martedì 12 dicembre 2017

L'importanza del "saper" attendere secondo Andrea Köhler

L'arte dell'attesa
di Andrea Köhler
add editore, 2017

126 pp.
€ 14,00



Leggere questo brevissimo saggio mentre ci si sposta per Roma con i mezzi pubblici rende lampante l'idea di fondo che vi è dietro: che passiamo tantissimo tempo ad aspettare. Come fa notare l'autrice, infatti, che si stia aspettando qualcosa che deve finire o che deve iniziare, l'attesa è quel periodo di tempo che esiste solo in funzione di qualcosa da venire. Di per sé non sembra avere senso alcuno se non in quanto periodo di transizione (spesso fastidioso) verso un obiettivo. L'attesa è noiosa, snervante, insomma un elemento negativo delle nostre vite.
Ciò che l'autrice vuole comunicarci è che, in questo nostro mondo fatto di calendari, di orologi, di appuntamenti e di tempo che conta solo in relazione al denaro, l'attesa non trova ragion d'essere né ha dignità alcuna.
È proprio su questa dignità che invece insiste la Köhler, la quale porta avanti la propria tesi attraverso due modalità.

Attraverso il giardino della vita guidati da Banana Yoshimoto

Il giardino segreto
di Banana Yoshimoto
Feltrinelli, aprile 2016

Traduzione di Gala Maria Follaco

pp. 138
13,00
Mi piaceva stare con lui a guardare le stelle. La sua andatura era perfetta per me.
Mi piaceva la curva della sua schiena quando si accovacciava a prendersi cura delle piante, così come il tono pacato con cui parlava, la voce un po' roca e persino il suo modo di guidare quando veniva a prendermi.
In quel periodo lo avrei potuto osservare per ore senza stancarmi, mi ritrovavo sempre accanto a lui. In fondo è così quando si è innamorati, no? 

Shizukuishi è una ragazza che lavora come assistente di Kaede, un sensitivo. Shizukuishi è senza genitori e sta insieme a Shin Chiro, un ragazzo appassionato di piante e di giardini. La coppia sta cercando casa per andare a convivere. Una settimana prima del trasloco, vengono invitati a visitare un giardino spettacolare realizzato da un ragazzo che non c'è più perché morto, Takahashi. Ad invitarli è la madre del giovane, una donna affascinante e molto elegante che suscita grande gelosia in Shizukuishi. La donna infatti esercita una forte attrazione in Shin Chiro, ragazzo di Shizukuishi. Ben presto la madre di Takahashi, il giovane morto che ha creato il giardino maestoso e magnifico, oltre ad affascinare il giovane Shin Chiro, lascia in sospeso la proposta di occuparsi del giardino insieme a lei. Shizukuishi si rende conto che sta perdendo il ragazzo, tra il fascino della donna e la proposta allettante per lui. Non traslocheranno mai assieme nella casa scelta e trovata, pronta per accoglierli, si lasceranno prima.
Le stelle, l'aria, l'erba, gli alberi, gli spiriti erano tutti lì, ammassati, spingevano forte gli uni contro gli altri... Era sufficiente respirare per incamerare energia, aprire gli occhi per essere colpiti dallo sfavillio della vita: si trattava di sensazioni incontenibili, che solo la montagna poteva dare.
Le rare occasioni in cui si percepisce qualcosa di simile sono momenti preziosi, come quando si assapora il dolce succo di un frutto appena spremuto.

lunedì 11 dicembre 2017

I giorni lenti, le compagnie brucianti, le vite infuocate della Los Angeles di Eve Babitz

Slow days, Fast company – Il mondo, la carne, L.A.
di Eve Babitz
Bompiani, 2017

Traduzione di Tiziana Lo Porto
Prefazione di Matthew Specktor


pp. 208
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Sono davvero rimasta perplessa quando ho scoperto l’immensa caratura della figura di Eve Babitz e al tempo stesso mi sono resa conto di quanto la cultura italiana ne abbia taciuto l’esistenza. Eppure credevo di aver sempre spaziato nei miei interessi culturali, ma questa volta mi sono dovrà ricredere circa l’ampiezza delle mie vedute e ho dovuto constatare, mestamente, che molto mi è oscuro. La bellezza della letteratura e dell’arte mi ha permesso, allora, di scoprire quest’incredibile donna che ha segnato un’epoca negli Stati Uniti degli anni Settanta, e che ha lasciato molte tracce lungo il suo cammino di donna anticonformista, sotto certi aspetti, e perfettamente in linea con le tendenze dell’epoca in cui ha vissuto, sotto altri.

#CriticaNera - Il mio campo è la caccia. E l'animale più difficile da cacciare è l'uomo.

L'uomo del labirinto
di Donato Carrisi
Longanesi, 2017

pp. 400
€ 19 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


C'è un posto da cui non può scappare. Ed è lì che avverrà la caccia: non là fuori, ma nella tua mente. 
Quindici anni senza sapere più niente di lei, poi, improvvisamente, il ritrovamento: Samantha Andretti, scomparsa a tredici anni, è stata ritrovata nuda e con una gamba rotta in un bosco nella periferia del paese e portata in salvo all'ospedale Saint Catherine. Ad ascoltare la notizia sconvolgente, c'è Bruno Genko, l'investigatore privato che la famiglia di Samantha aveva assoldato anni prima, ma invano: il caso era rimasto irrisolto, presto la madre di Samantha era morta e il padre aveva preferito andarsene lontano. Insomma, tutto era fintamente ripreso a scorrere, mentre un pensiero fisso rintoccava: dov'è Samantha? È ancora viva? Infatti,  
Con la morte si patteggia: dopo un po', il ricordo prende il posto del dolore. Ma quando non sai che fine ha fatto una persona a cui vuoi bene, ti resta solo il dubbio. E non ti abbandona finché non ottieni qualche risposta.

domenica 10 dicembre 2017

#LibriSottoLAlbero - I nostri consigli tra le uscite del 2017


Cari Lettori,
eccoci! Un altro Natale si avvicina e come ogni anno arrivano i nostri consigli di lettura per regali speciali e personalizzati! Quest'anno è stato ricco di novità editoriali che abbiamo apprezzato molto; per questo abbiamo pensato di dividere i nostri #LibriSottoLAlbero in due appuntamenti: questa domenica peschiamo i nostri consigli tra le uscite di quest'anno... E domenica prossima? Sorpresa! 

Buone letture e buoni regali natalizi! 
La Redazione


***

Alessandra consiglia:
Milk and honey di Rupi Kaur (tre60)
Leggi la recensione 1
Leggi la recensione 2
Perché: si tratta di un'intensa lettura costituita da più profonde poesie che portano il lettore non soltanto ad emozionarsi, ma anche a immedesimarsi nell'autrice che attraverso le parole, esprime perfettamente il suo complesso mondo fatto di amore, sofferenza, violenza e perdono. Una lettura che va oltre le pagine scritte, una lettura che si infila nell'animo e vi rimane a lungo.
A chi regalarlo: a chiunque abbia un animo profondo e sensibile, che ami viaggiare attraverso le parole scritte per universi intensi e profondi dettati dalle pagine di un libro. Un percorso letterario di poesie consigliato e adatto a tutte le donne che sanno perdonare e perdonarsi.

