venerdì 31 maggio 2019

Il breve abbecedario per riconoscere il fascismo eterno



Il fascismo eterno
di Umberto Eco
La nave di Teseo, 2017

pp. 52
€ 5 (cartaceo)



Il fascismo era un totalitarismo fuzzy.
Il fascismo non era una ideologia monolitica, ma piuttosto un collage di diverse idee politiche e filosofiche, un alveare di contraddizioni.
Un piccolo Umberto all'età di dieci anni vince il primo premio di un concorso di scrittura il cui tema era: “Dobbiamo noi morire per la gloria di Mussolini e il destino immortale dell'Italia?”. 
Il bambino che cresceva sotto il fascismo ha risposto affermativamente e come si evince dal risultato, è certo con convinzione ed entusiasmo.
Uno dei più grandi intellettuali italiani del nostro tempo ha aperto con il suddetto aneddoto la conferenza tenuta il 25 aprile del 1995 alla Columbia University.
L'intero discorso, pronunciato in lingua inglese, ha avuto come platea giovani studenti americani e oltre a Gramsci, D'annunzio e Mussolini, viene citato spesso, per ovvie ragioni, l'ex presidente americano Franklin Roosevelt.
Ma i racconti della sua infanzia proseguono. Oscillano tra l'esperienza diretta del fascismo italiano, la resistenza e la liberazione. Quei partigiani che nell'aprile del '45 arrivarono a Milano e qualche giorno dopo furono raggiunti dai soldati americani. Memorie di bambino che non sono così distanti da quelle narrate da Erri De Luca nei suoi testi. Il primo chewing-gum donatogli dal capitano Muddy. La prima volta, nel maggio dello stesso anno, che sentì dire che la guerra era finita, lui che stava crescendo in tempi in cui si parlava di guerra permanente. 

In "Cattiva" totem letterari e tabù da sfatare

Cattiva
di Myriam Gurba
Fandango Libri, 2019

pp. 261
€ 18 (cartaceo)

Cattiva è un libro che sfugge a ogni etichettatura. Quando l’ho scelto mi appassionava l’idea che fosse un po’ memoir, un po’ noir, con una strana storia di fantasmi e persecuzioni sullo sfondo e soprattutto che parlasse di un’esperienza autobiografica legata allo stupro. Myriam Gurba, la narratrice, è un’artista, nata e cresciuta in California, ma è anche un melting pot di culture, nata da madre messicana e da padre americano, con origini polacche, che cerca una risposta a molte domande della sua adolescenza e soprattutto il superamento del trauma dello stupro. 
La mia vita cominciò da figlia unica che parlava una sola lingua. E questa lingua mescolava l'inglese e lo spagnolo. Derivò tutto da un patto tra i miei genitori: papà, che era americano e aveva gli occhi verdi, mi avrebbe parlato in inglese. Mamma, messicana per nascita, e femminista per scelta, promise di rivolgersi a me nella nativa lingua romanza, condita con un po' di Nahuatl. (p. 14)

giovedì 30 maggio 2019

Oltre le differenze: la rivoluzione possibile di Antonello Dose


La rivoluzione del coniglio
di Antonello Dose
Mondadori, 2017

pp. 234
€ 17,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)




È una mattina di metà maggio quando, per evitare l’aria pungente che “raschia” le vie del centro, entro in una libreria e mi capita tra le mani La rivoluzione del coniglio, libro autobiografico di Antonello Dose, noto al pubblico per condurre, insieme a Marco Presta, la trasmissione di Radio Due, Il ruggito del coniglio. Subito attratta dai dolci pastelli della copertina, inizio a sfogliare il libro e a leggere le prime pagine. Inizia sempre così la mia scoperta di un nuovo libro: seguo l’attrazione per un dettaglio, solitamente il formato, la fotografia della copertina o il titolo, e poi vedo se la lettura delle prime pagine mantiene la promessa dello stupore iniziale. E Dose non solo mantiene la promessa ma, inaspettatamente, compie una magia: quella della consonanza di sentire.

Gli Ent della Macchia Lucchese: "Non siamo che alberi" di Filippo Ferrantini

Non siamo che alberi
saggio alla scoperta del Bosco degli uomini
di Filippo Ferrantini
effequ, 2017

Fotografie di Elisa Bresciani

pp. 181
€ 14,00  

Gli alberi non son tutti della solita razza, né della solita indole - come la gente, del resto. Qualcuno ci può riuscire simpatico, qualchedun altro uggioso o perfino antipatico. Però il rimedio, vien da dire, è bell'e trovato: si sta coi primi, ai secondi gli si dice sul viso d'andarsene per il fatto loro, e chi s'è visto s'è visto.
Il più delle volte, il sistema funziona: finché un bel giorno non s'incappa nella robinia. (p. 73)
Gli alberi popolano, da sempre, il nostro immaginario. Entrano nel mito, scavano nella letteratura, si ergono a personaggi. Nella mitologia norrena sono ispirazione per le rune; in "Harry Potter", con il loro legno, determinano le bacchette e il mago che viene scelto; ne "Il Signore degli anelli" si fanno antropomorfi con la figura degli Ent, pastori di alberi della foresta di Fangorn che purtroppo mancano della loro controparte femminile e quindi non hanno più possibilità di una discendenza. Inconsciamente diamo loro delle caratteristiche umane: nessuno pensa che una quercia sia da trattare con poco rispetto. Il salice ha un che di malinconico e può oscillare solo in modo lieve. La betulla è gentile e vezzosa. 
Proprio in questo immaginario ci guida la saggia raccolta di racconti "Non siamo che alberi" di Filippo Ferrantini ed edito da effequ: entriamo in un bosco di uomini.

mercoledì 29 maggio 2019

#CritiCOMICS: Il continuo e incessante mutare della vita secondo Ken Niimura

Henshin
di Ken Niimura
Bao Publishing, 2019
Collana Aiken - Manga

Traduzione di Prisco Oliva

pp. 296
€ 10,90



Non vi aspettate di trovare in Henshin la stessa esperienza di lettura che Ken Niimura ci ha consegnato con i suoi disegni di I Kill Giants. In quest'ultimo volume autoconclusivo di cui Niimura è unico padre (il graphic novel era stato infatti scritto insieme a Joe Kelly) c’è tutto il mondo dell’autore, incluse le sue schizofrenie, raccontato con l’ironia dirompente che chi ha avuto modo di conoscerlo dal vivo, durante le sessioni di firma al Lucca Comics and Games, ha toccato con mano. Perché i tredici racconti brevi che costituiscono il volume hanno un denominatore comune: parlano di una visione della vita con gli occhi dell’autore senza che il mangaka scompaia in qualità di narratore onnisciente, ma lasciando trapelare se stesso in ogni battuta, in ogni scorcio, in ogni istantanea catturata e restituita grazie al tratto della china.

