottobre 2017

Tutto il suo mondo in un giardino

Il giardino di Elizabeth,
di Elizabeth Von Armin
Fazi Editore, 2017

Traduzione di Sabina Terziani

pp. 180
€16,50 (copertina flessibile)
€7,99 (e-book)

Erano due paradisi in uno vivere da soli in Paradiso.
Elizabeth vive nel suo mondo in una maniera non completamente eremitica, ma lasciando che gli altri intravedano appena la sua presenza. Si nasconde dal mondo esterno riparandosi dietro le siepi del giardino dell’ex convento di proprietà del marito, un luogo isolato e carico di storia in Pomerania, facendo sì quindi che solo lo sfinito ed esperto giardiniere, la cameriera accondiscendente e la tata accomodante si rendano conto della sua esistenza. Elizabeth non c’è mai veramente per nessuno, a patto che non sia un essere vivente che con cura e apprensione ha piantato nelle aiuole del suo angolo di paradiso o una delle sue tre figlie («La mia bambina più grande, nata in aprile, ha cinque anni; la più piccola, nata a giugno, ne ha tre: il lettore perspicace saprà quindi indovinare l’età della bimba di mezzo, nata a maggio»). Tutto il resto viene lasciato fuori, con grande apprensione delle matrone che a malincuore ogni tanto Elizabeth è costretta a visitare e che ritengono che la sua solitudine sia stata una feroce imposizione del marito. Elizabeth, è vero, lo soprannomina l'Uomo della collera, non per averla costretta a prendersi cura del convento di famiglia, ma per il motivo esattamente contrario, averla cioè incatenata ad anni di vita cittadina forzata lontana dal suo Paradiso. Incredula di fronte alle opinioni delle nibildonne di campagna ribatte senza indugi:
«L’inverno mi è piaciuto tantissimo», ho insistito io, quando si sono placate un po’. «Sono andata in slitta e ho pattinato, e poi c’erano le bambine, e scaffali e scaffali pieni di...», stavo per dire “libri”, ma mi sono fermata. Leggere è un’occupazione maschile; una donna che legge spreca il suo tempo in modo riprovevole.

Sogni taglienti come lame: la "preghiera d'acciaio" di Angela Bubba

Preghiera d’acciaio
di Angela Bubba
Bompiani, 2017

pp. 223 
€ 17,00


Preghiera d'acciaio è un'opera complessa, per cui è vano qualsiasi tentativo definitorio. Imbarcarsi nell'impresa è tuttavia un obbligo per il lettore che sia giunto alla fine e desideri provare a mettere ordine nell'intrico caotico dei pensieri, a sondarne con dita leggere la matassa alla ricerca di un capo. Che dire dunque? 
Quello di Angela Bubba è un romanzo difficile da iniziare e difficile da concludere. Si entra nella storia col passo prudente del cacciatore, si esce con l'impressione di aver osservato qualcosa di privato e non completamente accessibile.

mercoledì 18 ottobre 2017

#PagineCritiche - Il capo e la folla: Perché Storia non finisce mai di insegnare

Il capo e la folla - La genesi della democrazia recitativa
di Emilio Gentile
Editori Laterza, 2017 (edizioni precedenti: "i Robinson / Letture" 2016)

€ 12 (cartaceo)
€ 8,49 (e-book)



Studiare ed interpretare la Storia è da sempre un modo molto efficace per comprendere meglio il presente, prevenire (si spera) gli errori commessi da chi è venuto prima di noi e provare a replicare quanto di buono è già accaduto.
Per questo motivo leggere l'opera Il capo e la folla (edito dalla collana economica Laterza, ma già apparso nel 2016 ne i Robinson) di uno storico di fama mondiale come Emilio Gentile si rivela una buona occasione per approfondire un aspetto della nostra contemporaneità ponendolo in relazione col passato: si tratta della maniera attraverso la quale
"sono stati percepiti e interpretati i rapporti tra il capo e la folla in situazioni democratiche".

«Scrivere un diario significa fare una serie di scelte su cosa omettere, cosa dimenticare».

Andanza. Fine di un diario
di Sarah Manguso
NN editore, 2017

Traduzione di Gioia Guerzoni
Con le illustrazioni di Marco Petrella

pp. 116
€ 12,75 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c'è molto altro. (p. 11)
Immaginate un diario di venticinque anni, con ottocentomila parole: una lotta contro la dimenticanza, nel tentativo (sempre e comunque frustrante) di fermare il presente. Ma quel presente di cui si va a scrivere si è ormai fatto passato, quando si stringe la penna e si apre il diario; e le parole usate non saranno mai in grado di evocare ogni preciso dettaglio, né di abbattere la minaccia dell'oblio. Sfuggirà sempre qualcosa, mentre qualcosa sarà deformato dal lessico. 

martedì 17 ottobre 2017

"Elizabeth Jane Howard": la pericolosa innocenza dell'autrice dei Cazalet


Elizabeth Jane Howard. Un'innocenza pericolosa
di Artemis Cooper

Traduzione di Franca Di Muzio e Nazzareno Mataldi

Fazi Editore, 2017
pp. 463, € 18,50





Non sapeva mai se quello che la gente faceva per lei, o voleva che lei facesse, fosse dovuto alla sua persona o alla sua bellezza abbagliante. Non sapeva mai di chi o di cosa fidarsi. Ciò la rese una pessima giudice degli uomini.
Non sono una grande appassionata di biografie; mi pongono davanti a tutta una serie di problemi. 
Se ho amato la produzione di un autore, ho il timore di scoprire sue abitudini personali poco gradevoli, tanto da spingermi a rivalutare le sue opere. Non si dice che sia sempre pericoloso conoscere gli autori dai quali si è stregati perché si rischiano tremende delusioni? 
Continuo a cercare dettagli da mettere in parallelo ai romanzi e se non le trovo mi sento quasi defraudata. 
Inoltre, la sequenza di date, eventi, incontri, eventuali stralci di lettere mi lasciano un sapore didascalico in bocca.
In questo caso però, mi sono fatta risucchiare. Dopo aver terminato la saga della famiglia Cazalet, mi sono trovata in difficoltà: non riuscivo a rinunciare alla compagnia dei personaggi e ad immergermi nelle atmosfere britanniche. Per cercare di prolungare la mia permanenza in quel mondo, ho deciso di rompere le mie esitazioni e leggere la biografia di Elizabeth Jane Howard.
Ne sono rimasta affascinata.

"Chi ha bisogno di te": le donne tristi di Elisabetta Bucciarelli

Chi ha bisogno di te
di Elisabetta Bucciarelli
Skira, 2017

139 pp.

