martedì 18 giugno 2019

Una monumentale lettera d'amore all'Italia: "Il rumore del mondo" di Benedetta Cibrario


Il rumore del mondo
di Benedetta Cibrario
Mondadori, 2018

pp. 756

€ 22,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)



Un grande cliché quando si parla di romanzi storici, specie quelli d’ampio respiro, è l’uso di un lessico rubato al mondo delle arti visive, specie della pittura. Diciamo, quasi senza pensarci, che l’autore ha dipinto un grande quadro di questo o quel contesto storico e culturale. Se vogliamo essere ancora più specifici, commentiamo la qualità delle pennellate – rapide, impressionistiche o perfettamente amalgamate – e la palette di colori scelti. Come lettori, lo facciamo perché un libro è sempre un’esperienza sinestetica. Un buon romanzo è una buona storia scritta ad arte; un grande romanzo è questo ma è anche un turbine di colori, suoni, sapori ed esperienze tattili capace di insegnarci qualcosa di più sul genere umano. Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario è tutto questo, e anche di più. Questo romanzo è un progetto ambizioso che ha l’imponenza di una cattedrale e l’intima delicatezza di una conversazione tra amici.

Quando nel 1838 Anne Bacon, fresca di nozze, parte dalla sua Londra per raggiungere il marito Prospero a Torino, tutto ha il delizioso sapore del futuro e della possibilità. Bastano poche pagine, però, per scoprire che è accaduto l’irreparabile: durante il viaggio, Anne è stata contagiata dal vaiolo e, sebbene sia sopravvissuta, il suo viso è stato irreparabilmente sfigurato dalle cicatrici. Non è, e non sarà mai più, la ragazza in fiore di cui un nobile torinese si è innamorato tra una visita a un club e l’altra. Quando, al suo arrivo in Italia, Prospero e Anne si incontrano per iniziare finalmente la loro vita da marito e moglie, qualcosa si è già irrimediabilmente avvizzito. Parte da questo dramma in sordina, microscopico nella sua domesticità, un romanzo stupendamente manzoniano nel migliore dei modi possibili; con quel tocco di malinconia che, però, chi come me ha amato Il Gattopardo potrà riconoscere e apprezzare. La vita di Prospero e Anne incarna perfettamente lo sterotipo tolstoiano secondo cui ogni matrimonio è infelice a modo proprio; sullo sfondo di questo topos narrativo prevedibile e ben eseguito, però, si svolge la storia.

lunedì 17 giugno 2019

Perché la vicenda era stata tanto spaventosa? - Tu lo comprenderai facilmente: "Giro di vite" di Henry James

Giro di vite
di Henry James
Einaudi, 2014

Traduzione di Fausta Cialente
1^ edizione in lingua originale: 1898

pp. 180
€ 9 (cartaceo)
€ 0,99 (ebook)


Se state cercando una storia di fantasmi, Giro di vite è un romanzo breve perfetto, paradigmatico del genere gotico: riunitisi attorno al fuoco la sera della Vigilia di Natale, alcuni amici si raccontano storie di paura. Quando viene il suo turno, Douglas promette di suscitare l'inquietudine di tutti leggendo il manoscritto giuntogli da una donna morta vent'anni prima. E così ci immergiamo nel racconto in prima persona di lei, un racconto mosso dalle emozioni e dall'equilibrio spesso labile tra ciò che è razionale e ciò che è puro turbamento. 
Di professione istitutrice, la donna aveva accettato l'incarico di occuparsi di due bambini, Flora di otto anni e Miles di nove, nella grande (e tetra) casa sperduta di Bly, nell'Essex. La condizione era stata molto chiara fin da subito: lo zio, responsabile dei bambini, non sarebbe stato disturbato per nessuna ragione; all'istitutrice sarebbero quindi stati affidate piene responsabilità. 

Il Salotto - «Siamo tutte speciali, uniche e complete anche senza il vissero felici e contenti»: il sorriso consapevole di Chiara Moscardelli



Volevo essere una vedova
di Chiara Moscardelli
Einaudi Stile libero, 2019

pp. 216
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Il nuovo libro di Chiara Moscardelli è vita vera raccontata con un riso, talvolta amaro. La gatta morta del suo primo libro è cresciuta, non perché sian passati anni, ma in quanto Chiara ha acquisito una consapevolezza e una maturità personale che trapela in ogni pagina. 
Se prima la protagonista voleva trovare un uomo per sentirsi completa, ora riesce a trovare se stessa e un equilibrio personale, anche se con tanta fatica emotiva e con il supporto di uno psicoanalista.
Chiara affronta e racconta le sue difficoltà senza nascondersi, con l’ironia che la contraddistingue e con uno sguardo scanzonato sulle vicende che si trova a vivere in diversi contesti di vita.
L’ex gatta morta ha costruito il suo angolo di mondo ricco di amici, in una casa nuova e con la passione per la scrittura che le porta molte soddisfazioni.
“Volevo essere una vedova” è, a tutti gli effetti, un romanzo di formazione, di crescita sentimentale, emotiva e anche lavorativa.
Ma quale è stato il percorso di Chiara che le ha consentito di “crescere”? Abbiamo posto questa e altre domande direttamente alla scrittrice.

domenica 16 giugno 2019

Con addosso la divisa, non siamo né uomo né donna: siamo solo soldati. L'esordio narrativo di Debora Omassi, "Libera uscita".

Libera uscita
di Debora Omassi
Rizzoli, 14 maggio 2019

pp. 315
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


La caserma ci distrugge per poi rimontarci da capo. La vita fuori conta sì e no, dobbiamo vivere il dentro, abituarci all'acqua dolce di questo maledetto acquario, dimenticare noi stessi, e pure cosa sia la carne vera. (p. 175)
Barbara Gasser è una ventiquattrenne seducente, lavora come fotomodella, di tanto in tanto pubblica un racconto e vive a Milano con il fidanzato storico, Claudio, con cui sta da otto anni. Ha una vita come tante altre, o potremmo pensare anche più fortunata di altre, se pensiamo alla sua avvenenza e alle certezze sentimentali, se non fosse per un tormento che porta in sé e di cui non parla con nessuno: vorrebbe essere un uomo. E non si tratta di un modo di dire, ma di una vera e propria pulsione che avverte in sé fin da quando era piccola. Forse per questo, forse per cercare sé stessa prendendo una pausa da tutto, Barbara decide di arruolarsi nell'esercito. È una scelta estrema, di certo non così consapevole, ma quando la ragazza passa il concorso, anche la sua famiglia la loda: sembrava un'impresa impossibile, e invece ecco il risultato. Ora a Barbara non resta che salutare Claudio, riempire la sua borsa ed entrare in caserma. 