Sul precariato esistenziale: "La lavoratrice" di Elvira Navarro

La lavoratrice
di Elvira Navarro
traduzione di Sara Papini
LiberAria, 2019

pp. 174 
€ 18 (cartaceo)

Ero da poco tornata a Madrid, Internet non esisteva e dovevo ricorrere ai giornali. Il mio unico desiderio era farmi leccare la fica con le mestruazioni in un giorno di luna piena. Così, senza una ragione particolare. Credo che la follia si nascondesse proprio lì, in quella pretesa al limite e allo stesso tempo minima, come inghiottire un centopiedi con l’insalata. (p. 13)

Se guardiamo alla trama di questo romanzo non c’è molto da dire: Elisa ha una condizione lavorativa precaria e abita insieme a Susana, donna dal carattere scostante e dal passato indefinito, che sin dall’inizio attira l’attenzione della coinquilina, la quale sente il bisogno di scoprirne di più; le due vivono in una Madrid nevrotica e confusa, in un’epoca, la nostra, che sembra impedire la possibilità di creare legami stabili.

martedì 28 maggio 2019

"Non diamanti ma perle di rugiada": in cammino verso la frontiera con Olivier Bleys

Noi, i vivi
di Olivier Bleys
Clichy, 2019

pp. 162
€ 17,00 (cartaceo)

Titolo originale: Nous, les vivants
Traduzione di Paolo Bellomo


Non si può certo dire che Uspallata sia il luogo migliore per vivere: la cittadina è "apparsa assieme all'automobile" (p. 12), nel punto di intersezione di due strade statali, e vive dei suoi distributori di benzina e dell'autogrill. Uspallata è un luogo che il viandante attraversa il più rapidamente possibile, sempre se non incappa nell'"ombelico di Dio", un profondo cratere che si è aperto nell'asfalto e a cui sono debitrici molte ruote forate e molti assi rotti. Per i cittadini, invece, è una litania di azioni e rituali consolidati nel tempo e ritenuti immutabili:
La vita, da noi, andava così.
La vita consisteva in movimenti pendolari che portavano le stesse persone sempre negli stessi posti; quel viavai creava così tante abitudini, te le avvitava così profondamente nella testa, che il tempo sembrava dissolversi in esse. (p. 19)
Il paese sorge ai piedi delle Ande, che però gli abitanti non amano: oltre a "mangiare il sole", le cime aspre soffocano il villaggio, ostacolano gli spostamenti, incombono inquietanti con le loro cime aguzze. Soltanto il narratore, elicotterista, prova sentimenti diversi:
ero l'unico del quartiere, forse della città, a prendere le montagne in considerazione. Non mi suscitavano né paura, né risentimento, ma un turbamento quasi mistico, per la loro austera selvatichezza e la loro nobile dismisura. [...] Ero tra i pochi uspallatesi che ne avevano esplorato l'interno, al di là dei primi contrafforti su cui si ferma lo sguardo degli altri abitanti. A lungo, dopo l'atterraggio, immagini inaudite e continuavano a impregnarmi la retina. Mi davano, a quanto pare, quell'aria pensierosa e quasi ebete che hanno le vittime di un sortilegio. (p. 25)

Una chiacchierata con Julio Cortázar: “L’altro lato delle cose”

L'altro lato delle cose. Intervista
di Julio Cortázar 
 a cura di Tommaso Menegazzi
Mimesis, 2014
Collana: Ispanismo Filosofico

pp. 89
€ 10,00 (cartaceo)



Con la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino a omaggiare Julio Cortázar – titolo del SalTo 2019 è infatti Il gioco del mondo, traduzione italiana di Rayuela, il romanzo più noto dello scrittore argentino – non sarà di troppo spendere qualche parola riguardo a un breve libro-intervista uscito nel 2014 per i tipi della casa editrice Mimesis e dedicato a quest’autore: L'altro lato delle cose
Non un'intervista qualsiasi, ma la trascrizione – la cui traduzione si deve a Tommaso Menegazzi,  che compare anche in qualità di curatore del volume – di un affascinante documento audiovisivo che risale al 1977, ancora rintracciabile e fruibile nelle maggiori piattaforme web che consentono la visualizzazione di contenuti multimediali ma, all'epoca, trasmesso dalla Radiotelevisión Española all'interno di un programma culturale diretto da Joaquín Soler Serrano: A fondo.

lunedì 27 maggio 2019

Tu chiamale, se vuoi, emozioni: l'amicizia tra due donne improvvisamente madri

Bianca
di Francesca Pieri
DeA Planeta, 26 febbraio 2019

pp. 222
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Da quando ho saputo che aspettavi un bambino, non riuscivo più a sintonizzarmi con niente. Mi pareva di essere rimasta arretrata,  che tu avessi cancellato la linea comune delle nostre sorti (p. 57)
Anche in amicizia esistono i colpi di fulmine: Silvia e l'io narrante, Costanza, si sono incontrate da poco, quando capiscono di essere decisamente fatte l'una per l'altra e in breve diventano inseparabili. Fanno di tutto per trovarsi, almeno in pausa-pranzo, nel baretto un po' retrò che presto è diventato un loro posto di ritrovo, condividono la loro quotidianità e vanno oltre: si conoscono e si apprezzano per quello che sono. Con i loro caratteri molto diversi, Costanza e Silvia sanno completarsi e parlarsi davvero, senza false difese: Costanza sa cosa ha passato Silvia col suo divorzio e si sente ribadire più volte di restare single per sempre; Silvia ha raccolto il desiderio di Costanza di diventare madre, ha ascoltato ripetutamente il racconto del suo primo incontro con l'attuale marito, Marco, e la sostiene nelle sue scelte. Come annota Costanza, «eravamo capaci di ridere di noi e dei nostri drammi volando leggere sui sentimenti» (p. 38), insomma due donne dotate di una delle migliori armi contro l'arbitrarietà della sorte: l'ironia e l'autoironia

#CriticaNera - L'ultimo regalo di Leonardo Sciascia: "Una storia semplice"

Una storia semplice
di Leonardo Sciascia
Adelphi, 1989 (37^ ed.)

pp. 66
€ 9 (cartaceo)



In un'epoca in cui un romanzo dopo sei mesi è vecchio e un autore deve pubblicare ogni anno qualcosa, pena l'oblio, è bello, a volte, ricordare libri che ancora dopo 30 anni sono freschi come appena pubblicati. Sto parlando di Una storia semplice, l'ultimo poliziesco di Leonardo Sciascia, pubblicato nel 1989, poco prima che lo scrittore di Racalmuto ci lasciasse orfani di un grande maestro della letteratura e un intellettuale sopraffino.
Una storia semplice si legge in un'ora, è un romanzo brevissimo, ma complesso (a discapito del titolo) e, a tratti, quasi inquietante. Perché è come se Sciascia avesse saputo, mentre lo scriveva, che quello era il suo ultimo poliziesco, la sua ultima cartuccia.

domenica 26 maggio 2019

La grammatica per tutti: il saggio illustrato e "interattivo" di Manolo Trinci

Le basi proprio della grammatica
di Manolo Trinci
Bompiani, 2019

pp. 288
€ 14 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Nel 2015 Trinci crea una pagina chiamata GRAM-MODI che, a detta dell’autore, ha una fortuna insperata e diventa in poco tempo luogo di passaggio per internauti interessati a consigli e correzioni sulla lingua italiana. Basta fare un giro per osservare come Trinci affronti le questioni grammaticali in maniera lieve e con un linguaggio moderno, accessibile a tutti: forse è proprio questa semplicità che non riduce tuttavia la lingua a scherzo o gioco, ma anzi incorpora in parte l’elemento ludico, l’elemento di successo della pagina e, di conseguenza del libro. Chiunque si sia cimentato con una grammatica – viene in mente in primis la Grammatica italiana del compianto Serianni, tuttavia il discorso è estendibile a molti altri testi – sa bene quanto complesso può essere studiare da zero le basi della lingua italiana: nozioni e regole che usiamo quotidianamente vengono a volte spiegate con un linguaggio tecnico che, se da un lato è quello corretto e preciso, dall’altro risulta a tratti ostico.

