lunedì 19 novembre 2018

Come la vita cambia: l'esperienza della paternità secondo Sgambati


La bambina ovunque
di Stefano Sgambati
Mondadori, 2018

pp. 144 
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Fin dal titolo e dalla dedica, ironica e significativa ("Scusami, ma questo è per tua madre"), La bambina ovunque lascia intendere come oggetto della narrazione sia l'esperienza totalizzante e sconvolgente dell'arrivo di un figlio, filtrato nell'ottica della paternità. Per il padre è diverso che per la madre: lui non prova l'esperienza viscerale di tenere in grembo il bambino – in questo caso la bambina –, di sentirlo crescere con sé e in sé. Vive la gravidanza nella posizione marginale di quello impegnato a cuocere la perfetta zuppa di ceci guardando i quiz della sera in tv, mentre la moglie frequenta un corso di yoga e lui si sforza di tenere a bada ansie irragionevoli:
A quanto pare così è fatto un padre: insicuro e allo sbando. Sono tentativi goffi e innocenti di farsi notare su un proscenio che altrimenti tenderebbe a escluderlo. Non percepisce i movimenti fetali, non perde per quell'istante il respiro mentre capisce che un altro essere vivente lo abita, perché nessuno lo abita: così è fatto un padre, in un padre non c'è posto. Né sente la vita che arriva: se la ritrova; e in mancanza d'altro tende a relativizzare ogni cosa. [...] Nessuno che gli dica qualcosa, in molti lo ignorano. La figura della madre e dominante e assoluta, ogni preoccupazione è per lei. Ma così è fatto un padre. Nemmeno il panico gli è concesso, perché lui non porta la vita, non ha un organismo di madre da preservare, non necessita di legumi.

domenica 18 novembre 2018

Immagina uno dei più bei libri del 2018: immagina "Imagine John Yoko"

Imagine John Yoko
Testi e cura di Yoko Ono Lennon
L’ippocampo, 2018

Traduzione di Paolo Bassotti

pp. 320
€ 39,90


Certo sarebbe sfizioso iniziare questa recensione scrivendo che i libri belli, alla stregua di certe donne, saranno lasciati alle persone prive di immaginazione. Peccato però che questa massima non avrebbe nessun valore per il volume di cui si occuperà il presente commento. Un lavoro non solo, e per l’appunto, bellissimo, ma rivolto proprio a tutti coloro che hanno sempre creduto nel potere positivo della suggestione, e che magari hanno eletto a proprio inno una certa hit del 1971: Imagine di John Lennon. O meglio: di John Lennon e Yoko Ono. Si, perché forse ancora non tutti sanno che la celebre canzone – come l’omonimo album e come ogni degna erede – ha avuto sia un padre che una madre, e ancora oggi rappresenta il frutto più perfetto e più maturo di un’unione che andò ben oltre il “semplice” legame sentimentale. Lo scorso 9 ottobre l’ex Beatle avrebbe compiuto settantotto anni e, in voluta coincidenza con il suo anniversario di nascita, in tutto il mondo è stato dato alle stampe Imagine John Yoko, una meravigliosa monografia che racconta la genesi e la realizzazione di uno dei capolavori musicali di tutti i tempi.

sabato 17 novembre 2018

#CriticARTe - "Sono Fernanda Wittgens". Una vita per Brera, a cura di Giovanna Ginex


"Sono Fernanda Wittgens". Una vita per Breradi Giovanna Ginex
Skira, Collana Biblioteca d'Arte Skira, 2018

Formato: 15 x 21 cm

pp. 160
€ 19,00 Brossura






“Anima generosa e forte
Fernanda Wittgens
dopo le distruzioni della guerra
dedicò se stessa al risorgere
della città, della cultura
della Pinacoteca di Brera
attuando nell’antico istituto
il moderno concetto del museo vivente.” 
– Giovanna Ginex 


Fernanda Wittgens fu la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera, a distanza di 60 anni dalla sua morte, Skira Editore le rende omaggio attraverso un libro, che ripercorre le tappe salienti del suo delicato lavoro trentennale, in cui l’arte si mischia alle vicende storico politiche del tempo, all’opposizione al regime fascista e al conseguente imprigionamento. Brera, la ricostruzione postbellica cittadina, il carattere forte e coraggioso di una storica dell'arte, una moderna eroina antesignana del movimento femminista, di cui fino a oggi si conosceva ben poco, sono gli ingredienti di un libro di grande valore culturale, che si legge con fresca scorrevolezza. 

Il saggio "Sono Fernanda Wittgens"Una vita per Brera, a cura della storica dell’arte Giovanna Ginex, è introdotto dal testo di James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, ed è arricchito dai contributi di Ginex, Bernardi e Daffra. 
“Nell’intensa storia personale di Wittgens si intrecciano tre grandi temi: lo studio dell’arte lombarda cui contribuì con ricerche e scritti fondamentali, l’attività pubblica nei ruoli della soprintendenza a Brera, l’impegno sociale e politico di democratica e antifascista. In ognuno di questi aspetti e compiti Wittgens portava la sua straordinaria lucidità intellettuale, una tenace capacità organizzativa e un’indiscussa coerenza morale.”

#CritiCOMICS - Cinzia, la donna che tutti dovremmo poter, liberamente, essere

Cinzia
di Leo Ortolani
Bao Publishing, 2018

pp. 240
€20

Potete essere neofiti della Città senza Nome, oppure no. Potete essere consapevoli che Cinzia ha qualcosa in più rispetto a tutte le altre donne, esattamente trenta centimetri, oppure no. Potete sapere che Leo Ortolani è il nome del più grande fumettista comico dei giorni nostri, oppure no. In ogni caso, la lettura di Cinzia vi arricchirà la vita e vi farà sperare che un mondo in cui ognuno non ha etichette né macchie, ecco, è possibile. Basta volerlo prima di tutto dentro di sé.
Non importa, infatti, sapere che Leo Ortolani esordiva per la prima volta con il suo Rat-Man nel 1990, diventando da quel momento uno degli autori comici più prolifici del panorama fumettistico italiano. Solo per onorarne la produzione, e non perché questo sia necessario per la lettura e l’apprezzamento di Cinzia, basta dire che gli albi che compongono la serie regolare Rat-Man Collection, arrivata alla sua imponente conclusione un anno fa, sono 124 e che sono stati accompagnati da una serie di esilaranti parodie cinematografiche (Il signore dei Ratti, AVARAT, per citarne solo alcuni) e da altre opere affini a Rat-man in quanto a toni e stilemi, primo tra tutti il mio amatissimo Venerdì 12.

venerdì 16 novembre 2018

#IlSalotto - Del rapporto fra immaginario, romanzo e politica. L'intervista ad Alfredo Zucchi su "La bomba voyeur"

«Tra un anno si andrà alle urne. Ora bisogna rialzarsi e riprendere a giocare. Dobbiamo montare un altro giocattolo, un partito nuovo. E facce intonse, uomini nuovi per giocare con quello».
A. Zucchi, La bomba voyeur

È un esordio verso il quale dovremmo rivolgere lo sguardo. La scrittura di Zucchi - consapevole e ruvida, così ricca di riferimenti colti - fa pensare che in fondo non è vero che la narrativa italiana si sia ormai arenata sulla piattezza.