Crescere con parole "libere e folli": l'Ophelia di Charlotte Gingras

Ophelia
di Charlotte Gingras

Illustrazioni di Daniel Sylvestre

Giralangolo, 2019
pp. 260
€ 15,00

Titolo originale: Ophélie
Traduzione di Camilla Diez


Ophelia non è come i suoi compagni di classe, “trenta alunni di seconda liceo che si trascinavano a testa bassa come un gregge di pecore dirette al mattatoio” (p. 7). Ophelia si nasconde sotto spessi strati di abiti scuri, che le hanno attirato il soprannome di stracciona, e soprattutto dietro a una impenetrabile maschera di arroganza e aggressività. Conduce una vita da “gatto randagio”, sola con una madre fragile e poco presente, e passa le notti a vagabondare per le strade marchiando i muri con il suo simbolo, un piccolo cuore spezzato. Quindici anni, grande sensibilità e spirito pungente, la ragazzina non riesce a dimenticare un’esperienza traumatica del suo passato, che la condanna a un isolamento autoimposto: “la ragazza vestita di strati rimarrà sola per tutta la vita, con la sua paura e il suo disgusto” (p. 165).  Solo l’incontro momentaneo con Jeanne, una scrittrice in visita alla sua scuola, apre una breccia nella sua corazza: nelle parole della donna, la giovane si riconosce e a sua volta si sente compresa. Forse per questa affinità immediata, prima di andarsene, Jeanne le dona un quaderno blu notte, uno spazio bianco da riempire con tutto quello che le si agita dentro. Il romanzo di fatto coincide con il quaderno stesso, costituendo una sorta di opera ibrida, in cui alle parole che la protagonista rivolge alla donna lontana, nella forma di lettere che non intende spedire, si alternano schizzi, disegni, ritagli di giornale raccolti per un compito di scrapbooking, fotografie scattate al mondo circostante.

sabato 15 giugno 2019

"Cioccolata a colazione": vita segreta di una teenager americana degli anni Cinquanta

Cioccolata a colazione
di Pamela Moore
Mondadori, 2014

Traduzione di Francesca Mastruzzo
1^ edizione originale: 1956

pp. 265
€ 13,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)



La vita di una teenager è sempre complicata. Ribellione, rifiuto delle regole, ricerca di una propria identità e sfida al mondo dei genitori sono costanti di questi anni turbolenti. Nulla di tutto questo però è un'invenzione dei tempi moderni. Courtney Farrel è una ragazzina degli anni Cinquanta in America, figlia di un'attrice di Hollywood e di un pezzo grosso dell'editoria. Tra l'estroso stile di vita della madre e la solida affidabilità del padre, Courtney cerca la strada per la propria crescita. Tra feste e amanti discutibili, relazioni segrete e pulsioni omoerotiche, Cioccolata a colazione mostra uno spaccato della vita delle ragazze americane non più ingabbiate nel loro futuro ruolo di madre e moglie, ma ancora un passo indietro rispetto al movimento femminista. E con tutto il pathos e la drammaticità di cui solo una voce di adolescente si può ammantare, mostra quanta autodistruzione possa nascondersi negli scintillanti party e in quella che può a tutto diritto ammantarsi del titolo di Gioventù perduta.

#LectorInFabula - Un capolavoro in crisi di identità: La Gioconda di Davide Calì e Marianna Balducci in un libricino che racconta tutto ciò che è stato detto e ancora si dice di lei...

Dicono di me. La Gioconda
Testi di Davide Calì
Illustrazioni di Marianna Balducci
Hop Edizioni, 2019


pp. 40
€ 15,00 (cartaceo)



Ci sono molti modi per avvicinare i bambini e le bambine all’arte, anche quando i loro anni si contano sulle dita di una mano: un vero e proprio campionario di sistemi teorici e pedagogici variamente efficaci, creativi e applicabili (ora immersivi e performativi, ora positivamente “passivi” e chi più ne ha più ne metta). Di tutto un po’, insomma, purché dipinti, sculture e installazioni diventino familiari e desiderabili come un gioco piacevole da fare o una dimensione entusiasmante da frequentare. Poi, per quando i pargoli crescono e imparano a leggere e a scrivere, ci sono anche i libri: quelli più classici, eccellenti per supportare una memoria visiva in via di formazione ma talvolta privi di un quid che li renda gradevoli alla pari di una piattaforma multimediale interattiva o di un pomeriggio passato al museo tra disegni e colori, e quelli più innovativi, nati da un’idea originale che riesce a coniugare con furbizia l’esigenza didattica con quella più dichiaratamente spassosa. Per esempio: perché non presentare la Monna Lisa a un pubblico ultraminorenne come se si trattasse di una grande dama in crisi d’identità? E perché non dare una forma visiva a questo dilemma, illustrando così le peripezie di una delle opere più famose e dibattute al mondo con tavole a colori capaci di mettere insieme apprendimento e divertimento? Proprio questo è quello che hanno fatto Davide Calì e Marianna Balducci in Dicono di me. La Gioconda, appena pubblicato da Hop! Edizioni.

venerdì 14 giugno 2019

Qual è il posto nel nostro cuore dove lacrime e risate diventano sorelle in un’unica espressione di vita? Un libro di Alain Vigneau sul clown che c'è in ciascuno di noi

Clown Esencial.
L’arte di ridere di se stessi
di Alain Vigneau
Edizioni Spazio Interiore, 2019

Prefazione di Claudio Naranjo
Traduzione di Roberta Faggian

pp. 160
€ 15,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Lo rivela il nome stesso: la Clown Phobia altro non è che la paura dei clown, una patologia relativamente nuova e non poco debitrice di un certo romanzo di un affermato scrittore americano autore di bestseller (vale a dire It di Stephen King) e dunque del pervertimento malvagio di una figura altrimenti legata al gioco buffo, al divertimento ingenuo e all’arte circense. Ma niente panico: di Clown Phobia si può guarire, come di quasi ogni altra malattia. Anzi, se ne soffrite e non credete più nella variante positiva di questa maschera, pensate che invece proprio la figura del pagliaccio, lungi dal volervi arrecare danno, potrebbe addirittura venirvi in aiuto per curare ben altre ferite dell’anima, soprattutto quelle che vi sono state inflitte vostro malgrado nella più tenera infanzia e che ancora non si sono rimarginate nella vita adulta. Di più: un approccio “clownesco” alla vita potrebbe rivelarsi la chiave per affrontare con una nuova consapevolezza le vostre giornate, liberarvi da disturbi e dipendenze, essere più amorevoli e indulgenti con voi stessi e con gli altri. Parola di Alain Vigneau, autore di Clown Esencial, appena tradotto in Italia da Edizioni Spazio Interiore: un libro che guida alla scoperta del clown che c’è in noi e che conferma come l’umorismo sia una delle risorse più efficaci di cui l’essere umano possa mai disporre.