Caro Quinto, ti scrivo: Angela Madesani sull'epistolario di un imprenditore tessile con "la stoffa" del collezionista d'arte

“Con amichevole confidenza…”
Lettere a un collezionista d’arte: Quinto Gregotti
di Angela Madesani
con un saggio di Nicoletta Colombo
Nomos Edizioni, 2019

pp. 263
€ 19,90 (cartaceo)

Quinto Gregotti (Mortara, 1896 – Milano, 1976) ci osserva con espressione rilassata e un sorriso appena accennato dalla copertina di Con amichevole confidenza…, l’ultimo lavoro di Angela Madesani appena pubblicato da Nomos Edizioni. O meglio: non di un suo ritratto fotografico si tratta, bensì di un dettaglio del busto in bronzo a sua immagine che Narciso Cassino realizzò per lui negli anni Settanta. Si, perché oltre a essere un imprenditore tessile di successo, questo signore lombardo dall’aspetto bonario si è distinto, nel corso della sua vita, in qualità di grande appassionato e collezionista d’arte. Una bella e “alta” cosa, no? Certo, soprattutto se si considera questa attitudine in rapporto a fattori più generali e tendenze di più lungo periodo: da una parte l’appartenenza a quella borghesia agiata e colta che nel corso del Novecento acquistò dipinti e sculture dando vita a importanti raccolte familiari; dall’altra l’intuizione, condivisa con altri imprenditori illuminati e attivi nel secondo dopoguerra, di immettere sul mercato prodotti di uso anche quotidiano che fossero non solo di ottima fattura e qualità, ma anche arricchiti da un plusvalore artistico, ovvero ideati o modificati dall’apporto di pittori, grafici, scultori e designer. La storia di Quinto Gregotti è dunque il caso di studio perfetto per comprendere meglio entrambi i fenomeni, e per saperne di più non resta che leggere il volume, il quale a sua volta, con l’accesso all’epistolario privato, ci offre la possibilità di una versione dei fatti di primissima mano.

sabato 25 maggio 2019

#CriticaNera - Andare oltre il confine, per trovare gli Orchi

Il confine
di Giorgio Glaviano
Marsilio, 2019

pp. 303 
€ 17,00 (cartaceo)



Fabio Meda ha alle spalle una carriera rovinata, una vita intera rovinata: incapace di controllare un'ossessione devastante per corpo, spirito e relazioni interpersonali, è stato respinto dalla moglie Valentina e degradato dall'Arma: da capitano a carabiniere semplice, relegato nel minuscolo paese di Velianova disperso tra i boschi della Maremma. Qui conduce un'esistenza all'insegna dell'abbrutimento, tra scatolette di tonno sottolio e cracker mangiati in una casa gelida e vuota, visite tutt'altro che occasionali alle prostitute della zona e la frustrazione di aver perso tutto ciò a cui teneva:
I gradi erano tutto, la sintesi della carriera di un carabiniere. I gradi erano l'altezza che era stata raggiunta. I gradi erano il significato stesso della propria esistenza. Se la divisa era il contenente, i gradi erano il contenuto di un carabiniere. Fabio Meda quei gradi non li aveva più. (p. 15)
Nonostante la caduta, però, Fabio non riesce a distaccarsi del tutto dal suo ruolo: sa di aver meritato quel che gli è successo, disprezza la propria debolezza e non esita a definirsi un tossico, anche se la sua dipendenza non è legata a sostanze materiali; ciononostante, continua a provare al fondo della coscienza l'adrenalina connessa alla ricerca dei colpevoli, il desiderio di giustizia, l'istinto che porta a vedere ciò che altri non riescono a individuare o riconoscere. Questo istinto particolare, sopravvissuto al declassamento, riemerge prepotente quando la zona diventa il centro di un'inchiesta complicata, che ruota intorno a un caso sanguinoso: tre ragazzi sono spariti da un rave nella foresta. I due maschi, Luca e Sergio, sono stati ritrovati un mese dopo in un casolare abbandonato, drogati e torturati, in mezzo a simboli satanici. Di Adele, invece, vengono rintracciati soltanto i resti.

#CriticaLibera - Uno sguardo da molto in alto: Erminio Ferrari, Alberto Paleari, "Ossola quota 3000"



Ossola quota 3000: 75 cime da scoprire
di Erminio Ferrari e Alberto Paleari
Monterosa Edizioni, 2019

pp. 256
€ 27,50 (cartaceo)



Dall'alto della cavea scorrono verso l'arena i fiumi e noi, che siamo giunti in cima ai Tremila seguendone all'inizio il corso, poi abbandonandolo per le più sicure creste e gli spigoli, guardando dall'altra parte, oltre i muraglioni esterni sostenuti da archi, vediamo il mondo.
Lo dico subito: soffro di vertigini, quindi forse non sono la persona più indicata per disquisire di arrampicate, strapiombi, canaloni e imbracature; il mio rapporto con le alpi della zona in cui vivo si limita a infinite scarpinate lungo i tanti sentieri più o meno impervi, più o meno battuti che si ramificano lungo le valli di quest'area ma che mi permettono di rimanere sempre in posizione perpendicolare rispetto al terreno. Per questo motivo, un titolo come Ossola quota 3000 non dovrebbe comparire nella mia biblioteca, né dovrei essere io a scrivere questa recensione.
Forse.
Ma forse no. Perché a parte il fatto che parla della Val d’Ossola, l’angolo di paradiso dove vivo da quando sono nato (non esagero, mi spiace per voi della “bassa”), questo è un libro che, a dispetto del titolo, non parla solo delle arrampicate, strapiombi, canaloni e imbracature di cui sopra.

venerdì 24 maggio 2019

Quando il nostro presente va in fiamme: "Nel silenzio delle nostre parole", vincitore del Premio DeA Planeta

Nel silenzio delle nostre parole
di Simona Sparaco
DeA Planeta, 14 maggio 2019

pp. 280
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Il 23 marzo è una data che per gli abitanti di un palazzo anonimo di Berlino resterà indelebile, perché cambierà per sempre la loro vita e quella delle persone che amano: in un appartamento disabitato, un frigorifero difettoso innesca un cortocircuito che porterà a un incendio devastante. Negli appartamenti affianco e di sopra gli inquilini sono andati a dormire o si apprestano a prendere decisioni importanti. Come un fermo immagine, Simona Sparaco ci presenta i protagonisti del suo Nel silenzio delle nostre parole, romanzo che le è valso il prestigioso Premio DeA Planeta 2019, e poi ci lascia in sospeso, non sappiamo cosa accadrà con l'incendio che si sta propagando, perché il cuore della narrazione è occupato da quanto è successo in quella lunga giornata. Una giornata in cui l'anziana Naima si è preoccupata, come sempre, per il marito, che trascorre troppe ore a letto da quando è stato a casa dal lavoro, e per il figlio Bastien, che non ha mai smesso di dare grattacapi. Al di là di un muro, la giovane Alice, in Germania per un Erasmus, sta sperimentando cosa significhino passione e amore insieme a Matthias, timido artista locale; è talmente coinvolta da voler vivere la sua storia senza condividerla con nessuno, senza rispondere alle chiamate dall'Italia della madre Silvana. Al piano di sotto, invece, la ventitreenne Polina guarda con distacco il figlio, Janis, simbolo del suo fallimento come ballerina classica: ancora non le è chiaro perché abbia accettato che quell'essere le squassasse le anche, e che le prendesse tutte le energie, e il pensiero del suicidio cova spesso in lei come se fosse l'unica soluzione. Accanto a Polina, l'appartamento 3B, quello da cui sarebbe partito l'incendio; sullo stesso piano, anche l'appartamento di un personaggio singolare, visto solo di sbieco, un uomo scambiato da molti per un barbone, che passa più tempo fuori a bere che a casa. 