€ 13,00


I diciassette anni sono uno dei momenti più complessi di un'esistenza: la quotidianità finora banale si trasforma in qualcosa di nuovo e inesplorato, sempre in bilico fra quell'età adulta che sta per sbocciare con la maggiore età e quella lunga mattinata pigra e assolata che è stata l'adolescenza. Essere figlia di genitori separati e ragazza ancora in cerca del primo amore, poi, non può che rendere tutto più difficile e al contempo variopinto; aggiungiamo un'intelligenza emotiva al di fuori della norma e abbiamo i semi di una storia pronta a divenire quercia.
È dunque la genuina curiosità verso il mondo che cambia ‒ che cambia perché cambiano noi ‒ il sentimento che maggiormente emerge dalle brevi ma intense pagine di questo nuovo gioiello firmato da Elisabetta Bucciarelli, un testo leggero e silenzioso come le farfalle tanto amate da Meri, e altrettanto elegante; è un romanzo di formazione, questo, delicato come pochi nell'affrontare temi che basterebbe veramente poco a trasformare in incubi: l'amore sconosciuto, la famiglia disastrata, i genitori inarrivabili, le delusioni amicali. Lo sguardo sul mondo di Meri è ciò che dà colore alle pagine bianche, che riempie di profumi di alberi e piante le scritte nere del classico e sempre elegante Garamond.

lunedì 16 ottobre 2017

#CriticaNera - "Vedo le cose con amara lucidità". Intervista con Massimo Fagnoni

Nel febbraio 2016, il mio editore, Carlo Frilli, mi mise in mano un libro e mi disse: “Leggiti Fagnoni, ne vale la pena”. Tornai a casa, a Genova, e poi a Barcellona, con curiosità e dubbi. Il libro in questione era Bologna non c’è più e l’autore, Massimo Fagnoni, per me era un perfetto sconosciuto. La lettura di quel libro si riversò in una delle recensioni più liberatorie che abbia mai scritto, tanto liberatoria che, ogni tanto, Massimo mi ringrazia ancora per le parole scritte quel giorno. Nulla da ringraziare, ripeto sempre, se c’è da parlar bene si parla bene, se c’è da stroncare, si stronca. Con uguale obiettività e rispetto. Da quella recensione ne nacque un lungo carteggio, tra e-mail tradizionali e messaggi su Facebook, un epistolario virtuale abbastanza corposo e ricco, più per merito di Massimo che mio. Se tra cinquanta o cento anni ci sarà qualche filologo che si interessi alla sua opera e trovi questa corrispondenza, non lo invidio. Frammentata e liquida come ogni corrispondenza di questo secolo XXI, non sarà facile per il filologo del futuro ricostruirla.

Da quel Bologna non c’è più ho continuato a seguire l’opera di Massimo Fagnoni. Letto Il giallo di Caserme Rosse (di cui non parlo perché pubblicato dal mio editore, quindi in conflitto di interessi) e divorato Il ghiaccio e la memoria, uscito per i tipi di Minerva quest’anno. Un giallo atipico, dalle tinte chiaramente hardboiled, anche se inzuppate della tradizione nera nostrana. Non vi è un caso se non a partire dalla seconda metà libro e la narrazione scorre sul filo di due piani temporali distanti oltre vent’anni: gli anni ‘80 del XX secolo e i primi anni 2000. Come in Bologna non c’è più, la società del capoluogo emiliano viene sezionata e studiata nelle zone più buie, senza però fare luce sulle ombre e, anzi, lasciando alla soluzione del caso un retrogusto amaro che sa di morte, delusione e disincanto. Forse il disincanto è la cifra di Il ghiaccio e la memoria, un disincanto che crea uno scarto con la serie Trebbi (Il silenzio della bassa, Bologna non c’è più, Il giallo di Caserme Rosse) e dà a Fagnoni un posto preciso nell’affollata narrativa di genere italiana. Non è un caso, quindi, e non deve sorprendere, che lo scrittore bolognese sarà presente al Premio Scerbanenco 2017 con due titoli: Il ghiaccio e la memoria, appunto, e Il giallo di Caserme Rosse.

Tradire tutti, per non tradire chi siamo davvero

La scordanza
di Dora Albanese
Rizzoli, 2017

pp. 237
€ 19 (cartaceo)


Vi capita mai di prendere le parti di questo o di quel personaggio, quando leggete una storia particolarmente coinvolgente? Con La scordanza è impossibile restare imparziali: nelle prime pagine si parteggia per Caterina, giovane sposa con due figli, uno di dieci anni e l'altro di pochi mesi, che lei cresce in un paesino della Basilicata ancorato alla tradizione. Un po' per l'aria asfittica e immobile, un po' per il marito violento che non pare più amare Caterina, anche noi lettori partecipiamo ai suoi dubbi e alle sue sofferenze. 
Poi, però, conosciamo Eustachio: è il suo primo figlio, sensibilissimo ed estremamente intuitivo, fa di tutto per aiutare i genitori a stare meglio insieme. Li sorveglia la notte, infilandosi nella loro stanza a controllare il respiro di entrambi e quando pensa che ce ne sia bisogno si reca anche dalla "maga" del paese per chiederle una pozione che faccia nuovamente innamorare i suoi genitori. 

domenica 15 ottobre 2017

Ogni libro è letto, ma ogni letto non è anche un libro: "Le ragazze nello studio di Munari":

Le ragazze nello studio di Munari
di Alessandro Baronciani
Bao Publishing, 2017

pp. 256
€ 21,00


Fabio non riesce a dormire. Nel retrobottega del suo negozio, sdraiato sul soppalco, si rigira nel letto e pensa. I pensieri nella sua testa non sono mai lineari: tende a divagare, a creare collegamenti, a uscire dal seminato. Fabio vive a Milano dove ha un negozio di libri rari e usati: conserva in una stanza speciale i suoi tesori più preziosi: l'autografo di Calvino, quello di Saba... tra tutti spicca quello di  Bruno Munari. 
Ma stiamo divagando: dicevamo, Fabio non riesce a dormire. Pensa ai momenti che hanno cambiato la sua vita: sono stati tre, uno ogni sette anni. La sua prima volta al liceo, nei bagni della scuola, il suo primo lavoro, quando ha conosciuto Zao, una modella coreana a Milano per delle sfilate. Squilla il telefono: Fedra gli scrive che è tornata a casa dai suoi e che lui è uno stronzo. Chissà Sonia cosa direbbe: sarebbe forse perplessa come quella volta che le ha fatto vedere la fabbrica del set "Deserto rosso". Oppure... Stiamo di nuovo divagando: Fabio non riesce a dormire e inizia a scrivere di tre donne che lo hanno irrimediabilmente stregato.

#CriticARTe - Estro e talento. Il genio del Genovesino a Cremona



 Particolare dell'Adorazione dei Magi,
Parma, Galleria Nazionale
ph. Sabrina Miglio



Genovesino
Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona

Museo Civico Ala Ponzone Cremona
6 ottobre 2017 - 6 gennaio 2018
martedì-domenica 10.00-17.00

biglietto intero 10 €

(comprende l'accesso alla Pinacoteca e alla collezione Le stanze per la musica)

info: www.mostragenovesino.it





Una prima volta in assoluto. Una mostra monografica, interamente dedicata a Luigi Miradori, detto il Genovesino, tra i protagonisti della pittura seicentesca dell'Italia settentrionale, non era mai stata realizzata. A colmare la lacuna ci ha pensato, con l'esposizione Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona, la città lombarda, palcoscenico privilegiato dell'autore ligure. Che non fu, come spesso accade, profeta in patria. Ligure di nascita, da qui il soprannome, Miradori infatti a Genova lasciò soltanto un paio di tele misconosciute. Spostatosi poi nella Piacenza dei Farnese, dove però non trovò fortuna, sembrava destinato a rimanere nel limbo dei pittori del Barocco settentrionale che, pur riempiendo di tele tante nostre chiese e chiesette, rimasero poco o per niente conosciuti. La fortuna invece sorrise a Luigi Miradori a Cremona, dove entrò nelle grazie del governatore spagnolo della città, don Álvaro de Quiñones, e dove divenne, in breve tempo, il pittore prediletto sia della committenza ecclesiastica che della nobiltà locale.

sabato 14 ottobre 2017

#CriticaNera - I gialli sono cose "serie" (2^ parte)


Prosegue la conversazione tra Nicola Campostori e Alessio Piras sulla serialità nei gialli, a partire dal nuovo romanzo di quest'ultimo, Nati in via Madre di Dio. Qui potete leggere la prima parte; qui le loro riflessioni sul noir.

