giovedì 20 giugno 2019

Il romanzo per ragazzi che ha attraversato il tempo diventando un classico: "Abigail" di Magda Szabó

Abigail
di Magda Szabó
Edizioni Anfora, 2017 (seconda edizione riveduta)

Traduzione di Vera Gheno

pp. 424
€ 18,00 


Il 2019 è stato il mio anno ungherese. Non solo ho visitato Budapest per la prima volta, ma ho anche ricevuto il battesimo letterario magiaro grazie a Edizioni Anfora, una piccola casa editrice indipendente milanese che pubblica libri dal centro Europa, con una grande attenzione verso l’Ungheria. E mentre stanno lavorando per far conoscere ai lettori italiani voci pressoché sconosciute ai più (tra cui Dezső Kosztolányi), io ho iniziato con Magda Szabó e il suo Abigail

Magda Szabó è forse la scrittrice che l’Ungheria del Novecento, transitata non senza contraddizioni nel nuovo millennio, ha più amato. Nata a Debrecen il 5 ottobre 1917, nel momento in cui l’Impero austro-ungarico stava per vivere l’imminente conclusione della sua gloriosa parabola, la Szabó ha attraversato quasi un secolo di storia (muore il 19 novembre 2007) e ha vissuto le tragedie della sua nazione senza mai estraniarsene. Quando durante i primi anni del regime comunista fu licenziata dalla sua posizione al Ministero della Religione e dell’Educazione e le fu impedito di dedicarsi alla scrittura delle sue poesie, Magda Szabó preferì rimanere nella terra dei suoi amati genitori a fianco dell’altrettanto amato marito, a differenza di altri che scelsero la via dell’esilio. Conducendo perlopiù una vita riservata e dedicata all’introspezione, Magda Szabó deve al giudizio positivo di Hermann Hesse sul suo primo romanzo, Affresco, il riconoscimento (finalmente!) internazionale del valore della sua scrittura. 

Nella Budapest del 1943 di Abigail, pubblicato per la prima volta nel 1970, Giorgina Vitay ha quindici anni, è orfana di madre ma la sua vita trascorre serena con il padre (un generale dell’esercito ungherese a cui è legata da un rapporto di profondo e reciproco affetto) e con Marcelle, giovane e brillante istitutrice francese, con la quale Gina (è così che viene chiamata in famiglia, guai a chiamarla con il nome intero) ha compiuto parecchi viaggi in giro per l’Europa. Ma come in ogni quadro felice, non può mancare la pennellata che disegna una triste svolta:
Il cambiamento che ebbe luogo nella sua vita la privò di talmente tanto che le parve che una bomba le avesse distrutto la casa.
Prima Marcelle, in quanto cittadina francese, deve lasciare l’Ungheria, in guerra contro la Francia. Poi il padre, senza darle alcuna spiegazione e sordo a ogni protesta, la rinchiude da un giorno all’altro all’Istituto Matula, un prestigioso ma tetro ed austero collegio femminile che si trova lontanissimo da Budapest, in una sperduta cittadina delle campagne ungheresi. Il collegio è retto da calvinisti le cui regole sono talmente rigide da far sentire Gina in un’insopportabile prigione. Inutilmente la ragazzina, il cui tormento più grande è quello di non riuscire a capire come il padre abbia potuto decidere di segregarla in quel posto orrendo, protesta, si ribella, arrivando persino a tentare la fuga: sembra non ci sia alcun modo di lasciare il fortino e di tornare al suo vecchio mondo. Un mondo che non accetterebbe mai una superstizione come quella che le sue compagne collegiali si affrettano a raccontarle al momento del suo ingresso al Matula: nel giardino del collegio c’è una statua, Abigail dei miracoli, che veglia su di loro e che
Aiuta sempre, a una condizione: che non dobbiamo parlare di lei con gli estranei […] può aiutare se ci rivolgiamo a lei esclusivamente in caso di guai davvero seri, e finché il segreto sarà mantenuto. Non so come faccia, ma in qualche modo riesce sempre a risolvere tutto. (p.38)
Gina disprezza pesantemente la credulità delle ragazzine. Questo sarà, in mezzo a mille altri, un motivo di profonda insofferenza per la sua condizione, fino a quando lei stessa avrà prova dei poteri di Abigail. Come potrà, allora, negare l’evidenza miracolosa della statua?