La vita a Venezia: "L'ultimo carnevale" di Paolo Malaguti

L'ultimo carnevale
di Paolo Malaguti
Solferino, 2019

pp. 328
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Se si dovesse trovare una metafora, si spera sia felice sia il più perfettamente aderente con il tono e la natura del romanzo, per questo L'ultimo carnevale di Paolo Malaguti si potrebbe utilizzare quella della marea. Già, perché il libro di Malaguti, esattamente come la marea che coinvolge la laguna veneziana, ha momenti di "acqua alta" e "acqua bassa", ovvero momenti molto ma molto felici, in cui la narrazione si fa elastica e suadente e la lingua (e il dialetto) sonante e luminoso, e altri meno, con situazioni un po' troppo schematiche e tirate per i capelli e una serie di personaggi non così memorabili. E dire che il tema è ricco di fascino: una Venezia futuribile e futuristica, colta nel momento in cui ormai, orfana dei suoi abitanti, è stata trasportata in un enorme luna park tematico, per soddisfare le brame dei turisti di tutto il mondo. Venice Park, così si chiama, è, per così dire, l'ultima e "naturale" evoluzione dei tornelli di ingresso installati proprio la scorsa estate. Ma nel romanzo di Malaguti c'è di più, molto di più.

giovedì 13 giugno 2019

"La vita automatica" di Christian Oster: un noir psicologico sulla paranoia

La vita automatica
di Christian Oster
Edizioni Clichy, 2019

Traduzione di Tommaso Gurrieri

pp. 168 
€15 (cartaceo)

Lo scrittore francese Christian Oster ci conduce, attraverso questo romanzo, dentro un labirinto di azioni incontrollate e automatiche. Comincia tutto con un incendio, causato involontariamente dal protagonista Jean, attore di serie B, in cerca di nuovi stimoli. Invece di disperarsi, Jean decide di partire, mentre tutta la sua vita e i suoi ricordi bruciano dentro casa, raccoglie le poche cose essenziali che riesce a salvare e si allontana a piedi, alla volta della stazione. Dalla campagna si trasferirà a Parigi, senza chiedersi troppo come sopravviverà. Comincia in questo modo un viaggio dentro se stessi e le proprie convinzioni, in una sorta di flusso di coscienza, che non separa più le azioni reali da quelle insensate, e che è messo in evidenza anche dallo stile e dall’uso continuo della scrittura, che non separa i dialoghi dal narrato.
Avevo bisogno di una qualunque finzione, in fin dei conti, anche se non c’era niente di vero. Ascoltai con attenzione ciò che Pierre aveva da dirmi sulla sua vita, anche lui invecchiava, la sua piccola rivista specializzata segnava il passo, sarebbe volentieri venuto a passare un fine settimana in campagna con sua moglie, che aveva intenzione di tradire. Con chi? chiesi per arricchire la conversazione. E allora perché non la lasci se le cose stanno così, aggiunsi, sennò cosa sarà la vostra vita? (p. 32)

"La malalegna", vergogna e ambizione nel nuovo romanzo pugliese di Rosa Ventrella

La malalegna
di Rosa Ventrella
Mondadori, 2019

pp. 272
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Un anno appena separa Storia di una famiglia perbene (Newton Compton) da La malalegna (Mondadori), entrambi scritti da Rosa Ventrella. A distanza di dodici mesi, la scrittrice di origini pugliesi esibisce una scrittura molto più solida.
Dal punto di vista della trama, i due romanzi si somigliano: sono storie di famiglie semplici, misere ma dignitose, "perbene" nonostante gli stenti. Se la Storia del 2018 era ambientata nella Bari vecchia anni Settanta, con La malalegna facciamo un doppio salto indietro, nel tempo e nello spazio.
Atterriamo sempre in Puglia, ma ancora più a sud, nella Copertino anni Quaranta. Una realtà rustica e asfittica, non riscattata ma isolata dalle sterminate campagne di ulivi che la circondano.
In questa terra senza bellezza si svolge la storia della famiglia Sozzu. Tere' e Angelì, ispirate alla nonna della scrittrice, Antonietta, e a sua sorella Cornelia, non potrebbero essere più diverse: Teresa, la maggiore, è timida e insignificante, di una magrezza insipida, non rischiarata dai capelli color «uva luglienga»; Angelina invece ha la lingua tagliente e un fuoco interiore che la illumina, mettendola in mostra sin da piccina.

mercoledì 12 giugno 2019

«Oggi potrei dire molte cose. La più importante è che l'amore non è fatto di equilibrio»: "Stelle minori" di Mattia Signorini

Stelle minori
di Mattia Signorini
Feltrinelli, giugno 2019

pp. 224
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Adesso che sto ripercorrendo questa storia mi chiedo se tutti gli eventi del nostro passato, anche quelli minimi, rimangano in qualche posto dentro di noi. E se prima o poi, nel corso della vita, ritornino a galla come immagini più o meno vaghe, lampi, o invece vadano perduti per sempre. (p. 53)
Oggi Zeno è un professore: lui che non avrebbe mai pensato, con la sua timidezza, di riuscire a essere un comunicatore, tutti i giorni entra in una nuova classe; e a casa ritrova una donna, che gli ha mostrato quanto può essere semplice guardare il mondo per quello che è. Ma Zeno ha un passato che lo ha segnato per sempre: immaginate di essere timidi e timorosi nei confronti di tutto ciò che ha un vago sapore di azzardo; immaginate poi un professore di filosofia piuttosto fuori dagli schemi, autore di un unico grande romanzo che tutti i ragazzi si passano di mano in mano da anni. Non vorreste conoscere una simile stella, che con la sua luce è in grado di catalizzare l'attenzione di tutti gli studenti (e le invidie dei colleghi)? Ma non ne sareste anche spaventati? Zeno all'inizio ha qualche dubbio: 
Ho sempre pensato che sia un azzardo conoscere dal vivo una persona che ci ha in qualche modo segnato l'adolescenza; che attraverso le pagine di un libro, di una canzone o di un film, ci ha fatti sentire finalmente compresi. Gli eroi dovrebbero rimanere nella dimensione impalpabile. Se ci accorgessimo che sono dei poveri diavoli, esattamente come noi, crollerebbero i palazzi delle nostre aspettative.
Con Nicola questo non avvenne. (p. 68)

Pensa. Credi. Osa. Sogna. E prepara un Piano B, sempre: Gianluca Bavagnoli e Lucia Emilia Stipari spiegano perché

Piano B.
Come trasformare le difficoltà in opportunità e le sconfitte in successi
di Gianluca Bavagnoli e Lucia Emilia Stipari
illustrazioni di Duncan Connell

Centauria, 2019

pp. 123
€ 17,90

Non si è certo perso d’animo il pesciolino rosso che sorride al suo avvenire dalla copertina di Piano B, il libro scritto a quattro mani da Gianluca Bavagnoli e Lucia Emilia Stipari e appena pubblicato da Centauria. Ritrovatosi letteralmente fuor d’acqua, ha pensato di sfruttare ben altrimenti il movimento delle sue pinne: dal momento che non può più usarle per nuotare, vorrà dire che volerà. E non solo l’atmosfera non sarà nemica delle sue branchie, ma lo spauracchio dell’asfissia sarà rivoltato nel suo esatto contrario, nella fattispecie di un palloncino amico, gonfiato all’elio, galleggiante nell’etere e per questo molto utile per agevolare gli spostamenti in una dimensione nuova, tutta aerea e terrestre. Al vecchio acquario che gli sembrava il migliore dei mondi possibili non sarà concesso nemmeno il privilegio della nostalgia: l’ex creatura del mare (o della sua sineddoche sottovetro) ha scoperto Come trasformare le difficoltà in opportunità e le sconfitte in successi. E, come ci ricordano gli autori del libro, è anche in ottima e illustre compagnia.

