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Un esordio di alto livello: "Le figlie del pittore" di Emily Howes

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Le figlie del pittore 
di Emily Howes 
Neri Pozza, gennaio 2026 

Traduzione di Alessandro Zabini 

pp. 352 
€ 21,00 (cartaceo) 
€ 9,99 (ebook) 

Già autrice e regista televisiva, nonché psicoterapeuta, Emily Howes esordisce nel mondo della narrativa con Le figlie del pittore, pubblicato di recente da Neri Pozza, nella traduzione di Alessandro Zabini: un romanzo dallo stile e dall’impianto per certi aspetti sorprendenti, che dimostra la raffinata sensibilità dell’autrice nei confronti dell’atto creativo e della produzione artistica in generale. 

Il libro racconta la storia della famiglia di Thomas Gainsborough, ritrattista e paesaggista attivo in Inghilterra nella seconda metà del Settecento, e, più in particolare, il rapporto tra le sue due figlie, Peg e Molly: una sorellanza simbiotica e morbosa, che sfiora i confini della patologia. 

Io divento di nuovo la sua ombra, e lei mi appartiene, proprio come quando eravamo ragazzine, insieme, sempre insieme, senza che nessuno si intrometta nella nostra intimità, senza che nulla si ponga fra noi, neppure una scheggia: le teste l’una accanto all’altra sul cuscino e le chiome intrecciate. (p. 327)

Pur essendo Molly la maggiore, è Peg  – la «Capitana» – a prendersi cura di lei e ad accudirla come una madre, dal momento che la bambina soffre di una malattia ‘strana’, inclassificabile, genericamente etichettata come pazzia e segnata da episodi ricorrenti di vacuità, amnesie improvvise, perdita di contatto con la realtà. 

Molly è più brava di me a sapere cosa bisogna fare e a farmi sentire meno preoccupata, e anche a cucire, però le parole hanno l’abitudine di scivolarle via dalla mente. (p. 25) 

Intorno alle stranezze di Molly ruota la vita di Peg: nel terrore che la sorella sia internata e dunque allontanata da lei, sin da piccola impara a essere iperprotettiva nei suoi confronti, a monitorarla minuto per minuto, a nascondere ai genitori i frequenti attacchi di cui Molly è vittima («Mi rendo conto di non poterla più perdere di vista: dovremo restare insieme ogni momento», p. 174).

Durante il corso del tempo, dall’infanzia all’adolescenza e fino all’età adulta, l’attaccamento di Peg assume la forma del sacrificio di sé, quasi dell’annullamento, benché in più occasioni la protagonista non possa fare a meno di confessare, pur con grande rimorso di coscienza, la propria insoddisfazione di fronte a questa gravosa assunzione di responsabilità:

[…] la mia vita – o almeno la vita che avevo progettato senza che potesse mai sembrarmi reale – sta ingiallendo e appassendo insieme alla sua. (p. 245) 

Si viene dunque a creare un circolo vizioso di dipendenza reciproca, di insofferenza e senso di colpa che finisce per limitare pesantemente la vita di entrambe.  

Il dato narratologico più interessante è rappresentato dalla scelta del punto di vista. La voce narrante è quella di Peg, che ci offre una visione dei fatti necessariamente soggettiva e parziale, destinata però a essere messa in discussione in alcuni passaggi-chiave del romanzo, nei quali – soprattutto attraverso i dialoghi e i confronti tra personaggi – emergono, a sorpresa, prospettive diverse, chiavi di lettura decisamente alternative. 

Di questa voce narrante, all’interno del romanzo, si percepisce il progressivo, ma netto cambiamento a livello stilistico e linguistico, che segna e accompagna il passaggio dalla fanciullezza alla maturità. Il ritmo delle frasi, velocissimo nelle pagine iniziali – quelle che, soprattutto attraverso l’uso dell’indiretto libero, raccontano l’infanzia felice nel Suffolk –, tende a poco a poco a distendersi e a farsi più lento, quando le due bambine diventano grandi e assumono un comportamento da signorine ‘per bene’. Resta costante, invece, la forza delle metafore, molte delle quali tratte dal mondo naturale e da quello dei colori, che, per un gioco ricorrente tra Peg e suo padre, servono soprattutto a 'dipingere' i caratteri o gli stati d'animo:

Adesso io sono il verde nell'ombra [...]. Invece, quando ero bambina, a Ipswich, ero il rosa, il rosa tenero della carne, pallido e iridescente sullo sfondo fosco della terra del Suffolk. E anche Molly. Eravamo lo stesso colore, allora. (p. 14)

Sullo sfondo dell’alta società inglese di Ancien régime (con tutto quello che questo comporta a livello di ipocrisie, classismo e perbenismo), le due figlie del pittore crescono tra i ‘due fuochi’ rappresentati dai genitori: da un lato, Margaret, madre esigente e severaMi chiedo perché mia madre debba sempre criticare tutto», p. 20), che pretende dalle ragazze un comportamento perfetto, sia in casa che fuori e che sogna per loro un ricco matrimonio di convenienza; dall’altro, Thomas, il pittore, lo spirito libero, poco presente e poco rigoroso dal punto di vista educativo, continuamente accusato da Margaret di essere leggero e superficiale («Non è tutto facile, Tom», p. 16).

Peg è adorante nei confronti di Thomas, che esercita su di lei una sorta di fascinazione. Il desiderio di trascorrere insieme a lui più tempo possibile, di divenire a sua volta pittrice, di compiacerlo e riceverne affetto, supera di gran lunga il dispiacere per le sue tante mancanze, sia come padre, sia come marito. Il lettore scopre solo gradualmente i tanti «enigmi e segreti» (p. 164) che attraversano la storia di questa famiglia: ancora una volta risulta decisiva la parzialità della voce narrante, che non sa mai svelare fino in fondo i misteri da cui è circondata. 

Agli occhi della figlia, il fascino di Gainsborough sta soprattutto nella sua arte Guardate che cosa può fare mio padre… lui può fermare il tempo», p. 15), nella sua padronanza della tecnica, nella capacità di cogliere l’anima della persona ritratta, dietro le apparenze e le maschere esteriori
Sembra che lui lanci un incantesimo e prenda una parte della persona che ritrae affinché la sua magia possa operare. (p. 17) 
Osservo il dipinto che ritrae me e Molly come artiste. È quasi perfetto: mancano poche pennellate. […] Lui ha visto che cerco di sparire. Posso nasconderglielo nella vita, non nella pittura. (p. 195)

Elide Stagnetti