(NICOLA CAMPOSTORI)
Intervistato da Repubblica, FrancescoRecami ammette che dietro molta serialità c'è anche un calcolo pragmatico: “Funziona perché è favorita dai meccanismi di distribuzione. Quando un romanzo va in produzione, viene presentato ai librai attraverso una scheda in cui va indicato un cosiddetto libro gemello. Il terrore degli editori è stampare troppo o troppo poco. Chi sbaglia tiratura, ci rimette. Ecco che il mercato incita a fare libri tutti uguali. Tutti libri gemelli. Uno come me, se non scrive la serie sulla casa di ringhiera, viene guardato con sospetto, perché non ha libri gemelli a cui appoggiarsi”. Cosa ne pensi? Nel tuo caso che peso hanno avuto queste considerazioni?

(ALESSIO PIRAS)
Da una parte è vero che la serie affeziona i lettori, o può affezionare i lettori, ma non è una formula matematica certa, e l’esempio di Bastasi è lampante. Ci sono molti editori che preferiscono pubblicare serie e che già dal primo libro vogliono vedere le condizioni necessarie per cui possa esistere la serialità. Ma è pur vero che il primo capitolo di una serie non ha gemelli, ha semmai compagni di scaffale che ne condividono il genere, l’ambientazione, ecc. Quindi, un editore riesce sempre a trovare un libro correlato, anche perché se fa bene il suo mestiere le collane devono avere un loro senso, un filo conduttore che le tiene insieme. Il terrore di cui parla Recami, poi, è frutto di una mentalità ancorata a un vecchio modello: l’editore è un imprenditore e il suo mestiere consiste proprio nel capire quanto e come produrre (quanti e quali libri stampare, quindi) e quali rischi prendersi. Se non sa fare questo, allora meglio scelga un lavoro alle dipendenze di qualcuno. Nel mio caso, se queste considerazioni hanno avuto peso, dovremmo chiederlo a Carlo Frilli, il mio editore.

"Gli stonati": ciò che immorale non è


Gli stonati
Autori vari, a cura di Alessio Romano
Neo edizioni, 2017

208 pp.
€ 16,00



22 storie che spaziano dal racconto di formazione di Marco Drago al noir urbano di Piergiorgio Pulixi, dalla fantascienza di Gianluca Morozzi alla favola di Yasmin Incretolli: tanti generi diversi, fra i quali trovano spazio veri e propri trip godibilissimi e assolutamente realistici, soprattutto per chi – come il sottoscritto, e lo dico senza vergogna alcuna – fa uso di marijuana. Questo è l'ultimo libro della Neo edizioni, un'antologia di racconti curata da Alessio Romano.
Gli stonati non è un trattato scientifico che espone chiaramente i pro e i contro dell'uso (o dell'abuso) del THC; Gli stonati non è un saggio che presenta punti di vista etici o ideologici sul perché sia giusto o sbagliato fare uso di sostanze psicotrope: Gli stonati è, come dice il sottotitolo, un Manifesto letterario per la legalizzazione della cannabis, e come tale è assolutamente di parte. Ci si deve avvicinare a questo testo sapendo che gli scrittori che hanno contribuito con i propri racconti sono tutti, chi più chi meno criticamente, a favore della legalizzazione delle droghe leggere.

venerdì 13 ottobre 2017

Nessuno può volare - Un ritratto schietto e a tratti ironico della disabilità

Nessuno può volare
di Simonetta Agnello Hornby (e George Hornby)
Feltrinelli, 2017

pp. 220

€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)



Raccontare la disabilità non è mai facile, specialmente se a farlo è un genitore che si trova tutti i giorni a combattere affinché al proprio figlio vengano assicurate le medesime opportunità di tutti gli altri.
Personalmente, ogni volta che penso a quanto possa essere difficile convivere con un ragazzo malato mi viene in mente Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, lo straordinario ed emozionante racconto di un padre che affronta la vita in compagnia di un figlio con un handicap motorio.

Nel suo ultimo libro, Nessuno può volare, edito da Feltrinelli, la scrittrice siciliana ma inglese d'adozione Simonetta Agnello Hornby ci racconta la storia del suo primogenito George, al quale quindici anni fa venne diagnosticata una forma di sclerosi multipla rara e progressiva.
Nel corso del racconto alla narrazione dell'autrice fa da contraltare la voce dello stesso George, che ci racconta la malattia dalla sua prospettiva, aiutandoci a guardare la vita con occhi diversi rispetto a quelli ai quali siamo abituati, ma non per questo meno divertenti (bellissimo lo humor inglese del figlio della Agnello Hornby) o interessanti.

"Angelica e le comete" di Fabio Stassi: mettere in scena, con grazia, l'arte del raccontare

Angelica e le comete
di Fabio Stassi
Sellerio editore, 2017

pp.136
€12.00




Nella biblioteca di Babele, spaventoso specchio dell'universo che prende vita nell'arco di poche pagine in un vertiginoso racconto di Borges, sono contenute tutte le combinazioni dei venticinque segni ortografici (le ventidue lettere dell'alfabeto, lo spazio, il punto, la virgola): tutte le narrazioni auspicabili, moltiplicate per il loro numero di variabili grafiche, linguistiche e diegetiche, tutte le teorie e  le conseguenti apologie e confutazioni, tutto lo scibile e l'immaginabile, fino all'annullamento di ogni distinzione tra reale e fittizio, tra storia e letteratura, fino a svuotare il Tempo di significato.
Di finzione in finzione, il volume che l'autore di Angelica e le comete – calatosi, all'interno della cornice del romanzo, nei panni di narratore – si trova fra le mani potrebbe essere giunto da lì: si tratta di un romanzo che Fabio Stassi non ha mai scritto e che pure aveva reclamato la propria esistenza molti anni prima, quando la vocazione di scrittore si era per la prima volta fatta strada in lui.

giovedì 12 ottobre 2017

Le invenzioni del Medioevo: un ottimo studio per incuriosire anche gli storio-scettici

Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali
di Chiara Frugoni
Laterza, 2001

pp. 186
€ 16 (cartaceo)


Questo è proprio un bel libro. Da leggere ovviamente, ma anche da toccare, sfogliare, tenere in libreria. Trovate strano iniziare una recensione con un giudizio di valore? Se proverete a immergervi nel viaggio nel passato offerto da Chiara Frugoni, cambierete idea. Dimenticate le guerre, le date e ciò che ha spesso reso il Medioevo un periodo "pesante" del vostro libro di testo di scuola; Chiara Frugoni indaga le grandi innovazioni portate in quello che per anni è stato ritenuto un periodo buio della storia, semplicemente un'epoca di transizione (Medio-evo) tra l'antichità e la modernità. Da tempo gli storici si battono per contrastare questo pregiudizio, senza dubbio polveroso ma duro a morire: con questo libro, anche i lettori più storio-scettici dovranno ricredersi. Sì, perché alla base dello studio ci sono le curiosità: sapevate, ad esempio, che gli occhiali sono stati inventati nel Medioevo e che la loro paternità è  incerta? E chi li portava, aveva di certo una custodia appesa alla cintura per trasportarli. O ancora: chi sa quando le finestre hanno iniziato a lasciar passare la luce grazie ai vetri?

