domenica 23 giugno 2019

#CritiCinema - "Juliet, Naked". Ma soprattutto, ovviamente, c'è la musica

La musica è uno dei grandi fili conduttori dei libri di Nick Hornby e una delle sue grandi passioni (dopo il calcio).
Come dimenticare John Cusack, il suo negozio di dischi e la passione per le top five nella versione di Alta fedeltà girata nel 2000 da Stephen Frears?


I fan esultino: Juliet, Naked, diretto da Jesse Peretz e in sala dal 6 giugno (tratto dal romanzo edito Guanda tradotto in italiano con il titolo di Tutta un'altra musica) ci va molto vicino.

I simpatizzanti siano contenti: è una commedia romantica di quelle stile anni Novanta che ci si può non vergognare di essere andati a vedere al cinema.

Annie e Duncan vivono in una tranquilla cittadina inglese, Sandcliff: lei (Rose Byrne) gestisce un piccolo museo cittadino, lui (Chris O' Dowd) è professore all'università. Una relazione stabile e quieta che si scontra con una passione al limite dell'ossessivo di Duncan per una rockstar scomparsa dalle scene da anni.
Quello di Duncan per Tucker Crowe e per il suo album Juliet, Naked, è, in realtà, più una specie di culto, condiviso con uno sparuto gruppetto di frequentatori del suo forum, coi quali passa le nottate a esaminare minuziosamente la (breve) carriera del cantautore e costruire teorie perlopiù improbabili.



Tutta un'altra musica
di Nick Hornby
Guanda, 2019

€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

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La svolta (quella classica, ma sempre apprezzabile delle commedie romantiche) avviene quando Annie, esasperata, lascia sul forum un commento puntuale e risentito, e a risponderle è proprio Tucker Crowe - che nel frattempo, invecchiato e imbolsito, fa una vita molto poco rock - dal capannone sul retro della casa di una delle sue ex a New York, dove vive per prendersi cura del suo figlio più piccolo.

A questo punto forse vale la pena di dire che Tucker Crowe è interpretato da Ethan Hawke che, oltre che mostrarsi senza paura nella parte di un rocker invecchiato al confronto con le sue stesse foto che occhieggiano da tutte le pareti, canta anche tutti i brani della colonna sonora, compresa una reinterpretazione di Waterloo Sunset dei Kinks.

Hawke d'altronde non è nuovo alle storie che ritraggono il passaggio del tempo, tutte firmate da Richard Linklater che in Boyhood (2014) segue la crescita del giovanissimo protagonista e dei suoi genitori (uno dei quali è appunto Hawke) e in quella deliziosa trilogia costituita da Before sunrise, Before sunset e Before midnight (rispettivamente 1995, 2004, 2013) mette in scena le tre fasi dell'amore di due anime gemelle incontratesi per caso su un treno diretto a Vienna.

Questo ennesimo personaggio di ragazzo invecchiato - cifra di Hornby, i cui personaggi sono spesso affetti da sindromi di Peter Pan di vario livello e gravità - anche grazie all'attore che lo interpreta è simpatico e convince.
Come d'altronde è simpatica e convince questa commedia, pur sbilanciando lo stile british originario in favore di una certa indulgenza alla commedia americana (ma questa, mi rendo conto, è questione di gusti). Il produttore, d'altronde, è Judd Apatow.

Ma soprattutto, ovviamente, c'è la musica.

Giulia Marziali