venerdì 24 maggio 2019

Quando il nostro presente va in fiamme: "Nel silenzio delle nostre parole", vincitore del Premio DeA Planeta

Nel silenzio delle nostre parole
di Simona Sparaco
DeA Planeta, 14 maggio 2019

pp. 280
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Il 23 marzo è una data che per gli abitanti di un palazzo anonimo di Berlino resterà indelebile, perché cambierà per sempre la loro vita e quella delle persone che amano: in un appartamento disabitato, un frigorifero difettoso innesca un cortocircuito che porterà a un incendio devastante. Negli appartamenti affianco e di sopra gli inquilini sono andati a dormire o si apprestano a prendere decisioni importanti. Come un fermo immagine, Simona Sparaco ci presenta i protagonisti del suo Nel silenzio delle nostre parole, romanzo che le è valso il prestigioso Premio DeA Planeta 2019, e poi ci lascia in sospeso, non sappiamo cosa accadrà con l'incendio che si sta propagando, perché il cuore della narrazione è occupato da quanto è successo in quella lunga giornata. Una giornata in cui l'anziana Naima si è preoccupata, come sempre, per il marito, che trascorre troppe ore a letto da quando è stato a casa dal lavoro, e per il figlio Bastien, che non ha mai smesso di dare grattacapi. Al di là di un muro, la giovane Alice, in Germania per un Erasmus, sta sperimentando cosa significhino passione e amore insieme a Matthias, timido artista locale; è talmente coinvolta da voler vivere la sua storia senza condividerla con nessuno, senza rispondere alle chiamate dall'Italia della madre Silvana. Al piano di sotto, invece, la ventitreenne Polina guarda con distacco il figlio, Janis, simbolo del suo fallimento come ballerina classica: ancora non le è chiaro perché abbia accettato che quell'essere le squassasse le anche, e che le prendesse tutte le energie, e il pensiero del suicidio cova spesso in lei come se fosse l'unica soluzione. Accanto a Polina, l'appartamento 3B, quello da cui sarebbe partito l'incendio; sullo stesso piano, anche l'appartamento di un personaggio singolare, visto solo di sbieco, un uomo scambiato da molti per un barbone, che passa più tempo fuori a bere che a casa. 

#CriticaNera - La danza dei veleni: una serie di delitti e di bestie feroci

La danza dei veleni
di Patrizia Rinaldi
edizioni e/o, 2019

pp. 211
€ 16,50 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

Tra i pensieri della mattina, fedeli come cani maltrattati, comparve il solito, il più prepotente, pronto a ripeterle che lei di bello aveva solo il nome. Succedeva a ogni alba che intravedeva tra i palazzi dal basso della sua veranda. Perciò aveva accettato e perciò adesso parte del contrabbando se ne stava in una gabbia (p. 13).
La mia recente passione per gialli, thriller, noir e quanto c'è di affine a questi generi letterari mi ha condotta a leggere La danza dei veleni (edizioni e/o, 2019), l'ultima opera di Patrizia Rinaldi, autrice proveniente da Napoli laureata in Filosofia e specializzata in scrittura teatrale.
Inizialmente devo ammettere che ero decisamente restia perché avevo scoperto che si trattava dell'ultimo capitolo della serie dedicata al personaggio immaginario di Blanca Occhiuzzi (già nel cognome si scorge la contraddizione della condizione che caratterizza la donna), detective della polizia ipovedente che si muove in una Napoli a tinte fosche, e l'unico limite che mi pongo nei confronti delle serie è quello di iniziare a leggerle dal primo capitolo. Poi, però, ho scoperto che della trama faceva parte un'altra mia grande passione: cani e altri animali; così mi sono decisa e mi sono immersa nel mondo di Blanca, del commissario Martusciello e degli altri suoi colleghi.
La danza dei veleni è un noir ambientato nella Napoli dei giorni nostri; al centro della narrazione, troviamo una giovane poliziotta ipovedente madre adottiva di una ragazza, Ninì, e dotata di una sensibilità fortissima per odori, rumori, atmosfere.

giovedì 23 maggio 2019

"Un Bacio è troppo poco": Maria Letizia Putti e Roberta Ricca raccontano la vita di Luisa Spagnoli

La signora dei Baci. Luisa Spagnoli
di Maria Letizia Putti e Roberta Ricca
Graphofeel Edizioni, 2016

pp. 167
€ 13,00

Da quando la Rai ha girato su di lei una fortunata miniserie in due puntate, andata in onda all’inizio del 2016, Luisa Spagnoli, imprenditrice italiana di successo vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha assunto le fattezze della bella e brava interprete Laura Ranieri. Licenza estetica da piccolo schermo, si dirà, dal momento che la fondatrice della Perugina e della casa di moda che ancora oggi porta il suo nome era certamente dotata di moltissimi talenti, ma forse non aveva ricevuto in dono “il bene effimero della bellezza”, perlomeno non di quella canonica. Eppure, a guardarla sorridere dalla copertina del libro che le hanno dedicato Maria Letizia Putti e Roberta Ricca – La signora dei Baci, pubblicato da Graphofeel Edizioni – la signora Luisa (come tutti la chiamavano) appare non meno radiosa di un’attrice sul tappeto rosso, complice anche l’eleganza della mise. La sua vita, del resto, è stata avvincente proprio come una sceneggiatura, e il lavoro a quattro mani delle due autrici dà conto quadro per quadro di un percorso esistenziale che va letteralmente “dalle stalle alle stelle”, non ultime quelle blu che ancora fanno bella mostra stampate sull’incarto argentato di uno dei cioccolatini più famosi e apprezzati di sempre.

«Ti mandavano al confino perché... A volte non lo sapevano nemmeno loro, il perché»: a Ventotene con "La macchina del vento"

La macchina del vento
di Wu Ming 1
Einaudi, aprile 2019

pp. 335
€ 18,50 (cartaceo)

Sì, era stato il disgusto per il tempo che ci era toccato in sorte ad avviare la reazione a catena. Dal disgusto e dall'attrito quotidiano contro il nostro tempo era scaturita ogni sovrapposizione, fantasticheria, vaticinio... e cortocircuito. (p. 242)
Raccontare il confino: sono tanti i libri che hanno tramandato in forma saggistica, cronachistica o romanzesca i ricordi di chi è stato mandato a fare una "vacanza", come dicevano i fascisti, ma La macchina del vento di Wu Ming 1 ha un potere speciale nel narrare uno degli spaccati di storia più controversi del nostro Novecento. Spesso allontanati perché nemici politici, omosessuali, potenziali rivoluzionari o semplicemente perché antifascisti, molti sono approdati a Ventotene. I due protagonisti del romanzo, Giacomo e Erminio, hanno alle loro spalle un passato diverso: Giacomo era un allievo di Enrico Fermi; Erminio stava per scrivere una tesi ambiziosa sul mito greco, dando alla ricerca un taglio tutt'altro che filofascista. Complici la loro giovane età e il fatto che entrambi si trovano persi a fantasticare nelle loro idee di evasione, tra i due nasce immediatamente la curiosità di conoscersi meglio e l'amicizia scatta di lì a poco.

mercoledì 22 maggio 2019

La libreria: quel luogo magico dove l'ossessione per i libri prende vita

La mia meravigliosa libreria
di Petra Hartlieb
Edizioni Lindau, 2019

Traduzione di Juliana De Angelis

pp. 200
€ 17,00



Le storie personali sono tanto diverse quanto le ragioni per lavorare in una libreria, l’unico denominatore comune pare essere una sana dose di follia: l’ossessione per i libri che si può capire solo quando se ne è affetti. (p. 197)
Occhi sognanti e parlantina sfrenata. Questo l’identikit dell’ossessionato di libri. Sì, perché nella coesistenza di mente che si libra in voli lontani e voglia di dire a tutti perché quello che stiamo leggendo è un testo che non può mancare nella libreria dell’interlocutore, si esaurisce l’essenza di chi nutre la propria vita con i libri. Di qualunque foggia o contenuto, l’appassionato lettore non può fare a meno di un libro accanto a sé. Pensare di fare di questo un lavoro, tuttavia, è un altro paio di maniche. Certo, «probabilmente tutto si spiega con una parola: passione. Ma forse la si potrebbe chiamare follia» (p. 69). E Petra Hartlieb è autorizzata a dirlo: lei e il marito hanno lasciato un lavoro stabile e una casa nel quartiere più culturalmente vivo di Amburgo per rilevare una libreria sull’orlo della chiusura nel Währing, il diciottesimo distretto di Vienna e uno dei quartieri più belli tra le zone residenziali della città. Così, nell’arco di una vacanza estiva, la loro vita è, irreversibilmente ma gioiosamente, cambiata grazie all’apertura della Hartliebs Bücher.