La via più breve al successo? L'insuccesso! Jerry Frost di Francis Scott Fitzgerald

Jerry Frost
di Francis Scott Fitzgerald
Traduzione di Nicola Manuppelli
Aliberti compagni editoriale


Pp. 158
€ 17

Una delle più consolidate retoriche che quasi cento anni di film e serie americane ci hanno fatto conoscere ormai a menadito è che negli USA, parafrasando una famosa frase di Giampiero Boniperti, "vincere non è importante, è l'unica cosa che conta". Proprio partendo da qui Francis Scott Fitzgerald, nell'attesa della pubblicazione del suo secondo romanzo, Belli e dannati, muove una commedia delicata e surreale che prende in prestito un po' dell'atmosfera dei film di Cecil B. De Mille per andare direttamente a svellere uno dei cuori pulsanti dell'ideologia americana, per l'appunto la pulsione/l'ossessione per il successo. In Jerry Frost, pubblicato in un bel volume da Aliberti compagnia editoriale, si assiste infatti alla parabola dell'omonimo protagonista che, seppur privo di qualsiasi tipo di ambizione e sogno, diventa, in modo del tutto inaspettato Presidente degli Stati Uniti.

mercoledì 11 ottobre 2017

Quel patto di speranza oltre il valore e la morte: La parabola dei tre anelli di Roberto Celada Ballanti

La parabola dei tre anelli
di Roberto Celada Ballanti
Edizioni di Storia e Letteratura, 2017

Pp. 235
€ 18



Raramente un sottotitolo è stato tanto foriero di informazioni. La parabola dei tre anelli  di Roberto Celada Ballanti, pubblicato dalle Edizioni di Storia e Letteratura infatti, riporta come sottotitolo Migrazioni e metamorfosi di un racconto tra Oriente e Occidente. Già proprio così, questo approfondito studio va proprio a ricercare, tra i meandri della Storia, le spire della Letteratura e i flutti, ovviamente, del Mar Mediterraneo non soltanto l'origine di una storia così significativa per la nostra civiltà ma anche stimolante per un futuro decisamente migliore tra società e civiltà diverse.
Da una parte abbiamo la terza novella della prima giornata del Decameron di Boccaccio, ovvero quella di Melchised giudeo e la storia dei "tre anella" e, dall'altra, il dramma teatrale Nathan il Saggio di Lessing: in mezzo ci sta tutta una serie di origini, ora manifeste ora più arcaiche, della storia primigenia, rimandi incrociati che vanno, senza soluzione di continuità, dalla Spagna mozarabica alla Baghdad dei Califfi con significative tappe nella Gerusalemme culla di religioni. Ovvero questa storia, nata molto probabilmente da un dialogo tra Timoteo I e al-Mahdi nella Baghdad del VII secolo, lega indissolubilmente le tre grandi religioni del Libro. Unite, chiaramente, nelle differenze e nelle somiglianze.

Sette giorni da morto per meditare sulla vita

Il settimo giorno
di Yu Hua
Feltrinelli, 2017

pp. 150
16,00 cartaceo 
9,99 € ebook


Nel romanzo Il settimo giorno lo scrittore cinese Yu Hua racconta le contraddizioni della vita, attraverso la visione di un morto. Da questo originale punto di vista, quasi privilegiato, l’autore denuncia quelle che sono le estremizzazioni della Cina contemporanea, che si manifestano attraverso la banalizzazione dei valori, la conquista materiale dei beni, l’attenzione al possesso. 

A me manca l’urna però, non ho nemmeno una “Riposa in pace” o una “In memoria eterna” da quattro soldi. Mi prende l’ansia: che fine faranno le mie ceneri? Le spargeranno in mare? Impossibile. Quello è un privilegio dei potenti: aereo privato e scorta di navi militari, lasciate cadere nell’oceano, nel cordoglio di parenti e sottoposti. All’uscita dal forno, troverò ad aspettarmi scopa e paletta e andrò dritto nel bidone della spazzatura.

Chi muore guarda al mondo con una punta di nostalgia verso la società dei valori, appartenenti al passato e ormai perduti nella società cinese contemporanea, che rispetto agli anni Ottanta, guarda alla tradizione come forma estrema di resistenza al materialismo-consumismo dilagante, frutto del periodo socialista postmoderno che, fermo restando il periodo di stasi dopo il massacro di Tian’anmen nell’89,  si è imposto in molti settori, esaltati dal boom economico e dalla globalizzazione. Ma il recupero della sfera dei valori antichi, dei legami più stretti, famigliari e amicali - da cui secondo le credenze popolari il defunto non può allontanarsi nei primi sette giorni dalla sua morte -  lo rende un libro in qualche modo più votato alla speranza che non alla denuncia.

martedì 10 ottobre 2017

Hollywood attraverso i vizi e le aspettative di uno sceneggiatore, di un regista e di un produttore.

La sceneggiatura
di Don Carpenter
Frassinelli, 2017

1^ edizione: Turnaround, 1981

Traduzione di Stefano Bortolussi

pp. 280
€ 18,50 (cartaceo) 
€ 9,99 (e-book)


Mio Dio, se in quell'ambiente cominciavi a giudicare i collaboratori sulla base del loro comportamento, chi si salvava? (p. 200)

Cosa vedrebbe un aspirante sceneggiatore, se approdasse nella Hollywood di Paul Newman? Prendetelo moderatamente squattrinato (ha comunque una Porsche), con tanti sogni di successo e di ricchezza, brividi nel vedere i propri miti passeggiare per Hollywood Boulevard, modeste capacità di adattamento e buona propensione all'alcol e al sesso occasionale: ecco Jerry Rexford, che apre il romanzo di Carpenter percorrendo a fatica a bordo della sua Porsche le vie che ha sempre sognato. Quel che si trova davanti, in ogni caso, non è affatto semplice e sono richiesti più e più compromessi: un appartamento decisamente modesto, ad esempio, classicamente ridotto a casa da scrittore single, ma non solo... Anche farsi conoscere è complicato, per quanto persino i contatti alle caffetterie hollywoodiane possano riservare non poche sorprese... 