#CriticaNera - La danza dei veleni: una serie di delitti e di bestie feroci

La danza dei veleni
di Patrizia Rinaldi
edizioni e/o, 2019

pp. 211
€ 16,50 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

Tra i pensieri della mattina, fedeli come cani maltrattati, comparve il solito, il più prepotente, pronto a ripeterle che lei di bello aveva solo il nome. Succedeva a ogni alba che intravedeva tra i palazzi dal basso della sua veranda. Perciò aveva accettato e perciò adesso parte del contrabbando se ne stava in una gabbia (p. 13).
La mia recente passione per gialli, thriller, noir e quanto c'è di affine a questi generi letterari mi ha condotta a leggere La danza dei veleni (edizioni e/o, 2019), l'ultima opera di Patrizia Rinaldi, autrice proveniente da Napoli laureata in Filosofia e specializzata in scrittura teatrale.
Inizialmente devo ammettere che ero decisamente restia perché avevo scoperto che si trattava dell'ultimo capitolo della serie dedicata al personaggio immaginario di Blanca Occhiuzzi (già nel cognome si scorge la contraddizione della condizione che caratterizza la donna), detective della polizia ipovedente che si muove in una Napoli a tinte fosche, e l'unico limite che mi pongo nei confronti delle serie è quello di iniziare a leggerle dal primo capitolo. Poi, però, ho scoperto che della trama faceva parte un'altra mia grande passione: cani e altri animali; così mi sono decisa e mi sono immersa nel mondo di Blanca, del commissario Martusciello e degli altri suoi colleghi.
La danza dei veleni è un noir ambientato nella Napoli dei giorni nostri; al centro della narrazione, troviamo una giovane poliziotta ipovedente madre adottiva di una ragazza, Ninì, e dotata di una sensibilità fortissima per odori, rumori, atmosfere.

giovedì 23 maggio 2019

"Un Bacio è troppo poco": Maria Letizia Putti e Roberta Ricca raccontano la vita di Luisa Spagnoli

La signora dei Baci. Luisa Spagnoli
di Maria Letizia Putti e Roberta Ricca
Graphofeel Edizioni, 2016

pp. 167
€ 13,00

Da quando la Rai ha girato su di lei una fortunata miniserie in due puntate, andata in onda all’inizio del 2016, Luisa Spagnoli, imprenditrice italiana di successo vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha assunto le fattezze della bella e brava interprete Laura Ranieri. Licenza estetica da piccolo schermo, si dirà, dal momento che la fondatrice della Perugina e della casa di moda che ancora oggi porta il suo nome era certamente dotata di moltissimi talenti, ma forse non aveva ricevuto in dono “il bene effimero della bellezza”, perlomeno non di quella canonica. Eppure, a guardarla sorridere dalla copertina del libro che le hanno dedicato Maria Letizia Putti e Roberta Ricca – La signora dei Baci, pubblicato da Graphofeel Edizioni – la signora Luisa (come tutti la chiamavano) appare non meno radiosa di un’attrice sul tappeto rosso, complice anche l’eleganza della mise. La sua vita, del resto, è stata avvincente proprio come una sceneggiatura, e il lavoro a quattro mani delle due autrici dà conto quadro per quadro di un percorso esistenziale che va letteralmente “dalle stalle alle stelle”, non ultime quelle blu che ancora fanno bella mostra stampate sull’incarto argentato di uno dei cioccolatini più famosi e apprezzati di sempre.

«Ti mandavano al confino perché... A volte non lo sapevano nemmeno loro, il perché»: a Ventotene con "La macchina del vento"

La macchina del vento
di Wu Ming 1
Einaudi, aprile 2019

pp. 335
€ 18,50 (cartaceo)

Sì, era stato il disgusto per il tempo che ci era toccato in sorte ad avviare la reazione a catena. Dal disgusto e dall'attrito quotidiano contro il nostro tempo era scaturita ogni sovrapposizione, fantasticheria, vaticinio... e cortocircuito. (p. 242)
Raccontare il confino: sono tanti i libri che hanno tramandato in forma saggistica, cronachistica o romanzesca i ricordi di chi è stato mandato a fare una "vacanza", come dicevano i fascisti, ma La macchina del vento di Wu Ming 1 ha un potere speciale nel narrare uno degli spaccati di storia più controversi del nostro Novecento. Spesso allontanati perché nemici politici, omosessuali, potenziali rivoluzionari o semplicemente perché antifascisti, molti sono approdati a Ventotene. I due protagonisti del romanzo, Giacomo e Erminio, hanno alle loro spalle un passato diverso: Giacomo era un allievo di Enrico Fermi; Erminio stava per scrivere una tesi ambiziosa sul mito greco, dando alla ricerca un taglio tutt'altro che filofascista. Complici la loro giovane età e il fatto che entrambi si trovano persi a fantasticare nelle loro idee di evasione, tra i due nasce immediatamente la curiosità di conoscersi meglio e l'amicizia scatta di lì a poco.

mercoledì 22 maggio 2019

La libreria: quel luogo magico dove l'ossessione per i libri prende vita

La mia meravigliosa libreria
di Petra Hartlieb
Edizioni Lindau, 2019

Traduzione di Juliana De Angelis

pp. 200
€ 17,00



Le storie personali sono tanto diverse quanto le ragioni per lavorare in una libreria, l’unico denominatore comune pare essere una sana dose di follia: l’ossessione per i libri che si può capire solo quando se ne è affetti. (p. 197)
Occhi sognanti e parlantina sfrenata. Questo l’identikit dell’ossessionato di libri. Sì, perché nella coesistenza di mente che si libra in voli lontani e voglia di dire a tutti perché quello che stiamo leggendo è un testo che non può mancare nella libreria dell’interlocutore, si esaurisce l’essenza di chi nutre la propria vita con i libri. Di qualunque foggia o contenuto, l’appassionato lettore non può fare a meno di un libro accanto a sé. Pensare di fare di questo un lavoro, tuttavia, è un altro paio di maniche. Certo, «probabilmente tutto si spiega con una parola: passione. Ma forse la si potrebbe chiamare follia» (p. 69). E Petra Hartlieb è autorizzata a dirlo: lei e il marito hanno lasciato un lavoro stabile e una casa nel quartiere più culturalmente vivo di Amburgo per rilevare una libreria sull’orlo della chiusura nel Währing, il diciottesimo distretto di Vienna e uno dei quartieri più belli tra le zone residenziali della città. Così, nell’arco di una vacanza estiva, la loro vita è, irreversibilmente ma gioiosamente, cambiata grazie all’apertura della Hartliebs Bücher.

«Puoi fare quello che vuoi, con me»: la vera stranezza è non rinunciare all'altro. L'amore nel nuovo romanzo di Sally Rooney

Persone normali
di Sally Rooney
Einaudi, 21 maggio 2019

Traduzione di Maurizia Balmelli

pp. 240
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

È incredibile come prendi delle decisioni perché ti piace qualcuno, dice lui, e poi tutta la tua vita è diversa. Credo che la nostra sia quella strana età in cui la vita può cambiare enormemente per delle decisioni minime. (p. 211)
Ecco un libro che rileggerò, ho pensato quando ieri sera ho chiuso Persone normali, il nuovo romanzo di Sally Rooney. Dopo avermi conquistata l'anno scorso con il suo esordio Parlarne tra amici, la scrittrice irlandese è tornata in libreria con una storia di enorme delicatezza, una storia d'amore apparentemente facile da riassumere, in realtà difficile da interpretare rendendo giustizia alla sua scrittura.
La storia si apre con i due protagonisti al college: popolare, sportivo, di bell'aspetto e ambizioso Connell; altrettanto brillante ma infinitamente più isolata Marianne. I due si incontrano quasi ogni giorno, quando Connell va ad aspettare che la madre Lorraine finisca i lavori di casa nell'enorme casa semivuota di Marianne; poche parole, alcuni sguardi, un'attrazione sottile di cui Connell non si capacita. Ma i corpi sanno come prendersi gioco di tutto, anche dei ruoli sociali: come potrebbe però Connell accettare di diventare bersaglio di tutti a scuola? Sarebbe di certo preso in giro, se si scoprisse della sua passione per Marianne. Da lì, un tacito accordo: tenere segreta la loro... no, non la chiamano relazione (né lo faranno mai): meglio parlare di un'amicizia speciale, che porta i due a sperimentare cosa significhi davvero completarsi. 