In un saggio del 1980 e inserito in appendice alla seconda edizione riveduta edita da Edizioni Anfora, Magda Szabó ricostruisce la genesi del romanzo, svelando il senso di vergogna postumo alla base dalla genesi di Abigail:
Il motivo per cui il romanzo e il film vennero scritti è ciò che nel linguaggio tecnico del teatro viene chiamato reazione ritardata. Qualcuno si diverte un mondo, ridacchia, poi un tale lo rimprovera, gli dà del mascalzone, per un pezzo lui continua a sorridere, passa un po’ di tempo prima che prenda coscienza del complimento che gli è stato rivolto, dal suo viso sorridente scompare l’allegria, con un paio di fasi di ritardo, è vero, ma alla fine ha afferrato: gli hanno detto cosa pensano di lui. (p. 410)
Se quindi Abigail rientra da sempre nel canone dei testi per ragazzi, leggendo le parole dell’autrice tale classificazione risulta immediatamente limitata e in grado di svelare solo una minima percentuale di tutto quello che il romanzo ha da dire. Accanto alle vicende innocenti e gioviali, condite con la mestizia tipica di un collegio, di un’adolescente e delle sue amiche, si cela quell’altro mondo che ha permesso a un testo così distante dal XXI secolo in quanto ad ambientazione storica di attraversare intatto le generazioni e di trasformarsi in un classico. Da un lato c’è infatti la presa di coscienza da parte della Szabó della superficialità con cui i tempi bui della Seconda Guerra Mondiale siano stati affrontati da molti intellettuali del tempo e la volontà, attraverso le vicende di Gina e Abigail di restituire un messaggio edificante e di salvezza che tuttavia includa il monito di aprire sempre gli occhi e di non lasciarsi ingannare dalla patina esterna delle cose. Dall’altro c’è una scrittura trascinante, velata di ironia, dalle descrizioni vivide e in grado di tratteggiare le figure femminili in modo indimenticabile. Gina e le sue compagne, così come la tutrice Zsuzsanna e la misteriosa Mici Horn fanno brillare gli appartenenti al mondo maschile di luce riflessa e, senza ripiegarsi nelle tipiche maschere narrative, possiedono tutte una loro peculiare fisionomia. 

Abigail è il libro per chi ama le storie di un tempo, la bella scrittura tradizionale, elegante e dal sapore antico, che ispira e spinge a chiedere più da se stessi. Messaggi edificanti per dei giovani, certo, ma non per questo inutili ai lettori più smaliziati.
Federica Privitera






Budapest, 1943. Georgina Vitay (ma chiamatela Gina, per favore!) vede la sua vita cambiare improvvisamente: suo padre il generale la costringe a lasciare la città e le sue abitudini mondane (al seguito di Marcelle l’istitutrice e dell’eccentrica zia Mimò) per iniziare l’anno scolastico al Matula, un istituto religioso dalla disciplina ferrea sperduto nelle campagne dell’entroterra ungherese. Perché questa scelta? E in che modo riuscirà a sopravvivere a un mondo che non le è mai appartenuto? Con la Seconda Guerra Mondiale sullo sfondo, #Abigail di #MagdaSzabó racconta del valore della letteratura come luogo dell’anima; il testo, tra i libri più venduti in Ungheria e considerato il classico per l’infanzia, è in realtà il giusto punto di inizio per conoscere la voce di un’autrice straordinaria e che con ironia è bella scrittura riesce a parlare a chiunque, indipendentemente dall’età. Insieme a @la_effesenza iniziamo a conoscere anche noi le pubblicazioni di @edizionianfora, casa editrice milanese specializzata in testi ungheresi 🇭🇺. Non vediamo l’ora di leggerne altri! (Piccola nota: presto #Abigail diventerà un audiolibro grazie a @storytel.it). . . . #ticonsigliounlibro #libriconsigliati #criticaletteraria #leggerefabene #consiglidilettura #booktube #bookish #bookworm #bookporn #librichepassione #libridaleggere #libricheamo #instabook #books #libri #igreaders #igread #ilovebooks #ilovereading #Ungheria
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