martedì 11 giugno 2019

#CriticaNera - Il ritorno di Pepe. "Carvalho. Problemi d'identità", di Carlos Zanón

Carvalho. Problemi d'identità
di Carlos Zanón 
SEM, 2019

Traduzione di Bruno Arpaia

pp. 336
€ 18 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)




Qualche decennio fa, in una serie di articoli pubblicati su Interviu (celebre rotocalco spagnolo e uno dei simboli della liberazione culturale post-franchista), Manuel Vázquez Montalbán fingeva di discettare di politica con un giovane investigatore privato, che aveva preso in affitto l’ufficio sopra il suo, in carrer de Ferran, sulla Rambla. Il nome del detective era Pepe Carvalho.
Il genio di Manuel Vázquez Montalbán è stato poliedrico e difficile da racchiudere in una definizione del tipo “giornalista e scrittore di romanzi noir”. È stato molto di più: poeta, romanziere, biografo, è stato il cronista disincantato di un’epoca, una città, un Paese e un continente. Ha attraversato la seconda metà del XX secolo penna alla mano. Lucido osservatore della realtà che lo circondava, riuscì a trasformare in Letteratura tutti i generi che toccava, anche quelli che fino ad allora erano considerati intrattenimento puro, come il noir e la cronaca sportiva. Celebre rimase un articolo intitolato “Barça Barça Barça” in cui l’autore de I mari del sud spiega l’importanza sociologica del calcio e del rito di andare allo stadio. Per tutta la dittatura, il Camp Nou, lo stadio del FC Barcelona, era l’unico luogo in cui i barcellonesi potessero parlare liberamente, imprecare, mandare al diavolo, perfino bestemmiare, in un Paese sotto il giogo di una dittatura nazional-cattolica ferocissima.

Paralizzata sulla banchisa: la violenza nella narrazione di Adélaïde Bon

La bambina sulla banchisa
di Adélaïde Bon
edizioni e/o, 2019

pp. 208
€ 16,00 (cartaceo)

Titolo originale: La petite fille sur la banquise
Traduzione di Silvia Turato


Adélaïde ha solo nove anni quando fa esperienza del male, delle molestie, e non si accorge delle meduse che si infilano, silenziose e mortifere, dentro di lei. Negli anni seguenti, mentre la bambina diventa una ragazza, e poi una donna, le meduse proliferano, la paralizzano, condizionano il suo agire, non cessano di allungare i loro tentacoli negli angoli più reconditi del suo essere. E più la giovane soffre e si sente soffocare, più finge serenità, indossa maschere, assume identità diverse dalla propria per non doversi guardare in faccia. La violenza subita e presto rimossa, occultata del desiderio di normalità della famiglia, da una facciata di gioia ostentata, da una vergogna corrosiva che agisce dall’interno, continua a operare inavvertita – anche se a volte le meduse si rifanno vive con prepotenza, nella forma di sogni spaventosi, atti di autolesionismo, disprezzo di sé, estraneità rispetto al proprio corpo. È come se la piccola Adélaïde fosse rimasta congelata in fondo alla sua coscienza, “piccola e persa e ghiacciata, in piedi in un immenso deserto bianco, ad aspettare” (p. 55): è la bambina sulla banchisa, dimenticata, e dovranno passare anni prima che la vittima, ormai adulta, riesca a raggiungerla, a ritrovare una comunicazione con lei. 
La narratrice ne parla in terza persona, ma a volte passa al tu, rivolgendosi in tono dolente alla bambina che è stata, altre all'io, per ricordarci quello che è diventata. Una narrazione di grande spessore, formale e contenutistico, che colpisce e commuove senza cedere un passo alla commiserazione, alla retorica.

lunedì 10 giugno 2019

Il desiderio e il terrore della fuga: "Fuori per sempre" di Doris Femminis

Fuori per sempre
di Doris Femminis
Marcos y Marcos, 8 maggio 2019

pp. 348
€ 18 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

La lasciavano in pace, l'osservavano per non vedere nulla, non era tanto depressa: mangiava, dormiva, affermava di non avere idee nere, soltanto un persistente sentimento di vuoto. A volte rideva tra sé: spiegava che le pareva di essere un'attrice sulla scena; trovava divertente il suo ruolo e lo scenario, ma si chiedeva che senso avesse vivere così, senza passione, spenta, a guardarsi recitare. (p. 105) 
Se volessimo trovare una parola-chiave che percorre tutto il romanzo, questa è certamente: fuga. Quando facciamo la conoscenza di Giulia, nelle prime pagine del romanzo, la troviamo in fuga dopo un brutto litigio e subito dopo in fuga da sé stessa, con il gesto estremo di assumere un quantitativo di medicinali elevato, sperando di farla finita. E invece Giulia viene trovata da un amico storico, che chiama l'ambulanza e la salva: al suo risveglio, la ragazza è ricoverata nella clinica psichiatrica del Mottino, e di nuovo l'imperativo categorico è la fuga. Ma attorno a Giulia le mura della clinica si chiudono inesorabilmente con tutto il loro biancore: bianca la camera d'isolamento, bianchi i camici degli infermieri che sedano continuamente questo scricciolo di paziente, tanto minuta quanto rabbiosa nel suo cercare di liberarsi. L'unica via di fuga concessa è quella della parola: Giulia è invitata a parlare, a condividere le sue angosce con la psicoterapeuta, Elena Sortelli, che cerca di scavare a fondo nel passato della paziente, per capire cosa l'ha portata a un gesto tanto estremo. La ragazza resiste: dà la colpa allo stress, agli esami universitari, ma è chiaro che c'è ben altro sotto.

La delicatezza e la poesia in un "Doppio Vetro"


Doppio vetro
di Halldóra Thoroddsen
Iperborea, 2019

Traduzione di Silvia Cosimini

pp. 106
€ 15,00 (carteceo)
€ 9,99 (ebook)




La protagonista di questo libro è una donna anziana che vive nel centro di Reykjavik e che guarda, almeno inizialmente, il mondo dalla finestra del suo appartamento. La sua vita è scandita dalla «regolarità prima di tutto» (p. 11), tipica dell’età, da azioni lente, dai ricordi («Dalla finestra rivolta a sud: un tizio passa di corsa, è tanto che lei non corre», p. 12) di piccole cose che le scaldano il cuore, pur con la consapevolezza di diventare sempre più una spettatrice dei propri pensieri. 
In modo del tutto inaspettato la sua vita viene sconvolta da Sverrir, un chirurgo in pensione che forse aveva già incontrato in giovane età, che la corteggia e con il quale, con ritrovata energia, pianifica una nuova vita a due. 
Tra loro ci sono la passione, la complicità, la serenità e la volontà di viversi per gli anni che ancora devono affrontare. Il loro è un rapporto delicato, ma deciso, nel quale c’è spazio per la condivisione profonda pur nel rispetto della propria identità…«L’unica cosa che non ha età è l’amore: quello colora ogni fase, anche se le sfumature cambiano con gli anni» (p.54). 
La loro storia non è una favola, ma tutta la narrazione resta un racconto poetico. 