martedì 21 maggio 2019

#SalTo19 - Il Salone degli indipendenti: intervista all'editore Bonfirraro


La sindaca Appendino visita lo stand Bonfirraro
La casa editrice Bonfirraro, costruita per volontà del suo editore Salvo, negli anni Ottanta, in Sicilia, e negli ultimi anni diventata anche a gestione familiare, per la passione del figlio Alberto, è una di quelle realtà indipendenti che provano a fare cultura anche in tempi difficili, contando solo sulle proprie scelte e senza l’aiuto di alcun finanziamento, in un luogo magico ma ricco di contraddizioni, come l’entroterra isolano, precisamente a Barrafranca, in provincia di Enna. 

Li incontro al Salone del Libro, e la prima cosa che chiedo loro è cosa significa essere indipendenti, oggi:
“Significa innanzitutto non appartenere a nessun grosso gruppo editoriale. Significa fare delle scelte senza essere condizionati da terzi. Non riceviamo contributi pubblici e non produciamo e vendiamo libri pagati da Istituzioni pubbliche. Alcune volte ricorriamo alla sponsorizzazione di aziende private per poter produrre alcune pubblicazioni ed è una strada, questa, che nel settore culturale è molto praticata, non solo per la realizzazione di libri ma per qualsiasi tipo di attività culturale, anche di grossa portata. Questo ci consente, comunque, di rimanere sempre e comunque indipendenti, di fare le scelte che vogliamo e di scegliere i libri da pubblicare secondo i nostri gusti e quelli dei nostri lettori”. 

Infinitiplicare le parole. Oltre abita il silenzio di Enrico Terrinoni


Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura
di Enrico Terrinoni
Il Saggiatore, 2019 (prima ed.)

pp. 220


€ 24,00 (cartaceo)


Non singolare che il software di videoscrittura sopra cui il documento si va elaborando - che al lettore potrà sembrare interessante o prolisso a seconda della sua disposizione verso l’autore del volume o della nota critica – segnali con un piccolo segmento a zigzag di colore rosso che il termine utilizzato per titolo non si può costringerlo alla categoria delle parole significanti. “Infinitiplicare” – ecco che di nuovo sono ammonito dell’errore – non rimanda a nessuna immagine mentale, né reale (il software di videoscrittura, il volume da recensire, etc.) né fantasiosa (un bestiario di animali mitologici). Neppure si potrebbe farne una procedura: assumendo che il termine sia composto da “infinito”, già intelligibile nel solo territorio del paradosso, e “moltiplicare”, si potrebbe tradurlo con l’espressione “moltiplicare all’infinito”. Ma soltanto quanto è finito contiene in potenza la riproducibilità: ecco che l’immagine mentale della moltiplicazione aritmetica è interdetta dalla parola. Non si tratta di trovare nuovi generi per nuove parole, si tratta invece di sovvertire il genere.

lunedì 20 maggio 2019

Una passeggiata per le vie di Torino seguendo gli odori de «L’annusatrice di libri»

L'inizio del book tour a piazza Solferino - foto di @la_effesenza
Non credo sia una regola quella di scrivere, nei propri libri, solo di luoghi che si conoscono. Io sono una lettrice che scrive, non viceversa. Pertanto quando scrivo penso più alle reazioni dei miei lettori che non alle mie esigenze di scrittrice. Alla fin fine l’autore deve farsi un po’ i fatti propri una volta che ha licenziato il suo testo! Le maglie delle descrizioni devono essere larghe al punto da permettere al lettore di completare ciò che manca con l’immaginazione. Il fatto di scrivere di luoghi che si conoscono, secondo me, dipende dal tipo di libro che si vuole scrivere. Nel caso di testi dalla forte componente psicologica, spesso si racconta di non luoghi o sedi dell’anima. Nel caso dei romanzi come L’annusatrice è innegabile che i luoghi abbiano un ruolo determinante. Certo, potrei scrivere (e penso che lo farò!) libri ambientati in città che non conosco, ma non so fino a che punto riuscirei a restituire al lettore quell’atmosfera, quelle abitudini, quell’energia che sono presenti nella mia mente solo pensando a Torino, la mia città.

Homo homini lupus: "La lotteria" di Shirley Jackson

La lotteria
di Shirley Jackson
Adelphi, 2007

Traduzione di Franco Salvatorelli

pp. 82
€ 10,00 (cartaceo)

La mattina del 27 giugno era limpida e assolata, con un bel caldo da piena estate; i fiori sbocciavano a profusione e l'erba era di un verde smagliante. La gente del paese cominciò a radunarsi in piazza, tra l'ufficio postale e la banca, verso le dieci. In certe città, dato il gran numero di abitanti, la lotteria durava due giorni, e bisognava iniziarla il 26 giugno; ma in questo paese, di sole trecento anime all'incirca, bastavano meno di due ore sicché si poteva cominciare alle dieci del mattino e finire in tempo perché i paesani fossero a casa per il pranzo di mezzogiorno. 
I primi ad arrivare furono naturalmente i bambini. (p. 11)
Nel New England c'è una tradizione. A giugno, per propiziare un buon raccolto, si tiene una lotteria in ogni città. Tutti gli abitanti sono chiamati a partecipare e, anche se qualche villaggio abitato da scemi, ha deciso di abolire la pratica, in questo piccolo paese le tradizioni sono dure a morire. Si è abbandonato qualche aspetto folkloristico come l'inno cantato, ma la lotteria si è sempre tenuta e sempre si terrà. Si estrae da un bussolotto nero un biglietto: tutti i biglietti sono bianchi, con la sola eccezione di un biglietto con un pallino nero al centro. 
Chi lo estrae viene lapidato sul posto.

domenica 19 maggio 2019

La verità non è una, la verità è quello che hanno deciso di farci credere: "Nella notte" di Concita De Gregorio

Nella notte
di Concita De Gregorio
Feltrinelli, 9 maggio 2019

pp. 236
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Devi solo imparare a non fidarti di nessuno. Nemmeno di Atzeni. Poi vai diritta. Fai bene a occuparti di politica, brava. Persone come te devono farlo. Brava ma attenta. Niente è come sembra. Nulla è come ti aspetti che sia. Puoi contare solo su te stessa, sempre. (p. 71)
Immaginate di aver fatto un'ottima tesi di dottorato, una sorta di inchiesta che si occupa della mancata elezione di un Presidente della Repubblica, una questione controversa. Immaginate che il vostro professore vi chieda di eliminare un capitolo, dicendo che vi siete un po' fatti prendere la mano e che è tangenziale. Non lo fareste? E se, dopo la discussione, vi offrisse un lavoro in un centro studi prestigioso di Roma, non accettereste? Certo, ci sono vari misteri: l'evasività riguardo il capitolo da eliminare, l'enigmatico silenzio sulle attività di questo centro studi, ma tutto passa in secondo piano per una giovane appena addottorata che cerca di portare avanti la propria carriera. Restare nel proprio ambito è un miraggio che val ben qualche rischio... Quel che la giovane Nora non si aspetta è di finire in un singolare centro di dossieraggio, dove tutte le informazioni - vere o presunte vere - possono servire per manovrare i fili della comunicazione e, in seconda istanza, della politica, nonché condizionare il futuro. Chiamarli ricatti è riduttivo: lì sono tutti ben attenti a non essere perseguibili; diciamo piuttosto che si prendono degli accordi, delle "collaborazioni" per far uscire o tenere nascosta una notizia. E gli accordi non si risolvono in vili bustarelle, ma in appoggi a questo o quello, posti di lavoro ambiziosi, con stipendi altissimi; in pratica, raccomandazioni non ricostruibili né, quindi, perseguibili.

