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La riscrittura in chiave moderna di sette fiabe classiche del folklore europeo: il nuovo libro di Kelly Link

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Gatta bianca, cane nero
di Kelly Link
Mercurio Books, febbraio 2026

Traduzione di Claudia Durastanti

pp. 272
€ 18 (cartaceo)
€ 12,99 (e-book)

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Ritrovai il resto della compagnia di fronte alla piazza centrale di Brema, Il tempo era avanzato di quasi un'ora e si erano fatte le sei meno un quarto. Quando me ne resi conto, fui sicuro di poter sentire la strada bianca che si contorceva oscenamente, come un verme grasso in una specie di estasi di vicinanza, ma ovviamente, quando mi voltai per coglierla in quell'atto, era spianata e piatta; ancora un lenzuolo di marmo. Finché c'è la luce del giorno, l'unico movimento che fa è quello che non riesci a vedere, quello che le permette di cambiare posizione in modo che tu te la senta sempre alle spalle. (p. 105)

Kelly Link, già fortunata autrice di The Book of Love, edito in Italia sempre da Mercurio Books (2024), torna in libreria con una raccolta di racconti che riprende il concetto di fiaba moderna già utilizzato con il suo esordio: difatti, i sette racconti del libro prendono a piene mani dal folklore europeo e dalle vecchie fiabe, soprattutto quelle dei fratelli Grimm, e vengono riscritte in chiave attuale pur mantenendo intatta l'allure "vintage". Inoltre, ogni racconto è accompagnato da un'illustrazione del premio Oscar Shaun Tan (Oggetti smarriti, Oscar al Miglior cortometraggio d'animazione, 2011).

Conosciamo tutti, ad esempio, la fiaba de I musicanti di Brema dei fratelli Grimm (1819): ecco, in questa versione di Link, i musicanti non sono più animali che nascondono spoglie antropomorfe, ma veri e propri artisti di strada che fuggono da una misteriosa "strada bianca". Cos'è questa strada? Perché sembra dotata di vita propria? E perché per sfuggirle i protagonisti hanno bisogno di un cadavere, ogni giorno, a ogni calare del sole?

Carver disse: «Allora sono tutti impazziti. Hanno sepolto i morti e si sono voltati verso la strada bianca. A volte le persone lo fanno. Inseguono la strada bianca finché non si fa notte. Per questo dicono che non bisogna guardarla mai».
«Basta, per favore!», gridò Cece. «Non importa cos'è successo. Importa che è quasi notte. E non abbiamo un corpo».
«Lo farò io il corpo», disse Alice Palace fulminea. «Ci accamperemo nel vecchio teatro, e giacerò inerte per tutta la notte, finché non diventa mattina. Potete farmi il funerale.
E poi ci rimetteremo in marcia». (pp. 105-106)

La morale originale della fiaba è che quando un gruppo collabora e fa squadra - il cosiddetto adagio "l'unione fa la forza" -  si può sfuggire alle insidie della vita. E in questo caso, anche alle insidie della morte.

Il primo racconto invece, che si ispira un po' alla fiaba I tre fratelli dei Grimm e un po' a La gatta bianca della scrittrice francese Marie-Catherine d'Aulnoy, (raccolta di racconti Le fate alla moda, 1698) ci narra di un uomo ricchissimo, in origine un re, che ha tre figli e che decide di mandarli in missione in giro per il mondo, ogni volta con una richiesta diversa: a chi dei tre porterà il cagnolino più piccolo e affettuoso spetterà l'eredità (il trono). Dopo il cane però viene un'altra richiesta: il vestito più sottile che passerà attraverso una fede nuziale; e dopo la fanciulla più bella del pianeta. 
Anche Basile scrisse una fiaba simile dal titolo Petrosinella, a testimonianza che esistono innumerevoli varianti delle fiabe narrate a voce e poi trascritte da qualcuno di buona volontà.

Bene, i tre fratelli obbediscono e ogni volta che tornano a casa portano al padre quanto richiesto. Ma l'uomo ricco e anziano non è mai soddisfatto perché, in realtà, quelle missioni sono solo una scusa per allontanare i figli da lui. E tuttavia, nonostante venga dipinto come un uomo egoista e incontentabile, il focus non è su di lui ma sui figli, soprattutto il minore. Una sorta di viaggio dell'eroe in veste contemporanea in cui incontrerà una bellissima gatta bianca a capo di una organizzazione gattesca che produce marijuana. 