«Puoi fare quello che vuoi, con me»: la vera stranezza è non rinunciare all'altro. L'amore nel nuovo romanzo di Sally Rooney

Persone normali
di Sally Rooney
Einaudi, 21 maggio 2019

Traduzione di Maurizia Balmelli

pp. 240
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

È incredibile come prendi delle decisioni perché ti piace qualcuno, dice lui, e poi tutta la tua vita è diversa. Credo che la nostra sia quella strana età in cui la vita può cambiare enormemente per delle decisioni minime. (p. 211)
Ecco un libro che rileggerò, ho pensato quando ieri sera ho chiuso Persone normali, il nuovo romanzo di Sally Rooney. Dopo avermi conquistata l'anno scorso con il suo esordio Parlarne tra amici, la scrittrice irlandese è tornata in libreria con una storia di enorme delicatezza, una storia d'amore apparentemente facile da riassumere, in realtà difficile da interpretare rendendo giustizia alla sua scrittura.
La storia si apre con i due protagonisti al college: popolare, sportivo, di bell'aspetto e ambizioso Connell; altrettanto brillante ma infinitamente più isolata Marianne. I due si incontrano quasi ogni giorno, quando Connell va ad aspettare che la madre Lorraine finisca i lavori di casa nell'enorme casa semivuota di Marianne; poche parole, alcuni sguardi, un'attrazione sottile di cui Connell non si capacita. Ma i corpi sanno come prendersi gioco di tutto, anche dei ruoli sociali: come potrebbe però Connell accettare di diventare bersaglio di tutti a scuola? Sarebbe di certo preso in giro, se si scoprisse della sua passione per Marianne. Da lì, un tacito accordo: tenere segreta la loro... no, non la chiamano relazione (né lo faranno mai): meglio parlare di un'amicizia speciale, che porta i due a sperimentare cosa significhi davvero completarsi. 

martedì 21 maggio 2019

#SalTo19 - Il Salone degli indipendenti: intervista all'editore Bonfirraro


La sindaca Appendino visita lo stand Bonfirraro
La casa editrice Bonfirraro, costruita per volontà del suo editore Salvo, negli anni Ottanta, in Sicilia, e negli ultimi anni diventata anche a gestione familiare, per la passione del figlio Alberto, è una di quelle realtà indipendenti che provano a fare cultura anche in tempi difficili, contando solo sulle proprie scelte e senza l’aiuto di alcun finanziamento, in un luogo magico ma ricco di contraddizioni, come l’entroterra isolano, precisamente a Barrafranca, in provincia di Enna. 

Li incontro al Salone del Libro, e la prima cosa che chiedo loro è cosa significa essere indipendenti, oggi:
“Significa innanzitutto non appartenere a nessun grosso gruppo editoriale. Significa fare delle scelte senza essere condizionati da terzi. Non riceviamo contributi pubblici e non produciamo e vendiamo libri pagati da Istituzioni pubbliche. Alcune volte ricorriamo alla sponsorizzazione di aziende private per poter produrre alcune pubblicazioni ed è una strada, questa, che nel settore culturale è molto praticata, non solo per la realizzazione di libri ma per qualsiasi tipo di attività culturale, anche di grossa portata. Questo ci consente, comunque, di rimanere sempre e comunque indipendenti, di fare le scelte che vogliamo e di scegliere i libri da pubblicare secondo i nostri gusti e quelli dei nostri lettori”. 

Infinitiplicare le parole. Oltre abita il silenzio di Enrico Terrinoni


Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura
di Enrico Terrinoni
Il Saggiatore, 2019 (prima ed.)

pp. 220


€ 24,00 (cartaceo)


Non singolare che il software di videoscrittura sopra cui il documento si va elaborando - che al lettore potrà sembrare interessante o prolisso a seconda della sua disposizione verso l’autore del volume o della nota critica – segnali con un piccolo segmento a zigzag di colore rosso che il termine utilizzato per titolo non si può costringerlo alla categoria delle parole significanti. “Infinitiplicare” – ecco che di nuovo sono ammonito dell’errore – non rimanda a nessuna immagine mentale, né reale (il software di videoscrittura, il volume da recensire, etc.) né fantasiosa (un bestiario di animali mitologici). Neppure si potrebbe farne una procedura: assumendo che il termine sia composto da “infinito”, già intelligibile nel solo territorio del paradosso, e “moltiplicare”, si potrebbe tradurlo con l’espressione “moltiplicare all’infinito”. Ma soltanto quanto è finito contiene in potenza la riproducibilità: ecco che l’immagine mentale della moltiplicazione aritmetica è interdetta dalla parola. Non si tratta di trovare nuovi generi per nuove parole, si tratta invece di sovvertire il genere.

lunedì 20 maggio 2019

Una passeggiata per le vie di Torino seguendo gli odori de «L’annusatrice di libri»

L'inizio del book tour a piazza Solferino - foto di @la_effesenza
Non credo sia una regola quella di scrivere, nei propri libri, solo di luoghi che si conoscono. Io sono una lettrice che scrive, non viceversa. Pertanto quando scrivo penso più alle reazioni dei miei lettori che non alle mie esigenze di scrittrice. Alla fin fine l’autore deve farsi un po’ i fatti propri una volta che ha licenziato il suo testo! Le maglie delle descrizioni devono essere larghe al punto da permettere al lettore di completare ciò che manca con l’immaginazione. Il fatto di scrivere di luoghi che si conoscono, secondo me, dipende dal tipo di libro che si vuole scrivere. Nel caso di testi dalla forte componente psicologica, spesso si racconta di non luoghi o sedi dell’anima. Nel caso dei romanzi come L’annusatrice è innegabile che i luoghi abbiano un ruolo determinante. Certo, potrei scrivere (e penso che lo farò!) libri ambientati in città che non conosco, ma non so fino a che punto riuscirei a restituire al lettore quell’atmosfera, quelle abitudini, quell’energia che sono presenti nella mia mente solo pensando a Torino, la mia città.

Homo homini lupus: "La lotteria" di Shirley Jackson

La lotteria
di Shirley Jackson
Adelphi, 2007

Traduzione di Franco Salvatorelli

pp. 82
€ 10,00 (cartaceo)

La mattina del 27 giugno era limpida e assolata, con un bel caldo da piena estate; i fiori sbocciavano a profusione e l'erba era di un verde smagliante. La gente del paese cominciò a radunarsi in piazza, tra l'ufficio postale e la banca, verso le dieci. In certe città, dato il gran numero di abitanti, la lotteria durava due giorni, e bisognava iniziarla il 26 giugno; ma in questo paese, di sole trecento anime all'incirca, bastavano meno di due ore sicché si poteva cominciare alle dieci del mattino e finire in tempo perché i paesani fossero a casa per il pranzo di mezzogiorno. 
I primi ad arrivare furono naturalmente i bambini. (p. 11)
Nel New England c'è una tradizione. A giugno, per propiziare un buon raccolto, si tiene una lotteria in ogni città. Tutti gli abitanti sono chiamati a partecipare e, anche se qualche villaggio abitato da scemi, ha deciso di abolire la pratica, in questo piccolo paese le tradizioni sono dure a morire. Si è abbandonato qualche aspetto folkloristico come l'inno cantato, ma la lotteria si è sempre tenuta e sempre si terrà. Si estrae da un bussolotto nero un biglietto: tutti i biglietti sono bianchi, con la sola eccezione di un biglietto con un pallino nero al centro. 
Chi lo estrae viene lapidato sul posto.