Ne La bomba voyeur l’autore conduce la narrazione su due piani temporali, producendo un effetto straniante e un’agnizione finale che restituisce al lettore due facce della stessa storia: una sociale e l’altra personale. I personaggi sono modellati come stereotipi: il lettore italiano, con tutta probabilità, finirà per pensare di conoscerli da sempre: sono figure che ricordano personalità della politica italiana del periodo tra la fine della guerra fredda e tangentopoli; se ne descrivono intrighi, vizi, debolezze e crimini. I risvolti dello stile e della trama non si mostrano prevedibili: leggerlo riserva più di una sorpresa e mille domande. Così ho pensato di intervistare Alfredo Zucchi, napoletano classe 1983, che conosciamo già come fondatore della rivista digitale Crapula Club e per averlo letto anche su Nazione Indiana.

Qual è la necessità alla base della stesura di un romanzo come La bomba voyeur
La necessità di mettermi da parte e superarmi, di entrare mani e piedi in un conflitto la cui portata è molto più grande e molto più importante della mia persona. Una volta individuata la linea guida – una linea che non dirigevo io – la necessità di seguirla come uno chemin inconnu.

Una parola che è un soffio: la sisu e lo spirito finlandese

Sisu – la via finlandese al coraggio, al benessere e alla felicità
di Katja Pantzar
Venezia, Sonzogno, 2018

Traduzione di Giulia Pillon

pp. 208
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Sento che essere entrata in contatto con una cultura della resilienza unica nel suo genere mi ha aiutata a liberarmi della passività, dalla debolezza e dalla paura del nuovo, facendomi sentire meglio, più forte sia nel fisico che nella mente.» (p. 12)
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le pubblicazioni dedicate alle filosofie di vita nordica: non è passato molto tempo da quando anche su Critica Letteraria si parlava della hygge (in poche parole lo spirito tutto danese di rendere confortevole e intimo un certo momento, utile a rilassarsi e a riprendere le energie) che già si torna a guardare alle alte latitudini. Oggi sbarchiamo di nuovo nel  nord Europa, stavolta in Finlandia, per parlare della sisu, una parola dal suono dolce che esprime il concetto che sta alla base della vita dei finlandesi. Ma cos'è questa sisu? Se volessimo circoscrivere il suo significato a poche e semplici parole – certamente riduttive rispetto al suo significato più ampio – potremmo dire che essa può essere definita come una capacità di affrontare le sfide della vita con fermezza e determinazione, una specie di resilienza tutta finlandese.

giovedì 15 novembre 2018

Japonisme, perché la vita merita di essere nutrita con pillole di serenità e un pizzico di wabi-sabi

Japonisme
di Erin Niimi Longhurst
HarperCollins, 2018

Illustrazioni di Ryo Takemasa
Traduzione di Daria Restani

pp. 298
€ 15

È con tanti piccoli colpi che si abbatte un grande albero.  (Proverbio giapponese)
In una società votata al mito dell’eccezionale e del perfetto, che alleva i pargoli a pane e ricerca dell’incredibile, spesso non si ha il tempo di pensare a noi in quanto individui semplici e normali. Ogni cosa che facciamo deve essere straordinaria: dal lavoro, alle relazioni interpersonali, alle esperienze vissute. Lo ammette la stessa autrice di Japonisme, delizioso manuale illustrato edito da HarperCollins, Erin Niimi Longhurst, inglese da parte di padre e giapponese da parte di madre, che confeziona un piccolo gioiello di pensieri e indicazioni per non lasciarsi opprimere dal lavoro o dall’affanno di una vita frenetica.

Un gioco per tutta la famiglia... nel nuovo thriller di Sophie Hannah


Non fare domande
di Sophie Hannah
Garzanti, 2018

pp. 407 
€ 19,60 (cartaceo)

Titolo originale: A Game for All the Family
Traduzione di Serena Lauzi



Non fare domande (il cui titolo traduce un meno conciso, ma forse più suggestivo A Game for All the Family, “un gioco per tutta la famiglia”) è un romanzo di difficile definizione. Proposto come thriller psicologico, ma in parte sfuggente rispetto a ogni definizione, inizia dispiegando fin da subito una trama estremamente complessa, ai limiti del surreale, in cui il lettore si trova immediatamente spiazzato dalla molteplicità degli spunti e dei fili di cui deve tenere il bandolo.
Protagonista dell’opera è Justine Merrison, ex produttrice televisiva, che viene presentata nel momento del trasferimento – insieme alla figlia tredicenne Ellen e al marito Alex, cantante d’opera spesso lontano per lavoro – nella idilliaca cornice di Speedweel House, nel Devon. Decisa ad allontanarsi da Londra per via dello stress seguito a un incidente di lavoro non meglio precisato (non ancora, almeno), Justine è risoluta a non fare più assolutamente nulla: “Mi chiamo Justine Merrison e non faccio Niente. Con la N maiuscola. Proprio un bel niente” (p. 9). Il suo nuovo proposito, ribadito con un’ostinazione a tratti fastidiosa, sembra destinato a infrangersi nel giro di pochi mesi. Diversi elementi inquietanti infatti intervengono a disturbare la quiete appena conquistata: da un lato l’ossessione per una casa misteriosa avvistata durante il viaggio in auto, e verso la quale la narratrice sente un inspiegabile trasporto; dall’altro un cambiamento improvviso nel carattere di Ellen, che da ragazzina vivace e solare diventa cupa e introversa, passando il suo tempo a scrivere una articolata storia di omicidi ambientata proprio nella nuova abitazione, in un passato neanche troppo lontano. Poi ci sono le telefonate anonime, attraverso le quali una voce sconosciuta intima a Justine di tornarsene a Londra se non vuole che l’intera famiglia faccia una brutta fine. E infine la storia poco chiara di George Donbavand, che non si capisce se esiste o meno, e su cui la preside della scuola e tutti gli insegnanti mantengono il più stretto riserbo… 

mercoledì 14 novembre 2018

Col sangue bollente che pompa furioso nelle vene fino alla fine: "L'Argentino" di Ivano Porpora

L'Argentino
di Ivano Porpora
Marsilio, 2018

pp. 168
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Un paese fantasma venera i propri fantasmi e si affezione al clangore notturno delle catene; e chi viene a scacciarli si farà dei nemici. (p. 32)
Un po' lo sapevo, che a leggere di un paese minuscolo quanto San Cristóbal de Cuellar, delle sue due strade assolate, desertiche, percorse da centosessanta abitanti nel 1958 - lo sapevo, che mi sarei sognata. E infatti, puntuale, dopo aver letto metà del romanzo, breve ma particolarmente intenso, come ho chiuso gli occhi mi sono ritrovata in una atmosfera da western, vestita da cowboy - e questo è buffo, per chi mi conosce, ma poco importa qui -, a fumare una pipa sotto una veranda spazzata dal vento caldo della Meseta settentrionale. Poi, il putiferio: sono arrivati, anzi, si sono stagliati nel mio sogno i personaggi che hanno riempito di contrasti il terzo romanzo di Ivano Porpora. Ho visto l'Argentino - senza nome, dal passato nascosto come ogni straniero che ben si rispetti in un western, e d'altra parte «tutti poterono dire: "La prima volta che lo vidi, non lo vidi in faccia"» -, lui che ha subito diviso le donne del paese tra amori, odi, desideri più o meno esibiti.