#IlSalotto - A tu per tu con Franco Faggiani, il ricercatore di storie

Federica Privitera @la_effesenza e Franco Faggiani al #SalTo19
Ci sono autori che ami per come scrivono; ci sono quelli, poi, da cui non riesci a staccarti per le tematiche che scelgono di raccontare. Nell’uno o nell’altro caso a emergere è la loro genialità e si è sicuri di avere appena letto dei testi di elevatissima qualità. Dei capolavori, che uniscono queste due caratteristiche, non sto neanche a parlare. Ma c’è una quarta categoria che trasforma la lettura in un’attività onirica, di evasione e fuga momentanea. È la letteratura fatta di belle storie scritte con lo stile che ti aspetti. Il guardiano della collina dei ciliegi di Franco Faggiani rientra perfettamente in questa categoria. L’autore ha recuperato una storia pressoché dimenticata, quella del maratoneta giapponese Shizo Kanakuri, l’ha restituita al mondo con una veste tipicamente orientale unendo la realtà, frammentaria, dei fatti alla sua fantasia di narratore. Esattamente quello che ci si aspetta da un libro ambientato nel Giappone della prima metà del XX secolo. Probabilmente i lettori che avevano amato La manutenzione dei sensi proveranno un iniziale smarrimento di fronte a una storia dal ritmo completamente diverso. Ma non dimentichiamo in quale categoria si trova il romanzo: in quella del sogno. Ho incontrato Franco Faggiani al Salone Internazionale del libro di Torino e ho cercato di scoprire le sue idee dietro ai temi forti del suo ultimo romanzo: la natura, lo sport, la filosofia di vita orientale

sabato 18 maggio 2019

#CriticARTe - Fotografia Europea. Sotto la pioggia, stringendo Legami

Fotografia Europea 2019
LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi

Reggio Emilia, 12 aprile – 9 giugno
biglietto intero  15,00; ridotto € 12,00.



Abbiamo scoperto Fotografia Europea, quasi per caso, nell'edizione dell'anno passato (qui il link alla recensione); ci torniamo oggi volontariamente in un clima da tregenda. Il tessuto urbano, che precedentemente rappresentava un elemento di raccordo tra le diverse esposizioni, parte integrante del percorso artistico, diventa oggi, sotto la pioggia battente, un ostacolo che si frappone tra momenti di bellezza segmentati. Si scopre dunque un modo diverso per fruire di questi festival della fotografia diffusi all’interno delle città che diventano – e felicemente – sempre più numerosi sul territorio nazionale, garantendo il più delle volte esposizioni di grande qualità (da noi amatissimo è anche il Photolux di Lucca, che a differenza di Fotografia Europea ha però cadenza biennale). 
Il filo conduttore scelto per Reggio Emilia (Legami. Intimità, Relazioni, Nuovi mondi) è molto ampio, tanto da offrire possibilità pressoché infinite alla libera declinazione da parte degli artisti, ma anche da rischiare di diventare dispersivo. Non tutte le mostre risultano quindi ugualmente pertinenti e il nesso appare in taluni casi un po' forzato, pur senza inficiare mai l’interesse dell’esposizione stessa. Al tempo stesso, però, la varietà dei temi e degli spunti diventa ricchezza per chi si prende il tempo di esplorare quanto offre la rassegna assecondando i richiami interni e gli agganci che raccordano le esibizioni le une alle altre secondo direttrici non scontate, che mutano e si rinnovano di volta in volta, sulla base delle diverse sensibilità dei singoli fruitori. 

#SalTo19 - Salinger, l’uomo e lo scrittore: incontro con Matt Salinger nel ricordo del padre

Debora Lambruschini insieme a Matt Salinger

Ho incontrato Matt Salinger. Sì, il figlio del leggendario scrittore. Il mio Salone del libro 2019 si può decisamente riassumere così.
Insieme a un ristretto gruppo di blogger e giornalisti salingeriani, venerdì scorso sono stata invitata da Einaudi per una chiacchierata informale con Salinger, la sera prima di un incontro tra lui e il pubblico del Salone del libro. Nonostante siano ormai diversi anni che faccio questo lavoro e siano ormai tanti gli scrittori incontrati, questa volta l’emozione era tanta, così come i dubbi su come impostare le domande: cosa chiedere al figlio di uno degli scrittori più schivi di tutti i tempi? Come trovare una chiave per entrare, con rispetto ma anche con una naturale curiosità, nel loro mondo privato, cercare di svelare anche solo uno spiraglio del mistero Salinger? E, ovviamente, la domanda che tormenta tutti i suoi lettori: è vero che presto saranno pubblicati preziosi materiali inediti? Aggiungete mille altre domande – perché, diciamocelo, non ti capita tanto spesso di prendere un aperitivo con Matt Salinger – e il timore di porre proprio quella che lo farà spazientire e lasciare bruscamente la stanza, creando il panico tra i colleghi presenti ed ecco, avete più o meno colto lo stato d’animo con cui mi sono presentata all’appuntamento, che era, ne sono abbastanza certa, molto simile a quello degli altri blogger presenti. Non ci sono state rivelazioni o scoop particolarmente esclusivi, questo lo preciso subito, ma numerosi gli spunti di riflessione emersi dalla chiacchierata e la sensazione di essere riusciti, anche solo per un attimo, a rivedere il buon vecchio JD. Quello che è sembrato apparire proprio lì di fronte a noi nel momento in cui Matt Salinger è entrato nella stanza, tanto è forte la somiglianza fra padre e figlio. Per più di un’ora ha chiacchierato con noi, talvolta ponderando attentamente le risposte da dare alle nostre domande, attento a non rivelarsi più del necessario, ma sempre donandosi con generosità: un equilibrio difficile, di chi è abituato a veder manipolare le proprie parole e che da questo cerca di difendersi.

venerdì 17 maggio 2019

La nascita del sogno americano nelle parole di Hamlin Garland




Racconti dal Dakota
di Hamlin Garland
traduzione di Sara Inga
D editore, 2019

pp. 312 
€ 14,90 (cartaceo)

In un giorno afoso, mentre si dirigeva verso il magazzino, Rivers si mise a studiare il cielo e il clima. Nella prateria, come in mare, era importante saper interpretare i venti, l’umidità, il colore dell’aria. Ogni segno era detentore di qualche segreto formidabile, che solo in pochi sapevano leggere. (p. 49)

C’è una frase che si usa spesso per indicare la necessità di lavorare molto e di buona lena per ottenere, infine, un capolavoro, qualcosa di apprezzabile e degno di essere riconosciuto: “Roma non è stata costruita in un giorno”. Roma centro del mondo antico, le cui vestigia ancora oggi restano indimenticabili, ha richiesto centinaia di anni per diventare caput mundi. Cos’era all’inizio, infatti, se non un piccolo villaggio composto da capanne, i cui abitanti provenivano dalle zone circostanti e comprendevano etruschi, latini, sabini, forse anche troiani?
Così come Roma prima di essere Roma era poco più di un aggregato di genti, allo stesso modo gli Stati uniti d’America, prima di diventare la superpotenza emersa nella prima e confermatasi nella seconda metà del Novecento, sono stati altro. Dopo la guerra d’Indipendenza che nel 1776 ha sancito la nascita del nuovo stato, nel Diciannovesimo secolo troviamo l’epoca dei pionieri, di genti che, armate di coraggio e brama di conquista, hanno lasciato le certezze delle proprie esistenze – spesso segnate da povertà e prospettive limitate – per spingersi verso ovest, verso territori inesplorati da reclamare o più verosimilmente da strappare agli abitanti locali. È di questi luoghi e di questo periodo storico che Garland ci racconta, trasportandoci in terre a volte inospitali e spazzate dal vento e dalla neve, là dove i pionieri si sono spinti per tornare a nuova vita.