domenica 19 maggio 2019

La verità non è una, la verità è quello che hanno deciso di farci credere: "Nella notte" di Concita De Gregorio

Nella notte
di Concita De Gregorio
Feltrinelli, 9 maggio 2019

pp. 236
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Devi solo imparare a non fidarti di nessuno. Nemmeno di Atzeni. Poi vai diritta. Fai bene a occuparti di politica, brava. Persone come te devono farlo. Brava ma attenta. Niente è come sembra. Nulla è come ti aspetti che sia. Puoi contare solo su te stessa, sempre. (p. 71)
Immaginate di aver fatto un'ottima tesi di dottorato, una sorta di inchiesta che si occupa della mancata elezione di un Presidente della Repubblica, una questione controversa. Immaginate che il vostro professore vi chieda di eliminare un capitolo, dicendo che vi siete un po' fatti prendere la mano e che è tangenziale. Non lo fareste? E se, dopo la discussione, vi offrisse un lavoro in un centro studi prestigioso di Roma, non accettereste? Certo, ci sono vari misteri: l'evasività riguardo il capitolo da eliminare, l'enigmatico silenzio sulle attività di questo centro studi, ma tutto passa in secondo piano per una giovane appena addottorata che cerca di portare avanti la propria carriera. Restare nel proprio ambito è un miraggio che val ben qualche rischio... Quel che la giovane Nora non si aspetta è di finire in un singolare centro di dossieraggio, dove tutte le informazioni - vere o presunte vere - possono servire per manovrare i fili della comunicazione e, in seconda istanza, della politica, nonché condizionare il futuro. Chiamarli ricatti è riduttivo: lì sono tutti ben attenti a non essere perseguibili; diciamo piuttosto che si prendono degli accordi, delle "collaborazioni" per far uscire o tenere nascosta una notizia. E gli accordi non si risolvono in vili bustarelle, ma in appoggi a questo o quello, posti di lavoro ambiziosi, con stipendi altissimi; in pratica, raccomandazioni non ricostruibili né, quindi, perseguibili.

#IlSalotto - A tu per tu con Franco Faggiani, il ricercatore di storie

Federica Privitera @la_effesenza e Franco Faggiani al #SalTo19
Ci sono autori che ami per come scrivono; ci sono quelli, poi, da cui non riesci a staccarti per le tematiche che scelgono di raccontare. Nell’uno o nell’altro caso a emergere è la loro genialità e si è sicuri di avere appena letto dei testi di elevatissima qualità. Dei capolavori, che uniscono queste due caratteristiche, non sto neanche a parlare. Ma c’è una quarta categoria che trasforma la lettura in un’attività onirica, di evasione e fuga momentanea. È la letteratura fatta di belle storie scritte con lo stile che ti aspetti. Il guardiano della collina dei ciliegi di Franco Faggiani rientra perfettamente in questa categoria. L’autore ha recuperato una storia pressoché dimenticata, quella del maratoneta giapponese Shizo Kanakuri, l’ha restituita al mondo con una veste tipicamente orientale unendo la realtà, frammentaria, dei fatti alla sua fantasia di narratore. Esattamente quello che ci si aspetta da un libro ambientato nel Giappone della prima metà del XX secolo. Probabilmente i lettori che avevano amato La manutenzione dei sensi proveranno un iniziale smarrimento di fronte a una storia dal ritmo completamente diverso. Ma non dimentichiamo in quale categoria si trova il romanzo: in quella del sogno. Ho incontrato Franco Faggiani al Salone Internazionale del libro di Torino e ho cercato di scoprire le sue idee dietro ai temi forti del suo ultimo romanzo: la natura, lo sport, la filosofia di vita orientale

sabato 18 maggio 2019

#CriticARTe - Fotografia Europea. Sotto la pioggia, stringendo Legami

Fotografia Europea 2019
LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi

Reggio Emilia, 12 aprile – 9 giugno
biglietto intero  15,00; ridotto € 12,00.



Abbiamo scoperto Fotografia Europea, quasi per caso, nell'edizione dell'anno passato (qui il link alla recensione); ci torniamo oggi volontariamente in un clima da tregenda. Il tessuto urbano, che precedentemente rappresentava un elemento di raccordo tra le diverse esposizioni, parte integrante del percorso artistico, diventa oggi, sotto la pioggia battente, un ostacolo che si frappone tra momenti di bellezza segmentati. Si scopre dunque un modo diverso per fruire di questi festival della fotografia diffusi all’interno delle città che diventano – e felicemente – sempre più numerosi sul territorio nazionale, garantendo il più delle volte esposizioni di grande qualità (da noi amatissimo è anche il Photolux di Lucca, che a differenza di Fotografia Europea ha però cadenza biennale). 
Il filo conduttore scelto per Reggio Emilia (Legami. Intimità, Relazioni, Nuovi mondi) è molto ampio, tanto da offrire possibilità pressoché infinite alla libera declinazione da parte degli artisti, ma anche da rischiare di diventare dispersivo. Non tutte le mostre risultano quindi ugualmente pertinenti e il nesso appare in taluni casi un po' forzato, pur senza inficiare mai l’interesse dell’esposizione stessa. Al tempo stesso, però, la varietà dei temi e degli spunti diventa ricchezza per chi si prende il tempo di esplorare quanto offre la rassegna assecondando i richiami interni e gli agganci che raccordano le esibizioni le une alle altre secondo direttrici non scontate, che mutano e si rinnovano di volta in volta, sulla base delle diverse sensibilità dei singoli fruitori. 

#SalTo19 - Salinger, l’uomo e lo scrittore: incontro con Matt Salinger nel ricordo del padre

Debora Lambruschini insieme a Matt Salinger

Ho incontrato Matt Salinger. Sì, il figlio del leggendario scrittore. Il mio Salone del libro 2019 si può decisamente riassumere così.
Insieme a un ristretto gruppo di blogger e giornalisti salingeriani, venerdì scorso sono stata invitata da Einaudi per una chiacchierata informale con Salinger, la sera prima di un incontro tra lui e il pubblico del Salone del libro. Nonostante siano ormai diversi anni che faccio questo lavoro e siano ormai tanti gli scrittori incontrati, questa volta l’emozione era tanta, così come i dubbi su come impostare le domande: cosa chiedere al figlio di uno degli scrittori più schivi di tutti i tempi? Come trovare una chiave per entrare, con rispetto ma anche con una naturale curiosità, nel loro mondo privato, cercare di svelare anche solo uno spiraglio del mistero Salinger? E, ovviamente, la domanda che tormenta tutti i suoi lettori: è vero che presto saranno pubblicati preziosi materiali inediti? Aggiungete mille altre domande – perché, diciamocelo, non ti capita tanto spesso di prendere un aperitivo con Matt Salinger – e il timore di porre proprio quella che lo farà spazientire e lasciare bruscamente la stanza, creando il panico tra i colleghi presenti ed ecco, avete più o meno colto lo stato d’animo con cui mi sono presentata all’appuntamento, che era, ne sono abbastanza certa, molto simile a quello degli altri blogger presenti. Non ci sono state rivelazioni o scoop particolarmente esclusivi, questo lo preciso subito, ma numerosi gli spunti di riflessione emersi dalla chiacchierata e la sensazione di essere riusciti, anche solo per un attimo, a rivedere il buon vecchio JD. Quello che è sembrato apparire proprio lì di fronte a noi nel momento in cui Matt Salinger è entrato nella stanza, tanto è forte la somiglianza fra padre e figlio. Per più di un’ora ha chiacchierato con noi, talvolta ponderando attentamente le risposte da dare alle nostre domande, attento a non rivelarsi più del necessario, ma sempre donandosi con generosità: un equilibrio difficile, di chi è abituato a veder manipolare le proprie parole e che da questo cerca di difendersi.