domenica 9 giugno 2019

#Strega19 - "Il risolutore": nella storia di un altro


Il risolutore
di Pier Paolo Giannubilo
Rizzoli, 2019

pp. 486
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Avevo fatto la conoscenza di Manzoni diversi anni prima, nel 2004, quando aveva tenuto un reading di poesia nella mia città, Campobasso, accompagnato dalla sua donna di allora. Conservo un ricordo prodigiosamente plastico di Ester quella sera: total black, silhouette da magazine di intimo femminile, capelli neri lisci a mezza schiena, portamento da amazzone, sguardo impenetrabile di un siberian husky. «Un’ex studentessa di Manzoni all’Accademia di Urbino» mi aveva anticipato. Un mio conoscente che era stato un compagno di corso. «È ricca sfondata, e qualche anno fa ha girato un porno su cui all’università si favoleggiava a tutto spiano.» 
Così l’inizio del racconto. Dal protagonista con un cognome importante, Gian Ruggero Manzoni, pronipote di Alessandro Manzoni e cugino dell’irriverente Pietro. Conosciuto da Giannubilo durante un reading in Molise, per caso. Una biografia certo, ma non solo, c’è dell’altro all’interno della storia, tanto da essere un centrifugato di generi: una spy-story, un romanzo storico-politico che ha sullo sfondo i grandi nomi della Letteratura e dell’Arte, uno psicologico con venature thriller, erotico. Di sicuro l’intreccio è costituito in gran parte da storie vere, romanzato con  ricostruzioni di fantasia, seppure coerenti con gli eventi reali.

#CritiCOMICS - "Siamo perfide, e ci disegnano così": Roberta Balestrucci Fancellu e Jessica Cioffi raccontano e illustrano le storie di ventidue cattive "di qualità"

Perfide
illustrazioni di Jessica Cioffi
testi di Roberta Balestrucci Fancellu
Hop Edizioni, 2019

pp. 128
€ 15,00 (cartaceo)



Basta con le regine, le principesse, le eroine buone variamente assortite: è giunta l’ora delle cattive, anzi delle cattive “di qualità”. È l’infanzia, anzi la letteratura per l’infanzia che ce lo chiede, perché la proporzione di otto a uno – ovvero di otto cattivi maschi contro una cattiva femmina nella media delle pubblicazioni esistenti – porta con sé rivendicazioni di ruolo oltre che di genere. Che fare, dunque? Inventare ex novo personaggi capaci di imporsi anche numericamente nel fervidissimo e nutritissimo immaginario ultraminorenne o pescare dai libri di storia e dalle cronache? Con tutti i rischi che comporta, proprio quest’ultima è stata la soluzione adottata in Perfide, l’ultimo volumetto pubblicato da Hop! Edizioni all’interno della neonata collana “Speriamo che sia femmina” della sezione “Hoppini” curata da Davide Calì, destinata al pubblico più giovane e inaugurata lo scorso anno con le Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali. Con le illustrazioni di Jessica Cioffi e i testi di Roberta Balestrucci Fancellu (già firma del precedente e più “edificante” libricino), la raccolta di mini biografie è un invito a merenda con ventidue ancelle della malvagità: per capriccio, per sfida, per bisogno, per desiderio di affermazione di sé (o del prossimo) e per puro istinto criminale. Una perfidia proteiforme, nera ma con qualche traccia di bianco, tutta ancora da capire e interpretare. 

sabato 8 giugno 2019

Un viaggio entusiasmante in quattordici case editrici italiane insieme a Cristina Taglietti

Risvolti di copertina. Viaggio in 14 case editrici italiane
di Cristina Taglietti
Laterza, maggio 2019

pp. 158
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Vi affascina il mondo editoriale e vorreste conoscere più da vicino le persone che hanno scelto di pubblicare i vostri libri preferiti e scoprire in quali stanze, tra quali arredamenti si muovono gli editori? Leggendo Risvolti di copertina di Cristina Taglietti, da poco uscito per Laterza, potrete respirare l'atmosfera di quattordici case editrici italiane, tra loro diversissime ma ben riconoscibili sugli scaffali delle librerie. 
Se di solito sono i direttori editoriali e i fondatori delle case editrici a prendere la parola, Cristina Taglietti non manca mai di farci assaporare l'ambiente circostante, proponendoci descrizioni vivide delle sale riunioni, degli ingressi, delle librerie lì presenti e, più in generale, dell'aria che si respira nella casa editrice. Sono certamente sensazioni e, come tali, soggettive, ma è un bene che l'autrice si proponga come occhi e orecchie per i lettori. D'altro canto, il filtro è decisamente minimo, perché pare davvero di passeggiare in prima persona per le case editrici. 

#CritiCOMICS: «Una panoramica della propria vita interiore, unica e comune allo stesso tempo»: il nuovo libro di Alberto Madrigal, «Pigiama computer biscotti»

Pigiama computer biscotti
di Alberto Madrigal
Milano, Bao Publishing, 2019

pp. 184
€ 18,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Pigiama, computer e biscotti. Ma anche lavatrici, stendibiancheria e disordine diffuso. La vita di Madrigal, dopo la nascita di Figlio (il quale resta anonimo per tutto il libro), è radicalmente cambiata: niente più pause, niente più uscite, ma soprattutto niente più caffè, accompagnato da un bel libro, al bar la domenica mattina, un piccolo rito che – come tutti quei piccoli piaceri quotidiani – aveva il potere di rimetter l'autore in asse col mondo. Ma siamo davvero così sicuri che questa parentesi di breve felicità non possa più tornare, magari anche accresciuta d'intensità?

venerdì 7 giugno 2019

«Perché l'inferno non guarisce, non cura. L'inferno ti uccide, e basta»: "Sangue sporco" di Enrica Aragona

Sangue sporco
di Enrica Aragona
Corbaccio, 23 maggio 2019

pp. 283
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


[...] mi sono accorta di averti perdonata. E di aver perdonato me stessa per non essere stata capace di odiarti. 
Ventuno anni, undici mesi e diciotto giorni per capire che è sempre questa la storia di chi sopravvive. (p. 9)
La vita sa sempre come sorprendere: alla fine degli anni Settanta, a quattro anni, la piccola Scilla si trasferisce con il padre, le sorellastre e la matrigna in un quartiere, Isola Nuova, che avrebbe dovuto rappresentare la loro svolta. Ma la costruzione delle case popolari promesse, a causa di tagli, resta in sospeso e ben presto quei casermoni diventano sistemazioni fatiscenti, senza acqua corrente e senza un minimo di speranza per il futuro per i tanti inquilini che hanno occupato appartamenti e corridoi. Droga, omicidi e furti sono all'ordine del giorno e anche la bambina ritrova continuamente la delusione negli occhi di suo padre. Eppure, presto Scilla si concentra su altro: scopre di volere a tutti i costi l'amicizia di Renata, una spilungona che sa farsi rispettare nel quartiere e che la chiama "pulce": «in quel momento il destino faceva un bel nodo stretto attorno alle nostre vite sfilacciate, legandole per sempre». (p. 50)
Oggi, Scilla abita a Monteverde ed è una madre single, che prova serenità nel guardare sua figlia di sette anni addormentata: lei, che non aveva mai tenuto in considerazione la maternità, ha saputo trasformare la sua gravidanza in una svolta straordinaria. Renata non c'è più, nelle primissime pagine Scilla festeggia quello che sarebbe stato il suo compleanno con la sua torta preferita. Ma cosa è successo? 