Il primo regalo consigliato da Alessandra

L'altra Grace - Storia di una donna figlia del suo tempo

L'altra Grace
di Margaret Atwood (traduzione di M. Giacobino)
Ponte alle Grazie, 2017 (prima edizione 1996)

pp. 563

€ 20 (cartaceo)



Il nome di Margaret Atwood suonerà assai familiare a quanti hanno avuto la ventura di imbattersi prima nel suo bel romanzo distopico Il racconto dell'ancella e poi nella serie rivelazione  da questo tratta e uscita a settembre con TIMVision, vincitrice di ben 8 Emmy Awards (ve ne abbiamo parlato qui). 
Quello che tanti non sanno, però, è che l'autrice canadese riesce a passare da un genere all'altro senza che le sue storie perdano nemmeno un briciolo della suspence e della brillantezza alle quali siamo abituati e L'altra Grace (uscito per la prima volta nel 1996 e riproposto da Ponte alle Grazie), romanzo storico che narra una vicenda realmente accaduta, ne è la riprova, così come la miniserie tv omonima che Netflix ha prodotto.

sabato 9 dicembre 2017

#CriticaNera - Massimo Carlotto tra la giustizia e "La verità dell'Alligatore"

La verità dell'Alligatore
di Massimo Carlotto
E/O, 1995

pp. 252
€ 9,50

L'incipit dipinge atmosfere hard boiled in un contesto italiano: un locale notturno di Padova, un concerto blues, una donna che sta cercando aiuto. Lo trova in Marco Buratti, detto l'Alligatore, ex galeotto che ora dà una mano a tutti (previo compenso) muovendosi nel sottobosco urbano che i suoi clienti preferiscono non visitare di persona. La donna lo assume per scoprire che fine ha fatto il suo amico Alberto Magagnin, fuggito dalla semilibertà alla quale era costretto in seguito ad una condanna per omicidio per la quale si è sempre professato innocente.

La situazione si complica immediatamente: una donna che ha fatto parte della Corte che ha condannato Alberto viene uccisa e i sospetti dell'Alligatore (e di tutti quanti) ricadono sul fuggiasco.

Ma c'è qualcosa che non torna e Buratti, roso dalla curiosità, decide di approfondire.

Nella sua volontà di ricerca è evidente la distinzione tra verità e giustizia che Alessio Piras ha sottolineato nella conversazione sul noir pubblicata su Critica Letteraria: in questo genere spesso le vittime non ottengono giustizia, ma i protagonisti, disincantati, lottano comunque per arrivare alla verità.

La mia metà blues ritornava a farsi sentire e, tirandomi per la manica, mi chiedeva di non allontanarmi, di continuare a cercare. Il mio dannato bisogno di capire, di non lasciare alle spalle nulla di irrisolto.

#CriticARTe - "Di Michelangelo sappiamo fin troppo, ma non tutto quello che vorremmo": la vita del Buonarroti raccontata da Giulio Busi

Michelangelo.
Mito e solitudine del Rinascimento
di Giulio Busi
Mondadori, 2017

pp. 422
25,00 € (cartaceo)



«Questo non è un libro di storia dell’arte. È la storia di una vita. Una vita che con l’arte s’interseca, la taglia come vetro». Con queste poche parole, tanto lapidarie quanto evocative dell’atmosfera delle molte pagine che verranno, Giulio Busi apre la prefazione al suo Michelangelo. Mito e solitudine del Rinascimento, l’ultima, voluminosa, biografia riguardante l’artista toscano appena edita da Mondadori. Tre giri di frase all’insegna della negazione, della riaffermazione e del compromesso, a suggerire che, proprio come l’uomo di cui si andrà a parlare, e a dispetto della letteratura prodotta nei secoli a suo proposito, la strada non sarà né diritta né in discesa; al contrario, sarà disseminata di bivi, sbarramenti, scorciatoie, false piste e vie di fuga. Queste Istruzioni per trovarlo, Michelangelo, avvertono il lettore che non solo si è ancora ben lungi dall’avere detto l’ultima parola sull’autore del Giudizio universale – nemmeno questo libro, del resto, ha intenzione di pronunciarle – ma anche che l’unica posizione dalla quale sarà possibile volgersi verso il maestro (e magari azzardare un dialogo) si confermerà quella più «scomoda, difficile, precaria». Una posa che non potrà che risentire della statura del biografato, e dunque essere, proprio per questo, insostenibile e desiderabile.

venerdì 8 dicembre 2017

Ragazze elettriche: potere e questione femminile nella distopia diventata caso editoriale

Ragazze elettriche
di Naomi Alderman
Nottetempo, settembre 2017

Traduzione di Silvia Bre

pp. 448
€ 20 (cartaceo)

Perché adesso? Come mai proprio adesso? 
È una delle domande al centro di Ragazze elettriche, il romanzo distopico intenso e disturbante della scrittrice inglese Naomi Alderman, in Italia pubblicato da Nottetempo lo scorso settembre, e anche una delle domande che mi ronzavano in testa nel corso della lettura: perché adesso – questa storia – , perché proprio adesso, in questo preciso momento storico? Di distopia e femminismo si è tornato molto a parlare negli ultimi anni e il romanzo di Alderman conferma quanto la questione femminile sia diventata sempre più urgente, in quest’epoca di stravolgimenti politici e sociali in cui le donne sono tornate a marciare, facendo sentire la propria voce, forte e chiara.

Errare è umano: a spasso con Roque Rey tra la vita e la morte

Storia di Roque Rey
di Ricardo Romero
Fazi editore, 2017

Traduzione di Vittoria Martinetto

pp. 526
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Gradirei che mi dicesse qualcosa, signor Rey. Capirà che le cose non sono così chiare e io devo prendere delle decisioni».
Quanto mi ci rivedo in questa frase! Quanto vorrei trovarmi faccia a faccia con Roque Rey, il protagonista dell’ultimo romanzo di Ricardo Romero. Vorrei chiedere a Roque di parlare con me, di spiegarmi. Ma temo che, proprio come accade al direttore dell’Obitorio a pag. 287, anche io mi sentirei rispondere «non ho niente da dire».
Il fascino di Roque, del resto, è in questo: anche se seguiamo la sua vita passo dopo passo, dal concepimento alla misteriosa scomparsa, per oltre 500 pagine; anche se noi lettori siamo gli unici a conoscerne ogni mossa, ogni pensiero, mentre tutti gli altri personaggi rimangono spettatori di una parte della sua recita; nonostante questo, rimane un dubbio: chi è Roque Rey? Cosa vuole dirci? Perché va in giro di notte indossando le scarpe dei morti?

giovedì 7 dicembre 2017

"Luna, termine corsa del treno": il romanzo di esordio di Simone Cremonti

Quel segno sulla luna
di Simone Cremonti
Alcheringa Edizioni, 2017

€ 10,00


C'è un segno sulla luna, "una macchia più scura, con due piccole righe parallele". È sotto gli occhi di tutti, ma forse non tutti lo sanno. Di sicuro qualcuno, più attento o abituato a guardare il cielo, l'ha visto. Sta lì in mezzo alle altre macchie, perché la luna - si sa - è piena di segni ed è un segno lei stessa. 
Da qualche parte dietro questo segno c'è una storia, un segreto che un uomo oggi anziano ha taciuto per anni e che ora va affrontato e risolto come un mistero. 