#SalTo19 - Il mio giovedì tutto italiano: Manfredi, Marzano e Pomella

Valerio Massimo Manfredi e Antonio Riccardi
Finalmente il 2019 è stato l’anno giusto per me. Sono riuscita a visitare il Salone Internazionale del Libro di Torino e l’ho fatto con uno spirito diverso da quello che animava i miei desideri di visita negli anni passati. Se prima infatti avevo il sogno di immergermi in un evento, una comunità (come l’ha definita Nicola Lagioia) dal respiro più ampio rispetto a quello caratteristico dell’ambito accademico, adesso, invece, ho capito che per godere di tutto ciò che la letteratura mondiale ha da offrirmi, devo partire dall’Italia e dai suoi scrittori. Rimanere fermi per non farlo completamente. Per questo del ricco calendario di eventi della prima giornata del SalTo ho prediletto i dibattiti tenuti da autori italiani. Una scoperta per me, che ho da tempo indirizzato le mie letture verso scrittori angloamericani.

"Tutto era possibile, e forse anche la grazia innocua e il cinguettio gentile non erano l’unico destino possibile per una donna": le "Streghe" di ieri e di oggi nell'ultimo libro di Mona Chollet

Streghe.
Storie di donne indomabili dai roghi medievali a #MeToo
di Mona Chollet
UTET, 2019

Traduzione di Eleonora Marangoni

pp. 253
€ 18,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

La tentazione di aprire questo commento con lo storico slogan “Tremate! Tremate! Le streghe son tornate!” sarebbe forte. Tuttavia, se ciò non accadrà, sarà per un’evidenza di non poco conto: le streghe non sono tornate per il semplice fatto che in realtà non se ne sono mai andate. Anche Mona Chollet lo sa bene, e non a caso il concetto è più che esplicito nell’arco temporale tracciato dal sottotitolo del suo Streghe, appena pubblicato in traduzione italiana da UTET: Storie di donne indomabili dai roghi medievali al #MeToo. Secondo l’autrice, difatti, il tragico e secolare fenomeno della caccia alle streghe, che albeggia al tramonto del Quattrocento, starebbe all’origine dell’attuale condizione femminile, o meglio di tutti quei pregiudizi che ancora influenzano in negativo la vita delle donne. L’accusa di stregoneria, che dalla fine del Quindicesimo secolo è stata usata per ridurle in uno stato di sottomissione e sudditanza, ha progressivamente adeguato i suoi connotati allo spirito dei tempi, riuscendo così in un’impresa bifronte: mentre il volto patriarcale non ha mai smesso di gettare uno sguardo occhiuto su ogni donna che non fosse conforme al proprio sistema di valori e voleri, le donne stesse, preoccupate di destare anche il minimo sospetto, hanno proiettato su di sé le prospettive di una visione altra e altrui, cioè quella maschile, in un cortocircuito perverso che non solo non ha messo fine ai roghi – reali e metaforici – ma spesso, artatamente, le ha rese artefici delle prime scintille. 

giovedì 16 maggio 2019

#SalTo19 Il giallo nordico e le donne della Läckberg

 In occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo, La gabbia dorata, edito da Marsilio, l'autrice Camilla Läckberg è stata ospite al Salone del Libro, in un incontro molto interessante, moderato da Marta Cervino, giornalista culturale di Marie Claire, in Sala Azzurra. 

La regina del giallo nordico presentava il primo titolo di una nuova serie noir, che vede come protagonista una donna molto determinata a riprendere in mano la propria vita, Faye, e che potrà farlo solo dopo aver compiuto una vendetta. L'autrice ha raccontato quanto di se stessa ci sia in questo personaggio e quanto sia fondamentale per le donne fare rete, entrare in sintonia e aderire ad una sorta di "sorellanza".

"A 40 anni non ti importa molto di quello che la gente pensa di te, e mi rendo conto che sono molto diretta su alcuni argomenti, ma non posso ad esempio tollerare che tra i miei figli, le mie figlie non avranno le stesse opportunità dei miei ragazzi. Le critiche più feroci su quanto io non sia una brava madre mi vengono mosse spesso da donne. Ecco io credo che dovremmo smetterla di andarci contro, perché le donne insieme sono una forza, e anche se questo può sembrare solo un cliché dovremmo capire quello che la protagonista del mio libro capisce ad un certo punto, che solo unite siamo potenti. Dovremmo smetterla di essere in competizione e aiutarci, invece che insultarci".

#SalTo19 - Un Salone antifascista


In ordine da sinistra verso destra: Michela Murgia, Mimmo Franzinelli,
David Bidussa, Claudio Vercelli, Francesco Filippi
Durante il secondo giorno del Salone del libro di Torino 2019, venerdì 10 maggio, si è tenuta una delle conferenze più interessanti e attese dell'intera fiera. Vuoi per il calibro degli relatori, vuoi per il teso clima politico di questi ultimi tempi, incendiato oltretutto dal caso Altaforte, alle 16.30 la Sala rossa si è riempita di editori, giornalisti e blogger; fuori sono rimasti, come altre volte è accaduto, i "comuni mortali" sprovvisti di badge, che non senza qualche polemica hanno fatto notare di essere loro i visitatori paganti della fiera.
Il dibattito, durato oltre un'ora, ha visto al centro il tema dell'attualità del fascismo, una ideologia virtualmente sepolta nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale e la morte di Mussolini, ma che soprattutto negli ultimi anni sembra essere tornata in auge e, di recente, non si nasconde più dietro nuvole di fumo, nonostante l'articolo XII delle disposizioni transitorie e finali della nostra Costituzione e la legge 645 del 1952 che ha istituito il reato di apologia del fascismo volto a punire «chiunque promuove, organizza o dirige le associazioni, i movimenti o i gruppi» (comma 2) di ispirazione fascista.

#IlSalotto - «Quella che oggi è storia un tempo è stata attualità: ecco perché possiamo analizzare e satireggiare il passato». Intervista a Lia Celi e Andrea Santangelo

Lia Celi e Andrea Santangelo

Ci sono autori che non manco mai di leggere, sono come un appuntamento fisso che attendo con grandi aspettative e, alla fine del libro, posso ogni volta fare un applauso. Succede questo con i libri di Lia Celi e Andrea Santangelo, che sono in grado di unire la precisione storica al piacere della lettura, tra satira di costume (d'epoca!) e aneddoti imperdibili. 
Questa volta il duo ci porta a conoscere più da vicino un personaggio decisamente controverso: Lucrezia Borgia. Nel loro nuovo saggio, Le due vite di Lucrezia Borgia, la figlia illegittima di papa Alessandro VI ci mostra le sue due anime, in un secolo decisamente pieno di intrighi e strategie politiche, molto al di là di qualsiasi politicamente corretto. Sesso, assassinii, accordi segreti sono solo la quotidianità in cui la piccola e bellissima Lucrezia si trova a crescere e a farsi spazio, fino a diventare la duchessa di Ferrara. E fino alla sua scelta, per alcuni improbabile, di dedicarsi alla religione e all'accudimento dei meno fortunati. 
Per farci raccontare un po' dei retroscena di questo nuovo libro e non solo, ho chiesto direttamente ai due autori, che vedete qui affianco in uno scatto a dir poco speciale. 

