martedì 27 novembre 2018

Si può raccontare di sé parlando dei libri della propria vita? Anche Massimo Recalcati si misura con l'autobiografia ibrida del lettore

A libro aperto. Una vita è i suoi libri
di Massimo Recalcati
Feltrinelli, 2018

pp. 185
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Raccontare la propria biografia attraverso i libri più amati non è niente di nuovo, rappresenta una tendenza editoriale di successo in questi ultimi anni. Da James Wood con La cosa più vicina alla vita (Mondadori, 2016), ai Lettori selvaggi di Giuseppe Montesano (Giunti, 2016) o al Manifesto del libero lettore di Alessandro Piperno (Mondadori, 2017), fino al più recente L'adorazione e la lotta di Antonio Moresco (Mondadori, 2018), molti scrittori e intellettuali si sono confrontati con questa strana forma di autobiografia. Legittimo, se ci pensiamo, raccontarsi attraverso i libri fondanti della propria vita, ma perché il lettore dovrebbe interessarsi a questa letteratura in pillole, mediata da altri occhi e altre sensibilità? La domanda temo che resterà senza una risposta univoca, fa parte di quei misteri che continuano però a suscitare discussione. Certamente siamo in presenza di un nuovo genere, ibrido e, se vogliamo, impuro. Se anche il lettore conosce i testi citati, ecco che si può instaurare un confronto prolifico tra autore e lettore; altrimenti, l'autorevolezza dell'autore potrebbe invogliare il lettore ad aggiungere o ad acquistare un libro a lui tanto caro. Non voglio neanche minimamente pensare che la lettura filtrata, parziale, per forza riduttiva di opere titaniche, spesso classiche, possa bastare al lettore: prendiamo piuttosto questo nuovo genere come un "consiglio di lettura" soggettivo, privilegiato e affidabile
Poi, occorre dirlo: a muovere la lettura di questo genere di libri, è certamente la curiosità. Massimo Recalcati, psicoanalista lacaniano di fama e ormai anche volto televisivo e spesso penna su «La Repubblica», affascina da anni parlando di psicoanalisi, ma non solo: la sua formazione vasta, a partire dalla laurea in filosofia, e i suoi tanti interessi culturali gli permettono di ampliare di molto la sua visuale, abbracciando arte, letteratura (frequenti le citazioni dei classici, specialmente greci), filosofia (appunto) nelle sue opere. E anche il suo stile, fittamente metaforico, iterativo, gonfio di riflessioni, può ormai ritenersi ben riconoscibile (se ne astengano i nemici delle ripetizioni!). Dunque, ecco che A libro aperto si prepara a essere un bestseller: una persona di cultura come Recalcati apre la propria libreria, ci porta a esplorare i retroscena della sua biblioteca dell'anima e, dunque, spiamo autorizzati. E lui sa benissimo dove portarci, dove concederci qualcosa della sua vita e dove fermarsi, invece, sulla letteratura in questione.

Nell'introduzione e nella prima sezione dell'opera, Recalcati riprende molte teorie della letteratura, per condensare la sua visione in tre immagini, certamente accattivanti: la letteratura come coltello (in grado di tagliare la nostra vita tra un prima e un dopo la lettura), come corpo (perché un buon libro si fa vivere, e non solo razionalmente) e come mare (sempre aperto, a offrirci nuovi orizzonti e ad abbattere muri). 
Detto ciò, eccoci pronti a intraprendere la sua autobiografia di lettore nella seconda metà del libro. A partire dal fascino provato per l'Odissea e per i vangeli nell'infanzia e preadolescenza, ci spingiamo alla scoperta della letteratura con Il sergente sulla neve, fino all'amore per Sartre, scoperto con La nausea e poi riconfermato con L'idiota della famiglia. Non meraviglia, poi, che data la sua formazione Recalcati si sia a lungo abbeverato alle fonti di Essere e tempo di Heidegger («Bevevo quelle parole come un assetato. La parola di Heidegger mi appariva potentissima», p. 117), fino a scoprire il fascino della psicoanalisi freudiana, non tanto nell'Interpretazione dei sogni, letta in giovane età, ma con Al di là del principio di piacere. Poteva forse mancare il racconto dell'incontro-scontro con Lacan e l'innamoramento stordente per la sua opera e il suo approccio esoterico alla scoperta di sé? La narrativa si affaccia solo alla fine del percorso (anche se in realtà, di sbieco, si erano già infilati grandi autori; per citarne uno, Philip Roth), con La strada di McCarthy:  un romanzo potentissimo, che viene letto da Recalcati appena diventato papà. Ed ecco cosa è in grado di suscitargli la lettura del libro:
McCarthy mentre racconta questa storia legge il mio cuore di padre. Il figlio della lingua di un padre è la possibilità di proseguire il viaggio, di non arrendersi, di continuare. [...] Un figlio è la possibilità di dare al tempo una profondità imprevista, di non schiacciarlo sull'immediatezza del presente. In questo un figlio - il mio primo figlio - inscrive nella vita la dimensione più autentica della trascendenza, del tempo che perfora l'adesso e impone un orizzonte che ci oltrepassa. Non eravamo più soli, io e Valentina; un'altra vita era apparsa tra noi e di essa avevamo una responsabilità illimitata anche se priva di proprietà. Il volto del mondo non era più lo stesso anche se restava sempre lo stesso. (p. 181)
Ed è proprio avvicinandosi al presente che l'autobiografia di Recalcati guadagna spazio rispetto all'inizio di A libro aperto. Resta sempre, nel corso dell'opera, la certezza che Recalcati mette in pratica quanto teorizza all'inizio: lasciare aperta la propria curiosità, costruendo ponti tra discipline e arti diverse, alla ricerca di ciò che meglio ci legge e ci comprende

GMGhioni


«Un libro è un coltello perché taglia la nostra vita offrendole la possibilità di acquisire una forma nuova, perché distingue la nostra vita com'era prima della lettura e come è diventata dopo. Al punto che si potrebbe dire che una vita è sempre formata dai suoi libri. Il libro è un coltello che taglia la nostra vita e non il burro nel quale la lama della lettura sprofonderebbe senza incontrare resistenze. Nella lettura il padrone del libro non è il lettore. Il libro è il coltello e noi, lettori, casomai, siamo il suo burro. Leggere significa, infatti, incontrare nel libro qualcosa che taglia, non qualcosa da tagliare. Significa innanzitutto disarmarsi di fronte al libro; per entrare in un libro devo essere disposto a farmi raggiungere, toccare, tagliare appunto». La #citazionedelgiorno è tratta da #Alibroaperto di #MassimoRecalcati, appena arrivato in libreria. Cosa ne pensate? #Feltrinelli #Criticaletteraria #bookstagram #bookish #citazione #instaquote #leggere #lettura #instalibri #instabook #bookaddict #bookaday #inlibreria
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