giovedì 30 maggio 2019

Gli Ent della Macchia Lucchese: "Non siamo che alberi" di Filippo Ferrantini

Non siamo che alberi
saggio alla scoperta del Bosco degli uomini
di Filippo Ferrantini
effequ, 2017

Fotografie di Elisa Bresciani

pp. 181
€ 14,00  

Gli alberi non son tutti della solita razza, né della solita indole - come la gente, del resto. Qualcuno ci può riuscire simpatico, qualchedun altro uggioso o perfino antipatico. Però il rimedio, vien da dire, è bell'e trovato: si sta coi primi, ai secondi gli si dice sul viso d'andarsene per il fatto loro, e chi s'è visto s'è visto.
Il più delle volte, il sistema funziona: finché un bel giorno non s'incappa nella robinia. (p. 73)
Gli alberi popolano, da sempre, il nostro immaginario. Entrano nel mito, scavano nella letteratura, si ergono a personaggi. Nella mitologia norrena sono ispirazione per le rune; in "Harry Potter", con il loro legno, determinano le bacchette e il mago che viene scelto; ne "Il Signore degli anelli" si fanno antropomorfi con la figura degli Ent, pastori di alberi della foresta di Fangorn che purtroppo mancano della loro controparte femminile e quindi non hanno più possibilità di una discendenza. Inconsciamente diamo loro delle caratteristiche umane: nessuno pensa che una quercia sia da trattare con poco rispetto. Il salice ha un che di malinconico e può oscillare solo in modo lieve. La betulla è gentile e vezzosa. 
Proprio in questo immaginario ci guida la saggia raccolta di racconti "Non siamo che alberi" di Filippo Ferrantini ed edito da effequ: entriamo in un bosco di uomini.

Questa raccolta nasce come progetto didattico per far scoprire la biodiversità della Macchia Lucchese nelle immediate vicinanze di Viareggio. Il posto gode di alterne fortune e recensioni: al suo interno si trova la Tenuta Borbone, ma pochi si avventurano in passeggiata. Vuoi perché si ritenga che non ci sia nulla da vedere, vuoi per pigrizia o per paura, il posto è molto meno visitato di quanto meriterebbe. Così Filippo Ferrantini ha messo insieme una raccolta di storie in cui si parla degli alberi presenti nella macchia come se fossero esseri umani, ciascuno con il proprio carattere, i propri punti di forza e di debolezza. Per rendere il luogo più vicino a noi, per osservare ogni fusto come osserveremmo una foto di classe cercando di indovinare l'indole di ogni partecipante. 
Eccoli lì. C'è la farnia, in seconda fila, riccioletta, vestita perbene, tutta in punto e virgola: la più carina della classe. C'è l'ontano, faccia da luna piena, con indosso per l'occasione la camicia senza buchi e i calzoni senza sbrendoli, che sorride un po' per l'obiettivo, il resto per l'ultima diavoleria che sta macchinando sotto la ribalta del banco. C'è il pino, il perticone in ultima fila, con una grinta da brigante e due manone che chissà che cazzotti ci tira, ma che poi, quando può, passa il compito a tutti (p. 23)
E via così, passando per il frassino, la robinia, il leccio, il tiglio umanizzando i loro comportamenti per renderli più vicini a noi e far capire come la Macchia non sia nulla di alieno e pericoloso, ma un mondo con le sue regole. Scopriamo quindi che la robinia, tanto gentile e tanto onesta pare, ma appena può ruba tutto lo spazio che trova e scalza gli altri alberi. Il salice, alberello striminzito, riesce a rendersi bello e interessante con i suoi rametti che si incurvano verso terra (anche se, diciamocelo, è un po' melodrammatico). Il pioppo, allegro e ridanciano, ha un legno meno robusto degli altri, ma è ne è quasi contento: si potranno fare falò per mangiare con gli amici. Perché dietro queste narrazioni c'è un forte intento didattico ovvero spiegare ai bambini, ma anche ai grandi, nozioni di botanica che altrimenti non si terrebbero mai a mente. Per non appesantire i racconti, le spiegazioni scientifiche sono inserite a fondo volume, ma sapendo che la robinia è così invadente, verrà più facile ricordare che è della stesso gruppo delle striscianti leguminose ed è una delle poche piante arboree della famiglia. Oppure che il pioppo ha un legno da un basso peso specifico. Corredato dalle foto di Elisa Bresciani riposte nella tasca interna del volume, ci si può fare visivamente, narrativamente e scientificamente un'idea di questi giganti che spesso non riusciamo nemmeno a chiamare per nome.
In un bosco, in una selva, ci si può inoltrare solo con la lingua adeguata. Una lingua che pesca dal bel toscano che porta tutti a lavare i panni in Arno. Con reminiscenze dal sapore dantesco, si percorrono i sentieri e si sentono gli alberi mormorare e parlare con parole d'altri tempi. Loro, d'altra parte, affondano le radici nel mito e nella leggenda.
E mentre leggete provate a identificarvi in uno di questi alberi, cercate quello con cui avete più affinità e in cui vi riconoscete. Potrebbe sempre essere utile per decidere di quale legno far fare la vostra bacchetta magica.

Giulia Pretta


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In “Harry Potter” il legno di una bacchetta è molto importante. Ne “Il signore degli anelli” gli alberi si fanno antropomorfi nella figura degli Ent. Addentrarsi nella selva della macchia lucchese in compagnia dei racconti di Filippo Ferrantini che definiscono la personalità e le caratteristiche dei vari alberi è quasi come fare una passeggiata per Fangorn: c’è la robinia invadente, il pioppo ridanciano, la farnia altezzosa. Perché ogni albero, oltre alle sue caratteristiche scientifiche, ha un suo carattere ben definito ☺️ Giulia, mentre fa colazione con un tronchetto alle fragole, impara a conoscere alcuni alberi (e anche qualche nozione di botanica) e presto vi parlerà di questa deliziosa raccolta edita da @effequ_ed #inlettura #racconti #recensioni #alberi #foresta #biodiversità #filippoferrantini #effequ #saggio #saggipop #leggere #bookbreakfast #homebaking #reading #bookeater #criticaletteraria
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