#Criticanera - Un giallo tra l'Estonia e la Russia: "Il treno per Tallinn" di Arno Saar

Il treno per Tallinn
di Arno Saar
Mondadori, 2016

pp. 166
€ 17

Marko Kurismaa, commissario di polizia a Tallinn, soffre di narcolessia: il sonno che di notte non arriva mai lo sorprende durante il giorno, tenendolo in uno stato quasi allucinatorio. Viene chiamato ad occuparsi di un caso spinoso: è stato trovato un uomo di nazionalità russa morto avvelenato a bordo del treno arrivato da San Pietroburgo. Un omicidio che potrebbe diventare un caso diplomatico, viste le tensioni tra l'Est Europa e l'ex Unione Sovietica. La vittima è un losco affarista, con una moglie giovane che forse aveva un amante altrettanto malavitoso. C'è questo triangolo sentimentale che si svolge tra la Russia e l'Estonia alla base del delitto? O forse è stato Hillar Sirp, un violento buttafuori presente sul treno quella notte? 

L'assassinio sul treno non può non richiamare subito Agatha Christie, e in effetti questo libro è anche un omaggio al giallo tradizionale; ha un andamento classico, con le parti descrittive impreziosite da una scrittura ricca. Il protagonista è delineato molto bene, senza che questo significhi per il lettore conoscerlo profondamente: lo stile dell'autore ce lo fa infatti guardare sempre dall'esterno; la narrazione, che, lo ripetiamo, è veramente ben formulata, non diventa mai condivisione delle passioni del commissario.

lunedì 9 ottobre 2017

Il romanzo all'epoca degli indiani metropolitani

Le parole ritrovate. Il romanzo perduto dei ragazzi del '77
di Igor Patruno
Ponte Sisto Edizioni, 2017

157 pp.
13,50 €




«La nostra generazione ha attraversato il romanzo con incolpevole leggerezza. Di fronte al primato della politica, il romanzo è apparso come una forma espressiva inefficace per affrontare la contraddizione di classe».
Parte da questa riflessione l'interessante lavoro di Igor Patruno, giornalista e scrittore. Il libro, una raccolta di interviste ai più grandi scrittori italiani degli anni 70, preceduta da una parte di ambientazione storica (talmente evocativa da sembrare essa stessa un romanzo), nasce da un'osservazione intorno alla quale Patruno, evidentemente, per molti anni, ha lavorato: come mai da un'epoca così intensamente vissuta, come lo furono gli anni 70, da un periodo attraversato da tensioni fortissime, sfociate in rivolte sociali, in manifestazioni, in espressioni di dissenso, fino ad arrivare alla dissennatezza del terrorismo, ma attraversato anche dal sogno condiviso da moltissimi giovani vani di cambiare il mondo... ecco, come mai da un'epoca del genere che, apparentemente, aveva molto di che raccontare, non è uscito un romanzo generazionale? Patruno ha pensato così di chiederlo proprio a loro, agli scrittori che vissero in quegli anni movimentati. Nomi dello spessore di Alberto Moravia, Aldo Rosselli, Dacia Maraini, Barbara Alberti, Franco Cordelli, Umberto Eco.

Scrittori in ascolto: L'arte delle memorie sbagliate in "Dodici ricordi e un segreto" di Enrica Tesio

Dodici ricordi e un segreto
di Enrica Tesio
Bompiani, 2017
Pp. 269
€ 17

Enrica Tesio lavora con le parole da, praticamente, una vita. Sembra un po' paradossale dirlo ma Tesio è una delle più brave e capaci copywriter d'Italia e da diversi anni rallegra un bel numero di affezionati lettori con i suoi blog pieni di ironia sulle contraddizioni della nostra società contemporanea, sempre con quel tocco di ironia e "amore per la nostalgia" che la contraddistingue. Bene, prendete questi elementi, aumentatene un pochetto la "dose" e avrete Dodici ricordi e un segreto, il nuovo romanzo giustappunto di Enrica Tesio edito da Bompiani.

Raggiungiamo l'autrice in uno splendente sabato mattina presso la Libreria Volta di Porta Ticinese in Milano: l'occasione è particolarmente ghiotta perché si tratta della prima presentazione, diciamo così, ufficiale del libro; Enrica Tesio ci pare davvero orgogliosa del suo lavoro, di un libro che, per sua stessa ammissione, "si presenta parecchio strano anche se in fase di pre-editing lo era ancora di più. Evidentemente è una mia caratteristica personale questa stranezza!". Già, Dodici ricordi e un segreto è sì un libro singolare, con tante situazioni e personaggi al limite del surreale ma, mai e poi mai, è di difficile lettura o appare lento in qualche suo passaggio.

La storia di Aura, giovane ventenne affetta da nistagmo, ovvero un disturbo visivo che porta ad un continuo sbattere degli occhi, alla ricerca dell'amato nonno Attilio (ben più che un semplice nonno), contravvenendo per altro allo stesso desiderio di quest'ultimo, prende il meglio della scrittura scattante e immediata della Tesio e copywriter e blogger. Infatti il lettore, nonostante la vicenda non sia esattamente delle più leggere o manchi di importanti passaggi che scavano a fondo nella psiche e nel passato dei personaggi, non si annoia mai, non ci sono tempi morti o segmenti ridonanti ma la scrittura, proprio come una perfetta sceneggiatura da spot, è essenziale, tagliente e arriva direttamente al nocciolo della situazione.

"Sangue giusto" e il passato oscuro dell'Italia coloniale

Sangue giusto
di Francesca Melandri
Rizzoli, 2017

521 pp.
€ 20,00




C'è una cosa di cui Ilaria Profeti è sempre stata convinta: delle persone che abbiamo intorno, anche di quelle che conosciamo meglio – gli amici, gli amanti, i genitori –, non potremo mai sapere tutto. I loro più antichi segreti, i loro più profondi dolori e, soprattutto, le loro Weltanschauung resteranno sempre inaccessibili a qualsivoglia tentativo di farvi breccia. È la condanna dell'esistenza, di noi uomini e donne che condividiamo con altri esseri umani lo stesso spazio vitale: il nostro tempo, i nostri luoghi, le nostre storie.
Ciò che maggiormente inquieta Ilaria Profeti – quel quid dell'altro che sfugge e sempre sfuggirà alla nostra conoscenza – è proprio ciò che viene narrato in Sangue giusto. Attilio Profeti, classe 1915, nel 2010 ha 95 anni: è marito di Anita (ed ex marito di Marella), padre di Ilaria, Emilio, Federico e del suo ultimogenito (e omonimo) Attilio, nonché dipendente ministeriale in pensione. Di lui Ilaria sa che in passato ha combattuto nella seconda guerra mondiale, che è stata una persona rispettata, e che oggi è un vecchio infermo e incapace di riconoscere i figli.
Quello che non sa è tutto ciò che l'uomo ha sempre nascosto: l'infanzia durante i primi anni del fascismo, l'invidia del fratello Otello, l'apatia della madre Viola, l'ignavia del padre Ernani; la guerra d'Etiopia, l'iprite, l'Amba Aradam, il genocidio di una stirpe; l'amore con una donna etiope creduta sterile, un figlio mai visto. Un ragazzo di nome Shimeta Iegmeta Attilaprofeti che, oltre cinquant'anni dopo l'occupazione italiana d'Etiopia, si presenta alla porta di Ilaria dicendo di essere figlio del figlio mai riconosciuto di suo padre. E con questo patronimico portato con onore, per Ilaria si spalanca l'abisso di una vita sconosciuta e sepolta.

domenica 8 ottobre 2017

Solo oggi i figli uccidono i padri? Decisamente no.