L'esordio di Simone Cremonti, autore trentenne di Tortona, è un romanzo molto valido, in bilico tra realismo e fantasia; comincia nell'angolo impolverato di un salotto, si conclude tra le geometrie di una grande città, passando prima per un luogo che ci sembra raggiungibile solo con il pensiero ma che è più vicino di quanto sembra. 

"Chopin non va alla guerra": la musica come terreno di conflitto umano

Chopin non va alla guerra
di Lorenzo Della Fonte
elliot, 2017


pp. 160
€ 16,50


Chopin non va alla guerra di Lorenzo Della Fonte è ambientato durante la Grande Guerra, snodo storico della nostra epoca contemporanea preda della tecnica e della disumanizzazione. Nel 1918, l’ultimo anno di guerra, il tenente di artiglieria Giovanni Bassan si trova a prestare servizio al Forte Montecchio che difende il confine pacifico del Val Chiavenna, tra Italia e Svizzera. Lui e altri della guarnigione sono dei reduci mutilati o malati, ma ancora abili alla battaglia, comandati prima da un illuminato tenente colonnello, Aleardi, e successivamente da un maggiore, Zocchi, pre-fascista dalla sciocca sete di gloria e sangue. Attraverso il contatto con un soldato calabrese, Domenico Schioppini, Bassan si avvicina alla musica e alla figura di Livia, ragazza dal grandissimo talento per il pianoforte ma immersa in un alone di mistero. La donna infatti era una apprezzatissima concertista, eppure ora, dopo l’improvvisa e immotivata conclusione della sua carriera, suona raramente e solo in privato. Livia inoltre vive a Dongo – paese sul lago di Como – in una clausura familiare che non si sa se sia volontaria o obbligata. Quali sono le ragioni del suo isolamento? Riuscirà a riavvicinarsi alla musica in pubblico? Bassan e Schioppini riusciranno a svelare i segreti che la circondano?

mercoledì 6 dicembre 2017

La piccola vergogna del piccolo borghese nel primo romanzo di Paolo Vanacore

L'ultimo salto del canguro
di Paolo Vanacore
Castelvecchi, 2017

pp. 160 
€ 17,50




Edoardo, trentenne romano come tanti, si innamora di Gabriele, il compagno della sorella: questa è a grandi linee la trama dell'Ultimo salto del canguro. Ma attraverso la storia di un amore proibito (e inseguito) Paolo Vanacore ci racconta quella condizione che tanto fa paura in questa nostra società della perfetta immagine: l'infelicità. È l'infelicità la vera protagonista di questo breve romanzo portato avanti con scioltezza e umorismo (giusto una nota di demerito en passant sulla punteggiatura: risulta davvero troppo banale in certi passaggi ricchi di subordinate e retti da virgole, virgole, virgole, nient'altro che virgole). E non parliamo qui dell'infelicità di chi vive un amore non corrisposto, bensì di chi sente la necessità di doversi nascondere in piena vista... e non solo agli estranei, bensì anche e soprattutto agli affetti più vicini. Perché ci si nasconde, tuttavia? La risposta è semplice: perché ci si vergogna.
È infatti la vergogna di quel che si è o di quel che si prova, e che non può essere detto, a portare all'infelicità. Non si può dire, infatti, che si è smesso da tempo di amare la propria moglie e si sta portando avanti una relazione extraconiugale; non si può dire di aver scoperto l'amore in una persona dello stesso sesso, quando si è sempre creduto di avere un orientamento lineare e ben visto dai più; e non si può dire, ancora, di amare il sesso come valvola di sfogo, come atto di liberazione dalle frustrazioni e dall'infelicità. Tutte queste cose, ancora oggi nella società delle libertà individuali, appaiono sporche, turpi, denigranti, nonostante siano quotidianamente esperite da tutti.

"The last girl": per le donne il futuro non è roseo

The last girl
di Joe Hart
La Corte Editore, 2017

Traduzione di Daniela di Falco e Federico Ghirardi


pp.396
€ 16,90





NT: Non è stato presentato un rapporto sul tasso di natalità femminile ormai da più di sei mesi. L'ultimo riportava la percentuale di una su centomila. A suo parere è corretta?
FW: Vuole scherzare? (...) Non mi sorprenderei se i nuovi dati indicassero una su cento milioni.

Il pianeta è andato incontro ad una crisi senza precedenti. A partire dal 2017 la nascita delle bambine è calata in maniera vertiginosa, tanto che, negli Stati Uniti, ne sono rimaste poche manciate. Dopo una guerra civile che ha sconvolto il continente, le poche bambine sopravvissute sono state riunite al NOA, la National Obstetric Alliance, per la loro sicurezza e perché sono destinate allo scopo più grande e nobile di tutti: ripopolare il pianeta. Quando compiono 21 anni vengono fatte uscire dal centro e ricongiunte alle loro famiglie che le aspettano. Almeno, questo è quello che hanno sempre raccontato a Zoey. Nonostante la nobiltà del compito che le aspetta, lei si sente in trappola: costretta alla più noiosa della routine, senza notizie dal mondo esterno e senza il permesso ai piacere più semplici (leggere, ascoltare musica, persino masticare un chewing gum) le sembra di impazzire. Il mantra con cui l'hanno cresciuta ovvero “Quanto vale una vita”, l'ha spinta alla risposta: sicuramente più della vita che ci fanno condurre qui. Deve solo trovare il modo di uscire dal NOA e scoprire che fine hanno fatto tutte le sue compagne che hanno già affrontato la cerimonia.

martedì 5 dicembre 2017

(Ri)conoscersi a Marsiglia, oltre la miopia dei pregiudizi

Le tre del mattino
di Gianrico Carofiglio
Einaudi, 2017

pp. 165
€ 16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Osservando voi adulti, penso spesso che siate intrappolati da cose di cui non vi importa niente. Come succede? Quando succede?
Esce in libreria il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio ed è subito bestseller, ma stavolta Le tre del mattino ci regala un'opera inaspettata, che tuttavia conferma ancora una volta la bravura dello scrittore. 
Antonio non ha mai conosciuto davvero suo padre: lo incontra di tanto in tanto da quando lui e sua madre hanno divorziato in modo irritantemente educato. Il piccolo Antonio si era fatto un'idea del perché e da allora ha trattato con distacco quel genitore per lui incomprensibile. Ma qualcosa rompe la quotidianità difficoltosamente rimontata: il protagonista è colpito da una forma di epilessia difficilmente spiegabile. Dapprima si tratta di qualche episodio sporadico, poi la malattia minaccia di sconvolgere per sempre la vita di Antonio e di costringerlo in un letto e a casa, privandolo delle sue passioni. Il momento è difficile, i medici provano le cure e brancolano in parte nel buio: la vera causa di questa forma di epilessia è misteriosa, non resta che provare una terapia da adattare via via al paziente. Dopo alcuni anni decisamente complessi, Antonio approda con la sua famiglia a una clinica di Marsiglia, dove fin da subito appare una medicina prima mai proposta: la speranza. Il nuovo medico, infatti, propone una terapia molto meno invasiva e lascia che il giovane Antonio recuperi gran parte delle sue passioni, senza tarpare le ali alla sua adolescenza. 