Senza macchia e senza paura... di essere "nerd": appuntamento in lavanderia con 55 personaggi e i loro grandi sogni

Nerd senza macchia.
55 vite straordinarie di grandi sognatori

di Daniele Daccò
illustrazioni di Claudia Petrazzi
SEM Società Editrice Milanese, 2018

pp. 125
€ 16,00



Ma sarà poi vero che se lavorassimo dietro a un bancone o a uno sportello finiremmo tutti con il diventare un po’ antropologi e un po’ psicologi? Nel dubbio, almeno una cosa è certa: offrire un servizio al pubblico garantisce incontri in quantità e, fortuna permettendo, anche di qualità. Chiedetelo per esempio a Giulia, figlia del gestore della Lavanderia QUANTUM, “aperta da sempre”: non aveva mai fatto caso a quanto fossero interessanti e addirittura simpatici alcuni tra i clienti abituali del negozio di suo padre finché per un’estate intera non ha deciso di prendere nota del loro passaggio e… beh, ovviamente anche delle macchie ricorrenti sui loro vestiti. E che cosa ha scoperto? Tanto per cominciare, che le patacche rivelano tanto di noi ma non sono certo sufficienti per definirci. E poi che non conta tanto l’abito, ma la disinvoltura con cui lo si indossa: oggi come secoli fa, sulla terra come nello spazio. Ma soprattutto che l’umanità è tanto più sorprendente quanto è più straniante all’apparenza, e che la parola “nerd” non è certo un insulto, ma la bella qualifica di chi ha fatto o continua a fare grandi sogni.

martedì 13 novembre 2018

Jesse Ball e il "progetto della nostra vita": ovvero, ciò che noi tutti desideriamo


Censimento
di Jesse Ball
traduzione di Guido Calza
NN editore, 2018

pp. 262
€ 18 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


«In certi libri di filosofia ho letto che i fardelli danno la libertà, e che in un modo o nell’altro siamo tutti in cerca di un fardello adatto. Finché non lo troviamo, siamo tremendamente impacciati, anzi, riusciamo a malapena a vivere.» (p. 167)

È difficile dire cosa, in questo libro, sia cornice e cosa immagine: il memoir, a cui Ball stesso fa riferimento nelle due pagine introduttive quando parla del fratello Abram affetto da sindrome di Down e sul quale gli «sarebbe piaciuto scrivere un libro» (p. 7), immaginando però che il rapporto che avrebbe avuto con lui «quando fosse cresciuto, era molto simile al rapporto fra padre e figlio» (p.8); o forse la favola, la forma che in effetti la narrazione sembra assumere nel momento in cui le città esplorate dai due protagonisti perdono i contorni e i nomi, ridotti a lettere dell’alfabeto dalla A alla Z, cosa che accade anche agli abitanti, spesso identificati con la loro professione o il loro ruolo in famiglia?
È forse allora più corretto affermare che memoir e favola, intrecciati come lo yin e lo yang, vanno a costituire un quadro unico, qualcosa che ha a che fare con l’interno e con l’esterno: le immagini di Jesse e Abram Ball, fratelli ma, appunto, anche in qualche modo padre e figlio, sono un mix di ricordi e invenzione letteraria che si svolgono dentro l’autore/protagonista; gli eventi che avvengono nei territori urbani, rurali e montani, sempre più rarefatti man mano che si procede verso nord (e, in contemporanea, che si procede verso l’aggravarsi della malattia del protagonista), sono invece un mix di invenzione letteraria e considerazioni filosofiche e poetiche.

Invito alla lettura - "Una relazione" di Carlo Cassola: la grazia della semplicità

Una relazione
di Carlo Cassola
Oscar Mondadori, 2017

(prima edizione: Einaudi, collana "Supercoralli", 1969)

pp. 172
€ 12 (cartaceo)
€ 6,99 (e-book)
-Cosa intendi dire?
- È semplice. Il lavoro straordinario è quello in più, quello che non era previsto…infatti te lo pagano il doppio.
-Sì, lo so, - rispose lei. – È così anche per noi.
- E l’amore di stasera era previsto, forse? Io ero stanco, figurati, oggi ho avuto una giornata infernale. E il pensiero di dovermi rimettere in treno, e per cosa poi? per arrivare a casa, cenare e andare a letto come tutte le sere… Invece, sei capitata tu. Quasi non credevo ai miei occhi quando ti ho vista. Ancora adesso, quasi non ci credo. Fosse sempre così lo straordinario.
Lei gli aveva appoggiato la testa sulla spalla:
- Ma lo straordinario te lo pagano; mentre a venire con me non ci guadagni niente (p. 33).
Durante gli anni del liceo avevo incontrato sul mio cammino di lettrice l'opera più nota di Carlo Cassola, La ragazza di Bube (Einaudi, 1960), insignito del Premio Strega e fonte d'ispirazione per l'omonimo e celebre adattamento cinematografico di Luigi Comencini, nel quale recitò una straordinaria Claudia Cardinale.
Quel romanzo mi piacque molto, moltissimo, e quando tempo fa mi capitò di vedere un altro film tratto da una delle opere di Cassola, L'amore ritrovato (di Carlo Mazzacurati, 2004), mi ripromisi di leggere il libro dal quale era stata tratta la pellicola.
Girovagando su Internet, poi, qualche giorno fa trovai proprio questo romanzo, Una relazione, lo comprai, lo lessi e mi chiesi per quale motivo avevo atteso così a lungo per farlo.

lunedì 12 novembre 2018

Il "Minuetto" mortale nel romanzo di Gaja Cenciarelli


La nuda verità
di Gaja Cenciarelli
Marsilio, 2018

pp. 247
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


«È un'incognita ogni sera mia / un'attesa, pari a un'agonia. Troppe volte vorrei dirti: no / e poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho. / Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no. / Le mani tue strumenti su di me, / che dirigi da maestro esperto quale sei.»
No, queste non sono citazioni dalla Nuda verità di Gaja Cenciarelli, e già qualcuno avrà riconosciuto la famosa Minuetto di Mia Martini, un capolavoro della musica italiana che tratta in modo magistrale, in meno di cinque minuti, il tema dell’innamoramento ossessivo da un lato (anche se, a differenza della canzone, in questo romanzo la protagonista è affascinata non tanto dal corpo dell’uomo quanto dal suo cervello), e quello del controllo e della dominazione dall’altro.
E mentre dalle parole di Mia Martini non possiamo ricavare un ritratto della donna in posizione di svantaggio, ché nulla infatti sappiamo della sua vita prima dell’incontro con chi le ha sottratto la libertà, nel romanzo conosciamo bene la routine quotidiana, sia lavorativa che personale, e il modo di pensare di Donatella Mugghiani, oncologa di prim’ordine: è una donna affetta da una totale mancanza di empatia, disprezzata sia da amici e conoscenti, sia dai pazienti, con i quali tuttavia si sforza quantomeno (non sempre con successo) di nascondere la misantropia a favore di un più controllato rigore medico. La controparte positiva di tale carattere solitario è, ovviamente, la dura scorza che impedisce, o quantomeno rende più difficile, il dolore.