Come uccidere il padre. Genitori e figli da Roma a oggi
di Eva Cantarella
Feltrinelli, 2017

pp. 139
€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Per chi ama la storia antica, ogni nuova uscita di Eva Cantarella è una festa: non solo per la precisione delle fonti citate, ma anche per la piacevolezza del dettato. Anche con questo Come uccidere il padre, uscito da poco per Feltrinelli, Cantarella conferma il suo talento nell'interessare il lettore, testimoniando quanto la storia possa essere avvincente. Tra storia, giurisprudenza, antropologia, il nuovo volume si interroga sull'estrema conflittualità che ha caratterizzato la società romana, fin dalle sue origini, e che ancora serpeggia nel nostro presente, drammaticamente marchiato dalla cronaca nera. 
Ma non si pensi che l'autrice si lanci in pindarici ponti che collegano forzatamente passato e presente: no, al di là di riflessioni altamente ispirate al buonsenso, si concentra su ciò che sa fare meglio, ovvero raccontare la storia antica. I rapporti familiari hanno sempre interessato i suoi studi: si pensi, ad esempio, ai bellissimi Passato prossimo, Dammi mille baci, o al più affine Non sei più mio padre, dedicato però ai Greci.

#IlSalotto - Un posto chiamato incanto: quattro chiacchiere con Susana López Rubio su Cuba e la sua magica Storia

Un'immagine dell'autrice
Cuba è stata da sempre una delle "mete letterarie" preferite di grandi poeti e scrittori come Ernest Hemingway e Reinaldo Arenas, vuoi per le sue spiagge assolate, vuoi per la splendida musica che ne pervade ogni angolo, vuoi soprattutto per gli ideali di libertà che ha trasmesso in tutto il mondo e che hanno ispirato milioni di persone.

Sarà per tutti questi motivi che ogni storia ambientata tra le strade de L'Avana possiede un fascino particolare, e Un posto chiamato incanto, l'ultimo romanzo di Susana López Rubio edito da Dea Planeta Libri, non fa eccezione, tanto che sfogliando le sue pagine mi è parso davvero di sorseggiare un buon cocktail Gangster mentre seguivo con trepidazione le avventure dei protagonisti.

Il racconto inizia nel 1947, quando una nave proveniente da Lisbona porta un nuovo carico di migranti a Cuba. Tra questi c'è un ragazzo spagnolo di diciannove anni, Patricio, il quale non possiede nient'altro che i suoi sogni e la speranza che questo Paese possa regalargli un futuro migliore: ben presto il giovane trova lavoro presso i Grandi Magazzini El Encanto (titolo originale del testo), un luogo magico ove conoscerà il grande e contrastato amore della sua vita, Gloria, e dove vedrà lo scorrere della Storia intrecciarsi alla sua vita.

sabato 7 ottobre 2017

Conflitti pratici - Quando il diritto si scontra con la morale

Conflitti pratici. Quando il diritto diventa immorale
di Damiano Canale
Editori Laterza

pp. 236

€ 24 (cartaceo)
€ 13,99 (e-book)

"Per quello che ho fatto c'erano sempre delle ragioni, giuste o sbagliate, non so, in ogni caso ragioni umane".

Da sempre adoro le citazioni all'inizio di un testo e le leggo con fremente curiosità, poiché sembrano racchiudere il significato di quanto verrà narrato al suo interno.
Non fa eccezione Conflitti pratici, l'ultimo libro di Damiano Canale, professore di Filosofia del diritto presso l'Università Bocconi, il quale si apre con una frase dello scrittore Jonathan Littell che introduce in maniera assai chiara il problema che si pone quando i destinatari di una norma giuridica la recepiscono come immorale, ingiusta o inaccettabile.

Canale, infatti, dapprima spiega nell'introduzione del saggio come la filosofia del diritto non vada considerata soltanto come uno strumento in grado di indagare le ragioni che il diritto pretende di guidare, quanto piuttosto come un valido mezzo potenzialmente capace di farci capire l'evoluzione del pensiero giuridico nel corso della storia, e poi dichiara che l'intento che si prefigge con il suo saggio non è fornire una risposta al quesito "cosa dobbiamo fare quando il diritto diventa immorale?", ma sollecitare il lettore (che non è necessariamente il tecnico del diritto, bensì anche il comune cittadino che voglia approcciarsi alla materia per la prima volta) a ragionare, a strutturare il proprio pensiero grazie agli strumenti che vengono forniti, che è poi non solo l'obiettivo della scienza giuridica, ma anche della buona letteratura in generale.

La gioventù dorata ungherese: La squadra spezzata di Luigi Bolognini

La squadra spezzata
di Luigi Bolognini 
66thand2nd, 2016


Pp. 154
€ 17

Negli ultimi tempi la letteratura sportiva, sia "scritta" che "parlata", anche in Italia, si è segnalata per una vivacità e un'autorevolezza che, soltanto fino a pochi anni sarebbe stato difficilmente pensabile. La squadra spezzata di Luigi Bolognini uscito per 66thand2nd non fa altro che confermare questo stato di grazia della letteratura sportiva contemporanea. Anzi si può anche considerare La squadra spezzata come un ottimo libro tout-court, ovvero respingendo e non considerando le strette divisioni di genere letterario per finire così ad ampliare il discorso verso il più puro senso narrativo. Questo libro è un libro che non parla solo della Grande Ungheria del calcio ma anche dell'Ungheria in quanto Paese, colto con dovizia di particolari in quel periodo storico tanto fondamentale che va, grosso modo, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla rivolta/rivoluzione ungherese del 1956. Proprio quella che Mosca, considerando l'Ungheria "affare suo" e senza che le potenze occidentali muovessero un mignolo, farà cessare in un bagno di sangue. La squadra spezzata è la storia di un'idea romantica e futile come una squadra di calcio di giocolieri che deve affrontare le asperità della vita e gli aculei della Storia. La storia della più importante e mitica sconfitta nel mondo del calcio. 

venerdì 6 ottobre 2017

Con occhi nuovi: l'adolescenza secondo Nina Lacour

Ferma così
di Nina Lacour
EDT, 2016

pp. 304 
€ 14,50 (ebook € 9,99)

Titolo originale: Hold Still
Traduzione di Aurelia Martelli

A chi abbia già letto Tredici (Thirteen Reasons Why), l'inizio di Ferma così risulterà familiare: una adolescente suicida, un diario ritrovato, parole dall'oltretomba che sconvolgono un amico che gli è sopravvissuto. È interessante, allora, notare come da presupposti comuni possano nascere due romanzi così diversi, come tematiche affini possano subire trattazioni quasi opposte. Perché se Tredici era una storia tragica di sconfitta (della protagonista, dei suoi compagni, dei genitori, degli insegnanti, della società tutta), Ferma così è invece una storia di lotta e di rinascita. Se in Tredici (come in tanti altri testi recenti che parlano di giovani, si pensi a Il luogo più pericoloso del mondo, Il giorno degli orchi e La regola dei pesci), il mondo adulto risultava assente o inadeguato, in Ferma così i genitori e gli insegnanti ci sono, e si schierano accanto ai ragazzi, vigilando e accudendo, come impongono loro il ruolo e il dovere, ma più spesso l'amore. Sono adulti fallibili, fragili a loro volta, ma che fanno del loro meglio, anche se spesso non basta. Ferma così, a differenza di Tredici, è un'opera che non ragiona per assoluti: ci sono sì nell'ambiente scolastico persone meschine e superficiali, le reginette del ballo che avanzano in corteo nei corridoi, ma c'è anche chi riesce a camminare al tuo fianco in silenzio, adattando il suo passo al tuo; c'è chi ha il coraggio di essere se stesso a testa alta e si rivela un amico sincero; c'è anche chi sbaglia in buona fede e non se lo perdona.