#CriticaNera - "Al largo": la deriva della vita secondo Wyl Menmuir

Al largo
di Wyl Menmuir
Bompiani, 2017

160 pp.
€ 16



Al largo è uno di quei libri che, terminata la lettura, possono lasciare nel lettore solo una di queste due distinte e nette sensazioni: completo disagio o completo coinvolgimento.
Il romanzo d’esordio di Menmuir è infatti uno di quei testi la cui trama, di fatto debole e sfilacciata, risulta mero espediente per raccontare uno stato d’animo persistente del protagonista. Di più: una condizione esistenziale, un momento della vita in cui qualcosa è accaduto e lo si sta affrontando nel proprio mondo interiore. Ciò che accade (o sembra accadere) all’esterno è mero riflesso del turmoil emotivo di chi vive la vicenda.
Che la trama di Al largo sia funzionale a rappresentare il vissuto lo si capisce solo avanti nella lettura, quando le atmosfere cupe, i luoghi evanescenti e gli eventi che sfociano nel surreale trovano una propria connotazione e stabilità, fino ad abbandonare completamente quel maldestro tentativo di affondare le radici in una sorta di “realismo reale” che troviamo a inizio storia. Niente di ciò che accade sembra più avere senso dopo un certo momento, complici anche gli stati alterati del protagonista che passa costantemente, a causa di una non ben precisata “malattia”, fra mondo reale e mondo onirico. Ecco che dunque, verso la fine, con una rivelazione di fondamentale importanza gettata là come se fosse un fattarello qualsiasi (e che risponde almeno in parte alla domanda essenziale del libro: chi è Perran, e perché è così grave che, dopo la sua scomparsa circa dieci anni prima, il nuovo arrivato Timothy sia andato a vivere dentro la sua ex casa?) noi lettori cominciamo a farci una certa idea su cosa stiamo leggendo.

lunedì 4 dicembre 2017

#CriticARTe - La fotografia, a problematizzare il rapporto tra noi e il mondo

Lo specchio vuoto. Fotografia, identità e memoria
di Ferdinando Scianna
Economica Laterza, 2017

1^ edizione: 2014

pp. 106
€ 9 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Se interpretiamo la parola [fotografia] come "scrittura della luce", allora noi fotografi siamo dei ricettori, siamo degli interpreti, dei lettori: è il mondo che con penna di luce scrive sé stesso mediante le onde luminose che lo colpiscono e che riflette. (p. 17)
Cosa significa davvero fotografare, oggigiorno? Ferdinando Scianna, tra i più noti fotografi italiani e fine nelle sue riflessioni sull'arte dell'immagine, offre vari spunti di riflessione su ciò che attrae e respinge del mondo fotografico. 
Ad esempio, perché così spesso ci ritraiamo davanti a un nostro ritratto? Non tanto per falsa modestia, ma perché lo "specchio" della fotografia restituisce l'immagine di noi come ci vedono gli altri, non come vorremmo vederci in prima persona. Insomma, mette in gioco la nostra identità, nel momento in cui affidiamo all'immagine il ruolo di entrare in comunicazione con gli altri. E la fotografia non mente... Se, in passato, davanti a un ritratto pittorico si poteva imputare il risultato modesto alla scarsa abilità dell'artista, con la fotografia questo non è più possibile. Figlia del Positivismo, la fotografia non fa sconti e ci porta a confrontarci anche con la parte di noi che amiamo meno.

L'invincibile stagione dell'amore oltre l'inverno di Isabel Allende

Oltre l'inverno
di Isabel Allende
trad. Elena Liverani
Feltrinelli, 2017

pp. 304
€ 18,50


Nello scantinato gelato di una Brooklyn nella morsa di una delle più terribili bufere degli ultimi anni, si incontrano e si intrecciano le vite di tre individui molto diversi fra loro. Richard, ipocondriaco nel fisico e nei sentimenti, Lucia energica e pasionaria e la spaurita piccola Evelyn, motore involontario dell'azione.
Che è un'azione pretestuosa: una finta trama insolitamente thriller serve a Isabel Allende per raccontare ancora una volta nel suo ultimo libro Oltre l'inverno, appena uscito per Feltrinelli e tradotto da Elena Liverani, quello che da sempre, come scrittrice, le sta a cuore.
Ovvero l'intrecciarsi della Storia, del Sudamerica, principalmente - ma stavolta anche con uno sguardo alle vicende degli Stati Uniti di Trump - con le storie, minime ma fortissime, dei suoi personaggi.

domenica 3 dicembre 2017

#CriticARTe - "Dentro Caravaggio": il mito del pittore lombardo che ancora affascina il mondo.

Dentro Caravaggio 
A cura di Rossella Vodret

Allestimento: Pierluigi Cerri, Corrado Anselmi
Luci: Barbara Balestrieri

Palazzo Reale 
Milano
29/096/2017 - 28/01/2018

biglietto intero: € 15 
biglietto ridotto: € 13
info: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale




Il 29 settembre è stata aperta al pubblico la mostra Dentro Caravaggio, la seconda con sede al Palazzo Reale di Milano dopo quella curata da Roberto Longhi nel 1951.
A quanti si domanderanno quali segreti potranno ancora rivelare i capolavori dell'appassionato e controverso Michelangelo Merisi, la curatrice Rossella Vodret propone una nuova sfida, avvalendosi di un'analisi assai diversa da quelle finora svolte sui dipinti del pittore lombardo, poiché gli spettatori potranno usufruire delle scoperte frutto dell'imponente lavoro di ricerca di tipo archivistico e diagnostico iniziato a Roma del 2009 e conclusosi, per l'appunto, a Milano.
Particolare cura è stata riservata all'allestimento, costato più di 3,5 milioni di euro, mentre una menzione meritano anche gli sponsor: il Gruppo Bracco e Intesa Sanpaolo, dalla cui collezione arriva anche il quadro il Martirio di Sant'Orsola, probabilmente l'ultima tela dell'artista prima della sua scomparsa.