#CriticaNera - Hard boiled party: "L'uomo ombra" di Dashiell Hammett

L'uomo ombra
di Dashiell Hammett
Mondadori, 2017

Traduzione italiana di Sergio Altieri

pp. 210
€ 12 (cartaceo)






Nick Charles è un ex investigatore privato. Dorothy, la figlia di Clyde Wynant, un inventore suo vecchio cliente che non vede da anni, si affida a lui perché la segretaria di suo padre viene trovata uccisa, mentre il genitore è sparito da diversi giorni. È coinvolto? 

Il detective è però totalmente restio ad intervenire. Lo dice a lei, ai poliziotti ai quali non dispiacerebbe ricevere una mano, alla moglie Nora che invece insiste per coinvolgerlo, desiderosa di mettere il becco in quel mistero. Lo ribadisce di fronte ad una lettera in cui Wynant richiede apertamente il suo servizio,  dichiarandosi innocente e rivelando che si sta nascondendo per evitare che i suoi esperimenti vengano rivelati anzitempo, cosa che lui giudica pericolosa.

Certo, questo non vuol dire che Nick non si faccia pian piano una sua idea sul delitto. Sebbene i sospetti principali ricadano sull'inventore, il catalogo di possibili colpevoli è ampio e comprende, oltre ai suoi familiari, anche un mezzo mafioso e un vecchio rivale dell'inventore. Alla fine, ovviamente, l'investigatore andrà a fondo della questione.

giovedì 6 giugno 2019

L'individualismo "ellenista" giapponese visto con lo sguardo del maestro Sōseki

Il 210° giorno
di Natsume Sōseki
 Edizioni Lindau, marzo 2019

Traduzione di Andrea Maurizi

pp. 104
€ 13,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Il Periodo Meiji giapponese comprende i quarantaquattro anni di regno dell'Imperatore Mutsuhito, dal 1868 al 1912, durante i quali per la prima volta l’imperatore viene dotato di potere politico, decaduto il regime oligarchico e militare degli shogun. Il “periodo del regno illuminato” è passato alla storia per l’intensa modificazione strutturale, economica e culturale di un Paese che per secoli aveva rifiutato contatti con il mondo esterno e che invece adesso impone alla sua società un modello occidentale. Avevamo parlato qui delle riflessioni di Yukio Mishima sulle trame politiche del tempo, ma se l’autore di Confessioni di una maschera scriveva a fatti già avvenuti, il maestro Natsume Sōseki scrive invece Il 210° giorno proprio durante l’Epoca Meiji, quando cioè le trasformazioni sono nel pieno della loro realizzazione; nel 1907 il racconto lungo viene pubblicato su Chūōkōron, passando tuttavia inosservato e rimanendo tale agli occhi della critica per i decenni a seguire. Quest’anno Edizioni Lindau lo ripubblica in un volume completo, dotato di un glossario - prezioso per orientarsi tra i frequenti termini in lingua originale nel testo - e della postfazione di Andrea Maurizi che ne ha curato anche la traduzione.

Fiabesco e reale, orrore e poesia: Favola di New York, viaggio nell'oscurità

Favola di New York
di Victor Lavalle
Fazi, giugno 2019

Traduzione di Sabina Terziani

pp. 512
€ 20 (cartaceo)

Se devi salvare la persona che ami, diventi una persona diversa, una cosa diversa, ti trasformi. L'unica magia è quello che siamo capaci di fare per le persone che amiamo. (p. 344)
Fino a che punto sappiamo spingerci per le persone che amiamo? Quali leggi dell’uomo e della morale siamo pronti a violare per salvare quelli a cui teniamo? Conosciamo davvero le persone che ci stanno accanto? Quanto pesano traumi e fantasmi del passato sugli adulti che siamo diventati? E in cosa siamo disposti a credere, quali misteri si celano appena sotto la superficie?
Favola di New York è il romanzo di domande cui non sempre possiamo trovare una risposta, in cui il confine fra reale e immaginario, giusto e sbagliato, si contrae fino a scomparire, per svelare un mondo più complesso e multiforme di quello che avevamo immaginato. Ha i contorni di una fiaba per adulti, oscura e violenta, della distopia, del romanzo d’avventura. È una storia stratificata, dalle numerose chiavi di lettura e spunti, che rifiuta rigide classificazioni di genere e proprio in questa varietà ha la sua forza e la sua debolezza insieme. Partiamo da qui, dai punti deboli di questo romanzo, il cui principale difetto a mio avviso è lo stesso che riscontro spesso nella narrativa recente, ossia l’ossessione di creare un “romanzo-mondo”, straripante di tematiche, personaggi, al punto che è facile perdere di vista ciò che è essenziale e importante: una debolezza cui in parte cede anche Lavalle in questa sua storia, dove gli elementi chiave rischiano di rimanere soffocati nella miriade di spunti. Si avverte talvolta una certa incoerenza, la narrazione cede a tratti sotto il peso di così tante ramificazioni e molti elementi restano soltanto abbozzati, sfiorati superficialmente, non tutti i personaggi adeguatamente tratteggiati.
Nonostante questo, è indubbiamente un romanzo apprezzabile, originale, destabilizzante a tratti – e questo, per chi mi conosce e legge abitualmente sa essere uno degli aspetti che maggiormente apprezzo e cerco nella narrativa contemporanea – e intrigante tanto per la trama che per gli spunti di riflessione verso cui spinge il lettore.

mercoledì 5 giugno 2019

#CriticaNera - Una gabbia dorata spezzata dalla forza delle donne: il nuovo bestseller di Camilla Läckberg

Una gabbia dorata 
di Camilla Läckberg
Marsilio, 2019

pp. 410
€ 19,90 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)



I gialli di Camilla Läckberg hanno da tempo conquistato anche i lettori italiani, appassionati del genere crime, e con 23 milioni di copie vendute nel mondo, per i dieci libri della saga precedente, la scrittrice svedese è una delle più lette tra gli autori del genere. Abbandonando per il momento la saga ambientata a Fjallbacka, ecco che la scrittrice ci porta nella vita di una donna, Faye, in apparenza forte e appagata, con una vita invidiabile, un marito ricco e potente, che la ama, una carriera a cui ha rinunciato per amore e una figlia Julienne. A un certo punto però, dietro l'apparente perfezione di questa vita, cominceranno a spuntare delle crepe. Faye è cambiata moltissimo, ha ceduto molto del suo carattere in cambio di una nuova sé sottomessa, insicura, incapace di accettare la verità sui nuovi rapporti di forza che il marito ha stipulato, lasciandola fuori, arrivando persino a sostituirla con una donna che somiglia molto a quella che lei stessa era, un tempo. Da questo momento sarà evidente tutta la sua debolezza di quello che ha costruito e a Faye non resterà che prendere in mano la propria vita, con delle scelte non facili che la porteranno fuori dalla sua gabbia dorata. 
Passarono le settimane, avvolte in una nebbia immobile. Ogni sera Faye prendeva in prestito la macchina di Chris, andava a Lidingö e si fermava a una certa distanza dalla sontuosa villa. Attraverso le finestre panoramiche riusciva a osservare la vita dall’esterno, come in un film, con la differenza che non era più lei a recitare la parte principale (p. 200)