La magia del gatto Chibi

Il gatto venuto dal cielo
di Hiraide Takashi
Einaudi, 2015

Traduzione di Laura Testaverde

pp. 140
10,50

Chibi è un gatto magico, venuto dal cielo nella casa di una coppia di sposi. Il gatto non si fa accarezzare dalla coppia, ma si comporta esattamente come se fosse degli sposi: fa loro visita con regolarità quotidiana, dorme nella loro camera da letto in una scatola messa ad hoc per lui e mangia il cibo cucinato dalla donna. In verità il gatto è del vicino, un bambino che lo ha battezzato Chibi appunto. Tuttavia spicca il carattere particolare del felino: accompagna il giovane scolaro alla fermata del pullman tutte le mattine, facendo una simpatica corsetta e poi torna dalla coppia di sposi. La coppia si affeziona subito a questo timido, strano ed elegante animale che con delicatezza entra a far parte delle loro vite con cautela e garbo. Ecco perché sembra venuto dal cielo, vanta una discrezione e un'eleganza stravaganti, fuori dal comune. In poco tempo conquista i due sposi, il tutto senza aver mai avuto un contatto fisico: il gatto infatti non si lascia accarezzare.

giovedì 5 ottobre 2017

Una storia che fa tremare il cuore: «Meraviglia», di Francesco Vidotto

Meraviglia
di Francesco Vidotto
Milano, Mondadori, 2017

pp. 216
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Quello di Francesco Vidotto è un libro forte, che racconta una vicenda tratti cruenta e feroce, ma che possiede la felice caratteristica di colpire il lettore, per arrivare al messaggio finale, dedicato alla dimostrazione che la vita è più forte di tutto.
Meraviglia è la storia di Lorenzo e Lavinia: due anime simili eppure complementari, due schegge erranti nel mare sconfinato e crudele dell'adolescenza. La storia inizia con il trasferimento di Lorenzo da Tai di Cadore a Conegliano, lì i suoi genitori hanno deciso di trasferirsi per esigenze lavorative e contando di poter iniziare una nuova vita, iscrivono il figlio presso il liceo scientifico della città. Il primo giorno di scuola non è facile per Lorenzo, tuttavia, facce nuove e professori poco attenti, conosce Lavinia, una ragazza dalle maniere brusche che riesce a difenderlo da un gruppo di bulli. Le loro strade si sono appena incrociate e ancora non sanno dove la vita li porterà, creando le condizioni per un successivo ribaltamento per cui sarà Lorenzo a salvare ripetutamente Lavinia dall'orlo del baratro. I due crescono insieme e tra primi amori e prime esperienze, iniziano a diventare sempre più intimi, senza mai iniziare una vera e propria storia d'amore. Il loro rapporto possiede una natura più particolare: percorrendo insieme la stessa strada affronteranno i mostri dell'adolescenza ed esperienze molto dolorose. Lavinia, in particolar modo, già orfana di madre, si ritrova in casa un padre manesco e alcolizzato e, mentre Lorenzo dovrà affrontare le sue difficoltà scolastiche, lei dovrà combattere contro le ripetute manifestazioni di rabbia paterna, che in alcuni momenti arriveranno addirittura a farsi particolarmente violenti.

Ninna nanna letale

Ninna nanna
di Leïla Slimani
Rizzoli, 2016

204 pp.
18 € (cartaceo)



Il piacere della lettura non è il risultato di un’equazione matematica, non è proporzionale alla qualità o al successo di un libro. In realtà, a volte leggere non procura piacere, anche quando si stringe fra le mani un libro dall’indiscutibile valore letterario. Ne sanno qualcosa i lettori di Ninna nanna, il romanzo della scrittrice franco-marocchina Leïla Slimani, aggiudicatosi il premio Goncourt 2016. Ninna nanna appartiene a quella categoria di libri che causano un fastidio epidermico, un’angoscia paralizzante. Li si legge d’un fiato per sbarazzarsene il prima possibile, li si tiene lontani dal comodino per evitare che turbino i nostri sonni. È un libro agghiacciante, che graffia la pelle e contorce lo stomaco, ma alla cui melodia è difficile sottrarsi se della lettura si è fatto il proprio principale strumento di comprensione del mondo e della natura umana.

Ninna nanna è un romanzo intriso di classicismo e modernità: non mancano riferimenti a grandi autori del passato (Zola, Dostoevskij, Tolstoj,…), ma il pensiero correrà soprattutto a tristemente noti fatti di cronaca raccontati da romanzieri e cineasti («L’Adversaire», di Emmanuèle Carrère; «Cérémonie», di Claude Chabrol) e alle atmosfere hitchcockiane di Delphine de Vigan. La solitudine e l’alienazione dell’uomo moderno si stagliano sullo sfondo di questo romanzo, che senza mezzi termini ci presenta le conseguenze catastrofiche di una prolungata astinenza d’amore e dolcezza, in una realtà urbana in cui gli spazi sono troppo stretti, l’umanità è lontana e il tempo è una nozione relativa: per molti troppo veloce, per altri, insopportabilmente lento. Il tema della maternità, tanto voluta quanto complessa, contraddittoria, è altresì al centro di questa ninna nanna moderna, che i neo-genitori troveranno ancora più amara.

mercoledì 4 ottobre 2017

Quel sol (levante) del nostro cuor: Storia del Giappone di Rosa Caroli e Francesco Gatti

Storia del Giappone
di Rosa Caroli e Francesco Gatti
Editori Laterza, 2017
Pp. 268
€ 22

Dopo  un'attesa lunga ben 13 anni nel 2017 è uscito l'attesissimo videogioco Nioh ((仁王 Ni ō?, alla lettera "Il re benevolo") prodotto da Team Ninja. Questo gioco, oltre che segnalarsi per l'eccezionale gameplay e le innovative scelte di gioco proposte, ha fatto gridare da più parti al capolavoro anche a seguito di un comparto storico piuttosto robusto, seppur "liquido" come un titolo videoludico impone. Già perché Nioh affonda a piene mani nella storia e nel folklore del Giappone, ambientato com'è nel sedicesimo secolo con la citazione e l'apparizione di personaggi storici fondamentali come, in ordine sparso, Hattori Hanzō, Tokugawa Ieya e Ishida Mitsunari. Ecco allora come la ripubblicazione, per Editori Laterza, di questo Storia del Giappone di Rosa Caroli e Francesco Gatti proprio nel 2017 è un'ottima occasione per fare i conti con le vicende di un Paese che, è inutile negarlo, ha finito per influenzare la cultura e l'immaginario di tutto il mondo.