venerdì 17 maggio 2019

La nascita del sogno americano nelle parole di Hamlin Garland




Racconti dal Dakota
di Hamlin Garland
traduzione di Sara Inga
D editore, 2019

pp. 312 
€ 14,90 (cartaceo)

In un giorno afoso, mentre si dirigeva verso il magazzino, Rivers si mise a studiare il cielo e il clima. Nella prateria, come in mare, era importante saper interpretare i venti, l’umidità, il colore dell’aria. Ogni segno era detentore di qualche segreto formidabile, che solo in pochi sapevano leggere. (p. 49)

C’è una frase che si usa spesso per indicare la necessità di lavorare molto e di buona lena per ottenere, infine, un capolavoro, qualcosa di apprezzabile e degno di essere riconosciuto: “Roma non è stata costruita in un giorno”. Roma centro del mondo antico, le cui vestigia ancora oggi restano indimenticabili, ha richiesto centinaia di anni per diventare caput mundi. Cos’era all’inizio, infatti, se non un piccolo villaggio composto da capanne, i cui abitanti provenivano dalle zone circostanti e comprendevano etruschi, latini, sabini, forse anche troiani?
Così come Roma prima di essere Roma era poco più di un aggregato di genti, allo stesso modo gli Stati uniti d’America, prima di diventare la superpotenza emersa nella prima e confermatasi nella seconda metà del Novecento, sono stati altro. Dopo la guerra d’Indipendenza che nel 1776 ha sancito la nascita del nuovo stato, nel Diciannovesimo secolo troviamo l’epoca dei pionieri, di genti che, armate di coraggio e brama di conquista, hanno lasciato le certezze delle proprie esistenze – spesso segnate da povertà e prospettive limitate – per spingersi verso ovest, verso territori inesplorati da reclamare o più verosimilmente da strappare agli abitanti locali. È di questi luoghi e di questo periodo storico che Garland ci racconta, trasportandoci in terre a volte inospitali e spazzate dal vento e dalla neve, là dove i pionieri si sono spinti per tornare a nuova vita.

#SalTo19 - Il mio giovedì tutto italiano: Manfredi, Marzano e Pomella

Valerio Massimo Manfredi e Antonio Riccardi
Finalmente il 2019 è stato l’anno giusto per me. Sono riuscita a visitare il Salone Internazionale del Libro di Torino e l’ho fatto con uno spirito diverso da quello che animava i miei desideri di visita negli anni passati. Se prima infatti avevo il sogno di immergermi in un evento, una comunità (come l’ha definita Nicola Lagioia) dal respiro più ampio rispetto a quello caratteristico dell’ambito accademico, adesso, invece, ho capito che per godere di tutto ciò che la letteratura mondiale ha da offrirmi, devo partire dall’Italia e dai suoi scrittori. Rimanere fermi per non farlo completamente. Per questo del ricco calendario di eventi della prima giornata del SalTo ho prediletto i dibattiti tenuti da autori italiani. Una scoperta per me, che ho da tempo indirizzato le mie letture verso scrittori angloamericani.

"Tutto era possibile, e forse anche la grazia innocua e il cinguettio gentile non erano l’unico destino possibile per una donna": le "Streghe" di ieri e di oggi nell'ultimo libro di Mona Chollet

Streghe.
Storie di donne indomabili dai roghi medievali a #MeToo
di Mona Chollet
UTET, 2019

Traduzione di Eleonora Marangoni

pp. 253
€ 18,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

La tentazione di aprire questo commento con lo storico slogan “Tremate! Tremate! Le streghe son tornate!” sarebbe forte. Tuttavia, se ciò non accadrà, sarà per un’evidenza di non poco conto: le streghe non sono tornate per il semplice fatto che in realtà non se ne sono mai andate. Anche Mona Chollet lo sa bene, e non a caso il concetto è più che esplicito nell’arco temporale tracciato dal sottotitolo del suo Streghe, appena pubblicato in traduzione italiana da UTET: Storie di donne indomabili dai roghi medievali al #MeToo. Secondo l’autrice, difatti, il tragico e secolare fenomeno della caccia alle streghe, che albeggia al tramonto del Quattrocento, starebbe all’origine dell’attuale condizione femminile, o meglio di tutti quei pregiudizi che ancora influenzano in negativo la vita delle donne. L’accusa di stregoneria, che dalla fine del Quindicesimo secolo è stata usata per ridurle in uno stato di sottomissione e sudditanza, ha progressivamente adeguato i suoi connotati allo spirito dei tempi, riuscendo così in un’impresa bifronte: mentre il volto patriarcale non ha mai smesso di gettare uno sguardo occhiuto su ogni donna che non fosse conforme al proprio sistema di valori e voleri, le donne stesse, preoccupate di destare anche il minimo sospetto, hanno proiettato su di sé le prospettive di una visione altra e altrui, cioè quella maschile, in un cortocircuito perverso che non solo non ha messo fine ai roghi – reali e metaforici – ma spesso, artatamente, le ha rese artefici delle prime scintille. 

giovedì 16 maggio 2019

#SalTo19 Il giallo nordico e le donne della Läckberg

 In occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo, La gabbia dorata, edito da Marsilio, l'autrice Camilla Läckberg è stata ospite al Salone del Libro, in un incontro molto interessante, moderato da Marta Cervino, giornalista culturale di Marie Claire, in Sala Azzurra. 

La regina del giallo nordico presentava il primo titolo di una nuova serie noir, che vede come protagonista una donna molto determinata a riprendere in mano la propria vita, Faye, e che potrà farlo solo dopo aver compiuto una vendetta. L'autrice ha raccontato quanto di se stessa ci sia in questo personaggio e quanto sia fondamentale per le donne fare rete, entrare in sintonia e aderire ad una sorta di "sorellanza".

"A 40 anni non ti importa molto di quello che la gente pensa di te, e mi rendo conto che sono molto diretta su alcuni argomenti, ma non posso ad esempio tollerare che tra i miei figli, le mie figlie non avranno le stesse opportunità dei miei ragazzi. Le critiche più feroci su quanto io non sia una brava madre mi vengono mosse spesso da donne. Ecco io credo che dovremmo smetterla di andarci contro, perché le donne insieme sono una forza, e anche se questo può sembrare solo un cliché dovremmo capire quello che la protagonista del mio libro capisce ad un certo punto, che solo unite siamo potenti. Dovremmo smetterla di essere in competizione e aiutarci, invece che insultarci".

#SalTo19 - Un Salone antifascista


In ordine da sinistra verso destra: Michela Murgia, Mimmo Franzinelli,
David Bidussa, Claudio Vercelli, Francesco Filippi
Durante il secondo giorno del Salone del libro di Torino 2019, venerdì 10 maggio, si è tenuta una delle conferenze più interessanti e attese dell'intera fiera. Vuoi per il calibro degli relatori, vuoi per il teso clima politico di questi ultimi tempi, incendiato oltretutto dal caso Altaforte, alle 16.30 la Sala rossa si è riempita di editori, giornalisti e blogger; fuori sono rimasti, come altre volte è accaduto, i "comuni mortali" sprovvisti di badge, che non senza qualche polemica hanno fatto notare di essere loro i visitatori paganti della fiera.
Il dibattito, durato oltre un'ora, ha visto al centro il tema dell'attualità del fascismo, una ideologia virtualmente sepolta nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale e la morte di Mussolini, ma che soprattutto negli ultimi anni sembra essere tornata in auge e, di recente, non si nasconde più dietro nuvole di fumo, nonostante l'articolo XII delle disposizioni transitorie e finali della nostra Costituzione e la legge 645 del 1952 che ha istituito il reato di apologia del fascismo volto a punire «chiunque promuove, organizza o dirige le associazioni, i movimenti o i gruppi» (comma 2) di ispirazione fascista.