In Le due vite di Lucrezia Borgia tornate a lavorare insieme: come funziona il vostro “team” ormai rodato? E da cosa è partita l’idea di iniziare a collaborare? 
La “paraninfa” del nostro duo è stata Sonia Mariotti, promotrice di un corso per aspiranti scrittori, che ci ha voluto come relatori. Quell’occasione ci ha fatto conoscere e scoprire un feeling reciproco basato sull’amore per la storia e per lo humour. Dal corso, che ha avuto un certo successo, è nato un manuale semiserio, Tiralo fuori se hai coraggio, che ha dato anche a noi il coraggio di trasformare le nostre conversazioni da bar su presente e passato nello spunto per un libro. Abbiamo subito trovato in Utet un editore interessato ed è nata nostra prima opera a quattro mani, Mai stati meglio, guarire da ogni malanno con la storia, che dopo cinque anni è ancora il manifesto programmatico del nostro modo di raccontare il passato

Siate sinceri: capitano battibecchi? Se sì, c’è un vostro modo speciale per risolverli? 
Siamo sinceri: mai capitati. Certo, talvolta non siamo concordi, ma non abbiamo mai litigato per motivi legati alla scrittura. La vita è già complicata abbastanza tra famiglie, tasse, politica, malattie, climate change e traffico che non avvertiamo la necessità di polemizzare sulla storia. Anzi, la storia normalmente risolve i guai, con il suo potere storioterapeutico. Datevi alla Storioterapia!

mercoledì 15 maggio 2019

#SalTo19 - Una generazione che ha fame: il romanzo di esordio di Isabella Corrado

Fame
di Isabella Corrado
Ensemble edizioni, 2019

pp. 162
€ 15 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)


Siamo una generazione vorace - dico siamo perché sia io che l'autrice e i suoi personaggi condividiamo l'ansia da trentenni in questa dimensione di precariato e precarietà che ci pesa tanto sulle ambizioni quanto sul portafoglio. Così i protagonisti di Fame, Manuela e Derek, vivono in una dimensione di perenne incertezza: per lei c'è la frustrazione lavorativa, quel barcamenarsi tra stage mal retribuiti e veri e propri sfruttamenti, nonostante l'ottima formazione ricevuta; per lui, ricco di famiglia, c'è semmai l'inerzia di voler diventare artista ma non crederci fino in fondo, e affogare il suo scontento in alcol, donne e shopping compulsivo. E fame. Sì, perché entrambi i protagonisti trovano nel cibo un modo per riempire almeno temporaneamente i propri vuoti: poco conta che i loro siano corpi piacevoli alla vista, addirittura belli; dentro soffrono di una fame atavica, che si ripresenta spesso all'interno del romanzo. 
L'incontro tra loro non è che una pura e mera casualità (come, d'altro canto, niente avviene per meriti propri, in questo romanzo, ma sempre perché qualcun altro tira i fili o perché esiste l'arbitrarietà): un'attrazione come tante - sia Manuela sia Derek sanno bene cosa significhino i rapporti occasionali, senza alcuna volontà di costruire. Eppure, per Derek scatta qualcosa: l'illusione della salvezza, l'illusione che Manuela possa colmare la sua fame una volta per tutte e aiutarlo a uscire dalla terribile impasse che l'ha portato a frequentare uno studio psicoanalitico. 

#SalTo19 - Da Alan Pauls a Ernesto Franco: tre incontri dedicati alla narrativa argentina




Con il titolo di questa trentaduesima edizione che omaggia il maggiore romanzo di Julio Cortázar e uno dei numerosi percorsi tematici dedicato allo spagnolo in qualità di lingua ospite, le letterature ispano-americane non potevano che avere un ruolo da protagonista al Salone del libro di Torino.
La narrativa argentina, in particolare, ha animato tre tra i molti interessanti incontri che si sono susseguiti nella sala Plaza de Los lectores.

Alan Pauls, autore di Trance. Autobiografia di un lettore, e il racconto di una passione smisurata: quella per la lettura 
(sabato 11 maggio, ore 14.30, Plaza del Los Lectores)

Alan Pauls, classe 1959, nativo di Buenos Aires, è un narratore e un raffinato critico i cui libri sono stati tradotti e pubblicati in Italia grazie all'iniziativa della casa editrice SUR. Al Salone del Libro ha presentato, incalzato dalle domande dello scrittore Giorgio Vasta, la sua ultima fatica: Trance. Autobiografia di un lettore, gustosa opera che, sotto forma di glossario (e in questa scelta è già pienamente riconoscibile, nei panni dell'autore, l'identikit di un lettore: il lettore di Roland Barthes) porta sulla pagina quella intricata "fenomenologia della lettura" costituita da quei riti, dalle “superstizioni” che ogni appassionato fruitore di letteratura sviluppa e conosce. In altre parole: la storia, narrata dal particolare angolo di visuale dell'autore (implicito), ma in cui è facile identificarsi, del rapporto tra chi legge e quei mondi generati dalla semplice azione di fissare lo sguardo sul foglio, il racconto di un amore esclusivo, di una dipendenza, a tratti di una bellissima e innocente nevrosi che ci muta e fa sì «che una sofisticata invenzione della cultura umana conquisti lo status di urgenza organica e riesca a infiltrarsi nell'elenco indegno ma improrogabile delle cosiddette funzioni basilari».

"La ragazza del convenience store": la libertà di essere strani in una società che ci vuole tutti uguali

La ragazza del convenience store
di Murata Sayaka
Titolo originale Konbini Ningen
Edizioni e/o, luglio 2018

Traduzione di Gianluca Coci

pp. 176
€ 15 (cartaceo), € 11,99 (ebook)


Chi non identifica il Giappone con il mondo dell’automatismo e della robotica, degli androidi che sostituiscono gli uomini nelle attività quotidiane? In effetti non è raro incontrare piccoli umanoidi che nelle stazioni ti indicano il percorso migliore da effettuare o che negli hotel ti aiutano a espletare le procedure di check-in. Tralasciando eventuali speculazioni etiche, tale realtà è un dato di fatto nel Paese del Sol Levante, ma anche una metafora con cui descrivere molti dei lavori più usuranti della sua società, atti quasi a “meccanicizzare” gli individui. Come nel caso dei konbini, i convenience store, un’istituzione commerciale e sociale del Giappone contemporaneo. Diffusi capillarmente sull'intero territorio, questi piccoli ed efficientissimi supermercati come i 7 Eleven, i Family Mart o i Lawson sono una rassicurante costante geografica. In ogni via se ne trova uno, aperto 24/7, capace di nutrire e assistere i cittadini con innumerevoli servizi. E i konbini coniugano i due aspetti più contrastanti della società nipponica: la ferma volontà di assistere al meglio la persona e un mondo del lavoro alienante, vessatorio e usurante. Nei konbini infatti i turni sono lunghi, il lavoro poco qualificato, la paga bassa, le possibilità di carriera quasi inesistenti. Non sorprende quindi che sia considerato il classico lavoretto di ripiego, una momentanea parentesi per studenti, casalinghe, artisti falliti e persone costrette a sbarcare il lunario.