L'inaspettata ribellione pacifica della preghiera

Leone
di Paola Mastrocola
Einaudi, 16 ottobre 2018

pp. 223
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Può la preghiera rivoluzionare un'intera famiglia e smuovere una scuola? Sì, a quanto pare. Bisogna leggere Leone, il nuovo romanzo di Paola Mastrocola, per scoprire quanto può essere eversivo un bambino di sei anni che, all'improvviso, viene visto pregare. E non è il fatto che Leone preghi ovunque, a destare sospetto: è proprio l'atto in sé di sussurrare Ave Marie e di parlare con il suo "amico invisibile" Gesù a generare lo stupore generale - e anche l'irritazione, a dirla tutta. Perché sua madre, Katia, non ha tempo da perdere dietro simili stranezze; si fa in quattro per mantenere Leone, tra turni massacranti al supermercato e rinunce continue: mai una gratificazione per sé, mai un vestito nuovo... Solo ciò che è necessario per tirare avanti. Intanto Leone cresce sotto i suoi occhi, prima in compagnia della nonna, da poco defunta, e poi a casa di un compagno di classe. E dire che Leone non si trova neanche tanto bene con questo suo presunto amichetto! Preferiva di gran lunga stare con la nonna, ma adesso che è "volata in cielo" - così gli hanno detto - non sa come parlarle di nuovo. Però non si lamenta, non lo ha mai fatto, grato dei sacrifici di sua mamma Katia. 

domenica 11 novembre 2018

Il vuoto e l'essenza: il design giapponese in 250 manufatti di ieri e di oggi

Wa.
L’essenza del design giapponese

di Rossella Menegazzo e Stefania Piotti

L’ippocampo, 2018
(prima edizione Phaidon Press Limited, 2014)

pp. 288
€ 39,90



Tatami, futon, bacchette e poggia bacchette, ciotole e posate in legno laccato, spade katana, coltelli da sashimi, ombrellini, ventagli, lanterne, nastro adesivo decorato, obi e kimono: se ci venisse chiesto di riconoscere e nominare correttamente ciascuno di questi oggetti appartenenti alla cultura materiale giapponese saremmo tutti in grado di svolgere correttamente il compito, con un minimo margine di errore. Non solo perché, per quanto riguarda l’Occidente, la fascinazione per il Sol Levante e il culto (anche collezionistico) dei suoi manufatti risalgono a quasi due secoli or sono, ma perché l’ammirazione nei confronti della cosiddetta “giapponesità” non è mai venuta meno, facendo sì che certi oggetti divenissero consueti e familiari al pari della filosofia di vita che ne è all’origine. Tendenze, queste, accelerate e intensificate anche da una globalizzazione sempre più irreversibile e da un malinteso culto passivo per tutto ciò che, giocoforza, diventa status symbol: se tutti abbiamo in dispensa la celebre ampollina per la salsa di soia Kikkoman (anche se poi non la usiamo mai), in pochi sanno che la sua forma e le materie prime con cui è realizzata (ovvero vetro e plastica) sono quelle d’eccellenza, una sorta di archetipo per tutti i contenitori/versatori del liquido noto per la sua sapidità. E non si tratta certo di un caso raro: tutto il design giapponese, dalla struttura portante alla più minuscola suppellettile, è accomunato da una sua precisa, irripetibile e immediatamente riconoscibile “essenza”, ed è proprio di questa che si occupa Wa, il volume pubblicato da Phaidon nel 2014 e appena ridato alle stampe, tradotto nella sua versione italiana, dalla casa editrice L’ippocampo.

«Una vita sottile scivola nel mondo e ti permette di non sentire addosso la sua imperfezione»: torna in libreria il primo romanzo di Chiara Gamberale

Una vita sottile
di Chiara Gamberale
Feltrinelli, 31 ottobre 2018

1^ edizione: 1999

pp. 144
€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Ho sacrificato venti splendidi anni sull'ara del dovere in nome della dea perfezione prima di distruggere ara e divinità e riprendermi la vita.
C'è sempre tempo per una recensione impersonale. La faranno altri, non io, che per qualche preziosa mezz'ora ho avuto la fortuna di conoscere l'empatia di Chiara, la sua innata e genuina curiosità nel chiedere di me. Sì, ho avuto occasione di lavorare con Chiara in passato, e ancora di recente un suo messaggio - inatteso, dovuto a una nostra vecchia collaborazione - ha avuto il potere di riportarmi al suo sorriso, allo scambio di opinioni attento: Chiara non si limita ad ascoltare, lei sente la tua vita e ti risponde con la sincerità di un'amica che ti conosce da tempo. Eppure... Eppure ci siamo conosciute poco, molto poco, ma non c'è minuto o chiacchiera che non ricordi. Forse perché Chiara è intensamente sé stessa, è accogliente e al tempo stesso chiede di essere accolta; e se dici di sì, il dialogo diventa un raccontarsi reciproco, senza remore e senza falsi orpelli. 
Ed ecco perché ritrovarmi tra le mani il suo primo romanzo, Una vita sottile, tornato da poco in libreria per Feltrinelli, è stato emozione e attesa, aspettativa e conferma.

sabato 10 novembre 2018

#CriticaLibera - Noir contemporaneo: dov’è la Letteratura?



Qualche domenica fa, Javier Marías scriveva su El País che la letteratura contemporanea è sempre più deludente, in particolare perché chiunque abbia vissuto un qualsiasi dramma si sente in obbligo non solo di scriverlo (che potrebbe pure essere terapeutico), ma anche di pubblicarlo e venderlo. Marías ammette di essere un’eccezione, visto che di questa letteratura patetica (da pathos) c’è grande richiesta e gli editori cercano storie di violenza familiare, esclusione, emarginazione, discriminazione, ecc. L’autore della serie degli Innamoramenti chiude il suo intervento affermando che, ormai, scrittori ed editori guardano quasi esclusivamente al contenuto, mentre la forma viene ignorata. 

#CritiCOMICS - "Vi chiedo scusa per quello che penso di voi". Pensierini miei, Scarabocchi di Maicol & Mirco

Gli Scarabocchi di Maicol & Mirco
Opera Omnia
ARGH
di Maicol & Mirco
Bao Publishing, 2018

pp. 192
€ 14


Premessa: qualunque cosa si possa scrivere degli Scarabocchi di Maicol & Mirco, non potrà mai significare più della lettura di un paio delle loro vignette.

Provo dunque a spiegare a modo mio i motivi per cui è cosa buona e giusta che Bao Publishing abbia preso la decisione di pubblicare l'opera omnia dei due fumettisti (due? qualcuno dice che Mirco non esista, ma pare si tratti di gente invidiosa) che si celano dietro questo progetto.