#CritiComics: "Io sono l'arte": vita illustrata di Madonna Louise Veronica Ciccone

Madonna
illustrazioni di Sylvia K
testi di Lorenza Tonani

Hop Edizioni, 2017
euro 18,00

La copertina di Madonna, la biografia di Madonna Louise Veronica Ciccone illustrata da Sylvia K, non potrebbe essere più esplicita e programmatica. Non solo perché, in quanto volume d’esordio della collana “Per aspera ad astra” della Hop Edizioni, dichiara in prima battuta l’intenzione di raccontare la vita e le opere di donne dotate di personalità “estreme”; ma anche perché, con immediatezza grafica, riesce a esprimere l’essenza più caratteristica della Madge internazionale: un primo piano sfacciato, con gli occhi grandi della star sbarrati a sfidare quelli di chi la osserva, in una posa muta ma più che mai eloquente, come di chi possa ormai permettersi di fare a meno delle parole (cantate, recitate o scritte che siano). Il taglio – indovinatissimo – del libro è già tutto in questa immagine, come succede con certe elegie di inizio silloge in cui il poeta si prende la briga di disseminare indizi su ciò che il lettore troverà all’interno della raccolta; con la differenza che in queste pagine c’è ben poco di “lirico” (hit da primo posto in classifica a parte), e che anzi, volendole ricondurre a tutti i costi a un genere letterario, i toni dell’epica – di un’epica tutta statunitense da self made woman – sarebbero forse i più appropriati. Madonna è già tutta qui, “cubitale” e sfaccettata come i caratteri che ne compongono il nome, immortalata nello stadio di icona: piatta nelle campiture di colore che riempiono i contorni neri e sicuri di Sylvia K, tridimensionale nell’ombra composita che emana dal suo profilo come una spessa scia di riflessi arcobaleno, con la cangiante criniera bionda (dopotutto è del segno del Leone) a rimpiazzare il più ieratico dei fondi oro.

sabato 2 dicembre 2017

#CriticARTe - Photolux 2017: frammenti di Mediterraneo.

Photolux 2017

Mediterraneo

Lucca, 18 novembre - 10 dicembre;
biglietto intero   20,00; ridotto 17,00.


Inaugurata il 18 novembre e destinata a durare fino al 10 dicembre, la nuova edizione di Photolux, la biennale di fotografia ospitata dalla città di Lucca, è dedicata al Mediterraneo. Bacino di culture e civiltà, luogo di drammi e conflitti, il Mediterraneo è un soggetto diversamente declinabile e potenzialmente inesauribile, che gli artisti selezionati hanno saputo interpretare con sensibilità. La rassegna riesce quindi nel non banale intento di mostrare, di una realtà articolata e complessa, tutte le ambiguità e i nodi irrisolti. D'altronde è proprio nel mare nostrum (ma "nostrum" solo fino a un certo punto) che i due fluidi vitali per eccellenza, l'acqua e il sangue, si incontrano in un'attualità spesso dolorosa, che rende l'argomento delicato e bollente al tempo stesso. Coraggiosa dunque la scelta dei curatori, che anche quest'anno rischiano e non deludono, come non avevano deluso per l'edizione 2015, articolata intorno al complesso binomio sacro/profano. Sventato in partenza il rischio del moralismo grazie a una ricerca attenta di varietà di contenuti e linguaggi espressivi, Photolux 2017 si dispiega nei palazzi storici e nelle chiese della città toscana, invitando il visitatore a creare un proprio, personale itinerario di scoperta, da cui si esce con una prospettiva inedita su qualcosa che si riteneva (superficialmente, arrogantemente) di conoscere.

"Caro Leggitore, se tu se' una fina barba...": Giuseppe Valeriano Vannetti e la peluria sul viso maschile

Barbalogia.
Ragionamento intorno alla barba
di Giuseppe Valeriano Vannetti
a cura di Manlio Della Serra
prefazione di Christopher Oldstone-Moore
postfazione di Alex Pietrogiacomi
e con un racconto inedito di Claudio Marinaccio

Armillaria, 2017
pp. 181

Cartaceo euro 12,00
E-book euro 4,99 

È un fatto noto – se non, per certi versi, addirittura notorio – che la barba abbia vissuto negli ultimi anni un vero e proprio revival. Se ne parla e se ne scrive in modo più o meno ozioso, riconducendo il più delle volte e in parti uguali la sua sempre più diffusa presenza a una rinnovata e manifesta vanità maschile o, più corrivamente, a una più furba e malcelata pigrizia (che a sua volta va a nascondersi proprio dietro il dito della tendenza del momento). Sospettereste mai che quella che oggi si definirebbe profondissima chiacchiera di costume sia stata invece considerata, in pieno Settecento (e dunque in pieno Illuminismo), una speculazione colta, argomentata e come tale meritevole di stampa e diffusione? Perché proprio questo è quello che fece Giuseppe Valeriano Vannetti («Cav. Del S.R.L. e Signore di Villanuova, Roveretano, Accademico Agiato, ed Errante») dedicandosi alla stesura del suo Barbalogia, un dotto e sfizioso Ragionamento intorno alla barba appena ripubblicato dalla casa editrice Armillaria in una nuova edizione critica, la quale, a dispetto dei decenni trascorsi (e delle molte barbe cresciute e tagliate nel frattempo) ancora può dire molto agli uomini del presente, specialmente agli hipster più inconsapevoli e ai titolari di barber-shop più alla moda (i fedeli e talora rimpianti “barbieri” di una volta).

venerdì 1 dicembre 2017

#CriticaNera - Amare Nestor Burma: Delitto al luna-park di Léo Malet

Delitto al luna-park
di Léo Malet
Fazi Editore, 2017

[Titolo originale: Casse-pipe à la Nation]
Traduzione di Giuseppe Pallavicini

pp. 203
€ 15,00 (cartaceo)



Se ti chiami Nestor Burma e, oltre a essere di natura un tipo poco convenzionale, di mestiere fai "l'investigatore d'assalto", un semplice imprevisto, come ad esempio una segretaria che non si palesa tra i passeggeri di un treno proveniente da Cannes, potrebbe anche esserti fatale. Come minimo, significa rimanere coinvolti in una losca faccenda nella quale uno sconosciuto prova a farti la pelle buttandoti giù dalle montagne russe di un luna-park. Proprio così inizia, in medias res, la nuova avventura del protagonista creato dalla penna di Léo Malet, Delitto al luna-park, che la meritoria Fazi manda in libreria per la gioia dei molti aficiondos (tra i quali è certamente da annoverare il sottoscritto) del detective privato dalla battuta pronta e dalle botte in testa (la sua) ancora più facili. 