La parabola dei Florio nella Sicilia dell'Ottocento

I leoni di Sicilia
di Stefania Auci
Editrice Nord, 2019

pp. 430

€ 18,00 (cartaceo)
€  9,99 (e-book)


«Da tempo non leggevo un romanzo così: grande storia e grande letteratura».
Questa frase, che accompagna il risvolto di copertina de I leoni di Sicilia, da poco uscito per Editrice Nord, è di Nadia Terranova, scrittrice italiana. Lei l'ha detto e io lo sottoscrivo. Forse è dal tempo della lettura «matta e disperatissima» della quadrilogia dell'Amica geniale che non mi capitava di leggere un romanzo così intensamente, voracemente. Infilando il segnalibro, ma portandomi il libro sulla pelle. Merito di Stefania Auci, trapanese, ma palermitana d'adozione, che ha dotato il suo romanzo di una scrittura importante, che riesce a catturare immediatamente il lettore catapultandolo nel mezzo degli avvenimenti.
Il libro, in testa alle classifiche, sembra aver colto la strada giusta per farsi conoscere dalle librerie, dai critici e dal pubblico. Cosa non sempre facile (mi è capitato di leggere e recensire per questo blog storie bellissime, una su tutte La contrada dei tagliatori di pietra di Flavia Guzzo, ma che, purtroppo, sono rimaste confinate a un'editoria locale). Bene, quindi, che questo romanzo, sul quale la casa editrice Nord ha puntato molto, sia diventato un caso editoriale. Lo merita ampiamente.

martedì 4 giugno 2019

L'opera omnia dei racconti di Vonnegut ora in un unico volume


Tutti i racconti
di Kurt Vonnegut
a cura di Jerome Klinkowitz e Dan Wakefield
traduzione di Vincenzo Mantovani
Bompiani, 2019

pp. 1.440
€ 38 (cartaceo)
€ 19,99 (ebook)



Novantotto racconti, scritti fra il 1941 e il 2007, suddivisi in otto temi – “Guerra”, “Donne”, “Scienza”, “Amore”, “Etica del lavoro contro fama e fortuna”, “Comportamento umano”, “Il direttore della banda”, “Il futuro” – e per i quali il lettore viene preparato e accompagnato attraverso una prefazione, una introduzione sulla vita e le opere di Vonnegut, una nota dei due curatori Klinkowitz e Wakefield e una ulteriore introduzione per ognuna delle otto parti; oltre 1.400 pagine inserite in un volume alto una decina di centimetri, confezionato con una copertina rigida e spessa, dal vago sapore vintage: questa è la monumentale opera di recupero che i due curatori, coadiuvati da Dave Eggers, hanno portato avanti, e che Vincenzo Mantovani ha tradotto per Bompiani con un lavoro sicuramente non semplice.

Vivere senza plastica: ecco come ridurla drasticamente nelle nostre case e al lavoro

Vivere senza plastica
di Will McCallum
HarperCollins, maggio 2019

pp. 238
€ 15 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Se cancellare la plastica dalle nostre vite è ancora un miraggio, ci sono però molte azioni che possiamo già compiere per ridurre sensibilmente il suo uso: nella sua guida, appena uscita per HarperCollins, il responsabile di Oceans di Greenpeace UK Will McCallum ci offre innanzitutto un quadro estremamente preciso e di impatto di quello che sta accadendo e poi una serie di accorgimenti che non richiedono chissà quali rinunce, ma hanno risultati decisamente impattanti. 
Ci sono numeri che significano più di mille parole vuote: le bottiglie di plastica monouso sono uno dei primi rifiuti plastici presenti al mondo; si pensi che la Coca-Cola, principale produttore di bibite in bottiglia di plastica, ne produce oltre 120 miliardi l'anno; e se allineassimo queste bottiglie una dopo l'altra, ne avremmo a sufficienza per coprire quasi 700 volte la circonferenza della Terra! Ci sono altri numeri vergognosi, in questo libro, percentuali che fanno rabbrividire (pare che almeno il 90% dei volatili abbia plastica nel suo intestino), tanto quanto le immagini che vediamo sul web e sui giornali negli ultimi mesi. 

lunedì 3 giugno 2019

L'effimero istante della vana eternità, della giovinezza e dell'amore


L'ultima amante di Hachiko
di Banana Yoshimoto
Universale Economica Feltrinelli, luglio 2004

Traduzione di Alessandro Giovanni Gerevini

pp. 110
€ 7 (cartaceo)

- “E perché saresti finito in India?”
- “È una lunga storia, la vuoi sentire?”
Hachi sorrise.
Come un bambino, come il cielo azzurro.
- “Vieni a casa nostra!”
Mao è un'adolescente che fa la terza media quando conosce Hachi, un ragazzo del liceo. Hachi, quando conosce Mao, sta insieme e convive con colei che Mao, la ragazzina, chiamerà per sempre Mamma. 
Mao vive in una comunità la cui nonna è la santona e sua madre naturale è una delle tante complici/vittime. 
La nonna, santona mica a sproposito, ha poteri soprannaturali. La madre naturale di Mao è per lo più succube dell'ambiente che respira.
E Mao è semplicemente troppo piccola. Così quando conosce Hachi e Mamma, la sua compagna, e le viene proposto di andare a vivere con loro, accetta senza ragionare troppo. La vita di comunità a Mao va stretta e mal sopporta vedere la madre biologica buttarsi via.
A casa di Hachi Mao non trova la quiete che cercava, sebbene ci stia meglio che nella comunità: la Mamma -la compagna di Hachi- è esuberante, piena di energie, ama l'alta velocità in moto con i suoi amici centauri. Hachi ha una vita decisamente più tranquilla che, come quella di Mao, viene stravolta dalla morte di Mamma.
Mamma si schianta in moto e crolla il flebile -se non proprio instabile- equilibrio dei giovanissimi rimasti.  Mao torna nella comunità perché troppo forte il dolore del lutto, Hachi decide che di lì a qualche anno avrebbe ripercorso i passi delle sue adottive origini.
Hachi, giapponese, è stato abbandonato, adottato e cresciuto in India. 
Da ragazzo ha scelto di tornare in Giappone, salvo cambiare idea di fronte alla drammatica perdita della sua compagna. 