Iniziano a pubblicare qualche anno fa su Facebook. Vignette riconoscibilissime: sfondo rosso (quanto il giallo è il marchio di fabbrica di un altro vignettista di successo "social" Labadessa - elemento cromatico distintivo che varrebbe la pena di una riflessione a parte, o forse anche no), tratto nero scarabocchiato, battute fulminanti.
Gli Scarabocchi sono più che filosofia, e questo è un dato di fatto.

venerdì 9 novembre 2018

#CriticaNera - La fragilità degli angeli: la nuova avventura del cronista più simpatico del panorama letterario nazionale

La fragilità degli angeli
di Gigi Paoli
Giunti, 2018

pp. 304
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Un altro pazzo, no, eh?". L'Artista mi appoggiò la mano sulla spalla e mi fece l'occhiolino: "Benvenuto nella città dei pazzi, amico mio. Benvenuto a Firenze» (p. 13).
Lo ammetto: quando ho scoperto che Gigi Paoli, giornalista fiorentino e, da tre libri a questa parte (prima di questo ha scritto Il rumore della pioggia Il respiro delle anime), anche valente autore di romanzi noir, stava scrivendo una nuova avventura del suo alter ego letterario, Carlo Alberto Marchi, ho faticato a tenere sotto controllo la stalker che è in me, ma mi sono ripromessa di aspettare pazientemente e con fiducia l'uscita del racconto. Va da sé che, non appena La fragilità degli angeli è stato dato alle stampe, ho stabilito il nuovo primato mondiale nella specialità di "Corsa alla libreria più vicina" e l'ho letto in tre giorni netti, subito dopo aver "divorato" anche il prequelLa legge dei grandi numeri
Ma andiamo con ordine.

Donne come noi, nei racconti di Margaret Malone

Animali in salvo
di Margaret Malone
NN Editore, 2018

pp. 143 
€ 16,00

Titolo originale: People Like You
Traduzione di Gioia Guerzoni

Opera d’esordio dell’autrice e frutto di un lavoro di scrittura e revisione durato dodici anni, Animali in salvo è costituito da nove racconti nati con l’intento esplicito di “svelare i recessi più oscuri del cuore con generosità e coraggio” (p. 137). È in particolare il primo testo di questa raccolta (“Gente come te” – il “People Like You” che ha dato il titolo all’edizione originale) a suggerire al lettore la chiave interpretativa da seguire. È infatti di “gente come noi” che Malone vuole raccontare, in particolare di donne come noi. Donne in varie fasi della vita, in momenti e condizioni diverse, tutte però colte in un momento di svolta esistenziale, quando qualcosa sta per succedere o è appena accaduto. Grazie a un taglio narrativo quasi cinematografico, lo zoom si accompagna al rallentatore nel mettere a fuoco tali momenti, nell’immortalare in uno stile che è al tempo stesso denso e rarefatto vite che paiono sempre incomplete, o inconcluse.

giovedì 8 novembre 2018

Il fascino delle vite piene di contrasti, per un'(in)contrastata maestra del racconto



Sera in paradiso
di Lucia Berlin
Bollati Boringhieri, novembre 2018

Traduzione di Manuela Faimali

pp. 275
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

A volte a distanza di anni ti guardi indietro e dici quello è stato l'inizio di... o eravamo così felici all'epoca... prima... dopo... Oppure pensi sarò felice quando... non appena avrò... se noi... (p. 147)
Raccontare il presente, il futuro per come si delineerà, oppure far proprio il passato e riviverlo, rimasticandolo sotto forma di una narrazione in diretta, anche se a distanza di anni. Lucia Berlin è perlopiù partita dall'esperienza reale per ottenere la pasta densa e succosa dei suoi racconti, di ambientazione diversa, eppure così ben riconoscibili per quel gusto di verosimiglianza e gli ingredienti della quotidianità, che colpiscono, annientano e lasciano pensare. 
Se non sempre la voce narrante è femminile, anche in presenza della terza persona è il punto di vista delle donne a essere rappresentato appieno: solidali tra loro, pronte al sacrificio, ora forti, ora rinunciatarie, ora impantanate nella mediocrità, ora ambiziose, hanno tutte una forza narrativa notevole.

Se Christopher Robin è come Peter Pan

Il bambino di carta
di Marina Migliavacca Marazza
Libromania, 2017

pp. 285
€ 12,00
€ 3,99 (formato Kindle)


«A lui l'inferno non fa paura, ci vive da quando era piccolo». (p. 23)
In Inghilterra è un'istituzione dal lontano 14 ottobre del 1926. Da noi, in Italia, l' «orsetto sciocco e un po' goloso» (come diceva la canzone) Winnie the Pooh è arrivato non moltissimi anni fa. Ma da allora chi non ha amato questo simpatico orso ingenuo e tutta la combriccola del Bosco dei Centro Acri? Tigro, la tigre saltante, Uffa, il gufo sapiente, Kanga e Roo, i due canguri, mamma e figlio, Pimpi il maialino impaurito, Ih-Oh, l'asino immalinconito, Tappo, il coniglio lavoratore. E lui, Christopher Robin, il ragazzino che, con la sua fantasia, dava vita ai peluche della sua cameretta.
Questo era l'escamotage narrativo che Alan Alexandre Milne, lo scrittore che inventò il Bosco dei Cento Acri, aveva inventato per scrivere i suoi libri dedicati all'orso Winnie. Che poi Milne mica era uno scrittore per bambini... no, aveva già nel carnet delle proprie opere testi teatrali, romanzi, sceneggiature per film. Ma un giorno, vedendo il suo unico figlio Christopher Robin giocare con i suoi pupazzi di pezza ebbe l'idea che gli cambiò la vita. E che la cambiò per sempre anche al piccolo Milne: trasformare il gioco di Christopher Robin in una poesia e successivamente in un libro per bambini. Che divenne da subito un successo senza precedenti. E che trasformò il figlio in un «bambino di carta», condannato a non crescere mai e a rimanere per sempre il fanciullo con i capelli a caschetto che giocava con i peluche. Un incubo che Christopher Robin Milne, che peraltro si faceva chiamare Billy, si portò appresso per tutta la vita, dai tempi del collegio, dove veniva schernito regolarmente, fino a quando, tenente nella Seconda guerra mondiale, qualcuno ancora lo riconosce per «quel» Christopher Robin.

mercoledì 7 novembre 2018

«I nostri ricordi sono sensazioni»: Pennac sceglie un memoir ibrido per ricordare il fratello scomparso

Mio fratello
di Daniel Pennac
Feltrinelli, 2018

Traduzione di Y. Mélaouah

pp. 121
€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Quanti modi vi vengono in mente per celebrare un famigliare scomparso? Non sono in molti a dare la risposta di Daniel Pennac, ovvero omaggiare il fratello Bernard con un adattamento teatrale del testo forse più strambo di Melville, Bartleby lo scrivano. Eppure, portare sul palco un'ora e un quarto di monologo, darlo in pasto a un pubblico stanco, provato dalla giornata lavorativa, che tuttavia sceglie di essere lì e di lasciarsi coinvolgere, è un modo straordinario per Pennac per riempire il vuoto. Bartleby, d'altra parte, è sempre stato un personaggio che affascinava suo fratello: Bernard, così attento a "non creare entropia" nel mondo, restava stupito davanti al potere di Bartleby, in grado di trascinare un'intera vicenda con la forza straordinaria del suo proverbiale rifiuto "I would prefer not to". Quasi intraducibile, quel suo "preferirei di no" e l'apatia, se non addirittura abulia, portano il lettore/spettatore a passare nel corso dell'opera dall'iniziale simpatia per Bartleby, impiegato che si ribella al padrone, alla insofferenza per quel suo mandare in malora tutti, compreso il notaio datore di lavoro. Ecco, un'opera letteraria fa questo e altro; se unita alla forza del teatro, può suscitare empatia e catarsi