#IlSalotto - «Quella che oggi è storia un tempo è stata attualità: ecco perché possiamo analizzare e satireggiare il passato». Intervista a Lia Celi e Andrea Santangelo

Lia Celi e Andrea Santangelo

Ci sono autori che non manco mai di leggere, sono come un appuntamento fisso che attendo con grandi aspettative e, alla fine del libro, posso ogni volta fare un applauso. Succede questo con i libri di Lia Celi e Andrea Santangelo, che sono in grado di unire la precisione storica al piacere della lettura, tra satira di costume (d'epoca!) e aneddoti imperdibili. 
Questa volta il duo ci porta a conoscere più da vicino un personaggio decisamente controverso: Lucrezia Borgia. Nel loro nuovo saggio, Le due vite di Lucrezia Borgia, la figlia illegittima di papa Alessandro VI ci mostra le sue due anime, in un secolo decisamente pieno di intrighi e strategie politiche, molto al di là di qualsiasi politicamente corretto. Sesso, assassinii, accordi segreti sono solo la quotidianità in cui la piccola e bellissima Lucrezia si trova a crescere e a farsi spazio, fino a diventare la duchessa di Ferrara. E fino alla sua scelta, per alcuni improbabile, di dedicarsi alla religione e all'accudimento dei meno fortunati. 
Per farci raccontare un po' dei retroscena di questo nuovo libro e non solo, ho chiesto direttamente ai due autori, che vedete qui affianco in uno scatto a dir poco speciale. 

In Le due vite di Lucrezia Borgia tornate a lavorare insieme: come funziona il vostro “team” ormai rodato? E da cosa è partita l’idea di iniziare a collaborare? 
La “paraninfa” del nostro duo è stata Sonia Mariotti, promotrice di un corso per aspiranti scrittori, che ci ha voluto come relatori. Quell’occasione ci ha fatto conoscere e scoprire un feeling reciproco basato sull’amore per la storia e per lo humour. Dal corso, che ha avuto un certo successo, è nato un manuale semiserio, Tiralo fuori se hai coraggio, che ha dato anche a noi il coraggio di trasformare le nostre conversazioni da bar su presente e passato nello spunto per un libro. Abbiamo subito trovato in Utet un editore interessato ed è nata nostra prima opera a quattro mani, Mai stati meglio, guarire da ogni malanno con la storia, che dopo cinque anni è ancora il manifesto programmatico del nostro modo di raccontare il passato

Siate sinceri: capitano battibecchi? Se sì, c’è un vostro modo speciale per risolverli? 
Siamo sinceri: mai capitati. Certo, talvolta non siamo concordi, ma non abbiamo mai litigato per motivi legati alla scrittura. La vita è già complicata abbastanza tra famiglie, tasse, politica, malattie, climate change e traffico che non avvertiamo la necessità di polemizzare sulla storia. Anzi, la storia normalmente risolve i guai, con il suo potere storioterapeutico. Datevi alla Storioterapia!

mercoledì 15 maggio 2019

#SalTo19 - Una generazione che ha fame: il romanzo di esordio di Isabella Corrado

Fame
di Isabella Corrado
Ensemble edizioni, 2019

pp. 162
€ 15 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)


Siamo una generazione vorace - dico siamo perché sia io che l'autrice e i suoi personaggi condividiamo l'ansia da trentenni in questa dimensione di precariato e precarietà che ci pesa tanto sulle ambizioni quanto sul portafoglio. Così i protagonisti di Fame, Manuela e Derek, vivono in una dimensione di perenne incertezza: per lei c'è la frustrazione lavorativa, quel barcamenarsi tra stage mal retribuiti e veri e propri sfruttamenti, nonostante l'ottima formazione ricevuta; per lui, ricco di famiglia, c'è semmai l'inerzia di voler diventare artista ma non crederci fino in fondo, e affogare il suo scontento in alcol, donne e shopping compulsivo. E fame. Sì, perché entrambi i protagonisti trovano nel cibo un modo per riempire almeno temporaneamente i propri vuoti: poco conta che i loro siano corpi piacevoli alla vista, addirittura belli; dentro soffrono di una fame atavica, che si ripresenta spesso all'interno del romanzo. 
L'incontro tra loro non è che una pura e mera casualità (come, d'altro canto, niente avviene per meriti propri, in questo romanzo, ma sempre perché qualcun altro tira i fili o perché esiste l'arbitrarietà): un'attrazione come tante - sia Manuela sia Derek sanno bene cosa significhino i rapporti occasionali, senza alcuna volontà di costruire. Eppure, per Derek scatta qualcosa: l'illusione della salvezza, l'illusione che Manuela possa colmare la sua fame una volta per tutte e aiutarlo a uscire dalla terribile impasse che l'ha portato a frequentare uno studio psicoanalitico. 

#SalTo19 - Da Alan Pauls a Ernesto Franco: tre incontri dedicati alla narrativa argentina




Con il titolo di questa trentaduesima edizione che omaggia il maggiore romanzo di Julio Cortázar e uno dei numerosi percorsi tematici dedicato allo spagnolo in qualità di lingua ospite, le letterature ispano-americane non potevano che avere un ruolo da protagonista al Salone del libro di Torino.
La narrativa argentina, in particolare, ha animato tre tra i molti interessanti incontri che si sono susseguiti nella sala Plaza de Los lectores.

Alan Pauls, autore di Trance. Autobiografia di un lettore, e il racconto di una passione smisurata: quella per la lettura 
(sabato 11 maggio, ore 14.30, Plaza del Los Lectores)

Alan Pauls, classe 1959, nativo di Buenos Aires, è un narratore e un raffinato critico i cui libri sono stati tradotti e pubblicati in Italia grazie all'iniziativa della casa editrice SUR. Al Salone del Libro ha presentato, incalzato dalle domande dello scrittore Giorgio Vasta, la sua ultima fatica: Trance. Autobiografia di un lettore, gustosa opera che, sotto forma di glossario (e in questa scelta è già pienamente riconoscibile, nei panni dell'autore, l'identikit di un lettore: il lettore di Roland Barthes) porta sulla pagina quella intricata "fenomenologia della lettura" costituita da quei riti, dalle “superstizioni” che ogni appassionato fruitore di letteratura sviluppa e conosce. In altre parole: la storia, narrata dal particolare angolo di visuale dell'autore (implicito), ma in cui è facile identificarsi, del rapporto tra chi legge e quei mondi generati dalla semplice azione di fissare lo sguardo sul foglio, il racconto di un amore esclusivo, di una dipendenza, a tratti di una bellissima e innocente nevrosi che ci muta e fa sì «che una sofisticata invenzione della cultura umana conquisti lo status di urgenza organica e riesca a infiltrarsi nell'elenco indegno ma improrogabile delle cosiddette funzioni basilari».

"La ragazza del convenience store": la libertà di essere strani in una società che ci vuole tutti uguali

La ragazza del convenience store
di Murata Sayaka
Titolo originale Konbini Ningen
Edizioni e/o, luglio 2018

Traduzione di Gianluca Coci

pp. 176
€ 15 (cartaceo), € 11,99 (ebook)


Chi non identifica il Giappone con il mondo dell’automatismo e della robotica, degli androidi che sostituiscono gli uomini nelle attività quotidiane? In effetti non è raro incontrare piccoli umanoidi che nelle stazioni ti indicano il percorso migliore da effettuare o che negli hotel ti aiutano a espletare le procedure di check-in. Tralasciando eventuali speculazioni etiche, tale realtà è un dato di fatto nel Paese del Sol Levante, ma anche una metafora con cui descrivere molti dei lavori più usuranti della sua società, atti quasi a “meccanicizzare” gli individui. Come nel caso dei konbini, i convenience store, un’istituzione commerciale e sociale del Giappone contemporaneo. Diffusi capillarmente sull'intero territorio, questi piccoli ed efficientissimi supermercati come i 7 Eleven, i Family Mart o i Lawson sono una rassicurante costante geografica. In ogni via se ne trova uno, aperto 24/7, capace di nutrire e assistere i cittadini con innumerevoli servizi. E i konbini coniugano i due aspetti più contrastanti della società nipponica: la ferma volontà di assistere al meglio la persona e un mondo del lavoro alienante, vessatorio e usurante. Nei konbini infatti i turni sono lunghi, il lavoro poco qualificato, la paga bassa, le possibilità di carriera quasi inesistenti. Non sorprende quindi che sia considerato il classico lavoretto di ripiego, una momentanea parentesi per studenti, casalinghe, artisti falliti e persone costrette a sbarcare il lunario. 

martedì 14 maggio 2019

Prospettive sciasciane al #SalTo19

Mercoledì 8 maggio è stato un mercoledì cupo e piovoso. Ero in bus, e insieme a me, piccoli gruppetti di persone silenziose, si muovevano verso l’estrema periferia Nord-ovest di Torino, nel quartiere Le Vallette, cercando le Officine Caos. Questa era infatti la suggestiva location scelta da Christian Raimo per il Reading inaugurale del XXXII Salone Internazionale del libro di Torino. 