Olav Bleiki, i salmoni e la sua ossessione

Esemplare Uno
di Veronica Balocco
Bookabook, 2017

pp. 86
10,00

Una cosa più di tutte capì quella volta, anzi due. Che dai pesciolini arancioni e gialli bisognava stare alla larga. E che nascondersi dietro ai sassi poteva essere davvero molto utile.

Esemplare Uno è un giovane e forte salmone, nato e cresciuto nelle tranquille acque di un fiume. Un bel giorno si sveglia e avverte l'irrefrenabile desiderio di recarsi nelle agitate e poco rassicuranti acque del mare. Intraprende questo faticoso viaggio da solo e nel percorso incontra una bella salmoncina di cui si innamora perdutamente. Faranno il viaggio assieme e vivranno per lungo tempo nel mare, fino a quando non sentiranno di nuovo il bisogno di tornare nelle placide acque del fiume. Allora si rimetteranno in viaggio, stavolta al contrario, per tornare al fiume, ambiente familiare, culla dell'infanzia di Esemplare Uno. Quando arriveranno, il salmone sarà molto stanco e avrà dei deliri dettati dall'età e dalla mancanza di forze. Intanto salmoncina deporrà le uova, frutto del loro progetto di vita. Sono tornati da poco nel fiume quando Esemplare Uno viene attaccato da un pesciolino arancione e giallo al labbro e trascinato a destra e sinistra. Salmoncina conosce questo terribile nemico e salva Esemplare Uno trascinandolo sotto ad una pietra: il colorato pesciolino (di plastica, è l'amo del pescatore) si staccherà lasciando libero il salmone. Ormai però Esemplare Uno è stremato e verrà presto a mancare per lo sfinimento della battaglia. Rimane salmoncina, la quale pur alternandosi tra il suo compagno e il controllo delle uova, cadrà vittima a sua volta dell'esca di un giovanissimo e inesperto pescatore.

martedì 3 ottobre 2017

E se fossimo tutti controllati dall'e-commerce? Patterson si misura con la distopia.

The Store
di James Patterson con Richard DiLallo
Longanesi, 2017

Traduzione di F. Garlaschelli

pp. 305
€ 16,40 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Alla parola "distopia" oggi, probabilmente gli amanti di serie tv pensano a Black Mirror, alcuni lettori a Hunger Games, altri tornano a classici di Bradbury, Orwell, Huxley per citare solo alcuni grandi nomi. Ma se volessimo intrecciare la minaccia dell'avanzamento tecnologico a un potere accentratore, più economico che politico, a cosa penseremmo? La risposta sta già nel titolo del romanzo di Patterson: The Store. Un enorme centro commerciale virtuale, dove è possibile ordinare di tutto, perché dopo il primo successo nella vendita di libri, si è aperto alla vendita di qualsiasi oggetto, pur di soddisfare il suo cliente, a cui non è neanche richiesto di uscire di casa per il ritiro del pacco. Sì, impossibile non pensare a quel colosso che sta concentrando l'e-commerce nelle sue mani già adesso, tanto più che Patterson ha già ingaggiato più e più lotte contro il colosso dei digital bookstore (e di quello in particolare), a salvaguardia delle librerie indipendenti. E le polemiche, a partire dalla pubblicazione di The Store, non sono mancate.

L'impossibile che diventa realtà: Mauricio Gomyde e la magia del cinema.

Il cinema della felicità
di Maurício Gomyde
traduzione di Paola D'Agostino
Milano, Garzanti, 2017


pp. 256
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Pedro è un giovane aspirante regista, curatore di un cineforum situato nel sottoscala del SubCultural, un locale conosciuto più per il divertimento che per la selezione cinematografica del protagonista. Egli deve combattere con un serio problema alla vista, ovvero una degenerazione progressiva della sua capacità visiva, che lo costringe a portare delle spesse lenti ambrate in ogni occasione. In ogni caso, Pedro, come tutti i sognatori, non si scoraggia e crede fino in fondo nel proprio lavoro e nel suo desiderio di diventare un cineasta affermato.
Ancora una volta aveva sfidato la logica: attraverso il cinema, che ha il senso della vista al suo centro, intendeva dimostrare a sé stesso che la vita aveva ancora significato. (p. 24)
Pedro crede nel potere del cinema, confidando nella sua magia, e nella sua capacità di ricreare l'impossibile:
Pedro: Il lavoro di un regista è far credere alle persone quello che è quasi impossibile da dimostrare.
Cristal: E uscire dal cinema con l'illusione che la vita sia perfetta.
Pedro: Io lo chiamo cinema Felicità.
(p. 57)

lunedì 2 ottobre 2017

Lincoln nel Bardo: l'uomo, il Presidente e un romanzo bellissimo e struggente

Lincoln nel Bardo
di George Saunders
Feltrinelli, settembre 2017

Traduzione di Cristiana Mennella

pp. 347
€ 18,50 (cartaceo)

Ci sono colpi troppo pesanti per coloro che sono troppo fragili
Un padre, la perdita del figlio, i doveri pubblici e il dolore privato; un limbo di anime sospese tra la vita che è stata e l’incapacità di lasciarla andare. Lincoln nel Bardo, il primo romanzo di George Saunders, celebrato autore di short story per la prima volta alla prova con questa forma narrativa, è probabilmente l’opera più particolare degli ultimi mesi, preceduta da critiche entusiastiche e grande attesa di pubblico. Aspettative altissime che lo scrittore americano ripaga consegnando ai lettori un romanzo struggente, dalla particolare forma narrativa, ricchissimo di spunti e chiavi di lettura. Magistralmente tradotto da Cristiana Mennella, Lincoln nel Bardo non è un testo semplice e nemmeno immediato, ma capace di avvincere il lettore per la trama intrigante e l’abilità di un narratore esperto nel costruire un racconto corale, frammentario, in cui testimonianze storiche – reali o solo verosimili – si mescolano all’invenzione letteraria pura, in un’alternanza di toni e stili sorprendente. E immagina, a partire da un particolare storico, il dolore del Presidente Lincoln di fronte alla perdita del figlio undicenne Willie, l’incredulità, il senso di colpa, il distacco impossibile da accettare, mentre al dolore privato si intreccia la Storia, in un Paese tormentato dalla Guerra Civile, i detrattori che giudicano severamente ogni scelta – pubblica o privata – del Presidente. Ma è il dramma dell’uomo il cuore del romanzo: è Lincoln il padre devastato dalla perdita dell’amatissimo figlio, che si aggira nella notte per il cimitero di Georgetown, il volto una maschera di sofferenza e, come raccontano alcune testimonianze dell’epoca, sfila la piccola cassa in cui è custodito il corpo di Willie per rivederlo ed abbracciarlo ancora una volta e, forse, prendere coscienza dell’ineluttabilità della perdita.