La "sfida morale e sentimentale" dei robot secondo Maurizio Balistreri

Sex robot. L’amore al tempo delle macchine
di Maurizio Balistreri
Fandango, 2018

pp. 282
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Nuove epoche portano nuove tecnologie, e nuove tecnologie portano nuove sfide al genere umano e alle società di cui si compone. Sfide che vanno esplicitate e affrontate, così da poterne prevedere gli sviluppi e le problematiche ancora in nuce: è questo il caso del rapporto uomo-macchina, tema ampiamente discusso in ambito letterario almeno dalla seconda metà del ventesimo secolo da grandi autori come Isaac Asimov e Philip Dick, sul cui mare magnum sconfinato narrativo non c’è neanche bisogno di soffermarsi, tanto è vasto.
Che lo sviluppo tecnologico abbia portato con sé rivoluzioni economiche e lavorative è cosa nota da tempo (giusto di recente lo storico Yuval Noah Harari ha dedicato la prima parte del suo ultimo lavoro, 21 lezioni per il XXI secolo, alle questioni derivanti dalla “sfida tecnologica”). Più recente è invece è il tema relativo al modo in cui la creazione di robot antropomorfi e sempre più in grado di relazionarsi con gli esseri umani a livello emotivo e intellettuale possa modificare, o addirittura reinventare, qualcosa di altamente privato ed esclusivo come la sessualità e l’amore.

martedì 6 novembre 2018

Il segreto per la felicità è uno solo: abbandonare i social network

Io odio internet
di Jarett Kobek
Traduzione di Enrica Budetta
Fazi, 2018

pp. 332
€18 (cartaceo)
€11,99 (ebook)


Jack Kirby è il protagonista di questo romanzo anche perché questo non è un bel romanzo. È un libro estremamente confuso con un protagonista che non compare mai. La trama, come la vita, non porta a nulla e tratta di sofferenze emotive che non hanno nessun significato.
Dietro questa recensione c’è una gigantesca premessa. Attualmente lavoro come Social Media Manager per una multinazionale americana che opera in ambito B2B nel settore delle telecomunicazioni e del networking. Sono arrivata a ricoprire questa posizione un po’ per caso e un po’ per necessità, dopo aver messo da parte il/i lavoro/i dei miei sogni e cambiando il ritratto della me che immaginavo durante gli studi universitari. Da topo da biblioteca in maglione di lana e occhiali dal fondo spesso o editor in costante dialogo con gli autori del panorama letterario nazionale, a silenziosa creatrice di comunicazione attraverso i social network, gestendo quelle piattaforme che tanto ho odiato e aborrito per buona parte della mia esistenza.

#IlSalotto - Quando una vita ordinaria è essa stessa straordinaria: quattro chiacchiere con Giulio Macaione al #LuccaCG18

Foto di @la_effesenza al Lucca Comics and Games 2018
Nel corso del nostro Lucca Comics and rain (rubando una battuta del mitico Leo Ortolani per descrivere le condizioni meteorologiche dell’edizione di quest’anno), abbiamo incontrato Giulio Macaione, autore siciliano che ha raggiunto il cuore di molti lettori con la sua storia di pescatori e sirene, ma soprattutto di un giovane che affronta la sua maturità, nel graphic novel Stella di mare, che abbiamo letto e recensito qui. Tra una sessione di firme e un’altra, abbiamo parlato di famiglia, crescita, Sicilia e dipendenze nel senso più ampio del termine. Una piacevole chiacchierata per un fumettista dolce, disponibile, che siamo sicuri si affermerà sempre con più forza nel panorama letterario italiano.

Dopo Basilicò sei tornato in Sicilia. Sembra quasi che noi siciliani non riusciamo a mettere da parte la nostra terra in qualunque cosa facciamo.
Sì, assolutamente. Tra l’altro la mia famiglia e i miei amici storici vivono lì, quindi per me ogni volta che torno in Sicilia è, in effetti, un vero ritorno a casa, nonostante siano passati tanti anni che manco, vivendo oramai stabilmente a Bologna.

Stefano, il protagonista di Stella di mare, sta attraversando una fase di stallo. Si parla molto della crisi che stanno vivendo le nuove generazioni del XXI secolo. Ti trovi d’accordo o credi che, in fondo, crescere sia stato difficile in ogni epoca?
Indubbiamente la fase della vita in cui si diventa adulti è sempre, se non difficile, impegnativo. Le ultime generazioni hanno una fatica in più da affrontare perché su di loro si riversa un carico di aspettative che i loro (ma dico nostri) genitori non avevano. Noi siamo nati nella bambagia e i nostri genitori hanno immaginato per noi qualcosa di straordinario. Tutti dovevamo immaginarci, secondo questo mito dell’eccezionalità, scrittori, cantanti, registi, attori, medici o avvocati di successo. Molto spesso la fase di stallo è allora causata dal capire che magari non c’è nulla di straordinario scritto per noi e che la normalità e l’ordinarietà vanno bene comunque.

Morte di un Impero: l'esordio di Abir Mukherjee tra le strade di Calcutta

L'uomo di Calcutta
di Abir Mukherjee
SEM, 2018

Titolo originale: A Rising Man (2016)
Traduzione di Alfredo Colitto

pp. 348 
17 € (cartaceo)

Per il suo romanzo di esordio, L'uomo di Calcutta, Abir Mukherjee, scrittore di origine indiana e cresciuto in Scozia, sceglie un'epoca di transizione: siamo nella Calcutta del 1919. Il dominio degli inglesi sull'India è ancora solido da un punto di vista amministrativo, ma inizia a vacillare sotto il profilo morale: siamo ancora lontani dall'Indian Independence Act 1947; ma la pretesa superiorità dell'uomo bianco, l'inevitabilità della sottomissione dei nativi comincia a vacillare. Mentre le idee di Gandhi iniziano a circolare nel subcontinente, l'Inghilterra si arrocca dietro provvedimenti sproporzionati come i Rowlatt Act, cosa che non fa che accentuare l'insoddisfazione della popolazione. 

In questo contesto Sam Wyndham, veterano di guerra appena arruolato nella polizia del Raj, si trova a indagare su quello che ha tutta l'aria di essere un omicidio politico: Alexander MacAuley, un pezzo grosso dell'amministrazione inglese nel Bengala, viene ritrovato ucciso in un vicolo della Città Nera. Sul corpo, un biglietto intima ai suoi connazionali di lasciare l'India. 

lunedì 5 novembre 2018

«Il romanziere non è che un minuscolo ingranaggio nella grande ruota del pensiero umano»: Philip Roth in un'imperdibile raccolta di scritti

Perché scrivere? Saggi, conversazioni e altri scritti 1960-2013
di Philip Roth
Einaudi, 23 ottobre 2018

Traduzione di Norman Gobetti

pp. 458
€ 22 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

«Scrivere per me è stata una lotta per la sopravvivenza. A salvarmi la vita è stata l'ostinazione, non il talento. Ho avuto la fortuna di non essere interessato alla felicità e di non provare alcuna compassione per me stesso. Tuttavia, perché mi sia dovuto imbarcare in una tale impresa non so proprio dirlo. Forse scrivere mi ha protetto da minacce ancora più terribili». (p. 413)
«Eccomi qui, senza i travestimenti, le invenzioni e gli artifici del romanzo»: Philip Roth nella prefazione al suo Perché scrivere? introduce ai trentasette testi che compongono questa preziosissima raccolta, assemblata dall'autore stesso. Non c'è lettore di Roth che non trovi qui risposta a tante delle sue domande: tra saggi di letteratura, interviste, conversazioni con colleghi scrittori e sulle loro opere, interventi di critica, auto-apologie sulle opere del passato, emerge tutto Roth. Il suo carattere deciso e fiero; l'avversione per le accuse di antisemitismo e misoginia dei suoi libri; la volontà di affrancarsi dai suoi personaggi, senza mai disconoscerli; il potere attrattivo della letteratura, che lo ha allontanato dalla vita pubblica, d'altra parte mai nemmeno desiderata: questi sono solo alcuni dei tanti aspetti che affiorano e portano il lettore a riflettere, ancora una volta, sulla grandezza di Philip Roth, e a desiderare di (ri)leggere le sue opere.