"Il caso degli errori", come lo definisce alla fine un personaggio secondario della storia, procede appunto per equivoci, scambi di persona, incroci si storie, incidenti più o meno fortuiti e tutto un ricco repertorio che farebbe invidia a un commediografo di vaudeville. Ma, come sempre accade nelle avventure di Burma, la trama, pur ben imbastita da Malet, sembra quasi ridursi a un pre-testo che delinea lo spazio d'azione e topografico (qui il XII arrondissement parigino) nel quale irrompe, come il famoso elefante nella cristalleria, la verve linguistica e corpacciuta del "detective anarchico più famoso di Francia" (parole e musica dell'aletta di copertina). Sì, perché al lettore, dopo essere arrivato tutto d'un fiato alla conclusione, molto agra e poco dolce come nella migliore tradizione del noir, rimangono addosso i modi schietti e le battute fulminee di Burma.

#PagineCritiche - La secolarizzazione: autonomia o invasione?

Paura reverenza terrore
di Carlo Ginzburg
Adelphi, 2015

pp. 213
40


La lettura di Carlo Ginzburg è una faticosa passeggiata di piacere. Non comprate perciò questo libro per curiosità, il prezzo peraltro non è esattamente un invito all’acquisto. Ma se lo farete e soprattutto se lo leggerete, l’arricchimento del vostro bagaglio culturale sarà garantito dalla manifesta superiorità dell’autore. Perché Carlo Ginzburg, il “professor Ginzburg” è tra i pochi, anzi pochissimi, in Italia che può permettersi di “professare” ovvero “dichiarare apertamente”. Mi pare inevitabile la pubblicazione di Adelphi di questi cinque saggi legati all’iconografia politica, in particolare ai concetti espressi nel titolo. A dimostrazione di che potente stimolo siano, nella seconda parte di questa mia modesta recensione intendo soffermarmi su un aspetto. Qualcosa che va controcorrente.

giovedì 30 novembre 2017

#RileggiamoConVoi - novembre 2017

Buongiorno, lettori! 
Anche questo novembre dal tempo decisamente imprevedibile sta volgendo al termine e, come ogni mese, vi teniamo compagnia con i nostri consigli di lettura.  
Presto il #Rileggiamoconvoi si trasformerà nei consigli di #Librisottolalbero, in vista degli acquisti natalizi, ma per ora godetevi questo libero viaggio nella lettura! 

Buone letture,
La redazione

***

Carolina consiglia: 
Terremoto di Chiara Barzini (Mondadori)
Perché: è un romanzo di formazione duro e straniante, in cui tuttavia si aprono spiragli di poesia. Perché la protagonista, Eugenia, vive un'esperienza di spaesamento violento che molti potranno riconoscere, e si pone interrogativi spesso scomodi, ma a cui è necessario dare una risposta in ogni itinerario di crescita. 
A chi: non agli adolescenti, anche se la protagonista si inserisce in quella fascia d'età, ma a chi con gli adolescenti si trova in contatto, per ricordare com'è mettersi addosso una tuta di gomma. E ancora a chi ama i romanzi di formazione, a chi è affascinato dalla Los Angeles degli anni '90, a chi cerca uno stile narrativo incisivo e che non lascia scampo. 

Cecilia consiglia:
Storia inimitabile del Dandy di Ellen Moers (Odoya)
Perché: perché questo studio di Ellen Moers, pubblicato per la prima volta nel 1960, è ancora oggi in grado di illuminare e intrattenere raccontando con rigore storico e gusto dell'aneddoto l'epopea del dandismo, fenomeno multiforme e sfaccettato che ebbe tra i suoi rappresentanti ed estimatori personaggi del calibro di Honoré de Balzac e Charles Dickens, Oscar Wilde e Charles Baudelaire...
A chi: a chi crede che il dandy sia semplicemente un "elegantone", e a chi non sopporta proprio gli "elegantoni": ci sarà da ricredersi a proposito di entrambe le categorie.

Le illusioni delle tenebre: "Nottuario" di Thomas Ligotti

Nottuario
di Thomas Ligotti
Traduzione di Luca Fusari
ilSaggiatore, ottobre 2017

pp. 301
€ 22



Le illusioni lottano con le illusioni
(Il miraggio eterno)


Questo Nottuario di Thomas Ligotti uscito per i tipi de ilSaggiatore è stato accolto dalla critica con analisi entusiastiche. E, almeno per una volta, gli esperti del settore ci hanno visto sia lungo come bene. Nottuario è infatti una raccolta di racconti magnifica sotto plurimi aspetti che vanno dalla perizia linguistica,  grazie anche e soprattutto all'ottimo lavoro di traduzione di Luca Fusari, alla capacità dell'autore di evocare, con pochi elementi, atmosfere dalla forte, fortissima caratterizzazione e, non ultimo, anche per una serie di storie che è come se, quasi invisibilmente, si avviluppassero sempre più nel cuore e nella mente di chi le legge, sino ad aggrovigliarlo con le loro spire.

mercoledì 29 novembre 2017

#PagineCritiche - I Romani? Amanti predatori

Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell'Antica Roma
di Eva Cantarella
Economica Feltrinelli, 2015

Prima edizione: 2009

pp. 188
€ 9 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)


La storia cambia tutto tranne i sentimenti e le pulsioni: una convinzione ancora diffusa, che smentirete leggendo Dammi mille baci di Eva Cantarella, dedicato alla sessualità e ai rapporti amorosi-erotici nell'Antica Roma. Fino alla linea di demarcazione senza ritorno della diffusione del cristianesimo, i rapporti con il sesso sono sempre stati all'insegna della prevaricazione, per affermare la propria forza e la propria virilità, assecondando una sessualità predatoria, arrogante e prepotente: l'uomo romano è sempre "amante" e mai "amato", ovvero non ha mai un ruolo passivo nel rapporto, parimenti con donne o con uomini. 
Si tratta di ciò che Paul Veyne ha definito «virilità di stupro», ben riscontrabile nell'uso romano di sottomettere anche fisicamente un nemico, mai un concittadino. A questa affermazione della propria sessualità con la forza, si aggiunge quel che Cantarella definisce «etica del vanto»: i Romani amavano decantare le proprie imprese erotiche, come possiamo leggere nei Carmina Priapea del I secolo d.C. o sui muri di Pompei, in graffiti quantomeno pittoreschi. 

Se una notte d'estate un viaggiatore

Tony e Susan
di Austin Wright
Adelphi, 2011


Titolo originale Tony and Susan
traduzione di Laura Noulian


408 pp.