La nota comica e grottesca è palese, ed è presente in diversi racconti. 

Negli anni immediatamente successivi, tutti furono ragionevolmente contenti. Il figlio maggiore e l'ex moglie si risposarono, dopo aver scoperto che erano più felici quando erano infelici insieme che da infelici separati. Anche il figlio di mezzo e il suo fidanzato si sposarono e non sentirono più l'esigenza di parlare ancora con l'uomo ricco. Il figlio più piccolo tornò al ranch della gatta bianca e rifece il sito Internet e provò una serie di ricette che alla fine divennero un libro di cucina amatissimo dai fattoni. Rimase stupito nel constatare che tutti i gatti del ranch, proprio come la loro capa, adesso erano umani, anche se non avevano voglia di parlare di come era successo. I cani, tuttavia, rimasero cani. Ma si sa che i cani sono più affidabili per natura. (p. 35)

Stupendo anche il secondo racconto, Principe Cappello scende negli abissi, che prende a piene mani dalla raccolta norrena A est del sole, a ovest della luna dPeter Christen Asbjørnsen e Jørgen Engebretsen Moe (1914), un libro di fiabe scandinave che ci parla di innamorati sfortunati, giganti malefici, troll. 
Anche nella versione di Link c'è un innamorato sfortunato che perde il suo amante, il Principe Cappello, e che si imbarca - anche lui - in un viaggio al termine della notte, citando Céline: un pasticciato e divertentissimo cammino fino alle porte dell'Inferno per riportare il suo amore alla vita. Anche in questo racconto, l'ironia e il grottesco la fanno da padrone.

Al contrario, Gary avverte una sensazione, e cioè che la larva sul terreno della caverna sia proprio ciò che sta aspettando. Deve raccoglierla: lo fa. E tenendola in mano apprende il suo nome. Si chiama Sæmundr il Saggio: la seconda guida di Gary, proprio come Brennivin è stata la prima. Capisce che deve mettersi Sæmundr in bocca e portarlo così. Gary non vuole, ma lo fa lo stesso. Dopotutto, non si è forse messo in bocca cose ben peggiori? Ah, ma non il cazzo di Principe Cappello! Il cazzo di Principe Cappello è amabile come qualsiasi altra parte del suo corpo.

Sæmundr sa di pietra vecchia, carne secca. (pp. 61-62)

Un altro elemento comune ai racconti è la componente queer: molti dei personaggi sono omosessuali, sia uomini che donne, ad esempio il fratello di mezzo del primo racconto, lo stesso Principe Cappello che oggi definiremmo bisessuale, la donna del racconto La ragazza senza paura (che forse prende ispirazione da Giovannin senza paura di Calvino?) che è sposata con un'altra donna da cui ha avuto una figlia.

Un altro racconto che mi è molto piaciuto, e che rispetto agli altri racconti conserva meglio la matrice soprannaturale classica - per intenderci, quella che prevede la presenza di magia e/o personaggi proveniente dall'altrove come le fate - è La signora volpe, ispirato alla ballata Tam Lin, una fiaba del folklore scozzese: una ragazza umana si innamora di una fata maschio e cerca di trovare un modo per trattenerlo sulla terra. Il punto è rompere l'incantesimo delle fate che concede all'amato di stare con lei solo a Natale e solo se nevica. 

Un racconto molto sensuale, dove la componente erotica è ben presente. 

In via generale, mi sono piaciuti tutti i racconti, chi più chi meno. La scrittura dell'autrice scivola una bellezza, è fluida, leggera, seppur ricca nelle descrizioni e nella caratterizzazione dei personaggi. Una raccolta di racconti veramente ben riuscita, a mio avviso, che cavalca un po' la moda contemporanea di riscrivere fiabe/avvenimenti del passato o personaggi storici vissuti in tempi lontani da noi.
Quello che ho apprezzato molto è che abbia scelto una manciata di fiabe quasi sconosciute (se escludiamo I musicanti di BremaHänsel e Gretel): molto facile riscrivere, che so, Cappuccetto Rosso o Raperonzolo - cosa che è stata fatta negli ultimi anni, soprattutto in veste femminista - meno facile fare ricerca sulle favole meno conosciute del folklore europeo e renderle contemporanea, con un tocco di ironia e molta eleganza.

Eleganza che contraddistingue anche le illustrazioni di Shuan Tan: fiabesche, oniriche, dolcissime.

Deborah D'Addetta