«Se sai come guardarlo, questo è davvero un bel posto»: "Vincoli", il romanzo d’esordio di Haruf

Vincoli
di Kent Haruf
NN editore, novembre 2018

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp. 264
€ 18 (cartaceo)

Tornare a Holt, finalmente. Si può sentire nostalgia per un posto che non si è mai visitato fisicamente, anzi che a dirla tutta non esiste neppure nella realtà? Sì, se è un luogo che abbiamo conosciuto tra le pagine di una storia particolarmente amata, che sembra più vivo e umano di tante città e paesi reali nel mondo là fuori. Kent Haruf, il grande cantore dell’America rurale e dei suoi uomini, compie ancora una volta un piccolo miracolo, riportandoci in Colorado, nell’immaginaria contea di Holt, della sua celebre Trilogia della pianura. Lo fa con questa storia, Vincoli, che è in realtà il suo romanzo d’esordio (1984) e che di Holt e della voce di Haruf è quindi l’origine. Le aspettative riguardo al romanzo, anche in questo caso splendidamente tradotto da Fabio Cremonesi per NN editore, erano molto alte e, diciamolo subito, sono state egregiamente ripagate. Tralasciando il valore affettivo del ritorno a un’ambientazione molto amata, il piacere di “ripercorrere” le vie della contea di Holt, rivedere paesaggi e luoghi che abbiamo imparato a conoscere, Vincoli è già di per sé un romanzo notevole, non privo di difetti e debolezze, ma chiaramente un esordio in cui ben riconoscibili i segni di una scrittura che di lì a poco saprà farsi sempre più unica, matura, capace. Si badi bene, lo stile della narrazione ha ancora poco di quello che diventerà nella Trilogia della pianura, ma un certo sguardo dell’autore sui suoi personaggi e la capacità di rendere reale più del vero quella terra di uomini e donne comuni, sono già evidenti in questo romanzo d’esordio.

domenica 4 novembre 2018

«L'arte di vivere alla parigina» e il gusto del dettaglio: «Sotto i tetti di Parigi»

Sotto i tetti di Parigi
di Ines de la Fressange e Marin Montagut

Fotografie di Claire Cocano
Illustrazioni di Marin Montagut
traduzione dal francese di Vera Verdiani

Milano, L'Ippocampo, 2018

pp. 256
€ 29,90 (cartaceo)


«Pescate a piene mani in questo libro come in un carnet di viaggi che svela l'arte di vivere alla parigina» (p. 5)
Possiamo dirlo apertamente: Sotto i tetti di Parigi è una piccola meraviglia, un delizioso catalogo di ambienti, oggetti e scenari, messo in piedi da due dei più grandi esperti del gusto parigino, la celeberrima Ines de la Fressange e Marin Montagut. Se della prima abbiamo già recensito diverse sue opere – sempre per la casa editrice L'Ippocampo – come l'intramontabile Parigina, il nuovo Parigino e il divertente Cosa mi metto oggi, del secondo non abbiamo ancora avuto modo di parlare. Montagut è, come recita il risvolto di copertina, un artista francese: «Collabora con numerose riviste internazionali quali il New York Times e ELLE Décoration. Ha creato un proprio marchio d'interior design in collaborazione con numerose Maison transalpine quali Pierre Frey, diptyque, Roger Vivier e il Castello di Versailles»
Da questa prospettiva privilegiata – quella di due “addetti ai lavori” del gusto francese – possiamo sbirciare dentro le case di svariati personaggi loro connazionali, famosi per i loro lavori o le loro competenze in campo artistico e di moda. Il libro, infatti, si presenta come un'opera composita, in cui ogni capitolo è dedicato ad un'abitazione diversa. Si parte con gli autori, i quali ci aprono le porte delle loro case, mostrano gli ambienti che preferiscono e ci spiegano il perché di alcune scelte di arredamento. Ma attenzione, quest'opera non è un semplice museo di ambienti e arredamenti stravaganti, semmai un vero e proprio caleidoscopio di immagini e atmosfere. Ogni abitazione racchiude un piccolo mondo, spesso le scelte compiute dai proprietari sono tanto originali da lasciarci a bocca aperta, ma certamente non sono mai banali.

#PillolediGalateo: "La gente per bene" della Marchesa Colombi

La gente per bene
della Marchesa Colombi
Flower-ed, 2016

pp. 222
€ 16,00 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Cadono le città, cadono i regni, e cadono le costumanze adottate fra la gente civile. – Ai tempi di Monsignor Della Casa erano considerate inciviltà parecchie cose che ora sono ammesse. Invece non si troverà nulla nei galatei antichi sullo scambio delle carte di visita, sulle partecipazioni di matrimoni, nascite, morti, guarigioni; sulle strette di mano; sul contegno da tenere in viaggio, e tante altre cose che appartengono alle nostre usanze moderne. (p. 11)

Si evolvono i costumi, si evolvono le regole ad essi legati. Così la pensa la Marchesa Colombi, pseudonimo letterario dietro il quale si nasconde Maria Antonietta Torriani, autrice del trattato La gente per bene e secondo titolo della collana Bon Ton della casa editrice Flower-ed. Monsignor della Casa, d'altra parte, si rivolgeva più specificatamente agli uomini, ma nell'Anno del Signore 1892 sono le donne che tengono ricevimenti, gestiscono salotti e regolano anche la vita sociale del marito. Serve dunque un manuale che le aiuti, in ogni fase della vita, a districarsi nei meandri della cortesia e del buon gusto. Perché, alla base di ogni vivere civile, deve sempre regnare il rispetto. Senza volersi elevare a trattato morale, la Marchesa accompagna le sue lettrici in modo da essere acconce e di gentili maniere dalla culla alla tomba. Solo una sezione è dedicata agli uomini: l'ultima, con il titolo di "Parole al vento". Non ce ne vogliano i gentiluomini in lettura.

sabato 3 novembre 2018

"Ho detto che mi piace il giallo, molto semplicemente": Marzia De Clercq racconta "la bella ribellione"

Ribelle.
Storie vere di orgoglio e successo al femminile

di Marzia De Clercq
Centauria, 2018

pp. 160
€ 19,90 (cartaceo)



Gentil sesso e modelli di femminilità imposti dall’esterno: quanto se ne è discusso, quanto se ne discute e quanto ancora se ne discuterà? Il dibattito sul corpo e sulla mente delle donne è un antico e autentico ginepraio, che in tante occasioni, ancora oggi, corre il rischio di criticare certi diktat fisici e comportamentali senza rendersi conto di imporne altri a propria volta. Al punto che la soluzione migliore sembrerebbe quella di liberarsi una volta per tutte da ogni sorta di condizionamento, nel rispetto della propria ed esclusiva volontà di autodeterminazione; in altre parole, di ribellarsi e basta (anche a quello che le altre donne pensano e dicono). Ribelli per forza, dunque? No: sempre per scelta, anche se a volte questa coincide con una vera a propria condizione esistenziale. Un po’ come nel caso delle quindici donne raccontate da Marzia De Clercq in Ribelle. Storie vere di orgoglio e successo al femminile, recentemente pubblicato da Centauria.