Fuori dal teatro c’erano volanti e divise, il che mi ha un po’ riportato al clima Anni di Piombo di alcuni romanzi sciasciani, e mentre mi chiedevo se fosse tutto nel copione, attraversando l’atrio, ho scambiato due chiacchiere con un gentile signore e sua moglie, che in un lampo di orgoglio mi confessano di essere cugini della moglie di Sciascia, Maria Andronico. Entrambi appartenenti a un ramo della famiglia trasferitosi a Torino, raccontano di avere  un figlio, talentoso come il parente illustre, ormai da anni in Polonia, scappato per cercar fortuna lavorativa e con la scrittura nel sangue, impegnato a intrecciare trame e scrivere pagine sulla scia di plot polizieschi che parlano polacco ma hanno nostalgia della campagna racalmutese. 

La famiglia di Sciascia, i nipoti, alcuni critici di fiducia, conoscenti e amici sono lì, in prima fila. Sono arrivati presto, per guardare gli attori Fausto Russo Alesi e Linda Caridi, diretti da Veronica Cruciani, interpretare il compianto Leonardo Sciascia, di cui ricorrono trent’anni dalla morte, nel Reading “Ha contraddetto e si è contraddetto”, scritto da Christian Raimo sotto forma di intervista impossibile. 

#SalTo19 - Georgi Gospodinov: «A volte mi sento come un trafficante di poesia nei romanzi»

È curioso come si arrivi a certi libri, specie se non si sa niente in proposito; a volte si sa solo che alcuni lettori che stimiamo ne parlano in toni talmente entusiastici che, ritrovandoli nelle passeggiate in libreria, non possiamo fare a meno di prenderli. Ho scoperto in questo modo Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov, un romanzo così sfaccettato che ho provato a recensirlo senza riuscire a coglierne la complessità come avrei voluto. Così, quando ho saputo che sarebbe stato al Salone del Libro di Torino, ho desiderato andare per sapere come fosse dal vivo quell’autore di cui avevo già sentito la voce declinata su carta. Ho scoperto che quella personalità è divertente allo stesso modo, ironica allo stesso modo e con una naturale tendenza alla poesia.

#CritiMusica - "Allegro con fuoco": un inno d'amore per la musica classica e il pensiero libero

Allegro con fuoco
di Beatrice Venezi
Utet, 2019

pp. 176
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Mi piacerebbe allora semplicemente poter smettere di dare etichette alla musica, in una smania classificatoria che invece di aiutarci a comprendere finisce solo per rendere tutto un prodotto di marketing più facilmente commerciabile, e parlare soltanto di musica "buona" o "cattiva", ben fatta o mediocre (così come mi piacerebbe poter parlare solo di bravi e cattivi direttori e non di direttori uomini o donne, ma questa è un'altra storia) (p. 10).
Ho iniziato a leggere Allegro con fuoco (Utet, 2019) perché si tratta di un libro in cui una giovanissima direttrice d'orchestra, Beatrice Venezi, racconta il mondo della musica classica al grande pubblico e, dovendo essere sincera, questo approccio mi ricordava tantissimo Mozart in the Jungle, una divertentissima serie tv prodotta da Amazon e ispirata al libro di memorie Mozart in the Jungle: Sex, Drugs and Classical Music scritto dall'oboista Blair Tindall che racconta i veri retroscena della New York Philarmonic.
In realtà Allegro con fuoco è molto più di questo: è un viaggio tridimensionale e multi sensoriale nel mondo della musica classica, è la scoperta (o la riscoperta) della modernità dei grandi autori del passato. Ma procediamo con ordine.

lunedì 13 maggio 2019

Si è meno soli quando si fa poesia: "Dancing Paradiso" di Stefano Benni

Dancing Paradiso
di Stefano Benni
Feltrinelli, 2 maggio 2019

pp. 76
€ 10 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



In Dancing Paradiso, Stefano Benni è tornato alla scelta del romanzo in versi: in 70 pagine ci trasporta in uno dei suoi mondi pieni di fantasia. Un Angelo angelica (ora maschio ora femmina) "veglia" su quattro personaggi dimenticati dagli angeli delle alte sfere. Così conosciamo Stan, il pianista triste per la sorte dell'amico Bill, grande musicista ormai stroncato dalla malattia («Domani sarò da te amico dimenticato/ Che sei all'ultima nota dello spartito», p. 15); Elvis, che si è chiuso in casa e non esce da anni («Per questo mi sono rinchiuso/ Per questo ho costruito una cella/ Per poter dire che son stato io/ A decidere di essere nulla/ Troppo dolore ho tenuto nascosto/ Si è sempre soli una notte di troppo» (p. 28), tormentando i vicini con musica altissima e tramando di diventare un serial killer; la poetessa Lady, a un passo dal suicidio («E anche io ho la mia malattia/ Proprio come le scrittrici che amo/ Ma non voglio morire per imitazione/ Non sono più quei tempi» (p. 21); la barista Amina, arrivata in Italia da un paese straniero, attaccata alle e purtroppo per le sue origini («La mia patria è tutte le terre da cui/ qualcuno è stato cacciato», p. 22). 

La corsa di Shizo Kanakuri: quella maratona che durò una vita

Il guardiano della collina dei ciliegi
di Franco Faggiani
Fazi Editore, maggio 2019


pp. 230
€ 16,00 (cartaceo)
€ 7,99 (e-book)




 «Solo chi chiude tutti i conti con il passato può riuscire a guardare oltre l'orizzonte e perdonare se stesso», disse dopo un lungo silenzio trascorso a scandagliare la propria coscienza. (p. 183)

Non si dovrebbero mai paragonare due libri dello stesso autore, usciti a poca distanza uno dall'altro. O meglio, non lo si dovrebbe mai fare ricercando nel secondo le suggestioni, le sensazioni e le emozioni che il primo ci aveva suscitato. Perché i libri sono come i figli, il genitore è lo stesso, ma loro sanno essere molto diversi.
Io ho commesso questo errore. Ho iniziato a leggere "Il guardiano della collina dei ciliegi" innamorata persa de "La manutenzione dei sensi", il libro che Franco Faggiani ha pubblicato lo scorso anno (qui trovi la recensione). Un romanzo delicato e profondo, che mi era piaciuto moltissimo. Ecco che allora ho iniziato a leggere questo secondo libro, cercandone, più o meno inconsapevolmente, il seguito. Pur sapendo che non poteva essere, tanto diverso è questo, per ambientazione, tempi, scrittura. Ma la mia mente resisteva, appollaiata sulle mie spalle, gettando guardinga qualche occhiata al libro e sibilando, perfida, frasi del tipo «No, non ti piace», «Meglio l'altro»...
Finché finalmente, a un certo punto del romanzo, ho avuto la netta sensazione che il ricordo de "La manutenzione" stesse scivolando via da me e allora mi sono lasciata andare alla magia della scrittura e, in quel momento, come un velivolo che abbandona la zavorra, mi sono librata nell'aria della narrazione. Entrando davvero in questo romanzo e lasciandomene avvolgere. Perché Faggiani è bravo e anche in questa seconda prova narrativa ha fatto centro.

domenica 12 maggio 2019

#IlSalotto - Sentimenti, la curiosità di una vicina impicciona e tanto altro nel primo romanzo di Giulia Pretta