19,50 €


Scrivere una recensione di questo bel romanzo di Austin Wright è cosa abbastanza complicata. Si rischia, anche cercando di rimanere criptici, di rivelare troppo della trama al potenziale lettore, rovinandogli così il piacere primario della lettura. Che è quello di farsi raccontare una storia.
Cercherò quindi di rivelare il meno possibile. Partendo da una considerazione: con Tony e Susan siamo di fronte a un metaromanzo, una narrazione cioè disposta su tre livelli: a quello più esterno ci siamo noi lettori. Che leggiamo di una donna, Susan. La quale, a sua volta, legge di una vicenda che ha per protagonista un uomo, Tony.
Mi spiego meglio: il romanzo si apre con una lettera che Edward, l'ex marito di Susan, che lei non sente da anni, le invia chiedendole di leggere un suo manoscritto e di dargli un parere. Perché lui, da sempre aspirante scrittore, all'opinione della sua ex moglie tiene molto, nonostante siano passati anni dall'ultima volta in cui si sono sentiti. Il problema è che Susan, durante il loro matrimonio, non aveva grande fiducia nelle capacità di scrittura di Edward e non glielo celava. Anzi, gli rinfacciava di aver abbandonato gli studi in Legge, che avrebbero fatto di Edward un buon avvocato, consentendo così ad ambedue di condurre un'agiata vita borghese, per seguire un sogno irraggiungibile: quello di diventare uno scrittore. E la rottura del loro matrimonio in buona parte si è consumata per questa sfiducia di lei. Susan credeva che l'ex marito, nel frattempo diventato assicuratore, avesse abbandonato le proprie velleità di scrittore. E invece... ecco arrivare un manoscritto. E perché proprio a lei?... Per giunta con quello strano biglietto d'accompagnamento: «Il tuo vecchio Edward, che ricorda».

martedì 28 novembre 2017

Il romanzo degli istanti perfetti e delle occasioni da non sprecare

Il romanzo degli istanti perfetti,
di Thomas Montasser
DeA Planeta Libri, 2017

Traduzione di Aglae Pizzone

pp. 215
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 



Il nonno di Marietta Piccini le diceva sempre che
Non è quello che la vita fa di te, ma quello che tu fai della vita. (p. 210)
La ragazza espatriata a Londra per inseguire il sogno delle belle lettere ne afferra però il significato profondo solo alla fine dell’avventura vissuta ne Il romanzo degli istanti perfetti di Thomas Montasser, che imbastisce sapientemente la narrazione di una parentesi nella vita della giovane umbra durante la quale la sua vita cambia per sempre. Per proporne una completa esegesi mi piace partire dal titolo stesso del volume: il “romanzo” citato nel titolo italiano (per una volta tradotto in maniera più adeguata dell’originale e ritrito titolo tedesco Das Glück der kleinen Augenblicke – letteralmente e secondo Google Translate "La felicità dei piccoli momenti") rappresenta la concretezza del libro in sé, che racconta di quando Marietta Piccini (e non Puccini “il compositore”, come più volte si trova a dover precisare ai suoi interlocutori inglesi) trova sulle scale della Biblioteca Nazionale un manoscritto, battuto a macchina come ai vecchi tempi, di un romanzo accattivante e geniale, privo dell’indicazione dell’autore e, soprattutto, del finale. Ma anche di quando lei e Mr. John Thornton, editore presso cui lavora come editor freelance, mettono sottosopra l’intera Londra pur di riuscire a contattare l’autore misterioso, non solo per dare un senso all’idea stessa di letteratura e di lavoro editoriale, ma per fare, a loro dire, un favore all’umanità, altrimenti privata di un vero e proprio capolavoro. E anche di Mr. Paul Swift, sfortunato protagonista del romanzo perduto che attira magneticamente a sé chiunque ne legga le vicende. Insieme a loro, durante le 215 pagine de Il romanzo degli istanti perfetti, si scoprono tante altri figure e personaggi interessanti, anche se è la cosmopolita Londra la vera protagonista della storia, melting pot esplosivo di vicende e individui che si dispiega sotto gli occhi del lettore grazie a uno stile asciutto e coinvolgente, purtroppo funestato da sporadici errori tipografici che tuttavia non ne minano completamente la resa artistica.

Ogni piccola bugia: menzogne, segreti e verità apparenti.

Ogni piccola bugia
di Alice Feeney
Editrice Nord, 2017

Traduzione di Patrizia Spinato

pp. 336
€ 16.90 (cartaceo)



Le menzogne suonano vere, se sono ripetute un numero sufficiente di volte.
Di menzogne, segreti, verità apparenti, il romanzo d’esordio di Alice Feeney ne è intriso dalla prima all’ultima – sconcertante – pagina: una storia coinvolgente e a tratti disturbante, che mette il lettore di fronte a numerosi spunti di riflessione e interrogativi, molti dei quali non troveranno pienamente risposta. Il thriller psicologico di Fenney, scrittrice e giornalista BBC alla sua prima prova letteraria, scorre piuttosto agilmente e convince per lo stile fluido e la trama piuttosto coinvolgente, anche se non mancano debolezze e alcune scelte abbastanza prevedibili. Siamo lontani, a mio avviso, dalla complessità psicologica e dalla tensione costante di un thriller come L’amore bugiardo, solo per fare un esempio, una storia ben più destabilizzante, complessa e ricchissima di spunti e colpi di scena sconcertanti. Ogni piccola bugia scorre veloce, la tensione a tratti viene meno, ma ci sono alcuni elementi piuttosto interessanti, la prosa è curata – resa egregiamente dalla traduzione di Patrizia Spinato – e non mancano scelte narrative interessanti. Un esordio quindi non folgorante, ma senza dubbio un thriller capace di intrattenere piacevolmente il lettore e mettere di fronte ad interrogativi talvolta scomodi.

lunedì 27 novembre 2017

L'anno del ferro e del fuoco - Cronaca della Rivoluzione russa

L'anno del ferro e del fuoco - Cronache di una rivoluzione
di Ezio Mauro
Feltrinelli, 2017

pp. 256

€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

"Di notte, cent'anni dopo, tutto sembra com'era, in questa composizione intatta di storia e di luce, di marmi e di fato, di ghiaccio e di memoria. Cammino da un ponte all'altro fino al canale Prjaka cercando una finestra. Al numero 57 di via Dekabristov, dove il poeta Aleksandr Blok passava ore al buio, in quelle notte, guardando il «freddo violetto» di Pietrogrado e, oltre la finestra, la «Russia che vola chissà dove, nell'abisso azzurro-blu dei tempi»".
Quest'anno ricorre il centenario della Rivoluzione russa e, tra i tanti saggi che invadono le librerie, diventa arduo sceglierne uno che riesca ad essere attendibile ed autorevole.
Quello del giornalista Ezio Mauro, però, - direttore de La Repubblica per vent'anni ed ora firma del gruppo L'Espresso - appare davvero come una lettura interessante ed accurata degli eventi che accaddero nella Russia imperiale, e lo dimostra partendo dal dicembre 1916 per poi continuare la narrazione e giungere a quell'ottobre 1918 che avrebbe cambiato le sorti non solo di un Paese, ma del mondo intero:
"Tutto quel che è accaduto dopo comincia qui. Anche se sembrava un inizio, ed era la fine del mondo".