La nuova edizione Marsilio della "Ballata del vecchio marinaio"

La ballata del vecchio marinaio
di Samuel Taylor Coleridge
traduzione e a cura di Rocco Coronato
Marsilio, 2018

pp. 117
€ 12


Come giustamente fa notare il curatore dell’edizione Marsilio, la coppia iconica del marinaio e dell’albatro della Ballata del vecchio marinaio è «strana, eppure riconoscibilissima in un mare sconfinato di allusioni, anche parodiche, in narrativa, musica, cinema, televisione, videogiochi» (p. 9), al punto che, fa presente, la ballata viene citata anche nei Simpson (episodio 5x08) – ma qui, aggiungo io, ci si dimentica della consacrazione avvenuta nell’omonima canzone degli Iron Maiden.
A questa ballata, continua Coronato, «si può davvero far dire di tutto» (p. 15), e in effetti la letteratura primaria e secondaria a tal proposito è sconfinata: le cinque pagine di bibliografia riportate a fine libro possono essere facilmente integrate facendo anche una semplice ricerca su Google.
È superfluo affermare che di un testo del genere non si possa scrivere una vera e propria recensione senza ricadere nel già detto. Mi soffermo dunque, per quanto riguarda questa versione dell’opera di Coleridge, su tre aspetti paratestuali: l’introduzione, l’apparato delle note, l’aspetto estetico in sé.
Le circa 20 pagine di introduzione sono piuttosto classiche poiché vanno dalla genesi dell’opera alle sue interpretazioni, passando per le fonti, e ciononostante risultano esaustive sia per il lettore novizio sia per quello che già conosce l’opera, considerando che non si tratta di un’edizione critica quanto più che altro di una tascabile. Interessante è in proposito l’ultimo paragrafo chiamato “Il trauma dell’indistinto”, che affronta il tema dello smarrimento percepito dal lettore e, metaletterariamente, dall’invitato a cui il vecchio marinaio narra la vicenda. «A tal fine» scrive Coronato, «l’oscurità è necessaria: se conoscessimo appieno il pericolo e riuscissimo ad abituarvi i nostri occhi, non ne avremmo timore» (p. 23). Il gotico e l’horror infatti si intrecciano nella ballata a un messaggio salvifico che giunge solo alla fine, e tutto questo groviglio è proprio ciò che scatena quel trauma di cui il curatore parla.

venerdì 2 novembre 2018

Indossare l'armatura, affrontare il nemico. Se "Le ragazze non hanno paura"

Le ragazze non hanno paura
di Alessandro Q. Ferrari
DeA, 2018

pp. 297 
€ 14,90 (cartaceo)


Qualche tempo fa uno studente, affascinato dalla lettura de Il sentiero dei nidi di ragno, mi ha chiesto di suggerirgli qualche libro simile. Una domanda apparentemente facile, in realtà complicatissima: si trattava di identificare gli elementi costitutivi del romanzo di Calvino e di cercarne di equivalenti in un'altra opera, ben sapendo che Calvino rimane unico, insuperabile. Sul momento, quindi mi sono arenata: mi servivano una storia avvincente, un ragazzino ingenuo e solo, uno scarto brusco tra la sua percezione del mondo e la realtà, un ambiente popolato da adulti a tratti deludenti, una paura di fondo nel percorso di crescita, la lotta contro il dolore che questo porta inevitabilmente con sé. 
A posteriori, pur senza voler azzardare un paragone che risulterebbe poco calzante, penso che a quel ragazzo che cercava un romanzo di formazione forte e toccante suggerirei questo di Alessandro Q. Ferrari. 

"Ma l'orso cammina, cammina, cammina fino alla fine. Perché sa farlo. Ecco perché": i "Bambini" (e gli adulti) secondo Matteo Meschiari

Bambini.
Un manifesto politico

di Matteo Meschiari
Armillaria, 2018

pp. 99
€ 10,00 (cartaceo)



Si apre con tre epigrafi tratte da Trilogia della città di K (1986-1991) di Ágota Kristóf, Il signore delle mosche (1954) di William Golding e Bambini, la canzone con cui Paola Turci ottenne il primo posto nella sezione Emergenti al Festival di Sanremo del 1989. Tre citazioni che sanno di infanzia capovolta, (auto)distruttiva gestione del potere, drammatiche conseguenze esistenziali, culturali, sociali. Fin dalle prime pagine dell’ultimo libro di Matteo Meschiari pubblicato da Armillaria – Bambini, per l’appunto, definito nel sottotitolo Un manifesto politico – c’è poco da stare allegri. Perché si parlerà di infanzia, certo, ma di un’infanzia intesa come stadio della vita sottoposto a continue “riformattazioni” psicologiche e comportamentali, nell’obbedienza a un ideale di ordine efficientista che non prevede deviazioni spontanee da una norma data per non criticabile e non negoziabile. E il peggio, secondo l’autore, è che tutti noi ne siamo vittime e complici: bambini e genitori, di ieri, oggi e domani. Perlomeno, fino a prova contraria.

giovedì 1 novembre 2018

Riconciliarsi col tempo attraverso il tempo: le nuove poesie di Philip Schultz

Il dio della solitudine
di Philip Schultz
Donzelli, 2018

pp. 222  
€ 17,00

A cura di Paola Splendore

Traduzioni di Maria Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore.



Ogni volta che mi propongo di leggere e recensire uno dei libri di poesie di Philip Schultz editi da Donzelli (come ad esempio Erranti senza ali), mi trovo di fronte alla stessa, dura verità: ovvero che la curatrice, Paola Splendore, nella postfazione ha già detto tutto, e bene, con la delicatezza e l'acume di chi conosce davvero l'autore, di chi si lascia davvero attraversare dalle sue parole. Proprio per questo, ogni volta dichiaro la resa e comincio la mia lettura da lì, dalle ultime pagine, che offrono una solida (ma non prepotente) guida ai testi al lettore disarmato. È così che ogni volta si viene reintrodotti in quell'universo di piccole cose e affetti familiari che popolano la poesia di Philip Schultz. Una poesia che tradisce una continua esigenza di riconciliarsi col tempo, un tempo problematico, che spesso porta con sé ricordi vividi e feriti; ma una poesia anche che richiede il suo tempo, che viene maturata nel tempo, come dimostra il lungo intervallo tra le diverse raccolte da cui sono tratte le liriche che costituiscono questa antologia. Una poesia, quindi, che nel tempo rivela le sue due anime, messe splendidamente in rilievo anche dalla curatrice: la solitudine, il dolore, lo spaesamento da un lato, e l'accettazione, la pacificazione, talora l'ironia che accompagnano l'io poetico adulto, i testi delle ultime raccolte.