“Se dei postumi di una sbronza di trattava, Mark non ricordava di averne mai avuti di peggiori”. (p. 9)
E se, invece, non si fosse trattato di una sbronza, ma di una amnesia?
Mark Holden vive a Londra, è uno scrittore di thriller che vorrebbe diventare uno sceneggiatore teatrale. A seguito di uno scippo, perde la sua borsa con l’agenda e si ritrova in ospedale.
Il decorso sembra tutto normale così come la sua vita, senza novità, salvo l’incontro con una nuova vicina di casa di nome Judy che, stranamente, sembra conoscere i suoi gusti e capirlo molto bene. 
Quando Judy gli regala una nuova borsa, identica alla sua, Mark comincia ad avere strane sensazioni, come dei déjà-vu, frammenti e dubbi sulla sua vita e anche sulla sua identità.
Un libro fresco, che porta una ventata di spensieratezza e che fa spesso anche sorridere. Non c’è solo l’amore, la complicità, il desiderio, ma si trovano spunti sul concetto di amicizia, di sincerità e di trasparenza nei rapporti di ogni tipo.
I dialoghi, ben costruiti, accompagnano il lettore, lo tengono ben ancorato alle pagine e lo spingono a seguire l’avvicendarsi delle situazioni. Tra i personaggi secondari, molto ben strutturata è, a mio avviso, la classica vicina di casa curiosa, che non sa, all’apparenza, tenere un segreto ma che, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, dimostra sensibilità, rispetto e savoir-fair. 
L'ultima pagina
di Giulia Pretta
Ciesse edizioni, 2019

pp. 176

€ 15 (cartaceo)
€ 4,49 (ebook)
Sugli altri protagonisti… meglio leggere il libro: è difficile raccontarli senza spoilerare la storia che, pur in assenza di colpi di scena particolari, risulta ben delineata e in grado di colpire l’attenzione del lettore fino alla svolta finale.
L’autrice, Giulia Pretta, che tanti di voi conoscono come una delle nostre redattrici, è alla sua prima pubblicazione. L’abbiamo incontrata per conoscerla meglio!

Hai una laurea in Archeologia: la scrittura è solo una passione? Come è nata?
Tutti da bambini dicono di voler fare l’archeologo: io ho studiato, ho lavorato un po’ nel campo e adesso non posso più fregiarmi del titolo perché è davvero un sacco di tempo che non giro nell’ambiente. Continuo a lavorare nel settore museale, ma non più nella ricerca sul campo. 
Pensa che avevo un professore di storia greca che diceva, con grossi sospiri pazienti, di non avere nulla contro gli archeologi, lui aveva tanti amici che avevano scelto quella strada. Alcuni anche con buoni risultati come Valerio… Massimo Manfredi. Il connubio archeologia-romanzi potrebbe venire da lì. 
All’inizio e per lunghi anni è stata solo una passione, poi ho deciso di strutturarmi un po’ meglio. Ho frequentato un corso di scrittura creativa, l’anno successivo uno per editor e la scrittura è diventata una mia attività collaterale visto che collaboro con una piccola casa editrice come editor. Scrivere è attività artistica e artigianale che necessita di studio e formazione: ne sono sempre stata convinta e continuo a pensarlo. Poi mi è sempre piaciuto vedere come funzionano le cose e poter “smontare” un romanzo e poi rimontarlo è davvero entusiasmante.

sabato 11 maggio 2019

#SalTo19 - «I giovani hanno il potere di garantirsi un futuro»: incontro con Nicky Singer

Il confine
di Nicky Singer
DeA Planeta, 2019

Traduzione di C. Baffa

pp. 362
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
  Come far comprendere l'urgenza di  agire contro il cambiamento climatico? Un altro modo per mobilitarsi, oltre alle campagne promosse da Greta Thunberg e da tanti giovani, è scrivere, raccontare di un futuro non troppo in là, in cui le nostre peggiori paure si sono trasformate in una triste realtà. Se Jostein Gaarder ne Il mondo di Anna proietta questo futuro nei sogni della sua protagonista sedicenne, Nicky Singer nel suo nuovo romanzo Il confine racconta invece in presa diretta la lotta per la sopravvivenza della sua protagonista quattordicenne, Mhairi Anne Bain, scozzese d'origine. Per motivi che scopriremo via via, la ragazzina si è trovata da sola in Sudan, terra ormai inospitale e quasi priva d'acqua dopo l'ulteriore innalzamento delle temperature: in un mondo che sta via via alzando barriere e muri per stabilire i confini tra gli stati e impedire il passaggio dei profughi, Mhairi si trova dall'altra parte, ovvero deve camminare per mille chilometri per cercare disperatamente di tornare sull'isola scozzese dove la aspetta sua nonna. Tante sono le prove a cui Mhairi deve sottoporsi e, forse, la più difficile di tutte è fare i conti col proprio passato e i traumi che la ragazza ha chiuso in un fantomatico Castello pieno di porte e serrature che, per quanto difficile e tormentoso, dovrà riaprire. A complicare le cose, arriva la presenza di un ragazzino di colore (sudanese? Berbero? non lo si saprà mai, perché questo piccolo non parla): ormai solo (l'uomo che lo accompagnava è morto nelle primissime pagine), si mette a seguire Mhairi, che vuole liberarsi di lui, perché un bambino è lento e tenerlo con sé significa cibo e acqua da dividere. La domanda che si pone l'autrice è questa: quando le risorse scarseggiano, come cambiano le priorità? A quali valori siamo o non siamo disposti a rinunciare? A cosa arriviamo per restare vivi?

venerdì 10 maggio 2019

"Scrivi sempre a mezzanotte": le lettere di Virginia Woolf e Vita Sackville-West


Scrivi sempre a mezzanotte. 
Lettere d'amore e desiderio 
a cura di Elena Munafò, con un saggio di Nadia Fusini

Donzelli Editore, 2019
Traduzione di Sara De Simone (lettere di Vita) e di Nadia Fusini (lettere di Virginia)

pp. 304
€ 24,00 (cartaceo)
€ 12,00 (ebook)


Come brace calda nel mio petto brucia il tuo dire che ti manco. Mi manchi così tanto. Quanto non lo crederai, né saprai mai. In ogni singolo momento del giorno. Mi dà dolore ma anche piacere, se capisci cosa intendo. Voglio dire che è bello avere un sentimento così intenso, così ostinato per qualcuno. 
È un segno di vitalità. (Nessun gioco di parole.)
V. 


Scrivi sempre a mezzanotte raccoglie una selezione inedita di lettere - 136 in tutto - che Virginia Woolf e Vita Sackville-West si sono scambiate tra il 1922 e il 1941. Quasi vent'anni di carteggio e di amore nel senso più esteso del termine: il loro era un rapporto amicale, intellettuale, sensuale, una relazione nutrita da una costante ricerca dell'altra. V. e V., due donne diverse, forse mai davvero complementari. Virginia è l'intellettuale dei moments of being, una sentinella che indaga nelle pieghe del reale l'essenza nascosta dell'essere, con lo sguardo mai sazio di visioni e la sensibilità del grande genio. Vita è l'aristocratica dall'andatura austera e le lunghe gambe, estrosa, fiera e passionale. Chiama Virginia "stella luminosa e costante", mentre insieme imparano a conoscersi e riconoscersi,  tanto negli sguardi quanto nei toni della parola scritta. 
Del sentimento che legava Virginia e Vita hanno scritto biografi e critici (tra i più intensi Quentin Bell, Nigel Nicolson e Liliana Rampello), ma soprattutto hanno scritto le due protagoniste stesse, consegnandoci non solo una straordinaria raccolta di materiale epistolare, ma lasciando testimonianza perenne nelle loro opere, in primis in quel gioiello di invenzione biografica che è Orlando, il libro che Virginia ha dedicato e regalato a Vita immortalandola in un personaggio cangiante e senza tempo. 