Non ricordo il tuo nome, ma ricordo che sei importante: "Come tanti piccoli ricordi" di Mattia Bertoldi

Come tanti piccoli ricordi
di Mattia Bertoldi
tre60, 16 maggio 2019

pp. 295
€ 16,80 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Diamo troppo per scontato la nostra memoria e solo quando incontriamo qualcuno che non ce l'ha ci sentiamo fortunati: Manlio ha imparato da tempo ad aiutare persone con problemi di memoria, cerca di riempire i loro vuoti e di trovare la giusta tecnica perché i pazienti ricordino almeno i fondamenti che possono rendere indipendente una persona. Di solito i suoi clienti sono anziani e con una vita alle spalle; ma con Camilla è diverso. Quando il suo amico Giga gli ha segnalato un caso interessante, Manlio non si aspettava certo di avere a che fare con una donna non ancora quarantenne, bella e vulcanica, nonostante i suoi problemi. Infatti, un aneurisma le ha cancellato i ricordi e Camilla, da maestra elementare vivace qual era, è tornata a dipendere dalla madre Eliana, che la ama e la protegge da tutto, anche dal suo passato. 
Quando Manlio suona alla loro porta, il monito di Eliana è chiaro: non parlare mai di Davide, qualunque cosa accada, perché Camilla non sa che il suo fidanzato è morto e sentire il nome provoca sempre crisi e vuoti di memoria duraturi. Lì per lì Manlio accantona la questione, e si dedica invece a conoscere questa singolare paziente, a portarla fuori tre volte alla settimana a bere caffè e a costruire percorsi prevedibili e rassicuranti, che dovrebbero aiutarla a cementare le sue abitudini. 

domenica 2 giugno 2019

Marta Perego racconta le "sue" grandi donne del cinema: trenta ritratti di dive esemplari dentro e fuori dal grande schermo

Le grandi donne del cinema.
Uniche, indomabili, indimenticabili: 30 star che hanno lasciato il segno
di Marta Perego
Illustrazioni di Marta Signori
DeA Planeta Libri, 2019

pp. 317
€ 17,90 (cartaceo)

Chi sono le grandi donne del cinema? Ah… saperlo! Saperlo una volta per tutte! Punge assai, la domanda, proprio come un mazzo di rose rosse consegnato alla prima attrice di turno sull’ennesimo red carpet, facendo stillare dalle dita maldestre un’emorragia di cavilli e di puntini sulle “i” pronti a cadere su una parolina tanto piccola quanto magica: “diva”. A quali caratteristiche fare riferimento, difatti, per includere un'interprete del grande schermo nella categoria della grandeur? Quali parametri qualitativi e quantitativi utilizzare? Durata della carriera? Premi e riconoscimenti ricevuti? E che dire della capacità di conciliare vita pubblica e privata e di influenzare le ammiratrici di tutto il mondo anche fuori dai contesti deputati alla finzione? E ancora: come mediare tra la presunta oggettività della critica ufficiale  e le proprie inclinazioni spettatoriali? Compilare un vademecum neutrale e valido per ogni stagione non è cosa semplice, eppure una risposta bisognerebbe pur tentare di darla, a costo di farsi scudo e spada, per l'appunto, della propria parzialità. Così ha fatto, per esempio, Marta Perego, che nel suo ultimo lavoro appena pubblicato da DeA Planeta Libri ha voluto dare la propria interpretazione del tema raccontando le storie di attrici Uniche, indomabili, indimenticabili: 30 star che – come da sottotitolo – hanno lasciato il segno. Nella sua vita, in primis, ma (e l'autrice ne è certa) anche in quella di numerosissime altre donne in tutto il mondo.

#CritiCOMICS - "Fiori di biscotto" e altre delicatezze nella nuova collana manga di Bao

Fiori di Biscotto
di Hisae Iwaoka
Bao Publishing, 2019

pp. 192
€ 7,90


La primavera, se ancora non porta con sé il bel tempo, è però foriera di novità, almeno sul fronte editoriale: Bao ha infatti appena inaugurato Aiken, una collana specificamente dedicata ai manga, che prevede una rivisitazione del cane Cliff in chiave orientale e il dispiego di alcuni nomi di punta del panorama letterario giapponese. Dopo JM Ken Niimura, noto soprattutto per il suo toccante I kill giants (trovate qui la recensione), è la volta di Hisae Iwaoka, presentata con ben due titoli: il volume iniziale della saga Dosei Mansion, che proseguirà poi con i sei successivi, e Fiori di Biscotto. È interessante in particolare guardare a quest'ultimo perché, in quanto opera prima e autoconclusiva, ci consente di comprendere molto dello stile dell'autrice, della sua sensibilità, delle sue scelte espressive. Concepito per la lettura a ritroso (da destra verso sinistra, a partire dal fondo) secondo la tradizione nipponica, il manga è costituito da dieci brevi storie legate da un'ambientazione comune, la scuola, e da alcuni personaggi ricorrenti, che appaiono talora in veste di protagonisti, talora invece di comprimari. 
Hisae Iwaoka si distingue immediatamente per le figure inconfondibili che affollano le sue pagine: i suoi soggetti hanno sempre grandi teste rotonde, occhi piccoli, corpi esili, e grande espressività. Ogni piccola vicenda viene affrontata all'insegna della delicatezza, tanto del tratto, quanto dei contenuti. Esiste sempre un non detto dietro alle storie narrate, qualcosa che si deve indagare, che viene rivelato poco a poco e a volte non del tutto, lasciando spazio alle ipotesi del lettore. 

sabato 1 giugno 2019

RileggiamoConVoi - giugno 2019: i libri che ci fanno andare lontano...

In viaggio verso Roma - Foto di Alessandra Liscia
Buongiorno lettori! 
Quante volte nel mese di maggio appena concluso avete sognato di fuggire lontano, almeno per avere un po' di sole e un po' di primavera? Noi ci abbiamo pensato spesso: ecco perché abbiamo pensato a un *RileggiamoConVoi* speciale, dedicato ai libri che ci hanno portato lontano. Si tratta di viaggi che non ci richiedono bagagli speciali; bastano la concentrazione e il desiderio di abbandonarsi alle parole dell'autore. 
Voi quali libri ci consigliate di aggiungere? 

Buona lettura e buon giugno!
La Redazione



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#CriticaLibera - Appunti per una recensione sul tempo. “Un uomo & Il suo orologio” a cura Matt Hranek


Un uomo & il suo orologio
a cura di Matthew Hranek
L'ippocampo, 2019 (prima ed. 2017)

pp. 216
€ 29,90



Da qualche giorno la scrivania è occupata per un quarto da un poderoso volume, Un uomo & il suo orologio, a cura di Matt Hranek con contributi fotografici di Stephen Lewis (traduzione dei testi affidata a Paolo Bassoni, L'Ippocampo). «Orologi iconici e storie degli uomini che li hanno attraversati», è scritto sull’apice centrale.
Il volume è una tasca, di fianco sta un piccolo ritaglio che lascia emergere una regione del contenuto, ovvero una delle rotelline che permettono al possessore dell’orologio da polso di potersi adeguare all’orario e alle date comuni. Adeguare o confondere, poiché c’è chi altera con cognizione la lancetta di cinque minuti. Un ritardatario con la passione per gli uomini, per esempio. Conosce il proprio vizio e non potendo estirparlo fa appello alla propria cattiva memoria: quando crederà di essere in ritardo, sarà in tempo.