Scosse di terra, scosse di cuore: "Terremoto" di Chiara Barzini

Terremoto
di Chiara Barzini
Mondadori, 2017

pp. 336 
€ 19,00 (Ebook € 9.99)

Titolo originale: Things That Happened Before The Earthquake 
Traduzione di Chiara Barzini  e Francesco Pacifico




1992. Los Angeles è travolta dagli scontri razziali, messa a ferro e fuoco dalla guerriglia urbana. A Roma, Ettore e Serena comunicano ai due figli che l’intera famiglia si trasferirà a Hollywood perché il padre, regista, possa finalmente avere successo nel mondo del cinema. Così inizia il romanzo di Chiara Barzini, che racconta con uno stile scabro, privo di fronzoli e retorica, una storia di integrazione non (subito) riuscita. Pubblicato inizialmente in America e solo successivamente tradotto in italiano, Terremoto si ispira all’esperienza vissuta dall’autrice stessa, costretta a uno sradicamento forzato – e a un forzato innesto in terra straniera – analogo a quello della sua protagonista.

domenica 26 novembre 2017

La condizione neomoderna secondo il filosofo Roberto Mordacci


La condizione neomoderna
di Roberto Mordacci
Einaudi, 2017





Pagine: XIII-129 pp.


€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Abbiamo incontrato il filosofo Roberto Mordacci in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “La Condizione neomoderna” .
Roberto Mordacci è Preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele dove, in qualità di Professore ordinario, insegna da anni Filosofia morale e della Storia.
Il suo libro è  fruibile da tutti anche dai non addetti ai lavori,  purché  in possesso di  una buona cultura di base in ambito filosofico.
Il concetto alla base del testo  è la  critica al postmodernismo.
La trattazione  parte dal presupposto che siamo abituati a pensare che l’età moderna inizi con la scoperta dell’America e  noi siamo l’eredi di quell’ epoca. Buona parte della critica letteraria  di inizio ‘900 ha iniziato a parlare  di postmodernismo  dicendo  che la forma tipica del romanzo moderno e la letteratura moderna erano stati superati da altre forme. Questa idea si è  allargata fino a sostenere che era la fine della modernità. Nel ‘900 molti autori, letterati, sociologi e filosofi, storici delle idee hanno celebrato e dichiarato la fine dell’età moderna, e hanno definito l’età contemporanea come età postmoderna. Ma cosa caratterizza il postmoderno?Il postmodernismo, secondo questi autori, è la fine di tutte le idee guida  che erano della modernità, la fine dell’idea di progresso e di verità come  esito di una ricerca razionale. Vedono anche  la fine dell’idea di bellezza come esito di una ricerca artistica sempre nuova (avanguardie artistiche ), considerano concluso il periodo della morale.

sabato 25 novembre 2017

#CriticaLibera - Dentro i sogni di Antonio Tabucchi




Nel 1992 Antonio Tabucchi, scrittore e studioso, fece un sogno. Sognò di vivere i sogni di altri, di camminare tra i percorsi notturni dei loro spiriti grandi. Lo fece per venti volte, affidando questi sogni a una raccolta di racconti che, come sempre per Tabucchi, è una carta geografica di valori e ricordi.
Apuleio, Caravaggio, Goya, Collodi, Cechov, Pessoa, Garcia Lorca... ogni racconto è dedicato a un personaggio del passato che Tabucchi ha letto, studiato, amato.

Si parte da Dedalo, il primo che ha sognato di costruirsi delle ali per sfuggire dal labirinto in cui siamo rinchiusi; si arriva a Freud, che per primo ha cercato nel sogno uno spazio privilegiato di accesso alla psiche dell'uomo. Un libro-passeggiata che comincia in un'epoca impossibile da datare e si conclude alle porte del secolo scorso, in quel 1899 che sembrava ancora un lungo sogno, in una Europa dove il positivismo e il progresso scientifico incontravano l'irrazionale.
Troviamo Ovidio che, trasformatosi in farfalla, canta alla presenza del Cesare, Cecco Angiolieri che diventa una palla di fuoco tra le vie di Siena, Rabelais che in una notte di tempesta incontra il signor Pantagruele, Toulouse-Lautrec che balla libero un can can con la sua Jane Avril.

venerdì 24 novembre 2017

#CriticaNera - Girl in snow: un assaggio dei gialli nordici

Girl in snow
di Danya Kukafka (traduzione di Bérénice Capatti)
Bompiani, 2017

pp. 336

€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

"Quando gli dissero che Lucinda Hayes era morta, Cameron pensò alle sue scapole e al modo in cui le inquadravano la schiena nuda, come un paio di polmoni immobili (...)".
È raro scovare un incipit di tale potenza narrativa in un thriller, ma l'esordiente Dasnya Kukafka, di professione assistente editoriale da Riverhead Books, dà subito prova di una buona dose di lucidità narrativa, facendo ben sperare che la storia si sviluppi in modo avvincente.

La vicenda è ambientata a Broomsville, in Colorado, durante un freddo inverno del 2005, quando in un parco giochi viene rinvenuto il corpo senza vita della giovane liceale Lucinda.
Le indagini per far luce sulla sua morte mostrano una realtà assai complessa e sfaccettata, e la narrazione scorre su tre piani distinti, assumendo le prospettive di Cameron, compagno di scuola della ragazza follemente innamorato di lei, Jade, coetanea di Lucinda un po' invidiosa, e Russ, giovane poliziotto legato a Cameron e con un passato dal quale si ostina a scappare.
Nessuno nella piccola comunità è quello che sembra, e pian piano segreti sempre più inquietanti emergono dalle vite di coloro che vengono coinvolti nelle indagini, sepolti sotto la neve che tutto cela ma niente perdona.

Biografia di un colore-non colore: Michel Pastoureau racconta "tutto il nero che c'è"

Edizione 2013 con illustrazioni
Nero.
Storia di un colore

di Michel Pastoureau
traduzione di Monica Fiorini
Ponte alle Grazie

Prima edizione con illustrazioni: 2013
pp. 210; euro 27,00
Seconda edizione senza illustrazioni: 2016
pp. 283; euro 14,00

Avete paura del buio? In che modo vi comportate se un gatto nero vi attraversa la strada? E come giudicate chi dorme tra lenzuola di seta corvina e indossa abitualmente biancheria intima en pendant? Forse fate parte della ristretta categoria di cinefili che rifiuta di guardare film in technicolor, e che idolatra per partito preso la stagione in black and white della settima arte. O magari siete tra quelle donne che si infilano nel rassicurante petite robe noire tutte le volte che non sanno come vestirsi. Se pure voi nascondete occhiaie livide e ostinate dietro fedelissime lenti fumé, e anche se non direste mai che la vostra abbronzatura o, di contro, il vostro pallore possano avere a che fare con una percezione socio-economica dei toni scuri della pelle… beh, c’è un libro che vi riguarda in uguale misura, e che vi farà scoprire moltissime cose che nemmeno sospettavate sul vostro rapporto con il colore nero. Un rapporto che, a prescindere dalle inclinazioni del vostro gusto e carattere, nasconde una storia culturale e simbolica tanto antica quanto stratificata: quella che, con magistrale e – date le circostanze – quasi ossimorica chiarezza viene raccontata da Michel Pastoureau nel suo Nero. Storia di un colore, vera e propria biografia della più ambigua e misteriosa delle tinte.