Appuntamento a via Teulada: Daniela Attilini omaggia la storia della Tv, della Rai e dell'Italia

Quelli di via Teulada
di Daniela Attilini
Graphofeel Edizioni, 2018

pp. 126
€ 14,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


Nel 1970, quando Daniela Attilini viene al mondo, la Rai-Radiotelevisione italiana è una sedicenne piena di energia: nata il 3 gennaio del 1954 alle ore 11.00, è una creatura appena adolescente, eppure vanta già un vastissimo patrimonio di esperienze e ricordi fatto di cronaca, approfondimento e intrattenimento. È diventata, e lo resterà a lungo, una grande fabbrica di notizie, storie e sogni, un’azienda che dà lavoro a professionisti di ogni genere nel campo dell’informazione e dello spettacolo. Tra questi, e addirittura tra i pionieri, c’è anche il padre di Daniela, Gianni Attilini, un sardo (occhi scuri come bacche di mirto) che ha sposato una bella ed emancipata altoatesina (occhi di cristallo incastonati in un viso d’angelo). I due si incontrano nel 1966, convolano a nozze poco dopo e una volta diventati marito e moglie danno vita a un menage domestico con base romana che sarà quotidianamente scandito dalla Tv e dai suoi tempi, riti e miti. Cresciuta, come il fratello, “a pane e Tg”, Daniela capisce presto che la Rai sarà sempre il quinto invitato a colazione, pranzo e cena: è la vita di suo padre, dopotutto, e proprio dalla memoria di quel genitore scomparso troppo presto e di coloro che ne condivisero l’avventura professionale dagli anni del boom agli anni di piombo è nato un libro dal titolo che è tutto un programma: Quelli di via Teulada.

giovedì 9 maggio 2019

Una notte di gelo, incontri inattesi e rischio nella Norvegia narrata da Hanne Ørstavik

Amore
di Hanne Ørstavik
Ponte alle grazie, 9 maggio 2019

Traduzione di Luigi Spagnol in collaborazione con l'autrice

pp. 160
€ 14 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

«Può succedere che accada qualcosa in te senza che tu lo sappia. Un incontro può mettere in movimento le cose e solo più tardi capisci che è successo qualcosa, che sei cambiato. Devi sempre essere umile e pensare che non puoi prevedere tutto» (p. 112). 
Ci sono libri che vivono di incontri e di sensazioni: Amore della scrittrice norvegese Hanne Ørstavik, è uno di questi. Fin dalle prime pagine percepiamo il freddo di questo paesino dell'estremo nord in cui si sono trasferiti Jon e sua madre Vibeke. Hanno dovuto, si legge più volte nel romanzo, e possiamo immaginare che il divorzio a cui si allude qua e là sia stato molto più duro di quanto i personaggi si dicono. Ma non è affatto il passato al centro del libro; anzi, il passato quasi non esiste: è un nuovo inizio lì, per Jon che il giorno dopo compirà nove anni e per Vibeke, che ha iniziato da poco a occuparsi dell'organizzazione di eventi culturali. Del passato, Jon si porta dietro la sua timidezza e una certa ritrosia a lasciarsi andare; Vibeke la sua passione sfrenata per la lettura, ché - d'altra parte - non c'è molto altro da fare lì. 

La storia degli arabi ebrei nell'ultimo romanzo di Elena Loewenthal


Nessuno ritorna a Baghdad
di Elena Loewenthal
Bompiani, 2019

pp. 384
€ 19

Che cos’è che si chiama viaggio, in fondo? Un andare per tornare. Un partire per trovare. Tenere fra i denti una carta d’imbarco, aprire la cerniera della borsa a mano, riporre il passaporto in uno scomparto della borsa sperando di ricordarsi quale, imboccare il tunnel malfermo che porta alla bocca dell’aeroplano. (p. 11)

Eppure a volte non si torna, come il titolo di questo romanzo suggerisce, e non per mancato amore verso la propria città. Anzi, in ogni pagina, in ogni riga del romanzo di Elena Loewenthal possiamo ritrovare l’amore per una terra d’origine che mai si sarebbe voluta lasciare, il cui abbandono è dovuto a motivi altri, legati alla storia, agli eventi drammatici che noi tutti conosciamo e che hanno portato, più o meno indirettamente, a un massacro di cui non si coglie la fine.

mercoledì 8 maggio 2019

"Stella meravigliosa": la Terra sarà salvata dagli extraterrestri

Stella meravigliosa
di Yukio Mishima
Guanda, 2019
Traduzione di Lydia Origlia

pp. 208
€ 12,00


All'improvviso vi fu silenzio. L'uomo sollevò lo sguardo al cielo. Un disco volante era sospeso obliquamente sui tetti delle basse case. Pareva un ovale dal bordo sottile, stava perfettamente immobile. Poi cominciò a colorarsi d'arancione in quattro o cinque secondi. All'improvviso il disco volante vibrò, divenne totalmente arancione e volò inclinato di circa 45° verso il cielo a sud-est, con un'incredibile ed estrema velocità, in linea retta. In principio era parso grande come una luna piena, quindi era rimpicciolito come un chicco di riso, e alla fine non si distingueva più dal colore del cielo.
 
Nel panorama della letteratura giapponese, Yukio Mishima è l'autore che più drammaticamente ha incarnato nella vita e nell'opera le contraddizioni del Giappone. Stella meravigliosa (Utsukushii Hoshi) è un romanzo della maturità dello scrittore: pubblicato per la prima volta a puntate nel 1962 su Shinco, rivista letteraria dell'omonima casa editrice giapponese, Stella meravigliosa è un romanzo che diviene occasione per intessere un pessimismo venato di nichilismo, per manifestare sfiducia nel genere umano, per interpretare la realtà e il disagio storico in un momento cruciale della società giapponese post secondo conflitto mondiale. Se, infatti, il Paese è nel pieno della crescita più grande della sua storia, dall’altra parte è imbrigliato insieme a tutto il resto del mondo nella cortina di ferro della Guerra Fredda, sentendone più forti gli effetti in quanto unica vittima (fino a quel momento) della bomba atomica.

«Chi sente il bisogno di scrivere deve assolutamente scrivere»: Elena Ferrante e le sue "invenzioni occasionali"

L'invenzione occasionale
di Elena Ferrante
Edizioni e/o, 8 maggio 2019

Con illustrazioni di Andrea Ucini

pp. 128
€ 18 (cartaceo)


«Pubblicare sì, quello si può sicuramente rimandare, anzi si può persino decidere di non pubblicare affatto. Ma scrivere non va in nessun caso subordinato a un "dopo che". La scrittura, quando è il nostro modo di stare al mondo, non può che affermare di continuo il suo primato sulle altre mille cose della vita: l'amore, lo studio, un lavoro. Essa si impone anche quando non c'è carta e penna o altro, perché la nostra testa sempre in adorazione della parola scritta detta frasi persino in assenza di strumenti per fissarle» (pp. 41-42)
Se vi è capitato di provare almeno una volta nella vita l'urgenza della scrittura di cui parla il brano qui sopra, adorerete questo passo da L'invenzione occasionale, la raccolta di articoli che Elena Ferrante ha scritto settimanalmente nel 2018 per il «Guardian» (con la traduzione di Ann Goldstein). L'idea della rubrica con scadenza fissa all'inizio ha lasciato la scrittrice perplessa, ma poi Elena Ferrante ha deciso di accettare la sfida e «l'angoscia della pubblicazione è stata ampiamente bilanciata dal piacere di scrivere» (pp.109-110). 
I cinquantuno frammenti che sono qui riportati in questa bella pubblicazione, introdotti ognuno da una illustrazione di Andrea Ucini, affrontano vari temi, assegnati dalla redazione del giornale, per richiesta esplicita di Elena Ferrante. Si spazia da temi esistenziali (amore, morte, amicizia, figli,...) a temi sociali, che riguardano aspetti più o meno scomodi della nostra Italia. La disparità e più in generale le differenze tra uomini e donne tornano più volte, con la particolare declinazione del discrimine tra scrittori e scrittrici: c'è in Elena Ferrante una battaglia contro il pregiudizio verso la scrittura femminile, un desiderio di abbattere le barriere senza però cadere nella opposizione aprioristica e fine a se stessa (di per sé un'altra gabbia).